Tag: Ucs Cei

Parole e gesti di speranza

16 Settembre 2020 - Roma - “Occorre tentare di dare un pizzico di speranza ai giovani; pesare le parole sapendo che nulla mi sarà perdonato se dovessi pronunciarne qualcuna che a qualcuno non piace”. La riflessione di don Maurizio Patriciello sulla tragedia di Caivano, pubblicata su Avvenire di ieri, martedì 15 settembre, chiama tutti a quel senso di responsabilità che non deve mai venire meno dinanzi a notizie di cronaca. Willy, Evan, Paola, don Roberto… Troppo odio continua a trovare terreno fertile nel nostro Paese. Potrà essere fermato solo da un impegno congiunto che chiama alla responsabilità di ciascuno. Anche per chi opera nei media, perché sia promotore di una comunicazione pensata e che faccia pensare. Vincenzo Corrado  

Una comunicazione da progettare

2 Settembre 2020 - Roma - Ci prepariamo a vivere un nuovo anno pastorale, segnato dalle ferite profonde della pandemia. Come ricordava la Presidenza della Cei nella lettera inviata ai vescovi il 22 luglio, “ci attende il compito delicato di progettare, con le dovute precauzioni, un cammino comunitario che favorisca un maggior coinvolgimento dei genitori, dei giovani e degli adulti”. È un impegno che coinvolge in maniera attiva anche quanti sono impegnati nel mondo della comunicazione. Lo abbiamo sperimentato nei giorni bui del lockdown, lo stiamo vivendo ancora adesso: la comunicazione non è qualcosa di strumentale o accessorio, ma appartiene alla nostra stessa esistenza come parte costitutiva e originale. Un buon punto di partenza per il progetto da realizzare!

Vincenzo Corrado

Una responsabilità che interpella

27 Luglio 2020 - Roma - “Non sempre l’abbondanza comunicativa è sinonimo di completezza e chiarezza: il tempo di pandemia ha richiamato tutti ad una forte responsabilità nel comunicare in modo rigoroso e sobrio, per evitare confusione e trasmissione di contenuti deboli e non originali”. Nel riflettere sul contesto comunicativo di questi mesi, gli incaricati regionali per le comunicazioni sociali delle CEI hanno fotografato in questi termini rischi e opportunità di una situazione inedita per tutti. Convocati dall'Ufficio nazionale il 21 luglio per un incontro on line di bilancio e prospettive per il futuro, i diversi rappresentanti hanno offerto un quadro concreto dei vari territori. Ora, è stato detto, l’orizzonte cui tendere è quello di una comunicazione come servizio di carità che permetta alla Chiesa di rispondere alle attese dell’uomo di oggi. Ecco perché “è fondamentale trasformare i contatti ottenuti dai diversi media in relazioni reali, nella consapevolezza che non si può sostituire il rapporto personale. Solo attraverso il dialogo e il confronto è possibile costruire le comunità”. Un’indicazione che apre già un cammino per il futuro. (Vincenzo Corrado)  

Testimonianza, custodia, cura

1 Luglio 2020 -

Roma - Lo abbiamo sperimentato nei giorni più bui della pandemia: la comunicazione autentica passa dalla custodia e dalla cura dell’altro, da quella capacità di lasciarsi attraversare attivamente da ciò che è intorno a noi e che, in questo processo, diventa parte di noi.

Lo abbiamo sperimentato e ora ne siamo convinti: la comunicazione vera è testimonianza, quel martirio che porta a rinunciare a se stessi per far posto all'umanità che ci rende parte di un tutto.

Lo ha ricordato in maniera efficace Papa Francesco nel messaggio inviato ai membri della Catholic Press Association: “Non possiamo veramente comunicare se non veniamo coinvolti in prima persona, se non attestiamo personalmente la verità del messaggio che trasmettiamo”.

La bellezza e la fatica del pensare e del comunicare passano dalla custodia e dalla cura.

Vincenzo Corrado

Quel ponte che collega la mente al cuore

25 Giugno 2020 - Roma - La rilettura biblico-spirituale dell’esperienza della pandemia, proposta dalla Commissione Episcopale per la Dottrina, l’Annuncio e la Catechesi con la Traccia di riflessione “È risorto il terzo giorno”, tocca tra l’altro un tema fondamentale: il linguaggio. Nel testo viene sottolineata la necessità di “saper cogliere i segni della vita eterna dentro la vita terrena di ogni giorno”. Solo allora il linguaggio non sarà più questione tecnica, tecnologica o estetica, ma diventerà quel ponte che collega la mente al cuore. Non si tratta di un’operazione culturale, ma di una scelta di campo che presuppone il raccordo tra il comunicare, il pensare e il vivere ciò che si comunica. Insomma, è questione di vita.

Vincenzo Corrado

Condivisione e tecnologia al servizio di educazione e pastorale

10 Giugno 2020 -
Roma - Viviamo giornate fortemente caratterizzate dall'uso della tecnologia. Per il lavoro, lo studio, le attività ludiche… insomma tutto sembra passare da quel ponte che cerca di mediare – non sostituire – rapporti che questo tempo non consente di vivere appieno. Se c’è una dimensione che più di altre va via via emergendo è la condivisione, improntata alla creatività che riesce ad aprire spazi impensabili fino a poco tempo fa. Ciò che sembra novità, di fatto non lo è: mancava semplicemente una coscienza nuova sulla realtà. Capita così che progetti come VatiVision o Orientaserie non facciano altro che disegnare quel concetto di comunità sotteso alle risorse tecnologiche quando gestite in modo etico. VatiVision, nuovo servizio streaming on demand realizzato per diffondere il messaggio cristiano, intende portare una visione di senso e di prospettiva capace di dare nuova linfa a progetti locali, nazionali e internazionali. Orientaserie, sito per conoscere e valutare le serie tv, vuole essere una risorsa utile per tutti, in particolare per i genitori e gli educatori. Al centro di entrambi i progetti vi sono finalità educative e pastorali che diventano un punto di riferimento destinato a non esaurirsi.

Vincenzo Corrado

Per un’ecologia della comunicazione

27 Maggio 2020 - Roma - La coincidenza tra la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e il quinto anniversario della pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ (24 maggio 2020) apre il pensiero a riflessioni che vanno oltre la semplice casualità. L’enciclica traccia un percorso ben preciso a partire da un approccio ecologico integrale, ovvero che comprenda tutto l’uomo nelle sue sfaccettature, nei suoi impegni e interessi. Tra questi, anche quelli che hanno a che fare con i mass media. Al riguardo, osserva il Papa nell'enciclica, viene chiesto uno sforzo affinché “tali mezzi si traducano in un nuovo sviluppo culturale dell’umanità e non in un deterioramento della sua ricchezza più profonda. La vera sapienza, frutto della riflessione, del dialogo e dell’incontro generoso fra le persone, non si acquisisce con una mera accumulazione di dati che finisce per saturare e confondere, in una specie di inquinamento mentale” (n.47). Quell'inquinamento prodotto da fake news e falsità che minano la stessa credibilità di chi opera nella comunicazione. Quanto è importante e profetica, allora, una visione ecologica integrale, fatta di cura, passione e carità culturale per ogni persona. Un’attenzione e una tensione che non producano inequità ed esclusione, ma sappiano ricomporre le fratture e includere i punti di vista. Dalla Laudato si’ alla comunicazione… “Tutto è connesso”, come scrive il Papa nell'enciclica.

Vincenzo Corrado

Un punto di partenza

20 Maggio 2020 - Roma - Ormai ci siamo! Questa settimana, che segna di fatto il passaggio nella tanto attesa “fase 2”, troverà culmine con la celebrazione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. E se anche questo appuntamento annuale segnasse una sorta di “fase 2” per tutti i media? Veniamo da settimane di sospensione, in cui il mix sofferenza-dolore-speranza, ha fatto riscoprire l’importanza della narrazione vera, quella che passa dal vissuto quotidiano di ciascuno di noi. C’è tutto lo spazio, allora, per tornare ad attingere acqua dalla fonte viva della Storia. “Abbiamo bisogno di una narrazione umana – scrive il Papa nel messaggio per la Giornata -, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. Uno sforzo non da poco, ma necessario. Per questo, come Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei abbiamo chiesto a quattro testimoni di aiutarci - con delle video-riflessioni disponibili sul sito e sui canali social della CEI - a vedere nella loro ricchezza i vari fili del tessuto. Iniziamo oggi con Alberto Ceresoli, direttore dell’Eco di Bergamo; seguiranno (giovedì) padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa; (venerdì) Silvano Petrosino, docente all’Università Cattolica; (sabato) don Marco Pozza, parroco del carcere “Due Palazzi” di Padova. A corollario del percorso (domenica) alcune suggestioni dal territorio. È il punto di partenza del nostro cammino in una “storia che si rinnova e ci rinnova”.

Vincenzo Corrado

La vita si fa storia

13 Maggio 2020 - Roma - Nel Messaggio che caratterizza la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 maggio), Papa Francesco richiama la necessità della “pazienza” e del “discernimento” per “riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano”. Dalla volontà di raccogliere questo invito nasce il libro “La vita si fa storia” (Ed. Morcelliana), curato dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali insieme con il Cremit dell’Università Cattolica e l’UCSI. In un tempo segnato dalla sofferenza e dalla speranza, il testo vuole offrire chiavi di lettura e aprire prospettive per una comunicazione che sa creare ponti di comprensione. Il tutto valorizzato da un’opera inedita di padre Marko Ivan Rupnik, cui va un sentito ringraziamento per la disponibilità nel realizzarla e nell’illustrarla con una riflessione. Le 190 pagine sono arricchite da una serie di proposte educative e di schede pastorali destinate a famiglie, educatori, animatori e operatori della comunicazione. Buona lettura. (Vincenzo Corrado)

Comunicazione, ponte invisibile (e necessario)​

6 Maggio 2020 - Roma - “È delle città come dei sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure”. Mi sono tornate alla mente queste parole di Italo Calvino nelle Città invisibili, all'inizio della tanto attesa fase 2 che, tra responsabilità e attenzione al bene comune, sta segnando un ritorno alla vita sociale. La riscoperta delle città porta con sé una nuova comprensione di ciò che lega desideri e paure, fino a spingersi oltre, scorgendone il senso profondo. È una ridefinizione del concetto stesso di comunità e della sua essenza. La comunicazione diventa, allora, quel ponte invisibile tra desideri e paure. Non si tratta di una semplice transizione da un sentimento all'altro, ma di una relazione intima e profonda. Ed è qui che si gioca la progettazione della nostra rinascita. Comunicare e informare bene, rispettando l’etica e la deontologia, è il primo passo da compiere.

Vincenzo Corrado