Primo Piano

Vangelo Migrante: XXVIII Domenica del tempo Ordinario (Lc 17,11-19)

6 Ottobre 2022 -
Il brano del Vangelo di questa domenica, contiene in sé delle contraddizioni, una strategia dell’evangelista Luca per aiutarci a comprendere e focalizzare, alcuni significati che la vicenda reca in se stessa. Uno degli elementi che attira da subito la nostra attenzione, emerge dal percorso che Gesù compie nel dirigersi a Gerusalemme che è situata nel sud del Paese, Egli passa dalla Samaria e dalla Galilea, che si trovano nel nord, da tutt’altra parte: hai l’opportunità di incontrare Gesù nei luoghi dell’infedeltà (Samaria) e della vita quotidiana che nel suo profondo è pagana (Galilea). Un altro elemento di contraddizione riguarda il luogo in cui si trovano i lebbrosi, i quali dice il Vangelo, vanno incontro a Gesù uscendo dal loro villaggio. Siamo ben consapevoli che la lebbra è una malattia infettiva, proprio per questo motivo anche ai tempi di Gesù, i lebbrosi erano costretti a vivere fuori dalla città, espulsi dalla comunità, qui invece sono situati all’interno del villaggio. Sino a questa domenica abbiamo compiuto un cammino dove ci siamo riscoperti il Figlio maggiore della parabola del padre misericordioso, l’amministratore che sperpera i beni del suo padrone, il ricco immerso nelle sue ricchezze che ha tagliato fuori dalla sua vita il bisognoso… quei lebbrosi dunque, rappresentano noi stessi, la nostra umanità, le nostre comunità (in Israele, il numero dieci è il quoziente minimo per poter creare una comunità), infettate dall’aridità e dal consumismo, dalla nostra mancanza di fede. L’uomo peccatore come quei lebbrosi si sente lontano da Dio, si fermano infatti a distanza, ma Gesù annulla il tutto invitandoli ad andare presso i sacerdoti a Gerusalemme, a compiere cioè quel cammino di amore che anche Lui sta effettuando, lì dove troverà la morte. Durante il tragitto vengono guariti: la salvezza che Cristo ci ha garantito con il suo cammino verso la croce è per ciascuno, ma non tutti se ne accorgono. Mentre gli altri viaggiano secondo il protocollo di quello che gli è stato detto, solo uno ritorna all’origine dell’incontro per ringraziare (eucarestia) e dunque stringersi in relazione esclusiva con la fonte della sua salvezza. Tuttavia sarà impossibile fare eucarestia se gli altri fratelli non ci sono, per questo motivo fecondati dalla fede, diviene necessario incamminarsi nuovamente alla ricerca del fratello assente. (Luca De Santis)

Mons. Felicolo: accoglienza verso i migranti e impegno nella difesa della loro dignità

6 Ottobre 2022 - Roma - La canonizzazione di un vescovo è "sempre motivo di particolare gioia per la Chiesa. E la canonizzazione di Giovanni Battista Scalabrini lo è particolarmente per la Chiesa Italiana e per la Fondazione Migrantes che nella e per la Cei segue particolarmente il mondo della mobilità umana". Lo ha detto questa mattina mons. Pierpaolo Felicolo, direttore gfenerale della Fondazione Migrantes, intervenendo ad una conferenza stampa promossa dalla famiglia scalabriniana. Famiglia scalabriniana che collabora con la Migrantes nelle diocesi dove sono presenti e nelle Missioni Cattoliche Italiane soprattutto in Europa. "Un profeta, antisegnano e pioniere Scalabrini, nel considerare il fatto migratorio in tutti i suoi aspetti: non voleva - ha spiegato mons. Felicolo -  far mancare ai migranti che allora partivano soprattutto per le Americhe, quella vicinanza spirituale ma anche culturale importante per la tutela dei loro diritti e per la loro promozione sociale nei paesi di arrivo". "Abbandonare ieri come oggi i migranti – ne era convinto Scalabrini – vuol dire abbandonarli anche nella fede e nella pratica religiosa. Aveva intuito - ha aggiuto il direttore Migrantes - che chi partiva non poteva e non voleva dimenticare la terra d’origine: voleva mantenere un collegamento. E la fede è il mezzo vitale per questo, rafforzata con la celebrazione nella propria lingua. Aveva, infatti, pensato alla dimensione religiosa dei migranti". Da allora ad oggi è cambiato molto: ma quel "richiamo alla carità pastorale, sociale e politica è ancora vivo come dimostra l’accoglienza verso i migranti e l’impegno nella difesa della loro dignità . Un impegno che la Chiesa italiana porta avanti, attraverso la Migrantes, camminando insieme ai migranti e coniugando evangelizzazione e promozione umana", ha concluso. (Raffaele Iaria)

Centro Astalli: “urgente un piano europeo di accoglienza e integrazione”

6 Ottobre 2022 -
Roma - “Urgente un piano europeo di accoglienza e integrazione”. Lo dichiara il Centro Astalli, che “apprende con profondo dolore di due naufragi di migranti avvenuti in queste ore a largo della Grecia”. Quindici le vittime accertate, tutte donne, e decine i dispersi. “Il cordoglio per le vittime oggi deve essere soprattutto un appello a istituzioni nazionali e sovranazionali a porre fine all’ecatombe di esseri umani nel Mediterraneo”, ribadisce padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli. Ecco le richieste: “Si fermino le morti in mare investendo risorse per un’operazione europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo; si strutturino in modo permanente e adeguato vie di ingresso sicure per i migranti in Europa, agevolando ricongiungimenti familiari, prevedendo permessi di soggiorno per lavoro e programmi di accoglienza e integrazione; si mettano in atto piani di evacuazione e corridoi umanitari per le vittime di guerra o di regimi illiberali e antidemocratici”. Il Centro Astalli, infine, ribadisce che “gestire un fenomeno complesso come la migrazione umana è responsabilità precisa dell’Ue, che richiede lungimiranza, visione e capacità di superare nazionalismi e chiusure”.

Scalabrini: oggi la presentazione delle iniziative

6 Ottobre 2022 - Roma - Si è svolta questa mattina a Roma la conferenza stampa organizzata dalla Congregazione dei Missionari di San Carlo Borromeo, la Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane e l’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, in vista dell’imminente canonizzazione del Giovanni Battista Scalabrini, il 9 ottobre a piazza San Pietro. “La proclamazione a Santo di Scalabrini è un invito alla Chiesa, alla società e alla comunità internazionale a ricordare la corresponsabilità che abbiamo nell’accoglienza e nella protezione delle persone migranti e rifugiate, oltre all’impegno di promuovere il diritto allo sviluppo e alla pace per evitare le migrazioni forzate”, ha detto padre Leonir Chiarello, Superiore Generale dei Missionari di San Carlo Borromeo Scalabriniani. “Con questa canonizzazione, Papa Francesco ci invita a seguire l’esempio del Vescovo Scalabrini e delle istituzioni che lui ha fondato e ispirato. Noi missionari abbiamo questa visione olistica dell’immigrazione che contempla la dimensione economica, sociale, politica, culturale e religiosa. Ha riconosciuto in questo fenomeno il modo in cui Dio si rivela nella storia umana e crea un’unica famiglia universale. Seguendo le sue orme, la Congregazione ha aperto parrocchie, ospedali, ambulatori, centri studi e di formazione, case e centri per migranti, centri Stella Maris per i lavoratori del mare e si è messa a servizio degli organismi della Chiesa locale che lavora con i migranti. Siamo presenti in 33 Paesi nel mondo. Con la canonizzazione di Scalabrini, voluta anche in assenza del secondo miracolo, Papa Francesco manda un messaggio chiaro e solenne alla Chiesa e all'intera umanità: i migranti, che l’avevano commosso e spinto all’azione, rimangono un tema centrale per la Chiesa e la società”. Per mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore generale della Fondazione Migrantes, è "un motivo di gioia per la Chiesa e lo è particolarmente anche per la Fondazione Migrantes che segue la mobilità umana. Scalabrini è stato un profeta antesignano: non voleva far mancare ai migranti la vicinanza spirituale e materiale e non voleva abbandonarli nella fede. Credeva che dove vi è il popolo, lì deve esserci anche la Chiesa. Questo impegno verso le persone in mobilità continua con le sue missionarie e missionari, con tutta la Chiesa Cattolica e con la Fondazione Migrantes che cammina insieme ai migranti”. Suor Neusa de Fatima Mariano, superiora delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane, ha spiegato: “Le risposte che Scalabrini ha dato al fenomeno dell’immigrazione hanno anticipato i tempi moderni”. Scalabrini ha riconosciuto il grande valore che donne consacrate avrebbero portato al suo progetto missionario e ha fondato la Congregazione femminile nel 1895. “Oggi noi siamo l’espressione del volto femminile del carisma scalabriniano rivolto ai migranti”, ha continuato suor Neusa. “Abbiamo oltre 100 missioni animate dalla spiritualità di Scalabrini, che è vivere la comunione nella diversità. La nostra scelta è quella di rivolgerci in modo particolare alle donne e ai bambini rifugiati, essere migranti con i migranti, compagne nel loro cammino. In questi ultimi anni abbiamo creato un progetto specifico della Congregazione: il “Servizio Itinerante”, presente nei luoghi di frontiera, dove c’è più sofferenza. Con questa specifica azione, la Congregazione offre il suo contributo, affinché ai migranti e ai rifugiati in situazioni di emergenza e in condizioni di vulnerabilità, sia garantito il rispetto della loro dignità, l’attenzione ai loro bisogni primari e l’accesso alle opportunità di promozione umana”. A 56 anni dalla morte del beato Giovanni Battista Scalabrini, il 25 luglio 1961 è iniziato il cammino dell’Istituto delle Missionarie Secolari Scalabriniane, terzo Istituto ispirato a Scalabrini. Senza segni esterni che le distinguano, le Missionarie Secolari lavorano e svolgono professioni nei più diversi ambienti e contesti della società per trasformare dal di dentro ogni realtà, in particolare quella migratoria, in un’esperienza d’accoglienza e di comunione tra le diversità.  “Lo spirito di Scalabrini non si è esaurito alla sua morte e ha segnato la vita di tante persone. Una di queste è stata Adelia Firetti, la nostra fondatrice”, ha detto Giulia Civitelli, missionaria secolare scalabriniana e direttore sanitario del Poliambulatorio della Caritas alla Stazione Termini di Roma. “Adelia era una giovane insegnante di Piacenza, arrivata in Svizzera negli anni ’60 su invito degli Scalabriniani per avviare una scuola per i figli degli emigrati italiani", ha continuato Civitelli. "Noi missionarie secolari scalabriniane cerchiamo di educare le persone al dialogo interculturale e all’incontro con i migranti. Viviamo in piccole comunità: le nostre case sono i Centri Internazionali Scalabriniani, dei veri e propri laboratori di relazione, dove i giovani scoprono la ricchezza dell’altro. Questo è il messaggio che vogliamo condividere con tutti: è possibile vivere la diversità nella comunione. Insieme possiamo scoprirci tutti appartenenti ad un’unica famiglia umana”. Nato a Fino Mornasco, in provincia di Como nel 1839, il Vescovo di Piacenza Giovanni Battista Scalabrini è ancora oggi un dono per la Chiesa e l’umanità: un uomo innamorato di Dio, capace di vedere negli ultimi lo sguardo di Gesù. Profondamente commosso dal dramma di tanti italiani costretti ad emigrare negli Stati Uniti e nell’America del Sud alla fine dell’‘800, non resta indifferente. Si documenta, sensibilizza la società e manda i suoi missionari e le sue missionarie nel mondo per aiutare e sostenere gli emigranti nei porti, sulle navi e all’arrivo nei nuovi Paesi. È considerato per questo un padre per tutti i migranti e i rifugiati.

Mons. Scalabrini e il laico Zatti domenica Santi

6 Ottobre 2022 - Roma - Papa Francesco presiederò domenica domenica 9 ottobre la celebrazione eucaristica e il rito della canonizzazione del vescovo  Giovanni Battista Scalabrini e del laico salesiano Artemide Zatti. Mons. Scalabrini, nato del 1839 e vescovo di Piacenza dal 1876 alla morte nel 1905, colpito dal numero crescente di italiani che lasciavano il territorio per emigrare oltreoceano, fondò due congregazioni religiose, una maschile e una femminile, per l’assistenza spirituale agli emigrati italiani, aiutandoli ad integrarsi nelle società che venivano a crearsi anche con il loro contributo, soprattutto nelle Americhe. Egli stesso compì due visite pastorali tra gli italiani nel Nord America e in Brasile e propose alla Santa Sede la creazione di quello che diventerà il Dicastero che avrà una attenzione speciale alla pastorale dei migranti e degli itineranti. La storia di Artemide Zatti è quella di un giovane, costretto dalla necessità a lasciare a 17 anni il suo paese di Boretto (Re), sulle rive del Po, e a emigrare in Argentina. Frequentando gli ambienti salesiani di Bahìa Blanca, decise di seguire le orme di don Bosco, ma contrasse la Tbc prendendosi cura di un prete malato. Ottenuta la guarigione, decise di dedicare tutto se stesso alla cura degli infermi, giungendo ad amministrare da solo un intero ospedale, nel quale egli stesso operava come infermiere, prendendosi cura giorno e notte dei più bisognosi. Morì il 15 marzo 1951 a Viedma, in Argentina.

Migrantes Porto Santa Rufina:: celebrata domenica la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

6 Ottobre 2022 - Palestrina - Si è svolto domenica 2 ottobre 2022 dalle ore 16,00 alle ore 22,00, nella Parrocchia di Sacro Cuore di Gesù a Ladispoli l’incontro della GMMR, degli oltre 250 Migranti Cattolici e Greco Cattolici delle due diocesi, alla presenza del Vescovo Gianrico Ruzza, che ha presieduto la Messa, del Vicario Generale, don Alberto Mazzola, di don Giovanni Righetti Parroco, che ha ospitato la festa, di don Federico Tartaglia, delegato episcopale di Porto-Santa Rufina per l’animazione missionaria, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, che ha animato la festa dei popoli, e dei due direttori Migrantes (suor Chiara Mihaiela Albu e chi scrive), dei Sacerdoti, che curano la Pastorale delle Comunità straniere cattoliche nelle nostre Diocesi. Le Comunità e i sacerdoti presenti sono state quella: Italiana, Filippina, Srilankese, Nigeriana, Polacca, Romena Cattolica, Slovacca, Sud Americana, Greco Cattolica Ucraina e Greco Cattolica Romena della Diocesi di Porto Santa Rufina e Romena Cattolica e Sud Americana della Diocesi di Civitavecchia Tarquinia. C’era anche la Comunità parrocchiale del Sacro Cuore che festeggiava i 30 anni della Parrocchia, che ha partecipato alla festa. L’incontro si è svolto in quattro momenti. Il primo quello dell’accoglienza, nella sala Parrocchiale dalle 15,30 alle ore 16,00, con l’animatore Carlo che ha accolto le Comunità dei migranti che arrivavano con delle bellissime canzoni melodiche italiane. Il secondo, dalle 16,00 alle 18,10 la “festa dei popoli”. È stata una grande festa di musica e parole per fare incontrare le genti nel segno della comunione e della fraternità universale. I Sacerdoti e le loro Comunità si sono esibiti nella sala teatrale della parrocchia con canti e balli della loro tradizione folcloristica. La cosa interessante e bella, da un punto di vista dell’integrazione, è stata quando don Federico ha chiesto a tutte le Comunità di cantare e ballare insieme con quella italiana, in modo che non c’erano più singole Comunità, ma una grande Comunità cattolica, che festeggiava nella fraternità e nella comunione. Il terzo, quello della Celebrazione Eucaristica multilingue delle 18,30 presieduta dal Vescovo. Nella Concelebrazione, dove erano presenti non solo i 250 immigrati ma anche 200 fedeli della Comunità parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, si sono susseguiti i canti, le letture e le preghiere nelle varie lingue presenti, compresa quella italiana, dal coro Parrocchiale diretto dal maestro Alejandro. Nell’omelia il Vescovo ha detto che “l’accoglienza è la strada per vivere come sorelle e fratelli”. E ha ricordato “il Dolore sconvolgente di questa guerra, che è il dolore degli innocenti provocato dalla menzogna umana”. Il pensiero del pastore è andato poi alle persone che “ogni giorno sfidando la morte cercano un respiro dalla crisi ambientale, politica e sociale. La costruzione della pace nasce dall’annuncio della Parola di Dio ha aggiunto il pastore, rivolgendosi al parroco don Gianni Righetti e alla sua comunità che festeggiava il trentesimo anniversario della Parrocchia e continuiamo ad annunciare Gesù: è il nostro dono per il territorio”. Alla fine la benedizione alle famiglie: “Abbiamo bisogno della vostra gioia coniugale, siate sempre lievito, gioite pregate, custodite il dono che arricchisce la nostra e la vostra vita. Ogni famiglia è tempio santo di Dio che abita tra noi”. Il quarto momento è stato quello dell’agape fraterna dalle 20,00 fino alle 22,00 che ha riunito insieme i cuori e tutte le persone non solo delle comunità cattoliche straniere intervenute ma anche di quella italiana parrocchiale che sono rimaste meravigliate, durante la messa nelle diverse lingue dai canti e poi nella sala della parrocchia, trasformata, per l’occasione dalle Comunità, in un grande ristorante multietnico dove si sono condivisi i piatti e le bevande portati dalle Comunità. (Enzo Crialesi, responsabile Migrantes Porto-Santa Rufina)

Migrantes Treviso: folla commossa ai funerali di mons. Canuto Toso

6 Ottobre 2022 - Treviso - Una folla commossa ha partecipato ieri pomeriggio alla celebrazione delle esequie di mons. Canuto Toso, per molti anni direttore diocesano della Migrantes di Treviso, nella Chiesa di San Nicolò a Treviso. Don Canuto si è spento nella tarda serata di sabato 1 ottobre all’età di 91 anni, e 65 anni di vita sacerdotale. A presiedere il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, che nell’omelia ha tracciato la figura di don Toso come prete “… dalla parte delle pecore”. Il presule ha ricordato poi l’impegno di vita di mons. Toso “dei cui frutti dà testimonianza la presenza di tanti qui oggi, è stato quello di dare dignità, ascolto, accompagnamento a quanti ne avevano bisogno, per le vicende spesso faticose e drammatiche della vita. Ha donato pane fisico e spirituale, è stato vicino, ha vestito dei panni della dignità, del riconoscimento sociale e del lavoro, ha visitato instancabilmente in tutto il mondo quanti, partiti da casa a causa del bisogno proprio e delle famiglie, hanno potuto costruire vicende di vita buone e felici, mantenendo il legame vitale con le proprie radici”. Molti i labari dell’associazione “Trevisani nel mondo” da lui fondata, presenti anche i rappresentati delle comunità etniche presenti in diocesi. La Fondazione Migrantes si è fatta presente con un messaggio a firma del Presidente mons. GianCarlo Perego, letto all’inizio della celebrazione Esequiale. Numerosi i sindaci presenti: oltre Mario Conte, sindaco di Treviso, hanno partecipato il presidente della Provincia, Stefano Marcon e l’assessore regionale Federico Caner. Il presidente della Regione Luca Zaia ha inviato un messaggio di cordoglio e di stima per l’operato di don Canuto. Al termine delle esequie, il saluto della “Trevisani nel mondo”, fondata da don Canuto, i quali hanno proposto la preghiera dell’emigrante seguita dall’inno dell’associazione (MDT)

Migrantes Salerno-Campagna- Acerno: in tv la Festa dei Popoli

5 Ottobre 2022 - Salerno - Da ieri sera è possibile vedere la Festa dei Popoli 2022 di Salerno in 3 puntate grazie alla collaborazione dell' Ufficio Migrantes della diocesi di  Salerno-Campagna- Acerno e Tele Diocesi Salerno sul CANALE 87 del digitale terrestre. La prima puntata ieri sera dalle ore 21 con replica alle 15 di oggi. La seconda puntata sarà trasmessa questa sera dalle ore 21 con replica alle 15 del 06 ottobre 2022 mentre la terza puntata domani sera dalle ore 21 con replica alle 15 del 07 ottobre 2022.

Sant’Egidio: nuovi arrivi con i corridoi umanitari in Italia e in Belgio

5 Ottobre 2022 - Roma - Nuovi arrivi, in Italia e in Belgio, con i corridoi umanitari della Comunità di Sant'Egidio. Stamattina a Fiumicino sono giunti, con un volo proveniente da Nicosia, 10 richiedenti asilo che hanno trascorso diversi mesi nei campi di Cipro, il Paese europeo che ospita, in percentuale, il numero più alto di profughi. Verranno ospitati a Roma da Sant'Egidio, in seguito al viaggio di Papa Francesco sull'isola nel dicembre 2021. Contemporeanemante si apre in Belgio un nuovo corridoio umanitario che permetterà l'arrivo legale e sicuro per 250 persone. All'aeroporto di Bruxelles sono giunti 16 cittadini siriani, tra cui 6 minori, che erano da anni rifugiati in Libano. Complessivamente, con il sistema dei corridoi umanitari, realizzati grazie a una rete di accoglienza diffusa, sono giunti in Europa 5.200 rifugiati, di cui 4450 in Italia, ai quali si aggiungono oltre 1800 cittadini ucraini in diversi Paesi europei. Tutto ciò grazie a progetti "totalmente autofinanziati e la generosità non solo di associazioni, congregazioni religiose e parrocchie ma anche di cittadini che hanno offerto le loro case e il loro impegno gratuito e volontario".