Primo Piano

Migrantes: uno scatto di umanità e di solidarietà europea

18 Giugno 2021 - Roma - La Giornata mondiale del rifugiato quest’anno riporta alla nostra attenzione il cammino di 80 milioni di persone, di cui 50 milioni di sfollati interni in diversi Paesi a causa delle guerre e dei conflitti in atto e dei disastri ambientali, 26 milioni di rifugiati e oltre 4 milioni di richiedenti asilo. E’ un popolo in cammino che lascia un Paese, una casa e non trova sempre una casa e un Paese ad accoglierlo. Davanti ai nostri occhi, quasi ogni giorno, vengono ripresentati i volti, le storie, le sofferenze e i drammi di chi cerca di attraversare il Mediterraneo, il Mare nostrum che sembra che l’Europa ignori, come dimostrano le morti sempre più numerose - oltre 700 dall’inizio del 2021 – i respingimenti continui, le omissioni di soccorso, ma soprattutto gli abbandoni di persone al di là del Mediterraneo, in Libia: fratelli tutti, tutte sorelle abbandonate al loro destino. Una strage sotto gli occhi di tutti, ma che sembra interessi solo a pochi. Una passione che dalla Libia arriva anche alle porte di casa nostra in Bosnia che non può essere dimenticata in questa giornata dove affermiamo un diritto, il diritto d’asilo, che però di fatto è ancora negato. In questo giorno si alza forte il grido per una nuova operazione europea di soccorso in mare che abbia ancora una volta l’Italia come protagonista e per un nuovo sistema di accoglienza europeo. Al tempo stesso, è urgente ripensare gli accordi con la Turchia e la Libia, perché il diritto d’asilo sia al centro e, attraverso i corridoi umanitari, possa estendersi anche alle persone più fragili e deboli. Uno scatto di umanità e di solidarietà sarebbe un segno di un’Europa che riparte e si rinnova dopo la pandemia proprio a partire dalla tutela dei richiedenti asilo e rifugiati.  

Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo

Presidente della Fondazione Migrantes e della CEMi​​

Mattarella: la protezione della vita umana e il salvataggio dei profughi sono impegni cui la Repubblica Italiana non si è mai sottratta

20 Giugno 2021 -
Roma  - "Il diritto internazionale prevede protezione per coloro che sono costretti ad abbandonare la propria casa e il proprio Paese in ragione di conflitti, persecuzioni, condizioni climatiche, calamità naturali e carestie". Lo ha ricordato questa mattina il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Il Capo dello Stato ha ricordato gli oltre 80 milioni di persone in fuga, secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite che, ad oggi, si trova a proteggere quasi 100 milioni di individui. La Giornata  - ha detto Mattarella - impone una riflessione per rendere effettivo l’esercizio di questa responsabilità internazionale. Storie individuali e di popoli, anche geograficamente vicini, fanno appello al nostro senso di solidarietà, ancorato ad alti doveri morali e giuridici". Per il presidente della Repubblica Italiana "la protezione della vita umana, il salvataggio dei profughi, il sostegno ai sofferenti nelle crisi umanitarie, l’accoglienza dei più vulnerabili, sono impegni cui la Repubblica Italiana, in collaborazione con l’Unione Europea e le organizzazioni internazionali, non si è mai sottratta, anche nei tempi recenti segnati dalla pandemia". Da qui il ringraziamento "sentito" alle donne e agli uomini delle "varie amministrazioni che, con dedizione e spirito di servizio, assicurano quotidianamente l’operatività della protezione internazionale". E poi il ricordo della "generosità con cui privati cittadini, organizzazioni della società civile e istituzioni religiose si prodigano nel nostro Paese per assistere i rifugiati, anche promuovendo esperienze innovative quali i corridoi umanitari, significativo esempio in materia di accoglienza a livello europeo". (Raffaele Iaria)
 

Papa Francesco: aprire “il nostro cuore ai rifugiati” facendo “nostre le loro tristezze e le loro gioie”

20 Giugno 2021 - Città del Vaticano - Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite, sul tema “Insieme possiamo fare la differenza”. Lo ha ricordato, questa mattina, al termine della preghiera dell'Angelus, papa Francesco che ha invitato ad aprire "il nostro cuore ai rifugiati; facciamo - ha detto - nostre le loro tristezze e le loro gioie; impariamo dalla loro coraggiosa resilienza! E così, tutti insieme, faremo crescere una comunità più umana, una sola grande famiglia". Il papa ha anche parlato del Myanmar unendosi ai vescovi di quel Paese  che la scorsa settimana hanno lanciato un appello "richiamando all’attenzione del mondo intero l’esperienza straziante di migliaia di persone che in quel Paese sono sfollate e stanno morendo di fame", ha detto il papa citando anche parole "'Noi supplichiamo con tutta la gentilezza di permettere corridoi umanitari' e che 'chiese, pagode, monasteri, moschee, templi, come pure scuole e ospedali' siano rispettati come luoghi neutrali di rifugio". "Che il Cuore di Cristo tocchi i cuori di tutti portando pace nel Myanmar!", è stata la preghiera del Pontefice. (R.Iaria)

Migrantes Modena-Nonantola: garantire i diritti di tutti

20 Giugno 2021 -

Modena - Oltre alle parole, sono i numeri ad essere stanchi. Nel 2018, sulla Preda ringadora, abbiamo letto i nomi di oltre 34.000 persone morte in mare per sfuggire alle torture, alle guerre e alle violenze. Nel 2019 abbiamo coperto la piazza di scarpe. Ma è almeno dal 2013, dalla “più grande tragedia in mare” accaduta a Lampedusa, che la nostra città è percorsa da testimonianze, da giovani che vanno sul posto (a Lampedusa), da veglie funebri in memoria, mostre fotografiche… Ma alla “più grande” ne succede un’altra ancora “più grande”, senza che si possa intravedere quale sarà l’ultima. Non sappiamo più come dirlo che un mondo con 80 milioni di persone costrette a fuggire dalla propria casa, separati dai famigliari, dagli amici, dalla comunità, non è più sostenibile, 80.000.000 di volti con un nome e un cognome. La maggior parte dei quali sfollati interni, situazioni incancrenite come in Palestina o andate fuori controllo come in Colombia. Una realtà, quella dei rifugiati, talmente vasta che non rientra nelle categorie tradizionali del bene e del male. Non è proprio sostenibile, schiaccia il minimo di senso di umanità che alberga in ogni essere umano. L’unica cosa che rimane è la non rassegnazione, il non abituarsi alla violenza sui rifugiati ed alla morte dei rifugiati, per mare, per terra, attraverso i confini. Con mentetestarda (testardamente), in direzione ostinata e contraria, anche quest’anno saremo alle 18 di oggi nella piazza principale della città, «Garantire diritti e accoglienza» piazza Grande, per la Giornata mondiale del rifugiato. Lo facciamo in buona compagnia. Tanti dicono che deve intervenire l’Europa: bene! Raccogliamo anche a Modena l’appello del comitato nazionale di #ioaccolgo: «Per un nuovo Patto europeo per i diritti e l’accoglienza». Lo facciamo con le parole del cardinale Pietro Parolin che ancora echeggiano nella preghiera in memoria dei migranti che perdono la vita nelle rotte verso l’Europa, promossa il 15 giugno: «Morire di Speranza». Lo facciamo insieme alle tante iniziative promosse nel nostro Paese dall’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Lo facciamo insieme alle persone e alle famiglie che qui a Modena, nonostante tutto, sono rimaste aperte all’accoglienza dei migranti ed in particolare col progetto «WelcHome» e i «Corridoi umanitari». Lo facciamo con i nostri fratelli e sorelle immigrati a Modena che trepidano di preoccupazione per quello che succede ai famigliari e agli amici nei loro Paesi di origine. Lo facciamo con la testimonianza di Ebrima Kuyateh, che insieme a Giulia Bassoli ha fissato in un libro dal titolo "Io e i miei piedi nudi" (edito nella collana "Testimonianze e esperienze delle Migrazioni" curata dalla Fondazione Migrantes, ndr) la sua esperienza di migrante accolto a Modena, pubblicazione presentata venerdì sera in Vescovado a Carpi alla presenza del vescovo, mons. Erio Castellucci. Era il gennaio del 2019 quando, esaminando i resti di uno degli ennesimi naufragi, in un sacco contenente i resti di un ragazzo africano venne trovato un plico con la sua pagella, cucito agli indumenti. Qualcuno ha detto che portava quel documento per dimostrare la sua serietà. Carissimo migrante-ignoto, senza nemmeno la consolazione di un monumento a piedi del quale venirti a piangere, non devi dimostrare proprio niente. Siamo noi che dobbiamo verificare se siamo ancora umani. Fino a quando? (Giorgio Bonini - direttore Migrantes Modena-Nonantola)

Naufragi e morti: il dramma continuo

20 Giugno 2021 - Madrid - «Sono stati gli stessi abitanti a dare l’allarme e a lanciarsi in acqua per soccorrere i migranti. Nel buio della notte si sentivano le grida disperate di aiuto, i pianti dei bambini. Il gommone è andato a sbattere contro la scogliera e si è ribaltato, quando ormai erano a un passo dalla salvezza, a soli 600 metri dalla riva». Con gli altri volontari della Cruz Roja, il coordinatore José Antonio Rodriguez si è fatto in quattro, assieme a pescatori e residenti del piccolo porto di Órzola, a nord di Lanzarote, per strappare donne, bambini e uomini subsahariani alla morte in mare. È stato all’alba di venerdì, quando il dramma dell’immigrazione è tornato a mostrarsi in tutta la sua crudeltà alle Canarie. Il naufragio di un precario gommone sul quale erano stipate una cinquantina di persone, partite martedì dalla costa marocchina, per coprire in condizioni estreme i 270 km d’oceano, che le separavano dalla terra promessa. Fra le quattro vittime recuperate, un bambino e due donne, di cui una in gravidanza avanzata. A causa del maltempo, il minore di 10 anni è stato ritrovato soltanto nel primo pomeriggio di venerdì, quando i servizi di soccorso su moto acquatiche hanno avvistato il corpicino fra gli scogli. E si teme per altri ' desaparecidos'. Manca all’appello una bambina di 5 anni la cui madre è riuscita a salvarsi con il fratellino di un anno. «È ricoverata sotto choc, assistita dagli psicologi, ma non è ancora stato possibile ricostruire la sua storia e identificare il paese e la famiglia d’origine», spiegano alla Cruz Roja. Sono fra i 41 sopravvissuti, di cui circa la metà donne e 7 minori, inclusi due bebè e due piccoli di 4 anni. Hanno raccontato di essersi imbarcati a Tan-an, al sud del Marocco, senza nemmeno i giubbotti salvagente. «Giovedì pomeriggio ci hanno contattati telefonicamente dall’imbarcazione in difficoltà e abbiamo lanciato l’allarme per i soccorsi», racconta ad Avvenire Helena Maleno, della Ong Camminando Fronteras, per la protezione dei diritti delle persone migranti. «Si sentivano grida e c’era paura a bordo. Avevano problemi al motore, che funzionava a singhiozzo. Abbiamo allertato immediatamente la Guardia Civil e il Salvamento Marittimo, che hanno inviato un aereo per le ricerche. Dal gommone dicevano di aver avvistato terra, una collina, ma non sono riusciti a mandare la localizzazione. Poi, alle otto di sera abbiamo perduto i contatti telefonici ». Maleno ricorda che la zona di Lanzarote dove è avvenuto il naufragio è la stessa dove il 24 novembre scorso affondò un’altra ' patera' carica di migranti, provocando la morte di 7 magrebini. Ricorda anche che la rotta occidentale verso le Canarie è la più battuta, dopo aver rilevato il drammatico testimone a Italia e Grecia sul corridoio centrale Mediterraneo. La più mortale al mondo per quanti fuggono da miseria, persecuzioni e conflitti in Africa e Medio Oriente, secondo l’ultimo rapporto della Commissione Spagnola di Aiuto al Rifugiato (Cear). Almeno 850 migranti hanno perso la vita l’anno scorso nel tentativo di raggiungere l’arcipelago canario: «Sono il 60% del totale dei rifugiati, 1.417, annegati tentando di sbarcare sulle coste europee», assicurano alla Ong. Le forti correnti e le enormi distanze da coprire dal continente africano - dal sud del Sahara occidentale, dalla Mauritania o dal Senegal - fino alle isole, la convertono nell’itinerario più duro e rischioso. Prova ne è che la percentuale di annegati sul totale degli sbarchi alle Canarie è quattro volte superiore a quella delle rotte marittime centrale e orientale verso l’Europa. Il 30 aprile scorso su una barca persa nell’oceano a 570 km dalle Canarie, furono recuperati 3 sopravvissuti su una distesa di cadaveri, in mare da 22 giorni. La crisi pandemica, la chiusura delle frontiere, gli accordi di collaborazione con i paesi magrebini e i maggiori controlli hanno ridotto nel 2020 del 23% gli arrivi da Libia, Tunisia o Algeria lungo il Mediterraneo centrale. Il ’tappo’ del Maghreb, spiegano alla Cear, ha avuto come effetto immediato quello di spostare le migrazioni verso zone meno blindate, come le coste saharawi o mauritane. Il risultato è stato un aumento in Spagna del 54% degli sbarchi irregolari, con circa 40mila rifugiati, pari al 42% del totale nel continente europeo. Epicentro della crisi umanitaria, le Canarie hanno ricevuto oltre la metà - 23mila - dei migrati sbarcati sulle coste iberiche. Ma giocarsi la vita in mare non equivale a un biglietto per il paradiso: l’asilo o lo status di rifugiato è stato negato in Spagna l’anno scorso a 68.435 persone, stando al rapporto Cear. Che tuttavia riconosce lo sforzo fatto dalle autorità per raddoppiare le richieste accolte rispetto a quelle nel 2019. Ma il rubinetto resta chiuso, se solo 1 domanda su 20 di quelle presentate è stata accolta. (Paola Del Vecchio - Avvenire)  

#IoAccolgo: 10 proposte per un nuovo Patto europeo per i diritti e l’accoglienza

18 Giugno 2021 -
Roma - In molte città verrà consegnato alle autorità istituzionali – prefetti, sindaci, assessori, parlamentari – il nuovo Patto europeo per i diritti e l’accoglienza. L’iniziativa è della campagna #IoAccolgo per la Giornata mondiale del rifugiato. Il Patto contiene 10 proposte per favorire gli ingressi legali in Italia, fermare le morti nel Mediterraneo e sulla rotta balcanica, garantire il diritto d’asilo e un’accoglienza dignitosa, promuovere forme di cooperazione con Paesi terzi per garantire accessi legali a chi intende emigrare, combattere realmente i traffici connessi agli ingressi illegali.
A Milano, il comitato locale, oltre a consegnare il decalogo, ha organizzato un evento collettivo virtuale, che può essere replicato in altre città. L’invito è a realizzare una barchetta di carta che riporta sul fianco la scritta “IoAccolgo” e la città di appartenenza. Si chiede poi di fare una foto, un selfie o un breve video con la barchetta da postare sui propri social. Tutti i post raccolti andranno a creare un video collettivo. A Roma l’appuntamento è alle 12 di martedì 22 giugno davanti a Montecitorio, dove si terrà un flash mob e si consegnerà il decalogo ai parlamentari. Sarà l’occasione per spiegare, in una conferenza stampa in piazza, la storia di Io accolgo, chi ne fa parte e con che obiettivi, oltre a illustrare i 10 punti del Patto.

La Giornata Mondiale del Rifugiato

18 Giugno 2021 -
Roma - La Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno, è stata istituita dall’ONU nel 2000 per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di migliaia di uomini, donne e bambini costretti a lasciare il proprio paese e i propri affetti per colpa di guerre, catastrofi, fame e persecuzioni. L’Agenzia ONU per i rifugiati, l’UNHCR, riporta che nella prima metà del 2020 i profughi e i richiedenti asilo nel mondo hanno raggiunto la cifra record di quasi 80 milioni, quasi l’1% della popolazione. Ma cosa si intende per rifugiato? Si tratta di una particolare categoria di migranti a cui viene riconosciuta una speciale protezione internazionale secondo quanto riportato dall’articolo 1 della Convenzione di Ginevra. Non tutti quelli che arrivano sulle nostre coste sono quindi considerati rifugiati. Per ricevere questo speciale status infatti è necessario fare richiesta d’asilo che deve essere accettata da un’apposita commissione territoriale. Attraverso un colloquio preliminare con il candidato la commissione deve capire se è meritevole di una qualche forma di protezione: internazionale (status di rifugiato), sussidiaria o per casi speciali. Dei circa 18.000 migranti che sono sbarcati sulle nostre coste nei giorni scorsi, come riportano i dati del Viminale, solo ad una piccola parte verrà riconosciuto lo status di rifugiato.
I dati Eurostat riportano che nel 2020 l'Italia ha registrato un incremento del numero dei dinieghi che sono circa il 70% delle decisioni totali: 10 punti sopra la media europea. La difficoltà nell'assegnare questa speciale protezione a chi arriva nel nostro paese risiede nel fatto che non viene riconosciuta a chi proviene da paesi in “pace” o stabili economicamente e socialmente. E’ la difficile situazione che Sophia Impresa Sociale - nata a Roma nel 2013 per opera di tre giovani italiani e un rifugiato politico - ha potuto conoscere ascoltando le testimonianze dei giovani migranti sostenuti in questi anni. “Lasciati a loro stessi i giovani che arrivano in Italia non riescono ad integrarsi”, spiega Marco presidente di Sophia. “Ottenere lo status di rifugiato è difficile e molti finiscono vittime di spirali negative che li portano ai margini della società. Proprio per questo noi offriamo sostegno ai giovani migranti indipendemente dal loro status di partenza, creando progetti che abbracciano ogni aspetto di una reale integrazione: formazione professionale, corsi di lingua e sostegno sanitario, legale e psicologico”. (Alessio Mirtini)

Rifugiati: nel 2020 meno beneficiari del sistema di accoglienza rispetto al 2019

18 Giugno 2021 -   Roma - Una leggera contrazione del numero di posti e beneficiari, dal 2019, ha interrotto il trend di forte crescita iniziato dal 2012. La fotografia dell’accoglienza in Italia di titolari di protezione internazionale e di minori stranieri non accompagnati viene restituita dal rapporto annuale Siproimi/Sai a cura di Anci e ministero dell’Interno: il sistema di accoglienza, nei primi 10 anni di attività (2003-2012), ha fatto registrare un incremento dei posti e degli accolti progressivo, triplicando l’offerta l’iniziale. Nel 2013, l’anno dell’“emergenza nord-africana”, si è registrato un notevole incremento di posti (+161%) e beneficiari (+61%), che è continuato piuttosto sostenuto fino al 2018. L’anno successivo, è iniziata la contrazione dei posti (33.625 unità, -6,3% rispetto al 2018) e dei beneficiari accolti (39.686 unità, -3,5% rispetto al 2018). Inversione di tendenza proseguita anche nel 2020, quando i posti ammontano a 31.324 unità e a 37.372 il numero dei beneficiari accolti. Dal report emerge, però, che nel corso dell’anno il coefficiente di rapporto tra accolti e posti (1,19/1) è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente (1,18/1). “Questo a dimostrazione del fatto che, malgrado una diminuzione dei progetti della rete – si legge nel rapporto -, il Sistema ha confermato la sua capacità di accoglienza, procedendo in maniera sistematica a nuovi inserimenti di beneficiari, compatibilmente con le disposizioni sanitarie anti-Covid che hanno caratterizzato praticamente tutto il 2020”. In particolare, dei 37.372 beneficiari il numero dei minori stranieri non accompagnato è il 15,2%. Dei 31.324 posti a disposizione, la Sicilia è la regione che ne mette a disposizione di più con 4.672 (il 14,9%). Da analisi delle relazioni annuali relative alle attività svolte nel 2020 dai progetti che hanno accolto sia adulti che minori, emerge una presenza rilevante di beneficiari di condizioni di vulnerabilità. La quota più significativa si riferisce alle vittime di tortura e/o violenze (pari al 5,8% del totale degli accolti), seguono le vittime di tratta (4,8%) e i beneficiari con problemi di disagio mentale (3,1%). I minori stranieri non accompagnati accolti nella rete Siproimi/Sai nel corso del 2020 sono stati complessivamente 5.680 (+19,5% rispetto al 2019), un dato che “conferma il costante incremento degli accolti che è andato crescendo parallelamente all’ampliamento dei progetti e dei posti specificatamente dedicati a questa categoria di beneficiari”. Nel corso del 2020 i posti dedicati ai minori stranieri non accompagnati sono stati 4.437 distribuiti su 148 progetti. Per quanto riguarda la distribuzione di genere, è prevalente la componente maschile, che nel 2020 ammonta a 5.527 beneficiari, pari al 97,3% degli accolti. Per quanto riguarda, invece, le principali nazionalità dei minori stranieri soli, la maggior parte arriva in Italia dal Bangladesh (914 minori, pari al 16,1%) e dall’Albania (684 minori, 12%), a cui seguono i tunisini (10%), gli egiziani (9,5%) e i pakistani (7,3%). Rispetto al 2019, i minori tunisini e bangladesi fanno registrare l’incremento maggiore, a cui seguono gli albanesi e i pakistani: da questi quattro Paesi proviene quasi il 48% degli accolti. Nel 2020, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo ha finanziato complessivamente 794 progetti (-5,9% rispetto all’anno precedente). Tre su quattro sono stati dedicati all’accoglienza di persone che fanno capo alla categoria “ordinaria” (602 progetti, pari al 75,8%), mentre circa uno su cinque è stato destinato all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (148 progetti “Msna”, pari al 18,6%). La quota restante ha interessato progetti specificatamente deputati all’accoglienza di persone affette da disagio mentale e/o disabilità fisiche (44 progetti, 5,5%). In calo anche il numero degli enti locali titolari di progetti. Sono stati 679 nel 2020, il 4,8 in meno rispetto al 2019. Si tratta di 586 Comuni, 26 Unioni di Comuni/Comunità montane, 18 Province e 49 altri enti. La maggior parte dei 586 Comuni titolari di 686 progetti della rete Sai è caratterizzata da dimensioni particolarmente contenute. “Ciò a conferma che il Sistema di accoglienza e integrazione è presente in realtà territoriali diversificate, dai grandi centri metropolitani a quelli caratterizzati da una bassa densità abitativa e da bassi tassi di urbanizzazione e sviluppo”. Il 62,7% dei Comuni titolari di progetto ha meno di 15.000 abitanti e offre oltre 10.000 posti, pari al 39% del totale. Un terzo dei Comuni rientra nella fascia 15-100.000 abitanti e mette a disposizione della rete il 32% dei posti totali, mentre i grandi comuni con oltre 100.000 abitanti sono 38 e arrivano a coprire oltre un/quarto (più precisamente il 28,5%) dell’offerta di posti. Nella rete per la sistemazione alloggiativa dei beneficiari sono stati impiegati, anche nel 2020, soprattutto appartamenti (85%), con una sensibile crescita rispetto all’anno precedente (+19%). Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, presentando il rapporto annuale Siproimi/Sai, scrive che “il sistema di accoglienza in Italia si è andato evolvendo e perfezionando negli anni, privilegiando un modello diffuso sul territorio nazionale e orientato all’inclusione sociale dei migranti, nonché aperto alla più ampia collaborazione con le realtà locali valorizzando la capacità progettuale dei territori”. Un modello, fondato su tre caratteristiche – “diffuso, inclusivo, partecipato” -, che, durante l’esplosione dell’emergenza sanitaria mondiale, ha permesso di “fronteggiare adeguatamente l’effetto pandemico sulle comunità di accoglienza”. Comunità interessate, fin dall’ingresso nel territorio nazionale dei migranti, dalle “misure sanitarie della quarantena applicate sulle navi appositamente noleggiate o in strutture dedicate”. La sfida indicata rimane “quella della coerenza del modello di accoglienza con gli obblighi costituzionali e internazionali che il nostro Paese ha assunto”. “Nonché con l’esigenza imprescindibile di coniugare sempre l’osservanza delle leggi dello Stato da parte dei migranti con il controllo ordinato dei flussi migratori. Seguendo un progetto politico e sociale che abbia come fine la capacità di integrare lo straniero”. (Filippo Passantino -Sir)

Riscopriamo il volto dell’ospitalità: un incontro del Centro Astalli

18 Giugno 2021 -
Intervengono il card. Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino, Lucio Caracciolo, direttore di Limes, P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, modera Maria Cuffaro, giornalista Rai, testimonianza di Wail Halou, rifugiato siriano in Italia. Celebrare la Giornata del Rifugiato 2021, a 70 anni dalla nascita della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951, è l’occasione - spiega il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati - per ripensare la nostra visione del mondo, per promuovere una nuova definizione di protezione internazionale che si basi su un rinnovato desiderio di pace tra i popoli e sostanzi le nostre relazioni con i migranti. Per riscoprire quanti volti ha l’ospitalità il Centro Astalli ha lanciato la campagna social dal titolo #unnuovonoi. Per partecipare basta pubblicare entro il 20 giugno su Facebook, Instagram o Twitter una foto che racconti piccoli o grandi gesti di ospitalità. Serve l’aiuto di tutti per costruire #unnuovonoi #conirifugiati.

Consiglio d’Europa e Ue per proteggere i diritti alle frontiere

18 Giugno 2021 - Roma - Consiglio d’Europa e Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali (Fra) insieme stanno preparando una pubblicazione su “Standard europei sui ricorsi legali, meccanismi di denuncia e indagini efficaci alle frontiere”. Il documento servirà per “definire gli standard dei diritti umani, derivanti sia dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che dal diritto dell’Ue”, spiega una nota del Consiglio nella Giornata mondiale del rifugiato. Il testo indicherà anche le strade da percorrere efficacemente in caso di violazioni, oltre che i meccanismi di denuncia e gli obblighi di indagini su presunte violazioni. “Ci auguriamo che questo strumento consenta agli Stati membri di accedere a una panoramica completa degli standard europei” nel momento critico in cui migranti, rifugiati e richiedenti asilo attraversano le frontiere, ha auspicato lo speciale rappresentante del segretario generale per la migrazione e i rifugiati, Drahoslav Štefánek. Per il direttore della Agenzia Ue Michael O’Flaherty, “ognuno ha diritto a un ricorso effettivo e a un processo equo” e i Paesi devono “garantire l’accesso alla giustizia per le persone i cui diritti sono stati violati”. Le due istituzioni hanno già pubblicato un precedente documento su “Diritti fondamentali dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti alle frontiere europee”.