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Viminale: da inizio anno sbarcate 4.536 persone migranti sulle coste italiane

26 Febbraio 2021 - Roma - Sono 4.536 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 560 sono di nazionalità tunisina (12%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (470, 10%), Bangladesh (364, 8%), Guinea (305, 7%), Eritrea (239, 5%), Egitto (200, 5%), Sudan (194, 4%), Algeria (177, 4%), Mali (155, 3%), Marocco (131, 3%) a cui si aggiungono 1.741 persone (38%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.  

Comunità congolese di Palermo: preghiera e vicinanza per le vittime in Congo

26 Febbraio 2021 -

Palermo - Dopo il drammatico agguato teso all’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio – vittima insieme al Carabiniere di scorta Vittorio Jacovacci e all’autista congolese Mustapha Milambo - una rappresentanza della  comunità congolese che vive a Palermo, insieme a don Pietro Magro, direttore dell’Ufficio per il Dialogo ecumenico e interreligioso della diocesi di Palermo,  ha fatto visita al Comando Legione Carabinieri Sicilia per esprimere un messaggio di cordoglio. Con loro anche padre Celestino del Boccone del Povero e Didi Nzuanzu Nguya, rappresentante della comunità congolese palermitana: «La comunità della Repubblica Democratica del Congo che vive a Palermo esprime profondo dolore per il vile attentato all’ambasciatore italiano Luca Attanasio, al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista congolese  Mustapha Milambo, barbaramente uccisi in un agguato terroristico in una regione da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali. Oggi è una giornata molto triste e di grande dolore per l’Italia, nostra seconda patria, e anche per il nostro Paese, il Congo. La comunità del Congo è qui per rappresentare la sentita vicinanza e solidarietà sia agli Italiani che all’Arma dei Carabinieri. Nel condannare fermamente questi atti di violenza, desideriamo far pervenire alle famiglie delle vittime, la nostra solidarietà e fraterna preghiera.  Vogliamo, altresì, chiedere, a tutta l’Europa, una maggiore presenza di sola attività sociale ed umanitaria nei confronti del Congo e dell’Africa». I rappresentanti della comunità congolese sono stati accolti dal Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, Generale di Brigata Rosario Castello e dal Colonnello Giampaolo Zanchi, Comandante del 12° Reggimento Carabinieri “Sicilia”.

Congolesi a Roma: domenica celebrazione eucaristica per ricordare l’ambasciatore e il carabiniere e pregare per la pace in Congo

26 Febbraio 2021 -

Roma - «Di fronte a questa tragedia che ha causato la morte del nostro caro Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e di Mustafa Milambo, autista congolese, la comunità congolese a Roma è rimasta profondamente sconvolta e addolorata». Lo dice a http://www.migrantesonline.it don Sylvestre Adesengie, Cappellano della Comunità cattolica Congolese di Roma, dopo la tragedia dei giorni scorsi. «Per l'ennesima volta, la comunità congolese piange delle morti innocenti e piange tanti congolesi - aggiunge il sacerdote  - uccisi nel paese senza motivo e si chiede il perché di questa violenza.  La nostra comunità, costituita da famiglie, lavoratori, studenti, religiosi e religiose, preti, che considera l’Italia come suo secondo Paese, prega per la pace nel mondo e in modo speciale per il Congo tanto martoriato».  E domenica nella chiesa della Natività del Nostro Signore Gesù Cristo a Roma, alle ore 11, una celebrazione eucaristica per ricordare in modo particolare «il nostro caro ambasciatore Luca e Vittorio uccisi in Congo». Per questa celebrazione la comunità cattolica congolese in Italia ha invitato le autorità comunali di Roma e i  due ambasciatori a Roma.  «La comunità congolese - dice don Sylvestre - presenta le sue sentite condoglianze alle famiglie dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Iacovacci, alle istituzione italiane e all’intero Paese Italia  e condanna questo gesto vile, barbarico e crudele, chiedendo chiarezza e verità su  ciò  che è accaduto». (R. Iaria)

Assisi: domani intenzione di preghiera per i profughi

26 Febbraio 2021 - Assisi – E’ rivolta ai profughi l’intenzione di preghiera per la pace che si svolgerà domani, 27 febbraio nella diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino. L’appuntamento, voluto dal vescovo, mons.  Domenico Sorrentino, e portato avanti dalla Commissione diocesana per lo “Spirito di Assisi” si ripete con cadenza mensile in ricordo dello storico incontro per la pace del 1986, voluto da San Giovanni Paolo II. Nel suo messaggio il vescovo invita a rivolgersi «all’unico Dio pensando ai profughi che fuggono da guerre, violenze e miseria e non ricevono adeguata accoglienza e riconoscimento. Il pensiero va ai fratelli e alle sorelle che sono costretti al freddo e a sofferenze immani nelle montagne dei Balcani e che talvolta sono persino respinti con la violenza». Con loro verranno ricordati quanti sono sottoposti alla «stessa sorte» nella frontiera tra Messico e Stati Uniti, in quella tra Myanmar e Bangladesh o Thailandia e moltissimi altri. «Che Dio converta i cuori di coloro che nella comunità internazionale hanno il potere di trasformare il rifiuto in accoglienza e rispetto», aggiunge mons. Sorrentino. Come di consueto non è previsto un momento comune, ma ognuno è invitato a pregare per questa intenzione nell’arco della giornata di domani (R.I.)  

Diocesi di Arezzo-Cortona-San Sepolcro: domenica una preghiera in ricordo delle vittime in Congo

26 Febbraio 2021 - Arezzo - La comunità congolese di Arezzo invita a pregare per l’Ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci, e il loro compagno di viaggio, l’autista Mustapha Milambo, che «un vile attentato ha fatto perire nella Repubblica Democratica del Congo, mentre assicuravano aiuti alimentari, in una missione ONU, a quanti in Africa sono provati dalla carestia». Ciascuno di loro - si legge in una nota della diocesi di Arezzo-Cortona-San Sepolcro - nelle rispettive funzioni, ha praticato «la virtù cristiana della carità e il coraggio di chi non si cura del pericolo per aiutare gli altri, espressioni più alte del valore della persona umana». Domenica 28 febbraio, alle ore 18,00, nella Chiesa Cattedrale di Arezzo una preghiera con i cristiani che «vogliono affidare al Signore questi degni della nostra Nazione italiana». La diocesi esprime «profondo cordoglio alle rispettive famiglie assicurando ad ognuna tutta la nostra vicinanza spirituale», conclude la nota.

Lo spirito di famiglia

26 Febbraio 2021 - Loreto - Forse l’avrete pensato anche voi. A volte esaltiamo la famiglia, definendola importante cellula della società. Dimenticando, spesso, l’abitante di questa dimensione. Come per una conchiglia è quella realtà che l’ha costruita e la tiene in vita. Altrimenti, da conchiglia si trasforma in un fossile. E questa realtà si chiama «spirito di famiglia». Nello spazio ristretto dell’ambito familiare, è il suo «genius loci», la sua originalità. É, infatti, il senso, il valore e l’anima stessa della famiglia. Per cui se mancasse, -  e a volte disperatamente - appare, allora, la violenza domestica, lo sfruttamento, il femminicidio. Pane quotidiano, tristemente presente nella nostra attualità. Come una buona bevanda si trasforma in veleno. «From heaven to hell» usa dire, in questo caso, il mondo inglese. In una famiglia, infatti, le differenze fondamentali dell’essere umano vengono alla luce, si incontrano. Sono la sessualità – l’essere uomo o donna – e la diversità di generazione, come essere adulti o bambini, giovani o anziani. Queste due differenze antropologiche fondamentali, in questo spazio circoscritto cercano di comporsi, di aggiustarsi e di armonizzarsi. Ciò diventa, spesso, un miracolo quotidiano. I suoi frutti, infatti, sono l’armonia delle differenze. La convivialità degli opposti. Lo spirito di famiglia accoglie la differenza dell’altro, con la naturalezza di quando, al mattino, si apre la casa alla luce del sole. A differenza di un clan o di una tribù - realtà ben chiuse in se stesse – la famiglia diventa, allora, lo spazio che saprà accogliere la differenza dell’altro in ogni momento. Il suo spirito è, per eccellenza, inclusivo. Perfino, per un estraneo. Anzi, farà di tutto per inserirvi nel clima familiare. Per farvi sentire a vostro agio, come ogni altro componente. Ricordo mio padre, quando passava un forestiere per casa. Se all’ora di pranzo, il suo invito abituale era : «Ma non si ferma a mangiare qualcosa con noi ?». A noi ragazzi questo faceva un’enorme impressione. Era il passaggio subitaneo di un essere umano da estraneo a ospite. Ora, lo chiamerei, il frutto maturo dello spirito di famiglia. L’apprezzamento della diversità contagia perfino chi viene da altrove, da fuori o da lontano. Un antropologo, poi, ci insegnerà come il più grande salto di qualità della civiltà umana sia il passaggio da «hostis» a «hospes». Quando il nemico - quale era considerato un estraneo – si trasforma in ospite. Ricordo pure quando, vari anni fa, a Ginevra, a un ritiro di tutto il presbyterium con il vescovo si invitò un anziano e accattivante professore protestante, Erich Fuchs, autore di un best-seller «Désir et tendresse». Ci lasciava tutti nello stupore quando affermava, senza mezzi termini - basandosi saldamente sulla Bibbia - che il primo senso del matrimonio o di qualsiasi altra unione è l’amore. Non altre dimensioni, come, ad esempio, avere dei figli. L’armonia familiare è il primo valore, in assoluto. Se non esistesse, tutto il castello crolla. Lo spirito di famiglia accoglie, supporta, integra, si investe, apprezza, sopporta, chiude un occhio e arriva perfino a trovare simpatici i difetti dell’altro. In una istituzione o in altra realtà lo spirito di famiglia inocula prossimità, armonizzazione, libertà, calore umano. Dal punto di vista religioso, mi stupisce un aspetto che scopro in Africa. L’assemblea cristiana non la si chiama come da noi, con un’espressione divenuta ormai corrente «popolo di Dio». Là, i cristiani  sono definiti «famiglia di Dio». Sottolineando, in questo modo, la prossimità. Ma anche la comunione tra persone differenti, dalle qualità e talenti diversi, dove nessuno è escluso. Perchè solo nell’ambito della famiglia si riesce a dire paradossalmente :«La tua differenza è la mia ricchezza». Convinzione inaudita. Sconvolge, – al pari di una deflagrazione atomica -  qualsiasi certezza o qualsiasi sicurezza identitaria, basata sull’idea opposta, a cui siamo forse educati. «La tua differenza è una minaccia, e quanto vorrei sopprimerla !». Anche a livello globale, in fondo, lo spirito di famiglia riveste la sua importanza strategica. Ci aiuta a vivere il mondo come una casa comune. A percepire l’umanità come la nostra grande famiglia. Il suo  spirito, in verità, non finirà mai di stupirvi per i suoi miracoli tra gli esseri umani. Qualora sia vivo. (p. Renato Zilio - Direttore Migrantes Marche)    

Viminale: da inizio anno sbarcate 4.305 persone migranti sulle coste italiane

25 Febbraio 2021 -

Roma - Sono 4.305 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 558 sono di nazionalità tunisina (13%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (406, 9%), Bangladesh (364, 8%), Guinea (301, 7%), Eritrea (239, 6%), Sudan (194, 4%), Egitto (179, 4%), Algeria (177, 4%), Mali (153, 4%), Marocco (114, 3%) a cui si aggiungono 1.620 persone (38%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.

Vangelo Migrante: II domenica di Quaresima (Vangelo (Mc 9,2-10)

25 Febbraio 2021 - Dopo il deserto, una montagna. Abramo (prima lettura) su un monte scopre che il suo Dio non è come la divinità dei Cananei: un Dio che, in cambio del possesso delle proprie cose e della propria vita, chiede qualcosa, fosse anche la vita dei figli. Il suo è un Dio che dà: un figlio avuto in vecchiaia ed una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia del mare. Ma il dono pieno completo, per sempre e per tutti, Dio lo fa in Gesù, Figlio donato per la vita del mondo. Nella Trasfigurazione, su un’altra montagna, tre discepoli lo vedono non solo come uomo, maestro, amico ma lo vedono per come lo vede Dio: non solo vero uomo ma anche vero Dio. Questa è la Trasfigurazione: Gesù visto fino in fondo, per come è compiutamente. Non è diverso da prima (trasformato) ma compiuto, completo rispetto a prima (trasfigurato). Questo è il dono di Dio offerto agli apostoli sul Figlio e sul reale: l’invisibile. L’invisibile è lo sguardo di Dio. L’incontro avviene su un monte perché è solo da lì che può esserci un’altra prospettiva. Noi le cose della vita le possiamo guardare o dalla pianura o dal monte. O con i nostri occhi: allora Dio è quello che ci serve per i nostri mille problemi. O con quelli di Dio: allora Cristo è luce e è di uno splendore tale che nessun lavandaio sulla terra potrebbe riprodurre. Appaiono Elia e Mosè: la legge e i profeti. Conversano con Gesù. Significa che parlano di Gesù. Queste cose si sapevano, e si sanno, ma fino a quando non è lo sguardo di Dio ad illuminarle e penetrarle, esse non si comprendono. ‘È bello per noi essere qui!’ esclama Pietro. Non è una conseguenza logica ma è l’espressione di un appagamento, una pienezza di senso come a dire: ‘qui, sono dove devo stare e dove non potrei stare meglio!’ Migriamo anche noi su una qualche altura perché Dio possa accendere uno sguardo penetrante e farci comprendere in pienezza chi è Lui, cos’è la vita del mondo; ma anche chi sono io. E cosa voglio (non sarebbe male!) (p. Gaetano SARACINO)      

Podcast per raccontare l’integrazione

25 Febbraio 2021 - Roma - Racconti, testimonianze, analisi e proposte per far conoscere le gioie e le fatiche del percorso di integrazione dei cittadini stranieri in Italia. Prendono il via oggi i podcast realizzati dalla Caritas di Roma, dal Centro Astalli e dall’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo nell’ambito del Progetto «Rafforzare #Integrazione, Costruire #Ospitalità. 2». L’iniziativa mira a fornire un sostegno concreto all’inclusione socio-lavorativa e abitativa dei titolari di protezione internazionale usciti da non più di 18 mesi dal circuito dell’accoglienza pubblica, attraverso un sistema di accoglienza diffusa gratuita presso parrocchie e istituti religiosi del territorio di Roma, dicono i promotori. Per ognuno dei destinatari viene attivato un "Piano di intervento", insieme composito di strumenti e misure, anche di carattere finanziario, di integrazione ai quali attingere in base ai propri bisogni. Il progetto si pone anche l’obiettivo di promuovere e rafforzare la cultura dell’accoglienza intesa come capacità della società civile di attivarsi e mettersi in gioco per superare le disuguaglianze sociali, le diffidenze e i pregiudizi reciproci favorendo in un contesto di prossimità la conoscenza l’uno dell’altro. Una campagna di comunicazione promuoverà le buone pratiche messe in atto attraverso l’utilizzo dei social network. Sono previsti 20 podcast, con diffusione quindicinale, ai quali faranno seguito anche pubblicazioni, webinar e altre iniziative di sensibilizzazione. I podcast sono disponibili nella web-radio “On the move” (https://www.onthemoveradio.it).  

MCI Francia: un fondo per aiutare i giovani studenti

25 Febbraio 2021 - Parigi - In Francia si sta molto parlando, in questi giorni, in servizi televisivi, articoli di giornali, della difficile situazione di giovani universitari con difficoltà psicologiche e materiali. La Croix di venerdì 10 febbraio scriveva: "La "honte" des étudiants qui non plus de quoi se nourrir. Avant même la crise sanitaire, un étudiant sur cinq vivait sur le seuil de pauvreté. Depuis, 74% des étudiants déclarent avoir rencontré des difficultés financières, selon un sondage Ifop. Une de cause, la privation des petits boulots dans la restauration". Nell'Osservatore Romano di venerdì 12 febbraio un lungo articolo dal titolo: "Indagine dell'episcopato francese sulla situazione degli studenti di fronte alla pandemia: Soli e abbandonati". I vescovi dicevano: "Siamo stati avvertiti dalla cappellania nazionale della pastorale universitaria sulla situazione veramente catastrofica dei giovani studenti oggi. Si sta ipotizzando un terzo periodo di confinamento, ma in realtà i studenti sono gli unici che non sono mai usciti dall'isolamento visto che da quasi un anno i corsi in presenza sono stati interrotti nelle università francesi. ... Si è notato che alcuni studenti sono ormai al margine del disagio psicologico; si tratta di stati di depressione a cui si aggiungono le drammatiche conseguenze economiche dal momento che sono scomparsi quei piccoli impieghi legati alla ristorazione, ai quali una parte di universitari faceva ricorso". E l'articolo terminava con questo interrogativo: "Quanto vale una società che delude una intera generazione chiamata fra qualche anno a esercitare responsabilità al servizio della società stessa?". Alcune Missioni cattoliche Italiane in Francia hanno sollecitato iniziative per questi giovani. Di fronte a questa situazione, "dopo aver sentito alcuni missionari e laici, ho creduto necessario - dice il coordinatore delle Missioni cattoliche Italiane, don Ferruccio Sant -  dare un seguito a queste domande con un gesto concreto, creando un Fondo di Solidarietà, promosso dalla Delegazione delle MCI di Francia e dando così seguito al convegno che abbiamo fatto a Strasburgo nell'ottobre 2019 e che aveva come titolo: 'Camminare insieme sulla strada...' , parole prese dal Vangelo di Luca al capitolo 24 che racconta di Gesù che si avvicina  e fa un cammino con i due discepoli di Emmaus soli, scoraggiati e senza un avvenire". Questa iniziativa concreta ha per titolo "Camminare insieme." e "stimola anzitutto a metterci all'ascolto di quanti giovani e meno giovani attendono di essere ascoltati, incoraggiati e a volte anche aiutati economicamente". Una iniziativa - spiega don Sant - che "non ha grandi presunzioni ma un piccolo segno concreto di attenzione e vicinanza a chi soffre".