Primo Piano

Vangelo Migrante:XX Domenica del Tempo Ordinario | Vangelo (Lc 12, 49-53)

10 Agosto 2022 - Gesù non usa giri di parole: “sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! (...) Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione”. Ma cosa sono questo fuoco e questa divisione di cui parla? Il Vangelo non è ottundimento e illusione ma “morso del più”: visione, coraggio, creatività, appunto, fuoco! Altro che oppio dei popoli! Dio non è neutrale: vittime o carnefici non sono la stessa cosa davanti a lui, tra ricchi e poveri, Dio ha delle preferenze e si schiera. Il Dio di Gesù Cristo non porta la falsa pace della neutralità o dell’inerzia, ma “ascolta il gemito” di chi lo invoca e prende posizione contro i faraoni di sempre. La divisione che porta evoca il coraggio di esporsi e lottare contro il male. Perché si può uccidere anche stando alla finestra, muti davanti al grido dei poveri e di madre terra, mentre soffiano il vento dell’odio, si chiudono approdi, si alzano muri, avanza la corruzione. Non si può restarsene inerti a contemplare lo spettacolo della vita che ci scorre a fianco, senza alzarsi a lottare contro la morte e ogni forma di morte. Altrimenti il male si fa sempre più arrogante e legittimato. Quel fuoco è l’alta temperatura morale che rende possibili le trasformazioni positive del cuore e della storia. Come quella fiammella che a Pentecoste si è posata sul capo di ogni discepolo e ha sposato una originalità propria, ha illuminato una genialità diversa per ciascuno. Abbiamo bisogno estremo di discepoli geniali, con fuoco. È questo che intende papa Francesco quando nella Evangelii Gaudium invita i credenti a essere creativi, nella missione, nella pastorale, nel linguaggio. Propone instancabilmente non l’omologazione, ma la creatività; invoca non l’obbedienza ma l’originalità dei cristiani. Fino a suggerire di non temere eventuali conflitti che ne possono seguire perché senza conflitto non c’è passione (EG 226). Un invito pieno di energia a non seguire il pensiero dominante, a non accodarci alla maggioranza o ai sondaggi d’opinione. Essere discepoli significa essere profeti: invito forte, anche se molte volte disatteso! Essere profeti anche scomodi, per Gesù significa far divampare quella goccia di fuoco che lo Spirito ha seminato in ogni vivente. (p. Gaetano Saracino)

Padre Kolbe e Magis: 17 profughi ucraini accolti al Cenacolo mariano di Bologna

11 Agosto 2022 - Bologna - 17 profughi ucraini sono stati ospitati, dallo scorso 3 marzo, presso il Cenacolo mariano delle Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe, a pochi chilometri da Bologna. Al progetto di accoglienza ha partecipato anche la Fondazione Magis contribuendo a renderlo concreto. I profughi ucraini sono stati messi nelle condizioni di poter maturare diverse scelte riguardo al loro futuro e hanno lasciato il Cenacolo in tempi diversi, tra metà giugno e fine luglio. Dal primo agosto è rimasta ospite solo una persona adulta. Le persone ospitate normo-udenti sono state 3 adulti e 4 minori. A fine luglio, le due mamme con i rispettivi figli hanno raggiunto i loro mariti in Ucraina. Sperano di poter rimanere nel loro Paese ma hanno già fatto richiesta di poter ritornare al Cenacolo mariano qualora dovessero sentirsi in pericolo. Sono state anche ospitate persone audiolese (8 adulti e 3 minori). Una famiglia i cui membri sono tutti sordomuti (marito, moglie al 7° mese di gravidanza al momento dell’arrivo al Cenacolo, ma ora con figlia neonata ed una figlia di 6 anni); un’altra mamma con la figlia di 10 anni, entrambe sordomute; un fratello e una sorella sordomuti; infine tre adulti (un uomo e due donne). La famiglia composta da marito, moglie e due bambine (la più piccola nata a Bologna a giugno) e la famiglia composta da 1 fratello ed una sorella hanno richiesto la protezione internazionale. I primi a metà giugno e i secondi a metà luglio si sono trasferiti nel centro di Bologna presso strutture Sai  (Sistema accoglienza integrazione). Intendono cercare lavoro e prendere la residenza a Bologna. Nel mese di giugno sono partiti anche gli altri ospiti non udenti: uno ha raggiunto la nonna in Francia, una mamma e la figlia invece hanno raggiunto parenti in Israele. Due donne adulte risiedono a Bologna, in attesa di rientrare in Ucraina appena possibile. In collaborazione con i medici sanitari dell’Usl di Sasso Marconi e Casalecchio di Reno si sono svolte visite, vaccinazioni, ed esami clinici.  

Il Complesso della Cattedrale accoglierà i ragazzi ucraini ospiti a Savona

11 Agosto 2022 -
Savona -  Nella mattinata di domani, 12 agosto, i bambini e ragazzi ucraini ospitati a Savona  parteciperanno ad una visita guidata con annessi laboratori artistici e musicali promossa dal Complesso Museale della Cattedrale. La presenza di una comunità ucraina affidata alla sede della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù ha infatti messo in moto l’interesse della Direzione e lo staff di animatori che già in primavera hanno accolto tanti gruppi scolastici per attività didattiche e di laboratorio, anche con la collaborazione dell'associazione Pro Musica Antiqua.
Alle ore 9 il gruppo di giovani e giovanissimi e i loro accompagnatori saranno accolti in piazza del Duomo. Dopo una visita animata alla Cattedrale Nostra Signora Assunta, al suo coro ligneo e al Chiostro Francescano verranno guidati in un laboratorio creativo sotto il fresco porticato e ad uno musicale nella Cappella Sistina con i suoni rinascimentali di Pro Musica Antiqua. L’iniziativa è stata pianificata dalla Direzione museale e da Maria Volvhak. "L'opportunità di visitare il patrimonio storico, artistico e culturale di Savona, per eccellenza il più identitario, ci sembra una forma di accoglienza completa e insieme essenziale per dare il benvenuto a chi è costretto a lasciare con violenza il proprio Paese e condividere almeno l’identità di una casa e di radici", dichiara la Direzione stessa.

A Edirne, lungo la “rotta impossibile”

11 Agosto 2022 -

Edirne  - Quaranta chilometri di cammino solo con i calzini ai piedi, senza le scarpe, sottratte oltrefrontiera durante il respingimento. Nessuno le ha più ridate a Yassine, cittadino tunisino di 49 anni, né agli altri che con lui avevano tentato di attraversare illegalmente il confine turco per entrare in Bulgaria. Intercettati e ricacciati indietro, hanno patito dalla polizia bulgara il trattamento che da anni i richiedenti asilo vanno descrivendo. Da aprile Yassine ci ha provato tre volte. In tutte e tre è stato picchiato. Ora negli occhi ha l’espressione di chi non si spiega tanta violenza, incredulo che quella sia l’Europa. «Potrebbero dirci che siamo illegali e che perciò non ci fanno passare, ma che bisogno c’è di picchiare la gente? Perché farla spogliare, derubarla di tutto, anche delle scarpe?». L’appuntamento con lui è all’ombra del porticato della Eski Cami, la moschea vecchia della città di Edirne, punta estrema della Turchia nord occidentale, a un passo dal confine con Grecia e Bulgaria, da anni tappa obbligata di chi percorre la rotta migratoria orientale cercando di entrare in Europa via terra. Da questa placida cittadina passano afghani, siriani, nordafricani, subsahariani. Quelli giunti in Grecia, dopo innumerevoli tentativi, sono 3.200 da gennaio. Erano stati 4.800 nel 2021, ma 14.800 nel 2019. I respingimenti, agli occhi di chi li compie, devono apparire efficaci.

«Eccole le nostre storie» ci dicono ragazzi di varie nazionalità, fuori da una tavola calda di Edirne. Si sollevano gli orli di pantaloni e magliette per mostrare i segni dei morsi dei cani della polizia bulgara, le manganellate di quella greca. «Nell’ultimo tentativo mi hanno preso lo zaino, i soldi e la giacca. È qualcosa che fa male, no? Poi avevano i cani. Non erano solo bulgari, tra gli agenti c’era chi parlava tedesco e polacco. Ci hanno picchiato senza ragione, alcuni ridevano. L’Unione Europea troverà una soluzione? La sentite la sofferenza delle persone?», riprende con le domande incalzanti Yassine. Sul versante greco, stessi rischi, uguale pericolo. Questa è la frontiera in cui a febbraio 19 uomini semisvestiti sono stati trovati morti congelati. La Turchia ha accusato Atene di averli respinti lasciandoli senza abiti, ma per i greci è solo «falsa propaganda». Dei respingimenti verso la Turchia riferiscono da anni Ong e stampa. Il 30 giugno la commissaria Ue agli Affari Interni Yl- va Johansson ha avvertito la Grecia che le «deportazioni violente e illegali » devono cessare. Già a ottobre era intervenuta in una plenaria della Commissione: «La violenza ai nostri confini non è mai accettabile. Soprattutto se è strutturale e organizzata ». Peccato che le parole non bastino, e i respingimenti continuino. A fine luglio, per giunta, sono emersi i dettagli di un rapporto “riservato” dell’Olaf, l’ufficio antifrode dell’Unione, in cui si documenta il coinvolgimento dell’agenzia europea Frontex nelle attività illegali della guardia costiera greca.

Ci raggiunge alla moschea anche Firas, siriano di Deraa, che oltre il confine non è mai arrivato. «La polizia turca mi ha catturato prima, e mi ha trattenuto in un campo per 65 giorni. Gli agenti turchi non si prendono soldi né vestiti, ma sono duri durante le detenzioni». All’ingresso della pensione dove alloggia incontriamo Amredka, un giovane somalo con un occhio gonfio e un taglio sopra lo zigomo. «È stata la polizia di frontiera», sussurra. «Sono qui da un anno e mezzo e non so più quante volte ci ho provato. Almeno nove, senza trafficanti. Quelli vogliono soldi, noi non li abbiamo. Perché dev’essere così difficile? ». Chi ha denaro si affida a contrabbandieri che da Istanbul garantiscono il trasporto a bordo di van. È l’esperienza di Wassim, afghano di Herat. Dopo cinque anni in Turchia, ne ha abbastanza di pregiudizi e vessazioni. «Se lavori vieni pagato la metà dei locali. A volte non sei considerato nemmeno un essere umano». Il 13 luglio ha raggiunto altre 35 persone in un cimitero di un sobborgo di Istanbul, punto d’incontro con il trafficante. 1.800 euro per arrivare oltreconfine, 3.500 per un posto sicuro in Grecia. Con 10 o 12mila euro (per le bustarelle ad agenti corrotti) ci si imbarca su navi dirette in Italia. Wassim, però, non possiede tanto denaro. «Alle 3 del mattino eravamo a Edirne. Una guida a piedi ci ha condotti al fiume (Evros, il confine, ndr). Lì abbiamo atteso le barche, piccole, a remi. Ci hanno trasportato a due a due». Una volta di là, i trafficanti hanno indicato il punto della boscaglia da cui passare, fino a una radura. «Ma messo piede allo scoperto si è acceso un faro, e la polizia greca è venuta fuori. Abbiamo fatto marcia indietro, ma alle nostre spalle sono comparsi altri poliziotti. È stata un’imboscata ». Agenti «con la bandiera greca sulle spalline e i passamontagna» hanno iniziato il pestaggio. «Con i manganelli, il calcio dei fucili, gli stivali. È rimasto coinvolto anche un bambino di 7 anni» prosegue Wassim. «Poi, hanno fatto spogliare nudi gli uomini, senza biancheria. Hanno lasciato vestite le donne, ma per perquisirle infilavano le mani dappertutto ». Via i soldi, i gioielli, ciò che aveva valore. «Siccome alcuni cuciono il denaro all’interno degli indumenti, i poliziotti hanno tagliato i tessuti con un coltello. Ci hanno persino detto di aprire la bocca, e hanno guardato dentro». (Francesca Ghirardelli)

Naufragio nell’Egeo: oltre 50 dispersi

11 Agosto 2022 -

Milano -  La strage non si ferma. Coi 50 dispersi nel drammatico naufragio avvenuto nell’Egeo ieri mattina, le acque del Mediterraneo, la “fossa comune” più vasta del Pianeta, hanno inghiottito solo quest’anno più di mille persone che tentavano la traversata verso l’Europa, fuggendo da guerre, miseria e carestie. E, nello stesso bacino, dall’inizio del 2022 oltre 15mila sono stati i migranti localizzati su navi alla deriva dalle unità di soccorso.

I dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) fanno rabbrividire ma la tragedia dei naufragi, col loro quotidiano bilancio di vittime, sembra non avere fine. L’anno scorso le partenze erano diminuite, ma negli ultimi mesi sono decisamente riprese e l’Italia, situata al centro del Mare Nostrum, è l’approdo più frequente dei barconi partiti dall’Africa o dai Paesi più disastrati dell’Asia (la questione, così, è tornata ad essere uno dei temi più divisivi – e strumentalizzati – della campagna elettorale).

Dall’alba di ieri nel Mar Egeo due navi della Marina ellenica coadiuvate da un elicottero dell’Aviazione e dalle motovedette della capitaneria di porto di Rodi cercano una cinquantina di migranti che sono stati sbalzati via da una barca salpata la sera prima da Antalya, sulle coste turche, e diretta in Italia: le forti raffiche di vento avrebbero fatto capovolgere l’imbarcazione, appesantita dal suo carico dolente, che è affondata al largo dell’isola di Karpathos. I soccorritori della Guardia costiera greca sono riusciti a salvarne 29, tra afghani, iraniani e iracheni, ma gli altri occupanti del caicco fino alla tarda serata risultavano ancora dispersi. Poche, purtroppo, le speranze di poterli recuperare ancora vivi, molti di loro infatti sono finiti in mare, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, senza indossare i giubbotti di salvataggio.

Sempre secondo l’Oim, dal gennaio scorso sono morte 64 persone solo nel Mediterraneo orientale (Egeo), mentre erano state 111 nel 2021. Il numero di arrivi di rifugiati e migranti in Grecia quest’anno è aumentato, secondo il governo ellenico: si tratta in particolare di esuli provenienti dalla Turchia. Per questo Atene accusa Ankara di aver chiuso un occhio sui trafficanti di uomini e allentato i controlli nei porti e nel mare territoriale permettendo così ai migranti di raggiungere la Grecia in violazione degli accordi del marzo 2016 che prevedevano un impegno da parte delle autorità turche per limitare l’immigrazione dal suo territorio in cambio di aiuti finanziari europei. La Turchia, naturalmente, nega ogni accusa e la polemica con la Grecia – che su questo tema si trascina ormai da anni – continua, mentre le persone muoiono affrontando il salto della traversata, spesso ricattati da scafisti senza scrupoli. Ma non è finita. Sempre ieri sei profughi – tre donne e altrettanti bambini – hanno perso la vita in un naufragio al largo del litorale tunisino: una ventina sono stati tratti in salvo mentre si cercano ancora eventuali altri superstiti. Nelle ultime ore sono proseguiti gli sbarchi sulle coste italiane anche lungo la rotta centrale del Mediterraneo: a Lampedusa se ne sono contati sei, mentre a Roccella Ionica, in Calabria, nel terzo approdo in sei giorni sono arrivati 59 migranti. (Fulvio Fulvi . Avvenire

Marcinelle: Fico, esigenza governare flussi di chi cerca lavoro

8 Agosto 2022 - Roma - In occasione del sessantaseiesimo anniversario della tragedia di Marcinelle e della Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, "desidero unirmi a voi nel ricordo dei centotrentasei lavoratori italiani e dei tanti altri provenienti da numerosi Paesi che persero la vita nella miniera del Bois du Cazier2. Lo scrive, in una nota, il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico: "fu quella la più grande sciagura sul lavoro della storia del nostro Paese, una pagina dolorosa di cui ancora oggi si ricorda la tragica portata . E che - ha aggiunto - ci fa ripercorrere le storie di sofferenza e di esclusione vissute dai nostri emigrati che, per sfuggire alla povertà, hanno conosciuto sacrifici e umiliazioni. Ancora oggi, in Italia e nel nostro continente, le morti sul lavoro rappresentano una piaga grave ed inaccettabile, in aperto contrasto con i principi comuni ai nostri ordinamenti e con i valori di una società che abbia come priorità la tutela dei lavoratori e della loro dignità. Grazie al processo di integrazione europea, c'è stata un'evoluzione in termini di riconoscimento dei diritti dei lavoratori nell'Unione. Ma altri passi vanno fatti per garantire la convergenza di tutti gli Stati membri verso livelli massimi di sicurezza sul luogo di lavoro. La memoria di Marcinelle - aggiunge il presidente della Camera - e delle storie dell'emigrazione italiana devono inoltre richiamare la nostra attenzione sulla esigenza di governare a livello europeo, con regole e strumenti comuni ed equi, i flussi di persone che cercano nel nostro continente, lontano dal proprio Paese, una opportunità di vita e lavoro dignitosa. La ricorrenza odierna deve infine essere l'occasione per ricordare i tanti italiani, uomini e donne, che operano in molte parti del pianeta in esperienze professionali o di ricerca, in attività di volontariato o nella promozione dei valori della pace, della cooperazione, della solidarietà. Alcuni di loro hanno perso, in tragiche circostanze, la vita nell'assolvimento degli impegni e nella realizzazione dei progetti di vita. È in tutti loro che continua a rispecchiarsi, oggi come sessantasei anni fa, una delle immagini migliori del nostro Paese. Con questi sentimenti, e ringraziando il dott. Jean Louis Delaet, che nel suo ruolo di direttore del complesso museale del Bois du Cazier si è impegnato in questi anni nel dare risalto al contributo degli immigrati italiani in Belgio, invio a voi tutti i miei più sentiti auguri per il pieno successo dell'iniziativa", conclude Fico.

Marcinelle: Casellati, ricordo sempre vivo nella memoria collettiva

8 Agosto 2022 - Roma - Il presidente del Senato,  Maria Elisabetta Alberti Casellati ha voluto rivolgere oggi il suo saluto e quello di tutto il Senato della Repubblica ai partecipanti alla commemorazione dell'anniversario della tragedia di Marcinelle. Il ricordo -ha scritto in un messaggio -  delle 262 vittime di quella terribile sciagura, di cui 136 connazionali, "resta sempre vivo nella memoria individuale e collettiva".  "Le storie  - ha aggiunto - di questi lavoratori sono l'espressione della volontà di riscatto, del coraggio e della tenacia di intere famiglie che, nel secondo dopoguerra, lasciarono il loro paese d'origine per cercare un futuro migliore. Il loro sacrificio e la loro determinazione hanno dato un contributo fondamentale alla costruzione dell'Italia di oggi e al rafforzamento delle radici della stessa Unione Europea. Guardiamo dunque a quel passato doloroso con la consapevolezza che i vincoli di solidarietà tra persone e popoli, e un rinnovato sentimento di condivisione e reciproca fiducia, ci consentiranno di affrontare le sfide così complesse del nostro presente".

Migrantes Campania: costruire il futuro con i migranti e i rifugiati

8 Agosto 2022 - Napoli - Il giorno 01 agosto 2022 al porto di Salerno è attraccata la nave Ocean Wiking che portava in salvo 387 migranti soccorsi nel mar Mediterraneo e provenienti da diversi paesi : Mali, Costa d’Avorio, Nigeria, Eritrea, Egitto, Bangladesh, Gambia, ecc.., terre tormentate da violenza e miseria che, è sotto i nostri occhi, aumentano più che diminuire, complici le crisi internazionali legate anche alla guerra in Ucraina e che ci chiedono di essere pronti a rendere disponibili porti sicuri per poi procedere ad una immediata e attenta gestione degli arrivi sul nostro territorio. La procedura di sbarco e di prima accoglienza ha visto impegnate le diverse istituzioni, l’associazionismo e diverse Caritas diocesane per il ristoro ed i beni di prima necessità. Si è messa in moto una grande macchina di accoglienza che ha permesso di collocare i numerosi fratelli e sorelle migranti in diversi centri di accoglienza nella nostra regione. Dall’incontro con i fratelli arrivati, dai loro sguardi, dalle loro storie emerge fin da subito la necessità di impegnarci con costanza ed attenzione : all’ACCOGLIENZA, intesa come ferma volontà di incontro, di ascolto, di conoscenza, di superamento delle paure reciproche all’ACCOMPAGNAMENTO nella quotidianità della vita in un paese nuovo, diverso per tradizioni, cultura, storia dal loro paese di origine e di partenza all’INTEGRAZIONE nei percorsi di inserimento umano, sociale, scolastico, lavorativo. attraverso la PROMOZIONE del valore della PERSONA ed alla centralità del SOGNO che ha visto questi nostri fratelli partire dalle loro terre di origine nella ricerca di una vita migliore, lontana da guerre, da carestie, da crisi ambientali o difficoltà di vita e nella speranza di aiutare nella terra natia i propri cari. Fare nostra la loro domanda di pace e di speranza aiuterà anche noi a costruire un futuro migliore per tutti. Accanto alle risposte, concrete e corrette, ai bisogni primari a carico dei diversi interlocutori, l’impegno costante che ci vedrà impegnati sarà il “camminare accanto” anche per la CURA di tutti gli aspetti della loro vita, come ad esempio nel curare i legami con affetti lasciati, nel curare la spiritualità e la fede professata Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa anche riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare al processo di costruzione. (Papa Francesco – Messaggio per la GMMR 2022) Il Vescovo delegato Migrantes - Mons. Giuseppe Mazzafaro Il coordinatore Migrantes Campania - Antonio Bonifacio

Migrantes: 8 agosto, la giornata del lavoro italiano all’estero

8 Agosto 2022 - Roma - L’8 agosto di ogni anno - giorno del ricordo della tragedia di Marcinelle, in Belgio, dove morirono 262 minatori, oltre la metà dei quali italiani – è diventata la Giornata del ricordo dei lavoratori italiani neòl mondo, di ieri e di oggi. L’Europa è stata ricostruita nel Dopoguerra grazie anche il sacrificio di tanti lavoratori italiani emigrati all’estero: come anche la ricostruzione italiana deve molto ai sacrifici e alle rimesse di milioni di lavoratori italiani emigrati all’estero, soprattutto nei Paesi europei, lontani dai loro familiari. Questo sacrificio, questo lavoro dei nostri emigranti continua anche oggi, con molti giovani e famiglie costretti a lavorare all’estero. L’unica Italia che cresce – come ha ricordato l’ultimo Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes -  è l’Italia all’estero. Anche oggi non sempre il lavoro italiano nel mondo, come quello degli immigrati in Italia, viene riconosciuto nei diritti fondamentali: precarietà, lavoro nero, sfruttamento avvengono anche in altri Paesi nei confronti dei nostri lavoratori. Questa Giornata ricorda i tanti lavoratori di ieri, ma non può dimenticare questi tanti lavoratori italiani di oggi che vivono all’estero. C’è un legame che il nostro Paese non può dimenticare e che deve crescere nell’attenzione alla tutela dei diritti civili e sociali, nelle pari opportunità. Anche l’Italia nel mondo è fondata sul lavoro, e i lavoratori all’estero non possono essere dimenticati, anche dalla Chiesa, che cammina con loro. (Mons. Gian Carlo Perego - Presidente Fondazione Migrantes)

Marcinelle: Cisl, ricordo delle tante vittime un monito forte per tutti

8 Agosto 2022 -
Roma - “Sessantasei anni fa la tragedia di Marcinelle una delle pagine più buie dell’immigrazione italiana nel mondo. Il ricordo dei quei morti continua ancora oggi ad essere un monito forte per tutti. Accoglienza, integrazione , sicurezza , inclusione sono la base di un’Europa davvero coesa e unita”. E’ quanto sottolinea su twitter il Segretario Generale della Cisl Luigi Sbarra ricordando oggi l’anniversario della tragedia di Marcinelle dove morirono 262 minatori di cui 136 italiani.