Primo Piano

Minacce globali e paure quotidiane. Quattro rapporti, una riflessione

11 Marzo 2026 - Il "migrante" è divenuto il simbolo di un cambiamento percepito come incontrollabile, improvviso e destabilizzante; un contenitore simbolico sui cui proiettare ansie che hanno origini molto più profonde. E poco importa che i dati raccontino una storia diversa. Una riflessione di Simone Varisco per "Migranti Press" alla luce dei risultati di quattro recenti rapporti. Viviamo in un’epoca in cui le minacce globali – crisi ambientale, conflittualità geopolitica, emergenze sociali, trasformazioni tecnologiche – sembrerebbero avere un peso enorme sulla nostra percezione del futuro. E molto spesso è così. Eppure, paradossalmente, ciò che più condiziona le nostre emozioni e i nostri comportamenti non è l’astratta vastità dei problemi planetari, ma la concretezza delle paure quotidiane. È come se l’orizzonte del mondo fosse troppo grande per essere davvero temuto, mentre ciò che percepiamo come vicino, tangibile, immediato, diventa improvvisamente ingombrante. Le grandi minacce globali hanno una caratteristica comune: sono complesse, muovono interessi enormi eppure sono difficili da visualizzare. Il cambiamento climatico, per esempio, è un fenomeno scientificamente documentato, ma emotivamente sfuggente: non ha un volto, non ha un nome, non sembra bussare alla porta di casa. La guerra in una lontana parte del mondo è tragica, ma rimane spesso confinata dentro i margini di uno schermo. Le trasformazioni economiche e tecnologiche sono pervasive, ma sanno affascinare e non producono un nemico immediatamente identificabile. Pezzi di realtà che, solo apparentemente, non ci riguardano.
Paure prossime e migranti
La mente umana fatica a temere ciò che non può rappresentare con chiarezza. E così, mentre le minacce globali restano sullo sfondo, la nostra attenzione si concentra su ciò che appare più vicino, più semplice, più immediato. Tra le paure “di prossimità”, quella legata alle persone migranti rimane uno dei paradigmi più evidenti. Non perché sia la più fondata, ma perché è la più facilmente narrabile, visibile, spesso manipolabile. Soltanto alcune eccezioni sfuggono – almeno in parte – a questa regola. La più recente, fra il 2019 e il 2022, è stata l’emergenza generata dalla pandemia di Covid: una breve pausa nell’ingranaggio della “paura dello straniero”, e peraltro soltanto dopo una iniziale attribuzione di colpe alla popolazione immigrata. «Il virus viene associato alle migrazioni in una cornice di crisi sanitaria, alimentando timori legati alla presunta diffusione dell’infezione da parte dei migranti. Questo termine riflette l’intersezione reale e simbolica tra paura della pandemia e narrazione sull’immigrazione», scrivono Associazione Carta di Roma e Osservatorio di Pavia nel XIII Rapporto Carta di Roma “Notizie senza volto”. Perché fra paura e informazione c’è reciprocità, e la paura è spesso indotta, alimentata e sfruttata.
La cornice mediatica delle paure crescenti
«Nel 2025, il 47% dei cittadini percepisce l’immigrazione come minaccia alla sicurezza», prosegue il Rapporto. Va però osservato che la pervasività della copertura mediatica sui temi dell’immigrazione «da sola spiega solo parzialmente le oscillazioni della percezione di insicurezza. Appare infatti determinante la cornice interpretativa con cui il fenomeno migratorio è raccontato. Le fasi di “paura crescente” coincidono con cornici mediatiche allarmanti, che enfatizzano emergenze di sbarchi, cronaca nera, binomio immigrazione-criminalità, rischi di attentati terroristici e scontri di civiltà. Al contrario, i momenti di “paura calante” riflettono cornici più moderate e normalizzanti, orientate ad accoglienza, economia e lavoro, scuola e convivenza nei territori». La paura del quotidiano ha, infatti, i suoi confini: il quartiere, il condominio, il posto di lavoro. È una paura che nasce dall’idea di perdere la sicurezza del proprio spazio vitale. E in questo universo ristretto, il “migrante” diventa il simbolo di un cambiamento percepito come incontrollabile, improvviso e destabilizzante. E poco importa che i dati reali raccontino una storia diversa. Che la presenza di cittadini – lavoratori e lavoratrici, studentesse e studenti – stranieri sia spesso essenziale per l’economia, per il welfare, per la tenuta del tessuto sociale. Quando «i conflitti ridefiniscono le traiettorie del nostro tempo, riaffiora la necessità di un linguaggio capace di distinguere tra ciò che accade e ciò che temiamo. Perché dietro ogni titolo, anche quando moltiplica le paure, rimane il compito più semplice e più difficile del giornalismo: restituire umanità a ciò che la politica riduce a flusso, e voce a chi continua a non averne».
La paura non si nutre di statistiche
Che la paura non si nutra di statistiche, ma di percezioni, è confermato anche dal 59° Rapporto sulla situazione sociale del Paese curato dal Censis. È così che, con poco spazio per un sano realismo rispetto all’ineluttabilità storica dei movimenti di persone su scala globale e alle opportunità che da sempre ne sono derivate, il 62,8% degli italiani ritiene che l’immigrazione debba essere il più possibile frenata, una realtà percepita dal 54,1% come un pericolo per l’identità e la cultura nazionali. L’irrigidimento difensivo appare la postura più usuale di fronte alla crisi di senso: difesa del proprio peso politico, sia locale che nazionale (il 47% e il 14,7% degli italiani sono, rispettivamente, contrari e indecisi rispetto all’estensione del diritto di voto alle amministrative ai cittadini stranieri residenti, mentre il 56,5% è contrario o non si esprime circa il voto alle elezioni politiche); difesa delle opportunità offerte dal sistema pubblico (il 47,3% è contrario all’apertura dei concorsi a chi non è in possesso della cittadinanza italiana, con un 16,1% non ha un’opinione in proposito); difesa del proprio orizzonte urbano e patrimoniale (il 58,8% degli italiani è convinto che un quartiere finisca con il degradarsi – e dunque con lo svalutarsi – quando vi risiedono molti cittadini immigrati). È, d’altronde, la conferma di quanto emerso dal referendum dell’8 e 9 giugno 2025: il rifiuto della maggioranza degli italiani di allargare concretamente la platea dei nuovi cittadini, rigettando la proposta di abbreviare i tempi necessari per la richiesta della cittadinanza da parte degli stranieri residenti (sebbene oggi la maggioranza degli italiani – il 59,2% – si dichiari d’accordo con una riforma secondo il criterio dello ius culturae).
Migranti e “aporofobia”
Il “migrante” – eterno aggettivo sostantivato – incarna, nella narrazione pubblica e nella percezione privata, una serie di timori sovrapposti: paura dell’ignoto, paura del cambiamento, paura della perdita, paura dell’insicurezza personale. In altre parole, il “migrante” è reso un contenitore simbolico su cui proiettare ansie che hanno origini molto più profonde: paura della precarietà economica, della fragilità sociale, dell’inadeguatezza delle istituzioni, della crescente solitudine urbana. Ma anche della povertà. La chiamano "aporofobia": il timore, il rifiuto, quando non l’ostilità verso le persone povere, che si vedono come un pericolo. Quasi che la povertà sia contagiosa. Anche in questo caso, innestandosi sopra un substrato di paure ataviche, la narrazione mediatica gioca un ruolo fondamentale. Come evidenziano Caritas Italiana e Osservatorio di Pavia nel rapporto “Taglio basso. Come la povertà fa notizia”, nel 2025, in riferimento ai post su Facebook dei “giornalisti più social”, «i risultati sulle cornici narrative attestano la prevalenza del frame politico/economico (53%), seguito da quello solidaristico/caritatevole (39%), [mentre] meno frequente è il frame securitario (7%). Un frame, quest’ultimo, che caratterizza solo i post di cronaca, ma ne caratterizza meno di uno su tre (29%), attestando la prevalenza di uno sguardo più compassionevole che impaurito su storie di vita, e spesso anche di violenza, di persone povere o ai margini della società. Il 53% dei post di cronaca ha infatti un frame solidaristico/caritatevole». Nonostante questo, anche la povertà è «in bilico fra strumentalizzazione politica e compassione». È più facile temere ciò che ha un volto, un corpo, una presenza. È più facile attribuire a un gruppo visibile la responsabilità di problemi complessi. È più facile costruire un “noi” rassicurante contro un “loro” percepito come diverso e minaccioso.
Distinguere ciò che ci spaventa da ciò che è pericoloso
Affrontare le paure globali richiede consapevolezza, assunzione di responsabilità collettiva, capacità di pensare in grande o, soprattutto, in lungo, nel tempo. Alimentare la paura del quotidiano, invece, richiede soltanto un bersaglio. Comprendere questo meccanismo non significa negare le difficoltà reali – politiche e sociali – connesse alla gestione dei flussi migratori. Significa però riconoscere che la paura, quando non è proporzionata ai fatti, diventa uno strumento di divisione e di regressione sociale. «Molte delle buone pratiche […] si muovono attorno all’idea di costruire una nuova grammatica narrativa, capace di sostituire la retorica della paura e della sicurezza con un linguaggio della comprensione e dell’empatia», si evidenzia nel rapporto “Informazione diseguale. L’invisibilità delle persone migranti, rifugiate e razzializzate nei media in Italia”, realizzato nell’ambito del progetto Mild – More correct Information Less Discrimination da Associazione Carta di Roma e Lunaria. «Il lessico giornalistico, come sottolineato più volte, ha un potere enorme nel plasmare l’immaginario collettivo. Cambiare il modo in cui si raccontano le persone con background migratorio, le minoranze o i soggetti vulnerabili significa cambiare la percezione della realtà. La sfida è passare da una comunicazione che “parla di” a una comunicazione che “parla con”. In questa prospettiva, l’intersezionalità diventa un principio guida: non esistono esperienze isolate di discriminazione, ma dimensioni intrecciate di disuguaglianza che si sovrappongono – di classe, di genere, di etnia, di orientamento sessuale, di disabilità – riuscire a raccontare queste intersezioni significa rifiutare la semplificazione, accettare la complessità del reale e, di conseguenza, restituire dignità alle storie». Tanto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare. «Il cambiamento linguistico e narrativo è già in atto, ma richiede tempo, formazione e collaborazione». La sfida è imparare a distinguere tra ciò che ci spaventa perché è vicino da ciò che è davvero pericoloso. È imparare a guardare oltre la superficie, a non confondere il sintomo con la causa, la vulnerabilità con vulnerati e vulneranti. Solo così la paura può tornare a essere un segnale utile, e non un’arma impropria nella disponibilità di pochi. (Simone M. Varisco | "Migranti Press" 1 2026)

Ddl immigrazione, N’Kombo: “La bozza di un esercizio di forza”

11 Marzo 2026 - Lo scorso 11 febbraio, il Consiglio dei ministri ha approvato, con la previsione della richiesta alle Camere di sollecita calendarizzazione nel rispetto dei regolamenti dei due rami del Parlamento, un disegno di legge che introduce disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l’attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2024. Abbiamo già pubblicato una sintesi dei contenuti del cosiddetto "ddl immigrazione" nonché dato conto dei primi commenti a caldo del presidente della Fondazione Migrantes, S.E. mons. Gian Carlo Perego. Abbiamo chiesto un commento sulla bozza del testo anche a Stefania N'Kombo José Teresa, nata a Narni da genitori angolani e attivista antirazzista di Lunaria APS e "QuestaèRoma", che ha tra l'altro contribuito all'edizione 2024 del "Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes" Sebbene il testo definitivo non sia ancora disponibile, la linea del governo sull’immigrazione è già chiara. L’11 febbraio il Consiglio dei ministri ha esaminato una bozza di Disegno di legge che conferma un approccio emergenziale e securitario, con possibili ricadute sui diritti delle persone migranti. I numerosi interventi già adottati dalla maggioranza mostrano una centralità politica del tema che appare più orientata al consenso che a una gestione strutturale dei flussi. Pur trattandosi di una versione suscettibile di modifiche, conta soprattutto l’impostazione generale del provvedimento. Ricorrono elementi già noti: la disciplina della detenzione amministrativa - definita come privazione della libertà personale anche alla luce di una recente pronuncia della Corte costituzionale -; l’obiettivo di fermare gli arrivi - con la trasformazione del blocco navale da slogan a norma -, oltre a nuove restrizioni in materia di minori, status di rifugiato e protezione sussidiaria. Tuttavia cambia il quadro politico: nell’ultimo anno, infatti, il Governo si è fortemente scontrato con la magistratura in materia di immigrazione - basta pensare alle non convalide di trattenimento per le persone migranti deportate in Albania -  e da tempo sta scavalcando il Parlamento nella produzione legislativa. Questa bozza di Ddl conferma una volontà accentratrice dell’esecutivo e mostra come la compressione dei diritti delle persone migranti sia direttamente proporzionale alla più ampia contrazione dei diritti nel nostro sistema democratico. Dall’implementazione del Patto Europeo alla decisione di interdire l’attraversamento via mare dei confini territoriali, passando per la gestione dei rimpatri per i minorenni - demandata nella bozza al prefetto con approvazione del Tribunale dei Minori - si assiste a una progressiva concentrazione di poteri in capo al Governo, in particolare al ministero dell’Interno. Questa bozza si colloca in continuità con una storia di criminalizzazione delle persone che migrano e di chi presta loro soccorso, di depotenziamento delle misure d’accoglienza e inserimento sociale, e rafforzamento del sistema di detenzione e rimpatrio. Ciò che desta una certa preoccupazione è che sul terreno dell’immigrazione si sperimenti un indebolimento del sistema democratico basato sull’equilibrio dei poteri dello Stato. Questo dovrebbe essere percepito come una questione di interesse generale, non solo di chi si occupa di migrazioni. Il "razzismo istituzionale" che si esplica nelle politiche migratorie non è fine a sé stesso, ma inquadrato in una redistribuzione di potere a livello istituzionale, oggi quantomeno sbilanciata. Alla luce di questa bozza, le politiche migratorie sembrano configurarsi come uno dei principali laboratori politici in cui assistiamo a un esercizio di forza da parte dell’esecutivo. La società civile si sta muovendo in tal senso, sperando che la bozza circolata non diventi definitiva o che non peggiori. Resta però un punto essenziale: parlare di libertà di movimento, di accoglienza e di un sincero antirazzismo, oggi più che mai, non è più una questione umanitaria. E’ una questione di democrazia. (Stefania N'Kombo José Teresa)

Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, Caritas e Ufficio Migrantes propongono l’iniziativa “Apri la tua casa”

10 Marzo 2026 - La Caritas Diocesana e l’Ufficio Migrantes dell'arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, in occasione della Quaresima di Carità 2026 (la terza domenica di Quaresima) hanno proposto l’iniziativa "Apri la tua casa". Ospita uno studente internazionale". L’iniziativa, che vede la collaborazione dell’Università della Calabria, è rivolta a famiglie disponibili a ospitare uno studente internazionale per un periodo di tempo concordato. "Un’esperienza semplice ma preziosa - spiegano Caritas e Migrantes -, che, a partire da un bisogno di ospitalità concreto, permette di vivere l’incontro tra culture, offrire sostegno e calore familiare e costruire legami di solidarietà e amicizia. Non servono requisiti speciali, solo disponibilità, ascolto e desiderio di condividere". Per adesioni: 0984.687757; migrantescosenza@gmail.com   Cosenza Quaresima 2026 Apri la tua casa

Il direttore generale della Fondazione Migrantes in visita in Salento

10 Marzo 2026 - Ha avuto inizio questa mattina una breve visita di due giorni del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, in Salento. In particolare, tra oggi e domani, il direttore visiterà i locali e incontrerà le persone coinvolte nei due corsi di alfabetizzazione per adulti immigrati, promossi dall'associazione InContatto e sostenuti dalla Fondazione Migrantes, a Veglie e Leverano, in provincia di Lecce. Successivamente si recherà a Brindisi per visitare la "Casa Colibrì" del diocesi di Brindisi-Ostuni, gestita dall’associazione Migrantes.

“Incontri e scontri di culture. Per una cultura dell’interculturalità”. Al via le iscrizioni alla Summer School 2026 sulla mobilità umana

9 Marzo 2026 - Sono aperte fino al 31 luglio 2026. le iscrizioni alla prossima edizione della scuola estiva "Mobilità umana e giustizia globale" (Palermo, 24 - 27 agosto 2026), organizzata dalla Formazione Permanente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e finanziata dalla Fondazione Migrantes. Le attività formative in questa edizione sono incentrate sul tema "Incontri e scontri di culture. Per una cultura dell’interculturalità".
Programma e calendario:
Lunedì 24 agosto, mattina (9.30-13.00) Sessione Inaugurale Cultura/e in movimento: leggere, governare e valorizzare la multiculturalità
  • Presentazione della Scuola e del programma della settimana: Laura Zanfrini, Ordinario di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica e Direttore Scientifico della Summer School, Università Cattolica del Sacro Cuore
  • Presentazione dei partecipanti.
  • Relazione: "Palermo crocevia del Mediterraneo: dalla storia al presente guardando al futuro", Vito Impellizzeri, preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia.
Lunedì 24 agosto, pomeriggio (14.30-18.00)
  • "Immersione nella città, nella sua storia e nel suo profilo multiculturale": visita guidata da Giovanni Masaniello, SEGESTA.
Martedì 25 agosto, mattina (9.30-13.00) Seconda sessione tematica La multiculturalità come sfida e risorsa per i sistemi sociosanitari
  • Relazione introduttiva: Mario Affronti, già presidente della Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni e responsabile Ufficio Migrantes, Palermo.
  • Esperienza: "Collaborazione pubblico-privato: una chiave per affrontare la sfida della multiculturalità nei sistemi sociosanitari", Ornella Dino, responsabile UOS di Medicina delle migrazioni dell’ASP Palermo e Amalia Sanfilippo, Centro Astalli Palermo - Rete SaluTiAmo.
Martedì 25 agosto, pomeriggio (14.30-18.00)
  • Laboratorio condotto da Moltivolti APS, Palermo
  • Visita al Centro islamico
Mercoledì 26 agosto, mattina (9.30-13.00) Terza sessione tematica La trasmissione dei valori nelle famiglie e nelle comunità immigrate
  • Relazione introduttiva: Giovanni Giulio Valtolina, ordinario di Psicologia dello sviluppo UCSC e responsabile settore Minori e Famiglia Fondazione ISMU ETS, Milano.
  • Esperienza: "Istituzioni e attori dell’educazione islamica in Italia", Alessandra Caragiuli, docente di Sociologia dei processi formativi, Università di Siena (Campus di Arezzo).
Mercoledì 26 agosto, pomeriggio (15.00-18.00)
  • Visita guidata alla “Casbah” di Mazara del Vallo, incontro con gli esperti dell’Istituto Euroarabo e i docenti della Scuola islamica.
Mercoledì 26 agosto, sera (19.00-23.00)
  • Passeggiata sul lungo mare
  • Cena sociale
Giovedì 27 agosto, mattina (9.30-13.30) Quarta sessione tematica Rom, Sinti Kalè, Manouches e Romanichals: un mondo di mondi
  • Relazione introduttiva: Eva Rizzin, responsabile scientifica dell’Osservatorio nazionale sull’Antiziganismo - CREAa (Centro di Ricerche Etnografiche e di Antropologia applicata “Francesca Cappelletto”) dell’Università degli Studi di Verona.
  • La parola ai partecipanti: impressioni e proposte a ruota libera.
Giovedì 27 agosto, pomeriggio
  • Tavola rotonda. "L'identità cristiana in un’Europa in crisi di identità".

La quota di partecipazione è fissata in: € 500,00 (IVA inclusa) € 450,00 (IVA inclusa) per gli Operatori Migrantes*, a titolo di quota agevolata. La quota non comprende le spese di vitto e alloggio. È prevista la possibilità di alloggio presso la Casa San Francesco, Vicolo Infermeria dei Cappuccini - 90134 Palermo, a un prezzo convenzionato (da versare direttamente alla struttura). Informazioni: valentina.cerutti@unicatt.it; tel. 02 72345718 Questa iniziativa è finanziabile con la "Carta del docente". ❗Le iscrizioni sono aperte fino al 31 luglio 2026. Link diretto alle iscrizioni: https://iscrizionionline.unicatt.it/s/eventsub?subId=a10dY000002Ic45 ❗   Summer School 2026

La morte di Marcello Silvestri. Il ricordo della Fondazione Migrantes

9 Marzo 2026 - «Se la lettura del Vangelo non ti graffia dentro, non è autentica». Nelle prime ore del mattino di sabato 7 marzo è morto Marcello Silvestri, artista, pittore e scultore italiano di respiro internazionale, che ha viaggiato insieme alle sue opere a Roma, Parigi, Bruxelles, New York, Osaka. È stato uno degli artisti che hanno ispirato e impreziosito la Bottega d’Arte aperta da Fondazione Migrantes sulla Terrazza del Pincio a Roma, in occasione dell’Earth Day 2025.
"Un credente che nell'arte ha espresso la sua fede", come lo ha ricordato il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Per cogliere almeno un riflesso della sua personalità, molto sensibile anche ai temi della mobilità umana, vi invitiamo a rileggere una recente intervista di Simone Varisco per il mensile Migranti Press.
[caption id="attachment_70064" align="aligncenter" width="1024"]Marcello Silvestri Marcello Silvestri[/caption]

Cei, per il 13 marzo i vescovi italiani promuovono una Giornata di preghiera e digiuno per la pace

6 Marzo 2026 - L’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie, una nuova inutile strage dalle conseguenze incalcolabili. Unendo la propria voce a quella di papa Leone che ha chiesto di “fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”, la presidenza della Conferenza episcopale italiana promuove una Giornata di preghiera e digiuno per venerdì 13 marzo. L’invito è rivolto a tutte le comunità ecclesiali affinché chiedano al Re della Pace di salvare l’umanità dagli orrori e dalle lacrime di tutti i conflitti in corso. La presidenza della Cei ribadisce, ancora una volta, che la guerra non è e non può mai essere la risposta; che la logica della forza non può e non deve sostituirsi alla paziente arte della diplomazia, unica via percorribile per la risoluzione di controversie e contese; che il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le legittime aspirazioni dei popoli; che la paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune. In questo drammatico momento, come affermato nella Nota Educare a una pace disarmata e disarmante, “il grido delle vittime giunge a noi con una forza che ci interpella direttamente; le immagini di violenza crescente ci sconcertano e chiamano a un impegno rafforzato”. Un impegno corale e consapevole che deve tradursi in gesti di prossimità e di preghiera quotidiana. La Giornata del 13 marzo vuole essere un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte. Per questo, l’Ufficio liturgico nazionale ha offerto alcune indicazioni e proposte per la Celebrazione eucaristica, la Via Crucis e il digiuno. In particolare, si pregherà perché “si apra presto un cammino di pace stabile e duratura” e perché “quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio”. (fonte: Chiesa cattolica italiana)  

Come si crescono figli italiani lontano dall’Italia? Una ricerca sulle famiglie expat

5 Marzo 2026 - Giovedì 12 marzo, alle ore 16 a Roma, presso la Sala stampa della Camera dei deputati (via della Missione 4/8) viene presentato il volume “Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo” (Tau editrice) di Eleonora Voltolina, frutto di una ricerca promossa e finanziata dalla Fondazione Migrantes. Ripubblichiamo l'articolo in cui l'autrice ha presentato il suo lavoro su "Migranti Press". Gli italiani che vivono all’estero ne hanno abbastanza di sentirsi definire “cervelli in fuga”: una etichetta cliché che piace ai giornalisti, ma rende un servizio davvero povero alla comunità degli italiani fuori dall’Italia, che è molto ricca e variegata, e composta da expat molto diversi per titolo di studio, età, situazione professionale e personale. Continuare a parlare di cervelli in fuga lascia da parte tantissime persone che, invece, hanno bisogno e voglia di essere raccontate a tutto tondo, e ascoltate. Per esempio, una condizione peculiare che accomuna molti, nel Paese di approdo, è quella di portare avanti una famiglia. In due accezioni: aver effettuato un progetto migratorio familiare – ed essere partiti quindi con figli al seguito – o aver messo al mondo dei figli direttamente all’estero.
Soddisfazione, speranza, dispiacere
Per esplorare questo tema, tra il 2024 e il 2025, ho effettuato, grazie al sostegno della Fondazione Migrantes, una ricerca che ha visto la partecipazione di oltre 1.200 genitori italiani residenti all’estero (per un 81% mamme, e il restante 19% papà), che hanno risposto a un set di oltre 200 domande condividendo la loro esperienza. Nell’edizione 2025 del RIM, il Rapporto Italiani nel Mondo, è già apparso un piccolo assaggio dei risultati: risulta subito chiaro che queste famiglie sono contente della loro scelta. Le emozioni più frequentemente associate al crescere i figli all’estero sono infatti “soddisfazione” e “speranza”; anche se il 57% ammette di avvertire un senso di colpa, o dispiacere, per averli allontanati dai nonni. I genitori expat sono generalmente soddisfatti della loro vita (tre su cinque danno un voto tra 8 e 10 al tenore di vita raggiunto) e, forse per questo, solo un terzo di loro avverte un concreto desiderio di rientrare in Italia. Conciliare lavoro e famiglia sembra più facile quando si è all’estero. Per esempio, le penalizzazioni verso chi lavora e ha figli sono ben più frequenti in Italia che nel resto del mondo: se un 15,5% di genitori expat racconta di aver subito mobbing nel Paese di approdo, tra coloro che avevano già figli quando ancora vivevano in Italia la percentuale di esperienze negative nel mercato del lavoro italiano sale addirittura al 49%. La suddivisione dei lavori di cura tra madri e padri è più equilibrata all’estero che in Italia, con un più alto livello di parità di genere nelle famiglie; non a caso il congedo di paternità italiano si prende una sonora bocciatura quando viene messo a confronto con quelli vigenti altrove, spesso di durata maggiore.
Un libro per raccontare i risultati
I risultati della ricerca sono raccontati in un libro che ai dati intreccia le storie di oltre 30 genitori italiani all’estero, per costruire un affresco di come si crescono “figli italiani lontano dall’Italia”. Molti i temi toccati: le ragioni che spingono a partire; le differenze tra le famiglie 100% italiane e quelle miste, con genitori di nazionalità diverse. E ancora: le strategie di costruzione e consolidamento dell’identità italiana quando si vive lontano; l’importanza e la complessità di mantenere l’italiano in casa e fuori casa, e trasmettere la lingua ai figli; la diversità nei sistemi sanitari e in quelli scolastici. A proposito, in particolare, di calendari scolastici, non sorprende che una decisa maggioranza di genitori expat sia convinta che sia più facile gestire varie settimane di vacanza distribuite durante l’intero corso dell’anno, anziché tutte in blocco d’estate, come ancora si fa in Italia!
Politiche di sostegno alle famiglie
Ben tre quarti dei genitori expat affermano che è più facile fare figli nel loro Paese d’approdo rispetto all’Italia. Un verdetto netto, che si basa sul fatto che all’estero le famiglie sono aiutate di più, e sul quale la classe politica italiana dovrebbe riflettere. Il maggior aiuto pubblico messo a disposizione di chi ha figli all’estero è lo sgravio fiscale, uno sconto sulle tasse dovuto al fatto di avere uno o più figli: ben il 51% di chi ha partecipato alla ricerca racconta che il Paese in cui vive prevede questo tipo di agevolazione. E poi generosi assegni mensili di sostegno economico per ciascun figlio, spesso addirittura indipendenti dal reddito del nucleo familiare; contributi o rimborsi per spese varie, come le attività extra-scolastiche o il babysitting; servizi di assistenza e counseling gratuiti o a prezzo calmierato, dopo il parto e nei primi mesi (o addirittura anni) di vita del bambino, come il servizio di puericultura a domicilio. Altro che bonus bebè! All’estero sembrano aver capito che aiutare le famiglie con una somma una tantum alla nascita non basta, e che è necessario prevedere aiuti e servizi continuativi. La ricerca e il libro vogliono mettere a disposizione dei policymaker e del dibattito pubblico proposte e idee direttamente dai genitori italiani residenti all’estero, per far tornare l’Italia un Paese accogliente per tutti coloro che hanno desiderio di fare famiglia. (Eleonora Voltolina, in "Migranti Press" 1 2026)

Carrara, “Demografia e migrazioni. L’Italia delle mobilità plurime”

5 Marzo 2026 - Nell’ambito dei Campionati Italiani della Geografia, venerdì 6 marzo a Palazzo Binelli, c/o la sede della Fondazione CRC, in via Verdi a Carrara, si terrà l'incontro “Demografia e migrazioni. L’Italia delle mobilità plurime”. Intervengono:
  • Delfina Licata (sociologa delle migrazioni), curatrice del Rapporto Italiani nel mondo 2025 della Fondazione Migrantes.
  • Riccardo Canesi (docente di Geografia): “Perché non possiamo fare a meno dei migranti”.
L’evento sarà introdotto da Sara Vatteroni (Casa Betania – Migrantes Toscana) con il saluto di Serena Arrighi (sindaco di Carrara) ed Enrico Isoppi (presidente Fondazione CRC). Carrara 2026 RIM 2025

Stato dell’integrazione dei migranti in Italia: il rapporto Ocse e ministero del Lavoro

5 Marzo 2026 - In Italia, i migranti contribuiscono in maniera significativa alla forza lavoro. I nuovi arrivati sono sempre più istruiti e i figli degli immigrati mostrano risultati incoraggianti nel campo dell’istruzione. Anche i migranti umanitari mostrano un forte legame con il mercato del lavoro nel tempo. L'altro lato della medaglia è rappresentato dalla concentrazione in lavori a bassa qualifica e da livelli di educazione e formazione degli adulti limitati, con ritorni all’istruzione bassi. Elevati livelli di povertà e sovraffollamento abitativo tra i nati all’estero sottolineano la necessità di politiche sociali più inclusive. Sono queste in estrema sintesi alcune delle conclusioni a cui giunge l’Ocse nel rapporto Stato dell’integrazione dei migranti - Italia realizzato con il supporto del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, presentato recentemente a Roma nel corso dell’evento “Migrazioni, lavoro e integrazione in Italia”. L’Italia, evidenzia tra l'altro il rapporto, ospita una delle più numerose popolazioni immigrate dell’UE in termini assoluti, sebbene la crescita recente sia stata contenuta. Pur contando 6,4 milioni di immigrati, pari al 10% della popolazione, tale quota è aumentata solo del 13% nell’ultimo decennio, molto meno che in Germania, Spagna o Francia.   Rapporto Ocse 2026 Integrazione

“Accoglienze generative”. Parte a Roma la IV edizione della “Cattedra dell’accoglienza”

4 Marzo 2026 - Manca pochissimo alla quarta edizione della Cattedra dell’accoglienza, che si terrà presso la Fraterna domus di Sacrofano (RM) dal 10 al 13 marzo, e che quest'anno sarà dedicata al tema: "Accoglienze generative. Nuove forme di comunità, spiritualità e identità a partire dai giovani e dalle giovani". "Abbiamo scelto il plurale — Accoglienze —, scrivono gli organizzatori, perché plurali sono le vite, le lingue e i progetti dei ragazzi e delle ragazze che incrociano il nostro percorso. Non si tratta solo di ospitare: vogliamo essere una forza generativa capace di far emergere nuove prospettive nel terreno dell'ascolto attivo e dell'osservazione condivisa. È ciò che accade quando uno sguardo adulto sceglie di restare in apprendimento di fronte a uno sguardo giovane". Il percorso formativo è rivolto a tutti: operatori sociali, sanitari, assistenti sociali, mediatori culturali, volontari, ma anche giornalisti, sacerdoti, religiosi e religiose, studenti e insegnanti. Per qualsiasi informazione: cattedraccoglienza@fraternadomus.it
Il programma
Martedì 10 marzo 2026 16.00 Ritrovarsi e condividere la visione che attraversa la tre giorni.
  • Milena Pizziolo, Associazione Fraterna Domus.
  • Don Francesco Fiorino, Opera Mons. Gioacchino Di Leo ODV.
  • Patrizia Nicolini, Sindaca di Sacrofano.
  • S.E. Mons. Marco Salvi, Vescovo di Civita Castellana.
16.30 – 18.00 Giovani e Chiesa. Accoglienze che generano appartenenza. Interviene: S. Em. Ccrd. Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede. Interagisce: Vincenzo Buonomo, Consigliere Generale dello Stato della Città del Vaticano. 18.30 Celebrazione Eucaristica Presiede: S. Em. Card. Pietro Parolin. 21.00 Evento serale. Spettacolo “Hungry” di e con Eleonora Cucciarelli. Mercoledì 11 marzo 2026 9.00 – 10.30 Accoglienza. Desideri fragili, possibilità inattese.
  • Interviene: Gennaro Giudetti, Operatore umanitario.
  • Interagisce: Cristiana Caricato, Giornalista TV2000.
11.00 – 12.30 Accoglienze dai giovani. Intervengono: Camilla Godi, Camilla Francesca Acciaro, Alessandro Oro, Diletta Calamita, Giorgia Calogiuri, Benedetta Bianco. Interagiscono: Alessia Pesci e Silvia Colledan, Comitato scientifico Cattedra. 14.30 – 15.30 FRIDA LETTERS. Estratto dello spettacolo teatrale “FRIDA LETTERS. La storia di Frida Kahlo attraverso le sue lettere” di e con Daniele Monterosi. 16.00 – 18.30 Accoglienze per abitare le complessità, immaginare e costruire comunità Intervengono: Madalena Lima, responsabile programma giovani Ashoka Italy e Markus Krienke, prof. di Filosofia moderna ed Etica sociale - Facoltà di Teologia di Lugano. Interagisce: Massimo Ruggeri, sociologo, direttore Biennale della prossimità e Esecutivo Naz. Cnca. 21.00 Evento serale. Visione del Film “Buen camino” Giovedì 12 marzo 2026 9.00 Spostamento in Vaticano per l’Udienza privata di Sua Santita’ Papa Leone xiv ai partecipanti alla cattedra. 14.30 – 15.30 Accoglienze che curano. Fragilità, rischi, possibilità di crescita. Presentazione del libro “Adolescenti interrotti: intercettare il disagio prima che sia tardi” con l’autore. Stefano Vicari, direttore U.O.C. Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, Ospedale Bambino Gesù e ordinario di Neuropsichiatria Infantile Uni. Cattolica del Sacro Cuore. Interagisce: Salvatore Zaffina, direttore U.O.C. Medicina del lavoro, Ospedale Bambino Gesù e prof. a contratto di Medicina del lavoro. 16.00 – 18.30 Accoglienze che costruiscono futuro. Intervengono: Fabio Bocci, ordinario, Dip. di Scienze della Formazione, Università “Roma Tre”; e Chiara Scardicchio, prof.ssa associata di Pedagogia generale e sociale – Uni. Bari. Interagisce: Roberto Rotondo, Giornalista, Coop. Auxilium. 21.00 Evento serale – Concerto dei "The Sun". Venerdì 13 marzo 2025 9.30 – 11.30 Accogliere per abitare il digitale e costruire cittadinanza. Intervengono: Mihaela Gavrila, sociologa, Università La Sapienza; e Barbara Strappato, direttrice della Prima divisione del servizio di Polizia postale e per la sicurezza cibernetica. Interagisce: Massimiliano Padula, Sociologo, Pontificia Università Lateranense. 12.00- 13.00 Accogliere per generare orizzonti condivisibili di speranza e di responsabilità Intervengono: S.E.R. mons. Alfonso Vincenzo Amarante, Magnifico Rettore Pontificia Università Lateranense; don Riccardo Pincerato, direttore per il Servizio nazionale della Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana. Interagisce: Pierangelo Milesi, vicepresidente Acli.

🔗 Il programma completo e aggiornato.

Tavola delle pace di Cremona, il 4 marzo incontro online sul “Ddl Immigrazione” con mons. Perego

3 Marzo 2026 - “Migranti – Dopo il Ddl del Governo per il diritto all’accoglienza senza confini” è il titolo dell’incontro online promosso dalla Tavola della Pace di Cremona che si terrà mercoledì 4 marzo alle ore 21. Un appuntamento di grande attualità che intende offrire uno spazio di approfondimento, confronto e riflessione su uno dei temi più delicati e divisivi del nostro tempo: le politiche migratorie e il futuro del diritto all’accoglienza nel nostro Paese. Relatore e ospite della serata sarà l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e di Fondazione Migrantes. Per ricevere il link di collegamento è sufficiente scrivere all’indirizzo e-mail tavoladellapacecremona@gmail.com. ( diocesi di Cremona)

A Milano in scena “KR70M16 – Naufrago senza nome”

28 Febbraio 2026 - Dal 10 al 15 marzo, al Teatro degli Angeli di Milano (Via P. Colletta 21), va in scena KR70M16 - Naufrago senza nome di Scena Verticale, un lavoro poetico e visionario sulle morti nel Mediterraneo. Saverio La Ruina insieme a Cecilia Foti e Dario De Luca ​mettono in scena la storia di un uomo, morto di fronte a Steccato di Cutro durante la traversata del Mediterraneo, ma rimasto non identificato. Al centro dello spettacolo vi è l’immaginifico incontro di quest’uomo con una vittima della Shoah: ciò permette di riflettere proprio sulla difficoltà della memoria storica e del ricordare, in particolare le tragedie dei migranti che attraversano il Mediterraneo. Centrale è il tema dell’identità che trova espressione nella richiesta lancinante del proprio nome sulla lapide. Il contesto è improntato alla fantasia più lieve, a cominciare dallo spazio in cui la vicenda è ambientata, ma una levità che ci spiazza e ci pone davanti alla tragedia con occhi diversi. Una riflessione su quanto è difficile l’esercizio della memoria storica, quanto è facile ricordare i vincitori, arduo dare voce agli sconfitti.

ℹ️ Per informazioni.

Teatro KR70M16

2016-2026: 10 anni di corridoi umanitari, la via sicura e legale che ha salvato migliaia di vite

27 Febbraio 2026 - Era il 29 febbraio del 2016. Al terminal 5 di Fiumicino arrivarono dal Libano 97 profughi, per lo più famiglie di siriani che fuggivano dalla guerra in corso e che non avrebbero avuto modo di raggiungere l’Europa se non con i viaggi della disperazione nel mare Mediterraneo, come molti altri loro compagni. Fu l’inizio di una storia felice, quella dei corridoi umanitari organizzati dalla società civile in accordo con lo Stato italiano, primo paese in Europa a renderli possibili, ma poi anche con Francia, Belgio e Andorra. La Comunità di Sant’Egidio, la Tavola Valdese e la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia avevano sottoscritto nel dicembre 2015 il primo protocollo con i ministeri degli Esteri e dell’Interno che prevedeva il rilascio di visti umanitari a rifugiati considerati “vulnerabili” e in fuga dalle guerre. Tutto a carico delle organizzazioni promotrici che si sarebbero occupate di trovare gli alloggi e avrebbero favorito l’integrazione con l’apprendimento della lingua, l’iscrizione dei figli a scuola e l’avviamento al mondo del lavoro. Una via sicura e praticabile mentre continuano i drammatici viaggi nel deserto e nel Mediterraneo, con migliaia di morti, di cui quasi nessuno più parla, vergogna per l’Europa e ferita per l’Africa e gli altri continenti di provenienza. Un modello vincente – a cui, nel 2019, è stato attribuito anche il premio Nansen per i rifugiati – che successivamente è stato replicato da Sant’Egidio anche con altre associazioni e realtà ecclesiali e in altri paesi europei arrivando ad accogliere 7462 persone in Italia e 1130 in Europa. Tra le nazionalità accolte, oltre ai siriani, ci sono afgani, eritrei, sudanesi, somali, yemeniti e, da ultimo, palestinesi di Gaza. (fonte: Comunità di Sant'Egidio) [caption id="attachment_72376" align="aligncenter" width="1024"]Corridoi umanitari (fonte: santegidio.org)[/caption]

Firenze, al Centro internazionale studenti “Giorgio La Pira” la 6ª edizione di MusicaInsieme

27 Febbraio 2026 - A Firenze, torna a risuonare la grande musica nella storica cornice della Sala Teatina (via dei Pescioni, 3). Prende il via la sesta edizione di MusicaInsieme, la rassegna di concerti “Giovani interpreti alla Teatina” che, nata simbolicamente nell'anno della pandemia, taglia oggi il traguardo del 2026 consolidandosi come uno dei palcoscenici più vivaci per le nuove generazioni di musicisti. La rassegna è promossa e organizzata dal Centro internazionale studenti "Giorgio La Pira", dedicato e specializzato nell’attività di inclusione, formazione e assistenza, in particolare per gli studenti internazionali. Sotto la direzione artistica del Maestro Angel Andrea Tavani, il cartellone di questa edizione presenta oltre 70 giovani talenti, provenienti dalle cinque più prestigiose realtà formative musicali del territorio: la Scuola di Musica di Fiesole, il Conservatorio L. Cherubini, l’IIS Alberti-Dante, il Centro Musicale Suzuki e, novità di quest’anno, l’A.gi.mus. Firenze. L’inaugurazione è affidata ai fiati della Scuola di Musica di Fiesole, che apriranno le danze lunedì 2 marzo alle ore 19:00. Fedele alla sua missione di “fare comunità attraverso l'arte”, MusicaInsieme non è solo ascolto, ma condivisione. Tutti i concerti sono a ingresso gratuito e, al termine di ogni esecuzione, il pubblico potrà trattenersi per un piccolo aperitivo. Un’occasione informale e preziosa per salutare i musicisti, dialogare con gli interpreti e abbattere le barriere tra palco e platea. «La musica è la lingua dello spirito», recita la citazione di Kahlil Gibran scelta per la locandina, e MusicaInsieme 2026 si propone di essere proprio questo: una corrente segreta che vibra tra chi canta o suona e chi ascolta. INFO UTILI
  • Dove: Sala Teatina - Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira (Via dei Pescioni, 3 - Firenze).
  • Quando: Ogni lunedì (dal 2 marzo al 18 maggio 2026).
  • Orario: Inizio concerti ore 19:00.
  • Ingresso: Libero e gratuito fino a esaurimento posti. 
Contatti per la stampa:  centrointernazionalelapira.org MusicaInsieme 2026

“Le parole per dirlo”. A Mondovì (CN) si parla delle “speranze recluse” dei richiedenti asilo

26 Febbraio 2026 - Abbiamo bisogno delle “parole per dirlo”, per parlare del fenomeno migratorio, per fermarci a riflettere e a comprendere. L’Ufficio Migrantes della diocesi di Mondovì (CN) continua il suo ormai tradizionale percorso di formazione sul tema della mobilità umana. Questa volta, il 27 febbraio, è il turno della dott.ssa Mariacristina Molfetta, curatrice del Report “Il diritto d’asilo”, che presenterà la situazione dei rifugiati e le loro “speranze recluse”. La prenotazione agli incontri è obbligatoria: migrantes.mondovi@libero.it   Mondovì 2026 Report

Si parlerà di immigrazione e giovani alla Scuola di formazione all’impegno sociale e politico dei laici a Forlì

26 Febbraio 2026 - Nell’ambito dell’annuale ciclo di incontri della Scuola di formazione all’impegno sociale e politico dei laici organizzata da Pastorale sociale e del lavoro, Migrantes e Caritas della diocesi di Forlì-Bertinoro, venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 21.00 presso il seminario di Forlì, verrà presentato il XXXIV Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes 2025 dal titolo “Giovani, testimoni di speranza”. Dopo i saluti di Walter Neri, direttore dell'ufficio diocesano Migrantes, e di Filippo Monari, direttore Caritas diocesana, interverranno come relatori Simone Varisco, dell'area ricerca e documentazione della Fondazione Migrantes e co-curatore del Rapporto Immigrazione, e Chiara Lama, coordinatrice degli osservatori Caritas dell'Emilia-Romagna. Partendo dai dati attuali del contesto migratorio nazionale e regionale dell’Emilia-Romagna, verranno presentati i tanti volti della mobilità nel nostro Paese e i segni di speranza portati dagli immigrati, in particolare dai giovani, nei vari ambiti della società (cittadinanza, economia, scuola, lavoro), nonché le sfide dell’inclusione, con particolare riguardo al disagio e alla povertà, stante l’attuale condizione di precarietà economica e sociale di molti cittadini immigrati.   Rapporto Immigrazione 2025 Forlì

“Con le mani. Casa”: un laboratorio teatrale con le donne italiane all’estero

25 Febbraio 2026 - Il 26 febbraio, alle ore 17.30 viene presentato online “Con le mani. Casa”, un laboratorio di narrazione teatrale pensato e dedicato a donne italiane migranti, promosso dalla Fondazione Migrantes. Il laboratorio si svolgerà tra il 2 e il 29 marzo, gratuitamente, ed è finalizzato alla creazione di un allestimento artistico pubblico. Il progetto si articola in due fasi e cinque città. La prima fase è la raccolta dei materiali attraverso dei laboratori di storytelling teatrale indirizzati a tutte le donne migranti di origine italiana e maggiorenni. I laboratori si terranno a Bilbao, Lisbona, Colonia, Basilea e Lione e saranno ospitati rispettivamente dall’ACLI di Basilea e Wholen, da Euskaditalia a Bilbao e dai rispettivi Comites nelle altre città. “Con le mani. Casa” è un progetto di ricerca che usa gli strumenti dell’indagine narrativa e dell’espressione teatrale per dare contesto e voce alle donne migranti in Europa. “Esploratrici, avventuriere, amazzoni. Volevo immaginare così le donne che, oggi, possono permettersi di costruire progetti di mobilità nello spazio dell’Unione Europea. Ho invece scoperto che la narrazione delle migrazioni come “storie di successo”, storie di libertà e sogni realizzati, nasconde, o quantomeno mette in secondo piano, il groviglio di emozioni che spinge alcune donne a migrare – ha spiegato la curatrice Valentina Bischi -. Ecco dove ho trovato gli interrogativi di ricerca: quali sono le conseguenze di questa apparentemente irrefrenabile libertà? Cosa c’è dietro la mobilità svincolata da famiglia e tradizione? Come si fa, una volta che si è approdate altrove, a ricostruire un luogo chiamato “casa”? E perché talvolta si torna?”. Per partecipare all'incontro di presentazione di domani, giovedì 26 febbraio (ore 17.30) è possibile connettersi a questo link. (fonte: aise)

A tre anni dalla strage di Cutro, pensando ai dispersi del ciclone Harry: «Riconosciamo dignità almeno ai corpi, per riscoprirci umani»

25 Febbraio 2026 - «Ricominciamo a mettere mattoncini di umanità: riconosciamo la dignità dovuta almeno ai corpi, meglio di come è stato fatto finora, e consentiamo alle famiglie di piangere i loro cari». Questo l’auspicio di mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, nel terzo anniversario della strage di Cutro, mentre è tra l’altro in corso il processo penale sui presunti ritardi nei soccorsi. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, infatti, a Steccato di Cutro (Kr), 34 uomini, 26 donne e 34 minori, trovarono la morte nelle acque di quel mare che rappresentava la loro unica speranza. Il pensiero della Fondazione Migrantes va oggi alle centinaia di persone che si temono disperse nei giorni del ciclone “Harry”, e i cui resti stanno riaffiorando lungo le coste della Calabria e della Sicilia. Come proposto nei giorni scorsi da alcune associazioni impegnate nel soccorso in mare, anche mons. Felicolo si appella alle autorità «affinché vengano fatti prelievi del DNA ai corpi che il mare ci sta restituendo e a tutti coloro che perdono la propria vita sulle rotte migratorie che toccano il nostro Paese. Ciò consentirebbe di costituire una banca dati che permetterebbe ai familiari delle persone scomparse di identificarle e sapere dove andare a piangere i loro cari. Sono atti di pietas doverosi. È il minimo: non possiamo considerare normali queste morti». La vicenda di Cutro e dei naufragi delle imbarcazioni messe in mare da chi lucra sulle speranze di migliaia di persone, una vicenda già in sé enorme e tragica, apre infatti una finestra ulteriore su un “orrore senza nome”. Giovanni Papotti definisce così – in un saggio contenuto nel Report Il diritto d’asilo 2025, presentato nel dicembre 2025 dalla Fondazione Migrantes –, la storia “esemplare” del giovane Yonas, morto a Ventimiglia. Una storia che evidenzia le falle normative e operative nei processi di identificazione delle persone decedute o scomparse. Una intricata rete giuridica e burocratica che nega ai familiari il diritto alla verità e ai defunti una degna sepoltura. «Il sistema di diritto – sono parole della sorella di una migrante scomparsa nel corso del viaggio nel Mediterraneo riportate nel saggio – non risponde alle esigenze della realtà: non è un fallimento umanitario, è un fallimento legale».

A Torino, un panel sul Report “Il Diritto d’asilo 2025”

25 Febbraio 2026 - Giovedì 26 febbraio 2026 (9.30 – 12.30), presso la Biblioteca Civica “Italo Calvino” in Lungo Dora Agrigento 94 a Torino, si tiene la presentazione del Report annuale sul Diritto d’asilo 2025 della Fondazione Migrantes, dal titolo: «Richiedenti asilo: le speranze recluse». IL PROGRAMMA:
  • SALUTI di apertura Stefano Lo Russo, sindaco della Città metropolitana di Torino.
  • Il Report 2025 Mariacristina Molfetta, curatrice del volume fondazione Migrantes.
  • Alla ricerca del tempo rubato Maurizio Veglio, avvocato, socio dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione e autore del Report.
  • Esperienze di rifugio diffuso – Accoglienza in famiglia Daniela CaisDavide, Daniela e Francesca DenticoMartina Olivero e la testimonianza di Cheik Talla.
  • Esperienze sul territorio Giulia Comirato, Cooperativa CIDAS – Progetto Vesta – Rifugiati in famiglia di Bologna, di accoglienza e integrazione di MSNA e giovani rifugiati.
  • Dai territori allo Stato: ANCI e la voce dei Comuni nell’accoglienza Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e delegato ANCI all’immigrazione.
  • Difficoltà, strategie e protocolli Raffaella Fontana, dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Torino.
  • Rifugio diffuso un’esperienza da diffondere Monica Locascio, direttrice area 1 città di Torino – Direzione del Dipartimento Servizi Sociali, Socio Sanitari e Abitativi Direzione.
  • CONCLUSIONI a cura di mons. Alessandro Giraudo, vescovo ausiliare – Diocesi di Torino
Modera Sergio Durando, referente della Pastorale Migranti Torino Per prenotazioni: https://forms.gle/Li4RGEffwgSwohvG9

(fonte: Diocesi di Torino)