Primo Piano

“Restare o partire?”. A Ragusa un focus sulla migrazione giovanile a partire dal “Rapporto italiani nel mondo”

12 Maggio 2026 - Organizzato dall’associazione "Ragusani nel mondo" e patrocinato dal Comune, si svolgerà nella Chiesa della Badia, in Corso Italia a Ragusa, il prossimo 16 maggio alle ore 9.30, il convegno: "Restare o partire? La migrazione giovanile: analisi, esperienze e proposte". Il flusso migratorio giovanile che va verso i Paesi esteri o verso il nord dell’Italia, è una realtà che ha preso sempre più piede e costituisce un fenomeno dalle rilevanti conseguenze sia dal punto di vista demografico, sia da quello sociale ed economico. Dopo i saluti di Giuseppe Cassì (sindaco di Ragusa),Maria Rita Schembari (presidente Libero consorzio comunale di Ragusa), mons. Pierpaolo Felicolo (direttore generale Fondazione Migrantes) e S.E. mons. Giuseppe La Placa (vescovo di Ragusa), i lavori saranno aperti da una relazione sulla migrazione giovanile della dott.ssa Delfina Licata, curatrice dell’annuale Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes della Cei. Seguirà un intervento della dott.ssa Ilaria Del Bianco, presidente dell'associazione "Lucchesi nel mondo" e già presidente dell’Unaie (Unione nazionale delle associazioni immigrati ed emigrati). Arricchiranno la parte iniziale del convegno l’intervento dell’assessore Simone Digrandi, che, a nome dell’Anci Sicilia, parlerà del ruolo degli Enti Locali in questa vera e propria sfida generazionale, e quello del dott. Giovanni Vindigni, direttore dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, che illustrerà una interessante iniziativa per favorire l’incontro tra domanda e offerta di nuova occupazione. Seguiranno alcune testimonianze di giovani che hanno scelto un lavoro all’estero o nel Centro Nord Italia, che racconteranno le opportunità e le difficoltà di questa loro scelta. L’ultima parte del Convegno vedrà gli interventi di rappresentanti di Oasi digitale-Rete di imprese, con interessanti iniziative imprenditoriali del nostro territorio tese a raccogliere una importante sfida: non fermare la mobilità giovanile, ma cercare di rendere la Comunità ragusana un luogo attrattivo ove i giovani talenti possano liberamente scegliere di restare e progettare il proprio futuro. Modera i lavori Salvo Falcone(fonte: Ufficio stampa del Comune di Ragusa) Ragusa 2026 Emigrazione

Omicidio Sako, la Migrantes di Taranto: una tragedia figlia “della violenza del linguaggio e dell’ipocrisia dello sfruttamento”

13 Maggio 2026 - "Vi scriviamo con il cuore ancora scosso dagli eventi che hanno colpito la nostra comunità tarantina, sentendo il dovere di condividere con voi alcune riflessioni nate dal dolore, ma anche dalla speranza che anima il nostro quotidiano impegno per l’accoglienza e la protezione dei migranti". Sono le prime parole di una lettera indirizzata alla Fondazione Migrantes dall'Ufficio Migrantes dell'arcidiocesi di Taranto, affidato a don Giuseppe Calamo, sull'omicidio di Bakari Sako, il bracciante agricolo di 35 anni originario del Mali, e cittadino italiano dal 2022, ucciso all'alba di sabato scorso in piazza Fontana, nel cuore della città vecchia di Taranto, in seguito a un'aggressione di cinque giovani. La Migrantes di Taranto "desidera onorare e richiamare con forza la memoria del giovane Bakari. Nel farlo, non possiamo non tracciare un parallelo con la letteratura, pensando al protagonista de Lo Straniero di Camus: un uomo che compie un gesto estremo quasi senza piena consapevolezza. Vogliamo credere, con la stessa pietà cristiana, che il giovane quindicenne coinvolto non sapesse realmente cosa stesse facendo. Taranto non è violenza. Taranto è, e vuole continuare a essere, una città di accoglienza, un porto aperto a tutti. Questa tragedia si è consumata all'alba del 9 maggio, proprio nei giorni in cui la nostra città celebra San Cataldo. È doloroso pensare che la felicità di una festa così sentita sia stata infranta proprio mentre celebravamo il nostro Santo Patrono, un uomo venuto da lontano come uno straniero per portare luce, pace e dialogo. Come Migrantes, ci sentiamo tutti figli di San Cataldo e custodi del suo messaggio di pace. Eppure, ci chiediamo se i nostri giovani conoscano davvero questo Santo o la storia millenaria delle terre da cui provengono molti nostri fratelli, come il Mali, terra di re e di biblioteche antiche, abitata da uomini integri proprio come lo era Bakari Sako. Questa tragedia ci interroga profondamente su due fronti. Il primo, la violenza del linguaggio. Siamo convinti che l'aggressione fisica sia spesso il tragico sfocio di una violenza verbale che pervade la nostra società. Ogni giorno, in Italia, vengono diffuse menzogne sul fenomeno migratorio che avvelenano le menti. Il secondo è l'ipocrisia dello sfruttamento. Dobbiamo denunciare con forza come l’economia locale e nazionale spesso poggi sulle mani dei migranti, le stesse mani che preparano il cibo sulle nostre tavole o che costruiscono le infrastrutture per i Grandi Giochi del Mediterraneo, spesso in condizioni di sfruttamento vergognoso e senza tutele contrattuali. Da parte nostra, - conclude la lettera - continueremo il nostro lavoro per 'disarmare le parole', seguendo l'esempio e la via tracciata da papa Francesco e da papa Leone XIV". Un lavoro pastorale e culturale, quello rilanciato dalla chiesa tarantina, che la Fondazione Migrantes intende sostenere in tutto il Paese.

Rapporto Idmc: nel 2025 sono stati più di 82 milioni gli sfollati interni nel mondo, in prevalenza dovuti a guerra e violenza

13 Maggio 2026 - Secondo la nuova edizione del "Rapporto globale sugli sfollati interni" dell'Idmc di Ginevra, dopo un decennio di crescita continua, il numero di persone che vivono tale condizione è leggermente diminuito nel 2025, ma è rimasto vicino ai livelli record, attestandosi a 82,2 milioni in 104 paesi e territori. Di questi, 68,6 milioni sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa di conflitti e violenze, mentre 13,6 milioni a causa di catastrofi naturali. Si tenga conto che il numero di rifugiati complessivo nel mondo, inclusi gli sfollati interni, attualmente si attesta tra i 125 e i 130 milioni di persone. Vengono definiti "sfollati interni" coloro che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa di conflitti, violenze o catastrofi e che non hanno attraversato un confine di Stato riconosciuto a livello internazionale. Molti vivono in condizioni di sfollamento da anni o decenni, senza riuscire a trovare una soluzione duratura. Sfollati interni 2026 Rapporto Idmc Secondo l'Idmc, la leggera diminuzione del numero di sfollati interni non riflette però un miglioramento strutturale. Il calo è stato in parte legato a rientri programmati, molti dei quali sono avvenuti in condizioni precarie, con persone che sono tornate in situazioni di insicurezza, in abitazioni danneggiate e con servizi limitati. Allo stesso tempo, i conflitti emergenti, in escalation e già radicati, insieme alle catastrofi naturali, hanno continuato a costringere le persone ad abbandonare le proprie case, spesso più volte. Molti di coloro che sono stati sfollati nel 2025 vivevano già in condizioni di sfollamento interno, il che ha acuito i loro bisogni e la loro vulnerabilità, rendendo ancora più irraggiungibili soluzioni durature. Queste dinamiche evidenziano come lo sfollamento interno rifletta un'instabilità più profonda e crisi irrisolte. "Man mano che i conflitti si intensificano - puntualizza la direttrice dell'Idmc, Tracy Lucas -, sono spesso le stesse persone a essere costrette a lasciare le proprie case più e più volte. Eppure, i sistemi pensati per proteggerle vengono smantellati". Il Rapporto fa emergere, inoltre, che circa un terzo degli sfollamenti causati da conflitti a livello mondiale è stato registrato in Iran, tutti legati a evacuazioni temporanee da Teheran. Un altro terzo, sempre a causa di conflitti, si è verificato nella Repubblica Democratica del Congo, il dato più alto mai registrato nel Paese. Infine, gli sfollamenti causati da conflitti e violenze sono cresciuti dell'8% in più rispetto a quelli causati da catastrofi naturali: è la prima volta che si registra un dato del genere.

🔗 Vai alla pagina del Rapporto (in inglese)

Sfollati interni 2026 Rapporto Idmc

“Attraverso26”, i campi estivi per giovani dei Missionari scalabriniani

13 Maggio 2026 - Anche nell’estate 2026 Ascs (Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo) rinnova il proprio impegno nel campo dell’educazione alla cittadinanza attiva e alla giustizia sociale, proponendo “Attraverso26”, un programma nazionale ed europeo composto da sei campi estivi (Foggia, Como, Calais, Trieste, Cuneese, Oulx). L’iniziativa si rivolge a giovani tra i 18 e i 35 anni, con l’obiettivo di formare nuove generazioni consapevoli, capaci di leggere criticamente i fenomeni migratori e di costruire relazioni di prossimità nei contesti fragili del nostro tempo. I campi, ormai consolidati nella metodologia ma sempre rinnovati nei contenuti, offrono esperienze settimanali di vita comunitaria, servizio concreto e formazione, dove ogni partecipante porta il proprio vissuto e lo mette in dialogo con quello degli altri. Il percorso si articola lungo due grandi assi tematici: le frontiere italiane ed europee, porte d’ingresso e di uscita delle persone in transito lungo le rotte migratorie e le condizioni del lavoro agricolo stagionale al Nord come al Sud. Per informazioni e iscrizioni: Attraverso Campi estivi Scalabriniani Giovani

“La Chiesa cammina con coloro che camminano”. A Palermo un incontro sul Report “Diritto d’asilo” della Fondazione Migrantes

12 Maggio 2026 - Il 14 maggio 2026 l’Ufficio per la pastorale delle migrazioni dell’arcidiocesi di Palermo, in collaborazione con altri uffici diocesani, presenta la IX edizione del Report 2025 sul diritto d’asilo della Fondazione Migrantes, dal titolo “Richiedenti asilo: le speranze recluse”. L'incontro si terrà presso l’Aula Magna di Giurisprudenza in via Maqueda 172,  ricordando le parole di Leone XIV: “La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano. Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti. Sa che il suo annuncio del Vangelo è credibile solo quando si traduce in gesti di vicinanza e accoglienza. E sa che in ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alle porte della comunità”.
Il programma
Introduzione e moderazione Mario Affronti e p. Luca Polello (Ufficio Migrantes di Palermo). Intervengono:
  • S.E. mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e membro della Commissione episcopale per le migrazioni (Cemi).
  • Mariacristina Molfetta, co-curatrice del Report.
  • Aldo Schiavello, direttore del Centro di Ateneo-Migrare-Unipa.
  • Angela Errore, Casa dei diritti del Comune di Palermo
Seguirà una testimonianza del Gruppo giovani OMI sull’esperienza missionaria in Sahara Occidentale, con una riflessione sul fenomeno migratorio. Palermo 2026 Report

“Pluralità e Diversità”. Un concorso artistico per under 35 a Roma

12 Maggio 2026 - L'associazione e testata giornalistica B-Hop Magazine e la Galleria d’Arte e Centro Interculturale Multiverso, promuovono una Collettiva e un Concorso Artistico rivolto a giovani artiste e artisti under 35. La Collettiva si svolgerà dal 28 maggio 2026 al 6 giugno 2026 presso la Galleria Multiverso di Roma (Rione Trastevere), dedicata ai temi della pluralità e della diversità inclusive.
Tema del concorso
Pluralità e diversità sono parole, o meglio temi generatori che invitano a riflettere sulla ricchezza che nasce dalla coesistenza e la convivialità di molteplici identità, visioni e culture. La pluralità rappresenta la presenza di più voci e prospettive, mentre la diversità ne esprime le differenze come valore. Be inclusive, è un invito: in una società sempre più interconnessa, queste dimensioni diventano occasione di dialogo, di trasformazione e crescita condivisa. Attraverso il disegno, la pittura, la scultura, gli artisti sono chiamati a interpretare questo intreccio, offrendo punti di vista personali capaci di raccontare la complessità del presente dove sia possibile vivere le differenze, riconoscendole come parte integrante dell’esperienza umana. L’arte, in questo senso, può avere un ruolo fondamentale: apre spazi di ascolto, empatia, connessione, immaginazione, aiutandoci a non fermarci di fronte agli stereotipi e pregiudizi.
Destinatari
La partecipazione è aperta agli under 35 (nati dopo il 1 gennaio 1991). Le candidature dovranno essere inviate per Whatsapp al +39 347 5730360 entro il 15 maggio. Nella selezione si farà particolare attenzione alle persone di origine personale o familiare non italiana e/o con diverse abilità. .
Per tutte le informazioni e per le modalità di partecipazione 🔗👉 www.b-hop.it/eventi/al-via-concorso-artistico-per-under-35-pluralita-e-diversita-be-inclusive/ B-hop

Rom, sinti e camminanti: si terrà a Torino il prossimo Incontro nazionale degli operatori della pastorale specifica

11 Maggio 2026 - Sarà Torino a ospitare, dall'11 al 13 settembre 2026, l'Incontro nazionale delle persone impegnate nella pastorale di rom, sinti e camminanti della Chiesa cattolica italiana. Lo ha ufficializzato la Commissione specifica della Fondazione Migrantes che si è riunita l'11 maggio a Roma. All'ordine del giorno la definizione del programma dell'Incontro, che verrà reso noto nei prossimi giorni, e un confronto sulle questioni emergenti in questo specifico ambito pastorale, anche alla luce dell'esperienza dell'anno giubilare da poco concluso. Ha partecipato per l'occasione, collegato a distanza, anche il direttore dell'Ufficio Migrantes della diocesi di Torino, Sergio Durando, ospite del prossimo Incontro nazionale, ma anche responsabile dell'organizzazione del Festival dell'Accoglienza 2026, giunto alla settima edizione, che avrà inizio nel capoluogo piemontese all'inizio della settimana successiva.

Leone XIV a Napoli sull’accoglienza a migranti e rifugiati: non “come emergenza, ma come opportunità”

11 Maggio 2026 - Anche nel suo incontro con la cittadinanza di Napoli, papa Leone ha deciso di inserire un pensiero dedicato ai migranti, riconoscendo alla comunità ecclesiale e alla comunità civile della città l'impegno "a rendere Napoli una piattaforma di dialogo interculturale e interreligioso". "In questo senso, - ha sottolineato il Pontefice - Napoli continua a rivelare il suo cuore profondo nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, vissuta non come emergenza ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco". [caption id="attachment_76208" align="aligncenter" width="1024"]Leone XIV a Napoli Leone XIV a Napoli (Vatican Media/SIR)[/caption]

I cattolici srilankesi in pellegrinaggio al Santuario di Tindari

9 Maggio 2026 - La comunità cattolica srilankese di Messina si prepara a vivere con grande fede e devozione, domenica 10 maggio, il 27° pellegrinaggio al Santuario della Madonna del Tindari, uno degli appuntamenti spirituali più importanti per i fedeli srilankesi presenti in Sicilia e in diverse regioni d’Italia. Nel corso degli anni, il pellegrinaggio è diventato un forte segno di fede, unità e identità culturale per la comunità srilankese immigrata. Ogni anno, circa 2.000 fedeli provenienti da tutta la Sicilia e anche da altre regioni italiane partecipano a questo momento di preghiera e di incontro ai piedi della Vergine del Tindari. Oggi questo appuntamento rappresenta non solo una celebrazione religiosa, ma anche un’occasione di fraternità, ringraziamento e condivisione tra tante famiglie che hanno trovato in Italia una seconda patria. Le celebrazioni inizieranno con la processione della statua della Madonna del Tindari. Il corteo sarà accompagnato dalla banda musicale, dalle bandiere, dai canti mariani e dalle tradizionali danze culturali srilankesi, creando un suggestivo incontro tra la spiritualità siciliana e la cultura dello Sri Lanka. La Santa Messa rappresenterà il momento centrale della giornata. La celebrazione eucaristica sarà presieduta da don Lanka Deshpriya, nuovo cappellano della comunità cattolica srilankese di Messina. La sua presenza segna l’inizio di un nuovo cammino pastorale per la comunità. Al termine della celebrazione avrà luogo il solenne atto di affidamento alla Vergine Maria, seguito dalla benedizione finale con la statua della Madonna del Tindari. Santuario Madonna Tindari

“La cultura dell’incontro”. A Reggio Calabria, la Festa dei Popoli 2026

8 Maggio 2026 - Domenica 10 maggio, a partire dalle ore 16 in piazza s. Agostino a Reggio Calabria, "scoppierà" la Festa dei Popoli 2026: un forte richiamo in mezzo al clima iperconflittuale dei nostri giorni. Un segno controcorrente. Un simbolo di resistenza degli animi e dei popoli. Il tema: la cultura dell’incontro. In una società multiculturale, sempre più legata alla complessità e alla interconnettività ecco l’ossigeno che fa respirare il mondo: la cultura dell’incontro. Violenza e guerre non fanno che soffocare la vita e le relazioni tra i popoli, spaccare tradizioni e valori, avvelenare i rapporti, seminare odio per generazioni. Le comunità presenti nel territorio, dalla Romania alle Filippine, dall’Ucraina al Marocco, alla Georgia, scendono in campo a Reggio Calabria. Per manifestare, attraverso la musica, il canto e le danze, il desiderio profondo di ogni uomo di coltivare l’incontro con l’altro, con chi viene da altre terre o da altri orizzonti. Il mondo vuole essere una casa comune. Non un conflitto permanente. Una casa che brucia. (fonte: Ufficio Migrantes della diocesi di Reggio Calabria-Bova) Festa dei Popoli Reggio Calabria

Una firma per l’8xmille. Mons. Castellucci: “Un gesto sinodale”

8 Maggio 2026 - L’arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, mons. Erio Castellucci, è vicepresidente della CEI e presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale. Proprio nell’ottica di questo percorso di comunione delle Chiese che sono in Italia, analizza punti di forza e criticità del sistema dell’8xmille, che ha appena compiuto 40 anni. Le Chiese che sono in Italia stanno vivendo il Cammino sinodale, in cui le è stato affidato il compito di presiedere il Comitato nazionale. In questa prospettiva, che significato assume il gesto della firma per l’8xmille?  La firma per l’8xmille è in sé un “gesto sinodale”: chi si sente partecipe della vita della Chiesa certamente firma. Talvolta sento dire da alcuni cattolici – perfino da persone che rivestono un ministero - che non firmano per protesta, ma sono casi che richiederebbero un’analisi a parte. Anzi, sappiamo che firmano anche molti che non si dicono praticanti né credenti, sostenendo la Chiesa e riconoscendo il valore delle sue iniziative in favore della società. Il Cammino sinodale, voluto da papa Francesco e portato avanti da papa Leone, si muove proprio in questa direzione “inclusiva”: cercando cioè di superare barriere verticali che definiscono troppo rigidamente l’appartenenza ecclesiale e creando spazi di collaborazione, confronto e reciproco arricchimento. La firma per l’8xmille equivale a una sinodalità vissuta.  Il sistema dell’8xmille ha compiuto 40 anni. Dal suo punto di osservazione, a che punto sono le nostre comunità nella consapevolezza di questo strumento e delle offerte deducibili?  Il costante aggiornamento che i responsabili del Sovvenire e dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero offrono nelle assemblee della Cei mostra aspetti incoraggianti e altri preoccupanti. Tra i primi: la tenuta del sistema in termini di entrate complessive; alcune esperienza-pilota, in parrocchie e diocesi particolarmente attente e virtuose; la trasparenza con cui viene rendicontato l’uso dei fondi; l’efficace campagna annuale di sensibilizzazione nazionale. Tra i secondi: il calo del numero di firmatari; la scarsa sensibilità di molte comunità, che preferiscono ragionare in termini esclusivamente “locali”; il drenaggio di una consistente parte delle offerte pervenute verso gli Istituti diocesani sostentamento clero, alcuni dei quali riescono a coprire solo una piccola parte dei bisogni, anche a causa di una gestione poco efficiente del patrimonio o di una sua scarsa consistenza. Negli ultimi 25 anni abbiamo assistito a un graduale calo della percentuale di chi firma per la Chiesa cattolica. Le cause sono molte e non facilmente sintetizzabili: qual è, a suo avviso, la prima conseguenza da trarre dalla fatica di questo percorso? Non so se sia la prima, ma di certo una conseguenza da trarre riguarda la necessità di incentivare e rendere ancora più efficace l’informazione. Sappiamo che, anche per un uso distorto dei social, la Chiesa è sempre più nel mirino dei “leoni da tastiera”: si pensi agli importi che la rete attribuisce allo “stipendio” di preti e vescovi, cioè il doppio di quello che è in realtà; e molti ci credono. Pochissimi vanno a documentarsi sull’uso effettivo delle risorse che la Chiesa riceve attraverso l’8xmille e le offerte deducibili, benché sia facile farlo nei siti appositi. Le diocesi, poi, e di conseguenza le parrocchie, talvolta sottovalutano l’importanza della campagna per le firme. Come si possono rendere le comunità ancora più protagoniste dell’attenzione che attraverso l’8xmille la Chiesa rivolge a tante realtà sul territorio?  Innanzitutto, mostrando le opere che vengono portate avanti e insistendo di più sul far conoscere “in loco” i risultati ottenuti. A volte le notizie compaiono solo su giornali e siti diocesani e non su quelli “laici”. Uno strumento anche cartaceo (o scaricabile) snello, che annualmente renda conto dell’operato e che sia distribuito nelle parrocchie per la Giornata di sensibilizzazione potrebbe essere utile. So che ce ne sono tanti e che sarebbe facile scaricarli dalla rete ma tante persone, specialmente anziane, non lo fanno. Anche un piccolo dépliant sui progetti internazionali può essere importante. Cosa si sentirebbe di dire ai contribuenti italiani che stanno per decidere per chi firmare nella scelta della destinazione dell’8xmille?  Direi che con un piccolo gesto, che non costa nulla, si può contribuire “sinodalmente” alla crescita delle nostre comunità cristiane e civili, al sostentamento dei pastori e alla cura di tante persone che, nel mondo, hanno bisogno di assistenza e promozione. (Intervista di Stefano Proietti)

8xmille alla Chiesa Cattolica: è più di quanto credi

Un anno con Leone XIV. Un Pontefice “disarmato” e disarmante, vicino ai migranti

8 Maggio 2026 - Un anno fa il cardinal Robert Francis Prevost - religioso agostiniano e missionario, con un'esperienza importante e autorevole in Curia - veniva eletto al Soglio pontificio con il nome di Leone XIV. Salutò la gente accorsa in piazza San Pietro, e con essa tutto il mondo, evocando da subito la "pace disarmata" e "disarmante, umile e perseverante", che è quella di Cristo Risorto. Un richiamo che poi si è rivelato una caratteristica costante non solo nei contenuti dei suoi continui appelli, ma anche nella forma della sua comunicazione. "In questo primo anno, - leggiamo nel messaggio di auguri che la Presidenza della Cei ha inviato al Santo padre per l'occasione - segnato da guerre, tensioni e linguaggi carichi di conflittualità, la Sua voce ha richiamato tutti alla responsabilità della pace: non come formula astratta, ma come esigenza evangelica e compito quotidiano, via di verità, giustizia e dialogo". Il suo Magistero non è stato astratto nemmeno sui temi della mobilità umana, ai quali ha dedicato invece molta attenzione, a partire dal testo del Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Nella biografia di Leone XIV - che in questo ricorda quella di papa Bergoglio - c'è la ragione della sua particolare sensibilità per le persone migranti, senza dubbio messa alla prova anche dal clima politico e dai fatti di cronaca del suo Paese, gli Stati Uniti. Nella sua prima udienza al Corpo diplomatico accreditato presso alla Santa Sede, a poco più di una settimana dall'elezione, papa Leone, infatti, si era presentato ricordando la sua storia, quella "di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio". Ci troviamo, dunque, di fronte a un tratto della sua spiritualità e visione del mondo profondamente radicato. Lo ritroviamo, non a caso, anche tra gli scritti raccolti nel volume Liberi sotto la grazia. Alla scuola di Sant'Agostino di fronte alle sfide della storia, che la Libreria editrice vaticana (Lev) ha presentato proprio a ridosso dell'anniversario di pontificato. Per la prima volta vengono pubblicati gli scritti di Robert Francis Prevost da Priore generale dell’Ordine Agostiniano. E anche tra le parole di quei testi emerge chiara la sua sensibilità per i migranti. Nel 2010, dunque ben prima della martellante e appassionata predicazione di papa Francesco sul tema, nella sua omelia per la celebrazione del Capitolo ordinario della Provincia di Malta, disse: "Oggi, nei nostri Paesi, dobbiamo chiederci come rispondiamo alla questione urgente della presenza degli immigrati. Siamo aperti, li accogliamo, riconosciamo che sono figli e figlie di Dio? Oppure vogliamo solo chiudere i confini, sbarrare le porte ed evitare ogni contatto?". Una domanda che ancora oggi provoca le nostre coscienze. Un'altra volta, nell'omelia a conclusione dell’Assemblea dell’Organizzazione degli Agostiniani d’Europa (Palermo, 16 marzo 2012), preoccupandosi per i giovani che "cercano esempi 'radicali' di autentica carità cristiana, di amore del prossimo. Cercano persone coerenti e coraggiose, capaci di comunicare l’entusiasmo che nasce dall’incontro con Cristo", suggerì una sola possibile strada: "Il nostro amore per Dio e per i fratelli, il desiderio di dialogare tra noi e con i laici, l’impegno per la giustizia accanto agli emarginati, agli esclusi, ai migranti, ai poveri di oggi: tutto ciò può aprire la mente e il cuore a vivere pienamente i comandamenti dell’amore".   "Liberi sotto la Grazia" Leone XIV

“Chi accoglie questi bambini accoglie me”. In arrivo il nuovo numero di “Migranti Press”

7 Maggio 2026 - Il nuovo numero di Migranti Press, il mensile della Fondazione Migrantes, “gioca” in copertina con la suggestione offerta dal tema della prossima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (“Anche uno solo di questi bambini”), annunciato da papa Leone XIV: un filo rosso che unisce diversi contributi presenti nel numero. In evidenza, il punto di Mariacristina Molfetta sulla tendenza delle politiche europee nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo, particolarmente preoccupanti per i minori, a poche settimane dall’entrata in vigore del Patto Ue su migrazione ed asilo. E poi, l’intervista di Simone Varisco alla iraniana Minoo Mirshahvalad, ricercatrice in Studi islamici presso l’Università di Copenaghen, sulla reazione alla guerra con gli Usa e Israele nelle comunità della diaspora iraniana in Europa e, in particolare, in Italia. Gli altri contenuti del numero:
  • L’editoriale di mons. Gian Carlo Perego sulla prossima edizione del “Festival della migrazione”, che ambisce a divenire una iniziativa di livello nazionale.
  • “L’altro editoriale” di don Nazareno Galullo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di San Severo (FG), sui ghetti che in Puglia e altrove uccidono in silenzio; e sull’impasse delle istituzioni, nonostante i fondi del PNRR.
  • La terza puntata della rubrica “Parole in fuga”, le parole della quotidianità di chi è rifugiato o richiedente asilo. Questa volta si parla di “tratta”.
  • A proposito della mobilità degli italiani in Italia e verso l’estero, un focus sui fenomeni della “tornanza” e della “restanza”, come risposta allo spopolamento delle aree interne del Paese.
  • Vincenzo La Monica presenta il volume che ha realizzato per Fondazione Migrantes, insieme a Rita Mirabella su “una comunità nomade invisibile e fraintesa”: i Caminanti di Sicilia.
  • Con don Mirko Dalla Torre, che fa parte della Commissione sullo Spettacolo viaggiante della Fondazione Migrantes, facciamo il punto sulla presenza pastorale della Chiesa italiana con la “gente del viaggio”.
  • E poi le nostre rubriche fisse: “Leggi e giurisprudenza”, le “Brevi” e le “Segnalazioni” di libri, film, arte, musica.
  Copertina Migranti Press Bambini

“Bentornati in Italia. Ma siete contenti?”. Una nuova ricerca della Fondazione Migrantes sulle famiglie “ex expat”

7 Maggio 2026 - Sono partiti con i figli, o li hanno messi al mondo all’estero. Hanno vissuto in Germania, nel Regno Unito, in Francia, in Svizzera, negli Stati Uniti o in decine di altri Paesi nel mondo. E poi, a un certo punto, hanno scelto di tornare. Di rifare le valigie, questa volta in direzione Italia: e ricominciare da qui, con bambini e ragazzi cresciuti almeno in parte con un altro sistema scolastico, un’altra lingua, un altro modello di welfare. Chi sono questi genitori “ex expat”? Cosa li ha spinti a rientrare? Come stanno? Sono contenti della scelta che hanno fatto? E soprattutto: che Italia hanno trovato, al ritorno, rispetto a quella che avevano lasciato? Un’Italia a misura di famiglia? A queste domande prova a rispondere una nuova ricerca, appena avviata dalla giornalista Eleonora Voltolina – autrice del libro “Crescere Expat”, uscito a febbraio per Tau Editrice – con il sostegno della Fondazione Migrantes. Il questionario online (https://bit.ly/ricerca-famiglie-rientrate-da-estero) resterà aperto fino a giugno 2026: chiunque abbia almeno un figlio o una figlia under 25 e sia rientrato a vivere in Italia dopo un periodo all’estero con la propria famiglia può partecipare, in modo completamente anonimo.
Il contesto: un fenomeno grande, ancora poco studiato
Negli ultimi vent’anni, tra il 2006 e il 2024, sono tornati a vivere in Italia circa 827mila connazionali; quasi 114mila nel solo biennio 2023-2024 – i dati provengono dal Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. I Paesi da cui si rientra di più sono il Regno Unito, la Germania, la Svizzera, la Francia e gli Stati Uniti. Le mete preferite al ritorno sono Lombardia, Lazio, Sicilia, Veneto, Piemonte. Oltre tre quarti di chi rientra ha meno di cinquant’anni, con un’età media di trentacinque: e alcuni di loro hanno figli al seguito. Eppure le famiglie che rientrano dall’estero restano ancora oggi largamente invisibili alla ricerca e al dibattito pubblico. Non esistono studi sistematici sulla loro esperienza, sulle difficoltà che incontrano, sulle loro aspettative e su quanto esse vengano confermate o deluse dalla realtà italiana. Proprio questo vuoto la nuova ricerca si propone di colmare.
Perché questa ricerca
«Dopo aver tanto parlato di presenza all’estero è tempo di parlare dell’Italia rinnovata, arricchita dall’esperienza estera, plasmata dal progetto migratorio» dice la ricercatrice Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes: «Il più grande desiderio della ricerca sociale oggi dedicata all’Italia e agli italiani è quello di poter parlare di rientri, di poter dare indicazioni numeriche e di raccontare le storie di chi è rientrato. Chi torna non è mai la stessa persona, lo stesso professionista, la stessa famiglia che è partita. Si tratta di persone diverse per visione, bagaglio culturale, esperienze professionali. La loro presenza ci costringe a riconoscerci un paese internazionale protagonista oggi dell’epoca delle migrazioni». «Questa ricerca non nasce solo dal desiderio di raccogliere dati» conferma Eleonora Voltolina: «Nasce dalla consapevolezza che le famiglie ex expat portano con sé uno sguardo molto particolare sull’Italia: uno sguardo che viene dall’aver vissuto altrove, dall’aver sperimentato sistemi diversi. Sono persone che hanno un doppio metro con cui valutare la realtà. Questo doppio metro è prezioso, sia per la ricerca sia per il dibattito pubblico».
Chi può partecipare
Possono compilare il questionario tutti i genitori — in coppia o single, con partner italiano o straniero, con figli biologici o adottivi — che abbiano almeno un figlio o una figlia al di sotto dei 25 anni e che siano rientrati a vivere in Italia dopo aver vissuto con la propria famiglia all’estero. Restano esclusi dalla rilevazione coloro che non avevano figli durante il periodo di residenza all’estero, e che ne hanno avuti solo dopo il rientro in Italia; così come chi è tornato in Italia quando i figli erano già adulti e non li hanno quindi seguiti nel trasferimento; o chi per altre ragioni è tornato senza i figli. La ricerca è aperta a famiglie di qualsiasi configurazione e composizione: coppie partite dall’Italia già con figli, famiglie formate all’estero, nuclei che si sono allargati durante gli anni di espatrio: «Ogni voce che riusciremo a raccogliere contribuirà a costruire un quadro più ricco e più vero» sottolinea Voltolina. I risultati della ricerca verranno elaborati e presentati al pubblico, e verranno pubblicati in un saggio del Rapporto Italiani nel Mondo 2026 della Fondazione Migrantes.

🔗 Il questionario è disponibile al link: https://bit.ly/ricerca-famiglie-rientrate-da-estero

Giornata Professionale del Circo 2026. Mons. Felicolo: “Camminiamo insieme alla gente dello spettacolo viaggiante”

7 Maggio 2026 - Si è svolta il 6 maggio 2026, presso il Palazzo dello Spettacolo a Roma, la Giornata Professionale del Circo 2026, appuntamento promosso dell’Ente nazionale circhi (Enc) e dall’Associazione generale italiana dello spettacolo (Agis). Un momento di confronto che ha riunito operatori, esperti e istituzioni per fare il punto su un settore che vive un delicato momento di transizione e per tracciare le priorità del comparto in vista dell'emanazione del Codice dello Spettacolo. Molti i temi al centro del dibattito, che ha visto i partecipanti confrontarsi sulle criticità strutturali del comparto, inclusa l'importanza di un tavolo interministeriale per favorire l'inclusione scolastica delle nuove generazioni di artisti itineranti. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del sottosegretario di Stato alla Cultura, Giampiero Cannella, del presidente dell’Agis, Francesco Giambrone, del presidente della Commissione ministeriale Circhi e spettacoli viaggianti, Gianluca Cavedo, del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, e del senatore Maurizio Gasparri. Ai saluti istituzionali si è unito quello di Liana Orfei, la "signora del circo" presente in sala per l’apertura della Giornata. "Sono molto grato dell'invito e della possibilità di rivolgere un breve saluto ai presenti", ha detto mons. Felicolo. "Non si è trattato di dire semplicemente due parole di circostanza, ma di esprimere una vicinanza. La vicinanza di Fondazione Migrantes al mondo dello spettacolo viaggiante, e in modo più ampio dello spettacolo popolare, è fatta di gesti concreti: attraverso tante situazioni che abbiamo ascoltato e per le quali siamo intervenuti umanamente e materialmente, anche grazie al Giubileo. Vicinanza vuol dire capire le situazioni, aiutare a risolvere i problemi, accompagnare pastoralmente le persone e le loro famiglie, intervenire dove c'è bisogno. Questa è una vicinanza che si fa a cammino concreto: camminare con le persone, stare con loro e poi, se serve, aiutare".   [caption id="attachment_75990" align="aligncenter" width="1024"]Giornata Professionale del Circo 2026 (foto: circo.it/ente nazionale circhi)[/caption]  

L’8 maggio a Rende (CS), anteprima del Festival “Frontiere”: il seminario “Con tutti i naufraghi della storia”

7 Maggio 2026 - Costruire una teologia del "meticciato" nel Mediterraneo, nel solco già tracciato da papa Francesco. Il precedente Pontefice, infatti, in una sua visita alla Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, a Napoli, aveva detto: “Il Mediterraneo è un mare chiuso rispetto agli oceani, ma culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione”. Questo è il messaggio al centro del seminario “Con tutti i naufraghi della storia. Per una teologia del/nel Mediterraneo” che si terrà venerdì 8 maggio alle ore 16, nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Francesco di Sales” a Rende (Cs). L’evento è una delle anteprime del Festival “Frontiere”, terza edizione, organizzato dall’Ufficio Migrantes e Caritas dell’Arcidiocesi Cosenza-Bisignano. Il seminario inizierà con i saluti di don Emilio Salatino, direttore dell’Istituto ed Emanuela Pascuzzi, delegata al Public Engagement e Partecipazione Sociale dell’Unical. Aprirà la prima sessione di lavori padre Pino Di Luccio S.J., direttore del Pontifical Biblical Institute di Gerusalemme, riprendendo proprio il percorso aperto dal Convegno di Napoli; interverranno poi Cristina Molfetta (Fondazione Migrantes) e il professor Sergio Tanzarella che affronteranno le tematiche “Il Mediterraneo come scenario di guerra” e “Una teologia del Mediterraneo per la pace e la non violenza”. Durante la seconda sessione di lavori ci saranno gli interventi di Fabrizio Mandreoli e Marco Giovannoni, docenti della Facoltà teologica dell’Italia centrale e dell’Istituto superiore di Scienze religiose della Toscana, e Giuseppina Bagnato, pastora della Chiesa Valdese di Cosenza e Catanzaro. In questa fase si parlerà di teologia nei mondi della vita, di teologia contestuale e comparativa nel Mediterraneo e di dimensione profetica della di una teologia di frontiera. Conclude il seminario S.E. mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, che proporrà un laboratorio permanente di pratiche socio-pastorali e teologiche per una Chiesa in uscita. Modera i lavori don Emanuele Scarpino, docente presso l’ISSR San Francesco di Paola di Rende (CS). Il festival Frontiere, dopo questa anteprima, proseguirà dal 19 al 23 maggio con un calendario ricco di panel, musica, teatro e flash-mob, tra l’Università della Calabria e il centro della Città dei Bruzi. (fonte: Diocesi di Cosenza)

A Bergamo una serata dedicata al diritto d’asilo

6 Maggio 2026 - Giovedì 7 maggio è in programma a Bergamo, presso l'Abbazia di San Paolo d'Argon, una serata dedicata al diritto d'asilo promossa e organizzata da Fileo, un progetto della Diocesi di Bergamo, dell'Ufficio per la pastorale dei migranti, di Caritas Bergamasca, del Centro missionario diocesano e della Fondazione Adriano Bernareggi. A partire dalle ore 21, Mariacristina Molfetta (Fondazione Migrantes) presenta il Report "Il diritto d'asilo 2025", in dialogo con Laura Arnoldi, giornalista de L'Eco di Bergamo. Introduce la serata serata Luciano Trapletti, in rappresentanza del Consorzio Servizi Val Cavallina dell'Assemblea dei sindaci Val Cavallina.  

A Salerno, il 7 maggio due eventi all’insegna del Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes

6 Maggio 2026 - A Salerno, un fine settimana ricco di iniziative che ruotano intorno al Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes. Si comincia giovedì 7 maggio dalle ore 10 con una presentazione del Rapporto 2025, presso il Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell'Università degli Studi di Salerno (aula SSC 3, edificio C), in collaborazione con Migrantes Salerno-Campagna-Acerno, Caritas diocesana Fondazione Caritas Salerno, ospita la presentazione del XXXIV Rapporto Immigrazione 2025. Dopo i saluti istituzionali del rettore Virgilio D'Antonio e di Orlando Troisi, delegato Unisa alla Terza Missione, valorizzazione delle conoscenze e trasferimento tecnologico, il Rapporto Immigrazione sarà presentato dal curatore Simone Varisco (Fondazione Migrantes). I lavori saranno moderati da Rossella Trapanese, docente di Politiche Sociali, e arricchiti dal confronto con Antonio Bonifacio, direttore dell'Ufficio Migrantes diocesano e regionale Campania; Massimo Pendenza, docente di Sociologia del Terzo Settore e direttore del Centro Studi Europei (CSE); e Maria Prosperina Vitale, docente di Statistica Sociale e responsabile del laboratorio di ricerca SNALab.
Nel pomeriggio dello stesso giovedì 7, presso la Caritas Diocesana di via Bastioni 4, a Salerno, è poi in programma “Testimoni di Speranza: giovani, lingue e comunità”, un incontro all’insegna del dialogo e della condivisione, per dar voce a storie ed esperienze che costruiscono ponti tra culture. L'iniziativa, promossa dall'Ufficio Migrantes dell'Arcidiocesi, dal Cpia di Salerno Paulo Freire e dalla Caritas diocesana, è in programma a partire dalle ore 16.30, con l'accoglienza e le attività laboratoriali con gli studenti del Cpia e delle scuole coinvolte. Alle ore 17.45, i saluti istituzionali dell'arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. mons. Andrea Bellandi e, a seguire, la presentazione del Rapporto Immigrazione 2025 di Fondazione Migrantes e Caritas Italiana a cura di Simone Varisco, con analisi dei dati, interventi istituzionali e contributi in più lingue. Alle ore 19, la proiezione di videoclip del Cpia per la Giornata internazionale della Lingua madre e quella della Consulta dei Popoli per la Festa dei Popoli.  

“Migranti: l’indifferenza, la paura, la fraternità”. Ad Agrigento, un forum sulle migrazioni

5 Maggio 2026 - Martedì 5 e mercoledì 6 maggio, Agrigento ospita l’undicesima edizione del Forum internazionale sulle migrazioni che quest’anno ha come titolo “Migranti: l’indifferenza, la paura, la fraternità”. La “due giorni” è promossa dall’Accademia di Studi mediterranei in collaborazione con l’Assessorato Beni culturali e Identità siciliana e il Parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi. Il convegno si è aperto alle ore 9,30 nella sala conferenze di Casa Sanfilippo con l’introduzione ai lavori da parte del presidente e del direttore dell’Accademia di Studi mediterranei, rispettivamente mons. Enrico Dal Covolo e Santino Lo Presti, e con i saluti delle autorità cittadine: il sindaco Francesco Miccichè, l’arcivescovo Alessandro Damiano, il prefetto Salvatore Caccamo, il dirigente Ufficio V – Ambito territoriale Alberto Petix, il presidente del Libero Consorzio comunale di Agrigento Giuseppe Pendolino; il direttore del Parco della Valle dei Templi Roberto Sciarratta. A seguire i lavori, moderati da Marco Roncalli, saggista e membro del Comitato scientifico dell’Accademia. Il regista Carmelo Puglisi ha presentato il suo short film Stay away from Kabul e ha dialogato con il pubblico. Khady Sene, direttrice della Caritas diocesana di Foggia-Bovino, ha offerto un contributo dal titolo “Il lungo viaggio dalla migrazione alla cittadinanza italiana”. Dopo di lei Simona Di Salvo, coordinatrice del progetto Sai Msna della Cooperativa “Delfino”, è intervenuta sul tema “L’esperienza dell’accoglienza”. Alla fine della mattinata, un momento dedicato al “viaggio” con la testimonianza di un’esperienza vissuta, grazie ai racconti di Dabre Hamza (Burkina Faso) e di Ibrahim Abdoul Madjiid (Benin). I lavori riprenderanno mercoledì 6 maggio, sempre alle 9,30 nella stessa sede, moderati da don Alessandro Andreini, docente di Religious Studies presso la Gonzaga University di Firenze e membro del Comitato scientifico dell’Accademia. Particolarmente atteso l’intervento di mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes (“Diritto d’asilo, diritto negato”). Dopo di lui Stefano Pasta, docente dell’Università Cattolica di Milano (“Hate speech e cittadinanza negata: quando il ‘noi’ è respinto”). Seguirà un altro momento di testimonianza insieme a Kone Ladji Mory (Costa D’Avorio). Si continuerà con Luca Alteri, sociologo, professore alla Sapienza Università di Roma (“Quando è la paura che fornisce legittimità al governo. Trump e la gestione dell’immigrazione”) e Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio regionale per le migrazioni della Conferenza episcopale siciliana (“La Sicilia e le migrazioni. Elementi per una valutazione ragionevole e consapevole del fenomeno”). Infine, il dibattito che coinvolgerà studenti e docenti invitati già in questi giorni a prepararsi all’evento. "Siamo lontani - ha concluso il suo intervento mons. Perego - dal coniugare i quattro verbi consegnati da Papa Francesco nei confronti dei migranti in fuga ripetuti nella esortazione apostolica Dilexit te di Papa Leone, laddove dedica alcuni paragrafi all’accompagnamento delle migrazioni. E siamo anche lontani, di fronte al dramma dei morti in mare e nel deserto – diventati due cimiteri  secondo le parole di Papa Francesco riprese da Papa Leone - da un’operazione europea nel Mediterraneo – la rotta di morte per eccellenza – che impegni gli Stati e la società civile a ritornare ad essere i padroni del Mediterraneo, oggi abbandonato ai trafficanti di armi; e lontani da avere quei canali umanitari - accessi che invece si chiedono nel canale di Hormuz per le nostre merci – per le persone in fuga da guerra, distruzione e morte. Siamo lontani da un Umanesimo europeo". (fonte: G.A/SIR) Forum Migrazioni Agrigento 2026

Roma, “I nuovi italiani nelle diocesi del Lazio”: una ricerca di Iriad e Conferenza episcopale del Lazio

4 Maggio 2026 - Sono i giovani per i quali «l’esperienza migratoria è mediata» i protagonisti della ricerca “I nuovi italiani nelle diocesi del Lazio”, i cui risultati verranno presentati venerdì 8 maggio, in un incontro nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina (via Monte Ruggero, 63): alle ore 19 ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale vicario Baldo Reina; quindi la presentazione del lavoro, a cura di Fabrizio Battistelli e Federica Farruggia dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo – Iriad, che hanno condotto la ricerca. Sono previsti inoltre gli interventi di Massimiliano Maselli, assessore all'Inclusione sociale e Servizi alla persona della Regione Lazio; di Barbara Funari, assessore alle Politiche Sociali e alla Salute del Comune di Roma; del vescovo Stefano Sparapani, presidente della Commissione regionale per le migrazioni della Conferenza episcopale laziale; le conclusioni saranno affidate al cardinale Reina. La ricerca rappresenta la seconda fase di un lavoro partito già nel 2024, promosso dalla diocesi di Roma, nel quale ci si era concentrati sui giovani con background migratorio residenti nel territorio diocesano, con l’obiettivo di analizzare le loro opinioni, le esperienze di vita e i percorsi biografici, così da contribuire a interventi efficaci per favorire il processo di inclusione nella società ospitante. Questa prima fase aveva assunto «un carattere esplorativo e di tipo qualitativo, conoscitivo – sottolinea don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma –, mentre adesso si è privilegiato un approccio quantitativo e la ricerca si è allargata a tutto il territorio regionale». L’analisi è stata dunque estesa dal Comune di Roma all’intero territorio regionale, seconda area italiana per presenza di cittadini stranieri dopo la Lombardia. «L’ampliamento territoriale – si legge nella ricerca – ha consentito di includere contesti socio-demografici più eterogenei e di superare una lettura esclusivamente metropolitana dei processi di integrazione: da un lato, una grande area urbana come Roma, caratterizzata da un’elevata complessità sociale, istituzionale e culturale; dall’altro, i Comuni di medie dimensioni corrispondenti ai quattro capoluoghi di provincia della regione – Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti – contraddistinti da assetti socio-economici, opportunità di integrazione e configurazioni dei servizi differenti». L’indagine ha coinvolto 1.083 giovani residenti in questi territori, di età compresa tra i 12 e i 19 anni. Il campione è composto da 730 rispondenti italiani e 353 nuovi italiani, che hanno risposto a un questionario anonimo. (fonte: Diocesi di Roma)