Primo Piano

Don La Magra: dare voce quando vengono negati i diritti

12 Maggio 2021 - Lampedusa - “Chiediamo che le persone vengano portate via da Lampedusa e ci si organizzi perché non si ripeta ciò che è avvenuto negli ultimi giorni: centinaia di persone ammassate sul molo in condizioni igieniche precarie, senza la possibilità di ripararsi e nutrirsi adeguatamente, senza servizi igienici. L’accoglienza, anche se temporanea, va fatta nel migliore dei modi”. A parlare all'agenzia Sir è don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa e già direttore Migrantes della diocesi di Agrigento. Negli ultimi giorni sono sbarcate sull’isola maggiore delle Pelagie oltre 2.000 persone, con l’hot spot di Contrada Imbriacola sovraffollato. Al momento vi sono persone in attesa del trasferimento sulle navi quarantena o sui traghetti di linea verso la Sicilia. Ma per due notti centinaia di persone sono state costrette a dormire sul molo Favaloro, ora svuotato. I volontari della parrocchia di San Gerlando e del Comitato “Lampedusa solidale” hanno distribuito acqua, succhi di frutta e coperte termiche e denunciato le condizioni pessime dell’accoglienza. “l'altro ieri 200 persone hanno passato la notte sul molo, in condizioni igieniche terribili – racconta don La Magra -. Ci sono solo due bagni ma inutilizzabili perché nessuno ne cura la pulizia. Le persone sono state costrette ad urinare nelle bottiglie di plastiche, a dormire in mezzo alla spazzatura. Il giorno prima erano in 600 persone, ammassate in una striscia di cemento, senza la possibilità di muoversi e senza un pranzo o una cena, solo qualche cracker o snack nell’attesa dei trasferimenti”. “Siamo sempre con gli occhi aperti, pronti a dare voce quando vengono negati i diritti essenziali – precisa il parroco -. Come al solito le persone migranti sono considerate persone di serie B. Perché se ci fossero state anche solo cinque persone italiane a dormire sul molo si sarebbe scatenato un caso politico”.  

Migrantes Ancona: pastorale con i rom e sinti

12 Maggio 2021 - Ancona - Oltre agli immigrati, da vari anni seguo la pastorale con i rom e sinti, in compagnia di una catechista, Elisabetta. Con loro abbiamo fatto prime comunioni, matrimoni, funerali e a una decina di loro ho fatto impartito anche la Cresima. Un cammino spalmato in un periodo prolungato, ma alla fine sempre concluso. Un’esperienza che mi ha dato molto, e direi, mi ha segnato… Una sera, in una chiesa di un quartiere di Ancona stavamo preparando la prima comunione di alcuni ragazzi, un loro papà mi chiese di confessarsi, la sua bambina avrebbe fatto l’indomani la prima comunione, aveva altri due figli. Quella confessione mi è rimasta sullo stomaco. Dal cuore di quel rom uscì una sofferenza opprimente che soffocava la sua vita… “sono uno zingaro, per la gente sono sempre uno zingaro, per la gente i miei bambini sono figli di uno zingaro, da anni sono qui e non riesco a trovare lavoro perché sono uno zingaro, la gente non mi parla perché sono uno zingaro e si vede, non riesco a dare una vita dignitosa alla mia famiglia perché sono uno zingaro, non ho futuro perché sono uno zingaro, la mia colpa è di essere nato zingaro, e questo marchio sulla mia testa mi pesa, mi soffoca, non mi lascia né camminare, né respirare… odio me stesso e la mia vita perché sono uno zingaro”… seduto sul banco della chiesa, con i gomiti sulle ginocchia, e la testa raccolta tra le mani, tra sospiri prolungati, singhiozzi e lacrime, assieme ad altri peccati, scorreva questa confessione… io mi son sentito un peccatore. Ogni sofferenza che aveva subito mi sentivo di averla procurata anche io. Non mi sentivo affatto libero da ogni pregiudizio nei loro confronti, e il dir comune sembra una norma. Si concluse quella confessione, con un abbraccio e il giorno dopo la sua bambina fece la prima comunione, la sua gioia fu grande ma sempre velato da tristezza… un mese dopo lui si è tolto la vita… Una diversità mai integrata, un’esclusione che lo ha brutalmente buttato fuori, perché anche oggi per la nostra società: “uno zingaro è sempre uno zingaro. Quando uno zingaro diventerà per me fratello?”  (Dino Cecconi, Direttore Migrantes Ancona-Osimo)    

Storia di Favour, che in Italia è riuscita finalmente a studiare

12 Maggio 2021 - Torino - Favour Izu ha 26 anni, è originaria di Ogume, un paese nella regione del delta del Niger, in Nigeria. È arrivata in Italia il 26 giugno del 2016 con un barcone approdato sull’isola di Lampedusa. Ha passato qualche giorno vicino a Firenze e poi è venuta a Torino, ospite della signora che le ha pagato il viaggio, 25mila euro, le dice. Per la restituzione del debito, la signora la mette a fare “lavori sporchi”, come li chiama Favour. In poco più di un anno Favour riesce a mettere insieme i soldi e si riscatta, decide di uscire dal giro. Si sente libera di iniziare una nuova vita, quella per cui è andata via dal suo paese. La prima cosa che vuol fare è imparare l’italiano; finora ha parlato solo in inglese o nella sua lingua madre, l’ukwani. Viene così in contatto con i corsi che si tengono all’Ufficio Pastorale Migranti (Migrantes) e li frequenta per sei mesi; il passo successivo è frequentare un CPIA per prendere la licenza media, che ottiene alla scuola di via Bologna nel 2018. Vuole continuare a studiare e quello stesso anno si iscrive all’Istituto professionale del turismo, ai corsi serali, così di giorno può lavorare come cameriera in una mensa aziendale e la sera frequentare le lezioni, anche per lei più online che in presenza, causa Covid. Questo è l’ultimo anno, c’è l’esame, dopo il quale Favour spera di ottenere un lavoro consono a quello che ha studiato. Le piacerebbe fare l’operatrice turistica, oppure lavorare in un albergo, ma per il momento va bene continuare con il lavoro alla mensa. Le sue materie preferite a scuola sono arte, italiano e inglese che sa già abbastanza bene, perché l’ha studiato da piccola a scuola in Nigeria. Infatti, a Favour è sempre piaciuto studiare. “Quando ero piccola, volevo fare la segretaria” racconta, “però ho dovuto smettere la scuola dopo le elementari”. La sua è un’infanzia complicata. Il padre non l’ha mai conosciuto e la madre, per mandarla a scuola, la affida a una zia che sta nella capitale dello stato di Edo, dove rimane dai 5 ai 10 anni. Poi però la zia ha problemi familiari e non può più tenerla con sé. Torna dalla mamma, che nel frattempo aveva trovato un lavoro come bidella; ma quando poco dopo la madre si risposa, il nuovo marito non vuole avere in casa i quattro figli del matrimonio precedente e ciascuno di loro deve cercare la sua strada. Favour finisce così a 12 anni a vivere da una signora anziana, la cui figlia è emigrata in Italia, per fare la baby-sitter ai suoi nipotini, non può più andare a scuola. Rimane con lei per alcuni anni; lì si sente spesso dire: “Perché non vai anche tu in Italia. Puoi guadagnare un sacco di soldi.” Ma lei ha l’idea di restare in Nigeria, riprendere appena possibile a studiare e costruirsi un futuro lì. A parte il lavoro con i bambini, che le garantisce anche vitto e alloggio, cerca di fare un po’ di soldi vendendo acqua per strada. Un giorno, mentre torna a casa, viene aggredita da un gruppo di ragazzi, che la derubano e la violentano. Favour finisce in ospedale e ci resta per quasi un mese, ferita nel corpo e nell’animo. Quando torna a casa della signora da cui faceva la baby-sitter, di nuovo le propongono di andare in Italia. Lei scappa, ha paura, non sa cosa fare. Sente che le hanno tolto il futuro che cercava di costruirsi lì, mettendo via i soldi guadagnati con l’acqua, che le hanno tolto la sicurezza. Però inizia a pensare che per lei la vita è altrove, che deve andare via dalla Nigeria. Prende contatto con un’altra signora che le organizza il viaggio. Dopo due mesi è in Italia. Qui, nonostante i “lavori sporchi” e le imposizioni che inizialmente subisce, riesce a ricostruire un’idea di sé e di quello che vuole fare, riesce a non essere più vittima, a intravedere un futuro e a ricominciare a studiare: “Sto facendo solo ora quello che avrei dovuto fare prima.” Però lo sta facendo ed è quello che voleva. Dice ancora Favour: “Se penso a come ho vissuto la mia infanzia e ai primi tempi qui in Italia, ne ho fatta di strada, e tutto, pian piano, è arrivato”. (www.migrantitorino.it)    

Lamorgese: flussi regolari, più corridoi e regole giuste per i migranti

12 Maggio 2021 - Roma - “Tutte le statistiche storiche evidenziano un aumento degli sbarchi nella stagione estiva. Ora, i numeri assoluti relativi ai primi mesi del 2021 sono superiori a quelli del 2020. Lo sono anche perché la crisi sociale ed economica innescata dal Covid-19 ha colpito in modo duro anche il continente africano. In ogni caso, la situazione va gestita tenendo conto dei picchi stagionali e della pandemia”. Lo dice questa mattina il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in una intervista al quotidiano “Avvenire” sottolinea che da tempo, in previsione degli incrementi degli sbarchi in estate, “stiamo insistendo con tutti gli interlocutori europei, coinvolti come noi nella complessa trattativa sul nuovo Patto Immigrazione e Asilo proposto dalla Commissione”. Lamorgese ha chiesto una “tempestiva attivazione di un meccanismo d’emergenza finalizzato al ricollocamento nei Paesi dell’Unione disponibili dei migranti salvati in mare durante eventi di soccorso e ricerca”. La responsabile del Viminale è stata in Libia e il 20 maggio tornerà a Tunisi insieme alla commissaria europea Ylva Johansson. “La presenza dell’Europa è fondamentale per stabilizzare quei Paesi e per governare i flussi migratori in una logica di partenariato che sappia comprendere, nello stesso pacchetto – dice sl quotidiano - progetti di sviluppo, azioni contro il traffico d’esseri umani e garanzie per il rispetto dei diritti umani dei migranti”. Sulla scorta dell’arrivo di decine di barconi carichi di migranti giunti a Lampedusa nell’ultimo fine settimana, “non possiamo – aggiunge rispondendo alle domande del giornalista Vincenzo Spagnolo - pensare di affrontare una situazione così complessa, causa di tragedie in mare, senza puntare molti sforzi per favorire la stabilizzazione del quadro politico in Libia. Il governo di unità nazionale, formato da pochi mesi, va messo in condizione di operare ed estendere il suo controllo su tutti i tratti di costa interessati dalle partenze dei barconi”. Nella lunga intervista Lamorgese parla anche della legge sullo ius soli e ius culturae: “una riforma di questa portata può essere realizzata solo con la sintesi tra le diverse posizioni politiche. Non è accaduto al termine della scorsa legislatura, quando lo ius soli temperato fu bloccato prima del passaggio decisivo nell’aula del Senato. Io ritengo che, anche in questa fase, sia necessario lavorare per trovare un punto di caduta”. (R.I.)   L’intervista completa https://www.avvenire.it/attualita/pagine/intervista-lamorgese-flussi-corridoi-regole  

Oggi la recita del Rosario da Fatima

12 Maggio 2021 - Roma - Questa settimana la recita del Rosario, che va in onda ogni mercoledì su Tv2000, alla vigilia del 40esimo anniversario dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II, sarà trasmesso alle 20.50 dalla Cappella delle Apparizioni del Santuario di Fátima, con il card. José Tolentino de Mendonça seguito alle 21.40 dallo speciale “13 maggio 1981 – Il proiettile deviato”, condotto da Paola Saluzzi. Quel pomeriggio in piazza San Pietro, come ha sempre ricordato Papa Wojtyla, “una mano ha sparato e un’altra ha guidato la pallottola”. Il progetto dell’attentatore turco Alì Agca impedito dalla Divina Provvidenza. Lo speciale, attraverso interviste, ricostruzioni e testimonianze dirette, ripercorrerà la cronaca di quelle drammatiche ore di paura e di speranza, racconterà perché San Giovanni Paolo II si convinse da subito di essere stato salvato dalla Divina Provvidenza, approfondirà il collegamento di quell’avvenimento con il terzo segreto di Fatima e ricorderà l’incontro in carcere con l’attentatore, al quale Papa Wojtyla aveva concesso fin da subito il suo perdono. Tra gli ospiti in studio mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione; i giornalisti Gian Franco Svidercoschi e Antonio Preziosi; Luca Buzzonetti, figlio del professore Renato Buzzonetti, medico personale del Pontefice, che soccorse Papa Giovanni Paolo II subito dopo l’attentato. Tra le testimonianze di chi era quel giorno in piazza San Pietro anche quelle di Arturo Mari, fotografo dell’Osservatore Romano, e dell’agente di Polizia dell’Ispettorato Vaticano, Mario Scipioni.    

Sono tutti fermi a Lampedusa e l’Europa torna a dividersi

12 Maggio 2021 - Milano - Gli ultimi, arrivati a Lampedusa a bordo del rimorchiatore Asso, sono stati recuperati aggrappati su un impianto petrolifero galleggiante. Vi sono saliti legando i jeans tra loro. Li ha trovati così, il comandante che ieri ha salvato 17 persone. «C’erano anche sette minorenni e una donna – aggiunge –. Vengono da Nigeria, Ghana, Gambia, Liberia. Saranno partiti sei mesi fa da casa. Ci avevano avvisato i libici, la Guardia costiera in certi punti non arriva, e nel momento in cui sono a bordo io sono costretto a portarli in Italia. Sarà la quarta operazione che faccio da dicembre». Lampedusa è un’isola stremata. Il vento forte e il mare agitato rallentano gli arrivi ma anche i trasferimenti sulle navi quarantena e in altri porti. La Prefettura di Agrigento ha programmato il trasferimento di 80 migranti, ieri sera, con il traghetto di linea "Cossydra", atteso stamattina all’alba a Porto Empedocle. Sempre per stamattina è in programma il trasferimento di altre 200 persone con il traghetto "Sansovino". Nella rada di Lampedusa c’è la nave quarantena "Azzurra", con 600 posti disponibili ma bloccata a causa del mare agitato. Non è chiaro se riuscirà nelle prossime ore ad attraccare a Cala Pisana. Nel frattempo, il centro di accoglienza dell’isola è arrivato ad ospitare fino a 1.700 persone a fronte di una capienza massima di 250. Molti hanno passato l’ultima notte all’addiaccio, sul molo. «Ancora 200 persone migranti hanno passato la notte sul molo Favaloro a Lampedusa in condizione igieniche indescrivibili e con i servizi igienici inutilizzabili, costretti ad urinare in bottiglie di plastica. Governo dei migliori... Vergogna» accusa il parroco dell’isola, don Carmelo La Magra, che aggiunge: «Continuare a chiamare emergenza un fenomeno che si ripete allo stesso modo per decenni serve solo a deresponsabilizzare la politica. "Buoni" e "cattivi" continuano a parlare di migranti, ma nessuno sembra proporre soluzioni concrete». E così la piccola isola delle Pelagie si trova ancora sola in prima linea ad affrontare l’emergenza umanitaria. E nel mirino delle proteste anti-migranti ci finisce anche il sindaco, Totò Martello. Insulti, soprattutto sui social, al primo cittadino alle prese con la redistribuzione e la sicurezza sanitaria delle persone giunte stremate sull’isola. «Gli eventi nel Mediterraneo centrale dimostrano che serve una forte iniziativa europea per salvare vite in mare e proteggere le persone in stato di necessità» sottolinea il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in un post su Twitter dopo l’incontro con l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi. Ma rimane sempre al centro anche l’operazione da molti auspicata su salvataggi congiunti ed europei nel Mediterraneo. Anche se la commissaria europea, Ylva Johansson, sembra voler prender tempo. «È sempre un obbligo salvare vite in mare e questo non è negoziabile. Ma il modo migliore è evitare queste partenze pericolose, per questo dobbiamo migliorare le condizioni di vita e la protezione delle persone che ad esempio si trovano in Libia. Dobbiamo lottare contro i trafficanti e continuare a sostenere i rimpatri volontari verso i Paesi di origine. Queste sono le tre cose più importanti da fare» sottolinea. (D. Fassini)    

Umanità, famiglia di famiglie

12 Maggio 2021 - Carissime Famiglie! La celebrazione dell'Anno della Famiglia mi offre la gradita occasione di bussare alla porta della vostra casa, desideroso di salutarvi con grande affetto e di intrattenermi con voi. Lo faccio con questa lettera, prendendo l'avvio dalle parole dell'Enciclica Redemptor hominis, che ho pubblicato nei primi giorni del mio ministero petrino. Scrivevo allora: l'uomo è la via della Chiesa. (Giovanni Paolo II, Gratissimam sane, n.1, 2 febbraio 1994) Dopo la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, il 22 novembre 1981, papa Giovanni Paolo II ha proseguito fino al novembre del 1984 le sue udienze del mercoledì che sono poi andate a confluire in quel poderoso patrimonio di sapienza teologica comunemente chiamate “catechesi sull’amore umano”. Solo per questo sforzo di approfondimento Karol Woytjla può a buon ragione essere chiamato il “Papa della famiglia”, ma le occasioni in cui egli è tornato a parlare della famiglia e per la famiglia sono state anche altre nel suo lungo e intenso pontificato. C’è un documento che merita un’attenzione maggiore di quella che forse negli anni gli è stata attribuita: si tratta della Gravissimam sane. Questo testo si presenta con caratteristiche diverse rispetto agli altri che abbiamo poc’anzi ricordato perché si presenta sotto forma di lettera, una lettera che il Papa desidera indirizzare a tutte le famiglie del mondo in occasione della celebrazione, nel 1994, dell’Anno della Famiglia, un’iniziativa internazionale dell’ONU. La contingenza di questa occasione laica e – come detto – la scelta di rivolgersi direttamente alle famiglie e non alle gerarchie ecclesiastiche o ai pastori rende il dire del Papa molto accorato, affettuoso e forse, nello stesso tempo, anche più semplice. La lettera mette in evidenza fin dal titolo della sua prima parte un’espressione – che già era stata usata da Paolo VI – “la civiltà dell’amore”. Essa racchiude in sé un convincimento che il Papa sviluppa riprendendo i capisaldi del suo magistero, ovvero che c’è una civiltà, non in senso solo politico, ma più profondamente umanistico che va edificata a partire proprio dalla verità che l’uomo e la donna sono da sempre pensati per creare quella comunione di persone che alimenta e perpetua il mondo. L’uomo e la donna chiamati a realizzare il bene comune del matrimonio e della famiglia attraverso il dono di sé e la consapevole volontà di essere padri e madri responsabili, coprotagonisti del mistero d’amore che origina la vita. “La civiltà – scrive il Papa – appartiene alla storia dell’uomo, perché corrisponde alle sue esigenze spirituali e morali: creato ad immagine e somiglianza di Dio, egli ha ricevuto il mondo dalle mani del Creatore con l’impegno di plasmarlo a propria immagine e somiglianza. Proprio dall’adempimento di questo compito scaturisce la civiltà, che altro non è, in definitiva, se non l’umanizzazione del mondo (n. 10). Questa umanizzazione ha bisogno di tutte le energie positive provenienti dagli uomini e le donne di buona volontà e il Papa richiama le occasioni in cui pressante è stato il suo invito alle nazioni perché convergessero su una piattaforma condivisa dei diritti della persona prima e della famiglia di conseguenza. L’umanità vive ancora profonde disparità fra Paese e Paese e vi sono luoghi nel mondo in cui non si raggiungono quei principi di dignità che permettono alle creature di essere chiamate tali. La valorizzazione della famiglia quale risorsa imprescindibile per lo sviluppo umano è un impegno che deve coinvolgere tutti, ma a cui la Chiesa invita soprattutto gli sposi cristiani presenti in tutto il mondo quali “naturali” missionari di quella civiltà dell’amore che attende di essere pienamente realizzata. Per questo motivo la seconda parte della lettera è intitolata “Lo sposo è con voi”, perché il Papa sprona i credenti a rinvigorire la fede nella presenza viva e feconda del Signore nel cammino della storia. Gesù è presente, agisce, interviene, proprio come fece a Cana di Galilea. Maria, sua madre ha detto allora e ripete ogni giorno “fate quello che Lui vi dirà”. Le famiglie non si sentano sole nel percorrere la via delle Beatitudini perché essa è ardua, ma sempre attuale e possibile. Di certo Giovanni Paolo II si affiancherebbe oggi al fervore con cui papa Francesco ci invita a pregare la Madre del Signore per invocare la fine della pandemia e dal cielo crediamo interceda perché le famiglie del mondo, pur nelle grandi prove a cui siamo chiamati, possano alimentare la speranza che l’umanità sarà sempre più una famiglia di famiglie. (Giovanni M. Capetta - Sir)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 12.991 persone migranti sulle coste italiane

11 Maggio 2021 - Roma - Sono 12.991 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Di questi 1.716 sono di nazionalità tunisina (13%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (1.292, 10%), Bangladesh (1.216, 9%), Guinea (860, 6%), Sudan (668, 5%), Egitto (639, 5%), Eritrea (601, 5%), Mali (490, 4%), Algeria (371, 3%), Marocco (348, 3%) a cui si aggiungono 4.790 persone (37%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. 1.566 sono i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare, sempre secondo i dati del Viminale.    

Creare valore tra l’immobilità e la stabilizzazione.

11 Maggio 2021 - Roma - Il rapporto sugli indicatori demografici dell’Istat, fotografa l’effetto della pandemia sui flussi migratori: immobilità e stabilizzazione. Il saldo migratorio netto con l’estero è l’esatta metà di quello rilevato nel 2019. Per milioni di persone è stato impossibile spostarsi, sia in entrata che in uscita, indipendentemente dalle ragioni di lavoro, studio o necessità. Allo stesso tempo, il trend della popolazione straniera in Italia si stabilizza piuttosto a causa di cambiamenti giuridici che ad un'effettiva riduzione della crescita del numero di stranieri. “Abbiamo conosciuto alcuni dei giovani migranti che si confondono tra questi numeri” dice Marco Ruopoli, presidente dell’Impresa Sociale di Roma Sophia impegnata dal 2013 per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. “Leggere che sono 100 mila le persone che hanno ottenuto la cittadinanza italiana ci conforta da una parte, ma ci porta a domandarci quanta difficoltà abbiano dovuto affrontare alcuni giovani prima di arrivare a questo traguardo”. Sophia Impresa Sociale ha appena concluso il progetto “Creare Valore Attraverso l’Integrazione” che ha affiancato 20 giovani migranti in condizione di particolare vulnerabilità nel percorso di integrazione in Italia. Alcuni di questi giovani erano arrivati in Italia da poco quando il progetto è stato avviato, altri invece erano in Italia o in Europa da anni. “Purtroppo il tempo che si passa in Europa non è proporzionale allo stato di avanzamento del percorso di integrazione”, commenta un altro collaboratore di Sophia. Grazie al sostegno della campagna Liberi di Partire Liberi di Restare della CEI, questo progetto ha potuto dare una svolta concreta alla vita di tutti questi ragazzi, non solo prendendone in carico la posizione legale, ma permettendo loro di compiere quei passi quotidiani per vivere dignitosamente. Al termine del progetto tutti infatti hanno ottenuto un inserimento lavorativo, trovato un alloggio sicuro e migliorato la lingua italiana. “La chiave di volta del progetto è stato pensare di costruire qualcosa insieme a questi ragazzi e non soltanto per loro” dice il presidente di Sophia parlando delle iniziative progettuali di lavoro in Italia e all’estero che sono sorte conoscendo i giovani beneficiari, anche in un momento in cui il mercato del lavoro e gli spostamenti sono bloccati a causa della pandemia. “Cambiando prospettiva, abbiamo potuto dare un’interpretazione che non ci aspettavamo al motto liberi di partire liberi di restare”. Queste parole fanno eco alle parole del Santo Padre che nell’incipit del Messaggio per la 107esima Giornata del Migrante e del rifugiato, si appella alla Chiesa e ai cattolici per essere maggiormente inclusivi con chi è in difficoltà perché “siamo tutti sulla stessa barca” per camminare “verso un noi sempre più grande”.  

Diocesi Roma: proseguono gli incontri di formazione di Migrantes, Caritas e Missio

11 Maggio 2021 - Roma - “La Gioia del Vangelo”. Questo il tema del prossimo incontro di formazione organizzato dall’Ufficio Migrantes, Caritas e Centro per la cooperazione missionaria della Diocesi di Roma, che si terrà sabato 15 maggio alle ore 10,00. “Come anche raccomandato dal Cardinale Vicario, mons. Angelo De Donatis all’inizio del corrente anno pastorale, ci soffermeremo a riflettere e a farci interrogare dal Messaggio che Papa Francesco ha indirizzato alle Pontificie Opere Missionarie il 20 maggio dello scorso anno. Toccheremo tematiche importanti che riguardano la missionarietà della nostra comunità ecclesiale”. All’incontro interverranno il Card. Luis Antonio Tagle, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli che risponderà alle domande della giornalista del quotidiano “Avvenire Stefania Falasca.