Primo Piano

Libia: un nuovo Rapporto Onu smaschera un modello di sistematica violazione dei diritti umani e di abusi nei confronti dei migranti

19 Febbraio 2026 - “Venivamo picchiati ogni giorno”, ha raccontato George, un cittadino keniota trattenuto contro la sua volontà ad al-Kufra, in Libia e ripetutamente malmenato: la sua famiglia è stata costretta a pagare 10.000 dollari per il suo rilascio. "Chiamavano le nostre famiglie da numeri di telefono diversi, chiedendo loro dei soldi. C'era un ragazzo che si è ribellato: è stato picchiato e ucciso. Ci dicevano che saremmo stati picchiati fino a quando i nostri familiari non avessero pagato il riscatto. Se non lo avessero fatto, ci avrebbero uccisi, abbandonato o gettati nel deserto". La violenza contro i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati in Libia non è un elemento accessorio: si tratta di un modello di business sistematico e basato sullo sfruttamento, come riporta un  rapporto congiunto della Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) e dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il rapporto evidenzia i modelli di violazioni dei diritti umani e abusi perpetrati impunemente contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia, tra il 2024 e il 2025. George è uno dei tanti che sono stati ingannati dalla promessa di una vita migliore in Libia. Viveva nel Sud Sudan, lavorava come cuoco e gli era stato promesso un lavoro migliore. Ha attraversato il Sudan devastato dalla guerra prima di raggiungere la Libia. Secondo George, alcuni migranti sono entrati in Libia volontariamente, sperando di poter attraversare l'Europa. Il rapporto documenta anche diversi incidenti in cui alcune persone sono cadute in mare o si sono gettate in mare durante pericolosi interventi di intercettazione effettuati dalle autorità libiche. L'UNSMIL e l'OHCHR hanno registrato casi in cui diversi attori marittimi avrebbero sparato colpi di arma da fuoco vicino o contro imbarcazioni in difficoltà. Questi interventi di intercettazione sono attribuiti alla cosiddetta Guardia Costiera libica, all'Amministrazione Generale della Sicurezza Costiera, nonché ad altre forze di sicurezza e gruppi armati che operano in mare. I risultati mostrano gravi violazioni dei diritti umani. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani chiede che venga fatta giustizia e che si ponga fine a una radicata cultura dell'impunità. (fonte: Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nostra traduzione)

“Siamo chiamati a immaginare e ad aprire nuove vie attraverso le quali la vita possa essere rinnovata”. Il Messaggio del Dicastero per il Dialogo interreligioso per il mese di Ramadan

20 Febbraio 2026 - In occasione del mese del Ramadan e per la festa di ‘Id al-Fitr 1447 H. / 2026 A.D., il Dicastero per il Dialogo Interreligioso ha inviato ai Musulmani del mondo intero un messaggio augurale a firma del prefetto del Dicastero, em.mo card. George Jacob Koovakad, e del segretario del medesimo Dicastero, rev.do mons. Indunil J.K. Kodithuwakku. "Cari fratelli e sorelle musulmani, specialmente quelli tra voi che lottano o soffrono nel corpo o nello spirito a causa della vostra sete di giustizia, uguaglianza, dignità e libertà: siate certi della mia vicinanza spirituale e sappiate che la Chiesa cattolica è solidale con voi [...]. Attraverso questa comune stagione del Ramadan e della Quaresima, possa la nostra trasformazione interiore diventare un catalizzatore per un mondo rinnovato, in cui le armi della guerra cedano il passo al coraggio della pace".

🔗 Leggi tutto il Messaggio.

“A speranza”. Su tutte le piattaforme digitali il singolo del Coro Millecolori di Scampia

20 Febbraio 2026 - Dal 20 febbraio si trova su tutte le piattaforme digitali "A speranza”, il primo singolo con videoclip del Coro Millecolori di Scampia, da alcuni anni sostenuto anche dalla Fondazione Migrantes. Il brano anticipa l’uscita del primo album del Coro che conterrà nove brani originali. Il Coro Millecolori è un coro interetnico di bambini e giovani rom e napoletani provenienti dalle zone più marginali del quartiere di Scampia. Nasce all’interno del Centro Millecolori, doposcuola e ludoteca delle Suore della Provvidenza, e della Rettoria Santa Maria della Speranza dei Padri Gesuiti. È composto da voci bianche e da alcune voci adulte e rappresenta uno spazio di crescita culturale, educativa e umana, fondato sull’educazione alla bellezza attraverso la musica. "Negli anni - racconta padre Eraldo Cacchione SJ, coordinatore del Coro Millecolori  - giovani del coro hanno condiviso un percorso fatto di prove settimanali, festival, residenze artistiche, studio di registrazione e viaggi in tutta Italia, costruendo legami profondi e trasformando il canto in uno strumento di riscatto, integrazione e consapevolezza". Il brano “A speranza” è nato dall’ascolto delle storie dei giovani coristi ed è pensato per dare voce ai loro sogni alla loro voglia di futuro. Il videoclip è uno sguardo intimo, essenziale sulla realtà che racconta rispettosamente persone e dei luoghi, capace di restituire verità e bellezza senza artifici.
Crediti
Brano: “A speranza “ Autore: Ciccio Merolla Coordinamento: Eraldo Cacchione SJ Direzione corale: Filomena De Rosa Direzione artistica: Ciccio Merolla
Crediti video clip
Produzione: Eraldo Cacchione SJ – Associazione Mille Colori Assistente set: Daria TDA Fotografo di scena: Paola Caianello Operatore: Vincenzo Fortunato Fotografia e Montaggio: Gianmichele Rillo. Regia: Ciccio Merolla.
Interpreti e partecipanti videoclip
Elena Equabile, Martina Acampora, Gabriele Borrelli, Francesco Ingolingo, Mariagrazia Marsicano, Antonia Casaburi, Cleter Nunzio, Cleter Ida, Crispino Elena, Matteo Jovanovic, Giuseppe Milanovic, Cristina Mitrovic, Carolina Ciaramella, Federica Mele, Giusy Catanuso, Kesya De Biase, Luigi Errico. Ufficio stampa: Manuela Ragucci https://youtu.be/R1Vc5EIfdDw?si=uw8qJM9xMLABO_U3

Campagna “Ero straniero”: su 181.450 quote da decreto flussi, solo 14.349 permessi di soggiorno richiesti (7,9%)

20 Febbraio 2026 - Il sistema degli ingressi per lavoro continua a produrre risultati preoccupanti: a quasi due anni dai click day del 2024 , a fronte di 146.850 persone programmate per gli ingressi, risultano 24.858 permessi di soggiorno richiesti, pari a un tasso di successo del 16,9%. Solo 17 persone circa su 100 riescono a entrare in Italia e risultano avere un lavoro e un regolare titolo di soggiorno. Per il 2025 il quadro non pare migliorare: su 181.450 quote da decreto sono 14.349 i permessi di soggiorno richiesti, il 7,9%, e cioè circa 8 persone su 100 hanno finalizzato la procedura a dicembre 2025. Sono i dati inediti che la campagna "Ero straniero" presenta nel IV rapporto annuale sugli esiti della procedura d’ingresso per lavoro della programmazione flussi triennale 2023-25, aggiornati a dicembre 2025.  (fonte: erostraniero.it)

Speranze recluse. La “nuova normalità” del diritto d’asilo | “Migranti Press” 1 2026

19 Febbraio 2026 - Il primo numero del 2026 di Migranti Press, il mensile della Fondazione Migrantes, propone in copertina lo sguardo lucido e preoccupato offerto dal Report 2025 sul diritto d’asilo: “Ciò che un tempo sarebbe apparso inaccettabile – respingimenti, accordi con regimi autoritari, esternalizzazione della protezione – diventa tollerato e persino auspicato. È la nuova normalità di un Nord America e di un’Europa sempre più chiuse, e di un mondo che sembra rassegnato alla crisi permanente”, scrivono Giovanni Godio e Mariacristina Molfetta. In evidenza, i due editoriali. In quello firmato dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, una riflessione e una prospettiva su un tema di grande attualità sociale e politica, spesso strumentalizzato anche a spese delle persone migranti: quale sicurezza cerchiamo? Nell’altro editoriale, che abbiamo già anticipato su migrantesonline, Massimo Faggioli – expat a lungo degli Stati Uniti e ora in Irlanda – ci regala una testimonianza personale sulla “sua” Minneapolis e sul perché proprio lì potrebbe essere esplosa per la prima volta la durezza della nuova ICE di Donald Trump. E ancora: Eleonora Voltolina, presentando un volume in uscita il 20 febbraio, racconta la vita, le speranze e le preoccupazioni di chi lascia l’Italia e costruisce una famiglia all’estero. Simone Varisco, commenta 4 studi di recente pubblicazione, per ragionare sul tema della paura e su come essa possa essere legata ai pregiudizi e alla (cattiva) comunicazione. Simone Sereni prima apre una finestra sull’applicazione dell’intelligenza artificiale e degli strumenti digitali nell’accompagnamento di migranti e rifugiati, presentando due esperienze: Infocaminante e Sportellino; poi racconta la sua visita alla scuola di italiano del progetto “Sababu”, nel cuore di Torpignattara, a Roma Infine, oltre alla prima puntata della nuova rubrica curata dall’Osservatorio “Vie di fuga”, dedicata alle “Parole in fuga” – un glossario ragionato e incarnato sulle parole che accompagnano la quotidianità dei richiedenti asilo e dei rifugiati –, le nostre pagine fisse dedicate a leggi e giurisprudenza sui migranti, brevi notizie dal mondo della Fondazione Migrantes e alle segnalazioni culturali: libri, cinema, arte, etc.   Copertina Migranti Press 1 2026 rifugiati

Firenze, Centro La Pira: un incontro per andare “oltre i numeri” dell’immigrazione

19 Febbraio 2026 - Il 21 febbraio 2026, nella Sala Teatina del Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira di Firenze, si terrà l’incontro pubblico “Oltre i numeri e i dati: Le politiche di accoglienza in Italia”, occasione in cui verrà declinato localmente il XXXIV Rapporto Immigrazione 2025 di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, dedicato al tema “Giovani, testimoni di speranza”. L’evento si preannuncia come un momento prezioso per riportare al centro del dibattito pubblico una visione dell’immigrazione che superi la logica delle cifre e delle emergenze. Il focus sui giovani, scelto per il Rapporto 2025, invita a guardare all’accoglienza come a un investimento sociale e culturale, capace di generare futuro. In un contesto spesso polarizzato, un confronto aperto e plurale come quello proposto a Firenze offrirà l’occasione per restituire complessità, umanità e prospettiva a un tema che riguarda l’intera comunità. La mattinata si aprirà con i saluti istituzionali di mons. Pierpaolo Felicolo (direttore generale Fondazione Migrantes), Alessandra Nardini (Assessora Regione Toscana), Susanna Cenni (Presidente ANCI Toscana) e Nicola Paulesu (Assessore Comune di Firenze). La presentazione della giornata sarà affidata a S. E. Mons. Mario Vaccari, vescovo di Massa Carrara-Pontremoli e delegato Caritas per la CET. A seguire, prenderanno la parola:
  • Simone Varisco (Fondazione Migrantes) – Presentazione del Rapporto Immigrazione 2025.
  • Simona Berhe (Università di Firenze) – Gli studenti internazionali in Italia, avanguardia di una società nuova.
  • Noris Morandi (Avvocata ASGI) – Gli ostacoli all’accoglienza alla luce dei recenti provvedimenti legislativi.
  • Marzio Mori (Direttore Caritas Firenze) – La situazione dell’immigrazione in Toscana.
Gli interventi programmati vedranno poi la partecipazione di:
  • Maria Orfeo (Consigliera Centro Internazionale Studenti G. La Pira).
  • Giacomo Anastasi (Sindaco di Petrosino e Associazione Centro Mediterraneo di Studi e Formazione La Pira di Pozzallo).
La mattinata si concluderà con la presentazione delle proposte di Caritas e Migrantes Toscana per migliorare l’accoglienza delle persone migranti e con le conclusioni affidate a S.E. Mons. Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze e delegato Migrantes per la CET. A moderare l’incontro sarà Sara Vatteroni, direttrice Migrantes Toscana. Possibilità di seguire l’incontro anche in streaming: 👉 https://us06web.zoom.us/j/85820206492?pwd=27vsxLp2GmpgHCuSaZamyG2d8Bl6Fg.1 Firenze Centro La Pira Rapporto Immigrazione 2026

Quale sicurezza cerchiamo?

19 Febbraio 2026 - Dopo la morte di Abanoub Youssef, 18 anni, ucciso da una coltellata del compagno Zouhair Atif tra le mura di una scuola a La Spezia, la reazione del Governo è stata immediata. Subito l’annuncio di un “pacchetto sicurezza” – non il primo, peraltro – composto da un decreto, per le materie considerate di più urgente applicazione, e da un disegno di legge che, quindi, sarà sottoposto al vaglio preventivo del Parlamento. Una prima bozza, con provvedimenti molto restrittivi, è entrata presto in circolazione ed è stata abbondantemente commentata, non senza legittime preoccupazioni. In particolare, per la Fondazione Migrantes, quella per la speciale “attenzione” dedicata ai giovani con background migratorio e ai minori stranieri non accompagnati, considerando anche l’aria pesante che arriva da Oltreoceano. Per quanto riguarda il decreto, esso dovrebbe essere già stato emanato dal Consiglio dei ministri nel momento in cui leggerete questo articolo, anche in seguito ai gravi fatti di Torino. Una riflessione si impone. Perché il bisogno di sicurezza, ieri come oggi, richiede risposte razionali, non emotive né tarate esclusivamente sulla ricerca del consenso facile: che cosa vuol dire “sentirsi sicuri” e come lo si ottiene? Bisognerebbe intanto partire da dati oggettivi. Le statistiche rispetto ai reati verso cose e persone in Europa ci dicono che in Italia i crimini più gravi sono in costante diminuzione da anni e che siamo tra i Paesi più sicuri in Europa. Le statistiche, però, non sono l’unico riferimento. È indubbio che molte persone, soprattutto nelle grandi città, non si sentano tranquille a uscire di casa o ad attraversare gli spazi pubblici in zone di periferia o nei pressi delle stazioni. D’altra parte, abbiamo sempre più giovani che ci dicono che le città non sono più pensate per loro, che gli spazi di aggregazione pubblica sono sempre di meno e che l’unica possibilità spesso è quella di ritrovarsi nei centri commerciali o all’aperto vicino a locali dove si vendono alcolici. Tra i giovani, inoltre, è vero, sta aumentando la pratica di avere e usare armi da fuoco o coltelli. Sanzionare duramente chi le porti e ne faccia uso, non solo tra i giovani, è persino ovvio; ma l’ipotesi di abbassare l’età punibile dai 14 ai 12 anni, di aumentare le pene detentive per loro e pecuniarie per i genitori o chi ne fa le veci non può essere l’unica risposta. Non sarà, in particolare, aumentando le pene pecuniarie per i tutori dei minori non accompagnati – che, ricordiamolo, sono un tassello prezioso in una comunità civile che dovrebbe educare prima di controllare e punire – che ci sentiremo più sicuri. Perché proprio quando abbiamo bisogno di più adulti attenti che facciano un pezzo di strada con questi minori è illogico spaventarli con la minaccia di multe salate per i comportamenti illeciti dei giovani che potrebbero essere loro affidati. Insomma, per evitare di continuare a spendere solo nelle “punizioni” serve investire nel costruire “relazioni”: offrire spazi – ad esempio, oratori e scuole aperte e presidiate da figure educative anche fuori dall’orario di lezione –, aprire dibattiti e non processi o gogne buone per i dati di ascolto in Tv o per qualche click sui social. Serve un potenziamento dei servizi sociali e dei percorsi di formazioni, anche per il personale scolastico. Servono ovviamente delle possibilità effettive di realizzazione per tutti i giovani. E gli studi che facciamo sulla mobilità umana, da e verso l’Italia, ce lo rammentano da tanti anni. È importante che si affrontino le questioni di ordine pubblico come pure il disagio dei minori, ma la repressione e la punizione non daranno né ai giovani né agli adulti la vera sicurezza che cerchiamo tutti: quella di “un bimbo svezzato in braccio a sua madre” (Sal 131). (mons. Pierpaolo Felicolo - "Migranti Press" 1 2026) [caption id="attachment_71892" align="aligncenter" width="520"]Lucchetto Sicurezza (foto: Unsplash/Stephen Harlan)[/caption]

Ramadan 2026, i musulmani (Ucoii) scrivono al card. Zuppi: “Una coincidenza provvidenziale”

18 Febbraio 2026 - Quest’anno il Ramadan coincide con la Quaresima cristiana, creando “un’occasione unica di dialogo interreligioso. Il presidente dell’Ucoii Yassine Baradai ha inviato una lettera personale al cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, per sottolineare “la straordinaria convergenza tra il digiuno islamico e quello cristiano”. “Una coincidenza provvidenziale”, scrive Baradai nella lettera al card. Zuppi”. “Mentre i musulmani digiunano per il Ramadan e i cristiani per la Quaresima, possiamo scoprire che le nostre tradizioni parlano la stessa lingua: quella della misericordia, della preghiera e della carità. Digiuniamo fianco a fianco per la stessa umanità”. (fonte: M.C.B/SIR) [caption id="attachment_71854" align="aligncenter" width="1024"]ramadan (Foto Siciliani-Gennari/SIR)[/caption]

A 10 anni dalla Messa di papa Francesco al confine tra Messico e Stati Uniti

18 Febbraio 2026 - "Qui a Ciudad Juárez, come in altre zone di frontiera, si concentrano migliaia di migranti dell’America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare 'dall’altra parte'. Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del traffico umano, della tratta di persone". Dieci anni fa papa Francesco celebrava la Messa a Ciudad Juàrez, al confine tra Messico e Stati Uniti. In quella "città duramente piagata dalla violenza dei narcos e dai traffici di persone - scrive Fausto Gasparroni, allora vaticanista dell'agenzia Ansa - il Pontefice mise l’accento sulla tragedia delle masse di migranti ‘latinos’ che premono alla frontiera Usa: una frontiera da tempo sbarrata da una rete metallica, uno dei 'muri' del mondo attuale, simbolo di divisione e di esclusione. È questo che il Papa volle sottolineare col suo gesto altamente emblematico sulle rive del Rio Grande: arrivando in ‘papamobile’ nell’area fieristica dove poi avrebbe celebrato la messa, ultimo atto del suo intenso viaggio in Messico (12-18 febbraio 2016), il Papa sostò proprio davanti alla rete posta al confine, parlò alle persone sull’altro lato, nel territorio della texana El Paso, benedisse e mostrò vicinanza alla sorte di migranti che, anche una volta riusciti a superare l’agognata frontiera, vivevano in situazioni di povertà e precarietà".

La comunità polacca ha ospitato il primo incontro 2026 dei Coordinatori etnici nazionali in Italia

18 Febbraio 2026 - Il primo incontro del 2026 dei Coordinatori nazionali etnici in Italia si è tenuto a Roma presso la Chiesa di San Stanislao dei polacchi, a via delle Botteghe Oscure, alla presenza del direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Prosegue, dunque, una modalità sperimentata con soddisfazione nelle occasioni precedenti: a rotazione ogni coordinatore ospita i confratelli nella propria comunità di riferimento. Dopo una breve presentazione della Chiesa da parte di mons. Jan Antoni Glowczyk - coordinatore dei cattolici polacchi in Italia -, i presenti hanno recitato l’ora media. Successivamente, nell’aula Giovanni Paolo II, don Glowczyk ha offerto ai presenti alcuni cenni storici sulla sala e sull’hospice; e sulle numerose visite di san Giovanni Paolo II da cardinale prima, circa 82, e poi come Papa, almeno 3. Ha parlato anche della presenza dei cattolici polacchi a Roma ed in Italia fin dal 1500. Guidato da mons. Felicolo, l'incontro è poi proseguito con alcune considerazioni sui frutti del Giubileo dei migranti e sui rapporti tra coordinatori e Uffici Migrantes a livello diocesano e regionale. Si è sottolineata l'opportunità che i coordinatori si documentino costantemente sugli eventi politici e legislativi che riguardano i migranti in Italia. Coordinatori etnici 2026 Polacchi

A Taranto, chi accoglie e chi è accolto “cammina insieme sulla stessa riva”

17 Febbraio 2026 - Il 13 febbraio 2026, nell'Aula Magna del Liceo “Aristosseno” di Taranto, si è svolto l’annuale convegno della Migrantes diocesana, dal titolo “Camminiamo insieme sulla stessa riva”. Nel pubblico anche gli alunni di alcune classi liceali che partecipano al progetto “Oltre la frontiera. L’accoglienza dei migranti”. Prima delle relazioni in programma dei prof. Stefano Vinci e del prof. Maurizio Fozio, entrambi docenti dell'Università degli studi di Bari, ha preso la parola anche l’arcivescovo di Taranto, S.E. monsignor Ciro Miniero, che ha richiamato alla necessità di un’accoglienza fraterna rivolgendosi soprattutto ai giovani, e ha bollato anche lo spiritualismo disincarnato, distaccato dalle concrete necessità umane. Molto significative le testimonianze di due migranti. Mohamed, cittadino marocchino di 34 anni che da 3 anni vive a Taranto, ha rivissuto le peripezie per lasciare la sua terra, dove conduceva una vita senza prospettive, per costruirsi un futuro diverso. Il racconto delle sue vicissitudini, soprattutto in Libia, ha emozionato tutti. Per 11 mesi Mohamed ha dovuto lottare con scafisti che gli promettevano la partenza, pretendendo denaro, e poi lo abbandonavano, ma soprattutto ha conosciuto la durezza del carcere libico, i colpi di bastone sul suo corpo (e qui la sua voce si è incrinata), la sporcizia e la scarsità di cibo. Una volta uscito dal carcere, dopo l'arrivo a Lampedusa, la sua rinascita è cominciata al Centro Migrantes della parrocchia “Madonna delle Grazie”, dove dice “di aver trovato una seconda famiglia”. Da alcuni mesi il giovane lavora in un ristorante di Taranto con un contratto regolare e vive in una piccola casa per conto suo. Ora è ben integrato, ma sicuramente continuerà ad impegnarsi per realizzare i suoi sogni. Un altro giovane, Kassoum, prendendo la parola non ha voluto rivelare il suo Paese di origine. Ormai si ritiene “del mondo” e così definisce anche i migranti che trovano sostegno nel Centro da lui creato e diretto. Fuggito una decina di anni fa dal suo Paese in Africa, lui per primo ha trovato aiuto presso il Centro Migrantes della parrocchia “Madonna delle Grazie”. Un sostegno che gli ha consentito anche di far giungere in Italia il figlio, diplomatosi al Liceo Aristosseno e ora studente universitario a Roma. (don Giuseppe Calamo) Migrantes Taranto

Sono poco più di 17 mila i minori non accompagnati in Italia. Il nuovo Rapporto semestrale

17 Febbraio 2026 - I minori stranieri non accompagnati (MSNA) censiti in Italia al 31 dicembre 2025 sono 17.011, sono in maggioranza maschi (88,6%) e hanno per la maggior parte 17 (58,5%) e 16 (20,3%) anni; arrivano soprattutto da Egitto (30,3%), Ucraina (17,4%), Bangladesh (10%) e Gambia (6,6%), mentre le Regioni che ne accolgono di più sono la Sicilia (22%), la Lombardia (13,5%), la Campania (11,5%) e l'Emilia-Romagna (7,5%). Sono alcuni dei dati raccolti nel nuovo Rapporto di approfondimento semestrale sulla presenza dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) in Italia, pubblicato dalla Direzione Generale per le politiche migratorie e per l'inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il Rapporto monitora le presenze, le caratteristiche e l'accoglienza dei minori soli, dando conto anche di nuovi arrivi e allontanamenti, richieste di protezione internazionale, indagini familiari nei Paesi di origine e pareri sulla conversione dei permessi di soggiorno alla maggiore età. Illustra, inoltre, le novità procedurali e normative italiane e internazionali e misure per l'inserimento socio-lavorativo come i progetti "Percorsi" e "PUOI PLUS". I contributi di Unhcr, Unicef, Oim, Rete Sai e Tavolo Minori Migranti approfondiscono particolari aspetti del fenomeno dei MSNA. Ad aprire il Rapporto sono alcune testimonianze di ex minori soli, accolti in Italia e accompagnati verso l'autonomia: un modo per dare voce ai tanti altri giovani "in viaggio" che si celano dietro dati, analisi e norme. (fonte: integrazionemigranti.gov.it)   Rapporto Msna 2025

Fare figli all’estero è più facile? Un nuovo volume della Fondazione Migrantes con Tau editrice

16 Febbraio 2026 - Negli ultimi vent’anni oltre 1 milione 700mila italiani si sono iscritti all’Aire, l’anagrafe dei residenti all’estero; nello stesso periodo i rimpatri sono stati la metà. 123mila persone sono partite nel corso del solo 2024, di cui15mila minorenni – bambini e ragazzi a seguito delle loro famiglie. Inoltre, almeno 25 mila nuovi piccoli italiani (il numero è purtroppo incerto) nascono ogni anno in giro per il mondo: sono soprattutto figli di persone recentemente espatriate. Bastano questi numeri per far capire l’enorme raggio d’azione di Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo, in uscita il 20 febbraio nella collana “Quaderni Migrantes” della Tau editrice, realizzata con la Fondazione Migrantes. In questo libro la giornalista Eleonora Voltolina raccoglie le storie di tanti genitori italiani all’estero: Erika, che si è lasciata alle spalle Torino per l’Australia, e racconta che il marito va a fare surf sull’oceano ogni mattina prima di andare in ufficio; ma anche che soffre perché suo padre, non potendo prendere l’aereo, in dodici anni non è mai potuto andare a trovarla. Francesco, che dopo aver vissuto in mezzo mondo si è innamorato di una donna greca, e adesso vive a Londra con lei e un figlio che a quattro anni parla già fluentemente tre lingue. Giulia, che è partita con il suo compagno dall’Emilia Romagna, ha avuto il primo figlio in Danimarca e la seconda in Portogallo, e racconta le due esperienze molto diverse anche per il diverso approccio culturale alla maternità. Oltre trenta istantanee per offrire uno spazio di rappresentanza alla sterminata varietà di queste situazioni: «Famiglie che vivono dall’altra parte del mondo, e che per tornare in Italia si devono fare trenta ore di volo, e famiglie che vivono giusto al di là del confine. Famiglie tradizionali, famiglie allargate e ricomposte, famiglie monogenitoriali, famiglie arcobaleno». Le storie sono intrecciate ai risultati di una ricerca cui hanno partecipato oltre 1.200 genitori italiani residenti all’estero, realizzata grazie al sostegno della Fondazione Migrantes che ogni anno pubblica il Rapporto Italiani nel Mondo: nell’edizione 2025, uscita lo scorso novembre, un saggio dava un piccolo assaggio dei risultati. Crescere Expat Voltolina Nella prefazione di Crescere expat, Maria Chiara Prodi – segretaria generale del Consiglio generale degli italiani all’estero, e a sua volta mamma italiana di stanza a Parigi – sottolinea come sia importante «tenere insieme dati aggregati e intimità delle esperienze», andando a ricercare anche «alcuni “universali”, necessari per costruire finalmente delle autostrade di senso in cui ritrovarci e riconoscerci». «Le comunità delle cittadine e dei cittadini italiani che risiedono all’estero sono e devono essere considerate come parte dinamica, attiva e imprescindibile dell’Italia» scrive nella postfazione mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes: «Per questo le famiglie vanno tutelate, ascoltate, rese partecipi. Come fa questo libro», disegnando un affresco di come si crescono “figli italiani lontano dall’Italia” e toccando molti temi. Alcuni già spesso discussi, come l’integrazione e la costruzione di identità “multinazionali”, il costo dei figli e il sostegno statale, l’importanza e complessità di non dimenticare l’italiano, o la diversità nei sistemi e nei calendari scolastici. Altri ancora poco esplorati, come il rapporto con i nonni. Perché la decisione di vivere all’estero ha anche un impatto sulle famiglie d’origine, e rende più complessa la costruzione dei legami intergenerazionali. La stessa Voltolina, che dal 2020 è residente in Svizzera con la sua famiglia, confida che il trasferimento ha comportato la «necessità di pianificare meglio e con più cura le occasioni di contatto tra nonni italiani e nipote transfuga, e contrastare la malinconia dell’accresciuta distanza». Per la ricerca Voltolina ha trovato una «formidabile alleata» nella ricercatrice Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani del Mondo della Fondazione Migrantes. «Da tempo studiamo le famiglie italiane in mobilità, e desideravamo uno studio sistematico, una ricerca che le mettesse al centro della riflessione: sia quelle nate a seguito di una esperienza migratoria, sia quelle che avviano progetti di mobilità» afferma Licata: «Analizzare l’Italia fuori dell’Italia dalla prospettiva della famiglia significa, oggi, per il nostro Paese, capire quanto il processo di mobilità nell’epoca della migrazione sia parte integrante della nostra storia e del nostro presente, delle nostre storie e dei nostri territori». Il libro, disponibile sia nel tradizionale formato cartaceo sia in versione ebook per permetterne la lettura anche a quei tantissimi expat che vivono in posti dove i libri in italiano non arrivano, racchiude «storie singole che diventano universali» scrive Voltolina: «Quasi tutti gli italiani all’estero hanno voglia di interagire con l’Italia, creare vasi comunicanti – anche perché le loro vite sono letteralmente costruite sul confine. Molte volte è difficile. Ma qualche volta qualche idea, qualche storia, qualche esperienza riesce a forare il muro di gomma. La speranza è che questo libro rappresenti una di quelle volte». In un momento di inverno demografico, con le nascite in caduta libera, è più che mai interessante chiedersi se all’estero sia più facile fare famiglia rispetto all’Italia, e tracciare un confronto tra le politiche di sostegno alle famiglie. Nell’ultimo capitolo del libro sono racchiusi anche spunti e proposte dei genitori expat che, se implementati, potrebbero aiutare l’Italia a ridiventare un Paese in cui i giovani non abbiano paura di mettere su famiglia.

Eleonora Voltolina, Crescere Expat. Famiglie italiane in giro per il mondo, Tau editrice, 228 pagine.

In libreria dal 20 febbraio 2026.

Sul sito Tau editrice (carta): https://www.taueditrice.it/libro/crescere-expat/

Solo versione ebook: https://www.amazon.it/dp/B0GHZRQBW9/


ℹ️ Per informazioni:

“Europa deserta e obsoleta: quali opportunità lavorative servono ai giovani per non fuggire dai loro Paesi?”. Un seminario a Firenze

16 Febbraio 2026 - Ha preso il via il 16 febbraio, a Firenze, tra Palazzo Medici Riccardi e Grand Hotel Adriatico, un seminario internazionale di studi europei sul tema: "Europa deserta e obsoleta: quali opportunità lavorative servono ai giovani per non fuggire dai loro Paesi?". Istituzioni e sindacati internazionali si incontrano per definire strategie concrete a sostegno dei giovani e dei territori. L’evento è organizzato da Eza (Centro europeo per le questioni del lavoro), sotto gli auspici dell’Unione Europea, con la collaborazione di Mcl (Movimento Cristiano Lavoratori), Efal (Ente Formazione e Addestramento Lavoratori), Uso (Unión Sindical Obrera) e patrocinato dalla Città Metropolitana di Firenze. In particolare, martedì 17 febbraio presso il Grand Hotel Adriatico dalle ore 11.30, è in programma un panel dal titolo "Quando i giovani italiani lasciano il Paese: cause e dinamiche sociali", animato dagli interventi di Delfina Licata (sociologa, Fondazione Migrantes) e Lanfranco Senn, (professore emerito di Economia regionale).

🔗 Il programma completo.

  Firenze Eza

Roma, cresime e comunioni al Circo “Rony Roller”

14 Febbraio 2026 - Mercoledì 11 febbraio è stata una giornata di festa al Circo Rony Roller di Roma. I componenti della nuova generazione del circo di Edoardo Vassallo hanno ricevuto la Comunione e la Cresima dal card. Konrad Krajewsky, elemosiniere del Santo Padre. Presenta anche mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes-CEI). Accompagnati dalla Piccola sorella di Gesù, suor Geneviève Jeanningros, i giovani che hanno ricevuto i Sacramenti sono Megan, Eddy e Mark Vassallo, Aris Martini, Nicolas Picard, Dafne Catena, Mattia Alessio e Sofia Bruni-Vassallo.

“Cristiani per l’Europa”. L’appello dei vescovi di Francia, Germania, Italia e Polonia

13 Febbraio 2026 - "Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza. Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati. L’ordine internazionale è minacciato. In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al 'bene comune'. Potremo farlo riflettendo su ciò che ha contribuito a fondare l’Europa". Questo è il cuore dell'appello "Cristiani per l'Europa. La forza della speranza", firmato dal card. Jean-Marc Aveline (arcivescovo di Marsiglia, presidente della Conferenza episcopale francese), dal card. Matteo Maria Zuppi (arcivescovo di Bologna, presidente della Conferenza episcopale italiana), da mons. Georg Bätzing (vescovo di Limburgo, presidente della Conferenza episcopale tedesca) e da mons. Tadeusz Wojda (arcivescovo di Danzica, presidente della Conferenza episcopale polacca). Prendendo atto che il "quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere", i 4 presuli ricordano che all'indomani delle Seconda guerra mondiale "molti laici cattolici hanno concepito, con determinazione, l’Europa come una casa comune e si sono impegnati a sviluppare un nuovo quadro internazionale, in particolare attraverso la creazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo era la realizzazione di una società riconciliata, concepita come punto di convergenza e garanzia del rispetto reciproco delle specificità, un baluardo di libertà, uguaglianza e pace". Ricordando anche che "l’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario", l'appello sottolinea come "la generazione fondatrice dell’Europa" fosse bene in guardia "dalla tentazione dei regimi totalitari che si nutrono del nazionalismo per perseguire obiettivi egemonici, il cui esito non può essere che la guerra". Per questo "l’Europa è chiamata a ricercare alleanze che gettino le basi per un’autentica solidarietà tra i popoli" e, in questo scenario, "in nome della loro fede, i cristiani sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale".   Cristiani per l'Europa

“Ddl immigrazione”, mons. Perego a Vatican News: “Tutela prima i confini e poi le persone”

13 Febbraio 2026 - Il presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei, S.E. mons. Gian Carlo Perego, ha commentato su Vatican News il testo del cosiddetto "ddl immigrazione", inviato dal Consiglio dei ministri alla valutazione del Parlamento. Il principio di fondo di questo, e anche degli altri decreti sicurezza in materia di migrazione, “è prima i confini e poi le persone, prima la tutela dei confini e poi la tutela delle persone”. Monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, commenta il via libera in Italia, ieri, da parte del Consiglio dei ministri, al disegno di legge sull’immigrazione. 17 articoli che riguardano nuove misure e disposizioni per l’attuazione del Patto Ue sulla Migrazione e l’asilo, ma che di fatto sono in piena “contraddizione con l'articolo dieci della Costituzione che dice che lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica”. [...]

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A Reggio Emilia un evento ecumenico itinerante contro la tratta

12 Febbraio 2026 - La dodicesima Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone ha avuto come tema “La pace comincia con la dignità - Un appello per porre fine alla tratta di esseri umani”. Secondo i dati delle Nazioni Unite, le persone vittime della tratta nel mondo sono circa 27 milioni, in prevalenza donne, minori, migranti, persone costrette alla fuga. È un fenomeno complesso, drammatico, che va dallo sfruttamento sessuale alla servitù domestica, dal matrimonio al lavoro forzati e trova oggi nuove modalità di sfruttamento online. Domenica 15 febbraio, alle ore 15.30, a Cella (RE), è in programma un evento ecumenico itinerante promosso dall'Ufficio per la pastorale dei migranti della Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla con l'associazione Rabbunì, la parrocchia ortodossa rumena “San Spiridione” di Reggio Emilia e Zoe Pentecostal Mission di Reggio Emilia. Durante il breve percorso ci si fermerà in alcuni luoghi simbolici, con alcune riflessioni guidate da Mariacristina Molfetta, curatrice del Report annuale "Il diritto d’asilo" della Fondazione Migrantes, e tra le ideatrici una graphic novel, dal titolo Quattro pezzi da 20, un futuro oltre la tratta (Tau editrice/Fondazione Migrantes), pensata per sensibilizzare le scuole e i giovani su un tema drammatico e poco conosciuto. Quattro pezzi da 20 graphic novel tratta

Cosa prevede il “ddl immigrazione” del governo?

12 Febbraio 2026 - L’ennesima “stretta” del governo sull’immigrazione assume la forma di un disegno di legge e non di un decreto. Quindi le norme non entrano immediatamente in vigore ma dovranno prima essere approvate dal Parlamento. L’esecutivo, comunque, fa sapere che chiederà le procedure più rapide consentite dai regolamenti delle Camere. Il testo varato dal Consiglio dei ministri è ancora più restrittivo di quanto si prevedesse alla vigilia e comprende un’“ampia delega” al governo per l’attuazione dei recenti provvedimenti europei in materia (più restrittivi anch’essi). Vediamo in sintesi i punti principali del ddl così come li sintetizza il comunicato di Palazzo Chigi che, sia pure tra virgolette, parla esplicitamente di “blocco navale”. In primo piano una “strategia di difesa dei confini” e requisiti “più stringenti” per la concessione della “protezione complementare” e per i ricongiungimenti familiari.
  • Gestione delle crisi e interdizione delle acque territoriali: il ddl definisce “procedure specifiche per affrontare situazioni di afflusso massiccio e strumentalizzato di migranti, con la possibilità di interdire l’attraversamento delle acque territoriali a navi in presenza di minacce gravi per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”.
  • Disciplina del trattenimento: il ddl regola “in modo compiuto le modalità di trattenimento dello straniero nelle more delle procedure di esame della domanda di protezione”.
  • Espulsione giudiziale: il ddl amplia “le ipotesi in cui il giudice, con sentenza di condanna, può disporre l’espulsione o l’allontanamento dello straniero” e prevede “una procedura accelerata per l’esecuzione delle espulsioni di stranieri detenuti”.
  • Monitoraggio delle frontiere esterne: il ddl istituisce “un sistema di sorveglianza integrata che permette di agire preventivamente sulle rotte migratorie, rafforzando la cooperazione con le agenzie europee per il controllo dei confini marittimi e terrestri”.
  • Procedura di rimpatrio alla frontiera: il ddl “introduce una procedura accelerata che si svolge direttamente presso i valichi o nelle zone di transito, permettendo l’allontanamento immediato dei soggetti provenienti da Paesi sicuri o con domande manifestamente infondate”.
  • Protezione complementare: il ddl si propone di “evitare l’uso strumentale delle norme sui legami familiari”. A questo scopo specifica che “l’accertamento deve basarsi sulla natura effettiva dei legami, sulla durata del soggiorno nel territorio nazionale e sull’esistenza di legami familiari, sociali o culturali con il Paese d’origine, impedendo il rilascio del titolo in presenza di condanne per reati che comportano la pericolosità sociale del richiedente”.
  • Ricongiungimenti familiari: qui il ddl delega al governo la definizione dei criteri per l’identificazione dei familiari che hanno titolo al ricongiungimento, “al fine di limitare l’abuso dello strumento e di garantire che l’accesso ai benefici sia riservato a chi versi in condizioni di oggettiva vulnerabilità e privo di adeguato sostegno nel Paese d’origine”.
  • Accoglienza e revoca delle misure: il ddl stabilisce che le prestazioni di accoglienza vengano condizionate “all’effettiva permanenza del richiedente nel centro assegnato”. Allo stesso tempo “la violazione delle regole di convivenza o la disponibilità di mezzi economici sufficienti comporteranno la revoca immediata o l’obbligo di rifusione dei costi sostenuti dallo Stato”.
  • Sanzioni e controlli: il ddl inasprisce “le sanzioni per l’inosservanza degli ordini di allontanamento” e rafforza “i poteri di accertamento della polizia giudiziaria per l’identificazione di chi occulta la propria identità o nazionalità”. (Stefano De Martis/SIR)

Torino: “La conversione ecologica dalle mille opportunità”

12 Febbraio 2026 - Casacomune insieme a CNCA e Fondazione Migrantes, hanno proposto a Torino due giornate per riflettere sulle connessioni che ci sono tra tutte le cose e sulle opportunità che queste offrono per la vita degli umani, degli animali, dei vegetali, presenti nell’ambiente naturale che ci circonda e di cui facciamo parte. Le trasformazioni ambientali non sono mai “solo” un problema ecologico: generano disuguaglianze, alimentano conflitti, aggravano malattie, aumentano stress, insicurezza alimentare, migrazioni forzate, precarietà abitativa, violenze e forme di esclusione più in generale. Nella giornata conclusiva, 13 febbraio 2026, dalle ore 11.30 è previsto anche l'intervento di mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, in una sessione dal titolo "Dalla Laudato si' alla Laudato qui",  condotto da Luigi Ciotti (Gruppo Abele, Libera e Casacomune) e con Maria Chiara Giorda, storica delle religioni Università Roma Tre. Casa Comune Ecologia Torino 2026