Primo Piano

Una dottrina sociale per disarmare l’IA. “Magnifica Humanitas”, la prima Enciclica di Leone XIV

25 Maggio 2026 - La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas, offre una cornice morale e teologica per leggere le grandi trasformazioni del nostro tempo. Il testo dell’enciclica richiama più volte la necessità di custodire «la vera dignità e grandezza dell’uomo» – come ebbe a scrivere Leone XIII nella Rerum novarum (15 maggio 1891, n. 20) – dalle antiche e nuove pretese di «abusarne come di cosa a scopo di guadagno» (n. 16). Dopo 135 anni, la Magnifica humanitas di Leone XIV pone al centro della riflessione e dell’azione il compito affidato a ogni generazione «di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile» (n. 1). Nell’epoca della Quarta rivoluzione industriale – dell’Industria 4.0 e, soprattutto, della Intelligenza artificiale (IA) – ciò si traduce anche nella necessità di «adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico» (n. 5). Perché, come il Pontefice espone con forza, «non possiamo considerare l’IA moralmente neutra. […] Per questo, il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano" (n. 104). Pertanto, siccome «l’IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti […] non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale» (n.110). In questo ampio quadro, «spezzare le catene delle nuove schiavitù» (n. 173) e «costruire la pace nella giustizia» (n. 213) sono appelli che ricorrono nel testo come orientamenti etici per affrontare le crescenti contraddizioni del nostro tempo.
Migrazioni, dignità e responsabilità comune
«In questa prospettiva, la giustizia sociale chiede di guardare alle persone e ai popoli a partire da chi è più vulnerabile: poveri, migranti, rifugiati, sfollati interni, vittime di violenza, persone che vivono in periferie urbane o esistenziali» (n. 78). Le migrazioni, in particolare, intrecciano sempre più saldamente ferite e speranze dei singoli e di interi popoli (n. 42), dignità umana, sogni, conflitti, povertà ed emergenza ambientale alle numerose responsabilità politiche e pastorali. Nel volgere lo sguardo alla «magnifica umanità creata da Dio», l’enciclica di Leone XIV evidenzia come ogni persona sia immagine di Dio e possegga una dignità inviolabile. Da qui, l’affermazione dell’«altissimo valore dei diritti umani» (n. 54) e la necessità di giungere a politiche che li rispettino e tutelino. Applicato alla mobilità umana, questo principio implica che i migranti non siano trattati come meri fattori economici, problemi amministrativi o elementi di turbamento della sicurezza pubblica, ma come soggetti titolari di diritti fondamentali e di una dignità che richiede protezione e accoglienza.
Guerre, violenza e spostamenti forzati
Magnifica humanitas denuncia il crescente numero di «conflitti di una ferocia impressionante, che hanno spesso coinvolto in modo massiccio le popolazioni civili, causando vittime innocenti, ondate di profughi, destabilizzazione sociale e ferite di lunga durata» (n. 189). Risuona con forza la responsabilità di disarmare le parole, pratiche e sempre più spesso tecnologie che alimentano i conflitti. Se le guerre si confermano tra le cause principali delle migrazioni forzate, l’enciclica invita a promuovere ad ogni livello «fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione» (n. 213). Un orizzonte che richiede politiche di prevenzione, protezione dei civili e percorsi di reintegrazione per chi fugge. Poiché molte migrazioni sono effetto di conflitti, la promozione del dialogo e della pace nella «crisi del sistema multilaterale» (n. 201) si conferma un’azione imprescindibile.
Povertà, sviluppo e destinazione universale dei beni
Richiamando il principio della destinazione universale dei beni e lo sviluppo umano integrale (n. 14), il testo sottolinea che le disuguaglianze economiche e l’ingiustizia distributiva spingono molte persone a lasciare le proprie terre di origine. L’approccio ad un fenomeno tanto umano e storico non può rinchiudersi nel solo ambito securitario: occorre «una corresponsabilità coraggiosa» che valorizzi «la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace» (n. 13); servono investimenti nella cooperazione internazionale, nella creazione di opportunità locali e in politiche che riducano le cause strutturali delle migrazioni forzate.
Solidarietà nel bene comune
In questo senso, la dottrina sociale proposta nella Magnifica humanitas insiste sul principio della solidarietà come criterio per orientare le scelte personali, sociali e politiche. Per le migrazioni ciò significa promuovere percorsi di accoglienza, partecipazione e condivisione delle responsabilità tra Stati e comunità. La promozione umana si delinea come priorità etica: l’enciclica invita a soffermarsi sul ruolo di ogni persona come portatrice di valore. Le comunità cristiane e le istituzioni civili sono chiamate a tradurre questa visione in pratiche concrete di accompagnamento e difesa della persona contro mercificazione e sfruttamento. Di fronte all’emergere di nuove tecnologie che danno l’illusione di travalicare la dimensione umana, «la lotta contro le nuove schiavitù è un banco di prova decisivo per il discernimento etico dell’IA e della trasformazione digitale» (n. 174). Le persone migranti sono particolarmente vulnerabili a traffici, abusi e sfruttamento lavorativo: salvaguardare la «dignità inalienabile di ogni essere umano e il bene comune» (ibid.) significa contrastare queste dinamiche a vantaggio di tutti.
Tessitori di speranza lungo le rotte dell’uomo
L’enciclica Magnifica humanitas non offre soluzioni tecniche immediate, ma propone un orizzonte etico e teologico che rende inaccettabile ogni risposta che ignori la dignità della persona, anche migrante. Custodire l’umano significa impegnarsi concretamente nell’edificazione di politiche e culture che vedano nello spostamento di uomini, donne e minori non soltanto una sfida da gestire, ma un’occasione per esercitare la fraternità, la giustizia e la responsabilità condivisa. «In Cristo comprendiamo che l’uomo è chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anziché spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libertà e la responsabilità» (n. 233). Come recita il testo, la storia è il luogo in cui il Vangelo interpella e accompagna l’esperienza umana (n. 2): rispondere alle migrazioni con umanità è dunque parte integrante della testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo. È ciò che ci rende «tessitori di speranza nel nostro mondo» (n. 245). (Simone Varisco)   Leone XIV Magnifica Humanitas

Verona: Festa dei popoli, festa dell’umanità

25 Maggio 2026 - Si è svolta domenica 24 maggio sui prati di Villa Buri la Festa dei Popoli, arrivata alla sua 35° edizione. Il prologo della Festa è stato venerdì 22 maggio in piazza San Zeno con il concerto dell’orchestra Mosaika diretta da Marco Pasetto. Mosaika è un progetto musicale che coinvolge  musicisti da ogni parte del mondo e propone musiche delle diverse culture e dei diversi popoli. Nel corso del concerto ci sono stati tre blocchi di testimonianze di persone che ha fatto “il viaggio” da luoghi lontani verso Verona, comprimendo in una valigia tutto il loro mondo: Ada Indiries, rumena, Hanin, egiziana, Christeen Jayani, srilankese, Jules Talon, francese, Michael Kolade dell’associazione Afroveronesi. Domenica la Festa è iniziata con la camminata interreligiosa per la pace, nata dalla collaborazione tra il Servizio ecumenismo e dialogo e il Servizio migrantes della diocesi di Verona, la camminata ha raccolto la partecipazione di rappresentanti delle comunità religiose presenti sul territorio veronese e di numerosi cittadini. Il percorso si è snodato all’interno del parco di Villa Buri, con alcune soste dedicate all’ascolto di testi e riflessioni proposti dalle diverse confessioni religiose presenti – Musulmana, Buddhista, Ebraica, Bahà’ì, Cristiana e Sikh. Le parole condivise – provenienti da esperienze spirituali differenti – hanno avuto come filo conduttore la pace, la fraternità, la custodia delle relazioni e la responsabilità reciproca. Festa dei popoli Verona 2026 Dalle 12,30 l’apertura degli stand gastronomici con i cibi dal mondo e l’apertura con la sfilata delle bandiere e l’esplosione di danze e musica dai vari continenti. Mattatori sul palco Jean Pierre Piessou e Malice Omondi, che ha scandito in varie lingue lo slogan “different people, one nation, different colours, one humanity”.  Jean Pierre Piessou ha ricordato le situazioni di conflitto vissute dai tanti popoli presenti alla Festa: dal l’Ucraina al Venezuela, dalla Palestina all’Iran, al Libano. Don Giuseppe Mirandola coordinatore dell’evento: “La diversità in occasione della Festa dei Popoli diventa festa. Questo è il messaggio che ripresentiamo con forza ogni anno. Ci sono tante situazione nella vita che dicono che la diversità è anche ostacolo e fatica, e noi non vogliamo negarlo, non ci nascondiamo la realtà, ma il messaggio importante, qui in questa Festa è che la diversità fatta di musica,  danza, cibi, il trovarsi assieme e condividere è possibile  e ci indica la strada, quella di vivere insieme gioiosamente”. (Paolo Annechini - Nausicaa Marchiori)

Le comunità cattoliche cinesi d’Italia si ritrovano a Padova

23 Maggio 2026 -
In occasione della 17a Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina – che, voluta da Benedetto XVI, si celebra il 24 maggio, in concomitanza con la festa della Madonna di Sheshan, particolarmente venerata in Cina – le comunità cattoliche cinesi d’Italia si incontrano a Padova (dopo Napoli, Roma, Prato, San Miniato e Milano), il 23 e 24 maggio, presso la parrocchia del Sacro Cuore in Padova. Sarà presente anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo.
«Per noi fedeli cinesi – spiega don Giuseppe Feng Bo, cappellano della comunità cinese di Padova (in prima linea nell’organizzazione insieme a quella di Treviso e alla parrocchia del Sacro Cuore) è una festa importante, perché ogni anno ci raduniamo in un posto diverso per celebrare la nostra fede e fare festa. A Padova sono attese 300 persone». Si comincia sabato 23 alle 17 con il rosario; seguono la messa presieduta da S.E. mons. Riccardo Battocchio, vescovo di Vittorio Veneto e un momento di festa. Domenica 24, processione dalla basilica del Santo al Sacro Cuore (inizio alle 8.30); messa presieduta dal vescovo, S.E. mons. Claudio Cipolla alle 11 e, a seguire, pranzo. (fonte: La Difesa del Popolo) Madonna di Sheshan

La gratitudine e la speranza della Chiesa per le aree interne dell’Italia

22 Maggio 2026 - "L’Italia non vive solo nelle metropoli, lungo i grandi assi infrastrutturali o nei distretti produttivi: la sua anima pulsa nel suo sistema alpino, sulle colline degli appennini, nelle città medie, nei paesi e nei borghi ancora oggi depositari di relazioni umane straordinarie, di un notevole patrimonio artistico, di risorse che possono costituire un capitale di innovazione". Inizia così il Messaggio per la 76ª Giornata nazionale del Ringraziamento, che si celebrerà il prossimo 8 novembre sul tema: “Sguardi di gratitudine e di speranza per le aree interne del Paese”. Il testo è firmato dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Chiesa italiana. Nel celebrare, con gratitudine appunto, questa Italia "linfatica", che "non fa rumore ma tiene in vita il Paese", non viene meno la consapevolezza che "sotto la spinta di un modello di sviluppo omologante si tende sempre più a cancellare questa storia di varietà in nome di un’identità basata su un racconto unico". Dentro questo quadro, sottolineano i vescovi italiani, "non si tratta di selezionare dall’alto quali realtà locali debbano essere accompagnate in un percorso di spopolamento irreversibile e quali debbano essere salvate, ma di entrare in una prospettiva di interconnettività tra territori: agire sugli squilibri territoriali richiede, oggi più che mai, nuove politiche economiche che puntino su agricoltura e allevamento, politiche migratorie che integrino il capitale umano dei nuovi lavoratori; esige anche nuovi investimenti sulle infrastrutture che garantiscono la mobilità e l’assistenza sanitaria, la garanzia degli studi superiori e universitari, un impegno rinnovato intorno alla domanda di accesso alla casa, di lavoro da remoto, di servizi di welfare territoriale".

Delegazione Migrantes del Piemonte in Sicilia. Don Bersano: “I cristiani sono quelli ‘della Via'”

22 Maggio 2026 - Un'esperienza di fraternità, condivisione e conoscenza: questa è stata la settimana che termina oggi, in Sicilia, per la commissione mista, Fondazione Migrantes e Fondazione Missio, della regione ecclesiastica piemontese. Già da alcuni anni ci impegniamo, infatti, a condividere tra noi i diversi e comuni cammini pastorali, mettendo al centro l'Annuncio della Parola, "declinato" nella vita di fratelli e sorelle, presenti nelle nostre comunità o in Paesi lontani, che il Signore ci dona di incontrare. Ai tanti che si impegnano nei diversi servizi, viene poi proposta, periodicamente, una settimana di scambio e studio, che ci porti a conoscere le esperienze, gli impegni, i progetti di altre Chiese locali, magari lontane, ma che sentiamo sorelle. Nell’arco di una decina d’anni, dopo Lampedusa, Albania Romania e Campania, in questo viaggio lo Spirito ci ha condotto in Sicilia, dove abbiamo avuto in dono di conoscere i molteplici frutti della generosità di questa meravigliosa Isola e dei suoi figli. A Palermo, presso la Missione di Speranza e Carità di fratel Biagio Conte, tra le comunità etniche del centro città, in ascolto dell'arcivescovo, monsignor Corrado Lorefice, e della sua proposta della "teologia dal Mediterraneo"; a Cefalù, a scuola da giovanissimi migranti, ricchi di sogni, che in un libro-favola hanno rielaborato la loro difficile storia di migrazione; a Tindari e Messina, con le realtà di Sri Lanka e Filippine e delle loro vivacissime cappellanie; all’Hotspot di Pozzallo, che ci ha trasmesso disperazione di vite spente in mare e speranza di rinascita tra le nostre case; fino a Ragusa. con le storie dei “Caminanti di Sicilia” e l'impegno tra i dimenticati delle serre agricole. A livello personale e umano, abbiamo impegnato occhi e orecchie per vedere e ascoltare; come cristiani e pellegrini, abbiamo accolto nel cuore la gioia, la fraternità, la vivacità delle comunità, l’attenzione dei Pastori ai propri figli di ogni provenienza. Colori e sapori di Sicilia, che con tanto altro riempirà i nostri cuori, le nostre valigie, la nostra speranza di continuare a camminare, lavorare, sperare con i fratelli di tutto il mondo. (don Valerio Bersano) [caption id="attachment_76841" align="aligncenter" width="1024"] Il gruppo a Ragusa (Ibla).[/caption]

Intelligenza artificiale e migranti: confini intelligenti?

21 Maggio 2026 - Lunedì 25 maggio papa Leone XIV in persona presenterà "Magnifica humanitas", la sua prima Lettera enciclica, un documento “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Si occuperà anche dell'impatto di queste "res novae" sulla sorte delle persone coinvolte in tutti i fenomeni della mobilità umana? Non lo sappiamo ancora. Nel frattempo, per il numero di "Migranti Press" in uscita, abbiamo chiesto a Lugi "Gigio" Rancilio, giornalista esperto di digitale, di accennare qualche questione sul tavolo, a proposito di questo argomento. Anticipiamo il suo editoriale. Buona lettura! Per noi sono persone, per l'intelligenza artificiale sono dati. O peggio. Quando un drone di Frontex, che sorvola il mare, riprende con le sue telecamere un'imbarcazione sovraffollata nel Mediterraneo centrale, a centinaia di chilometri dalle coste, per il sistema di sorveglianza non è un naufragio in attesa di soccorso, ma un'anomalia da classificare, una rotta da tracciare, un dato da inserire nel database. Le persone, gli aiuti, i soccorsi vengono dopo. Non è la scena di un film distopico. È il presente delle frontiere europee, dove l'intelligenza artificiale è diventata uno strumento centrale nella gestione dei flussi migratori. L'Unione Europea ha investito miliardi per rendere i propri confini “intelligenti”. Prima con Eurosur, il sistema di sorveglianza attivo dal 2013 e potenziato nel 2019, che collega in tempo reale le autorità di frontiera di tutti gli Stati membri raccogliendo dati da droni, satelliti, sensori terrestri e navali. Poi, con l'Entry/Exit System, il sistema biometrico che registra le impronte digitali e le immagini facciali di ogni cittadino extra-UE che attraversa le frontiere esterne. Poi ancora con l'Etias, il sistema di autorizzazione preventiva che valuta algoritmicamente il “rischio” rappresentato da un visitatore prima ancora che salga su un aereo. Il risultato è una rete di controllo senza precedenti, costruita pezzo per pezzo nell'arco di un decennio. C'è un punto, in questa vicenda, che non è affatto secondario. Gli algoritmi che governano questi sistemi non sono neutri. Studi e inchieste mostrano che i sistemi di profilazione del rischio usati alle frontiere tendono a penalizzare chi proviene da alcuni paesi, chi parla alcune lingue, chi ha alcuni comportamenti digitali. La presenza sui social media, i contatti, gli spostamenti: tutto può diventare un elemento di un profilo algoritmico che etichetta qualcuno come “a rischio” prima ancora che abbia fatto qualcosa di irregolare. E quando un algoritmo sbaglia, chi ne risponde? Nella maggior parte dei casi, nessuno. Detto questo, non tutta l'intelligenza artificiale applicata alle migrazioni opera contro i migranti. L'Unhcr utilizza sistemi di analisi dei dati per identificare situazioni di rischio e migliorare i processi di registrazione nei campi profughi. Alcune Ong hanno sviluppato app e chatbot che forniscono ai migranti informazioni legali, indicazioni sui diritti, avvisi sui pericoli delle rotte. Sono piccoli esempi che ci ricordano che la tecnologia può essere orientata anche verso la tutela della dignità. Resta solo una domanda: quale tipo di tecnologia vogliamo costruire, e a chi vogliamo che serva? (Gigio Rancilio, in "Migranti Press" 5 2026)   [caption id="attachment_76748" align="aligncenter" width="1024"]Ia migranti (Immagine generata con IA)[/caption]

Da Palermo a Messina: un itinerario di luce, arte e accoglienza

20 Maggio 2026 - Il viaggio vissuto dalla Delegazione Migrantes del Piemonte – accompagnata per l'occasione dal direttore di Migrantes Sicilia, il diacono Santino Tornesi – è andato ben oltre il semplice spostamento geografico lungo la costa settentrionale dell'isola. Si è trattato di un vero e proprio pellegrinaggio dello spirito e della bellezza, capace di unire idealmente Palermo a Messina attraverso tre tappe dal profondo valore simbolico: Monreale, Cefalù e Tindari.
Monreale: la scintilla del percorso
Il cammino prende il via lasciandosi alle spalle il capoluogo siciliano per salire verso la maestosa Cattedrale di Monreale, celebre in tutto il mondo per i suoi oltre 6.400 metri quadrati di mosaici dorati. Ad attendere il gruppo in piazza c'è il direttore diocesano Migrantes, don Bernardo Giglio, che introduce subito gli ospiti all'interno del tempio. Qui la parola passa al parroco, don Nicola Gaglio, riconosciuto come uno dei massimi esperti e divulgatori del valore teologico e artistico di questo capolavoro. Sotto la sua guida sapiente, la lettura dei mosaici – dal celebre Cristo Pantocratore absidale fino alle scene della Genesi – si trasforma in un percorso di fede vivo. A impreziosire questo momento di intensa comunione si unisce al gruppo anche l'arcivescovo, mons. Gualtiero Isacchi, il cui saluto testimonia la centralità dell'accoglienza e del dialogo per la Chiesa locale.
Cefalù: tra la bellezza del Pantocratore e il calore dell'accoglienza
Ripreso il viaggio in direzione est, la comitiva piemontese fa tappa a Cefalù, la perla del Tirreno, per un momento capace di fondere l'alto valore artistico con una feconda testimonianza di solidarietà sul territorio. Ad attendere il gruppo c'è il diacono Gandolfo Sausa, direttore diocesano Migrantes, che accompagna la delegazione nel cuore del centro storico per visitare una realtà straordinaria: le due comunità alloggio "Regina Elena" e "Carlo Acutis". Situate nei suggestivi locali di un antico orfanotrofio del 1635 e gestite direttamente dalla Diocesi, queste strutture accolgono minori in situazione di fragilità – tra cui diversi minori stranieri non accompagnati – offrendo loro non solo un tetto, ma un ambiente autenticamente familiare e una concreta prospettiva di futuro. A presentare queste fondamentali "opere segno" è don Giuseppe Licciardi, direttore e vera anima delle strutture. È lui che ha fortemente voluto la riapertura e il recente ampliamento degli spazi, guidando ogni giorno gli operatori con un obiettivo chiaro: ricreare una grande famiglia che offra protezione, promozione umana e vera integrazione sociale. Durante l'incontro, il gruppo riceve la visita del vescovo, mons. Giuseppe Marciante, che nel ringraziare la delegazione per la sosta nella sua diocesi, si complimenta per il cruciale servizio svolto dagli uffici Migrantes sul versante dell’inclusione. Il momento più emozionante si vive quando la parola passa proprio ai giovani ospiti: ragazzi arrivati in Sicilia dopo viaggi carichi di insidie e sofferenze, che oggi hanno finalmente la possibilità di ripartire sentendosi parte di una famiglia. Dopo il pranzo condiviso in seminario, la giornata prosegue con la visita al Duomo guidata da Valerio Di Vico il quale, nonostante i tempi stretti del programma, riesce a trasmettere tutta la sfolgorante bellezza dell’arte racchiusa nella cattedrale arabo-normanna. Se a Monreale i mosaici avvolgono il pellegrino in un abbraccio monumentale, a Cefalù lo sguardo viene catturato dalla solennità essenziale del Cristo Pantocratore che domina l'abside, stagliandosi su un fondo d’oro che sembra dialogare direttamente con l'azzurro del mare. Per la delegazione Migrantes, questa sosta si rivela così una duplice, potentissima meditazione: visiva, sull'universalità del messaggio cristiano capace di parlare a popoli e culture diverse attraverso i secoli; e umana, riflessa negli occhi e nelle storie dei ragazzi accolti in città.
Tindari: lo sguardo della Madre sul cammino dei popoli
Prima di raggiungere la meta finale di Messina, il viaggio si inerpica sul suggestivo promontorio che domina il golfo di Patti, dove sorge il Santuario di Tindari. Davanti agli occhi dei delegati si spalanca un panorama mozzafiato, sospeso tra i laghetti di Marinello e il profilo delle isole Eolie, ma il vero cuore della sosta è l'incontro profondo con la suggestiva e veneratissima Madonna Nera. "Nigra sum sed formosa" (Sono nera ma bella): l'iscrizione posta ai piedi della Vergine bizantina risuona con una forza del tutto particolare per chi spende il proprio servizio a fianco di chi si mette in viaggio, spesso attraversando proprio quel mare che si contempla dall'alto del colle. La sosta a Tindari diventa così una preghiera corale affidata alla Madre, custode di ogni cammino e di ogni speranza di riscatto. Ad accogliere calorosamente la comitiva – al cui seguito vi è il vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro – sono il confratello nell’episcopato mons. Guglielmo Giombanco, vescovo della Diocesi di Patti, e il direttore diocesano Migrantes, don Leonardo Maimone. Dopo questo fraterno momento di saluto, la delegazione si unisce per la celebrazione eucaristica. Subito dopo, il rettore del santuario, don Giuseppe Gaglio, intrattiene gli ospiti all'interno dell'antico edificio sacro, ripercorrendo l’affascinante origine del culto della Madonna Nera venuta dal mare. Con il cuore colmo di bellezza, spiritualità e riflessioni teologiche, la delegazione scende infine verso Messina, porta della Sicilia e punto d'arrivo di un itinerario capace di fondere le meraviglie dell'arte arabo-normanna con lo spirito più autentico dell'accoglienza. Il viaggio di trasferimento si conclude così all'Istituto Teologico "S. Tommaso", dove i padri salesiani hanno allestito ogni cosa a puntino per garantire una calorosa ospitalità e il meritato riposo ai membri della comitiva piemontese. (fonte: Migrantes Sicilia)

A Verona, il 24 maggio c’è la Festa dei Popoli

20 Maggio 2026 - Presentata oggi presso la Sala Arazzi del Comune di Verona, la Festa dei Popoli si terrà domenica 24 maggio a Villa Buri a S. Michele Extra. Arrivata alla 35a edizione, la Festa dei Popoli di Villa Buri sarà anche quest’anno un insieme di colori, di danze, musiche, momenti culturali e tradizioni gastronomiche dalle nazionalità che si presenteranno sui prati di Villa Buri. La Festa sarà preceduta venerdì 22 sera alle 21.00 in piazza San Zeno dal concerto dell’orchestra Mosaika, che raccoglie musicisti da varie parti del mondo. Novità di questa edizione è la camminata interreligiosa che domenica 24 in tarda mattinata si svolgerà a Villa Buri nel contesto della Festa dei Popoli. La Festa dei Popoli di Villa Buri è indubbiamente l’appuntamento più importante dell’anno di inclusione tra i popoli, frutto di un Comitato coordinato dalla diocesi di Verona attraverso il Centro di pastorale immigrati e da associazioni impegnate in questo ambito, in collaborazione con il Comune di Verona. ℹ️ Per maggiori informazioni: segreteria.migrantes@diocesivr.it - 0458004247   Festa dei popoli Verona

La delegazione Migrantes del Piemonte in visita a Palermo

19 Maggio 2026 - Ha avuto inizio da Palermo la visita della delegazione Migrantes del Piemonte alle Migrantes delle Chiese di Sicilia. La giornata si è aperta con la visita alla Missione Speranza e Carità, la straordinaria realtà nata a Palermo dall'intuizione e dalla scelta radicale di Fratel Biagio Conte. Una vera e propria "cittadella degli ultimi" che oggi accoglie centinaia di fratelli e sorelle da ogni parte del mondo, offrendo loro non solo un tetto, ma dignità, lavoro e speranza. Per la delegazione piemontese, toccare con mano l'eredità di Fratel Biagio significa vedere incarnata quella "pastorale del fare" capace di trasformare l'accoglienza in autentica fraternità universale. Ad accogliere gli ospiti e a presentare la figura del fondatore è stato don Pino Vitrano, cofondatore e guida spirituale della Missione. Subito dopo, la delegazione si è trasferita nel quartiere della Kalsa. Qui, in via La Marina, sorge la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, un edificio in stile rinascimentale che dal 2008 rappresenta l’impegno della Migrantes diocesana verso la cura spirituale dei migranti cattolici presenti nel capoluogo siciliano. Una presentazione a tre voci ha descritto la storia e l'azione dell’organismo pastorale: un cammino tracciato da tante figure, tra le quali spicca per lungimiranza l’impegno profuso da don Sergio Natoli, missionario OMI. Il direttore Mario Affronti, l’assistente spirituale padre Luca Polello (OMI) e Mariella Palermo hanno aiutato a leggere i diversi segni presenti nella chiesa, presentando inoltre l’esperienza dell’Associazione “Arcobaleno dei Popoli” e del Coro interculturale. I tempi serrati hanno scandito il resto della giornata. Dopo il pranzo, la delegazione è tornata nel centro storico e, dopo aver attraversato il colorato mercato di Ballarò, si è ritrovata al Centro Agape della Caritas diocesana. Ad attendere gli ospiti c'era l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, che è anche vescovo delegato per le migrazioni della Cesi (Conferenza episcopale siciliana). Il momento di confronto è stato aperto dal direttore di Migrantes Sicilia, il diacono Santino Tornesi, che ha illustrato quale mobilità interpelli oggi le Chiese di Sicilia e come sia strutturato l’organismo regionale incaricato di coordinare l’attenzione e la sinergia pastorale. Successivamente la parola è passata ai due vescovi presenti, entrambi membri della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei. Nel suo intervento, mons. Corrado Lorefice ha offerto una prospettiva lucida e coraggiosa, accendendo i riflettori sul ruolo della Sicilia: uno storico crocevia nel cuore del Mediterraneo che, oggi più che mai, deve essere un "molo aperto" e un laboratorio di fraternità universale. Nel richiamare la responsabilità delle comunità cristiane, Lorefice ha sottolineato la necessità di una pastorale profetica, capace non solo di assistere, ma di denunciare le ingiustizie e di promuovere una cultura del diritto, della dignità e della cittadinanza universale, per essere vere “comunità messianiche”. A seguire, vi è stato l’intervento altrettanto forte e appassionato di mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e delegato per le migrazioni della Conferenza episcopale piemontese. Il presule ha indicato nella fedeltà al Vangelo la via maestra dello stare accanto ai migranti; una fedeltà che non può permettersi letture parziali o funzionali a politiche escludenti che violano i diritti della persona. L’incontro si è poi chiuso con un videomessaggio di Luca Casarini, cofondatore dell'ong Mediterranea Saving Humans, volto a tenere alta l’attenzione sulla letale rotta del Mediterraneo centrale e sulla necessità di presidiare quel tratto di mare in cui ogni giorno si consumano tragedie annunciate. La densa giornata si è conclusa con la cena al ristorante Moltivolti, nel cuore pulsante di Ballarò. Questa realtà promuove il cibo come strumento di dialogo tra persone portatrici di culture diverse ed è uno spazio di coworking, ma soprattutto un laboratorio vivente di convivenza, dove la diversità è considerata un valore fondamentale e ogni incontro diventa un’opportunità di crescita. (Migrantes Sicilia)

“Ddl Immigrazione” e minori, l’allarme di 27 organizzazioni: percorsi di inclusione a rischio per chi arriva da solo in Italia

19 Maggio 2026 - In occasione dell’incardinamento del disegno di legge "Immigrazione" (S. 1869) in commissione Affari costituzionali del Senato, 27 organizzazioni della società civile impegnate nella tutela dei minori migranti richiamano l’attenzione su alcuni elementi del provvedimento che rischiano di incidere in modo significativo sulla vita di migliaia di adolescenti arrivati soli in Italia. Negli ultimi anni, la legge 47/2017 (“Legge Zampa”) ha reso possibile costruire percorsi concreti di protezione e integrazione, riconosciuti anche a livello europeo. Grazie a questi strumenti, molti giovani hanno potuto studiare, formarsi, lavorare e iniziare a costruire il proprio futuro. Oggi, alcune delle modifiche previste dal DDL rischiano di indebolire proprio quelle leve che permettono a questi percorsi di diventare stabili e duraturi. Tra queste, il ridimensionamento del “prosieguo amministrativo” desta particolare preoccupazione: si tratta dello strumento che oggi consente ai neomaggiorenni di continuare a essere accompagnati nella difficile transizione all’età adulta e dopo aver compiuto la maggiore età, al massimo fino ai 21 anni, completando studi, formazione e inserimento lavorativo. Il Ddl contiene una norma che limita categoricamente questo periodo di prolungato sostegno nell’accoglienza a 19 anni. “Ridurre tassativamente il tempo massimo del sostegno al compimento dei 19 anni, come intende fare il Ddl in esame, è una scelta di cui non comprendiamo le ragioni - dichiarano le Organizzazioni - e sappiamo che essa può significare, in molti casi, impedire ai ragazzi e alle ragazze di raggiungere la stabilità necessaria alla loro inclusione positiva nella società. Tale riduzione comporterebbe inoltre, nei fatti, una disparità di trattamento tra i minori non accompagnati e i minori affidati a comunità di tipo familiare o in affido familiare a seguito di un provvedimento di allontanamento dal nucleo familiare, i quali possono fruire del prosieguo nel sostegno fino a 21 anni”. L’esperienza quotidiana nei territori mostra con chiarezza che il passaggio alla maggiore età è una fase delicatissima, soprattutto per chi non ha una rete familiare. È proprio in questo momento che la continuità del supporto fa la differenza tra un percorso che si consolida e uno che si interrompe, con il rischio di scivolare in condizioni di vulnerabilità e marginalità, che portano con sé il rischio di ricadute nello sfruttamento. Preoccupano inoltre le modifiche previste in materia di rimpatrio assistito, che spostano il baricentro decisionale dall’autorità giudiziaria a quella amministrativa. Si tratta di decisioni che incidono profondamente sui diritti e sul futuro dei minori e che richiedono, per loro natura, le massime garanzie e un’attenzione piena al superiore interesse del minore. Il Ddl contiene anche lo schema di legge delega relativo all’attuazione dei Regolamenti e della Direttiva discendenti dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo: un complesso di disposizioni che può avere un impatto di forte riduzione delle tutele per i minori non accompagnati, in particolare in termini di procedure accelerate, qualità della tutela e trattenimento durante le procedure di screening dopo l’arrivo. Le organizzazioni firmatarie, forti dell’esperienza maturata sul campo, rivolgono quindi un invito al Governo, promotore del Ddl, e al Parlamento, che dovrà esaminarlo, affinché la discussione del provvedimento rappresenti un’occasione per rafforzare, e non ridurre, la qualità del sistema di tutela. In particolare, si chiede di:
  • preservare il prosieguo amministrativo, mantenendo la possibilità di una valutazione caso per caso fino ai 21 anni e di richiederlo anche dopo il compimento del diciottesimo anno di età
  • tutelare le garanzie procedurali e il diritto all’ascolto dei giovani coinvolti
  • mantenere in capo al Tribunale per i minorenni la competenza a decidere sul rimpatrio assistito
  • assicurare la piena tutela dei minori non accompagnati sin dal momento del loro arrivo in Italia nell’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo
Non si tratta solo di norme, ma di percorsi reali: di ragazzi e ragazze che stanno cercando di diventare autonomi, di trovare il proprio posto nella società, di contribuire al contesto in cui vivono. Accompagnarli fino in fondo non è un costo: è un investimento che produce inclusione, stabilità e coesione. Promuovono l’appello: ActionAid, Ai.Bi. Amici dei Bambini, Amnesty International Italia, Associazione Agevolando, ASGI, ARCI, Caritas Italiana, Centro Astalli, CeSPI, CIDAS, CIES ONLUS, CIR – Consiglio Italiano per i Rifugiati, CISMAI, Cooperativa CivicoZero, CNCA, Defence for Children International, Fondazione Migrantes, Fondazione Terre des Hommes Italia, ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà, International Rescue Committee Italia, Intersos, Oxfam Italia, Refugees Welcome, Salesiani per il Sociale, Save the Children Italia, SOS Villaggi dei Bambini, Tutori in Rete.

Giugliano (NA), “Noi insieme tenuti per mano”: la scuola celebra inclusione e multiculturalità

19 Maggio 2026 - Il giorno 19 maggio 2026, la Scuola secondaria di I grado “Don Salvatore Vitale” di Giugliano in Campania (NA) propone, a partire dalle ore 15 un momento speciale di condivisione e inclusione con lo spettacolo conclusivo del Progetto "L2 - Italiano come seconda lingua", rivolto agli alunni con cittadinanza non italiana, intitolato Noi insieme tenuti per mano. L'evento è una delle attività previste dal progetto "Arrevutammoce. Scuola per e con i rom", sostenuto dalla Fondazione Migrantes.
Attraverso musiche, letture e performance, gli studenti offriranno al pubblico riflessioni sui temi dell’accoglienza, della multiculturalità e del dialogo tra culture, trasformando la diversità in una preziosa opportunità di crescita per l’intera comunità scolastica.
Sarà presente all'evento anche S.E. monsignor Giuseppe Mazzafaro, vescovo di Cerreto Sannita - Telese - Sant'Agata de' Goti, che interverrà in qualità di Delegato della Conferenza Episcopale della Campania per i migranti, i rom e la pastorale della mobilità.   Napoli Arrevutammoce Scuola

Corso di formazione “Linee di pastorale migratoria 2026″: aperte le iscrizioni. Scadenza 15 giugno

18 Maggio 2026 - Si svolgerà dal 6 al 10 luglio a Roma, presso l'Istituto Maria SS. Bambina (Via Paolo VI, 21) il corso di formazione “Linee di pastorale migratoria” edizione 2026. Il corso è rivolto alle seguenti figure di nuova nomina o che non hanno mai partecipato:
  • direttori Migrantes regionali e diocesani;
  • vicedirettori e collaboratori diocesani;
  • cappellani etnici che svolgono il ministero nelle diocesi italiane;
  • missionari per gli italiani all’estero;
  • operatori pastorali dello Spettacolo viaggiante e dei rom, sinti e camminanti.
Le iscrizioni sono aperte fino al 15 giugno 2026. Per informazioni, scrivere a segreteria@migrantes.it.

Una delegazione delle Migrantes del Piemonte in Sicilia: un itinerario nel cuore dell’accoglienza

18 Maggio 2026 - È iniziata ieri sera a Palermo la visita di una delegazione delle Migrantes del Piemonte, guidata da mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e delegato per le migrazioni della Conferenza episcopale piemontese. Insieme a lui sono arrivati il direttore regionale Sergio Durando, una rappresentanza dei direttori diocesani con i loro collaboratori e don Valerio Bersano, da pochi mesi vicedirettore della Fondazione Migrantes. Ad accogliere il gruppo, a nome delle Chiese di Sicilia, è stato il direttore regionale Migrantes, il diacono Santino Tornesi. Per la tappa palermitana, la delegazione è ospite dell'ex convento agostiniano di Santa Maria La Reale.
Un itinerario nel cuore dell'accoglienza
Quello appena iniziato non sarà un semplice tour, ma un vero e proprio cammino di discernimento e condivisione. Durante la settimana, la delegazione piemontese toccherà diverse diocesi siciliane per osservare da vicino il fenomeno migratorio – una realtà che interroga profondamente la società civile e le comunità ecclesiali – e per comprendere quali risposte pastorali e concrete siano state messe in atto sul territorio. Il viaggio, partito da Palermo, farà tappa a Monreale, Cefalù e Tindari, per poi raggiungere Messina. Successivamente i delegati si sposteranno verso Pozzallo e Ragusa, per poi ripartire sabato 23 maggio da Catania alla volta del Piemonte. (fonte: Migrantes Sicilia)

A Cosenza ritorna il Festival “Frontiere”: ripopolamento, disarmo, ospitalità e futuro

17 Maggio 2026 - Al via dal 19 al 23 maggio la terza edizione del Festival Frontiere con un calendario ricco di eventi: panel, spettacoli teatrali, incontri, flash-mob, riflessioni, hip-hop, laboratori, installazioni artistiche per le vie e le piazze del centro della Città dei Bruzi e di Telesio. Il festival Frontiere è organizzato da Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi Cosenza-Bisignano, con il patrocinio e la collaborazione dell’Unical e del Comune di Cosenza ed il sostegno di Fondazione Migrantes e Fondazione Carical. In un mondo con violenze e guerre causate “da una manciata di tiranni” – come ha di recente affermato papa Leone XIV - invitiamo tutte e tutti quanti a s-catenare, insieme, l’arcobaleno della pace e dei diritti umani. Lo faremo in Calabria, una delle principali porte della sponda nord dell’Euromediterraneo. Il programma si sviluppa seguendo una traccia di quattro parole chiave: ripopolamento, disarmo, ospitalità e futuro.   Frontiere Cosenza 2026v

A Roma il Rosario per la pace delle comunità etniche

16 Maggio 2026 - Sarà il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, a presiedere il “Rosario per la pace”, momento di preghiera promosso per domenica prossima, 17 maggio, alle 17 nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica. L’iniziativa, organizzata dall’equipe pastorale Migrantes della diocesi di Roma, vedrà la partecipazione dei rappresentanti delle comunità etniche che vivono nella Capitale. Già nelle scorse settimane, nella notte tra il 18 e il 19 aprile scorsi le comunità etniche con l’Ufficio Migrantes della diocesi si erano fatte promotrici di un pellegrinaggio notturno di preghiera per la pace al Santuario del Divino Amore, che era stato guidato dal cardinale Baldo Reina. (fonte: RomaSette)   Rosario per la pace comunità etniche Roma

A Taranto la Festa dei Popoli. Ricordando Bakari Sako

15 Maggio 2026 - Si terrà domenica 17 maggio, a Taranto, presso la parrocchia della Madonna delle Grazie, la Festa dei popoli, a cura dell'Ufficio Migrantes e della Caritas della diocesi, con il patrocinio del Comune. La festa inizierà in mattinata, alle ore 11, con l’apertura degli stand delle varie nazionalità partecipanti con momenti di intrattenimento; alle ore 16, l’arcivescovo, S.E. mons. Ciro Miniero, presiederà la solenne concelebrazione eucaristica con la partecipazione dei sacerdoti che seguono le varie realtà di migranti del territorio e l’animazione dei canti a cura della corale del Rinnovamento nello Spirito. Alle ore 17.30, sul sagrato, il grande girotondo fra i popoli. Alle ore 18, esibizione degli sbandieratori di Oria. alle ore 18.30, fino a tarda serata, spettacoli e intrattenimento a cura delle rappresentanze delle varie nazionalità. Quest’anno l’incontro assume un significato ancora più urgente per l'omicidio di Bakari Sako che ha scosso la comunità. Un fatto che interroga tutti sul valore dell’accoglienza e sulla necessità di contrastare l’indifferenza e la violenza. La festa diventa così spazio di memoria e di impegno: celebrare le diversità significa anche difendere la dignità di ogni persona. “Dagli stand del mattino alla concelebrazione eucaristica presieduta da mons. Miniero fino agli spettacoli serali – ha detto don Giuseppe Calamo, direttore dell'Ufficio Migrantes – vogliamo dire insieme che nessuna vita è straniera e che la convivenza si costruisce giorno dopo giorno, nei gesti concreti. Noi siamo chiamati alla speranza e a costruire una Taranto migliore". (fonte: Nuovo Dialogo)   Festa dei popoli Taranto 2026

Verso il Rapporto immigrazione 2026: un questionario rivolto ai cittadini stranieri che vivono in Italia

13 Maggio 2026 - Nell’ambito della realizzazione del Rapporto Immigrazione 2026, che giunge alla sua 35ª edizione, Caritas Italiana e Fondazione Migrantes chiedono una collaborazione per la diffusione e la somministrazione di un questionario rivolto a cittadine e cittadini stranieri che vivono in Italia. L’iniziativa si inserisce nel solco delle precedenti edizioni e intende valorizzare sempre più la partecipazione diretta e la voce dei cittadini stranieri all’interno del Rapporto. Il questionario ha infatti l’obiettivo di rilevare il grado di soddisfazione rispetto alla vita in Italia, nonché le intenzioni future (restare o trasferirsi altrove) e le motivazioni alla base di tali scelte. Il questionario è disponibile online, tramite il seguente link: https://forms.gle/qCxvr2k5qcWEYES36 Il termine ultimo per la raccolta delle compilazioni è fissato al 31 maggio. Logo Rapporto Immigrazione

Leone XIV alla Sapienza: “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare”

14 Maggio 2026 - "La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra". Esordisce così papa Leone XIV nell'Aula Magna dell'Università "Sapienza" di Roma nel corso della sua visita pastorale all'ateneo della Capitale. "Ad esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza". Nel suo discorso, anche un bel passaggio che lega la carità necessaria a qualsiasi insegnante di fronte al cuore dei giovani ad altre forme di carità; e una sottolineatura sul ruolo di educatore di coscienze di chi insegna: "Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità. Che senso avrebbe d’altronde formare un ricercatore o professionista, che però non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ciò che non si può né si deve dominare? Il sapere, infatti, non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è". [caption id="attachment_76398" align="aligncenter" width="800"]Leone XIV Giovani (foto: Vatican Media)[/caption]

“Restare o partire?”. A Ragusa un focus sulla migrazione giovanile a partire dal “Rapporto italiani nel mondo”

12 Maggio 2026 - Organizzato dall’associazione "Ragusani nel mondo" e patrocinato dal Comune, si svolgerà nella Chiesa della Badia, in Corso Italia a Ragusa, il prossimo 16 maggio alle ore 9.30, il convegno: "Restare o partire? La migrazione giovanile: analisi, esperienze e proposte". Il flusso migratorio giovanile che va verso i Paesi esteri o verso il nord dell’Italia, è una realtà che ha preso sempre più piede e costituisce un fenomeno dalle rilevanti conseguenze sia dal punto di vista demografico, sia da quello sociale ed economico. Dopo i saluti di Giuseppe Cassì (sindaco di Ragusa),Maria Rita Schembari (presidente Libero consorzio comunale di Ragusa), mons. Pierpaolo Felicolo (direttore generale Fondazione Migrantes) e S.E. mons. Giuseppe La Placa (vescovo di Ragusa), i lavori saranno aperti da una relazione sulla migrazione giovanile della dott.ssa Delfina Licata, curatrice dell’annuale Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes della Cei. Seguirà un intervento della dott.ssa Ilaria Del Bianco, presidente dell'associazione "Lucchesi nel mondo" e già presidente dell’Unaie (Unione nazionale delle associazioni immigrati ed emigrati). Arricchiranno la parte iniziale del convegno l’intervento dell’assessore Simone Digrandi, che, a nome dell’Anci Sicilia, parlerà del ruolo degli Enti Locali in questa vera e propria sfida generazionale, e quello del dott. Giovanni Vindigni, direttore dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, che illustrerà una interessante iniziativa per favorire l’incontro tra domanda e offerta di nuova occupazione. Seguiranno alcune testimonianze di giovani che hanno scelto un lavoro all’estero o nel Centro Nord Italia, che racconteranno le opportunità e le difficoltà di questa loro scelta. L’ultima parte del Convegno vedrà gli interventi di rappresentanti di Oasi digitale-Rete di imprese, con interessanti iniziative imprenditoriali del nostro territorio tese a raccogliere una importante sfida: non fermare la mobilità giovanile, ma cercare di rendere la Comunità ragusana un luogo attrattivo ove i giovani talenti possano liberamente scegliere di restare e progettare il proprio futuro. Modera i lavori Salvo Falcone(fonte: Ufficio stampa del Comune di Ragusa) Ragusa 2026 Emigrazione

Omicidio Sako, la Migrantes di Taranto: una tragedia figlia “della violenza del linguaggio e dell’ipocrisia dello sfruttamento”

13 Maggio 2026 - "Vi scriviamo con il cuore ancora scosso dagli eventi che hanno colpito la nostra comunità tarantina, sentendo il dovere di condividere con voi alcune riflessioni nate dal dolore, ma anche dalla speranza che anima il nostro quotidiano impegno per l’accoglienza e la protezione dei migranti". Sono le prime parole di una lettera indirizzata alla Fondazione Migrantes dall'Ufficio Migrantes dell'arcidiocesi di Taranto, affidato a don Giuseppe Calamo, sull'omicidio di Bakari Sako, il bracciante agricolo di 35 anni originario del Mali, e cittadino italiano dal 2022, ucciso all'alba di sabato scorso in piazza Fontana, nel cuore della città vecchia di Taranto, in seguito a un'aggressione di cinque giovani. La Migrantes di Taranto "desidera onorare e richiamare con forza la memoria del giovane Bakari. Nel farlo, non possiamo non tracciare un parallelo con la letteratura, pensando al protagonista de Lo Straniero di Camus: un uomo che compie un gesto estremo quasi senza piena consapevolezza. Vogliamo credere, con la stessa pietà cristiana, che il giovane quindicenne coinvolto non sapesse realmente cosa stesse facendo. Taranto non è violenza. Taranto è, e vuole continuare a essere, una città di accoglienza, un porto aperto a tutti. Questa tragedia si è consumata all'alba del 9 maggio, proprio nei giorni in cui la nostra città celebra San Cataldo. È doloroso pensare che la felicità di una festa così sentita sia stata infranta proprio mentre celebravamo il nostro Santo Patrono, un uomo venuto da lontano come uno straniero per portare luce, pace e dialogo. Come Migrantes, ci sentiamo tutti figli di San Cataldo e custodi del suo messaggio di pace. Eppure, ci chiediamo se i nostri giovani conoscano davvero questo Santo o la storia millenaria delle terre da cui provengono molti nostri fratelli, come il Mali, terra di re e di biblioteche antiche, abitata da uomini integri proprio come lo era Bakari Sako. Questa tragedia ci interroga profondamente su due fronti. Il primo, la violenza del linguaggio. Siamo convinti che l'aggressione fisica sia spesso il tragico sfocio di una violenza verbale che pervade la nostra società. Ogni giorno, in Italia, vengono diffuse menzogne sul fenomeno migratorio che avvelenano le menti. Il secondo è l'ipocrisia dello sfruttamento. Dobbiamo denunciare con forza come l’economia locale e nazionale spesso poggi sulle mani dei migranti, le stesse mani che preparano il cibo sulle nostre tavole o che costruiscono le infrastrutture per i Grandi Giochi del Mediterraneo, spesso in condizioni di sfruttamento vergognoso e senza tutele contrattuali. Da parte nostra, - conclude la lettera - continueremo il nostro lavoro per 'disarmare le parole', seguendo l'esempio e la via tracciata da papa Francesco e da papa Leone XIV". Un lavoro pastorale e culturale, quello rilanciato dalla chiesa tarantina, che la Fondazione Migrantes intende sostenere in tutto il Paese.