Primo Piano

Pisa: laurea alla Memoria a Christin Kamdem Tadjudje

9 Aprile 2020 - Pisa - Nella notte tra il 21 e il 22 marzo scorsi, dopo aver contratto l'infezione da COVID 19, è venuto a mancare Christin Kamdem Tadjudje: uno studente universitario di trent’anni, iscritto a Scienze Agrarie, che aveva scelto Pisa per prepararsi con lo studio alla vita adulta. Christin era arrivato dal Camerun. Lo si legge in una nota giunta alla nostra redazione, l’Associazione “Sante Malatesta Onlus” di Pisa. “Lo abbiamo conosciuto un paio di anni fa – scrive l’associazione - quando si è rivolto all'Associazione Sante Malatesta dopo aver perso la borsa di studio dell’Agenzia per il Diritto allo Studio Universitario e, con essa, alloggio, mensa e sostegno finanziario. Per statuto la nostra Associazione offre aiuto agli studenti universitari stranieri provenienti da Paesi in difficoltà accompagnandoli nella loro formazione, fino alla laurea”. Christin era orfano di madre ed aveva due fratelli e una sorella. Il padre è malato da tempo e Christin faceva lavori part-time per poter aiutare sia i fratelli che il padre, che aveva frequenti ricoveri ospedalieri. Christin aveva “passione ed interesse per gli studi in Agraria e buoni voti. A giugno 2019, in occasione della cena interculturale dell’Associazione, per premiare il suo buon percorso di studi gli abbiamo assegnato una delle borse di studio che l'Associazione annualmente mette a disposizione dei più meritevoli grazie alla generosità di Soci e Sostenitori. Ci aveva ripagato con gioia e soddisfazione: il 7 Aprile Christin avrebbe dovuto laurearsi, realizzando un sogno partito da lontano.Aveva intenzione di ritornare in Camerun, diventare un imprenditore agricolo e fare squadra – così diceva – con altri colleghi imprenditori agricoli dei paesi vicini”. L'Università di Pisa, con “sensibilità” ed “attenzione”, ha deciso comunque di conferirgli nello stesso giorno la laurea alla memoria, come “segno per non disperdere gli anni di sacrifici e impegno”. “Congratulazioni, Christin: nonostante tutto hai conquistato il tuo sogno”, conclude l’associazione.

Mci Stoccarda: le celebrazione on line in questo tempo di pandemia

9 Aprile 2020 - Stoccarda - Per poter essere più vicini alla comunità in questo periodo di pandemia la Missione Cattolica Italiana di Stoccarda hanno aperto una pagina facebook con notizie e flash religiosi, da cui si possono seguire le Celebrazioni trasmesse in streaming dalla loro cappella privata come la celebrazione quotidiana e festiva, l’Adorazione Eucaristica e la Via Crucis. Per il Triduo Pasquale oggi è prevista la Celebrazione alle ore 20.00; Venerdì Santo Liturgia della Passione alle ore 15.00 mentre Sabato Santo Veglia pasquale ore 21.30 dalla chiesa parrocchiale St. Martin in streaming.  

Mci Colonia: la comunità italiana non è sola

9 Aprile 2020 - Colonia - La Comunità Italiana di Colonia non è “sola in questi tempi difficili”. La Mci è costantemente in contatto con i parrocchiani italiani attravrso il sito della Mci, Facebook, Instagram e i circuiti WhatsApp con i i gruppi parrocchiali. “Cerchiamo – dice a www.migrantesonline.it, padre Adam Nyk - di essere molto attivi sulla nostra pagina Facebook. Pubblichiamo regolarmente video delle celebrazioni fatte da noi sacerdoti in italiano. Non abbiamo uno streaming della Santa Messa perché ci sono abbastanza offerte in italiano e quindi i nostri parrocchiani hanno diverse opzioni per seguire le Sante Messe. Tuttavia abbiamo deciso di mettere sul Facebook sempre domenica mattina un piccolo sermone sul vangelo del giorno che noi padri registriamo e poi appositamente adattiamo”. Si posso trovare video sull'adorazione dei sacerdoti e le preghiere del mattino. La Mci di Colonia invita a seguire sul sito della diocesi di Colonia dove si possono trovare tutte le informazioni principali e le disposizioni della arcidiocesi e tutte le notizie ufficiali, nonché informazioni sulle attività della Chiesa. Le informazioni vengono anche tradotte da una collaboratrice pastorale, in modo che “i nostri parrocchiani, anche quelli più anziani siano sempre aggiornati. Cerchiamo anche di sintetizzare le informazioni pertinenti alla nostra realtà, come i rapporti sulla situazione presente e di tenere informati i nostri parrocchiani”.  

Mons. Palmieri: Roma “non perde l’appuntamento che il Signore  le dà per farsi incontrare nel povero e nell’ammalato”

9 Aprile 2020 - Roma – Da alcuni giorni a Roma è operativo un “Progetto per la fornitura straordinaria di generi di prima necessità per le famiglie dei campi e degli insediamenti rom”. Saranno coinvolti circa 500 famiglie che in questo periodo di pandemia stanno vivendo grossi difficoltà. L’iniziativa è della diocesi di Roma attraverso l’Ufficio Migrantes e Caritas diocesano, alcune parrocchie ed associazioni di volontariato. Ne abbiamo parlato con il vescovo ausiliare di Roma e delegato per la Carità e la pastorale Migrantes, mons. Gianpiero Palmieri. Mons. Palmieri, come legge la situazione che stiamo vivendo? “Viviamo a Roma e nel Lazio  una situazione particolarmente difficile, legata al fatto che molti migranti e rifugiati politici si trovavano già, ancor prima del diffondersi del Coronavirus, nella condizione precaria di non avere un luogo in cui abitare. Le leggi restrittive approvate dal precedente Governo, con le quali si rendeva difficile se non impossibile il rinnovo del permesso di soggiorno, visto il venir meno dei motivi umanitari, hanno spinto molte persone negli alloggi di fortuna o ad ingrossare le fila dei senza fissa dimora. E' ovvio che queste persone più di altre ora si trovano esposte al pericolo del contagio; alla precarietà sanitaria e alloggiativa si aggiunge per di più l'emergenza fame: le mense che abitualmente erano sufficienti per erogare pasti a chi ne aveva bisogno, non riescono più a soddisfare una domanda enormemente cresciuta. Quindi la situazione è critica da ogni punto di vista. E' della cronaca degli ultimi giorni il racconto di due fatti avvenuti a Roma, fatti emblematici del pericolo che può scoppiare in ogni momento negli insediamenti in cui vivono immigrati o rifugiati politici. Il primo a Torre Maura, nella palazzina che ospita il centro di accoglienza per 150 extracomunitari (dove un anno fa si scatenò la protesta anti-rom) mercoledì 1 aprile è stato portato via e trasferito in ospedale un ospite perché affetto da coronavirus: è scattata la chiusura totale dell'edificio, il presidio della Polizia, le grida di paura dei vicini alle finestre e il panico tra gli ospiti, fino al tentativo di suicidio di uno di loro. L'altro episodio è scoppiato nel ‘Selam Palace’ della Romanina, dove dal 2006 vivono 600 rifugiati: una coppia somala contagiata ha provocato la chiusura totale dell'edificio ora presidiato dall'Esercito. In questi due casi l'intervento di screaning sanitario degli abitanti del palazzo è stato immediato; ma ciò che spesso manca in questi grandi luoghi di aggregazione è la prevenzione, la verifica che le indicazioni sanitarie vengano capite ed osservate per il bene di tutti. Direi quindi in conclusione, per rispondere a questa domanda, che l'emergenza coronavirus sta riportando all'attenzione di tutti il problema drammatico di chi è più povero, di chi è costretto a vivere accalcato con altri in strutture non idonee o per strada... Se davvero ‘stiamo sulla stessa barca’ e se possiamo ‘uscirne fuori solo insieme’, evitare il diffondersi del contagio significa ora affrontare un problema troppo a lungo risolto con ‘soluzioni temporanee’ o con nessuna soluzione...”. A causa di questa pandemia si cominciano a “sentire problemi economici”, come ha denunciato Papa Francesco. Come rispondere guardando soprattutto “gli ultimi degli ultimi” come sono i migranti e i rom? “Credo che grande sia stato lo sforzo per intervenire d'urgenza sul problema economico, soprattutto alimentare. Il Governo italiano, la Regione e il Comune di Roma hanno cercato di elaborare in tempi rapidissimi piani di intervento d'emergenza. Anche la Chiesa e le realtà del Terzo Settore stanno dando il loro significativo contributo. Lo scopo è quello di raggiungere tutti, soprattutto chi non è intercettato dai servizi sociali. In questo le Caritas parrocchiali e le diverse realtà ecclesiali hanno un ruolo fondamentale. Sta succedendo un doppio miracolo: non solo la ‘macchina della solidarietà’ nella comunità cristiana e in tutta la società civile si è mossa anche stavolta, ma si sta anche cercando ai vari livelli di collaborare tra tutti, di non fare da soli. A Roma, per venire incontro al problema alimentare nei campi Rom, si sta realizzando una distribuzione massiccia, fatta nei villaggi attrezzati e negli insediamenti informali, mettendo insieme le risorse di viveri e di volontari di tante realtà: Caritas, Comunità di Sant’Egidio, Migrantes, parrocchie e tanti altri soggetti ecclesiali, in collaborazione con il Comune di Roma, la Polizia Municipale, la Croce Rossa, le ACLI e l'Associazione 21 Luglio. Siamo ‘costretti’ a metterci insieme e cosi...scopriamo che non è poi troppo male, anzi: ancora più chiaramente si realizza il regno di Dio  nel segno della comunione”. Per evitare il contagio cosa si sta facendo soprattutto per i profughi, per i migranti senza fissa dimora e per i rom che  vivono nei campi? “Mi piacerebbe essere smentito, ma a me sembra (parlo soprattutto di Roma, che conosco meglio) che ci si stia muovendo solo adesso sull'aspetto sanitario... Francamente mi sembra che sia un po' tardi, ma, come si dice, meglio tardi che mai! Ringrazio in modo particolare l'Ospedale Bambino Gesù per il lavoro volontario di controllo sanitario sui bambini dei grandi campi Rom di Roma: è un servizio che si fa sempre, tutto l'anno a cadenza settimanale, e che quindi si è rivelato particolarmente prezioso in questa situazione Come sta reagendo la città a questa emergenza senza precedenti? "Amo molto questa Roma coraggiosa, solidale, generosa, che emerge con forza in queste situazioni. E' nel cuore di tutti la scena di venerdì scorso, 27 marzo, quando il Papa attraversa la piazza vuota, la città ‘dal silenzio assordante’, ma che mai come in questo momento è compatta con il suo Vescovo e per di più unita, attraverso il segno della malattia del Cardinale Vicario, a tutti i ricoverati negli ospedali... Non so di quanti anni bisogna ritornare indietro per sentire un silenzio nella città così carico e profondo come quello che abbiamo ‘ascoltato’. Come nei giorni del funerale di Giovanni Paolo II, quando gli autisti degli autobus moltiplicavano le corse senza voler aumenti di stipendio, così oggi i tassisti, quando fanno un servizio ad un medico o ad un infermiere che va allo Spallanzani o ad uno degli altri centri ospedalieri per coronavirus , non vogliono essere pagati. Ho ascoltato già qualche volta questo racconto... E' la Roma che ‘non fa la stupida’ ma che non perde il suo appuntamento con la storia, l'appuntamento che il Signore  le dà per farsi incontrare nel povero e nell'ammalato”.

Raffaele Iaria

   

Svizzera: chiese cristiane chiedono “un gesto di umanità” per la situazione dei richiedenti asilo in Grecia

9 Aprile 2020 - Berna - La situazione dei richiedenti asilo nelle isole greche è “catastrofica ed è ulteriormente aggravata dalla pandemia di coronavirus”. Lo scrivono, oggi, la Conferenza Episcopale Svizzera, Chiesa cattolica cristiana della Svizzera e Chiesa evangelica riformata in Svizzera, in un appello sulla situazione dei richiedenti asilo nelle isole greche ulteriormente aggravata dalla pandemia di coronavirus. In un appello le tre Chiese nazionali chiedono che il gruppo di profughi non accompagnati e aventi legami familiari in Svizzera “siano evacuati rapidamente nel nostro Paese. La pandemia che si sta diffondendo non permette di perdere altro tempo prezioso. È necessario agire rapidamente – e a maggior ragione in questo periodo di Pasqua”. “In una prospettiva cristiana, il messaggio pasquale dona speranza e fiducia in questa difficile situazione: la morte non ha l’ultima parola e la Pasqua infonde una nuova dinamica di vita”, dichiara Felix Gmür, presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS). In questo senso e con questo spirito, le Chiese forniscono il proprio aiuto sia con la raccolta di fondi sia tramite le loro organizzazioni umanitarie. Il fatto che l'Europa non abbia ancora trovato una risposta unitaria alla catastrofe dei profughi “non solleva i politici svizzeri dalle loro responsabilità”, si legge nel testo dell’appello: “in virtù dei trattati di Schengen e Dublino, esiste una responsabilità condivisa per la situazione dei rifugiati e della popolazione locale in Grecia. È quindi urgentemente necessario provvedere a evacuare almeno un piccolo numero di persone che hanno legami con la Svizzera”. “Un atto di umanità da parte della Svizzera non costituisce uno sforzo solitario nella politica europea dei rifugiati”, sottolinea Gottfried Locher, presidente della Chiesa evangelica riformata in Svizzera CERS: “La Svizzera può essere un modello per l'Europa in questo periodo di Pasqua in termini di umanità e atteggiamento”. Le tre Chiese nazionali invitano il Consiglio federale e i politici a permettere di riunire rapidamente con le loro famiglie in Svizzera i richiedenti asilo minorenni non accompagnati (RMNA) che si trovano a Lesbo e in altre località della Grecia. Finora sono stati identificati solo una ventina di minorenni non accompagnati con un legame familiare in Svizzera. Tuttavia, il numero reale dei cosiddetti RMNA “è molto più elevato. In questo caso, è necessario un maggiore impegno da parte della Svizzera ufficiale per collaborare con le autorità locali al fine di individuare gli aventi diritto ad entrare nel nostro Paese”. Da qui la richiesta al Consiglio federale di inviare nei prossimi giorni “un chiaro segnale di speranza e accogliere come richiedenti l'asilo in Svizzera queste giovani persone vulnerabili e a rischio che si trovano attualmente nei campi greci» dichiarano le tre Chiese nazionali”. In molti luoghi della Svizzera, le città e i comuni, le comunità parrocchiali, le organizzazioni di aiuto, ecclesiastiche e non, sono in grado di accogliere e assistere queste persone. In passato, il popolo svizzero ha dimostrato più volte la propria disponibilità con molte iniziative e progetti umanitari, spiegano le chiese svizzere che auspicano che il Consiglio federale voglia “sostenere e fare proprio un gesto di generosità a favore dei più deboli”. “La vita – e non la morte – dovrebbe avere l'ultima parola, perché il messaggio di speranza della Pasqua è universale e valido per tutti”, conclude Harald Rein, vescovo della Chiesa cattolica cristiana della Svizzera.  

Il compendio della comunicazione

9 Aprile 2020 -

Roma - I giorni che ci stanno davanti e che ci conducono alla celebrazione della Pasqua costituiscono, nella loro essenza, un compendio della comunicazione.

In questo momento particolare per il Paese e per la vita di ciascuno di noi, vale la pena riprenderne il portato per disegnare uno scenario nuovo, pasquale appunto.

Dal Giovedì Santo apprendiamo il significato del servizio e della comunione: per chi comunica è monito a dare il giusto “valore” al proprio impegno. Dal Venerdì Santo riceviamo il senso del dono: è il tracciato su cui si svolge ogni comunicazione; è apertura di sé, è disponibilità, per costruire ponti di comprensione e non muri.

Dal Sabato Santo la pazienza dell’attesa: ogni processo comunicativo conosce i ritmi del silenzio e dell’ascolto per ricevere, senza interferenze, tutte le parole pronunciate e coglierne il significato.

E, infine, la Domenica di Pasqua: nell'annuncio della gioia della Risorto c’è anche un invito a riscoprire la bellezza della narrazione tra le generazioni.

È l’augurio reciproco che ci scambiamo nella luce del Risorto. (Ufficio Comunicazioni Sociali - CEI)

Vangelo Migrante:Giovedì Santo (Vangelo Gv 13, 1-15)

9 Aprile 2020 - Con la celebrazione del Giovedì Santo, ha inizio il triduo pasquale. La Cena con i discepoli è innanzitutto un desiderio di Gesù che dice “ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione” (Lc 22,15-16). Gesù desidera portare a compimento il disegno di salvezza di Dio: completare l’esodo e arrivare alla terra promessa. La Chiesa ha il mandato di perpetuare questa memoria di Gesù. In questo momento in cui tante persone non possono partecipare alla comunione sacramentalmente, ma solo a quella spirituale, c’è una grande sofferenza. Se di questo ne stiamo facendo tutti esperienza, a casa, su un letto di ospedale o in corsia, è bene ricordare che non sempre il luogo del cenacolo sono le Chiese. Più volte nella storia, e sovente anche ai nostri giorni, ci sono cristiani che vivono la Pasqua non nei luoghi di culto ma in quelli dove si soffre: nei campi, nei deserti, su una nave, in una galera, in terra straniera …, eppure, dalle esperienze che condividiamo con loro, ci sarà capitato di constatare che la celebrano, comunque. Evidentemente non con dei riti ma attraverso la loro tribolazione che li unisce, nel modo più forte che ci potesse essere, al passaggio di Gesù da morte a vita: la passione e la fiducia in una vita migliore per sè e per le loro famiglie.  Nelle chiese locali i pastori insistono perché, con le chiese che dovranno rimanere vuote, le case dei fedeli diventino, giustamente, il luogo della festa cristiana per eccellenza. Nella pagina del Vangelo di Giovanni Gesù ci mostra il modo più adeguato per celebrare “in spirito e verità” e lo fa con il gesto di deporre le vesti e chinarsi ai piedi: l’amore ardente che si dona fino all’ultima stilla, si capisce sempre dopo, eppure il cuore intuisce i gesti necessari per farsi mendicanti dell’amore e per donarlo. L’amore quello vero, che solo il Signore può donarci, è il farmaco più potente del mondo ed il miracolo più grande dell’universo. Un cuore convertito ed uno sguardo purificato, sanno accoglierlo. La Lavanda dei piedi, che noi non potremo fare, è quel gesto. È l’azione del capovolgimento della vita: icona del servizio, della gratuità e dello sporcarsi le mani. Per gli altri.

p. Gaetano Saracino

     

Tavolo Asilo: “con atto amministrativo negati soccorsi a chi rischia la vita in mare”

9 Aprile 2020 - Roma - “Con un atto amministrativo si sospende il diritto internazionale e il dovere di soccorrere chi è in pericolo di vita in mare”: lo affermano le associazioni riunite nel Tavolo Asilo nazionale, preoccupate per il decreto interministeriale emesso lo scorso 7 aprile 2020 n. 150 in cui il ministro delle Infrastrutture e trasporti di concerto con altri ministri, dichiara che per l’intero periodo dell’emergenza sanitaria nazionale i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Porto sicuro (Place of Safety) solo per le navi soccorritrici battenti bandiera straniera che abbiano soccorso esseri umani fuori dalle nostre acque Sar. “La dichiarazione appare inopportuna e non giustificabile – sostengono – in quanto con un atto amministrativo, di natura secondaria, viene sospeso il diritto internazionale, di grado superiore, sfuggendo così ai propri doveri inderogabili di soccorso nei confronti di chi è in pericolo di vita. Si attacca ancora una volta il concetto internazionale di Porto Sicuro, la cui affermazione ha trovato conferma nelle decisioni della nostra magistratura”. “Pur consapevoli del momento complesso che ci troviamo ad affrontare – dichiarano – è importante garantire il rispetto dei principi di solidarietà e di umano soccorso, che non possono essere negati sulla base di tesi opinabili che riguardano la competenza nei soccorsi in mare ed il luogo in cui vadano condotti esseri umani in pericolo di vita”. Da ricordare che il ministero della Salute attraverso l’Usmaf si è già attrezzato per la quarantena delle navi che hanno soccorso migranti e ha già disposto delle linee guida. Attualmente la Alan Kurdi è al limite delle nostre acque nazionali in attesa che le venga assegnato un Porto sicuro dalle nostre autorità. Le associazioni del Tavolo Asilo nazionale – A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency, Europasilo, Fcei, Focus/Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Intersos, Médecins du Monde – missione Italia, Oxfam Italia, Save the Children Italia, Società italiana medicina delle migrazioni – chiedono fermamente al governo italiano di “operare senza indugi in tal senso”.

Media italiani all’estero: rimandata la stampa del “Corriere d’Italia”

8 Aprile 2020 - Francoforte - Il numero di aprile del “Corriere d’Italia”, il mensile delle Missioni Cattoliche italiane in Germania e Scandinavia avrebbe dovuto andare in stampa  lunedì 30 marzo 2020 ed essere distribuito in questo fine settimana.   Considerando la chiusura di tutti gli uffici ed i locali italiani in Germania (dai consolati ai patronati, ai Centri Italiani, ai Comites,   associazioni, ristoranti, ecc.), comprese le sedi delle Mci, e   vista l’impossibilità di tanti distributori di uscire di casa per la consegna, “abbiamo pensato di fare slittare la stampa di questo numero   a lunedì 20 aprile, nella speranza che la situazione sia migliorata”, spiega la redazione del giornale. La redazione sta aggiornando il sito ed è raggiungibile sia telefonicamente che per posta elettronica mentre il direttore p. Bassanelli è raggiungibile presso la Mci di Gross Gerau.

Mci Monaco: nella laboriosità e nella creatività

8 Aprile 2020 - Monaco - Alla Missione cattolica italiana di Monaco di Baviera le cose procedono “nella laboriosità  e nella creatività”, dice a www.migrantesonline.it sr. Zaira Dovico: “siamo regolarmente in contatto telefonico o telematico con persone di varia età e condizione sociale che ricorrono a noi o rispondono alla nostra offerta di aiuto soprattutto nella linea di un sostegno spirituale o a volte materiale”. A chi impossibilitato per vari motivi non può fare la spesa o andare in farmacia, alcuni membri della comunità prestano personalmente un “lodevole servizio di assistenza che porta frutti di gioia, di sollievo, di forza nell´avversità e di speranza”. Anche i vari incontri di preghiera tramite Skype, primo fra tutti quello della celebrazione della S. Messa domenicale trasmessa via streaming dalla Cappella della Missione, costituiscono un appuntamento “significativo – ci spiega la religiosa - che lascia lievitare la fede cristiana dei singoli come dei gruppi contribuendo a rinsaldare i legami della carità e dell´amicizia”. Per il triduo pasquale e la Domenica di Pasqua è previsto pure  il collegamento attraverso il link creato dalla Missione:  “lo spirito di comunione ecclesiale assicura così l´unità sia pur a debita distanza!”.

R.I.