22 Luglio 2026 - Lavoravo come mediatrice culturale in un progetto del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia) di Oristano quando un giorno arrivarono tre nuovi iscritti: erano minori stranieri non accompagnati ospiti di un Centro di accoglienza straordinaria (Cas) per minori. Mi fu chiesto di sottoporli al test di ingresso.
Erano arrivati da pochissimo e capivano ancora poco l’italiano. Tuttavia, uno di loro mi colpì subito: ascoltava ogni parola con un’attenzione fuori dal comune, cercando di coglierne il senso. Davanti a quel test si concentrò come se fosse la prova più importante della sua vita. In un certo senso lo era davvero.
Mi raccontò che in Algeria frequentava la terza classe di un liceo economico e che il suo sogno era continuare a studiare economia anche in Italia. Quando controllai i documenti per completare l’iscrizione mi accorsi, però, di un dettaglio decisivo: mancavano soltanto otto giorni al suo diciottesimo compleanno.
Se non gli fosse stato assegnato un tutore in tempo, sarebbe stato trasferito in un Cas per adulti e avrebbe dovuto iniziare il percorso di richiesta di asilo, con il rischio concreto di perdere la possibilità di proseguire gli studi.
Dopo il test di ingresso lo osservai in classe. Era evidente che fosse un ragazzo brillante e determinato. Il suo talento e la sua volontà non potevano andare sprecati.
Contattai con urgenza il Tribunale per i minorenni chiedendo la tutela del ragazzo e spiegando la situazione. Nel frattempo, iniziai a informarmi per iscriverlo a un istituto tecnico, indirizzo amministrazione, finanza e marketing, il più vicino al suo percorso scolastico precedente.
Il tempo però era pochissimo. Il tribunale non rispondeva e non sapevo se sarei stata nominata tutrice. Alla vigilia del suo diciottesimo compleanno, insieme all’assistente sociale del Comune, decidemmo comunque di presentare l’istanza di prosieguo amministrativo.
Il giorno del suo compleanno, il 28 ottobre 2025, arrivò finalmente il decreto di nomina come tutrice, emesso qualche giorno prima. Formalmente la nomina era ormai decaduta, ma era comunque servita a presentare in tempo l’istanza di prosieguo: Amdjed non sarebbe stato trasferito in un Cas per adulti.
Il passo successivo fu la scuola. L’istituto tecnico inizialmente non accettò la sua iscrizione al corso diurno: era ormai maggiorenne e non parlava ancora bene l’italiano. Nonostante la mia insistenza, la proposta fu quella di iscriverlo al corso serale.
Per procedere con l’iscrizione serviva anche la traduzione dei suoi certificati scolastici dall’Algeria. Passai diverse ore a tradurre dall’arabo la sua ultima pagella e il certificato dell’ultimo anno frequentato. Alla fine, riuscimmo a presentare tutta la documentazione necessaria. Dalla settimana successiva Amdjed iniziò a frequentare la terza classe del corso serale, mentre nel pomeriggio continuava le lezioni di italiano al Cpia.
Le sue giornate oggi sono molto intense. Frequenta il corso di italiano a Cabras nel pomeriggio e poi si sposta verso Oristano, dove iniziano le lezioni serali dell’istituto tecnico. La scuola si trova a circa sei chilometri dalla struttura di accoglienza in cui vive.
Il percorso non è semplice: la strada non è illuminata e non esistono mezzi pubblici notturni. Nei primi mesi Amdjed si spostava spesso in bicicletta. Durante l’inverno, invece, riesce a organizzarsi con passaggi di professori, compagni di classe o miei per poter frequentare con continuità.
Nonostante queste difficoltà e le criticità presenti nel centro di accoglienza, Amdjed dimostra una grande pazienza e maturità. Non prende parte ai conflitti e preferisce confrontarsi con me quando si trova in situazioni difficili, chiedendo consiglio su come comportarsi. Rimane concentrato sui suoi obiettivi.
A scuola si impegna molto e ottiene buoni risultati: adora economia aziendale. Ha costruito relazioni positive con compagni e insegnanti e in pochissimo tempo ha fatto progressi sorprendenti nella lingua italiana. Dopo appena cinque mesi dal suo arrivo riesce a comprendere conversazioni anche complesse e a esprimersi con sicurezza. Spesso aiuta altri ragazzi della sua stessa nazionalità facendo da tramite linguistico.
Il suo progetto di vita è chiaro: conseguire il diploma e iscriversi all’università per studiare economia. Nel frattempo, ci siamo attivati anche nella ricerca di un lavoro e abbiamo individuato un’opportunità stagionale nel settore della ristorazione, come cameriere in un hotel sul mare.
«Se non ti avessi incontrato, forse avrei preso una strada sbagliata», mi ha detto una volta Amdjed. Ecco a cosa “serve” un tutore volontario. (Marta Piras | "Migranti Press" 6 2026)
Chi sono i tutori volontari e perché sono così importanti?
Il 6 maggio 2026 è stata celebrata per la prima volta in Italia la Giornata nazionale della Tutela Volontaria, dedicata ai cittadini e alle cittadine che affiancano i minori stranieri non accompagnati (Msna) nel loro percorso di crescita e autonomia. Quella del tutore volontario è, infatti, una figura introdotta proprio il 6 maggio di nove anni fa con la Legge 47/2017, nota come “Legge Zampa”. Il tutore volontario è un cittadino formato e nominato dal Tribunale per i minorenni per rappresentare legalmente il minore. Ma il suo ruolo va oltre la dimensione giuridica: accompagna il ragazzo o la ragazza nel rapporto con scuola, servizi e istituzioni, sostenendo concretamente il percorso di crescita, inclusione e autonomia. A nove anni da quella svolta normativa, la Giornata nasce su iniziativa di “Tutori in Rete” – la rete nazionale che riunisce 20 associazioni e gruppi informali di tutrici e tutori volontari attivi su tutto il territorio – per riconoscere e rendere visibile un impegno diffuso, ma ancora poco conosciuto, e per rilanciare una richiesta chiara: garantire un tutore volontario a ogni minore straniero non accompagnato.
Nico Williams (credi: Bryan Berlin / WikiPortraits)[/caption]
(credit: Vatican Media / SIR)[/caption]
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