Primo Piano

Gli italiani nel mondo e le MCI: un focus su Radio Mater da domani

27 Settembre 2021 - “Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro”. È il titolo della nuova rubrica mensile proposta da Radio Mater. Andrà in onda l’ultimo martedì del mese, dalle ore 17.30 alle ore 18.30. La prima puntata è prevista per martedì 28 settembre 2021. Il progetto, prevede la presentazione della vita in alcune Missioni Cattoliche Italiane, soprattutto europee. Sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). La prima puntata sarà dedicata alle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. Saranno ospiti dell’emittente, p. Tobia Bassanelli, delegato nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. P. Tobia, sacerdote da 50 anni, 45 dei quali passati in missione.  Isabella Vergata Petrelli, collaboratrice e ricercatrice universitaria di Studi letterari italiani e spagnoli: rappresenta i giovani cosiddetti di “terza generazione”, nati in Germania da famiglia di origine italiana. È una dei due rappresentanti delle Comunità di altra madre lingua nel Cammino sinodale tedesco. Paola Colombo - nata in Italia, dove si è laureata in filosofia - trasferitasi in Germania per lavoro. È stata giornalista radiofonica a Monaco e a Colonia e ora dirige l’Ufficio Documentazione e Pastorale della Delegazione delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia. Ideatore e conduttore della trasmissione - con la consulenza della Fondazione Migrantes - è Massimo Pavanello, sacerdote della diocesi di Milano, giornalista e dottore in teologia. Radio Mater (www.radiomater.org) si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio o la televisione. In tutto il mondo, scaricando la app dedicata; oppure, all’indirizzo internet   https://www.radiomater.org/it/streaming.htm  

Migrantes: due famiglie afghane ospitate nella diocesi di Cefalù

27 Settembre 2021 - Cefalù - La diocesi di Cefalù, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, ospiterà due famiglie afghane in fuga dal proprio Paese dopo che i talebani sono tornati al potere. A dare l’annuncio sono stati il vescovo Giuseppe Marciante, il Servizio pastorale cooperazione tra le Chiese e Migrantes e la Caritas diocesana in occasione della 107ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si è celebrata ieri. “Gli ultimi, gli indifesi, i nostri fratelli immigrati non sono un peso, non sono pietre ‘da scartare’, ma parte dell’unica Chiesa che è in Cristo”, ha sottolineato mons. Marciante, aggiungendo che “con loro vogliamo condividere sofferenze e speranze nel segno dell’accoglienza e dell’integrazione”. “Come discepoli del Cristo trasfigurato – ha spiegato – vogliamo dare un gesto concreto a questi nostri fratelli, dare voce alla dignità umana che è in ognuno di noi con il megafono della carità e della solidarietà”.

La Domenica del Papa

27 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Quattro verbi nelle parole di Papa Francesco all’Angelus, domenica in cui si celebra la Giornata del migrante e del rifugiato: chiudere, dividere, escludere e giudicare. Marco, nel suo Vangelo, ci fa riflettere sul significato di essere discepoli di Gesù, di essere cioè parte di una comunità nella quale riconoscersi e camminare assieme; cammino di crescita e maturazione, senza chiusure “Verso un noi sempre più grande”, tema della Giornata. Tempo complesso in cui i segni sono troppi e spesso confusi, un mondo povero di certezze stabili e di conseguenza forte è la difficoltà di prendere decisioni che vadano nella giusta direzione. Il rischio è quello di chiudersi a riccio di fronte alle novità e alle paure. Le letture di questa domenica ci offrono dei criteri guida: Giacomo, nella sua lettera, pronuncia una dura critica verso coloro che abusano del potere e dei soldi per opprimere i poveri e gli ultimi. Non è la prima volta che Francesco chiede maggiore attenzione per coloro che sono esclusi, scartati, in una società dove sempre più ampia è la forbice delle diseguaglianze. Così nel brano dei Numeri, e nel Vangelo, ci viene chiesto di non essere mai invidiosi della generosità divina, mai considerare il dono di Dio un privilegio esclusivo. I discepoli impediscono a un uomo di scacciare i demoni solo perché non fa parte del loro gruppo; come dire, hanno paura della ‘concorrenza’. Ma il Signore li invita non ostacolare chi si adopera per il bene “perché concorre a realizzare il progetto di Dio”, spiega papa Francesco, che aggiunge: “invece di dividere le persone in buone e cattive, tutti siamo chiamati a vigilare sul nostro cuore, perché non ci succeda di soccombere al male e di dare scandalo agli altri”. I discepoli, commenta, “pensano di avere l’esclusiva su Gesù”, si sentono “prediletti e considerano gli altri come estranei”. Ogni chiusura esclude l’altro, “chi non la pensa come noi”, e questo “è la radice di tanti mali della storia: dell’assolutismo che spesso ha generato dittature e di tante violenze nei confronti di chi è diverso”. Anche nella Chiesa c’è il rischio – opera del diavolo, del divisore – di creare gruppi che credono di detenere la verità, e così “invece di essere comunità umili e aperte, possiamo dare l’impressione di fare ‘i primi della classe’ e tenere gli altri a distanza”. Francesco dice ‘no’ alla “patente di credenti”, invece che “cercare di camminare con tutti”. No a una appartenenza che escluda l’altro: “questo è un peccato. Esibire la ‘patente di credenti’ per giudicare ed escludere”. No a comunità cristiane “luoghi di separazione e non di comunione. Lo Spirito Santo non vuole chiusure; vuole apertura, comunità accoglienti dove ci sia posto per tutti”. Attenti a giudicare tutto e tutti, “il rischio è quello di essere inflessibili verso gli altri e indulgenti verso di noi”. Francesco chiede così a Dio che ci “preservi dalla mentalità del ‘nido’, quella di custodirci gelosamente nel piccolo gruppo di chi si ritiene buono: il prete con i suoi fedelissimi, gli operatori pastorali chiusi tra di loro perché nessuno si infiltri, i movimenti e le associazioni nel proprio carisma particolare”. Le difficoltà, i problemi nascono proprio nel momento in cui ci lasciamo vincere dalla paura dell’altro, delle diversità, delle differenze; quando, convinti di essere nella verità, allontaniamo il nostro prossimo; quando ci poniamo su un piedistallo perché convinti di essere superiori. Dopo la recita della preghiera mariana dell’Angelus, Francesco rivolge la sua attenzione alla Giornata del migrante e del rifugiato, occasione per aggiungere un quinto verbo: accogliere. È appena il caso di ricordare che il primo viaggio da Papa, poco dopo la sua elezione, è stato nell’isola di Lampedusa, luogo simbolo della “globalizzazione dell’indifferenza”. Così chiede di “camminare insieme, senza pregiudizi e senza paure, ponendosi accanto a chi è più vulnerabile: migranti, rifugiati, sfollati, vittime della tratta e abbandonati. Siamo chiamati a costruire un mondo sempre più inclusivo, che non escluda nessuno”. Poi l’invito a avvicinarsi al monumento, sul lato sinistro del colonnato, la barca con i migranti, soffermandosi sullo sguardo di quelle persone, “e a cogliere in quello sguardo la speranza che oggi ha ogni migrante di ricominciare a vivere”. (Fabio Zavattaro – Sir)    

GMMR: il tweet del Papa

26 Settembre 2021 - Città del Vaticano - "A tutti gli uomini e le donne del mondo va il mio appello a camminare insieme verso un noi sempre più grande, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso". Lo ha scritto questa mattina papa Francesco in un tweet sull’account Pontifex in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

Scalabrinane: il Papa “ci invita a camminare per un noi sempre più grande”

26 Settembre 2021 - Roma - “Attraverso il 107° Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, Papa Francesco invita i cristiani a camminare verso un noi sempre più grande, inclusivo e solidale, dove ogni io si riconosce come parte di noi, membri dell'unica famiglia umana, abitanti dell'unica casa comune e membri dell'unica Chiesa di Cristo, edificata sulla pluralità dei suoi membri”.A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane in riferimento alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato il cui messaggio di Papa Francesco, quest’anno, ha come tema “Verso un noi sempre più grande”. “’E’ necessario camminare alla ricerca della collettività, del “noi”, abbracciando la diversità delle persone che compongono il mondo. Il Papa nel suo messaggio sottolinea che tutti siamo fratelli. ‘Noi’ vuol dire avere una vita a colori, vuol dire parlare di casa e beni comuni, vuol dire condivisione di culture, di esperienze, di fede, di storie – ha aggiunto suor Neusa – La crisi afghana quest’anno ci fa concentrare l’attenzione su un Paese che da più di 40 anni non conosce la parola pace. Ma ci sono tanti angoli del mondo dove si soffre e dove abbiamo il dovere di agire e fare qualcosa. L’impegno di ognuno di noi, più o meno grande, può fare la differenza. Comprendere le lezioni della storia può voler dire anche sapere che il mondo è uno e che ne siamo custodi. Prendercene cura significa anche tendere la mano a chi ha bisogno”.
 

Papa Francesco: non chiudiamo le porte ai migranti e alle loro speranze

26 Settembre 2021 - Città  del Vaticano - Nel dopo Angelus di questa mattina Papa Francesco ha ricordato che oggi la Chiesa celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. "E’ necessario camminare insieme, senza pregiudizi, senza paure, ponendosi accanto a chi è più vulnerabile, migranti, rifugiati, sfollati, vittime della tratta e abbandonati", ha etto il Pontefice aggiungendo che "siamo chiamati a costruire un mondo sempre più inclusivo che non escluda nessuno". Papa Francesco ha quindi salutato "quanti nelle varie parti del mondo stanno celebrando questa giornata", i fedeli riuniti a Loreto per l’iniziativa nazionale promossa dalla Commissione Cei per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes. E ancora un saluto ed un ringraziamento  alle diverse comunità  etniche presenti  in piazza con le loro bandiere". E poi un saluto ai rappresentanti del progetto ’Apri’ di Caritas Italiana, alla  Migrantes della diocesi di Roma e al Centro Astalli: "Grazie a tutti per il vostro impegno generoso". E poi, a conclusione, l'invito ai fedeli presenti in piazza a recarsi presso il monumento, all’interno del colonnato del Bernini, dedicato ai migranti e inaugurato dal Papa qualche anno fa. "Prima di lasciare la piazza - ha detto papa Francesco -  vi invito a avvicinarsi a quel monumento" e a soffermarsi alla barca con i migranti e "sullo sguardo di quelle persone" e "cogliere in quello sguardo la speranza che oggi ha ogni migrante di ricominciare a vivere. Andate a vedere quel monumento. Non chiudiamo le porte alla loro speranza".

GMMR: l’omelia di mons. Coccia

26 Settembre 2021 - Loreto - Pubblichiamo l'omelia di mons. Piero Coccia, Presidente della Conferenza Episcopale delle Marche pronunciata questa mattina nel santuario della Santa Casa di Loreto in occasione della Celebrazione nazionale in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato promossa dalla Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes.
  1. Il Signore sia con voi! Questo saluto della liturgia che facciamo nostro, giunga dal Santuario della Santa Casa di Loreto dove stiamo celebrando la Santa Messa, a tutti i presenti e a tutti coloro che ci stanno seguendo su RAI 1.
Oggi la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. I Vescovi italiani, attraverso la Commissione per le Migrazioni e la fondazione “Migrantes”, quest’anno hanno scelto il Santuario di Loreto e la Regione Marche per la sua celebrazione in chiave nazionale. Tale scelta non è casuale ma motivata da varie ragioni. Il Santuario di Loreto definito da Papa Francesco nella sua visita del 25 marzo 2019, casa dei giovani, dei malati e della famiglia, compresa quella umana, custodisce la Santa Casa dove fu accolto Gesù il Verbo fatto carne. Questo luogo pertanto ci fa fare memoria dell’accoglienza. Le Marche inoltre, regione al plurale ma plasmata dalla fede, da sempre ha saputo declinare la sua identità cristiana in sintesi culturali, integrando le varie differenze nella prospettiva dell’accoglienza e dell’arricchimento reciproco. Di fatto l’accoglienza è nel DNA della nostra gente perché l’esperienza religiosa ha generato una ricca tradizione culturale. Non a caso la regione registra una significativa presenza di persone provenienti da altre terre ed oggi felicemente integrate nel suo tessuto sociale, economico e culturale. Infine non va sottovalutato il fenomeno della migrazione interna che la regione sta vivendo a causa del recente terremoto e che ha visto migliaia di persone, lasciare l’entroterra per riversarsi sulla costa. Fenomeno questo che molto ha impegnato anche le nostre diocesi.
  1. La scelta di celebrare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nella nostra Regione non può che onorarci ma anche responsabilizzarci nel dare attuazione concreta al Messaggio inviatoci da Papa Francesco, il cui titolo è significativo e nel contempo molto impegnativo: “Verso un noi sempre più grande”.
Le parole del Papa ci interpellano e ci sollecitano ad uscire dal nostro “io” per costruire il “noi” dell’umanità. Papa Francesco ci ricorda che tale processo ci è richiesto dal messaggio biblico riferito alla creazione ed alla redenzione; da un’esperienza di chiesa che deve essere sempre più cattolica e cioè universale; da un mondo che esige di essere sempre più inclusivo superando conflitti e contrapposizioni e dove ognuno di noi è chiamato a mettere a servizio di tutti, i propri doni per realizzare un futuro “a colori”. Le puntuali riflessioni del Papa ci impegnano a edificare con grande responsabilità un’umanità nuova che sappia amare, pensare e vivere come una grande famiglia per realizzare quella casa comune che spesso il Papa ci ricorda.
  1. Ma vado oltre. Con voi cari fedeli mi chiedo: a tale riguardo cosa ci sta dicendo la liturgia odierna?
Ci sta sollecitando ad essere costruttori del “noi”, promuovendo la cultura della inclusione, della relativizzazione dei beni materiali e della loro condivisione. Tre parole dunque che indicano tre esperienze a cui tutti noi siamo chiamati. Il libro dei Numeri (11, 25-29) ci riferisce la reazione decisa di Mosè di fronte alla richiesta di Giosuè di escludere dal ministero della profezia Eldad e Medad. La tentazione di Giosuè è anche la nostra. Non di rado anche noi siamo portati all’esclusione dell’altro, anche del migrante. Ma la parola di Dio ci chiama ad un cambio di mentalità. Il migrante è sempre un fratello, anche se meno fortunato di noi, che quasi sempre fugge dalla guerra, dalla fame e dalla violenza di ogni tipo. La costruzione di un “noi sempre più grande” passa dunque attraverso il processo dell’inclusione che si fa atteggiamento culturale ed esistenziale. San Giacomo Apostolo nella sua lettera (5, 1-6), ci indica poi il secondo processo necessario per costruire il “noi”: quello della relativizzazione dei beni materiali. Pungenti sono le parole dell’apostolo nei confronti di chi assolutizza ed accumula i beni materiali: “piangete per le vostre sciagure […]. Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme…il vostro oro ed il vostro argento sono consumati dalla ruggine”. La costruzione del “noi sempre più grande” richiede una forte convinzione: i beni materiali sono necessari ma non assoluti ed il loro accumulo non è giustificato. Oggi si rende sempre più necessario il superamento di un duplice pregiudizio: quello della “materialità” intesa come unica sfera realizzativa della persona, come anche quello dell’accumulo dei beni come segno di grande potere. L’inseguimento di questi “miti” potrebbe renderci corresponsabili di tante ingiustizie anche nei confronti dei migranti i quali non poche volte per un pezzo di pane si piegano ad ogni forma di ricatto e di sfruttamento. Non rendiamoci responsabili di un’umanità disumana! Il Vangelo di Marco (9,38-43.45.47-48) ci riporta le parole di Gesù: “chiunque vi darà da bere un bicchiere di acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità vi dico non perderà la sua ricompensa”. La realizzazione di “un noi sempre più grande”, richiede l’esperienza della condivisione. Tutti abbiamo le nostre ricchezze materiali, spirituali, culturali, professionali. Non sempre ci rendiamo conto che quanto ci è dato o quanto da noi conquistato, va condiviso per motivi di giustizia e di amore fraterno con chi ha meno di noi e vive nel bisogno dell’essenziale: cibo, casa, vestiario, lavoro…ecc. Per costruire un “noi sempre più grande” abbiamo bisogno di sostituire l’ansia del possesso individualistico con il sentimento e la convinzione della condivisione. Accogliamo l’invito di Papa Francesco e della liturgia di oggi, a fare del nostro “io” un “noi più grande” rendendoci artefici di una società più accogliente, più fraterna, più giusta e più solidale attraverso la triplice esperienza dell’inclusione dell’altro, della relativizzazione dei beni materiali e della condivisione di quanto abbiamo. La Vergine di Loreto che ha vissuto nella sua persona l’accoglienza del Verbo fatto carne, sia per noi modello ed aiuto per essere persone e comunità accoglienti. Sia lodato Gesù Cristo.          

GMMR: il messaggio del Ministro del Lavoro

26 Settembre 2021 - Colgo l’occasione di questa giornata per ringraziare la Fondazione Migrantes per l’azione che svolge, quotidianamente, per promuovere la cultura del dialogo, dell’accoglienza e della convivenza. La pandemia ha in qualche modo evidenziato come tutti noi alla fine rifugiamo da qualcosa di cui abbiamo paura e che la migliore risposta che si può dare è sempre quella del “noi” perché nessuno può farcela da solo. In un pianeta in cui guerre e conseguenze climatiche continuano a generare migranti e rifugiati la celebrazione della giornata di oggi assume una particolare importanza per riflettere sul futuro, sulla necessità di non chiudersi e di non guardare l’altro con diffidenza. Quel grido di aiuto di migranti e rifugiati non può lasciarci indifferenti. ll Papa nel suo messaggio ci ricorda che il rifiuto, i muri, l’abbandono, i respingimenti, il disprezzo, le violenze impoveriscono il “noi” del mondo. Non vi è quindi alcun dubbio che occorrono politiche comuni in grado di andare oltre l'emergenza e governare fenomeni che sono di portata epocale. La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato diventi quindi occasione per costruire con la responsabilità del noi più grande un mondo più fraterno e accogliente contrastando sfruttamento e traffico di esseri umani. (Andrea Orlando - Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali)

GMMR: il messaggio del ministro degli Esteri

26 Settembre 2021 - “In occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, organizzata dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, desidero confermare il sostegno della Farnesina alle attività volte ad assistere i migranti particolarmente vulnerabili e i rifugiati che fuggono da persecuzioni e conflitti. In particolare, il nostro impegno in questo momento è diretto ad assicurare un futuro dignitoso a coloro che sono dovuti fuggire dall’Afghanistan e, in special modo, alle donne vittime di oppressioni in quel Paese”. Lo scrive il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio in messaggio fato pervenire alla Fondazione Migrantes.

GMMR: il messaggio del Ministro dell’Interno

26 Settembre 2021 -
È un onore e un piacere rivolgere un messaggio augurale in occasione di questa giornata di riflessioni organizzata dalla Fondazione Migrantes, nell’ambito delle celebrazioni della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Il tema di oggi sollecita, già nel suo titolo evocativo, una istintiva apertura verso gli altri, un allargamento del nostro sguardo alle esigenze di chi si avvicina a noi, per chiedere protezione e solidarietà. Nel contesto della pandemia e delle crisi globali che attraversano il Mondo, l’invito a riscoprire la collaborazione tra i popoli e la solidarietà verso gli ultimi si è fatto più forte e impellente. È lo spirito stesso di questi nostri tempi così impervi a rilanciare, prepotentemente, la sfida della riscoperta dell’Altro e delle sue ragioni e a chiederci di ritrovare il senso dell’Amicizia sociale, secondo la straordinaria espressione usata da Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti. La nostra comunità nazionale non è rimasta inerte, e lo testimoniano le tante forme di partecipazione collettiva alle nuove necessità dell’emergenza pandemica, ma anche le innumerevoli spinte solidaristiche di fronte al recente arrivo dei profughi afghani.
L’esperienza della pandemia ha, al tempo stesso, evidenziato e accentuato le difficoltà sociali ed economiche della nostra società, ma ne ha anche attivato gli enzimi più fecondi, sollecitando una straordinaria capacità di reazione comunitaria ad una sfida così epocale. Ora, in un momento in cui sentiamo ridimensionata la minaccia, occorre che queste energie non si disperdano. Occorre che questa rinnovata visione sociale della nostra esperienza umana ci aiuti a combattere vecchie e nuove disuguaglianze, che finiscono per logorare il tessuto civile e provocarne un avvilente decadimento. È con questa rinnovata attenzione all’Altro che siamo chiamati ad occuparci del complesso fenomeno dell’immigrazione e a trovare le risposte più adeguate per governarlo con umanità e sicurezza. Nessuna coscienza può ritrarsi di fronte alle sofferenze di un essere umano alla disperata ricerca della propria salvezza e, di fronte a questa esigenza di protezione e di accoglienza, il nostro Paese continuerà a interpretare il proprio ruolo con la straordinaria generosità di cui è capace, e di cui la Storia è testimone. (Luciana Lamorgese - Ministro dell'Interno)