Primo Piano

Mons. Pelvi: “si diventa forti coi più deboli e con le persone più fragili, più indifese”

5 Agosto 2020 - Foggia - “Mamma mi hanno sparato”. Sono state queste le parole di Victor Gbadamasi al telefono di Giusy Di Girolamo, direttrice della Migrantes della diocesi di Foggia-Bovino. “Sono subito corsa lì e l’ho portato in ospedale. Ho avvertito la Questura e sono venuti a interrogarlo”, racconta al quotidiano “Avvenire che oggi riporta la notizia dell’aggressione contro un giovane nigeriano ospite della Caritas diocesana. Victir, 22 anni, stava andando al lavoro in bicicletta. È stato affiancato da due persone a bordo di uno scooter che, senza dire una parola, gli hanno sparato con una pistola a pallini colpendolo a un braccio e alle gambe. Lavora come domestico e ieri mattina stava proprio andando dalla signora che lo ha assunto una settimana fa. “Si diventa forti coi più deboli e con le persone più fragili, più indifese. È la sottocultura della prepotenza e della violenza. Che poi anche dopo fatti così gravi fa dire 'che ho fatto di male?'”, commenta l’arcivescovo di Foggia-Bovino, mons. Vincenzo Pelvi: “sono molto preoccupato, è un continuo. Prima le pietre e ora i pallini di piombo sparati alla cieca. Pensi se lo colpivano in un occhio! È un episodio che non lascia sereni, che scuote. Richiamo la responsabilità degli adulti, in particolare dei genitori, che va risvegliata, e che, invece, è quasi agonizzante”. Il presule evidenzia anche segnali di “scarsa accoglienza, un rigetto dell’integrazione che noi invece cerchiamo di promuovere come dono che non ha prezzo”.  

Migrantes Marche: una “vacanza” migrante

5 Agosto 2020 - Ancona - La delegazione di Migrantes Marche - cinque componenti affiatati, motivati e sorpresi, - era, finalmente, arrivata in Val Pusteria. 1200 metri di altitudine, sfondo dolomitico mozzafiato, verde esplosivo di boschi di conifere e di prati falciati di fresco. La canicola d'Italia restava fortunatamente, ormai, alle spalle.  Eccoci, ospiti attesi di un hotel solitario, immerso nei boschi, eretto nel lontano 1511, accanto a una fonte termale, e adattato nel 1952 dai missionari scalabriniani per vacanza alpina dei loro studenti. Reso ora accogliente e funzionale - per soli tre mesi all'anno, causa inaccessibilità per neve - da una ventina di giovani volontari filippini della parrocchia milanese degli scalabriniani e un padre Claudio tuttofare, responsabile della struttura. Si è a Villabassa (BZ) a pochi passi da Dobbiaco e dal confine con l’Austria. Gli scalabriniani hanno il carisma di prendersi a cuore i migranti nei loro problemi e speranze, accompagnando la loro fede e cultura. E qui le Dolomiti, tra l'Otto e il Novecento hanno mangiato il pane duro dell’emigrazione… Non manca, accanto, una nota di emozione e di poesia. A poca distanza, sperduta nel verde, la capanna di Gustav Mahler, che, nelle ultime estati, tra il 1908 e 1910 trova l’ispirazione per capolavori come «Il canto della terra», la nona e la decima Sinfonia. Come a dire che questo luogo ha ancora tanto da raccontare... Il viaggio per arrivarci, lunghissimo, ha permesso uno scambio altrettanto lungo sull’Italia di oggi… Una lettura che - in filigrana - ce la fa apparire come una terra «signoriale», sottilmente feudale, pur senza accorgesene. Dove ogni voglia di cambiamento è mortificata da un'ingessatura preventiva. “Si è sempre fatto così!”. Si è come ingessati... Un piccolo mondo antico. Si agisce in base a tradizioni e abitudini, senza uno sguardo lungo verso il futuro. Antichi privilegi, senso forte del proprio gruppo, corporazioni, familismo, contrapposizioni estenuanti e localismo senza grandi orizzonti e respiro. Per cui la mobilità, l’emigrazione e le sue dinamiche fanno paura. Il tempo, così, sopraffatto dallo spazio. Lo si intravede e lo si ritrova, discutendo, in vari contesti: nel mondo universitario, sanitario, politico, educativo, forse anche ecclesiale... Tre gli elementi ricorrenti: un signore feudale, un territorio circoscritto (feudo) e un rapporto verticale (direttivo), calato dall’alto. Non è senz’altro il mondo inglese, la cui forma mentis è la ship (barca), - si ragiona insieme - terminazione questa tipica di innumerevoli vocaboli, come partnership, leadership…  E ciò indica un team affiatato, un dinamismo intrinseco, un’avventura comune, una complementarietà inedita, un approdo in fondo all’orizzonte. Così, con questi discorsi ancora nell’aria, incontriamo sorpresi il volto di un grande uomo di mare e noto scrittore, Ernest Hemingway. È all’Hotel de la Poste, il più antico di Cortina. «Nessun uomo è un'isola, intero in se stesso» - pare ripeterci, con innumerevoli sue foto tra nevi e ghiacciai. «Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra!». Ne ammiriamo la stanza d’albergo, il «suo» posto abituale nell’antica sala bar, posto rimasto immortale, proprio sotto l’orologio a pendolo, dove annotava i capitoli di «Per chi suona la campana». E, così, pare ricordarci: «Ora non è tempo di pensare a ciò che non hai. Pensa quello che puoi fare con quello che c'è !». E a noi, ci sembra stranamente di cogliere… uno stile Migrantes! La visita a San Candido (Innichen in tedesco) resta memorabile. Uno del gruppo, nella piazza principale, estrae la fisarmonica (strumento squisitamente marchigiano), cala sugli occhi un basco à la française, e inizia un chansonnier parigino… Gli applausi non si fanno attendere, come pure i bambini portati dai nonni in carrozzina che battono mani e piedi al ritmo della musica… mentre un altro della Migrantes ti cita ad alta voce il Leopardi : «i bambini trovano il tutto nel nulla, i grandi trovano il nulla nel tutto !». Brunico, invece, la 'capitale' della Val Pusteria, offre la bellezza del Tirolo e la stessa bella accoglienza al nostro 'artista di strada'.  «A condizione di suonare una tarantella calabrese'» ci fa il gestore del bar in piazza grande. Tradendo, così, la propria origine… ma anche l’interessante capacità di essersi così bene integrato e pur nella sua diversità aver raggiunto una feconda differenza. Ci viene in mente la parabola della ship e del feudo… di chi sa ben navigare, al posto di rimanere inchiodato al suo territorio e alle sue certezze. Anche le piazze di Lienz, prima città austriaca oltre il confine, ci vedono nello stesso scenario musicale, nella stessa incursione sorprendente, nella stessa silenziosa pace interrotta. Ma lo strumento marchigiano ne esce sempre da protagonista più che ammirato. Anzi, invidiato. Alla sera, la testimonianza  stimolante di p. René Manenti, parroco della parrocchia interculturale milanese del Carmine, ci presenta, in quanto co-organizzatore, l'esperienza sinodale della Chiesa di Milano, «Chiesa dalle genti».  Fare da amalgama di tanti popoli che sono là presenti, fare da ponte per le differenze incontrate conoscendone le fatiche, ma mettendo in luce le ricchezze di ognuno, mai rassegnati di fronte alla tendenza che ogni comunità può avere di chiudersi... ne è il senso. Essere ponte tra autoctoni e quelli che vengono da fuori è l'impegno quotidiano che si rivela in questo cammino lento delle cose, delle idee e degli uomini. Piacevolissimo e commovente l'incontro con P. Stelio Fongaro, ottantenne lucidissimo, preside emerito a Piacenza, che dopo 60 anni di insegnamento di materie letterarie, ci parla della sua Antologia della letteratura migrante, una straordinaria silloge di testi di migranti e di emigrazione. Gli esce dalla bocca, con emozione, tutt'intera la poesia  "Lavandare" di Giovanni Pascoli. "E il vento soffia e tu non tornasti... come sono rimasta... come l'aratro in mezzo alla maggese". Così, il dolore struggente e solitario, di una donna per il suo uomo emigrato, e mai più tornato. La visita del museo delle arti rurali, degli usi e costumi della Val Pusteria a Brunico merita tempo e approfondimenti. Al centro la residenza signorile della famiglia Wezl, diventata nobile a fine Seicento per la ricchezza che gli permette l'acquisto di una miniera di rame, la costruzione di una cappella celebrativa e la costruzione dei "masi" per i contadini a loro servizio. Si intravede la genialità di un popolo, che ha affrontato la durezza della natura con l'arte di saperle strappare i frutti, l'artigianato del legno, della pelle e del ferro, la capacità di costruire utensili adatti, di convogliare l'acqua dei monti, di pascolare gli animali con azione religiosa e quasi superstiziosa per la partenza e il ritorno nelle transumanze, la costruzione di molini... È prodigiosa la capacità di adattamento dell'uomo alla natura che lo circonda, di curare le malattie di animali e persone, di ricavare cibo e medicine da ciò di cui dispone, di seguire i ritmi naturali da cui è circondato dandogli senso contemplativo, in vista di migliorare la vita. Quello, che in una parola di può chiamare "cultura". In fondo, tutto quello che ha apportato in Hochpustertal anche la nostra delegazione Migrantes in ritmo, colore, riflessione, musica e incontri.  Ricordando, in fondo, Thor Heyerdahl, antropologo e scrittore norvegese: "Le frontiere? Esistono eccome! Nei miei viaggi ne ho incontrate molte e stanno tutte nella mente degli uomini..."   Alberto Balducci

Card. Bassetti:“la Chiesa durante la pandemia: il valore della vita”

5 Agosto 2020 -

Perugia - «Da un po’ di tempo, ha preso forma un dibattito pubblico che si interroga sul mondo “dopo” la pandemia: un mondo diverso da quello attuale (forse) in cui bisognerà ripensare sé stessi e il sistema di relazioni interpersonali. Tutto giusto ed encomiabile. A me sembra, però, che questa pandemia, così improvvisa e sconvolgente, ci interroga soprattutto sull’oggi. Un oggi che non può fare a meno, si badi bene, del suo recente passato, e che ci fornisce almeno quattro spunti di riflessione sugli effetti prodotti da questo “nemico invisibile”».  Così esordisce nel suo ultimo scritto-riflessione il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, pubblicato dal settimanale cattolico «La Voce» nel numero in edicola venerdì 7 agosto e scaricabile dal sito: www.lavoce.it.

«Innanzitutto, il covid-19 ha messo bene in luce chi sono gli ultimi della nostra società – sottolinea il cardinale –, i più fragili, i più indifesi e, in poche parole, coloro che hanno maggior bisogno di protezione e tutela: ovvero, gli anziani. Essi non possono essere considerati soltanto come una “categoria protetta” e, men che meno, come un “costo” oneroso per le istituzioni pubbliche. Al contrario, gli anziani rappresentano, con la loro sapienza di vita, la chiave di volta della nostra architettura sociale, il collante tra le diverse generazioni e una fonte di ricchezza inesauribile a cui i giovani possono e debbono attingere».

«In secondo luogo – prosegue Bassetti –, la pandemia ha rimesso al primo posto alcuni temi che l’uomo moderno cerca costantemente di rimuovere: la morte, la sofferenza e la fragilità. Gli esseri umani sono da sempre alla ricerca di un nuovo Prometeo che li liberi dalle catene della loro caducità. Una ricerca vana. Le ideologie politiche degli ultimi secoli non hanno reso l’uomo più libero e felice. Soprattutto non l’hanno reso immortale. Da alcuni decenni, poi, le fedi politiche sono state sostituite da una fiducia, spesso acritica, nei confronti del progresso tecnologico. Oggi, però, il coronavirus ha rimesso in discussione anche la speranza di una redenzione umana attraverso la scienza».

«In terzo luogo, questa difficile situazione sanitaria ha posto al centro del discorso pubblico una riflessione seria e autorevole sulla libertà di pensiero – evidenzia il presidente della Cei –. Che non significa, è doveroso sottolinearlo, esprimere a piacimento tutto quello che passa per la testa senza preoccuparsi di verificare la fondatezza delle proprie dichiarazioni e soprattutto senza assumersi la responsabilità di quello che si afferma. Bene ha fatto, dunque, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a dire che “non possiamo e non dobbiamo dimenticare” i morti di questa pandemia e soprattutto che è necessario evitare “di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri”. È questo il tempo della responsabilità e della serietà, lasciando da parte, per il bene di tutti, fake news, negazionismi e “cattiva informazione”».

«Infine, l’ultimo elemento di riflessione riguarda la riorganizzazione della vita comune. È necessario farlo oggi in vista del domani. I dati della crisi economica che leggo su tutti i giornali sono spaventosi. Le saracinesche ancora chiuse che vedo in alcuni negozi mi lasciano amarezza e inquietudine. Perché dietro quelle saracinesche ci sono uomini, donne e famiglie. Occorre ritornare a vivere con prudenza e cautela, ma occorre ripartire».

«Con il cuore ferito dalla prova, anche la Chiesa italiana – annuncia il presidente dei Vescovi – si prepara ad iniziare il nuovo anno pastorale e ha preparato un documento che sarà inviato a tutte le diocesi. Un documento di speranza e non certo di pratiche burocratiche da espletare nelle Chiese. Durante il periodo di lockdown con grande senso di responsabilità, misto a sofferenza, abbiamo accolto le disposizioni governative. Oggi siamo chiamati ad andare oltre. Il tempo presente ci chiede, infatti, di non restringere gli orizzonti del nostro discernimento e del nostro impegno soltanto ai protocolli o alla ricerca di soluzioni immediate».

«Siamo  all’interno di un grande cambiamento d’epoca – conclude il cardinale Bassetti – che richiede un rinnovato incontro con il Vangelo e un nuovo annuncio del Kerygma: un incontro e un annuncio per promuovere e difendere ovunque il valore della vita».

 

Papa Francesco: l’intenzione di preghiera per chi lavora e vive del mare

5 Agosto 2020 -
Città del Vaticano - Nei 100 anni di vita di Stella Maris (Apostolato del Mare), il “Video del Papa” di agosto è rivolto ai marittimi, ai pescatori e alle loro famiglie. La preoccupazione del Papa riguardo alle sfide che devono affrontare i lavoratori del mare e le loro famiglie ogni giorno, va dall'abbandono in porti lontani” al “lavoro forzato” e dalla “pesca industriale" "all'inquinamento”. Attraverso le immagini diffuse dalla Fondazione per la Giustizia Ambientale (EJF), e mostrate nel video di questo mese, si può avere almeno un'idea di quello che, nell'indifferenza generale, in molti sono costretti a vivere. Ecco dunque la preghiera che Francesco affida a tutta la Chiesa, avvertendo inoltre che “senza i marittimi, in molte zone del mondo si soffrirebbe la fame”.
Il video per l'intenzione di preghiera di Papa Francesco per il mese di agosto è stato realizzato in collaborazione con Stella Maris (Apostolato del Mare), il ministero marittimo della Chiesa cattolica che arriva ogni anno a più di un milione di marittimi e pescatori di tutto il mondo. Fondata a Glasgow - Regno Unito - nel 1920, quest'anno celebrerà i suoi 100 anni. Conta su di un'ampia rete mondiale di più di 1.000 cappellani e volontari in oltre 300 porti e da un secolo fornisce assistenza spirituale e sostegno pratico ai marittimi e ai fedeli chiamati a offrire una testimonianza tra quei lavoratori per i quali l'organizzazione si impegna a vigilare affinché non vengano maltrattati per il loro servizio agli altri.
 

Sud Sudan: aiuti umanitari per i profughi dalla Comunità di Sant’Egidio

5 Agosto 2020 - Roma - Un carico di aiuti umanitari raccolti dalla Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, è giunto nei giorni scorsi a Juba, capitale del Sud Sudan, con un volo organizzato attraverso l'iniziativa "Ponte aereo umanitario" dell'Unione Europea. Gli aiuti - cibo, mascherine, gel igienizzante e sapone per la prevenzione del coronavirus - sono destinati ai profughi che hanno dovuto abbandonare i propri villaggi a causa dei recenti, violenti, scontri in diverse regioni del Paese. In questa situazione - speiga una nota della Comunità di Sant'Egidio - sono i civili, particolarmente le donne, gli anziani e i bambini, a pagare il prezzo più alto degli scontri fra gruppi armati. Molti di loro sono costretti a vivere sotto gli alberi nel mezzo della stagione delle piogge. Le loro condizioni sono rese ancora più difficili a causa della pandemia in un Paese privo di strutture sanitarie adeguate. Il Ministero degli Affari Umanitari e il Consiglio Ecumenico delle Chiese del Sud Sudan, con cui la Comunità collabora da anni e con cui ha stretto un accordo di cooperazione, provvederanno alla distribuzione degli aiuti. Gli aiuti sono "un gesto concreto di amicizia e sostegno al popolo sud sudanese che ha tanto sofferto a causa della guerra: una violenza che sembra non avere mai fine, nonostante gli importanti passi avanti compiuti di recente, anche grazie alla mediazione di Sant'Egidio", si legge nella nota evidenziando che l'iniziativa di dialogo politico, con sede a Roma, è stata interrotta dalla diffusione del Covid-19, ma rimane "l'unica via percorribile per per dare un futuro a questo Paese".

R.I. 

In ferie cercando Dio

5 Agosto 2020 -

Milano - È difficile sottostimare l’importanza che ebbe per la cristianità medievale l’assassinio di san Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury e primate d’Inghilterra dal 1162. Finito nelle mire del re Enrico II, una volta sua mentore e amico, fu ucciso in Cattedrale dalle spade di quattro cavalieri sicari mentre recitava l’Ufficio divino, il 29 dicembre 1170. Il papa Alessandro III lo canonizzò a tempo di record, tre anni dopo. Le sue spoglie mortali divennero meta di pellegrini provenienti dall’Inghilterra e dal continente, pellegrinaggi che fecero da sfondo ai Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, il capolavoro che nobilitò l’inglese medievale. E l’eco di quel martirio, profezia dell’aggressione di Enrico VIII alla Chiesa cattolica tre secoli e mezzo dopo, ha attraversato tutta la letteratura fino a Thomas Stearns Eliot e al suo Assassinio nella cattedrale.

Non molti sanno però che una reliquia emozionante di san Tommaso Beckett è presente in un luogo insospettabile: nel museo diocesano di Fermo. Si tratta di una casula in seta celeste e ricamata in oro di quasi 900 anni di età ma in uno stato di conservazione sorprendente. Secondo una tradizione arrivò a Fermo perché donata da Becket a un vescovo fermano, Presbitero. Avevano studiato insieme a Bologna e la loro amicizia non era mai venuta meno. Secondo un’altra tradizione fu la madre di Becket a donare al vescovo fermano il paramento di suo figlio dopo l’omicidio.

A parlare di questa reliquia, un unicum sotto diversi aspetti, è un numero speciale de La Voce delle Marche,periodico dell’arcidiocesi di Fermo, dedicato ai turisti che giungono in questo lembo dell’Italia centrale nell’estate post quarantena. Un modo per segnalare delle gemme di arte sacra presenti sul territorio, ma soprattutto delle opportunità per coniugare il viaggio, le vacanze, il relax con l’arricchimento dello spirito. Perché lo spirito si riposa quando si arricchisce. Opportunità che possono essere i "luoghi del silenzio" – i monasteri femminili che punteggiano l’arcidiocesi marchigiana – i numerosi santuari, gli itinerari come il Cammino Francescano della Marca e il Cammino Lauretano, fino alle iniziative organizzate dall’arcidiocesi come il Concerto di musica per arpa con le poesie di Giovanni Paolo II che si è tenuto sul sagrato della Cattedrale.

"In questo periodo molto particolare della storia umana, il tempo del riposo, della vacanza, delle ferie e del viaggio rappresenta un dono prezioso per ogni persona" scrive l’arcivescovo mons. Rocco Pennacchio in una lettera rivolta ai turisti,"mi piace pensare che questo dono sia racchiuso in uno scrigno fatto di incontro e conoscenza reciproca capace di generare una nuova visione per l’umanità intera...". E che il tempo delle ferie possa restituire "il senso di pienezza del presente", quando "nella routine quotidiana il presente è solo quel fugace frangente tra la fatica del passato e la preoccupazione del futuro". (Andrea Galli - Avvenire)

Card. Comastri: una preghiera su “Maria con Te” in occasione della drammatica ricorrenza di Nagasaki

5 Agosto 2020 -

Milano - "O Maria, Mamma nostra cara,/nell’ora del dolore da chi possiamo andare?/Dalla mamma e soltanto dalla mamma". Si apre con queste parole l’accorata preghiera che il card.  Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano,  ha composto per la Beata Vergine in occasione della drammatica ricorrenza del 9 agosto 1945, quando una bomba atomica fu sganciata sulla città giapponese di Nagasaki e la annichilì. Tra le macerie venne ritrovato il volto di una statua della Madonna, annerito e senza occhi. Ispirandosi a quell’effigie, simbolo degli effetti della violenza umana, il porporato ha dato vita a versi di amore filiale per la Madre del Cielo, la sola che può aiutarci "a combattere l’unica guerra lecita:/la guerra per la pace: dentro di noi, tra di noi,/tra le famiglie e tra i popoli". A 75 anni dall’esplosione che, tre giorni dopo quella di Hiroshima, pose fine alla Seconda guerra mondiale ma diede impulso alla corsa all’armamento nucleare delle superpotenze politiche, il card. Comastri affida l’umanità alla "Regina della Pace,/deturpata dalla nostra guerra" affinché porti "a Gesù una nostra lacrima di pentimento" e ci renda "costruttori di pace".

R.I.

Lesbo: “ristorante solidale” aperto dai volontari di Sant’Egidio

4 Agosto 2020 - Roma - Si è aperto con una grande festa per l'Aid el Adha - una cena tradizionale a base di agnello - il primo "ristorante solidale" di Sant'Egidio per i profughi che "sostano", a volte da anni, nell'isola greca. Circa 350 persone - per lo più famiglie con bambini molto piccoli provenienti dall'Afghanistan, dall'Iran, dalla Siria - hanno ricevuto il permesso di uscire dal campo profughi di Moria, dove vige un severo lockdown da alcuni mesi, per partecipare alla cena. Sant'Egidio ha ottenuto infatti che nel mese di agosto, ogni giorno una quota di almeno 300 profughi possa uscire dal campo per partecipare alle attività organizzate dai volontari della Comunità, un gruppo di persone provenienti da diversi paesi europei. È stato allestito un antico frantoio, una grande costruzione di pietra di fronte al mare, dove, oltre alle cene, si terranno anche il corso di inglese  per gli adulti e le attività di Scuola della Pace per i bambini. Tutto si svolge nel rispetto rigoroso delle norme anti-Covid, ma in un clima davvero festoso: la gratitudine visibile sul volto dei profughi - molti dei quali chiedono di aiutare e collaborano al servizio, indossando con orgoglio la pettorina azzurra con il logo di Sant'Egidio - aiuta a superare le barriere linguistiche. A Lesbos ci sono attualmente circa 15.000 profughi, molti dei quali "intrappolati" nell'isola da anni, che vivono in condizioni drammatiche nei campi formale e informale di Moria. Molte ONG hanno interrotto le attività e lasciato l'isola negli ultimi mesi, mentre si sono moltiplicati gli episodi di intolleranza e le violenze nei loro confronti.  

Rosario per l’Italia: domani da Aosta con mons. Lovignana

4 Agosto 2020 - Aosta - Domani, festa della Madonna delle Nevi, alle ore 21.00 TV 2000 recita del Santo Rosario per l'Italia presieduta dal vescovo, mons. Franco Lovignana. La celebrazione  andrà in onda dalla Cattedrale di Aosta. I canti saranno animati dalla Cappella musicale Sant’Anselmo. Le brevi riflessioni sui singoli Misteri della Gloria proporranno, oltre ai brani biblici, alcuni testi tolti dalle opere di Sant’Anselmo d’Aosta.

R.I.

Card. Woelki: la diocesi di Colonia è “pronta ad accogliere i profughi della Grecia”

4 Agosto 2020 -

Colonia - Il card.  Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia, intende accogliere i rifugiati dei campi greci nella sua arcidiocesi. “Noi della diocesi di Colonia siamo pronti ad accettare le persone”, ha affermato ieri l’arcivescovo. Il porporato, come riferisce il Sir,   ha specificato che “quelle persone non stavano rinunciando alla loro patria perché assolutamente desiderosi di giungere in Germania, ma perché non potevano più starci a causa di una terribile guerra o di catastrofiche condizioni umanitarie”. La dichiarazione di Woelki giunge nei giorni in cui il primo ministro della Renania Settentrionale-Vestfalia, Armin Laschet (Cristiano-democratici), è in Grecia con il ministro per i problemi dei rifugiati e dell’immigrazione, Joachim Stamp (Liberal-democratici) per colloqui con il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis: trattano, tra gli altri argomenti, della situazione dei rifugiati, della politica migratoria europea, della protezione delle frontiere esterne e dell’eventuale sostegno dello stato federale tedesco. Oggi Laschet visiterà anche due campi profughi, tra cui Moria sull’isola greca di Lesbo. La Germania prevede di accettare 928 persone dalla Grecia entro la fine di agosto sia su iniziativa federale che dei singoli Lander, nonostante l’opposizione del ministro federale degli Interni, Horst Seehofer (Cristiano-sociali), al piano del Senato della città stato di Berlino di accogliere nella capitale 300 profughi provenienti dai campi greci.

Il card. Woelki aveva ripetutamente chiesto che fossero portati rifugiati dalle isole greche, reclusi “in miserabili campi” per mesi, e ciò doveva essere concluso, ha ripetutamente spiegato, già in occasione della Giornata mondiale del rifugiato a metà giugno.