Primo Piano

P. Solalinde: “nessun uomo è illegale”.

17 Settembre 2019 - Madrid - All’incontro internazionale “Pace senza confini” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla diocesi di Barcellona, si parla anche di “Migrazioni oggi”. Intervenendo a questo panel il capo missione di Open Arms, Riccardo Gatti ha denunciato “il vuoto di soccorso delle istituzioni europee” nel Mediterraneo: “In mare, con le nostre 65 missioni, prima davanti Lesbo poi nel canale di Sicilia, non salviamo solo le persone ma anche i diritti umani. La criminalizzazione delle Ong ha favorito e in qualche modo istituzionalizzato tanti abusi. Salvare una vita non è una scelta ma un obbligo”. D’accordo Regina Catrambone, direttore di Moas (“nessuno merita di morire in mare”), che ha spiegato come dal 2017 la sua associazione abbia spostato la sua attenzione sul dramma del popolo Rohingya in Bangladesh. Padre Alejandro Solalinde, di “Hermanos en camino” (Messico) ha raccomandato di “guardare alle migrazioni con una visuale diversa” perché “alcuni uomini sono considerati irregolari per le leggi di qualche stato, ma nessun uomo è illegale”.  

In dieci anni 10 mila bambini morti lungo le frontiere del mondo

17 Settembre 2019 - Madrid - 8200 bambini desaparecidos in Messico dal 2007, oltre 1600 bambini morti nel Mediterraneo dal 2014: sono questi i numeri drammatici emersi durante la tavola rotonda “I bambini vogliono la pace” nell’ambito dell’incontro interreligioso “Pace senza confini” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla diocesi  di Madrid. Pietro Bartolo, il “medico di Lampedusa”, che ha visitato oltre 350mila migranti, nel raccontare il dramma dei bambini morti nei viaggi della speranza “molti dei quali bambini vestiti a festa, con il vestito buono” ha difeso il lavoro delle Ong che operano nel Mediterraneo: “Mi hanno insegnato che, chi salva una vita andrebbe considerato un eroe: com’è possibile che oggi a salvare dei naufraghi si venga considerati delinquenti?”. Alla sua voce si è aggiunta quella di Anabel Hernández Garcia, giornalista messicana, autrice di inchieste sulle connessioni tra narcotraffico e stato e sui desaparecidos nel suo paese: “Dal 2007 al 2018 – ha raccontato – 8195 bambini e adolescenti sono scomparsi in Messico: quasi due bambini al giorno, spesso con la complicità di poliziotti, militari e funzionari pubblici”. Adriana Gullotta, responsabile delle “Scuole della Pace” della Comunità di Sant’Egidio ha posto l’accento sul tema della educazione alla pace dei giovani europei: «Bisogna confrontarsi seriamente con la paura e l’ansia dei giovani, soprattutto dei più periferici e senza opportunità, che spesso cerca conforto affidandosi a leader forti, o trova sfogo nel senso di competizione con gli immigrati: ciò che rafforza la sicurezza dei bambini è il senso di appartenere ad una famiglia e ad una comunità sociale, dobbiamo coltivare nei giovani l’orgoglio di essere europei”. Le Scuole delle pace offrono un alfabeto di comprensione e appartenenza: “Se studio – dicono i bambini che la frequentano – potrò rispondere con le parole”.  

Papa Francesco: la compassione è anche il linguaggio di Dio

17 Settembre 2019 - Città del Vaticano - Aprire il cuore alla compassione e non chiudersi nell’indifferenza. E’ il forte invito che questa mattina Papa Francesco ha rivolto, come riferisce Vatican News, nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta. La compassione, infatti, ci porta sulla via della "vera giustizia”, salvandoci così dalla chiusura in noi stessi. Tutta la riflessione parte dal brano del Vangelo di Luca della Liturgia di oggi (Lc 7,11-17) nel quale si narra dell’incontro di Gesù con la vedova di Nain che piange la morte del suo unico figlio, mentre viene portato alla tomba. L’evangelista non dice che Gesù ebbe compassione ma che “il Signore fu preso da grande compassione”, nota il Papa, ed è come se dicesse “fu una vittima della compassione”. C’era la folla che lo seguiva, c'era la gente che accompagnava quella donna ma Gesù vede la sua realtà: è rimasta sola, è vedova, ha perso l’unico figlio. E’ proprio la compassione, infatti, a far capire profondamente la realtà: “La compassione ti fa vedere le realtà come sono; la compassione è come la lente del cuore: ci fa capire davvero le dimensioni. E nei Vangeli, Gesù tante volte viene preso dalla compassione. La compassione è anche il linguaggio di Dio. Non incomincia, nella Bibbia, ad apparire con Gesù: è stato Dio a dire a Mosè “ho visto il dolore del mio popolo” (Es 3,7); è la compassione di Dio, che invia Mosè a salvare il popolo. Il nostro Dio è un Dio di compassione, e la compassione è – possiamo dire – la debolezza di Dio, ma anche la sua forza. Quello che di meglio dà a noi: perché è stata la compassione a muoverlo ad inviare il Figlio a noi. E’ un linguaggio di Dio, la compassione”, ha detto il papa. La compassione “non è un sentimento di pena”, che si prova, ad esempio, quando si vede morire un cane sulla strada: “poveretto, sentiamo un po’ di pena”, nota papa Francesco. Ma è “coinvolgersi nel problema degli altri, è giocarsi la vita lì”. Il Signore, infatti, si gioca la vita e va lì. Un altro esempio Papa Francesco lo trae dal Vangelo della moltiplicazione dei pani quando Gesù dice ai discepoli di dare da mangiare alla folla che lo ha seguito mentre questi vorrebbero congedarla. “Erano prudenti, i discepoli”, nota il Papa: “io credo  che in quel momento Gesù si sia arrabbiato, nel cuore”, considerando la risposta ‘Date loro voi da mangiare!’. Il suo invito è a farsi carico della gente, senza pensare che dopo una giornata così potessero andare nei villaggi a comprare il pane. “Il Signore, dice il Vangelo, ebbe compassione perché vedeva quella gente come pecore senza pastore”, ricorda il Papa. Da una parte, quindi, il gesto di Gesù, la compassione, dall’altra l’atteggiamento egoistico dei discepoli che “cercano una soluzione ma senza compromesso”, che non si sporcano le mani, come a dire che questa gente si arrangi: !E qui, se la compassione è il linguaggio di Dio, tante volte il linguaggio umano è l’indifferenza. Farsi carico fino a qui e non pensare oltre. L’indifferenza. Uno dei nostri fotografi, dell’Osservatore Romano, ha scattato una foto che adesso è nell’Elemosineria, che si chiama ‘Indifferenza’. Ne ho parlato altre volte, di questo. Una notte d’inverno, davanti a un ristorante di lusso, una signora che vive sulla strada tende la mano a un’altra signora che esce, ben coperta, dal ristorante, e quest’altra signora guarda da un’altra parte. Questa è l’indifferenza. Andate a guardare quella fotografia: questa è l’indifferenza. La nostra indifferenza. Quante volte guardiamo da un’altra parte … E così chiudiamo la porta alla compassione. Possiamo fare un esame di coscienza: io abitualmente guardo da un’altra parte? O lascio che lo Spirito Santo mi porti sulla strada della compassione? Che è una virtù di Dio …” Il Papa si dice poi toccato da una parola del Vangelo odierno quando Gesù dice a questa mamma: “Non piangere”. “Una carezza di compassione”, sottolinea. Gesù tocca la bara, dicendo al ragazzo di alzarsi. Allora, il giovane si mette seduto e inizia a parlare. E il Papa rimarca proprio le parole: “Ed Egli lo restituì alla madre”: “lo restituì: un atto di giustizia. Questa parola – spiega papa Francesco - si usa in giustizia: restituire. La compassione ci porta sulla via della vera giustizia. Sempre bisogna restituire a coloro che hanno un certo diritto, e questo ci salva sempre dall’egoismo, dall’indifferenza, dalla chiusura di noi stessi. Continuiamo l’Eucaristia di oggi con questa parola: ‘Il Signore fu preso da grande compassione’. Che Lui abbia anche compassione di ognuno di noi: ne abbiamo bisogno”.  

Don De Robertis: atteggiamento verso i migranti è cartina al tornasole delle nostre società”

17 Settembre 2019 - Roma -  “L’atteggiamento verso i migranti è la cartina al tornasole che ci dice la qualità della nostra vita comune e delle nostre società”. Ne è convinto don Gianni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes, per il quale “non è un caso che, negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una crescente indifferenza e ostilità verso la sorte di queste persone con un aumento della solitudine e dell’isolamento, della conflittualità e della violenza”. “Abituarci a voltare lo sguardo dall'altra parte quando vediamo persone che rischiano la vita vuol dire voltare lo sguardo anche ai nostri vicini e congiunti”, osserva don De Robertis, in un’intervista pubblicata sul sito della Campagna Cei “Liberi di partire, liberi di restare”. Secondo il direttore della Fondazione Migrantes, poi, “lasciare fuori i migranti, che sono l’emblema dell’esclusione o le persone fragili e in difficoltà, significa escludere Cristo”. Nel ripetere che “è un’illusione pensare che la chiusura dei porti risolva la questione delle migrazioni” e che “chi è in pericolo di vita va prima di tutto salvato”, don De Robertis ricorda che “la vera sfida è saper coniugare l’accogliere con il proteggere, il promuovere e l’integrare”. “La questione – spiega – non è tanto relativa all'accoglienza, ma a cosa accade delle persone che arrivano sulle nostre coste. Il vero problema in Italia è la presenza di almeno 600 mila persone senza titolo di soggiorno, che entro il prossimo anno si prevede diventino 700 mila a causa degli ultimi decreti e dell’annullamento della protezione umanitaria, che vivono ai margini delle nostre città e sono facilmente preda dello sfruttamento e della criminalità”.

Scalabriniani: un gruppo di giovani italiani sulla rotta balcanica per “solidarietà e denuncia”

17 Settembre 2019 -

Roma - Padre Jonas e un gruppo di giovani (Paola, Davide, Martina, Milena, Simone, Barbara, Valentina e Miriam) stanno facendo un viaggio attraverso i confini di terra della rotta balcanica, dalla frontiera tra Siria e Turchia fino all’Italia. Sono partiti il 6 settembre da Gaziantep in Turchia e concluderanno il loro itinerario il 25 settembre a Trieste. L’iniziativa, intitolata “Umanità InInterRotta” vuole essere “un grido di solidarietà nei confronti di quelle vite migranti sospese ai confini e spesso dimenticate dall’Unione europea”, “un racconto di piccole scintille di speranza portate da coloro che, quotidianamente, si impegnano al loro fianco” e “una denuncia di diritti calpestati, di attese infinite e di tacite violenze, da diffondere presso le organizzazioni internazionali, gli enti, le associazioni, le scuole e la società civile europea.

Comunità di Sant’Egidio: “accogliere e integrare per non buttare in mare il futuro dell’Europa”

17 Settembre 2019 - Roma - “Senza una visione ancorata ai dati veri e non alle paure dei fenomeni migratori, l’Europa rischia di buttare in mare il proprio futuro”, ha detto Daniela Pompei, responsabile del servizio ai migranti di Sant'Egidio nel suo intervento all'incontro “Pace senza frontiere” in corso a Madrid. In Italia l’invecchiamento demografico e il declino della natalità hanno raggiunto soglie preoccupanti. La penisola, inoltre, rischia di non essere più attrattiva. Sono 157mila, infatti, gli italiani che hanno lasciato il nostro paese, ma “circa 33mila, poco meno del 30%, è costituto da cittadini italiani di origine straniera che non sentono più l’Italia come il luogo del loro futuro”. C’è una presenza giovane che “non può essere considerata solo un problema e sta producendo una trasformazione positiva”. “Paradossale è che il fenomeno epocale delle migrazioni si possa ancora affrontare con l’arma anacronistica, dimostratasi inefficace, dei muri”: erano 5 al termine della seconda guerra mondiale e ben 72 nel 2016. E invece è “il momento opportuno per l’Europa di superare le paure, per modificare leggi e crearne di nuove: è quello che già è avvenuto in questi ultimi tre anni con l’apertura di Corridoi Umanitari da Italia, Francia, Belgio e Andorra. Sono già 2666 le persone giunte in condizioni di sicurezza, sottratte al traffico di esseri umani e a rischio della morte in mare. Non bisogna avere paura di accogliere e occorre investire sull'integrazione”, ha concluso Pompei.  

Card. Bassetti: “di fronte ai profughi scegliere tra responsabilità e indifferenza”

16 Settembre 2019 - Madrid - “Il Mediterraneo in questo tempo ci obbliga a scelte importanti e decisive, tra la responsabilità e l'indifferenza, tra la carità e la paura”. Intervenendo a Madrid al meeting “Pace senza confini” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla diocesi della capitale spagnola, il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, ha sottolineato: “Mai come oggi abbiamo bisogno di pace per tutti coloro che sono sfollati dalle guerre e muoiono nel Mediterraneo. Dobbiamo ringraziare il Libano che accoglie migliaia di profughi”. “Abbiamo in custodia il creato – ha aggiunto - la storia, il futuro opposto a un presente ossessivo che caratterizza questo tempo: per questo ho indetto una conferenza di tutti i rappresentanti delle conferenze episcopali del Mediterraneo, che sarà a Bari dal 18 al 23 febbraio 2020, cui parteciperà il Papa che ha specificato che non vuole discorsi, ma proposte concrete!'” “Veramente - ha concluso Bassetti - l’interdipendenza dei popoli non è un'idea buonista, ma è una realtà di fatto, la vera prospettiva della convivenza possibile'”. Per Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, “il Mediterraneo è un crocevia di complessità sì, ma anche di incontro delle grandi città cosmopolite fin dall'antichità e segno della convivenza tra le tre religioni del Libro. Il Mediterraneo, ha un'altra caratteristica, non ultima: è segnato da unità di clima”.

Basilea: cento anni del pellegrinaggio degli italiani a Mariastein

16 Settembre 2019 - Basilea - In occasione del centenario del “Pellegrinaggio degli italiani a Mariastein” la parrocchia italiana di San Pio X ha proposto alla vigilia momenti di riflessione e celebrazione con la partecipazione del Card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, e già presidente della Fondazione Migrantes. Il porporato, dopo l’incontro sul tema “le migrazioni di ieri e di oggi” di venerdì scorso, ieri mattina ha guidato il pellegrinaggio che ha visto la partecipazione delle comunità cattoliche di lingua italiana della diocesi di Basilea. Da 100 anni la comunità di lingua italiana residente nel Nord-Ovest della confederazione elvetica mantiene fede ad un incontro con la Vergine di Mariastein. Fu nel 1919, a conclusione della Prima  guerra mondiale che gli italiani di Basilea e regione fecero voto di recarsi ogni anno in pellegrinaggio a Mariastein. E divenne tradizione, spiegano alla parrocchia San Pio X. Il pellegrinaggio, da un secolo, si svolge nella terza domenica di settembre, giorno del Digiuno Federale. “Quest'anno vogliamo solennemente rinnovare il voto fatto dai migranti di 100 anni fa e mantenuto vivo con fedeltà fino ai nostri giorni”, affermano i promotori: la comunità “viene sollecitata a lasciarsi coinvolgere da questo avvenimento per sentirci popolo di Dio in cammino nei contemporanei e complessi luoghi di frontiera tra le culture, le lingue, le religioni costruendo ponti di speranza per avvicinare le distanze tra le diversità e impedire i muri della diffidenza”. “Luoghi di frontiera: luoghi di speranza”, è stato il motto che ha guidato il nostro pellegrinaggio del centenario: “è luogo di frontiera la nostra città. È luogo di frontiera la nostra fede. È luogo di frontiera l'Europa stessa. Sono luoghi di frontiera anche i nostri cuori. Ma sono anche i luoghi privilegiati della speranza per alimentare il sogno e l'impegno che garantisca un futuro di fiducia, di accoglienza e di comunione alle generazioni future”. (R.Iaria)

Papa Francesco: pregare per i governanti, loro faranno lo stesso per il popolo

16 Settembre 2019 - Città del Vaticano - Pregare anche per i governanti e per i politici, perché “possano portare avanti dignitosamente la loro vocazione”. Così Papa Francesco nella Messa di questa mattina a Casa Santa Marta. La prima celebrazione dopo la pausa estiva. Riflettendo sulla Prima Lettera di San Paolo apostolo a Timoteo, il Pontefice – riferisce Vaticannews osserva come si esorti “tutto il popolo di Dio” a pregare, in una “richiesta universale”: si facciano “senza collera e senza polemiche”, evidenzia papa Francesco, “domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini” e al contempo “per i re e per tutti quelli che stanno al potere” affinché conducano “una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio”: “Paolo sottolinea un po’ l’ambiente di una persona credente: è la preghiera. E’ la preghiera di intercessione, qui: ‘Che tutti preghino, per tutti, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio’. La preghiera perché questo sia possibile. Ma c’è un accenno sul quale io vorrei fermarmi: ‘Per tutti gli uomini - e poi aggiunge - per i re e per tutti quelli che stanno al potere’. Si tratta dunque della preghiera per i governanti, per i politici, per le persone che sono responsabili di portare avanti un’istituzione politica, un Paese, una provincia”. Essi, afferma, ricevono “adulazioni da parte dei loro favoriti o insulti”. Ci sono politici ma anche preti e vescovi, dice il Papa, che sono insultati, “qualcuno se lo merita”, aggiunge, ma ormai è “come un’abitudine”, richiamando quello che definisce un “rosario di insulti e di parolacce, di squalificazioni”. Eppure chi è al governo “ha la responsabilità di condurre il Paese”: e noi - si chiede il Pontefice - “lo lasciamo solo, senza chiedere che Dio lo benedica”? “Sono sicuro” - prosegue - che non si preghi per i governanti, anzi: sembrerebbe che la preghiera ai governanti sia “insultarli”. E così, constata, “va la nostra vita nei rapporti” con chi è al potere. Ma San Paolo, spiega, è “chiaro” nel chiedere di “pregare per ognuno di loro perché possano portare avanti una vita calma, tranquilla, dignitosa nel loro popolo”. Quindi ricorda come gli italiani abbiano vissuto da poco “una crisi di governo”: “Chi di noi ha pregato per i governanti? Chi di noi ha pregato per i parlamentari? Perché possano mettersi d’accordo e portare avanti la patria? Sembra che lo spirito patriottico non arrivi alla preghiera; sì, alle squalificazioni, all’odio, alle liti, e finisce così. ‘Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche’. Si deve discutere e questa è la funzione di un parlamento, si deve discutere ma non annientare l’altro; anzi si deve pregare per l’altro, per quello che ha un’opinione diversa dalla mia”. Di fronte a chi pensa che quel politico sia “troppo comunista” o “un corrotto” , il Papa, citando poi anche l’odierno Vangelo di Luca, non chiede di “discutere di politica” ma - insiste - di pregare. C'è poi chi afferma che la "politica è sporca". Ma Paolo VI, sottolinea, riteneva che fosse "la forma più alta della carità": “Può essere sporca come può essere sporca ognuna delle professioni, ognuna… Siamo noi a sporcare una cosa ma non è la cosa in sé che è sporca. Credo che noi dobbiamo convertirci e pregare per i politici di tutti i colori, tutti! Pregare per i governanti. E’ questo che Paolo ci chiede. Mentre ascoltavo la Parola di Dio mi è venuto in mente questo fatto tanto bello del Vangelo, il governante che prega per uno dei suoi, questo centurione che prega per uno dei suoi. Anche i governanti devono pregare per il loro popolo e questo prega per un servo, forse per un domestico: ‘Ma no, è il mio servo, io sono responsabile di lui’. I governanti sono responsabili della vita di un Paese. E’ bello pensare che se il popolo prega per i governanti, i governanti saranno capaci pure di pregare per il popolo, proprio come questo centurione che prega per il suo servo”.  

Mci Germania e Scandinavia: da oggi il convegno nazionale sul tema “Sale della terra”

16 Settembre 2019 - Francoforte – Si svolgerà da oggi al 19 settembre a Bergisch Gladbach, vicino  Colonia, il Convegno Nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia sul tema “Sale della terra”. “ A nessuno sfugge la disgregazione sociale in corso, sia per la divaricazione tra le classi sociali, che per le aggressività verbali, il facile ricorso alla violenza, l’assoluta mancanza di rispetto nel confronto tra posizioni diverse, le spaccature sempre più marcate nella vita politica e sociale”, afferma il delegato nazionale p. Tobia Bassanelli. Mercoledì è prevista la relazione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis sul tema “Il sale della terra: il contributo della Chiesa per la coesione sociale”.