Primo Piano

Tar Palermo: Paul Yaw non sarà espulso

14 Giugno 2019 - Palermo - La terza sezione del Tribunale amministrativo di Palermo, con ordinanza collegiale depositata il 13.06.2019, confermando il decreto cautelare del 14 maggio 2019, ha accolto la richiesta di sospensione del provvedimento di archiviazione della domanda di permesso di soggiorno emesso in danno di Paul Yaw Aning. Il Tar ha evidenziato la sussistenza del danno grave e irreparabile sospendendo così il diniego di permesso di soggiorno. L’avvocato Giorgio Bisagna, difensore di Paul, apprezzando il significativo pronunciamento del Tar, che ha raccolto in pieno le prospettate esigenze umanitarie, auspica adesso che la Questura di Palermo ottemperi alla decisione dell’autorità giudiziaria rilasciando un permesso di soggiorno a Yaw. “La Missione di Speranza e Carità ringrazia le autorità giudiziarie che sono preposte a tutelare i diritti umani, patrimonio di tutti gli uomini e donne, senza differenza di razza, religione, cultura e ceto sociale. La Missione continuerà il servizio a favore degli ultimi, per i tanti Paul che vivono emarginati ed esclusi, anche perché vittime di una burocrazia sfiancante che penalizza e condanna la dignità delle persone”, ha commentato fratel Biagio Conte. “La speranza e carità che si è mostrata in questo caso, da parte di Istituzioni, gruppi, movimenti e associazioni, ci ha indotto ad una riflessione comune su un forte e trasversale intervento legislativo a tutela dei diritti umani dei migranti, soprattutto dei tanti Paul, che vivono onestamente e integrati, introducendo meccanismi di regolarizzazione permanente, in presenza di idonei requisiti”, ha aggiunto Conte, rivolgendo, poi, “un sentito ringraziamento al nostro vescovo Corrado, alla nostra comunità diocesana, ai rappresentanti delle varie confessioni religiose che ci hanno sostenuto e a tutta la cittadinanza e oltre, che ha manifestato, come di consueto, un grande cuore. Un grazie anche alle autorità, in testa il sindaco che ha personalmente e fattivamente espresso la sua vicinanza e solidarietà, al prefetto e al questore che speriamo di incontrare a breve personalmente”. (Sir)

Mons. Di Tora: l’interesse e la conoscenza della mobilità – del passato e del presente – diventa imprescindibile per il cammino formativo ed educativo dei giovani

14 Giugno 2019 -   Roma - “Sono sempre più numerosi gli italiani che stanno lasciando l’Italia in questi anni. Vanno all’estero per difficoltà economiche, per trovare lavoro. Partono intere famiglie. Partono giovani e giovani adulti, studenti che vanno a frequentare corsi di specializzazione o anni di liceo. Partono gli anziani. Muoversi, oggi, equivale a vivere e arricchirsi anche se, nella maggior parte dei casi, il problema nasce dal motivo che è alla base della partenza, ovvero che alla necessità di partire non equivale il poter scegliere di ritornare”. Lo ha detto questo pomeriggio il vescovo, Mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes, intervenendo, alla Camera dei Deputati, in occasione della Presentazione del Rim Junior 2017-2019”  della Migrantes. Il presule auspica che la mobilità sia sempre più “elemento di conoscenza, di confronto e di incontro, di arricchimento culturale e umano. È quanto siamo chiamati a insegnare alle nuove generazioni: non aver paura del diverso, ma viverlo come un’opportunità vera e concreta. L’interesse e la conoscenza della mobilità – del passato e del presente – diventa imprescindibile per il cammino formativo ed educativo dei giovani cittadini che saranno gli adulti di domani, di una Terra che reclama pacifica convivenza, civile e democratica, nel rispetto dell’altro e dell’ambiente”. La Fondazione Migrantes si augura che questo libro possa essere scelto come testo obbligatorio all’interno dei percorsi scolastici in modo che si “valorizzi – ha detto ancora Mons. Di Tora - la nostra identità, la memoria del Paese e si conoscano i cambiamenti che stanno attraversando la società italiana in particolare, ma anche l’Europa e il Mondo nel tempo che viviamo”. La Migrantes, ha quindi ricordato, da diversi anni, ha inteso aprire, accanto ai già consolidati ambiti di ricerca e di intervento, un nuovo fronte di approfondimento e di supporto all’educazione interculturale con specifici strumenti culturali dedicati ai bambini e ai ragazzi. Tra questi “Il Mondo in Gioco. L’intercultura spiegata ai bambini” e il  progetto “Amici della Terra. Vivere nel rispetto del Creato che si rivolge al complesso tema del rispetto del Creato a partire dall’Enciclica Laudato si’ che Papa Francesco ha dedicato all’attenzione per il mondo e gli esseri viventi”. E poi, dalla più che decennale esperienza maturata attraverso il Rapporto Italiani nel Mondo, nel 2017 è nato Il Racconto degli Italiani nel Mondo (RIM Junior) nella consapevolezza che “la mobilità tutta, e quella italiana in particolare, sia un segno distintivo dell’umanità da sempre e che nel futuro la mobilità sarà sempre più protagonista della vita di ciascuno. Quello che presentiamo qui è la seconda edizione relativa appunto al 2018-2019 anche se abbiamo scelto di mettere a disposizione in omaggio questa sera per tutti i presenti entrambi i volumi che sono profondamente diversi tra loro”.  (R.Iaria)  

L’arte di raccontare l’emigrazione ai ragazzi

14 Giugno 2019 - Roma - Lo sapevate che? E’ questa la domanda alla quale vuole rispondere questa nuova edizione  del “Rim Junior 2018-2019. Le migrazioni italiane nel mondo raccontate ai ragazzi” della Fondazione Migrantes,  presentata oggi alla Camera dei Deputati. Un volume dedicato quest’anno alle città e ai luoghi dell’emigrazione degli italiani e dove i giovani lettori potranno fare un istruttivo e appassionante viaggio virtuale in alcune di queste città del mondo più rappresentative per la presenza storica e culturale dei nostri connazionali, oggi oltre cinque milioni. Nel corso del viaggio i nostri lettori scopriranno chi era il nostro concittadino che nel Cinquecento insegnava l’italiano alla regina di Londra, perché ad Amsterdam c’è una strada dedicata ai banchieri lombardi e come mai ad Alessandria d’Egitto tutti volevano le balie italiane. Chi ha costruito il primo grattacielo a San Paolo e perché i giovani italiani a Sydney vogliono raccogliere zucche per 88 giorni. Si potranno leggere le affascinanti avventure delle spie di Shangai che sapevano pilotare gli aerei e le storie avvincenti dei pescatori che andarono a Wellington, all’altro capo del mondo, e impararono l’inglese e il maori. E ancora chi era la modella di Parigi che si trasformò in pittrice e chi la dottoressa che curava tutte le donne di Tangeri. Perché a Cracovia le verdure hanno nomi italiani, chi fu l’uomo che inventò la berlina e qual era la colazione “politicamente corretta” dei bambini della Little Italy di New York. Un viaggio dunque che porta alla scoperta di come gli italiani hanno trasformato le città del mondo: dall’America alla vicina vecchia Europa; da chi ha tentato la sorte in Africa ea chi ha raggiunto le terre “ai confini del mondo, come Australia e Nuova Zelanda. Tutti portarono nei nuovi paesi di arrivo le loro conoscenze, il loro modo di vedere le cose e il loro stile di vita, spiega il volume: le città di destinazione si trasformarono per sempre grazie alla loro presenza. Nei posti dove andavano gli italiani interagivano con il territorio modificandolo. A volte ricrearono le loro piazze, il luogo per ritrovarsi tipicamente italiano, con metodi semplici e ingegnosi. Altre diedero il nome alle vie, come nel caso delle Lombard street dei paesi anglofoni. Altre ancora erano interi quartieri che finivano per assomigliare alle città degli italiani e venivano chiamati Little Italy. Tra le storie quella di Giovan Battista Castiglione, un giovane intellettuale arrivato dall’Italia, che a Londra, nel 1544 fu nominato “maestro di insegnar la lingua italiana” di una piccola allieva undicenne di sangue reale. Il suo nome era Elisabetta Tudor, figlia di Enrico VIII, destinata a diventare una delle più grandi regine d’Inghilterra. La principessa “era molto portata per le lingue, aveva un’intelligenza fervida e una memoria eccellente. Imparò l’italiano perfettamente, anche se non mise mai piede nel continente, e pare che la dolce lingua del sì fosse proprio la sua preferita. Adorava il suo maestro e gli rimase affezionata per tutta la vita”. Sempre a Londra Giuseppe Mazzini, che in Italia era un ricercato politico e in Inghilterra sognava un’Italia unita e repubblicana, aprì una scuola serale completamente gratuita per tutti i bambini, i ragazzi e anche gli adulti della comunità italiana londinese. A Parigi esiste la Rue des Lombard intitolata ai banchieri lombardi, ma non è l’unica. A Londra esiste la Lombard Street, ad Anversa una Lombardenstraat. La più famosa è quella di San Francisco, la più fotografata dai turisti. Ad Amsterdam molte le scuole con il metodo di Maria Montessori. Durante il periodo fascista, infatti, Ada Pierson, figlia di un banchiere olandese, invitò la grande pedagoga italiana a trasferirsi a Laren, vicino Amsterdam. Il suo metodo educativo ebbe un grande successo in Olanda e già all’inizio degli anni Trenta si contavano più di 200 scuole Montessori. In Germania a Berlino, l’invenzione, tutta italiana, di una carrozza a quattro ruote con abitacolo. La volle Federico Guglielmo, detto il “re guerriero”. Alla sua corte chiamò l’italiano  Filippo di Chiese dandogli l’incarico, fra l’altro, di occuparsi della costruzione del castello a Klein-Glienicke sull’Have. Ma Filippo di Chiese è noto soprattutto, si legge nel volume, per un’invenzione destinata ad avere molto successo in tutta Europa: l’elegante e comoda carrozza a quattro ruote con abitacolo, sportelli laterali e finestrini con i vetri, chiamata berlina in onore della città dove fu creata. Ancora oggi il nome berlina si usa per le macchine completamente chiuse a tre volumi e a quattro o cinque porte. A Tangeri, in Marocco, si deve al filosofo e giardiniere Umberto Pasti la creazione di un giardino dove ha piantato e salvato tantissime specie vegetali marocchine in via di estinzione. Inoltre ha scavato un pozzo aperto agli abitanti del luogo, che prima erano costretti a percorrere tre chilometri a piedi per rifornirsi d’acqua. Ma anche tante le “iniziative” italiane a New York,  a San Paolo in Brasile dove Giuseppe Martinelli, agli inizi del 900 costruì il primo grattacielo della città con ben 30 piani. Un libro quindi di tante curiosità grazie al lavoro di Daniela Maniscalco che ha scritto i testi, dell’illustratrice Carmela D’Errico, della direzione artistica di Mirko Notarangelo del coordinamento scientifico di Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes. Il libro è introdotto da una presentazione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis che sottolinea come occorre  che “noi adulti facciamo insieme ai bambini un cammino, non per diventare più grandi ma più piccoli, imparando a stupirci della bellezza che ci circonda, imparando a riconoscerla nelle tante cose che sono intorno a no, ma soprattutto nelle tante persone che incontriamo, al di là della loro provenienza geografica, facendoci contagiare dalla loro diversità”. (Raffaele Iaria)  

Focsiv: domani la Tavolaitalianasenzamuri

14 Giugno 2019 -

Roma - Oltre 5000 persone in 25 città italiane, da Alessandria a Catania passando per Roma, su iniziativa della Focsiv, si siedono nella stessa giornata a tavola nelle piazze e nelle vie simbolo cittadino per ribadire che nel nostro Paese nessuno è escluso.

A Roma la Tavolata sarà imbandita in Via della Conciliazione, tra Via Traspontina e Via Rusticucci come lo scorso 20 ottobre, un lungo tavolo di 270 metri per ospitare 1300 persone, abitanti e non nella città eterna. Tutti insieme per consumare un pasto frugale, offerto dalle organizzazioni, condividendo un pensiero comune: che la città come il resto di Italia condivide, integra, include, mescola culture, tradizioni, lingue, storie e cibi nessuno escluso.

Trecento i volontari di tante associazioni nazionali e locali che garantiranno la buona riuscita dell'evento e tanti gruppi di artisti di strada italiani e stranieri per sottolineare la multiculturalità della Tavolata. Per info http://www.tavolataitalianasenzamuri.it/

Ancona: domenica il Meeting dei Popoli

14 Giugno 2019 - Ancona - Si svolgerà domenica su iniziativa della diocesi di Ancona- Osimo il Meeting dei Popoli – la convivialità delle differenze la cui finalità è permettere l’incontro ed il dialogo tra le diverse etnie presenti nel territorio. Il Meeting avrà luogo nell’area del Parco Belvedere di Posatora dalle ore 16,30 a tarda sera. A iniziare il Meeting “giochi dal mondo per bambini” ovvero attività ludiche curate e realizzate con il contributo delle famiglie italiane e straniere. A seguire alle ore 18,30 è prevista nell’area dell’Anfiteatro una “tavola rotonda” con la partecipazione di alcuni esperti, locali e nazionali, del dialogo interculturale e dell’arcivescovo, Mons. Angelo Spina. Dalle 19,30 è previsto lo spettacolo “Convivialità Show”, condotto dal giornalista Maurizio Socci, che vedrà l’alternarsi delle varie nazionalità che interverranno esprimendosi in poesie, musiche, racconti e danze tipiche dei vari paesi e delle differenti culture. Lo scorso anno, l' arcivescovo volle celebrare la 'Pentecoste dei popoli" nella cattedrale di san Ciriaco alla quale parteciparono molte persone delle diverse etnie presenti nella città di Ancona. “L' incontro e la festa – spiega Mons. Spina - creano solidarietà e fanno superare qualsiasi distanza. È la via della pace che, nel ricordo di San Francesco, uomo di pace, strumento di pace, la nostra Chiesa, con gli Uffici pastorali, in collaborazione con il Comune di Ancona, desidera far volare alta per una città viva".  

Lavoro: con il progetto “See me in” l’imprenditoria degli immigrati diventa più competitiva

14 Giugno 2019 - Roma - Le imprese già avviate da cittadini immigrati regolarmente stabiliti in Italia sono una componente strutturale importante del tessuto imprenditoriale italiano. Lo dimostrano i dati: 32 nuove imprese gestite da stranieri aperte ogni giorno in Lombardia, dove si concentrano il 20,3% delle attività imprenditoriali di questo tipo. In Italia si contano 600mila imprese, il 9,9% del totale alla fine del 2018. Di queste l’80% sono micro-imprese individuali. A questa vitalità spesso non corrisponde un’adeguata competitività per problemi linguistici e culturali e così il loro potenziale innovativo rimane spesso inespresso, limitandone lo sviluppo. Per colmare il divario è stato avviato il progetto “See me in”, finanziato con i fondi del programma europeo Interreg Central Europe, che fornisce alle imprese di immigrati (secondo la definizione dell’Unione europea “persona nata fuori dalla Ue che attualmente risiede legalmente in un Paese Ue) mezzi e strumenti per diventare più competitive sul mercato. Il progetto è coordinato dalla Fondazione Politecnico di Milano e comprende 10 partner provenienti da cinque diversi Paesi europei (Italia, Croazia, Slovenia, Ungheria e Germania), tra i quali, per l’Italia, il Comune di Milano e il Gruppo cooperativo Cgm. “Da tempo, in Italia, l’imprenditoria degli immigrati costituisce una quota significativa dell’offerta imprenditoriale e una componente rilevante del tessuto produttivo di particolari settori e dell’offerta di servizi delle nostre città – sottolinea Eugenio Gatti, direttore generale di Fondazione Politecnico di Milano -. Una loro maggiore integrazione nel tessuto produttivo può quindi contribuire a innalzare la competitività e la capacità di crescita dell’intera economia italiana”.  Il progetto “See me in” è iniziato nell’aprile del 2019 e durerà tre anni. È finanziato per 1,7 milioni di euro dal programma Interreg Central Europe 2014-2020.  

Vescovi Usa: “servono politiche più umane”

14 Giugno 2019 - New York - È l’arcivescovo di Los Angeles Josè H. Gomez, Vicepresidente della Conferenza Episcopale Americana, ad aggiornare l’assemblea dei vescovi riuniti a Baltimora sulla politica migratoria del Paese e sulle scelte fatte dalla Chiesa. Mons. Gomez, riferisce il Sir, comincia con i numeri: a maggio di quest’anno sono 84.542 le famiglie arrivate negli Usa dal confine meridionale, ben 30mila in più rispetto a marzo; mentre i singoli migranti arrivati in maggio sono 144mila; in gennaio erano appena 58mila. “Abbiamo bisogno del vostro sostegno, abbiamo bisogno della vostra voce contro azioni ostili verso i migranti e serve impegno a favore di politiche più umane”, è l’appello che l’arcivescovo lancia ai confratelli. Le comunità di El Paso, Rio Grande, Laredo, Yuma, Tucson si trovano a fronteggiare situazioni drammatiche senza ricevere alcun supporto dal governo e “abbiamo bisogno di più volontari” insiste Mons. Gomez. Occorrono servizi legali, assistenza umanitaria e soprattutto “serve una tregua” da viaggi sfibranti, minacce per la vita, miseria. Ai porti di ingresso, gli unici autorizzati a ricevere le richieste d’asilo, le file sono lunghe e i tempi di attesa insostenibili. Ciò che preoccupa la Chiesa americana non sono solo le frontiere, poiché anche i migranti, già stabili nel Paese, si sentono minacciati costantemente da una legislazione che non tutela le famiglie e sta erodendo la protezione dei minori. Anche chi è regolare è penalizzato nell’accesso alla casa e ai benefici sociali, mentre i richiedenti asilo vedono allungarsi all’infinito i tempi processuali che li costringono ad una vita in bilico e all’incertezza costante.  

Oratori, la forza di una proposta

14 Giugno 2019 - Roma - La chiusura della scuola – scrive Avvenire – rende l’oratorio ancor più un bene prezioso messo a disposizione dell’intera società. Un luogo inclusivo, che rinsalda relazioni e costruisce comunità. Un servizio che affianca e accompagna la famiglia con una proposta a tutto tondo, attenta a parlare i linguaggi dei ragazzi e della loro cultura digitale. Un “laboratorio dei talenti” – lo definiva un documento della CEI di qualche anno fa – che educa soprattutto con la forza delle relazioni personali: in un contesto “segnato dalla consumazione immediata del presente, dal continuo cambiamento, dalla frammentazione delle esperienze”, l’incontro con educatori attenti aiuta “a superare il rischio, oggi tutt'altro che ipotetico, della frammentazione e della dispersione”. (Ivan Maffeis)

Io Accolgo: presentata ieri una nuova campagna

14 Giugno 2019 - Roma - Ma davvero l'Italia è diventata xenofoba, egoista, ringhiosa? In realtà esiste un Paese diverso, accogliente e solidale, che si rimbocca le maniche e non perde tempo a sbraitare sui social. Famiglie, associazioni, parrocchie, insegnanti, movimenti, enti locali, sindacati: una rete capillare, che ogni giorno produce coesione sociale, ma di cui si parla troppo poco. È proprio per dare voce e visibilità alle tante esperienze di solidarietà che 46 organizzazioni lanciano la campagna #IoAccolgo. Il via ieri mattina sulla scalinata di Piazza di Spagna, per un flash mob che ha usato le leggere coperte termiche dorate che i soccorritori distribuiscono ai migranti salvati dal mare: a indossarle oltre 200 persone che hanno trasformato la scalinata in una cascata d'oro. Mentre nella 'barcaccia', la fontana barocca di Piazza di Spagna, galleggiavano barchette costruite ripiegando pezzi delle stesse coperte. Del comitato promotore fanno parte ong grandi e piccole, realtà ecclesiali e associazioni laiche, tra cui Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cnca, Sant'Egidio, Fcei, Focsiv, Finanza Etica, Migrantes, Forum Terzo settore, Gruppo Abele, Intersos, Legambiente, MSF, Oxfam, Save the children. Obiettivo di #IoAccolgo dunque è “far emergere la parte dell' Italia che valorizza la Costituzione, il principio dell' accoglienza e il dovere della solidarietà”, dichiara il responsabile immigrazione Arci Filippo Miraglia. Alla presentazione intervengono testimonial particolari. Come Leen Shahda, 28 anni, siriana, fuggita da Damasco grazie ai corridoi umanitari: “Sono arrivata tre anni fa, la guerra ha distrutto il mio futuro di ragazza. All' inizio ho trovato difficoltà con la lingua, la cultura, il cibo. Ma ce l'ho fatta. E mi piace anche la cucina italiana, anche troppo. Ho studiato all' università come mediatrice interculturale, ora l' Italia è il mio Paese”. Ibrahim, arrivato come minore non accompagnato dalla Sierra Leone, è stato accolto da una famiglia della rete Refugees Welcome Italia: “Nel centro di accoglienza a Crotone mi sentivo solo anche se eravamo in 500. Ora ho un posto che posso chiamare casa, ho una famiglia”. Berry, anche lui minorenne, ha fatto le medie in Italia, studia da mediatore, ma a ottobre si vedrà togliere il permesso di protezione umanitaria, diventerà irregolare e sarà espulso dal sistema di accoglienza pubblico come risultato della legge 132, il cosiddetto decreto sicurezza: “Vorrei solo un' opportunità per avere una mia vita e aiutare gli altri”. “Pensiamo che quest'Italia sia ancora oggi una maggioranza, ma una rappresentazione distorta fa sì che non sia visibile”, commenta Miraglia. Un' Italia lontana dai riflettori “che quotidianamente agisce per mitigare i danni di una legislazione, di politiche e comportamenti istituzionali che condannano i migranti a morire in mare, chiudono i porti, cancellano esperienze di accoglienza come gli Sprar”, sottolineano i promotori. Le organizzazioni di #IoAccolgo chiedono all' Unione europea un programma efficace di ricerca e salvataggio in mare, l' accoglienza delle persone bisognose di protezione, un' equa distribuzione dei richiedenti asilo tra i diversi Stati dell' UE. Adesioni possibili sottoscrivendo il manifesto sul sito www.ioaccolgo.it e rilanciarla sui social tramite l' hasthtag #IoAccolgo. (Luca Liverani – Avvenire)    

Palermo: le comunità straniere protagoniste della “Festa dei popoli”

13 Giugno 2019 -

Palermo - Una manifestazione interculturale all'insegna di danze, giochi, sport, musica e cucina ha caratterizzato la terza edizione della Festa dei popoli a Palermo dal titolo “Nella stessa barca” che si è svolta nella borgata marinara di Mondello e al Foro Italico della città capoluogo. A partecipare alle diverse performance, insieme ai palermitani, sono state tutte le comunità etniche presenti a Palermo che prendendo le distanze da muri e barriere di ogni tipo, hanno voluto fare conoscere i percorsi di pacifica ed armonica convivenza interculturale che investono su nuovi modelli di integrazione. La kermesse organizzata dall’Ufficio Migrantes dalla diocesi ha ottenuto il sostegno di Comune, scuole, realtà di volontariato e associative e comunità di migranti.

Dopo un giro simbolico in una barca di canottaggio nella spiaggia di Mondello la giornata di domenica si è svolta al Foro Italico, sotto gli alberi e nei prati attorno dove è stata allestita una mostra degli elaborati pittorici, grafici e scultorici degli alunni del liceo artistico “E. Catalano” sul percorso di solidarietà con la scuola di Quetafine in Guinea Bissau e poi partite di scacchi e dama fino allora di pranzo con le diverse comunità etniche che hanno fatto degustare “I sapori dei popoli” con alcune pietanze tipiche: un’opportunità per conoscere altri popoli e culture attraverso la cucina le foto e tessuti. Nel pomeriggio le performance sportive di pallavolo e cricket e la ludoteca all’aperto ispirata a giochi che si fanno nei 5 continenti.

“Tutto l'anno attraverso varie attività - spiega padre Sergio Natoli dell'ufficio Migrantes - abbiamo voluto sottolineare che nativi e migranti siamo tutti sulla stessa terra. Siamo anche tutti nella stessa barca perché non esistono prima gli italiani e poi tutti gli altri ma anzi prima di tutto devono venire i più piccoli, i più fragili e chi ha più bisogno. Il messaggio centrale che abbiamo voluto dare a questa festa è che siamo interdipendenti gli uni dagli altri e pertanto dobbiamo trovare delle modalità e delle forme che ci permettono di vivere insieme nello stesso territorio. Tutte le attività sono finalizzate alla valorizzazione dell'incontro reciproco tra le persone attraverso le iniziative artistiche. Occorre guardare al futuro avendo presente il passato che ci aiuta a vivere questo passaggio epocale e ad essere costruttori di un futuro dove popoli e culture sono sempre più interconnesse ed interdipendenti”.