Primo Piano

La memoria dell’olocausto diventi uno sguardo ad ogni forma di violenza e discriminazione

27 Gennaio 2023 - Roma - Nella Giornata della memoria il ricordo va anche alle centinaia di migliaia di rom e sinti uccisi nei campi di concentramento nazisti. Nella notte del 2 agosto 1944 nel campo di Birkenau furono eliminate 4300 persone fra uomini, donne e bambini internati nello Zigeunerlager. I rom e i sinti morti in quegli anni furono tra le 500 mila e il milione e mezzo, comprendendo nel conteggio coloro che furono assassinati nel corso delle fucilazioni di massa o morti durante le deportazioni. La loro storia di morte non ha avuto grande risonanza.  Nel corso del processo ai superstiti del Porajmos (in lingua rom  vuol dire "grande divoramento" o "devastazione") o Samudaripen (in lingua sinta), infatti, fu rifiutata la loro costituzione di parte civile. Da allora ad oggi poco è cambiato. “È un giorno che ricorda fino a che punto possa arrivare il disprezzo per un altro uomo, di un’altra religione o minoranza, per essere vigili affinché non ritorni in altre forme di violenza e disumanità nelle nostre città”, ha detto recentemente il presidente della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo mons. Gian Carlo Perego: “un giorno per ricordare e riflettere ma anche per impegnarci per un mondo fraterno, dove non esistono più minoranze – come ci ricorda Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti – ma uomini e donne in cammino insieme nella storia”.  

Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: ieri l’incontro con mons. Felicolo

27 Gennaio 2023 - Torino - Ieri, 26 gennaio, gli uffici Migrantes di Piemonte e Valle d’Aosta hanno incontrato, per la prima volta, il nuovo direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolopresso Villa Lascaris, a Pianezza (To). Delle diocesi erano presenti non solo i responsabili, ma anche volontari e alcune religiose. A condurre l’incontro il vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Regionale, mons. Marco Prastaro e Sergio Durando, direttore del Coordinamento regionale Migrantes. Nel corso dell’incontro è stato presentato il programma delle attività del Coordinamento nel primo semestre dell’anno che vede tra gli appuntamenti il Pellegrinaggio dei popoli con il coinvolgimento delle comunità etniche cattoliche di tutta la regione, l’incontro tra i Coordinamenti regionali Migrantes e Missio e l’appuntamento regionale, organizzato in collaborazione con l’USMI, con le religiose presenti nelle diverse diocesi che prestano il loro servizio in ambiti interculturali. Mons. Felicololo ha avuto l’occasione per presentarsi e riprendere gli obiettivi della Fondazione Migrantes che in Italia e all’estero è presente con uffici e attività che accompagnano la mobilità umana in tutte le sue forme. Ha ricordato per esempio il mondo dei circensi e dei fieranti emerso in particolare nel periodo della pandemia quando si è trovato in estrema difficoltà, così come i mondi legati ai Rom e i Sinti, spesso ancora ridotti a vivere in campi e baracche che ricordano le lontane favelas o las villas.  

Circo: da stasera a Milano quattro spettacoli per tutta la famiglia

27 Gennaio 2023 -

Milano - Quattro spettacoli e due incontri degli autori con il pubblico per conoscere meglio l’arte circense in chiave moderna, cioè in forma ibrida, oltre l’aspetto virtuosistico e puramente acrobatico che ci presenta la tradizione dei Barnum agli Orfei, ai Togni. Al Teatro della Triennale di Milano (via Alemagna 6), da oggi fino a domenica, va in scena la seconda edizione di “Fuori Asse Focus 2023/Ai confini del circo”, rassegna organizzata da Quattrox4 Circus Ets di Milano in collaborazione con il Comune. Si comincia stasera (ore 20) con White Out-La conquista dell’inutile del performer e coreografo Piergiorgio Milano, che sarà replicato domenica (ore 19.30). Gli autori, coreografi e registi delle quattro rappresentazionisaranno anche i protagonisti di incontri in sala con gli spettatori (a cura di Gaia Vimercati) e dialogheranno con i giovani critici Silvia Garzella, Emanuele Regi e Ludovica Taurisano. Tutto il programma su triennale.org e quattrox4. com.

Card. Zuppi: “contrastare ogni forma di razzismo, antisemitismo e discriminazione”

27 Gennaio 2023 - Roma - La Giornata della memoria è “un appuntamento che impone a tutti non solo di ricordare la brutalità compiuta, ma di contrastare ogni forma di razzismo, antisemitismo e discriminazione” che “sono semi insidiosi, che riappaiono in maniera inquietante, che si nutrono di indifferenza e ignoranza, giustificano atteggiamenti e parole, sempre pericolose, come ad esempio il razzismo digitale”. Lo dichiara il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, in occasione della Giornata della memoria. Per il cardinale, la ricorrenza del 27 gennaio “onora la memoria di quelle vittime, ci aiuta a capire il nostro passato (perché sono nostri fratelli e sorelle), a raccoglierne la dolorosa eredità consegnata perché ci rendiamo conto e non accada più”: “Non si deve trasmettere soltanto un’informazione ma occorre toccare il cuore. In un momento così difficile, pieno di inquietanti semi di violenza, confrontandoci con la terribile logica della guerra frutto sempre della crescita di inimicizia e disprezzo della vita, la memoria delle vittime deve imporci un nuovo impegno per costruire un mondo di pace”. Citando Etty Hillesum, il card. Zuppi conclude: “Fratelli tutti, la grande visione riproposta da Papa Francesco, è possibile a tutti e necessaria per tutti, consapevoli che non può essere solo un auspicio ma un impegno”.
(Foto Siciliani - Gennari/SIR)

Richiesta di protezione: il caso degli irregolari lasciati nel limbo

27 Gennaio 2023 -

Roma - Dopo la decisione del Tribunale di Ancona – che ha accolto il ricorso di un cittadino pachistano e stabilito con un’ordinanza che Questura e Prefettura sono tenute a trovare soluzioni per l’accoglienza in città entro 5 giorni dalla presentazione della domanda di protezione internazionale – ecco che sulla materia dei migranti irregolari, costretti ad attese interminabili per veder riconosciuti i propri diritti, interviene il Tribunale di Bologna. Con una sentenza che ha dato torto alla Questura e alla Prefettura di Parma imponendo agli enti pubblici il rilascio, stavolta entro 20 giorni, di un permesso di soggiorno per richiesta d’asilo e l’accesso all’accoglienza per i migranti. La decisione è arrivata grazie al lavoro del Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale) di Parma e al sostegno dell’avvocato Calogero Musso, di concerto con gli avvocati soci Asgi di Parma. «È una grande vittoria dei diritti – commentano dall’ente di tutela –: il Tribunale ha chiarito che tutti i richiedenti asilo hanno diritto alla formalizzazione della domanda di protezione internazionale e all'accesso all'accoglienza senza se e senza ma».

Il caso su cui è intervenuto il giudice bolognese nasce nella scorsa estate con l’arrivo a Parma, come in diverse altre città italiane, di alcuni cittadini stranieri a cui era stata impedita la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per richiesta asilo e di accedere alle misure di accoglienza. Alla loro domanda, infatti, si era opposto un vero e proprio muro di gomma da parte dell’amministrazione pubblica e i profughi erano stati costretti a vivere per strada per diversi mesi creando enormi disagi. Alla fine dell’estate 2022, visto che la situazione non si sbloccava, alcuni di loro hanno deciso di far sentire la propria voce, stabilendosi davanti alla sede di Ciac in via Cavestro a Parma. È stata proprio l’associazione parmigiana ad interessarsi della loro situazione prima lanciando un appello all’accoglienza e successivamente promuovendo una serie di incontri con le istituzioni. Contemporaneamente la decisione insieme ad Asgi di procedere col ricorso contro la Prefettura e la Questura di Parma. La sentenza del Tribunale di Bologna è chiarissima nel decretare che è «illegittimo ogni comportamento tenuto dalla pubblica amministrazione diretto a ritardare/impedire la formalizzazione dell’istanza di protezione».

Intrecci: domani un cortometraggio al Museo Nazionale Romano

27 Gennaio 2023 - Roma - L'associazione Dun, in collaborazione con il Museo Nazionale Romano e la Fondazione Migrantes presenta domani la proiezione del cortometraggio "Intrecci Interclacements" con la regia di Barbara Massimilla. Intervengono Stéphane Verger (Direttore Museo Nazionale Romano), mons. Pierpaolo Felicolo (Direttore generale Fondazione Migrantes), Erica Battaglia (Presidente VI Commissione Cultura Roma Capitale), Cristina Comencini (Regista, Scrittrice). L'appuntamento - su invito - è per le 11 al Museo Nazionale Romano. S-Cambiamo il Mondo è la cifra culturale che da anni contrassegna le iniziative artistiche e creative dell’Associazione DUN: una realtà che opera nel sociale fondata da psicoanalisti e psichiatri dediti alle cure psicologiche gratuite ai migranti e ai rifugiati e in particolare alle donne vittime di tratta e di violenza. Una denominazione che si è diffusa specialmente attraverso l’omonima rassegna cinematografica interculturale S-Cambiamo il Mondo, giunta alla sua sesta edizione, patrocinata da Amnesty International Italia, con il sostegno di Fondazione Migrantes, in programma per giugno 2023 alla Casa del Cinema. L’obiettivo delle diverse attività creative multietniche dell’Associazione è reso dalla metafora junghiana del fare anima – la gioia di creare insieme in un clima di condivisione e uguaglianza, coltivando prospettive e progettualità. Fare anima implica sviluppare la funzione femminile in quanto istanza psichica che dà forma all’interiorità, attraverso le immagini che sgorgano dalla psiche dell’inconscio collettivo creatrici di Arte, Miti e leggende, e la loro declinazione nella realtà fatta di relazioni interpersonali significative, costantemente volte alla ricerca di senso e alla valorizzazione dell’affettività. Questo è quanto si rispecchia nella più recente creazione filmica  Intrecci, vincitore da settembre di oltre una decina di premi in concorsi cinematografici internazionali. Gli spazi, a titolo gratuito, per girare il film, sono stati dati su concessione del Ministero della Cultura – Museo Nazionale Romano, il quale ha riconosciuto il valore culturale e umanitario del progetto cinematografico dell’Associazione DUN.Il cortometraggio sarà proiettato anche al Campidoglio il prossimo 13 maggio

Migranti: l’Europa ha rialzato i muri. Oltre 2mila chilometri di “barriere”

27 Gennaio 2023 -

Bruxelles - Tornano a crescere i flussi migratori e riappare la parola «magica»: muri alle frontiere esterne. Il tema è tornato alla ribalta, sulla scorta dei dati diffusi da Frontex (l’agenzia delle frontiere esterne Ue): il 2022 ha registrato 330.000 ingressi irregolari, il «più elevato numero dal 2016». Il tema è stato evocato ieri al Consiglio informale dei ministri dell’Interni Ue a Stoccolma e lo sarà al Consiglio europeo informale del 9 e 10 febbraio. Partiamo subito da un punto: i «muri» sono già ampiamente realtà. Secondo un documento pubblicato dal Parlamento Europeo lo scorso ottobre, a fine 2022 si contavano 2.048 chilometri di barriere ai confini Ue in 12 Stati membri, nel 2014 erano appena 315, nel 1990 zero. A dare l’esempio fu la Spagna, che tra il 1993 e il 1996 realizzò 20,8 chilometri di recinzione intorno alle sue exclave in Marocco di Ceuta e Melilla.

Pochi anni dopo è stato il turno della Lituania, che ha costruito barriere (71,5 chilometri) con la Bielorussia già tra il 1999 e il 2000, dunque prima di entrare nell’Ue (muri poi «ereditati» dall’Ue). In seguito alla crisi dei profughi “inviati” da Minsk in Europa, la repubblica baltica ha ampliato la recinzione a 502 chilometri. Possiamo citare i 37,5 chilometri di barriera (con pali d’acciaio alti cinque metri) al confine tra Grecia e Turchia lungo il fiume Evros, Atene ha già annunciato che costruirà altri 35 chilometri. Anche la Bulgaria ha eretto al confine turco una recinzione a partire dal 2014, che oggi conta 235 chilometri. Come dimenticare l’Ungheria, che tra il 2015 e il 2017 ha costruito 158 chilometri di recinzione al confine serbo e 131 al confine con la Croazia (oggi membro Ue e di Schengen). Muri li troviamo anche ai confini esterni in Polonia, Estonia, Lettonia, in Francia all’imbocco del tunnel della Manica, per non parlare dell’Austria che nel 2015 ha «innovato», costruendo la prima recinzione (3,7 km) al confine con uno Stato Schengen, la Slovenia.

I muri insomma “crescono” e molti Stati membri vogliono che a finanziarli sia l’Ue (il primo a chiederlo fu il premier ungherese Viktor Orbán). Ed è di questi giorni la richiesta del cancelliere austriaco Karl Nehammer che Bruxelles eroghi due miliardi di euro per rafforzare la barriera eretta dalla Bulgaria al confine con la Turchia. Richiesta ribadita ieri a Stoccolma dal suo ministro dell’Interno Gerhard Karner. «So che è oggetto di dibattiti accesi – ha detto ottimista - ma penso anche che recentemente ci sia stato un movimento sul tema, perché molti Paesi sono coinvolti e le frontiere esterne hanno bisogno di aiuto». L’Austria è sotto forte pressione migratoria, come lo è l’Olanda (soprattutto per i flussi secondari da altri Stati Ue), che ha dato man forte a Vienna. A suo sostegno anche il presidente del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber. «A nessuno piace costruire recinzioni – ha dichiarato - ma dov’è necessario, deve essere fatto». Già nell’ottobre 2021, dodici Stati membri (Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Grecia, Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia) hanno inviato alla Commissione una lettera chiedendo finanziamenti Ue per i “muri”. « Barriere fisiche – scrivevano – appaiono un’efficace misura di protezione dei confini che servono gli interessi di tutte l’Ue» e dunque «devono essere oggetto di fondi aggiuntivi adeguati dal bilancio Ue con la massima urgenza ». La Commissione per ora ha resistito. « Non ci saranno fondi per fili spinati e muri» replicò allora la presidente Ursula von der Leyen. Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, è stato però più morbido, parlando di «finanziamento giuridicamente possibili». E ieri a Stoccolma la commissaria agli Affari Interni Ylva Johansson è apparsa più sfumata. «Gli Stati membri – ha detto - sono quelli che meglio sanno quali sono le misure più efficaci per proteggere le frontiere esterne». Quanto ai soldi, «gli Stati membri hanno tagliato i fondi proposti dalla Commissione per il bilancio 2021-27 per la gestione delle frontiere e la migrazione, se si vogliono finanziare nuove misure bisogna tagliare altrove». E l’Italia? La premier Giorgia Meloni, che all’opposizione chiedeva il “blocco navale” davanti alla Libia, oggi parla di resuscitare la missione navale Ue nel Mediterraneo antiscafisti Sofia (chiusa nel 2020, per volontà dell’allora governo italiano), in particolare la “fase tre” mai attuata, che prevede il pattugliamento nelle acque libiche. Ci vorrebbe il via libera della autorità di Tripoli. (Giovanni Maria del Re - Avvenire)

Tavolo Asilo e Immigrazione: abrogare il DL 1/2023 e impedire modifiche legislative discriminatorie

26 Gennaio 2023 -
Roma - Il Tavolo Asilo e Immigrazione esprime "sconcerto" per gli emendamenti presentati da alcuni rappresentanti della coalizione di maggioranza nelle Commissioni congiunte Affari Costituzionali e Trasporti della Camera, relativi al Disegno di Legge C 750 di conversione del Decreto Legge 1/2023. "Esprimiamo altresì soddisfazione per la dichiarazione di inammissibilità da parte dei presidenti delle due Commissioni coinvolte", si legge in una nota nella quale si sottolinea che il provvedimento, di cui le associazioni e movimenti del Tavolo Asilo hanno chiesto l’abrogazione in sede di audizione alla Camera, ha "infatti registrato la presentazione di un gruppo di emendamenti, dichiarati correttamente inammissibili, che avrebbero peggiorato pesantemente la disciplina sull’immigrazione e il diritto d’asilo, restringendo gli spazi di ingresso legale e alimentando l’area di irregolarità. Fra le misure proposte e respinte - spiega il Tai - figurano la cancellazione della Protezione Speciale, l’aumento degli ostacoli per i ricongiungimenti familiari - canale principale di accesso regolare al territorio nazionale secondo i dati ISTAT -, l’azzeramento delle garanzie per gli stranieri in attesa di espulsione dai centri di detenzione (CPR), l’introduzione di una procedura accelerata alle frontiere che punta a impedire di fatto
l’accesso al diritto d’asilo. Si tratta quindi del tentativo, per adesso fallito, di ripristinare un approccio che distingue fra i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale, nonostante le direttive europee e le Convenzioni internazionali, considerando i primi come non aventi diritto e quindi da accogliere separatamente e senza che sia prevista alcuna attività di integrazione. Pensiamo che il nostro Paese non abbia alcuna necessità di alimentare irregolarità ed emarginazione, ma che al contrario si debba concentrare sull’assicurare canali legali di accesso e sul garantire una maggiore tutela e inclusione a coloro che cercano protezione sul territorio nazionale ed europeo. Facciamo appello al governo e al Parlamento affinché si fermi immediatamente qualsiasi tentativo di portare indietro l’orologio della storia e dei diritti, e chiediamo l’abrogazione del Decreto Legge 1/23. Continueremo a mobilitarci attraverso tutti i canali disponibili in tutta Italia per dar voce a quella parte della società che non vuole arrendersi alla discriminazione e alla propaganda contro le persone migranti e contro quelle organizzazioni che si adoperano per la loro tutela. Una propaganda che rappresenta un veleno per la nostra democrazia".

Von der Leyen: “denunciare antisemitismo, antiziganismo e tutte le forme di discriminazione”

26 Gennaio 2023 -
Bruxelles - “Non dobbiamo mai dimenticare i sei milioni di donne, uomini e bambini ebrei e tutte le altre vittime, tra cui centinaia di migliaia di rom, uccisi durante l’Olocausto”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea in vista della Giornata della memoria, il 27 gennaio. “Quest’anno sarà caratterizzato dal ricordo della resistenza e dell’insurrezione ebraica nell’Europa occupata dai nazisti”, ha aggiunto. “Commemoreremo l’80° anniversario di importanti insurrezioni, come quella del ghetto di Varsavia del 19 aprile 1943, che divenne un simbolo della resistenza ebraica e della brutalità del regime nazista. Ma anche altri atti di resistenza come in Belgio, dove, quello stesso giorno, tre membri della resistenza, Robert Maistriau, Youra Livchitz e Jean Franklemon, sabotarono un treno diretto ad Auschwitz con ebrei condannati a morte”. Von der Leyen ricorda altre rivolte “nei campi di concentramento di Treblinka e Sobibor o nel ghetto di Białystok. Perché le vittime ebree non erano passive, ma organizzavano la resistenza contro i nazisti”. La presidente ha ribadito: “Dobbiamo denunciare l’antisemitismo, l’antiziganismo e tutte le forme di odio e discriminazione”. L’antisemitismo è “di nuovo in aumento in Europa. Così come la negazione, la distorsione e la banalizzazione dell’Olocausto. Il ricordo non è un obiettivo in sé. Dobbiamo promuovere la vita ebraica. Lavoreremo per un’Unione europea libera dall’antisemitismo e da qualsiasi forma di discriminazione”, conclude.
  Foto Unione Europea

Vangelo Migrante: IV domenica del tempo ordinario | Vangelo (Mt 5,1-12)

26 Gennaio 2023 - Chi non vuol essere felice? Nel Vangelo di questa domenica Gesù ci offre addirittura la beatitudine, un di più di felicità. A prima vista per come è strutturato il testo, l’attenzione può essere rapita da quelle condizioni di vita che umanamente non sono proprio un vantaggio o non sono la condizione accettata dai più: beati quelli che sono poveri in spirito, nel pianto, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i puri di cuore, i misericordiosi, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia, gli insultati, i perseguitati e i calunniati. Sembra di assistere ad una benedizione delle sventure! Non è così! Il testo annuncia la beatitudine partendo, sì, da una condizione di vita ma si allunga dicendo anche ‘perché’. Il punto di partenza non è tutto; il tutto viene annunciato nello snodo del ‘perché’: perché di essi è il regno dei cieli, perché saranno consolati; perché avranno in eredità la terra; perché saranno saziati; perché troveranno misericordia; perché vedranno Dio; perché saranno chiamati figli di Dio; perché di essi è il regno dei cieli, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Accolte così, le beatitudini diventano una provocazione perché costituiscono una domanda diretta e profonda: ti interessa il regno dei cieli, ti interessa vedere Dio, di essere consolato, di avere quella pienezza e sazietà di vita che solo Dio può dare e nessun altro può togliere? Non è una sfida. È l’offerta più alta che sia mai stata fatta al cuore dell’uomo. Gandhi diceva che queste sono “le parole più alte del pensiero umano”. Chi non ha mai vissuto una di quelle condizioni ‘svantaggiose’? Ne siamo venuti fuori? Può darsi; ma, ahinoi, mai per sempre e mai per tutti. Al posto della lotta continua, comunque faticosa e sempre ìmpari, Gesù offre la pienezza di Dio e del Suo Regno disponibile per tutti gli uomini. Non è utopia o nostalgia di un mondo fatto di bontà, sincerità, giustizia e non violenza ma è un tutt’altro modo di essere uomini. Gesù pronuncia queste parole su una montagna, circondato dalla folla e dai suoi discepoli. In quella circostanza insegnerà anche il Padre nostro. Egli è il nuovo Mosè che promulga la legge della nuova alleanza. Per accoglierla è necessario ‘emigrare’, uscire, salire, per poterlo ascoltare e diventare davvero Suoi discepoli. Nelle Beatitudini c’è un’attrazione perchè si avvertono come difficili eppure suonano amiche e necessarie per il cuore dell’uomo. Amiche perché non stabiliscono nuovi comandamenti, ma propongono la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, necessarie perché quando uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua. (p. Gaetano Saracino)