Primo Piano

Migrantes Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino: il 4 e 5 giugno torna la Festa della Pace dei Popoli

27 Maggio 2022 - Siena - Dopo una pausa forzata di due anni a causa della pandemia, torna la "Festa della Pace dei Popoli” nella Diocesi di Siena- Colle di Val D’Elsa-Montalcino. Appuntamento il 4 e 5 giugno ai giardini della Lizza a Siena. L’evento è promosso dall'Ufficio Migranets, Missionario e Ecumenismo e Dialogo Interreligioso. Sarà allestito un vero e proprio villaggio multietnico con gli stand tra gli altri del Bangladesh, dell’Ucraina, del Senegal, dell’Albania, dall’Afghanistan, dal Pakistan, del Perù, etc… L’apertura dell’iniziativa è prevista per sabato 4 giugno alle ore 16 con il focus su “Migrazioni oggi, aspetti sociologici-economici-politici”. Alle ore 17,30 le associazioni del terzo settore si presentano tra cui: Acli, Asgi, Caf, Caritas, Volontariato Vincenziano, Kirikuci, Arci, Misericordia, Refugees Welcome, coop Pangea, coop S. Caterina, Serpe Regolo, Migranti, S. Francesco, Corte dei Miracoli, Penny Wirton. Seguirà un’apericena etnica e lo spettacolo del gruppo “Guwayassa”. Domenica 5 giugno 2022 alle ore 16 si terrà un momento di preghiera interreligiosa per la pace a cui prenderanno parte l'arcivescovo,  il card. Paolo Lojudice, l’imam Izzedin Elzir e altri rappresentanti religiosi presenti sul territorio senese. Alle ore 17, 30 il momento di confronto e dibattito con diversi interventi di scrittori e persone impegnate nell’ambito delle migrazioni. “Il titolo della Festa – spiega Don Doriano Giorgio Carraro, direttore Migranes della diocesi – è un programma e motivo di riflessione, visti i contesti di guerra da cui siamo insidiati anche da vicino. Come Chiesa di Siena vogliamo promuovere, a partire dal nostro territorio, la fraternità universale, la convivenza sinfonica delle diversità etniche, culturali, religiose, la riconciliazione e la pace”. “Perché questo accada – aggiunge Don Carraro – c’è bisogno dell’ incontro con l’altro da noi. Questo altro da noi si chiama anche migrante, profugo”. “Come Ufficio Migrantes, per preparare la festa della Pace dei Popoli – sottolinea don Carraro – abbiamo voluto privilegiare quest’anno, in uno spirito 'sinodale' che ci fa ricercare e accogliere le risorse di bene al di fuori della Chiesa stessa, la collaborazione con la Corte dei Miracoli, luogo di incontro di tanti migranti”. “Vogliamo incontrare – continua Renato Rossi, responsabile dell'ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso – l’altro e altri da noi e lo facciamo in collaborazione con le Istituzioni civili e tutte le realtà associative ed anche con le altre confessioni religiose che si prodigano a “servire con il grembiule” migliaia di fratelli che bussano alle nostre porte, provenienti da situazioni di guerra, di ingiustizia, di persecuzione”.

Accoglienza e integrazione: a Siena corsi di lingua italiana gratuiti per i profughi ucraini

27 Maggio 2022 -
Roma - Favorire la conoscenza della lingua italiana, il cui apprendimento è il primo essenziale elemento di inclusione e integrazione sul territorio. Questo l’obiettivo del protocollo d’intesa, siglato  dal prefetto di Siena Maria Forte e dal presidente della società Dante Alighieri - comitato di Siena Luca Bonomi.  L’intesa, che potenzia le misure messe in campo dalla prefettura per l’accoglienza, è rivolta ai profughi in arrivo dall’Ucraina e prevede corsi gratuiti di lingua italiana della durata minima di 20 ore settimanali fino a un massimo di oltre 4 settimane, da concordare di volta in volta con il soggetto erogatore. Le lezioni sono rivolte esclusivamente ai maggiorenni e si svolgeranno preferibilmente in presenza o in modalità on line su richiesta degli interessati. Alla frequenza dei corsi potranno candidarsi: i cittadini ucraini o loro familiari residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022; gli apolidi o i cittadini di stati terzi diversi dall'Ucraina e loro familiari, residenti in Ucraina, che beneficiavano di protezione internazionale o di protezionale nazionale equivalente prima del 24 febbraio 2022; le persone che in virtù dello status di protezione abbiano presentato alla questura di Siena, alla data successiva del 14 marzo 2022, l’istanza per la richiesta di un permesso di soggiorno di protezione temporanea. «Per lo straniero l'apprendimento della lingua italiana - ha dichiarato il Prefetto Forte - è il primo essenziale elemento di inclusione nel territorio in cui è accolto fornendo gli strumenti per quell'interazione che è il presupposto irrinunciabile di qualunque percorso di integrazione. L'iniziativa proposta dalla Società Dante Alighieri - ha concluso il titolare del palazzo di Governo - evidenzia oltre alla grande sensibilità degli attori di questo territorio al tema dell'accoglienza degli esuli, anche la loro capacità di fare rete che realizza un effetto moltiplicatore delle capacità dei singoli, essenziale per assicurare elevati standard di inclusione e favorire una futura integrazione».

Livorno: oggi e domani convegno “Medì” sullo sviluppo delle relazioni tra le città del Mediterraneo

27 Maggio 2022 - Livorno - "Medì'" è un convegno annuale promosso a Livorno dalla Comunità di Sant’Egidio per lo sviluppo di relazioni positive ed amichevoli tra le città del Mediterraneo. Quest'anno, dopo un’interruzione di due anni a causa della pandemia, oggi, venerdì 27 e domani sabato 28 maggio, al teatro "La Goldonetta", “Medì”  torna a raccogliere le città “sorelle”: per il piacere di rivedersi, di riprendere il dialogo interrotto, la riflessione avviata sui grandi temi del confronto con la storia contemporanea, delle sfide della globalizzazione, della pace. Le città sono soggetto e attore importante sullo scenario internazionale e nell’era della globalizzazione, considerando la crisi degli Stati-nazione. Il convegno, introdotto da una relazione di Andrea Riccardi, sarà suddiviso in tre tavole rotonde. La prima si intitola "Mediterraneo, un mare agitato dalla storia" e si svolgerà oggi alle ore 17. La seconda è stata denominata "Città aperte: accoglienza e integrazione" e sarà di scena sabato 28 alle ore 10. Un'ora e mezzo più tardi l'appuntamento con il terzo round, quello chiamato "Città inclusive: la cultura del vivere insieme". Partecipano come relatori non solo e non tanto i rappresentanti istituzionali delle città, quanto piuttosto uomini e donne che, a diverso titolo, "amano la propria città e una cultura aperta e plurale, caratteristica profonda dello spazio mediterraneo", si legge in una nota.

Migrantes Torino: la solidarietà viaggia in apecar. Anzi, in “ApeCare”

27 Maggio 2022 -

Torino - Tre volte a settimana arrivano nel quartiere torinese Aurora, parcheggiano un’apecar bianco e verde, indossano pettorine bianche e con scope e palette iniziano a pulire il marciapiede. Sono i giovani del progetto 'ApeCAre' che la Migrantes della diocesi di Torino e l’associazione di volontariato “Camminare Insieme” hanno elaborato e che da gennaio hanno iniziato la propria attività. Lo scopo non è togliere mozziconi o cartacce, ma incontrare sul territorio le persone fragili, avviare contatti e poi cercare soluzioni alle diverse situazioni. Il progetto ha ottenuto il finanziamento del bando “ToNite” del programma europeo Uia ( Urban innovative actions) sul tema “Urban security” e si sviluppa in uno dei quartieri più multietnici di Torino (nella zona Nord) sempre più teatro di episodi di violenza, spaccio, degrado, anche in pieno giorno. «Posso fare anche io il volontario?», «Mi trovi davvero un lavoro?», «Ma domani mi chiami?»: sono passati pochi minuti dal loro arrivo ed ecco che Mamadou, Idriss, Diallo si rivolgono già ai ragazzi, li hanno visti mettersi a pulire il marciapiede, ma anche fermarsi a salutare e così ci provano anche loro, stupiti, perché in quel corso chi non è del quartiere passa veloce… Fermarsi a parlare con le persone che si guarderebbero con sospetto, fermarsi con chi ha lavorato tutto il giorno su un ponteggio e, passando, scambia alcune battute forse cercando nel dialogo un po’ di quella umanità che qui sembra aver perso. Questa è la sfida dei giovani di “ApeCare”: stabilire un dialogo a partire da una azione semplice come quella di usare ramazza e paletta, ma anche fare emergere il volto bello e vitale del quartiere: il volto sorridente della signora italiana che da quando li vede al giovedì sforna una torta per loro e la offre in strada, o quello del giovane gambiano che al ritorno dal lavoro mette la musica per tutti e accompagna a ritmo i pulitori. «All’interno di questo progetto –, spiega Sergio Durando direttore dell’Ufficio Migrantes  – “ApeCare”, si propone infatti di costruire occasioni di incontro avvicinando, con un presidio sociosanitario mobile riconoscibile, persone fragili del quartiere portando direttamente sul territorio le competenze mediche della Camminare Insieme e quelle socio-pastorali dell’Ufficio Migranes. L’obiettivo è quello di offrire un accompagnamento all’accesso ai servizi di cura, prevenzione e informazione pubblici e del privato sociale a persone che, per vari motivi, non riescono ad accedere alle risorse del territorio. Per fare questo, abbiamo coinvolto e formato 25 animatori di strada: studenti universitari, lavoratori e rifugiati».

«La forza del progetto –, aggiunge Giulio Fornero, direttore sanitario della Camminare Insieme – sta nel fatto che dietro all’aggancio ci sono delle strutture pronte a accogliere le richieste delle persone e un poliambulatorio attrezzato per la tutela e la promozione della salute». E in quattro mesi sono già 300 i contatti stabiliti: persone che hanno lasciato il proprio numero all ’“ApeCare” e sono stati richiamati. «Per me – conclude Durando – è come portare l’Ufficio per strada, tra la gente che in sede non arriverebbe mai, ma che non può essere lasciata a se stessa».

Vangelo Migrante: Ascensione del Signore | Vangelo (Lc 24,46-53)

26 Maggio 2022 - Ascensione è la navigazione del cuore, che conduce dalla chiusura in te, all’amore che abbraccia l’universo. Così papa Benedetto definisce questo mistero a cui Gesù chiama gli apostoli, un gruppetto di uomini impauriti e confusi, un nucleo di donne coraggiose e ogni fedele. Li spinge a pensare in grande, a guardare lontano, ad essere il racconto di Dio “a tutti i popoli”. La liturgia della parola di questa domenica propone un duplice racconto dell’Ascensione attinto dall’unica opera dell’evangelista Luca divisa in due parti: il Vangelo e gli Atti degli Apostoli. “Mentre lo guardavano, fu elevato in alto”. E ancora: “Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo”. I racconti, pur con particolari diversi, non si contraddicono. Entrambi non considerano l’Ascensione come l’addio di Gesù ai suoi discepoli ma come sigillo del compimento del Suo ministero in mezzo a loro. Terminata la missione di Gesù, comincia quella degli apostoli e dei discepoli: “di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra”. L’Ascensione è il passaggio dalla missione di Gesù alla missione della Chiesa. Sono i discepoli in prima persona che devono farsi carico dell’evangelizzazione. Eloquente è quello che si legge nel racconto degli Atti: “uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”. Nell’Ascensione si stampa nella mente e nel cuore del discepolo la meta ultima della sua fede e della vita della Chiesa: l’avvento, il ritorno di Gesù, fonte di gioia e sostegno di speranza. Ma allo stesso tempo gli viene consegnato un monito: non lasciarsi incantare in una vana contemplazione del cielo. Vana è la contemplazione che non porta ad impegnarsi per vivere quotidiane relazioni di fraternità e di comunione. Vana è la contemplazione che non si occupa del bene comune. Vana è anche la contemplazione di chi pretende che questa terra sia già il cielo. La vicinanza di Dio, attraverso l’azione dello Spirito Santo, non si sostituisce all’azione dei discepoli, ma contribuisce in maniera essenziale a renderla efficace. Essa è presente nel profondo delle cose. Nel mondo non esiste solo la forza di gravità verso il basso, ma anche una forza di gravità verso l’alto: siamo eretti noi, lo sono gli alberi, i fiori, la fiamma, sale l’acqua delle maree e la lava dei vulcani. Una nostalgia di cielo. L’Ascensione annuncia un ‘oltre’: la realtà non è solo quello che si vede; in ogni cosa, anche nel patire, Dio ha immesso scintille di risurrezione, squarci di luce nel buio, crepe nei muri delle prigioni. Ed è con noi. Sempre e per sempre! (p. Gaetano Saracino)

“Ius scholae” in calendario alla Camera il 24 giugno

26 Maggio 2022 -

Roma - La proposta di legge sullo 'Ius scholae' in materia di cittadinanza verrà discussa alla Camera dal 24 giugno: lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. «La calendarizzazione è una buona notizia per tutte le realtà della società civile che si stanno mobilitando con passione e orgoglio» ha dichiarato Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera e relatore del provvedimento che, se approvato, riguarderebbe un milione di ragazzi stranieri che già frequentano le nostre scuole.

Africa, un racconto oltre i pregiudizi

26 Maggio 2022 -

Milano - Lo sport è la strada che potrebbe allargare lo sguardo sull’Africa dei media italiani. Dove la situazione, stando al rapporto curato da Amref e dall’Osservatorio di Pavia 'Africa MEDIAta' è in leggero miglioramento, ma molto distante dagli standard europei di informazione sul continente a noi prossimo definito dagli esperti macrocontinente del nostro destino. Le crisi economiche, energetiche e alimentari dovute alla pandemia, alla guerra e al persistente inverno demografico dovrebbero suggerire di spostare l’attenzione giornalistica un po’ più a sud del Nord Africa e con una narrazione meno emergenziale e incentrata sull’'Africa qui', come la definiscono i ricercatori, cioè italocentrica o eurocentrica. Senza contare che l’ignoranza produce razzismo. Ma sui sei quotidiani italiani presi in esame da marzo 2021 a febbraio 2022, sulle prime pagine l’Africa è apparsa in media, ogni mese, 16 volte. È Avvenire il quotidiano che le ha dedicato il maggior numero di notizie (277) seguito dalla Stampa. E secondo Giuseppe Milazzo dell’Osservatorio di Pavia, «in due terzi dei casi le notizie erano sui migranti africani che vivono o transitano in Italia. Solo un terzo era invece dedicato ad avvenimenti che hanno avuto luogo in Africa ('Africa là', ndr), nella stragrande maggioranza dei casi in associazione a temi che alimentano 'l’afro pessimismo', come guerre e conflitti». Altre notizie riguardano il razzismo, prendendo spunto ad esempio dalle accuse di Meghan Markle alla casa reale britannica e il dibattito sull’inchino dei giocatori ai campionati europei di calcio. Libia ed Egitto per le notizie sugli sbarchi e i casi Regeni e Zaki sono i due paesi più rappresentati per le ricadute politiche e la prossimità. Quindi l’Etiopia per la guerra in Tigrai, la Tunisia sempre per le questioni migratorie, la Repubblica democratica del Congo per l’omicidio dell’ambasciatore Luca Attanasio e infine il Sudafrica per la scoperta della variante Omicron. Quasi tutte le notizie hanno un taglio neutrale (87%), quasi il 10% ha un tono allarmistico. Ancora una volta è Avvenire a offrire la maggior percentuale di notizie 'rassicuranti' (2,7%). Nei tg in prima serata l’analisi rileva che il grande continente a sud compaia solo nel 3,4% del totale dei titoli, con una netta prevalenza (il 67%) della narrazione eurocentrica e la conclusione che nel mezzo di informazione più usato dal pubblico italico «al di fuori delle condizioni di prossimità ed emergenzia-lità il silenzio sull’Africa è quasi assoluto».

«Ancora intorno allo zero virgola, inoltre, la percentuale di persone africane e afrodiscendenti intervistate – ha aggiunto Milazzo –, prova della marginalità che caratterizza ancora la presenza di questi temi sui media». Nemmeno nei programmi tv di approfondimento e nei talk show le cose vanno meglio: su 90 programmi è stato rilevato in media un riferimento all’Africa ogni 63 ore di programmazione. Una marginalità incorniciata in stereotipi, come quello dell’Africa come unica entità omogenea, come luogo affascinante, ma pericoloso o come luogo senza progresso e solo dilaniato da guerre e violenza. Lo studio individua segnali positivi dallo sport. Il racconto sportivo delle Olimpiadi e della Coppa d’Africa di calcio e dei calciatori di origine africana in Italia risulta privo di luoghi comuni, anche se le vicende degli sportivi africani o afrodiscendenti in Italia sono toccate anche dal razzismo. Per questo il Coni a partire dal rapporto di Amref ha patrocinato la campagna in onda su Rai e La7 'Non serve un campione, per battere gli stereotipi'.

«Sono gli sportivi italiani con discendenza africana i migliori portabandiera della lotta contro il razzismo e l’afrofobia », ha dichiarato il presidente del Coni Giovanni Malagò. E pensando ai ragazzi senza cittadinanza la presidente di Amref Italia Paola Crestani lancia un appello: «La lezione dello sport è che chiunque viene accolto poi arricchisce la comunità, una dimostrazione di come l’accoglienza sia un bene per tutti e non solo per la persona che la riceve. Un concetto, questo, che però a livello istituzionale deve essere ancora valorizzato visto che circa un milione di ragazzi di origine straniera che studiano nel nostro Paese non hanno ancora la cittadinanza. Serve un’inclusione legale, è ora che si trovi una legge che possa garantirla» (Paolo Lambruschi).

Portare gioia e prossimità: la terapia del Circo Allegro Francesclaun

26 Maggio 2022 - Roma -  Portare gioia e prossimità a tutti e in vari contesti: ospedali, carceri, scuole, piazze, parrocchie. È questo lo scopo, tanto semplice quanto grandioso, della clownterapia e nello specifico del "Circo Allegro Francesclaun" dei Francescani nel mondo, l' associazione di promozione sociale nata nel 2016, come ulteriore e tangibile segno dell' Anno della Misericordia. Ma per portare anche così pace e bene a tutti, servono persone debitamente preparate, ovvero animatori volontari che non sappiano solo «far ridere per forza, perché - come spiega Maria Grazia Di Tullio, presidente dei Francescani nel mondo - il clown nel sociale deve saper "ascoltare" le persone che incontra, capirne le esigenze, i bisogni e i desideri senza doverlo chiedere, utilizzare le capacità e i saperi acquisiti per aiutarle a trovare beneficio, a stare meglio. Può essere con la risata, ma anche con l' accoglienza del dolore o della rabbia, con la complicità o con la risorsa che formazione ed esperienza consiglieranno in ogni specifico caso». Ecco dunque che l' associazione ha varato un corso (per contatti e info: pagina Facebook ass.francescaninelmondo; francescaninelmondo@gmail.com; 375-6216850) proprio per accompagnare al meglio la formazione di animatori volontari. «Il corso - riprende Di Tullio - si rivolge a quanti desiderano mettere in gioco disponibilità e dono di sé, sia giovani che anziani. I volontari spesso provengono da esperienze di fede di parrocchie e gruppi, ma non in modo esclusivo. Da quest' anno Francescani nel mondo ha firmato un accordo quadro con l' Università di Roma Tor Vergata, tramite la Caris-Commissione dell' Ateneo per l' inclusione di studenti con disabilità, per lo sviluppo di progetti di solidarietà e di attenzione alle marginalità. Il referente è il professore e diacono Piergianni Medaglia e preziosa è la collaborazione con la cappellania universitaria e don Angel. Il corso è pertanto aperto anche agli universitari e ai ragazzi con bisogni speciali, come ulteriore arricchimento della bellezza di questo percorso. Ci accompagnano nella formazione tutor professionisti come il clown Carciofo, Diego Romagnoli e Maria Cristina Maio e altri esperti in campo educativo e delle arti espressive come Angela Fossa Valenti. Il nostro assistente spirituale è don Denis Kibangu Malonda, terziario francescano, parroco di Villalba di Guidona, direttore dell' Ufficio Migrantes e missionario della diocesi di Tivoli e Palestrina. Attualmente l' associazione è convenzionata con il Policlinico Gemelli di Roma, dove opera in seno alla cappellania universitaria con i frati francescani e le altre realtà spirituali, e con la Residenza sanitaria assistita (Rsa) Villa Lucia di Centocelle, e anima le festività per i bambini dei detenuti del carcere di Regina Coeli, anche qui unitamente alla cappellania dei frati francescani conventuali. Sta lavorando per ampliare il tutto ed è in fase di convenzionamento con il Policlinico di Tor Vergata, l' ospedale Sant' Andrea, il Fatebenefratelli e ad altre opportunità che verranno». Come detto all' inizio, c' è molto di francescano anche nel Circo Allegro: «Tra gli strumenti del nostro servizio - sottolinea la presidente dell' associazione - il Circo Allegro porta la sua carovana di fantasia, giocoleria, le performance di strada, le bolle, le narrazioni teatrali, con una attenzione anche ai contenuti educativi che vengono comunicati: pillole di spiritualità francescana e tematiche socialmente rilevanti quali bene comune, accoglienza, fragilità, cura del creato, pace, servizio, mondo, preghiera. Perché per noi essere francescani nel mondo vuol dire favorire l' inclusione sociale nelle situazioni fragili e povere; camminare sul passo degli ultimi; trasformare la misericordia di Dio in concreti segni d' amore a servizio dell' umanità; promuovere la solidarietà, l' incontro, il bene comune e la fraternità universale; promuovere un' ecologia integrale per la cura della casa comune. E, come ricorda Papa Francesco, al cui magistero il nostro servizio vuole dare una piccola e semplice collaborazione, "il santo è capace di vivere con gioia e senso dell' umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza. Ordinariamente la gioia cristiana è accompagnata dal senso dell' umorismo, così evidente, ad esempio, in san Tommaso Moro, in san Vincenzo de' Paoli o in san Filippo Neri. Il malumore non è un segno di santità. Dio ci vuole positivi, grati e non troppo complicati". Noi ci proviamo. Pace e bene a tutti!"». (Igor Traboni - OR)

Papa Francesco: il 31 maggio Rosario per la Pace in collegamento con molti santuari internazionali

26 Maggio 2022 - Città del Vaticano - A conclusione del mese mariano Papa Francesco desidera offrire "un segno di speranza al mondo, sofferente per il conflitto in Ucraina, e profondamente ferito per la violenza dei tanti teatri di guerra ancora attivi". Lo si legge in comunicato del Dicastero per la Nuova Evangelizzazione che annuncia per martedì 31 maggio alle ore 18:00, la recita della preghiera del Rosario, guidata dal Papa, davanti alla statua di Maria Regina Pacis nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.  La stauta fu voluta da Benedetto XV, realizzata dallo scultore Guido Galli, all’epoca vicedirettore dei Musei Vaticani, per chiedere alla Vergine la fine della Prima Guerra Mondiale nel 1918. La Madonna è rappresentata con il braccio sinistro alzato come segno per ordinare la fine della guerra, mentre con il destro tiene il Bambin Gesù, pronto a far cadere il ramoscello di ulivo simboleggiante la pace. Sul basamento sono scolpiti dei fiori, a simboleggiare il rifiorire della vita con il ritorno della pace. È tradizione che i fedeli depongano ai piedi della Vergine dei piccoli biglietti scritti a mano con le intenzioni di preghiera. Il Papa deporrà ai piedi della statua una corona di fiori prima di rivolgere la sua preghiera alla Madonna e lasciare la sua intenzione particolare.  A sostenere la preghiera del Papa - spiega la nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede - saranno presenti varie categorie di persone in rappresentanza del Popolo di Dio. Ci saranno ragazzi e ragazze che hanno ricevuto la Prima Comunione e la Cresima nelle scorse settimane, Scout, famiglie della Comunità ucraina di Roma, rappresentanti della Gioventù Ardente Mariana (GAM), membri del corpo della Gendarmeria Vaticana e delle Guardia Svizzera Pontificia e le tre parrocchie di Roma intitolate alla Vergine Maria Regina della Pace, insieme ai membri della Curia romana. Come segno di vicinanza a chi è più coinvolto nelle dinamiche di questi tragici eventi, sono stati invitati a recitare le decine del Rosario: una famiglia ucraina, persone legate a vittime di guerra e un gruppo di cappellani militari con i rispettivi corpi. Un altro segno è il coinvolgimento dei Santuari internazionali di tutto il mondo insieme ad alcuni santuari situati in Paesi tutt’ora colpiti dalla guerra o con una forte instabilità politica al loro interno causa di numerosi episodi di violenza. Questi santuari pregheranno il rosario in contemporanea e saranno collegati via streaming alla diretta di Roma. Saranno in collegamento con il Papa: Santuario della Madre di Dio (Zarvanytsia) in Ucraina; Cattedrale di Sayidat al-Najat (Nostra Signora della Salvezza) in Iraq; Cattedrale Nostra Signora della Pace in Siria; Cattedrale di Maria Regina d’Arabia in Bahrein. Insieme a questi, i Santuari internazionali: Shrine of Our Lady of Peace and Good Voyage; International Shrine of Jesus Saviour and Mother Mary; Santuario di Jasna Góra; Santuario Internazionale dei Martiri Coreani; Santa Casa di Loreto; Beata Vergine del Santo Rosario; International Shrine Our Lady of Knock; Beata Vergine del Rosario; Madonna Regina della Pace; Nostra Signora di Guadalupe; Nostra Signora di Lourdes. Tutti i fedeli in ogni parte del mondo "sono invitati a sostenere Papa Francesco nella preghiera alla Regina della Pace", si legge nella nota.

Tunisia: 76 migranti dispersi

26 Maggio 2022 - Milano - Un altro naufragio annunciato. Un’altra tragedia delle migrazioni nel Mediterraneo. È avvenuta la scorsa notte al largo della Tunisia, vicino alle coste di Sfax. A confermare l’ultimo dramma è l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, secondo cui sull’imbarcazione partita da Zouara c’erano un centinaio di persone delle quali 76 sarebbero disperse; 24 sono state tratte in salvo. «Un altro naufragio al largo della Tunisia – afferma il portavoce dell’Oim Italia, Flavio Di Giacomo – che avrebbe provocato almeno 76 dispersi. Sono oltre 650 a questo punto le persone morte nel Mediterraneo quest’anno. Eppure resta inascoltato l’appello a rafforzare il pattugliamento».

Nelle stesse ore, sempre nel Mediterraneo, si è consumato un altro evento drammatico: il ribaltamento di un barcone carico di migranti. Per fortuna, in questo caso, uomini, donne e bambini (la più piccola ha due anni) sono stati soccorsi dalla Ong Open Arms con un’operazione difficile. Il momento è fissato in una foto scattata da bordo nave, che fa comprendere appieno la drammaticità della situazione.

La sagoma del barcone si staglia nel buio della notte, lasciando intravvedere piccoli puntini arancioni. Ingrandendo l’immagine, quei puntini diventano mani di uomini e donne aggrappate al bordo della barca, gambe in cerca disperata di un punto di appoggio per non cadere in acqua, occhi spalancati in cerca di aiuto mentre tentano di non annegare. L’imbarcazione con oltre cento persone a bordo si è capovolta di fronte ad Astral, la nave di Open Arms impegnata in ricerca e soccorso. «È difficile comprendere l’inerzia deliberata di Tunisia, Malta e Italia in un caso così chiaro; pur avvertite, hanno lasciato alla deriva la barca per diverse ore: questa è omissione di soccorso», spiega l’equipaggio di Open Arms, sottolineando che ancora ieri mattina le autorità non avevano risposto al mayday, l’Sos, sebbene, dopo i soccorsi, possano esservi dei dispersi.

«Abbiamo bisogno che le autorità agiscano in fretta e assegnino un porto sicuro. Il tempo è in peggioramento e su Astral non abbiamo spazio, cibo e acqua sufficienti per tutte le persone a bordo» lancia l’allarme il capo missione di Open Arms, Gerard Canals, dopo il difficile salvataggio la notte scorsa. Ora, al sicuro, sul ponte della nave si trovano 110 persone. L’allarme è scattato martedì sera, quando il veliero di Open Arms ha ricevuto l’indicazione del barcone in pericolo. «Dopo aver allertato le autorità competenti», giunto sul posto all’una di notte, l’equipaggio ha distribuito giubbotti salvagente. «Non appena terminata la distribuzione, tuttavia, l’imbarcazione si è ribaltata e la nostra squadra ha dovuto effettuare un soccorso servendosi dei gonfiabili in dotazione del nostro veliero», racconta il team di soccorso. «La Libia continua ad essere il primo Paese per numero di partenze verso l’Italia – spiega Di Giacomo –. Rimane un Paese instabile, lo abbiamo visto solo una settimana fa con il confronto amrmato a Tripoli fra i due governi. Questo fa sì che la condizione dei migranti in Libia non sia migliorata per niente: le condizioni dei centri sono e continuano ad essere inumane». I numeri delle persone che hanno perso la vita lungo questa rotta del Mediterraneo centrale parlano da soli: oltre 600 da inizio anno. Senza contare i respingimenti, i migranti cioè che nel tentativo di raggiungere le coste dell’Europa sono stati intercettati e riportati a terra dalla cosiddetta guardia costiera di Tripoli. Sono 6.340 persone da inizio anno, riportate nelle carceri inumane. «La Libia rimane un porto non sicuro nell’indifferenza generalizzata – denuncia il portavoce dell’Oim – ed è il vero grande problema umanitario: la rotta del Mediterraneo centrale rimane la più pericolosa e continuamo a morire tante, troppe persone che fuggono dagli orrori e dalle violenze». Il naufragio della scorsa notte nel Mediterraneo meridionale «è avvenuto in acque territoriali tunisine», ha precisato la Guardia costiera di Roma. «La centrale operativa – si aggiunge – è rimasta in costante contatto con la Guardia costiera tunisina per tutta la notte ed ha offerto anche la disponibilità di mezzi navali a supporto delle attività di soccorso tunisine». (Daniela Fassini - Avvenire)