23 Aprile 2026 - Siamo di fronte a una guerra dai contorni sfumati e priva di obiettivi credibili, figlia del contesto di crisi del sistema globale. «Mentre i missili colpiscono, il diritto internazionale viene armato. I civili in Iran e in tutta la regione subiscono le conseguenze più gravi», ha evidenziato Alain Berset, segretario generale del Consiglio d’Europa.
Il mondo viene trasformato in una scacchiera, senza neppure il coraggio di «mostrare il volto della guerra e raccontarla con gli occhi delle vittime per non trasformarla in un videogame», come ha sottolineato papa Leone XIV. «Una guerra vera, con morte e sofferenza reali, trattata come un videogioco: è nauseante», ha confermato senza mezzi termini il cardinale Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago. Obiettivi civili e culturali, risorse economiche e infrastrutture sociali: nulla sfugge ormai alla follia distruttiva della violenza e ai nuovi algoritmi della guerra ibrida.
«Questa guerra non è soltanto il frutto di fattori interni all’Iran, ma di un complesso di vari elementi, anche esterni», spiega Minoo Mirshahvalad, ricercatrice in Studi islamici presso l’Università di Copenaghen, esperta in tema di intersezioni fra religione, mobilità umana e genere nell’Europa contemporanea, con particolare attenzione alle minoranze musulmane e alle comunità sciite della diaspora. «Nei media mainstream, invece, si tende a distinguere tra “buoni” e “cattivi”, e questa immagine polarizzante purtroppo è molto fuorviante e veramente riduttiva della realtà».
[caption id="attachment_75207" align="aligncenter" width="268"] Minoo Mirshahvalad[/caption]
Professoressa Mirshahvalad, come stanno reagendo alla guerra le comunità della diaspora iraniana in Europa e, in particolare, in Italia?
Come io riesco a capire, in base anche a quello che vedo nei media e nei social media in Europa, sembra che una parte della diaspora sia felice per questa guerra e che mostri tanto entusiasmo per il progetto coloniale che stanno portando avanti Israele e Stati Uniti. Questa parte della diaspora, ahimè, è stata molto sovraesposta dai media mainstream, anche in Europa, mostrandola come l’unica voce esistente della diaspora.
Come stanno raccontando la guerra i media italiani ed europei? Cosa manca, cosa eccede e cosa non viene capito?
Bisogna distinguere tra media mainstream e media alternativi. I media mainstream in Italia stanno vendendo questo progetto coloniale essenzialmente come la “liberazione delle donne iraniane”. Vengono dette cose surreali. Come quando si dice che ora non possono uscire di casa con il volto scoperto. Questa è un’assoluta falsità. Questa strumentalizzazione dei diritti delle donne purtroppo è molto forte e mi pare assolutamente patologica. Sui media alternativi la situazione è diversa: si cerca di dare un’immagine diversa del conflitto. Purtroppo, però, non raggiungono gli stessi numeri che hanno i media mainstream.
Quello che non viene compreso è che questa guerra non è soltanto il frutto di fattori interni all’Iran, ma di un complesso di vari elementi, anche esterni. Per esempio, nei media mainstream non viene attribuita assolutamente nessuna responsabilità alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, per le violenze del gennaio 2026, il successivo massacro da parte dello Stato iraniano di tante persone che protestavano, e anche per la guerra.
Nei media alternativi si cerca di dare un’immagine più complessa, con le sfumature dei vari livelli di grigio che ci sono in questa realtà. Ahimè nei media mainstream, invece, si tende a distinguere tra “buoni” e “cattivi”, e questa immagine polarizzante purtroppo è molto fuorviante e veramente riduttiva.
Il patrimonio culturale, storico e artistico è sempre più spesso considerato un obiettivo nei conflitti armati contemporanei, con una strategia militare finalizzata a colpire l’identità di un popolo, a cancellarne la memoria e, in ultima analisi, la sopravvivenza. È accaduto in Siria, Yemen, Nagorno-Karabakh, Ucraina, Libano e Striscia di Gaza. Ora sta accadendo in Iran. Che cosa tutti noi abbiamo già perduto?
L’Iran è pieno di siti archeologici, musei, beni culturali, e alcuni fanno parte anche del patrimonio Unesco. Tra quelli danneggiati o distrutti, stiamo parlando al momento di 56 musei in tutto l’Iran. A Teheran è stato colpito il Palazzo Golestan, un edificio del Settecento, patrimonio Unesco. Sempre a Teheran è stato distrutto il Grande Bazar ed è stato danneggiato il Palazzo del Parlamento. In altre città, il Castello di Falak-ol-Aflak, a Khorramabad, nella regione del Lorestan.
Quando è stata presa di mira la regione di Esfahan, sono stati distrutti vari palazzi, fra cui il Chehel Sotun, Rakib Khane, la Sala Teimuri. Nella Piazza Naqsh-e Jahan sono andati in frantumi i vetri del Palazzo Ali Qapu, che è uno dei monumenti più emblematici della città di Esfahan e parte di uno dei complessi storici più importanti dell’Iran. E questi sono solo alcuni dei monumenti distrutti. Fra l’altro, Esfahan è una città gemellata con Firenze, ed è la più ricca tra le città iraniane dal punto di vista del patrimonio culturale e artistico.
Da decenni, giovani iraniani arrivano in Italia per motivi di studio, spesso lasciando un contesto percepito come oppressivo. Quale visione di “Occidente” emerge nei loro percorsi di vita?
Mi pare che ne venga fuori un’immagine utopica dell’Occidente come luogo dell’uguaglianza di genere, della democrazia, dei diritti per tutti, della libertà di culto, della libertà di espressione. Sono valori molto alti, che vengono “venerati” nei media e trasmessi ai giovani iraniani ancora prima di arrivare in Italia, una venerazione che continua anche nei primi anni dopo l’arrivo. La presa di queste immagini, di questi – possiamo dire – stereotipi su cosa sia l’Occidente è molto forte. Però, chi resta a lungo a vivere in Italia o in altri Paesi europei, riesce pian piano a rendersi conto che quell’immagine utopistica che gli è stata raccontata negli anni non corrisponde alla realtà.
Che ruolo hanno le comunità religiose nel promuovere una partecipazione autentica, che non sia solo assistenzialismo, ma valorizzazione di talenti e aspirazioni delle persone migranti?
Faccio parte di un gruppo di ricerche all’Università di Copenaghen che studia specificamente la diaspora iraniana. In base a quello che studiamo e in base alla letteratura esistente, quella iraniana non è una diaspora impegnata nelle attività religiose. È marcatamente laica. Anzi, non è soltanto irreligiosa, ma proprio antireligiosa. Nello specifico è molto islamofoba. Essa vede nell’islam le radici di tutti i problemi che ha. Questo fa sì che la religione non abbia alcun ruolo nel gestire o valorizzare talenti e aspirazioni delle persone migranti. Cioè, la rilevanza della religione in questo caso è un fattore assolutamente da escludere.
Quali prospettive intravede per la popolazione iraniana della diaspora?
Per gran parte della popolazione iraniana in diaspora, considerando i suoi ultimi sviluppi, a essere sincera, non vedo grandi prospettive. Si tratta prevalentemente di persone con scarsa formazione culturale, superficiali, che vedono il mondo in bianco e nero, diviso tra buoni e cattivi, ispirate da quello che viene dato loro in pasto intellettualmente nei media mainstream. Quindi, mi sembra che non si tratti di una comunità profonda o dotata di una visione critica. Personalmente, non sono ottimista per il futuro della diaspora iraniana. (Simone Varisco | "Migranti Press" 3-4 2026)
22 Aprile 2026 - “Mi permetto di dire che verrà un tempo in cui noi cristiani saremo giudicati su come avremo valutato e operato ciò che sta avvenendo con le ondate migratorie che si susseguono inarrestabili”.
Nella sua relazione pronunciata in apertura all’Assemblea plenaria dei vescovi Ue a Cipro, mons. Mariano Crociata ha parlato anche delle migrazioni e dell’asilo, facendo riferimento in particolare alla recente posizione assunta dal Parlamento europeo sul tema dei rimpatri o del ricorso a paesi terzi.
“Il nostro Segretariato – ha detto Crociata – è impegnato a seguire in via prioritaria e con particolare attenzione la questione, come tutto il pacchetto delle politiche migratorie e di asilo e la loro applicazione nei nostri paesi, per il rilievo non solo umanitario o morale che hanno, ma anche per il loro significato epocale”.
“È chiaro che ci vuole criterio e proporzione anche o soprattutto in queste cose, ma la linea e il principio sono le cose fondamentali. E qui il fatto di cui bisogna prendere atto è che c’è un mondo di miseria, fatto di miliardi di esseri umani, che non sopportano più di continuare a vivere in quella condizione mentre sanno che la nostra parte di umanità vive nel benessere. C’è una istanza di equità, di equilibrio che non può essere cancellata. Non vorrei esagerare, ma il paragone deve essere fatto con le epoche di riduzione in schiavitù e di deportazione di masse umane dai paesi africani e da altrove, nella perfetta ignoranza o perfino nella giustificazione dell’Occidente cristiano di allora. Ciò che ha portato un papa come san Giovanni Paolo II a chiedere pubblicamente perdono”. (M.C.B./Agenzia SIR)
22 Aprile 2026 - Dal 25 marzo 2026 è disponibile il training online More Correct Information, Less Discrimination, realizzato nell’ambito di Mild, progetto europeo coordinato da Lunaria in collaborazione con l’associazione Carta di Roma, African Media Association in Malta, Antigone e Maldita.es.
Il progetto ha l’obiettivo di rafforzare le competenze del mondo del giornalismo e dell’attivismo nel monitorare e contrastare la disinformazione sulle persone migranti e razzializzate, attraverso ricerca, formazione e campagne di comunicazione.
Il corso di formazione online è rivolto a giornalisti e giornaliste, studenti e studentesse di giornalismo, comunicatori e comunicatrici del mondo dell’attivismo e content creator. Obiettivo: contribuire a migliorare la qualità dell’informazione e della comunicazione sulle persone razzializzate e sul tema della migrazione.
Il percorso si compone di 5 moduli che, attraverso anche attività interattive, affrontano i vari aspetti dell’informazione e della comunicazione.
21 Aprile 2026 - La campagna "Ero straniero" ha pubblicato un approfondimento del suo Rapporto annuale sugli esiti del decreto flussi nel 2024 e 2025 a livello territoriale. Significative le differenze che esistono da provincia a provincia.
Infatti, dai dati - aggiornati a fine 2025 - e dalle infografiche elaborate dalla campagna emerge una situazione profondamente diversa per ciascuna prefettura, persino all’interno della stessa Regione, "a riprova - si legge in un comunicato - di un sistema che produce esiti radicalmente diversi a seconda di dove si presenta la domanda e della enorme difficoltà delle amministrazioni pubbliche coinvolte a portare a termine le istruttorie e consentire l’assunzione e il rilascio di un titolo di soggiorno alle decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici in attesa di fare ingresso in Italia attraverso l’unico canale disponibile".
A quasi due anni dai click day del 2024, a livello nazionale a fronte di 146.850 ingressi programmati, risultano 24.858 permessi di soggiorno in via di rilascio, pari a un tasso di successo del 16,9%: solo 17 persone circa su 100 sono in Italia con un lavoro e un regolare titolo di soggiorno.
Dall’analisi dei territori emerge che, sul totale dei permessi di soggiorno rilasciati, il 60% si concentra tutto nelle prime 20 prefetture (Verona, Ragusa, Trento, Cuneo, Lecce, Milano, Latina, Bari, Bolzano, Brescia sono le prime dieci). "Il sistema - spiegano dalla Campagna Ero Straniero -, quindi, non fallisce in modo uniforme, ma produce poche aree che 'chiudono' le istruttorie e moltissime altre ferme, dove si registrano ritardi e pratiche accumulate, rinunce, archiviazioni e percorsi interrotti".
21 Aprile 2026 - Alle 7.35 del mattino del 21 aprile dello scorso anno moriva papa Francesco. Già da ieri si susseguono sui vari media commenti e memoriali in occasione di questo primo anniversario, che ovviamente hanno calore diverso e lenti di interpretazione del Pontificato differenti.
Papa Bergoglio è stato certamente un Pontefice che - tra le altre cose - ha messo al centro della sua predicazione, ma soprattutto del suo sguardo di padre, l'epocale questione delle migrazioni e le condizioni delle persone che vivono questa esperienza, a partire dalla scelta del suo primo viaggio. Lo ricordava già pochi giorni dopo la sua morte, il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego.
Alcuni interpreti del pontificato hanno visto di cattivo occhio, tra le altre cose, la "mediaticità" di Francesco, come fosse artefatta e studiata. Per chi scrive, papa Bergoglio, invece, non è stato affatto intenzionalmente un "uomo immagine", ma un uomo "delle immagini", oltreché dei segni, dei gesti, degli sguardi.
Per questo abbiamo raccolto 8 immagini che ci ha consegnato in messaggi o discorsi legati al tema dei migranti. Immagini che ancora ci parlano.
La globalizzazione dell'indifferenza
"La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza.Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro! [...] Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! (Lampedusa, Omelia 8 luglio 2013)
I migranti non sono pedine
"Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell’umanità. Si tratta di bambini, donne e uomini che abbandonano o sono costretti ad abbandonare le loro case per varie ragioni, che condividono lo stesso desiderio legittimo di conoscere, di avere, ma soprattutto di essere di più". (Messaggio GMMR 2014, 5 agosto 2013)
I quattro verbi per rispondere alla sfida migratoria
"La nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare."
Accogliere. «C’è un’indole del rifiuto che ci accomuna, che induce a non guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere, ma a lasciarlo fuori dal nostro personale orizzonte di vita, a trasformarlo piuttosto in un concorrente, in un suddito da dominare». Di fronte a questa indole del rifiuto, radicata in ultima analisi nell’egoismo e amplificata da demagogie populistiche, urge un cambio di atteggiamento, per superare l’indifferenza e anteporre ai timori un generoso atteggiamento di accoglienza verso coloro che bussano alle nostre porte.
Proteggere. Il mio predecessore, Papa Benedetto, ha evidenziato che l’esperienza migratoria rende spesso le persone più vulnerabili allo sfruttamento, all’abuso e alla violenza. Parliamo di milioni di lavoratori e lavoratrici migranti – e tra questi particolarmente quelli in situazione irregolare –, di profughi e richiedenti asilo, di vittime della tratta. La difesa dei loro diritti inalienabili, la garanzia delle libertà fondamentali e il rispetto della loro dignità sono compiti da cui nessuno si può esimere.
Promuovere. Proteggere non basta, occorre promuovere lo sviluppo umano integrale di migranti, profughi e rifugiati, che «si attua mediante la cura per i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato». Lo sviluppo, secondo la dottrina sociale della Chiesa, è un diritto innegabile di ogni essere umano.
Integrare. L’integrazione, che non è né assimilazione né incorporazione, è un processo bidirezionale, che si fonda essenzialmente sul mutuo riconoscimento della ricchezza culturale dell’altro: non è appiattimento di una cultura sull’altra, e nemmeno isolamento reciproco, con il rischio di nefaste quanto pericolose “ghettizzazioni”. (Ai partecipanti al Forum internazionale Migrazioni e Pace, 21 febbraio 2017)
La nostra responsabilità morale
"È essenziale che il rispetto per la dignità umana e per i diritti umani ispiri e diriga ogni sforzo nell’affrontare le gravi situazioni di guerra e conflitti armati, di opprimente povertà, discriminazione e disuguaglianza che affliggono il nostro mondo e che negli ultimi anni hanno contribuito alla presente crisi delle migrazioni di massa. Nessuna efficace soluzione umanitaria a quel pressante problema può ignorare la nostra responsabilità morale, con la dovuta attenzione al bene comune, per accogliere, proteggere, promuovere e integrare coloro che bussano alle nostre porte in cerca di un futuro sicuro per loro stessi e per i loro figli". (Discorso ad alcuni ambasciatori, 13 dicembre 2018)
Non si tratta solo di migranti, si tratta di noi
"La presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità. Ecco perché 'non si tratta solo di migranti', vale a dire: interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista". (Messaggio GMMR 2019, 27 maggio 2019).
Il Mediterraneo: un cimitero senza lapidi, il "mare mortuum", il mare della dimenticanza
"Se vogliamo ripartire, guardiamo i volti dei bambini. Troviamo il coraggio di vergognarci davanti a loro, che sono innocenti e sono il futuro. Interpellano le nostre coscienze e ci chiedono: 'Quale mondo volete darci?' Non scappiamo via frettolosamente dalle crude immagini dei loro piccoli corpi stesi inerti sulle spiagge. Il Mediterraneo, che per millenni ha unito popoli diversi e terre distanti, sta diventando un freddo cimitero senza lapidi. Questo grande bacino d’acqua, culla di tante civiltà, sembra ora uno specchio di morte. Non lasciamo che il mare nostrum si tramuti in un desolante mare mortuum, che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro!Non permettiamo chequesto 'mare dei ricordi' si trasformi nel 'mare della dimenticanza'. Fratelli e sorelle, vi prego, fermiamo questo naufragio di civiltà!" (Discorso a Lesbo, 5 dicembre 2021)
Molti potevano essere salvati
"Migranti, mare e deserto. Le rotte migratorie di oggi sono spesso segnate da attraversamenti di mari e deserti, che per molte, troppe persone – troppe! –, risultano mortali. Per questo oggi voglio soffermarmi su questo dramma, questo dolore. Alcune di queste rotte le conosciamo meglio, perché stanno spesso sotto i riflettori; altre, la maggior parte, sono poco note, ma non per questo meno battute. Del Mediterraneo ho parlato tante volte, perché sono Vescovo di Roma e perché è emblematico: il mare nostrum, luogo di comunicazione fra popoli e civiltà, è diventato un cimitero. E la tragedia è che molti, la maggior parte di questi morti, potevano essere salvati" (Udienza generale, 28 agosto 2024)
Dio cammina con il suo popolo
"Dio non solo cammina con il suo popolo, ma anche nel suo popolo, nel senso che si identifica con gli uomini e le donne in cammino attraverso la storia – in particolare con gli ultimi, i poveri, gli emarginati –, come prolungando il mistero dell’Incarnazione". (Messaggio GMMR 2024, 29 settembre 2024)
18 Aprile 2026 - Martedì 21 aprile alle ore 18 nell’Auditorium dell’Immacolata in Viale Marconi 104 a Potenza, si svolgerà il Convegno Regionale Migrantes, dal titolo “Migranti: una speranza tradita”.
Nel corso del Convegno sarà presentato anche il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes. La Basilicata nel 2025 conferma una profonda crisi demografica con un calo di circa 3.336 abitanti tra il 2024 e il 2025, attestandosi tra le regioni con i tassi migratori negativi più elevati (-5 per mille). L’esodo continuo, unito a una bassa natalità accelera l’invecchiamento e lo spopolamento regionale con circa 11.000 nuovi iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) in due anni.
Allo stesso tempo, la Basilicata è terra di immigrazione. Alla fine del 2024 la Basilicata conta 27.359 residenti stranieri, con un aumento del 7,7% rispetto all’anno precedente, arrivando a rappresentare il 5,2% della popolazione regionale. Si osserva un netto radicamento, con un boom lavorativo: nel 2025, un nuovo assunto su quattro non è italiano, evidenziando una crescente integrazione economica.
“Migranti: una speranza tradita” è l’immagine dei due aspetti della partenza. Migrante è chiunque lascia il proprio paese e immigrato è quella stessa persona che un altro Paese accoglie. Per chi parte, il mare, le strade, le frontiere diventano promesse: ogni passo è un atto di fiducia, ogni distanza superata è un pezzo di vita lasciato indietro per guadagnarne uno nuovo. (fonte: Agenzia stampa della Giunta regionale lucana)
17 Aprile 2026 - È in programma lunedì 20 aprile dalle ore 17.30 un webinar dedicato alla presentazione della ricerca “Crescere Expat. Famiglie italiane in giro per il mondo”, curata da Eleonora Voltolina e promossa dalla Fondazione Migrantes. Previsto anche un intervento del direttore generale della Fondazione, mons. Pierpaolo Felicolo.
Il webinar, organizzato dalla VII Commissione tematica “Nuove emigrazioni, generazioni nuove” del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie), presieduta da Matteo Bracciali, getta uno sguardo specifico sulle famiglie italiane all’estero analizzando dimensioni educative, lavorative e identitarie della mobilità contemporanea.
Al termine della presentazione è previsto un momento di confronto con i partecipanti.
16 Aprile 2026 - Una preghiera per la pace in 22 lingue diverse si alzerà nella notte tra sabato e domenica, grazie a “In preghiera con i popoli”, iniziativa dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, con il sostegno di Roma Capitale, che sarà guidata dal cardinale vicario Baldo Reina.
Sono coinvolte nell’organizzazione in particolar modo le comunità etniche di Roma, ma tutti i fedeli sono invitati a partecipare. La partenza è prevista per le ore 23.30 di sabato 18 aprile da piazza di Porta Capena; il pellegrinaggio si concluderà poi nella mattina di domenica 19 aprile, con la Messa celebrata, alle ore 5.00, al Santuario della Madonna del Divino Amore dal cardinale Reina.
«È la preghiera dei popoli che vivono a Roma per la pace – riflette don Pietro Guerini, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi –. Partiremo dal Circo Massimo e percorreremo le vie tradizionali del pellegrinaggio mariano al Divino Amore; concluderemo il nostro cammino con la celebrazione della Messa alle 5.00 al Santuario.
Tutto l’itinerario sarà accompagnato dal cardinal vicario; saranno inoltre presenti numerose comunità che animeranno con i loro canti tradizionali questa grande preghiera per la pace. È un’occasione nella quale essere uniti, innalzare la nostra preghiera per la pace in questo momento così drammatico. La nostra speranza è essere un segno per il mondo intero». (fonte: Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Roma)
15 Aprile 2026 - Arrivano da otto Paesi diversi i film e gli ospiti del 20° IFF - Integrazione Film Festival, concorso cinematografico internazionale dedicato a inclusione, identità e intercultura che torna a Bergamo, dal 12 al 16 maggio, nel centrale CULT! Diffusione culturale (Palazzo Libertà), organizzato da Cooperativa Ruah con Lab 80 film e con il sostegno anche della Fondazione Migrantes.
Cinque giornate e 20 film, di cui dieci cortometraggi e cinque documentari in concorso e diversi titoli fuori concorso. Oltre 30 eventi complessivi tra proiezioni, incontri con registi e attori, spettacoli, mostre e workshop; più di 40 collaborazioni con enti e organizzazioni, istituzionali e non, del territorio ma anche d’Italia.
Il programma deve qualità e vivacità anche alla nuova guida artistica di Maurizio Bousso, attore romano afrodiscendente conosciuto al grande pubblico, protagonista anche del cortometraggio in concorso Rise Up.
Film d’apertura fuori concorso, in collaborazione con Bergamo Film MeetingInternational Film Festival, Porte Bagage di Abdelkarim El-Fassi, vincitore della Mostra Concorso del 44° BFM e perfetta incarnazione dei temi IFF: regista dalla doppia appartenenza culturale e, al centro del racconto, identità, migrazioni e rapporto con le proprie radici (martedì 12 maggio).
Dice Maurizio Bousso: “È per me un onore essere consulente artistico del 20° IFF, che conosco da anni ed è riuscito a costruire un dialogo aperto e coraggioso tra culture, linguaggi e identità. Spero di offrire un contributo significativo, nel segno della continuità ma anche del rinnovamento. IFF è molto più di un evento cinematografico: è spazio di incontro e condivisione in cui, attraverso il cinema, si dà voce a storie che raramente hanno ascolto e visibilità. Come attore italiano afrodiscendente, sento profondamente affini i temi che da sempre animano IFF: identità, inclusione, rappresentazione. Credo che il potere del cinema stia proprio nella capacità di allargare lo sguardo, mettere in dialogo le differenze e aprire nuove prospettive sul mondo”.
I film saranno visibili gratuitamente anche in streaming, grazie alla collaborazione con ZaLab, casa di produzione e distribuzione indipendente e sociale. Nella “sala virtuale” suhttps://zalab.org/saranno disponibili dalla prima giornata di Festival.
Programma e info su https://www.iff-filmfestival.com/. Proiezioni tutte in lingua originale con sottotitoli, inglesi e italiani.
Ingresso sempre gratuito, prenotazioni da effettuare su Evenbrite, alla pagina web https://programmaIFF2026.eventbrite.it.
14 Aprile 2026 - Le sfide, le opportunità e il rilancio socio-economico del cuore della Sicilia saranno al centro del convegno "Da marginalità a centralità: lo sviluppo e il futuro delle aree interne della Sicilia". L’evento si terrà mercoledì 15 aprile, a partire dalle ore 14:30, presso l’Auditorium “N. Colajanni” (Plesso A - Rettorato) dell’Università degli Studi di Enna “Kore”.
L’iniziativa rappresenta il primo momento pubblico di confronto previsto nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto a gennaio da Cesi, Cisl Sicilia e Università Kore di Enna, finalizzato a rafforzare il ruolo strategico delle aree interne dell’Isola e a promuoverne il rilancio sociale, economico e culturale.
Il convegno sarà occasione per presentare una prima analisi sulle condizioni socio-economiche delle aree interne siciliane e avviare un dialogo con istituzioni, imprese e attori sociali sui percorsi di sviluppo possibili.
L’introduzione sarà curata anche da mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes. (fonte: cislsicilia.it)
14 Aprile 2026 - La Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e il Servizio nazionale per gli Studi superiori di Teologia e di Scienze religiose della Conferenza episcopale italiana promuovono a Napoli nei giorni 15 e 16 aprile 2026, un convegno dal titolo "Migrazioni e Chiesa. Processi teologico-pastorali di inclusione".
Nella prima sessione del convegno - "Migrazione e comunità ecclesiali. Uno sguardo sociologico e antropologico" - è previsto tra gli altri anche l'intervento della dott.ssa Mariacristina Molfetta (Fondazione Migrantes) sul tema "Una lettura nazionale. Le sfide del diritto d’asilo".
13 Aprile 2026 - Mercoledì 15 aprile 2026 è in programma a Trento (Sala Belli - Piazza Dante), a partire dalle ore 9, l'incontro sul tema "Mobilità giovanili 2025. Realtà e prospettive in Italia e in Trentino".
Il programma
Saluti e introduzione
Mattia Gottardi
Assessore all’urbanistica, energia, trasporti, sport e aree protette.
Giovanni Gardelli
Dirigente generale Dipartimento urbanistica, energia, catasto, tavolare e coesione territoriale.
Intervengono:
Delfina Licata - Fondazione Migrantes
Il Rapporto Italiani del Mondo 2025. Oltre la fuga e la retorica, l’Italia delle mobilità plurime.
Vincenzo Bertozzi - Dirigente ISPAT
La realtà trentina: dati, tendenze e problematiche.
Sabrina Berlanda e Maria Nardello - Fondazione Demarchi
Tra radici e orizzonti: L’emigrazione giovanile raccontata dalle famiglie.
Tommaso Pasquini - community worker progetto OUT4INGOV
Una rete tra giovani IN/OUT.
Francesco Bocchetti TNM - Mauro Verones UFTE
Le prospettive per una rivitalizzazione dell’associazionismo.
Conclusioni
Ileana Olivo
Dirigente Servizio coesione territoriale, politiche abitative, valorizzazione del capitale sociale trentino all’estero.
13 Aprile 2026 - La Presidenza della Conferenza episcopale italiana, rinnovando la piena comunione con il Santo Padre Leone XIV, esprime rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Unendosi a quanto affermato dal presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, mons. Paul S. Coakley, ricorda che il Papa non è una controparte politica, ma il Successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace.
In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Santo Padre vicinanza, affetto e preghiera, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero. (fonte: Cei)
12 Aprile 2026 - I più fragili fra i fragili. Gli stranieri sopra i 60 anni, residenti in Italia e affetti da disturbi cognitivi, sono costretti ad affrontare numerosi ostacoli per accedere a cure e percorsi diagnostici. La loro popolazione è cresciuta e si stima che su 590mila persone, circa 45mila convivano oggi con la demenza.
Al fenomeno si dedicano i ricercatori del progetto Immidem, coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e avviato con il finanziamento del ministero della Salute nell’ambito dei fondi della ricerca finalizzata del 2016. I dati emersi dal lavoro portato avanti mostrano un uso disomogeneo dei servizi e la frequente interruzione dei percorsi di cura per le persone straniere affette da demenza.
Secondo una survey nazionale, condotta su 343 Centri per disturbi cognitivi e demenze (Cdcd) nel 2019, si stima che oltre 4.500 migranti siano stati presi in carico dai servizi specialistici, ma con risorse ancora insufficienti. Solo il 6,7% dei Centri infatti dispone di materiale informativo multilingue, il 10,5% offre interpreti professionali e il 37,3% può contare sulla presenza di un mediatore culturale.
Un’altra analisi, condotta in 18 Centri che ha coinvolto 823 pazienti, quasi la metà dei quali con una storia migratoria, ha mostrato come le persone risultino mediamente più giovani al momento della valutazione (73,0 vs 78,5 anni), presentino una maggiore vulnerabilità linguistica (bassa competenza in italiano nel 21,9% dei casi) e reti familiari più fragili, pur avendo una complessità clinica sovrapponibile a quella dei pazienti italiani.
Il lavoro compiuto dai ricercatori ha messo in luce in questi anni l’esigenza di adottare un approccio multidisciplinare per gestire i pazienti.
“Un approccio multisettoriale è fondamentale per comprendere i complessi bisogni di salute dei migranti con demenza, individuare le barriere che queste persone e i loro caregiver incontrano nell’accesso alle risorse sociosanitarie e sviluppare politiche culturalmente appropriate”, spiega Marco Canevelli, docente del dipartimento di Neuroscienze Umane della Sapienza Università di Roma. “In questa prospettiva, istituzioni governative, agenzie di sanità pubblica, mondo accademico, operatori sanitari, organizzazioni non governative attive in ambito umanitario e associazioni di pazienti rappresentano interlocutori essenziali per sviluppare strategie collaborative realmente inclusive”.
Come per il resto della popolazione anziana in Italia, la crescita costante dell’incidenza delle demenze in quella straniera è un dato ineluttabile.
“A causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione – osserva il professor Canevelli –, un numero crescente di migranti, così come di persone native, è e sarà esposto al rischio di sviluppare malattie croniche correlate all’età e già oggi convive con demenza e altri disturbi cognitivi”.
“Questa transizione demografica ed epidemiologica non è un fenomeno transitorio, ma rappresenta e rappresenterà una sfida permanente e strutturale per il nostro Servizio sanitario. I dati raccolti dal progetto Immidem hanno confermato che le demenze tra i migranti sono in netto aumento nel nostro Paese e hanno inoltre documentato una più frequente insorgenza di casi anche in età presenile”.
Centrale, è anche il contributo dei mediatori culturali, essenziali per una valutazione accurata e culturalmente appropriata. Il progetto Immidem ha curato la traduzione e l’adattamento in italiano di strumenti per la valutazione cognitiva.
“La survey dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd) condotta nell’ambito del progetto Immidem ha evidenziato importanti criticità nei servizi, quali la scarsa presenza e la difficoltà nel ricorrere a interpreti professionali e mediatori culturali, lo scarso impiego di strumenti di valutazione cognitiva cross-culturale, la mancanza di materiale informativo sulle demenze tradotto in altre lingue, la limitata esperienza e competenza degli operatori sul tema della demenza nelle persone culturalmente e linguisticamente diverse. Queste carenze devono rappresentare l’oggetto di politiche sanitarie mirate”.
I ricercatori non sottovalutano un altro aspetto: la sottodiagnosi del fenomeno. La causa è “riconducibile a barriere linguistiche e culturali e a carenze strutturali che precludono o ritardano l’accesso ai servizi sociosanitari”, conferma Canevelli. Per far uscire dall’ombra i casi “è fondamentale condurre attività di sensibilizzazione – suggerisce – per aumentare i livelli di consapevolezza ed alfabetizzazione sanitaria sul tema della demenza e combattere lo stigma”.
“È inoltre cruciale investire sulla formazione del personale sociosanitario e sull’adozione di strumenti di valutazione cross-culturali per implementare percorsi diagnostici e assistenziali sensibili alle diversità culturali”.
11 Aprile 2026 - La cappellania cattolica srilankese, guidata da p. Lanka Deshapriya, si prepara ad accogliere nella giornata di domenica 12 aprile 2026, l’Arcivescovo di Messina - Lipari - S. Lucia del Mela, S.E. mons. Giovanni Acccolla, in un clima di gioia e di festa.
Per i fedeli srilankesi, questo appuntamento non è solo un evento formale, ma un momento di profonda comunione. Sentirsi parte integrante della Chiesa locale e accogliere l’Arcivescovo significa sentire l’abbraccio di un Pastore che viene a camminare con loro, a conoscerli da vicino e a sostenerli nel loro cammino di fede.
Sarà un vero evento di grazia: il successore degli Apostoli porta la presenza di Gesù, rinnovando nei fedeli il desiderio di testimoniare il Vangelo con amore e gratitudine.
Il programma:
ore 17.45: accoglienza dell’Arcivescovo
ore 18.00: solenne Celebrazione Eucaristica
Uniamoci nella preghiera e nel giubilo per rendere questa giornata una testimonianza viva di una Chiesa multiculturale, unita e fiera delle proprie radici! (fonte: Ufficio Migrantes Messina)
11 Aprile 2026 - Una firma che diventa accoglienza, solidarietà e speranza. Torna on air dal 12 aprile la campagna di comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica con l’obiettivo di spiegare il valore concreto di una scelta capace di incidere nella vita di molti.
Dopo una fase di pre-campagna, andata in onda dal 15 al 31 marzo, dedicata al racconto della presenza concreta della Chiesa accanto alle persone e alle comunità, prende il via la nuova campagna 8xmille che invita a sostenerla attraverso la firma nella dichiarazione dei redditi.
È questa l’idea che guida la nuova strategia di comunicazione della Conferenza Episcopale Italiana come spiega Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica: “La firma dell’8xmille non è più un gesto automatico. È una decisione che matura nel tempo. Per questo il nostro messaggio vorrebbe aiutare a evidenziare il ruolo della Chiesa nella società, un ruolo che spesso resta invisibile nella frenesia quotidiana”.Il concept “L’8xmille è…” sviluppa e rende concreto il racconto avviato con la pre-campagna della Chiesa cattolica: un viaggio che descrive una comunità in cammino vicino ai più fragili, ovunque ci sia bisogno di sostegno, di accoglienza o d’ascolto, in Italia e all'estero. Una Chiesa impegnata a rispondere a bisogni sempre più complessi attraverso interventi reali: mense, dormitori, centri per anziani, case di accoglienza, progetti per persone con disabilità e attività parrocchiali, ma anche e soprattutto ascolto e presenza in tutte le sue forme. Una narrazione empatica che passa attraverso sei progetti sostenuti dai fondi 8xmille, come esempi concreti nel territorio dell’impatto di una firma.
“Se nella fase di pre-campagna il racconto mostra una Chiesa presente, nella seconda – osserva Monzio Compagnoni – viene evidenziato cosa può essere sostenuto attraverso la firma. Perché dietro quella firma non c’è solo una scelta fiscale, ma il sostegno a una rete capillare di servizi e opere espressione di una comunità che ogni giorno offrono aiuto materiale e spirituale a milioni di persone. Anche se spesso invisibile”.
Perché, come ricorda il messaggio della campagna, la firma dell’8xmille “è più di quanto credi”. È un invito a guardare oltre gli stereotipi e a scoprire una Chiesa fatta di volti, di relazioni e di prossimità. Un ritratto di una comunità che si fa carico delle fragilità del tempo presente e che continua a camminare accanto a ciascuno, accompagnandone la crescita umana e spirituale.
L'8xmille: uno strumento che genera risorse e servizi per il bene comune
Grazie all’8xmille alla Chiesa cattolica, dal 1990, ogni anno vengono realizzati migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.
Nel 2025 sono stati assegnati oltre 280 milioni di europer interventi caritativi (di cui 150 destinati alle diocesi per la carità, 50 ad esigenze di rilievo nazionale e 80 ad interventi a favore dei Paesi più poveri).
Accanto a queste voci figurano 384 milioni di euro per il sostentamento dei circa 31 mila sacerdoti che si spendono a favore delle comunità e che sono spesso i primi motori delle opere a sostegno dei più fragili. E oltre 350 milioni di euro per esigenze di culto e pastorale, voce che comprende anche gli interventi a tutela dei beni culturali ed ecclesiastici per continuare a tramandare arte e fede alle generazioni future oltreché rappresentare indirettamente un volano per l’indotto economico e turistico locale.
L’8xmille è quindi un vero e proprio moltiplicatore di risorse e servizi che ritornano sul territorio a beneficio di tutti. “Firmare per la Chiesa cattolica - sottolinea il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica - significa far parte di un enorme circuito di solidarietà attraverso il quale è possibile portare aiuto a migliaia di persone, sia in Italia che nei Paesi più poveri del mondo”.
Sei storie di accoglienza e rinascita
L’edizione 2026 della campagna CEI racconta sei progetti sostenuti dalla Chiesa cattolica, sei storie di speranza e rinascita rappresentative delle migliaia di progetti finanziati dall’8xmille in Italia e nel mondo.
Come a Cagliari dove il Centro di accoglienza notturna Papa Francesco offre non solo un riparo ma anche percorsi di reinserimento lavorativo a persone in condizione di povertà estrema o a Reggio Emilia dove le Mense diffuse della Caritas rappresentano una mano tesa rivolta a quanti sono a rischio di esclusione sociale. L’azione costante della Chiesa consente a molti di cambiare il proprio futuro: accade a Siracusa dove la Casa Villa Mater Dei è un luogo sicuro per famiglie di immigrati che cercano un’opportunità per ricominciare. Tanti i progetti di assistenza sostenuti grazie al fondamentale contributo dell’8xmille. Tra questi il Centro Anziani di Vigevano, uno spazio accogliente per la popolazione over 65 per uscire dall’isolamento e offrire, oltre a una rete di relazioni, anche percorsi di stimolo cognitivo.
Numerose sono poi le iniziative pensate per dare un futuro a giovani con disabilità, come la Pasticceria sociale Dolcemente di Cerreto Sannita dove ragazzi con fragilità, volontari e giovani pasticcieri costruiscono insieme percorsi di inclusione e formazione.
“Ogni giorno la Chiesa cattolica – conclude Monzio Compagnoni - arriva capillarmente sul territorio grazie all’impegno instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, punto di riferimento per tutti e sostegno concreto per chi è più in difficoltà. Nel nostro Paese, senza la sua presenza viva mancherebbe un perno essenziale. Attraverso questa campagna, desideriamo offrire un ritratto vero della Chiesa nel quotidiano, mostrando il valore della sua presenza e l’impatto reale che ha nella vita delle persone”.
Con il fondamentale sostegno delle firme tante comunità possono contare su una vicinanza attenta e costante accanto alle persone più fragili. Un contributo che rende possibile il lavoro quotidiano di sacerdoti come don Antonio Allegritti, protagonista degli spot, che ogni giorno scelgono di esserci, per tutti.
Una campagna multicanale nel segno della corresponsabilità
La campagna 8xmille CEI è ideata dall’agenzia VML, le foto sono di Francesco Zizola e la casa di produzione è Casta Diva. Pianificata da Wavemaker Italy su tv e radio, con 2 soggetti da 30’’ e 6 soggetti da 15’’, web con 2 soggetti da 30’’, 6 da 15’’ e 6 da 6’’, la campagna sarà on air per tutto il periodo della dichiarazione dei redditi.
È diffusa su più canali, con una forte presenza digitale, tramite una pianificazione geolocalizzata per raggiungere il pubblico in modo mirato, e social con 36 contenuti ad hoc, pensata per coinvolgere pubblici diversi con contenuti semplici e autentici.
Non solo, tv radio e web ma anche stampa e affissione con 6 soggetti dedicati alle singole opere.
Nel sito www.8xmille.it sono disponibili i filmati di approfondimento al centro della campagna, mentre un’intera sezione è dedicata al rendiconto storico della ripartizione 8xmille, a livello nazionale e diocesano, nel segno della trasparenza.
10 Aprile 2026 - Nel corso della notte tra il 9 e il 10 aprile è stata vandalizzata la sede dell'ufficio della Pastorale dei migranti dell'arcidiocesi di Torino. Non è il primo atto del genere. Lo rende noto una breve comunicazione dello stesso Ufficio, pubblicata sui propri profili social.
"Siamo molto amareggiati - si legge nella nota - per la vandalizzazione della sede della Pastorale Migranti avvenuta questa notte, del furto di tanti computer, telefoni e altri materiali necessari per accogliere al meglio le tante centinaia di persone che ogni giorno si rivolgono ai servizi di accoglienza. Il furto avviene a distanza di 15 giorni di un precedente atto di intrusione e da un precedente ancora nella sede del Polo alimentare Barolo. Il furto non modificherà lo stile di accoglienza, di servizio e di ascolto di tutti coloro che ogni giorno dedicano energie e passione per rendere migliore la nostra comunità".
Il direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo, esprime il rammarico e la vicinanza agli amici di Torino da parte della Fondazione Migrantes: "Un fatto molto grave e spiacevole. Siamo grati per il grande lavoro che la Pastorale Migranti di Torino porta avanti da tanti anni e ci faremo vicini personalmente e concretamente".
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9 Aprile 2026 - Nasce “Via da Salone 323”, documentario collettivo promosso dal Clan “Il Nomade” del Gruppo Scout AGESCI Roma 8°, realizzato in collaborazione con l’Associazione 21 luglio e prodotto da Alfa Multimedia.
L’opera affronta in modo diretto e plurale la realtà del “campo rom” di Salone, uno degli insediamenti più isolati della Capitale, oggi inserito nel “Piano d’azione cittadino di superamento del sistema campi” di Roma Capitale, che ne prevede il superamento entro il prossimo biennio.
Il progetto riporta una realtà complessa come quella degli insediamenti e della comunità rom con uno sguardo crudo e senza filtro. “Via da Salone 323” nasce da oltre due anni di presenza, volontariato e studio all’interno dell’insediamento.
https://youtu.be/66TiDPOA30s?si=K5SEkbPXIN8Q2P-Y
Non è uno sguardo esterno o occasionale, ma il risultato di un percorso condiviso con la comunità che vive in via di Salone 323, un luogo nato nel 2006 come soluzione temporanea ad un’emergenza abitativa e divenuto nel tempo una condizione stabile per centinaia di persone.
Il documentario si costruisce come un racconto corale e plurale. Al centro vi sono le storie di uomini, donne e bambini che abitano la baraccopoli, le loro quotidianità, le difficoltà legate all’accesso alla casa, al lavoro, all’istruzione e alla sanità, ma anche il desiderio di normalità e di futuro che attraversa le loro vite.
Il film non auspica di affrontare in termini definitivi la “questione rom” in Italia, vista la complessità del tema, ma intende piuttosto regalare uno spaccato di quest’ultima.
Il progetto è stato lanciato in occasione della presentazione a Roma del Rapporto annuale dell'Associazione 21 luglio dal titolo "Cento Campi".
I dati illustrati nel rapporto mostrano la trasformazione avvenuta negli ultimi 10 anni. Gli insediamenti formali monoetnici per rom e sinti sono diminuiti del 34%, passando da 149 a 98, mentre la popolazione residente nei cosiddetti “campi” si è ridotta del 63%, da 28 mila a circa 10.200 persone. Solo nel 2025 sono stati chiusi cinque insediamenti e altri 13 risultano attualmente coinvolti in percorsi di superamento.
ℹ️ La prima del film è in programma il 22 maggio alle ore 19.00 presso Roma, Cinema Moderno – The Space Cinema, Piazza della Repubblica.
9 Aprile 2026 - “Anche uno solo di questi bambini” è il tema scelto da Leone XIV per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR).
«Il Santo Padre - si legge nella nota della Sala Stampa della Santa sede - ha voluto intitolare il Messaggio per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato Anche uno solo di questi bambini, facendo chiaro riferimento al testo del Vangelo secondo Matteo: "E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me" (Mt 18, 5). Con tale scelta, Papa Leone XIV intende esprimere la sollecitudine della Chiesa verso i minori coinvolti direttamente nell’esperienza migratoria, richiamando il dovere di accogliere ciascuno di loro come ci insegna il Vangelo.
Non è la prima volta che i Pontefici si pronunciano magisterialmente su tale questione, ma lo scenario migratorio attuale propone nuove sfide che minacciano seriamente i diritti e la dignità dei più piccoli e che necessitano di risposte urgenti ed efficaci. Pertanto, non si tratta di discutere su numeri o su percentuali, perché “anche uno solo” è un valore sommo».
Quest’anno, come di consueto, la GMMR ricorrerà l’ultima domenica di settembre, ovvero il giorno 27.
[caption id="attachment_69296" align="aligncenter" width="1024"] (Foto Vatican Media/SIR)[/caption]
9 Aprile 2026 - Si è tenuta a Roma presentazione dell’XI edizione del Festival della Migrazione, in programma dal 5 al 15 novembre 2026 in diverse città italiane dal titolo “Donne migranti – Vite in movimento tra diritti, cittadinanza, lavoro e culture”. Promosso dalla Fondazione Migrantes, Porta Aperta di Modena e da una rete ampia e qualificata di Atenei universitari e di altri enti e organizzazioni, il Festival rappresenta uno degli appuntamenti di riferimento a livello nazionale sul tema delle migrazioni, affrontato attraverso molteplici linguaggi e prospettive: tavoli di confronto, incontri nelle scuole, workshop, presentazioni, mostre e spettacoli.
«Il Festival è un’occasione importante - ha detto nell'occasione mons. Giancarlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes - per narrare la realtà della migrazione, al di là delle questioni ideologiche. Le donne migranti in Italia sono soprattutto provenienti da Ucraina, Romania e Filippine, ma anche le italiane emigrate sono molte, il 48,6% degli oltre 6 milioni di italiani nel mondo. Oltre il 20% delle nascite in Italia le dobbiamo a madri straniere e oltre il 50% delle nuove cittadinanze italiane sono al femminile. Le donne migranti crescono di più come imprenditrici rispetto agli uomini e mandano nei loro Paesi d’origine più rimesse, divenendo soggetto prezioso di cooperazione allo sviluppo. Tuttavia le donne straniere sono più vulnerabili, anche sul piano dei diritti nel mondo del lavoro, così come quando si parla di donne che subiscono violenze».
Edoardo Patriarca, presidente dell’associazione Festival della Migrazione, ha ricordato la genesi, i pilastri e gli obiettivi dell'iniziativa: «Il Festival è un’esperienza che continua e un progetto culturale, sociale e politico diffuso sul territorio. Culturale perché tratta i temi del diritto alla mobilità, un’esperienza che è parte integrante della natura umana; sociale perché guarda alla realtà del nostro Paese così come è: multiculturale, multireligioso, multietnico, per costruire una convivialità delle differenze senza dimenticare le tradizioni. Politico, in quanto i flussi migratori sono un fenomeno strutturale che non deve essere affrontato con emergenza, barriere e paure, ma con politiche lungimiranti e orientate al futuro».
Importante la presenza, tra gli interventi introduttivi, di Sergio Durando - direttore dell'Ufficio Migrantes della diocesi di Torino e del Festival dell'Accoglienza -, che ha presentato a sua volta il programma e lo spirito della prossima edizione dell'iniziativa piemontese, che si legherà al tema della "mitezza", mettendo le basi di un possibile gemellaggio tra le due belle esperienze.
Il professor Maurizio Ambrosini, presidente del comitato scientifico, ha sottolineato: «L’agenda del Festival della Migrazione propone un programma possibile con diverse proposte. Tra queste le proposte per il lavoro, oltre a potenziare i canali legali per gli ingressi (come i corridoi umanitari, per le persone bisognose di protezione). Favorire i ricongiungimenti familiari è un altro importante tema, proprio per prevenire comportamenti potenzialmente a rischio. E poi c’è il tema della libertà religiosa e, terza declinazione, la lotta contro le discriminazioni, che nel nostro Paese sono attualmente un buco nero».
Milena Santerini, professoressa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, spiega: «Questo è il Festival dell’intercultura, che chiedono un cambiamento culturale in chi arriva, in chi accoglie. Occorre uno scambio vero, a volte drammatico o pesante, che richiede uno sforzo. Abbiamo bisogno di politiche interculturali e non della paura o della sicurezza (o insicurezza). L’Agenda del Festival è innovativa: né assimilazione, né relativismo, ma uno scambio che crei uno spazio terzo. Ci sono sfide aperte, tra queste il fallimento della cittadinanza per bambini e ragazzi nati qui, e poi le politiche dell’insicurezza, che aumentano la chiusura dei gruppi in se stessi. Tra le sfide vinte la crescita significativa delle imprese femminili e, più in generale, i dinamismi delle seconde generazioni».
Sonny Olumati, vice presidente del comitato “Italiani senza cittadinanza” e membro del comitato scientifico del Festival, porta una testimonianza: «Sto vedendo nei giovani, specie nelle seconde generazioni ma non solo, un grande fermento. I giovani nel nostro Paese stanno riscoprendo un sentimento di uguaglianza anche a livello spirituale, hanno un desiderio di rivalsa verso i potenti, infine hanno un sentimento di giustizia che stanno riscoprendo. Ci sono i presupposti per costruire qualcosa di migliore, c’è una gioventù pronta a reagire e che vuole essere coinvolta».
È stato dato spazio anche alla presentazione dei "Quaderni del Festival", collana diretta da Orsetta Giolo, professoressa associata di Filosofia del diritto all’Università di Ferrara, e Thomas Casadei, professore ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Modena e Reggio Emilia. Il primo di questi quaderni si intitola “I diritti oltre i confini” ed è edito da Pacini Giuridica.
I lavori sono stati conclusi da S. Em. il card. Fabio Baggio, sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale: «Vogliamo che le collettività migranti abbiano spazi di visibilità, per dirci che è possibile convivere in armonia. Dobbiamo costruire una società di miti, che si offrano a servizio degli altri, perché nessuno resti indietro». In questo senso, il Festival -ha continuato il card. Baggio - «è una iniziativa importantissima per i contenuti che propone. Questo evento favorisce la cultura dell’incontro, come diceva Papa Francesco, e poi si rivolge alle comunità di persone che vengono da altri paesi e che spesso sono isolate, anche per paura o vergogna. Il terzo gruppo di persone sono quelli che hanno colto la chiamata a essere presenti in questo mondo e a servizio degli altri. E poi il quando. Sulla migrazione ci si ferma sempre sul presente, “migrante” è participio presente. Ma esistono anche il passato e il futuro; il Festival ci permette di ragionare anche su questo, per togliere i motivi di migrazione per obbligo (e lasciarla come scelta libera) e un futuro per far sì che da qui agli anni a venire la società sia migliore».