Primo Piano

Viminale: da inizio anno sbarcate 5.668 persone migranti sulle coste italiane

4 Marzo 2021 - Roma - Sono 5.668 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno.  Di questi 753 sono di nazionalità tunisina (13%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (682, 12%), Guinea (524, 9%), Bangladesh (463, 8%), Eritrea (260, 5%), Algeria (260, 5%), Sudan (205, 4%), Egitto (204, 4%), Mali (167, 3%), Camerun (145, 2%) a cui si aggiungono 2.005 persone (35%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato fornito dal ministero degli Interni ed è aggiornato alle 8 di questo mattina.

Vangelo migrante: III domenica di Quaresima (Vangelo Gv 2,13-25)

4 Marzo 2021 - Esiste uno spazio della relazione tra Dio e l’uomo che non può essere violato. La prima lettura è la proclamazione dei comandamenti. Prima di essere dei divieti, le dieci parole sono l’edificazione dell’uomo a partire dalla purificazione di tutto ciò che lo corrompe. E a corromperlo sono, innanzitutto, i suoi desideri: non desiderare le cose del tuo prossimo, è la chiave per comprendere le altre parole. Le trasgressioni descritte negli altri comandi hanno tutte origine in questo. È proprio per spazzare questa radice che Gesù compie quel gesto di purificazione nel tempio, scacciando i mercanti. La tragedia dell’uomo non consiste tanto nelle sue trasgressioni, ribellioni, idolatrie ma il quello che esce dal suo cuore e provoca quegli effetti. Quel tempio è il cuore dell’uomo. E l’uomo, per come lo conosce Gesù, è crocifisso dai suoi desideri: “egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo”. E non può essere altrimenti. Molte volte la nostra vita ci appare brutta non perché lo è veramente ma perché la desideriamo diversa. Insoddisfazione, rabbia, frustrazione sono l’effetto di aspettative deluse. E queste distruggono l’uomo. Gesù, proprio nel luogo della purificazione si trova una realtà strutturata e strumentalizzata per desiderare guadagni e vantaggi. E in quel luogo indica la sua missione: “distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere (…) parlava del tempio del suo corpo”. Gesù deve compiere un’opera: ricostruire questo tempio, che è l’uomo, a partire dal suo cuore. Come? Seminando i desideri dello Spirito e purificando quel ‘sacro’ assimilato con troppa disinvoltura alle cose del mondo, ai desideri egocentrici, agli interessi di parte e che produce disuguaglianza e sottomissione tra fratelli. La Quaresima è per ricevere il dono di una purificazione. Lasciarsi ‘distruggere’ dalla parola di Dio, è permettere a Gesù di parlare al nostro cuore e ricostruircelo. (p. Gaetano Saracino)    

Papa Francesco agli iracheni: “in questi tempi duri di pandemia, aiutiamoci a rafforzare la fraternità”

4 Marzo 2021 - Città del Vaticano - «Cari fratelli e sorelle, ho tanto pensato a voi in questi anni, a voi che molto avete sofferto, ma non vi siete abbattuti». Così Papa Francesco nel videomessaggio inviato agli iracheni alla vigilia del suo viaggio apostolico nel Paese, che si svolgerà da domani a lunedì, 8 marzo. «A voi, cristiani, musulmani; a voi, popoli, come il popolo yazida, gli yazidi, che hanno sofferto tanto, tanto; tutti fratelli, tutti» ha detto: «ora vengo nella vostra terra benedetta e ferita come pellegrino di speranza. Da voi, a Ninive, risuonò la profezia di Giona, che impedì la distruzione e portò una speranza nuova, la speranza di Dio. Lasciamoci contagiare da questa speranza, che incoraggia a ricostruire e a ricominciare». «E in questi tempi duri di pandemia aiutiamoci a rafforzare la fraternità, per edificare insieme un futuro di pace», ha sottolineato: «Insieme, fratelli e sorelle di ogni tradizione religiosa. Da voi, millenni fa, Abramo incominciò il suo cammino. Oggi sta a noi continuarlo, con lo stesso spirito, percorrendo insieme le vie della pace! Per questo su tutti voi invoco la pace e la benedizione dell’Altissimo. E a tutti voi chiedo di fare lo stesso di Abramo: camminare nella speranza e mai lasciare di guardare le stelle. E a tutti chiedo per favore di accompagnarmi con la preghiera. Shukran!».  

Quaresima: la missione di un eremo

4 Marzo 2021 - Loreto - Fonte Avellana nelle Marche: un monastero immerso nel verde, pietre antiche intagliate a mano, una comunità silenziosa di monaci, uno spirito fondatore, quello di Pier Damiani. Ma la sua ispirazione, lui la trovava in un eremo lontano: a Gamogna, nell’Appennino tosco-emiliano. L’antico eremo è appollaiato su un crinale, a mille metri di altezza, circondato, anzi protetto, come un tesoro da cime di montagne tutt’intorno. Quasi un nido d’aquila. Emerge dai boschi soffici, estesi, di castagni rigogliosi. Il silenzio è perfetto, verdissimo. Il silenzio, infatti, prende il colore del luogo che lo accoglie e lo sposa. Prima di arrivare, una scritta vi invita: Entrate nel silenzio. Eremo di Gamogna. Fare silenzio è sempre un dolce invito. Non si può imporlo urlando, per non entrare in contraddizione. È un invito calmo, seducente perché è entrare in un regno: quello dell’ascolto. E il primo a mettersi in ascolto sarà proprio colui che invita gli altri a farlo. Un cammino che si fa sempre in tre fasi: la prima, quando si entra. Poi, quando lo si abita e si resta nella pace. Infine, quando si esce. Per prendere dimora nel silenzio, è vero, c’è sempre una soglia da varcare. E il cammino è verso la tua interiorità. Nella chiesetta dell’eremo la preghiera procede solenne, regolare, melodiosa, accompagnata fuori, spesso, dal cadere precipitoso dell’acqua e da folate di vento tormentate. Splendida immagine simbolica della vita di san Pier Damiani: monaco, abate a Fonte Avellana, fondatore di quest’eremo nel 1053. Poi, cardinale, diplomatico inviato dal Papa a Milano, a Ravenna, a Faenza, per dirimere controversie o conflitti. In tempi difficili, una forza tranquilla di riforma. Parola e scritti fecondi e profondi, radicati nella preghiera e nella sete di deserto di qui. In tempi duri e tempestosi. A qualche passo dall’eremo, un cartello in legno, vicino al bosco, in bella calligrafia, recita: San Pier Damiani, dimmi una parola. Curioso modo di interpellare un santo che nacque mille anni fa. «Ma mille anni sono come il giorno di ieri che è passato...», riecheggia qui un salmo (89,4), cantato con leggerezza invidiabile. Più avanti, un altro cartello, quasi in risposta: Beata colei che ha creduto (Lc 1,45). Per continuare è necessario inerpicarsi per un sentiero ripidissimo. Sì, la fede è un cammino in salita, con il fiato corto, dove resistenza e fiducia sono ingredienti indispensabili. Lo comprendi qui, salendo. Alla sommità, una splendida statua di Madonna sorridente col Bambino, seduta quasi sul vuoto del dirupo: altro aspetto che parla ancora della nostra fede di credenti. Costruire sul vuoto o, meglio, sul poco. Quale immagine più vera dell’opera di Dio? Trovarsi, così, in pieno deserto, seppure fra verdissimi Appennini dove solitudine, pioggia, vento e sole erodono ogni aspetto fugace nel corso dei tempi. Dove camminare per sentieri solitari è incontrare l’essenza delle cose. Dei tuoi sentimenti. Ma, in fondo, quest’eremo lo senti stranamente ancora abitato e avverti la presenza invisibile di una infinita processione: una moltitudine di santi eremiti, di pellegrini e di penitenti. Si snoda lungo secoli interminabili di digiuno, di ascesi e di preghiera. Corteo immenso, che coltivava quell’amore al creato, che ritrovi ancora qui, nelle pietre lavorate al cesello. Un amore ancora più grande per il Creatore, che impregna le pareti annerite della chiesa. E una passione per la semplicità, la bellezza, l’interiorità. A loro tutto serviva per affinarsi lentamente e in lunghissimi anni prepararsi all’incontro con Dio. Trasformando questo monastero solitario in una lampada di spiritualità. O una città luminosa, posta sul monte. Un cimitero piccolo e discreto accanto all’eremo, circondato da un alto muro sbrecciato, si stende in fondo a un dolce avvallamento. Visto dall’alto, ti sembra di intuire la pietà di queste cime tutt’intorno, quasi per cullare con cura quello che resta di uomini, costruiti dal silenzio e da una lunga preghiera. Soli e abbandonati all’Assoluto. In fondo, era il loro più profondo desiderio. Riposare, un bel giorno, in pace. Respirare, finalmente, l’amore di Dio. Raggiungere il mistero dell’essere umano e del suo Creatore. Ed è sempre vero ciò che si dice: «Quello che desideri più profondamente, un giorno, avverrà...» Ripenso, allora, alle prime parole del Libro di vita, aperto su un tavolo, in quest’eremo, quassù. «Accogli con tutto te stesso l’amore che Dio ti dona per primo. Rimani sempre ancorato a questa certezza, la sola a dare senso, forza e gioia alla tua vita. Non si allontanerà mai da te il suo amore, non verrà mai meno la sua alleanza di pace con te. Egli ha impresso il tuo nome sulle palme delle sue mani». Parole che mi incamminano sulle orme di san Pier Damiani, che ricordava ai suoi monaci: «Se tutta la tua vita sarà un’accoglienza libera e gioiosa del suo amore, una ricerca laboriosa e paziente del suo volto, solo con il Solo, sarai come un figlio davanti a Lui». A sera, in silenzio, questo complesso monastico mi lascia intravedere una misteriosa bellezza. Mi domando da dove provenga questo fascino segreto, se non dall’ordine morale, spirituale dei monaci. Ma l’ordine delle cose non è tanto una risposta a un comando, quanto una risposta concreta a un amore. Lo vedi, quando si ripone un oggetto, si chiude una porta. La delicatezza esprime un mettere in pratica una fratellanza e una complicità nascosta con ogni creatura. Essa fa parte di un creato, di un ordine, opera di Dio. Lo vedi dalla cura ai dettagli, alle cose, che si riflette nell’opera delle loro mani. Un amore coltivato per Dio che qui si incarna e passa dall’animo al volto, dallo spirito al corpo. Il cuore di un monaco si rivela così. Il silenzio, poi, nella notte è sovrano. Accarezzato da una luna piena, protegge tutte le cime attorno e le vallate, che discendono con un chiarore delicato e generoso. Enormi pieghe boscose, soffici, scendono digradando verso il basso, con dense ombre nere, lunghissime. Quassù, sulla vetta, arriva qualche fruscio, ogni tanto, uno stridio isolato, un lamento di uccello notturno... E non fa che rendere, di notte, il silenzio ancora più grande. Lo sottolinea, quasi. Poi, assistere alla nascita del sole. Oggi, una vera battaglia. Nuvole grandi, nere, distese su tutto il cielo, un vento pauroso e tremendo. Tutto fremeva sulla montagna. Quasi con forza, la luce si faceva avanti ed era un vero dramma, scritto sulle pagine immense del cielo verso levante. Il sole si mostrò, infine, più forte, con sprazzi di luci laceranti e sguainati come spade accecanti. Là dove imperavano le tenebre, la luce, finalmente! «Dove è abbondante la colpa, sovrabbonda la grazia» (Rm 5,20). Consolante verità dello sguardo di Dio per ogni vita, pur miserabile o perduta che sia. Quest’alba tormentata, però, mi ricorda una certezza. Nascere, in fondo, è sempre una conquista. Anche quando si tratta di idee nuove, di intuizioni o di progetti che sorgono in te. «Sono nato, per nascere…» scriveva Pablo Neruda. La libertà di esistere non ti è mai regalata: è un vero combattimento. E se condotto con la forza tranquilla e misteriosa di Dio, sarà vittorioso. Sì, ancora un insegnamento di vita dall’eremo, quassù. In fondo, tutto questo, nel nostro deserto di oggi, la pandemia, per un eremo sperduto tra i monti, resterà la sua lezione più grande. Il cuore della sua missione. (Renato Zilio – Migrantes Marche)    

ACS lancia una grande iniziativa da 1,5 milioni di euro per la gioventù cristiana dell’Iraq

4 Marzo 2021 - Roma - Per accompagnare Papa Francesco nel suo imminente viaggio apostolico in Iraq la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) annuncia un nuovo e ambizioso programma del valore di 1,5 milioni di euro. Scopo dell'iniziativa è sostenere la gioventù cristiana della nazione mediorientale attraverso l’offerta di borse di studio per 150 studenti dell’Università Cattolica di Erbil, capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno, per i prossimi quattro anni. Il progetto intende così promuovere la coesione sociale fra le diverse comunità religiose e assicurare agli studenti cristiani migliori prospettive di impiego. «Senza dubbio l’Università Cattolica di Erbil (UCE) rappresenta un raggio di luce e un simbolo di speranza specialmente per le generazioni più giovani. Aiutare finanziariamente la UCE attraverso borse di studio assicurerà un grandissimo sostegno, e questo aiuto non andrà a beneficio solamente di un numero limitato di giovani che sperano in un futuro migliore, perché allo stesso tempo rappresenterà un forte gesto di solidarietà nei confronti dei cristiani, delle altre minoranze e degli emarginati della regione», spiega mons. Bashar Warda, arcivescovo caldeo di Erbil e fondatore dell’ateneo. «Ho sempre profondamente apprezzato il lavoro svolto per molti anni da ACS a nostro favore, specialmente dopo l’ISIS. Avere ACS quale principale e fondamentale donatore per il programma delle borse di studio è particolarmente appropriato ed accolto con estremo favore. Sentiamo il bisogno di dare buone notizie al popolo durante la visita pontificia, e poter annunciare la prospettiva di avere 1.000 studenti entro il 2025, conferendoci una voce significativa ed assicurando un chiaro futuro ai nostri giovani e ai loro genitori, dona grande speranza», aggiunge l’arcivescovo di Erbil.  La maggior parte di questi studenti universitari sono rifugiati o sfollati interni provenienti da diverse parti dell’Iraq, tra le quali Baghdad, Basra, Diala, Duhok, Kirkuk, Ninive/Mosul, Sinjar e Sulaimaniya. «Crediamo che questo progetto possa sostenere il messaggio del Papa per la coesione sociale e la riconciliazione. L’Università si sviluppa intorno alla diversità, con il 72% di cristiani, il 10% di musulmani e il 18% di yazidi», spiega Thomas Heine-Geldern, presidente esecutivo di ACS Internazionale. «La UCE è un progetto di importanza cruciale per quei cristiani che intendono restare nell’Iraq settentrionale e in Kurdistan. I cristiani non penserebbero di abbandonare la propria nazione se non si sentissero costretti da forze fuori il loro controllo. Se ai giovani cristiani viene data un’opportunità di acquisire una buona formazione resteranno. ACS ha già fatto quanto possibile per aiutarli a restare in patria, investendo nella ricostruzione delle loro case, chiese e infrastrutture. Ora è tempo di iniziare questo progetto, molto ambizioso per noi, e investire nella gioventù del Paese», prosegue Heine-Geldern. Secondo Alfredo Mantovano, presidente di ACS Italia, «nel Kurdistan iracheno la minoranza cristiana vive in un contesto di sicurezza relativa. Vi è infatti una persistente sensazione di instabilità causata anzitutto dalla precaria situazione economica. Ciò pone in particolare i giovani di fronte al dilemma: restare o emigrare. Non a caso negli ultimi dieci anni la presenza cristiana è drammaticamente diminuita. L’UCE, fondata cinque anni fa, ha lo scopo di fornire ai giovani l’opportunità di restare in patria grazie a migliori prospettive per l’immediato futuro», prosegue Mantovano.  Ad oggi la UCE è la sola università cattolica della nazione, e si compone per il 54% di studentesse. Attualmente gli iscritti sono 170 ma l’arcivescovo punta a un forte incremento nell’arco dei prossimi quattro anni, e per conseguire questo ambizioso obiettivo il sostegno finanziario dei benefattori di ACS è indispensabile.    

La missione della famiglia

4 Marzo 2021 - Roma - La Chiesa, illuminata dalla fede, che le fa conoscere tutta la verità sul prezioso bene del matrimonio e della famiglia e sui loro significati più profondi, ancora una volta sente l'urgenza di annunciare il Vangelo, cioè la "buona novella" a tutti indistintamente, in particolare a tutti coloro che sono chiamati al matrimonio e vi si preparano, a tutti gli sposi e genitori del mondo. (Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, n.3, 22 novembre 1981)   Con queste parole, in uno dei suoi primi numeri, si apre Familiaris Consortio la grande Esortazione Apostolica sui compiti della famiglia cristiana. Un pilastro del magistero sul matrimonio che Giovanni Paolo II scrisse a seguito del Sinodo dei Vescovi, dedicato allo stesso argomento che si tenne a Roma dal 25 settembre al 25 ottobre del 1980. Il Papa che da anni stava già tenendo le sue catechesi sull’amore umano, decide di dedicare un intero documento al tema della famiglia dando dimostrazione di avere molto a cuore che gli sposi cristiani si sentano investiti di una missione specifica di evangelizzazione a partire dal dono di grazia del sacramento ricevuto. Nei primi paragrafi il Papa riprende la dottrina espressa nelle catechesi secondo cui nel matrimonio gli sposi devono poter tornare sempre alla origine, alla volontà del Creatore “in principio” perché lì, secondo le parole di Cristo, si trova la “realizzazione integrale del disegno di Dio”. Siamo in un momento storico, diceva il Papa agli inizi degli anni ottanta, in cui la famiglia è sotto la pressione di forze che cercano di snaturarne il senso o di deformarla. Una tendenza che non è mai andata scemando nel tempo e che anzi, oggi a quarant’anni di distanza possiamo percepire ancora più forte e pervasiva. L’approccio della Chiesa, però, allora come adesso è sempre quello di non perdere la speranza e analizzare il suo tempo con un’indagine attenta ed onesta della situazione reale. Per questo la prima parte dell’Esortazione è dedicata a passare in rassegna le luci e le ombre della famiglia nel contesto attuale. Ai laici cristiani che hanno intrapreso la via del matrimonio è chiesto di intraprendere la via di un discernimento attento che essi per primi possono fare in virtù della loro particolare vocazione. Essi “hanno il compito specifico di interpretare alla luce di Cristo la storia di questo mondo”. A fronte di “visioni e proposte anche seducenti ma che compromettono in diversa misura la verità e la dignità della persona umana”, gli sposi con la Chiesa sono chiamati a prendere posizione, a mettere in campo il loro carisma specifico. Il Papa riconosce che nel mondo vi è una coscienza più viva della libertà personale, un’attenzione maggiore alle relazioni interpersonali nel matrimonio, alla dignità della donna e all’educazione dei figli, A fronte di ciò, però, vi sono segni di “preoccupante degradazione di alcuni valori fondamentali”. Per esempio una errata concezione dell’indipendenza dei coniugi fra di loro, il mal interpretato principio di autorità nei rapporti coi figli, il numero crescente dei divorzi, la piaga dell’aborto, una mentalità contraccettiva. A ciò si aggiunga che mentre nei Paesi del benessere prevale quasi la paura nei confronti della vita, vista come un pericolo da evitare, nei Paesi del Terzo Mondo mancano i mezzi fondamentali per la sopravvivenza e i discorsi da rivolgere alle famiglie di quei luoghi non possono che essere completamente diversi rispetto a quelli dei Paesi Occidentali. In questo contesto così variegato, il Papa, che deve tener conto di dover parlare al mondo intero, non rinuncia a richiamare tutti ad un esame di coscienza, che faccia riscoprire il primato dei valori morali. In quest’ottica l’invito è ad una sempre rinnovata conversione, non estemporanea, non una volta per tutte, ma in un “processo dinamico che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio”. Un processo questo che si deve avvalere anche del metodo dell’inculturazione, quel principio, affermato dal Concilio, secondo il quale la Chiesa potrà camminare verso una conoscenza sempre più completa della verità acquisendo da tutte le culture quei germi di sapere che contribuiscono a esprimere le inesauribili ricchezze di Cristo. Questo, dunque, l’intento della esortazione apostolica che andremo a leggere in alcuni suoi passi, consapevoli che essa è una pietra miliare della dottrina e della pastorale famigliare e si colloca come architrave tra l’enciclica Humanae Vitae che abbiamo già visitato e la più recente esortazione apostolica Amoris Laetitia scritta da papa Francesco nel 2016 anch’essa all’indomani di un altro sinodo sulla famiglia. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Scuola italiana di Madrid: 400 alberi per sensibilizzare gli alunni sull’ambiente

4 Marzo 2021 - Madrid - Domenica 28 febbraio una delegazione di allievi della Scuola Italiana di Madrid, insieme ai volontari della Associazione senza scopo di lucro (R)Forest Project, hanno piantato 400 alberi di pino in un terreno da recuperare, ridenominato “Bosco Italia”, situato nel municipio di Alalpardo, 30 km a nordest di Madrid. Per quattro mesi gli alberi sono stati curati dagli studenti nel patio della scuola, e dopo molte vicissitudini (inclusa la tempesta Filomena, che ha messo in crisi molte zone verdi della Comunidad di Madrid), ora sono in mezzo alla natura, e con loro tutto l’affetto che gli alunni vi hanno dedicato in questo periodo. L’attività fa parte di un progetto in collaborazione tra la Scuola Italiana, l’Ambasciata d’Italia a Madrid e l’Associazione (R)Forest Project. L’obiettivo è lo sviluppo della sensibilità di bambini e adolescenti verso la tutela dell’ambiente, l’importanza di comportamenti responsabili e un ruolo attivo per migliorare lo stato del nostro pianeta. A questo proposito, l’Ambasciatore di Italia in Spagna, Riccardo Guariglia, ha sottolineato l’importanza di trasmettere ai giovani i principi della conservazione e della sostenibilità ambientale, segnalando “quanto la comunità italiana si senta orgogliosa di contribuire, con un piccolo gesto, alla qualità di vita della regione che ci ospita”. Anche il Direttore della Scuola Italiana, Massimo Bonelli, ha messo in luce quanto sia stato importante per i ragazzi il contatto diretto con gli alberi in questi mesi: “Grazie a questa stimolante esperienza, gli studenti della scuola hanno accresciuto la loro consapevolezza sulle questioni ambientali e ora potranno continuare l’esperienza attraverso laboratori creativi incentrati sull’importanza della natura per la nostra vita e della protezione dell'ambiente”. La giornata trascorsa all’aperto ha suscitato grande entusiasmo tra i partecipanti, tanto nei bambini quanto nei genitori e nei docenti presenti. “Tutti si sono sentiti coinvolti in qualcosa di importante, e hanno profuso molta energia nello scavare le buche e nel sistemare con cura gli alberelli nella loro posizione. Ora ci attendiamo che i racconti degli studenti possano trasferire queste emozioni ai loro compagni che non hanno potuto esserci, a cause delle limitazioni imposte dalla situazione sanitaria”, ha detto il docente Fabio Fussi, responsabile del programma. Il progetto non termina con la piantumazione degli alberi: a partire da oggi si mettono in moto una serie di incontri scientifici e laboratori creativi che, attraverso la scrittura, la poesia, la fotografia e l’osservazione dello spazio porteranno gli studenti a riflettere sul ruolo fondamentale degli alberi nello spazio che ci circonda e a raccontarlo con differenti linguaggi espressivi.    

Italiani nel Mondo: domani protagonista l’Emilia-Romagna in un incontro post Festival della Migrazione

3 Marzo 2021 -

Modena - Continua il ciclo di videoconferenze dedicate allo “Speciale Province d’Italia 2020” contenuto nel Rapporto Italiani nel Mondo 2020 (RIM), promosso dalla Fondazione Migrantes, nell’ambito delle iniziative del Festival della Migrazione. Il prossimo appuntamento, il quarto, sarà domani, giovedì 4 marzo, dalle 15 alle 17: alcuni degli autori della quindicesima edizione del RIM si troveranno a dialogare sul tema della mobilità italiana con un focus sull’Emilia Romagna e la provincia di Modena: “vedere, scegliere, agire”. Coordinati da Delfina Licata, curatrice e caporedattrice del RIM, i lavori prevedono saluti introduttivi di don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, del Sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e della Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Elly Schlein. Gli interventi saranno del teologo Brunetto Salvarani, che parlerà di ‘Quando la strada verso un futuro migliore è migrante’; del professor Lorenzo Bertucelli dell’Università di Modena e Reggio Emilia sul tema “La mobilità dell’Emilia-Romagna tra passato e presente” e del prof. Antonio Canovi che approfondirà il capitolo del Rim dedicato alla provincia di Modena. Le conclusioni sono affidate al portavoce del Festival della Migrazione, Edoardo Patriarca. È possibile seguire l’evento sulla home page di www.festivalmigrazione.it oppure sulla pagina Facebook del Festival (https://www.facebook.com/festivalmigrazione) o, ancora, sul canale Youtube (https://www.youtube.com/channel/UCIkQTdGqDl_CurK0NGzezdg ).

Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano: corso di formazione su Santa Bakita

3 Marzo 2021 -

Cerignola - Sulla scia della Giornata Mondiale contro la tratta, nel rispetto delle norme per il contenimento della pandemia da Covid-19, la Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, attraverso la Caritas diocesana, l’Ufficio Migrantes e l’Associazione di Volontariato “San Giuseppe” Onlus,  ha organizzato un incontro di formazione che si terrà il 5 marzo 2021, alle ore 17, nella chiesa parrocchiale di San Domenico in Cerignola: interverrà suor Filomena Rispoli delle Figlie della Carità Canossiane della comunità di Foggia per diffondere e approfondire la figura di santa Giuseppina Bakhita. In occasione della VII Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, che si è celebrata lo scorso 8 febbraio, il vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, mons. Luigi Renna, nell’omelia della celebrazione eucaristica, ha evidenziato il dramma di tante persone vulnerabili e invisibili, come i rifugiati e gli sfollati, sottolineando i soprusi e lo sfruttamento sofferto dai migranti. 

 

A fianco dei ministri di Dio più minacciati

3 Marzo 2021 - Roma - Padre John Gbakaan, parroco di Sant'Antonio di Gulu, nella diocesi nigeriana di Minna, è stato rapito il 15 gennaio scorso e poi brutalmente assassinato a colpi di machete. Il corpo senza vita di Padre Rodrigue Sanon, parroco nella diocesi di Banfora in Burkina Faso, è stato ritrovato il 21 gennaio scorso a tre giorni dal sequestro i cui autori, secondo fonti locali, sarebbero vicini ai militanti islamisti. Il successivo 24 gennaio Don Rene Regalado è stato assassinato nei pressi del monastero carmelitano di Malaybalay, nelle Filippine. Non sono titoli di cronaca nera bensì un estratto del tragico bollettino, nel solo scorso gennaio, delle vittime appartenenti al clero delle comunità cristiane minacciate in questi tre Paesi, inclusi da Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) nella lista delle venti nazioni più rischiose per i nostri fratelli nella fede. Gli ostacoli all'evangelizzazione sono molteplici, e non provengono solo dalla persecuzione o dalla criminalità. Facciamo qualche altro esempio concreto. La diocesi di Tezpur si trova nello stato indiano nord-orientale dell'Assam. I circa 195.000 cattolici locali rappresentano una piccolissima minoranza tra gli 84 milioni di abitanti. Le famiglie vivono in piccole capanne in condizioni igieniche precarie. I sacerdoti cattolici annunciano loro la Buona Novella, ben accolta da molti. Dato che anche la diocesi è molto povera il vescovo Michael Akasius Toppo si è rivolto ad ACS: «Stiamo cercando di portare il messaggio redentore di Cristo ma abbiamo bisogno di una mano. Confido nella vostra generosità, e vi chiedo offerte per la celebrazione di Messe. I nostri sacerdoti saranno per sempre grati e ricorderanno i benefattori sull'altare». Molte richieste ci giungono anche dall’Africa. Don Henry Saileri Mauawa, ad esempio, è un insegnante del seminario di San Kizito, in Malawi. «Le scuole sono state chiuse il 23 marzo 2020 a causa della diffusione del coronavirus» e ciò, prosegue, «è stato un duro colpo perché ha fatto scomparire il piccolo sostegno per noi sacerdoti in servizio nel seminario». Anche per loro le offerte per la celebrazione di Messe sono essenziali. Mons. Richard Kitengie, amministratore diocesano di Kabinda nella Repubblica Democratica del Congo, ci ha scritto che «con le ultime misure assunte per limitare la diffusione del Covid-19 i nostri sacerdoti che vivono essenzialmente grazie alle offerte domenicali stanno sperimentando grandi difficoltà e non sono più in grado di far fronte ai propri bisogni primari». Per questo motivo le offerte per la celebrazione di Messe secondo le intenzioni dei benefattori «vengono accolte come un intervento celeste», come uno «strumento della Provvidenza». Non può mancare una voce dal martoriato Medio Oriente. Fra le tante abbiamo scelto quella di mons. Denis Antoine Chahda, arcivescovo di Aleppo in Siria: «Nel corso delle nostre numerose visite in diverse nazioni del mondo abbiamo visto di persona quanti stanno contribuendo a salvare migliaia di persone attraverso le loro semplici donazioni». Non solo grandi e facoltosi donatori ma anche «lavoratori, impiegati e anche persone con reddito molto basso», tutti accomunati da un sentimento: «Loro avvertono quanto sta accadendo in Paesi che sono sotto il peso della guerra e che sperimentano la carestia», racconta il prelato. Anche per i sacerdoti siriani le offerte per Messe sono fondamentali. Nel corso del 2020 i benefattori di ACS hanno donato generosamente consentendo la celebrazione di 1.782.097 Messe in tutto il mondo. Le offerte hanno complessivamente sostenuto 45.655 sacerdoti e molto spesso anche i fedeli più poveri che ordinariamente si rivolgono a loro. Per contribuire a questa grande comunità di fede e carità cristiane, per essere concretamente a fianco dei ministri di Dio più minacciati, può utilizzare il materiale di Aiuto alla Chiesa che Soffre allegato a questo numero. Nessuna persecuzione, nessuna carestia potranno fermare l’azione apostolica della Chiesa se, con l'aiuto della Provvidenza, la nostra concreta solidarietà sosterrà lo sforzo di tanti eroici ministri di Dio. (Massimiliano Tubani)