Primo Piano

Non credete ai poveri-untori

4 Agosto 2020 - Milano - Il nesso tra immigrazione e pericolo Covid-19 sta agitando la scena politico-mediatica, oltre che le vacanze degli italiani, assumendo varie sembianze inquietanti: gli sbarchi, anzitutto, ma anche i rientri dall’estero, i focolai di infezioni nei centri di accoglienza, nonché le fughe dagli obblighi di quarantena. Spiace che non solo politici in cerca di facili consensi, ma anche analisti qualificati partecipino alla “caccia agli untori”, mediante usi spericolati dei dati e associazioni improprie tra fenomeni sociali (persone che si muovono attraverso i confini) e aspetti politici (il colore del governo in carica). L’idea che gli immigrati (poveri) portino malattie è una delle leggende nere più ricorrenti e inossidabili. Chi ha un po’ di memoria potrebbe ricordare, per limitarci agli ultimi anni, i tentativi di bloccare l’accoglienza dei profughi a causa dell’epidemia di Ebola in alcuni Paesi africani, oppure l’allarme per la presunta diffusione della Tbc tra le forze dell’ordine che presidiavano gli sbarchi. Voci infondate, eppure di grande impatto mediatico. In realtà, molte volte gli esperti della Simm, Società italiana di medicina delle migrazioni, hanno ricordato che l’immigrazione è un processo selettivo: partono i più attrezzati, anche dal punto di vista sanitario. Le famiglie non investono su persone malate, che difficilmente potranno diventare “soggetti produttivi” in grado di generare rimesse economiche da mandare in patria. È vero, invece, che l’attuale pandemia si propaga anche grazie agli spostamenti delle persone. Tutte però, non solo quelle approssimativamente definite come “migranti”. Che sono pochissime, rispetto al volume complessivo della mobilità umana attraverso i confini: secondo Eurostat (2019), a fronte di 2,4 milioni d’ingressi attribuibili a ragioni d’immigrazione, gli attraversamenti delle frontiere esterne della Ue sono stati circa 400 milioni, considerando soltanto il traffico aereo. Suona paradossale che mentre si lamenta il drastico calo degli arrivi per turismo, s’invochi una chiusura senza appello nei confronti degli sbarchi di profughi. In Italia si può entrare liberamente da Spagna, Regno Unito, Australia, nonostante l’aumento dei contagi. Si può entrare persino dagli Stati Uniti, per ragioni di lavoro o di studio. Quanto ai contagi nei centri di accoglienza, come nel caso di Casier, nel Trevigiano, una lettura appena più attenta dei fatti dovrebbe far comprendere che il virus si propaga laddove non si effettuano controlli tempestivi, non si separano le persone malate dalle altre, non si attrezzano spazi idonei per le quarantene: laddove insomma la gestione è carente. Il sovraffollamento a sua volta deriva dalla dismissione delle strutture esistenti a seguito di precise scelte politiche e dalla lentezza e confusione degli smistamenti, a cui concorre la consueta resistenza di tante amministrazioni locali. L’evocazione-invocazione dell’Esercito e il ricorso alle navi quarantena, in luogo di una gestione più razionale dei necessari controlli, non fanno che alimentare paure e chiusure. La distorsione ideologica di certe analisi si rivela però soprattutto quando si pretende di collegare l’incremento degli arrivi via mare a un “lassismo” italiano. L’accusa non regge per almeno tre motivi. Primo: la crescita è rilevante in percentuale, rispetto ai livelli minimi toccati nel 2019 (11.439), ma lontanissima dai quasi 200mila sbarchi del 2016. L’emergenza non è nei numeri, ma nella mente di chi guarda con occhio prevenuto, e nei ritardi di chi dovrebbe assicurare un’accoglienza dignitosa. Secondo: l’idea che gli arrivi dipendano dalla disponibilità ad accogliere è stretta parente di quella che ne attribuiva la responsabilità ai salvataggi in mare da parte delle Ong. Trascura le ragioni delle partenze: guerre in Medio Oriente, oppressione in Eritrea, ora collasso economico e politico in Tunisia (questo sì aggravato dal Covid-19 e dalla fuga dei turisti). Terzo: che il governo attuale possa essere tacciato di aperturismo indiscriminato è un giudizio degno di un sito sovranista. Semmai il governo attuale ha la responsabilità di non aver riformato ancora praticamente nulla delle chiusure autolesioniste e illiberali del governo precedente, decreti (in)sicurezza e denigrazione-persecuzione delle Ong in primo luogo. Andrebbe infine sommessamente ricordato che la Commissione Ue già nel mese di marzo ha raccomandato l’esenzione dal blocco degli ingressi non solo degli operatori sanitari e dell’assistenza agli anziani, ma anche delle «persone che necessitano di protezione internazionale o in viaggio per altri motivi umanitari». Che una certa politica non voglia adempiere agli obblighi di accoglienza propri di uno Stato democratico non è purtroppo una novità. Che anche qualche studioso di rango si allinei a slogan vuoti eppure pericolosi invece stupisce e inquieta. E allarma che anche leader dell’attuale maggioranza accettino di riportare il discorso pubblico al livello preferito dagli insensati retori dell’«invasione». (Maurizio Ambrosini - Avvenire)

Lesbo: al via la “Vacanza alternativa” dei volontari della Comunità di Sant’Egidio

3 Agosto 2020 - Roma - Fino alla fine di agosto oltre 150 volontari della Comunità di Sant’Egidio, provenienti da diversi Paesi europei, passeranno a turno una “vacanza alternativa” con i profughi residenti a Lesbo, "per non dimenticare e aprire la via ad un futuro diverso". Nell’isola greca sono presenti in questo momento circa 15.900 migranti, tra cui un buon numero di minori non accompagnati, tutti richiedenti asilo oppure in attesa di ricollocamento. Sono quasi il doppio rispetto ad un anno fa, in condizioni di vita precarie, aggravate dal lockdown dettato dalla pandemia. Rispondendo ad una domanda crescente di cibo, i volontari apriranno due “ristoranti solidali” da campo, ma terranno anche corsi di inglese per i profughi e faranno attività di animazione con i numerosi bambini e giovani giunti nell'isola. La loro presenza, durante il mese di agosto, avrà l’obiettivo di mantenere viva la speranza di gente che è fuggita da guerre o da condizioni di vita insostenibili nei loro paesi di origine e che ora si trova in una sorta di “limbo”, qui in Europa, "in attesa di un futuro diverso".

Corte costituzionale: “illegittima” l’esclusione dall’iscrizione anagrafica

3 Agosto 2020 - Roma - Escludere i richiedenti asilo dall’iscrizione anagrafica, “invece di aumentare il livello di sicurezza pubblica, finisce col limitare le capacità di controllo e di monitoraggio dell’autorità pubblica su persone che soggiornano regolarmente nel territorio statale, anche per lungo tempo, in attesa della decisione sulla loro richiesta di asilo. Inoltre, negare l’iscrizione all’anagrafe a chi dimora abitualmente in Italia significa trattare in modo differenziato e indubbiamente peggiorativo, senza una ragionevole giustificazione, una particolare categoria di stranieri”. Per questo motivo la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 13 del primo “Decreto Sicurezza”, n. 113/2018. La Consulta spiega che “la previsione viola l’articolo 3 della Costituzione sotto due distinti profili”. In primo luogo, “è viziata da irrazionalità intrinseca, in quanto, rendendo problematica la stessa individuazione degli stranieri esclusi dalla registrazione, è incoerente con le finalità del decreto, che mira ad aumentare il livello di sicurezza”. In secondo luogo, “riserva agli stranieri richiedenti asilo un trattamento irragionevolmente differenziato rispetto ad altre categorie di stranieri legalmente soggiornanti nel territorio statale, oltre che ai cittadini italiani”. Secondo la Corte costituzionale, “per la sua portata e per le conseguenze che comporta anche in termini di stigma sociale - di cui è espressione, non solo simbolica, l’impossibilità per i richiedenti asilo di ottenere la carta d’identità - la violazione del principio di uguaglianza enunciato all’articolo 3 della Costituzione assume in questo caso anche la specifica valenza di lesione della ‘pari dignità sociale’”. In conseguenza dell’incostituzionalità della norma sul divieto dell’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, sono state dichiarate incostituzionali anche le restanti disposizioni dell’articolo 13 del primo “Decreto Sicurezza”, che prevedevano, tra l’altro, che il permesso di soggiorno costituisse documento di riconoscimento in luogo della carta d’identità, e che l’accesso ai servizi erogati ai richiedenti asilo fosse assicurato nel luogo di domicilio, anziché in quello di residenza.

Papa Francesco: “senza lavoro le famiglie e le società non possono andare avanti”

3 Agosto 2020 - Città del Vaticano - Un appello per rilanciare il lavoro nel post-pandemia, perché "senza lavoro le famiglie e la società non possono andare avanti". A rivolgerlo è stato Papa Francesco  al termine dell'Angelus di ieri. "Auspico che, con l’impegno convergente di tutti i responsabili politici ed economici, si rilanci il lavoro", le parole di Francesco: "Preghiamo per questo che è e sarà un problema del post-pandemia: la povertà, la mancanza di lavoro. E ci vuole tanta solidarietà e tanta creatività per risolvere questo problema". Il Papa si è inoltre rivolto "al popolo del Nicaragua che soffre per l’attentato alla cattedrale di Managua, dove è stata molto danneggiata – quasi distrutta – l’immagine tanto venerata di Cristo, che ha accompagnato e sostenuto durante i secoli la vita del popolo fedele. Cari fratelli nicaraguensi, vi sono vicino e prego per voi". Infine, il riferimento al "Perdono di Assisi", il dono spirituale che San Francesco ottenne da Dio per intercessione della Vergine Maria: "Com’è importante rimettere al centro sempre il perdono di Dio, che 'genera paradiso' in noi e intorno a noi, questo perdono che viene dal cuore di Dio che è misericordioso!".

Compassione e tenerezza

3 Agosto 2020 - Città del Vaticano - È su una barca, in disparte, in un luogo deserto: ha appreso la notizia della morte di Giovanni Battista e vorrebbe fermarsi da solo a piangere l’amico scomparso. Cerca la solitudine, Gesù, per capire meglio cosa l’aspetta, quale responsabilità dopo l’esecuzione di colui che lo ha battezzato. Ma in quel luogo solitario è raggiunto dalla gente che ha bisogno, ha necessità di lui. Un cambio di programma, dunque, per Gesù che si appresta a vivere l’incontro con quella moltitudine di persone. che Matteo conta in cinquemila uomini “senza contare le donne e i bambini”. Non è certo un pic nic: un po’ di cibo, qualcosa da bere e tanta allegria. Per lui il momento della solitudine cercata, della sofferenza personale, si trasforma nell’incontro con una umanità sofferente che ha bisogno di vicinanza, di consolazione. Che ha bisogno anche di nutrirsi. Malati, infermi, una umanità che ha già capito che dal Signore riceverà tutto: così cercando l’essenziale si è “dimenticata” di tutto il resto, cibo compreso. Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è nella gratuità del gesto che in Isaia ha queste parole: “comprate e mangiate senza denaro e senza spesa vino e latte”. La gratuità del cibo, nel racconto evangelico, per Papa Francesco diventa occasione per guardare alla situazione sociale e economica del paese, e si traduce in un auspicio: “con l’impegno convergente di tutti i responsabili politici ed economici, si rilanci il lavoro: senza lavoro le famiglie e la società non possono andare avanti. Preghiamo per questo, perché è e sarà un problema del post-pandemia”. È interessante cogliere nelle parole di Gesù – “date loro voi stessi da mangiare” – da una parte, una assunzione di responsabilità nei confronti della folla, dall’altra, un invito rivolto ai suoi di cambiare atteggiamento: “non dire ‘congedali, che si arrangino, che trovino loro da mangiare’, no, ma ‘che cosa ci offre la Provvidenza da condividere?’” Gesù, dice Papa Francesco all’Angelus, “vuole educare i suoi amici di ieri e di oggi alla logica di Dio”, cioè “la logica del farsi carico dell’altro. La logica di non lavarsene le mani, la logica di non guardare da un’altra parte”. Il “che si arrangino”, dice il Papa, “non entra nel vocabolario cristiano”. Da un lato abbiamo il realismo, se così lo possiamo chiamare, dei dodici – non abbiamo cibo, ormai è troppo tardi – e dall’altra la condivisione del Signore per il quale non è mai troppo tardi: ci sono solo cinque pani e cinque pesci, ma diventano non solo sufficienti a sfamare tutti, ma resta tanto cibo da riempire dodici ceste. Gesù manifesta così la sua potenza, dice papa Francesco, non “in modo spettacolare, ma come segno della carità, della generosità di Dio Padre verso i suoi figli stanchi e bisognosi. Egli è immerso nella vita del suo popolo, ne comprende le stanchezze, ne comprende i limiti, ma non lascia che nessuno si perda o venga meno: nutre con la sua Parola e dona cibo abbondante per il sostentamento”. In questo donare chiede la collaborazione di tutti così come Gesù chiede ai discepoli di “distribuire il pane per la moltitudine”. Chiaro anche, nel gesto del benedire e spezzare il cibo, gli occhi rivolti al cielo, il riferimento all’eucaristia, il legame stretto, per il Papa, “tra il pane eucaristico, nutrimento per la vita eterna, e il pane quotidiano, necessario per la vita terrena”. Compassione, e tenerezza. Quella di Gesù verso le folle “non è sentimentalismo, ma la manifestazione concreta dell’amore che si fa carico delle necessità delle persone”. Quando Gesù vede un problema, ricorda papa Francesco, ha compassione. “Non è un sentimento puramente materiale; la vera compassione è patire con, prendere su di noi i dolori altrui. Forse ci farà bene oggi domandarci: io ho compassione? Quando leggo le notizie delle guerre, della fame, delle pandemie, tante cose, ho compassione di quella gente? Io ho compassione della gente che è vicina a me? Sono capace di patire con loro, o guardo da un’altra parte o dico “che si arrangino”? Non dimenticare questa parola “compassione”, che è fiducia nell’amore provvidente del Padre e significa coraggiosa condivisione”.

Fabio Zavattaro

Mons. Tremolada al Luna Park: “Chiesa vicina”

31 Luglio 2020 - Brescia - Esprimere la vicinanza e il sostegno alle famiglie – in maggioranza bresciani – impegnate in un lavoro senza un ambiente fisso. È uno dei motivi alla base dell’iniziativa che ieri ha portato il vescovo di Brescia, monsignor Pierantonio Tremolada, in visita al luna park di Desenzano del Garda (Bs). “Svolgete un lavoro importante e antico, sono con voi per portare sostegno in questo momento difficile – ha detto il vescovo –. Vedo famiglie, giovani e bambini: questo è il vostro futuro, la vostra vita e tutto questo ci sta a cuore, potete contare sempre su di noi”. L’appuntamento è stato promosso dall’ufficio per i Migranti (Migrantes) della diocesi di Brescia, che accompagna anche la pastorale delle persone itineranti, compresi gli esercenti di spettacoli viaggianti e i circensi. Un’occasione per testimoniare “il desiderio di assicurare la crescita nella fede anche per le persone che vivono” una vita itinerante, ha ricordato la diocesi, evidenziando l’impegno di un cappellano “a loro disposizione”. Monsignor Tremolada era accompagnato da don Roberto Ferranti (direttore ufficio per i Migranti) e da don Osvaldo Resconi (cappellano per i Rom-Sinti-Fieranti-Circensi), che ha presieduto la celebrazione 'ospitata' sulla pista dell’autoscontro. Il luna park di Desenzano si è dimostrato solidale in questo periodo particolare, nello specifico con gli 'eroi' del coronavirus, consegnando tessere omaggio a medici e ad operatori sanitari ma anche alle forze dell’ordine. (c.guerr.)  

Migrantes Brescia: un progetto pastorale

31 Luglio 2020 - Brescia - Le nomine intervenute a completamento dell’area pastorale per la mondialità coinvolgono in modo significativo la pastorale per i migranti della Diocesi di Brescia. Nell’esprimere gratitudine a don Mario Neva per aver accompagnato nell’ultimo anno questa importante dimensione della vita ecclesiale diocesana, accogliamo l’arrivo di Giuseppe Ungari come vice direttore dell’Ufficio per i migranti in stretta collaborazione con don Roberto Ferranti, direttore dell’area per la mondialità. Questo passaggio esprime la volontà di un sempre più consistente coinvolgimento di laici a servizio della diocesi, ma è anche preludio a una progettualità nuova. È in corso una riflessione importante circa l’elaborazione di un “progetto pastorale per i migranti nella Diocesi di Brescia”. Il discernimento avverrà in modo progressivo e coinvolgerà interlocutori fondamentali per un cammino ecclesiale sinodale: il consiglio pastorale diocesano, il consiglio presbiterale, le cappellanie e le parrocchie. Ogni progetto che non voglia rispondere a logiche organizzative e funzionali, ha bisogno di uno spazio nel quale lasciarsi interpellare dalla domanda: “Cosa ci domanda il Signore attraverso i fatti, gli eventi, gli incontri, i fenomeni, i segni?”. Lo sviluppo di un progetto pastorale per i migranti conduce a una riflessione circa i percorsi formativi e le prassi di accoglienza e integrazione da ingenerare e favorire nelle parrocchie e negli oratori della diocesi; il progetto dovrà approfondire l’ordinarietà dell’evangelizzazione delle seconde e terze generazioni di migranti; potrà promuovere la conoscenza e l’approfondimento della fede a partire dalla cultura di origine dei migranti e il mantenimento di legami significativi e arricchenti con i luoghi di provenienza. Ci sarà una specifica attenzione ai migranti di altre religioni. In cammino. Partiamo dalla consapevolezza che un solido cammino è già avvenuto nei decenni passati: la presenza proficua e competente dei padri Scalabriniani, la scelta di un luogo come la Stocchetta sede della Missione con cura d’anime per i fedeli migranti e l’attività promossa dal Centro Migranti costituiscono una base solida sulla quale provare a proiettarci nel futuro accogliendo i profondi e rapidi mutamenti in corso. In questa direzione la presenza e la competenza di padre Mario Toffari favoriranno il percorso di una sinergia sempre più stretta tra le cappellanie e la pastorale. Insieme a padre Mario operano i cappellani coadiutori: padre Vasyl per la comunità degli Ucraini, padre Bernard per la comunità Africana, padre Linton per la comunità Cingalese, padre Ronan per la comunità Filippina. All’equipe dell’area per la mondialità chiediamo di aiutarci ad avere sempre un orizzonte e uno sguardo ampi e aperti così da cogliere la bellezza e la meraviglia del Vangelo capace di toccare, innervare ed esprimersi in lingue, culture, stili diversi e sorprendenti. Ciò richiede che si creino legami di conoscenza e di stima tra credenti di diversa provenienza perché la fede crea tra tutti i battezzati un legame saldissimo, maggiore di quello che nasce dalla medesima cultura. (Carlo Tartari)  

Ministero del Lavoro: a inizio 2019 in Italia 3.717.406 cittadini non comunitari regolari

31 Luglio 2020 - Roma - Il Ministero del Lavoro pubblica oggi dati sulla presenza dei migranti nelle città metropolitane, curati dalla Direzione Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione con ANPAL Servizi S.p.A, aggiornati al 1° gennaio 2019. Si tratta di nove approfondimenti su altrettante città e una sintesi comparativa dedicata alle 14 città metropolitane d'Italia. La distribuzione sul territorio nazionale dei 3.717.406 cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti mostra che Milano e Roma sono le Città metropolitane che accolgono il maggior numero di regolarmente soggiornanti in Italia (rispettivamente il 12,3% e il 9,4%). Seguono Torino, Firenze, Napoli e Bologna con percentuali tra il 3% ed il 2,2%, mentre nelle altre Città metropolitane si trova meno del 2% dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti al 1° gennaio 2019. Milano risulta prima anche per incidenza, tra i residenti, dei cittadini non comunitari: su 100 persone iscritte in anagrafe, 12 provengono da un Paese non UE. Seguono Firenze (10,1%), Bologna (8,6%) e Roma e Genova (7,4%). Catania, Palermo e Bari fanno rilevare la minore incidenza. Rispetto ai processi di stabilizzazione delle presenze, la quota di lungosoggiornanti sul totale dei cittadini migranti regolarmente presenti è massima a Venezia (74,9%), Genova (65,4%) e Firenze(62,3%), risultando nelle altre Città metropolitane inferiore alla media nazionale (62,3%). In relazione alle acquisizioni di cittadinanza le Città che accolgono un maggior numero di neocittadini italiani sono invece Milano, Roma e Torino, con rispettivamente 7.630, 5.588 e 3.770 acquisizioni. Tra i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti si rileva un equilibrio di genere quasi perfetto (uomini 51,7%, donne 48,3%), ma in alcune Città metropolitane, in particolare in quelle del Sud e delle Isole, la composizione di genere della popolazione migrante appare meno equilibrata. L'incidenza dei minori, pari al 21,8% dei regolarmente soggiornanti al livello nazionale, è massima a Venezia, Milano, Torino e Bologna (rispettivamente 23%, 22,6%, 22% e 21,9%), mentre risulta minima a Napoli, Cagliari, Roma e Reggio Calabria (rispettivamente 14,1%, 15,3%, 16,1% e 17,3%). La quota di occupati – rilevano i dati - sulla popolazione non comunitaria oscilla da un minimo del 48,5% rilevato a Bari, ad un massimo di 69,8% dell'area metropolitana di Milano. In relazione al tasso di disoccupazione, che nel 2019 si attesta a 13,9% per i non comunitari, si rilevano valori minimi a Milano e Bologna (9%) e massimi a Bari (23,1%); infine, relativamente al tasso di inattività, i valori più bassi si registrano a Firenze (22,2%) mentre il più elevato a Bari (37%). Roma, Milano e Napoli sono le Città metropolitane che ospitano il maggiore numero di imprese individuali a titolarità non comunitaria (rispettivamente 38.329, 33.545 e 20.565), mentre Milano, Firenze e Roma sono quelle in cui si registra la maggiore incidenza di cittadini non comunitari tra i titolari di imprese individuali. Per quanto riguarda le rimesse, Roma, Milano e Napoli sono le prime Città metropolitane per importi inviati all'estero, con rispettivamente 663, 640 e 228 milioni di euro inviati nel 2018, mentre in coda alla classifica si posizionano Città delle Isole (Cagliari e Messina) e del Sud (Reggio Calabria).  

Carta di Leuca: la solidarietà spinge al cammino

31 Luglio 2020 -

Santa Maria di Leuca - La Fondazione Parco culturale ecclesiale “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, in preparazione all’evento: “#cartadileuca2020 – Mediterraneo, una rete di solidarietà”, promuove stasera, a partire dalle ore 19, dal Convento dei Cappuccini di Alessano, in diretta web (sul sito www.cartadileuca.it, sulla pagina facebook e sul canale youtube), l’incontro virtuale dal tema: “La solidarietà spinge al cammino”. Il terzo degli appuntamenti propedeutici a “Carta di Leuca 2020” si svolgerà da un luogo frequentato e molto caro a don Tonino Bello, che, come inciso sulla lapide della sua tomba, era anche “terziario francescano”. Interverrà mons. Vito Angiuli, che racconterà come da “Carta di Leuca” sia nata l’idea di costituire una cooperativa di Tiggiano, attiva nel settore agricolo, e conoscere via web, l’esperienza dei soci, attraverso varie testimonianze. Successivamente, sarà possibile ammirare il luogo sacro dei Francescani di Alessano, per poi ascoltare, grazie ad immagini d’epoca, le parole profetiche sulla pace di don Tonino Bello, nel suo intervento del 30 aprile 1989 dall’Arena di Verona.

Dopo gli altri incontri virtuali, che si sono svolti da vari luoghi di Alessano, il 17 e il 24 luglio, sempre con tema “La solidarietà”, il quarto e ultimo appuntamento si svolgerà venerdì 7 agosto, alle ore 19. L’edizione annuale di “#cartadileuca2020”, che si svolgerà dall’11 al 14 agosto, si svolgerà prevalentemente in diretta web (su zoom, sul sito www.cartadileuca.it, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube), per parteciparvi occorre iscriversi online su www.cartadileuca.it. Anche se via web, sarà un incontro internazionale per giovani attraverso il quale poter confrontarsi per parlare di pace, solidarietà, sviluppo sostenibile e pari opportunità, all’incrocio fra Oriente e Occidente.

Migrantes Cerreto-Telese-Sant’Agata de’ Goti: un vademecum informativo sulle procedure per la regolarizzazione

31 Luglio 2020 - Cerreto Sannita - Un vademecum informativo sulle procedure da seguire per la regolarizzazione (sanatoria) da mettere a disposizione delle comunità straniere presenti sul territorio. L’iniziativa è del Tavolo in Cammino promosso nella diocesi di Cerreto Sannita - Telese - Sant’Agata de’Goti alla quale aderiscono vari uffici – tra questo l’ufficio Migrantes - e associazioni diocesane. Il vademecum è in tre lingue - italiano, inglese e francese – contiene una serie di informazioni utili per la compilazione delle domande che vano inoltrate attraverso l'attuale datore di lavoro in forma on-line oppure autonomamente alle Poste Italiane (Sportello Amico) se si è già lavorato prima del 31 ottobre 2019. La scadenza per presentare la domanda, per gli stranieri con scadenza del permesso di soggiorno, è per il prossimo sabato 15 agosto.

R.Iaria