Primo Piano

Cei: da lunedì il Consiglio Permanente

18 Settembre 2020 -
Roma - Da lunedì 21 a mercoledì 23 settembre si svolgerà a Roma, presso Villa Aurelia (Via Leone XIII, 459), la sessione autunnale del Consiglio episcopale permanente. Dopo l’introduzione del cardinale presidente Gualtiero Bassetti, i lavori prevedono la scelta del tema principale dell’Assemblea generale, rinviata a novembre (dal 16 al 19) per l’emergenza sanitaria, e un approfondimento per valorizzare la pubblicazione della terza edizione italiana del Messale Romano. All’ordine del giorno del Consiglio, poi, una riflessione sulla condizione attuale del cattolicesimo italiano, la presentazione sintetica delle relazioni quinquennali delle Commissioni episcopali e due comunicazioni sull’Instrumentum laboris della 49ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani e sul prossimo concorso degli insegnanti di religione cattolica. Il Consiglio si soffermerà, infine, sull’Incontro di riflessione e spiritualità Mediterraneo, frontiera di pace svolto a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020: verranno ripresi i contenuti per un rilancio dell’iniziativa. Il comunicato finale sarà presentato il 24 settembre, nel corso di una conferenza stampa, dal segretario generae, mons. Stefano Russo.

Vangelo Migrante: XXV domenica del Tempo Ordinario (Vangelo 20,1-16)

17 Settembre 2020 - Nel clima di esasperato umanesimo in cui viviamo ‘correggi il tuo fratello’ e ‘perdona al tuo fratello’, sembrano contestare le conquiste più alte dell’uomo: la sua intelligenza e il suo senso di giustizia. Il Vangelo di questa domenica, invece, le conferma. Un padrone (Dio) esce in più ore del giorno, dal mattino sino al tardo pomeriggio, a chiamare operai a lavorare in quel giorno, per la sua vigna e con ciascuno concorda la paga: 1 denaro per i primi, quel che è giusto per gli altri. Giunta la sera i primi assunti vengono pagati per ultimi e, giunto il loro turno, contestano al padrone la sua sperequazione: paga uguale per tutti. Un padrone contromano e illogico. Tuttavia, non gli chiedono di aumentare la loro paga ma si lamentano perché agli altri ha dato tanto quanto a loro. La loro mormorazione non è legata ad un bisogno di denaro, in fondo sanno che la loro è una paga congrua e fedele al patto, bensì ad una passione del cuore che, sotto il pretesto della giustizia e della logica, finisce per dare spazio alla mancanza di rispetto e di fraternità. L’irritante “non posso fare delle mie cose ciò che voglio?” del padrone, serve a spezzare le briglie di una intelligenza e di una giustizia grette e insecchite. La riflessione successiva “o siete invidiosi perché io sono buono?”, serve, invece, a mettere a nudo il loro cuore. Una giustizia vera, sconfina sempre nella comprensione e nell’amore: “Perché ve ne state qui oziosi?”, chiede il padrone ad alcuni, nel tardo pomeriggio. “Perché nessuno ci ha presi a giornata”, gli rispondono. Ha a cuore la loro vita, anche prima del loro lavoro. Giustizia davvero umana è quella che non tutela solo chi ha un contratto di lavoro ma è attenta anche alla sofferenza di chi è senza diritti. Non si tratta di stracciare contratti o premiare fannulloni ma si tratta innanzitutto di non giudicare e di mettere tutti in condizione di vivere. Solo una giustizia ed una intelligenza animate dalla stessa solidarietà che usa Dio sono in grado di mettere tutti gli uomini in condizione di vivere una ‘giornata di lavoro’ (tutta la vita) più umana. Ogni diritto, anche quello umano, e ogni applicazione delle scoperte dell’uomo (il tanto sospirato ‘vaccino’, ad esempio) sciolte da questa passione evangelica, finiranno sempre per escludere qualcuno. Le nostre esigenze e le nostre realizzazioni storiche durano solo se attingono al fermento inesauribile dei criteri del Vangelo. Parola di salvezza che è per tutti.

Gaetano Saracino

Don Malgenisi: domani pomeriggio i funerali

17 Settembre 2020 -
Como - La diocesi di Como ha annunciato, pochi minuti fa, i dettagli circa le esequie di don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso a Como il 15 settembre scorso. “Accogliendo il desiderio della famiglia – si legge nella nota inviata alla stampa –, venerdì 18 settembre, alle 17, nella chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio, la comunità di Regoledo di Cosio (So) si riunirà per l’ultimo saluto a don Roberto. I funerali saranno presieduti dal vescovo monsignor Oscar Cantoni e concelebrati, per comprensibili esigenze di spazio, da un ristrettissimo numero di sacerdoti, designati in rappresentanza del presbiterio diocesano”. All’interno della chiesa e anche nello spazio esterno, precisano dalla diocesi, le norme di prevenzione e contenimento del coronavirus impongono una severa limitazione dei posti e il rispetto del distanziamento. Sarà possibile seguire il rito via streaming sul canale YouTube de “Il Settimanale della diocesi di Como”. La comunità diocesana – continua la nota – si ritroverà “sabato 19 settembre, alle 9.30, in cattedrale, a Como, per la santa messa di suffragio”. Questa mattina la salma di don Roberto Malgesini è stata riconsegnata ai suoi famigliari, ai fratelli Mario, Caterina ed Enrico. Nell’ultimo viaggio verso Regoledo di Cosio, paese valtellinese di cui don Roberto era originario, il feretro si è fermato per un’ultima volta nei pressi della chiesa di San Rocco, accanto alla quale viveva e dove martedì mattina ha trovato la morte, accoltellato da un uomo che conosceva e che spesso aveva aiutato. Don Gianluigi Bollini, parroco della Comunità pastorale Beato Scalabrini e vicario foraneo della città, ha guidato un breve momento di preghiera a cui era presente anche don Antonio Fraquelli. Tanti anche i ragazzi del gruppo di volontari che aiutavano don Roberto nel suo servizio ai poveri e agli ultimi della città, che pure non hanno voluto mancare, per dare un ultimo saluto al loro don.

Ucciso dove morirono i primi cristiani

17 Settembre 2020 - Como  - Martedì, memoria dell’Addolorata che stava insieme ad altre donne ai piedi della Croce, è stato ucciso don Roberto Malgesini. Anche lui stava vicino a tante croci, anche lui c’era, stava in mezzo, condivideva. Il luogo in cui è stato ucciso è vicinissimo al luogo del martirio dei primi cristiani della diocesi di Como, era l’anno 303 d.C. Erano soldati che in nome del Vangelo fuggivano dalla violenza delle armi e per questo raggiunti e uccisi da altri soldati. L’altra mattina sono entrato nella casa di don Roberto e sul tavolo sul quale aveva fatto colazione c’era il breviario che aveva recitato e sopra di questo il libro del cardinale Carlo Maria Martini dal titolo “La pratica del testo biblico” alla pag. 111, al capitolo intitolato "Gesù medico misericordioso" e nella sua camera dove con altri mi sono recato in cerca delle chiavi della macchina c’era una stuoia, luogo di preghiera, con tanti testi di Madre Teresa. Sulla scrivania della camera una grande croce.  Roberto era un prete secondo il Vangelo, capace di grande cura e delicatezza con chiunque. L’immagine del buon pastore che va in cerca, cura, fascia le persone può aiutarci a comprendere don Roberto e a prenderlo come punto di riferimento. Curava e accudiva anche le "pecore cattive", coloro che hanno fatto sbagli grossi e sono finiti in carcere: in questa sua capacità io ho sempre visto la "giustizia superiore" del Vangelo, la follia di voler bene a chi proprio non se lo merita. Nella città di Como, ricca di uomini e donne vere manca ora don Roberto, la sua freschezza evangelica. Roberto lascia orfani anche tanti stranieri che in lui avevano un punto di riferimento di premura e di cura delicata. Siamo in tanti a condividere il suo progetto di umanità ma c’è un operaio in meno, quindi bisogna fare gli straordinari. Sono queste ultime, le parole con cui don Renzo Scapolo ricordava l’uccisione di don Renzo Beretta. P:S non conosco il movente dell’uccisore ma Gesù medico misericordioso pensi con altri anche a lui. (Don Giusto Della Valle – direttore Migrantes Como e Migrantes Lombardia)

«Ho visto dei fratelli»: nei testi della Via Crucis la scelta di vivere la strada di don Roberto Malgenisi

17 Settembre 2020 -

Milano - Una delle caratteristiche più coraggiose, “ostinate” verrebbe voglia di dire, che emerge dalla vita di don Roberto Malgesini, è la capacità di fare silenzio. Quello interiore naturalmente, porta d’ingresso alla preghiera. Ma anche il più banale “tacere” esteriore, che non si perde in recriminazioni e proteste, tanto meno in proclami clamorosi. Di lui non si trovano interviste, dichiarazioni, battaglie verbali. Nessuna reazione polemica neppure dopo essere stato multato, l’anno scorso, per aver portato la colazione ai senza dimora. Il suo vocabolario era la strada, la sua denuncia erano le mani usate per sollevare il bisognoso di tutto, erano gli occhi piantati negli occhi del povero per restituirgli la dignità di persona, di amico, di fratello. Non a caso per trovare anche solo qualcosa di scritto bisogna attraversare i cammini che percorreva lui, fianco a fianco degli ultimi cui aveva scelto di dedicare l’esistenza. Volti, voci raccolti nelle meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo di due anni fa, il 30 marzo 2018. La loro sintesi in un titolo dalla semplicità rivoluzionaria, “Ho visto dei fratelli....”. che poi sarebbero «le persone sole, senza fissa dimora, fragili che abitano la strada». Ma persino qui in verità la firma di don Malgesini la si può solo intuire, perché insieme a lui i testi sono stati preparati dai volontari, soprattutto giovani che lo accompagnavano nella ricerca degli abbandonati cui assicurare una parola, una bevanda calda, una coperta.

Recita la cronaca che la preghiera sulla Via Dolorosa quel Venerdì Santo a causa del maltempo si svolse al chiuso, nella chiesa di Torre Santa Maria e che vi presero parte le sei parrocchie della comunità pastorale della Valmalenco, provincia di Sondrio e diocesi di Como. Eppure a sfogliare i testi ci si trova dentro un mondo dai territori molto più larghi, popolati dalle storie di migranti, di disperati, di uomini e donne derubati di tutto. I protagonisti delle stazioni della Via Crucis sono Roberto e il suo desiderio di poter incontrare di nuovo il figlio di 4 anni, sono il ghanese Zakaria, sono Abraham e la sua canzone che racconta la fuga dalla Nigeria, sono Itohan che è straniera, immigrata, africana ma soprattutto è una ragazza. Perché il segreto sta proprio lì, nel vedere nell’altro non solo un povero e un bisognoso ma una persona. Lo capisce e lo testimonia chi a maggior ragione oggi, malgrado i richiami di luci e lustrini, non si riconosce in una realtà che «esclude, emargina e allontana i sofferenti». Chi crede che la soluzione al disagio sociale sia tornare ad ascoltare con il cuore, che l’unica scelta davvero di giustizia sia «ripartire da chi è ultimo», fosse pure un vicino di casa o chi abita con noi. «Non esiste il benefattore e il bisognoso di aiuto. Esistono solo la fraternità, la cura e l’affetto reciproci», recita la presentazione della Via Crucis. È quella la linea di demarcazione dell’umanità, della condivisione, del Vangelo. «Ho visto emettere una ordinanza per scacciare senza tetto che chiedevano un po’ di attenzioni ai turisti e alla gente ricca che festeggiava Natale e il nuovo anno – si legge poco oltre –. Ma ho visto anche dei fratelli continuare ad aiutare gli scacciati, passando silenziosi oltre le minacce delle autorità o della maggioranza del popolo». Per loro, al termine della preghiera, come piccolo dono e insieme richiesta di impegno, alcuni quadratini di stoffa colorata, «simbolo dell’amore e della misericordia di Dio, infinita, sconfinata, immeritata». Se cuciti insieme quei pezzettini possono formare una coperta. Con cui portare calore, affetto, comprensione a chi ne ha bisogno. Senza dire troppe parole. Anzi magari scegliendo il silenzio. Come don Roberto. (Riccardo Maccioni - Avvenire)

“Migrazioni e appartenenze religiose”: una ricerca che sarà presentata a Roma il 25 settembre

17 Settembre 2020 - Roma - “La religione del migrante: una sfida per la Società e per la Chiesa”. Questo il tema di un incontro che si svolgerà  venerdì 25 settembre al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede. L’evento sarà aperto dai saluti del card. Michael Czerny, Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano integrale; ,mons. Stefano Russo, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana; mons. Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico Generale Università Cattolica del Sacro Cuore, a cui faranno seguito gli interventi istituzionali del Angelo Bagnasco, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee e David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo. Durante il Convegno verrà presentata la ricerca “Migrazioni e appartenenze religiose”, promossa dall’Università Cattolica e realizzata da una équipe multidisciplinare di esperti. “Nonostante la drammatica diffusione, a livello globale, di discriminazioni, persecuzioni e conflitti di origine religiosa, sia i dati ufficiali che la letteratura accademica tendono a sottovalutare il loro ruolo nella genesi delle migrazioni contemporanee”, si legge in una nota. Lo studio “Migrazioni e appartenenze religiose” mira a colmare questo deficit di conoscenze, superando al tempo stesso “la tradizionale ambivalenza con cui l'Europa approccia il fenomeno religioso, in particolare se associato alla migrazione”. Si tratta di una ricca raccolta di analisi speculative e di evidenze empiriche originali, che offre dati e approfondimenti sul ruolo della religione nelle traiettorie dei richiedenti asilo e dei migranti, la geografia religiosa dei paesi d’origine, la spiritualità come fattore di resilienza e adattamento, la trasmissione dei valori religiosi all’interno delle famiglie migranti, il contributo delle organizzazioni religiose e del dialogo interreligioso nel processo d’integrazione e per la coesione sociale, l’educazione religiosa nella scuola pubblica come strumento di rafforzamento della cittadinanza democratica. La presentazione dello studio sarà affidata al direttore scientifico della ricerca, Laura Zanfrini, ordinario di Sociologia delle migrazioni e della convivenza interetnica in Università Cattolica, e a p. Fabio Baggio, Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Seguirà il dibattito avviato dagli interventi del card. Jean-Claude Hollerich, Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea (COMECE); Chiara Cardoletti-Carroll, Rappresentante Regionale UNHCR per il Sud Europa; Laurence Hart, Direttore dell’ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e mons. Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes.  

Morte don Malgenisi: le condoglianze delle Comunità islamiche d’Italia per il “prete degli ultimi”

17 Settembre 2020 - Roma - Anche i musulmani d’Italia esprimono dolore per la morte di don Roberto Malgenisi, accoltellato  da un tunisino affetto però da problemi psichici. “Ci giunge la triste notizia dell’uccisione di Don Roberto Malgesini, parroco di Como, conosciuto come il prete degli ultimi, ucciso per mano di un senzatetto affetto da gravi problemi psichici che lo stesso Don assisteva”, si legge in una nota arrivata al Sir dal presidente dell’Unione delle Comunità islamiche in Italia (Ucoii), Yassine Lafram. “Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze ai suoi cari, a tutta la comunità comasca e agli amici cristiani impegnati verso il prossimo, in un cammino di pace e fratellanza”.

Parole e gesti di speranza

16 Settembre 2020 - Roma - “Occorre tentare di dare un pizzico di speranza ai giovani; pesare le parole sapendo che nulla mi sarà perdonato se dovessi pronunciarne qualcuna che a qualcuno non piace”. La riflessione di don Maurizio Patriciello sulla tragedia di Caivano, pubblicata su Avvenire di ieri, martedì 15 settembre, chiama tutti a quel senso di responsabilità che non deve mai venire meno dinanzi a notizie di cronaca. Willy, Evan, Paola, don Roberto… Troppo odio continua a trovare terreno fertile nel nostro Paese. Potrà essere fermato solo da un impegno congiunto che chiama alla responsabilità di ciascuno. Anche per chi opera nei media, perché sia promotore di una comunicazione pensata e che faccia pensare. Vincenzo Corrado  

Papa Francesco: l’enciclica “Fratelli tutti” sarà diffusa nella festa di San Francesco d’Assisi

16 Settembre 2020 - Città del Vaticano - L’Enciclica “Fratelli tutti” sulla fraternità e l’amicizia sociale sarà diffusa domenica 4 ottobre 2020, Festa di San Francesco d’Assisi. Lo rende noto oggi la sala Stampa della Santa Sede. Sabato, 3 ottobre, l’enciclica, terza del pontificato di Papa Francesco – sarà firmata ad Assisi dove il Papa si recherà in visita e dove celebrerà la liturgia eucaristica. (R.I.)    

Papa Francesco ricorda don Roberto Malgesini, ucciso ieri a Como

16 Settembre 2020 - Città del vaticano – “Desidero ricordare in questo momento don Roberto Malgesini, il sacerdote della diocesi di Como che ieri mattina è stato ucciso da una persona bisognosa che lui stesso aiutava, una persona malata di testa”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco al termine dell’Udienza generale ricordando al figura del sacerdote ucciso ieri mentre si apprestava a portare la colazione ai più bisognosi della città. “Mi unisco al dolore e alla preghiera dei suoi familiari e della comunità comasca e – ha aggiunto il papa - come ha detto il suo Vescovo, rendo lode a Dio per la testimonianza, cioè per il martirio, di questo testimone della carità verso i più poveri”. E poi l’invito ad un momento di preghiera “in silenzio” per don Roberto Malgesini e per “tutti i preti, suore, laici, laiche che lavorano con le persone bisognose e scartate dalla società”.