Primo Piano

Festival della migrazione: “Abbiamo dato voce al paese reale”

27 Novembre 2022 - Modena - “Siamo stati noi in una ‘bolla’ in questi giorni o è la politica che è in una ‘bolla’, rinserrata in sé stessa e lontana dal Paese reale? Abbiamo dato voce ai nuovi italiani, troppe volte non ancora cittadini, con le loro storie e testimonianze, e abbiamo ribadito con forza, con voci autorevoli, che l’accoglienza e l’inclusione rappresentano un vantaggio per tutti. E che quello della migrazione non è un tema di destra o di sinistra, ma di umanità”. Edoardo Patriarca fa il punto al termine della settima edizione del Festival della Migrazione che in Emilia (tra Modena, Ferrara e Carpi) ha proposto 16 sessioni seguite anche a distanza attraverso la rete, una mostra interattiva ‘In fuga dalla Siria’ visitata da oltre duemila tra studenti e gruppi, incontri nelle scuole superiori del territorio. Un modo per confrontarsi in profondità e andare oltre i pregiudizi e gli stereotipi, di ascoltare soprattutto i più giovani, gli italiani senza cittadinanza, che interpellano con forza la politica e la società. Protagonisti soggetti e rappresentanti di realtà differenti: vescovi e giornalisti, seconde generazioni e professori universitari, creativi e rappresentanti di soggetti impegnati in prima linea, fino a comunità di vari paesi del globo. Tra gli interventi - nei vari appuntamenti tra Modena, Carpi e Ferrara – l’arcivescovo di Modena Notantola e Vescovo di Carpi, mons. Erio Castellucci, vice presidente della Cei, l’arcivescovo di Ferrara Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes e il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. Conclude Patriarca, Portavoce del Festival: “Abbiamo fatto politica riproponendo la nostra agenda su cui chiediamo un confronto alle forze parlamentari, e dando spazio alla realtà. I giovani ci hanno chiesto una ecologia delle parole: inclusione piuttosto che integrazione, lavoratori e lavoratrici e non ‘forza lavoro’, irregolari e non clandestini, mobilità umana piuttosto che migrazioni, nuove generazioni italiane e non solo seconde generazioni, non ‘carico residuale’ ma persone che vanno curate e assistite. L’agenda che abbiamo redatto ormai da qualche tempo è a disposizione di tutti, per confrontarci e cercare soluzioni e non slogan”. Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello, Soliera e Nonantola, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King. (R.I.)

  Roma, 27 novembre 2022

Festival della migrazione, mons. Castellucci: “Le persone in pericolo di vita non vanno respinte”

26 Novembre 2022 -

Modena - “Le persone che sono in pericolo di vita non vanno respinte, si tratta di valori che riguardano l’umano. La fraternità, anche per i non cristiani, deve diventare un nuovo stile nei rapporti interpersonali”. Lo ha detto mons. Erio Castellucci, vice presidente della Cei, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, intervenendo al Festival della Migrazione che si è chiuso oggi a Modena aggiungendo che "esiste un intreccio oggettivo tra le varie crisi: la crisi economica influisce su migrazioni, così come quella ambientale, quella bellica sull’economia… e così via. Dobbiamo affrontare questo intreccio con un altro intreccio, che si chiama fraternità, oppure non ne usciamo. Mentre libertà ed eguaglianza sono codificate, la fraternità sembra solo affidata al buon cuore. Non è così: oggi tanti, anche non credenti, invocano una fraternità che abbia una valenza di tipo pratico”. Per mons. Castellucci il  concetto di fratello e sorella è "molto laico e indica un legame forte e tra pari, che spesso si trasferisce anche ai popoli. Ci sono regole umanitarie già dall’Antico Testamento, ma ci sono muri che sempre si ripetono e vanno sempre superati. Oggi è sempre più chiaro che o si va sulla via della fraternità o si va sulla strada di Caino, del sangue tra fratelli. Non ci sono molte alternative”. Parlando delle parole del Papa sulla pace, il presule ha concluso: “La pace è frutto della giustizia, ma c’è una pace che Gesù non ha portato, che è quella causata dall’indifferenza: è la pace di chi dice di lasciarlo in pace, di chi pratica l’ingiustizia. Non si può avvallare ogni comportamento per tenere la pace. L’idea del Papa è di provare a fermare questa catena di guerra e vendetta, per evitare una finta pace e la Chiesa vuole educare alla vera pace, alla giustizia, alla fraternità, alla gratuità”.

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, ha aggiunto: “Il mondo ci viene in casa e non capiamo il motivo perché non lo guardiamo più. Cosa è il confine? In Ucraina viene attraversato in armi, nel Mediterraneo si arriva a voler trasformare l’acqua del mare in un muro. Nella guerra come nel respingimento, solidifichiamo nella mente l’idea che si sta bene per conto nostro che è stridente in un mondo che si fa sempre più integrato. Papa Francesco ci racconta, insieme a tanti altri, che un mondo diverso è possibile”. Tarquinio ha concluso: “Vi è una tragedia immensa in quello che è diventato il cimitero liquido più grande del mondo e gli umanitari, le Ong, salvano vite tra il 10 e il 15% di chi arriva: lo dico chiaramente, non ci sono prove che gli operatori umanitari siano, per dirla con una espressione davvero infelice, tassisti del mare”.

Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello, Soliera e Nonantola, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King.

Card. Zuppi: “alzare muri o allargarli vuol dire non guardare al futuro”

26 Novembre 2022 -
Bergamo - “Chi scappa dalla guerra, chi scappa da quella guerra che è la fame e la povertà, che è la negazione della propria dignità, avrebbe preferito restare e non partire. Dal momento che è partito, è necessario aiutarlo”. Così il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha spiegato il senso dello slogan “Liberi di partire, liberi di restare”, con cui la Chiesa italiana affronta e propone di affrontare il tema delle migrazioni. Intervenendo alla giornata di studi con il titolo “Dialogo sui diritti umani. La tutela della libertà individuale e il contrasto alle nuove schiavitù”, svoltasi ieri all’Università di Bergamo, Zuppi ha ricordato che nella Bologna dell’anno Mille avvenne un’azione che unì umanesimo e utilitarismo, dando la cittadinanza a più di 5.000 persone altrimenti rimaste nel “limbo” della non-appartenenza e in balia degli sfruttatori. Con la cittadinanza si diede loro la possibilità di inserirsi nell’attività lavorativa: questo fece la fortuna di Bologna e siglò il “liber padadisus”. “Alzare muri di qualche metro, allargare muri di qualche metro, assieme alla vergognosa inconsistenza della cooperazione economica a favore di alcuni Paese”, ha denunciato il card. Zuppi, “vuol dire non guardare al futuro”.

Festival della migrazione: mons. Castellucci sulle parole di papa Francesco

25 Novembre 2022 -

Modena - Domani, sabato 26 novembre si conclude l’edizione 2022 del Festival della migrazione. Incontri ed eventi si susseguiranno nell’arco dell’intera giornata in due luoghi simbolo della città di Modena.

Si parte alle 9.30 presso Palazzo Europa con ‘Le parole di Francesco, le parole dell’accoglienza’ introdotto da Teresa Marzocchi, membro del comitato scientifico del Festival. Gli interventi sono affidati a Mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, e a Marco Tarquinio, direttore di Avvenire. Alle 11 in programma ‘Per una pastorale Migrantes’, le testimonianze di Pastorale Migrantes, a cura di Migrantes regionale Emilia Romagna e della Migrante Interdiocesana Carpi e Modena, moderate da Mons. Juan Andrés Caniato, direttore Migrantes Diocesana Bologna. Nel pomeriggio, sempre a Palazzo Europa alle 14.30 l’incontro ‘Come migrare responsabilmente?’ a cura di Tefa Colombia e Migrantes Interdiocesana Carpi e Modena introdotto da Irma Romero, portavoce di Tefa Colombia, e moderato dall’attivista Rossella Giulia Caci. Ad intervenire saranno Carlos Alfredo Carretero Socha, console generale della Colombia, e Nelson Francisco Carela Luna, console generale della Repubblica Dominicana. A portare la propria testimonianza, inoltre, sarà Natalia Valeeva, campionessa olimpica moldava naturalizzata italiana.

Gli ultimi due appuntamenti del Festival saranno presso il San Carlo. Alle 17 sul palcoscenico del teatro l’incontro ‘Dialoghiamo’, mediato da due speaker di Radio FSC-Unimore, che si occuperà anche della chiusura. Ad intervenire durante il salotto saranno l’imprenditrice Angela Haisha Adamou, l’avvocato ed ex vicepresidente nazionale dei giovani musulmani d’Italia Abdelhakim Bouchraa e, infine, la mediatrice culturale Olena Kim.

Chiude il Festival alle ore 18 ‘Per alzata di mano’, un’intervista dove sarà il pubblico a diventare il protagonista. Ospite il fumettista e graphic journalist Takoua Ben Mohamed.

L’ultima giornata di Festival è l’occasione per conoscere una cultura diversa da quella italiana anche attraverso il cibo. Sabato 26 novembre alle 12.30 ci sarà il ‘Pranzo dei popoli’ presso l’Osteria del tempo perso, Polisportiva Modena Est in Viale dell’Indipendenza.

Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello, Soliera e Nonantola, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King.

Ucraini in Italia: domani preghiera per le vittime della guerra

25 Novembre 2022 - Roma - Domani nella Basilica di Santa Sofia celebrazione per ricordare gli ucraini che hanno perso la vita a causa della guerra con la Russia. Presiederà la  celebrazione il card. Leonardo Sandri, Prefetto Emerito del Dicastero per le Chiese  Orientali. Concelebrerà il card. Czerny Prefetto per Dicastero del sviluppo umano e integrale. All'incontro è prevista la  partecipazione di ambasciatori ucraini presso la Repubblica Italiana se la Santa Sede. Al termine l'accensione di una candela in memoria dei morti che resterà nella Basilica, luogo di incontro e di preghiera per gli ucraini che vivono a Roma.

Festival della migrazione: la cittadinanza negata a chi ‘non ha altro Paese se non l’Italia”

25 Novembre 2022 -

Modena - “Non siamo braccia, siamo persone. Non ho altro Paese se non l’Italia, non ho altra casa se non l’Italia. Vorrei dire alle persone che sono discriminate nei posti di lavoro, a scuola, ovunque che non sono sbagliati, che sbaglia chi li attacca. Chi nasce in Italia è italiano. Noi italiani senza cittadinanza potremmo essere un valore aggiunto per questo Paese e invece veniamo visti come un problema”. Quasi un manifesto le parole di Omar Neffati, portavoce di ‘Italiani senza cittadinanza’ intervenuto al Festival della Migrazione. E la cittadinanza è stata al centro delle iniziative della kermesse emiliana.

“Questi sono temi che non hanno colore politico e non devono essere strumentalizzati – suggerisce Alessandra Camporota, Prefetto di Modena all’apertura dei lavori -. Il nostro è un territorio di accoglienza. L’asilo è un diritto, così come la cittadinanza va riformulata, la nostra società si è rinnovata. Questi temi mi sono cari nella vita professionale e mi hanno vista impegnata anche a livello personale”. Tra gli altri interventi anche quelli del Sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli (“La comunità esiste solo se ci stiamo tutti, dobbiamo riconoscerla e ricostruirla. Il festival è un’occasione importante per trovare risposte a un argomento serio, e non dobbiamo nemmeno dimenticare la nostra storia e il nostro presente di migranti. Cittadinanza significa diritti ma soprattutto doveri”) e Paolo Cavicchioli, Presidente della Fondazione di Modena che ha ricordato i progetti di accoglienza degli ucraini, che hanno visto le fondazioni di origine bancaria in prima fila. Francesca Maletti, consigliera regionale, è intervenuta delegata dal Presidente Bonaccini: “Il mondo sta cambiando, abbiamo una guerra in Europa, è cambiato il Governo. Occorrono scelte di comunità, ma la comunità è pronta per accogliere? E’ necessario discutere e parlare di questi temi per sensibilizzare tutti”.

“Studiare, informare, formare – i tre verbi sono di mons. Pierpaolo Felicolo, direttore di Fondazione Migrantes – questa è l’essenza del Festival. La cittadinanza è un passaggio fondamentale: non fermiamoci alla tolleranza, ma puntiamo su convivenza e arricchimento, su una convivialità delle differenze in cui le seconde generazioni sono chiamate ad avere ruolo di protagoniste”.

Il finale è per Hasti Naddafi, studentessa e mediatrice di origini iraniane: “C’è una gerarchizzazione delle persone con background migratorio. Se sei iraniana o meglio persiana va bene, se sei italiana di origine marocchina va male. Mi sono resa conto di essere una privilegiata non solo perché sono riuscita a ottenere la cittadinanza, ma anche per la mia origine. In generale c’è una mancanza di tutela per le seconde generazioni”.

Il Festival della Migrazione è promosso da Fondazione Migrantes, da Porta Aperta come capofila di una cinquantina di organizzazioni, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e il Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Acri, comuni di Modena, Carpi, Spilamberto, Fiorano, Formigine, Maranello, Soliera e Nonantola, inoltre del patrocinio di Università di Ferrara, Università di Camerino, Università di Perugia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Università per gli Stranieri di Siena, gode inoltre del sostegno di Fondazione di Modena, Csv Terre Estensi e di Fondazione Collegio San Carlo e del contributo di Bper Banca, Coop Alleanza 3.0, Menù e Neon King.

Connessioni e profezia

24 Novembre 2022 - Roma - Il punto focale è il contesto. È questo a interpellare la nostra azione. Che il digitale sia un ambiente in cui abitiamo quotidianamente è un dato ormai acquisito! Che al digitale vengano affidati anche la memoria e i ricordi è anche questo un fatto assodato! Ma… qual è la domanda che emerge? Qual è lo scatto in più che dobbiamo fare, tutti insieme? Sono alcuni interrogativi che registriamo come input a crescere nella formazione e nella progettualità, per non cedere alle logiche del marketing e non rinunciare al nostro impegno primario: portare il Vangelo, annunciarlo, viverlo con gioia nella società mediatizzata. È l’inculturazione del Vangelo nell’oggi mediatico. È lo sfondo che accompagnerà le riflessioni del nostro convegno “Utente e password. Connessioni e profezia” (Roma, 24-26 novembre).  

Vincenzo Corrado

Vangelo Migrantes: 1 domenica di Avvento

25 Novembre 2022 -
Inizia un nuovo anno liturgico, tramite il tempo forte dell’Avvento siamo invitati a rivolgere la nostra attenzione verso le ultime realtà, riflettere intorno al destino della creazione e della vita di ciascuno di noi. Lo scopo di un’esistenza, può essere meglio compreso, solo nel momento in cui si ha presente il fine verso cui siamo incamminati. Vi è un potenziale rischio: avere lo sguardo basso, immerso nel vivere quotidiano, senza rendersi conto di quale sia il traguardo della vita. Qualcun altro invece, può essere ben consapevole che il nostro essere creature ha un termine, però non vuole pensarci, quasi a esorcizzare il momento. Il tempo dell’Avvento, soprattutto nella prima parte, ci dona delle indicazioni molto preziose, aiutandoci a comprendere che la nostra esistenza acquista sapore se consapevole di ciò che accadrà: è in base al fine che si prendono le misure del vivere. Questo tempo, che non va ridotto a una mera preparazione al Natale, ci insegna che la vita umana non ha una fine, bensì un fine, uno scopo: il mio incontro con Cristo luce del mondo. La corona d’avvento mi ricorda proprio questo aspetto, l’esistenza umana non va verso la morte intesa come oscurità, annullamento, ma verso la luce che è Cristo. Il fine si caratterizza come un ad-ventus: un appuntamento tra l’uomo e Gesù, infatti, mentre noi camminiamo incontro a Cristo, Lui a sua volta procede verso di noi. “E vide che era cosa buona e giusta” ci ricorda il libro della Genesi, e se così è, anch’io come creatura possiedo un senso che nasce dal Cristo che mi attende, mi salverà, mi condurrà con Lui. Andare incontro al “fine” non significa che stiamo camminando verso un futuro che accadrà, quest’ultimo non è scritto da nessuna parte, non siamo dei destinati, il Vangelo piuttosto desidera che ciascuno di noi si mobiliti su cosa fare, perché possiamo giungere ben preparati all’incontro con il Signore. Il tema predominante del Vangelo di oggi e dell’Avvento è il vegliare: la religione non è un oppio, non è una realtà in grado di chiuderti gli occhi e anestetizzarti dalla concretezza della vita, al contrario sostenendo che l’esistenza è un cammino, ti chiede di darle uno scopo: se sei ben conscio di dove stai andando, non perder tempo con il distrarti guardando il paesaggio. Vegliare: c’è un oltre che attendo, c’è un di più imparagonabile rispetto alle bellezze che nell’immediato l’occhio può osservare. Vegliare: la mia vita non trova il suo senso profondo, la motivazione del cammino in quello che è mortale come me, ma il fine è in Lui che mi sta venendo incontro, è l’eternità che viene per avvolgermi e farmi divenire luce. Stai attento a non inciampare. Il giorno dell’incontro non ci è dato saperlo perché ciascuno di noi non si culli sul tempo mancante o non entri nel panico quando esso si avvicina, vivi bene: ogni giorno può essere il giorno, tieni sempre aperti gli occhi. La tua fede assume sapore non in base al ruolo o alla classe sociale che hai acquistato su questa terra o sulle categorie umane che determinano il realizzarsi. Due persone possono svolgere il medesimo lavoro, avere lo stesso modello di vita, si determina però una differenza: vi è chi ama e chi invece “prende”, chi lavora per edificare il bene comune e chi invece si impadronisce delle cose, procurando sofferenza per il prossimo. Uno sarà preso e l’altro no, chi era consapevole del “fine” è accolto nell’eternità sperata, chi credeva di trovare senso nelle cose del mondo si dissolverà con esse. (Luca De Santis)

In Rete “Mamma Roma”: domani la presentazione del progetto di accoglienza per gli ucraini

25 Novembre 2022 - Roma - Domani, 25 novembre, a Roma,  presso la sede dell’OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni), si terrà la Conferenza di presentazione del progetto “In-rete (мама Рим – Mamma Roma)” inerente gli interventi di presa in carico integrata e inclusione sociale a favore della popolazione ucraina. Il progetto nasce in risposta all’Avviso Pubblico “Realizzazione di interventi e reti per la presa in carico e l’inclusione socio-lavorativa della popolazione ucraina sul territorio della Regione Lazio” per orientare, sostenere e accompagnare le profughe provenienti dall’Ucraina nel loro inserimento socio-lavorativo in Italia. Il progetto si rivolge a 40 profughe ucraine con figli e residenti a Roma e che intendono restare nel nostro paese per almeno 12 mesi. “In-rete (мама Рим – Mamma Roma)” prevede attività formative di orientamento e accompagnamento integrate e multilivello per ogni destinataria del progetto. Tutte le attività per ogni singola destinataria verrà definita all’interno del Progetto Individualizzato Specifico (PIS) tenendo conto dei bisogni della donna e dei suoi figli.

Mons. Baturi: i corridoi umanitari “dimostrano che è possibile trovare metodi di accoglienza legali”

24 Novembre 2022 -
Roma - “I corridoi umanitari lanciano un messaggio che è possibile trovare metodi di accoglienza legali e in sicurezza. Non è possibile che chi fugge o chi ha bisogno di una vita dignitosa, venga affidato a mani delinquenti e criminali, a mani che sfruttano la sofferenza dell’uomo per interessi economici. Il fenomeno è globale, globale deve essere anche la sua gestione”.  Lo dice al Sir mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, mentre questa mattina a Fiumicino sta aspettando l’arrivo con un volo proveniente da Islamabad, di 152 profughi afghani (di cui 68 sono bambini). Un’iniziativa realizzata grazie ai corridoi umanitari promossi da Conferenza episcopale italiana, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese, Arci, Iom, Inmp e Unhcr d’intesa con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. “Il corridoio è quello spazio che unisce le stanze, che permette alle persone di incontrarsi. Benvenuti!”, ha detto mons. Baturi salutando i profughi. “Siamo tutti coinvolti quando un uomo soffre e quando un uomo spera in una vita migliore. Grazie perché siete qui, noi ci siamo”. Poi al Sir, ha commentato: “Non possiamo non interessarci di un’umanità sofferente. I corridoi umanitari sono un canale di sicurezza, coinvolgono le istituzioni di governo e si realizzano in sinergia con tante realtà dalla Cei alla Caritas, alle diocesi, alla Comunità di Sant’Egidio, all’Arci e altre realtà”. I cittadini afghani, rifugiati in Pakistan dall’agosto 2021, verranno accolti in diverse regioni e avviati subito verso l’integrazione, a partire dall’apprendimento della lingua e dall’inserimento lavorativo, grazie a questo progetto totalmente a carico degli organismi proponenti e sostenuto dalla generosità e dall’impegno di tanti cittadini italiani, che hanno offerto le loro case per ospitare, ma anche comunità religiose, Ong e diversi soggetti ecclesiali e civili. Tutta questa azione dimostra – fa notare il segretario generale della Cei – che “l’Italia è pronta ad accogliere. Abbiamo segnali confortanti che ci dicono che le Chiese sono pronte ad accogliere, sviluppano un’azione non soltanto di accoglienza ma anche di integrazione, dando la possibilità di inserirsi attraverso per esempio l’insegnamento della lingua italiana, indicando strade di inserimento nel mondo del lavoro e scolastico. Le percezioni che abbiamo sono positive: c’è una grande voglia e un grande desiderio di accoglienza e promozione”. Mons. Baturi ripete quanto più volte segnalato anche da Papa Francesco: “è necessario che sia un’azione sinergica, da portare a livello europeo. Però ciascuno faccia la propria parte. Non è possibile non fare dei passi in attesa che lo facciano gli altri. Facciamoli tutti. Il nostro rapporto con l’Europa deve essere di dialogo, perché un’azione accogliente non può che essere un’azione di tutti”.