Tag: Spettacolo Viaggiante

Enc: il ringraziamento alla Migrantes per l’attenzione dimostrata nei mesi del lockdown

24 Giugno 2020 -
Roma - Si è svolta questa mattina a Roma l’assemblea dell’Ente Nazionale Circhi, presieduta da Antonio Buccioni. Erano presenti numerosi proprietari e direttori dei vari Circhi che operano sul territorio nazionale. Dopo l’approvazione del bilancio e la discussione di altre questioni all’ordine del giorno, Buccioni ha ringraziato la Fondazione Migrantes per l’attenzione e l’impegno dimostrati, nei mesi del lockdown da Covid-19, nei confronti delle tante famiglie circensi che si sono trovate in gravi difficoltà, sia in Italia che all’estero. A sua volta don Mirko Dalla Torre, in rappresentanza della Fondazione  Migrantes, ha ringraziato i presenti per l’accoglienza a nome anche del direttore generale, don Giovanni De Robertis, ribadendo che la Chiesa continuerà anche in futuro ad essere a fianco dello Spettacolo Viaggiante.
Nella seconda parte dell’incontro sono intervenuti rappresentati politici e dell'ufficio per lo Spettacolo Viaggiante del Ministero dei beni culturali. Al Ministero è stato chiesto di avere più attenzione verso il settore circense, non solo nei riguardi della difficile condizione economica in cui versano i Circhi italiani, per la quale il ministero si sta già impegnando, ma soprattutto tenendo presente l’assoluta necessità di arrivare quanto prima alla ripartenza degli spettacoli.

Circo Orfei: iniziano gli spettacoli. Il ringraziamento a Migrantes e alle associazioni che li hanno sostenuti in questo tempo di pandemia

18 Giugno 2020 - Caltanissetta – Spettacoli gratuiti per quanti si sono prodigati per aiutare e stare vicino al circo Orfei, fermo a causa delle normative dovute all’epidemia da Covid19 a Caltanissetta: Da stasera inizieranno – fino al 22 giugno - gli spettacoli del circo e coloro che ogni giorno chiedevano ai circensi se avevano bisogno di qualcosa e si prodigavano per aiutarli avranno un posto riservato e gratuito. Tra queste gli operatori Migrantes, Caritas, Protezione Civile, Cri, Coldiretti e tante persone della parrocchia dedicata a San Luca guidati dal parroco, don Alfonso Cammarata, assistente spirituale dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Caltanissetta diretto da Donatella d’Anna. “Finalmente ricominciamo a lavorare. E' stata - dice il responsabile del circo Marcello Marchetti - per tutti noi una esperienza terribile, che fortunatamente è stata attenuata dall'assistenza che ci è stata assicurata da quasi tutti i nisseni e da alcune associazioni”.

R.I.

Migrantes Caltanissetta: messa e pranzo con gli artisti del Circo

15 Giugno 2020 - Caltanissetta - “Il Signore ha posto la sua tenda in mezzo a noi, e noi siamo entrati e abbiamo condiviso il cibo come fratelli. In questo giorno in cui celebriamo la festa del corpus domini ci auguriamo che Gesù entrando nei nostri cuori trovi la stessa accoglienza che i nostri amici del circo hanno riservato a noi”. Così si legge in un post della Migrantes di Caltanissetta che ieri ha promosso una liturgia eucaristica con i circensi del Circo Sandra Orfei,  fermo da qualche mese nella città siciliana a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria. Dopo la celebrazione il pranzo sotto il tendone del circo che da 18 giugno inizierà i suoi spettacolo proprio dalla città siciliana con due spettacoli al giorno fino al 22 giugno: alle ore 19.00 e alle ore 21.15 nel rispetto delle misure anti-Covid19 come obbligo della mascherina, la distanza interpersonale, igienizzanti e distanza dei posti assegnati. “Varcare la soglia dello chapiteau e sedersi a tavola con la famiglia del circo – dice la direttrice dell’Ufficio Migrantes, Donatella d’Anna - è una esperienza indimenticabile. Sono felice e onorata. Grazie veramente di cuore a tutti gli amici del circo Sandra Orfei”. Nei giorni scorsi la direzione del circo ha voluto ringraziare coloro chi in questo periodo sono stati loro vicini. Tra questi l’ufficio Migrantes della diocesi di Caltanissetta guidato da Donatella d’Anna, il vescovo Mons. Mario Russotto e p. Alfonso Cammarata, assistente spirituale Migrantes.

Raffaele Iaria

Enc: il 24 giugno assemblea e convention sul circo

12 Giugno 2020 - Roma - L'Assemblea generale dell'Ente Nazionale Circhi, già programmata per il 18 marzo, si svolgerà, dopo il rinvio a causa dell'epidemia sanitaria, mercoledì 24 giugno  presso la sede dell’Agis-Anec nazionale a Roma. La novità che si aggiunge è che - spiega il sito dell'Enc - con inizio alle ore 12, si terrà la Convention sullo stato del Circo italiano, dall’impatto della pandemia fino alle prospettive che riguardano il presente ed il futuro della Categoria e dell’Associazione.

Circo Orfei: ripartano da Caltanissetta gli spettacoli dopo Covid-19

8 Giugno 2020 -

Caltanissetta – Riparte da Caltanissetta l’attività del Circo Sandra Orfei  fermo da qualche mese nella città siciliana a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria (https://www.migrantesonline.it/2020/03/19/solidarieta-verso-i-circensi-bloccati-in-citta/). Dal 18 al 22 giugno sono previsti giorni due spettacoli al giorno: alle ore 19.00 e alle ore 21.15 nel rispetto delle misure anti-Covid19 come obbligo della mascherina, la distanza interpersonale, igienizzanti e distanza dei posti assegnati. La direzione del circo ha voluto ringraziare coloro che in questo periodo sono stati loro vicini. Tra questi l’ufficio Migrantes della diocesi di Caltanissetta guidato da Donatella d’Anna, il vescovo Mons. Mario Russotto e p. Alfonso Cammarata, assistente spirituale Migrantes.

 

Il paese si mobilita e il circo è in salvo

1 Giugno 2020 - Favara - A guardarli sembrano gattoni un po’ cresciuti. Ma Leo, Raul e Piccola sono tre splendidi esemplari di felini che, a causa dell’emergenza derivante dal contagio per Covid-19, rischiavano di morire di fame. Il loro circo si trova ancora bloccato a Favara, in provincia di Agrigento, separato dal resto della carovana, ferma a Caltanissetta per le restrizioni agli spostamenti che l’ha tenuta bloccata per quasi due mesi. Tania e Roberto, i responsabili del circo, sono riusciti a nutrire non solo i felini ma anche dromedari, cammelli, bisonti americani, cavalli e ippopotami in tempi di incassi azzerati grazie alla solidarietà dei favaresi. A lanciare l’appello era stata la sindaca Anna Alba che si era rivolta a macellai, supermercati e agricoltori per aiutare il circo a sfamare gli animali. La risposta della comunità ha coinvolto anche i centri limitrofi, con la preparazione quotidiana di pacchi con resti di lavorazione delle carni. La Coldiretti ha consegnato balle di fieno, verdure, ortaggi e frutta in eccesso. Così per tutti gli animali del circo, e per i circensi sollevati dall’angoscia per l’accudimento, a Favara la quarantena ha avuto un sapore diverso: quello dell’umanità emersa nei confronti di chi, in un momento di difficoltà e privo dei mezzi necessari per sopravvivere, ha trovato nel prossimo un aiuto concreto e immediato. (Marilisa Della Monica)  

Migrantes Carpi: messa per gli operatori dello spettacolo viaggiante con mons. Castellucci

25 Maggio 2020 - Carpi - Sabato 23 maggio 2020, alle ore 11.00 si è celebrata in Cattedrale la Santa Messa insieme alle famiglie dello Spettacolo Viaggiante. E’ stato un momento di festa frutto di un percorso che da anni vede impegnati insieme le famiglie delle giostre, la diocesi e diversi operatori pastorali della Migrantes Diocesana di Carpi, in collaborazione anche con i referenti Migrantes della diocesi di Adria-Rovigo, in una pastorale rivolta alle famiglie delle giostre mobili, che altrimenti, per la natura stessa del loro lavoro, non potrebbero accedere, in particolare, alla formazione per i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. E che ha portato negli anni anche alla promozione a livello nazionale di iniziative specifiche per queste famiglie riguardo alla scolarizzazione dei giovani, tema ugualmente problematico anche in questo caso a motivo degli spostamenti per ragioni lavorative. Quest’anno, in cui a causa del coronavirus il Luna Park non può essere aperto, come invece accade ogni anno in occasione della Festa del Patrono, ancora di più la Migrantes ha sentito il desiderio di farsi prossima e compagna di viaggio delle Famiglie del Luna Park, tra le più provate in questa situazione. E in attesa di celebrare il prossimo anno nuovamente sotto la volta insolita, come da tradizione, dell’Autoscontro, è stato molto bello poter vivere la Messa nella nostra Cattedrale, appena riaperta dopo il lockdown. Le famiglie presenti a Carpi hanno prontamente accolto l’invito loro rivolto e così anche il Vescovo Erio Castellucci che nella sua omelia ha ricordato come, nel Vangelo del giorno, Gesù ci invita a impostare la preghiera né come clienti, né come schiavi, ma come figli verso il Padre e a mantenere lo stile di figli anche tra di noi, perche’ se siamo figli del Padre, siamo fratelli tra di noi. E, rivolgendosi alle famiglie dello Spettacolo Viaggiante, ha sottolineato come il Luna Park sia un’immagine della nostra vita, in cui siamo chiamati sia a collaborare insieme nella fatica sia a gioire insieme e la sua presenza nella nostra città e nella nostra società è un sostegno alla nostra gioia, dà un contributo sociale alla felicità. E ha invitato a chiedere al Padre di ritornare alla normalità, una normalità guadagnata e quindi che per questo sarà ancora più gioiosa di prima. Stefano Artioli, responsabile della segreteria del Sindaco di Carpi, ha portato il saluto del Sindaco e dell’Amministrazione comunale, sottolineando come dietro il momento della festa ci sia l’impegno e il lavoro delle tante famiglie dello Spettacolo Viaggiante. E il signor Eros Degli Innocenti, della storica famiglia delle giostre e Presidente provinciale dell’Associazione Spettacoli Viaggianti, ha letto al termine la Preghiera del Fierante, dedicata alle persone del mondo del Luna Park. Nel pomeriggio, poi, il Vescovo ha visitato presso di loro le famiglie del Luna Park con un momento di preghiera e benedizione finale. E ha accolto molto volentieri l’invito che fin da adesso le famiglie gli hanno rivolto per il prossimo anno, dopo la Messa, come ormai da tradizione, a sperimentare la gioia di provare le varie giostre, che siamo fiduciosi, allieteranno nuovamente la nostra città.   Migrantes Diocesana Carpi

Migrantes Carpi: Messa per le famiglie del Luna Park con mons. Castellucci

22 Maggio 2020 -
Carpi - Sabato 23 maggio, alle ore 11, in Cattedrale a Carpi, mons.  Erio Castellucci, Amministratore apostolico, celebrerà la Santa Messa per le famiglie e gli operatori dello spettacolo viaggiante.
Sarà un momento di festa, frutto di un percorso che da anni vede impegnati insieme le famiglie delle giostre, la Diocesi e diversi operatori pastorali della Migrantes Diocesana Carpi. Quest’anno, in cui a causa del coronavirus il Luna Park - si legge in una nota - non può essere aperto in occasione della Festa del Patrono, a maggior ragione è "importante farsi prossimi e compagni di viaggio delle famiglie del Luna Park, tra le più provate dalle conseguenze economiche della pandemia", spiega una nota. Per questo motivo, in attesa di tornare, il prossimo anno, nuovamente sotto la volta dell’Autoscontro, sarà la  Cattedrale – dove sono appena riprese le Messe alla presenza del popolo dopo il lockdown – ad accogliere la celebrazione eucaristica.

Migrantes Catania: emergenza sanitaria e mobilità umana

18 Maggio 2020 -

Catania - L’Ufficio diocesano Migrante della diocesi di Catania in questo tempo così difficile di emergenza del Covid-19, sta svolgendo il compito di coordinamento con la Caritas diocesana e con  le varie associazioni di assistenza, nonché di sostegno alle persone migranti particolarmente delle comunità mauriziana e srilankese.

Molti immigrati  regolari e non  perdendo il lavoro si sono ritrovati, in questi due mesi di emergenza nell’emergenza, senza alcun mezzo di sussistenza, pertanto  la loro richiesta è stata specificamente la fornitura di prodotti alimentari e di necessità. Anche qualche famiglia circense e  lunaparkista, del territorio catanese ha avuto qualche difficoltà.

In questo tempo di pandemia  si sono aggravate ancora di più le condizioni dei rom in molte città italiane, come anche a Catania. La Migrantes diocesana è molto vicina alle esigenze di queste persone con la visita mensile ai loro campi attraverso atti di solidarietà ed evangelizzazione.  Ai bambini ed ai ragazzi rom che frequentavano la scuola, abitanti nei due campi più grandi ubicati alla periferia della città, viene garantito il supporto scolastico attraverso un operatore del Comune che porta loro i compiti assegnati dagli insegnanti, in collaborazione con l’Ufficio Migrantes che fornisce i quaderni e altro materiale didattico che ogni anno provvede a raccogliere. (G. Cannizzo - Direttore Migrantes diocesi Catania)

I dimenticati della pandemia

14 Maggio 2020 - Roma - Fino a tre mesi fa l’emergenza erano — impropriamente — considerati loro. Gli immigrati. Quando poi un’emergenza vera è piombata a sconvolgere le vite tranquille di molti di noi, loro non sono stati semplicemente retrocessi, ma scomparsi. Parliamo dei migranti, i trasparenti, i dimenticati, le vittime anonime della pandemia. «Mai l’immagine dello scarto così spesso evocata da Papa Francesco è risultata così appropriata a descrivere la condizione sociale di questi uomini e donne» esordisce così il vescovo Guerino Di Tora, che del fenomeno ha un osservatorio privilegiato in quanto presidente della Fondazione Migrantes. «La pandemia ci ha messo nella condizione di fare a meno dei loro servizi, e ce ne siamo sbarazzati, come appunto si fa con gli scarti». Monsignor Di Tora, che è membro del Consiglio permanente della Cei, è appena reduce da una serie di incontri con i suoi collaboratori sul territorio che gli hanno fornito un quadro tanto deprimente quanto allarmante. «Sì, ho appena terminato di incontrare on line i vari responsabili delle Migrantes diocesane, ma anche i nostri referenti all’estero perché come sapete noi ci occupiamo anche degli emigrati italiani all’estero. E oltre questi incontri di ricognizione siamo in contatto pressoché quotidiano con le strutture diocesane della Caritas e con i cappellani delle varie comunità nazionali. Soprattutto il collegamento con le Caritas è fondamentale, perché in fondo la nostra organizzazione è maggiormente dedicata all’orientamento pastorale e gode di poche risorse per il sostentamento, per cui il vero braccio operativo sono le Caritas diocesane, con le quali debbo dire stiamo lavorando sinergicamente molto bene». Un mondo quello della Caritas che Di Tora conosce molto bene, essendo succeduto a don Luigi Di Liegro alla guida della Caritas di Roma per diversi anni. «Il problema principale che registriamo è la perdita del lavoro di moltissimi migranti. Nel settore agricolo, ma soprattutto nel settore della collaborazione familiare e dell’assistenza agli anziani. Non è solo questione di restrizioni alla mobilità, che in teoria non si sono mai verificate per badanti e colf. Piuttosto per evitare ogni possibile rischio di contagio dall’esterno molte famiglie hanno deciso di fare a meno del loro aiuto. O anche peggio: molte collaboratrici familiari come è noto lavorano al nero: il timore di molti datori di lavoro è stato che se le colf fossero state fermate ai controlli e avessero dichiarato l’indirizzo dei posti di lavoro verso cui si dirigevano avrebbero determinato il rischio di una denuncia all’Inps: così sono state licenziate dalla sera alla mattina, senza alcun indennizzo». «Sì. È proprio così — gli fa eco Lucia Montebello che, in quanto responsabile dell’Emporio Caritas di Roma ha una nitida immagine della situazione —. Gli accessi all’emporio centrale della Caritas romana sono cresciuti del 150 per cento, e di questi almeno il 70 per cento è costituito da famiglie di immigrati. Ma soprattutto quello che ci sorprende è l’affacciarsi di nazionalità che raramente si rivolgevano a noi: per esempio molti filippini, che tradizionalmente si occupano appunto delle faccende domestiche, ed ora hanno perso il lavoro». «La cappellania degli Ucraini — continua Di Tora — sta facendo un gran lavoro per aiutare le tante badanti rimaste disoccupate, almeno a pagare gli affitti e le bollette». «Forse anche peggiore è la situazione nell’agricoltura, nella raccolta di pomodori e prodotti stagionali, perché alle diffuse situazioni di sfruttamento e caporalato ora si aggiunge la minaccia “o accetti quel poco che ti diamo o te ne vai”». Il ricatto funziona soprattutto nei confronti degli irregolari, i quali ovviamente non usufruiscono di nessuna forma di supporto tra quelle varate dal governo in questa fase emergenziale. Su questo l’opinione del vescovo Di Tora è lapidaria: «Una pronta regolarizzazione delle situazioni in sospeso è un fatto di civiltà. Peraltro è conveniente, perché regolarizzando si argina il rischio di una deriva malavitosa per le frange più deboli». Don Gianni De Robertis, che della Migrantes è il direttore e motore delle tante iniziative in cantiere, aggiunge al proposito: «Spesso ci scordiamo che le situazioni di irregolarità sono prodotte dalle normative e non dalla cattiva volontà dei migranti. E che è in forza delle irregolarità che si generano situazioni non solo di sfruttamento ma di vero e proprio stato di schiavitù. Intollerabile ai giorni nostri in Europa. Vi sono poi situazioni di estrema debolezza che sono oggettivamente difficili da far emergere a regolarità, penso per esempio a due ambiti su cui stiamo lavorando molto in questi giorni, quello dei nomadi e quello dei giostrai e dei circensi. I giostrai stanno ormai fermi da tre mesi, hanno il serio problema del mangiare quotidiano, e ai circensi si aggiunge anche il problema del mangiare per gli animali. È un problema che non riguarda solo i circensi e giostrai stranieri in Italia, ma anche i giostrai italiani all’estero, che hanno spesso difficoltà a rientrare. Nelle città deserte dei giorni passati le uniche figure che si scorgevano per strada erano quelle dei Rom che esploravano nei cassonetti dei rifiuti». «Finora abbiamo parlato solo dei migranti già residenti in Italia — riprende il vescovo Di Tora — ma non dobbiamo dimenticare il problema dei nuovi arrivi, anch’esso sottaciuto. Mentre qui si moriva di coronavirus, in Libia, indifferenti alla pandemia, i bombardamenti sono continuati nella totale indifferenza internazionale. C’è gente che continua a scappare dai teatri di guerra e non possiamo immaginare che per via della pandemia questa gente possa essere lasciata al suo destino richiudendo i porti». Dal centro alla periferia. Don Sergio Gamberoni è il responsabile della Migrantes nella città più martoriata d’Italia dal virus, Bergamo. «In questi 80 giorni si sono ribaltati tanti preconcetti sulla presenza dei migranti nei nostri territori. Il virus ci ha messi tutti sulla stessa barca. Con gare di solidarietà reciproca. Nell’immaginario collettivo ora gli extracomunitari sono anche i medici cubani e albanesi venuti generosamente ad aiutarci. Sono la comunità islamica che ha raccolto e donato 30 mila euro al nostro ospedale. E hanno suscitato reazioni e iniziative che qualche mese fa erano impensabili, e che hanno visto le nostre comunità produttive alla ricerca di un dialogo e di un sostegno. L’imperativo che ci ha guidati è stato “rimanere vicini, mantenere relazioni, indifferentemente dalla provenienza, cultura e credo. Figli di un solo Dio. Fratelli nella sventura”. I cappellani delle comunità nazionali si sono spesi oltre ogni limite, tanto che tre di essi hanno dovuto condividere la malattia. Abbiamo supportato anche con trasmissioni in streaming le preghiere degli altri riti cristiani. Abbiamo cercato di aiutare le parrocchie che hanno avuto defunti stranieri e sostenere le loro famiglie, anche musulmani. Quando è morto un imam di soli 41 anni abbiamo aiutato perché la popolazione islamica potesse seguire i funerali in una diretta seguita da 900 persone. Abbiamo dato spazio sul nostro sito a un diario quotidiano del Ramadan che consentisse alle comunità islamiche di mantenersi in contatto in un digiuno che non ha precedenti. Digiuno, peraltro, che quest’anno è iniziato sotto la stessa luna nella quale noi abbiamo celebrato la nostra Pasqua. Le diffidenze, le chiusure si sono sciolte come neve al sole. Molti bergamaschi hanno riconosciuto in quegli stranieri “quelli che ci hanno permesso di continuare a mangiare”. Quando un fruttivendolo musulmano ammalato di covid è ritornato per fortuna salvo dall’ospedale, i suoi vicini e clienti lo hanno accolto con affetto con una pergamena di “attestato di cittadinanza: se non te la dà lo stato, te la diamo noi”». E queste sono solo una piccola parte delle storie che don Sergio ha vissuto e può testimoniare di queste settimane a Bergamo. «È proprio vero che nel male alberga sempre un germe di bene. Io sono convinto che alla fine di questa terribile storia si volterà pagina nelle relazioni tra italiani e stranieri. Tutto sarà diverso». Un ottimismo quello di don Sergio da apprezzare ma che rimane in sospeso per quella parte del paese che presentava fasce di grave debolezza socio-economica già prima della pandemia, e che presumibilmente si aggraveranno nei prossimi mesi di sofferenza economica. «In quelle zone, soprattutto nel meridione, il pericolo di una guerra tra poveri è sempre dietro l’angolo» conclude don Gianni De Robertis. «Per questo una maggiore attenzione ai più poveri e ai migranti conviene a tutti». (Roberto Cetera – Osservatore Romano)