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Lo svantaggio dei giovani migranti

5 Ottobre 2020 - Roma - Il livello di istruzione raggiunto e la qualità della formazione non garantiscono una sicurezza e una stabilità, ma sono il fondamento essenziale per costruire il proprio futuro, sono un’opportunità che apre alla possibilità di scegliere i propri obiettivi e inseguire sogni e desideri. Purtroppo i ragazzi e le ragazze con “background” migratorio, partono svantaggiati e non sfruttano le loro potenzialità. La loro carriera scolastica non segue le stesse dinamiche di quella degli alunni proveniente da famiglia italiana. Appare questo risultato dal Rapporto Ismu “Alunni con background migratorio in Italia” che confronta le scelte scolastiche degli studenti al termine del primo ciclo di istruzione. Oltre la metà degli alunni di origine italiana (51,8%) si iscrive a un liceo, mentre è solo il 34,9% degli alunni stranieri di seconda generazione e appena il 24,4% degli studenti di prima generazione. Questa scelta è importante per il prosieguo degli studi indirizza verso l’Università e offre una preparazione più ampia, a differenza di altri percorsi più professionalizzanti e specialistici che poi tenderanno a circoscrivere le scelte biografiche nel futuro. Una differenza così ampia merita una spiegazione. Dal Rapporto dell’Ismu, curato dalle sociologhe Mariagrazia Santagati ed Erica Colussi, emerge che la distanza non è dovuta soltanto a una diversa qualità dell’apprendimento, ma anche da altri fattori. Infatti anche quando vengono considerati gli studenti con risultati eccellenti (sono state confrontate le scelte tra gli alunni che hanno ottenuto i migliori risultati del test Invalsi in matematica) la differenza rimane: il tasso di iscrizione al liceo è sopra il 70% per gli italiani, mentre meno del 40% tra gli alunni di prima generazione. Simile risultato si ottiene osservando il voto finale della licenza media. Intorno a questi ragazzi, anche quando raggiungono ottimi risultati, c’è una sfiducia che si tramuta in svantaggio. Lo si nota quando nell’analisi emerge la tendenza degli insegnanti, nel loro consiglio orientativo per la scelta della scuola, a raccomandare molto più spesso a studenti italiani il percorso liceale l’iscrizione a un liceo a parità di risultati raggiunti. Ma anche quando viene suggerito un percorso liceale gli studenti stranieri seguono meno il consiglio (sono il 73% in confronto all’89% degli italiani). La provenienza degli studenti diventa uno svantaggio, in parte dovuto alle difficoltà di integrazione specialmente per i figli di genitori appena migrati, in parte dovuto a uno stereotipo che vede per gli stranieri opportunità limitate, in parte – ancora – da attribuirsi alla maggiore vulnerabilità sociale che chiede ai figli di famiglie migranti di limitare il percorso di studi per iniziare a lavorare prima in modo da contribuire alle spese. Una cosa la impariamo, però: in un contesto di sfiducia, l’incoraggiamento degli insegnanti aumenta la probabilità di vedere studenti stranieri in un liceo. (Andrea Casavecchia – Sir)