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Laphidil: ci deve essere una vicinanza tra Chiesa ‘adulta’ e Chiesa ‘giovane’

Città del Vaticano – A presentare questa mattina l’Esortazione apostolica “Cristo Vive” di Papa Francesco dopo il Sinodo sui giovani dello scorso anno, anche Laphidil Opping Twumasi, 25 anni, responsabile del gruppo dei giovani della comunità ghanese della diocesi di Vicenza. Studentessa del corso magistrale di Ingegneria Biomedica all’Università di Bologna Laphidil ha partecipato alla Riunione Presinodale dei Giovani a Roma e ha seguito il percorso del Sinodo fino all’emissione del Documento Finale. L’Esortazione presentatata questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede ha suscitato nella giovane ghanese “un’emozione indescrivibile, perché leggendolo mi è sembrato di parlare con una persona vicina, come un padre che mi offre consigli e suggerimenti. È un Documento che, alla luce della relazione con Cristo, illumina le diverse realtà della vita dei giovani. È facile da capire e – ha detto - non si perde in arcaismi, anzi, ho trovato termini come tutorial, zapping ed influencer che direi sono termini giovanili. È stata una scoperta piacevole scorgere tali termini in un Documento Ufficiale della Chiesa”. Da qui l’invito di Laphidil ai giovani a leggerlo “con calma, con i nostri tempi, perché sono certa che ognuno di noi ci troverà qualcosa che lo riguarda”. “Per me – ha aggiunto - è stato emozionante anche trovare citazioni testuali e anche interi paragrafi presi dal nostro Documento Presinodale, ed avendo fatto parte del gruppo di redazione a suo tempo, sento che quelle notti dove siamo rimasti svegli a mettere insieme quel Documento non sono trascorse invano. Devo dire che c’è stato uno sforzo e la volontà di sentire il nostro grido, di ascoltarci veramente”. L’Esortazione ha spiegato la giovane non è un “manuale di sola dottrina ed insegnamenti, ma per me sembra una guida e un insieme di suggerimenti, qualcosa alla quale fare riferimento quando ci sentiamo un po’ persi. Non ha risposte preconfezionate alle nostre domande perché sarebbe anche fisicamente impossibile inglobare e fare un tutt’uno della vastità e diversità di problematiche che abbiamo noi giovani e la Chiesa in generale nel mondo, perché appunto siamo diversi. Sta a noi adesso come giovani nella Chiesa, inseriti nella pastorale giovanile, nelle parrocchie, nelle varie aggregazioni ecclesiali, nelle unità pastorali in generale, alzarci e darci da fare. Dobbiamo prendere in mano il Documento finale del Sinodo e questa Esortazione Apostolica, estrapolare i temi e le realtà a noi più vicine ed adattarle alle nostre esigenze, altrimenti tutto il lavoro fatto in questi due anni diventerebbe fine a se stesso”. Laphidil evidenzia, concludendo il suo intervento, che c’è “un bisogno reciproco, ci deve essere una vicinanza tra Chiesa ‘adulta’ e Chiesa ‘giovane’, perché noi giovani abbiamo forza, entusiasmo, carisma, ma abbiamo bisogno dell’esperienza e della conoscenza degli adulti che ci mostrino la strada e ci aiutino ad incanalare i nostri doni. Devono camminare insieme a noi per aiutarci a realizzare le nostre idee ed i nostri sogni”. (R.I.)

Pasqua

Roma- “Il Calvario è un cammino di sofferenza e solitudine che continua ai nostri giorni”. Papa Francesco ha voluto ricordarlo in occasione della GMG, quando al termine della Via Crucis celebrata a Panama ha domandato: “Come reagiamo di fronte a Gesù che soffre, cammina, emigra nel volto di tanti nostri amici, di tanti sconosciuti che abbiamo imparato a rendere invisibili? Consoliamo e accompagniamo il Signore, indifeso e sofferente, nei più piccoli e abbandonati? Lo aiutiamo a portare il peso della croce, come il Cireneo, facendoci operatori di pace, creatori di alleanze, fermenti di fraternità? Abbiamo il coraggio di rimanere ai piedi della croce come Maria?”. Interrogativi profondi, forti, dirompenti. Mentre percorriamo questo ultimo tratto della Quaresima che ci conduce alla Settimana Santa e alla Pasqua, abbiamo deciso di soffermarci sull’attualità del messaggio della Risurrezione, che può aiutarci a guardare in modo diverso i crocifissi di oggi, in qualunque luogo si trovino. Augurandoci, con le parole di Bergoglio, di “immedesimarci col buon ladrone che ha guardato il Figlio di Dio con occhi pieni di vergogna, di pentimento e di speranza e che, con gli occhi della fede, ha visto nella sua apparente sconfitta la divina vittoria e così si è inginocchiato dinanzi alla sua misericordia e con onestà ha derubato il paradiso”.(don Leonardo Di Mauro, don Francesco Soddu, don Giuseppe Pizzoli, don Giovanni De Robertis e don Bruno Bignami)

Esortazione Apostolica: migrazioni “fenomeno strutturale” e “non un’emergenza transitoria”

Città del Vaticano - I tanti giovani direttamente coinvolti nelle migrazioni rappresentano a livello mondiale “un fenomeno strutturale e non un’emergenza transitoria. A scriverlo è papa Francesco nell’esortazione Apostolica “Christus vivit”, “Cristo vive” presentata questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede. Per il pontefice le migrazioni possono avvenire all’interno dello stesso Paese oppure tra Paesi diversi. La “preoccupazione” della Chiesa riguarda in particolare coloro che “fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione politica o religiosa, dai disastri naturali dovuti anche ai cambiamenti climatici e dalla povertà estrema: molti di loro sono giovani. In genere sono alla ricerca di opportunità per sé e per la propria famiglia. Sognano un futuro migliore e desiderano creare le condizioni perché si realizzi”. I migranti, scrive ancora il papa citando la Lettera agli Ebrei, “ci ricordano la condizione originaria della fede, ovvero quella di essere ‘stranieri e pellegrini sulla terra’”.  92. Altri migranti sono “attirati dalla cultura occidentale, nutrendo talvolta aspettative irrealistiche che li espongono a pesanti delusioni. Trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti, che lungo il loro percorso troppo spesso incontrano la violenza, la tratta, l’abuso psicologico e anche fisico, e sofferenze indicibili”. Il papa segnala quindi “la particolare vulnerabilità dei migranti minori non accompagnati, e la situazione di coloro che sono costretti a passare molti anni nei campi profughi o che rimangono bloccati a lungo nei Paesi di transito, senza poter proseguire il corso di studi né esprimere i propri talenti. In alcuni Paesi di arrivo, i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde così una mentalità xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su se stessi, a cui occorre reagire con decisione”, si legge nel testo di nove capitoli divisi in 299 paragrafi.  Per il papa i giovani che migrano “sperimentano la separazione dal proprio contesto di origine e spesso anche uno sradicamento culturale e religioso. La frattura riguarda anche le comunità di origine, che perdono gli elementi più vigorosi e intraprendenti, e le famiglie, in particolare quando migra uno o entrambi i genitori, lasciando i figli nel Paese di origine”. In questa la Chiesa ha un “ruolo importante come riferimento per i giovani di queste famiglie spezzate. Ma quelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunità e le società in cui arrivano – si legge nel paragrafo dedicato ai migranti “paradigma del nostro tempo” -  una opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti. Le iniziative di accoglienza che fanno riferimento alla Chiesa hanno un ruolo importante da questo punto di vista, e possono rivitalizzare le comunità capaci di realizzarle”. “Grazie alla diversa provenienza dei Padri, rispetto al tema dei migranti il Sinodo ha visto l’incontro di molte prospettive, in particolare tra Paesi di partenza e Paesi di arrivo. Inoltre è risuonato il grido di allarme di quelle Chiese i cui membri sono costretti a scappare dalla guerra e dalla persecuzione e che vedono in queste migrazioni forzate una minaccia per la loro stessa esistenza. Proprio il fatto di includere al suo interno tutte queste diverse prospettive mette la Chiesa in condizione di esercitare un ruolo profetico nei confronti della società sul tema delle migrazioni”. Da qui la richiesta particolare ai giovani di “non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi e come se non avessero la stessa inalienabile dignità di ogni essere umano”. (R.Iaria)

Esortazione Apostolica: “Migranti paradigma del nostro tempo”

Città del Vaticano - “Migranti come paradigma del nostro tempo”. Così Papa Francesco presenta i migranti nell’Esortazione Apostolica post sinodale “Christus vivit”, “Cristo vive”, dedicata ai giovani e resa nota oggi. Il pontefice nel documento indirizzato “ai giovani e a tutto il popolo di Dio” ricorda i tanti giovani coinvolti nelle migrazioni. “La preoccupazione della Chiesa – scrive - riguarda in particolare coloro che fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla persecuzione politica o religiosa, dai disastri naturali dovuti anche ai cambiamenti climatici e dalla povertà estrema”: sono alla ricerca di un’opportunità, sognano un futuro migliore. Altri migranti sono “attirati dalla cultura occidentale, nutrendo talvolta aspettative irrealistiche che li espongono a pesanti delusioni. Trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti”. Papa Francesco segnala la “particolare vulnerabilità dei migranti minori non accompagnati”: in alcuni Paesi di arrivo  - scrive -  i fenomeni migratori suscitano “allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde così una mentalità xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su se stessi, a cui occorre reagire con decisione”. I giovani migranti spesso sperimentano anche uno sradicamento culturale e religioso. Il Papa chiede “in particolare ai giovani di non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi”. (R.I.)

Papa Francesco: costruire ponti e non muri

Città del Vaticano – E’ rientrato ieri sera in Vaticano Papa Francesco dopo due giorni in Marocco, a Rabat, 28esimo viaggio apostolico. Prima di partire, sabato mattina, a Santa Marta, ha incontrato un gruppo di migranti marocchini ospitati in Italia. Si tratta, come spiegava la Sala Stampa della Santa Sede, di “due famiglie, ognuna delle quali con due  bambini, due giovani donne ed un ragazzo”. Ad accompagnarli l’Elemosiniere apostolico, card. Konrad Krajewski. Anche a Rabat il pontefice ha voluto incontrare un gruppo di migranti. Davanti a loro ha illustrato il senso dei quattro verbi - accogliere, proteggere, promuovere e integrare - da lui posti a base di ogni politica migratoria nel messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato dello scorso anno. Per papa Francesco accogliere significa “innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità  più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione”. “L’ampliamento dei canali migratori regolari è  di fatto uno degli obiettivi principali del Patto mondiale” ha spiegato aggiungendo che “questo impegno comune è necessario per non accordare nuovi spazi ai ‘mercanti di carne umana’ che speculano sui sogni e sui bisogni dei migranti”. Proteggere vuol dire assicurare la difesa “dei diritti e della dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio”, ha spiegato ancora il papa sottolineando che “la protezione va assicurata anzitutto lungo le vie migratorie, che sono spesso, purtroppo, teatri di violenza, sfruttamento e abusi di ogni genere”. Il pontefice ha quindi chiesto anche “una particolare attenzione ai migranti in situazione di grande vulnerabilità, ai numerosi minori non accompagnati e alle donne”. Parlando poi del terzo verbo, promuovere, papa Francesco ha spiegato che “promuovere significa assicurare a tutti, migranti e locali, la possibilità di trovare un ambiente sicuro dove realizzarsi integralmente”. E la “promozione comincia col riconoscimento che nessuno è uno scarto umano, ma è portatore di una ricchezza personale, culturale e professionale che può recare molto valore là dove si trova”. Per il papa la promozione umana dei migranti e delle loro famiglie “inizia anche dalle comunità di origine, là dove dev’essere garantito, insieme al diritto di emigrare, anche quello di non essere costretti a emigrare, cioè il diritto di trovare in patria condizioni che permettano una vita degna”. E poi integrare che vuol dire “impegnarsi in un processo che valorizzi al tempo stesso il patrimonio culturale della comunità che accoglie e quello dei migranti, costruendo così una società interculturale e aperta”. “Sappiamo – ha detto - che non è per nulla facile entrare in una cultura che ci è estranea – tanto per chi arriva, quanto per chi accoglie –, metterci nei panni di persone tanto diverse da noi, comprendere i loro pensieri e le loro esperienze. Così, spesso, rinunciamo all’incontro con l’altro e innalziamo barriere per difenderci”. Integrare, invece, “richiede di non lasciarsi condizionare dalle paure e dall’ignoranza”. “Cari amici migranti, la Chiesa – ha quindi aggiunto il papa - riconosce le sofferenze che segnano il vostro cammino e ne soffre con voi”: “raggiungendovi nelle vostre situazioni così diverse, essa tiene a ricordare che Dio vuole fare di tutti noi dei viventi. Essa desidera stare al vostro fianco per costruire con voi ciò che è il meglio per la vostra vita. Perché ogni uomo ha diritto alla vita, ogni uomo ha il diritto di avere dei sogni e di poter trovare il suo giusto posto nella nostra casa comune! Ogni persona ha diritto al futuro”. Il tema migranti è stato toccato dal pontefice anche sul volo di ritorno rispondendo alle domande dei giornalisti. “Sentiamo dolore quando vediamo le persone che preferiscono costruire dei muri. Perché coloro che costruiscono i muri finiranno prigionieri dei muri che hanno costruito. Invece quelli che costruiscono ponti, andranno tanto avanti”. Per il papa costruire ponti è “una cosa che va quasi oltre l’umano, ci vuole uno sforzo molto grande. Mi ha sempre toccato tanto una frase del romanzo di Ivo Andric, ‘Il ponte sulla Drina’: dice che il ponte è fatto da Dio con le ali degli angeli perché gli uomini comunichino”. I ponti, per Papa Francesco, comunicano mentre i muri  “sono contro la comunicazione, sono per l’isolamento e quelli che li costruiscono diventeranno prigionieri”. (Raffaele Iaria)