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Papa Francesco: appello per Burkina Faso

13 Novembre 2019 - Città del Vaticano – Papa Francesco, questa mattina, al termine dell’Udienza generale in Piazza San Pietro ha rivolto prima un appello per il Burkina Faso, “da qualche tempo provato da violenze ricorrenti, e dove recentemente un attentato è costato la vita a quasi centro persone”. “Affido al Signore tutte le vittime, i feriti, i numerosi sfollati e quanti soffrono per questi drammi”, ha detto il pontefice facendo appello perché “non manchi la protezione ai più vulnerabili” e incoraggiando le autorità civili e religiose e quanti “sono animati da buona volontà a moltiplicare gli sforzi, nello spirito del Documento di Abu Dhabi sulla Fratellanza Umana, per promuovere il dialogo interreligioso e la concordia”. Poi l’invito a pregare per il suo imminente viaggio apostolico, che dal 19 al 26 novembre lo porterà in Thailandia e Giappone

Chiamati alla cura

9 Ottobre 2019 - Roma - “L’atteggiamento di rispetto, di curare il clima fraterno, l’aria d’intimità è importante”. Intervenendo alla sessione inaugurale dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la Regione Panamazzonica, Papa Francesco ha offerto un “metodo” per la comunicazione dei “processi ecclesiali”. Questi, ha spiegato il Santo Padre, “hanno una necessità: devono essere protetti, curati come un bambino, accompagnati all'inizio, curati con delicatezza. Hanno bisogno del calore della comunità; hanno bisogno del calore della Madre Chiesa. È così che un processo ecclesiale cresce”. Ecco, allora, che le tre parole chiave – rispetto, fraternità, intimità – vanno oltre logiche comunicative e informative che rispondono a scoop solo apparentemente redditizi. Invitano, invece, a proporre una comunicazione che faccia capire radici e significato profondo dei fatti. Una consegna, questa, che traccia un percorso culturale e professionale: chi comunica è chiamato a scavare dentro di sé; è chiamato a un continuo dialogo interiore, a un continuo ascolto. (Vincenzo Corrado)

Una barca in piazza San Pietro per non dimenticare

1 Ottobre 2019 - Città del vaticano - Erano tutti presenti: migranti arrivati in Europa e che si sono inseriti nella società, rifugiati scampati alle guerre, perseguitati costretti ad abbandonare le loro case e a cercare un futuro altrove. Ma idealmente in piazza San Pietro — dove il Papa ha presieduto la messa per la 105ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato — c’erano anche i tanti che stanno per lasciare i loro Paesi di origine o che, dopo una traversata spesso lunga e difficile, si preparano a sbarcare sulle coste europee. Quarantamila persone si sono strette intorno al Pontefice domenica mattina, 29 settembre. Un’assemblea vivace e variopinta, un miscuglio di razze e di culture, dove era possibile vedere, gli uni accanto agli altri, i discendenti degli indios dell’America latina, con i caratteristici copricapi di mille colori, uomini e donne in costume tradizionale africano o sudamericano, famiglie di europei. Tutti uniti in nome di Cristo e della solidarietà e dell’accoglienza. Anche il coro multietnico — i cui membri indossavano una maglia con la scritta: “Non si tratta solo di migranti”, tema della Giornata — ha voluto sottolineare l’importanza di sentirsi cittadini del mondo, dove nessuno è estraneo in nessun luogo. Le maglie dei cantori erano di cinque colori: blu, verde, rosso, giallo e bianco, a ricordare i cinque continenti e il rosario missionario. Provenivano da vari Paesi: Romania, Congo, Messico, Sri Lanka, Filippine, Italia, Indonesia, India e Perú. Il coro, coordinato da Antonella Mattei, è stato diretto da Jurij Gianluca Ricotti. Anche i protagonisti dell’offertorio erano di varie nazionalità: famiglie provenienti da Italia, Nigeria, Siria, Filippine e Slovacchia. Gli stessi canti scelti per la celebrazione hanno espresso l’universalità della Chiesa e il bisogno di non costruire barriere. Alla preghiera dei fedeli sono state elevate intenzioni in cinese, per riaccendere il desiderio di tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla penitenza e alla mitezza; in italiano, per i governanti; in arabo, per i migranti, i forestieri, i prigionieri; in francese, per i cristiani perseguitati; in swahili, per i defunti. Un altro elemento della liturgia ha assunto il valore di un segno di solidarietà con i migranti: l’incenso. Proveniva dal campo profughi di Bokolmanyo, nell’Etiopia meridionale, che ospita quarantamila rifugiati. L’impiego di questo incenso di alta qualità vanta una tradizione antica che risale a 600 anni fa. È grazie alla sua raccolta e alla sua vendita che i rifugiati riescono a emanciparsi economicamente, andando ben oltre la condizione di mera sopravvivenza. L’incenso è stato donato al Papa dal principe Jaime de Bourbon de Parme, già ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede. Attualmente collabora con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Al momento della consacrazione sono saliti all’altare i cardinali Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo De Donatis, Vicario generale per la Diocesi di Roma, Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, e il vescovo Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes. Insieme con Francesco hanno concelebrato undici porporati e sedici presuli, tra i quali l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Erano presenti l’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, e monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura. Al termine della celebrazione eucaristica, il cardinale Bassetti ha rivolto un breve saluto al Pontefice, nel quale ha sottolineato come in questa occasione si siano riuniti intorno all’altare uomini e donne di ogni luogo e di ogni razza. “Questa piazza vivace e colorata — ha detto — ha raccolto gente di ogni dove, unita nello spirito di lode al Signore, padre di tutta l’umanità. La fede e la potenza del risorto ci fanno sentire fratelli e ci spingono ad amare tutti, come Lui ci ha amati e ha dato se stesso per noi”. Il Presidente della CEI ha poi sottolineato come la Chiesa che è in Italia si senta “interpellata dal mondo delle migrazioni. Milioni di uomini e donne, bambini, giovani e anziani ogni anno lasciano la propria terra in cerca di una vita migliore, di un luogo di pace o di progresso dove poter trovare rifugio e dignità”. Si tratta, ha aggiunto, “di un vasto movimento di popoli tormentati dalla violenza, dalla fame, dalla disperazione, che cerca aiuto presso i paesi più ricchi e capaci. Essi stendono la mano come il povero Lazzaro, chiedendo almeno le briciole del pane per sfamarsi. Ma il ricco epulone della parabola non vuole vedere né sentire, la sua ricchezza lo ha reso povero di sentimento e gli ha inaridito il cuore. Egli non vuol condividere con altri le sue ricchezze e la prosperità la considera cosa privata”. Eppure il Signore, con la sua Parola e il suo esempio di amore, “ci invita a essere solidali, a non assecondare le ingiustizie e l’empietà. I poveri che bussano alla nostra porta, i migranti che cercano una vita migliore sono il nostro prossimo nel bisogno. La mensa condivisa è compassione, amore, gioia. In questa eucaristia abbiamo condiviso il sacramento che ci fa figli e ci rende fratelli”. Il porporato ha concluso assicurando che la Chiesa italiana, attraverso Caritas e Migrantes, “cerca di dar corpo al Vangelo della carità e della gioia. Preghiamo ogni giorno per lei — ha detto al Papa — e la sosteniamo con il nostro affetto. Pregano per lei i poveri da noi accolti, la cui voce sale al cielo con maggior vigore”. Dopo il giro della piazza in papamobile, il Pontefice ha inaugurato il monumento dedicato ai migranti allestito sul lato sinistro del colonnato. La scultura intitolata Angels unware (“Angeli inconsapevoli”), realizzata in bronzo e argilla dall’artista canadese Timothy Schmalz, è stata promossa dalla Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, tramite uno dei due sottosegretari, padre Michael Czerny, che verrà creato cardinale nel prossimo Concistoro. Come spiega l’artista al nostro giornale, il tema dell’opera rimanda al passo della Lettera agli Ebrei (13, 2): «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli». La scultura, racconta Schmalz, raffigura una barca a grandezza naturale in cui trovano posto migranti di ogni epoca, religione, razza e cultura. Al centro svettano due ali di angelo per mostrare che dietro ogni migrante c’è una realtà che lo trascende. Secondo l’artista, ognuno di noi almeno per una volta è stato migrante nella storia. Per realizzare la scultura Schmalz ha impiegato un anno, lavorando ogni giorno dalle 4 alle 17. È toccato a una famiglia originaria del Camerun alzare il telo che copriva il monumento. All’inaugurazione, oltre al cardinale Turkson e a padre Czerny, erano presenti il cardinale Giuseppe Bertello e il vescovo Fernando Vérgez Alzaga, rispettivamente presidente e segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e padre Rafael García de La Serrana Villalobos, direttore della Direzione delle infrastrutture e servizi del Governatorato. (Nicola Gori – Osservatore Romano)

Papa: in Piazza S.Pietro inaugura statua migranti

29 Settembre 2019 -

Città del Vaticano - Papa Francesco al termine della messa per la 105/a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e della recita dell’Angelus, ha inaugurato una statua in bronzo che raffigura un barcone con numerosi migranti di varie provenienze e periodi storici.

Terminata la messa il papa ha prima salutato i cardinali, i vescovi e i sacerdoti presenti (tra questi molti coordinatiori eetnici in Italia r qualche missionario con gli italiani all’estero) e poi, salito sulla ’papamobile’ scoperta ha raggiunto il  Colonnato berniniano sulla parte sinistra della piazza. Qui ad accoglierlo c’erano tra gli altri i sottosegretari alla Sezione Migranti e Rifugiati, il neo-cardinale Michael Czerny e padre Fabio Baggio, il  prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, card. Peter Turkson e il  presidente del Governatorato, card. Giuseppe Bertello. Il Pontefice, prima di risalire sulla  “papamobile”, si intrattenuto  con l’autore dell’opera, lo scultore canadese Timothy Schmalz, che ha tra l’altro realizzato anche lo ’Homeless Jesus’ che si trova in Vaticano, presso l’Elemosineria apostolica. (R.I.)

 

GMMR: 40mila fedeli in piazza San Pietro

29 Settembre 2019 - Città del Vaticano – Erano 40mila, secondo la Gendarmeria Vaticana, i fedeli presenti oggi in Piazza San Pietro per la messa di papa Francesco e la recita dell’Angelus in occasione della 105/a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Il dato è stato fornito dalla Sala stampa della Santa Sede.

Papa Francesco: una scultura in piazza San Pietro per ricordare a tutti la sfida evangelica dell’accoglienza

29 Settembre 2019 - Città del Vaticano - Con la celebrazione della liturgia eucaristica di questa mattina in Piazza San Pietro “abbiamo rinnovato l’attenzione della Chiesa per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento. In unione con i fedeli di tutte le Diocesi del mondo abbiamo celebrato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, per riaffermare la necessità che nessuno rimanga escluso dalla società, che sia un cittadino residente da molto tempo o un nuovo arrivato”. Lo ha detto Papa Francesco durante la preghiera mariana dell’Angelus al termine della messa alla quale hanno partecipato italiani e stranieri su iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana. Il papa per sottolineare “tale impegno”, inaugurerà tra poco la scultura che ha come tema queste parole della Lettera agli Ebrei: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» (13,2). “Tale scultura, in bronzo e argilla – ha spiegato - , raffigura un gruppo di migranti di varie culture e diversi periodi storici. Ho voluto questa opera artistica qui in Piazza San Pietro, affinché ricordi a tutti la sfida evangelica dell’accoglienza”. Papa Francesco ha anche ricordato che domani, lunedì 30 settembre, si aprirà in Camerun un incontro di dialogo nazionale per la ricerca di una soluzione alla “difficile crisi che da anni affligge il Paese. Sentendomi vicino alle sofferenze e alle speranze dell’amato popolo camerunese, invito tutti a pregare perché tale dialogo possa essere fruttuoso e condurre a soluzioni di pace giuste e durature, a beneficio di tutti”. (R.Iaria)

Papa Francesco: non rimanere indifferenti di fronte al disprezzo e alla discriminazione

29 Settembre 2019 - Città del Vaticano – “Come cristiani non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione di chi non appartiene al “nostro” gruppo. Non possiamo rimanere insensibili, con il cuore anestetizzato, di fronte alla miseria di tanti innocenti. Non possiamo non piangere. Non possiamo non reagire”. Lo ha detto Papa Francesco questa mattina nell’omelia della celebrazione presieduta in Piazza San Pietro in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Per il Papa”se vogliamo essere uomini e donne di Dio, come chiede San Paolo a Timoteo, dobbiamo «conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento» (1Tm 6,14); e il comandamento è amare Dio e amare il prossimo. Non si possono separare! E amare il prossimo come sé stessi vuol dire anche impegnarsi seriamente per costruire un mondo più giusto, dove tutti abbiano accesso ai beni della terra, dove tutti abbiano la possibilità di realizzarsi come persone e come famiglie, dove a tutti siano garantiti i diritti fondamentali e la dignità”. Amare il prossimo – ha quindi spiegato Papa Francesco - significa “sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare concretamente la tenerezza di Dio nei loro confronti. Significa farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo, per lenire le loro ferite e portarli al più vicino luogo di accoglienza, dove si possa provvedere ai loro bisogni. Questo santo comandamento Dio l’ha dato al suo popolo, e l’ha sigillato col sangue del suo Figlio Gesù, perché sia fonte di benedizione per tutta l’umanità. Perché insieme possiamo impegnarci nella costruzione della famiglia umana secondo il progetto originario, rivelato in Gesù Cristo: tutti fratelli, figli dell’unico Padre”. Il papa, commentando le Scritture di questa domenica Ghana quindi sottolineato che “dobbiamo avere un’attenzione particolare verso i forestieri, come pure per le vedove, gli orfani e tutti gli scartati dei nostri giorni” ed ha ricordato come il suo messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ripete come un ritornello il tema: “Non si tratta solo di migranti”: “ed è vero: non si tratta solo di forestieri, si tratta di tutti gli abitanti delle periferie esistenziali che, assieme ai migranti e ai rifugiati, sono vittime della cultura dello scarto. Il Signore ci chiede di mettere in pratica la carità nei loro confronti; ci chiede di restaurare la loro umanità, assieme alla nostra, senza escludere nessuno, senza lasciare fuori nessuno. Ma, contemporaneamente all’esercizio della carità, il Signore ci chiede di riflettere sulle ingiustizie che generano esclusione, in particolare sui privilegi di pochi che, per essere conservati, vanno a scapito di molti”. Papa Francesco ha quindi affidato”all’amore materno di Maria, Madonna della Strada, delle tante strade dolorose, i migranti e i rifugiati, assieme agli abitanti delle periferie del mondo e a coloro che si fanno loro compagni di viaggio”. (Raffaele Iaria)

GMMR: in Vaticano una statua raffigurante una zattera di migranti

29 Settembre 2019 - Città del Vaticano - Al termine della liturgia presieduta dal papa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sarà scoperta una statua in bronzo raffigurante una zattera di migranti, opera dell’artista canadese Timothy Schmalz, che sarà collocata in Vaticano. Durante la celebrazione, da poco iniziata, canti nelle lingue dei Paesi di provenienza dei migranti mentre al momento dell’Offertorio i doni al Papa saranno portati, oltre che da una famiglia italiana, da una famiglia nigeriana, una siriana, una filippina e una slovacca. "Vi invito a partecipare a questa celebrazione per esprimere anche con la preghiera la nostra vicinanza ai migranti e rifugiati del mondo intero", aveva detto papa Francesco domenica scorsa al termine dell’Angelus. (R.I.)