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Albissola: Messa in comunione col Papa per i migranti morti in mare

8 Luglio 2019 - Albissola - In comunione con Papa Francesco, la Caritas di Savona-Noli, la Migrantes diocesana, la Fondazione ComunitàServizi onlus e la parrocchia N.S. della Concordia in Albissola Marina, propongono una preghiera in suffragio per tutti i migranti morti in mare, con la celebrazione della Messa presieduta da don Adolfo Macchioli, questa sera alle 18.30 nel giardino di Casa Rossello, via Italia 51 Albissola Marina. Nel sesto anniversario della sua visita a Lampedusa, Francesco ha celebrato nella Basilica vaticana con 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono impegnati per salvare la loro vita, ricordando tutti i morti nel mar Mediterraneo nel tentativo di attraversarlo (https://migrantesonline.it/2019/07/08/papa-francesco-gli-ultimi-gridano-al-signore-chiedendo-si-essere-liberati-dai-mali-che-li-affliggono/).

Papa Francesco: “non escludere nessuno”

3 Luglio 2019 - Città del Vaticano - “Si tratta di non escludere nessuno”: è il sotto tema scelto per il mese di luglio dalla sezione Migranti e rifugiati del dicastero per lo Sviluppo umano integrale, in preparazione alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato in programma il 29 settembre, sul tema “Non si tratta solo di migranti”. Ogni mese la campagna comunicativa della Sezione migranti e rifugiati offre riflessioni, approfondimenti e risorse per la promozione delle attività pastorali sui temi della Giornata, affrontando vari sotto temi con testi e immagini differenti. I primi tre sono stati: “Si tratta anche delle nostre paure”; “Si tratta della carità” e “Si tratta della nostra umanità”. Affidata a un videomessaggio la riflessione di Papa Francesco in preparazione all’appuntamento di settembre. “Il vero sviluppo – riflette il pontefice – è inclusivo e fecondo, proiettato verso il futuro» mentre oggi il mondo «è ogni giorno più elitista e ogni giorno è più crudele con gli esclusi». Purtroppo, sottolinea Francesco, «i Paesi in via di sviluppo continuano ad esaurire le loro migliori risorse naturali e umane a vantaggio di alcuni pochi mercati privilegiati”. Inoltre, mentre “le guerre colpiscono solo alcune regioni del mondo, la costruzione e la vendita delle armi avviene in altre regioni, che poi non vogliono prendersi cura dei rifugiati, non vogliono, non accettano questi rifugiati che tali conflitti generano”. Insomma, «molte volte si parla di pace, però si vendono armi», è il monito di Bergoglio. “Possiamo parlare di ipocrisia in questa lingua? Coloro che soffrono le conseguenze sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e ai quali si lasciano solo le briciole del banchetto”. Ma «lo sviluppo esclusivista – è la tesi del Papa – rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri»; quello autentico, al contrario, ha lo scopo di promuovere la “crescita integrale» degli uomini e delle donne del mondo, «preoccupandosi delle generazioni future”.

Oggi presidio del Movimento “Digiuno di Giustizia”

3 Luglio 2019 - Roma - Si terrà oggi, 3 luglio alle 13,30 davanti a Piazza San Pietro e da lì proseguirà fino a Piazza Montecitorio un presidio promosso dal Movimento “Digiuno di Giustizia” che hanno dato inizio ad una staffetta fatta da persone singole, associazioni, gruppi spontanei, comunità religiose che per un anno ha portato avanti “un piccolo segno di protesta, indignazione e di richiamo alla coscienza di tutti gli uomini e le donne di buona volontà” per la sorte dei migranti. “È passato un anno da quando l'accorato appello di Mons. Raffaele Nogaro, Padre Alex Zanotelli, Suor Rita Giaretta, Don Alessandro Santoro della Comunità delle Piagge, Padre Giorgio Ghezzi e della Comunità del Sacro Convento di Assisi”, scrive p. Alex Zanotelli che ricorda le parole di papa Francesco: "Avete mai pianto, quando avete visto affondare un barcone di migranti?” “È il naufragio dei migranti, dei poveri, dei disperati, ma è anche il naufragio dell’Europa, e dei suoi ideali di essere la ‘patria dei diritti umani’, scrive Zanotelli.

Papa: lunedì messa per i migranti in Vaticano

1 Luglio 2019 - Città del Vaticano - In occasione del VI anniversario della visita a Lampedusa, lunedì 8 luglio, papa Francesco celebrerà una Messa per i Migranti, alle ore 11, nella Basilica di San Pietro. Parteciperanno- spiega il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti - alla celebrazione circa 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono impegnati per salvare la loro vita. Gisotti spiega che alla celebrazione, presieduta dal Papa all’Altare della Cattedra, prenderanno parte solo le persone invitate dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, a cui “il Santo Padre ha affidato la cura dell’evento”. Papa Francesco – aggiunge il direttore della Sala Stampa – “ desidera che il momento sia il più possibile raccolto, nel ricordo di quanti hanno perso la vita per sfuggire alla guerra e alla miseria e per incoraggiare coloro che, ogni giorno, si prodigano per sostenere, accompagnare e accogliere i migranti e i rifugiati”.(R.I.)

Migrantes e Caritas Bari: non possiamo rimanere indifferenti

1 Luglio 2019 - La Caritas e la Migrantes della Diocesi di Bari-Bitonto invitano a vivere “due semplici segni” in giorni in cui sentiamo più forti le preoccupazioni legati ai nostri fratelli e sorelle immigrati. Tra questi la proposta per oggi, 1 lunedì di “un digiuno che si trasformi in gesto di carità e accoglienza” e un momento di riflessione, silenzio e preghiera dalle 20.30 alle 21.30 sul lungomare di Bari presso Largo Giannella. “Sentendo anche noi quella ‘immensa tristezza’ di cui parlava pochi giorni fa papa Francesco a seguito dell'immagine di quel papà con la figlioletta di due anni riversi morti nel Rio Grande “accogliamo il suggerimento a pregare per questi nostri fratelli chiedendo al buon Dio un sussulto di umanità nelle nostre scelte”, spiegano Caritas e Migrantes: “non possiamo rimanere indifferenti”. L’iniziativa di oggi “non è una manifestazione contro nessuno” ma “piccoli gesti per non rinunciare a farci accoglienti”.

Papa Francesco: collaborazione con il patriarcato di Costantinopoli sull’accoglienza dei migranti e rifugiati

28 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “Ritengo un bel segno la collaborazione tra Chiesa Cattolica e Patriarcato Ecumenico su altre questioni attuali, come la lotta contro le forme moderne di schiavitù, l’accoglienza e l’integrazione di migranti, profughi e rifugiati e la promozione della pace a vari livelli”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco ricevendo in udienza la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli presente a Roma per la Festa dei Santi Pietro e Paolo. “La vostra presenza – ha detto il Papa - manifesta i saldi legami esistenti tra le Chiese di Roma e di Costantinopoli e il comune impegno a camminare verso quella pienezza di comunione a cui aneliamo, in obbedienza alla ferma volontà di Gesù (cfr Gv 17,21). La festa dei Santi Pietro e Paolo, che ricorre nello stesso giorno nei calendari liturgici d’Oriente e d’Occidente, ci invita a rinnovare la carità che genera unità. Ci richiama, al tempo stesso – ha quindi aggiunto - al coraggio apostolico dell’annuncio. Ciò significa anche impegnarsi a rispondere alle nuove sfide del nostro tempo. Pure questa è fedeltà al Vangelo. Mi piace ricordare, a proposito dell’attenzione al contesto odierno, l’impegno del Patriarca Ecumenico per la salvaguardia del creato, che è stato per me fonte di ispirazione. Di fronte alla preoccupante crisi ecologica che stiamo attraversando, promuovere la cura della casa comune per i credenti non è solo un’urgenza non più rimandabile, come per tutti, ma un modo concreto di servire il prossimo, nello spirito del Vangelo. Similmente, ritengo un bel segno la collaborazione tra Chiesa Cattolica e Patriarcato Ecumenico su altre questioni attuali, come la lotta contro le forme moderne di schiavitù, l’accoglienza e l’integrazione di migranti, profughi e rifugiati e la promozione della pace a vari livelli”. (R.I.)

Papa Francesco: con i rifugiati la Provvidenza ci offre l’occasione per costruire società più fraterna

20 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “Con i rifugiati la Provvidenza ci offre un’occasione per costruire una società più solidale, più fraterna, e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo”. Lo scrive Papa Francesco, in un tweet, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra oggi.

Papa Francesco: un invito alla solidarietà verso coloro che fuggono dalle loro terre

17 Giugno 2019 - Camerino - “Oggi vogliamo ricordare in modo particolare i rifugiati, nella Giornata Mondiale che le Nazioni Unite dedicano a loro. Questa ricorrenza invita tutti alla solidarietà con gli uomini, le donne e i bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali”. Lo ha detto ieri mattina papa Francesco durante l’Angelus recitato a Camerino dove era in visita pastorale. “Le nostre comunità ecclesiali e civili siano loro vicine e attente alle loro necessità e alle loro sofferenze”, ha detto il pontefice richiamando la Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno prossimo. Il papa ha poi detto di seguire con “preoccupazione l’accrescersi delle tensioni nel Golfo Persico” ed ha invitato tutti “a far uso degli strumenti della diplomazia per risolvere i complessi problemi dei conflitti in Medio Oriente”. Da qui l’appello alla comunità internazionale “ad impegnare ogni possibile sforzo per favorire il dialogo e la pace”.

Sabato un minuto di preghiera per la pace

6 Giugno 2019 - Roma - «Un minuto per la pace - di preghiera per i credenti; di riflessione, per chi non crede -. Tutti insieme per un mondo più fraterno». È l’appello lanciato dal Papa ieri al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro. L’appuntamento è per le 13 di sabato 8 giugno, giorno in cui «ricorrerà il quinto anniversario (8 giugno 2014) dell’incontro, in Vaticano, dei presidenti di Israele e di Palestina con me e il patriarca Bartolomeo», ha aggiunto il Pontefice. L’iniziativa, come ogni anno è promossa dal Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac), insieme all’Unione delle organizzazioni femminili cattoliche (Umofc), all’Azione cattolica italiana, a quella argentina e alla Commissione nazionale Giustizia e pace della Conferenza episcopale argentina che, sottolinea una nota, «chiedono ai propri aderenti di fermarsi per dedicare un’intenzione di preghiera alla fine dei conflitti che arrecano lutti e disperazione ai popoli del mondo». “Dove ti trovi – è l’invito proposto in 30 lingue –, alle 13 dell’8 giugno, fermati, china il capo e prega per la pace”. In particolare a quell’ora all’Hogar niño Dios di Betlemme, la casa di accoglienza per bambini abbandonati o disabili, si raccoglieranno in preghiera i giovani volontari di “Al vedere la stella”, progetto dell’Azione cattolica italiana. Contemporaneamente l’Azione cattolica dei rispettivi Paesi organizzano momenti di preghiera al santuario polacco di Czestochowa, nelle periferie povere del Venezuela, e a Bujumbura, in collegamento con Radio Maria Burundi. Quest’anno, spiegano gli organizzatori, il Fiac chiede di focalizzare l’attenzione sul Documento sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi dal Papa e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb affinché, come nelle intenzioni dei firmatari «divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi».

Papa in Romania: la riflessione di don Miclaus

6 Giugno 2019 - Torino - Tre giorni di grazia, gioia e pace sotto il segno della pioggia purificante e del sole della speranza. La visita di Papa Francesco in Romania avviene a vent’anni dalla visita del Santo Papa Giovanni Paolo II e a trent’anni da quando il popolo romeno si è liberato dal Regime comunista. Se la prima visita di Wojtyla ha avuto un carattere politico ed ecumenico, questo viaggio apostolico ha avuto un carattere prevalentemente pastorale. Francesco ha incontrato le autorità dello Stato e anche i fratelli ortodossi, ma in modo speciale ha voluto visitare e confortare i cattolici, lì dove vivono, nelle tre province storiche Muntenia, Moldavia e Transilvania. La visita di Papa Bergoglio, come abbiamo visto, è stata preparata in tutti i dettagli e ha avuto un grande successo. Per molti dei nostri cattolici è stato un sogno che è diventato realtà. Finalmente la gente ha potuto incontralo, vederlo e ascoltarlo. Tutti siamo stati impressionati dalla sua umiltà, dalla semplicità, dalla bontà che si vedeva sul suo viso sorridente, ma soprattutto siamo stati impressionati dalle sue parole sagge e profonde che sono rimaste nei nostri cuori. In un Paese multietnico e multiconfessionale come la Romania, il Papa ci ha aiutato a cambiare in meglio, a guardare l’altro non con sospetto ma con amore, a saper ascoltare anche il vicino che non ha le stesse idee politiche o che è di un’altra religione o etnia. Ci ha invitati tutti a camminare insieme con «la consapevolezza della centralità della persona umana e dei suoi diritti inalienabili». Il Papa ha toccato diversi temi importanti e vorrei fermarmi su due, che sono di stretta attualità: quello dei migranti e quello dei rom. Le parole del Papa sui migranti sono state una consolazione per centinaia di migliaia di persone che vivono all’estero e a volte sono discriminate, derise sia nel Paese di partenza, sia in quello di arrivo. Nel suo primo discorso nel Palazzo Cotroceni, a Bucarest, davanti alle autorità politiche e al corpo diplomatico, Papa Francesco ha detto: «Rendo omaggio ai sacrifici di tanti fi gli e figlie della Romania che, con la loro cultura, il loro patrimonio di valori e il loro lavoro arricchiscono i Paesi in cui sono emigrati e con il frutto del loro impegno aiutano le loro famiglie rimaste in patria. Pensare ai fratelli e alle sorelle che sono all’estero è un atto di patriottismo, è un atto di fratellanza, è un atto di giustizia». Nell’ultimo giorno, a Blaj, dopo la Messa con i grecocattolici, durante la quale ha beatificato sette vescovi martiri del regime comunista, il Papa ha voluto incontrare anche la comunità rom radunata nel cortile e nella loro chiesa greco-cattolica per incoraggiarla e anche per chiedere perdono: «Chiedo perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata (…) e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità. Anche voi», ha continuato il Papa, «come popolo avete un ruolo da protagonista da assumere e non dovete avere paura di condividere e offrire quelle specifiche caratteristiche che vi costituiscono e che segnano il vostro cammino, e delle quali abbiamo tanto bisogno: il valore della vita e della famiglia in senso allargato (cugini, zii…); la solidarietà, l’ospitalità, l’aiuto, il sostegno e la difesa dei più deboli all’interno della loro comunità; la valorizzazione e il rispetto degli anziani, un grande valore che voi avete; il senso religioso della vita, la spontaneità e la gioia di vivere». Nel viaggio di ritorno, rispondendo alle domande dei giornalisti, il Papa ha espresso l’ammirazione per il bellissimo paesaggio romeno: «Che bello, di una bellezza che non ho mai visto prima». Non posso dimenticare la sua promessa: «Porterò i vostri volti nella mia memoria e anche nelle mie preghiere». Nel suo messaggio preparatorio Papa Francesco aveva detto che sarebbe venuto come «pellegrino» e «fratello» per «camminare insieme» in modo da lasciar «cadere le barriere che ci separano dagli altri». Come romeno spero che il desiderio del Papa si realizzi al più presto, per il bene del nostro Paese e dell’Europa unita. (don George Miclaus, cappellano dei cattolici romeni della Diocesi di Torino – La Voce e il Tempo)