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Papa Francesco fa da “assistente” ad un clown durante l’Udienza generale

8 Gennaio 2020 - Città del Vaticano – Nella prima udienza generale del nuovo anno un fuori programma per Papa Francesco. Un gruppo(oltre 60 persone) di artisti del Circo ‘Aqua’ si sono esibiti sul palco. Il papa ha mostrato di gradire le evoluzioni di pattinatori, giocolieri, contorsioniste, equilibristi, danzatrici e clown a ritmo di musica. Francesco ha fatto anche da “assistente” ad un clown che gli ha consegnato due maracas multicolori e poi gli ha passato un disco che Francesco ha lanciato ad un cenno di un giocoliere. Papa Francesco, al termine della esibizione, ha salutato uno per uno gli artisti. (R.I)

Papa Francesco: essere sensibili ai tanti naufraghi della storia che approdano esausti sulle nostre coste

8 Gennaio 2020 - Città del Vaticano –  “Chiediamo oggi al Signore di aiutarci a vivere ogni prova sostenuti dall’energia della fede; e ad essere sensibili ai tanti naufraghi della storia che approdano esausti sulle nostre coste, perché anche noi sappiamo accoglierli con quell’amore fraterno che viene dall’incontro con Gesù. È questo che salva dal gelo dell’indifferenza e della disumanità”. Così Papa Francesco questa mattina al termine della catechesi  sugli Atti degli Apostoli durante l’Udienza Generale nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Il pontefice ha incentrato la sua meditazione sul tema: “Non ci sarà alcuna perdita di vite umane in mezzo a voi” - At 27,22. L’Apostolo Paolo – ha detto il Papa -  “ci insegna a vivere le prove stringendoci a Cristo, per maturare la convinzione che Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti e la certezza che chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà fecondo”. Nel commentare il brano degli Atti degli Apostoli che racconta il naufragio dell’Apostolo sull’isola di Malta il papa sottolinea che “quando la morte sembra ormai prossima e la disperazione pervade tutti, Paolo interviene. Egli è l’uomo della fede e sa che anche quel ‘pericolo di morte’ non può separarlo dall’amore di Cristo e dall’incarico che ha ricevuto”. Anche l’arrivo a Malta è difficile e Paolo “viene morso da una vipera ma non subisce alcun danno e viene scambiato addirittura per una divinità. In realtà, quel beneficio viene dal Signore Risorto che lo assiste”. Il racconto degli Atti degli Apostoli mostra così che “il disegno che guida Paolo verso Roma mette in salvo non solo l’Apostolo, ma anche i suoi compagni di viaggio, e il naufragio, da situazione di disgrazia, si muta in opportunità provvidenziale per l’annunzio del Vangelo”.  

Circo: una rappresentanza del circo “Aqua” oggi all’Udienza con papa Francesco

8 Gennaio 2020 - Città del Vaticano – I rappresentanti del Circo “Aqua” – presente in questi giorni di Natale a Roma con il loro spettacolo -  saranno presenti all’Udienza generale di Papa Francesco. E’ prevista anche una loro breve esibizione davanti al Pontefice con clown, giocolieri, pattinatori e acrobati. Il circo rimarrà a Roma fino al prossimo 9 febbraio in via Cristoforo Colombo, di fianco a Euroma2. Lo show racconta la storia di un’ammaliante sirena e dell’uomo degli abissi che lotta contro l’inquinamento dei mari. Sotto al tendone avventure mozzafiato, acrobazie e attrazioni di fine arte circense messe in atto da oltre 50 artisti tra giochi d’acqua ed effetti speciali.

Papa Francesco: no allo spirito del mondo, ci porta alla corruzione

7 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - La vita cristiana è rimanere in Dio, seguendo lo Spirito Santo e non lo spirito del mondo, che porta alla corruzione, al non distinguere il bene dal male. Papa Francesco riprende le celebrazioni del mattino a Casa Santa Marta, e nell’ omelia, riferisce Vatican News, commenta così il brano dalla prima lettera di san Giovanni apostolo, prima lettura nella liturgia del giorno, nel quale l’evangelista riprende il consiglio di Gesù ai suoi discepoli: “Rimanete in Dio”. Uno può “essere nelle città più peccaminose, nelle società più atee, ma se il cuore rimane in Dio”, sottolinea il Papa, quest’uomo e questa donna portano la salvezza. E ricorda l’episodio narrato negli Atti degli Apostoli, che arrivano in una città e incontrano dei cristiani battezzati da Giovanni. Chiedono loro: “Avete ricevuto lo Spirito Santo?”, ma questi nemmeno sapevano che ci fosse. Quanti cristiani, commenta papa Francesco, anche oggi identificano lo Spirito Santo solo con la colomba e non sanno che “è quello che ti fa rimanere nel Signore è la garanzia, la forza per rimanere nel Signore”. Il Pontefice parla poi dello spirito del mondo, che è contrario allo Spirito Santo. “Gesù, nell’Ultima Cena – ricorda - non chiede al Padre di togliere i discepoli dal mondo”, perché la vita cristiana è nel mondo, “ma di proteggerli dallo spirito del mondo, che è il contrario”. Ed è, sottolinea, “anche peggio di fare un peccato. È un’atmosfera che ti rende incosciente, ti porta ad un punto che tu non sai riconoscere il bene dal male”. Invece, per rimanere in Dio, “dobbiamo chiedere questo dono” dello Spirito santo, che è la garanzia. Da questo “conosciamo che rimaniamo nel Signore”. Ma come possiamo sapere, si chiede Papa Francesco, se abbiamo lo Spirito Santo o lo spirito del mondo? San Paolo, spiega, ci dà un consiglio: “Non rattristare lo Spirito Santo. Quando noi andiamo verso lo spirito del mondo rattristiamo lo Spirito Santo e lo ignoriamo, lo lasciamo da parte e la nostra vita va per un’altra strada”. Lo spirito del mondo, aggiunge il Papa, è dimenticare, perché “il peccato non ti allontana da Dio se tu te ne accorgi e chiedi perdono, ma lo spirito del mondo ti fa dimenticare cosa è il peccato” si può fare tutto. E racconta che in questi giorni un sacerdote gli ha fatto vedere un filmato di cristiani che festeggiavano il nuovo anno in una città turistica, in un Paese cristiano: “Festeggiavano il primo dell’anno con una mondanità terribile, sprecando dei soldi e tante cose. Lo spirito del mondo. ‘Questo è peccato?’ – ‘No caro: questa è corruzione, peggio del peccato’. Lo Spirito Santo ti porta verso Dio e se tu pecchi lo Spirito Santo ti protegge e ti aiuta ad alzarti, ma lo spirito del mondo ti porta verso la corruzione, al punto tale che tu non sai distinguere cosa è buono e cosa è male: è tutto lo stesso, tutto è uguale”. Papa Francesco ricorda una canzone argentina che dice: “Vai, vai, vai… tutto è uguale che laggiù nel forno ci incontreremo”. Lo spirito del mondo, commenta, ti porta all’ incoscienza “di non distinguere il peccato”. E come posso sapere, si domanda ancora il Pontefice, se “sono sulla strada della mondanità, dello spirito del mondo, o seguo lo Spirito di Dio?”: “L’apostolo Giovanni ci dà un consiglio: ‘Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito (cioè a ogni sentimento, a ogni ispirazione, a ogni idea), ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio (o dal mondo’. Ma cos’è questo mettere alla prova allo Spirito? È semplicemente questo: quando tu senti qualcosa, ti viene voglia di fare qualcosa o ti viene un’idea, un giudizio di qualcosa, domandati: questo che sento è dallo Spirito di Dio o dallo spirito del mondo?”. E come si fa? Il consiglio di Papa Francesco è di domandarsi “una volta, due volte al giorno, o quando tu senti qualcosa che ti viene in mente”: Questa cosa che sento, che voglio fare, da dove viene? “Dallo spirito del mondo o dallo Spirito di Dio? Questo mi farà buono o mi butta verso quella strada della mondanità che è un’incoscienza?”. Tanti cristiani, lamenta il Papa “vivono senza sapere cosa succede nel proprio cuore”. Per questo San Paolo e San Giovanni dicono: “Non prestate fede a ogni spirito”, a quello che sentite, ma mettetelo alla prova. E così “sapremo cosa succede nel nostro cuore”. Perché, conclude Francesco: “Tanti cristiani hanno il cuore come una strada e non sanno chi va e chi torna, vanno e vengono, perché non sanno esaminare cosa succede dentro”: “Per questo io mi raccomando, tutti i giorni, prendete un po’ di tempo, prima di andare a letto o a mezzogiorno – quando voi volete – e chiedetevi: cosa è passato nel mio cuore oggi? Cosa mi è venuto voglia di fare, di pensare? Qual è lo spirito che si è mosso nel mio cuore? Lo Spirito di Dio, il dono di Dio, lo Spirito Santo che mi porta sempre avanti all’incontro con il Signore o lo spirito del mondo che mi allontana dal Signore soavemente, lentamente; è una scivolata lenta, lenta, lenta”. Chiediamo questa grazia, è il consiglio finale del Pontefice, “di rimanere nel Signore e preghiamo lo Spirito Santo, affinché, ci faccia rimanere nel Signore e ci dia la grazia di distinguere gli spiriti, cioè cosa si muove dentro di noi. Che il nostro cuore non sia una strada”, che sia il punto di incontro fra noi e Dio.

Papa Francesco: “la Santa Famiglia solidarizza con tutti coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra”

30 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - “La Santa Famiglia solidarizza con tutte le famiglie del mondo obbligate all’esilio, solidarizza con tutti coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa della repressione, della violenza, della guerra”. Lo ha detto ieri Papa Francesco, durante la preghiera dell’Angelus, nella giornata dedicata dalla Chiesa alla Sacra Famiglia di Nazareth. Una faniglia – ha spiegato il papa nella sua meditazione - “totalmente disponibile alla volontà di Dio”. Una famiglia che si inserisce “nell’ambito della santità che è dono di Dio ma, al tempo stesso, è libera e responsabile adesione al progetto di Dio”. Il papa ha, quindi pregato, affinchè la Santa Famiglia “possa essere modello delle nostre famiglie, affinché genitori e figli si sostengano a vicenda nell’adesione al Vangelo, fondamento della santità della famiglia”. La famiglia è “un tesoro prezioso e bisogna sempre sostenerla e tutelarla, avanti! Finiamo l'anno in pace e in famiglia, comunicando l'uno con l'altro”. (R.I.)

Papa Francesco: migranti forzati “grido nel deserto della nostra umanità”

21 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - I migranti forzati rappresentano in questo momento “un grido nel deserto della nostra umanità”. La Chiesa è chiamata a “ricordare a tutti che non si tratta solo di questioni sociali o migratorie ma di persone umane, di fratelli e sorelle che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco nel discorso alla Curia Romana per gli auguri di Natale. La Chiesa, ha aggiunto, è chiamata a “testimoniare che per Dio nessuno è ‘straniero’ o escluso’. È chiamata a svegliare le coscienze assopite nell’indifferenza dinanzi alla realtà del Mar Mediterraneo divenuto per molti, troppi, un cimitero”. “Radicata nella sua tradizione di fede e richiamandosi, negli ultimi decenni, al magistero del Concilio Vaticano II – ha sottolineato il Papa citando la Populorum progressio –  la Chiesa ha sempre affermato la grandezza della vocazione di tutti gli esseri umani, che Dio ha creato a sua immagine e somiglianza perché formassero una sola famiglia; e al tempo stesso ha cercato di abbracciare l’umano in tutte le sue dimensioni”. “L’umanità è la cifra distintiva con cui leggere la riforma”, il suggerimento di Francesco: “L’umanità chiama, interpella e provoca, cioè chiama a uscire fuori e a non temere il cambiamento. Non dimentichiamo che il Bambino adagiato nel presepe ha il volto dei nostri fratelli e sorelle più bisognosi, dei poveri che sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi”. (R.I.)  

Papa Francesco: impegno imprescindibile della Chiesa a salvare vite umane

19 Dicembre 2019 - Città del Vaticano – “Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercé di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo ‘passare oltre’, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano facendoci così responsabili della loro morte? La nostra ignavia è peccato!”.Papa Francesco, nella tarda mattinata di oggi, ha incontrato i rifugiati arrivati recentemente da Lesbo con i corridoi umanitari e ha fatto collocare una croce, con un giubbotto salvagente nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere in ricordo dei migranti e dei rifugiati. E’ il giubbotto di un migrante morto durante la sua traversata per raggiungere l’Europa e che è stato consegnato al Papa. “Questo è il secondo giubbotto salvagente che ricevo in dono”, ha detto spiegando che il primo gli era stato regalato da un gruppo di soccorritori e apparteneva a una bambina morta. “L’ho donato poi ai due Sottosegretari della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale”: “ho detto loro: ‘Ecco la vostra missione!” sottolineando che con questo gesto ha voluto “significare l’imprescindibile impegno della Chiesa a salvare le vite dei migranti, per poi poterli accogliere, proteggere, promuovere ed integrare”. Il secondo giubbotto rappresenta “un’altra morte causata dall’ingiustizia. Già, perché è l’ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione. È l’ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare”. I soccorritori “mi hanno raccontato come stiano imparando l’umanità dalle persone che riescono a salvare. Mi hanno rivelato come in ogni missione riscoprano la bellezza di essere un’unica grande famiglia umana, unita nella fraternità universale”, ha detto ancora il Papa che ha deciso di esporre questo giubbotto salvagente, “crocifisso” su questa croce, per “ricordarci che dobbiamo tenere aperti gli occhi, tenere aperto il cuore, per ricordare a tutti l’impegno inderogabile di salvare ogni vita umana, un dovere morale che unisce credenti e non credenti”. Papa Francesco ha un’identità ringraziato il Signore “per tutti coloro che hanno deciso di non restare indifferenti e si prodigano a soccorrere il malcapitato, senza farsi troppe domande sul come o sul perché il povero mezzo morto sia finito sulla loro strada. Non è bloccando le loro imbarcazioni – ha quindi detto - che si risolve il problema. Bisogna impegnarsi seriamente a svuotare i campi di detenzione in Libia, valutando e attuando tutte le soluzioni possibili. Bisogna denunciare e perseguire i trafficanti che sfruttano e maltrattano i migranti, senza timore di rivelare connivenze e complicità con le istituzioni. Bisogna mettere da parte gli interessi economici perché al centro ci sia la persona, ogni persona, la cui vita e dignità sono preziose agli occhi di Dio. Bisogna soccorrere e salvare, perché siamo tutti responsabili della vita del nostro prossimo, e il Signore ce ne chiederà conto al momento del giudizio”. (Raffaele Iaria)

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Papa Francesco alla comunità filippina di Roma: la vostra fede sia “lievito” nelle comunità parrocchiali alle quali appartenete oggi

15 Dicembre 2019 -  

Città del Vaticano - Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus, durante il quale ha benedetto i Bambinelli che i ragazzi di Roma hanno portato in piazza, nel primo pomeriggio ha voluto presiedere una celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro con la comunità filippina della Capitale in occasione del primo giorno della  tradizione religiosa filippina del Simbang Gabi, “Messa della Notte” e che segna l’inizio della novena in  preparazione al Natale. Si tratta di una delle tradizioni più antiche dei fedeli cattolici filippini e che coinvolge milioni di comunità residenti in varie parti del mondo.

Viene chiamata anche in altri modi nella tradizione cattolica filippina perché, in genere, la messa viene celebrata all’alba. Quindi “Messa del Gallo” oppure “Messa del sacrificio per la difficoltà che spesso hanno i fedeli a partecipare perché è difficile, per quanti lavorano, alzarsi all’alba ogni mattina. La vostra fede “sia lievito nelle comunità parrocchiali alle quali appartenete oggi”, ha detto il Papa rivolgendosi ai circa 7mila fedeli presenti in Basilica: “siamo chiamati ad essere fermento in una società che spesso non riesce più a gustare la bellezza di Dio e a sperimentare la grazia della sua presenza”.

Il papa, applaudito dai fedeli, ha anche ricordato che nelle Filippine, da secoli, esiste questa novena in preparazione al Santo Natale chiamata Simbang-Gabi. Negli ultimi decenni “grazie ai migranti filippini, tale devozione ha superato i confini nazionali ed è approdata in tanti altri Paesi. Da anni si celebra Simbang-Gabi anche nella diocesi di Roma, e oggi la celebriamo insieme qui, nella Basilica di San Pietro”, ha detto il pontefice sottolineando che “attraverso questa celebrazione ci vogliamo preparare al Natale secondo lo spirito della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, rimanendo costanti fino alla venuta definitiva del Signore, come ci  raccomanda l’apostolo Giacomo. Ci vogliamo impegnare a manifestare  l’amore e la tenerezza di Dio verso tutti, specialmente verso gli  ultimi. Siamo chiamati ad essere fermento in una società che spesso non riesce più a gustare la bellezza di Dio e a sperimentare la grazia della sua presenza”.

A salutare il papa, a nome della comunità cattolica filippina residente a Roma, p. Ricky Gente, cappellano della comunità che ha voluto sottolineare, dopo averlo ringraziato per questa celebrazione, che da “recettori della fede i filippini sono oggi, anche come migranti, veri e propri discepoli missionari: "l’accoglienza che riceviamo qui nella Basilica di San Pietro incarna il messaggio evangelico: ‘Ero straniero e mi avete accolto’. Lei è Pietro, il vescovo di Roma, il nostro vescovo, che ci fortifica e ispira nella fede con il messaggio di accogliere, proteggere, promuovere e integrare migranti e rifugiati come noi nella Chiesa”. “Abbiamo colori della pelle diversi – ha quindi aggiunto - culture e tradizioni diverse, ma siamo come l’arcobaleno colorato dell’amore e la misericordia di Dio, Padre di tutti noi”.

E’ la prima volta che questa celebrazione – che si svolge da quattro anni nella basilica du San Pietro - è stata presieduta dal pontefice. La comunità filippina è molto numerosa in Italia e a Roma. Nella Capitale – dove ci sono oltre 60 cappellanie cattoliche filippine - si ritrovano, nei momenti importanti, nella Basilica di San Pudenziana a loro affidata nel 1991, anno in cui Giovanni Paolo II eresse la cappellania cattolica filippina. Qundi tra due anni la comunità festeggerà il trentesimo anniversario della sua presenza a Roma con una serie di iniziative

Il promo incontro di questa comunità con papa avvenne proprio con Giovanni Paolo II nel febbraio del 2002. Per loro, quella volta, si aprirono le porte  dell’Aula Paolo VI.

“Sarà un momento importante per tutte le comunità e i fedeli filipponi che vivono e lavorano oggi a Roma e in Italia”, dice a www.migrantesonline.it il Direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma che oggi era presente in Basilica come in ogni momento importante delle varie comunità etniche di Roma. “Momenti come questi aiutano – aggiunge – a dare un messaggio positivi di comunità che vivono una loro fede in un contesto che non sentono ‘straniero’ ma loro: nessuno è straniero nella Chiesa e speriamo anche nella società. Il papa era molto contento di questo momento come lo era stato già domenica scorsa con la comunità congolese”. Sono “esempi belli” per tutta la comunità che giorno per giorno vive una propria fede e che oggi viene aiutata nel riscoprirla attraverso proprio le parole del pontefice. Una comunità come tutte le altre, che vanno “sostenute” e “accompagnate”, conclude mons. Felicolo. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: pace come cammino di speranza

12 Dicembre 2019 - Città del Vaticano - “Ogni guerra, in realtà, si rivela un fratricidio che distrugge lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana”. Lo ricorda papa Francesco nel Messaggio per la 53° Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il prossimo primo gennaio, e che quest’anno ha per tema “La Pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”. “La guerra – spiega il papa nel messaggio diffuso oggi – comincia spesso con l’insofferenza per la diversità dell’altro, che fomenta il desiderio di possesso e la volontà di dominio. Nasce nel cuore dell’uomo dall’egoismo e dalla superbia, dall’odio che induce a distruggere, a rinchiudere l’altro in un’immagine negativa, ad escluderlo e cancellarlo”. La guerra, aggiunge Bergoglio, “si nutre di perversione delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell’altro e della differenza vista come ostacolo; e nello stesso tempo alimenta tutto questo”. Eppure, sottolinea Papa Francesco , “il desiderio di pace è profondamente inscritto nel cuore dell’uomo e non dobbiamo rassegnarci a nulla che sia meno di questo”. “Come, allora, costruire un cammino di pace e di riconoscimento reciproco? Come rompere la logica morbosa della minaccia e della paura? Come spezzare la dinamica di diffidenza attualmente prevalente?”, domanda il pontefice evidenziando che “la cultura dell’incontro tra fratelli e sorelle rompe con la cultura della minaccia”. Occorre “abbandonare il desiderio di dominare gli altri e imparare a guardarci a vicenda come persone, come figli di Dio, come fratelli”. “L’altro non va mai rinchiuso in ciò che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la promessa che porta in sé”, è il monito di Francesco per il quale “solo scegliendo la via del rispetto si potrà rompere la spirale della vendetta e intraprendere il cammino della speranza”.  

Il Circo di Mosca all’udienza con Papa Francesco

11 Dicembre 2019 -
Città del Vaticano - Si è molto divertito Papa Francesco questa mattina in Aula Paolo VI.  Dopo la catechesi e prima dei saluti in lingua italiana ha, infatti, assistito all'esibizione del Circo di Mosca, il “Great Moscow State City”, i cui giovani artisti e giocolieri hanno eseguito sul palco acrobazie ed evoluzioni, che il papa ha seguito con interesse. Alla fine l’artista più giovane, autrice degli esercizi con il maggiore livello di difficoltà, ha abbracciato calorosamente il Papa e gli ha offerto una delle forcine che servono per raccogliere i capelli durante i numeri acrobatici. Poi, dopo il saluto con gli altri circensi, la bimba biondissima, occhi azzurri color del cielo, è tornata ad abbracciare il Santo Padre mettendosi fiera al suo fianco.