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Papa Francesco: “la luce del Risorto sia fonte di rinascita per i migranti”

4 Aprile 2021 - Città del Vaticano - «La luce del Risorto sia fonte di rinascita per i migranti, in fuga da guerra e miseria». E' l'augurio rivolto da Papa Francesco, questa mattina, prima della benedizione "Urbi et Orbi" pronunciata nella basilica di San Pietro (per il secondo anno consecutivo a causa della pandemia, ndr), al termine della celebrazione eucaristica di Pasqua. «Nei loro volti riconosciamo - ha detto il pontefice - il volto sfigurato e sofferente del Signore che sale al Calvario. Non manchino -è stato l'appello di papa Francesco - loro segni concreti di solidarietà e di fraternità umana, pegno della vittoria della vita sulla morte che celebriamo in questo giorno». Il Papa ha quindi voluto ringraziare i Paesi che «accolgono con generosità i sofferenti che cercano rifugio, specialmente il Libano e la Giordania, che ospitano moltissimi profughi fuggiti dal conflitto siriano». (R.Iaria)

Papa Francesco in Aula Paolo VI per assistere alla vaccinazione dei senza dimora

2 Aprile 2021 -

Città del Vaticano - Questa mattina, Venerdì Santo, poco prima delle 10.00, Papa Francesco si è recato in visita nell’atrio dell’Aula Paolo VI, mentre si svolgevano le vaccinazioni di alcune persone senza dimora o in difficoltà, accolte e accompagnate da alcune associazioni romane. Tra questi anche molti stranieri.  Il Papa - riferisce il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha salutato i medici e gli infermieri, ha seguito la procedura di preparazione delle dosi di vaccino e si è intrattenuto con le persone in attesa della vaccinazione. Ad oggi - aggiunge - sono state vaccinate con la prima dose circa 800 delle circa 1200 persone bisognose a cui sarà somministrato il vaccino questa settimana. (R.I.)

Papa Francesco dona vaccini gratuiti ai rifugiati del Centro Astalli

1 Aprile 2021 - ROMA - Sabato mattina, sabato santo,  un gruppo di rifugiati del Centro Astalli, accompagnati dagli operatori della mensa, riceverà la prima dose di vaccino contro il coronavirus in Vaticano, per volere di papa Francesco. «Si tratta di un segno importante per la vita dei rifugiati che accogliamo, tra cui tanti vulnerabili, vittime di tortura e violenze intenzionale», commenta il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti: «un segno di vicinanza agli ultimi, a coloro che la pandemia ha reso invisibili e per questo più fragili e più esposti al rischio di ammalarsi. Quello di Papa Francesco è un gesto che riconosce nel povero, nell’emarginato, nel migrante il senso di un agire che mette al centro i più fragili perché solo così l’intera comunità diventa più forte, più solida, più al sicuro. Un dono che si riempie di significato alla vigilia della seconda Pasqua nella pandemia». Il Centro Astalli chiede alle istituzioni italiane di «moltiplicare» il gesto del Pontefice e «inserire nella strategia nazionale per le vaccinazioni, i senza fissa dimora, i migranti che vivono in insediamenti spontanei o in edifici occupati e in centri di accoglienza di medie e grandi dimensioni». (R.Iaria) —​

Papa Francesco: molti sfollati climatici “vengono ‘divorati’ da condizioni che rendono impossibile la sopravvivenza”.

30 Marzo 2021 - Città del Vaticano - Molti sfollati climatici «vengono ‘divorati’ da condizioni che rendono impossibile la sopravvivenza». Lo scrive papa Francesco nella prefazione agli “Orientamenti pastorali sugli sfollati climatici”, presentati oggi in diretta streaming dalla Sala Stampa della Santa Sede e redatti dalla Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. “Costretti ad abbandonare campi e coste, case e villaggi, fuggono in fretta portando con sé solo pochi ricordi e averi, frammenti della loro cultura e della loro tradizione” i rifugiati climatici «partono pieni di speranza, con l’intenzione di ricominciare la propria vita in un luogo sicuro. Ma, per lo più, finiscono in bassifondi pericolosamente sovraffollati o in insediamenti improvvisati, aspettando il loro destino». «Coloro che sono costretti ad allontanarsi dalle proprie abitazioni a causa della crisi climatica hanno bisogno di essere accolti, protetti, promossi e integrati», evidenzia il pontefice: «Essi hanno il desiderio di ricominciare, ma bisogna dare loro la possibilità di farlo, e aiutarli perché possano costruire un nuovo futuro per i loro figli. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare sono tutti verbi che corrispondono ad azioni adeguate. Togliamo quindi uno per uno quei massi che bloccano il cammino degli sfollati, ciò che li reprime e li emargina, che impedisce loro di lavorare e di andare a scuola, ciò che li rende invisibili e nega loro la dignità». Gli Orientamenti Pastorali sugli Sfollati Climatici «ci invitano ad ampliare il modo con cui guardiamo a questo dramma dei nostri tempi”» e «ci spingono a vedere la tragedia dello sradicamento prolungato che fa gridare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, anno dopo anno: ‘Non possiamo tornare indietro e non possiamo ricominciare da capo’. Ci invitano a prendere coscienza dell’indifferenza della società e dei governi di fronte a questa tragedia. Ci chiedono di vedere e di preoccuparci. Invitano la Chiesa e tutti quanti ad agire insieme, e ci indicano come è possibile farlo. Non usciremo da crisi come quelle del clima o del Covid-19 rinchiudendoci nell’individualismo, ma solo stando insieme, attraverso l’incontro, il dialogo e la cooperazione». Per Papa Francesco il fatto che le persone siano costrette a migrare perché l’ambiente in cui vivono «non è più abitabile, ci potrebbe sembrare un processo naturale, qualcosa di inevitabile. Eppure, il deterioramento del clima è molto spesso il risultato di scelte sbagliate e di attività distruttive, il frutto dell’egoismo e dell’abbandono, che mettono l’umanità in conflitto con il Creato, la nostra casa comune». «A differenza della pandemia di Covid-19 – abbattutasi su di noi all’improvviso, senza alcun preavviso, e quasi ovunque, con un impatto pressoché simultaneo sulla vita di tutti noi –, la crisi climatica è iniziata con la Rivoluzione Industriale», ricorda papa Francesco: «Per molto tempo, tale crisi si è andata sviluppando tanto lentamente da rimanere impercettibile per tutti, eccetto per pochissime persone particolarmente lungimiranti. Anche adesso, le sue ripercussioni si manifestano in maniera disomogenea: il cambiamento climatico interessa il mondo intero, ma le difficoltà maggiori riguardano coloro che meno hanno contribuito a determinare il cambiamento climatico». «Eppure, come per la crisi del Covid-19, a causa della crisi climatica», secondo Papa Francesco, il numero enorme di sfollati è in continuo aumento e «sta rapidamente diventando una grande emergenza della nostra epoca, come possiamo vedere quasi ogni sera in televisione, e questo richiede risposte globali». (R.I.)

Papa Francesco: un saluto ai filippini e un appello per “l’amata e martoriata” Siria

14 Marzo 2021 - Città del Vaticano - Un saluto "particolare" papa Francesco lo ha rivolto, questa mattina, al termine della preghiera dell'Angelus, ai fdeli filippini, residenti a Roma e presenti in piazza e che celebrano i 500 anni dell’evangelizzazione delle Filippine. «Auguri! E avanti con la gioia del Vangelo!», ha detto il papa  che, in mattinata, ha celebrato una liturgia in occasione proprio di questo anniversario. Il pontefice ha voluto ricordare l'inizio, dieci anni fa, del «sanguinoso conflitto in Siria, che ha causato una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo: un numero imprecisato di morti e feriti, milioni di profughi, migliaia di scomparsi, distruzioni, violenze di ogni genere e immani sofferenze per tutta la popolazione, in particolare per i più vulnerabili, come i bambini, le donne e le persone anziane». Da qui l'appello alle parti in conflitto, affinché «manifestino segni di buona volontà, così che possa aprirsi uno squarcio di speranza per la popolazione stremata» e l'auspicio ad un «deciso e rinnovato impegno, costruttivo e solidale, della Comunità Internazionale, in modo che, deposte le armi, si possa ricucire il tessuto sociale e avviare la ricostruzione e la ripresa economica. Preghiamo - ha concluso - tutti il Signore, perché tanta sofferenza, nell’amata e martoriata Siria, non venga dimenticata e perché la nostra solidarietà ravvivi la speranza” ed ha invitato a recitare una Ave Maria «per l’amata e martoriata Siria».

Card. Tagle: noi migranti filippini troviamo nella fede la forza in Gesù che viaggia con noi

14 Marzo 2021 - Città del Vaticano – «L’arrivo della fede cristiana nella nostra terra è un dono di Dio». Il card. Luis Antonio Tagle, prefetto della  Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, saluta papa Francesco al termine della celebrazione nella Basilica di San Pietro per i 500 anni di evangelizzazione delle Filippine. Una celebrazione con pochi fedeli, in gran parte in abiti tradizionali, a causa della pandemia ma molto sentita e aperta da una processione con canti in lingua filippina e con la Croce di Magellano e e il Santo Nino di Cebu. «Noi, migranti filippini a Roma – ha detto il porporato - vogliamo esprimerLe la nostra gratitudine per averci guidato in questa celebrazione eucaristica di ringraziamento per l'arrivo della fede Cristiana nelle Filippine, cinquecento anni fa. Le portiamo qui l'amore filiale dei Filippini delle 7641 isole del nostro paese». Il card. Tagle ha ricordato che nel mondo sono più di dieci milioni i migranti filippini in quasi cento paesi nel mondo e oggi «sono uniti a noi. Facciamo tesoro della Sua premura per noi e per tutti i migranti presenti a Roma, costantemente manifestata dal Suo Vicario per la Diocesi di Roma, Sua Eminenza il Cardinale Angelo de Donatis, il Direttore dell'Ufficio Diocesano Migrantes, Monsignor Pierpaolo Felicolo, e il Cappellano del Centro Filippino, P. Ricky Gente». Il fatto che la fede cristiana «sia stata ricevuta dalla maggioranza della nostra popolazione, che le ha dato una connotazione filippina, è un dono di Dio. Ora le Filippine hanno il terzo numero più alto di Cattolici nel mondo. Questo – ha quindi aggiunto il prefetta della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli - è veramente un dono di Dio. Attribuiamo la fede duratura del popolo filippino solo all'amore, alla misericordia e alla fedeltà di Dio, non ai nostri meriti. Dal 1521 al 2021, abbiamo ricevuto doni su doni. Ringraziamo Dio per i portatori di questi doni nel corso degli ultimi 500 anni: i missionari pionieri, le congregazioni religiose, il clero, le nonne e i nonni, le madri e i padri, gli insegnanti, i catechisti, le parrocchie, le scuole, gli ospedali, gli orfanotrofi, gli agricoltori, i braccianti, gli artisti e i poveri la cui ricchezza è Gesù. Per grazia di Dio, i Cristiani filippini hanno continuato a ricevere la fede, una fonte di speranza di fronte alla povertà, alla disuguaglianza economica, agli sconvolgimenti politici, ai tifoni, alle eruzioni vulcaniche, ai terremoti e persino all'attuale pandemia. Mentre confessiamo i nostri fallimenti nel vivere la fede sempre in modo coerente, riconosciamo anche il grande contributo della fede Cristiana nel plasmare la cultura filippina e la nazione filippina». Per il porporato il «dono deve continuare ad essere un dono. Deve essere condiviso. Se viene tenuto per sé, cessa di essere dono. Per il misterioso disegno di Dio, il dono della fede che ci è stato dato viene ora condiviso da milioni di migranti filippini cristiani in diverse parti del mondo. Abbiamo lasciato le nostre famiglie, non per abbandonarle, ma per prenderci cura di loro e del loro futuro. Per amore loro, sopportiamo il dolore della separazione». Quando arrivano i momenti di solitudine, «noi migranti filippini troviamo la forza in Gesù che viaggia con noi, Gesù che si è fatto un bambino (Santo Nino) e si è fatto conoscere come il Nazareno (Gesù Nazareno), ha portato la Croce per noi. Siamo certi dell'abbraccio della nostra Madre Maria e della protezione dei santi. Quando ci mancano le nostre famiglie, ci rivolgiamo alla parrocchia, la nostra seconda casa. Quando non c'è nessuno con cui parlare, apriamo il nostro cuore a Gesù nel Santissimo Sacramento e meditiamo sulla sua parola. Ci prendiamo cura dei bambini a noi affidati come se fossero i nostri figli e degli anziani come se fossero i nostri genitori. Cantiamo, sorridiamo, ridiamo, piangiamo e mangiamo. Preghiamo affinché attraverso i nostri migranti filippini, il nome di Gesù, la bellezza della Chiesa e la giustizia, la misericordia e la gioia di Dio, possano raggiungere i confini della terra. Qui a Roma – ha concluso - quando ci mancano i nostri nonni, sappiamo di avere un Lolo Kiko. Molte grazie, Santo Padre».

Papa Francesco alla comunità filippina: “la gioia del Vangelo si vede nel vostro popolo, si vede nei vostri occhi, nei vostri volti”

14 Marzo 2021 - Città del Vaticano - «Avete ricevuto la gioia del Vangelo: che Dio ci ha amato a tal punto da dare il suo Figlio per noi. E questa gioia si vede nel vostro popolo, si vede nei vostri occhi, nei vostri volti, nei vostri canti e nelle vostre preghiere». Papa Francesco, questa mattina, nella Basilica di San Pietro, celebra una liturgia eucaristica in occasione dei «cinquecento anni da quando per la prima volta l’annuncio cristiano è arrivato nelle Filippine». La liturgia eucaristica era iniziata con una processione aperta da membri della comunità filippina in abiti tradizionali che hanno portato la croce di Magellano e il Santo Nino, una statua lignea di circa 35 centimetri che rappresenta il Bambino Gesù. «Voglio dirvi grazie per la gioia che portate nel mondo intero e nelle comunità cristiane. Penso – ha detto il Papa - a tante esperienze belle nelle famiglie romane – ma è così in tutto il mondo –, dove la vostra presenza discreta e laboriosa ha saputo farsi anche testimonianza di fede. Con lo stile di Maria e di Giuseppe: Dio ama portare la gioia della fede con il servizio umile e nascosto, coraggioso e perseverante». «Tante volte ho detto che qui a Roma le donne filippine sono ‘contrabbandiere di fede’ – ha aggiunto a braccio il Pontefice – perché dove vanno a lavorare seminano la fede». In questa ricorrenza per il popolo filippini l’esortazione «a non smettere l’opera di evangelizzazione – che non è proselitismo. Quell’annuncio cristiano che avete ricevuto è sempre da portare agli altri; il vangelo della vicinanza di Dio chiede di esprimersi nell’amore verso i fratelli; il desiderio di Dio che nessuno vada perduto domanda alla Chiesa di prendersi cura di chi è ferito e vive ai margini. Se Dio ama così tanto da donarci sé stesso, anche la Chiesa ha questa missione: non è inviata a giudicare, ma ad accogliere; non a imporre ma a seminare; non a condannare ma a portare Cristo che è la salvezza». E questo è anche programma pastorale della «vostra Chiesa: l’impegno missionario che coinvolge tutti e arriva a tutti. Non scoraggiatevi mai nel camminare su questa strada. Non abbiate paura di annunciare il Vangelo, di servire e di amare. E con la vostra gioia potrete fare in modo che si dica anche della Chiesa: “ha tanto amato il mondo!”. È bella e attraente una Chiesa che ama il mondo senza giudicarlo e che per il mondo dona sé stessa. Che sia così, nelle Filippine e in ogni parte della terra». Con Papa Francesco concelebrano il card. Luis Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il card. Angelo De Donatis, vicario del papa a Roma e alcuni sacerdoti che seguono le comunità filippine in Italia. Per la Migrantes della diocesi di Roma il direttore mons. Pierpaolo Felicolo. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco celebra Messa con la comunità filippina

14 Marzo 2021 - Città del Vaticano - Saranno circa un centinaio i fedeli filippini che potranno partecipare, questa mattina, alla celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, presieduta da papa Francesco, in occasione dei 500 anni dall’arrivo del Cristianesimo e l’inizio dell’evangelizzazione nel loro Paese. Una rappresentanza dei fedeli, residenti a Roma, saranno presenti in piazza San Pietro durante la celebrazione e seguiranno, poi, la preghiera dell’Angelus. «Porteremo – dice il coordinatore nazionale dei filippini in Italia, don Gregory Ramon Dacer Gaston - anche le bandiere delle Filippine per salutare il Santo Padre e ringraziarlo». Il sacerdote invita tutti i filippini in Italia a seguire la celebrazione attraverso i media:  «un evento storico irripetibile – evidenzia - da non perdere. Continuiamo a pregare per Papa Francesco, i nostri Vescovi nelle Filippine e tutta la Chiesa, ringraziamo Dio e preghiamo che tutti noi possiamo continuare la nostra missione». I filippini in emigrazione sono circa 10milioni. In Italia circa 160mila con una «maggiore presenza a Roma e Milano», sottolinea: «gli italiani sono molto gentili con noi e il nostro popolo grazie al lavoro e all’ onestà che dimostrano». Il lavoro occupa il gradino più alto nella scala delle priorità, per il quale combattono e si spostano, perché è lavorando che si realizzano anche socialmente. I centri pastorali in Italia sono una novantina sparsi nel Paese: 50 sono quelli di Roma con diversi sacerdoti che li seguono a cui si aggiungono i ragazzi studenti che si trovano nel nostro Paese per completare gli studi e che all’occorrenza danno un aiuto. In preparazione all’evento le varie comunità hanno «svolto una serie di attività: dal catechismo e diffusione di informazioni all’interno delle celebrazioni eucaristiche, un Triduo online; alcune attività insieme ai giovani», ci dice p. Riki Gente, cappellano della comunità cattolica filippina di Roma spiegando che la celebrazione con papa Francesco, a causa della pandemia,  sarà una celebrazione «semplice, ma sentita. Noi filippini che viviamo all’estero siamo considerati non solo come migranti ma anche come missionari, vivendo la nostra fede cristiana. Attraverso le riunioni e le celebrazioni comunitarie ci sentiamo famiglie allargate». La celebrazione presieduta dal papa rappresenta – spiega il direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo,  - un «riconoscimento di una presenza storica della comunità filippina a Roma: una «comunità vivace, attiva, inserita nella diocesi e che da una bella testimonianza di fede, un esempio molto bello e di integrazione per tutta la città». (Raffaele Iaria)

Mons. Felicolo: quella filippina è una “comunità vivace, attiva, inserita nella diocesi e che da una bella testimonianza di fede”

12 Marzo 2021 - Roma - “Grande gioia” per la comunità cattolica filippina di Roma per l’attenzione di papa Francesco che domenica, nella Basilica Vaticana, celebrerà una liturgia eucaristica in occasione dei cinque secoli dell’evangelizzazione delle Filippine. «Quella filippina è – dice a www.migrantesonline.it il direttore Migrantes della diocesi di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo, che concelebrerà con il papa – una comunità articolata con 50 centri pastorale per la città che fanno capo alla Missione con Cura d’anime il cui responsabile è p. Riki Gente». Mons. Felicolo parla di una «comunità vivace, attiva, inserita nella diocesi e che da una bella testimonianza di fede, un esempio molto bello e di integrazione per tutta la città». La celebrazione con papa Francesco – aggiunge il direttore Migrantes è anche il «riconoscimento di una presenza storica della comunità filippina nella Capitale». L’immigrazione filippina in Italia iniziò nella prima metà degli anni settanta, quando entrò in vigore un accordo tra il governo italiano e quello filippino per l’ammissione in Italia di collaboratrici familiari. Con il papa concelebreranno il card. Luis Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e il card. Angelo De Donatis, vicario del papa a Roma e altri otto sacerdoti.  (Raffaele Iaria)

Filippini: domenica messa con Papa Francesco in Vaticano

12 Marzo 2021 - Città del Vaticano - Domenica 14 marzo alle ore 10 Papa Francesco presiederà una liturgia, nella Basilica di San Pietro, in occasione dei 500 anni dall’arrivo del Cristianesimo e l’inizio dell’evangelizzazione nelle Filippine. Alla celebrazione parteciperanno il card. Luis Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il card. Angelo De Donatis, vicario del papa a Roma. Per la Migrantes della diocesi di Roma il direttore mons. Pierpaolo Felicolo.  Pochi, a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia, i fedeli che potranno partecipare alla messa nella Basilica vaticana. Una rappresentanza del popolo filippino, residente a Roma, sarà presente in piazza San Pietro durante la celebrazione e seguiranno, poi, la preghiera dell’Angelus. In piazza – ci dice il coordinatore nazionale dei filippini in Italia, don Gregory Ramon Dacer Gaston che è anche Rettore del Pontificio Collegio Filippino - saranno attivati alcuni monitor per seguire la celebrazione. «Porteremo – dice - anche le bandiere delle Filippine per salutarlo». Il sacerdote invita tutti i filippini in Italia a seguire la celebrazione attraverso i media:  «un evento storico irripetibile da non perdere. Continuiamo a pregare per Papa Francesco, i nostri Vescovi nelle Filippine e tutta la Chiesa ringraziamo Dio per gli ultimi 500 anni della nostra fede e preghiamo che tutti noi possiamo continuare la nostra missione». (Raffaele Iaria)