Tag: Mobilità umana e migrazioni

Sardegna: oggi pomeriggio ad Oristano il “racconto” della mobilità umana tra realtà e percezione

3 Febbraio 2020 - Oristano -  Oggi pomeriggio nell’Istituto di Scienze religiose, a Oristano si svolgerà il seminario “Non si tratta solo di migranti”. Il racconto della mobilità umana tra realtà e percezione, organizzato dalla Delegazione regionale Caritas Sardegna, dalla Migrantes regionale, dall’Ordine dei giornalisti della Sardegna e dall’Ucsi Sardegna. Un seminario che nasce dalla necessità di riflettere sul fenomeno della mobilità umana, “tema ghiotto per le campagne elettorali, foriero di paure ancestrali rispetto alla diversità e al diverso, che rischia di essere sempre più manipolato strumentalmente e non conosciuto per l’effettivo dato di realtà”, spiega il delegato regionale Caritas Sardegna Raffaele Callia: persone che vengono nel nostro Paese per ragioni diverse – migrazioni forzate, fuga dalla miseria, ricerca di libertà, ecc.  e che “continuano ad andar via dalle nostre comunità, fra cui gli stessi sardi, soprattutto per mancanza di alternative”. Il delegato Caritas sottolinea come oggi più che mai “si abbia il dovere di fornire un’informazione obiettiva che presenti il tema nella sua complessità, senza semplificazioni e banalizzazioni, senza mistificare la realtà. Un’informazione rigorosa dal punto di vista scientifico e rispettosa in ogni caso della dignità della persona umana, di ogni persona”.  Da qui, l’idea di  proporre un seminario di approfondimento per i giornalisti e per tutti gli operatori che si occupano di tali argomenti, “con l’obiettivo di fornire una narrazione diversa rispetto a quelle in circolazione, in particolare nel complesso mondo dei social network”. “Questa iniziativa inter-pastorale, frutto della collaborazione tra gli uffici regionali Caritas e Migrantes – spiega Padre Stefano Messina, incaricato regionale di Migrantes – intende riflettere su come raccontare l’aspetto della ricchezza umana e culturale di cui i migranti sono portatori: una buona comunicazione capace di favorire l’integrazione”. Ciò che manca nel nostro paese, continua p. Messina, “è proprio la capacità di promuovere un percorso di reale integrazione, con cui costruire progettualità concrete, a lungo termine, che non si fermino alla prima accoglienza”. Progettualità “che favoriscano una conoscenza reciproca, premessa indispensabile per costruire una società basata sullo sviluppo umano integrale e sulla giustizia sociale”. Dopo i saluti  di Mons. Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e Vescovo delegato per Migrantes della Conferenza Episcopale Sarda, di Mons. Giovanni Paolo Zedda, Vescovo delegato per il servizio della carità della Conferenza Episcopale Sarda di Andrea Pala, presidente UCSI Sardegna, introdurranno i lavori Padre Stefano Messina e Raffaele Callia. A seguire, le relazioni di Simone Varisco e Delfina Licata che si soffermeranno su “Un quadro di riferimento dell’immigrazione oggi” e su “L’attualità dell’emigrazione italiana nel mondo”. Seguirà Nello Scavo, inviato di Avvenire  su “Comunicare la mobilità umana, oltre le percezioni”. A coordinare l’incontro Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna.    

Migranti: un incontro del Dicastero Vaticano in Colombia

3 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Nei giorni 30 e 31 gennaio 2020, a Cúcuta in Colombia, si è svolto l’incontro dei vescovi delle diocesi di frontiera tra Colombia e Venezuela intitolato “Caridad en la frontera”. L’evento, promosso e organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dalla Sezione Migranti e Rifugiati, in collaborazione con la diocesi di Cúcuta, ha voluto manifestare “la sollecitudine del Santo Padre per le situazioni migratorie di frontiera e mettere in sinergia le attività caritative a favore delle persone più deboli e vulnerabili in questa regione” All’incontro hanno partecipato i Nunzi Apostolici, i rappresentanti delle Conferenze Episcopali della Colombia e del Venezuela, il CELAM, i Vescovi delle diocesi sulla frontiera Venezuela- Colombia, i rappresentanti di Cáritas Colombia, Cáritas Venezuela, Caritas Internationalis e della Commissione Cattolica Internazionale per le Migrazioni. Le sessioni di lavoro del primo giorno – riferisce una nota - si sono concentrate nell’analisi delle sfide pastorali poste dagli ingenti flussi di mobilità umana tra i due paesi, particolarmente visibili nelle zone di frontiera. I vescovi hanno condiviso i risultati delle risposte caritative che si sono prodotte nelle loro diocesi di frontiere, manifestazione concreta dell’amore materno della Chiesa verso tutti i suoi figli. Nel secondo giorno i partecipanti hanno identificato una serie di possibili collaborazioni inter diocesane transnazionali che possano favorire una maggiore efficacia degli sforzi prodotti fino a questo momento. L’incontro si è concluso con “un rinnovato impegno da parte di tutti ad assistere spiritualmente e materialmente tanto i migranti quanto le comunità locali che sperimentano le medesime vulnerabilità”.

Scalabriniane: “la nostra internazionalità e interculturalità ci interpella a vivere nel rispetto e nella comunione delle differenze”

3 Febbraio 2020 - Roma - “La vocazione è un dono ricevuto da Dio e deve propagarsi ed ‘esplodere’ in un inno di gioia pasquale, di gratitudine nello spirito del Magnificat. Consacrate per la missione con i migranti e i rifugiati, siamo chiamate ad essere testimoni di speranza e della misericordia di Dio, attraverso l’accoglienza, la protezione, la promozione e l’integrazione”. E’ quanto dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle suore missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane, per l’occasione della Giornata mondiale della vita consacrata che i è celebrata ieri. “La nostra internazionalità e interculturalità – spiega - ci interpella costantemente a vivere nel rispetto e nella comunione delle differenze, sempre più evidenti anche tra le ‘gioventù’ odierne. Sarà questo il modo più intenso per vivere in profondità il giubileo dei 125 anni di fondazione della nostra Congregazione, confermate nella speranza che la bellezza del vissuto della nostra vocazione religiosa scalabriniana, ci rende persone felici che attraggono nuove vocazioni”. Per suor Neusa, “siamo invitate ad essere mediatrici di un annuncio vocazionale autentico, creativo ed efficace, impegnate a risvegliare vocazioni per il servizio nella Chiesa e all’umanità e, insieme, consolidare personalmente e comunitariamente la cultura vocazionale. Guardiamo a Maria, modello di consacrazione”.  

Firenze: firmato un patto per l’amicizia tra cristiani e musulmani

31 Gennaio 2020 - Firenze“Facendo tesoro della viva esperienza di dialogo che caratterizza la nostra città e con la piena condivisione del Documento per la Fratellanza umana, la pace e la convivenza comune, auspichiamo che questo nostro momento di riflessione, ci apra a un Percorso verso un rapporto più strutturato tra le nostre realtà religiose, per una sempre più feconda amicizia Islamico- Cristiana”. Così si legge nel testo firmato dall'arcivescovo di Firenze e dal responsabile della comunità islamica fiorentina. Entrambi, nei loro interventi, hanno sottolineato la tradizione di Firenze come città di incontro e di esperienze di dialogo fra culture e religioni diverse, ricordando l'Umanesimo fiorentino e, in anni più recenti, l'impegno di Giorgio La Pira. Si legge ancora nel documento firmato a Firenze: “La nostra presenza insieme vuol essere un segno tangibile dell’amicizia che ci caratterizza e che ci lega, sollecitati dalle nostre Fedi che si fondano sulla medesima Speranza, radicata nella fiducia dell’Azione di Dio che, essendo Amore, chiede la partecipazione libera e responsabile di ogni singola persona umana, senza mai abbandonarla. E’ questa comune Speranza che ci fa incontrare per conoscerci sempre meglio, per imparare gli uni dagli altri, per stimarci reciprocamente; affinché, resi pacifici nel cuore possiamo costruire percorsi di pace e di giustizia finalizzata al bene, camminando idealmente e fraternamente gli uni accanto agli altri verso la Sorgente di ogni realtà”. Durante l'incontro Mons. Vittorio Ianari, della Comunità di Sant’Egidio, ha illustrato il percorso storico del documento di Abu Dhabi, Mons. Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, ha presentato significato e prospettive del Documento, mentre il prof. Mohamed Bamoshmoosh, responsabile culturale della Comunità islamica di Firenze si è soffermato sulla attualizzazione del Documento a livello locale. Infine il direttore del Centro Internazionale Studenti La Pira Maurizio Certini, e Bamoshmoosh si sono concentrati su alcune prospettive del cammino di amicizia in atto a Firenze da tanti anni. L'incontro intende segnare infatti anche il primo passo verso un rapporto più strutturato tra le due realtà religiose per un’amicizia islamico-cristiana a Firenze. “Una lunga storia lega la comunità cattolica e islamica di Firenze, dagli incontri con i primi studenti universitari di fede islamica nella Sala Teatina, dove significativamente ci siamo incontrati oggi. La Sala del Centro è stata infatti (dal 1989 al 1992) la prima aula di preghiera della nascente Comunità islamica toscana e sede provvisoria del primo Centro culturale islamico della nostra città - hanno sottolineato Certini e Bamoshmoosch -. In queste stanze, sino dal 1978, per iniziativa dell’arcivescovo di Firenze card. Benelli che volle un Centro che desse dignità a ogni giovane internazionale e aperto al dialogo interreligioso, sulla spinta ideale di Giorgio La Pira e con l’attento e appassionato accompagnamento di Chiara Lubich e dei Focolari, è nato un rapporto di amicizia e di dialogo tra giovani basato su significative interazioni personali, sincere, aperte e collaborative. Un dialogo che si è poi dilatato con autonome iniziative di persone, di associazioni, di Chiese; mostrando come Firenze sia sempre città culturalmente aperta. Una città che in molte sue parti crede che il dialogo come stile di vita, realizza un diverso modo di incontrarsi e relazionarsi, portando così a superare stereotipi e pregiudizi, e a rendere vera ogni giorno una fraternità che afferma e garantisce le relative differenze. L’esperienza qui realizzata insegna come il radicamento in Dio offra un modo nuovo di guardare ogni uomo: il riconoscere la dignità dell’altro proprio in virtù del suo essere “altro” genera una reciproca accoglienza, un’amicizia tale da suscitare in ciascuno il desiderio di una mutua e più profonda conoscenza e solidarietà. Quello che ci proponiamo è strutturare un percorso verso un’amicizia islamico-cristiana sempre più ampio e inclusivo, costruire relazioni sempre più significative, per spargere nuovi semi di fraternità e di pace a Firenze, in tutto il territorio nazionale e oltre”. L'appuntamento è stato promosso dal Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, dall'Istituto Universitario Sophia, dalla Comunità Islamica Firenze e Toscana e dalla Fondazione Giorgio La Pira, ed è una prima risposta all'appello contenuto nel documento di Abu Dhabi. (Riccardo Bigi)    

Sardegna: lunedì il racconto della mobilità umana tra realtà e percezione

31 Gennaio 2020 - Oristano -  Lunedì 3 febbraio 2020, dalle ore 14 alle 17, nell’Istituto di Scienze religiose, a Oristano si svolgerà il seminario “Non si tratta solo di migranti”. Il racconto della mobilità umana tra realtà e percezione, organizzato dalla Delegazione regionale Caritas Sardegna, dalla Migrantes regionale, dall’Ordine dei giornalisti della Sardegna e dall’Ucsi Sardegna. Un seminario che nasce dalla necessità di riflettere sul fenomeno della mobilità umana, “tema ghiotto per le campagne elettorali, foriero di paure ancestrali rispetto alla diversità e al diverso, che rischia di essere sempre più manipolato strumentalmente e non conosciuto per l’effettivo dato di realtà”, spiega il delegato regionale Caritas Sardegna Raffaele Callia: persone che vengono nel nostro Paese per ragioni diverse – migrazioni forzate, fuga dalla miseria, ricerca di libertà, ecc.  e che “continuano ad andar via dalle nostre comunità, fra cui gli stessi sardi, soprattutto per mancanza di alternative”. Il delegato Caritas sottolinea come oggi più che mai “si abbia il dovere di fornire un’informazione obiettiva che presenti il tema nella sua complessità, senza semplificazioni e banalizzazioni, senza mistificare la realtà. Un’informazione rigorosa dal punto di vista scientifico e rispettosa in ogni caso della dignità della persona umana, di ogni persona”.  Da qui, l’idea di  proporre un seminario di approfondimento per i giornalisti e per tutti gli operatori che si occupano di tali argomenti, “con l’obiettivo di fornire una narrazione diversa rispetto a quelle in circolazione, in particolare nel complesso mondo dei social network”. “Questa iniziativa inter-pastorale, frutto della collaborazione tra gli uffici regionali Caritas e Migrantes – spiega Padre Stefano Messina, incaricato regionale di Migrantes – intende riflettere su come raccontare l’aspetto della ricchezza umana e culturale di cui i migranti sono portatori: una buona comunicazione capace di favorire l’integrazione”. Ciò che manca nel nostro paese, continua p. Messina, “è proprio la capacità di promuovere un percorso di reale integrazione, con cui costruire progettualità concrete, a lungo termine, che non si fermino alla prima accoglienza”. Progettualità “che favoriscano una conoscenza reciproca, premessa indispensabile per costruire una società basata sullo sviluppo umano integrale e sulla giustizia sociale”. Dopo i saluti  di Mons. Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e Vescovo delegato per Migrantes della Conferenza Episcopale Sarda, di Mons. Giovanni Paolo Zedda, Vescovo delegato per il servizio della carità della Conferenza Episcopale Sarda di Andrea Pala, presidente UCSI Sardegna, introdurranno i lavori Padre Stefano Messina e Raffaele Callia. A seguire, le relazioni di Simone Varisco e Delfina Licata che si soffermeranno su “Un quadro di riferimento dell’immigrazione oggi” e su “L’attualità dell’emigrazione italiana nel mondo”. Seguirà Nello Scavo, inviato di Avvenire  su “Comunicare la mobilità umana, oltre le percezioni”. A coordinare l’incontro Francesco Birocchi, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna.    

Diaconi della chiesa di Trani in servizio nei luoghi della carità della chiesa di Andria

30 Gennaio 2020 - Andria - Domenica 2 Febbraio la Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” della diocesi di Andria ospiterà 20 diaconi permanenti della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie accompagnati da don Vito Delcuratolo, responsabile diocesano della formazione dei diaconi, per vivere una giornata di preghiera, formazione e di conoscenza dei luoghi di esercizio della carità della nostra comunità ecclesiale. I diaconi avranno modo di conoscere i servizi di carità che la Casa Accoglienza “S. Maria Goretti” della diocesi di Andria “presidio da anni dell’esercizio e servizio di Carità donato al prossimo, al povero, al forestiero”, spiega don Geremia Acri, responsabile della Casa Accoglienza. I diaconi, inoltre, vivranno una esperienza di servizio nelle case famiglia e di accoglienza della Comunità “Migrantesliberi”, nata dalla esperienza della stessa Casa Accoglienza, condividendo con gli ospiti il pranzo presso le Case Famiglia e di Accoglienza della Comunità “Migrantesliberi”, presenti nella città di Andria dove conosceranno le storie e i tanti volti dell’accoglienza. Sicuramente per i diaconi sarà un’esperienza che “li porterà a diretto contatto con la carne viva dell’umanità sofferente e piagata dall’indifferenza e dall’abbandono”, aggiunge il sacerdote. Durante la giornata è prevista anche una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo della diocesi di Andria, Mons. Luigi Mansi. “Il volto di qualsiasi persona vivente, esprime una verità unica, irripetibile e originale. Il volto di una persona è una piccola tessera, che compone il puzzle meraviglioso dell’umanità. Il volto disarma ogni tipo di distanza. Il volto è il luogo dove l’umanità si incontra per la costruzione di legami relazionali, fondando una interpretazione della realtà antropocentrica anziché indifferente, consumistica, anonima e sconosciuta, conclude don Acri. .  

La Parola di Dio come antitodo all’indifferenza

27 Gennaio 2020 -

Roma - La Chiesa italiana ha celebrato la Domenica della Parola di Dio, come proposto da Papa Francesco già a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia, poi istituita con la lettera apostolica “Aperuit illis”. Una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio: “non una volta all’anno, ma una volta per tutto l’anno”.

Il presidente dei Vescovi italiani, card. Gualtiero Bassetti, introducendo i lavori del Consiglio Permanente, aveva dichiarato l’adesione convinta a questa proposta come occasione per riscoprire la centralità della Parola di Dio e “tornare a un incontro personale e comunitario con la Parola. Parola mai ovvia, mai banale, tesoro inesauribile, che non afferreremo mai nella sua ricchezza e profondità”. Inoltre, il presidente aveva richiamato come “della Parola vive ogni discepolo; per la Parola crede; sulla Parola poggia la pietà, la catechesi e la fede vissuta; dalla Parola si riversano sugli altri i gesti della carità e si genera e rigenera la comunità”.

Da qui, l’auspicio che questa occasione non sia stata solo un appuntamento tra tanti. Il ritornare alla fonte della buona notizia è l’unica possibilità per ritrovare freschezza, coraggio e desiderio di vivere personalmente e comunitariamente nel quotidiano la consapevolezza di un Dio che cammina con noi e con ogni creatura.

La Parola di Dio è un antidoto per non lasciarsi travolgere dall’indifferenza o dall’autoreferenzialità rispetto ad un vissuto quotidiano che desidera ascoltare buone notizie. In questo consiste la missione della comunità cristiana: facilitare l’incontro tra la Parola di Dio e ogni uomo e ogni donna. È la via per rigenerare comunità credibili e testimoni autorevoli. Ma in tutto questo è indispensabile la capacità di ascoltare per lasciarsi provocare dalla Parola.

L’uomo è un essere che ascolta fin dal grembo materno. L’ascolto vero produce delle trasformazioni, mettendo l’uomo in condizione di uscire da sé per andare incontro all’Altro e agli altri. L’ascolto diventa obbedienza, non nel senso morale ma nella capacità di accogliere una parola che dà vita. Così come non c’è dialogo senza ascolto.

Che stia declinando oggi una cultura dell’ascolto è evidente: tutti preoccupati di parlare ma non forse di ascoltare le parole dell’altro.

Ci si dimentica che ascoltare ed essere ascoltati significa esserci, perché l’accettazione dell’altro inizia con l’ascolto. L’ascolto esige che l’altro sia accolto con pazienza, lasciandogli spazio, dedicandogli del tempo. Avere molta umiltà e disponibilità.

Nel libro dell’Apocalisse, l’autore rivolgendosi alle comunità cristiane del suo tempo, ricordava la delicatezza della parola detta da Dio che necessita dell’ascolto: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). La domenica della Parola di Dio dovrebbe generare e nutrire questa consapevolezza: un Dio che è presente e che sta sulla soglia della porta della vita di ciascuno, sussurrando e proponendo con delicatezza gesti e parole belle. Ma l’altro aspetto è che Dio entra solo nel rispetto della libertà della sua creatura e se la sua creatura gli permette di entrare.

È la dinamica della vita cristiana, della missione, dell’Evangelizzazione: Dio e l’umano che si parlano e si ascoltano. A ben vedere, il ritornare senza indugio alla fonte, alla Parola di Dio, come del resto auspicava già il Concilio Vaticano II, è l’unica via possibile per un improrogabile rinnovamento personale e comunitario.

(Valentino Bulgarelli - direttore dell’Ufficio catechistico della Cei)

Nella gioia del Battesimo oltre le frontiere: due incontri a Padova per parlare di migrazioni, diritto alla protezione internazionale e accoglienza

23 Gennaio 2020 - Padova – “Nella gioia del Battesimo… oltre le frontiere” è la proposta che il Coordinamento ecclesiale richiedenti protezione umanitaria (formato dai rappresentanti di diverse realtà e uffici diocesani: Caritas, Pastorale Migrantes, Pastorale della Missione, Pastorale Sociale, Missionari Comboniani), e Acli Padova offrono in particolare ai membri degli organismi di comunione delle parrocchie della diocesi patavina, ma aperta a quanti interessati ad approfondire il fenomeno delle migrazioni, avere strumenti per interpretarlo e spunti di azione sul fronte dell’accoglienza. Dopo i primi tre incontri di novembre e dicembre, altri due appuntamenti sono in programma tra gennaio e febbraio 2020. Il promo questa sera, giovedì 23 gennaio, alle ore 20.45 nel centro parrocchiale di Saccolongo (Pd) cui seguirà un ulteriore incontro venerdì 7 febbraio alle ore 20.45 nel centro parrocchiale di Vigodarzere (Pd). Durante le due serate si parlerà di immigrazione, diritti e integrazione con gli interventi di Elena Spanache, responsabile Sportello Immigrazione di Acli Padova (Strumenti di interpretazione del fenomeno migratorio e dati dal territorio); Giovanni Barbariol, dell’associazione Avvocato di strada (Il diritto alla protezione internazionale alla luce della normativa italiana ed europea) e don Elia Ferro, direttore Migrantes di Padova (Non di solo pane) e il coordinamento di Gianni Cremonese, presidente Acli Padova.

Greco Cattolici: il Coordinatore in Italia, Mons. Cristian Dumitru Crişan, è vescovo

22 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - E’ stato nominato oggi vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Făgăraş e Alba Iulia (Romania) don Cristian Dumitru Crişan dal 2018 Coordinatore Nazionale Migrantes  della Pastorale dei greco-cattolici in Italia. La nomina è del Sinodo della Chiesa Arcivescovile Maggiore Greco-Cattolica Romena alla quale Papa Francesco aveva concesso il suo assenso, assegnandogli la sede titolare di Abula. Nato l’11 ottobre 1981 a Reghin, nella contea di Mureş, nell’Arcieparchia di Făgăraş e Alba Iulia, Mons. Dumitru Crişan, dopo il suo ingresso in Seminario, dal 2000 al 2003 ha studiato nella Facoltà di Teologia greco-cattolica a Blaj e successivamente è stato inviato a Roma per l’Anno Integrativo Propedeutico, organizzato dalla Congregazione per le Chiese Orientali presso il Pontificio Istituto Orientale. Nel 2007 ha conseguito il Baccalaureato in Teologia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, a Roma e nel 2012 il Dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense. Dal 2016 al 2017 ha studiato nella Facoltà di Scienze dell’Educazione all’Istituto Cattolico di Parigi in co-tutela con l’Università Paris IV Sorbonne e nel 2018 ha ottenuto il Certificato “Emouna – l’Anfiteatro delle Religioni” presso l’Università di Scienze Politiche di Parigi.  È stato ordinato sacerdote l’11 maggio 2008 a Bucarest.  Nel 2012 è stato nominato Parroco di “San Giorgio” di Parigi e Rettore della Missione greco-cattolica Romena in Francia. Dal 2013 è notaio del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica Romena. Il 9 aprile 2018 è stato nominato Visitatore Apostolico per i fedeli greco-cattolici Romeni in Europa. A Mons. Dumitru Crişan gli auguri della Fondazione Migrantes e della nostra testata per un proficuo ministero episcopale.

Migrantes Rieti: sensibilizzare sulla realtà migratoria

22 Gennaio 2020 - Rieti – L’azione pastorale del servizio diocesano Migrantes della diocesi di Rieti, diretto da suor Luisella Maino, punta anche a sensibilizzare i reatini riguardo la realtà migratoria, anche attraverso testimonianze di italiani che vivono l’esperienza di emigrati condividendo diverse realtà: da quelle povere nel continente africano, come avvenuto attraverso l’incontro con Benedetta Tatti, giovane reatina che a dicembre aveva raccontato della propria esperienza nel Mali dove lavora come capitano dell’Esercito (che ha aiutato a capire le difficoltà di quelle terre da cui molti fuggono) a quelle delle opulente e secolarizzate società dell’Occidente: in questo caso New York. A portare la testimonianza di italiana negli Usa è stata, nell’incontro svolto l’altra settimana nel teatrino parrocchiale della Madonna del Cuore, Claudia Calì, giovane musicista di Perugia, che è volata oltre oceano nel 2006, “ancora prima che si sollevasse quest’onda di italiani che fuggono all’estero, la cosiddetta fuga dei cervelli”. Claudia si è dunque presentata come “una emigrata dall’Italia e un’immigrata negli Stati Uniti, e faccio parte di quella cosiddetta schiera di Italiani nel mondo”: una condizione, ha tenuto a precisare, non certo come quella drammatica di chi parte da Paesi in guerra o sfugge alle oppressioni, alla fame, alla miseria. Ma comunque un’esperienza che ti mette ugualmente in grado di comprendere che cosa significhi lasciare casa, affetti per ricominciare da capo in una terra non tua. Essere emigrati significa certamente “avere la possibilità di sbocciare, perché si ha l’occasione di venire a contatto con persone di culture e di lingue diverse e, quindi, di avere possibilità nuove che chiamano a mettersi in gioco con i propri carismi, la propria cultura, la propria personalità”. Una sfida che lei ha accettato nella sua esperienza musicista/pianista, impegnandosi per ottenere un dottorato di ricerca e giungere a insegnare all’università. Certo non mancano le difficoltà, “a partire dalla solitudine che si sperimenta soprattutto nei primi momenti e che potrebbe talvolta diventare determinante per lasciarsi andare e mollare tutto. Si avvertono le difficoltà della lingua, della necessità di cambiare alimenti, di organizzare la propria giornata e il proprio tempo in maniera completamente diversa. Inoltre è forte il richiamo delle origini, alimentato anche da una certa idealizzazione del proprio paese quando si vive lontani da casa”. Con quel senso di estraneità alla realtà in cui ti trovi e in cui fai del tutto per sentirti inserito, non senza affrontare i pregiudizi che, nella società statunitensi, permangono verso i non anglosassoni, italiani in primis. Ad arricchire l’incontro suor Piera Cori, la pastorella “cantautrice di Dio” in passato di stanza alla Madonna del Cuore, con alcune canzoni in tema nel ricordare che dinanzi a Dio si è tutti uguali figli a prescindere da colore della pelle, etnia e nazionalità. (C.V. – Lazio Sette)