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GMMR, Migrantes Padova: migranti, sfida e risorsa

22 Settembre 2022 - Padova - “La presenza di migranti e rifugiati rappresenta una grande sfida ma anche un’opportunità di crescita culturale e spirituale per tutti”. Potrebbe essere questo il centro del Messaggio che Papa Francesco ha scritto in occasione della 108ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. C’è una sfida che richiede energie e preparazione, come nelle grandi imprese. Una sfida che da tanto tempo è stata affrontata positivamente da molte realtà associative e istituzionali nella nostra Diocesi. Una sfida non facile, non scontata, non priva di contraddizioni. Non evitabile. E’ la storia dell’umanità che fa testo, perché si è evoluta in cultura e civiltà grazie alle migrazioni. E’ la storia di tutte le nazioni europee, e dell’Italia in prima fila, che fin dalla fine dell’800 ha prodotto la “grande migrazione”, con milioni e milioni di persone che attraversavano l’Oceano per necessità e per “sercar fortuna in Merica”. La 108^ edizione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ha quindi avuto inizio quando i migranti eravamo solo noi. E a nostro favore, come si fa per le attuali migrazioni, si è cercato di condurre i pensieri e i discorsi a livello di coscienza civile e cristiana, per il rispetto e la dignità che ogni persona merita. Allora si capisce che è descritta parte della nostra storia passata e presente, quando il Papa scrive che “la storia ci insegna che il contributo dei migranti e dei rifugiati è stato fondamentale per la crescita sociale ed economica delle nostre società. E lo è anche oggi. Il loro lavoro, la loro capacità di sacrificio, la loro giovinezza e il loro entusiasmo arricchiscono le comunità che li accolgono”. Qui ci sono i bisnonni, i progenitori, i familiari di tanti di noi, partiti per terre lontane; qui ci sono i migranti partiti da terre lontane e giunti nelle nostre terre. Una componente che non deve sfuggire nella realtà italiana e nella nostra diocesi padovana è che il 60% dei migranti è di religione cristiana. Se San Paolo scrivesse, come ha fatto con gli Efesini e i Corinti, ci ricorderebbe che c’è un solo battesimo, una sola fede, un solo Dio, Padre di tutti. E’ bene ricordare spesso da dove veniamo, e dove andiamo, per non cadere nelle divisioni, assecondare pregiudizi, cedere ai nazionalismi. L’esistenza cristiana sa attingere ad un ricco serbatoio di valori per vincere diffidenza, ostilità e ipocrisia. Il Messaggio sottolinea che “L’arrivo di migranti e rifugiati cattolici offre energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono. Essi sono spesso portatori di dinamiche rivitalizzanti e animatori di celebrazioni vibranti”. E’ sufficiente partecipare a qualche celebrazione di cristiani che provengono dall’Africa, dalle Americhe, dall’Est Europa, dall’Oriente, per rendersene conto. Ed ancora: “La condivisione di espressioni di fede e devozioni diverse rappresenta un’occasione privilegiata per vivere più pienamente la cattolicità del Popolo di Dio”. Quando le comunità parrocchiali favoriscono questa condivisione, almeno in alcune occasioni dell’anno liturgico, allora diventano segno di unità, senza annullare la ricchezza propria di ogni espressione di fede. In tale prospettiva alcune parrocchie, che ospitano comunità etniche con propria lingua e culto, sono segno di mediazione per la società, luoghi in cui il pluralismo non è visto come un male, e per questo scartato con un processo di “assimilazione”. Nell’Evangelii Gaudium il Papa scrive che “il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale, ma porta il volto di tante culture e di tanti popoli. Nei diversi popoli che sperimentano il dono di Dio secondo la propria cultura, la Chiesa esprime la sua autentica cattolicità e mostra la bellezza di questo volto pluriforme”. Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa per la Chiesa e per la società rendere percorribile il cammino dell’integrazione, reso in maniera corretta con cammino d’interazione, dove c’ è vero scambio e ascolto dell’altro, dove le identità si confrontano senza mescolarsi e soprattutto senza la volontà e l’intenzione di cambiare l’altro, di trasformarlo in qualcosa che assomigli sempre di più a noi. Questo atteggiamento ha alla base la “cultura dell’incontro”, il senso del “camminare insieme” come incoraggia il Sinodo che stiamo vivendo. Si diventa allora maggiormente significativi anche per la società di cui la Chiesa fa parte. (don Gianromano Gnesotto - Direttore Migrantes Padova)  

Migrantes Padova, GMRR: insieme, solo così si può costruire il futuro

15 Settembre 2022 - Padova - Domenica 25 settembre è la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, giunta alla 108a edizione. Nel suo messaggio - che si intitola "Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati" - papa Francesco vuole «evidenziare l' impegno che tutti siamo chiamati a mettere in atto per costruire un futuro che risponda al progetto di Dio senza escludere nessuno». "Costruire con" significa innanzitutto «riconoscere e promuovere il contributo dei migranti e dei rifugiati a tale opera di costruzione, perché solo così si potrà edificare un mondo che assicuri le condizioni per lo sviluppo umano integrale di tutti e tutte». «La Giornata mondiale del migrante e del rifugiato è, per le nostre parrocchie, un' occasione da non perdere - sottolinea don Gianromano Gnesotto - direttore dell' ufficio per la Pastorale dei migranti (Migrantes) - Il messaggio di papa Francesco consegna molti spunti su cui riflettere, quindi l' invito è a celebrarla (messaggio e materiali di approfondimento si trovano nel sito migrants-refugees.va). Quest' anno, poi, non c' è la concomitanza con la Giornata del Seminario, che è stata spostata al 2 ottobre». A livello diocesano è in programma una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Claudio Cipolla - domenica 25 alle 16 in Cattedrale - a cui sono invitate le comunità etniche. «Sarà una messa "internazionale" in cui letture, canti, intenzioni... verranno pronunciate in più lingue. Un' attenzione particolare, anche nella preghiera, sarà per i fedeli ucraini e per il difficile momento che sta vivendo il loro Paese». Quel giorno, al mattino, le comunità etniche presenti in diocesi - che di solito, alla domenica, celebrano la messa in una parrocchia, ma separatamente - vivranno l' eucaristia insieme a tutti gli altri fedeli. «È così che si realizza la comunione - sottolinea don Gnesotto - partecipando tutti alla stessa eucaristia. È attorno a Cristo che si possono incontrare le diverse ricchezze. Occasioni come questa Giornata mondiale non vanno perse». Info: migrantes.diocesipadova.it.    

Migrantes Padova: domenica feste delle Comunità con mons. Cipolla

25 Marzo 2022 - Padova - Appuntamento domenica 27 marzo, alle ore 16,  a Padova, nella Cattedrale, con la Festa delle comunità. Il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, celebrerà la santa messa con la presenza delle comunità cattoliche di altra madrelingua presenti in diocesi. Concelebreranno i rispettivi sacerdoti che seguono le comunità cattoliche: cinese, africana francofona, africana anglofona, sri-lankese, filippina, indiana, polacca, romena, ispano-americana, ucraina. La festa si colloca nella quarta domenica di Quaresima, “domenica della gioia”: «in questa domenica le comunità cattoliche che dal mondo hanno trovato casa nella Diocesi di Padova, ringraziano il Signore con il vescovo Claudio e si incaricano di dare un messaggio di unità e di pace», commenta don Gianromano Gnesotto, direttore dell’Migrantes che coordina le diverse realtà. «È un momento di festa – prosegue – per dare rilievo a questa pluralità di tradizioni, riti e devozioni particolari: è la ricchezza della diversità. Il significato di questa festa è di fare di tutti i popoli un’unica grande famiglia dove nessuno è indifferente all’altro».

Diocesi di Padova: preghiera per la pace e disponibilità all’accoglienza

28 Febbraio 2022 - Padova - La Chiesa di Padova è vicina alle popolazioni dell’Ucraina che stanno vivendo il dramma della guerra e in particolare esprime profonda solidarietà alle moltissime persone ucraine che vivono nel territorio diocesano e alle comunità cattoliche di rito bizantino presenti. "La sofferenza della guerra ci tocca da vicino e ci uniamo all’appello di pace di papa Francesco" sottolinea il vescovo, mons. Claudio Cipolla – che invita le comunità cristiane a pregare quotidianamente per la pace. Inoltre, in comunione con il Pontefice e con i vescovi italiani, invita a vivere mercoledì 2 marzo, mercoledì delle Ceneri con cui prende inizio la Quaresima, una giornata di digiuno e di preghiera intensa per la pace. Proprio mercoledì 2 marzo, la Chiesa di Padova propone e invita a un momento di “Preghiera di pace”, che si terrà alle ore 20, sul sagrato della Cattedrale, con la collaborazione dei Vigili del Fuoco che alimenteranno un “braciere di pace”. Hanno già accolto l’invito: la comunità cattolica ucraina di rito bizantino, le associazioni e aggregazioni cattoliche solitamente impegnate nei percorsi e nella marcia per la pace (Azione cattolica, Agesci, Noi Associazione, Csi, Associazione Papa Giovanni XXIII, Focolarini, Acli, Csi...); la chiesa ortodossa greca, la chiesa ortodossa rumena, la chiesa ortodossa moldava, la chiesa valdese metodista di Padova. Sarà un momento di preghiera e di vicinanza al popolo ucraino e una corale invocazione di pace, con la presenza di mons. Cipolla.  A seguire si potrà vivere la celebrazione della santa messa con il rito di imposizione delle Ceneri, alle ore 20.30, in Cattedrale, presieduta dal vescovo. La preghiera per la pace verrà anticipata e accompagnata da un momento di riflessione e confronto, promosso dagli uffici della Pastorale sociale e del lavoro e Migrantes della diocesi e dal  settimanale diocesano La Difesa del popolo. Sarà un incontro on line, in diretta You Tube sul canale della Diocesi, in programma questa sera  alle ore 18.30, che vedrà varie voci a confronto sulla situazione in Ucraina, gli scenari che si aprono, la realtà delle comunità cattoliche nel paese che vive il conflitto e nel territorio diocesano. Saranno ospiti Paolo De Stefani del Centro diritti umani dell’Università di Padova; il missionario in Ucraina don Moreno Cattelan, della congregazione di Don Orione, Piccola Opera della Divina Provvidenza; don Ivan Chverenchuk, parroco della comunità ucraina cattolica di rito bizantino; suor Francesca Fiorese, direttrice dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro e don Gianromano Gnesotto, direttore dell’Ufficio Migranes moderati da Luca Bortoli, direttore del settimanale diocesano. Sempre a Padova il vescovo mette a disposizione vitto e alloggio al Seminario minore rispondendo a un appello di aiuto dell’associazione “Lisolachenoncè Teolo ODV”, che sta cercando di far arrivare in Italia, e più precisamente a Padova, una sessantina di bambini e ragazzi provenienti da un orfanatrofio ucraino. ll vescovo ha dato disponibilità per l’accoglienza (vitto e alloggio) nei locali del Seminario minore di Rubano, lasciando poi la gestione della presenza all’associazione, che dal 1999 si occupa di accoglienza ai bambini orfani ucraini ed è presieduta da Paolo Giurisato. Al Seminario di Rubano si sta organizzando l’accoglienza. Un tam tam social ha portato molte persone a farsi presente portando molti aiuti.

Migrantes Padova: un mondo in casa

2 Febbraio 2022 -
padova - Quasi 35.000 persone con cittadinanza straniera risiedono a Padova, il doppio in Provincia, il triplo in Diocesi, con quasi 100.000 presenze. Secondo la mappa delle religioni, il 60% sono cristiani, il 50% cattolici. Per questo è stata scelta l’immagine di un mondo, con meridiani e paralleli a formare cornici di devozioni, nella locandina che la Migrantes Diocesana ha spedito alle parrocchie, e pubblicata nel suo sito. Ogni domenica, in diverse chiese della città e della Diocesi, si celebrano Messe in lingua inglese, francese, spagnolo, rumeno, polacco, ucraino. In altre più misteriose: tagalog, hindi, cingalese, cinese. Per ognuno c’è un sacerdote che proviene dagli stessi contesti nazionali: sono 11, che prendono il nome di “cappellani etnici”, coordinati dalla Migrantes Diocesana. Due di loro, un rumeno e un ucraino, celebrano secondo il rito bizantino. Si comprende dunque che c’è un mondo non solo di lingue, ma di tradizioni, devozioni, riti, che fa risaltare il volto della Chiesa, anzitutto nella sua universalità: è la Chiesa che ritorna al fatto sorgivo della Pentecoste, alla ricchezza delle diverse espressioni della fede, alla “unione nella diversità”. Non deve sfuggire una conseguenza dirompente, descritta da San Paolo in questo modo: “Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef 2,20). Una sorta di “spada a doppio taglio”, sempre per usare un’espressione cara a San Paolo, che ha l’effetto di colpire e di sanare allo stesso tempo: colpisce il corpo ecclesiale e quello sociale, ma è anche salutare sia per la Chiesa che per la società civile. Fa inoltre risaltare la Chiesa nella sua missionarietà: mentre offre la ricchezza di una tradizione millenaria della vita cristiana, riceve l’entusiasmo con cui la fede è vissuta in altri continenti. Ed almeno un altro aspetto va sottolineato: c’è Chiesa inclusiva per sua natura, dove non ci sono né stranieri, né extracomunitari, perché nessuno, tantomeno i battezzati, sono “fuoridellacomunità”, come purtroppo indica il significato letterale del termine “extracomunitario”. Da qui si comprende che la nostra Chiesa, in questo caso la Chiesa di Padova, svolge un ruolo sociale fondamentale, perché immette linfa di fraternità e di comunità in un terreno altrimenti arido; segna percorsi di corretta integrazione, valorizzazione, restituzione di dignità. Le Sante Messe etniche, celebrate ogni domenica, sono il segno profetico di questa realtà. Lo saranno maggiormente nella misura in cui saremo capaci di trasmettere questa ricchezza, apprezzarla e condividerla, anzitutto nelle nostre parrocchie. Sarà un argomento interessante da affrontare in un’altra occasione. Ma anche il tessuto sociale ne trarrà beneficio, perché viene indicata la strada di una convivenza che tutti desideriamo più rappacificata. (Gianromano Gnesotto - direttore Ufficio Migrantes Padova)

Migrantes Padova: focus e strategie d’intervento sulle migrazioni oggi in un webinar

29 Settembre 2021 - Padova – “Migrazioni: focus e strategia d’intervento” è il tema del webinar promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Padova che si svolgerà oggi pomeriggio alle 18,30 e che sarà trasmesso sul canale YouTube della Diocesi, https://youtu.be/JgRR-A3wzrQ. L’incontro, che si colloca a ridosso della 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (celebrata domenica 26 settembre), sarà introdotto da don Gianromano Gnesotto, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes e vedrà gli interventi di Paola Scevi, direttrice del Master di diritto delle migrazioni dell’Università di Bergamo (Tratta degli esseri umani e flussi di richiedenti asilo: connessioni, strumenti, normative e nuove strategie di intervento) e Marco Cocco, tutor del Master di diritto delle migrazioni dell’Università di Bergamo (Il fenomeno del “caporalato”). In occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato il vescovo stesso, mons. Claudio Cipolla era intervenuto con un messaggio rivolto «a tutte le persone di buona volontà, non solo ai cristiani e ai fedeli cattolici», in cui ricordava che non si può rimanere indifferenti rispetto ai tanti drammi collegati alle crisi umanitarie e a quanti cercano accoglienza e aiuto, perché «i migranti, i profughi, i rifugiati, sui quali oggi in particolar modo si sofferma la nostra attenzione, mettono a verifica la nostra umanità e il grado della nostra appartenenza religiosa».

Migrantes Padova: le celebrazioni per la GMMR

23 Settembre 2021 - Padova - Domenica 26 settembre 2021 la Chiesa celebra la 107a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che quest’anno ha come tema “Verso uno noi sempre più grande”, titolo del messaggio di papa Francesco per questa giornata. Anche la Chiesa di Padova sottolinea l’attenzione, la sensibilizzazione e la preghiera nelle comunità cristiane e l’impegno con alcune iniziative di sensibilizzazione e di approfondimento tra cui un webinar promosso dall’Ufficio diocesano Migrantes, in programma mercoledì 29 settembre, alle ore 18.30, sul canale You Tube della Diocesi di Padova, dal titolo Migrazioni: focus e strategie d’intervento. Incontro che sarà introdotto da don Gianromano Gnesotto, direttore dell’Ufficio diocesano  e che vede gli interventi di Paola Scevi, direttrice del Master di diritto delle migrazioni dell’Università di Bergamo (Tratta degli esseri umani e flussi di richiedenti asilo: connessioni, strumenti, normative e nuove strategie di intervento) e Marco Cocco, tutor del Master di diritto delle migrazioni dell’Università di Bergamo (Il fenomeno del “caporalato”). Ma è il vescovo stesso, mons. Claudio Cipolla  a scrivere un messaggio rivolto «a tutte le persone di buona volontà, non solo ai cristiani e ai fedeli cattolici», in cui ricorda che non si può rimanere indifferenti rispetto ai tanti drammi collegati alle crisi umanitarie e a quanti cercano accoglienza e aiuto, perché «i migranti, i profughi, i rifugiati, sui quali oggi in particolar modo si sofferma la nostra attenzione, mettono a verifica la nostra umanità e il grado della nostra appartenenza religiosa».

I migranti misurano la nostra umanità: la rifessione per la GMMR del vescovo di Padova

23 Settembre 2021 - Padova - Mi rivolgo a tutte le persone di buona volontà, non solo ai cristiani e ai fedeli cattolici, in occasione della 107a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che la Chiesa celebra domenica 26 settembre. Viviamo un tempo complesso e spesso contraddittorio, ma carico di attese, perché lascia intravedere soluzioni nuove, punti fermi a cui non avevamo prestato la giusta attenzione, e ci sentiamo convocati a mettere insieme le forze migliori per giungere non solo a delle soluzioni, ma a un ulteriore sviluppo positivo. Papa Francesco già nella lettera enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale, con il titolo Fratelli tutti, indica in modo molto convincente un punto fermo: la «dimensione comunitaria dell’esistenza», così spiegata in modo molto comprensibile: «Nessuno può affrontare la vita isolato. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti». In altro modo aveva espresso la medesima idea all’inizio della pandemia con l’espressione «siamo tutti sulla stessa barca e nessuno si salva da solo». Questa stessa considerazione decisiva viene ripresa dal papa nel Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, quando scrive che «in realtà siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità». Da qui il titolo programmatico del Messaggio: “Verso un noi sempre più grande”. È evidenziato il valore dello stare insieme, di cui abbiamo sentito la nostalgia e la mancanza con il distanziamento indotto dalla pandemia; si rimarca il valore della comunità, della solidarietà, del bene comune, della dignità di ogni persona, del «rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre e in qualunque circostanza». L’individualismo, l’egoismo personale, sociale, nazionale, che induce a scartare persone considerate “altri” da noi, estranee a noi, è un virus subdolo di cui è necessario prestare attenzione. L’antidoto, cui ciascuno può attingere, si trova dentro la parte migliore del proprio cuore. Trova conferma e forza nel rapporto con Dio, Padre di tutti. È ratificato da norme di diritto sia internazionale – prima tra tutte la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – sia nazionale. I migranti, i profughi, i rifugiati, sui quali oggi in particolar modo si sofferma la nostra attenzione, mettono a verifica la nostra umanità e il grado della nostra appartenenza religiosa. Veniamo interpellati da crisi umanitarie: quella dell’Afghanistan, la più recente. Non possiamo restare indifferenti, quando intere famiglie che cercano accoglienza trovano invece la morte nel Mediterraneo, il “più grande cimitero d’Europa”. Fanno parte di noi intere comunità etniche, per le quali è chiesto un maggiore impegno all’inclusione sia sociale sia ecclesiale, nella consapevolezza che la partecipazione, il dialogo interculturale e le diverse modalità di espressione della fede sono una ricchezza e una benedizione per tutti. Impegniamoci, facciamo in modo che questi valori trovino sempre più spazio per “un noi sempre più grande”. (Mons. Claudio Cipolla - Vescovo di Padova - La Difesa del Popolo)

Migrantes Padova: la protezione è un diritto

17 Giugno 2021 - Padova - La Convenzione di Ginevra del 1951 traccia le forme di protezione legale, assistenza e diritti sociali, che il rifugiato dovrebbe ricevere dagli Stati aderenti alla Convenzione. All'articolo 1 il rifugiato è colui che «temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese». Uno dei principi essenziali della Convenzione è il principio di non respingimento (no refoulement): chi chiede protezione non può essere in nessun caso respinto verso luoghi dove la sua libertà e la sua vita sarebbero minacciati. La Costituzione italiana, all'articolo 10, così si esprime sul diritto di asilo: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge». Nell'Unione Europea sono attualmente accolti 3,6 milioni di rifugiati, di cui 1 milione in Germania e mezzo milione in Francia. Sono invece i Paesi in via di sviluppo ad avere l'85 per cento dei rifugiati: la Turchia è il Paese che ne ospita il maggior numero (3,6 milioni), seguita da Colombia (1,8 milioni), Pakistan (1,4 milioni), Uganda (1,4 milioni). L'incidenza sulla popolazione europea è dello 0,7 per cento; in Italia è ancor più bassa, lo 0,4. Bastano queste cifre per capire che gli Stati europei sono più impegnati a limitare gli ingressi che a proteggere le persone costrette a fuggire o ad agire sulle cause che le obbligano alla fuga. L'Europa è più interessata a rafforzare le politiche delle porte chiuse, più che a mostrare segni di impegno con la ridistribuzione dei migranti e la revisione del "sistema Dublino", due snodi importanti per la gestione del fenomeno, ma che ancora rimangono lettera morta. Nonostante il "Nuovo patto su asilo e migrazioni", presentato nel settembre dello scorso anno, che raccomanda una gestione più umana, solidale e coerente con i diritti umani nei confronti dei richiedenti asilo e dei migranti, continuano le stragi nel Mediterraneo, diventato il cimitero più grande d'Europa. Eppure, per evitare i viaggi della morte lungo la rotta mediterranea e balcanica, già nel 2015 sono stati indicati i "corridoi umanitari" nei Paesi di transito, vale a dire la concessione di visti umanitari per raggiungere regolarmente e in sicurezza l'Europa. (Gianromano Gnesotto - Vice direttore Migrantes Padova)  

Migrantes Padova: il 6 gennaio la Festa delle Genti nel Duomo di Cittadella

2 Gennaio 2020 - Padova – Sarà il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, a presiedere, il prossimo 6 gennaio, nel duomo la celebrazione eucaristica in occasione della Festa delle genti. Momento anche per il vescovo di incontrare le comunità etniche presenti nel territorio. Nella diocesi di Padova sono presenti tredici diverse comunità cattoliche. L’iniziativa della Festa delle Genti è dell’Ufficio Migrantes diocesano che “prosegue il nostro lavoro e l’attenzione in favore delle persone che sono tra noi con il loro bagaglio culturale, sociale e religioso”, spiega il direttore don Elia Ferro: “purtroppo molte di loro stanno vivendo un periodo piuttosto difficile per la mancanza di certezza nel futuro legata all’assenza di lavoro, all’abitazione, alla questione dei documenti. Molti di loro stanno cercando lavoro altrove, soprattutto in Belgio, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, altri tornano nel Paese d’origine. Comunque il numero delle presenze straniere nel nostro territorio resta stabile per la significativa crescita demografica che li caratterizza e per il ricongiungimento familiare”.