Tag: Italiani nel mondo

Gli italiani che hanno costruito il Brasile

24 Luglio 2019 - Milano - Il Brasile l’hanno costruito gli immigrati. Prima i portoghesi, poi gli schiavi africani e quindi, dopo il distacco dal Portogallo, nel 1822, gli europei. Soprattutto gli italiani. Quando il governo decise di riconoscere l’enorme debito di riconoscenza che ci era dovuto, scelse la città di Caxias do Sul. Qui il presidente Getulio Vargas inaugurò nel 1954 il grandioso Monumento nazionale all’immigrato sul quale campeggia la scritta «A nação brasileira ao imigrante». Perché proprio Caxias? Perché in questa città che ora supera il mezzo milione di abitanti, nella quale tutto, a partire dai cognomi, tradisce l’origine peninsulare, incuneata nella zona di montagna del Rio Grande do Sul, nel lembo meridionale del Brasile, a 800 metri di altitudine, è avvenuto uno dei più riusciti e straordinari trapianti di popolazione dell’intera storia migratoria. Una vicenda epica, che merita di essere meglio conosciuta. Oggi Caxias è uno dei centri più ricchi e industrializzati di tutta l’America latina, con colossi produttivi come la fabbrica di autobus Marcopolo, quella di camion e vagoni ferroviari Randon, aziende vinicole e agroalimentari poderose. Ma ancora a fine ’800 non era che un remoto villaggio di contadini che lavoravano come matti per disboscare la foresta e mettere insieme due pasti al giorno. Attorno c’era il vuoto. Tutto il Brasile non aveva che dieci milioni di abitanti (1872) e il Rio Grande do Sul (esteso poco meno dell’Italia) meno di mezzo milione, dislocati sulla costa atlantica. La zona di montagna, la Serra Geral coperta da incontaminate foreste di araucaria dove ora sorge Caxias, era terra di nessuno, abitata solo da animali e da residue tribù indigene. Il governo decise così di iniziare una massiccia politica immigratoria dall’Europa per riempire lo spazio e metterlo a coltura, ristabilire l’equilibrio fra la componente bianca e quella nera, che rischiava di diventare maggioritaria, affiancare la piccola proprietà contadina di lavoratori liberi alle immense proprietà terriere di origine portoghese, fondate sul lavoro schiavo. Il territorio più delicato era proprio il Rio Grande, il più fertile, percorso da fremiti separatisti mai sopiti anche dopo la fine della Guerra dei Farrapos (1835-1845), quella in cui si era infilato Garibaldi dopo la fuga dal Piemonte. Qui, nella serra, fu delimitata una zona coloniale vasta più o meno come la Val Padana, e vi fu indirizzata, negli ultimi decenni dell’800, una parte della folla di emigranti italiani che dopo l’Unità fuggivano dalla miseria delle campagne per cercare terra e lavoro nel nuovo mondo. Dopo un viaggio sfibrante – via oceano fino a Santos e da Santos a Porto Alegre, quindi via fiume e poi a piedi fino alla zona coloniale – approdarono in queste montagne circa settantamila famiglie, per la maggior parte provenienti dal Veneto. Ricevettero lotti di terreno mal delimitati nei boschi, gli attrezzi indispensabili per disboscare e seminare e fu detto loro di arrangiarsi. I primi anni furono drammatici. «È doloroso, è orribile il seguire gl’infelici emigranti nel loro Calvario», scrivono gli ispettori italiani che dal consolato di Porto Alegre cercavano di seguirli e inviavano relazioni al nostro ministero degli Esteri proponendo misure a loro favore, sempre disattese. Qui, invocano i consoli, occorrono maestri elementari, medici, una linea diretta di navigazione fra Genova e Porto Alegre. Qui sta nascendo una nuova Italia che contribuisce con le rimesse alla ricchezza nazionale (incredibilmente, questa gente risparmiava e mandava denaro in Italia) e chiede soccorso. Invece non fu fatto nulla. I coloni fecero tutto da sé. Molti «vivono in uno stato semiselvaggio, non osano mostrarsi quando passa un viaggiatore». A salvarli fu il clima sano di montagna, ventilato, con stagioni ben differenziate. E poi la coesione famigliare, la solidarietà reciproca, il senso religioso forte che avevano portato dall’Italia. L’isolamento mantenne viva la lingua, la parlata dialettale veneta (nessuno parlava italiano), che è sopravvissuta e oggi è riconosciuta per legge come patrimonio culturale del Rio Grande, il talian. Più forte della disperazione fu tuttavia la libertà da ogni servitù che offriva loro il Brasile, la prospettiva della proprietà della terra che era stata negata loro in Italia. Già alla vigilia della Grande Guerra, una quarantina d’anni dopo i primi arrivi, la zona era irriconoscibile. Dove c’era prima la foresta, ora c’erano paesi, strade, coltivazioni, un’attiva rete di scambio. La vite, prima sconosciuta in Brasile, era entrata definitivamente nel ciclo produttivo locale e Caxias svettava fra le colonie come il centro più prospero e vivace. «Predominano le case di legno – scrive il console italiano Giovanni Battista Beverini nel 1912 – tutto, in esse, vi dà l’idea del lavoro febbrile, materiale; nulla, neppure il letto, offre l’idea del riposo». I lotti di terreno erano stati riscattati e avevano fatto nascere una nuova classe di piccoli proprietari. A prezzo di inenarrabili sacrifici era avvenuto esattamente quello su cui aveva puntato il governo creando la colonia italiana: era nato un inedito modello sociale di lavoratori autonomi, di piccoli imprenditori, sconosciuto nel vecchio Brasile portoghese a economia servile. Una cesura si ebbe quando divenne presidente Getulio Vargas. Per unificare i tanti Brasili che convivano nel suo immenso Paese progettò l’“Estado novo” con una forte impronta autoritaria e misure che limitavano le manifestazioni di autonomia. Quando poi scese in guerra contro l’Asse, nel 1942, l’uso in pubblico dell’italiano (e del tedesco) divenne un reato. Per molti vecchi immigrati, che non avevano mai imparato il portoghese e parlavano solo il dialetto veneto, queste misure apparvero quasi un tradimento. È per riparare quel torto che lo stesso Vargas, tornato al potere dopo la guerra, volle andare a Caxias a inaugurare il monumento all’immigrato. Delle sofferenze d’un tempo rimane ormai solo il ricordo, anche se l’espressione “colonia” continua ad essere usata per indicare il vecchio territorio italiano. A tenere viva la memoria delle origini oggi c’è la “Festa da uva”, un evento di rilievo nazionale che richiama centinaia di migliaia di persone a Caxias, una delle città più prospere e produttive di tutto il Sudamerica. I discendenti di quei contadini analfabeti sono diventati la classe dirigente del Rio Grande do Sul, al quale hanno dato, nel dopoguerra, sette governatori e una nuova generazione di storici, sempre più attivi nelle università, a partire proprio da quella di Caxias, fondata nel 1967. I loro studi, dopo quelli pionieristici di Rovilio Costa (1937-2009), tendono a dimostrare come l’emigrazione europea (italiana in primis) e la colonizzazione non rappresentino una storia minore, una sorta di versione americana di quella che noi chiamiamo storia locale, ma siano, al contrario, parte integrante e decisiva del processo di costruzione della nazione e dello Stato. La tesi che se ne può ricavare è tanto suggestiva quanto innovativa per la cultura nazionale: il Brasile moderno non è un paese monocentrico (Rio de Janeiro, San Paolo, la Bahia) ma policentrico, tuttora in divenire, alla cui costruzione hanno contribuito e contribuiscono tanto le componenti tradizionali, di origine coloniale, quanto quelle derivate dall’emigrazione. Come dire: la Festa dell’uva è costitutiva dell’identità del Brasile non meno del Samba di Rio o della Capoeira o della letteratura del Sertão. E così gli italiani, dopo aver rifuso la società e trasformato l’economia del Paese che li ha accolti, ne stanno ora modificando la percezione culturale. (Gianpaolo Romanato - Avvenire)  

Liguria: il Consiglio regionale approva il Programma Emigrazione 2019

24 Luglio 2019 - Genova – Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato all'unanimità il “Programma degli interventi regionali in materia di emigrazione 2019”che  prevede l’istituzione di un bando aperto per le manifestazioni organizzate da Enti pubblici e Associazioni private inerenti all’emigrazione. Il Bando verrà pubblicato sul sito della Regione Liguria nell’apposita sezione dedicata ai bandi ed agli avvisi regionali al fine di acquisire le “domande” di candidatura dei soggetti, le progettazioni corredate di piano finanziario e tutti gli elementi necessari. Il consiglio ha anche approvato un ordine del giorno che impegna la giunta a prevedere una priorità per l’accoglimento delle domande “contributo di rientro” presentate dai cittadini di origine ligure che dovessero rientrare dal Venezuela.

Italiani all’estero: parte il rilascio della Carta d’identità elettronica

22 Luglio 2019 - Roma - Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, ha controfirmato, nei giorni scorsi, il decreto interministeriale sulle modalità di emissione della Carta d’Identità Elettronica per gli italiani all’estero, completando l’iter iniziato con la firma del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il nuovo documento sarà rilasciato dalla nostra rete diplomatico-consolare italiana e consentirà agli italiani residenti negli Stati membri dell’Unione Europea e nei Paesi in cui la carta d’identità garantisce libertà di circolazione (Andorra, Città del Vaticano, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Principato di Monaco, San Marino e Svizzera) di fruire delle più innovative tecnologie nel settore della sicurezza documentale. Il rilascio delle Carte di Identità Elettroniche inizierà, a partire dal  prossimo 20 settembre, nelle sedi ‘pilota’ di Vienna, Atene e Nizza, e dopo un breve periodo di rodaggio sarà possibile anche negli altri Paesi.  

Mattarella: Italiani all’estero rendono il nostro Paese protagonista nel mondo

22 Luglio 2019 - Roma -E’ la prima volta, da quando la Dante è stata fondata, che il suo congresso avviene fuori dal territorio italiano. E non è certo un caso che questo avvenga in Argentina, Paese da sempre legato all’Italia, anzitutto per il gran numero di suoi cittadini di origine italiana; per i tanti italiani che vi sono immigrati, e i loro discendenti”. Lo ha scritto il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, in un messaggio ai partecipanti dell’83° Congresso Internazionale della Società Dante Alighieri che si è svolto a Buenos Aires dal 18 al 20 luglio. Il Capo dello Stato ha quindi rivolto “un pensiero affettuoso” ai tanti “figli, e nipoti, di italiani, che vivono, con orgoglio, e con grande passione, l’attaccamento alla Madrepatria. L’Italia vi vuol bene, vi apprezza molto; e vi ha sempre presenti”, ha scritto sottolineando che la “Patria non si esaurisce nel suo territorio: è un ideale, un sentimento di appartenenza: a una storia, a una cultura, a una tradizione, a un sistema di valori. Ci si può sentire - ed essere - italiani, pur essendo lontani migliaia di chilometri. Circostanza, questa, ormai, non più di ostacolo a una relazione intensa e costante. Si può, inoltre, essere amici dell’Italia, amando, conoscendo e coltivando la sua arte, la sua cultura, la sua musica, la sua cucina; e praticando la sua lingua. La globalizzazione, per un verso, rende i soggetti nazionali più piccoli. Ma, d’altro lato – aggiunge Mattarella -  proietta idee, culture, consuetudini e prodotti dell’ingegno e dell’arte, in uno spazio, immensamente più vasto. In questo spazio, di dimensioni planetarie, e di grande dinamismo, la lingua italiana può trovare, e trova, ulteriore impulso e ancor maggiore interesse. Si tratta di una sfida affascinante; e ineludibile”. Per il Presidente della repubblica Italiana “Italiani, e amici dell’Italia, all’estero, rendono il nostro Paese ancor più suggestivo; e più protagonista nel mondo”. (Raffaele Iaria)  

Bellunesi nel mondo: domenica a Canale d’Agordo la festa annuale

19 Luglio 2019 - Roma - Il paese di Papa Luciani, Canale d’Agordo, è pronto ad ospitare la tradizionale “Festa dei Bellunesi nel Mondo”. L’evento si terrà nella giornata di domenica 21 luglio e vedrà la partecipazione di molti emigranti provenienti da tutto il mondo, oltre alla attiva presenza degli ex emigranti. Il programma prevede alle ore 10.30 ritrovo in piazza a Canale d’Agordo; ore 11.00 Santa Messa concelebrata dal Vescovo di Belluno-Feltre Mons. Renato Marangoni, con la partecipazione del coro “Val Biois”; seguirà il saluto delle autorità presenti; ore 12.30 corteo con i gagliardetti delle Famiglie Bellunesi e delle Associazioni locali dal centro del paese fino alla “Baita del Cacciatore” (circa 600 metri di camminata). La giornata proseguirà con il pranzo e un intrattenimento musicale con il sindaco di Vigo di Cadore. Grazie al supporto della Fondazione Papa Luciani si avrà la possibilità di visitare il museo a lui dedicato presente nel centro del paese con una visita guidata a cura del direttore Loris Serafini. “Ringrazio il sindaco Colcergnan”, sono le parole del presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo Oscar De Bona, “gli Alpini, la riserva di Caccia, la Famiglia Ex emigranti dell’Agordino e tutte le persone di Canale d’Agordo per la preziosa collaborazione  e disponibilità”. “Proprio in questi giorni”, conclude De Bona, “assieme al direttore Marco Crepaz ho potuto verificare l’ottima organizzazione e il luogo stupendo che ospiterà i nostri emigranti, i nostri  soci e simpatizzanti. Vi aspettiamo a Canale d’Agordo”.  

Lussemburgo: un questionario sulla situazione degli italiani

19 Luglio 2019 - Roma – Un questionario per conoscere le problematiche degli italiani che vivono in Lussemburgo. L’iniziativa è della FILEF Nuova Emigrazione Belgio e EPN asbl in collaborazione Espatriando Lussemburgo, Libreria italiana del Lussemburgo e PassaParola Magazine. Il questionario è disponibile al seguente link: forms.gle/FYa9biMSBMYmGzJe9 e rimarrà aperto fino a settembre prossimo. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes gli italiani in Lussemburgo sono oltre 28mila.

Faim: lingua “fondamentale risorsa” per la diffusione della cultura italiana nel mondo

18 Luglio 2019 - Il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (Faim)  sottolinea oggi “l’importanza della lingua italiana quale fondamentale risorsa per la diffusione della cultura, della storia di emancipazione civile e sociale, del “buen vivir” italiano apprezzato nel mondo”.  Un ruolo decisivo in questo lungo processo durato oltre cento anni è stato – si legge in un messaggio inviato al presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi -  in occasione del Congresso internazionale che inizia oggi in Argentina -  e viene svolto dalle migliaia di associazioni italiane che nel “mantenere e diffondere la nostra lingua hanno rafforzato il legame con l’Italia e hanno tutelato la nostra identità in ogni paese di emigrazione, integrandola con le altre culture incontrate e consentendo che anche oggi che si possa continuare a parlare di italianità e di italiani nel mondo”. Per il Faim “la promozione della lingua italiana è un obiettivo unificante sia sul versante dell’emigrazione che dell’immigrazione del nostro paese” e il Congresso della Dante Alighieri rappresenta “una occasione per riflettere su quanto bisogna ancora fare e, nello stesso tempo, per individuare i mezzi e le risorse per coinvolgere al meglio le nostre comunità e i nostri giovani all’estero, affinché possano tornare ad essere protagonisti della propria crescita individuale e collettiva, per contribuire allo sviluppo del nostro Paese e della cooperazione tra l’Italia e i paesi di arrivo”. (R.I.)

Bellunesi nel mondo: a Canale d’Agordo la festa annuale

17 Luglio 2019 - Roma - Il paese di Papa Luciani, Canale d’Agordo, è pronto ad ospitare la tradizionale “Festa dei Bellunesi nel Mondo”. L’evento si terrà nella giornata di domenica 21 luglio e vedrà la partecipazione di molti emigranti provenienti da tutto il mondo, oltre alla attiva presenza degli ex emigranti. Il programma prevede alle ore 10.30 ritrovo in piazza a Canale d’Agordo; ore 11.00 Santa Messa concelebrata dal Vescovo di Belluno-Feltre Mons. Renato Marangoni, con la partecipazione del coro “Val Biois”; seguirà il saluto delle autorità presenti; ore 12.30 corteo con i gagliardetti delle Famiglie Bellunesi e delle Associazioni locali dal centro del paese fino alla “Baita del Cacciatore” (circa 600 metri di camminata). La giornata proseguirà con il pranzo e un intrattenimento musicale con il sindaco di Vigo di Cadore. Grazie al supporto della Fondazione Papa Luciani si avrà la possibilità di visitare il museo a lui dedicato presente nel centro del paese con una visita guidata a cura del direttore Loris Serafini. «Ringrazio il sindaco Colcergnan», sono le parole del presidente dell’AssociazioneAbm Oscar De Bona, «gli Alpini, la riserva di Caccia, la Famiglia Ex emigranti dell’Agordino e tutte le persone di Canale d’Agordo per la preziosa collaborazione  e disponibilità». Grazie al supporto del panificio “Crock” si avrà la possibilità, al termine del pranzo, di assaggiare il tipico dolce locale: il carfogn. «Proprio ieri», conclude De Bona, «assieme al mio direttore Marco Crepaz ho potuto verificare l’ottima organizzazione e il luogo stupendo che ospiterà i nostri emigranti, i nostri  soci e simpatizzanti. Vi aspettiamo a Canale d’Agordo».  

Fondazione Missio: in Brasile l’incontro dei missionari italiani

17 Luglio 2019 - Roma - Si svolgerà da lunedì 22 a venerdì 26 luglio presso il Centro de Treinamento de Líderes de Itapuã (rua Alves Ribeiro, 235, Loteamento Pedra do Sal – Itapuã – Salvador – BA) l’incontro delle missionarie e dei missionari italiani presenti in Brasile. “L’audacia della tenerezza: una lettura missionaria dei segni dei tempi” è il tema della settimana, che prevede anche una riflessione (affidata alla teologa Serena Noceti) sulla preparazione al Sinodo dell’Amazzonia, nella mattinata di giovedì 25. Partecipa all’incontro anche don Giuseppe Pizzoli, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese e Direttore Generale della Fondazione Missio.  

Farnesina: dal 24 al 26 luglio la conferenza con gli ambasciatori italiani nel mondo

12 Luglio 2019 - Roma -  A distanza di due anni la Farnesina torna a riunire a Roma oltre 100 tra Ambasciatori italiani nel mondo. Il 24 luglio si apre al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale la XIII Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia. Un'occasione di confronto e riflessione affinché la Farnesina, grazie alla sua rete diplomatica, possa rappresentare – spiega una nota -  sempre di più, “un valore aggiunto per la sicurezza e la crescita di tutto il Sistema Paese”. I lavori della Conferenza si snoderanno tra l'impegno della diplomazia italiana su temi come Europa, Mediterraneo, cooperazione, sfide della globalizzazione, soft power italiano e tutela dei connazionali all'estero. La Conferenza si chiuderà il 26 luglio alla Farnesina.