Tag: Italiani nel mondo

Mci Barcellona: il card. Omella in visita alla comunità italiana

3 Giugno 2019 - Barcellona – Quest’anno la celebrazione della Confermazione dei ragazzi della Comunità Cristiana Italiana di Barcellona si è celebrata il 1 giugno nell’antica chiesa di Sant’ Anna e ha accolto un invitato speciale: l’arcivescovo di Barcellona, il card. Juan José Omella. Il porporato aveva espresso il desiderio di incontrare la Comunità italiana e don Luigi Usubelli, che la guida dalla sua fondazione nel 2014, lo ha invitato a partecipare ad uno dei momenti più importanti dell’anno. La celebrazione era attesa con la stessa emozione con cui si attende una festa di famiglia in cui vivere un grande momento di condivisione con le parrocchie catalane il cui appoggio e supporto è stato negli anni indispensabile per il cammino della comunità. E la festa c’e stata. Con il cardinale e don Luigi hanno concelebrato 8 parroci ed il diacono di Terrassa in una chiesa gremita, emozionata dove lo Spirito Santo ha raggiunto il cuore di tutti. Ed è ai doni dello Spirito Santo Santo che il cardinale ha dedicato la sua omelia. Il dono della preghiera, perché l’ascolto dello Spirito porta a sentire un profondo bisogno di pregare ed è nella preghiera che si trova alimento e forza per vivere la fede. Il dono della comunione, perché è affidandoci allo Spirito che si può essere uomini e donne di comunione in famiglia, nel lavoro, nella comunità. Il dono della missione, perché è lo Spirito che spinge ad essere testimoni in ogni situazione della vita, a predicare il Vangelo senza paura nè complessi di superiorità ma nemmeno di inferiorità. Durante l’offertorio sono stati presentati al cardinale i progetti e le attività che la comunità ha costruito nel suo cammino. Dal servizio liturgico, alla proposta di momenti di arricchimento spirituale e culturale, alla catechesi per bambini ragazzi e adulti, ai progetti rivolti alle periferie esistenziali: come quelli offerti ai senza fissa dimora o ai connazionali presenti nelle carceri cittadine, alle persone sole e ammalate. Progetti che sono stati possibili grazie all’accoglienza e alla collaborazione con le tante realtà della diocesi di Barcellona. Per questo sono stati presentati al cardinale esprimendo tanta riconoscenza ed il desiderio di continuare questo cammino, offrendo la lingua, la cultura e la creatività italiana per continuare a costruire una chiesa aperta, attiva e davvero universale. La festa si è conclusa con un aperitivo nel bellissimo chiostro della chiesa a cui il cardinale ha partecipato in un clima felice e famigliare. Un Primo giugno che la comunità italiana di Barcellona non dimenticherà. (Segreteria Comunità Cristina Italiana)

Ismu: in aumento gli italiani che vivono all’estero

31 Maggio 2019 - Milano – “Se è vero che l’Italia ormai da anni è diventata Paese di immigrazione, tuttavia sono in aumento anche le emigrazioni verso l’estero di concittadini – compresi i naturalizzati. In particolare sono sempre più numerosi i cittadini italiani che scelgono altri Paesi dell’Unione Europea per vivere e lavorare”. E’ quanto scrive oggi l’Ismu in una nota citando i dati Eurostat. Secondi questi dati al 1° gennaio 2018 gli italiani sono il terzo gruppo di cittadini europei che vive in un altro stato membro, dopo i rumeni e i polacchi. Dal 1° gennaio 2016 al 1° gennaio 2018 i nostri concittadini che hanno scelto di vivere in altro Paese europeo – secondo questi dati - sono cresciuti del 14,3%, passando da 1 milione e 435mila a 1 milione e 640mila residenti in UE. La principale destinazione è la Germania, che accoglie al 1° gennaio 2018 oltre mezzo milione di italiani (578mila), più di un terzo di tutti gli italiani in Europa. Il Regno Unito, che in termini assoluti è stato scelto da oltre 300mila italiani, registra in termini relativi un incremento significativo nell’ultimo anno (+26%). Il terzo Paese europeo per numero di italiani residenti è la Spagna (221mila); al quarto posto la Francia con oltre 200mila italiani, che però rispetto al 2017 “perde” 2.137 italiani residenti. È in Portogallo che si registra il più alto incremento di italiani - più che raddoppiati in due anni - che da 6mila sono diventati 13mila. Se si considerano anche i Paesi EFTA (European Free Trade Association - Associazione Europea di Libero Scambio), la Svizzera si conferma una “storica” meta italiana: nella confederazione elvetica da tre anni mediamente sono oltre 300mila i concittadini residenti, scrive l’Ismu.

Papa in Romania: la figura del Servi di Dio Clemente Gatti

30 Maggio 2019 - Roma - L’amore per la propria terra e la propria nazione lo si apprezza soprattutto quando si vive fuori di essa. E una affermazione molto comune tra i nostri emigranti all’estero. Ed è quello che è successo anche a p. Clemente Gatti nella sua esperienza di religioso francescano a fianco dei nostri connazionali che vivevano in Romania e ai quali ha dedicato il suo apostolato per circa un decennio. Nato a Caselle di Pressana (VR) il 16 febbraio 1880, Pietro Ernesto Domenico Gatti - questo il suo vero nome prima di quello religioso di Clemente - a 15 anni entra nell’ordine dei Frati Minori Francescani. Ordinato sacerdote a Roma il 2 aprile 1904 in S. Giovanni in Laterano, si specializza in Teologia dogmatica e inizia ad insegnare in Sardegna, Malta, Veneto, Ungheria e Romania. In questo campo - e in quello della predicazione - è molto attivo: emerge il tratto di un francescano innamorato della Chiesa e della sua vocazione. Oltre all’insegnamento p. Gatti è stato anche cappellano militare durante la prima guerra mondiale sulle linee dell’lsonzo: per questo servizio è stato insignito del titolo di Cavaliere della “Corona d’Italia”, “per aver prestato diuturna, infaticabile opera di conforto ai feriti, sprezzante del pericolo e dando ammirabile esempio di cristiana pietà e di militari virtù”. Fu - come ricorda p. Fabio Longo, vice-postulatore della Causa di Beatificazione - soprattutto intrepido nell’affrontare gli insidiosi pericoli disseminati dal regime comunista durante la sua prolungata permanenza in Romania. Negli anni fine ‘40, inizi ‘50, in un succedersi di tragiche vicende per la Chiesa cattolica, p. Clemente Gatti ha reso la sua testimonianza una offerta di fedeltà che ha fatto della sua morte un martirio a causa della fede e del Vangelo. In questo breve articolo vorremmo soffermarci soprattutto sulla sua attività di sacerdote impegnato nella Missione cattolica Italiana di Bucarest in Romania dove arriva nel 1938. In questa città c’erano infatti, molti italiani, soprattutto friulani e veneti. Il frate francescano comprese che questi nostri connazionali non si avvicinavano alla Chiesa soprattutto per la difficoltà della lingua, la diversità dei costumi locali, e perchè - ricorda fra Claudio Bratti nel volume P. Clemente Gatti Martire della fedeltà alla sede di Pietro in Romania” - i cattolici del luogo non erano numerosi e le parrocchie, di conseguenza, molto vaste. Nello stesso tempo erano pochi i sacerdoti che parlavano l’italiano. Era difficile avvicinare questi italiani. P. Gatti inizia un vero e proprio apostolato con loro: celebra la Messa in italiano, affronta con loro le problematiche più urgenti, etc. La loro situazione nella Bucarest di quegli anni è molto difficile. Oltre ai problemi economici e, spesso, di povertà estrema, molti vivono una situazione giuridica non chiara. P. Clemente affronta queste situazioni cercando di regolarizzarle. “Mi raccomandai al Cuore SS. di Gesù perchè mi aumenti - scrive il 6 luglio 1943 in una lettera al Superiore Generale dell’Ordine dei frati Minori Francescani - in me la sua Grazia e benedica l’apostolato che esercito, con il permesso dei superiori e dell’Ordinario, tra i molti connazionali sparsi in queste regioni, religiosamente trascuratissimi, e viventi in deplorevoli irregolarità matrimoniali. Con carità, pazienza e zelo, tante piaghe si risanano. Come vede faccio il missionario: l’ideale della mia vita”. E in altra lettera dell’8 novembre 1944, entra nel dettaglio della sua attività con gli italiani in Romania: “la mia vita si svolge invariata: scuola ed apostolato tra gli operai connazionali sparsi un pò avunque in queste regioni. Li visito, li aiuto, predico, celebro”. Con la seconda guerra mondiale la Romania viene invasa dall’Armata Rossa. Il convento di Hunedoara (nella Transilvania che allora faceva parte del regno della Romania) dove viveva p. Gatti viene occupato dalla Securitatea, la polizia segreta del regime comunista. Tutti i chierici sono rimandati alle loro case, i sacerdoti deportati al vescovado di Alba Julia. P. Gatti, in quanto cittadino italiano, ottiene il permesso di trasferirsi a Bucarest, dove, anziché rientrare in Italia, accetta l’incarico di rettore della chiesa parrocchiale di S. Salvatore, il cui fondatore (il vicentino mons. A. Mantica) veniva espulso dal regime in quei giorni. In questo periodo il nostro sacerdote ha dovuto svolgere anche il compito di Visitatore Generale dei Frati Minori in quanto non era possibile far arrivare un inviato dalla Congregazione Generale di Roma. Sarà lui a descrivere al Superiore Generale, la situazione della Romania in quegli anni; una situazione che definisce - in una lettera del 29 giugno 1948 - “grave” e che “tende a peggiorare”. “L’avvenire - aggiunge - è molto fosco. Noi godiamo in caritate e patientia Christi. Siamo pronti a tutto pur di restare fedeli a Gesù ed al suo augusto Vicario in terra”. In questi anni vengono soppresse tutte le comunità religiose cattoliche e le diocesi ridotte a due. Tutte le proprietà della Chiesa Greco Cattolica passano alla Chiesa Ortodossa Rumena. Le comunità religiose femminili devono concentrarsi in due comunità rurali e quelle maschili in un unico centro. Unica alternativa è quella di entrare a far parte della Chiesa Ortodossa rumena. Una decisione non accettata dai cattolici di rito latino che opposero resistenza finendo in carcere e sotto tortura. P. Gatti continua a svolgere il suo ministero a Bucarest dove diviene, l’8 febbraio 1950, rettore della chiesa degli italiani che fu - come racconta uno degli italiani residente a Bucarest in quegli anni - oggetto di “speciali sospetti e di arbitrarie violenze”. Molte le difficoltà che il nostro sacerdote deve affrontare: percorre l’intera città da una parte all’altra per andare a trovare i nostri connazionali, per confortarli e aiutarli anche per regolarizzare le loro posizioni spesso irregolari. Questo suo attivismo viene segnalato alle autorità rumene che lo considerano quasi un sovversivo. “Durante la settimana - scrive p. Gatti in un’altra lettera al Superiore Generale dei Francescani datata 29 marzo 1950 - visito i poveri a domicilio (circa ottanta famiglie), con sussidi alimentari o pecuniari. Anche alla casa canonica affluiscono bisognosi di varie razze, religioni e nazionalità. S. Antonio, con l’opera del pane dei poveri, provvede a tutti”. La situazione è difficile. Gli italiani decidono di abbandonare la Romania, chi per l’America chi invece per l’Italia. La comunità degli italiani si riduce enormemente: si passa da 6-7.000 persone a 700-800 cittadini italiani. Nonostante tutto la chiesa è molto frequentata, anche da ortodossi. In questo periodo - racconta fra Claudio Bratti nel volume che abbiamo citato precedentemente e che fa da guida per questo nostro scritto - sono molte le testimonianze che raccontano degli aiuti di p. Gatti ai cittadini italiani: medicine, generi alimentari e anche contributi in denaro per pagare le spese di riscaldamento. Inoltre si fa carico di distribuire gli aiuti che arrivano dal Vaticano per sostenere le piccole comunità cattoliche che avevano rifiutato l’unione con la Chiesa ortodossa imposta dal regime, cercando di non farsi scoprire. Aiutava anche, con somme di denaro, i sacerdoti greco-cattolici, specie quelli con famiglia. Questa sua attività non passa inosservata alla Securitate che nel marzo del 1951 lo arresta poiché un sacerdote greco-cattolico, trovato in possesso di denaro, fu costretto con la tortura a rivelare chi glielo aveva fornito. E’ sottoposto quindi a vari maltrattamenti e, dopo il tipico processo farsa viene condannato a 15 anni di carcere duro e 10 anni di privazione dei diritti civili. Precedentemente c’era stato un tentativo di espulsione andato a vuoto, come racconta lo stesso p. Gatti in una lettera al Superiore Generale: “Devo darle una notizia sorprendente. Il Governo della Repubblica Popolare Romena mi intima di lasciare entro dieci giorni la Romania. Non ne indica il motivo. Ma è un complesso di cose e circostanze religiose che, cacciandomi, si vuol colpire e sopprimere. La Legazione d’Italia è ricorsa, con la massima urgenza, perchè l’ordine di espulsione sia revocato”. Una richiesta accolta per il momento. In un altra lettera scrive che “sì vive in condizioni anormali e del tutto incredibili. Io stesso, benchè protetto dalla Legazione Italiana sono sorvegliato dalla polizia e posso essere espulso (se andrà bene) improvvisamente. In tal caso la Chiesa nazionale Italiana verrebbe chiusa”. Era la sua grande preoccupazione: gli italiani in Romania non potevano restare senza una Chiesa e una guida. E il giorno prima dell’arresto scrive: “Sì potrei essere arrestato per il sospetto che io sia il tramite con la S. Sede, delle diocesi cattoliche. Pel sospetto che le sovvenzioni ai carcerati e perseguitati, provenienti dalla carità del Papa, passino per le mie mani. Ma che importa? Per una sì nobile causa si può correre il pericolo della prigionia. Cosa ho sofferto io, finora, per la fede e per il Papa? è vero che in Romania tutti i vescovi sono in carcere o in domicilio forzato. E’ anche vero che moltissimi sacerdoti e religiosi sono costretti come schiavi ai lavori materiali sul Danubio... Ma disertare la linea di combattimento, mentre urge la difesa, non è degno di un sacerdote francescano. Perciò la prego. P. Rev.mo, di guardare la mia posizione alla luce della fede”. Il 14 aprile del 1952, su pressioni del Governo italiano, viene liberato e consegnato alla frontiera con l’Austria, in condizioni estremamente precarie. Due giorni dopo arriva a Vienna dove viene ricoverato in una clinica. “Era - ha raccontato p. Serafino Mattiello - ridotto ad una larva di uomo, semiparalizzato, con la perdita quasi totale della favella”. Si decide, dopo le prime cure, di farlo proseguire per Padova, dove giunge il 15 maggio per essere ricoverato nell’infermeria che da poco i Frati Minori avevano aperto a Saccolongo. Secondo un medico che lo visita in quei giorni gli sarebbe stata tirata la lingua in modo violento, oppure prodotto un taglio alla base della lingua stessa, forse per non fargli raccontare le violenze e le torture subite. Muore dopo tre settimane, il 6 giugno 1952. Nel 1997 il Governo Rumeno ha chiesto scusa per il trattamento riservato a p. Clemente Gatti decretandone l’abilitazione civile. Nel 2002 la diocesi di Padova ha avviato il processo di canonizzazione mentre la sua memoria rimane viva tra gli italiani in Romania soprattutto per il suo zelo apostolico e la sua carità. (Raffaele Iaria)

I giovani fanno rete e nasce “Gera”

30 Maggio 2019 - Bologna – Si è svolto nei giorni il primo incontro della rete dei giovani di origini emiliano-romagnole residenti a Cordoba, Pergamino, Mar del Plata e Chaco, in Argentina denominatosi “Gera”, giovani emiliano-romagnoli in Argentina. Lo scopo dell' incontro è stato la realizzazione del progetto “Incubatore di legami tra i giovani di origine emiliano-romagnoli. Rete virtuale di formazione, lavori, mostre e gare sportive che include giovani con particolare attenzione all’inclusione dei disabili”, realizzato con il contributo della Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel Mondo, Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna. Tante le proposte che sono emerse per la gestione della rete e della community e per lo sviluppo di iniziative per i giovani in futuro.

MCI Barcellona: il 1 giugno la visita del cardinale Joan Josep Omella

24 Maggio 2019 - Barcellona – Il 1 giugno prossimo il cardinale Joan Josep Omella, arcivescovo di Barcellona, visiterà la comunità italiana in occasione del conferimento della Confermazione di alcuni giovani italiani. Incontrare il vescovo di Barcellona significherà “sentirsi con gioia veri figli della Chiesa nella diocesi che ospita la Comunità ma sarà anche un’opportunità unica per presentargli i diversi progetti sviluppati, e dimostrare la volontà di tanti italiani di essere, con l'aiuto del Signore, testimoni di fede nella liturgia, nella parola e nella carità”, sottolinea il missionario, don Luigi Usubelli che guida la Comunità dal 2014: “stiamo vivendo questi giorni on la stessa emozione con cui si attende una festa di famiglia. Una festa – spiega il sacerdote - che è anche un grande momento di condivisione. La presenza del Cardinale sarà occasione di esprimere la gioia di essere chiesa universale. Attraverso la diocesi abbiamo esteso l’invito alle parrocchie della città. La collaborazione con le realtà parrocchiali catalane, che spesso ci offrono il loro supporto e i loro spazi, è infatti per noi indispensabile” La celebrazione eucaristica nell’antica chiesa di Sant’Anna dove la comunità si riunisce periodicamente.  

Messina: ieri la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes

24 Maggio 2019 - Messina - “La sfida alla quale siamo chiamati è la completa inversione di rotta. Lavorare perché l'Italia diventi luogo attrattivo per vivere e quindi rientrare per chi è andato all'estero e rendere possibile l'ingresso di nuova vitalità in un Paese spopolato e demograficamente nella necessità di nuova linfa vitale”. A dirlo ieri sera a Messina la curatrice del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes partecipando all’incontro dal titolo “Una Repubblica fondata sull’emigrazione”. Il convegno – promosso dagli Uffici diocesani Migrantes e Caritas, dall’Università di Messina e dall’associazione di volontariato “Piccola Comunità Nuovi Orizzonti” – ha concluso un percorso che ha visto la presentazione dei tre volumi redatti dalla Fondazione Migrantes:  il “Rapporto immigrazione” (in collaborazione con Caritas Italiana) e il  “Rapporto sul diritto d’asilo in Italia”. Per Licata l'analisi della storia di mobilità legata all'Italia e quindi dei flussi in entrata e in uscita “ci insegna quanto la realtà si discosti dalla percezione di essa. Ma non è più solo il tempo del conoscere, formare e informare. È il tempo del fare”.  Ai lavori, introdotti da p. Felice Scalia della Piccola Comunità Nuovi Orizzonti e moderati da Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes  - è intervenuto anche il giornalista Marcello Mento e il docente Antonino Mantineo dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro. Al termine anche l’approvazione del documento “Restiamo umani per seguire il Vangelo”, proposto dagli organismi promotori del percorso che ha affrontato i diversi volti della mobilità umana. L’incontro è stato preceduto, nel pomeriggio, dalla presentazione del “Rapporto Italiani nel Mondo” ai docenti e agli studenti universitari. “Abbiamo ricevuto un grande dono dall'Europa: la libertà di muoverci, ma dobbiamo lavorare – ha detto Licata - per far sì che venga applicato anche il diritto di tornare in Italia dopo la parentesi di mobilità”. Da qui l’augurio a tutti i giovani di fare esperienza di mobilità per studio o per lavoro “ma ciò che più conta è fare proprio il principio che dobbiamo poter inseguire i nostri sogni nei luoghi e nei tempi che desideriamo perché ogni uomo e ogni donna, i migranti tutti quindi, hanno diritto a un'esistenza felice”.  

Emilia Romagna: Bilancio conclusivo della Consulta Regionale Emigrazione

23 Maggio 2019 - Rimini - Con la convocazione del 12-14 maggio 2019 la Consulta degli Emiliano-romagnoli nel mondo, costituita dopo non poche vivaci discussioni con la Legge Regionale n.5 del 27 maggio 2015, ha tenuto la sua ultima riunione. Si può dire che ha chiuso aprendo in quanto, pur nelle incertezze politiche a causa di elezioni, ha fatto un bilancio e formulato prospettive per il suo proseguimento. Il presidente Gian Luigi Molinari infatti ha riassunto positivamente gli impegni del piano triennale 2016-2018 per la concretezza dei lavori, la trasparenza dei comportamenti e la efficace collaborazione sia degli uffici operativi sia delle 87 associazioni rappresentate dai loro eletti nella Consulta composta di 68 membri comprendente quindi anche i rappresentanti degli uffici e di istituzioni regionali ed esperti. Sono stati infatti approvati nel triennio 68 progetti con una spesa di ca. 500mila euro. Ed il bilancio generale presenta un risparmio di ca.400mila euro che in futuro dovranno servire prevalentemente per borse di studio e di cui oggi 50mila torneranno all’estero come aiuto prevalentemente ai corregionali del Venezuela nella attuale delicata critica situazione economico-politica. E’ stato anche chiarito che la Consulta è volontariato (presidente Molinari), palestra in movimento che guarda alle seconde generazioni (vice-presidente Cardinali), con buona collaborazione tra rappresentanze dall’estero e realtà regionali in Italia (vice-presidente Anna Lisa Poggiali). Indicazioni generali molto valide sono venute nella mattinata inaugurale presso la sede del Consiglio Comunale di Rimini dall’assessore Jamil Sadegholvaad di origine iraniana: importanza di coniugare origine nazionale ed inserimento locale; dal consigliere Giorgio Bruccoli con personale esperienza migratoria: chi ha forte identità non teme altri gruppi nazionali; dello stesso presidente Molinari: il faticoso, ma fruttuoso lavoro di ristrutturazione della Consulta fortemente ancorata nella Assemblea Regionale Emilia-Romagna. Nel dibattito dei giorni successivi, svoltosi in un clima cordiale ma con un clima atmosferico impietoso, gli interventi dei consultori sono stati molti e quasi tutti volti a migliorare natura e funzionamento della prossima Consulta: convocazione periodica dei presidenti delle associazioni, aumento dei bandi concorso a progetto, borse di studio, possibile ruolo di diffusione del made in Italy e nella Regione con il coinvolgimento delle associazioni all’estero ecc. Ai lavori è stato invitato ed ha partecipato anche Mons. Silvano Ridolfi, per molti anni membro della Consulta e nello stesso tempo membro della Migrantes, che ha ricordato come proprio la secolare esperienza migratoria italiana debba indicare un approccio adeguato all’inarrestabile processo della immigrazione in Italia e che in generale si deve agire maggiormente guidati da convinzioni e meno da emozioni nella priorità inalienabile e generale del rispetto della persona umana. Ora la parola decisiva passa alla Assemblea legislativa che dovrà valutare ed avviare un nuovo corso della Consulta (sr)

Noi e gli altri, gli altri e noi: la storia dell’emigrazione italiana all’IIC di Lione

22 Maggio 2019 - Lione - Nell'ambito del ciclo di incontri intitolato “Conosci l’Italia e la sua Storia”, la Professoressa Maurizia Morini spiega la storia delle migrazioni italiane giovedì 23 maggio presso l’Istituto di Cultura Italiana di Lione in un panel sulla storia dell’emigrazione italiana dal titolo: “Noi e gli altri, gli altri e noi”. Storicamente le migrazioni sono lo strumento per migliorare le condizioni di vita, si può migrare per motivi politici, religiosi, economici e per desiderio di vedere altri paesi, conoscere altri stili di vita. L'esperienza degli italiani – si legge in una nota - è stata ed è anche questa; dall'Ottocento ad oggi milioni di donne e uomini si sono “spostati” e fanno esperienze di vita e di relazioni in altri paesi.

“Una Repubblica fondata sull’emigrazione”: la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo a Messina

22 Maggio 2019 - Messina – Domani, giovedì 23 maggio, alle ore 18.00, a Messina, presso l’Istituto “Cristo Re” verrà presentato il “Rapporto Italiani nel Mondo 2018” della Fondazione Migrantes. Il Rapporto è l’unica pubblicazione, edita in Italia, che studia la mobilità degli italiani e rappresenta un ulteriore segno dell’impegno della Chiesa italiana per l’emigrazione. Sono, infatti, circa 500 i sacerdoti italiani al fianco dei nostri connazionali che vivono all’estero, insieme alle religiose, ai religiosi e ai laici impegnati perché evangelizzazione e promozione umana continuino a essere binomio inscindibile anche nel sevizio degli emigrati. Dopo i saluti iniziali, introdurrà i lavori p. Felice Scalia, teologo gesuita. A presentare il Rapporto Delfina Licata della Fondazione Migrantes, curatrice del volume. Ogni anno dal nostro Paese emigrano all’estero più di 100 mila cittadini italiani che saranno – si legge in una nota – “per qualche altro Stato motivo di ansia e intolleranza, perché stranieri. Mentre tutto questo rimane nascosto, sulle agende politiche ai primi posti troviamo il racconto distorto di un Paese che può permettersi di chiudere le frontiere a quanti scappano da guerre, persecuzioni, impoverimenti e sono alla ricerca di protezione”. A seguire la relazione di Marcello Mento, giornalista, dal titolo: “L’Italia da ripopolare: quando la migrazione diventa risorsa”. La nostra emigrazione ha “svuotato tanti piccoli borghi che hanno conosciuto una seconda vita grazie all’inserimento di comunità migranti che hanno preso il posto di chi negli anni Sessanta è scappato all'estero in cerca di fortuna. La dimostrazione pratica che la migrazione può diventare una risorsa, mettendo in crisi il modello imperante dell’assistenzialismo e il racconto di chi vuole guardare al fenomeno solo in termini di paura e di contrapposizione tra italiani e migranti”. Le conclusioni saranno affidate ad Antonino Mantineo della Piccola Comunità Nuovi Orizzonti; seguirà l’approvazione del documento “Restiamo umani per seguire il Vangelo” proposto dagli organismi promotori del percorso che ha affrontato i diversi volti della mobilità umana. La conduzione dell’incontro sarà curata dal diacono Santino Tornesi direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes. L’appuntamento è l’ultimo di tre eventi di un percorso in cui, attraverso i volumi prodotti dalla Chiesa italiana, è stato affrontato il fenomeno della mobilità umana. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università di Messina (Dipartimento di Scienze cognitive, psicologiche, pedagogiche e degli studi culturali - COSPECS; Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche - SCIPOG), gli organismi pastorali diocesani della Migrantes e della Caritas, l’Associazione di volontariato “Piccola Comunità Nuovi Orizzonti”. L’appuntamento aperto alla Città sarà preceduto, alle ore 15 (aula Accademia Peloritana dei Pericolanti - Rettorato UniMe, piazza Pugliatti n. 1), dalla presentazione del Rapporto ai docenti e agli studenti universitari, agli iscritti all’Ordine degli assistenti sociali e a quanti, a motivo del loro lavoro, sono interessati al fenomeno migratorio.

La vitalità di New York negli scatti di uno smartphone

21 Maggio 2019 - New York - “Vetrine, taxi suoni, colori e persone: per un intero anno ho camminato tra le strade affollate di New York per cercare di scoprire le innumerevoli sfaccettature di questo luogo unico al mondo”. Così Mirko Notarangelo parla del suo “The New York I Know”, visual project che ha da poco completato. Foggiano, art director e visual designer, nella Grande Mela dal 2017, Mirko Notarangelo  ha presentato “New York I Know” poche settimane fa in occasione di un evento al Consolato Italiano di New York. “Il lavoro – spiega l’artista – è composto da una selezione di foto scattate con un cellulare, parole e grafica. Le tavole finali sono raccolte in un Visual Book e riproposte in un Video in Motion Graphic” aggiunge il creativo. Notarangelo che intende ora allestire una mostra sia a New York che in Italia, ha approfondito i suoi studi presso l'International Center of Photography. Parla del suo ultimo lavoro come di una “missione” per “scoprire le molte sfaccettature di un luogo misterioso e affascinante che è molto diverso dal mondo in cui ho vissuto gran parte della mia vita”, ovvero la Puglia. “Nella mia esplorazione quotidiana della città, sono stato commosso e sopraffatto dalle scene che ho incontrato e mi sono sentito in dovere di documentarle. Attraverso queste immagini spero di mostrare la diversità, la vitalità e la complessità della città che ha conquistato il mio cuore nel corso di un anno”. (9 colonne)