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“Uomo a mare… autori di nuovi pezzi sul Mediterraneo”: a Mazara del Vallo il seminario Fisc

14 Settembre 2021 - Mazara del Vallo – Da giovedì 16 settembre a sabato 18 si terrà a Mazara del Vallo il seminario di formazione “Monsignor Alfio Inserra”, organizzato dal giornale diocesano “Condividere”, dalla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) e dalla Uila. Tema dell’edizione di quest’anno è “Uomo a mare! Autori di nuovi pezzi sul Mediterraneo”: «L’incipit è la frase di rito che viene pronunciata quando ci si trova nella peggiore emergenza d’affrontare e, cioè, quando qualcuno cade in mare mentre si naviga – spiega il direttore di “Condividere” Max Firreri – in un contesto più allargato, come tema del seminario, quella frase d’allarme vuole rappresentare una situazione grave che si registra nel Mediterraneo: non solo migranti ma anche l’ambito dei pescatori dei quali si parla solamente quando succedono fatti di cronaca. Ma c’è di più: l’allarme per lo stato di salute del Mediterraneo, la questione ecologica e mondo della pesca (al quale Mazara del Vallo è legato da un filo inossidabile), fatto di uomini e di economia». Il seminario, oltre che della Diocesi e del Comune di Mazara del Vallo, è patrocinato dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. «L’idea del tema di questa nuova edizione, la prima in presenza dopo il periodo di pandemia, ruota attorno al Mediterraneo, visto da prospettive diverse e non solo da quella più dibattuta/comune delle migrazioni – spiega il vescovo, mons. Domenico Mogavero – da qui la sfida che lancia il seminario ai giornalisti: diventare autori di nuovi pezzi su questo mare. Spiegarlo attraverso i racconti e i volti degli uomini».

Viminale: da inizio anno sbarcate 41.204 persone migranti sulle coste italiane

13 Settembre 2021 - Roma - Sono 41.204 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 11.973 sono di nazionalità tunisina (29%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.342, 13%), Egitto (3.754, 9%), Costa d’Avorio (2.791, 7%), Iran (1.978, 5%), Guinea (1.688, 4%), Eritrea (1.557, 4%), Marocco (1.464, 4%), Sudan (1.459, 3%), Iraq (1.447, 3%) a cui si aggiungono 7.751 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è aggiornato alle 8 di questa mattina ed è diffuso dal Viminale. Fino ad oggi sono stati 6.460 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 13 settembre. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2020 sono stati 4.687, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017.  

Dove nasce la coerenza

10 Settembre 2021 - Roma - Se chiediamo che in Afghanistan siano rispettati i diritti umani non possiamo rifiutare l’accoglienza di quanti sono fuggiti e fuggiranno dal terrore e dalla violenza. Questo è stato nei giorni scorsi il monito che il Presidente della Repubblica ha rivolto all’Europa e, di conseguenza, all’Italia. I distinguo, come sempre avviene, sono subito scattati ma l’appello alla coerenza é una sana provocazione: l’accoglienza va oltre il pur necessario pronto soccorso, nasce e si sviluppa in un terreno culturale e sociale dove è forte e condiviso l’impegno per i diritti umani e per la dignità della persona. Le parole di Mattarella aprono una riflessione su diffuse situazioni di illegalità che vedono anche nel nostro Paese nuove schiavitù, nuove discriminazioni, nuovi sottili razzismi. Un esempio, riportato dai media nei giorni scorsi, sta nel trattamento dei braccianti agricoli in Piemonte: se il colore della pelle è nero il salario è inferiore pur lavorando come e quanto chi ha la pelle bianca. Sono molteplici le forme di sfruttamento e di illegalità presenti al Sud e al Nord del nostro Paese come attestano le 260 inchieste avviate negli ultimi tempi da 99 procure dopo la legge anticaporalato del 2016. Nel fornire i dati il “Rapporto 2019 del Centro di ricerca interuniversitario ‘L’Altro Diritto’” specifica che i comparti colpiti dalla illegalità sono, oltre a quello dell’agricoltura, l’edilizia, il tessile, il volantinaggio, la cantieristica, la logistica, il lavoro domestico. La cronaca riferisce di morti per sfinimento, per percosse e perfino per l’uso di droga assunta per resistere alle insostenibili condizioni di lavoro. Molti per non perdere il posto e per evitare ricatti non hanno altra possibilità che tacere o mentire sulla differenza tra le ore lavorate e quelle retribuite, sulla mancanza di sicurezza. La piaga del lavoro nero è emersa ancor più nel tempo della pandemia dai racconti di famiglie, soprattutto immigrate, che hanno chiesto aiuto alle Caritas delle diocesi. Si dirà che questa è una realtà che non si può paragonare a quella dell’Afghanistan. C’è però il filo della sopraffazione, dell’umiliazione e dell’intimidazione che le lega. Uscire dall’incoerenza è possibile se si accetta di conoscere storie di sfruttamento e di schiavitù che si incrociano con le scelte e gli stili di vita di un cittadino. Dal conoscerle al prendere pubblicamente parola e posizione il passo è breve e decisivo. Ed è altrettanto importante sapere che ci sono molte imprese, ad esempio quelle segnalate alla prossima Settimana sociale dei cattolici italiani, che fanno della qualità della vita dei loro lavoratori anche una scelta di accoglienza della legalità. (Paolo Bustaffa)

Milano: mons. Delpini dialoga sull’accoglienza ai migranti

10 Settembre 2021 -

 

Milano  – Nell’ambito delle celebrazioni per i 35 anni di attività di accoglienza alla Grangia di Monluè, l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, dialogherà con il sociologo delle migrazioni,  Maurizio Ambrosini, sul tema “Prove di futuro. Accogliere per costruire il domani”.  

La tavola rotonda si svolgerà sabato 11 settembre alle ore 18.30 nella sala capitolare (via Monluè, 87).

Voluta dal cardinale Carlo Maria Martini nel corso del suo episcopato milanese, la Grangia è un centro di accoglienza per stranieri. Gestita dall’associazione omonima, presieduta da don Bortolo Uberti, parroco di San Lorenzo in Monluè e San Nicolao della Flue, offre attualmente ospitalità a 21 richiedenti asilo e migranti, grazie al contributo dei volontari e delle suore di Maria Bambina che vivono presso la struttura.

 «La Grangia è stato un dono che ha fatto bene alle comunità cristiane del territorio - sottolinea don Uberti -: non solo le ha aperte a un servizio di accoglienza, ma le ha aiutate a superare molti pregiudizi e chiusure, facendo crescere la dimensione evangelica della comunità».

Migrantes Massa Carrara-Pontremoli: un ciclo di dibattiii sul tema “interagire” con il card. Lojudice

9 Settembre 2021 - Massa Carrara - "Interagire-Festa della Pace" è il titolo del ciclo di dibattiti organizzati dal 9 al 12 settembre a Carrara ( in piazza delle Erbe)  dall’Associazione Casa di Betania, braccio oewrativoi della Migrantes diocesana nell'ambito di "Carrara Aperta", evento collaterale del festival "Con-vivere", quest’anno dedicato al tema della “cura”. "Le serate – fa sapere il Presidente di Casa di Betania, Bruno Lazzoni - si svolgeranno dalle 21 alle 24 in Piazza delle Erbe, luogo scelto per valorizzare il Centro Storico di Carrara; l'ultima in particolare è organizzata in collaborazione con il  Bar Centro Storico" (scelto per coinvolgere le attività di uno dei settori che più hanno sofferto durante la pandemia) che offrirà una cena multietnica". Ad aprire la kermesse di settembre sarà la dottoressa Selma Sbay , giovane Apuana emigrata in Argentina, paese in cui ha scritto la tesi di laurea dedicata proprio agli effetti che il lockdown ha avuto sulla popolazione del luogo. Seguiranno, nelle serate successive, dibattiti dedicati al fenomeno migratorio e alla tutela ambientale. Ospiti della seconda serata – infatti-saranno   il card. Paolo Lojudice, vescovo delegato  della Conferenza Episcopale della Toscana per la  Migrantes, il Dott. Marattoli, pastore Valdese della chiesa metodista di Carrara e Muhammad Kamal Koudsi rappresentante della comunità islamica di Carrara, che leggeranno i temi trattati in chiave di collaborazione interreligiosa. Infine ampio spazio sarà dedicato ai temi ambientali locali ( le Cave di marmo in particolare) grazie all’intervento degli ambientalisti  Riccardo Canesi ed Elia Pegollo e alla voce del lavoro,  nella persona di Andrea Figaia, segretario provinciale CISL. Aprirà il dibattito il Dirigente del settore marmo Dott. Giorgio Bruschi con un intervento nel quale fornirà soltanto dettagli tecnici. (E.G.)  

Viminale: da inizio anno sbarcate 40.815 persone migranti 5 da inizio settembre

9 Settembre 2021 -
Roma - Sono  40.815 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni. Di questi 11.903 sono di nazionalità tunisina (29%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.315, 13%), Egitto (3.605, 9%), Costa d’Avorio (2.788, 7%), Iran (1.978, 5%), Guinea (1.653, 4%), Eritrea (1.557, 4%), Marocco (1.464, 4%), Sudan (1.459, 4%), Iraq (1.447, 3%) a cui si aggiungono 7.646 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Tavolo Asilo: intervenire con urgenza per garantire diritto d’asilo alle persone in fuga dall’Afghanistan

9 Settembre 2021 - Roma - La situazione politica in Afghanistan, dopo la definitiva partenza dei contingenti militari americani e alleati, resta estremamente tesa e in continua evoluzione. Già nei primi sei mesi del 2021 è apparso chiaro l’impatto terribile dell’escalation di violenza sulla popolazione civile, con oltre 1600 civili uccisi e più di 3500 feriti, larghissima parte dei quali sono donne, ragazze e bambini (dati UNAMA). Il deterioramento della situazione nelle ultime settimane ha ulteriormente aggravato il quadro, con decine di migliaia di persone costrette ad abbandonare le loro case e ad aggiungersi ai più di 5 milioni di sfollati interni già presenti nel paese (OIM), fino ai tragici tentativi di evacuazione di civili dall’aeroporto di Kabul, che se hanno consentito di mettere in salvo migliaia di persone, ne hanno purtroppo lasciate indietro molte di più. La popolazione civile continuerà ad essere esposta al rischio di violenza, peraltro in quadro economico disastroso, dove quasi 11 milioni di cittadini afghani vivevano in uno stato di emergenza o grave crisi alimentare già prima degli accadimenti delle ultime settimane.   In questo contesto l’UE, i suoi Paesi membri e l’Italia, che hanno una significativa parte di responsabilità in quanto sta avvenendo, devono mettere in campo iniziative all’altezza della tragedia che si svolge davanti ai nostri occhi Il processo di evacuazione che ha interessato alcune migliaia di persone e che non potrà proseguire a causa della chiusura delle operazioni e del progressivo deterioramento della situazione, non può certamente rappresentare l’unica azione messa in atto dai Governi dell’Unione Europea. Fino ad oggi la quasi totalità dei profughi, rifugiati e sfollati prodotti dalla guerra in Afghanistan, ha trovato accoglienza nei Paesi limitrofi (soprattutto Pakistan e Iran che hanno accolto il 90% dei 5 milioni di afghani che sono stati costretti a lasciare il Paese); nell’UE negli ultimi dieci anni sono state presentate meno di 700.000 richieste di asilo. A fronte di questo, appaiono inaccettabili le conclusioni del Consiglio UE dei Ministri degli Interni, tenutosi il 31 agosto scorso, che di fatto escludono un impegno degli Stati Membri ad accogliere i cittadini afghani in fuga, scaricando gli oneri sui paesi limitrofi e ribadendo l’obiettivo prioritario della protezione dei confini esterni dagli ingressi non autorizzati.   Occorre invece intervenire tramite la realizzazione di un ampio programma di trasferimenti/ricollocamenti dei cittadini afgani da attuarsi anche dai paesi di transito, tramite un’iniziativa che garantisca l’equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri, in attuazione dell’art. 78 paragrafo 3 del TFUE e del principio di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità sancito dall’art. 80 dello stesso TFUE. I Paesi in cui molti cittadini afghani che tentano di raggiungere l’Unione Europea si trovano bloccati, come la Turchia e i Paesi non UE dell’area balcanica, non possono essere considerati Paesi sicuri in merito all’accesso al diritto di asilo e ad assicurare un livello adeguato di protezione e deve essere escluso ogni accordo finalizzato ad effettuare i rimpatri di cittadini afghani in questi Paesi o nei Paesi limitrofi all’Afghanistan, oltre che ovviamente nel loro Paese di origine. Si tratta dunque di realizzare un intervento straordinario che consenta alla minoranza di persone che sceglieranno di non restare nei Paesi confinanti, di viaggiare in sicurezza e legalmente. Particolare attenzione merita poi la situazione della Grecia, paese UE dove si trovano attualmente bloccati migliaia di cittadini afghani in condizioni precarie.   Per consentire una soluzione europea condivisa bisogna utilizzare tutti gli strumenti esistenti, inclusi il rilascio di visti umanitari e l'attivazione della Direttiva n. 55/2001/CE, adottabile anche a maggioranza qualificata, che è in vigore e che, pur non essendo mai stata applicata, contiene elementi e indicazioni utili alla crisi in atto: possibilità di adozione di un ampio piano di evacuazione concordato a livello europeo con ripartizione dell’accoglienza concordata dagli Stati sulla base di criteri equi che comunque tengano conto dei possibili legami significativi delle persone con un dato paese della UE, accesso a risorse europee e rilascio di un titolo di soggiorno per protezione temporanea. Riteniamo inoltre che debba essere effettuato ogni sforzo per garantire a tutti i cittadini afghani, senza distinzione di genere, religione, provenienza etnica o orientamento politico una maggiore sicurezza in Afghanistan e per assicurare un’adeguata assistenza umanitaria alla popolazione.   In particolare chiediamo   All’Italia e all’Unione Europea:
  • che siano garantite con urgenza protezione e assistenza umanitaria ai 39 milioni di afghani
rimasti nel Paese attraverso il supporto e il finanziamento dei progetti a tutela dei diritti umani della popolazione, contribuendo in maniera efficace e coordinata alla risposta umanitaria globale;
  • che si definisca un chiaro impegno degli Stati Membri a partecipare al meccanismo di reinsediamento (resettlement), di cittadini afghani verso il territorio dell’Unione Europea;
  • che venga in via complementare attuata la Direttiva 2011/55/CE al fine di assicurare una tutela immediata e temporanea ai cittadini afghani costretti a lasciare il proprio Paese anche qualora gli stessi si trovino già nel territorio di Stati terzi, garantendo un’adeguata ripartizione tra gli Stati membri nonché l’unità dei nuclei familiari, come previsto dall’art 15 della medesima Direttiva, e assicurando in ogni caso l’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale ,
  • che, adottando criteri unici tra i diversi paesi UE, con priorità nei confronti delle categorie vulnerabili e delle persone a rischio, venga in ogni caso consentito l’accesso in sicurezza nel territorio dell’UE a tutte quelle persone che rischiano la vita per ragioni diverse restando in Afghanistan, o che siano fuggite dal Paese attraverso il rilascio di visti umanitari in base all’art. 25 del Codice Visti (Regolamento CE 810/2009);
  • che venga sempre consentito l’accesso al territorio dell’Unione Europea e alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e vengano sospesi i respingimenti posti in essere sia dalle autorità nazionali sia dall’Agenzia europea per la guardia di frontiera e costiera, in particolare nel Mare Egeo e verso la Turchia così come verso i Paesi non UE dell’area balcanica;
  • che si sospenda qualsiasi forma di decisione negativa (dinieghi, rimpatri e respingimenti) nei confronti degli afghani presenti nei Paesi dell’Unione Europea o alle frontiere dell’UE, così come richiesto anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, considerando tutte le donne come rifugiate prima facie, e che si proceda ad un rapido riesame delle decisioni negative che hanno precluso a cittadini afghani il riconoscimento della protezione internazionale, così come delle richieste di protezione internazionale attualmente in corso di valutazione, garantendo l’adozione di decisioni rapide;
  • che si adotti un programma almeno biennale di ricollocazione in tutta la UE delle persone attualmente accolte nei centri di accoglienza presenti in Grecia e in particolare nelle isole greche, a partire dai minori non accompagnati, dai nuclei familiari e dai soggetti vulnerabili, in considerazione delle condizioni estremamente critiche dei centri e della concreta possibilità che i nuovi arrivi spontanei di migranti portino ad una eccessiva pressione sulla Grecia e a un ulteriore deterioramento delle condizioni di vita delle persone;
  • che il c.d. “Blueprint network”, istituito come previsto dal Patto europeo asilo e migrazione, nonché qualsiasi altra task force che verrà creata per affrontare gli sviluppi in corso a livello europeo includa competenze in materia di protezione dei minori.
  • che venga supportata la costituzione di un meccanismo indipendente per monitorare violazioni e abusi dei diritti umani che dovessero verificarsi nel Paese.
  chiediamo inoltre all’Italia:  
  • che vengano trasferite alle rappresentanze consolari italiane nei Paesi limitrofi (insieme agli altri servizi consolari) anche le competenze relative al rilascio di visti d’ingresso per i cittadini afghani, in particolare quelli per ricongiungimento familiare o comunque il rilascio di visti umanitari, garantendo procedure rapide e semplificate che tengano conto della  possibilità che il passaporto afgano possa essere scaduto o non sia più in possesso degli interessati in considerazione della situazione e del mancato soggiorno regolare del richiedente nel Paese in cui la rappresentanza consolare è situata;
  • che venga consentito l’accesso in Italia di quelle persone che hanno già ricevuto un nulla osta per il ricongiungimento familiare dalle autorità italiane e non sono riusciti ad ottenere il visto, anche in considerazione della chiusura da oltre un anno dell’ufficio visti a Kabul, e di tutti i parenti, anche in una accezione allargata, di coloro che hanno chiesto e possono chiedere il ricongiungimento, anche se non hanno concluso la procedura;
  • che venga facilitato il reingresso di cittadini afghani titolari di un permesso di soggiorno italiano che, per varie ragioni, risultano essere bloccati in Afghanistan o nei Paesi limitrofi attraverso il rapido rilascio di visti di reingresso;
  • che si favorisca l’arrivo e l’accoglienza degli studenti universitari attraverso il rilascio di visti d'ingresso per studio;
  • che, in attesa dell’eventuale attivazione della Direttiva 55/2001, venga assicurato ai cittadini afghani comunque presenti in Italia, l’immediato accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e ad un titolo di soggiorno che garantisca loro e, per quanto possibile, i propri familiari attualmente in Afghanistan o in Paesi terzi una adeguata tutela. Nei confronti di costoro è opportuno che, attraverso un esame prioritario ai sensi art. 28, co. 2, lett. a) d.lgs. 25/2008, le commissioni territoriali riconoscano una delle due forme di protezione internazionale previste dall’ordinamento giuridico e che ciò avvenga – ove possibile – omettendo il colloquio personale con il richiedente, ai sensi dell’art. 12, co. 2 e 2 bis, d.lgs. 25/2008;
  • che venga sospeso ogni trasferimento dall’Italia verso altri Stati membri di cittadini afghani destinatari di un provvedimento di trasferimento ai sensi del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013 (cd. Regolamento Dublino III) garantendo l’assunzione della competenza da parte dell’Italia all’esame della domanda di protezione internazionale, ivi compresi quelli che hanno procedure giudiziarie in corso;
  • che venga ampliato il sistema d’accoglienza pubblico, attraverso un finanziamento straordinario del SAI che consenta ai nuovi richiedenti asilo di essere ospitati nel sistema dei Comuni anche attraverso assorbimenti consistenti dal sistema CAS al SAI, e valorizzando le disponibilità volontarie della popolazione italiana da collegare subito al sistema SAI, senza attivare sistemi paralleli, in modo da consentire una gestione competente e integrata ai servizi del territorio;
  • che venga in ogni caso assicurata un’adeguata presa in carico medica e psicologica, attraverso un pieno coinvolgimento dei servizi sanitari pubblici e in collaborazione con le associazioni e le realtà del privato sociale con specifiche competenze in materia.
    Si evidenzia infine come l’emergenza della crisi afgana vada affrontata in un quadro di politiche coerenti che riguardano sia gli interventi di aiuto umanitario che le politiche relative ai programmi di ingresso protetto e di accoglienza. Per tale ragione si sostiene la richiesta già avanzata dalle rappresentanze delle ONG e di enti ed associazioni italiane, di istituire un tavolo di coordinamento unitario sull’Afghanistan che veda il coinvolgimento dei Ministeri interessati, a partire dal MAECI e dal Ministero dell’Interno, delle rappresentanze ONG e di enti ed associazioni italiane afferenti al Tavolo Asilo e Immigrazione, oltre a rappresentanti degli Enti Locali e delle Regioni.

Card. Krajewski tra i bimbi afghani a Roma: tamponi per andare a scuola

9 Settembre 2021 - Città del Vaticano - Il card. Konrad Krajewski, Elemosiniere di Papa Francesco, accompagnato da uno staff di medici che collaborano con l’Elemosineria, si è recato ieri  nel quartiere romano di Tor Bella Monaca per effettuare i tamponi ai ragazzi afghani giunti in Italia due settimane fa.Si tratta di 14 ragazzi afghani, 11 femmine e tre maschi, arrivati due settimane fa a Roma. Erano insieme ad un gruppo di volontarie del quartiere di Tor Bella Monaca quando è arrivato il porporato, diferisce Vatican News. L'obiettivo è stato quello di effettuare i tamponi a tutti, suore comprese, unitamente ai rilevamenti diagnostici utili a permettere al gruppo di concludere la quarantena e iniziare le attività scolastiche e la vita in Italia. I ragazzi sono stati accomoaganti in Italia  da quattro suore di Madre Teresa che li assistevano a Kabul. Tutti di età compresa tra i 6 e 22 anni, sono stati abbandonati dalle loro famiglie perché diversamente abili.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 40.130 persone migranti sulle coste italiane

8 Settembre 2021 - Roma – Sono 40.130 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Di questi 11.287 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Bangladesh (5.315, 13%), Egitto (3.605, 9%), Costa d’Avorio (2.788, 7%), Iran (1.925, 5%), Guinea (1.652, 4%), Eritrea (1.557, 4%), Marocco (1.464, 4%), Sudan (1.459, 4%), Iraq (1.350, 3%) a cui si aggiungono 7.727 persone (19%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina.      

Oxfam: “ancora condizioni disumane a Lesbo”

8 Settembre 2021 -
Roma - “I leader europei esprimono preoccupazione per la sicurezza dei profughi afghani, perché di fatto stanno voltando le spalle a migliaia di persone in fuga da guerra e violenza”. A dimostrarlo le condizioni disumane in cui vivono i migranti intrappolati nel campo di Mavrovouni a Lesbo, ribattezzato “Moria 2.0”, che per il 63% sono afghani; o la decisione presa a giugno dal governo greco di riconoscere la Turchia come Paese sicuro, “con l’obiettivo di mandare indietro gli afghani, oltre che i siriani, i somali, i pakistani e i bengalesi”. È la denuncia contenuta nel nuovo rapporto diffuso oggi da Oxfam e Greek refugees council. Dopo l’incendio di un anno fa “per i rifugiati che stanno a Moria 2, una struttura temporanea e allestita in tutta fretta, le condizioni di vita sono tutt’ora indicibili – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie –. Allo stesso tempo nulla è cambiato nell’impostazione dell’Unione europea e dei leader dei Paesi membri sull’accoglienza di chi è in fuga in cerca di salvezza come gli afghani, ora al centro dell’attenzione internazionale, nessun passo concreto è stato fatto per garantire diritti e dignità”. Al contrario, “dopo la prima fase di evacuazione e il grande moto di solidarietà espresso al popolo afghano, l’unica strategia messa in atto è bloccare i flussi migratori a monte e lungo la rotta balcanica”. Il 16 agosto, il giorno dopo la caduta di Kabul, il ministro greco per le migrazioni, Notis Mitarachi, ha affermato che la Grecia non sarebbe diventata la porta di ingresso per gli afghani in Europa, in palese violazione degli obblighi internazionali che prevedono l’accoglienza di chi è in cerca di sicurezza. Una decisione giudicata dal Greek refugees council “semplicemente immorale”. Il Tribunale europeo per i diritti umani ha recentemente dichiarato che “le autorità greche sono state incapaci di garantire un luogo di accoglienza all’altezza degli standard europei”. Le ondate di caldo di quest’estate non hanno fatto altro che rendere impossibili le già difficili condizioni di vita a Moria 2  e si teme che molte persone trascorreranno l’inverno in tenda per il sesto anno consecutivo. Delle oltre 3570 persone che sono intrappolate qui, il 32% sono bambini, di cui 7 su 10 ha meno di 12 anni.