Tag: Immigrati e rifugiati

Viminale: Open Arms e Sea Watch 3: assegnati i porti

14 Gennaio 2020 - Roma - I seguito alle richieste avanzate, all’ Open Arms e alla Sea Watch 3 sono stati assegnati, rispettivamente, i porti di Messina e Taranto. Ne dà notizia oggi il Viminale in una nota pubblicata sul sito spiegando che Francia, Germania, Portogallo e Irlanda hanno già dato la loro disponibilità ad accogliere i richiedenti asilo a bordo. La disponibilità è stata offerta sulla base dell’apertura della procedura di ridistribuzione dei migranti a livello europeo avviata dalla Commissione UE anche sulla scorta del pre-accordo di Malta.  

Palermo: le porte della cattedrale rivestite di coperte termiche in ricordo dei migranti

14 Gennaio 2020 - Palermo - La cattedrale di Palermo ospita da “Eldorato – Nascita di una nazione”, un progetto di arte contemporanea ideato da Giovanni de Gara e dedicato al tema delle migrazioni e dell’accoglienza. Le porte della chiesa saranno rivestite d’oro utilizzando le coperte termiche in cui vengono avvolti uomini, donne e bambini quando, stremati dalla loro odissea per mare e per terra, approdano in Italia. L’installazione temporanea ha l’obiettivo di “promuovere una riflessione profonda sull’accettazione del diverso da sé, sulle migrazioni, sulle terre promesse e brutalmente negate, sull’aspirazione a un mondo diverso, costruito oltre l’idea di confine e capace di essere nuovamente umano”. “Le coperte termiche nel nostro immaginario collettivo sono il simbolo delle migrazioni – spiega l’artista –, ma sono comunemente impiegate per il soccorso di chiunque abbia bisogno di calore e accudimento”. Secondo de Gara, l’installazione vuole essere “un invito a riflettere sull’urgenza di andare oltre le barriere che costruiamo ogni giorno nei confronti di chi sfugge alla conformità, proviene da luoghi diversi o prega un altro Dio. Vorrei che quest’oro degli ultimi e degli scartati, come dice Papa Francesco, ci aiutasse a guardarci dentro e a specchiarci nell’altro”. Il progetto “Eldorato”, il cui lungo viaggio ha preso il via nel giugno del 2018 dalle porte dell’abbazia fiorentina di San Miniato al Monte, arriva a Palermo dopo aver fatto tappa sulle porte di sessanta chiese cattoliche, valdesi, metodiste e luterane e di alcuni luoghi comunitari simbolici come il Maschio Angioino (sede del Comune di Napoli), il carcere di Venezia e l’aula magna dell’Università di Bologna.  

Germania: corso online di Pastorale Migratoria

13 Gennaio 2020 - Francoforte - La Migrationskommission della Conferenza Episcopale Tedesca informa che dal nuovo anno la Facoltà di Teologia dell’Università di Freiburg (Svizzera) organizza, in collaborazione con il SIMI (l’Istituto Internazionale Migrazioni degli Scalabriniani di Roma), il corso online “Pastorale nel contesto della mobilità umana e Migrazione” (CAS). La Commissione della DBK e la “Migratio” della Conferenza Episcopale Svizzera hanno partecipato alla elaborazione del corso, rivolto in particolare agli operatori pastorali del settore, ma interessante anche per chi lavora nella formazione, nel sociale, negli scambi internazionali. Il corso è in tedesco ed è rivolto a tutti gli interessati in Germania, Svizzera e Austria. Il programma dettagliato, i costi e la scheda per l’iscrizione si trovano al sito https://www3.unifr.ch/pastoral/de/weiterbildung/cas/. Tra i docenti, dalla Germania ci sono il Prof. Dr. Thomas Faist (Bielefeld), Prof. Dr. Josef Freise (Köln), Dr. Andreas Renz (München), Dr. Frank van der Velden (Mainz). L’inizio del corso è previsto nella primavera del 2020. (p. Tobia Bassanelli)

“Coesione, innovazione e società plurali”: una  Scuola di formazione integrata sulle migrazioni

13 Gennaio 2020 - Brescia – Prende avvio il 3 aprile la Scuola di formazione integrata sulle migrazioni "Coesione, Innovazione e Società plurali". che punta a coniugare la sfida posta dalle migrazioni con la centralità delle comunità locali attraverso il potenziale delle metodologie pedagogiche critiche e quello progettuale dell’innovazione sociale. Un percorso biennale di studio che parte dall’analisi delle debolezze strutturali della gestione e della narrazione dei processi migratori nel nostro Paese e si proietta verso la ricerca e l’accompagnamento di modalità alternative possibili, efficaci e sostenibili di attivazione dei territori nei processi di accoglienza, integrazione e valorizzazione della presenza dei migranti come leva per un nuovo slancio allo sviluppo delle comunità locali. Un percorso che si propone di andare oltre l’approccio gestionale e di abilitare una maggiore consapevolezza e comprensione critica della realtà delle migrazioni, strutturare la competenza a progettare con le comunità locali interventi complessi di sviluppo locale, la capacità di concepire e gestire processi di empowerment, capacity e community building, a mobilitare le reti sociali e sviluppare un approccio multi stakeholder ed una logica di sistema e di sostenibilità secondo le logiche dell’innovazione sociale. Si offre come laboratorio per lo studio e la produzione di cultura per tutti quei soggetti che su base territoriale sono direttamente coinvolti nella definizione delle politiche, delle strategie e degli interventi connessi con l’accoglienza dei migranti, la coesione sociale e lo sviluppo locale. Un'opportunità per pubblici amministratori, dirigenti, docenti, direttori di strutture di accoglienza, operatori sociali e sanitari, studenti e ricercatori e cittadini impegnati per rafforzare e mettere a sistema nuove competenze per stringere le maglie della coesione sociale e costruire comunità in cui le persone non siano solo soggetti da includere, accogliere, assistere, rieducare e accudire bensì riconosciuti, in prima istanza, come donne e uomini portatrici di competenze, potenzialità, culture e risorse complementari generativi di nuovo sviluppo locale. Per maggiori informazioni “Coesione, innovazione e società plurali”  

Suor Angela: medico e volontaria per due anni sulle navi della Guardia Costiera italiana nel Mediterraneo

13 Gennaio 2020 - Roma - “Uscite andate altrove” sono state queste parole di papa Francesco rivolte alle religiose e ai religiosi a portare suor Angela Bipendu, medico, suora congolese della Congregazione Discepole del Redentore, da 16 anni in Italia, a salire su una nave della Guardia costiera italiana impegnata nel Mediterraneo. Suor Angela vi ha prestato servizio per due anni, ora lo fa saltuariamente, lo alterna con il servizio come guardia medica a Bergamo, dove ultimamente si è trasferita. “Mi sono detta nel mio ambito cosa posso fare? Vado a dare una mano a quelli che vengono e che avranno bisogno?” così ha risposto la suora. Un racconto toccante, rilasciato in un’intervista a Vatican News, in cui la suora ripercorre la sua esperienza come volontaria su una nave impegnata nel Mediterraneo nel salvataggio di immigrati a rischio naufragio.  Suor Angela racconta momenti che noi altri siamo abituati a viverli attraverso le immagini trasmesse dalla Tv, ma vissute in prima persona sono strazianti. Nell’intervista ripercorre alcuni momenti di quelle giornate, di incontri con gente che negli occhi aveva solo la disperazione; persone segnate sui corpi da una vita fatta di stenti, e l’ultimo lo avevano affidato al mare. Dai loro racconti emergeva la drammaticità che porta a partire, ultima possibilità di salvarsi prima di arrendersi alla morte. Alla domanda se aveva trovato sostegno alla sua idea di partire, suo Angela risponde “Sì, ho trovato sostegno perché mi sono rivolta al Cisom che è il Corpo italiano di soccorso dell'Ordine di Malta. È un'associazione grande che ha tantissimi volontari, quindi io mi sono agganciato a loro e anche il lavoro che abbiamo fatto, e che facciamo sul mare, è un lavoro di gruppo. C’è la Guardia costiera, ci siamo noi volontari del Cisom che facciamo tutti insieme una squadra per un solo obiettivo: quello di salvare le persone in difficoltà che attraversano il Mediterraneo per trovare qui una vita migliore, una speranza di vita”. Tante le persone salvate in due anni, e tanti i racconti ascoltati. Testimonianze che hanno segnato la suora, come quello della donna che aveva seppellito lei stessa i suoi due figli, scavando con le mani la sabbia per seppellirli sulla spiaggia. Un episodio successo in Libia, ma la mamma poi era riuscita a imbarcarsi su un barcone soccorso dalla guardia costiera dove suor Angela prestava soccorso. “All'inizio  - afferma - avevo un po' di paura, ma poi ho visto che il Signore mi ha dato la forza e anche il coraggio di affrontare questa esperienza sempre in squadra: io come medico, l'infermiera e l'equipaggio della Guardia Costiera che è un equipaggio fantastico. Perché io ho visto il personale della Guardia Costiera buttarsi in mare, anche a costo della propria vita, per salvare chi potevano salvare. Quindi questa è la carità che il Signore ci chiede, che chiedeva a me in quel momento, quello di dare me stessa per gli altri. Così ho fatto”. Suor Angela è pronta a partire di nuovo perché dice “Ogni vita umana è un dono e va salvata ad ogni costo”. (Nicoletta Di Benedetto)  

Mazara del Vallo: la diocesi partner del master in Welfare Migration

13 Gennaio 2020 - Mazara del Vallo -  Presso il Polo universitario di Trapani si è tenuta la seduta finale del Master di I livello in “Welfare migration. Processi gestionali ed organizzativi del sistema di accoglienza e integrazione dei flussi migratori”, attivato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, in partenariato con l’Ordine dei Medici di Palermo e la diocesi di Mazara del Vallo. Il Master ha rappresentato la risposta accademica alle richieste del mercato di nuove figure professionali e nuove specializzazioni nella gestione del sistema “allargato” di solidarietà sociale in favore dei migranti, mediante una preparazione specifica sugli aspetti giuridico-legali e pratico-operativi (anche di natura sanitaria) connessi al funzionamento delle strutture pubbliche (aziende sanitarie provinciali, aziende ospedaliere, ospedalità convenzionata) e private (centri di accoglienza, enti non profit ed ecclesiastici) interessate ai processi di accoglienza e di integrazione. Nella diocesi siciliana, proprio nell’ambito del Master, lo scorso anno si è svolta la Cattedra di Islamistica sul tema “Conoscere l’islam: di fronte e attraverso”, organizzata dall’Ufficio Ecumenico e del Dialogo Interreligioso della Diocesi di Mazara del Vallo.

Card. Bassetti:  la crisi del Mediterraneo è “la crisi dei migranti che si consuma nel silenzio assordante delle acque del mare”

13 Gennaio 2020 - Roma -  “La crisi del Mediterraneo è poi la crisi dei migranti che si consuma nel silenzio assordante delle acque del mare”. Così il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha definito una delle crisi in atto nel Mediterraneo, che faranno da sfondo all’incontro convocato dalla Cei a Bari dal 19 al 23 febbraio. “Anche se diminuiscono le morti in mare, il rischio delle traversate rimane altissimo”, ha fatto notare il cardinale nell’incontro preparatorio all’evento svoltosi a Campobasso nei giorni scorsi: “Nel 2019 i migranti, arrivati in Europa via mare, sono stati più di 110mila e per il sesto anno consecutivo la cifra supera quota centomila. I migranti morti ufficialmente, ma il conteggio rischia di essere ben più alto, è di 1.283. Questa crisi migratoria diventa poi una crisi dei diritti umani: in particolar modo, nei campi e nelle prigioni, in Libia, nei campi profughi di Turchia, nelle isole greche come Lesbo. Anche per questo la situazione migratoria non può essere letta solo alla luce della mancanza di sviluppo e della instabilità ma deve essere inserita, invece, in un processo epocale che va governato con carità e responsabilità. Un processo alla cui base si colloca la difesa dell’incalpestabile dignità della persona umana. Come cristiani non possiamo tacere quando una vita, foss’anche una sola vita, viene uccisa o rischia di essere cancellata”. “Senza dubbio, fra i Paesi del Mediterraneo le contraddizioni emergono con forza”, ha commentato il cardinale: “Perché in questa regione, oggi è ancora ben visibile la frontiera fra il mondo dell’opulenza e quello della miseria, tra quello dell’esclusione e quello dell’inclusione, tra i produttori e gli scarti”. I cristiani, in questo contesto, “possono essere un seme di profondo cambiamento delle prospettive storiche”: “Come cristiani che abitano con fiducia i cammini ecumenici siamo chiamati a contribuire a costruire l’unità nelle differenze e ad essere un vaccino contro ogni tentazione di scontro di civiltà o di utilizzo ideologico dell’identità religiosa per dividere o alzare muri”, la proposta del presidente della Cei.  

Strage di bambini nell’Egeo

13 Gennaio 2020 - Milano - Ennesima tragedia dei migranti: nel Mar Egeo il naufragio di un'imbarcazione ha causato la morte di almeno 11 migranti, tra cui otto bambini; i superstiti, salvati dalla Guardia costiera, sarebbero 21. A renderlo noto la Guardia costiera greca; le operazioni di salvataggio vanno avanti a sud-est dell'isola greca di Paxos anche con l'aiuto di un elicottero, sono tuttavia pochissime le speranze di ritrovare in vita i dispersi, poiché si ritiene che a bordo dell'imbarcazione vi fossero una cinquantina di migranti. Sconosciuta ancora la nazionalità dei morti, probabilmente alcuni sono afghani.Venerdì scorso invece la nave delle ong Open Arms ha soccorso 74 persone, tra cui donne, anche incinte, bambini e neonati. Si è trattato - riferisce la Ong spagnola - di un soccorso "molto complesso", anche per la presenza di "una motovedetta libica con atteggiamento ostile. Due dei naufraghi, presi da loro a bordo, si sono lanciati in acqua e li abbiamo soccorsi". I migranti si aggiungono ad altri 44 salvati in precedenza e alla deriva da due giorni; tutti erano in stato di grave ipotermia. In tutto quindi le persone a bordo sono 118. Sempre venerdì c'è stato il primo approdo dell'anno a Lampedusa, 97 migranti stipati su un barcone avvistato in mattinata a due miglia dall'isola.  

Mons. Camisasca: culture e tradizioni diverse possono diventare una ricchezza

9 Gennaio 2020 -
Reggio Emilia - “E’ per me sempre motivo di gioia celebrare la Santa Messa nel giorno dell’Epifania del Signore insieme a tanti fedeli originari di diverse Nazioni del mondo che oggi abitano e lavorano nella nostra terra reggiana!”. Con queste parole il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, mons. Massimo Camisasca -  ha iniziato la sua omelia in occasione della Festa dei Popoli, il 6 gennaio scorso, promossa dalla Migrantes diocesana  nella Cattedrale di Reggio Emilia.  Diverse sono le ragioni che spingono le persone ad abbandonare temporaneamente o definitivamente la propria Patria: “a volte - ha spiegato il vescovo -  si tratta di motivazioni drammatiche, talaltra prospettive di lavoro, altre volte ancora il desiderio di una vita migliore e più pacifica. Tante sono le povertà e le difficoltà che attraversano il nostro mondo oggi, così come è sempre accaduto in ogni epoca della storia. Ma la fede in Cristo ci assicura che il nostro cammino in questo mondo, per quanto incerto e faticoso possa essere, è un pellegrinaggio luminoso verso la Patria definitiva che sta in Cielo, dove ci attende Dio”. Per mons. Camisasca la solennità dell’Epifania mostra “con grande forza e chiarezza come la Chiesa sia per sua natura formata da tanti popoli diversi. Tutti i popoli del mondo, rappresentati dai Re Magi, sono chiamati ad entrare a far parte della Chiesa di Cristo, perché Gesù Cristo è il salvatore di tutti. Per questa ragione dobbiamo guardare con grande speranza e fiducia alla Chiesa, nostra Madre, che tutti accoglie e nessuno rifiuta, offrendo il perdono di Dio e la presenza viva di Cristo”. “Cari fratelli e sorelle, noi oggi - ha detto ancora mons. Camisasca - siamo qui insieme, pur provenendo da storie e da luoghi diversi, perché riconosciamo in Gesù Cristo la gioia della vita e colui che ci unisce in un Popolo solo, il suo Popolo. Certamente siamo anche figli di culture e tradizioni diverse, le quali possono diventare una ricchezza nella misura in cui si lasciano abbracciare e purificare da Gesù Cristo. Egli infatti è la luce, che sa valorizzare quanto di buono ci è stato tramandato dai nostri padri e che sa correggere tutto ciò che in noi è ancora imperfetto e opaco”. (R.I.)  

Fronte: nel 2019 -41% di arrivi in Ue via mare

9 Gennaio 2020 - Roma - Mai numeri così bassi dal 2013. Nel 2019 gli ingressi irregolari nell’Unione europea hanno toccato il livello più basso degli ultimi sette anni. Secondo le prime cifre raccolte da Frontex, gli arrivi sono stati «poco più di 139mila», il 6% meno del 2018 e «il 92% in meno del record raggiunto nel 2015». Nell’anno che si è appena concluso sono stati individuati 14mila ingressi irregolari di migranti in Ue lungo la rotta del Mediterraneo centrale (da Libia verso Italia) il 41% in meno rispetto al 2018. Si tratta perlopiù di cittadini provenienti da Tunisia e Sudan: sono infatti questi i Paesi di provenienza del maggior numero di migranti sbarcati irregolarmente sulle coste europee. Lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, dal Nordafrica alla Spagna, invece, gli ingressi in Ue sono stati 24mila, circa il 58% in meno rispetto al 2018. Un aumento della pressione migratoria si è invece verificata sulle frontiere orientali dell’Unione. In tutto il 2019, oltre 82mila migranti sono stati individuati lungo questa rotta, pari a circa il 46% in più rispetto all’anno precedente. Il picco degli arrivi è stato raggiunto nel mese di settembre.