Tag: Giornata Mondiale del Rifugiato

Viminale: quasi 11mila le richieste di asilo in Italia nel 2020

20 Giugno 2020 -   Roma - Sono quasi 11mila (10.972) le richieste di asilo presentate all'Italia dal 1° gennaio al 12 giugno 2020. Le principali aree geografiche di provenienza dei richiedenti sono l'Asia (40%), l'Africa (37%, l'America (17% e l'Europa (6%). Lo rende noto oggi il Ministero degli Interni in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. La classifica dei Paesi d'origine vede in testa il Pakistan con il 18% delle domande e la Nigeria con il 10%. Il 76% dei richiedenti nel periodo considerato sono uomini, il 24% donne. La maggior parte di loro (62%) ha un'età compresa tra i 18 e i 34 anni, il 13% sono bambini da 0 a 13 anni, il 3% ragazzi minorenni dai 14 ai 17. Dal 1° gennaio 2020, tenuto conto delle limitazioni imposte nella fase acuta dell'emergenza Covid-19, la Commissione nazionale per il diritto di asilo ha adottato 21.144 decisionim si legge nella nota del Viminale. I numeri della Commissione “rispecchiano quanto ad aree e Paesi di provenienza quelli dell'anno precedente, nel quale le domande sono state in tutto 43.783, confermando Pakistan (20%) e Nigeria (8%) in cima alla lista dei Paesi d'origine”. A livello globale il fenomeno dei rifugiati risulta in aumento, secondo i numeri del rapporto annuale Global Trends pubblicato dall'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unchr). Alla fine del 2019 risultavano 79,5 milioni le persone in fuga nel mondo: il dato più alto registrato finora dall'Agenzia, che ha lanciato la campagna di sensibilizzazione #WithRefugees. L'Italia – spiega il Ministero degli Interni - si conferma tra i Paesi più attivi nei programmi di reinsediamento, portato avanti con l'Unhcr. Dal 2015 a oggi, secondo i dati del dipartimento per le Libertà civili e l'Immigrazione, sono stati reinsediati in Italia 2.510 rifugiati e per le annualità 2020-2021 è previsto un contributo aggiuntivo pari a 700 persone. Per molti rifugiati questo continua a rappresentare uno "strumento salvavita", spiegano Unhcr e OIM, sottolineando il divario tra il numero di rifugiati che hanno bisogno di accedere al reinsediamento e i posti messi a disposizione dai governi, con l'appello affinché anche altri Paesi partecipino ai programmi.  

Migrantes Cerignola – Ascoli Satriano: parte il progetto “co-happiness felici e sicuri nella comunità”

20 Giugno 2020 - Cerignola – In occasione della Giornata mondiale del rifugiato gli uffici Migrantes e pastorale familiare della diocesi di Cerignola-Ascoli-Satriano raccolgono l’appello del segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo: “Nessun cristiano dimentichi i luoghi del dolore” e propongono un percorso formativo sul tema dell’abuso e dei maltrattamenti sui minori attraverso un progetto educativo “co-happiness felici e sicuri nella comunità” pensato e realizzato assieme all’Associazione di Volontariato “S. Giuseppe Onlus” che si avvale della partnership di alcune associazioni europee. Uno di questi luoghi è la “nazione dei profughi” con tutto il carico di sofferenza dei bambini: 79,5 milioni di persone, più di quanti la storia delle Nazioni Unite ne abbia mai conosciuti. Il doppio di quanti se ne contavano nel 2010. Soprattutto è una nazione errante fatta di bambini, fino a 34 milioni, più degli abitanti di Australia, Danimarca e Mongolia messe insieme. A volerli mettere in fila indiana si coprirebbe per due volte la circonferenza del nostro pianeta.

Mattarella: la pandemia aggrava la situazione già critica dei rifugiati

20 Giugno 2020 - Roma – “L’impatto della pandemia aggrava ancor di più la critica condizione di quanti, a causa di conflitti o per la violazione di diritti fondamentali, sono costretti a fuggire dal proprio Paese”. Lo ha detto, questa mattina, il Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Giornata Mondiale del Rifugiato. L’Italia mostra “continuamente e con senso di responsabilità la sua vicinanza a coloro che affrontano tali drammatiche vicende, offrendo accoglienza e protezione. La nostra attiva partecipazione al primo Forum Globale dei Rifugiati costituisce una concreta testimonianza”, ha aggiunto il Capo dello Stato sottolineando che “il fenomeno delle migrazioni conta su un approccio italiano basato su strumenti importanti quali il programma nazionale di reinsediamento e i corridoi umanitari per rifugiati particolarmente vulnerabili, privi della protezione statale del paese d’origine e colpiti in misura considerevole dalle restrizioni determinate dall’attuale emergenza sanitaria”. Per Mattarella la ostra azione di protezione e assistenza “non può deflettere” o “indebolirsi” ma deve “rafforzarsi, con l’elaborazione di un nuovo corso dell’Unione Europea in materia di migrazioni e asilo, nel segno di un più incisivo e condiviso impegno comune”. Il presidente della Repubblica Italiana ha quindi rivolto un “sentito” ringraziamento alle donne e agli uomini delle Forze dell’ordine e delle amministrazioni dello Stato e a tutti gli operatori che “forniscono i servizi necessari a garantire protezione internazionale a chi ne ha diritto. In questo sforzo – ha evidenziato - si contraddistinguono anche le Organizzazioni Internazionali – e specialmente l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – cui l’Italia assicura il massimo sostegno in coerenza con la propria storica vocazione multilaterale”.

Raffaele Iaria

 

Ue: “migranti, sfollati e apolidi ancora più a rischio per la pandemia”

20 Giugno 2020 -

Bruxelles - “La lotta è ancora più dura per i rifugiati, gli sfollati interni, i migranti e gli apolidi: con un accesso limitato o senza accesso alle cure mediche e ai meccanismi di protezione, queste persone sono più vulnerabili agli effetti della pandemia globale”. Lo hanno scritto in una dichiarazione congiunta Commissione europea e Alto rappresentante Ue, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra oggi, per richiamare l’attenzione su questa realtà che nel mondo coinvolge una persona su 97: 80 milioni sono gli sfollati a causa di conflitti e persecuzioni. “Il coronavirus non discrimina tra le persone e non conosce confini” si legge nel testo ma “è essenziale” che anche durante la pandemia, “i bisognosi possano continuare ad accedere alle procedure di protezione internazionale e trovare rifugio, anche attraverso il reinsediamento” e che “i Paesi più esposti, compresi quelli che ospitano migliaia di rifugiati, siano aiutati ad affrontare le difficoltà che incontrano”. “L’integrazione è una priorità per questa Commissione”, si legge ancora, come testimoniano le “misure per garantire che le persone appena arrivate abbiano accesso a servizi essenziali quali istruzione, assistenza sociale, assistenza sanitaria e alloggio”.

Scalabriniane: numeri senza precedenti di sfollamenti forzati

19 Giugno 2020 - Roma - Oggi nel mondo ci sono 70,8 milioni di persone costrette a fuggire, vittime di conflitti, di persecuzioni, di violenza o per disastri naturali. Di questi 25,9 milioni sono rifugiati riconosciuti. Numeri la cui complessità testimonia che “gli sfollamenti forzati hanno raggiunto un livello senza precedenti e le risposte ancora non sono sufficienti ad offrire soluzioni alle persone affinché possano ricostruire la loro vita”. Così suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie Scalabriniane, in occasione della Giornata internazionale del rifugiato del 20 giugno, indetta dall’Onu. Papa Francesco, prosegue suor Neusa, ci ricorda che “in ogni persona rifugiata è presente Gesù, costretta a fuggire, come ai tempi di Erode, per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto di Cristo”. “Tre quarti dei rifugiati nel mondo e molti migranti vivono in nazioni in sviluppo, dove gli organi deputati alla cura della salute sono sovraccarichi e, con la pandemia del Covid-19, sono collassati – prosegue - Molti rifugiati vivono in accampamenti sovraffollati, rifugi improvvisati o centri di accoglienza dove non possono accedere ai servizi sanitari, servizi igienici oppure usare acqua potabile. Molti di essi si trovano in centri di detenzione riconosciuti o informali in condizioni di isolamento e di igiene particolarmente preoccupante. Migranti e rifugiati sono in misura sproporzionata esposti alla vulnerabilità dell’esclusione, della stigmatizzazione e della discriminazione, soprattutto quando si trovano in situazione di irregolarità. Il pensiero della Chiesa colloca al centro l’esperienza di Gesù, sfollato e profugo insieme ai suoi genitori”. “Non sono numeri, ma persone, conoscendo le loro storie riusciremo a comprenderli”, aveva scritto il Pontefice in un suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Quando le persone rifugiate diventano numeri l’umanità diventa inumanità”, prosegue suor Neusa. Le suore scalabriniane chiedono alla politica, ai responsabili locali, nazionali e internazionali di “non assistere passivamente alla distruzione di tante vite minacciate. E’ urgente individuare soluzioni appropriate, mezzi umani e degni per garantire che le persone non mettano a repentaglio la loro vita e quella delle famiglie, ricorrendo a trafficanti senza scrupolo o usando barche fragili, tentando di raggiungere luoghi dove trovare sicurezza a vari livelli”.

Migrantes Messina: domani celebrazione per la Giornata Mondiale del Rifugiato

19 Giugno 2020 - Messina – Domani, sabato 20 giugno 2020 alle ore 18.30, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato indetta dall’ONU, nella Chiesa di Sant’Elia a Messina, su invito dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Messina- Lipari-Santa Lucia del Mela per pregare e riflettere sul fenomeno delle migrazioni forzate e sul dramma di tante persone costrette a scappare in cerca di protezione. Con la celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo ausiliare, mons. Cesare Di Pietro, affideremo al Signore “la vita di questi nostri fratelli e pregheremo affinché la comunità internazionale prenda a cuore la loro condizione, individuando percorsi e fornendo mezzi per assicurare ad essi la protezione di cui hanno bisogno, una condizione dignitosa e un futuro di speranza”. Quest’anno la Giornata Mondiale del Rifugiato cade in “un momento critico per l’umanità, segnato dalla pandemia da COVID-19 e dal protrarsi dei conflitti in tutto il mondo che aggravano l’attuale crisi umanitaria. Un motivo in più – spiega la Migrantes diocesana - come chiedono le Nazioni Unite, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di oltre 70 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati nel mondo che, costretti a fuggire da guerre e persecuzioni, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era la loro vita per cercare salvezza altrove. In questo contesto l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, ha deciso di promuovere la campagna #WithRefugees, che vuole diffondere un messaggio di solidarietà ed inclusione, ricordando che tutti possiamo fare la differenza per rendere il mondo un posto più sicuro e solidale”. L’Ufficio Migrantes invita le parrocchie della diocesi a ricordare, durante le celebrazioni, il dramma dei rifugiati e dedicare loro un’intenzione nella “preghiera dei fedeli”.

Mons. Russo: “fare emergere tanti ‘nuovi europei’ dalla condizione di invisibili”

18 Giugno 2020 - Roma - “Oggi siamo insieme a numerosi amici e amiche che hanno varcato il Mediterraneo o sono giunti in Europa attraverso vie di terra: molti fra voi hanno dolorosamente perso amici e parenti”. Lo ha detto questa sera il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, nell’omelia della veglia di preghiera “Morire di Speranza” nella Basilica di Santa Maria in Trastevere promossa dalla Fondazione Migrantes, la Caritas Italiana, la Comunità di Sant’Egidio, il Centro Astalli, la Federazione Chiese Evangeliche in Italia, lo Scalabrini Migration International Network, le Acli, l’Associazione Papa Giovanni XXIII, l’Associazione Comboniana Migranti e Profughi. “Sigle – ha detto mons. Russo - che possono apparire distanti a chi non ha familiarità con queste realtà, ma in verità ad ognuna di queste sigle corrispondono persone che si spendono ogni giorno per vivere quella prossimità che diventa un obbligo del cuore quando come cristiani ci rendiamo conto che questa può diventare una risposta importante alla chiamata che il Signore fa agli uomini e alle donne del nostro tempo. Questa assemblea liturgica si allarga ai tanti che sono collegati e alle altre veglie che hanno luogo a Roma, in Italia e nel mondo”. Il presule ha invitato a riascoltare le parole di papa Francesco sul sagrato deserto di Piazza S. Pietro nel periodo pasquale: parole “rimaste impresse in modo indelebile nel nostro cuore ed hanno raggiunto i confini della terra caratterizzando particolarmente questo nostro tempo che oserei dire ‘fuori del tempo’. Riascoltiamo le sue parole, portando nel cuore non solo le attese personali, ma facendo nostre quelle dei profughi, dei rifugiati, dei migranti che, lungo quest’anno e ancor più nel tempo eccezionale della pandemia, muoiono e vivono nella disperata ricerca della salvezza”. “I venti contrari sono certo forti e chi più ne soffre sono i poveri: nel tempo della pandemia, come non pensare a chi è costretto nei campi profughi sovraffollati, a chi non vede alcuna via di uscita? In Africa, in Asia - pensiamo ai Rohingya -, nel campo di Moira a Lesbo, già Europa, o chi si accalca alle sue frontiere. Lontano da noi, a Tapachula, di fronte al confine con il Messico. O ai siriani, nei campi libanesi”, ha detto il segretario generale della Cei: “luoghi di dolore, dove, più di prima, mancano cibo, vestiti, tende, cure sanitarie. Il lockdown inasprisce condizioni già invivibili, con uomini, donne e bambini impossibilitati al distanziamento fisico e senza accesso all’acqua per lavarsi, con il terrore di essere sterminati dal coronavirus. Quante preghiere salgono dai 50 milioni di sfollati interni che popolano i diversi continenti? Quante dai profughi detenuti in Libia, sottoposti a ogni genere di abusi, e da quelli che fuggendo vengono nuovamente respinti?”. “Di questo tutti abbiamo responsabilità, nessuno può sentirsi dispensato”, ha ricordato papa Francesco, domenica scorsa parlando della situazione in Libia al termine della preghiera dell'Angelus. “Se siamo qui è perché non solo non ci sentiamo dispensati, ma perché sappiamo che Gesù non è mai indifferente, anzi: salì sulla barca dei suoi amici e la sua presenza calmò le acque”, ha quindi aggiunto mons. Russo: “è quindi la sua presenza a donarci nuovamente l’audacia e la forza: della preghiera e del gesto. E non dimentichiamo, in questo tempo dopo la Pentecoste, che, non il vento del Mar di Galilea, ma il vento dello Spirito spinse i discepoli frastornati incontro ai popoli allora conosciuti, parlando una lingua nuova che tutti potevano intendere. La lingua dell’amore, che particolarmente nel tempo della pandemia ha visto molti soccorrere i più soli e i più esposti. Fra essi abbiamo presenti i volti di tanti e tante badanti, delle colf, di immigrate e rifugiate che si sono prese cura degli anziani impedendo che fossero abbandonati alla solitudine e preda del contagio negli Istituti. Sono stati tanti quelli che hanno avuto compassione e hanno portato il loro contributo per sfamare chi era senza casa”. Prima della preghiera il saluto del vescovo ausiliare di Roma, mons. Daniele Libanori e poi il ricordo di alcuni fra i nomi di coloro che sono morti nel tentativo di raggiungere l’Europa. Sono, secondo alcuni dati, 40.900 persone morte, dal 1990 a oggi, nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte dell’immigrazione verso l’Europa. Un conteggio drammatico, che si è ulteriormente aggravato nei primi mesi del 2020, quando, nonostante la situazione di emergenza causata dal Covid-19 sono state 528 - per metà donne e bambini - le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere il nostro continente, soprattutto dalla Libia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. “È una tragedia dell’umanità di cui occorre fare memoria” sottolineano i promotori della veglia. “Ciascuno di loro è prezioso agli occhi di Dio, e lui, che non dimentica nessuno, aiuti noi, le nostre comunità di fede, il nostro Paese, la speranza di chi cerca un approdo di bene, di vita, di pace”, ha concluso mons. Russo che ha anche speso una parla sull’“occasione propizia che ci è data di fare emergere tanti stranieri, ‘nuovi europei’ dalla condizione di invisibili, valorizzando il loro lavoro e la loro presenza, preziosa per l’Italia e per loro stessi”. Alla veglia hanno partecipato anche il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, il direttore generale della Fondazione Migrantes don Gianni De Robertis e quello della Migrantes di Roma il direttore di Avvenire Marco Tarquinio e il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti  e per gli scalabriniani,  p.  Gabriele Beltrami.

Raffaele Iaria

Migrantes Vicenza: iniziative per la Giornata Mondiale del Rifugiato

18 Giugno 2020 - Vicenza - In occasione della Giornata mondiale del rifugiato 2020, a Vicenza due eventi specifici sul tema per ricordare coloro che hanno perso la vita cercando di raggiungere l’Europa e per continuare a “confrontarci e ad approfondire le situazioni legate ai flussi migratori” promossi da diverse associazioni e movimenti. Tra queste l’Ufficio Migrantes della diocesi. Nel pomeriggio di sabato 20 giugno video-presentazione del libro “Strade rotte. Settemila chilometri in ciabatte dall’Africa occidentale all’Italia”, edito da Infinito. A dialogare sul libro saranno l’autrice vicentina Cristiana Venturi e Igor Brunello. Il volume percorre, rielaborandole narrativamente, le tappe reali di viaggio di due ragazzi sedicenni partiti dal Gambia e giunti in Italia quasi due anni dopo. Gli incontri, i drammi, il valore della parola “abarakà - grazie”, le violenze subite e l’intensità di un sogno, la forza dell’ospitalità”. Mercoledì 24 giugno  la veglia ecumenica di preghiera "Morire di speranza”, in una formula nuova nel rispetto delle disposizioni sanitarie legate alla pandemia. Si intitola “Ricorda, accendi, prega”, e seguendo questi verbi ciascuno avrà la possibilità di vivere un momento di preghiera libero e personale, guidato dalla Parola di Dio e da un gesto simbolico. Ciascuno si recherà liberamente nella chiesa di Santa Bertilla (via Ozanam 1, Vicenza) all’orario che preferisce tra le 18.00 e le 20.00, sostando in preghiera per il tempo che desidera. Le iniziative siono promossedall’Ufficio Migranes di Vicenza, Centro Astalli Vicenza, Associazione Presenza Donna, Caritas diocesana vicentina, Chiesa evangelica metodista di Vicenza, ACLI Vicenza, Unità pastorale Porta Ovest in Vicenza, Cooperativa Pari Passo, Non Dalla Guerra, e con la partecipazione di Comunità di Sant'Egidio, La Voce dei Berici, Centro Culturale San Paolo.

Una verità da accogliere

18 Giugno 2020 - Milano - Di rifugiati si parla sempre meno, in tutto il mondo e anche da noi. Complice il Covid-19 e le politiche che hanno frenato la mobilità umana e ridotto anche gli arrivi in Europa dal mare ai minimi storici. Molti forse pensano che il 'problema' sia stato risolto una volta per tutte. Arriva però la scadenza della giornata mondiale dei rifugiati, il 20 giugno, e l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur) puntualmente presenta il suo Rapporto sui rifugiati nel mondo. Scopriamo così una serie di fatti che forse nei Paesi del Nord del mondo una cospicua fetta dell’opinione pubblica vorrebbe rimuovere. La prima scoperta riguarda i numeri complessivi: anche nel 2019 i rifugiati sono aumentati a livello globale, raggiungendo il nuovo record di quasi 80 milioni. Quasi il doppio rispetto a dieci anni fa, quasi nove milioni in più del 2018. Il fatto che la maggioranza di essi siano sfollati interni (quasi 46 milioni), ossia in qualche modo accolti in altre regioni del proprio Paese, non attenua la drammatica evidenza del dato. Anzi, gli sfollati interni sono molte volte meno protetti dei rifugiati internazionali, giacché rimangono in balia di governi che sono causa dello sradicamento di persone e famiglie anziché essere tutelati dalle convenzioni internazionali e dagli organismi preposti, Unhcr/Acnur in testa. La seconda triste scoperta riguarda la difficoltà dei ritorni: la soluzione maggiormente auspicata dai governi di tutto il mondo, ma spesso anche desiderata dagli stessi rifugiati che sperano di tornare a una vita normale. Anche i campi profughi erano sorti sulla base dell’idea di crisi umanitarie temporanee, destinate a risolversi con il ritorno degli sfollati alle proprie case. In effetti negli anni 90 del secolo scorso in media 1,5 milioni di rifugiati riuscivano a rientrare nei luoghi di origine. Negli ultimi dieci anni invece la media è scesa sotto quota 400mila. La maggior parte dei rifugiati vive ormai per molti anni in situazioni di precarietà, di dipendenza da aiuti esterni, di confinamento in spazi angusti e sorvegliati, di incertezza protratta e impossibilità di progettare un futuro. L’ombra lunga dello sradicamento si proietta sulle generazioni successive, condizionando la loro crescita e il loro avvenire. Almeno 30 milioni di rifugiati sono minorenni. Un terzo dato, che non è una scoperta, riporta invece l’attenzione su di noi e sul nostro rapporto con il mondo dolente dei rifugiati. L’85% dei rifugiati internazionali (circa 34 milioni, comprendendo i richiedenti asilo) è accolto in Paesi in via di sviluppo, perlopiù quelli confinanti con i Paesi di origine dei profughi stessi. In otto casi su dieci sono insediati in Paesi afflitti da malnutrizione e insicurezza alimentare. Colpisce il divario tra le rappresentazioni del fenomeno che circolano nel Nord del mondo e la cruda obiettività dei dati statistici. Troppi di noi credono di vivere in una cittadella di precario benessere sottoposta all’assedio di torme di diseredati. Pensano di essere costretti a sforzi di accoglienza insostenibili. Immaginano che il diritto di asilo sia un grimaldello per forzare i cancelli dei nostri piccoli o grandi privilegi. In realtà, invece, i rifugiati anche quando oltrepassano un confine di Stato si fermano quasi tutti subito dopo, a volte nella speranza di riuscire a rientrare in patria, altre volte (e sempre più) perché trattenuti sul posto dalle politiche di contenimento (ovvero di 'esternalizzazione delle frontiere') orchestrate dai governi dei Paesi sviluppati e imposte ai Paesi più deboli. Non solo nel Nord del mondo si lavora per 'confinare' i rifugiati nelle regioni del Sud, ma ci si lamenta di accoglierne troppi e si moltiplicano gli sforzi per riceverne sempre meno. La Giornata mondiale dei rifugiati arriva a ricordarci l’infondatezza di queste rappresentazioni. Possa essere il primo passo di una rinnovata e urgente assunzione di responsabilità. (Maurizio Ambrosini – Avvenire)  

Fcei il 20 giugno “ci inginocchieremo per dire che le vite dei neri e dei migranti contano”

15 Giugno 2020 -

Roma I protestanti italiani in ginocchio per ricordare la Giornata mondiale del rifugiato, il prossimo sabato 20 giugno. È l’iniziativa lanciata dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, attraverso il suo programma migranti e rifugiati, Mediterranean Hope, in occasione della giornata istituita dalle Nazioni Unite nel 2000. In una nota diffusa oggi, la Fcei ricorda che secondo l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, i migranti forzati nel mondo sono oltre 70 milioni; di questi quasi 26 milioni sono “rifugiati” in senso proprio, mentre 3,5 milioni sono “richiedenti asilo”. In Italia, oggi sono circa 131mila. In Svezia, dove la popolazione è circa un sesto di quella italiana (10 milioni), i rifugiati sono 186mila, il 50% in più che nel nostro Paese. In Germania, con 82 milioni di abitanti, i rifugiati sono 478mila, quasi 4 volte quelli presenti in Italia. “Come Federazione delle chiese evangeliche sentiamo di dover dire la verità su questi numeri”, dichiara Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. “La loro manipolazione, infatti, non è indolore: produce sospetto, paura, emarginazione ed infine vero e proprio razzismo, in Italia come altrove. Non possiamo restare in silenzio”. Per questo sabato 20 giugno, a mezzogiorno, nelle varie sedi dove la Fcei opera nel quadro del programma Mediterranean Hope (Lampedusa, Scicli, Libano, Rosarno, Roma), si svolgerà il “kneel in” (inginocchiarsi), esattamente come 55 anni fa fece il pastore battista Martin Luther King a Selma, inaugurando una forma di protesta che si sarebbe diffusa in tutto il Civil rights movement. “Ci inginocchieremo – dice il pastore Negro – per dire che le vite dei neri contano, che le vite dei migranti contano, che le vite di tutte e tutti contano. Con questo gesto vogliamo affermare che i neri, gli immigrati, ogni essere umano è una persona che deve essere protetta, tanto più quando è perseguitata, discriminata o giudicata”. L’iniziativa risponde all’invito che i cristiani sentono di “aprire le nostre porte e i nostri cuori a chi oggi cerca protezione e giustizia”. Il Pastore Luca Negro ricorda in questo senso i corridoi umanitari come anche le tante azioni diaconali di accoglienza e integrazione. “Non sono un nostro merito – conclude – ma la conseguenza di una vocazione”. (Sir)