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“Fratelli Tutti”: un corso di Alta Formazione al Seraphicum

8 Aprile 2021 - Roma - Si chiama “Fratelli tutti”, come l’enciclica di papa Francesco, il corso di alta formazione promosso dalla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum, per andare al cuore della fraternità nelle sue declinazioni ecclesiologica, teologica, sociale, politica ed economica. Il corso, che sarà avviato a partire dal nuovo anno accademico (prima lezione il 5 ottobre), vede la collaborazione di realtà attivamente impegnate sul campo, come la Comunità di Sant’Egidio e il “Progetto economia di comunione”. Tre i moduli previsti per studiare la Fratelli tutti, anticipati dalle lezioni introduttive di fra Ugo Sartorio (teologo dei frati minori conventuali e giornalista) che consentiranno di avere uno sguardo d’insieme sulla ricchezza del documento, per poi approfondire le specifiche tematiche. Ci si soffermerà quindi sull’aspetto relativo all’ecclesiologia, mettendo in evidenza la visione di Chiesa e di fraternità in papa Francesco, nell’enciclica e, più in generale, nel suo magistero. Seguirà la parte relativa alle religioni con la partecipazione di esperti in tema di dialogo interreligioso, così da analizzare il “metodo Bergoglio” nel dialogo con le altre fedi. Quindi si passerà all’ambito politico-economico, per esaminare quanto papa Francesco suggerisce alla Chiesa e all’umanità in tema di politica e di economia. Il corso viene proposto nelle modalità on line e in presenza, tutti i martedì dalle ore 15 alle 19, per un totale di 120 ore (dal 5 ottobre 2021 al 31 maggio 2022, con obbligo di presenza per almeno i 2/3 delle lezioni), al termine delle quali dovrà essere presentata una tesina che consentirà di ottenere il certificato di frequenza. Accompagneranno gli studenti nell’approfondimento della Fratelli tutti, i teologi Ugo Sartorio, Simona Segoloni ed Enzo Galli; Marco Gnavi della Comunità di Sant’Egidio, direttore dell’Ufficio ecumenismo e dialogo per la Diocesi di Roma, con l’equipe della Comunità di Sant’Egidio; Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico con l’equipe del “Progetto Economia di Comunione”. "Con questo Corso di alta formazione - spiega fra Raffaele Di Muro, Preside e responsabile dell’iniziativa formativa - la Facoltà intende sviluppare temi molto cari a papa Francesco e assai importanti sotto i profili umano, sociale ed ecclesiale. Dall'enciclica del Papa emerge chiaramente la sua visione di Chiesa, il legame tra le religioni e il programma per una politica ed una economia sostenibili. Nel corso delle lezioni, gli esperti invitati ci aiuteranno a fare luce su queste dimensioni, così da approfondire l'enciclica alla luce di tutto il magistero di papa Francesco. Siamo certi che i partecipanti trarranno un grande beneficio formativo, anche in considerazione della preparazione dei docenti invitati. A tal proposito, sento di ringraziare tutti docenti, in particolare la teologa Simona Segoloni, la Comunità di Sant’Egidio e lo staff del "Progetto Economia di Comunione per la preziosa collaborazione".   Per ulteriori informazioni, si può visitare il sito web www.sanbonaventuraseraphicum.org o scrivere asegreteria@seraphicum.org. Termine delle iscrizioni il prossimo 30 settembre. Scarica qui la brochure del corso. Qui la domanda di iscrizione.

Fratelli tutti, oltre l’apparenza

7 Ottobre 2020 - Roma -“La connessione digitale non basta per gettare ponti, non è in grado di unire l’umanità” (n.43). “Ciò che chiamiamo ‘verità’ non è solo la comunicazione di fatti operata dal giornalismo. È anzitutto la ricerca dei fondamenti più solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi” (n.208). Nell’Enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale, papa Francesco pone l’accento sull’ “illusione” di una comunicazione fondata sulla ricerca del consenso più che sul rispetto dell’altro. È il “morso” dell’apparenza che con i suoi denti affilati azzanna la realtà. C’è però una via d’uscita che consiste nell’andare oltre, per scendere nella profondità della nostra umanità. Una grande consegna per chi comunica e informa.

Vincenzo Corrado

Papa Francesco: la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace

4 Ottobre 2020 - Città del Vaticano – “Ieri sono stato ad Assisi per firmare la nuova Enciclica ‘Fratelli tutti’ sulla fraternità e l’amicizia sociale. L’ho offerta a Dio sulla tomba di San Francesco, che me l’ha ispirata, come la precedente ‘Laudato sì’”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco dopo la preghiera dell’Angelus e poco prima che venisse diffusa la nuova enciclica “Fratelli tutti” che il Pontefice ha voluto firmare ieri sula tomba del Poverello d’Assisi alla vigilia della sua festa. “I segni dei tempi mostrano chiaramente – ha detto il Papa - che la fraternità umana e la cura del creato formano l’unica via verso lo sviluppo integrale e la pace, già indicata dai Santi Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II”. Papa Francesco ha poi regalato a tutti i presenti all’Angelus la nuova Enciclica, nell’edizione straordinaria dell’Osservatore Romano che da oggi ritorna nella versione cartacea. A distribuire il giornale  migranti dall’America Latina, dal Bangladesh e giovani afgani arrivati da Lesbo con i corridori umanitari. “Che San Francesco – ha quindi pregato il papa - accompagni il cammino di fraternità nella Chiesa, tra i credenti di ogni religione e tra tutti i popoli”. Nel dopo Angelus anche un del centenario della Stella Maris nata il 4 ottobre 1920 in Scozia a “sostegno della gente del mare. In questo anniversario così importante – ha detto papa Francesco - incoraggio i cappellani e i volontari a testimoniare con gioia la presenza della Chiesa nei porti, tra i marittimi, i pescatori e le loro famiglie”. E poi la beatificazione, oggi a Bologna, di Don Olinto Marella, sacerdote “oriundo della diocesi di Chioggia, pastore secondo il cuore di Cristo, padre dei poveri e difensore dei deboli. Possa la sua straordinaria testimonianza essere modello per tanti sacerdoti, chiamati ad essere umili e coraggiosi servitori del popolo di Dio”. E l’invito ad un “applauso al nuovo Beato!”.

Raffaele Iaria

Papa Francesco: “Fratelli tutti”, un “cuore aperto al mondo intero” per accogliere chi ha bisogno

4 Ottobre 2020 - Città del Vaticano - La fraternità va promossa nei fatti e non solo a parole. Il papa nella sua Enciclica “Fratelli tutti”, firmata ieri ad Assisi e diffusa questa mattina al termine della preghiera dell’Angelus, evidenzia che una società fraterna è quella che promuove l’educazione al dialogo per sconfiggere “il virus dell’individualismo radicale” e permettere a tutti di dare il meglio di sé. E per una società fraterna occorre volere concretamente il bene dell’altro e la solidarietà che ha cura delle persone più fragili e che non guardi le ideologie lontano contro ogni povertà. Per il papa il diritto a vivere con dignità non può essere negato a nessuno e ribadisce che i diritti sono senza frontiere. “Nessuno – scrive papa Francesco - può rimanere escluso, a prescindere da dove sia nato, e tanto meno a causa dei privilegi che altri possiedono per esser nati in luoghi con maggiori opportunità. I confini e le frontiere degli Stati – aggiunge - non possono impedire che questo si realizzi. Così come è inaccettabile che una persona abbia meno diritti per il fatto di essere donna, è altrettanto inaccettabile che il luogo di nascita o di residenza già di per sé determini minori opportunità di vita degna e di sviluppo”. E al tema dei migranti il pontefice dedica un intero capitolo dell’Enciclica, la terza del suo Pontificato dopo la prima “Lumen fidei” del 29 giugno 2013, iniziata da papa Benedetto XVI e completata e firmata da papa Bergoglio e la “Laudato si” del 24 maggio 2015, sull’ecologia integrale. Per il papa i migranti con le loro “vite lacerate” e in fuga da guerre, persecuzioni, catastrofi ambientali vanno accolti, protetti, promossi ed integrati come ha ricordato anche recentemente nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata domenica scorsa. “In alcuni Paesi di arrivo, i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde così una mentalità xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su se stessi. I migranti vengono considerati non abbastanza degni di partecipare alla vita sociale come qualsiasi altro, e si dimentica che possiedono la stessa intrinseca dignità di qualunque persona. Pertanto, devono essere ‘protagonisti del proprio riscatto”, scrive dopo aver sottolineato che da “alcuni regimi politici populisti quanto da posizioni economiche liberali, si sostiene che occorre evitare ad ogni costo l’arrivo di persone migranti. Al tempo stesso si argomenta che conviene limitare l’aiuto ai Paesi poveri, così che tocchino il fondo e decidano di adottare misure di austerità. Non ci si rende conto che, dietro queste affermazioni astratte difficili da sostenere, ci sono tante vite lacerate”, dice papa Francesco. E “ non si dirà mai che non sono umani, però in pratica, con le decisioni e il modo di trattarli, si manifesta che li si considera di minor valore, meno importanti, meno umani. È inaccettabile che i cristiani condividano questa mentalità e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede: l’inalienabile dignità di ogni persona umana al di là dell’origine, del colore o della religione, e la legge suprema dell’amore fraterno”. Il papa dice di comprendere che di fronte alle persone migranti “alcuni nutrano dubbi o provino timori. Lo capisco come un aspetto dell’istinto naturale di autodifesa. Ma è anche vero – sottolinea - che una persona e un popolo sono fecondi solo se sanno integrare creativamente dentro di sé l’apertura agli altri” ed invita ad “andare oltre queste reazioni primarie”, perché “il problema è quando [esse] condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro”. Nell’enciclica, che il papa definisce “sociale” evidenzia che affermare che tutti siamo fratelli e sorelle come esseri umani “se non è solo un’astrazione ma prende carne e diventa concreta, ci pone una serie di sfide che ci smuovono, ci obbligano ad assumere nuove prospettive e a sviluppare nuove risposte”. E quando il prossimo è una persona migrante “si aggiungono sfide complesse”. Certo, spiega, “l’ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada è creare nei Paesi di origine la possibilità concreta di vivere e di crescere con dignità, così che si possano trovare lì le condizioni per il proprio sviluppo integrale. Ma, finché non ci sono seri progressi in questa direzione, è nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona. I nostri sforzi nei confronti delle persone migranti che arrivano si possono riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Infatti, ‘non si tratta di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino attraverso queste quattro azioni, per costruire città e Paesi che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana’”. E papa Francesco indica alcune “risposte indispensabili” come il semplificare la concessione di visti, aprire corridoi umanitari, assicurare alloggi, sicurezza e servizi essenziali, offrire possibilità di lavoro e formazione, favorire i ricongiungimenti familiari, tutelare i minori, garantire la libertà religiosa e promuovere l’inserimento sociale. E per quanti sono arrivati già da tempo e sono inseriti nel tessuto sociale, è importante – per il pontefice - applicare il concetto di “cittadinanza”, che “si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo è necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che – scrive - porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli”. E per fare questo serve un “lavoro comune” con una “legislazione globale per le migrazioni” con lo stabilire “progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza. Essi dovrebbero da un lato aiutare effettivamente l’integrazione dei migranti nei Paesi di accoglienza e, nel contempo, favorire lo sviluppo dei Paesi di provenienza con politiche solidali, che però non sottomettano gli aiuti a strategie e pratiche ideologicamente estranee o contrarie alle culture dei popoli cui sono indirizzate”. Il papa ribadisce che l’altro diverso da noi è un dono ed un arricchimento per tutti perché le differenze rappresentano una possibilità di crescita: “l’arrivo di persone diverse, che provengono da un contesto vitale e culturale differente, si trasforma in un dono, perché ‘quelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunità e le società in cui arrivano sono una opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti’”. Da qui la richiesta in particolare ai giovani di “non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi e come se non avessero la stessa inalienabile dignità di ogni essere umano”. Quando si accoglie di cuore la persona diversa, “le si permette – si legge ancora nel documento magisteriale - di continuare ad essere sé stessa, mentre le si dà la possibilità di un nuovo sviluppo. Le varie culture, che hanno prodotto la loro ricchezza nel corso dei secoli, devono essere preservate perché il mondo non si impoverisca. E questo senza trascurare di stimolarle a lasciar emergere da sé stesse qualcosa di nuovo nell’incontro con altre realtà. Non va ignorato il rischio di finire vittime di una sclerosi culturale”. Perciò “abbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ciò che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilità di crescita nel rispetto di tutti. È necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunità possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui”. Oggi abbiamo sempre più bisogno di far crescere la consapevolezza che oggi “o ci salviamo tutti o nessuno si salva. La povertà, il degrado, le sofferenze di una zona della terra sono un tacito terreno di coltura di problemi che alla fine toccheranno tutto il pianeta. Se ci preoccupa l’estinzione di alcune specie, dovrebbe assillarci il pensiero che dovunque ci sono persone e popoli che non sviluppano il loro potenziale e la loro bellezza a causa della povertà o di altri limiti strutturali. Perché questo finisce per impoverirci tutti”. Solo una cultura sociale e politica che “comprenda l’accoglienza gratuita potrà avere futuro”, è il pensiero del pontefice.

Raffaele Iaria

Papa Francesco: “Fratelli tutti” per “reagire con un nuovo sogno di fraternità e amicizia”

3 Ottobre 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco ha oggi firmato ad Assisi la sua terza enciclica “Fratelli tutti”. Dopo i la firma un tweeet: “Consegno questa Enciclica sociale come un umile apporto alla riflessione affinché, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità  e di amicizia sociale che non si limiti alle parole. #FratelliTutti", scrive.

R.I.

“Fratelli tutti”: papa Francesco ha firmato la sua terza enciclica

3 Ottobre 2020 - Assisi – E’ appena terminata la celebrazione eucaristica presieduta da Papa Francesco, terminata nella cripta della Basilica inferiore di San Francesco, ad Assisi e il pontefice ha voluto firmare la sua terza enciclica dal titolo “Fratelli tutti”, sulla fraternità  e l’amicizia sociale che sarà diffusa domani mattina. E’ la terza enciclica di questo pontificato: la prima “Lumen fidei” del 29 giugno 2013, iniziata da papa Benedetto XVI e completata e firmata da papa Bergoglio e poi la “Laudato si” del 24 maggio 2015, sull’ecologia integrale. “Fratelli tutti” è la prima enciclica che il papa firma fuori da Roma e il viaggio ad Assisi di oggi è il primo dopo il periodo di restrizioni a causa della pandemia che è ancora in corso. Prima di arrivare alla Basilica di San Francesco il papa ha fatto due visite a “sorpresa”: la proma in mattinata a Spello dalle Clarisse dove si è anche fermato pe run momento di preghuera e per il pranzo e dalle Clarisse di Santa Chiara ad Assisi. Prima della firma dell’Enciclica il papa ha ringraziato la prima sezione della Segreteria di Stato: “Adesso – ha detto - firmerò l’enciclica che porterà sull’altare mons. Paolo Braida, incaricato delle  traduzioni e dei  discorsi del Papa. Lui sorveglia tutto, per questo ho voluto fosse qui”. “Con lui - ha aggiunto - due traduttori”. Un "segno di gratitudine alla Prima sezione della segreteria  di Stato  che ha lavorato alla stesura e alla  traduzione. Sono umili questi traduttori, si nascondono”, ha concluso. Dopo la celebrazione Papa Francesco ha salutato tutti i frati presenti.

Raffaele Iaria

Papa Francesco ad Assisi per la firma dell’Enciclica “Fratelli tutti”

3 Ottobre 2020 - Assisi - E’ iniziata con una tappa alle suore Clarisse di Spello la visita di Papa Francesco in Umbria. Nel primo pomeriggio, poco prima delle 15, il pontefice è atteso presso il Sacro Convento di Assisi, dove celebrerà la Messa presso la tomba di san Francesco e al termine firmerà la sua terza enciclica dal titolo “Fratelli tutti” il cui testo sarà diffuso domani, 4 ottobre – festa di San Francesco – alle 12. Quella ad Assisi è la quarta visita di Papa Francesco nella città del Poverello dopo quella del 4 ottobre 2013, del 4 agosto 2016 e del 20 settembre dello stesso anno. Il programma di oggi è molto stringato e prevede, dopo l’arrivo ad Assisi, la celebrazione della messa nella cripta della Basilica di San Francesco, presso la tomba del santo, alla presenza solo di pochi frati. Al termine la firma dell’Enciclica che sarà presentata domani alle 10 dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, in una conferenza stampa in Vaticano, insieme al card. Miguel Angel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, al giudice Mohamed Mahmoud Abdel Salam, segretario generale dell’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, ad Anna Rowlands, docente all’Università  inglese di Durham, e ad Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio.

Raffaele Iaria