Tag: Fondazione Migrantes

Rapporto Immigrazione: il quadro in Italia fra calo della popolazione e limitazioni alla mobilità

14 Ottobre 2021 - Roma - La tendenza alla progressiva diminuzione della popolazione italiana, già evidenziata nelle precedenti edizioni del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, inizia a coinvolgere nel 2021 anche la popolazione di origine straniera, che è passata dai 5.306.548 del 2020 agli attuali 5.035.643 (-5,1%). La diminuzione complessiva della popolazione in Italia è ancora più cospicua (-6,4%), attestandosi sui 59.257.600, che corrispondono a 987 mila residenti in meno rispetto all’anno precedente. Anche i movimenti migratori hanno subito una drastica riduzione (-17,4%). In particolare, rispetto al confronto con gli stessi 8 mesi del quinquennio 2015-2019 si è registrata una flessione del -6% per i movimenti interni, tra comuni, e del -42% e -12%, rispettivamente, per quelli da e per l’estero. Si comincia ad osservare, dunque, tramite gli indicatori demografici l’“effetto pandemia” che si è attestato in altri ambiti sociali. Si tratta di un effetto prodotto – spiegano i due organismi della Cei che hanno presentato l’edizione 2021 questa mattina a Roma -  dalla combinazione di molti fattori, fra cui – in primis – le morti causate dal virus, che in Italia hanno toccato una delle cifre più alte in Europa e nel Mondo (128 mila in Italia a fine luglio 2021, su 4.095.924 morti totali, pari al 3,1% del totale mondiale). Quanto alla distribuzione territoriale dei cittadini stranieri residenti, prevale il Nord (58,5%), in particolare il Nord Ovest (34%). Il Nord Est e il Centro assorbono pressoché la medesima percentuale di popolazione straniera, intorno al 24,5%, mentre il Sud e le Isole rispettivamente appena il 12,1% e il 4,8%. Tutte le aree territoriali hanno subito un decremento dallo scorso anno: quello più consistente l’ha registrato il Centro (-7,5%); mentre quello più contenuto si è avuto nel Nord Est (-3,4%). Le prime 5 regioni nelle quali si attesta la maggior presenza di cittadini stranieri sono, come lo scorso anno, la Lombardia (nella quale risiede il 22,9% della popolazione straniera in Italia) seguita da Lazio, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Quanto alle prime 10 province prevale su tutte Roma, in cui risiede il 10% dei cittadini stranieri in Italia, seguita da Milano (9,2%) e Torino (4,2%). L’incidenza della popolazione straniera sul totale si attesta sull’8,5%, con punte che superano notevolmente la media nazionale in alcune province, come ad esempio Prato (19%), Milano, Piacenza e Modena (tutte intorno al 14%). La presenza femminile caratterizza in maniera prevalente la popolazione straniera residente (51,9% del totale) e per alcune nazionalità in modo ancora più marcato, sfiorando l’80% fra i soggiornanti provenienti dall’Ucraina, dalla Georgia e da diversi Paesi dell’Est Europa.Quanto ai titolari di permesso di soggiorno ed i motivi, il Ministero dell’Interno riporta un totale di 3.696.697 cittadini stranieri, la maggior parte dei quali in possesso di permesso di soggiorno per motivi di famiglia (48,9% del totale, +9,1% rispetto al 2019), seguiti da quelli per lavoro (43,4% e +12,1% dal 2019). La terza tipologia continua ad essere rappresentata dai motivi di protezione internazionale (5,0%), comprese le forme di tutela speciale o ex umanitaria. Questi permessi hanno segnato un decremento dal 2019 (-5,6%), certamente attribuibile alla chiusura degli arrivi dall’estero, degli sbarchi e degli attraversamenti dei confini, decretata dai provvedimenti governativi per il contenimento dell’infezione da Covid-19. Anche i permessi di soggiorno destinati ai minori non accompagnati che vengono rintracciati sul territorio e ai neomaggiorenni sono diminuiti, passando dai quasi 18 mila del 2019 ai 3.774 del 2020. Le limitazioni stabilite dalle misure governative per il contenimento della pandemia ha prodotto effetti anche sulle attività di contrasto all’immigrazione irregolare: i provvedimenti in oggetto sono passati da oltre 40 mila a circa 26.500 (-35,7%). Nel dettaglio, i respingimenti alla frontiera nel 2020 hanno riguardato 4.060 persone (la metà circa del 2019); le espulsioni sono state 22.869 e i trattenimenti nei Centri per il rimpatrio 4.387 (in calo del 30% circa dal 2019).  

Rapporto Immigrazione: dedicato alla pandemia la XXX edizione

14 Ottobre 2021 -   Roma - La pandemia da Sars Cov 19, lo sappiamo, ha prodotto una serie di effetti negativi in ampi ambiti della vita individuale e collettiva della popolazione mondiale. Nell’edizione che celebra i 30 anni della pubblicazione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, che è stato predentato questa mattina a Roma, si analizza in particolare l’impatto che il virus e le misure adottate per il suo contenimento e per la ripresa delle attività economico-sociali hanno avuto sulle vite dei cittadini stranieri che vivono in Italia, in riferimento ad importanti indicatori quali, fra gli altri, le tendenze demografiche e i movimenti migratori, la tenuta occupazionale, i percorsi scolastici dei minori e la tutela della salute. Presi in esame anche anche altri aspetti sociali, forse “meno eclatanti”, come sottolineano Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, ma che hanno subito “contraccolpi altrettanto gravi, come la sfera religiosa ed emotiva individuale, lo scivolamento nel cono d’ombra di migliaia di persone che le misure di lockdown hanno reso più invisibili (ad esempio, le vittime di violenza e di sfruttamento), senza che questo silenzio fosse dissolto dall’interesse dei media”.

Migrantes: aperto l’incontro della Consulta nazionale per le Migrazioni

13 Ottobre 2021 - Roma – Si è aperta con saluto di don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, la Consulta Nazionale per le Migrazioni dell’Organismo pastorale dalla Cei. E’ seguita una breve  relazione del presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, sul cammino sinodale della Chiesa italiana. Tra i temi al centro dell’incontro il cammino delle comunità linguistiche in Italia alla presenza dei Coordinatori etnici nazionali, il prossimo Corso di formazione per gli operatori pastorali dello Spettacolo Viaggiante che si svolgerà a Padova dal 17 al 19 novembre e un approfondimento sugli studenti universitari in Italia e l’implementazione dei corridoi universitari affidato a Maurizio Certini, direttore del Centro Studenti Internazionali “Giorgio La Pira” di Firenze. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dall’ex presidente della Fondazione Migrantes, il vescovo ausiliare di Roma, mons. Guerino Di Tora. I membri della Consulta, in rappresentanza di tutte le regioni italiane, parteciperanno domani alla presentazione del Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.

Mons. Perego: rispettare il diritto di asilo

9 Ottobre 2021 - Roma - "Il diritto di chiedere asilo, se viene reso impossibile da un muro, è una barbarie". Monsignor Giancarlo Perego, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana e della Fondazione Migrantes, respinge - in una intervista all'AdnKronos - categoricamente la lettera inviata da dodici Paesi Ue alla Commissione europea chiedendo il finanziamento europeo di recinzioni per proteggere i confini dai migranti. "Che sia  urgente - premette il vescovo all’Adnkronos- gestire  il cammino e l’arrivo di migranti e richiedenti asilo alle frontiere è un aspetto che più  volte è stato affermato. Che sia la costruzione di muri e recinzioni a risolverlo è una assurdità". Il presidente della Commissione Cei per le migrazioni sferza l’Ue e mette in guardia dai rischi: "L’intelligenza politica dell’Europa deve affidare a una revisione di Dublino con nuovi strumenti di identificazione condivisi, nuovi progetti condivisi di accoglienza, di valorizzazione delle competenze, la gestione dei migranti  richiedenti asilo. Il diritto di chiedere asilo se viene reso impossibile da un muro è una barbarie. I muri alimentano - la storia lo insegna - violenze, esasperazioni  che a loro volta alimentano la radicalizzazione  del terrorismo. Accogliere, tutelare, promuovere e integrare sono le quattro parole che solo governano le migrazioni e costruiscono il futuro democratico dell’Europa".

Caritas e Migrantes: il 14 ottobre la presentazione del Rapporto Immigrazione

6 Ottobre 2021 - Roma – Giovedì 14 ottobre prossimo sarà presentata la nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Anche questa edizione, la XXXma, riprende il tema indicato da Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata domenica scorsa: “Verso un Noi sempre più grande”. A fare da sfondo alla nuova edizione del Rapporto Immigrazione è la pandemia, con le sue sofferenze, le sue sfide, ma anche le sue opportunità. Un’occasione per riflettere sui tanti mondi e i tanti ambiti di vita che sono stati interrogati dall’emergenza sanitaria e dalle sue conseguenze.  

Mons. Perego: creare un noi sempre più grande

28 Settembre 2021 - Ferrara - “La Giornata mondiale dei migranti diventi, questʼanno, una tappa per una Chiesa in comunione, in cammino e una città più inclusiva, una tappa nella costruzione di un mondo fraterno che vede la responsabilità di tutti”. Lo ha mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes - nellʼomelia della messa celebrata nella basilica di S. Maria in Vado a Ferrara, in occasione della 107ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. “Preghiamo il Signore, con le parole di Papa Francesco, perché ‘la nostra terra possa diventare, così come Tu lʼhai creata, la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle”, ha detto ancora il presule ricordando che il Pontefice, “nellʼenciclica Fratelli tutti ci ricorda che ‘le migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondoʼ, anche se oggi esse risentono di una perdita di quel senso della responsabilità fraterna, su cui si basa ogni società civile”. Creare “un noi sempre più grande”, lʼinvito del Papa. Pertanto, ha proseguito Perego, “il ‘noiʼ è a fondamento non solo della fede, ma anche della speranza e della carità: caratterizza lʼabito cristiano, la nostra responsabilità e i nostri progetti. E il ‘noiʼ ecclesiale – ci ricorda ancora Papa Francesco – non è impoverito, ma arricchito dalla ricchezza della diversità che i mondi migranti ci fanno incontrare, e riceve una nota nuova, quella della cattolicità, dellʼuniversalità. Il Papa – ha concluso lʼarcivescovo – sembra ricordarci che il rifiuto, i muri, lʼabbandono, i respingimenti, il disprezzo, le violenze non solo impoveriscono il ‘noiʼ del mondo, ma impoveriscono anche il ‘noi della fede, che per sua natura è cattolica”.  

Papa Francesco: non chiudiamo le porte ai migranti e alle loro speranze

26 Settembre 2021 - Città  del Vaticano - Nel dopo Angelus di questa mattina Papa Francesco ha ricordato che oggi la Chiesa celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. "E’ necessario camminare insieme, senza pregiudizi, senza paure, ponendosi accanto a chi è più vulnerabile, migranti, rifugiati, sfollati, vittime della tratta e abbandonati", ha etto il Pontefice aggiungendo che "siamo chiamati a costruire un mondo sempre più inclusivo che non escluda nessuno". Papa Francesco ha quindi salutato "quanti nelle varie parti del mondo stanno celebrando questa giornata", i fedeli riuniti a Loreto per l’iniziativa nazionale promossa dalla Commissione Cei per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes. E ancora un saluto ed un ringraziamento  alle diverse comunità  etniche presenti  in piazza con le loro bandiere". E poi un saluto ai rappresentanti del progetto ’Apri’ di Caritas Italiana, alla  Migrantes della diocesi di Roma e al Centro Astalli: "Grazie a tutti per il vostro impegno generoso". E poi, a conclusione, l'invito ai fedeli presenti in piazza a recarsi presso il monumento, all’interno del colonnato del Bernini, dedicato ai migranti e inaugurato dal Papa qualche anno fa. "Prima di lasciare la piazza - ha detto papa Francesco -  vi invito a avvicinarsi a quel monumento" e a soffermarsi alla barca con i migranti e "sullo sguardo di quelle persone" e "cogliere in quello sguardo la speranza che oggi ha ogni migrante di ricominciare a vivere. Andate a vedere quel monumento. Non chiudiamo le porte alla loro speranza".

GMMR: l’omelia di mons. Coccia

26 Settembre 2021 - Loreto - Pubblichiamo l'omelia di mons. Piero Coccia, Presidente della Conferenza Episcopale delle Marche pronunciata questa mattina nel santuario della Santa Casa di Loreto in occasione della Celebrazione nazionale in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato promossa dalla Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes.
  1. Il Signore sia con voi! Questo saluto della liturgia che facciamo nostro, giunga dal Santuario della Santa Casa di Loreto dove stiamo celebrando la Santa Messa, a tutti i presenti e a tutti coloro che ci stanno seguendo su RAI 1.
Oggi la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. I Vescovi italiani, attraverso la Commissione per le Migrazioni e la fondazione “Migrantes”, quest’anno hanno scelto il Santuario di Loreto e la Regione Marche per la sua celebrazione in chiave nazionale. Tale scelta non è casuale ma motivata da varie ragioni. Il Santuario di Loreto definito da Papa Francesco nella sua visita del 25 marzo 2019, casa dei giovani, dei malati e della famiglia, compresa quella umana, custodisce la Santa Casa dove fu accolto Gesù il Verbo fatto carne. Questo luogo pertanto ci fa fare memoria dell’accoglienza. Le Marche inoltre, regione al plurale ma plasmata dalla fede, da sempre ha saputo declinare la sua identità cristiana in sintesi culturali, integrando le varie differenze nella prospettiva dell’accoglienza e dell’arricchimento reciproco. Di fatto l’accoglienza è nel DNA della nostra gente perché l’esperienza religiosa ha generato una ricca tradizione culturale. Non a caso la regione registra una significativa presenza di persone provenienti da altre terre ed oggi felicemente integrate nel suo tessuto sociale, economico e culturale. Infine non va sottovalutato il fenomeno della migrazione interna che la regione sta vivendo a causa del recente terremoto e che ha visto migliaia di persone, lasciare l’entroterra per riversarsi sulla costa. Fenomeno questo che molto ha impegnato anche le nostre diocesi.
  1. La scelta di celebrare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato nella nostra Regione non può che onorarci ma anche responsabilizzarci nel dare attuazione concreta al Messaggio inviatoci da Papa Francesco, il cui titolo è significativo e nel contempo molto impegnativo: “Verso un noi sempre più grande”.
Le parole del Papa ci interpellano e ci sollecitano ad uscire dal nostro “io” per costruire il “noi” dell’umanità. Papa Francesco ci ricorda che tale processo ci è richiesto dal messaggio biblico riferito alla creazione ed alla redenzione; da un’esperienza di chiesa che deve essere sempre più cattolica e cioè universale; da un mondo che esige di essere sempre più inclusivo superando conflitti e contrapposizioni e dove ognuno di noi è chiamato a mettere a servizio di tutti, i propri doni per realizzare un futuro “a colori”. Le puntuali riflessioni del Papa ci impegnano a edificare con grande responsabilità un’umanità nuova che sappia amare, pensare e vivere come una grande famiglia per realizzare quella casa comune che spesso il Papa ci ricorda.
  1. Ma vado oltre. Con voi cari fedeli mi chiedo: a tale riguardo cosa ci sta dicendo la liturgia odierna?
Ci sta sollecitando ad essere costruttori del “noi”, promuovendo la cultura della inclusione, della relativizzazione dei beni materiali e della loro condivisione. Tre parole dunque che indicano tre esperienze a cui tutti noi siamo chiamati. Il libro dei Numeri (11, 25-29) ci riferisce la reazione decisa di Mosè di fronte alla richiesta di Giosuè di escludere dal ministero della profezia Eldad e Medad. La tentazione di Giosuè è anche la nostra. Non di rado anche noi siamo portati all’esclusione dell’altro, anche del migrante. Ma la parola di Dio ci chiama ad un cambio di mentalità. Il migrante è sempre un fratello, anche se meno fortunato di noi, che quasi sempre fugge dalla guerra, dalla fame e dalla violenza di ogni tipo. La costruzione di un “noi sempre più grande” passa dunque attraverso il processo dell’inclusione che si fa atteggiamento culturale ed esistenziale. San Giacomo Apostolo nella sua lettera (5, 1-6), ci indica poi il secondo processo necessario per costruire il “noi”: quello della relativizzazione dei beni materiali. Pungenti sono le parole dell’apostolo nei confronti di chi assolutizza ed accumula i beni materiali: “piangete per le vostre sciagure […]. Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme…il vostro oro ed il vostro argento sono consumati dalla ruggine”. La costruzione del “noi sempre più grande” richiede una forte convinzione: i beni materiali sono necessari ma non assoluti ed il loro accumulo non è giustificato. Oggi si rende sempre più necessario il superamento di un duplice pregiudizio: quello della “materialità” intesa come unica sfera realizzativa della persona, come anche quello dell’accumulo dei beni come segno di grande potere. L’inseguimento di questi “miti” potrebbe renderci corresponsabili di tante ingiustizie anche nei confronti dei migranti i quali non poche volte per un pezzo di pane si piegano ad ogni forma di ricatto e di sfruttamento. Non rendiamoci responsabili di un’umanità disumana! Il Vangelo di Marco (9,38-43.45.47-48) ci riporta le parole di Gesù: “chiunque vi darà da bere un bicchiere di acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità vi dico non perderà la sua ricompensa”. La realizzazione di “un noi sempre più grande”, richiede l’esperienza della condivisione. Tutti abbiamo le nostre ricchezze materiali, spirituali, culturali, professionali. Non sempre ci rendiamo conto che quanto ci è dato o quanto da noi conquistato, va condiviso per motivi di giustizia e di amore fraterno con chi ha meno di noi e vive nel bisogno dell’essenziale: cibo, casa, vestiario, lavoro…ecc. Per costruire un “noi sempre più grande” abbiamo bisogno di sostituire l’ansia del possesso individualistico con il sentimento e la convinzione della condivisione. Accogliamo l’invito di Papa Francesco e della liturgia di oggi, a fare del nostro “io” un “noi più grande” rendendoci artefici di una società più accogliente, più fraterna, più giusta e più solidale attraverso la triplice esperienza dell’inclusione dell’altro, della relativizzazione dei beni materiali e della condivisione di quanto abbiamo. La Vergine di Loreto che ha vissuto nella sua persona l’accoglienza del Verbo fatto carne, sia per noi modello ed aiuto per essere persone e comunità accoglienti. Sia lodato Gesù Cristo.          

Un futuro a colori

23 Settembre 2021 - di don Giovanni De Robertis*   Il messaggio per la 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato trae ispirazione da una preoccupazione e da un desiderio che papa Francesco aveva già espresso nella sua enciclica Fratelli tutti. La preoccupazione che, «passata la crisi sanitaria, (…) di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica», e il desiderio che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”. Egli così ci ha voluto «indicare un chiaro orizzonte per il nostro comune cammino in questo mondo». Dio infatti ha creato l’essere umano come un noi: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi”» (Gen 1,27-28). Dio ci ha creati maschio e femmina, esseri diversi e complementari per formare insieme un noi destinato a diventare sempre più grande con il moltiplicarsi delle generazioni. Dio ci ha creati a sua immagine, a immagine del suo Essere Uno e Trino, comunione nella diversità. Ed è ancora verso un noi che è orientata la storia umana, destinato ad includere tutti i popoli: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio» (Ap 21,3). Tuttavia «il tempo presente ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato». L’immagine di Dio, a causa del peccato, dell’individualismo radicale e di nazionalismi chiusi e aggressivi, si è frantumata. Agostino esprime bene questa nostra condizione, così come pure l’opera di Dio, con un gioco di parole indimenticabile: «Il nome stesso di Adamo, l’ho detto più di una volta, significa l’universo secondo la lingua greca. Comprende infatti quattro lettere: ADAM. Ora in greco il nome di ognuna delle quattro parti del mondo comincia con una di queste quattro lettere: l’Oriente si dice Anatolè, l’Occidente Dysis, il Nord Arctos, e il Mezzogiorno Mesembria; ciò che fa ADAM. Adamo stesso dunque è sparso ora su tutta la superficie della terra. Concentrato una volta in un solo luogo, è caduto e, spezzandosi, ha riempito tutto l’universo con i suoi frammenti. Ma la misericordia divina ha riunito da ogni parte questi frammenti, li ha fusi al fuoco della sua carità, ha ricostituito la loro unità spezzata. Opera immensa, è vero, ma nessuno ne disperi, è un’opera che Egli sa fare» (In Ioannem, trat.9 n.14). E noi tutti siamo chiamati a collaborare con Dio in quest’opera, a ricostruire l’unità spezzata, «a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità». A questo scopo in occasione della GMMR il Papa lancia un duplice appello. Anzitutto ai fedeli cattolici. A vivere quello che il loro nome esprime. Essere cattolici significa saper riconoscere e accogliere il bene ovunque esso sia, e rallegrarci di esso; significa essere docili allo Spirito che «ci rende capaci di abbracciare tutti per fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza». E proprio nell’incontro con la diversità dei migranti, nel dialogo interculturale e interreligioso ci è data l’opportunità di crescere in questa dimensione. Dobbiamo dunque rendere più cattoliche le nostre parrocchie, le comunità in cui ognuno di noi vive. Il secondo appello il Papa lo rivolge a tutti gli uomini e le donne del mondo perché imparino a vivere insieme in armonia e in pace, ad abbattere muri e a costruire ponti, per fare delle frontiere luoghi privilegiati di incontro e non di separazione. Ma tutto questo potrà avvenire solo se saremo capaci di sognare un futuro a colori per le nostre società. Ogni cambiamento ha inizio da un sogno, se no resta solo un sogno individuale, ma fatto insieme. È quel sogno di fraternità annunciato dai profeti, e più vicino a noi da Martin Luther King in quel famoso discorso dell’agosto 1963 con cui mi piace concludere queste mie brevi riflessioni: «E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno, I have a dream. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali. I have a dream, ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. I have a dream, ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia. I have a dream, ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere (…). È questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi».  

*Direttore generale Fondazione Migrantes

La Chiesa del ‘noi’, cattolica

23 Settembre 2021 - di mons. Gian Carlo Perego*     Roma - Nell’enciclica Lumen fidei, la prima enciclica di Papa Francesco, iniziata da papa Benedetto XVI, ritroviamo un passaggio in cui si legge come una caratteristica della fede sia portarci «al di là del nostro ‘io’ isolato verso l’ampiezza della comunione» (L.F. 4). Questa caratteristica della fede di costruire un ‘noi’ Papa Francesco la riprende nell’enciclica Fratelli tutti e nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021, che si celebra domenica prossima, dove si afferma non solo che la fede è fondata sul ‘noi’, sulla comunione, ma anche che la fede è impegno a creare «un noi sempre più grande». Pertanto il ‘noi’ è a fondamento non solo della fede, ma anche della speranza e della carità: caratterizza l’abito cristiano, la nostra responsabilità e i nostri progetti. E il ‘noi’ ecclesiale – ci ricorda ancora Papa Francesco - non è impoverito, ma arricchito dalla ricchezza della diversità che i mondi migranti ci fanno incontrare, e riceve una nota nuova, quella della cattolicità, dell’universalità. Il Papa sembra ricordarci che il rifiuto, i muri, l’abbandono, i respingimenti, il disprezzo, le violenze non solo impoveriscono il ‘noi’ del mondo, ma impoveriscono anche il ‘noi’ della fede, che per sua natura è cattolica. La fede è ferita tutte le volte che hanno il sopravvento i nazionalismi – come ci ha insegnato la storia del Novecento -, tutte le volte che ha il sopravvento l’individualismo o l’autoreferenzialità nella vita ecclesiale e sociale. «Il tempo presente – scrive Papa Francesco nel Messaggio riprendendo la ‘Fratelli tutti’ – ci mostra che il ‘noi’ voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato… E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri, gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali». Le migrazioni per la Chiesa sono una provocazione a non indebolire la cattolicità, per ciascuno di noi ad essere ‘cattolici’, cioè aperti, capaci di riconoscere gli altri come fratelli e sorelle, di affermare concretamente la dignità di ogni persona e di vivere la fraternità come stile. I fedeli cattolici – scrive ancora Papa Francesco – «sono chiamati, ciascuno a partire dalla propria comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva». Un impegno all’inclusione che da ecclesiale deve diventare anche impegno e progetto politico, per una nuova città, per un nuovo mondo. «Oggi, e sempre di più, ci sono persone ferite. L’inclusione o l’esclusione di chi soffre lungo la strada – leggiamo nell’enciclica Fratelli tutti - definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi. Ogni giorno ci troviamo davanti alla scelta di essere buoni samaritani oppure viandanti indifferenti che passano a distanza» (F.T. 69). La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato diventi, quest’anno, una tappa per una Chiesa comunione e una città più inclusiva, una tappa nella costruzione di un mondo fraterno che vede la responsabilità di tutti. E preghiamo il Signore, con le parole di Papa Francesco, perché «la nostra terra possa diventare, così come Tu l’hai creata, la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle».  

*Presidente Cemi e Fondazione Migrantes