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Gli italiani in Europa e la missione cristiana: pubblicati gli Atti del Convegno Migrantes

5 Maggio 2022 -

Roma - La Chiesa italiana, a metà del XIX secolo, istituì le Missioni Cattoliche Italiane per essere accanto ai connazionali che partivano dall’Italia. Con il passare del tempo e l’evoluzione della mobilità umana, però, le MCI  sono diventate punto di riferimento anche per tutte quelle persone migranti arrivate prima in Italia e successivamente emigrate in altri Paesi. Sacerdoti che, coadiuvati sempre più da operatori laici preparati e specializzati, sono chiamati a nuove sfide: a intraprendere, cioè, un cammino anche (ma non solo) pastorale che sappia dare risposte appropriate alle nuove esigenze.

Del ruolo delle Mci in Europa si è parlato, lo scorso mese di novembre, durante il convegno “Gli Italiani in Europa e la missione cristiana. Radici che non si spezzano ma si allungano ad abbracciare ciò che incontrano” promosso dalla Fondazione Migrantes con la presenza di 200 tra sacerdoti ed operatori impegnati nella pastorale per gli italiani in Europa. Gli atti di quel convegno sono ora raccolti in un volume, curato da Raffaele Iaria e Delfina Licata ed edito da Tau editrice. La lettura dell’emigrazione italiana in Europa «ci deve rendere sempre più consapevoli che il Continente europeo è una casa comune», ha detto papa Francesco ricevendo i partecipanti: e la Chiesa in Europa non può «non considerare i milioni di emigranti italiani e di altri Paesi che stanno rinnovando il volto delle città e dei paesi». Il Pontefice li ha incoraggiati a proseguire nel «vostro impegno e a pensare con creatività ad una missione che guardi al futuro delle nostre comunità perché siano sempre più radicate nel vangelo e accoglienti».

Nel volume contributi, fra gli altri, dei cardinali Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e  Andres Arborelius, Vescovo di Stoccolma, di mons. Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes  e di mons. Jean Kockerols, vescovo ausiliare di Bruxelles-Malines e un’appendice dedicata al Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes che raccoglie l’intervento realizzato il giorno della presentazione nazionale dal segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, il messaggio  del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dell'allora presidente del Parlamento Europeo, Davide Sassoli, prematuramente scomparso.

Migrantes-Transiti: la sicurezza sanitaria e la fiducia  durante il Covid-19

28 Aprile 2022 - Roma - In questi anni, un tema ricorrente nei colloqui clinici con i pazienti di Transiti ha riguardato la dissonanza cognitiva derivante dalle differenze tra le regole sanitarie del paese in cui l’expat vive e le regole adottate in Italia per fronteggiare la pandemia. Laddove vi è stata una grande discrepanza, soprattutto nel corso della prima ondata pandemica, le persone sono state attraversate da un forte disorientamento rispetto a quali, tra le istituzioni sanitarie del paese d’origine e quelle del paese di residenza, nutrire fiducia. Abbiamo approfondito questi aspetti nel corso dell’indagine sulla salute psicologica in pandemia degli italiani nel mondo per il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, in cui è stato esplorato anche il tema della sicurezza sanitaria. Abbiamo chiesto al nostro campione di expat italiani di esprimere quanto percepissero sicuro, nell'affrontare la pandemia, il paese di residenza, e quanta fiducia avessero nel sistema sanitario locale. Gli intervistati complessivamente sono adeguatamente sicuri di come i paesi ospitanti hanno affrontato la pandemia. Ritengono, comunque, di vivere in un paese più sicuro dell’Italia, in termini di gestione della pandemia, per il 45% del campione. Questa sicurezza è distribuita in maniera fortemente differenziata rispetto alle aree del mondo in cui vivono. Spiccano i dati dell’Oceania (97%), dell’Oriente (75%) e del Medio Oriente (63%), dove la maggioranza degli expat italiani ritiene che il sistema sanitario, nell’affrontare il Covid-19, sia “più sicuro” dell’Italia. Il 21% del campione ritiene di essere in un luogo meno attento e quindi insicuro, in cui il sistema-paese ha affrontato male la pandemia. Questa mancanza di sicurezza è fortemente percepita in America del Sud (58%), dove supera la media, attestandosi invece in Africa al (28%). I dati raccolti hanno permesso di inferire il grado di fiducia nei confronti del sistema sanitario del paese estero di residenza. E’ stata registrata, in generale, una buona fiducia nella sanità del paese ospitante (56%), con percentuali molto al di sopra della media in Oceania (79%), in Oriente (70%) e in America del Nord (63%). Una grande diffidenza rispetto ai sistemi sanitari, invece, si è registrata in America del Sud (78%), in Africa (56%) e nel Medio Oriente (53%). Un dato interessante riguarda il Medio Oriente: a fronte di un sistema sanitario che generalmente non rassicura, sembra che le modalità di gestione della crisi pandemica abbiano suscitato la fiducia degli italiani residenti in quest’area. Attingendo dalla clinica, possiamo avanzare qualche ipotesi per spiegare queste tendenze. Dai racconti dei pazienti residenti in paesi con una governance più autoritaria, emerge che le persone si sono sentite più protette: le regole, anche se stringenti, erano chiare. Inoltre, il monitoraggio e l’ordine hanno contenuto maggiormente, almeno in una prima fase, la paura e la rabbia, emozioni primarie che si sperimentano in situazioni di grande incertezza e pericolo. Queste emozioni potenti e filogeneticamente “salvavita” esigono un sollievo immediato per ripristinare il senso di sicurezza. Questo aspetto sembra essere meglio assolto dalle strutture più gerarchicamente organizzate, con una comunicazione up-bottom a una via, in cui le regole vengono comunicate dall’alto. Tra le numerose questioni che si trova ad affrontare un expat figura anche quella della lingua in cui sono erogati i servizi di cura e, di riflesso, della lingua in cui si desidera riceverli. La malattia fa sentire fragili, insicuri, impotenti. Poter parlare di questioni complesse nella propria lingua madre con il personale sanitario è per molte persone rassicurante, tanto da programmare visite, interventi e cure durante i periodi di rientro per le vacanze nel paese d’origine. La pandemia ha spezzato la routine di questo “rientro sanitario” generando un’altra area di insicurezza negli expat italiani. ( Anna Pisterzi, Presidente di Transiti Psicologia d'Espatrio)   Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.

Cei: ieri ad Assisi l’incontro del Tavolo ecclesiale del servizio civile, “un forte no a tutte le guerre”

22 Aprile 2022 -

Assisi - Si è svolto ieri  ad Assisi il XVI incontro dei giovani in servizio civile del Tesc (Tavolo ecclesiale sul servizio civile) nel ricordo di san Massimiliano di Tebessa, giovane martire cristiano per obiezione di coscienza. Dal 2003 il Tesc organizza ogni anno il 12 marzo, nella data della ricorrenza liturgica del suo martirio, un incontro nazionale dei giovani in servizio civile. Nel 2020 l’incontro, già previsto ad Assisi, venne annullato a causa del lockdown, mentre l’anno scorso fu realizzato online e quest’anno rinviato al 21 aprile per realizzarlo in presenza tenendo conto del venir meno di alcune restrizioni legate alla pandemia. Il tema dell’incontro è stato quello scelto da Papa Francesco per la Giornata mondiale della Pace del 1° gennaio scorso “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”. Il raduno è stata anche una occasione per ribadire “un no forte alla guerra tra Russia e Ucraina e a tutte le guerre che si combattono nel mondo”. Nella città di San Francesco gli operatori volontari in servizio civile hanno confermato il loro impegno per la nonviolenza e la solidarietà, che si adopera anche a favore delle vittime della guerra che giungono in Italia. L’incontro si è svolto presso la “Cittadella” della Pro Civitate Christiana ed è stato concluso da una celebrazione nella cattedrale di San Rufino presieduta dal vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino mons. Domenico Sorrentino. Il Tesc, costituitosi nel 2003, attualmente riunisce 18 organismi, associazioni ed enti cattolici impegnati su questo ambito, che nei prossimi mesi vedranno in servizio oltre 10 mila giovani, dei quali più di 500 all’estero. Ne fanno parte: Caritas italiana, Fondazione Migrantes, Ufficio nazionale per la Cooperazione missionaria tra le Chiese, Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, Servizio nazionale per la pastorale giovanile, Azione cattolica italiana, Acli, Agesci, Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Confcooperative-Federsolidarietà, Cenasca-Cisl, Centro sportivo italiano, Volontari nel mondo-Focsiv, G.a.v.ci., Salesiani per il sociale, Cdo Opere sociali, Anspi, Unitalsi.

MCI in Europa: martedì su Radio Mater le comunità italiane in Romania

22 Aprile 2022 - Milano - Martedì 26 aprile 2022, andrà in onda l’ottava puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). Lo spazio radiofonico di aprile, ospiterà - collegato da Oradea - don Valeriano Giacomelli, delegato Migrantes delle Missioni Cattoliche  Italiane in Romania. Nell’occasione, con Massimo Pavanello - sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della trasmissione, con la consulenza della Fondazione Migrantes - saranno descritte anche le attività umanitarie che i nostri connazionali, in Romania, stanno svolgendo nei confronti dei cittadini dalla confinante Ucraina. Radio Mater (www.radiomater.org) si può ascoltare - in Italia - attraverso la radio (sia in Fm sia in Dab) o la televisione (Digitale terrestre - Canale 403). In tutto il mondo, scaricando la app dedicata; oppure, all’indirizzo internet https://www.radiomater.org/it/streaming.htm

Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli italiani nel mondo durante il Covid-19, lo spazio e il tempo in pandemia

21 Aprile 2022 - Roma - All’interno dell’indagine del 2021 - pubblicata nel Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes - che ha raccolto le risposte di 925 expat italiani residenti all’estero, Transiti ha indagato il loro vissuto rispetto alle dimensioni del tempo e dello spazio, fondamentali per la salute psicologica Il 40% degli intervistati ritiene che lo spazio a disposizione in casa fosse adeguato. Il 28% ha dichiarato di non essersi sentito limitato negli spazi. Di riflesso, ha vissuto positivamente i lockdown. Un elemento che ha favorito questo vissuto è stata la possibilità di usufruire di spazi esterni all’abitazione. Si aggira intorno a un quarto del campione (23%) la percentuale di chi afferma di aver sofferto la dimensione della casa. Nei differenti linguaggi del mondo, con la parola “casa” si indica il luogo intimo dei rapporti, in cui sono custoditi gli aspetti più sentimentali e all’interno del quale si chiede protezione e cura. In realtà, sappiamo che il concetto di casa si modella e trasforma poiché, rappresentando una fotografia del momento di vita in cui ci troviamo, ne assorbe le peculiarità. Se per molti è luogo di protezione e cura, per altri è un luogo di malessere e conflitti, se non addirittura di pericolo e violenza. L’essere stati costretti a questa intimità, nel corso dei lockdown che si sono susseguiti negli ultimi anni, ha quindi esacerbato le situazioni che ciascuno stava vivendo, nel bene o nel male. Inoltre, ha amplificato la percezione del sentirsi a casa in una terra straniera, mettendo in luce un caleidoscopio di vissuti di appartenenza o sospensione, possibilità e limiti, temporaneità o stabilità, acquisizioni e perdite con cui ogni expat si trova costantemente a confrontarsi nel corso della propria esistenza. La percezione e la gestione del tempo degli expat durante il Covid-19 In termini di bilancio dell’anno passato, quasi il 50% degli expat intervistati ritiene di aver sprecato o perso tempo. In pochi sono riusciti a capitalizzare il periodo considerando l’anno di pandemia come un tempo di riflessione utile per rivedere in meglio il proprio futuro. Il 38% ha addirittura dichiarato di stare ripensando totalmente al proprio progetto di vita. Oltre il 20%, invece, non riesce a fare un bilancio dell’esperienza trascorsa. Nel nostro campione, rappresentativo di una particolare fetta di popolazione, questa difficoltà di pensare si evidenzia nelle attività scelte. Le persone si sono dedicate maggiormente alla cucina, alle attività online e al mantenimento dei rapporti di amicizia (80%), mentre le attività intellettuali come la lettura e lo studio, al contrario di quanto rilevato per i connazionali in Italia, sono risultate di difficile attuazione, così come maggiori disagi si sono ravvisati nella sfera intima. Un quarto degli intervistati (26%) ritiene che la condizione di distanziamento sociale generata dalla pandemia rappresenti una situazione migliorativa della propria esistenza. Le differenze individuali Questi elementi ci riconducono a un tema generale: non tutte le persone per stare bene hanno lo stesso bisogno di relazioni plurime, assidue e continuative. Le strutture di personalità introverse, per esempio, hanno beneficiato della dilatazione del tempo, dell’autorganizzazione, della rarefazione delle relazioni in quantità e presenza. Queste sono, nei fatti, le persone che, a parità di condizioni, sono riuscite meglio a organizzarsi nello smart working e che vorrebbero, almeno in parte, continuare a lavorare attraverso questa modalità. E’ il caso anche di alcuni studenti che hanno mostrato un miglioramento durante il periodo di didattica a distanza (DAD). Questa riflessione apre un tema complesso per chi si occupa di salute e benessere psicologici e non solo. Ci suggerisce la possibilità di osservare senza patologizzare, di asserire che il concetto di normalità è ampio. Questa situazione, occorsa nella vita di tutti contemporaneamente, ci insegna che ci possono essere modi diversi per ottenere risultati soddisfacenti negli obiettivi lavorativi e scolastici. (Anna Pisterzi, Presidente di Transiti Psicologia d'Espatri)     Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.

Cei: oggi l’incontro dei giovani in servizio civile del Tavolo ecclesiale

21 Aprile 2022 -

Assisi - Si svolgerà  oggi ad Assisi (PG) il XVI incontro dei giovani in servizio civile del TESC (Tavolo ecclesiale sul servizio civile) nel ricordo di san Massimiliano di Tebessa, giovane martire cristiano per obiezione di coscienza. Dal 2003 il TESC organizza ogni anno il 12 marzo, nella data della ricorrenza liturgica del suo martirio, un incontro nazionale dei giovani in servizio civile. Nel 2020 l’incontro, già previsto ad Assisi, venne annullato a causa del lockdown, mentre l’anno scorso fu realizzato online e quest'anno rinviato al 21 aprile per realizzarlo in presenza tenendo conto del venir meno di alcune restrizioni legate alla pandemia per COVID-19. Tema del XVI incontro è quello scelto da Papa Francesco per la Giornata mondiale della Pace del 1° gennaio scorso "Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura". Il raduno sarà anche l’occasione per ribadire un no forte alla guerra attualmente in corso tra Russia e Ucraina e a tutte le guerre che si combattono nel mondo. Nella città di San Francesco gli operatori volontari in servizio civile confermeranno il loro impegno per la nonviolenza e la solidarietà, che si adopera anche a favore delle vittime della guerra che giungono in Italia. L'incontro si svolgerà presso la “Cittadella” della Pro Civitate Christiana (via degli Ancajani, 3) e sarà aperto dai saluti del Sindaco di Assisi, Stefania Proietti, e del Presidente della Consulta nazionale del Servizio Civile, Giovanni Rende. Successivamente, con la moderazione di Enrico Selleri (TV2000), si svolgerà un confronto su "«In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso». Col servizio civile per costruire la pace" con gli interventi di Alberto Trevisan (obiettore di coscienza nel 1972),  Eustachio Santochirico (animatore di Comunità, artigianato solidale),  Claudio Tuveri  (Salesiani per il Sociale), Vyacheslav Grynevych (Caritas Spes Ucraina), Alberto Capannini (Operazione Colomba),  Agnese Di Giusto (casco bianco FOCSIV-IBO), don Tonio Dell'Olio (Pro Civitate Christiana). È stata invitata l'on. Fabiana Dadone, Ministro per le Politiche Giovanili con delega al Servizio Civile Universale. Il Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, Mons. Domenico Sorrentino, concluderà l’incontro con la celebrazione alle 16.00 della Santa Messa nella Cattedrale di San Rufino. 

Il TESC, costituitosi nel 2003, attualmente riunisce 18 organismi, associazioni ed enti cattolici impegnati su questo ambito, che nei prossimi mesi vedranno in servizio oltre 10mila giovani, dei quali più di 500 all’estero. Ne fanno parte: Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Ufficio nazionale per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese, Ufficio nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro, Servizio nazionale per la Pastorale Giovanile, Azione Cattolica Italiana, ACLI, AGESCI, Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Confcooperative-Federsolidarietà, Cenasca-Cisl, Centro Sportivo Italiano, Volontari nel mondo-FOCSIV, G.A.V.C.I., Salesiani per il Sociale APS, CDO Opere Sociali, Anspi, Unitalsi.

Migrantes: mons. Perego ha impartito il sacramento della Cresima ai giovani dello spettacolo viaggiante

20 Aprile 2022 - Ferrara - Giovani e ragazzi, figli di esercenti del Luna Park, hanno ricevuto, ieri mattina, nella Basilica di Santa Maria in Vado, a Ferrara, il sacramento della Confermazione. A presiedere la liturgia eucaristica l'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego.  In questo periodo, in vista della festa di san Giorgio, a Ferrara stazionano diversi operatori dello spettacolo viaggiante.  A loro la diocesi, attraverso l'Ufficio Migrantes, ha voluto dedicare una giornata. Ad accompagnarli il direttore Migrantes di Ferrara-Comacchio, il diacono Roberto Alberti e gli operatori pastorali Migrantes Flaviano e Valeria Ravelli e Monica Bergamini. (Raffaele Iaria)  

Migrazioni interne: un mondo da riscoprire: un convegno a Genova

19 Aprile 2022 - Genova - Smarginando è il Festival che la Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ha ideato per promuovere e accompagnare l’apertura del nuovo MEI, il Museo dell’emigrazione italiana, che sarà inaugurato in primavera a Genova alla Commenda di San Giovanni di Pré. Il Museo, grazie al Festival, va oltre i propri confini, cercando di tracciare attraverso gli approfondimenti tematici una mappa di emozioni che ci riconnette al presente delle migrazioni planetarie, tornando contemporaneamente nei luoghi dell’emigrazione italiana, piccole comunità che attorno al tema della memoria e dei ricordi hanno costruito un racconto popolare, storico, sociale. L’Italia contemporanea è stata plasmata e trasformata dai flussi migratori che la hanno solcata. Fin dal periodo post unitario, attraverso l’età giolittiana, il fascismo e il miracolo economico, la mobilità interna ha rappresentato un eccezionale veicolo di cambiamento, tra conflitti ed emancipazione. Ancora oggi i movimenti interni rappresentano un elemento strutturale dell’equilibrio economico, con forti ripercussioni a livello sociale. I ricercatori del CNR Michele Colucci e Stefano Gallo a partire dal 2014 curano ogni anno un rapporto sulle migrazioni interne, frutto di ricerche approfondite di taglio interdisciplinare. I due ultimi volumi che verranno discussi nella presentazione hanno come oggetto rispettivamente una regione di forte emigrazione (la Campania) e una città di grande immigrazione (Roma). Nella prospettiva del Museo Nazionale dell’Emigrazione è importante riscoprire - spiegano i promotori - la centralità e il ruolo delle migrazioni interne, che anche nel contesto genovese hanno lasciato tracce importanti del loro passaggio. In un convegno che si svolgerà a Genova il 22 aprile discuteranno di questi temi  Paolo Giannone, Direttore della Biblioteca Universitaria di Genova; Paolo Masini, presidente del Comitato di Indirizzo Museo Nazionale dell’Emigrazione; Pierangelo Campodonico, Direttore Istituzione MuMA; Salvatore Capasso, Direttore CNR Istituto di studi sul Mediterraneo;  Fiorella Farinelli dell'Osservatorio nazionale integrazione studenti stranieri e Delfina Licata, Sociologa della Fondazione Migrantes. In occasione del convegno verrà firmato la convenzione tra CNR – Istituto di studi sul Mediterraneo e Museo Nazionale dell’Emigrazione.

Migrantes-Transiti: la condizione psicologica degli expat, la nostalgia di casa

14 Aprile 2022 - Roma - La condizione psicologica degli italiani nel mondo durante il Covid-19.  Nel Capitolo sulla condizione psicologica degli expat del Rapporto Italiani nel Mondo 2021 della Fondazione Migrantes emerge un’altra fonte di sofferenza specifica legata alla nostalgia di casa, dovuta alla lontananza dagli affetti familiari (74%) e amicali (48,5%) e all’impedimento a muoversi o a viaggiare (65%) per poterli incontrare. In questi anni di lavoro con gli espatriati abbiamo avuto modo di comprendere quanto il tema del rapporto con la terra di origine sia centrale nella dinamica di espatrio. Per molte persone significa “poter tornare a casa”, per altre vuol dire “visitare gli affetti” e “rimanere connessi alle origini”. Il rientro ciclico in Italia, comunque, rappresentava prima del Covid-19 un ancoraggio di grande importanza per poter sentire un equilibrio emotivo tra le origini lasciate e la vita attuale. La pandemia ha spezzato questo filo di riconnessione: ha impedito ai nonni di passare del tempo con i nipoti, ha impedito ai figli di occuparsi dei genitori, ha impedito di salutare i defunti rimettendo in circolo sentimenti negativi di incertezza, disagio e senso di colpa che le persone pensavano di essere riuscite a fronteggiare, archiviare, dribblare e, nel migliore dei casi, superare. Un dato su cui abbiamo riflettuto molto è quello relativo alla percezione esperita dai genitori in merito al disagio osservato nei figli. Se da un lato i bambini e i ragazzi sono percepiti dai loro caregivers come forti e capaci di fronteggiare i disagi della pandemia – solo il 9% ha risposto “soffrono molto” e il 6% “destano preoccupazione” – la risposta “stanno bene” è espressa solo dal 36%. Per una possibile interpretazione di questo dato, può essere utile ricordare il concetto di “pensieri non pensati” di Bion. Quando qualcosa è difficile da digerire per la propria mente, come nel caso dell’angoscia per il futuro e della relativa paralisi, diventa difficile poter osservare con chiarezza ciò che accade nelle persone accanto e comprendere quanto queste, per esempio, siano realmente in grado di “digerire” la situazione e fronteggiarla. Si inizia quindi ad oscillare inconsapevolmente tra la speranza che l’altro sia più in grado di farvi fronte rispetto a noi e l’angoscia che possa stare male (o che si stia entrambi male). A maggior ragione se l’altro è una persona con la quale esiste un legame affettivo profondo e per la quale si sente di avere una responsabilità di crescita, come nel caso dei propri figli. Un ulteriore elemento che può aiutarci a comprendere il quadro delle risposte è che il 60% della popolazione ha un figlio tra 0 e 6 anni. Interpretare se la manifestazione del disagio in un bambino piccolo sia una conseguenza della vita in pandemia non è semplice. Il mondo del bambino è definito dalle relazioni familiari: se la famiglia sta attraversando un momento di disorientamento o fragilità, anche il bambino ne verrà coinvolto nel suo sviluppo. Come ha  espresso Alice Miller, «Ogni bambino ha il legittimo bisogno di essere guardato, capito, preso sul serio e rispettato dalla propria madre [...] [dai caregivers NdA]. Un’immagine di Winnicott illustra benissimo la situazione: la madre guarda il bambino che tiene in braccio, il piccolo guarda la madre in volto e vi si ritrova [...] a patto che la madre guardi davvero quell’esserino indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà sé stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio, e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo». Abbiamo raccolto alcune voci degli expat che hanno sentito rafforzato il sentimento di nostalgia. In 48 risposte aperte, circa il 5% del campione esprime questo sentimento della nostalgia, che però non è correlato con una voglia di tornare nel paese d’origine. 114 sono le frasi, nelle risposte aperte, legate alla forte voglia di rientrare in Italia, espressa dal 14,5% del nostro campione. In queste, le parole più ricorrenti sono: Famiglia, lavoro, amici e casa. Parole usate per raccontarci di: “Ricongiungimento con il partner” (FRANCIA); “Nuove opportunita' LAVORATIVE” (BURKINA FASO); “Per vicinanza a AMICI e FAMIGLIA” (SPAGNA); “Perché Dubai è un luogo di transizione. Impossibile costruire una vita. Uno è qui solo per il LAVORO” (EAU); “Non mi sento tutelata nel diritto alla salute, in aggiunta dopo così tanti anni all'estero stiamo rivalutando le priorità nella nostra vita” (IRLANDA); “Mio marito andrà in pensione tra 4 anni e vorremmo trascorrere in Italia il resto della nostra vita” (IRLANDA); “L'Italia ha molto da offrire, non ci si annoia mai” (IRLANDA); “Mi mancano gli affetti e il clima mediterraneo” (UK); “Mi manca tutto, FAMIGLIA, relazioni” (GERMANIA); “Perché sono stanco di vivere lontano dalla FAMIGLIA” (LIBANO); “Era un progetto che avevamo da ben prima della pandemia. Italia perché è CASA e dopo anni passati all'estero abbiamo voglia di tornare alle nostre radici” (EMIRATI ARABI); “Mi manca il nostro modo di vivere, AMICI, parenti” (UK); “Perché mi manca tutto dell’Italia, eccetto la disoccupazione” (BELGIO)   Trovate questo articolo pubblicato anche nella sezione Articoli del sito di Transiti - Psicologia d’espatrio.  

Cei: il 21 aprile incontro nazionale dei giovani in servizio civile del Tavolo ecclesiale

12 Aprile 2022 - Roma - Dal 2003 il Tavolo Ecclesiale sul Servizio Civile - che annovera tra gli enti promotori Caritas Italiana, la Fondazione Migrantes, l’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro e il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile organizza ogni 12 marzo, nel giorno in cui si ricorda San Massimiliano di Tebessa, martire per obiezione di coscienza al servizio militare nel 295 d.C., l’incontro nazionale dei giovani in servizio civile. Quest’anno l’appuntamento si terrà ad Assisi giovedì 21 aprile sul tema scelto da papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio: “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”.