Tag: Festa dei Popoli

Migrantes Salerno-Campagna-Acerno: oggi la presentazione della Festa dei Popoli

28 Settembre 2022 - Salerno - Questa mattina alle 10,30 presso la sala della giunta del Comune di Salerno si terrà la presentazione della 𝐗𝐈𝐈𝐈 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐏𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝟐𝟎𝟐𝟐 che si terrà 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞, 𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟔:𝟎𝟎 𝐚 𝐒𝐚𝐥𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢𝐚. La manifestazione è promossa dalla diocesi 𝒅𝒊 𝑺𝒂𝒍𝒆𝒓𝒏𝒐 – 𝑪𝒂𝒎𝒑𝒂𝒈𝒏𝒂 – 𝑨𝒄𝒆𝒓𝒏𝒐, attraverso gli uffici diocesani Migrantes, Centro Missionario e Caritas, in collaborazione con i Missionari Saveriani, e patrocinata dal Comune di Salerno in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociale ed all’Istruzione, e che vede impegnati nell’organizzazione rappresentanti delle comunità straniere presenti nel territorio di Salerno e provincia: dall’Europa, 𝑮𝒆𝒐𝒓𝒈𝒊𝒂, 𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂, 𝑷𝒐𝒍𝒐𝒏𝒊𝒂, 𝑹𝒐𝒎𝒂𝒏𝒊𝒂 𝒆 𝑼𝒄𝒓𝒂𝒊𝒏𝒂; dall’Africa, 𝑴𝒂𝒓𝒐𝒄𝒄𝒐, 𝑬𝒈𝒊𝒕𝒕𝒐, 𝑵𝒊𝒈𝒆𝒓𝒊𝒂, 𝑻𝒖𝒏𝒊𝒔𝒊𝒂, 𝑪𝒐𝒔𝒕𝒂 𝑫’𝑨𝒗𝒐𝒓𝒊𝒐, 𝑪𝒂𝒎𝒆𝒓𝒖𝒏; dall’Asia 𝑭𝒊𝒍𝒊𝒑𝒑𝒊𝒏𝒆, 𝑰𝒏𝒅𝒊𝒂, 𝑻𝒉𝒂𝒊𝒍𝒂𝒏𝒅𝒊𝒂, 𝑰𝒏𝒅𝒐𝒏𝒆𝒔𝒊𝒂; dall’America Latina, 𝑷𝒆𝒓𝒖̀, 𝑬𝒍 𝑺𝒂𝒍𝒗𝒂𝒅𝒐𝒓 𝒆 𝑽𝒆𝒏𝒆𝒛𝒖𝒆𝒍𝒂 𝒆 𝑩𝒓𝒂𝒔𝒊𝒍𝒆 tutte pronte a presentare le proprie tradizioni culturali.  

Migrantes Parma: Festa dei popoli, un laboratorio di fraternità

6 Giugno 2022 -

Parma - «Dietro i volti sconosciuti della gente che mi sfiora, quanta vita, (…) quanti mondi da scoprire ancora, splendidi universi accanto a me». Canta così il gruppo del Gen Verde in una delle loro canzoni più conosciute. Ed è proprio questo che abbiamo assaporato durante la Festa dei popoli celebrata nella casa madre dei Saveriani. Il tempo incerto ed il freddo inatteso non hanno spento l’entusiasmo e la voglia di ritrovarci in fraternità.

La giornata si è aperta con un saluto da parte del vescovo il quale, nel ringraziare per la presenza, ha manifestato il suo desiderio di incontrare tutte le singole comunità nella Visita pastorale per riprendere le tante attività sospese a causa della pandemia. Si è poi passati alle esibizioni delle diverse comunità che con le loro manifestazioni artistiche piene di gioia e colore hanno spezzato il grigio della giornata. È stato un momento bello, semplice e intenso in cui ogni comunità si è lasciata “contaminare” dalla musica e dai balli delle altre comunità. Alla festa ha partecipato il gruppo musicale “È più bello insieme” impegnato da alcuni anni in manifestazioni artistiche che hanno lo scopo di promuovere l’inclusione e l’incontro tra le culture presenti nella nostra città; il gruppo è composto da persone provenienti da diversi Paesi, dalla Colombia al Ruanda, passando per l’Indonesia e la Nigeria: un bel laboratorio di fraternità!

Verso mezzogiorno ci siamo avviati, preceduti dalla comunità filippina in processione con l’immagine della Madonna, verso il santuario san Guido Maria Conforti per il momento più importante della giornata: la celebrazione eucaristica. In un mosaico di lingue e di volti radunati nel nome di Gesù si è avverato ancora una volta il sogno audace del Conforti, fare del mondo una sola famiglia in Cristo. La Messa è stata presieduta da p. Alfredo Turco, superiore regionale dei Missionari Saveriani, il quale è stato accompagnato da diversi confratelli e da alcuni sacerdoti diocesani. Finita la Messa siamo tornati nei giardini della casa madre per condividere il pranzo.

Presto l’atmosfera si è impregnata di profumi e lingue da tutto il mondo: ogni comunità nel proprio banco aspettava con un sorriso chiunque volesse assaggiare il proprio cibo. Non era difficile iniziare il dialogo e così tra una chiacchiera e l’altra, ci si ritrovava a parlare con un eritreo, un albanese, un congolese, un messicano, un italiano, un filippino, un ucraino, un rumeno, senza nemmeno farci caso. Siamo tornati a casa arricchiti dai diversi incontri, con lo sguardo pieno di volti e sorrisi, e nel cuore la consapevolezza che la strada per costruire un mondo fraterno e in pace è questa: l’incontro e la conoscenza che ci spinge all’impegno per la giustizia. Questa citazione di p. Ermes Ronchi riassume il significato della giornata: «Una leggenda ebraica racconta che ogni uomo viene sulla terra con una piccola fiammella sulla fronte, una stella accesa che gli cammina davanti. Quando due uomini si incontrano, le loro due stelle si fondono e si ravvivano, come due ceppi sul focolare. L’incontro è riserva di luce. Quando invece un uomo per molto tempo è privo di incontri, la sua stella, quella che gli splende in fronte, piano piano si appanna, si fa smorta, fino a che si spegne. E va, senza più una stella che gli cammini avanti. La nostra luce vive di incontri». (Ufficio Migrantes Parma)

Migrantes Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino: il 4 e 5 giugno torna la Festa della Pace dei Popoli

27 Maggio 2022 - Siena - Dopo una pausa forzata di due anni a causa della pandemia, torna la "Festa della Pace dei Popoli” nella Diocesi di Siena- Colle di Val D’Elsa-Montalcino. Appuntamento il 4 e 5 giugno ai giardini della Lizza a Siena. L’evento è promosso dall'Ufficio Migranets, Missionario e Ecumenismo e Dialogo Interreligioso. Sarà allestito un vero e proprio villaggio multietnico con gli stand tra gli altri del Bangladesh, dell’Ucraina, del Senegal, dell’Albania, dall’Afghanistan, dal Pakistan, del Perù, etc… L’apertura dell’iniziativa è prevista per sabato 4 giugno alle ore 16 con il focus su “Migrazioni oggi, aspetti sociologici-economici-politici”. Alle ore 17,30 le associazioni del terzo settore si presentano tra cui: Acli, Asgi, Caf, Caritas, Volontariato Vincenziano, Kirikuci, Arci, Misericordia, Refugees Welcome, coop Pangea, coop S. Caterina, Serpe Regolo, Migranti, S. Francesco, Corte dei Miracoli, Penny Wirton. Seguirà un’apericena etnica e lo spettacolo del gruppo “Guwayassa”. Domenica 5 giugno 2022 alle ore 16 si terrà un momento di preghiera interreligiosa per la pace a cui prenderanno parte l'arcivescovo,  il card. Paolo Lojudice, l’imam Izzedin Elzir e altri rappresentanti religiosi presenti sul territorio senese. Alle ore 17, 30 il momento di confronto e dibattito con diversi interventi di scrittori e persone impegnate nell’ambito delle migrazioni. “Il titolo della Festa – spiega Don Doriano Giorgio Carraro, direttore Migranes della diocesi – è un programma e motivo di riflessione, visti i contesti di guerra da cui siamo insidiati anche da vicino. Come Chiesa di Siena vogliamo promuovere, a partire dal nostro territorio, la fraternità universale, la convivenza sinfonica delle diversità etniche, culturali, religiose, la riconciliazione e la pace”. “Perché questo accada – aggiunge Don Carraro – c’è bisogno dell’ incontro con l’altro da noi. Questo altro da noi si chiama anche migrante, profugo”. “Come Ufficio Migrantes, per preparare la festa della Pace dei Popoli – sottolinea don Carraro – abbiamo voluto privilegiare quest’anno, in uno spirito 'sinodale' che ci fa ricercare e accogliere le risorse di bene al di fuori della Chiesa stessa, la collaborazione con la Corte dei Miracoli, luogo di incontro di tanti migranti”. “Vogliamo incontrare – continua Renato Rossi, responsabile dell'ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso – l’altro e altri da noi e lo facciamo in collaborazione con le Istituzioni civili e tutte le realtà associative ed anche con le altre confessioni religiose che si prodigano a “servire con il grembiule” migliaia di fratelli che bussano alle nostre porte, provenienti da situazioni di guerra, di ingiustizia, di persecuzione”.

Migrantes Roma: torna la Festa dei Popoli

23 Maggio 2022 -
Roma - All’inizio era un momento di incontro conviviale tra i religiosi stranieri della Capitale, nella parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina. Poi è cresciuta tanto da arrivare a piazza San Giovanni in Laterano, con il giardino davanti alla basilica pieno di stand e bandiere. Il prossimo fine settimana, dopo due anni di sospensione a causa della pandemia, torna la Festa dei Popoli e cambia di nuovo volto, trasformandosi in un evento diffuso in tutta la città, dislocato nelle diverse prefetture in cui è suddiviso il territorio diocesano. Ma il cuore e gli obiettivi di questa manifestazione, organizzata dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma, rimangono gli stessi: «Favorire la conoscenza tra i fedeli sul territorio e l’incontro tra sacerdoti e cappellani», come sottolinea il vescovo Benoni Ambarus, delegato diocesano per la Carità e per i Migranti. Lo ribadisce anche il direttore dell’Ufficio Migrantes, monsignor Pierpaolo Felicolo: «Riprendiamo dopo due anni e ribadiamo il concetto che sta dietro a questa Festa, cioè promuovere la preghiera e l’incontro rispettando la ricchezza della diversità. Fedeli al messaggio di Papa Francesco di quest’anno, vogliamo costruire il futuro con i migranti e con i rifugiati, nei luoghi dove vivono, insieme».
Sabato 28 e domenica 29 maggio, dunque, in tantissime parrocchie romane verranno celebrate Messe con le comunità etniche, con canti e preghiere in diverse lingue, a cui spesso seguiranno momenti di condivisione, con musica e degustazione di piatti tipici. Il cardinale vicario Angelo De Donatis celebrerà a Santa Maria Regina Pacis a Ostia Lido sabato alle 19, mentre il vescovo Ambarus sarà lo stesso giorno a Santa Emerenziana alle 18.30 e domenica 29 al Santissimo Redentore alle 11.30. Nella parrocchia dei Santi XII Apostoli la celebrazione per la Festa dei Popoli sarà presieduta dal vescovo Daniele Libanori, il 29 alle 18.30; il vescovo Guerino Di Tora celebrerà a Sant’Atanasio sabato alle 18.30; mentre il vescovo Dario Gervasi a Nostra Signora di Lourdes a Tor Marancia, sempre il 28 alle 18.30. Ancora, sabato alle 18, nel Santuario della Madonna del Divino Amore presiederà la Messa il cardinale Enrico Feroci; a Sant’Antonio da Padova, il 28 alle 18.30, ci sarà invece il vicario generale dei Padri Rogazionisti, padre José Maria Ezpeleta.
«A Roma, su quasi seicentomila stranieri, circa la metà sono cristiani – riprende monsignor Ambarus, originario della Romania –. È una città cosmopolita, e prenderne consapevolezza come Chiesa di Roma significa rafforzare la nostra vocazione universale». Questo è il senso del tema scelto per la Festa dei Popoli 2022, “Uniti nella stessa fede”. «La struttura del contesto sociale ed ecclesiale in cui viviamo, particolarmente accentuata nella nostra città – riflette don Pietro Guerini, vicedirettore dell’Ufficio Migrantes diocesano –, è profondamente multiculturale in ragione della compresenza di etnie, di tradizioni e forme culturali differenti. Vivere l’unità, in nome della fede comune, è compito specifico della Chiesa all’interno di questo contesto». Celebrare la Messa con le comunità etniche in tante parrocchie diocesane vuole dire «vivere un momento prezioso, fondato sull’ascolto reciproco e comunitario – aggiunge –, per rendere grazie e lodare il Signore per la varietà delle persone e delle culture che arricchiscono la nostra Chiesa, con spirito marcatamente sinodale».
A Roma sono circa 120 le comunità etniche con i centri pastorali sparsi sul territorio diocesano, con una quarantina di preti responsabili a cui si associano preti studenti per celebrazioni sul territorio e per aiuto concreto nella catechesi e nell’accompagnamento spirituale. I più numerosi sono i filippini, che contano circa 43mila fedeli e sono presenti in più di 60 comunità nella diocesi; seguono i latinoamericani, con 12 centri nazionali. Ci sono poi comunità meno numerose ma molto attive e vivaci, come quella Ucraina, che negli ultimi mesi si è data da fare per l’accoglienza dei profughi e per mandare aiuti a chi è rimasto nel Paese.

Aversa: Festa dei Popoli, la diocesi accoglie e premia le scuole

17 Maggio 2022 - Aversa - Venerdì prossimo, 20 Maggio 2022, la diocesi accoglierà i dirigenti scolastici e i docenti referenti dei vari istituti scolastici per la cerimonia di consegna dell’attestato di partecipazione alla XI Edizione di Festa dei Popoli Aversa. “Vogliamo vivere con le scuole un momento di gioia e di confronto, ma soprattutto di ringraziamento per essere stati nostri compagni di viaggio anche in questo difficile anno, ancora fortemente segnato dalla pandemia”, annunciano le professoresse Lina Ingannato  e Mariolina Ferraro, referenti per il “Percorso Scuola” dell’iniziativa diocesana che, sin dal lontano 2011, è diventata un evento-guida sui temi dell’accoglienza, dell’integrazione e della promozione multiculturale. “Esserci fa la differenza – proseguono le due docenti – e tutti insieme abbiamo dato un segnale di unità e di speranza, quella speranza che non può venir meno soprattutto nei momenti di difficoltà che abbiamo vissuto e che stiamo ancora affrontando. ” La cerimonia in programma venerdì prossimo si svolgerà presso la Sala Guitmondo del Seminario Vescovile di Aversa e vedrà la partecipazione del vescovo di Aversa, S.E. Mons.  Angelo Spinillo, e del Vescovo Ausiliare di Pozzuoli, S.E. Mons. Carlo Villano. Nell’occasione verranno presentati i video relativi ai due laboratori inseriti quest’anno nel “Percorso Scuola”: “Pace in tutte le lingue” e “Gocce di memoria”. Le attività della “Festa dei Popoli 2022” avevano preso il via il 9 dicembre 2021 con la Preghiera Interconfessionale nella Chiesa Cattedrale e si concluderanno domenica 29 maggio ad Aversa, in Piazza Municipio, con un evento all’insegna della musica e dell’aggregazione multiculturale.  

Aversa: sabato festa dei Popoli, serata di poesia contro la guerra  

23 Marzo 2022 - Aversa - "Verso un 'noi' sempre più grande": il tema scelto da papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2021 diventa anche il titolo di un evento organizzato dalla diocesi di Aversa, nell’ambito del cammino della “Festa dei Popoli”, giunto quest’anno alla undicesima edizione. L’appuntamento, previsto per sabato 26 Marzo 2022 alle 18, vedrà come protagonista la “poesia nei luoghi di conflitto”. “Sarà un piccolo ma significativo momento che ci aiuterà a riflettere sul dramma della guerra che si sta consumando in Ucraina, nel cuore dell’Europa, come in altre parti del mondo”, commenta don Giuseppe Esposito, direttore dell’ufficio diocesano per l’Ecumenismo. “La lettura delle poesie sarà affidata ai bambini della comunità greco-cattolica che insiste nella nostra diocesi e ad altri fratelli stranieri, che da anni sono attivi nel campo della solidarietà e del volontariato. Si tratta di persone che provengono da paesi ancora oggi martoriati da conflitti devastanti ma troppo spesso dimenticati, proprio perché geograficamente lontani dal nostro continente europeo”. Per l’occasione i testi contro ogni guerra sono stati selezionati dalla "Casa della Poesia", un progetto virtuoso nato a Baronissi nel 1996 che da anni organizza rassegne e grandi festival di poesia, letteratura e creatività in genere. Oltre a don Giuseppe Esposito, saranno presenti don Carmine Schiavone, direttore della Caritas diocesana; don Evaristo Rutino, direttore dell’ufficio diocesano Migrantes; padre Ihor Horishnyy della Chiesa Greco-Cattolica di Rito Bizantino; Sergio Iagulli e Giancarlo Cavallo della "Casa della Poesia". L’evento vedrà inoltre la partecipazione degli alunni del III Circolo Didattico "A. Stefanile" di Aversa e di alcune donne e bambini ucraini, “che sono giunti nelle ultime settimane nel nostro territorio, trovando diverse famiglie disposte ad accoglierli con grande spirito di solidarietà cristiana e umana”. La diocesi ricorda che il tema “Verso un noi sempre più grande” è stato riproposto  anche come filo conduttore della XI Edizione della Festa dei Popoli, evento che si snoda in molteplici tappe nel corso dell'anno pastorale e che vivrà il suo momento culminante durante il mese di maggio. Proprio in preparazione alla “Festa dei Popoli”, la cui giornata finale sarà ospitata quest’anno nella forania di Giugliano, lunedì prossimo 28 marzo alle ore 20, presso la Parrocchia S. Massimiliano Kolbe, si svolgerà una serata di riflessione sul tema "Accoglienza, integrazione e fraternità per una grammatica della pace".  

Migrantes Reggio Calabria-Bova: la festa dei Popoli con mons. Morrone

13 Gennaio 2022 - Reggio Calabria - A Reggio Calabria, la solennità dell’Epifania di quest’anno ho offerto l’occasione alle comunità etniche di ritrovarsi, in cattedrale, attorno al nuovo arcivescovo, mons. Fortunato Morrone. Nonostante la recrudescenza della pandemia, la gioia di vivere la comunione delle diversità è stata la motivazione di fondo per celebrare l’“Epifania di Gesù, incontro dei Popoli”, come recitava la locandina che invitava all’evento. Con il vescovo e un buon numero di sacerdoti della diocesi, in duomo c’erano gruppi di Filippini, Ucraini, Rumeni, Georgiani e Polacchi, con rappresentanti del Congo, del Senegal, dello Sri Lanka, del Kenya e della Tanzania. È stata anche un’opportunità per commemorare un grande vescovo, Giovanni Battista Scalabrini, che 25 anni fa papa Giovanni Paolo II ha proclamato Beato, definendolo “Padre dei migranti”. Il direttore dell’Ufficio diocesano “Migrantes”, p. Gabriele Bentoglio, ha presentato le comunità etniche all’Arcivescovo citando l’omelia dell’Epifania del 2016 pronunciata da papa Francesco e spiegando che: “oggi, in questa cattedrale, noi facciamo di nuovo esperienza della realtà di cui ha parlato il Santo Padre: Gesù si manifesta ancora come potenza che unisce, che distrugge i muri che dividono e ci aiuta a guardare agli elementi che arricchiscono le nostre diversità etniche, linguistiche, culturali e persino religiose”. L’arcivescovo, da parte sua, ha ripreso e approfondito il tema dell’unità, che si colora e arricchisce con i molteplici elementi che formano il patrimonio di ogni singola persona e di ogni comunità. Al termine della celebrazione, per indirizzare un saluto all’arcivescovo, hanno preso la parola un rappresentante della comunità Filippina, uno della Chiesa Rumena Ortodossa e uno della comunità Islamica. Il Beato Scalabrini era "presente" alla celebrazione, non solo nel poster che campeggiava sul presbiterio della cattedrale, ma soprattutto quando sono di nuovo risuonate le parole che egli aveva rivolto alla sua diocesi di Piacenza nell’omelia della notte di Natale del 1887, quando disse: “Venite, o popoli della terra, cantate ai piedi di Gesù bambino il cantico della gioia, l’inno della gloria. (…) Ascoltiamo gli Angeli, che ci annunciano ancora nella sua nascita un mistero di pace (…): pace sulla terra alle nazioni, ai popoli, pace all’oriente, dove ancora c’è guerra; pace all’occidente, che spaventosamente si getta nell’abisso; pace ai genitori, ai figli, (…) pace agli uomini tutti di buona volontà”.  

Festa dei Popoli: a Palermo anche un messaggio alla Chiesa locale

7 Gennaio 2022 - Palermo - Sono state 11 le lingue che si sono ascoltate durante la Celebrazione della Messa dei Popoli che su iniziativa dell'Ufficio Migrantes diocesano  l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, ha presieduto nella Chiesa Cattedrale nella solennità dell’Epifania del Signore: i rappresentanti delle comunità straniere cristiane di Palermo – ghanesi, filippini, nigeriani, tamil, cingalesi, mauriziani e polacchi – hanno infatti rinnovato, attraverso la celebrazione e una lettera indirizzata all’arcivescovo, la volontà di vivere in armonia nello stesso territorio accogliendo la Pace offerta da Gesù che è il Dio-con-noi. «Incamminiamoci anche noi verso Betlemme – ha esortato l’arcivescovo di Palermo nella sua omelia – riconosciamo che il Neonato di Maria, annunziato dagli angeli, riconosciuto dai pastori, è il Dio dei piccoli e dei puri di cuore. In quel bambino c’è il Dio di ogni lontano, di ogni ricercatore capace di seguire il moto della luce interiore, della luce gentile, di quanti anelano al Sommo bene, a conoscere il vero volto di Dio, di quanti sono capaci di intraprendere da ogni provenienza geografica ed esistenziale cammini e percorsi interiori, dei desideranti la vera gioia, la convivialità umana e la pace. Questo minuscolo cucciolo d’uomo venga oggi riconosciuto anche da noi da questa assemblea multietnica radunata dai quattro angoli della terra come il Messia di Dio Sommo e Misericordioso, Amico ed Amante di ogni uomo e di ogni donna, Padre Magnanime e Paziente, l’Umile Accogliente, che tutti avvolge e riunisce nel suo abbraccio trasfigurante. Con i magi anche noi guardiamo nella stessa direzione, fissiamo il cielo, insieme, attenti, scrutiamo con stupore ogni segno e ogni volto, così da riconoscere, adorare, e accogliere il Bambino che Dio ci ha donato per parlare definitivamente a noi come amici, per suggellare definitivamente la sua alleanza di pace con l’intera famiglia umana. Riconosciamolo insieme, dopo averlo cercato e trovato, perché vengano altri ad adorarlo, tutti. Aiutiamo altri a cercarlo e ad adorarlo. Aiutiamo altri a proteggere i loro sogni umani più veri e più belli da tutti gli Erodi della storia». «Nessuno continui a depistarci, nessuno a manipolarci – ha proseguito con forza Mons. Corrado Lorefice – nessuno ci privi della “gioia grandissima” a cui ci chiama la Parola fattasi carme a Betlemme. Nessun ricercatore di potere, orgoglioso nel cuore, idolatra del denaro, nessun politicante di mestiere corrotto e colluso, predatore di bambini e di donne, di disabili e di anziani, nessun imprenditore di devastanti allucinogeni, illusore e manipolatore delle nuove generazioni; nessun oppressore e respingitore di poveri e di stranieri; nessun calpestatore dei senza voce e senza volto e dei diritti umani; nessun guerrafondaio e commerciante di armi; nessun sfruttatore dei paesi più poveri; nessun affiliato a famiglie e a organizzazioni mafiose, nessun usurpatore e traditore del nome santo e del cuore mite di Dio. Sulla via di Dio che si rivela nella potente piccolezza e nella irresistibile mitezza del Bambino Gesù, ritorniamo nelle nostre abitazioni, nelle nostre case, nei nostri paesi, al nostro quotidiano, ai nostri impegni e condividiamo con ogni uomo e donna di buona volontà Colui che tutti attende per rendere divina la nostra vita, per ricolmarla di luce e di pace.  Per radunarci nella convivialità fraterna dell’unica casa comune impreziosita dalla meravigliosa ricchezza di ogni lingua e cultura. Raggiungiamo tutti con la certezza che ci viene da Betlemme visitata oggi dai magi che tutti gli uomini e le donne nostri compagni di viaggio sono chiamati “a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo”». Alle parole di mons. Lorefice hanno fatto seguito quelle pronunziate, a nome di tutte le comunità presenti nella Chiesa Cattedrale, dalla filippina Yolanda Cayanan:  «Carissimo Padre, la saluto a nome di tutti gli immigrati nella Diocesi da lei guidata, siamo circa 25.000 (pari al 4% della popolazione), provenienti da ben 132 Paesi. Di questi, il 56% siamo cristiani e tra essi 2.240 persone siamo cattolici. Io sono filippina, a Palermo i filippini siamo circa 1.800. Sono arrivata a Palermo per motivi economici perché nel mio paese c’è molta povertà e disparità di reddito. Pur avendo una laurea, qui a Palermo, ho accettato di svolgere un lavoro di colf per poter vivere ed aiutare la mia famiglia. Aiutare la famiglia è un forte valore che fa parte della nostra cultura filippina. Anch’io come molti immigrati ho conosciuto ingiustizie e difficoltà perché i migranti, ancora, siamo guardati con occhi diversi. È difficile vedere il volto di Gesù anche nel volto di un immigrato. La mia chiesa madre, dove sono stata battezzata, mi ha formata alla fede cristiana cattolica che continuo a vivere qui in questa Chiesa di Palermo che mi ha accolta, facendomi sentire a casa; questa fede, che ho portato nella mia valigia, mi guida e mi dà speranza. La nostra presenza è ancora oggetto di marginalità nella società e spesso anche nella Chiesa viviamo questo sentirci ai margini. Vorremmo avere una presenza maggiore di cappellani etnici e desidereremmo che la nostra presenza nelle parrocchie fosse maggiormente valorizzata, considerandoci collaboratori di Gesù nella nuova evangelizzazione. È un’esperienza, questa, che io ed altri immigrati viviamo all’interno della famiglia di Arcobaleno di popoli. Noi filippini da poco abbiamo celebrato i 500 anni della nostra evangelizzazione. Purtroppo, però, ci sono ancora molti che abbandonano le fede cattolica a causa delle sette religiose provenienti anche dalle Filippine; queste sette religiose fanno molti adepti. Molto spesso ci sentiamo come pecore senza pastore! I migranti non siamo, né ci sentiamo inferiori agli altri cristiani, nati in questa Chiesa. Siamo tutti alla sequela dell’Unico Cristo Signore, suoi discepoli ed apostoli, pertanto chiediamo di essere trattati come protagonisti del cammino di questa Chiesa dove viviamo da parecchi anni, specialmente nelle strutture collegiali e nell’inserimento in esse. Quello che ci sta a cuore è che il Regno di Dio si estenda anche su questo lembo di terra. Carissimo Padre, La ringraziamo per tutte quelle volte che ha difeso e si è fatto voce di chi non ha voce, insieme al nostro caro Papa Francesco, in particolare per il mondo della mobilità umana. Maria, la Mamma Celeste che tanto amiamo, continui ad accompagnarci in questo cammino per divenire, sempre più, un solo popolo di Dio, una sola famiglia umana. Eccellenza carissima, ancora grazie per quello che fa e farà per tutti e per noi migranti. Conti su noi ad occhi chiusi. Dio la benedica e Maria, Madre della Chiesa, la custodisca nel suo ministero di pastore e guida della Chiesa Palermitana». « Il nostro ritrovarci in Cattedrale per celebrare l’Epifania – dicono Mario Affronti e padre Sergio Natoli dell’Ufficio diocesano Migrantes – vuole essere una preghiera che si innalza a Dio con la voce di tutti i popoli presenti nella nostra città, perché quanti sono costretti a fuggire dalla loro patria, dai Paesi asiatici, africani e dell’America latina a causa di piccole e grandi guerre, a causa delle discriminazioni economiche e degli effetti devastanti del clima, possano avere una casa, un lavoro e la possibilità di vivere un’esistenza dignitosa e pacifica. Interessarci dei migranti è interessarci di noi stessi perché viviamo tutti sulla medesima terra, siamo parte della medesima “famiglia umana”. Papa Francesco ci ricorda che “I fedeli cattolici sono chiamati a impegnarsi, ciascuno a partire dalla comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva”. La presenza dei migranti e dei rifugiati nella nostra terra è un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità senza contrapporre i migranti agli italiani. Non è in gioco solo la causa dei migranti; non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana». Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (31.12.2020, fonte: sito Comune di Palermo), a Palermo risiedono 25.445 stranieri (pari al 4% della popolazione), provenienti da ben 132 Paesi diversi, anche se i primi cinque Paesi (Bangladesh, Sri Lanka, Romania, Ghana e Filippine), da soli, coprono quasi i due terzi del totale degli stranieri. La comunità più numerosa è quella del Bangladesh, con 5.341 residenti, pari al 21% del totale degli stranieri. Al numero complessivo di stranieri residenti l’ufficio Migrantes somma  stima una percentuale del 10% relativa a tutti coloro che sono privi del permesso di soggiorno.

Festa dei Popoli a Rimini: dal canto dei filippini al coro dei congolesi: la sinfonia delle diversità

7 Gennaio 2022 -

Rimini - Decine di bandiere colorate sventolano festose, ma non siamo allo stadio, tra i tifosi della squadra del cuore. Gli “spalti” sono quelli della Cattedrale di Rimini, il “fischio d’inizio” è la processione della Messa dei popoli, la tradizionale liturgia che ogni anno, da 27 stagioni, la diocesi di Rimini propone in occasione della festa dell’Epifania. L’animazione è a cura delle comunità di immigrati cattolici presenti sul territorio riminese. È un momento molto sentito dai cattolici immigrati, posti al centro della liturgia, con le loro espressioni di preghiere, di canti, di gesti. Molti sono vestiti in abiti tradizionali. Le comunità di immigrati con la loro partecipazione esprimono la loro appartenenza alla chiesa di Rimini senza perdere identità e tradizioni. La Messa è stata preparata da Caritas e Migrantes diocesana, insieme a diverse comunità di stranieri residenti a Rimini, con momenti vissuti in ben tredici lingue. Per dare il massimo valore cattolico alla festa, sono stati invitati a concelebrare tutti i sacerdoti di origine straniera residenti a Rimini, anche di rito bizantino come padre Cristian (Chiesa greco-cattolica rumena) e don Viktor (Chiesa grecocattolica ucraina), che hanno concelebrato con il vescovo Francesco Lambiasi. Anche le intenzioni di preghiera sono state recitate negli idiomi di vari Paesi, persino in aramaico (dalla comunità etiope). Durante la processione offertoriale rappresentanti in costumi tipici tradizionali del Perù, Cina, Filippine, Ucraina hanno portato all’altare alimenti e oggetti tipici. Un canto in tagalog (filippino) è stato eseguito dalle suore della congregazione delle Sorelle dell’Immacolata di Miramare, un altro dal coro cinese della comunità di Montetauro mentre a intonare il Santo ci hanno pensato la comunità congolese e zairese.

«La Messa dei popoli – commenta don Mathieu Malick Faye, direttore diocesano della Migrantes – è una bella occasione per esprimere la festa e la fede, ciascuno nella propria cultura. Ma questi nostri fratelli arrivati da lontano ci ricordano anche il dramma di tanti immigrati, costretti a fuggire dal loro paese in cerca di pace, di lavoro e di una vita dignitosa ». «I Magi sono la primizia degli uomini di tutti i popoli che incontrano Cristo e lo seguono come Dio e Signore – ha detto il vescovo Lambiasi – l’amore verso lo straniero e verso il povero non è solo una esigenza sociale o etica o morale, ma è la riproduzione del modo di agire di Dio». (Paolo Guiducci - Avvenire) 

Festa dei popoli, Vicenza: un aiuto (anche) a vincere la paura dello straniero

7 Gennaio 2022 - Vicenza - «Perché non puoi parlare con Dio nella tua lingua quotidiana?». Detto fatto. Così quest’anno le preghiere per la Messa dell’Epifania in Cattedrale a Vicenza, sono state tradotte anche nelle lingue native dell’Africa. L’idea è di padre Sergio Durigon, nuovo delegato vescovile per l’Ufficio Migrantes della diocesi di Vicenza, che con l’Eucaristia del 6 gennaio celebra anche la Festa dei popoli. «Sono nato in Brasile – spiega padre Sérgio, 56 anni, scalabriniano –. Lì ho fatto il Seminario. A Roma ho studiato teologia. Una decina d’anni in Sudafrica, poi in varie diocesi italiane. Culture, lingue, migrazioni sono elementi che mi appartengono, per storia familiare, vocazione e scelte di vita». Quest’anno la festa ha avuto ancora il sapore amaro della pandemia. Ieri mattina la Messa, presieduta dal vescovo Beniamino Pizziol, pur animata da canti e suoni, era molto meno affollata. Anche perché mancavano le comunità ortodosse. «Poiché a Vicenza sono stati unificati i calendari – continua Durigon – una parte degli ortodossi che celebrano anch’essi l’Epifania il 6 gennaio ha preferito festeggiare in separata sede. Non dimentichiamo, poi, che alcune comunità, come i filippini, si sono molto ridotte, perché tanti hanno preferito migrare in cerca di fortuna altrove». «Quotidianamente ci arrivano notizie di migranti infreddoliti nei recinti della rotta balcanica, o picchiati dai miliziani al confine tra Bielorussia, Polonia e Lituania, torturati nei centri di detenzione in Libia, bersaglio dei fucili spianati a Ceuta e Melilla. Papa Francesco parla di “Verso un noi sempre più grande” e individua nell’abbattimento dei muri uno degli strumenti per la salvezza umana». Ma anche nel Vicentino, nonostante la presenza di immigrati sia quasi trentennale, la costruzione di ponti è ancora difficoltosa. «La celebrazione del 6 gennaio non può essere isolata dal contesto, dev’essere parte della vita del territorio. Molte persone continuano ad avere paura dello straniero. Ed è una paura dettata dalla mancanza di conoscenza. D’altra parte, le prime generazioni di migranti vivono di ricordi, di tipo affettivo, religioso, gastronomico, ornamentale. La reciprocità, la relazione di mutuo riconoscimento è realtà ancora di là da venire», ha concluso padre Durigon. (Romina Gobbo – Avvenire)