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Card. Bassetti: dinanzi al fenomeno delle migrazioni, “si possano trovare soluzioni appropriate ed eque”

21 Ottobre 2020 - Roma – “Come Chiesa auspichiamo che, dinanzi al fenomeno complesso ed epocale delle migrazioni, si possano trovare soluzioni appropriate ed eque”. Lo ha detto nei giorni scorsi al quotidiano “la Stampa” il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Card. Gualtiero Bassetti, risponde ad una domanda sul tema migratorio.  Per il porporato “è necessario avere un sistema di accoglienza integrato e diffuso, adeguato alle sfide che abbiamo davanti. In questo senso le ultime modifiche normative stanno portando una discontinuità con il recente passato. È una prima risposta buona alle situazioni di crisi registrate nel tempo. Quello che serve è carità e responsabilità verso tutti: nei confronti delle persone che migrano e verso le popolazioni che accolgono”.  

Strade nuove

23 Settembre 2020 - Roma - Punto di svolta o vicolo cieco? La domanda - non scontata o retorica - aiuta a focalizzare meglio il tema della responsabilità in questo tempo inedito, guardando al futuro. Lo ha ricordato lunedì scorso il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, introducendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente. “Lontani dall'essere nostalgici, lamentosi o ripiegati su improbabili scorciatoie - ha detto tra l’altro il cardinale -, sentiamo la responsabilità di affrontare strade nuove, lungo le quali ridisegnare il volto della nostra presenza ecclesiale”. È qui che entra in gioco la creatività, unica forza propulsiva per non restare all'angolo, ingabbiati dal “si è sempre fatto così”. Un discorso, questo, che interpella anche quanti sono impegnati nella comunicazione. Il punto di svolta passa da una lettura attenta della realtà e da parole che comunicano speranza. (Vincenzo Corrado)  

Card. Bassetti:“la Chiesa durante la pandemia: il valore della vita”

5 Agosto 2020 -

Perugia - «Da un po’ di tempo, ha preso forma un dibattito pubblico che si interroga sul mondo “dopo” la pandemia: un mondo diverso da quello attuale (forse) in cui bisognerà ripensare sé stessi e il sistema di relazioni interpersonali. Tutto giusto ed encomiabile. A me sembra, però, che questa pandemia, così improvvisa e sconvolgente, ci interroga soprattutto sull’oggi. Un oggi che non può fare a meno, si badi bene, del suo recente passato, e che ci fornisce almeno quattro spunti di riflessione sugli effetti prodotti da questo “nemico invisibile”».  Così esordisce nel suo ultimo scritto-riflessione il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, pubblicato dal settimanale cattolico «La Voce» nel numero in edicola venerdì 7 agosto e scaricabile dal sito: www.lavoce.it.

«Innanzitutto, il covid-19 ha messo bene in luce chi sono gli ultimi della nostra società – sottolinea il cardinale –, i più fragili, i più indifesi e, in poche parole, coloro che hanno maggior bisogno di protezione e tutela: ovvero, gli anziani. Essi non possono essere considerati soltanto come una “categoria protetta” e, men che meno, come un “costo” oneroso per le istituzioni pubbliche. Al contrario, gli anziani rappresentano, con la loro sapienza di vita, la chiave di volta della nostra architettura sociale, il collante tra le diverse generazioni e una fonte di ricchezza inesauribile a cui i giovani possono e debbono attingere».

«In secondo luogo – prosegue Bassetti –, la pandemia ha rimesso al primo posto alcuni temi che l’uomo moderno cerca costantemente di rimuovere: la morte, la sofferenza e la fragilità. Gli esseri umani sono da sempre alla ricerca di un nuovo Prometeo che li liberi dalle catene della loro caducità. Una ricerca vana. Le ideologie politiche degli ultimi secoli non hanno reso l’uomo più libero e felice. Soprattutto non l’hanno reso immortale. Da alcuni decenni, poi, le fedi politiche sono state sostituite da una fiducia, spesso acritica, nei confronti del progresso tecnologico. Oggi, però, il coronavirus ha rimesso in discussione anche la speranza di una redenzione umana attraverso la scienza».

«In terzo luogo, questa difficile situazione sanitaria ha posto al centro del discorso pubblico una riflessione seria e autorevole sulla libertà di pensiero – evidenzia il presidente della Cei –. Che non significa, è doveroso sottolinearlo, esprimere a piacimento tutto quello che passa per la testa senza preoccuparsi di verificare la fondatezza delle proprie dichiarazioni e soprattutto senza assumersi la responsabilità di quello che si afferma. Bene ha fatto, dunque, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a dire che “non possiamo e non dobbiamo dimenticare” i morti di questa pandemia e soprattutto che è necessario evitare “di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri”. È questo il tempo della responsabilità e della serietà, lasciando da parte, per il bene di tutti, fake news, negazionismi e “cattiva informazione”».

«Infine, l’ultimo elemento di riflessione riguarda la riorganizzazione della vita comune. È necessario farlo oggi in vista del domani. I dati della crisi economica che leggo su tutti i giornali sono spaventosi. Le saracinesche ancora chiuse che vedo in alcuni negozi mi lasciano amarezza e inquietudine. Perché dietro quelle saracinesche ci sono uomini, donne e famiglie. Occorre ritornare a vivere con prudenza e cautela, ma occorre ripartire».

«Con il cuore ferito dalla prova, anche la Chiesa italiana – annuncia il presidente dei Vescovi – si prepara ad iniziare il nuovo anno pastorale e ha preparato un documento che sarà inviato a tutte le diocesi. Un documento di speranza e non certo di pratiche burocratiche da espletare nelle Chiese. Durante il periodo di lockdown con grande senso di responsabilità, misto a sofferenza, abbiamo accolto le disposizioni governative. Oggi siamo chiamati ad andare oltre. Il tempo presente ci chiede, infatti, di non restringere gli orizzonti del nostro discernimento e del nostro impegno soltanto ai protocolli o alla ricerca di soluzioni immediate».

«Siamo  all’interno di un grande cambiamento d’epoca – conclude il cardinale Bassetti – che richiede un rinnovato incontro con il Vangelo e un nuovo annuncio del Kerygma: un incontro e un annuncio per promuovere e difendere ovunque il valore della vita».

 

Rosario per l’Italia: oggi l’iniziativa dei Media Cei con il car. Bassetti

10 Giugno 2020 - Perugia - Sarà il presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il card. Gualtiero Bassetti, a guidare il Rosario per l’Italia, appuntamento settimanale promosso da Avvenire, Tv2000, InBlu radio, Sir, Fisc e Corallo d’intesa con la segreteria generale della Cei. Ad ospitare l’iniziativa il Santuario della Madonna del Bagno a Casalina, frazione del Comune di Deruta, in provincia di Perugia. La preghiera verrà trasmessa stasera alle 21 da Tv2000 e da InBlu radio. Si tratta della tredicesima e ultima tappa del pellegrinaggio mariano lungo la Penisola che è partito il 19 marzo, quando l’Italia era in mezzo alla fase acuta della pandemia, dalla chiesa di San Giuseppe al Trionfale a Roma con il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo. Il Rosario ha toccato, poi, Brescia, di nuovo Roma, Loreto, Pompei, Bologna, Copertino, Bari, San Vittorino Romano, Cascia, Palermo e Piedimonte Etneo.  

Card. Bassetti: ritorniamo a manifestare il nostro essere comunità

16 Maggio 2020 - Roma - Lunedì 18 maggio inizieranno le celebrazione con "il concorso del popolo" seguendo un protocollo firmato tra la Cei e il governo italiano. Pubblichiamo integralmente il testo di un video del card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana:
Carissimi confratelli nell’episcopato e nel presbiterato, parroci, consacrati e consacrate, catechisti e fedeli, in particolare le famiglie con i più piccoli e i più grandi, i nostri nonni, con tanta gioia vorrei condividere con voi questo momento in cui ci apprestiamo nuovamente a celebrare l’Eucaristia e a convocare, per questo, il Santo Popolo di Dio.
È un evento importante, è un evento di grazia, è un evento che vorrei che voi coglieste: non si tratta, infatti, semplicemente della riapertura di un luogo sacro, delle nostre chiese che sono sempre rimaste aperte. Si tratta piuttosto di ritornare a manifestare il nostro essere comunità, il nostro essere famiglia. Del resto, è l’Eucaristia che fa di noi una comunità, una famiglia, perché, come dice san Paolo, noi che ci nutriamo di un unico pane siamo chiamati a formare un solo corpo.
Credo di poter dire, anche a nome vostro, quello che il nostro Maestro ebbe a dire un giorno, il Giovedì Santo, ai suoi discepoli: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi» (Lc 22,15). È il desiderio che Lui ha e che noi abbiamo di incontrare Lui e di incontrarci nel segno dell’Eucaristia, perché l’Eucaristia è il «pane di vita» (Gv 6,51), è il «farmaco di immortalità» (sant’Ignazio di Antiochia), perché chi mangia di quel pane vive in Lui e ha la vita eterna (Gv 6,54), perché Lui è la nostra «risurrezione e vita» (Gv 11,25). Tutto questo è per noi l’Eucaristia e nell’Eucaristia possiamo fare esperienza di questa forza immensa che ci viene da Lui Risorto, dal Suo Spirito, perché possiamo continuare il nostro cammino.
Il periodo che abbiamo vissuto, certo, non è privo di significato: la nostra sofferenza, il dover restare chiusi a casa, e qui penso in particolare alle famiglie numerose, con tanti bambini. Ma, come ho potuto sperimentare, in tante nostre famiglie non sono mancati la preghiera, l’ascolto attento della Parola di Dio e quel servizio, soprattutto alle persone più anziane, che diventa autentica carità.
Dobbiamo chiedere al Signore la grazia di poter tornare ad essere la grande famiglia di Dio, anche se abbiamo sperimentato il nostro essere Chiesa nella piccola famiglia domestica, dove abbiamo vissuto tanti valori stando gli uni accanto agli altri. Adesso però è il momento di tornare nella grande famiglia.
«L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (EG 47), come diceva con molta chiarezza già sant’Ambrogio.
Però, per la salute della nostra anima - l’Eucaristia è innanzitutto salvezza dell’anima - ma anche per quella del nostro corpo, dovremo usare tutti quegli accorgimenti che diventano una forma di amore e di rispetto per gli altri.
Le mascherine, i contatti ridotti possono essere letti simbolicamente, come un invito a riscoprire la forza dello sguardo. Se avete notato, durante la Messa delle 7, il Santo Padre non ha mai mancato di dire: «Scambiatevi un segno della pace». Qualcuno gli ha detto che non ci si può scambiare il segno della pace, ma il Papa ha risposto che non ci si può scambiare la pace avvicinandosi e dandosi la mano, ma lo si può fare anche a distanza con un sorriso, uno sguardo dolce e benevolo, che diventano un modo di comunicare pace, gioia e amore. E così, pur restando a debita distanza, cercheremo di scambiarci la pace.
Lodiamo e ringraziamo il Signore perché siamo di fronte ad un evento grande e importante: la prima Domenica che ci ritroveremo insieme, cantiamo – io lo farò e lo propongo a tutti – il Te Deum che diventa il nostro inno, la nostra lode perfetta alla Santissima Trinità perché tutto ci viene dal cuore di Dio. Grazie, buona festa.
Gualtiero Card. Bassetti
Presidente Conferenza Episcopale Italiana
Per scaricare il video: https://we.tl/t-PVJWR6oiBS

Card. Bassetti (Cei) su appello Papa: “indicare le vie per una regolarizzazione” dei migranti

6 Maggio 2020 - Roma - “È vero che c’è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata. Perciò accolgo l’appello di questi lavoratori e di tutti i lavoratori sfruttati e invito a fare della crisi l’occasione per rimettere al centro la dignità della persona e la dignità del lavoro”. Con queste parole, poste oggi a chiusura dell’udienza del mercoledì (https://www.migrantesonline.it/2020/05/06/papa-francesco-appello-a-favore-del-mondo-del-lavoro-e-in-particolare-dei-lavoratori-sfruttati-tra-cui-immigrati/), Papa Francesco si è fatto voce dei braccianti agricoli, tra cui molti immigrati, che lavorano nelle campagne italiane, spesso a prezzo di un duro sfruttamento. “Non possiamo dimenticare che in questo momento, tra i tanti che sono in grave difficoltà nel nostro Paese e ai quali come Chiesa siamo vicini – osserva al Sir il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei – ci sono almeno 600mila persone, molte delle quali lavorano nei campi o nei servizi di cura e assistenza ai nostri anziani e alle nostre famiglie, prive di ogni diritto e di ogni sussidio”. Queste persone, continua il cardinale, sono “gravemente esposte non solo allo sfruttamento lavorativo, ma anche per la loro stessa salute, rischiando di diventare, loro malgrado, fonte di contagio per tutti”. “Crediamo davvero, come ci ha ricordato Papa Francesco, che siamo sulla stessa barca – conclude il Cardinale – partecipi delle stesse preoccupazioni e delle stesse attese: ognuno, qualunque sia la sua provenienza, la sua età o condizione, è degno di rispetto ed è amato da Dio in modo unico. Chiediamo dunque a chi ha il compito di promuovere il bene comune di non dimenticare queste persone, questi nostri fratelli e sorelle, e di indicare le vie per una loro regolarizzazione, non solo di quelli che possono esserci ‘utili’, ma di tutti coloro che sono nel nostro Paese, come premessa indispensabile alla tutela della salute di tutti e al ripristino della legalità”.​    

Card. Bassetti: Maria, nelle tue mani la fatica e la speranza di tutta la comunità

1 Maggio 2020 -

Roma - In questo nostro tempo nel quale purtroppo la pandemia continua ad espandersi, diventa necessario, come ci ha vivamente raccomandato il Santo Padre, intensificare la preghiera della comunità cristiana, in particolare con l’Adorazione Eucaristica. Forse stiamo intravedendo un bagliore di luce in fondo al tunnel, ma il cammino da fare resta certamente lungo. E noi pastori dobbiamo fare di tutto perché la fede dei piccoli, dei poveri, in una parola, del tutto popolo di Dio, non vacilli.

Abbiamo già sfiorato la tragedia, anche in Italia, con decine di migliaia di morti, fra cui tantissimi anziani, medici, infermieri, operatori sanitari, suore, sacerdoti: tutti di animo grande. Papa Francesco li ha definiti 'i Santi della porta accanto'. Troviamo inoltre famiglie preoccupate e disorientate per la grave crisi economica. Tutti questi motivi e moltissime lettere e telefonate ricevute mi hanno spinto a promuovere con la Presidenza della Cei un atto di affidamento a Maria presso il Santuario di Caravaggio, in Lombardia, la regione d’Italia più colpita dal coronavirus.

La presenza silenziosa della madre è più eloquente di mille parole. Essa ci fa capire che vuol stare con noi, particolarmente con tutti i suoi figli crocifissi. Stabat Mater. Sta nel nostro smarrimento e ci rischiara la strada. Ci orienta, ci scalda il cuore e riaccende in noi la speranza di una vita nuova. Particolarmente in questa nostra condizione ci chiede di sostare con Lei e di guardare le cose in una prospettiva nuova. Chi più di Lei può chiedere a ogni cuore trafitto di non fermarsi al buio del Venerdì Santo? Chi più di Lei, che ha allattato con premura il Figlio di Dio infante, lo ha protetto dalle insidie di Erode, lo ha aiutato a crescere «in età, sapienza e grazia », può additarci la luce del Risorto e può asciugare ogni nostra lacrima? L’atto di affidamento avviene non solo all’inizio di maggio, il mese dedicato alla Madre di Dio e scandito dal Rosario, ma anche nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di san Giuseppe lavoratore, sposo della Vergine. Già nelle passate settimane abbiamo compreso che l’emergenza sanitaria porta con sè una nuova emergenza economica. E saranno in tanti, troppi a pagare un alto prezzo: giovani, donne, padri di famiglia che sono già senza lavoro o rischiano di perderlo; imprenditori che potrebbero dover chiudere le loro aziende; negozianti, artigiani, liberi professionisti che vedono bloccate le attività. Nella figura silente e fedele di san Giuseppe si riconosce la dignità del lavoro umano. Sul suo esempio facciamoci testimoni di carità concreta, soccorrendo coloro che saranno toccati dalla piaga della disoccupazione e chiedendo a chi ha ruoli di responsabilità sociale e politica di permettere che sia sempre assicurato il pane alla povera gente, come diceva Giorgio La Pira.Invochiamo l’intercessione della Vergine di fronte al difficile tempo che ci attende. Maria, per quanto la notte possa sembrare oscura, non ci smarriremo affidandoci a Te, e Tu ci orienterai a tenere accesa la lampada della nostra fede e della nostra speranza perché tu, madre di Dio, hai portato nel tuo grembo la speranza e la salvezza di tutto il mondo: Gesù Cristo.

Card. Gualtiero Bassetti

Presidente della Conferenza episcopale italiana

La promessa che rincuora: l’augurio del card. Bassetti

12 Aprile 2020 -

Ci sono alcune immagini di questa Quaresima che abbiamo appena vissuto che difficilmente riusciremo a dimenticare: la lunga fila di camion militari che lasciano Bergamo con il loro carico di morte; l’infermiera dell’ospedale di Cremona che sfinita dalle fatiche del lavoro si addormenta con la mascherina e il camice ancora indosso; e infine i primi timidi sguardi di coloro che sono guariti. Sguardi persi, ancora un po’ spaventati, ma pieni di stupore.

In queste immagini sembra rappresentarsi metaforicamente il mistero vissuto nel triduo pasquale: la morte, il silenzio, la Resurrezione. E ancora: il dolore, la paura, la gioia. C’è tutto questo nella Pasqua: il passaggio dalla morte alla vita. Il passaggio dall’angoscia alla speranza: dallo scandalo della croce alla promessa della vita eterna.

So bene che molti italiani in questi giorni stanno piangendo i propri defunti e sono in trepidazione per amici e parenti ammalati. È un dolore che ci unisce profondamente in una comunione spirituale quotidiana e ininterrotta. Una comunione con il Padre che non può essere interrotta dalle difficoltà della vita presente che colpiscono ognuno di noi. Chi ci separerà dall’amore di Dio? Non certo l’angoscia e la persecuzione. Nella celebrazione pasquale noi siamo 'vincitori' proprio 'grazie a colui che ci ha amati'. Gesù è la porta sempre aperta verso il Cielo. Dobbiamo gridarlo con gioia e senza paura.

Mai come oggi, scriveva molti anni fa don Divo Barsotti, «dobbiamo rendere testimonianza della resurrezione di Cristo» e «l’unica cosa importante è credere ». Mai come in questo momento, quando tutte le sicurezze sociali prodotte da un mondo ricco, individualista e cinico si sono liquefatte come neve al sole, dobbiamo annunciare al mondo intero la bellezza e la potenza della buona novella.

Questo è il «tempo di credere» affermava don Primo Mazzolari in una meditazione svolta nel 1940 sui discepoli di Emmaus. Il parroco di Bozzolo scriveva durante il secondo conflitto mondiale e definì la Chiesa come un «focolare che non conosce assenze» dedicando il libro «alla legione degli smarriti sempre più vicina al mio povero cuore, sempre più cara al cuore di tutti». Quella meditazione fu sequestrata dalle forze dell’ordine, ma si diffuse in forma clandestina e ancora oggi conserva, profeticamente, alcune intuizioni di don Primo.

In questo tempo, infatti, la Chiesa è stata autenticamente un focolare domestico. Moltissime sono le testimonianze di famiglie riunite intorno alla preghiera comunitaria: dalle lodi mattutine ai vespri fino alle celebrazioni della liturgia della parola nel triduo pasquale. Genitori e figli hanno assaporato la precarietà, la gioia e lo stupore della Chiesa domestica. E moltissime sono le testimonianze di quegli «smarriti» di cuore che si erano persi e che hanno invece seguito, in mille modi diversi, dalla televisione ai social, le celebrazioni dei sacerdoti e quelle del Papa. Enorme la commozione nel vedere Francesco camminare da solo in Piazza san Pietro. Solo sotto la croce.

Oggi quella croce è diventata gloriosa. È la gloria della resurrezione così magnificamente rappresentata nell’affresco di Piero della Francesca conservato a Sansepolcro, in quella terra di Arezzo dove per una decina di anni sono stato Vescovo. Un affresco molto caro agli abitanti del 'borgo' perché, probabilmente, la presenza di quest’affresco – considerato da alcuni intellettuali come il dipinto più bello del mondo – risparmiò la cittadina toscana dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. In quell’affresco, è bene sottolinearlo con forza, la sofferenza è passata, Cristo ha sconfitto la morte, la luce ha illuminato le tenebre. Questa è la Pasqua. È la gioia infinita della resurrezione. Il fondamento della nostra fede. Una speranza che non delude mai.

Card. Gualtiero Bassetti

Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e

presidente della Conferenza episcopale italiana

Card. Bassetti: “da soli si va poco lontano”

2 Aprile 2020 - Roma - “Non illudiamoci di ricominciare come prima. È una grande illusione che può solo farci male. Ma dobbiamo aprire il cuore alla speranza. E la solidarietà sostiene tutti, credenti e non credenti”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana, card. Gualtiero Bassetti, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei, commentando questo momento d'emergenza causato dal coronavirus. “Con tanta buona volontà, solidarietà e spirito di condivisione – ha proseguito il card. Bassetti - dovremmo capire che ormai da soli si va poco lontano. Dovremmo riflettere anche sulla nostra fragilità. Se la nostra vita è così fragile perché non fare di tutto per essere solidali? Ricordo che dopo la Seconda guerra mondiale se siamo riusciti a sopravvivere è solo grazie al fatto che quel pochino che avevamo veniva moltiplicato. Io davo un pochino di pane alla vicina, lei mi dava un pochino di latte per far crescere i bambini. Ci siamo accorti che dividendo quello che avevamo si moltiplicava. La logica del Vangelo è proprio questa: più condividi e più moltiplichi”. “Io sto bene – ha sottolineato il card. Bassetti a InBlu Radio - ma ho tante preoccupazioni per la mia diocesi e per tutte le diocesi d'Italia con qualche vescovo ammalato. Ho mandato un messaggio anche al vicario del Santo Padre. La Chiesa di Dio cammina tra le prove del mondo e le consolazione dello Spirito. Stiamo vivendo una grande prova. È stata tutta una grande sorpresa. Quando è iniziato tutto nessuno poteva prevedere che la situazione andasse a picco in maniera così forte. Eravamo abituati a tante epidemie del passato magari più leggere. Questa è una realtà che abbraccia tutto il mondo. Tutti vivono nella paura di un futuro che, dal punto di vista umano, non dà delle certezze”. “L'unica speranza – ha ribadito il card. Bassetti - ci viene dalla capacità che c'è nella gente e la forza di affrontare la difficoltà e la solitudine, nonostante l'inquietudine e la paura per il futuro. Ci sarà sicuramente anche il dopo virus. Quando i campi venivano incendiati dalle guerre non producevano più per tanto tempo e così succederà per l'economia che è in fortissima crisi. Se non si lavora poi non è facile riprendere il lavoro perché è una macchina complessa da rimettere in moto”. “Stando chiuso in casa – ha concluso il card. Bassetti a InBlu Radio – ho sentito molte persone per telefono. E posso dire che la grande preghiera del Papa ha rigenerato la speranza per tutti, non solo per i credenti. Piazza San Pietro in cui c'era solo la bianca figura del Santo Padre bagnata dalla pioggia ha parlato al cuore del mondo intero. E quello spazio vuoto è diventato più pieno di quando c'è mezzo milione di persone che magari partecipano distrattamente alla funzione. Questi sono dei segni che rimangono nelle gente e fanno capire che la vita non è solo legata al virus o al pane quotidiano ma è qualcosa di più grande”.  

CEI: gli auguri a Papa Francesco nel settimo anniversario della sua elezione

13 Marzo 2020 - Roma - Oggi inizia l’ottavo anno di pontificato di Papa Francesco. Era, infatti, il 13 marzo del 2013 quando il conclave, dopo la rinuncia di Papa Benedetto XVI, eleggeva il Card. Jorge Mario Bergoglio, Arcivescovo Buenos Aires, sul soglio di Pietro. La fumata bianca arrivò alle 19:06, al quinto scrutinio. È il 266º successore di Pietro. “Conserviamo tra i ricordi più cari quella sera del 13 marzo di sette anni fa: il tempo era incerto, piovigginava a Roma, ma già dal mattino si percepiva nell’aria che sarebbe stata una giornata che sarebbe rimasta nel cuore per sempre”, scrive in un messaggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della CEI: “molte persone da più parti raggiungevano Piazza San Pietro con la curiosità di scoprire in diretta il colore della ‘fumata’. Santità – scrive il porporato - vogliamo pensare che quegli occhi rivolti verso l’alto non fossero solo di curiosità ma anche di attesa: il popolo attendeva il Papa dall’alto e non da lontano. Guardavano in alto per scoprire la volontà di Dio, per mettere i propri occhi nel cuore di Dio e per incrociare gli occhi del Papa, anche se a distanza. In questo giorno in cui Lei ricorda il Suo anniversario ci permetta ancora di rendere grazie al Signore per i suoi innumerevoli doni”. “Santità, Le vogliamo dire grazie”, scrive il Presidente della CEI: “per le parole, per il tono delle Sue parole, per il continuo cercare di spingersi verso il cuore dell’umanità ferita e redenta. Grazie per l’attenzione che costantemente rivolge alle persone che fanno fatica: molti ci dicono che la Sua presenza e le Sue parole sono luoghi in cui riprendere le forze per affrontare ogni giornata. Grazie perché ci ricorda che siamo doni di Dio per la vita di tutti i fratelli e le sorelle che incontriamo. Grazie per il Suo instancabile lavoro, per la freschezza delle Sue azioni, per il Suo spingersi sempre oltre quando c’è bisogno di annunciare una bellezza. Grazie per la Sua attenzione a questo tempo complicato, fatto di emergenze e di situazioni drammatiche. Ci permetta, Santità, di affidare al Suo cuore di Padre il cammino, l’impegno e la fatica del popolo italiano”. “Padre Santo, preghiamo per Lei, il Signore La conservi in buona salute. Le chiediamo – conclude il Card. Bassetti - umilmente di pregare per la Chiesa che è in Italia, per tutti coloro che in questo momento stanno soffrendo, perché il Signore conceda a tutti la forza necessaria per ripartire”.