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Rossini: “necessario anche un accompagnamento psicologico per i giovani che lasciano l’Italia”

26 Ottobre 2019 - Roma - “All’estero è più facile che i ragazzi abbiano non solo un lavoro ma una carriera. In Italia anche con un titolo di studio elevato si rischia di essere inquadrati con qualifiche inferiori”. Lo ha detto il presidente delle Acli, Roberto Rossini, presentando a Roma il rapporto “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes. Rossini ha ricordato gli esiti di una ricerca sulla mobilità sociale in Italia compiuta dall’associazione, dalla quale si evince che “è prossima allo zero”. “Un lavoratore su tre nel nostro Paese è disposto a perdere qualcuno dei propri diritti pur di mantenere il proprio lavoro. All’estero il rapporto è di uno su dieci. Questo perché negli altri Paesi vi è un lavoro meno ricattabile”, ha aggiunto. Delineando i percorsi migratori, Rossini ha evidenziato che “molti italiani vanno nelle città globali, dove i servizi sono particolarmente sviluppati e le opportunità di carriera sono elevate”. “L’emigrazione dal Nord Italia si spinge verso queste città, quella dal Sud verso città più piccole”. Il presidente delle Acli ha segnalato anche lo spostamento di “giovani che vivono come coppie di fatto con figli o senza figli”. “Si rileva uno spostamento delle famiglie all’estero e non è necessariamente quello di coppie sposate”. Un fatto che dimostra, a suo avviso, come questo fenomeno sia legato “non solo all’occupazione, ma anche al fatto che la famiglia può star meglio all’estero”. Infine, l’attenzione è rivolta a un altro dato. “Solo il 15% del campione si dice disposto a ritornare in Italia. Questo fatto ci dice che la condizione che gli emigrati trovano all’estero è buona”. Ma c’è un passo successivo da compiere. “Stiamo cercando di capire come accompagnare all’estero questi giovani – ha riferito Rossini -. Abbiamo una sede a Parigi dove opera uno psicologo. Questo perché non è necessario solo un accompagnamento dal punto di vista burocratico, ma anche psicologico”.

Acli: salvare vite umane non può essere considerato reato

1 Luglio 2019 - Roma – Le Acli invitano il Governo italiano e i governi europei ad “aprire corridoi umanitari e passaggi sicuri affinché, per salvare vite umane, non si debba infrangere la legge”. Il nostro Paese, che è “la porta d’Europa, non può far finta di non vedere ciò che succede oltre i propri confini. La Libia non è un porto sicuro e per questo motivo è giustificato il gesto della Capitana della Sea Weatch che ha deciso di rivolgersi all’Italia piuttosto che portare i naufraghi nei lager libici”. Le Acli esprimono, quindi, il “loro sostegno e la loro solidarietà alla Capitana Carola lasciata sola di fronte al proprio senso di responsabilità nel prendere una decisione che riguardava vite umane. Il valore della sua disobbedienza civile ci ricorda che le leggi non devono mai scavalcare l’umanità”.