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Vangelo Migrante: III domenica di Pasqua (Vangelo Lc 24,35-48)

15 Aprile 2021 - Per non fraintendere o ridurre la Resurrezione solo ad un aspetto morale, occorre sostare sulle parole e sui gesti del Risorto. I Vangeli, ce ne saremo accorti, non percorrono la via della dimostrazione della Resurrezione ma quella della fede. Che non è meno documentata delle ‘prove’ empiriche. I discepoli non ‘cercano’ attorno al sepolcro e credono alle parole dell’angelo: “non è qui!”.  ‘L’altrove’ non tarda a manifestarsi in incontri non richiesti né cercati ma che avvengono e li illuminano: nel Cenacolo, con e senza Tommaso, ad Emmaus, sul lago di Tiberiade o come quello di questa domenica, così come lo descrive l’evangelista Luca. Pur nella diversità delle esperienze, questi racconti non si contraddicono mai; anzi, essi concordano sempre in tre cose: c’è un turbamento dei discepoli, l’iniziativa del Maestro e una prova ‘sensibile’. Il Vangelo questa domenica racconta di Gesù che raggiunge i discepoli, impauriti e turbati e dice: “toccatemi!”. E aggiunge: “avete qualche cosa da mangiare?” La Resurrezione attiva una nuova esperienza: la percezione. Percepire è oltre il capire. Capire è un’esperienza che si ferma a ciò che si vede. Percepire è un’esperienza che abbraccia tutto ciò che si vede ma anche ciò che è nelle disponibilità o nelle possibilità di un’esperienza, anche grazie all’intuizione. Non è vedere ‘fantasmi’ ma cose e fatti nella loro interezza, completezza, profondità. Dinanzi alla Resurrezione, la percezione dei discepoli non è uno sforzo umano ma la disponibilità a muoversi su questo piano in risposta ai ‘segni’ dell’incontro e dell’offerta, proposti da Gesù! Ecco: la Resurrezione è la comprensione di ciò che di bello e di buono c’è ed esiste; la Resurrezione è ciò che libera nell’uomo forze ed energie, che nemmeno immagina di avere, e lo fa vivere! Che l’uomo viva, è la prima di tutte le leggi. E tutto ciò che va in questa direzione ci dice che siamo figli della Resurrezione. Non ne possiamo fare a meno! (p. Gaetano Saracino)    

Vangelo Migrante: II domenica di Pasqua o della Divina Misericordia (Vangelo Gv 20, 19-31)

8 Aprile 2021 - Ogni domenica è detta ‘Pasqua della Settimana’, perché celebra il mistero della Resurrezione di Gesù con la stessa Solennità e la stessa intensità del giorno di Pasqua. Domenica prossima è la domenica ‘in Albis’ perché tradizionalmente quanti venivano battezzati la notte di Pasqua in questo giorno dismettevano le proprie vesti bianche. Giovanni Paolo II le accostò anche il titolo di ‘domenica della misericordia’, riprendendo dal Vangelo quanto Gesù dice ai suoi discepoli: “ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati …”. Il Vangelo ci racconta anche l’esperienza dell’apostolo Tommaso: quando Gesù viene in mezzo ai suoi discepoli la sera dello stesso giorno, quello della Resurrezione, Tommaso non c’è; Gesù torna otto giorni dopo e Tommaso è presente. Al racconto dei fatti, Tommaso non crede. La sua vicenda vive nell’immaginario come emblema del rapporto tra fede e ragione. A ben vedere, la sua storia ci rivela cos’è la fede e qual è il ruolo della ragione in relazione ad essa: non è logica e non si basa su deduzioni di tipo causa-effetto. L’assenza e la presenza nel luogo dove Gesù ‘sta in mezzo a loro’ non è marginale: per incontrare il Signore è necessaria la presenza nel Cenacolo. La fede non parte da Tommaso ma da Gesù che gli porge la mano: “metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; allunga la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo ma credente”. Essa è un’offerta di Gesù e allo stesso tempo richiede una condizione umana: la presenza nel Cenacolo, complementare alla sua proposta. L’atto del credere resta sempre un atto libero, consapevole … e onesto, a condizione che si riconosca ragionevolmente quando la verità precede le proprie convinzioni. L’effetto è visibile a tutti: la gioia! “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”, conclude Gesù. Il Signore si fa sempre trovare … da chi lo cerca e, per primo, tende la mano!

p. Gaetano Saracino

     

Vangelo Migrante: Domenica di Pasqua (Vangelo Gv 20,1-9)

1 Aprile 2021 - Diversi racconti che proclameremo nella veglia, nel giorno e alla sera di Pasqua, ci prestano gli occhi sullo stesso evento. Il mattino del primo giorno della settimana, gli occhi di Maria di Màgdala e l’altra Maria, quasi escono dalle orbite dallo stupore, dalla sorpresa, ma sono tutti sulla pietra tolta dal sepolcro, ma non vanno oltre: non arrivano ancora a Gesù risorto e vivo. Gli occhi di Pietro non possiedono nemmeno lo stupore emotivo dello sguardo delle donne, sono occhi delusi, indagatori, occhi che osservano, che rimangono fissi su ciò che è morto e non può essere diversamente. Lo sguardo di Pietro è lo sguardo di colui che processa la realtà, non la capisce, non riesce a concepirla insieme a tutto il resto. Pietro ha ancora gli occhi sulla croce, sul sangue, sui chiodi. È lo sguardo di colui che ha l’anima e la mente su ciò che è stato tolto e non su ciò che è stato donato. Pietro vede un sepolcro vuoto, depredato del corpo del Maestro. Gli occhi di Giovanni guardano e vedono, vedono e conoscono, riconoscono e credono, credono e amano. Lo sguardo di Giovanni nel sepolcro vuoto vede la morte, la morte depredata del suo trofeo più illustre: un corpo! E crede. È Risorto! Lo sguardo di Giovanni non vede ciò che manca ma ciò che è dato. Lui e tutta la Chiesa possono finalmente sperimentare per la prima volta cosa significhi credere veramente in Gesù. Non una fede mentale, religiosa, associativa che non entra nelle vene della vita, dei pensieri, delle emozioni e delle scelte, figlia di un momento che stabilisce le cose anche con una certa logica: assurda ma logica. La fede vera ed efficace non è scoprire che Gesù è Risorto, ma credere sempre in Gesù Risorto, fidarsi di lui. Fidarsi di lui e della sua Parola sempre e comunque al di sopra di tutto e di tutti. Se credere in Gesù non corrisponde a fidarsi e affidarsi completamente e sempre a Lui, questo credere non è fede. Per questo la Resurrezione è un dono continuo per tutti. E cambia la vita di tutti! Buona Pasqua! (p. Gaetano Saracino)    

Vangelo Migrante: Venerdì Santo – Passione del Signore (Vangelo Gv 18, 1-19,42)

1 Aprile 2021 - Il Vangelo che viene proposto nell’unica liturgia ammessa in questo giorno, la celebrazione della Passione del Signore e l’Adorazione della Croce, è il racconto della Passione di Gesù secondo Giovanni. L’ultima parola di Gesù, prima di consegnare lo spirito. è: “è compiuto!” Non è un grido disperato ma è una cascata che raccoglie in sé la somma di tutti i beni e di ogni ricchezza di luce e di amore, che finalmente può riversarsi sull’umanità che desidera immergersi nella pace di Dio. Al tempo stesso, è il sigillo inviolabile di Gesù su tutte le cose che sono state, che sono e che saranno. Solo il Signore, non il servo, può dire tutto è compiuto, può dire ora è fatto, ora è tutto nuovo, è tutto in Dio. L’abbandono di Gesù al Padre è totale. È il vertice della fede da cui tutto ha inizio. Drammatico, come si può immaginare, ma necessario. Attraverso il cuore aperto del Signore crocifisso passa tutto il nostro dolore e da quel cuore ci viene donato ogni brandello della nostra luminosa umanità: “da quelle piaghe siamo stati guariti!” (p. Gaetano Saracino)    

Vangelo Migrante – Giovedì santo – Cena del Signore (Vangelo Gv 13, 1-15)

31 Marzo 2021 - Non prima, non dopo, ma durante la cena Gesù si alza in piedi, si toglie le vesti, si cinge dell’asciugamano e compie il sacramento della lavanda dei piedi. La lavanda dei piedi è l’Eucaristia secondo il vangelo di Giovanni. I piedi di tutti, con l’acqua e l’asciugamano, nel gesto della lavanda, offrono qualcosa che nessun altro sacramento può garantire: mettono tutti sullo stesso piano. Quel catino mette l’uomo sullo stesso piano di Dio: l’uomo può iniziare a far parte felicemente, e senza freni e limiti, della dimensione di Dio e Dio può iniziare a far parte felicemente, senza freni e limiti, della dimensione umana. Gesù si toglie le vesti della regale divinità per far parte con l’uomo di tutta la propria signoria, onnipotenza, sapienza, della propria eternità, in un catino d’acqua. La lavanda dei piedi è il lavacro dell’amore e del perdono: non solo fa entrare ogni dimensione nell’altra, ma anche purifica e sana, salva e guarisce. Senza imparare l’arte della lavanda dei piedi, secondo il Vangelo, non c’è futuro per la Chiesa così come la conosciamo, non c’è futuro per i matrimoni e per le famiglie, per le relazioni affettive, per le convivenze tra i popoli. Senza lavanda, nessuno potrà mai entrare a far parte della dimensione dell’altro, non conosceremo mai la potenza dell’unità, la fragranza della vera condivisione, la purificazione del perdono, la felicità incontenibile di far parte di Dio e della sua dimensione. E Gesù la dà come dovere: “se non ti laverò, non avrai parte con me!”. (p. Gaetano Saracino)    

Vangelo Migrante: domani inizia il Triduo Pasquale

31 Marzo 2021 - Con la celebrazione del Giovedì Santo, ha inizio il triduo pasquale. Dopo un anno di eccezionale digiuno, riassaporiamo il gusto di poter abitare il cenacolo, le nostre Chiese. Ma non possiamo dimenticare che ci sono cristiani che vivono la Pasqua non nei luoghi di culto ma in quelli dove si soffre: in un letto di ospedale o in corsia, ma anche in un campo profughi, nel deserto, su una nave, in terra straniera, in una galera … Evidentemente non con dei riti ma attraverso la tribolazione che li unisce, nel modo più forte che possa esserci, al passaggio di Gesù da morte a vita: la passione e la speranza della Resurrezione. (p. Gaetano Saracino)  

Vangelo Migrante: Domenica delle Palme e della Passione del Signore

25 Marzo 2021 - Con la domenica delle Palme o della Passione di nostro Signore, ha inizio la settimana Santa. L’invito rivolto a tutti è quello di viverla, per come è possibile e nel rispetto delle norme, nelle liturgie in presenza; una ritualità ridotta non la rende meno significativa. Anzi. Ascolteremo 2 brani di Vangelo: quello dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme e quello del racconto della Passione, secondo l’evangelista Marco. All’Osanna del primo Vangelo segue lo spettacolo penoso e pensoso della croce e della crocifissione. L’acclamazione attribuita a Gesù è figlia di un’aspettativa umana: è politica.’ Tu sei la soluzione ad un nostro bisogno pratico: i romani e le loro oppressioni. Per questo, secondo noi, sei un re’. Un politico di alto spessore come Aldo Moro pensava che la politica per sua natura finisce sempre male; ragion per cui, quel male va corretto, emendato, riscattato. Ma sapeva anche che nella politica non c’è l’assoluto, c’è il relativo e che la perfezione non appartiene a quel mondo. Per questo l’attesa del popolo era riposta in un vacuum che non tarderà a ribellarsi qualche giorno dopo. La croce non è la perfezione ma il senso della Croce di Gesù Cristo è proprio quello del riscatto fin dalla radice di tutto il male che circonda l’uomo. Dice un poeta: “essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all’uomo che è in croce”. Perché l’amore conosce molti doveri, ma il primo è di essere con l’amato, stringersi a lui, per poi trascinarlo in alto e, se serve, fuori dalla morte. Se Gesù fosse sceso dalla croce non avrebbero ucciso Lui. Rimanendo in croce ha insegnato a non uccidere nessuno! Ad accorgersene per primo fu quel centurione che era lì sotto; guardandolo esclama: “davvero quest’uomo era figlio di Dio!”. Non è la prova dell’esistenza di Dio ma è l’annuncio che Dio nella croce sa cosa fare. L’uomo può solo gridare. Dio può solo salvare. Ed è l’unico a saperlo fare. Per questo, inventa la Resurrezione! (p. Gaetano Saracino)

Vangelo Migrante: V domenica di Quaresima (Vangelo Gv 12,20-33)

18 Marzo 2021 - Vogliamo vedere Gesù. È la domanda dei cercatori di ogni tempo. La stessa che alcuni greci rivolgono ad un apostolo, nel Vangelo di questa domenica. È anche la nostra. Insieme vanno da Gesù e questi risponde: ‘se volete capire me, guardate il chicco di grano. Guardate la croce’. Immagini umili e vitali … ma anche pericolose, perché rischiano di coltivare un immaginario attorno a Lui di dolore e infelicità. L’esca la fa il verbo ‘morire’ che annulla il fine verso cui converge tutto il mistero del chicco di grano, come quello della croce: ‘produrre’. Un chicco quando cade in terra non viene ammazzato dalla terra ma si offre ad essa e da seme diventa germe (con radici in basso e foglie in alto). Si trasforma in una esplosione di vita più evoluta e potente. Così la croce: cosa ci attrae di essa? Le piaghe, il sangue, i chiodi? No. Bensì l’amore di quel gesto estremo: quello di chi dà la vita per un altro. In quel segno c’è la salvezza per tutti: “quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. ‘Ad un Dio così non ci si abitua mai’, dice papa Francesco. Si può solo contemplare per come ha voluto raccogliere il grande nel piccolo, l’universo nell’atomo, l’albero nel seme, l’uomo nell’embrione, l’eterno nell’attimo, l’amore in un cuore, sé stesso in quell’Uomo e, in Lui, in ogni uomo.  (p. Gaetano Saracino)  

Vangelo Migrante: IV domenica di Quaresima (Vangelo Gv 3,14-21)

11 Marzo 2021 - Nel cammino di quaresima c’è una domenica, ed è questa, detta ‘in laetare’ che letteralmente significa ‘rallegrarsi’. Una sorta di dolce pausa nell’impegnativo cammino che ci accompagna alla Pasqua. Il motivo di questo rallegramento lo troviamo nel Vangelo. Gesù è impegnato in un colloquio con Nicodemo, un maestro dei giudei, che era venuto di notte ad incontrarlo. E in questo colloquio Gesù dice: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio (…). Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui”. A Dio non interessa istruire processi contro di noi per condannare o per pareggiare i conti, e neppure per assolverci. La vita degli amati da Dio non è a misura di tribunale, ma a misura di abbraccio. Si tratta di una iniziativa che umanamente non ha logiche. E questo ci sorprende, abituati come siamo a vagliare con giudizio critico ogni cosa, a cominciare dalle persone. Perché, allora, Dio lo fa? Gesù ci ha detto che questo è Dio. E, dicendoci chi è Dio, ci dice anche chi vive e opera in Dio: non tanto uno che ama Dio quanto uno che crede di essere amato da Dio. Peccato che sulle facce dei credenti questo si veda poco! Si può fare di più. Si, a partire dalla quaresima. Forse, meno questioni e più letizia! (p. Gaetano Saracino)  

Vangelo migrante: III domenica di Quaresima (Vangelo Gv 2,13-25)

4 Marzo 2021 - Esiste uno spazio della relazione tra Dio e l’uomo che non può essere violato. La prima lettura è la proclamazione dei comandamenti. Prima di essere dei divieti, le dieci parole sono l’edificazione dell’uomo a partire dalla purificazione di tutto ciò che lo corrompe. E a corromperlo sono, innanzitutto, i suoi desideri: non desiderare le cose del tuo prossimo, è la chiave per comprendere le altre parole. Le trasgressioni descritte negli altri comandi hanno tutte origine in questo. È proprio per spazzare questa radice che Gesù compie quel gesto di purificazione nel tempio, scacciando i mercanti. La tragedia dell’uomo non consiste tanto nelle sue trasgressioni, ribellioni, idolatrie ma il quello che esce dal suo cuore e provoca quegli effetti. Quel tempio è il cuore dell’uomo. E l’uomo, per come lo conosce Gesù, è crocifisso dai suoi desideri: “egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo”. E non può essere altrimenti. Molte volte la nostra vita ci appare brutta non perché lo è veramente ma perché la desideriamo diversa. Insoddisfazione, rabbia, frustrazione sono l’effetto di aspettative deluse. E queste distruggono l’uomo. Gesù, proprio nel luogo della purificazione si trova una realtà strutturata e strumentalizzata per desiderare guadagni e vantaggi. E in quel luogo indica la sua missione: “distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere (…) parlava del tempio del suo corpo”. Gesù deve compiere un’opera: ricostruire questo tempio, che è l’uomo, a partire dal suo cuore. Come? Seminando i desideri dello Spirito e purificando quel ‘sacro’ assimilato con troppa disinvoltura alle cose del mondo, ai desideri egocentrici, agli interessi di parte e che produce disuguaglianza e sottomissione tra fratelli. La Quaresima è per ricevere il dono di una purificazione. Lasciarsi ‘distruggere’ dalla parola di Dio, è permettere a Gesù di parlare al nostro cuore e ricostruircelo. (p. Gaetano Saracino)