Tag: Sophia Impresa Sociale

La storia di Mamor: l’integrazione che parte dall’amicizia

23 Luglio 2021 - Roma - Mamor è un giovane del Mali, arrivato in Italia nel 2016. Per venire nel nostro paese è dovuto passare per la Libia, dove ha rischiato di essere rapito dalle milizie che girano per le città, e poi per il Mediterraneo. Una traversata che poteva trasformarsi in tragedia se il suo barcone, quasi affondato, non fosse stato soccorso. Una volta in Italia però il giovane ha affrontato notevoli difficoltà, ritrovandosi, come molti altri ragazzi che arrivano nel nostro paese, ai margini della società. “Quando mi ha raccontato quello che aveva passato mi sono commosso” rivela Giovanni Moretti, collaboratore di Sophia Impresa Sociale che ha insegnato l’italiano a Mamor nel corso di Creare Valore Attraverso l’Integrazione, progetto della cooperativa romana sostenuto dalla campagna Liberi di Partire, Liberi di Restare. Tra i due si è creato un forte legame di amicizia che è rimasto solido anche dopo il termine del progetto. “Con Mamor è’ nata subito una grande intesa” - continua Giovanni - “Siamo amici e ci sentiamo spesso per aggiornarci e per sapere come va la vita in generale”. Il legame che si è creato tra Giovanni e Mamor è l'emblema di come noi a Sophia intendiamo il sostegno ai giovani migranti in condizione di vulnerabilità” - spiega Marco Ruopoli, presidente di Sophia Impresa Sociale - “Non un semplice aiuto, ma un accompagnamento fraterno che spesso si trasforma in amicizia. Anche per questo alcuni giovani che abbiamo seguito sono divenuti soci della cooperativa e sono parte attiva dei progetti educativi nelle scuole sul fenomeno dell’immigrazione”. Grazie alla formazione ai mestieri artigianali ricevuta nel corso del progetto e agli insegnamenti di italiano di Giovanni, Mamor è riuscito a trovare un lavoro stabile che gli ha permesso di andare ad abitare da solo. “Per festeggiare mi ha invitato a casa sua e abbiamo cucinato insieme. È stato un bel traguardo e una grande soddisfazione per entrambi” racconta Giovanni. Una storia di integrazione che parte proprio dall'amicizia. Del resto per essere “Fratelli tutti” come auspicato dal Papa bisogna anzitutto essere amici imparando che l'altro può essere un dono che ci arricchisce. (A.M.)  

La micro-integrazione che aiuta la comunità

20 Luglio 2021 - Roma –Si è svolto a Garbatella, quartiere di Roma, la prima edizione del nuovo progetto sociale della cooperativa Sophia: i giovani in difficoltà e senza lavoro del quartiere, guidati da professionisti ed esperti del settore, si sono uniti per creare una squadra di manutenzioni imparando i mestieri di elettricista, idraulico, giardiniere e muratore prendendosi cura dei locali della parrocchia. Con il sostegno di Fondazione Cattolica Assicurazioni, la Scuola Cantiere Sophia ha avviato un modello di integrazione “itinerante” basato sul territorio e sul lavoro: partendo dal cuore della comunità, la parrocchia, il progetto coinvolge le persone che hanno più bisogno di formazione e guida offre loro corsi e la possibilità di ottenere certificati e qualifiche e, soprattutto, permette a questi giovani di lavorare “restituendo” un servizio proprio alla comunità di appartenenza. Alla fine del progetto, i giovani hanno tutte le qualifiche per lavorare in ambito edile, elettrico, idraulico e di giardinaggio essendo formati sulla carta e nella pratica. Il progetto ha riscontrato l’interesse dei rappresentanti del territorio. Il presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri ha visitato più volte i giovani ed ha voluto sottolineare l’importanza di progetti come Scuola Cantiere Sophia: “Riqualificare una struttura centrale per la comunità come la parrocchia di San Francesco Saverio e al contempo aiutare i ragazzi del quartiere è un risultato eccezionale”.  Marco Ruopoli, presidente di Sophia Impresa Sociale commenta: “La Scuola Cantiere mette in mostra le caratteristiche del modo di lavorare di Sophia con gli altri: accompagnamento, formazione ed amicizia”. “Per un accompagnamento efficace,” continua il presidente, “è necessario coinvolgere anche altri enti ed associazioni che intervengono dove noi non riusciamo,”. Marco si riferisce al lavoro della casa francescana di accoglienza di Ripa dei Settesoli, coinvolta da tempo nei progetti della cooperativa romana. (A.C)  

Il progetto “Confini” tra le SDGs Good Practices dell’ONU

5 Luglio 2021 - Roma - "Confini", il progetto educativo sul tema dell’immigrazione di Sophia impresa Sociale rivolto alle scuole superiori e medie è stato inserito tra le SDGs Good Practices: è un modello per come si propone di promuovere un mondo più sostenibile, secondo l’Agenda 2030 delineata dall’Onu nel 2015. A Confini è stata riconosciuta la capacità di permettere agli studenti di “formare la propria percezione dell'immigrazione e di una società multiculturale e inclusiva basata su una corretta informazione sul fenomeno migratorio nella loro società e nel mondo”, contribuendo in particolare allo sviluppo dell'obiettivo 4: “Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti”. Anche grazie al sostegno della Fondazione Migrantes, il team di Sophia ha sviluppato negli anni una metodologia di insegnamento che si è dimostrata efficace per far maturare negli studenti una nuova percezione del migrante e del fenomeno migratorio, la “Information and Knowledge for Change” (IK4C). Secondo questa metodologia, il cambiamento avviene in primo luogo, grazie alla lettura in classe di storie di emigrazione e l’incontro con chi ha vissuto in prima persona le difficoltà nel lasciare il proprio paese e nell’integrarsi; in secondo luogo grazie alle informazioni fornite da un formatore di Sophia, sui dati economici, sui i numeri reali del fenomeno migratorio, le motivazioni di chi parte e le leggi sull’emigrazione, grazie all’ausilio di un Dossier e di dati puntuali. Al termine degli incontri - nell’era pre-covid - Sophia organizza un evento pubblico nel quale gli studenti sono chiamati a presentare un progetto ai loro colleghi, insegnanti e figure di spicco della politica e dell’ambito no-profit, sull’argomento che più li ha colpiti. La Fondazione Migrantes è stata di deciso supporto sia per la realizzazione del libro “Là non morirai di fame”, che racconta la storia di Dullal, dal Bangladesh, sia nella realizzazione del Dossier Migrazione, adattamento per studenti del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. Il riconoscimento dato a Confini arriva un anno dopo il suo “debutto” all’estero: dopo sei edizioni “italiane” e numerosissimi studenti formati è nato il desiderio di formare sul tema dell’immigrazione anche i giovani dei paesi dove è forte la spinta ad emigrare. Confini è diventato dunque “Educare Senza Confini” e è da oggi attivo in tre paesi diversi: Italia, Senegal e Guinea. “Questo riconoscimento ci rende felici e ci sprona a fare ancora meglio per l’anno prossimo: abbiamo già previsto tantissime novità e non vediamo l’ora di incontrare nuovi studenti!” commenta Erik Conte, responsabile dei progetti educativi di Sophia in Italia e all’estero. (A.C.)  

Mamady e “educare senza confini”

3 Giugno 2021 - Roma - Il Parlamento Europeo ha chiesto all’Unione di adottare una politica migratoria europea unitaria e favorire nuovi canali per la migrazione legale. La risoluzione, approvata con ben 495 voti il 20 Maggio, manifesta una nuova consapevolezza europea: la migrazione legale è infatti un fenomeno da incoraggiare, non solo per contrastare il traffico di esseri umani, ma anche per sopperire alla mancanza di forza lavoro nel vecchio continente. Una risoluzione quanto mai importante considerando anche la ripresa della migrazione irregolare: da inizio anno infatti sono già 13 776 le persone arrivate sulle coste italiane. Oltre al problema interno della gestione e redistribuzione di chi arriva, vi è il dramma umanitario: le condizioni terribili a cui è sottoposto chi parte, le migliaia di morti in mare e l’azione senza scrupoli dei trafficanti di persone. Sophia Impresa Sociale, cooperativa romana che da tempo fornisce sostegno ai migranti in condizioni di vulnerabilità, ha appreso la drammaticità della situazione proprio ascoltando le storie di chi ha vissuto in prima persona le difficoltà incontrate durante la traversata. Mamady è uno di loro. Ha lasciato il suo paese, la Guinea, a 17 anni senza dire nulla alla sua famiglia e senza sapere a cosa sarebbe andato incontro. Il giovane guineano per arrivare in Europa ha dovuto scontare una durissima prigionia in Libia e attraversare il deserto, affrontando una volta in Italia, degrado, odio e mancanza di sostegno. Grazie a “Creare Valore Attraverso l’Integrazione” progetto di Sophia sostenuto dalla campagna "Liberi di Partire, Liberi di Restare" promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana, Mamady ha potuto ritrovare la sua dignità ed iniziare un percorso di integrazione che oltre al lavoro gli ha permesso di migliorare la lingua con corsi di italiano e la propria posizione legale con la consulenza di esperti. Un sostegno che si è basato sul creare insieme e sul lavorare con: Mamady infatti ha espresso ai collaboratori di Sophia il desiderio di tornare nel proprio paese per sensibilizzare i ragazzi sulla migrazione e fare in modo che “altri non fanno come me”, dando vita al progetto educativo in Guinea “Educare senza Confini” (nel numero di giugno di Migranti-press" un articolo su questo progetto, ndr). “Il problema maggiore” rivela Marco, presidente di Sophia “è proprio l’informazione. Solo un terzo dei giovani che vogliono partire conosce le vie legali per raggiungere l’Europa. Per questo la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo mi dà molta fiducia e mi fa sperare che in futuro non si ripetano storie tragiche come quella di Mamady”. Aprire le porte ad una legislazione europea sulla migrazione legale infatti significa combattere la migrazione irregolare e favorire l’integrazione facendo un passo in più verso il “Noi sempre più grande” sperato da Papa Francesco. E’ proprio l’inclusione la realtà di cui a detta di Sylvie Guillame, “l’Europa ha bisogno” e che Sophia ha imparato essere la forza che genera veramente valore. (Arianna Cocchi)    

Dal semaforo a testimone nelle classi: la storia di Dullal

24 Maggio 2021 -

Roma - La comunità bengalese italiana è una delle più grandi d’Europa: è formata da migliaia di giovani che lasciano il Bangladesh, anche irregolarmente, per un’Europa ricca di speranze.

Dullal Ghosh, per esempio, ha lasciato il suo paese per non gravare economicamente sulla sua famiglia dopo essere stato bocciato un anno a scuola. In Bangladesh infatti l’istruzione è molto costosa, e mandare i figli a scuola ha un impatto notevole sul bilancio familiare. Il giovane non può più studiare e cerca un lavoro, ma non lo trova. Spinto dai genitori, decide di partire per l’Europa.

Arrivato qui, tra mille difficoltà, il “lavoro” lo trova: per racimolare qualcosa, vende fazzoletti e accendini ai semafori, per un uomo che gli affitta anche un posto dove dormire. Una vita faticosa e stressante: sveglia alle 5 del mattino e ritorno a casa alle 23 dove convive insieme ad altre 6 persone. Non solo, guadagna sempre un po’ di meno di quello che costa la sua vita. Non può mettere nulla da parte per studiare l’italiano e ottenere i documenti.

L’indifferenza e gli sguardi sprezzanti di chi dalle macchine gli fa no con il capo lo feriscono profondamente, ma continua lo stesso. Del resto non può fare altrimenti.

Una mattina però qualcosa cambia. All’ennesimo “No grazie” Dullal disperato grida in un italiano stentato al guidatore: “You help me christian”.

In quella macchina ci sta Marco, presidente di Sophia Impresa Sociale con un suo amico. Scosso dalla veemenza delle parole di quel giovane, il giorno dopo torna a quel semaforo per chiedere al giovane di vedersi e parlare.

Dullal comincia così il suo percorso di accompagnamento con Sophia, grazie al quale in breve tempo riesce a trovare un impiego, una sistemazione abitativa dignitosa e a migliorare con l’italiano. La stabilità però non è l’unica esigenza di un migrante. Dullal infatti avverte il bisogno di raccontarsi e rendersi testimone di quanto la vita di un migrante sia difficile in Italia, e soprattutto, vuole raccontare la sua terra, perché si accorge che qui in Italia è di fatto sconosciuta ai più.

In Sophia, la storia di Dullal colpisce Caterina, socia fondatrice, che decide di raccogliere il suo vissuto in un libro “Là non morirai di fame”. Il libro sarà solo il primo passo. Nei membri di Sophia e in Dullal cresce il desiderio di costruire qualcosa insieme partendo proprio dalla sua biografia. Il giovane bengalese accoglie di buon grado la proposta di diventare relatore in “Confini”, progetto educativo realizzato insieme a Fondazione Migrantes fin dal 2014, che ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi degli istituti superiori sul fenomeno dell’immigrazione.

Grazie a Confini Dullal scopre il suo grande talento nel raccontare e nell’esporre davanti ad un pubblico e la sua testimonianza ha una grande presa sugli studenti.

Dullal è diventato socio di Sophia: alla conclusione del suo quarto anno scolastico del progetto Confini è ancora emozionato come per il primo incontro. Per ogni scuola e ogni classe cerca modi nuovi di farsi conoscere e far entrare una parte della sua cultura nel cuore dei giovani studenti che non smettono di sorprenderlo con le loro domande.

Mohammed e l’integrazione che crea valore: aiutare chi non vuole aiuto con i fondi 8X1000

21 Maggio 2021 - Roma - Le barriere all’integrazione spesso sono invisibili. Sophia Impresa Sociale, da sempre impegnata nel sostegno e supporto ai giovani che arrivano in Italia, ha imparato che il passo più difficile da compiere per un migrante è l’affidarsi.  Lo ha imparato con Mohammed, giovane guineano, arrivato in Italia appena maggiorenne e beneficiario del progetto Creare Valore Attraverso l’Integrazione di Sophia dal 2019. Mohammed, che si appoggiava alla Caritas per vivere, si presentò sotto l’ufficio di Sophia, avendo sentito del progetto che prometteva attestati abilitanti per lavorare, corsi di italiano e assistenza legale e abitativa. “La sua risolutezza ci ha sorpreso e lo abbiamo accolto tra i beneficiari con gioia”, dicono alla cooperativa. Ciò che Mohammed aveva sottovalutato era la parte del progetto che prevedeva il dialogo con un tutor. “In Creare Valore abbiamo scoperto che, per migliorare veramente le condizioni di vita di una persona vulnerabile, spesso non bastano documenti e attestati, ma c’è bisogno soprattutto di dialogo, guida e punti di riferimento.” Questo richiede la faticosa costruzione di un rapporto di fiducia con persone che diffidano di chiunque cerchi di aiutarle. Il giovane guineano, come molti altri migranti passati per la Libia, ha eretto una barriera tra lui e il resto del mondo: vuole ottenere quello che cerca e niente di diverso, anche quando questo qualcosa è un di più. Durante i soli 18 mesi di progetto, Mohammed è stato cacciato da tre centri di accoglienza per comportamenti aggressivi e ha rifiutato innumerevoli mani tese. “Se non lo aiutiamo noi, non lo fa nessun altro”, dice Giuseppe, tutor e formatore di Sophia,  all’ennesima crisi nel percorso del giovane. “E’ per questo che il sostegno di iniziative come la campagna Liberi di Partire, Liberi di Restare promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana con i fondi dell’8x1000 è fondamentale.” dice Marco Ruopoli presidente di Sophia: “E’ grazie a questi fondi che abbiamo potuto continuare il progetto e siamo riusciti, piano piano, ad aiutare veramente anche un ragazzo in difficoltà come Mohammed”. Oggi infatti, il giovane riceve assistenza psicologica, lavora nella squadra di ediliza privata di Sophia e soprattutto, chiama Erik, il suo tutor, quando ha un problema. Erik, paziente e affezionato, commenta: “E’ forse la persona con cui abbiamo avuto più problemi ma, aiutare chi è pronto ad accogliere il tuo aiuto sarebbe troppo facile: la sfida di Sophia, da sempre, è proprio aiutare chi non riesce ad avere fiducia”.

Creare valore tra l’immobilità e la stabilizzazione.

11 Maggio 2021 - Roma - Il rapporto sugli indicatori demografici dell’Istat, fotografa l’effetto della pandemia sui flussi migratori: immobilità e stabilizzazione. Il saldo migratorio netto con l’estero è l’esatta metà di quello rilevato nel 2019. Per milioni di persone è stato impossibile spostarsi, sia in entrata che in uscita, indipendentemente dalle ragioni di lavoro, studio o necessità. Allo stesso tempo, il trend della popolazione straniera in Italia si stabilizza piuttosto a causa di cambiamenti giuridici che ad un'effettiva riduzione della crescita del numero di stranieri. “Abbiamo conosciuto alcuni dei giovani migranti che si confondono tra questi numeri” dice Marco Ruopoli, presidente dell’Impresa Sociale di Roma Sophia impegnata dal 2013 per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. “Leggere che sono 100 mila le persone che hanno ottenuto la cittadinanza italiana ci conforta da una parte, ma ci porta a domandarci quanta difficoltà abbiano dovuto affrontare alcuni giovani prima di arrivare a questo traguardo”. Sophia Impresa Sociale ha appena concluso il progetto “Creare Valore Attraverso l’Integrazione” che ha affiancato 20 giovani migranti in condizione di particolare vulnerabilità nel percorso di integrazione in Italia. Alcuni di questi giovani erano arrivati in Italia da poco quando il progetto è stato avviato, altri invece erano in Italia o in Europa da anni. “Purtroppo il tempo che si passa in Europa non è proporzionale allo stato di avanzamento del percorso di integrazione”, commenta un altro collaboratore di Sophia. Grazie al sostegno della campagna Liberi di Partire Liberi di Restare della CEI, questo progetto ha potuto dare una svolta concreta alla vita di tutti questi ragazzi, non solo prendendone in carico la posizione legale, ma permettendo loro di compiere quei passi quotidiani per vivere dignitosamente. Al termine del progetto tutti infatti hanno ottenuto un inserimento lavorativo, trovato un alloggio sicuro e migliorato la lingua italiana. “La chiave di volta del progetto è stato pensare di costruire qualcosa insieme a questi ragazzi e non soltanto per loro” dice il presidente di Sophia parlando delle iniziative progettuali di lavoro in Italia e all’estero che sono sorte conoscendo i giovani beneficiari, anche in un momento in cui il mercato del lavoro e gli spostamenti sono bloccati a causa della pandemia. “Cambiando prospettiva, abbiamo potuto dare un’interpretazione che non ci aspettavamo al motto liberi di partire liberi di restare”. Queste parole fanno eco alle parole del Santo Padre che nell’incipit del Messaggio per la 107esima Giornata del Migrante e del rifugiato, si appella alla Chiesa e ai cattolici per essere maggiormente inclusivi con chi è in difficoltà perché “siamo tutti sulla stessa barca” per camminare “verso un noi sempre più grande”.  

Aziz e l’integrazione che crea valore: dare prima di ricevere

26 Aprile 2021 - Roma - Aziz è partito senza sapere nulla dell’Europa. Ha deciso di lasciare i suoi affetti e la sua terra, il Senegal, sedotto dai racconti di chi ce l’ha fatta, dalla prospettiva di una vita migliore. Una volta arrivato, trova però diffidenza, odio, sfruttamento ed emarginazione. Le storie che aveva sentito sul vecchio mondo erano false, per far star tranquille le famiglie di provenienza. Anche lui è costretto a fare così, alimentando il circolo vizioso che dura da decenni e che porta tanti ragazzi a guardare all’Europa come ad una fonte di salvezza incondizionata e illimitata. In Senegal non si parla abbastanza d'immigrazione e non si capisce quanto sia difficile il viaggio e la vita di un giovane migrante. Aziz arriva a Roma e ha l’opportunità di raccontare la sua storia agli studenti nelle classi e la coglie perché sa che una parola può fare la differenza. Conosce così Sophia, tramite il progetto educativo nelle scuole “Confini” sul tema dell’immigrazione. Nonostante il suo impegno nelle classi, Aziz arriva a fine mese come può ed anzi si confida “io non voglio più fare lavori che non dormo bene la notte”. La prima esigenza di un migrante è il lavoro regolare e stabile, ma non è l’unica: la storia di Aziz da voce al bisogno di ascolto e di riconoscimento che un giovane prova in terra straniera dopo un viaggio pericoloso di cui inevitabilmente porta i segni. Accoglie di buon grado la proposta dell’impresa sociale di Roma Sophia di partecipare al progetto “Creare Valore”,  attraverso l’Integrazione, che ha l’obiettivo di qualificare le capacità lavorative dei giovani migranti e di favorire il processo di integrazione e di crescita integrale della persona. Da Novembre 2019 a Marzo 2021, durante tutta la durata del progetto, un tutor di Sophia ha ascoltato e accompagnato Aziz nel suo percorso facendo emergere nel dialogo tutte le difficoltà del suo cammino, ed affrontandole una ad una permettendo al giovane di dare una svolta al suo percorso di integrazione. Seguendo corsi di formazione professionale e di lingua, è riuscito, come tutti gli altri beneficiari del progetto, ad ottenere la qualifica di operatore in campo edile del Cefme e l’attestato A2 di italiano, facilitando sensibilmente il suo ingresso nel mondo del lavoro. Ciò che ha fatto la differenza è stato il clima di amicizia che si è creato durante il “Cantiere Scuola” ossia le formazioni pratiche che i giovani hanno seguito con i formatori di Sophia per mettere in pratica i mestieri artigianali. Sophia infatti ha deciso di voler fare un passo in più: il sostegno della campagna della CEI è stato fondamentale per creare un team di lavoro stabile di giovani italiani e migranti che permettesse ai giovani di lavorare in un ambiente “protetto”, dove il datore di lavoro conosce tutto il percorso di integrazione di ogni giovane. “Più che ricevere, un giovane migrante ha bisogno di dare” è il commento di Marco Ruopoli, presidente di Sophia, che esprime al meglio la qualità del valore che l’integrazione può offrire. (A.C.)

L’integrazione al tempo del Covid: una sfida e un’opportunità

12 Aprile 2021 - Roma - Il Covid-19 non ha fermato l’impegno di Sophia Impresa Sociale nell’accompagnamento di giovani migranti in condizioni di vulnerabilità in un percorso che tocca tutti gli aspetti di una reale integrazione. In questo anno di pandemia, Sophia ha accolto dodici nuovi volti, raddoppiando il suo organico, e ha creato aree e metodi di lavoro per rispondere all’incertezza del presente senza sacrificare l’aspetto umano e relazionale. Lo “stop” forzato ha rappresentato un’occasione per rinnovare lo spirito di accoglienza e integrazione del progetto di accompagnamento al lavoro “Creare Valore Attraverso l’Integrazione” e del progetto educativo “Educare Senza Confini” sul tema dell’immigrazione. La solitudine e la paura dovute dall’attuale crisi sanitaria, hanno reso più difficile il percorso dei giovani migranti. Sophia si è fatta carico delle difficoltà incontrate da alcuni giovani migranti residenti a Roma, creando una rete di associazioni ed enti pronta ad assistere ciascuno dal punto di vista legale, sanitario, psicologico e soprattutto formativo, riuscendo a mantenere la relazione sempre viva attraverso tutti gli strumenti di comunicazione possibili, laddove i limiti delle restrizioni anticovid non permettevano l'incontro. Il colpo più duro inferto dalla pandemia è stato, senz'altro, la crisi del mercato del lavoro. Ma anche in questo caso Sophia ha saputo rispondere con responsabilità offrendo, e talvolta creando da zero, delle concrete opportunità lavorative: mentre formava i giovani ai mestieri artigianali - in seno al progetto” Creare Valore attraverso l'integrazione" - è riuscita, con il sostegno della campagna Liberi di Partire, Liberi di Restare della CEI, a creare una squadra capace di portare a termine diverse commesse di lavoro, per enti e aziende esterne. Oggi, un anno dopo, il team di “lavori artigianali” conta 10 giovani e almeno 5 commesse all’attivo. “I ragazzi hanno creato un gruppo solido che riesce a lavorare insieme in serenità e amicizia”, racconta Carlo, responsabile del progetto. Alcuni giovani impegnati nelle commesse artigianali, venuti a conoscenza dei progetti di educazione sul tema dell’immigrazione che Sophia promuove nelle scuole italiane ed estere, hanno espresso il desiderio di partecipare con le loro storie e testimonianze. Emblematico è il caso di Mamady, che Sophia ha integrato nel progetto "Educare Senza Confini”: quest’anno il progetto ha debuttato in Guinea, dove Mamady sta formando più di 700 studenti nelle scuole di Conakry. Parallelamente, nelle classi virtuali italiane, Sophia non ha mai smesso di portare agli studenti testimonianze, esperienze dirette e la verità sul tema dell'immigrazione, cavalcando anche la difficoltà della DAD: Sophia ha messo in piedi modalità interattive, giochi e sondaggi, per toccare il cuore dei giovani e portarli oltre i pregiudizi. Nei primi 3 mesi del 2021, alla sua sesta edizione, il progetto educativo è già arrivato a più di 1000 studenti italiani. "Ma è anche vero che una persona e un popolo sono fecondi solo se sanno integrare creativamente dentro di sé l’apertura agli altri.” (Enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco). Un motto che Sophia ha fatto proprio e che sta portando avanti nonostante tutte le difficoltà del momento presente. (A.C.)