Tag: Rom e Sinti

Commissione Ue e Consiglio d’Europa sui rom: “protezione diritti umani e accesso ai servizi durante la pandemia”

8 Aprile 2020 - Roma -“I governi devono essere supportati da tutti nella gestione di questa crisi e devono essere liberi di decidere le misure necessarie. Tuttavia, tutte le misure devono rispettare l’attuale quadro europeo dei diritti umani, compresi i principi di uguaglianza e non discriminazione”. A scriverlo oggi è il Consiglio d’Europa e la Commissione europea in occasione della Giornata internazionale dei rom Tra la popolazione Rom in Europa, composta da 10-12 milioni di persone, si contano ancora oggi numerose “vittime di povertà e di esclusione. La presenza di un diffuso antiziganismo rafforza e aggrava il loro disagio economico e sociale. Tali disuguaglianze – si legge nella nota congiunta - persistono malgrado i continui sforzi a livello nazionale, europeo e internazionale per affrontare i pregiudizi, le discriminazioni e i reati contro Rom e Viaggianti”. La Giornata internazionale dei Rom (l’8 aprile) è stata istituita per celebrare la cultura, la storia e la lingua dei Rom e per sensibilizzare sulle difficoltà che i Rom si trovano ancora a dovere affrontare. La Giornata è stata dichiarata ufficialmente nel 1990, in occasione del 4° Congresso dei Rom, per ricordare il primo grande incontro internazionale dei rappresentanti dei Rom, che si è svolto nel Regno Unito, a Orpington, nei pressi di Londra, dal 7 al 12 aprile 1971.          

Migrantes e Ass. Ercolini a fianco dei Rom

31 Marzo 2020 - Roma - L'associazione Ercolini di don Orione, fondata nel 2004 dall’attuale vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D'Ercole, sostiene diversi nuclei Rom in questa emergenza del coronavirus. Purtroppo i diretti interessati – dice Salvatore Paddeu dell’Associazione - sono bloccati nelle loro abitazioni e non possono svolgere i modesti lavori che li consentivano di sostenere le spese quotidiane. Ad esempio Zineta non può recarsi a pulire la Chiesa di Prima Porta come da tempo si era accordata col parroco. In grave difficoltà anche ìDilan, che vive con la sua famiglia in un borgo vicino Latina che “non può svolgere i suoi lavori, agricolo la mattina e aiuto chef nelle ore serali”. “A parte il minimo sostegno economico, siamo – aggiunge Paddeu - per loro un punto di riferimento. Ci chiamano spesso per esser aggiornati sulla triste realtà e inoltre cerchiamo di essere per loro di conforto”. “Migrantes – conclude - continua a sostenere le nostre attività a conferma dell'importante ruolo di coordinamento strategico in un momento molto delicato che trova tutti noi inermi e speranzosi nella Divina Provvidenza”.

De Robertis (Migrantes):  “non dimenticare le fasce più vulnerabili, chi vive alla giornata”

31 Marzo 2020 -
Roma - Un  appello “a non dimenticare le fasce di persone più vulnerabili: gli immigrati che continuano a lavorare nei campi. Se non ci fossero loro non avremmo cibo per noi. I migranti che sono rinchiusi nei centri; le famiglie rom, i circensi e lunaparkisti”. Con l’auspicio che i Comuni, coinvolti negli ultimi provvedimenti governativi per le persone più in difficoltà, “facciano arrivare gli aiuti a tutti, soprattutto a coloro che sono nell’impossibilità di avere altre fonti di reddito e vivono alla giornata”. A parlare al Sir è don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes. A livello nazionale e diocesano arrivano molte richieste, soprattutto dalle famiglie di circensi, giostrai e rom, “che hanno difficoltà addirittura a reperire cibo – racconta don De Robertis -. Devono far fronte al necessario per le famiglie e dare da mangiare agli animali. Alcuni immigrati non possono pagare gli affitti di casa. È una situazione pesante”. A Torino, inoltre, l’amministrazione ha chiesto alla Fondazione Migrantes un elenco dei cimiteri non cattolici. “Questo vuol dire che ci sono morti per il coronavirus anche tra gli stranieri”, dice. “Tra il personale paramedico tanti sono stranieri”, ricorda don De Robertis, e “molti stanno dando un grande contributo accanto ai nostri anziani”. “In questi giorni – afferma – ci stiamo rendendo conto che l’Italia potrà farcela solo se lavoriamo tutti insieme per il benessere del Paese, indipendentemente dalla provenienza. Stiamo riscoprendo che non esiste un ‘noi’ e un ‘loro’. Spero che questa consapevolezza non venga meno al termine dell’emergenza”. Finora le misure per prevenire il contagio nei campi rom sono state “molto labili”, osserva il direttore della Migrantes: “In alcuni comuni si sono limitati a dire: andate alle Caritas. Ma nei campi si vive in spazi ristretti, in promiscuità, non c’è acqua”. “Noi speriamo che l’ultimo provvedimento del premier Conte possa arrivare un po’ a tutti – dichiara  -. Però bisognerebbe andare a vedere cosa sta accadendo nei vari comuni”. Tra le amministrazioni virtuose don De Robertis cita Bari, che ha mandato un camion con generi di prima necessità al campo rom. Una situazione ad alto rischio – ricorda – è quella nei grandi centri di accoglienza o di rimpatrio –  dove sono accolti o rinchiusi gli immigrati: “Lì sono in condizioni assolutamente non idonee a contenere il contagio. Ci sono camerate, pochi bagni. Questo può diventare un pericolo per tutti”.

Frosinone: iniziative per non fare sentire nessuno solo

26 Marzo 2020 - Frosinone - In questo momento di grave emergenza sanitaria una compagnia circense presente in diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino si trova bloccata dalle restrizioni governative con la conseguente impossibilità di poter lavorare e di spostarsi.  La Caritas diocesana è intervenuta con l'obiettivo di non fare sentire nessuno solo e abbandonato offrendo sostegno per le necessità primarie che l'intera compagnia circense ha. È stata attivata una rete di commercianti particolarmente sensibili che hanno risposto prontamente ai bisogni. Ovviamente il responsabile della compagnia con grande dignità confida nel poter tornare presto a lavorare e a poter continuare a far sorridere non solo i propri cari e i membri della compagnia, ma anche i tanti bambini e adulti che ora più che mai hanno bisogno e desiderano godersi uno spettacolo emozionante che solo al circo si può gustare. Nella diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino inoltre sono seguiti da tempo 5 nuclei di famiglie rom per le quali sono stati fatti interventi di sostegno per regolarizzare i documenti, progetti di scolarizzazione con importanti risultati raggiunti, soprattutto sono stati messi in campo progetti di integrazione. Purtroppo l'emergenza sanitaria ha richiesto la sospensione di alcuni progetti quali percorsi formativi altamente professionalizzanti, tirocini lavorativi ma nonostante ciò il sostegno quotidiano per le necessità primarie e la vicinanza umana non sta mancando con l'obiettivo di poter tornare presto a camminare insieme. (Gloria Lauretti)  

Migrantes Modena-Nonantola: il servizio delle comunità cattoliche straniere e l’aiuto ai rom del territorio

25 Marzo 2020 - Modena - Tutti i cappellani della diocesi di Modena-Nonantola seguono le loro comunità facendo in modo che le persone restino in casa per evitare il propagarsi del contagio, ci dice Giorgio Bonini dell’Ufficio Migrantes diocesano. Allo stesso tempo “si cerca di tenere i contatti, seppure a distanza, per continuare a garantire l'assistenza spirituale”. Alcune famiglie della comunità polacca condividono (a distanza) la parola del giorno,  recitano la Coroncina alla Divina Misericordia alle ore 15 di ogni giorno con don Fraczek. Don Celestin sottolinea che per la comunità Cattolica Anglofona di San Barnaba di Modena è “un momento difficile come per gli altri ma una cosa chiara è che tutti  noi restiamo a casa  seguendo l'ordine del governo per salvare la vita”. Per la messa domenicale e per i contannti con i fedeli della comunità utilizza WhatsApp, preparando tutto e le famiglie fanno il resto a casa. Ascoltano la messa dell'arcivescovo, mons. Erio Castellucci in TV. Ultimi fra gli ultimi, Migrantes cerca di portare aiuto ad alcune famiglie nomadi già 'normalmente' in difficoltà e ora “sono ancora più emarginati”.

Comitato Europeo Diritti sociali: preoccupazione per i diritto sociali dei migranti e delle condizioni abitative dei rom

24 Marzo 2020 - Comitato Europeo Diritti sociali: preoccupazione per i diritto sociali dei migranti e delle condizioni abitative dei rom Strasburgo - I diritti sociali dei migranti “sono in pericolo in Europa”, secondo le ultime conclusioni annuali del Comitato europeo dei diritti sociali ( ECSR ). Il Comitato è sempre “più preoccupato per il trattamento dei minori migranti in situazione irregolare, accompagnati o meno, e dei minori richiedenti asilo, e in particolare del loro accesso a un alloggio adeguato e sicuro”. Per quanto riguarda il diritto all'abitazione, il Comitato è particolarmente preoccupato per “le indegne condizioni abitative di rom e viaggiatori in molti paesi”. Inoltre il Comitato sottolinea il problema del crescente numero di bambini apolidi in Europa che hanno “un accesso limitato” a diritti e servizi essenziali come la salute e l'istruzione. Il Comitato ha chiesto agli Stati parti di fornire ulteriori informazioni durante il prossimo ciclo di rendicontazione sulle misure per ridurre i casi di apolidia.  

Ass. 21 luglio: a rischio anziani e bambini rom e sinti

19 Marzo 2020 - Roma – “Io resto a casa? No. Tu resti a casa. Io resto nel campo. Sta qui tutta la differenza!”. È questa frase, pronunciata da un abitante della baraccopoli di Salone – periferia est della Capitale – l’incipit dell’indagine curata dall’ Associazione 21 luglio volta a comprendere, dopo 9 giorni dalla sua pubblicazione, l’impatto del decreto governativo IoRestoaCasa sui 3.500 abitanti delle baraccopoli formali monoetniche della città di Roma, ovvero in 6 “villaggi attrezzati” e in 9 “campi tollerati”. I ricercatori si sono serviti di interviste telefoniche, realizzate tra il 14 e il 17 marzo 2020, che hanno coinvolto 24 soggetti dimoranti presso il “villaggio” di via Cesare Lombroso, di via Luigi Candoni, di via dei Gordiani; di Castel Romano, di via di Salone. In questi insediamenti vivono circa 2200 persone. In alcuni casi, in container deteriorati di 21 mq vivono anche 6 o 7 persone. “In nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari disponibili a distribuire dispositivi di prevenzione o ad illustrare le misure atte a prevenire il contagio”, denuncia l’associazione sottolineando che restano le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, “laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente (scarsa in via di Salone e utilizzata solo attraverso autobotte a Castel Romano)”. “Un fattore fortemente penalizzante è rappresentato dall’impossibilità di svolgere la consueta attività lavorativa. In alcuni casi – spiega una nota - quando eventuali risorse risultano scarse, può essere la solidarietà della comunità ad intervenire. Essa però, in tempi di contagio, dove domina la paura del contatto fisico, rischia di venire meno con conseguenze che nel tempo, per alcuni soggetti, potrebbero assumere una dimensione drammatica. In quasi tutti gli insediamenti sono stati segnalati casi di famiglie con minori o anziani che a partire dai prossimi giorni potrebbero trovarsi nell’impossibilità di disporre di beni di prima necessità. Sono proprio questi ultimi, probabilmente insieme ai bambini, la categoria che, all’interno delle baraccopoli romane, sta pagando il prezzo più alto di un decreto che interviene sulla libertà di movimento e con essa sulla possibilità, per chi vive di un’attività informale, di una sussistenza giornaliera”. Nelle interviste emerge “scarsa consapevolezza da parte degli abitanti delle baraccopoli dell’impatto che le misure attualmente imposte dal decreto potrebbero avere sull’infanzia. La sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti”. Ma cosa accadrebbe – si sono chiesti i ricercatori di Associazione 21 luglio - se, come prospettato da alcuni abitanti intervistati, in un insediamento come quello di via Luigi Candoni, abitato da più di 800 persone di cui la metà minori, venisse riscontrata anche una sola positività? La promiscuità presente nella baraccopoli, dove si evidenzia un evidente sovraffollamento interno ed esterno alle abitazioni, “è tale da poter isolare solo il paziente e la sua famiglia o andrebbe messa in quarantena l’intera comunità?”: l’analisi delle condizioni delle baraccopoli romane e i recenti fatti di “quarantene” di insediamenti rom a Cuneo e a Lucca, “fa apparire concreto il rischio che un’eventuale positività al Codiv-19 riscontrata nelle baraccopoli formali della Capitale, lasciate nell’abbandono più totale da anni unito al disinteresse istituzionale registrato anche prima e durante l’epidemia, possa far esplodere problematiche di carattere sanitario che sarà difficile governare per gravità ed entità”. Per tale ragione l’Associazione lancia un appello on line rivolto alla sindaca Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone per chiedere di: “garantire nelle baraccopoli romane la distribuzione beni di prima necessità e condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano promuovere una campagna informativa e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento”. “Mai come in questi giorni difficili – afferma Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio - Roma deve mostrare il suo volto di città solidale, attenta agli ultimi e garante dell’art.32 della Costituzione Italiana che estende a tutti i cittadini le azioni di tutela e prevenzione della salute pubblica. Alle 6.000 persone che oggi vivono nelle baraccopoli romane, non dimentichiamo i 7.700 senza fissa dimora. Un esercito di uomini, donne, bambini in condizioni estreme, ai quali deve essere salvaguardato il diritto alla salute a vantaggio loro e a tutela dell’intera collettività”.

Migrantes: rinviato l’incontro annuale degli operatori pastorali dei rom e sinti

6 Marzo 2020 -

Roma - Prendendo atto delle nuove disposizioni ministeriali per arginare la diffusione del Covid-19,  il convegno Migrantes – previsto dal 15 al 17 marzo presso Villa Campitelli a Frascati – è stato rinviato a data da stabilirsi. All’ incontro annuale di formazione degli operatori pastorali “amici” dei rom e sinti era previsto, tra gli altri, l’intervento di padre Claude Dumas, Presidente del CCIT (Comité Catholique international pour les Tsiganes) che avrebbe introdotto l’incontro sul tema “La visione pastorale chez les Rom”.​

Migrantes: a marzo l’incontro degli “amici dei Rom e Sinti”

28 Febbraio 2020 - Roma – “Il Vangelo tra i Rom. Annunciare testimoniare condividere”. Questo il tema dell’incontro annuale degli “amici dei Rom e Sinti”, promosso dalla Fondazione Migrantes che si svolgerà a Frascati, dal 27 al 29 marzo 2020. Tra gli interventi previsti  quello del catecheta Enzo Biemmì e molte testimonianze. La celebrazione eucaristica di sabato 28 marzo sarà presieduta dal vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio Mons. Giampiero Palmieri. (R.I.)  

Pastorale dei Rom: un “ospedale da campo” alla Magliana

4 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - A Roma, nel quartiere Portuense, nel cuore della Magliana, una zona periferica storicamente difficile, c’è una Parrocchia che da decenni è impegnata nell’accoglienza e nell’integrazione delle comunità Rom. È intitolata a San Gregorio Magno ed è stata visitata da Papa Francesco nell’aprile del 2014. In quell’occasione il Pontefice, rivolgendosi ai fedeli, aveva affermato che Dio si trova proprio nelle “debolezze dell’umanità”. A conferma di queste parole, proprio in quest’area disagiata della diocesi del Papa c’è una comunità cristiana viva, un piccolo modello di “ospedale da campo”, per dirla con Francesco. Debora Foglia è nata alla Magliana cinquantatré anni fa. Considera la parrocchia un po’ casa sua e da due anni è responsabile del ‘Centro di ascolto’. “Il centro – ci spiega – è nato trent’anni fa. Come in quasi tutte le parrocchie è quel posto dove le persone in difficoltà possono venire per essere appunto ascoltate, aiutate e supportate anche con un pacco di generi alimentari”. “Abbiamo cercato di aprire il nostro centro anche ai Rom e ci occupiamo in particolare delle persone che vivono sotto il viadotto della Magliana, che collega questo quartiere all'Eur, e di quelle che vivono a Campo Candoni, uno dei campi Rom attrezzati di Roma Capitale”. Ogni lunedì, alle diciassette, inizia l'accoglienza delle persone Rom. Un volontario li attende all’ingresso, viene distribuito un numero per la turnazione, mentre suor Rosanna prepara il tè caldo per gli ospiti.  “Piano piano, un bicchiere di tè e una chiacchierata, li riceviamo. Io ho un quaderno dove raccolgo la storia di queste famiglie”, spiega la signora Debora. “Loro ci raccontano le loro storie, i loro problemi, di cosa hanno bisogno e noi cerchiamo di aiutarli. Per loro, anche solo la chiacchierata, il colloquio, è fondamentale. Quando è possibile, li andiamo a trovare anche sotto il viadotto o nel campo. È una cosa bellissima conoscere la loro vita, io resto sempre affascinata dalle storie di queste famiglie”. A Campo Candoni, racconta la volontaria, i Rom sono per metà rumeni e per metà bosniaci, mentre i figli sono quasi tutti nati in Italia ma non hanno la cittadinanza, solo il permesso di soggiorno. “È una situazione – ci spiega – che crea problemi per le cure mediche, per ottenere i documenti, per l'iscrizione a scuola. Noi cerchiamo di aiutarli sotto tutti questi aspetti”. Anche nella Capitale le persone Rom sono spesso discriminate e trattate da “cittadini di seconda classe”, come ricordava Papa Francesco nell’incontro con il popolo Rom e Sinti nel maggio 2019. “Non nego che tra i Rom ci siano persone che rubano e commettono altri reati”, spiega Debora Foglia. “Però credo che con le altre persone sia importante instaurare rapporti umani. Solo così crollano i muri della paura e dello stigma. Solo quando conosci una persona e sai il suo vissuto puoi aiutarla”. “Uno dei loro problemi principali, per esempio, è il lavoro”, racconta Debora. “Perciò cerchiamo di fargli fare qualche lavoro qui in parrocchia: li chiamiamo a potare le piante, raccogliere l'immondizia e riusciamo a dargli così una paga giornaliera”. “Qui in parrocchia abbiamo anche una ‘Casa della carità’ dove abbiamo ospitato una famiglia Rom, marito, moglie e una bimba. Lui adesso sta aprendo una piccola impresa, da solo, perché abbiamo creduto in lui. Bisogna dare una possibilità a queste persone, ricordarsi che sono esseri umani, spesso con grandi potenzialità e una diversità che è una ricchezza immensa”. “Le discriminazioni sono basate sul pregiudizio”, spiega Giancarlo Gamba, settantenne di origini bergamasche da decenni impegnato in attività sociali nel quartiere. “In questi anni, attraverso una cooperativa sociale che ha lavorato sul territorio abbiamo creato occasioni dove i Rom potevano lavorare con i nostri giovani. Dove si riesce a creare queste situazioni le barriere cadono e oggi abbiamo muratori che quando hanno bisogno di qualcuno vanno chiamare quella persona Rom perché l'hanno conosciuta e sanno che ci si può fidare”. “Sette anni fa – racconta ancora Giancarlo – abbiamo messo su in parrocchia un progetto chiamato ‘Sabato in famiglia’: un momento di convivialità settimanale che coinvolgeva soprattutto i poveri.  Anche qui abbiamo messo i Rom al primo posto e abbiamo creato amicizie, relazioni. Dove si crea relazione si crea inserimento, sicurezza e tutto diventa più semplice”. “Certo – conclude Giancarlo – qui alla Magliana siamo circa trentacinquemila ed è chiaro che ci sono sempre frange più difficili. Un mese fa, per esempio, c’è stato un incendio nelle baracche sotto il ponte ed era chiaramente un incendio di natura dolosa, ma noi cerchiamo di emarginare chi considera i Rom come il capro espiatorio di tutti i mali della società”. Parroco a San Gregorio Magno dal settembre 2019 è don Stefano Meloni che ha alle spalle una lunga esperienza pastorale con i Rom nella periferia di Villa Gordiani, nel quartiere Prenestino. “La mia parrocchia precedente, Santa Maria della Misericordia, sorge accanto a un Campo Rom. Lì il campo nomadi era casa mia e la parrocchia era casa loro e con queste persone ho instaurato un rapporto di profonda amicizia che ha dato i suoi frutti”, spiega don Stefano. “Per esempio adesso siamo alla terza generazione di ragazzi Rom. I primi erano molto chiusi, ma quelli di adesso stanno assumendo gli atteggiamenti degli altri ragazzi del quartiere. Oggi lì quasi tutti i bambini Rom vengono battezzati, vengono al catechismo, frequentano la parrocchia, vanno a scuola”. Alla Magliana però don Stefano ha trovato una situazione diversa: “Il campo Cantoni è una sorta di ghetto in mezzo alla campagna, sono persone lontane dalla comunità parrocchiale. I Rom che sono sotto il viadotto stanno ancora peggio, in baracche improvvisate, spesso in mezzo al canneto. Ma il mio atteggiamento è lo stesso: loro sanno che la parrocchia è a loro disposizione e che qui c'è sempre una casa pronta ad ospitarli”. “Non tutti i parrocchiani sono contenti di questo nostro lavoro di accoglienza, ma non ci sono grandi tensioni. La maggior parte della comunità capisce che sono anche loro persone che hanno bisogno di aiuto e qui nessuno vuole creare guerre tra poveri”, conclude il parroco.  (Fabio Colagrande – Vatican News)