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Papa Francesco: una messa mattutina offerta per i malati di coronavirus

9 Marzo 2020 - Città del Vaticano – “In questi giorni officio la messa per gli ammalati di questa epidemia, per i medici, per gli infermieri, per i volontari, che aiutano tanto, per i familiari, per gli anziani che stanno nelle case di riposo, per i carcerati che sono rinchiusi”. Da oggi la celebrazione mattutina del Papa a Casa Santa Marta viene trasmessa in diretta video senza la partecipazione dei fedeli. E il Papa prega per coloro che sono stati colpiti dal coronavirus e per tutti coloro che si stanno prodigando per la loro salute. “Preghiamo insieme questa settimana, questa preghiera forte al Signore: ‘salvami o Signore e dammi misericordia’”, ha detto il pontefice che nell’omelia, commentando le letture del giorno, ha invitato a chiedere “la grazia della vergogna: vergognarci dei nostri peccati” e  che “il Signore, a tutti noi, ci conceda questa grazia”. Papa Francesco, riferendosi alla prima lettura sottolinea che “c’è una confessione dei peccati, un riconoscere che abbiamo peccato. E quando noi ci prepariamo a ricevere il sacramento della riconciliazione, dobbiamo fare quello che si chiama ‘esame di coscienza’ e vedere cosa ho fatto io davanti a Dio: ho peccato. Riconoscere il peccato. Ma questo riconoscere il peccato – ha aggiunto papa Francesco - non può essere soltanto fare un elenco dei peccati intellettuali, dire ‘ho peccato’, poi lo dico al padre e il padre mi perdona. Non è necessario, non è giusto fare questo. Questo sarebbe come fare un elenco delle cose che devo fare o che devo avere o che ho fatto male, ma rimane nella testa. Una vera confessione dei peccati deve rimanere nel cuore. Andare a confessarsi non è soltanto dire al sacerdote questo elenco, ‘ho fatto questo, questo, questo, questo …’, e poi me ne vado, sono perdonato. No, non è questo. Ci vuole un passo, un passo in più, che è la confessione delle nostre miserie, ma dal cuore; cioè, che quell’elenco che io ho fatto delle cose cattive, scenda al cuore. E così fa Daniele, il Profeta. ‘A te, Signore, conviene la giustizia; a noi, la vergogna”. Per il papa la vergogna per i nostri peccati è “una grazia, dobbiamo chiederla: ‘Signore, che io mi vergogni’”. Quando “noi abbiamo non solo il ricordo, la memoria dei peccati che abbiamo fatto, ma anche il sentimento della vergogna, questo tocca il cuore di Dio e risponde con misericordia. Il cammino per andare incontro alla misericordia di Dio, è vergognarsi delle cose brutte, delle cose cattive che abbiamo fatto. Così, quando io andrò a confessarmi dirò non solo l’elenco dei peccati, ma i sentimenti di confusione, di vergogna per avere fatto questo a un Dio tanto buono, tanto misericordioso, tanto giusto”. Da oggi e nei prossimi giorni, come dicevamo, la Messa mattutina a casa Santa Marta sarà trasmessa in video come ha annunciato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni: “In relazione alla particolare situazione dovuta al rischio di diffusione del Covid-19 il Santo Padre ha disposto che le Messe da lui celebrate in forma privata a Santa Marta nei prossimi giorni siano trasmesse in diretta, anche tramite il player di Vatican News, e distribuite da Vatican Media ai media collegati e a quelli che ne facciano richiesta, per consentire a chi lo vorrà di seguire le celebrazioni in unione di preghiera al Vescovo di Roma”. Finora la celebrazione non era mai stata trasmessa. Al termine l’omelia, fatta sempre a braccio, veniva diffusa dai media vaticani. (Raffaele Iaria)  

Papa Francesco: messaggio GMG 2020, “i fallimenti sono un bene, se fanno crollare gli idoli”

5 Marzo 2020 -

Città del Vaticano -  “Guardo con occhi attenti, oppure come quando sfoglio velocemente le migliaia di foto nel mio cellulare o i profili social? Quante volte oggi ci capita di essere testimoni oculari di tanti eventi, senza però mai viverli in presa diretta!”. Lo scrive Papa Francesco nel messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2020, che si celebra a livello diocesano in tutto il mondo il prossimo 5 aprile, Domenica delle Palme, sul tema: “Giovane, dico a te, alzati!” (cfr Lc 7,14), brano che racconta come Gesù, entrando nella cittadina di Nain, in Galilea, s’imbatte in un corteo funebre che accompagna alla sepoltura un giovane, figlio unico di una madre vedova, che poi resusciterà. “A volte la nostra prima reazione è di riprendere la scena col telefonino, magari tralasciando di guardare negli occhi le persone coinvolte”, osserva il Pontefice. La sua attenzione è per “tante situazioni negative” vissute dai giovani. Da una parte, chi si gioca tutto nell’oggi, mettendo in pericolo la propria vita con esperienze estreme, dall’altra  giovani che invece sono “morti” perché “hanno perso la speranza”. “Purtroppo anche tra i giovani si diffonde la depressione, che in alcuni casi può portare persino alla tentazione di togliersi la vita”. Un riferimento alle “situazioni in cui regna l’apatia, in cui ci si perde nell’abisso delle angosce e dei rimorsi”. “Quanti giovani piangono senza che nessuno ascolti il grido della loro anima! Intorno a loro tante volte sguardi distratti, indifferenti, di chi magari si gode le proprie happy hour tenendosi a distanza”. E, ancora, chi “vivacchia nella superficialità, credendosi vivo mentre dentro è morto”. “Ci si può ritrovare a vent’anni a trascinare una vita verso il basso, non all’altezza della propria dignità”. Da Francesco l’allarme per “un diffuso narcisismo digitale, che influenza sia giovani che adulti”. “Alcuni di loro forse hanno respirato intorno a sé il materialismo di chi pensa soltanto a fare soldi e sistemarsi, quasi fossero gli unici scopi della vita. A lungo andare comparirà inevitabilmente un sordo malessere, un’apatia, una noia di vivere, via via sempre più angosciante”. Quindi, l’attenzione ai “ai fallimenti personali”: “La fine di un ‘sogno’ può far sentire morti. Ma – avverte il Papa – i fallimenti fanno parte della vita di ogni essere umano, e a volte possono anche rivelarsi una grazia”, perché “spesso qualcosa che pensavamo ci desse felicità si rivela un’illusione, un idolo”. “Gli idoli pretendono tutto da noi rendendoci schiavi, ma non danno niente in cambio. E alla fine franano, lasciando solo polvere e fumo. In questo senso i fallimenti, se fanno crollare gli idoli, sono un bene, anche se ci fanno soffrire”.

 

Città dei Ragazzi: un convegno in vista del Global Compact Education

25 Febbraio 2020 - Roma - Si fa sempre più vicina la data del 14 maggio voluta da Papa Francesco per lanciare il Global Compact Education. In un messaggio Papa Francesco invita a “dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente". L’obiettivi è quello di “promuovere insieme e attivare, attraverso un comune patto educativo, quelle dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in modo positivo”. L'obiettivo è di «ravvivare l'impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione”. Dalla data di presentazione del messaggio del Papa tanti gli incontri che si sono svolti in Italia. Altri sono previste nelle prossime settimane. Il 24 marzo una giornata di riflessione su iniziativa del gruppo di lavoro che si sta occupando del rilancio della “Città dei ragazzi", del quale fanno parte, fra gli altri, la Fondazione Migrantes e l’Ufficio Migrantes di Roma e la Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per lo sviluppo umano integrale. I lavori della giornata si concentreranno sui quattro verbi proposti da Papa Francesco nel gennaio 2018 per l'accoglienza di migranti e rifugiati: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.  

Papa Francesco: il più grande nella Chiesa è chi serve, non chi ha più titoli

25 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Non si può vivere il Vangelo facendo compromessi, altrimenti si finisce con lo spirito del mondo, che punta al dominio degli altri ed è “nemico di Dio”, ma bisogna scegliere la strada del servizio. La riflessione del Papa, stamani nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, - come riferisce Vatican News - parte dal brano del Vangelo odierno (Mc 9,30-37) nel quale Gesù dice ai Dodici che se uno vuole essere il primo è chiamato a farsi ultimo e servitore di tutti. Gesù sapeva che lungo la strada i discepoli avevano discusso tra loro su chi fosse il più grande “per ambizione”. Questo litigare dicendo “io devo andare avanti, io devo salire”, spiega il Papa, è lo spirito del mondo. Ma anche la Prima Lettura della Liturgia di oggi (Gc 4,1-10) ricalca questo aspetto, quando l’apostolo Giacomo ricorda che l’amore per il mondo è nemico di Dio: “Quest’ansia di mondanità, quest’ansia di essere più importante degli altri e dire: ‘No! Io merito questo, non lo merita quell’altro’. Questo è mondanità, questo è lo spirito del mondo e chi respira questo spirito, respira l’inimicizia di Dio. Gesù, in un altro passo, dice ai discepoli: ‘O siete con me o siete contro di me’. Non ci sono compromessi nel Vangelo. E quando uno vuole vivere il Vangelo facendo dei compromessi, alla fine si trova con lo spirito mondano, che sempre cerca di fare compromessi per arrampicarsi di più, per dominare, per essere più grande”. Tante guerre e tante liti vengono proprio dai desideri mondani, dalle passioni, evidenzia il Papa facendo ancora riferimento alle parole di san Giacomo. È vero “oggi tutto il mondo è seminato da guerre. Ma le guerre che sono fra di noi? Come quella che c’era fra gli apostoli: chi è il più importante?”, si chiede Francesco: “ ‘Guardate la carriera che ho fatto: adesso non posso andare indietro!’. Questo è lo spirito del mondo e questo non è cristiano. ‘No! Tocca a me! Io devo guadagnare di più per avere più soldi e più potere’. Questo è lo spirito del mondo. E poi, la malvagità delle chiacchiere: il pettegolezzo. Da dove viene? Dall’invidia. Il grande invidioso è il diavolo, lo sappiamo, lo dice la Bibbia. Dall’invidia. Per l’invidia del diavolo entra il male nel mondo. L’invidia è un tarlo che ti spinge a distruggere, a sparlare, a annientare l’altro”. Nel dialogo dei discepoli c’erano tutte queste passioni e per questo Gesù li rimprovera e li esorta a farsi servitori di tutti e a prendere l’ultimo posto: “Chi è il più importante nella Chiesa? Il Papa, i vescovi, i monsignori, i cardinali, i parroci delle parrocchie più belle, i presidenti delle associazioni laicali? No! Il più grande nella Chiesa è quello che si fa servitore di tutti, quello che serve tutti, non che ha più titoli. E per far capire questo prese un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo con tenerezza – perché Gesù parlava con tenerezza, ne aveva tanta – disse loro: ‘Chi accoglie un bambino, accoglie me’, cioè chi accoglie il più umile, il più servitore. Questa è la strada. La strada contro lo spirito del mondo è una sola: l’umiltà. Servire gli altri, scegliere l’ultimo posto, non arrampicarsi”. Non bisogna, quindi, “negoziare con lo spirito del mondo”, non bisogna dire: “Ho diritto a questo posto, perché, guardate la carriera che ho fatto”. La mondanità, infatti, “è nemica di Dio”. Bisogna invece ascoltare questa parola “tanto saggia” e incoraggiante che Gesù dice nel Vangelo: “Se uno vuole essere il primo sia l’ultimo di tutti, sia il servitore di tutti”.    

Quaresima: il calendario di Papa Francesco per il mercoledì delle Ceneri

25 Febbraio 2020 - Città del Vaticano -  La processione all'Aventino, dalla chiesa di Sant'Anselmo alla Basilica di Santa Sabina, e la liturgia penitenziale nella Basilica di San Giovanni in Laterano con i preti romani. Sono i due tradizionali riti della Quaresima presieduti da Papa Francesco. A confermarli, in una nota, è il Vicariato di Roma che annuncia per domani, mercoledì 26 febbraio, Mercoledì delle Ceneri, alle 16.30, nella chiesa di Sant'Anselmo all'Aventino, la liturgia “stazionale” presieduta dal Papa cui farà seguito la processione penitenziale verso la Basilica di Santa Sabina. Alla processione prenderanno parte i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i monaci benedettini di Sant'Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli. Al termine della processione, nella Basilica di Santa Sabina, avrà luogo la celebrazione della Messa con il rito di benedizione e di imposizione delle Ceneri. Giovedì 27 febbraio, il Papa sarà invece nella Basilica di San Giovanni in Laterano per la tradizionale liturgia penitenziale di inizio Quaresima con il clero della diocesi di Roma. Dopo una meditazione del Cardinale vicario, Angelo De Donatis, i sacerdoti si confesseranno; anche il Papa ascolterà alcune confessioni e concluderà la celebrazione rivolgendo la sua parola.   

Papa Francesco: “sentire compassione per le vittime innocenti delle guerre”

24 Febbraio 2020 - Città del Vaticano -  “Mettere il mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria”. È un appello a 360°, quello con cui si conclude il messaggio del Papa per la Quaresima – diffuso oggi – sul tema “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. “Anche oggi – scrive papa Francesco – è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo”. “La condivisione nella carità rende l’uomo più umano”, la tesi del Papa: “L’accumulare rischia di abbrutirlo, chiudendolo nel proprio egoismo”. “Possiamo e dobbiamo spingerci anche oltre, considerando le dimensioni strutturali dell’economia”, l’invito per lanciare un appuntamento ormai imminente: “Per questo motivo – annuncia infatti Francesco – nella Quaresima del 2020, dal 26 al 28 marzo, ho convocato ad Assisi giovani economisti, imprenditori e change-makers, con l’obiettivo di contribuire a delineare un’economia più giusta e inclusiva di quella attuale”. “Come ha più volte ripetuto il magistero della Chiesa, la politica è una forma eminente di carità”, ribadisce il Santo Padre citando Pio XI: “Altrettanto lo sarà l’occuparsi dell’economia con questo stesso spirito evangelico, che è lo spirito delle Beatitudini”. Dare ascolto al “padre della menzogna” è “sprofondare nel baratro del non senso” e sperimentare “l’inferno qui sulla terra”, esordisce il Papa: chi crede nell’annuncio pasquale, “respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza”. “Se invece si presta ascolto alla voce suadente del ‘padre della menzogna’ si rischia di sprofondare nel baratro del non senso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva”. “Non lasciamo passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui”, l’appello a proposito della parola chiave della Quaresima: “conversione”. “L’esperienza della misericordia – scrive Francesco nel messaggio  - è possibile solo in un ‘faccia a faccia’ col Signore crocifisso e risorto ‘che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me’. Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico”. Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale: “Prima che essere un dovere, esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà”. “In questo favorevole – l’auspicio del Papa per la Quaresima – lasciamoci condurre come Israele nel deserto. Quanto più ci lasceremo coinvolgere nella sua Parola, tanto più riusciremo a sperimentare la sua misericordia gratuita per noi. Non lasciamo passare invano questo tempo di grazia, nella presuntuosa illusione di essere noi i padroni dei tempi e dei modi della nostra conversione a Lui”. (M.M.Nicolais – Sir)  

Papa Francesco: Dio ci chiede un cuore aperto e pieno di compassione

18 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Manca pane a sufficienza ai discepoli che sono saliti in barca con Gesù e in loro subentra la preoccupazione per la gestione di qualcosa di materiale: “Discutevano fra loro -dice oggi il Vangelo di Marco ( Mc 8,14-21) - perché non avevano pane”. Gesù accortosi di questo li ammoniva: “Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?”. Papa Francesco, nell’omelia della messa a Santa Marta, questa mattina, come riferisce Vatican News - prende le mosse da questa scena del Vangelo per far comprendere la differenza che c'è tra un “cuore indurito”, come quello dei discepoli, e un “cuore compassionevole” come quello del Signore, quello che esprime la Sua volontà: “E la volontà del Signore è la compassione: ‘Misericordia voglio e non sacrifici’. E un cuore senza compassione è un cuore idolatrico, è un cuore autosufficiente, che va avanti sostenuto dal proprio egoismo, che diventa forte soltanto con le ideologie. Pensiamo ai quattro gruppi ideologici del tempo di Gesù: i farisei, i sadducei, gli esseni, gli zeloti. Quattro gruppi che avevano indurito il cuore per portare avanti un progetto che non era quello di Dio; non c’era posto per il progetto di Dio, non c’era posto per la compassione”. Ma esiste una “medicina” contro la durezza del cuore ed è la memoria. Per questo nel Vangelo di oggi e in tanti passi della Bibbia che il Papa ripercorre torna come una sorta di ‘ritornello” il richiamo al potere salvifico della memoria, una “grazia” da chiedere - dice Francesco - perché “mantiene il cuore aperto e fedele”: “Quando il cuore diventa indurito, quando il cuore si indurisce, si dimentica… Si dimentica la grazia della salvezza, si dimentica la gratuità. Il cuore duro porta alle liti, porta alle guerre, porta all’egoismo, porta alla distruzione del fratello, perché non c’è compassione. E il messaggio di salvezza più grande è che Dio ha avuto compassione di noi. Quel ritornello del Vangelo, quando Gesù vede una persona, una situazione dolorosa: ‘ne ebbe compassione’. Gesù è la compassione del Padre; Gesù è lo schiaffo a ogni durezza di cuore”. Chiedere dunque la grazia di avere un cuore “non ideologizzato” e quindi indurito, ma “aperto e compassionevole” di fronte a quanto accade nel mondo perché - ricorda il Papa - da questo saremo giudicati il giorno del giudizio, non dalle nostre “idee” o dalle nostre “ideologie”. “Ho avuto fame, mi hai dato da mangiare; sono stato in prigione, sei venuto a trovarmi; ero afflitto e mi hai consolato” sta scritto nel Vangelo e “questa - rimarca Francesco - è la compassione, questa è la non-durezza di cuore”. E l'umiltà, la memoria delle nostre radici e della nostra salvezza, ci aiuteranno a conservarlo tale. Da qui la preghiera conclusiva del Papa: “Ognuno di noi ha qualcosa che si è indurito nel cuore. Facciamo memoria, e che sia il Signore a darci un cuore retto e sincero dove abita il Signore. Nei cuori duri non può entrare il Signore; nei cuori ideologici non può entrare il Signore. Il Signore entra solo nei cuori che sono come il suo cuore: i cuori compassionevoli, i cuori che hanno compassione, i cuori aperti. Che il Signore ci dia questa grazia”.    

Sinodo dei vescovi: “esprimere con urgenza solidarietà con i fratelli e le sorelle coinvolti nel dramma della migrazione forzata”

17 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - “Esprimere con urgenza solidarietà con i fratelli e le sorelle coinvolti nel dramma della migrazione forzata”. E’ quanto è emerso nell’incontro  della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, presieduto da Papa Francesco, riunitosi nei giorni scorsi e che  ha riflettuto, tra le altre cose, sulle conseguenze del fenomeno migratorio in atto in diverse regioni del pianeta. Durante l’incontro il Papa ha deciso di indire la prossima Assemblea del Sinodo dei vescovi per l’autunno 2022. “A causa di guerre, ineguaglianze economiche, ricerca di lavoro e di terre più fertili, persecuzione religiosa, terrorismo, crisi ecologica, ecc., moltissime persone sono costrette a spostarsi da un paese all’altro”, si legge nel Messaggio del XV Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi sulle gravi conseguenze del movimento di persone in atto nel mondo: “Gli effetti sono spesso devastanti. Le persone  sono disorientate, le famiglie distrutte, i giovani traumatizzati, e quanti sono rimasti a casa indotti alla disperazione. Talvolta tali persone – prosegue il messaggio -  patiscono in campi-profughi e alcune addirittura finiscono in prigione. Donne e giovani sono costretti a prostituirsi; vengono abusati fisicamente, socialmente e sessualmente. I bambini sono separati dai genitori e privati del diritto di crescere nella sicurezza di una famiglia unita”. Di fronte a ciò, il Consiglio del Sinodo desidera ricordare che la Chiesa, “mentre deplora le ragioni che causano un così massiccio movimento di persone, è chiamata a offrire conforto, consolazione e accoglienza a tutti coloro che stanno soffrendo in un modo o nell’altro. Essa – si legge ancora nel messaggio -  si identifica con il povero, il piccolo e lo straniero, considerando parte della sua missione profetica l’impegno a levare la voce contro l’ingiustizia, lo sfruttamento e la sofferenza”. La Chiesa “apprezza, al tempo stesso, i governi e le organizzazioni non governative che mostrano interesse e si stanno impegnando ad aiutare quanti sono costretti a spostarsi” e sostiene coloro che stanno “cercando di avviare politiche favorevoli all’accoglienza di queste persone nelle loro comunità”. Da qui anche l’auspicio  che i governi locali affrontino le situazioni che costringono le persone a lasciare la loro casa” e si chiede “vigilanza contro il traffico di persone e impegno a promuovere la fine dei conflitti che provocano tanta sofferenza”. “Affidiamo – conclude il messaggio -  i nostri fratelli e le nostre sorelle sofferenti a Maria, Madre dell’umanità, che per prima ha conosciuto il dolore di dover lasciare la sua casa e il suo paese insieme alla propria famiglia in cerca di sicurezza e di pace”. (R.Iaria)

Papa Francesco: tenere nel cuore chi ci accompagna nel cammino della vita

14 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Il calore di Casa Santa Marta, di una “famiglia larga” la definisce il Papa, fatta di persone che ci accompagnano nel cammino della vita, che ogni giorno lavorano lì, nel cuore del Vaticano,  con dedizione e cura, che aiutano se una compagna è malata, provano tristezza se uno di loro va via. Volti, sorrisi, saluti: semi che si gettano nel cuore di ognuno. Francesco, nell’omelia della Messa del mattino, come riferisce Vatican News, prende spunto dal pensionamento di una dipendente, Patrizia, per fare “atto di memoria, di ringraziamento” e anche di scuse nei confronti di chi ci accompagna nel cammino. E’ un’omelia che racconta la quotidianità di Casa Santa Marta. Papa Francesco vuole soffermarsi sulla famiglia, non solo “papà, mamma, fratelli, zii, nonni” ma “la famiglia larga, coloro che ci accompagnano nel cammino della vita per un po’ di tempo”. Spiega che, dopo 40 anni di lavoro, Patrizia va in pensione; una presenza di famiglia su cui soffermarsi: “E questo farà bene a tutti noi che abitiamo qui, pensare a questa famiglia che ci accompagna; e a tutti voi, che non abitate qui, pensare a tanta gente che vi accompagna nel cammino della vita: vicini, amici, compagni di lavoro, di studio Noi non siamo soli. Il Signore ci vuole popolo, ci vuole in compagnia; non ci vuole egoisti: l’egoismo è un peccato”. Nella sua riflessione, papa Francesco ricorda la generosità di tante compagne di lavoro che si sono prese cura di chi si è ammalato. Dietro ogni nome, una presenza, una storia, una permanenza breve che ha lasciato il segno. Una familiarità che ha trovato spazio nel cuore del Papa. “Penso a Luisa, penso a Cristina”, afferma il Pontefice, alla nonna di casa, suor Maria, entrata a lavorare giovane e che lì decise di consacrarsi. Ma nel ricordare la sua famiglia “larga”, il Pontefice ha un pensiero per chi non c’è più “Miriam, che se n’è andata con il bambino; Elvira, che è stata un esempio di lotta per la vita, fino alla fine”. E poi altri ancora che sono andati in pensione o a lavorare altrove. Presenze che hanno fatto bene e che a volte si fa fatica a lasciare: “Oggi ci farà bene, a tutti noi, pensare alla gente che ci ha accompagnato nel cammino della vita, come gratitudine, e anche come un gesto di gratitudine a Dio. Grazie, Signore, per non averci lasciati da soli. È vero, sempre ci sono dei problemi, e dove c’è gente ci sono delle chiacchiere. Anche qui dentro. Si prega e si chiacchiera, ambedue le cose. E anche, alcune volte, si pecca contro la carità”. Peccare, perdere la pazienza e poi chiedere scusa. Si fa così in famiglia. “Io vorrei ringraziare per la pazienza delle persone che ci accompagnano – sottolinea il Papa - e chiedere scusa per le nostre mancanze”: “Oggi è un giorno per ringraziare e chiedere scusa, dal cuore, ognuno di noi, alle persone che ci accompagnano nella vita, per un pezzo della vita, per tutta la vita… E vorrei approfittare di questo congedo di Patrizia per fare con voi questo atto di memoria, di ringraziamento, e anche di chiedere scusa alle persone che ci accompagnano. Ognuno di noi lo faccia con le persone che abitualmente lo accompagnano. E a coloro che lavorano qui a casa, un ‘grazie’ grande grande grande. E a lei, Patrizia, che incominci questa seconda parte della vita, altri 40 anni!”.  

Papa Francesco: la Chiesa diventa “strumento di carità nella misura in cui le comunità urbane sono non solo missionarie”, ma anche “accoglienti”

12 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - La Chiesa diventa “strumento di carità nella misura in cui le comunità urbane sono non solo missionarie nel loro ambiente, ma anche accoglienti verso i poveri che arrivano dall’interno spinti dalla miseria. E ugualmente lo è nella misura in cui le comunità sono vicine ai giovani migranti per aiutarli a integrarsi nella città senza cadere nelle sue reti di degrado”. Lo scrive Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica post snodale “Querida Amazonia” diffusa oggi. Per il Papa tali azioni ecclesiali, che “nascono dall’amore, sono percorsi preziosi all’interno di un processo di inculturazione”. L’inculturazione “eleva e conferisce pienezza. Certamente va apprezzato lo spirito indigeno dell’interconnessione e dell’interdipendenza di tutto il creato, spirito di gratuità che   ama la vita come dono, spirito di sacra ammirazione davanti alla natura che ci oltrepassa con tanta vita. Tuttavia – scrive Papa Francesco -  si tratta anche di far sì che questa relazione con Dio presente nel cosmo diventi sempre più la relazione personale con un Tu che sostiene la propria realtà e vuole darle un senso”. “L’amata Amazzonia – scrive aprendo il documento Papa Bergoglio - si mostra di fronte al mondo con tutto il suo splendore, il suo dramma, il suo mistero”. Il Pontefice, nei primi punti spiega “il senso di questa Esortazione” ricca di riferimenti a documenti delle Conferenze Episcopali dei Paesi amazzonici ma anche a poesie di autori legati all’Amazzonia. Sottolinea che desidera “esprimere le risonanze” che il Sinodo ha provocato in lui. E precisa che non intende né sostituire né ripetere il Documento finale che invita a leggere “integralmente”, auspicando che tutta la Chiesa si lasci “arricchire e interpellare” da esso e che la Chiesa dell’Amazzonia si impegni “nella sua applicazione”. Papa Francesco condivide i suoi “Sogni per l’Amazzonia”  la cui sorte deve preoccupare tutti perché questa terra è anche “nostra”. Formula cosi “quattro grandi sogni”: che l’Amazzonia “lotti per i diritti dei più poveri”, “che difenda la ricchezza culturale”, che “custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale”, che infine le comunità cristiane siano “capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia”. (R.I.)