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Papa con bambini “corridoi umanitari”

15 Maggio 2019 -   Città del Vaticano – Papa Francesco, nel passaggio tra i fedeli prima della udienza generale di questa mattina ha fatto salire sulla papamobile 8 bambini arrivati dalla Libia con il corridoio umanitario del 29 aprile scorso e su un barcone alcuni mesi fa. Lo rende noto il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti aggiungendo che questi bambini, di diverse nazionalità - tra cui Siria, Nigeria e Congo - sono attualmente ospitati con le loro famiglie nel Centro “Mondo Migliore” di Rocca di Papa e seguiti dalla Cooperativa “Auxilium”. (R. Iaria)  

Papa Francesco incontra famiglia rom

9 Maggio 2019 - Roma - “Il Santo Padre ha salutato stasera, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, la famiglia rom del quartiere romano di Casal Bruciato, vittima – nei giorni scorsi – di minacce e insulti razzisti". Lo ha comunicato, pochi minuti fa, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti aggiungendo che con tale gesto, il Papa ha voluto esprimere "vicinanza e solidarietà a questa famiglia e la più netta condanna di ogni forma di odio e violenza”. (R.I.)

Papa Francesco: il mondo dei rifugiati “è un po’ una croce, una croce dell’umanità”

6 Maggio 2019 - Sofia – “Grazie tante per la vostra accoglienza. Grazie ai bambini, per il loro canto tanto bello. Loro portano gioia nel vostro cammino. Il vostro cammino è non sempre bello, e poi c’è il dolore di lasciare la patria e cercare di inserirsi in un'altra patria... C’è sempre la speranza...”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco durante la visita, in forma privata, al Centro Profughi “Vrazhdebna” nella periferia della capitale bulgara. Il Papa si è recato nel refettorio dove si trovavano riunite circa 50 persone tra genitori e bambini. I bambini presenti nel Centro provengono da Siria ed Iraq. Dopo il breve saluto di una volontaria, il canto eseguito dai bambini e il dono dei disegni dei piccoli al Papa. “Oggi – ha detto -  il mondo dei migranti e rifugiati è un po’ una croce, una croce dell’umanità, è la croce che tanta gente soffre... Io ringrazio voi, la vostra buona volontà, e auguro il meglio a voi e a vostri concittadini che avete lasciato nella vostra patria” La visita al campo profughi ha aperto la seconda giornata del viaggio apostolico del pontefice in Bulgaria.

Papa Francesco: oggi in Bulgaria l’incontro con i profughi di un campo

6 Maggio 2019 - Sofia - Papa Francesco ha aperto la sua seconda giornata in Bulgaria, con la visita, in forma privata, al Centro Profughi “Vrazhdebna” nella periferia della capitale bulgara. Il Papa si è recato nel refettorio dove si trovavano riunite circa 50 persone tra genitori e bambini. I bambini presenti nel Centro provengono da Siria ed Iraq. Dopo il breve saluto di una volontaria, il canto eseguito dai bambini e il dono dei disegni dei piccoli al Papa. Il pontefice ha quindi salutato le famiglie accolte nel Centro e rivolto loro alcune parole. Il centro attualmente ospita almeno 45 bambini. Anche tra gli operatori e volontari Caritas Bulgaria ci sono immigrati: il Papa, ad esempio ha conversato, con una donna afghana che è in Bulgaria da cinque anni e la cui famiglia si trova negli Stati Uniti. (R. Iaria)

Papa Francesco “non chiudere gli occhi, il cuore e la mano a chi bussa alle vostre porte”

6 Maggio 2019 - Sofia - Migrazioni e “inverno demografico”. Sono le due sfide più urgenti che la Bulgaria si trova ad affrontare, secondo papa Francesco in visita in questo Paese e in Macedonia. “Ora, in questo frangente storico, a trent’anni dalla fine del regime totalitario che ne imprigionava la libertà e le iniziative – ha detto il papa nel suo primo discorso ieri a Sofia – la Bulgaria si trova ad affrontare le conseguenze dell’emigrazione, avvenuta negli ultimi decenni, di più di due milioni di suoi concittadini alla ricerca di nuove opportunità di lavoro”. “Nel medesimo tempo la Bulgaria – come tanti altri Paesi del vecchio continente – deve fare i conti con quello che può essere considerato come un nuovo inverno”, ha proseguito il Papa: quello demografico, che è sceso come una cortina di gelo su tanta parte dell’Europa, conseguenza di una diminuzione di fiducia verso il futuro”. “Il calo delle nascite, dunque, sommandosi all’intenso flusso migratorio, ha comportato lo spopolamento e l’abbandono di tanti villaggi e città”, ha detto il pontefice. La Bulgaria, inoltre, “si trova a confrontarsi con il fenomeno di coloro che cercano di fare ingresso all’interno dei suoi confini, per sfuggire a guerre e conflitti o alla miseria, e tentano di raggiungere in ogni modo le aree più ricche del continente europeo, per trovare nuove opportunità di esistenza o semplicemente un rifugio sicuro”. Poi le parole rivolte al presidente bulgaro, incontrato poco prima in privato: “Conosco l’impegno con cui i governanti di questo Paese, da anni, si sforzano di creare le condizioni affinché, soprattutto i giovani, non siano costretti a emigrare”: “Vorrei incoraggiarvi a continuare su questa strada a compiere ogni sforzo per promuovere condizioni favorevoli affinché i giovani possano investire le loro fresche energie e programmare il loro futuro personale e familiare, trovando in patria condizioni che permettano una vita degna”. “E a voi, che conoscete il dramma dell’emigrazione, mi permetto di suggerire di non chiudere gli occhi, il cuore e la mano – come è nella vostra tradizione – a chi bussa alle vostre porte”. “Il vostro Paese – ha sottolineato - si è sempre distinto come un ponte fra est e ovest, capace di favorire l’incontro tra culture, etnie, civiltà e religioni differenti, che da secoli hanno qui convissuto in pace. Lo sviluppo, anche economico e civile, della Bulgaria passa necessariamente attraverso il riconoscimento e la valorizzazione di questa sua specifica caratteristica. Possa questa terra, delimitata dal grande fiume Danubio e dalle sponde del mar Nero, resa fertile dall’umile lavoro di tante generazioni e aperta agli scambi culturali e commerciali, integrata nell’Unione europea e dai solidi legami con Russia e Turchia, offrire ai suoi figli un futuro di speranza. Dio benedica la Bulgaria, la conservi pacifica e accogliente e la renda prospera e felice!”.  

Papa Francesco: in Bulgaria la visita ad un campo profughi

3 Maggio 2019 - Città del Vaticano -Inizierà domenica, 5 maggio, il 29.esimo viaggio apostolico di Papa Francesco in Bulgaria e nella Macedonia del Nord. Un viaggio durante il quale il pontefice non trascurerà certamente l’ attenzione alle realtà spesso dimenticate. Lunedì, infatti, visiterà, in forma privata, un campo profughi a Sofia, come si legge nel programma del viaggio  presentato questa mattina in Vaticano dal Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti. “Spero che l’incontro del Papa con i profughi possa incoraggiare un clima di accoglienza”, ha detto ai microfoni di Vatican News Vanya Klecherova, responsabile per la comunicazione di Caritas Bulgaria, e “spero che questo gesto del Santo Padre possa far capire a tutti che siamo uguali nelle vulnerabilità”. “Non ci sarà un discorso del Papa”,  ha detto Gisotti informando che il Papa incontrerà un centinaio di persone e riceverà dei disegni da parte dei bambini del campo.  

Papa Francesco: lo Spirito Santo sia il protagonista della nostra vita

30 Aprile 2019 - Città del Vaticano - Possiamo rinascere “da quel poco che siamo”, dalla “nostra esistenza peccatrice” solamente con “l’aiuto della stessa forza che ha fatto risorgere il Signore: con la forza di Dio” e per questo “il Signore ci ha inviato lo Spirito Santo”. Da soli non ce la possiamo fare. Lo ha ricordato, come riferisce VaticanNews, questa mattina Papa Francesco nell'omelia della Messa a Casa Santa Marta, tutta incentrata sulla risposta di Gesù a Nicodemo - proposta dal Vangelo di oggi (Gv 3,7-15) - che domandava come questo potesse accadere. Una domanda che anche noi facciamo. Gesù parla di “rinascere dall'alto” e il Papa traccia questo legame fra la Pasqua e il messaggio di rinascere. Il messaggio della Risurrezione del Signore è “questo dono dello Spirito Santo”, ricorda, e, infatti, nella prima apparizione di Gesù agli apostoli, la stessa domenica della Risurrezione, dice loro: “Ricevete lo Spirito Santo”. “Questa è la forza! Noi non possiamo nulla senza lo Spirito”, spiega il Papa ricordando che la vita cristiana non è soltanto comportarsi bene, fare questo, non fare quell'altro. “Noi possiamo fare questo”, possiamo anche scrivere la nostra vita con “calligrafia inglese”, ma la vita cristiana rinasce dallo Spirito e quindi bisogna fargli posto: “È lo Spirito che ci fa risorgere dai nostri limiti, dalle nostre morti, perché noi abbiamo tante, tante necrosi nella nostra vita, nell'anima. Il messaggio della risurrezione è questo di Gesù a Nicodemo: bisogna rinascere. Ma come mai lascia posto allo Spirito? Una vita cristiana, che si dice cristiana, che non lascia posto allo Spirito e non si lascia portare avanti dallo Spirito è una vita pagana, travestita da cristiana. Lo Spirito è il protagonista della vita cristiana, lo Spirito - lo Spirito Santo - che è con noi, ci accompagna, ci trasforma, vince con noi. Nessuno è mai salito al cielo, se non Colui che è disceso dal cielo, cioè Gesù. Lui è disceso dal cielo. E Lui, nel momento della risurrezione, ci dice: ‘Ricevete lo Spirito Santo’, sarà il compagno di vita, di vita cristiana”. Non può, dunque, esserci una vita cristiana senza lo Spirito Santo, che è “il compagno di ogni giorno”, dono del Padre, dono di Gesù: “Chiediamo al Signore che ci dia questa consapevolezza che non si può essere cristiani senza camminare con lo Spirito Santo, senza agire con lo Spirito Santo, senza lasciare che lo Spirito Santo sia il protagonista della nostra vita”. Bisogna, quindi domandarsi quale sia il suo posto nella nostra vita, “perché – ribadisce – tu non puoi camminare in una vita cristiana senza lo Spirito Santo”. Bisogna chiedere al Signore la grazia di capire questo messaggio: “il nostro compagno di cammino è lo Spirito Santo”.

Papa Francesco: cedere al fallimento è la desolazione cristiana

10 Aprile 2019 - Città del Vaticano - A volte i cristiani “preferiscono il fallimento”, che lascia spazio alle lamentele, all'insoddisfazione, “campo perfetto per la semina del diavolo”. Nell’omelia della Messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta, ieri Papa Francesco ha riflettuto, come riferisce Vatican News, sulla “stanchezza”, raccontata nel Libro dei Numeri (Nm 21,4-9). “Il popolo di Dio – si legge – non sopportò il viaggio”: “l’entusiasmo” e la “speranza” della fuga dalla schiavitù in Egitto si erano sbiaditi poco alla volta sulla riva del mare e poi nel deserto, arrivando a mormorare contro Mosè. “Lo spirito di stanchezza ci toglie la speranza”, ha rimarcato il Pontefice, “la stanchezza è selettiva: sempre ci fa vedere il brutto del momento che stiamo vivendo e dimenticare le cose buone che abbiamo ricevuto”: “E noi, quando siamo in desolazione, non sopportiamo il viaggio e cerchiamo rifugio o negli idoli o nella mormorazione, o tante cose … Questo è un modello per noi. E questo spirito di stanchezza in noi cristiani ci porta anche a un modo di vivere insoddisfatto: lo spirito di insoddisfazione. Tutto non ci piace, tutto va male … lo stesso Gesù ci ha insegnato questo quando dice di questo spirito di insoddisfazione che noi siamo come i bambini che giocano”. Alcuni cristiani cedono al “fallimento”, a volte hanno “paura delle consolazioni”, ha proseguito Papa Bergoglio, “paura della speranza”, “paura delle carezze del Signore”, conducendo “una vita da prefiche mancate”: “Questa è la vita di tanti cristiani. Vivono lamentandosi, vivono criticando, vivono nella mormorazione, vivono insoddisfatti. ‘Il popolo non sopportò il viaggio’. Noi cristiani tante volte non sopportiamo il viaggio. E la nostra preferenza è l’attaccamento al fallimento, cioè la desolazione. E la desolazione è del serpente: il serpente antico, quello del Paradiso terrestre. E’ un simbolo, qui: lo stesso serpente che aveva sedotto Eva e questo è un modo di far vedere il serpente che hanno dentro, che morsica sempre nella desolazione”. Trascorrere la vita a lamentarsi: capita a quanti “preferiscono il fallimento”, “non sopportano la speranza”, “non sopportarono la risurrezione di Gesù”: “Fratelli e sorelle, ricordiamo questa frase soltanto: ‘Il popolo non sopportò il viaggio’. I cristiani non sopportano il viaggio. I cristiani non sopportano la speranza. I cristiani non sopportano la guarigione. I cristiani non sopportano la consolazione. Siamo più attaccati all’insoddisfazione, alla stanchezza, al fallimento. Il Signore ci liberi da questa malattia”.

Papa: i testi delle Meditazioni della Via Crucis dedicate alla tratta degli essere umani

Città del Vaticano - Papa Francesco ha affidato quest'anno la preparazione dei testi per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo a Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e Presidente dell’Associazione “Slaves no more”. Lo ha reso noto il Direttore della sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, sottolineato che “al centro delle meditazioni la sofferenza di tante persone vittime della tratta di esseri umani”. (R.I.)

Papa Francesco: “a me non piace dire migranti”, meglio “persone migranti”

Città del Vaticano - “A me non piace dire ‘migranti’, a me piace più dire ‘persone migranti’”. E’ quanto ha detto Papa Francesco ieri durante l’Udienza generale parlando a braccio. Lo ha fatto nella sua meditazione dedicata dal pontefice al viaggio dello scorso fine settimana in Marocco, un Paese dove “la Chiesa è molto impegnata nella vicinanza ai migranti”. “Migranti – ha detto il Papa - è un aggettivo, le persone sono sostantivi”: “Noi siamo caduti nella cultura dell’aggettivo, usiamo tanti aggettivi e dimentichiamo tante volte i sostantivi, cioè la sostanza”. “L’aggettivo va attaccato alla persona”, ha detto il Papa, esortando a dire: “Una persona migrante”. “Così c’è rispetto  per non cadere in questa cultura dell’aggettivo che è troppo liquida, troppo gassosa”. Nel viaggio in Marocco, ha sottolineato papa Francesco, “particolare attenzione ho dedicato alla questione migratoria, sia parlando alle autorità, sia soprattutto nell’incontro specificamente dedicato ai migranti. Alcuni di loro hanno testimoniato che la vita di chi emigra cambia e ritorna ad essere umana quando trova una comunità che lo accoglie come persona. Questo è fondamentale”. “Proprio a Marrakech, in Marocco, nel dicembre scorso è stato ratificato il ‘Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare’”, ha ricordato il Papa, evidenziando che “come Santa Sede abbiamo offerto il nostro contributo che si riassume in quattro verbi: accogliere i migranti, proteggere i migranti, promuovere i migranti e integrare i migranti”. “Non si tratta di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino attraverso queste quattro azioni, per costruire città e Paesi che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana”.