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Papa Francesco: collaborazione con il patriarcato di Costantinopoli sull’accoglienza dei migranti e rifugiati

28 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “Ritengo un bel segno la collaborazione tra Chiesa Cattolica e Patriarcato Ecumenico su altre questioni attuali, come la lotta contro le forme moderne di schiavitù, l’accoglienza e l’integrazione di migranti, profughi e rifugiati e la promozione della pace a vari livelli”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco ricevendo in udienza la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli presente a Roma per la Festa dei Santi Pietro e Paolo. “La vostra presenza – ha detto il Papa - manifesta i saldi legami esistenti tra le Chiese di Roma e di Costantinopoli e il comune impegno a camminare verso quella pienezza di comunione a cui aneliamo, in obbedienza alla ferma volontà di Gesù (cfr Gv 17,21). La festa dei Santi Pietro e Paolo, che ricorre nello stesso giorno nei calendari liturgici d’Oriente e d’Occidente, ci invita a rinnovare la carità che genera unità. Ci richiama, al tempo stesso – ha quindi aggiunto - al coraggio apostolico dell’annuncio. Ciò significa anche impegnarsi a rispondere alle nuove sfide del nostro tempo. Pure questa è fedeltà al Vangelo. Mi piace ricordare, a proposito dell’attenzione al contesto odierno, l’impegno del Patriarca Ecumenico per la salvaguardia del creato, che è stato per me fonte di ispirazione. Di fronte alla preoccupante crisi ecologica che stiamo attraversando, promuovere la cura della casa comune per i credenti non è solo un’urgenza non più rimandabile, come per tutti, ma un modo concreto di servire il prossimo, nello spirito del Vangelo. Similmente, ritengo un bel segno la collaborazione tra Chiesa Cattolica e Patriarcato Ecumenico su altre questioni attuali, come la lotta contro le forme moderne di schiavitù, l’accoglienza e l’integrazione di migranti, profughi e rifugiati e la promozione della pace a vari livelli”. (R.I.)

Papa Francesco: con i rifugiati la Provvidenza ci offre l’occasione per costruire società più fraterna

20 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “Con i rifugiati la Provvidenza ci offre un’occasione per costruire una società più solidale, più fraterna, e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo”. Lo scrive Papa Francesco, in un tweet, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra oggi.

Papa Francesco: un invito alla solidarietà verso coloro che fuggono dalle loro terre

17 Giugno 2019 - Camerino - “Oggi vogliamo ricordare in modo particolare i rifugiati, nella Giornata Mondiale che le Nazioni Unite dedicano a loro. Questa ricorrenza invita tutti alla solidarietà con gli uomini, le donne e i bambini in fuga da guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti fondamentali”. Lo ha detto ieri mattina papa Francesco durante l’Angelus recitato a Camerino dove era in visita pastorale. “Le nostre comunità ecclesiali e civili siano loro vicine e attente alle loro necessità e alle loro sofferenze”, ha detto il pontefice richiamando la Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno prossimo. Il papa ha poi detto di seguire con “preoccupazione l’accrescersi delle tensioni nel Golfo Persico” ed ha invitato tutti “a far uso degli strumenti della diplomazia per risolvere i complessi problemi dei conflitti in Medio Oriente”. Da qui l’appello alla comunità internazionale “ad impegnare ogni possibile sforzo per favorire il dialogo e la pace”.

Sabato un minuto di preghiera per la pace

6 Giugno 2019 - Roma - «Un minuto per la pace - di preghiera per i credenti; di riflessione, per chi non crede -. Tutti insieme per un mondo più fraterno». È l’appello lanciato dal Papa ieri al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro. L’appuntamento è per le 13 di sabato 8 giugno, giorno in cui «ricorrerà il quinto anniversario (8 giugno 2014) dell’incontro, in Vaticano, dei presidenti di Israele e di Palestina con me e il patriarca Bartolomeo», ha aggiunto il Pontefice. L’iniziativa, come ogni anno è promossa dal Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac), insieme all’Unione delle organizzazioni femminili cattoliche (Umofc), all’Azione cattolica italiana, a quella argentina e alla Commissione nazionale Giustizia e pace della Conferenza episcopale argentina che, sottolinea una nota, «chiedono ai propri aderenti di fermarsi per dedicare un’intenzione di preghiera alla fine dei conflitti che arrecano lutti e disperazione ai popoli del mondo». “Dove ti trovi – è l’invito proposto in 30 lingue –, alle 13 dell’8 giugno, fermati, china il capo e prega per la pace”. In particolare a quell’ora all’Hogar niño Dios di Betlemme, la casa di accoglienza per bambini abbandonati o disabili, si raccoglieranno in preghiera i giovani volontari di “Al vedere la stella”, progetto dell’Azione cattolica italiana. Contemporaneamente l’Azione cattolica dei rispettivi Paesi organizzano momenti di preghiera al santuario polacco di Czestochowa, nelle periferie povere del Venezuela, e a Bujumbura, in collegamento con Radio Maria Burundi. Quest’anno, spiegano gli organizzatori, il Fiac chiede di focalizzare l’attenzione sul Documento sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi dal Papa e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb affinché, come nelle intenzioni dei firmatari «divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi».

Papa in Romania: la riflessione di don Miclaus

6 Giugno 2019 - Torino - Tre giorni di grazia, gioia e pace sotto il segno della pioggia purificante e del sole della speranza. La visita di Papa Francesco in Romania avviene a vent’anni dalla visita del Santo Papa Giovanni Paolo II e a trent’anni da quando il popolo romeno si è liberato dal Regime comunista. Se la prima visita di Wojtyla ha avuto un carattere politico ed ecumenico, questo viaggio apostolico ha avuto un carattere prevalentemente pastorale. Francesco ha incontrato le autorità dello Stato e anche i fratelli ortodossi, ma in modo speciale ha voluto visitare e confortare i cattolici, lì dove vivono, nelle tre province storiche Muntenia, Moldavia e Transilvania. La visita di Papa Bergoglio, come abbiamo visto, è stata preparata in tutti i dettagli e ha avuto un grande successo. Per molti dei nostri cattolici è stato un sogno che è diventato realtà. Finalmente la gente ha potuto incontralo, vederlo e ascoltarlo. Tutti siamo stati impressionati dalla sua umiltà, dalla semplicità, dalla bontà che si vedeva sul suo viso sorridente, ma soprattutto siamo stati impressionati dalle sue parole sagge e profonde che sono rimaste nei nostri cuori. In un Paese multietnico e multiconfessionale come la Romania, il Papa ci ha aiutato a cambiare in meglio, a guardare l’altro non con sospetto ma con amore, a saper ascoltare anche il vicino che non ha le stesse idee politiche o che è di un’altra religione o etnia. Ci ha invitati tutti a camminare insieme con «la consapevolezza della centralità della persona umana e dei suoi diritti inalienabili». Il Papa ha toccato diversi temi importanti e vorrei fermarmi su due, che sono di stretta attualità: quello dei migranti e quello dei rom. Le parole del Papa sui migranti sono state una consolazione per centinaia di migliaia di persone che vivono all’estero e a volte sono discriminate, derise sia nel Paese di partenza, sia in quello di arrivo. Nel suo primo discorso nel Palazzo Cotroceni, a Bucarest, davanti alle autorità politiche e al corpo diplomatico, Papa Francesco ha detto: «Rendo omaggio ai sacrifici di tanti fi gli e figlie della Romania che, con la loro cultura, il loro patrimonio di valori e il loro lavoro arricchiscono i Paesi in cui sono emigrati e con il frutto del loro impegno aiutano le loro famiglie rimaste in patria. Pensare ai fratelli e alle sorelle che sono all’estero è un atto di patriottismo, è un atto di fratellanza, è un atto di giustizia». Nell’ultimo giorno, a Blaj, dopo la Messa con i grecocattolici, durante la quale ha beatificato sette vescovi martiri del regime comunista, il Papa ha voluto incontrare anche la comunità rom radunata nel cortile e nella loro chiesa greco-cattolica per incoraggiarla e anche per chiedere perdono: «Chiedo perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata (…) e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità. Anche voi», ha continuato il Papa, «come popolo avete un ruolo da protagonista da assumere e non dovete avere paura di condividere e offrire quelle specifiche caratteristiche che vi costituiscono e che segnano il vostro cammino, e delle quali abbiamo tanto bisogno: il valore della vita e della famiglia in senso allargato (cugini, zii…); la solidarietà, l’ospitalità, l’aiuto, il sostegno e la difesa dei più deboli all’interno della loro comunità; la valorizzazione e il rispetto degli anziani, un grande valore che voi avete; il senso religioso della vita, la spontaneità e la gioia di vivere». Nel viaggio di ritorno, rispondendo alle domande dei giornalisti, il Papa ha espresso l’ammirazione per il bellissimo paesaggio romeno: «Che bello, di una bellezza che non ho mai visto prima». Non posso dimenticare la sua promessa: «Porterò i vostri volti nella mia memoria e anche nelle mie preghiere». Nel suo messaggio preparatorio Papa Francesco aveva detto che sarebbe venuto come «pellegrino» e «fratello» per «camminare insieme» in modo da lasciar «cadere le barriere che ci separano dagli altri». Come romeno spero che il desiderio del Papa si realizzi al più presto, per il bene del nostro Paese e dell’Europa unita. (don George Miclaus, cappellano dei cattolici romeni della Diocesi di Torino – La Voce e il Tempo)

Mci Romania: la gioia della visita del Papa

4 Giugno 2019 - Bucarest - Già da come è stata vissuta, l’attesa è stata per molti un evento. Questo è stato evidente da come il messaggio che Papa Francesco ha mandato al popolo romeno è diventato, dopo poche ore, motivo di dialogo tra i passeggeri dell’autobus, o dei negozi. Il Papa atterra in Romania in perfetto orario e dall’aeroporto alla casa del Presidente, lungo il tragitto, i marciapiedi delle strade, soprattutto del centro, si riempiono di persone silenziose e curiose di vederlo. Dai grandi schermi posti nelle strade, in alcune piazze, all’esterno della Cattedrale di Bucarest, e dalle televisioni, tutti possono seguire il Papa nei suoi incontri e soprattutto ascoltare ciò che dice. Dopo la visita al Presidente e il suo intervento pubblico ai “politici”, incontra il Patriarca e i membri del sinodo permanente della chiesa ortodossa e insieme vanno alla nuova cattedrale ortodossa, dove papa Francesco viene accolto sia da ortodossi da che cattolici e anche in questo contesto il Papa si rivolge ai presenti. Dopo sale sulla “papa-mobile” e inizia il vero contatto con il “pubblico” situato ai margini delle strade e in alcune piazze adibite per accogliere i pellegrini Il Papa arriva in Cattedrale, scende e tutti cercano il suo sguardo, vogliono essere visti, si sbracciano per attirare l’attenzione. Rimango stupita dal fatto che vedo intorno a me gente (la maggior parte ortodossa) che grida “viva il papa”, “viva papa Francesco”. Vedo gente entusiasta, che grida, che sventola cappelli o fazzoletti e questa è una cosa assolutamente non usuale per il popolo romeno riservato e meno abituato a esternare in modo plateale la propria soddisfazione. Non riesco a sentire tutto quello che il Papa dice, ma rimango colpita da alcune frasi, “...Abbiamo bisogno, Padre, di allargare gli orizzonti, per non restringere nei nostri limiti la tua misericordia.... (discorso del Padre nostro nella Nuova Cattedrale Ortodossa) . Inizia la messa. E pian piano, il silenzio prende il posto della confusione. Tutti partecipano e rispondono alla liturgia attenti a quello che il Papa fa e dice. Terminata la Messa il Papa esce dalla Cattedrale e inizia un applauso lunghissimo e intenso. Mi giro intorno e nessuno mi sembra estraneo, ma unito a me dalla grande Presenza di Gesù. Torno a casa grata e con strano desiderio di annunciare a tutti Gesù. La mattina il Papa parte per il santuario di Sumuleu Ciuc, località situata vicino alla città di Miercurea Ciuc, li celebra la Messa sulla collina retrostante il santuario in un bellissimo anfiteatro naturale attorniato dal bosco. I fedeli provengono soprattutto dalla zona chiamata Transilvania, ma anche dall’Ungheria. Al pomeriggio si reca a Iasi per incontrare anche i fedeli della regione Moldava e della vicina Repubblica Moldava, qui si vede un Papa raggiante incontrando intere famiglie, numerosi giovani e disabili. Appena possiamo seguiamo il Papa in Tv, e tutti rimaniamo colpiti dalla sua determinazione, coraggio e forza nel sopportare l’indubbia fatica che tutto ciò gli comporta. Il suo viaggio si conclude con la grande e significativa celebrazione della divina liturgia con la Beatificazone dei 7 vescovi greco–cattolici a Blaj nella famosa Piana della Libertà. Questa piana ha un grande simbolismo storico in quanto, nel 1848, più di quarantamila persone, appartenenti alla rispettiva regione chiamata Transilvania, hanno platealmente affermato il desiderio di unirsi al resto della Romania. Chiunque abbia avuto la possibilità di vedere e ascoltare, personalmente o tramite gli organi di informazione, non può non rendersi conto della grande portata storica della visita di Papa Francesco, avvenuta a vent’anni esatti da quella di Papa Giovanni Paolo II, anche perché per incontrare papa Francesco si sono mosse, e ci riferiamo solo ai cattolici, più di cinquecentomila fedeli, ma la sua visita, grazie alle trasmissioni in diretta fatta da molte televisioni e radio, ha avuto un impatto molto forte su tutto il popolo romeno, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, compreso quello in diaspora. Moltissimi messaggi di stima ed apprezzamento sono stati mandati ai suddetti canali di informazione proprio da romeni che vivono all’estero, dando la netta impressione che la popolazione romena abbia colto la visita del Papa non tanto come la visita del “Pastore” che è venuto ad incontrare i propri fedeli, ma ad incontrare tutti i romeni. Rileggendo tutti i discorsi e gli interventi che il Papa ha fatto in Romania, rimango commossa dalla tenerezza che ha avuto per questo popolo e dalla grande intelligenza di giudizio. Ha valorizzato l’uomo nella sua totale interezza e nel suo immenso valore. Grazie Santità!. Per noi adesso inizia un nuovo percorso, una piu grande responsabilità e un nuovo lavoro. (Tina Savoi e don Valeriano Giacomelli – Missione Cattolica Italiana in Romania)

Papa Francesco alla comunità rom: chiedo perdono per quando vi abbiamo discriminato

3 Giugno 2019 - Bucarest - Nell’ultima giornata del suo viaggio in Romania, papa Francesco ha voluto incontrare la comunità rom di Blaj. Al suo arrivo è stato accolto dal Vescovo della Curia Arcivescovile Maggiore, da una famiglia e da alcuni bambini che gli hanno offerto un omaggio floreale che il Papa ha deposto davanti all’icona della Madonna. E’ stata l’occasione per chiedere perdono per le "discriminazioni", le "segregazioni" e i "maltrattamenti" subiti. “Nella Chiesa di Cristo c’è posto per tutti. La Chiesa è luogo di incontro, e abbiamo bisogno di ricordarlo non come un bello slogan ma come parte della carta d’identità del nostro essere cristiani”, ha etto il Papa sottolineando che “con questo spirito ho desiderato stringere le vostre mani, mettere i miei occhi nei vostri, farvi entrare nel cuore, nella preghiera, con la fiducia di entrare anch’io nella vostra preghiera e nel vostro cuore”. “Nel cuore porto però un peso”, ha detto: “è il peso delle discriminazioni, delle segregazioni e dei maltrattamenti subiti dalle vostre comunità. La storia ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male”. “Vorrei chiedere perdono per questo”: “Chiedo perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata, con lo sguardo di Caino invece che con quello di Abele, e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità. A Caino non importa il fratello. È nell’indifferenza che si alimentano pregiudizi e si fomentano rancori. Quante volte giudichiamo in modo avventato, con parole che feriscono, con atteggiamenti che seminano odio e creano distanze! Quando qualcuno viene lasciato indietro, la famiglia umana non cammina”. Per Papa Francesco “non siamo fino in fondo cristiani, e nemmeno umani, se non sappiamo vedere la persona prima delle sue azioni, prima dei nostri giudizi e pregiudizi”. “Sempre, nella storia dell’umanità, ci sono Abele e Caino”, ha ricordato il papa: “C’è la mano tesa e la mano che percuote. C’è l’apertura dell’incontro e la chiusura dello scontro. C’è l’accoglienza e c’è lo scarto. C’è chi vede nell’altro un fratello e chi un ostacolo sul proprio cammino. C’è la civiltà dell’amore e c’è quella dell’odio. Ogni giorno c’è da scegliere tra Abele e Caino. Come davanti a un bivio, si pone tante volte di fronte a noi una scelta decisiva: percorrere la via della riconciliazione o quella della vendetta”. “Scegliamo la via di Gesù” che è una via che “costa fatica”, ma è la via che “conduce alla pace”. Una via che “passa attraverso il perdono. Non lasciamoci trascinare dai livori che ci covano dentro: niente rancori. Perché nessun male sistema un altro male, nessuna vendetta soddisfa un’ingiustizia, nessun risentimento fa bene al cuore, nessuna chiusura avvicina”. Quindi il papa, rivolgendosi direttamente a questo popolo, ha detto che “avete un ruolo da protagonista da assumere e non dovete avere paura di condividere e offrire quelle specifiche caratteristiche che vi costituiscono e che segnano il vostro cammino, e delle quali abbiamo tanto bisogno: il valore della vita e della famiglia in senso allargato; la solidarietà, l’ospitalità, l’aiuto, il sostegno e la difesa dei più deboli all’interno della loro comunità; la valorizzazione e il rispetto degli anziani; il senso religioso della vita, la spontaneità e la gioia di vivere. Non private le società in cui vi trovate di questi doni e disponetevi anche a ricevere tutte le cose buone che gli altri vi possano offrire e apportare”. Di qui l’invito “a camminare insieme, lì dove siete, nella costruzione di un mondo più umano andando oltre le paure e i sospetti, lasciando cadere le barriere che ci separano dagli altri alimentando la fiducia reciproca nella paziente e mai vana ricerca di fraternità. Impegnarsi per camminare insieme, con la dignità: la dignità della famiglia, la dignità di guadagnarsi il pane di ogni giorno – è questo che ti fa andare avanti – e la dignità della preghiera. Sempre guardando avanti”. Nella Chiesetta di Sant’Andrea, dove iul papa si è recato, una lapide ricordava il Porrajmos, lo sterminio di mezzo milione di Rom Sinti nei campi nazisti. Il pontefice, prima del suo interventoi, ha ascoltato la testimonianza di un sacerdote rumeno, greco-cattolico, di origine Rom, don Ioan. “Nella Chiesa di Cristo c’è posto per tutti”, ha detto il sacerdote dando il “benvenuto” la papa “nella periferia delle periferie!”. Il sacerdote ha spiegato che nel quartiere la Chiesa “ha pensato una pastorale per i Rom, con diverse parrocchie dedicate all’accompagnamento spirituale delle loro famiglie e dei loro bambini”. "Penso di non sbagliare se dico che noi siamo qui per manifestare come nella Chiesa di Cristo c’è¨ posto per tutti”, ha detto: "accogliendo Lei, accogliamo il Signore, venuto per gli ultimi, amante degli emarginati, degli scomodi, di quelli di difficile comprensione”. (R.Iaria)

Papa Francesco in Romania: la Chiesa italiana a Bucarest

30 Maggio 2019 - Bucarest - Il punto di riferimento per la maggioranza degli italiani di Bucarest era ed è la Chiesa Nazionale Italiana del SS. Redentore, edificata nel centro della città nel 1916, su terreno donato dallo Stato romeno allo Stato italiano, da architetti, impresari e maestranze italiane. La chiesa, situata sul boulevard I.C. Brătianu, fu costruita con donazioni della famiglia reale italiana e del governo italiano e con una sottoscrizione tra gli italiani di Bucarest, su progetto degli architetti Mario Stoppa e Giuseppe Tiraboschi secondo il modello della chiesa “Santa Maria delle Grazie” di Milano, e con l’intervento della ditta degli ingegneri Gambara e Vignali. Al sacerdote vicentino Antonio Mantica furono affidate fin dall’inizio l’assistenza spirituale ai fedeli italiani e l’istruzione religiosa agli allievi della scuola italiana e a quelli che frequentavano le scuole romene. Nel 1928, la Chiesa del SS. Redentore ottenne l’autorizzazione ecclesiastica per essere sede della Parrocchia degli italiani di Bucarest e delle località vicine (distretto Ilfov), la terza parrocchia italiana dopo quelle di Cataloi e di Greci (entrambe nel distretto di Tulcea), con circa 7.000/8.000 fedeli. Nel 1938, fu inviato a Bucarest un altro sacerdote, Ruggiero Andreatta della diocesi di Treviso, come vicario parrocchiale per appoggiare il parroco Mantica nella sua attività pastorale e di assistenza agli anziani, ai malati e agli indigenti delle famiglie italiane immigrate. Sin dal suo arrivo a Bucarest, Antonio Mantica fondo una Società Corale Italiana “Giuseppe Verdi” che svolse una intensa e costante attività non solo nella capitale, con la partecipazione di musicisti e solisti italiani e romeni. Nel 1950 a causa delle pressioni del regime, lasciò Bucarest ed al suo posto fu nominato Padre Clemente Gatti che resse la Chiesa fino al 8 marzo 1951 quando fu arrestato, incarcerato e torturato. Dal 1951 fino al 1968 la Chiesa Italiana è rimasta chiusa e per la sua riapertura si fece parte attiva l’allora primo ministro italiano Amintore Fanfani instaurando trattative fra il governo italiano e quello romeno. Fino all’anno 1989 si sono svolte soltanto celebrazioni occasionali, massimo cinque per anno. Dopo la caduta del regime comunista, la Chiesa Italiana è stata aperta completamente. La Casa parrocchiale che si trova a fianco della chiesa fu costruita nell’anno 1924 e per un periodo ha funzionato come scuola italiana. Il Campanile è alto 27,75 mt. ed è dotato di 4 campane. La struttura della chiesa fu colpita dai terremoti del 1940, 1977 e 1990. I blocchi che contornano la chiesa furono eretti negli anni’30. La Chiesa italiana si distingue per la solennità e per le belle pitture interne. Sovente si organizzano concerti di organo e di musica barocco rinascimentale. La festa principale della Chiesa è il “Corpo e Sangue di Gesù”. (Adeste)

La vera risorsa

29 Maggio 2019 - Roma - Dalle communities alle comunità (Morcelliana): studiosi e professionisti della comunicazione vi approfondiscono il Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra domenica 2 giugno. La pluralità di sguardi e approcci disciplinari punta a accogliere l’invito del Papa a “riflettere sul fondamento e l’importanza del nostro essere in relazione”. Arricchito da dodici schede pastorali, destinate a famiglie, insegnanti e animatori della cultura e della comunicazione, il testo è firmato dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, dal Cremit dell’Università Cattolica di Milano e dall’Ucsi. (don Ivan Maffeis)

Papa Francesco: in Romania come fratello e pellegrino

29 Maggio 2019 - Città del vaticano - Vengo in Romania «Paese bello e accogliente, come pellegrino e fratello, e ringrazio il presidente e le altre autorità della Nazione per avermi invitato e per la piena collaborazione». È un passaggio del videomessaggio inviato dal Papa alla vigilia del viaggio che lo vedrà in Romania da venerdì 31 maggio al 2 giugno. «Già pregusto la gioia – aggiunge il Pontefice – di incontrare il patriarca e il Sinodo permanente della Chiesa ortodossa romena, come pure i pastori e i fedeli cattolici». Nel sottolineare i vincoli di fede che, a partire da Pietro e Andrea uniscono cristiani d’Oriente e d’Occidente, il Papa inoltre ricorda la testimonianza dei sette vescovi grecocattolici che proclamerà beati domenica prossima. «Ciò per cui hanno sofferto, fino ad offrire la vita – spiega –, è un’eredità troppo preziosa per essere dimenticata. Ed è un’eredità comune, che ci chiama a non prendere le distanze dal fratello che la condivide». Infine un ultimo richiamo all’importanza del viaggio: «vengo tra voi per camminare insieme. Camminiamo insieme quando impariamo a custodire le radici e la famiglia, quando ci prendiamo cura dell’avvenire dei figli e del fratello che ci sta accanto, quando andiamo oltre le paure e i sospetti, quando lasciamo cadere le barriere che ci separano dagli altri». In Italia, secondo i dati del Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, risiedono 1.190.091 (684.130 donne) cittadini rumeni mentre gli italiani in Romania, secondo i dati del Rapporto Italiani nel Mondo della Migrantes, gli italiani che vivono in Romania sono 6477. Di questi 2061 sono donne.