Tag: Mobilità umana e migrazioni

Ecri: “crescono razzismo e intolleranza che favoriscono odio e violenza”

28 Febbraio 2020 - Strasburgo - “L’Europa si trova di fronte a una terribile realtà: i reati generati dall’odio antisemita e anti-musulmano, nonché altre forme di odio razziale si moltiplicano a un ritmo allarmante. L’esempio più recente è dato dalla sparatoria ad Hanau, in Germania, dove 9 persone sono state uccise e molte altre ferite da un estremista. Tali atti efferati sono spesso suscitati da parole velenose e da teorie complottiste diffuse sui social media e su internet”: la segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, commenta il rapporto annuale Ecri (organismo di esperti indipendenti del CdE preposto alla lotta contro il razzismo e l’intolleranza) che lancia un allarme sui discorsi di odio e le loro ricadute nella vita di ogni giorno. “Crescente influenza delle politiche ultra-nazionaliste e xenofobe in Europa, incitamento all’odio in rete, antisemitismo e islamofobia dilaganti, ambiente sempre più ostile per le Ong che lavorano con gruppi vulnerabili: sono queste le tendenze allarmanti – si legge in una nota che accompagna il rapporto – e le nuove sfide legate all’intelligenza artificiale delineate dall’Ecri”. Pejčinović Burić, a margine della presentazione del rapporto, avvenuta ieri, ha dichiarato: “dobbiamo porre fine alla diffusione della retorica nociva da parte di estremisti razzisti che colpisce le fondamenta stesse delle nostre democrazie. I nostri Stati membri devono lavorare insieme contro la crescente minaccia proveniente dai movimenti di destra, anche attraverso la cooperazione con l’Ecri”. Nel rapporto si legge fra l’altro: “i discorsi di odio online, che sarebbero stati inaccettabili in passato, sono ormai un fatto quotidiano e il dibattito democratico viene minato da opinioni polarizzate”. Discorsi d’odio di cui fanno le spese le donne, le comunità religiose, cristiani compresi, le minoranze (rom). Una sottolineatura particolare riguarda la comunità Lgbti. Il documento aggiunge: “non solo i partiti ultra-nazionalisti e xenofobi si sono aggiudicati seggi alle elezioni europee in diversi Paesi, ma i partiti tradizionali hanno adottato politiche restrittive. Il razzismo e l’intolleranza favoriscono l’odio e la violenza e rappresentano un rischio per tutti noi”.

Covid-19: restare uniti, tirare tutti dalla stessa parte. Il Coronavirus non divida l’Italia

28 Febbraio 2020 - Roma - Si moltiplicano in queste ore le analisi e le riflessioni sulla situazione creatasi con la diffusione anche in Italia del coronavirus Covid-19. Gli effetti dell’epidemia sono certamente problematici, tragici nelle loro conseguenze mortali, pesanti sul piano sanitario e sociale. La paura, in molti casi, ha preso il sopravvento, sperimentata nell’assalto ai supermarket e, soprattutto, nella diffidenza che si registra nei rapporti interpersonali: uno starnuto in pubblico rimanda subito agli “untori” della peste manzoniana, comprese nuove “colonne infami”. E già si intravvedono altre conseguenze, fra cui quelle economiche: gli appelli a “riaprire Milano” sintetizzano questo aspetto non secondario del coronavirus. Altrettanto preoccupanti, e sgradevoli, appaiono i “cordoni sanitari” che all’estero si registrano nei confronti degli italiani: giustificati in qualche caso, ma per lo più assolutamente irrazionali. In questo quadro, occorre riconoscere che, ancora una volta, l’Italia e gli italiani non hanno dato il meglio di sé. Anziché far proprio lo “stringiamoci a coorte”, l’impegno concreto a restare uniti che si canta con l’Inno nazionale, sono emersi in pochi giorni atteggiamenti che fanno pensare a un Paese diviso: diviso da vecchi e nuovi campanilismi, dall’improvvisarsi esperti in materia sanitaria, dal fidarsi di tutto ciò che i social rilanciano anche quando si tratta di evidenti sciocchezze messe in circolo – in maniera cosciente o meno – da chi non ne sa nulla. E se persino la medicina ha inviato talvolta all’opinione pubblica messaggi discordanti (dal minimizzare al drammatizzare), il peggio è forse giunto dalla politica, con contrasti fra i diversi piani di governo (locale, regionale, nazionale) che ha fornito l’impressione che qualcuno stesse pensando alle prossime elezioni piuttosto che a mettere al sicuro la salute dei propri cittadini e il bene delle comunità amministrate. Dovrebbe essere chiaro, in tale delicatissima fase, che bisogna tirare tutti dalla stessa parte; che occorre rispettare decreti, regole e ordinanze, con una scala di responsabilità e di autorità che va dal governo centrale ai territori, perché il problema è nazionale, non locale. Appare doveroso fidarsi della scienza e degli esperti riconosciuti evitando la psicosi collettiva spesso innescata da un’informazione superficiale e incontrollata. Per l’Italia è il tempo di mostrare unità d’intenti, condivisione di obiettivi, fattiva solidarietà verso chi sta pagando il prezzo più alto del Covid-19; quella stessa solidarietà che ha caratterizzato la Penisola in mille altre occasioni emergenziali: dai terremoti alle più diverse catastrofi naturali, dal terrorismo alle imprevedibili (ma non sempre incolpevoli) disgrazie collettive. Unità sul piano politico, perché il cittadino possa sentirsi rassicurato da governanti capaci di rispondere con responsabilità alla diffusione del virus e alle sue conseguenze a breve e lungo termine. Per questo appare doveroso respingere ogni sciacallaggio politico perché rischia di lacerare ulteriormente un Paese già di per sé fragile e impaurito. Gli italiani dovranno pure rimboccarsi le maniche, sostenuti da eventuali aiuti economici statali, per contenere al massimo le ricadute sul Pil, ovvero sulle imprese, la produttività, il lavoro, i redditi familiari…È inoltre auspicabile che le realtà e le voci credibili e autorevoli del Paese contribuiscano a instillare fiducia, senso di comunità, volontà di riscatto: quanto ad esempio stanno facendo – con senso di responsabilità – parrocchie e diocesi è veramente emblematico. Non si dovrà neppure rinunciare a quel sano, sottile umorismo sdrammatizzante che, sin dalle prime notizie dell’epidemia, si è messo spontaneamente in circolo nel Belpaese: non si può ridere sguaiatamente di una tragedia collettiva, ma è possibile – con piglio tutto italiano – aiutare a pensare tramite una battuta, un sorriso, una strizzata d’occhio. La paura – italianamente – si vince anche così. (Gianni Borsa – Sir)​    

“Parole non pietre”: da oggi tre incontri per contrastare i muri dell’odio e le parole di razzismo

28 Febbraio 2020 - Roma – “Parole non pietre”. Questo il patto che sarà siglato questa mattina nella sede della rivista La Civiltà Cattolica fra i rappresentanti di diverse confessioni religiose e i rappresentanti della categoria dei giornalisti. Insieme con Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, Segretario generale e Presidente della Fnsi, Guido D’Ubaldo, segretario del Cnog, e Roberto Natale, coordinatore Comitato scientifico di Articolo21, hanno confermato la loro partecipazione: padre Antonio Spadaro, Direttore de La Civiltà Cattolica; Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero delle Comunicazioni della Santa Sede; Muhammad Abd al-Salam, Segretario dell’Alto Comitato per l’attuazione documento sulla fratellanza; Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma; Alessandra Trotta, moderatora della Chiesa Valdese; Rev. Elena Seishin Viviani e Giovanna Giorgetti, Vice Presidenti Unione Buddhista d’Italia; Svamini Shuddhananda Giri, rappresentante per il Dialogo Interreligioso Unione Induista italiana; Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia. All’incontro saranno presenti anche la Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Editoria, Andrea Martella. I partecipanti firmeranno un impegno a contrastare i muri dell’odio e le parole del razzismo. Sarà consegnato loro un disegno offerto da Mauro Biani. Nel pomeriggio, alle 15.30, nella sede della Fnsi si terrà un incontro con le famiglie che hanno saputo trasformare il dolore in azioni di solidarietà. Domani, sabato 29 febbraio la manifestazione proseguirà, sempre nella sede della Fnsi, a partire dalle 9.30, con testimonianze e interventi dei giornalisti minacciati e delle associazioni che ogni giorno contrastano i muri dell’odio e del razzismo. Sarà anche consegnato un riconoscimento al regista Giuliano Montaldo, per i suoi 90 anni, e al giornalista Vincenzo Mollica. Domenica 1 marzo, alle 10, infine, si terrà al Portico d’Ottavia l’inaugurazione della “Panchina della Memoria” dedicata a giornalisti e tipografi ebrei romani vittime della deportazione.  

Usa: facciata museo rivestita da giubbotti salvavita

27 Febbraio 2020 - Roma - Le colonne neoclassiche che abbelliscono la facciata del Minneapolis Institute of Art non mostrano più il bianco della pietra, ma sono arancioni, nere e blu: l'artista cinese Ai Weiwei le ha infatti completamente foderate dei giubbotti salvavita usati da chi tenta di emigrare via mare, con mezzi di fortuna. “Safe Passage” (“Passaggio sicuro”, in italiano) sbarca – scrive l’agenzia Dire - così negli Stati Uniti, dopo le tappe europee. Stavolta l'installazione è però parte di una mostra più ampia dal titolo “Quando la tua terra non ti permette di restare: arte e migrazione”. Noto per il suo attivismo per i diritti umani, Ai Weiwei riporta all'attenzione un tema di attualità: quello delle migliaia di migranti in fuga da fame, guerre e persecuzioni che tentano di raggiungere l'Europa via mare anche a costo della vita. Parte del progetto le decine di giubbotti di salvataggio donati dalle autorità di Lesbo, isola greca che assieme a varie altre del Mar Egeo accoglie i migranti. I trafficanti non si fanno scrupolo di far salire le famiglie su gommoni usurati o vecchi barchini, col risultato che spesso nei naufragi le persone perdono la vita. Da più parti sono mosse accuse contro i governi e le istituzioni europee di non stare facendo abbastanza per evitare i naufragi, a fronte del calo negli ultimi anni delle richieste d'asilo accolte dagli Stati. Ai Weiwei rilancia l'appello per la creazione di canali di viaggio legali sicuri per i rifugiati, tornando a impiegare l'arte come mezzo di comunicazione, e lo fa in uno Stato particolare degli Stati Uniti: il Minnesota, come ricordano le fonti locali, è il primo per numero di rifugiati accolti tra i 50 del Paese.

Tv2000: Mosè e migranti protagonisti di “Beati voi – La Genesi”

25 Febbraio 2020 -

Roma - Ultimo appuntamento con ‘Beati Voi - La Genesi’, l’inedito confronto tra i grandi personaggi del primo libro della Bibbia e le sfide di oggi. Dopo Adamo ed Eva, Caino e Abele, Noè, Abramo, Giacobbe, Giuseppe, nella puntata conclusiva del programma protagonista la storia di Mosè e le migrazioni. In onda su Tv2000, domani, mercoledì 26 febbraio ore 21.05. 

Tra gli ospiti Riccardo Vitanza, di origine eritrea fuggito con la famiglia nel 1976 dal Paese in guerra, arrivato da profugo in Italia dove, dopo anni di povertà, comincia a lavorare come copy writer in una piccola agenzia di pubblicità e oggi è titolare di un’agenzia di comunicazione tra le più importanti nel mondo della musica italiana; Sherol Dos Santos, italiana di origine capoverdiana, nata e cresciuta nel quartiere di San Basilio a Roma, si è fatta conoscere dal grande pubblico con l’ultima edizione di X Factor; Andrea Rossi che da 22 anni vive nel GAD di Ferrara (Giardino Arianuova Doro) il quartiere, città-giardino, legato a un senso di bellezza, di armonia, ma che negli ultimi anni è caduto nel degrado a causa una mala gestione dell’immigrazione; Mohamed Ba, attore, scrittore, musicista, educatore, di origini senegalesi che gira per il mondo con i suoi progetti “per costruire relazioni di umanità tra gli uomini”; Nunzio Marcelli che dopo la laurea in Economia torna ad Anversa degli Abruzzi, dando vita a un’azienda agricola e agrituristica, un’incredibile scommessa di rivalutazione di un ambiente montano in via di spopolamento. Nella puntata anche le interviste a Mimmo Cuticchio, il maestro dell’Opera dei Pupi che parla dell’importanza culturale della tradizione come occasione per promuovere la pace e l’incontro tra culture, e Moni Ovadia maestro del teatro sull’“etica dello straniero”.

Hanau: una riflessione a pochi giorni dalla strage

25 Febbraio 2020 - Hanau - Mercoledì 19 febbraio in due bar Shisha a Hanau: ci sono stati degli spari da arma da fuoco che hanno causato 9 vittime oltre l’attentatore e la madre di questi. Il sindaco di Hanau (100.000 abitanti di cui 25% stranieri) Kaminski ha indetto immediatamente delle riunioni in luogo pubblico per la commemorazione degli uccisi e si rifiuta di parlare di stranieri ma di cittadini inseriti nella vita della comunità cittadina , di persone integrate nella società. Le vittime sono turchi con origini curde, una rumena-polacca, bosniaci. Appena avvenuta la strage gli italiani che vivono ad Hanau hanno cominciato a comunicare tra loro invitando a non uscire di casa. Nei giorni successivi , a causa delle indagini, la scuola elementare „Heinrich Heine Schule“ e gli asili circostanti sono rimasti chiusi. Si è vissuta una atmosfera di shock: Hanau al centro di una tragedia senza pari. In un quartiere del centro alcuni nostri parrocchiani che abitano vicino non hanno sentito nulla la notte, solamente il giorno seguente hanno notato le transenne. Si è parlato di razzismo. Si ha paura che episodi del genere si possono ripetere: ieri una macchina ha travolto un corteo di carnevale in un paese dell’Assia. Come comunità cattolica italiana abbiano donato un mazzo di fiori col velo nero per Hanau Kesselstadt, secondo luogo della tragedia. Due membri della comunità – uno dei quali attivo nella vita politica della città - hanno deposto i fiori e hanno espresso la solidarietà della comunità cattolica italiana di Hanau. Alla manifestazione anche la mamma di una delle vittime che indossava il cappotto del figlio ucciso: un gesto Molto commuovente...La domenica successiva abbiamo celebrato la messa con stola viola ed é stata omessa l’omelia: abbiamo ricordato e pregato per le vittime e i loro familiari. A Marzo è prevista una commemorazione pubblica e sarà dichiarato lutto cittadino. Hanau adesso é tristemente nota per questi episodi e questo dispiace. Il nostro pensiero va alle vittime, uccise barbaramente e alle loro famiglie. Ci lascia orfani di giovani innocenti. Ci vorrà tempo per riflettere negli anni dell’estremismo di destra, sottovalutato da molto tempo ma non possiamo fermarci al razzismo e alla violenza ma Hanau vuole dimostrare che una coesistenza pacifica é possibile fra culture e identitá etniche diverse. Noi come cristiani non perdiamo naturalmente la speranza ma siamo certi che il bene, anche in momenti tragici come questi, non prende il sopravvento ma che sia il bene alla fine ad avere la supremazia. (Nico Bongiorno - padre Antonio Gelsomino)​    

Cile: campagna quaresimale della Fraternità dedicata a progetti per i migranti

25 Febbraio 2020 -

Roma - Domani, 26 febbraio, con la messa del Mercoledì delle ceneri, inizia per la Chiesa cilena la campagna quaresimale della Fraternità 2020, che avrà come slogan “Il tuo contributo e il nostro, la speranza di tutti”. Fino al 5 aprile, informa l'agenzia Sir, saranno raccolti fondi per sostenere il lavoro e i progetti di accoglienza, promozione umana e integrazione con le comunità di migranti di tutto il Paese. L’équipe che coordina la campagna quaresimale parteciperà a Valparaíso, nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, alla messa del Mercoledì delle ceneri, che sarà presieduta dal vescovo Mons. Pedro Ossandón, amministratore apostolico della diocesi e presidente della campagna quaresimale. Negli ultimi anni, si fa notare sul sito della Conferenza Episcopale Cilena,” il flusso migratorio verso il nostro Paese è cresciuto notevolmente, superando le possibilità di accoglienza e cura, in particolare dei migranti più vulnerabili, sia a livello governativo che della società civile e delle organizzazioni pastorali della Chiesa. Tutto ciò diventa una grande sfida e un appello condiviso in America Latina e nei Caraibi”. Ecco perché tra il 2019 e il 2021 la campagna quaresimale è prioritariamente soggetta alle comunità di migranti. Con i fondi raccolti lo scorso anno, sarà possibile lavorare 39 progetti a livello nazionale.

Vescovi d’America: “la Chiesa è alleata dei migranti”

20 Febbraio 2020 - Roma - Con una preghiera di ringraziamento per l’incontro fraterno, i vescovi delle presidenze del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano) e delle Conferenze Episcopali degli Stati Uniti e del Canada hanno concluso a Tampa, in Florida, l’incontro dei vescovi della Chiesa in America. Durante l’ultima giornata – riferisce il Sir -  Mons. Gustavo Rodríguez Vega, arcivescovo dello Yucatan (Messico), ha presentato la realtà del fenomeno migratorio in America Latina e nei Caraibi; quindi Mons. Allen Vigneron, arcivescovo di Detroit e Vicepresidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, ha presentato l’esperienza di collaborazione con il ministero della Gioventù; più tardi, Mons. Iván Antonio Marín, arcivescovo emerito di Popayán (Colombia), ha parlato dei vescovi emeriti e delle possibilità di una presenza e di una maggiore vicinanza e sostegno nei loro confronti. Infine, Mons. Pierre Goudreault, vescovo di Sainte-Anne-de-la-Pocatière, in Canada, ha condiviso il lavoro nel Paese sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili. Al termine, nel tracciare un bilancio dell’iniziativa, il presidente del Celam, Mons. Miguel Cabrejos, arcivescovo di Trujillo (Perù), coordinatore dei lavori, ha affermato: “Sono stati giorni di comunione, fraternità e sinodalità. Tra i temi forti è emersa la difesa della casa comune, oltre all’attenzione alle periferie”. Si è parlato molto anche del fenomeno migratorio, che coinvolge tutto il continente: “La Chiesa è chiamata ad essere alleata dei migranti”, ha concluso il presidente del Celam. Il prossimo incontro, nel 2021, sarà coordinato dalla Conferenza Episcopale del Canada.  

Chinatown: a tavola contro la paura

20 Febbraio 2020 - Milano - «Tutti a Chinatown stasera per fare tre buone azioni con un solo gesto: aiutare i bambini degli orfanotrofi cinesi messi in difficoltà dall’epidemia del Coronavirus, dare una mano ai ristoratori e combattere la psicosi del virus». È l’appello lanciato da Marco Griffini, presidente di Aibi, tra i sostenitori della 'Notte delle bacchette', simpatica iniziativa di solidarietà che stasera a Milano – ma non solo – coinvolgerà centinaia di ristoratori cinesi. Da quando è partita l’epidemia i locali hanno visto crollare i propri fatturati in pochissimi giorni. Soprattutto a Milano, dove qualcuno è addirittura stato costretto a chiudere, almeno temporaneamente. Così, per contrastare la paura e offrire un segno di vicinanza a tante famiglie di origini cinesi, è nata questa iniziativa di “solidarietà gastronomica”. Stasera, in una settantina di locali, ristoranti, bar di via Paolo Sarpi e dintorni sarà possibile cenare – senza timore del contagio – con la certezza di compiere una buona azione. Il ristorante offrirà un piatto tipico e, anche grazie all’interessamento del food blogger Lorenzo Biagiarelli – tra gli organizzatori dell’evento – il cinquanta per cento della cifra versata andrà sostenere le iniziative di Aibi. Con quale scopo? Raccoglie donazioni e materiale sanitario (mascherine protettive e disinfettanti) per contrastare l’emergenza sanitaria negli istituti per l’infanzia in Cina, dove la situazione è sempre più difficile. In Cina esistono decine di istituti che ospitano migliaia di minori. Aibi, ente autorizzato per adozioni in Cina, che opera a Pechino dal 2008 e a Xi’An, nello Shaanxi, dal 2012 è tra le organizzazioni che si sono mosse subito per reperire il materiale più richiesto, principalmente mascherine di tipo medico e N95, ma anche disinfettanti per le mani, termometri e guanti in lattice. Fino, proprio attraverso Aibi, sono state donate 29.970 mascherine usa e getta, tra cui 1.700 in spedizione da una famiglia adottiva e 3.000 da un privato e 1.000 maschere N95; 2.500 guanti medici; 1.000 confezioni di disinfettante e 260 occhiali protettivi. In totale sono stati raggiunti sei istituti a Ningbo, Xi’an, Zhengzhou, Guangzhou, Baotou e Xiangtang. Importante la collaborazione con la Fondazione Italia Cina, che sostiene la Casa di accoglienza “Vittorino Colombo” a Xi’an, e la società Aurora Biofarma di Milano che ha contribuito al reperimento di materiale con una donazione liberale. Diverse sono le aziende che si stanno interessando al progetto. ( L.Mo. - Avvenire)    

Sinodo dei vescovi: “esprimere con urgenza solidarietà con i fratelli e le sorelle coinvolti nel dramma della migrazione forzata”

17 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - “Esprimere con urgenza solidarietà con i fratelli e le sorelle coinvolti nel dramma della migrazione forzata”. E’ quanto è emerso nell’incontro  della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, presieduto da Papa Francesco, riunitosi nei giorni scorsi e che  ha riflettuto, tra le altre cose, sulle conseguenze del fenomeno migratorio in atto in diverse regioni del pianeta. Durante l’incontro il Papa ha deciso di indire la prossima Assemblea del Sinodo dei vescovi per l’autunno 2022. “A causa di guerre, ineguaglianze economiche, ricerca di lavoro e di terre più fertili, persecuzione religiosa, terrorismo, crisi ecologica, ecc., moltissime persone sono costrette a spostarsi da un paese all’altro”, si legge nel Messaggio del XV Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi sulle gravi conseguenze del movimento di persone in atto nel mondo: “Gli effetti sono spesso devastanti. Le persone  sono disorientate, le famiglie distrutte, i giovani traumatizzati, e quanti sono rimasti a casa indotti alla disperazione. Talvolta tali persone – prosegue il messaggio -  patiscono in campi-profughi e alcune addirittura finiscono in prigione. Donne e giovani sono costretti a prostituirsi; vengono abusati fisicamente, socialmente e sessualmente. I bambini sono separati dai genitori e privati del diritto di crescere nella sicurezza di una famiglia unita”. Di fronte a ciò, il Consiglio del Sinodo desidera ricordare che la Chiesa, “mentre deplora le ragioni che causano un così massiccio movimento di persone, è chiamata a offrire conforto, consolazione e accoglienza a tutti coloro che stanno soffrendo in un modo o nell’altro. Essa – si legge ancora nel messaggio -  si identifica con il povero, il piccolo e lo straniero, considerando parte della sua missione profetica l’impegno a levare la voce contro l’ingiustizia, lo sfruttamento e la sofferenza”. La Chiesa “apprezza, al tempo stesso, i governi e le organizzazioni non governative che mostrano interesse e si stanno impegnando ad aiutare quanti sono costretti a spostarsi” e sostiene coloro che stanno “cercando di avviare politiche favorevoli all’accoglienza di queste persone nelle loro comunità”. Da qui anche l’auspicio  che i governi locali affrontino le situazioni che costringono le persone a lasciare la loro casa” e si chiede “vigilanza contro il traffico di persone e impegno a promuovere la fine dei conflitti che provocano tanta sofferenza”. “Affidiamo – conclude il messaggio -  i nostri fratelli e le nostre sorelle sofferenti a Maria, Madre dell’umanità, che per prima ha conosciuto il dolore di dover lasciare la sua casa e il suo paese insieme alla propria famiglia in cerca di sicurezza e di pace”. (R.Iaria)