Tag: Mobilità umana e migrazioni

Le comunità sikh oggi in festa

12 Novembre 2019 - Roma - Le comunità Sikh oggi festeggiano un significativo anniversario: il 550° della nascita del loro fondatore, Guru Nanak. E lo fanno con un pellegrinaggio storico: centinaia di migliaia di Sikh si trovano in questi giorni in Pakistan. Anche in Italia alcune iniziativa promosse da questa comunità presente ormai da tanti anni soprattutto provenienti dalla regione Punjab. In alcune città sono previste delle vere e proprie manifestazioni per le vie principali in cui si sentono suonare i loro inni sacri.​  

Scalabriniane: confermata la superiora generale

11 Novembre 2019 - Rocca di Papa : “Con il cuore pieno di gioia, oggi, 10 novembre 2019, dopo il discernimento e la preghiera per l’elezione della Superiora Generale, invocando la guida dello Spirito Santo con Maria per restare aperti alla volontà di Dio, Sr. Neusa de Fátima Mariano è stata rieletta superiora generale, della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo – Scalabriniane, dalle Suore capitolari presenti al XIV Capitolo Generale, per il sessennio 2019 – 2025”. Così le suore Scalabriniane annunciano, con una nota sul proprio sito, la riconferma di sr. Neusa de Fatima Mariano a superiora generale. Nata il 6 agosto 1963, figlia di José Vicente Mariano e Maria Aparecida de Souza Mariano, licenziata in pedagogia, presso l’università Senador Flaquer, Santo André, San Paolo (Brasile). “Supplichiamo la Santissima Trinità che- si legge sul sito- le conceda continue benedizioni e l’assista per un fruttuoso servizio di animazione della vita religiosa consacrata missionaria dell’Istituto, affinché sia nella Chiesa un segno dell’amore di Dio e una testimonianza di speranza e profezia del Regno”. Oggi l’elezione del Consiglio.

Papa Francesco prega per la Bolivia

11 Novembre 2019 - Città del Vaticano - Papa Francesco prega per la Bolivia. Lo fa nel dopo Angelus in Piazza San Pietro. "Desidero affidare alle vostre preghiere anche la situazione dell’amata Bolivia. Invito tutti i boliviani ha detto il pontefice -  in particolare gli attori politici e sociali, ad attendere con spirito costruttivo, in un clima di pace e serenità, i risultati del processo di revisione delle elezioni, che è attualmente in corso".  

Agrigento: inaugurato lo “Sportello socio-legale per migranti”

8 Novembre 2019 - Agrigento - Nella chiesetta di S. Giorgio, piccolo gioiello dell’architettura normanna e chiaramontana incastonato nel cuore di Agrigento, si è tenuta, è stato inaugurato ieri il “Progetto Solima”, progetto sperimentale a servizio dei migranti presenti nel territorio di Agrigento e provincia. Abbiamo chiesto a Mariella Guidotti, Responsabile del Servizio Migrantes della diocesi di Agrigento di spiegarci cos’è il “Progetto Solima” “L’iniziativa dello ‘Sportello legale e sociale per migranti – dice - è a cura del Servizio Migrantes, in partenariato con le Missionarie Secolari Scalabriniane (dott.ssa Gabriella Zancani), con l’avv. Roberto Majorini del Foro di Agrigento, esperto in diritto dell’immigrazione, con l’Università degli Studi di Palermo, corso di laurea in Servizio sociale (prof.ssa Roberta Di Rosa) e con l’Ass. Assistenti Sociali Senza Frontiere (dott.ssa Gabriella Argento). Il team di Solima è composto da una decina di professionisti, operatori e studenti afferenti alle due discipline: si tratta di un gruppo di lavoro e ricerca che gratuitamente presta la propria opera a servizio degli immigrati. Non è quindi uno sportello d’ascolto che si aggiunga ad altri già perfettamente funzionanti. Solima intende inserirsi in un segmento specifico: quello della popolazione immigrata alle prese con problemi di documenti e con difficoltà di accesso ai pubblici servizi. Non sarà quindi una risorsa utile alla ricerca di lavoro o della casa, ma piuttosto luogo di informazione, orientamento e consulenza”. Il servizio - continua Mariella Guidotti –  è accessibile mediante un numero telefonico (3791235317) attivo due pomeriggi la settimana, il martedì e il giovedì dalle 15:00 alle 17:00. Il giovedì inoltre, negli stessi orari, la sede posta nell’Istituto Gioeni (Via Recinto Oblati 100) si apre per il ricevimento degli utenti. Solima “ – aggiunge - nasce come iniziativa a favore dell’integrazione e della difesa del diritto per gli immigrati, spesso penalizzati dalle recenti disposizioni legislative in materia, e da una sempre maggiore diffusione di sentimenti xenofobi. Il nome Solima, oltre che richiamare assonanze sillabiche del servizio socio-legale che intende svolgere, è ricco di ulteriori suggestioni. Solima infatti è abbreviazione poetica del greco Hierosolima, Gerusalemme, e come tale è citata nella celebre aria verdiana del Nabucco ‘Va’ pensiero’, nostalgia struggente della patria lontana degli ebrei esuli a Babilonia. Gerusalemme inoltre è simbolo della città futura evocata nel libro dell’Apocalisse (cfr. Ap. 21, 9-14), descritta come città dalle solide fondamenta, cinta da un grande e alto muro nel quale si aprono dodici porte rivolte ai quattro punti cardinali. Il simbolismo biblico parla della città, dove la convivenza è regolata da leggi e istituzioni, non quindi lasciata alla violenza e all’arbitrio: per questo è protetta, cioè cinta da alte mura, nelle quali però si aprono dodici porte (dodici è il numero della totalità) rivolte ai quattro punti cardinali (universalità). Traducendo il concetto, se ne ricava – conclude Mariella Guidotti –  un messaggio per il nostro oggi: il migrante potrà essere accolto e integrato solo in una società a sua volta integrata e coesa, dove cioè diritto e giustizia siano un bene per tutti e rispettato da tutti”. (Carmelo Petrone)  

“Cabby – Telefono Viaggiatore”: nelle scuole la cabina dove ascoltare i racconti di chi ha raggiunto l’Italia

7 Novembre 2019 - Roma - “Cabby – Telefono Viaggiatore” è la cabina telefonica multimediale che l’Ong salesiana “Vis – Volontariato internazionale per lo sviluppo” ha realizzato per portare un messaggio itinerante di solidarietà e di sensibilizzazione ai problemi dei migranti. Basta entrare dentro la cabina e alzare la cornetta per ascoltare le voci e le storie di chi ha viaggiato dal proprio Paese d’origine fino in Italia. “Cabby”, dopo la prima uscita pubblica alla manifestazione “Territori diVini” dello scorso luglio, inizia ora un tour nelle scuole italiane. In questi giorni di inizio novembre si trova all’Università Pontificia Salesiana (Ups) di Roma dove resterà fino a mercoledì 13 novembre. “Cabby” è nata nell’ambito del progetto Vis “Humanitarian Corridors” (Corridoi umanitari) finanziato dal fondo europeo Amif (Asylum, Migration and Integration Fund) con capofila la Comunità Papa Giovanni XXIII, e il cui scopo è far sì che le persone migranti da Libano ed Etiopia che hanno bisogno di protezione umanitaria possano pienamente godere del diritto di asilo. Gli studenti, tramite Cabby, potranno interagire con i contenuti multimediali, giocare al quiz, consultare il kit didattico e vedere i video con situazioni precedentemente affrontate da alcuni migranti, il tutto accompagnato dalla loro voce alla cornetta.

Vescovi Comece: “Costruire muri tra i popoli non è mai la soluzione”

7 Novembre 2019 - Roma -  “La caduta del muro di Berlino non è solo un evento del passato da celebrare, ma contiene anche una dimensione profetica. Ci ha insegnato che costruire muri tra i popoli non è mai la soluzione, ed è un appello a lavorare per un’Europa migliore e più integrata”. È uno sguardo rivolto al futuro per un’Europa più bella, chiamata anche oggi ad essere la casa di tutti, la Dichiarazione che i vescovi della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) hanno scritto in occasione del 30° anniversario della caduta del muro di Berlino. Il testo è stato adottato e sottoscritto da tutti i vescovi delegati delle Conferenze episcopali dell’Ue nel corso dell’Assemblea plenaria della Comece che si è tenuta dal 23 al 25 ottobre a Bruxelles sotto la presidenza del cardinale Jean-Claude Hollerich. “In tempi di nazionalismo rafforzato – afferma mons. Franz-Josef Overbeck, vicepresidente della Comece – la caduta del muro di Berlino ci ricorda vividamente, e non solo ai tedeschi, il valore della libertà e il significato dell’Ue come progetto di pace”. Quella notte di 30 anni fa rimane scolpita nella memoria di tanti: scorrono le immagini riprese dalle tv di tutto il mondo dei ragazzi che si arrampicano sul Muro tirandosi su a vicenda; delle picconate al muro, e ancora gli abbracci, la gioia, l’emozione fino alle lacrime, lo stordimento per quanto stava accadendo. “La caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989 – scrivono i vescovi – è stato uno degli eventi più importanti della storia europea degli ultimi decenni”. Era la fine di un lunghissimo e doloroso capitolo della storia che aveva forzatamente tenuto separate per ventotto anni intere famiglie. Era però anche il simbolo del crollo di un regime, la distruzione definitiva di una cortina di ferro che aveva diviso il mondo in due blocchi. L’abbattimento del muro di Berlino fu l’esito di una serie di eventi che consentirono il ritorno della libertà dopo più di 40 anni di regimi oppressivi nei Paesi dell’Europa centrale e orientali. I vescovi ricordano i cambiamenti avvenuti in Ungheria all’inizio del 1989 e le prime elezioni in Polonia a giugno di quell’anno. Ricordano gli sforzi compiuti da tanti europei che hanno “costantemente e pacificamente” lavorato per un cambiamento politico. E fanno riferimento anche all’importante ruolo svolto da San Giovanni Paolo II e al suo incoraggiamento, “l’Europa ha bisogno di respirare con due polmoni!”. In questi ultimi tre decenni, l’euforia si è trasformata in realismo, oggi forse in delusione. I vescovi nella Dichiarazione elencano una serie di  problematiche aperte. “Non tutte le aspettative suscitate dalla caduta del muro” sono state “soddisfatte”. “Le ideologie, un tempo alla base della costruzione del muro, non sono del tutto scomparse in Europa e sono ancora oggi presenti, seppur in forme diverse”. Il processo di guarigione e riconciliazione è “tutt’altro che concluso”. Per queste ragioni, la Dichiarazione della Comece si conclude con un appello: “Invitiamo tutti gli europei a lavorare insieme per un’Europa libera e unita, tramite un rinnovato processo di dialogo che trascenda mentalità e culture, rispettando le nostre diverse esperienze storiche e condividendo le nostre speranze e aspettative per un futuro comune di pace”. I vescovi indicano come via maestra da seguire la “cultura dell’incontro”. E concludono: “Invitiamo tutti a pregare Dio, il Signore della Storia, perché ci aiuti a dedicarci ad un’Europa guidata dallo Spirito Santo, che è l’origine e il fondamento della speranza, fonte e forza di un nuovo impegno per i valori su cui si fonda l’Europa: giustizia, libertà e pace”. (M.Chiara Biagioni – Sir)  

Ponte di dialoghi alla prima edizione di Virtual Reality Experience

6 Novembre 2019 - Roma – Da ieri al 9 novembre  l’ex Caserma Guido Reni di Roma ospita la prima edizione di Virtual Reality Experience (VRE), un evento internazionale ideato dall’Associazione Culturale Iconialab e interamente dedicato a Virtual Reality, Augmented Reality e Cross Reality, il linguaggio immersivo che sta cambiando il futuro. Tra i progetti presentati c’è anche Ponte di Dialoghi, iniziativa promossa dalla Fondazione Centro Studi Emigrazione di Roma - CSER, Société de la Chapelle, ASCS - Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo e ScalaMusic per promuovere la cultura dell’accoglienza, diminuire le forme di discriminazione e sensibilizzare i giovani all’accoglienza. Ventidue le opere in concorso, dalla scienza all’arte, dalla medicina alla musica e al cinema, dalla comunicazione al mondo aziendale. Ampio spazio sarà offerto alle experience, simulazioni virtuali in cui all’utente è chiesto di interagire, immaginare, sperimentare e giocare. Tra queste c’è appunto Ponte di Dialoghi che, grazie a video a 360 gradi e all’utilizzo di visori e app, permette di calarsi nei panni di un migrante volontario o forzato. Tra i membri del comitato scientifico del VRE 2019 ci sarà anche padre Lorenzo Prencipe, missionario scalabriniano e presidente CSER. Il progetto Ponte di Dialoghi verrà presentato domani, giovedì 7 novembre 2019 dalle 17,00 alle 19,00, nel talk dedicato alla narrazione in realtà virtuale. A presentarlo sarà padre Gabriele Beltrami, direttore dell’Ufficio Comunicazione Scalabriniani (UCoS), intervenuto anche mercoledì 30 ottobre 2019 alla conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa.

Svimez: la nuova migrazione riguarda molti laureati, e più in generale giovani con elevati livelli di istruzione

4 Novembre 2019 - Roma - Il Mezzogiorno continua a perdere giovani fino a 14 anni (-1.046 mila) e popolazione attiva in età da lavoro da 15 a 64 anni (-5.095 mila) per il calo delle nascite e la continua perdita migratoria. Lo evidenzia oggi il rapporto 2019 dello Svimez presentato presso la Camera dei Deputati. Il saldo migratorio verso l’estero ha raggiunto – evidenzia lo studio -  i -50mila nel Centro-Nord e i -22 mila nel Sud. La nuova migrazione riguarda molti laureati, e più in generale giovani, con elevati livelli di istruzione, molti dei quali non tornano più. Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2.015 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati. Un’alternativa all’emigrazione è il pendolarismo di lungo periodo, che nel 2018 dal Mezzogiorno ha interessato circa 236 mila persone (10,3% del totale). Di questi 57 mila si muovono sempre all’interno del Sud, mentre 179 mila vanno verso il Centro-Nord e l’estero.

Svimez: crisi demografica e popolazione in calo nel rapporto 2019

4 Novembre 2019 - Roma - La popolazione dell’Italia ha smesso di crescere dal 2015, da quando continua a calare a ritmi crescenti, soprattutto nel Mezzogiorno. L’esaurimento del lungo periodo di transizione si è tradotto, infatti, in “una vera e propria trappola demografica nella quale una natalità in declino soccombe a una crescente mortalità”. E’ quanto evidenza oggi lo Svimez che ha presentato, presso la Camera dei Deputati, il rapporto 2019. La crisi demografica e le emigrazioni accentuano i divari tra Sud e Centro-Nord evidenzia lo Svimez sottolineando che dall’inizio del secolo a oggi la popolazione meridionale è cresciuta di soli 81 mila abitanti, a fronte di circa 3.300.000 al Centro-Nord. Nello stesso periodo la popolazione autoctona del Sud è diminuita di 642.000 unità, mentre al Nord è cresciuta di 85.000. Nel corso dei prossimi 50 anni il Sud perderà 5 milioni di residenti: -1,2 milioni sono giovani e -5,3 milioni persone in età da lavoro. Secondo lo Svimez le immigrazioni contribuiscono ad accentuare gli squilibri tra le due aree del Paese. Nel 2018 gli stranieri con 4,4 milioni, sono quasi l’11% della popolazione del Centro-Nord e solo il 4,4% di quella meridionale. Nel 2018 si è raggiunto un nuovo minimo storico delle nascite, poco più di 439 mila nati vivi, oltre 18 mila in meno rispetto al 2017. Nel Sud sono nati l’anno scorso quasi 157 mila bambini, circa 6 mila in meno del 2017. La novità è che il “contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli”. Il peso demografico del Sud continua a diminuire e ora è pari al 34,1%. In tutti gli scenari previsti, il Pil italiano, ipotizzando una invarianza del tasso di produttività, diminuirebbe nei prossimi 47 anni a livello nazionale da un minimo del 13% ad un massimo del 44,8%, cali di intensità differenti interesserebbero il Nord e il Sud del Paese: si ridurrebbero così le risorse per finanziare una spesa pubblica in aumento per il maggior numero di pensioni e per l’assistenza sociale e sanitaria.  

Quei santi avvolti in una coperta isotermica

4 Novembre 2019 - Città del Vaticano - Brigida, Gaudioso, Patrizia e Restituta non sono solo santi. Sono i Santi Migranti che Massimo Pastore, fotografo napoletano, porta in giro per l’Italia e per il mondo come simbolo di accoglienza e umanità. Avvolti in una coperta isotermica, non invadono né giudicano. Rimangono, iconici nel poster che li raffigura, in attesa di una riflessione. Perché, sì, il loro scopo è proprio quello di arginare l’indifferenza. Già presenti a Bruxelles, Riace, Lampedusa, Cosenza, Roma, Napoli, Matera e Venezia, questi Santi Migranti sono diventati gli assoluti protagonisti dell’installazione artistica a cui Pastore ha dato vita per scatenare una reazione, un confronto sulle attuali politiche anti-migranti tra gli abitanti di borghi, paesi e grandi città. «Attraverso le mie rappresentazioni fotografiche — racconta l’artista partenopeo — tento di sottolineare che quello migratorio è un fenomeno antico. Basta aggiungere una “esse” per rendere positivo un discorso considerato il più delle volte negativo». Gli “anti” di oggi, dunque, sono i “santi” di ieri: Brigida, ad esempio, donna di pace e compatrona d’Europa, dalla Svezia migrò a Roma a seguito della morte del marito; Patrizia, invece, partì da Costantinopoli per sfuggire a un matrimonio combinato dal padre, arrivando, così, a Napoli, per diventarne una delle sante più amate. E poi c’è san Gaudioso, patrono del Rione Sanità, che, come santa Restituta, scappò alle persecuzioni dei turchi contro i cristiani e, dopo la traversata in mare, approdò in Italia. «Si tratta di storie che s’intrecciano a quelle di donne e uomini della contemporaneità. Lo dimostra — aggiunge Massimo Pastore — la stessa Restituta, la santa patrona di Ischia che s’imbarcò su un mezzo di fortuna e, sull’isola, secondo certe leggende, non arrivò viva. Ecco: quello che le accadde è analogo alla sfortunata vicenda di Ester Ada». Il 16 aprile del 2009, infatti, un’imbarcazione in difficoltà viene soccorsa dal mercantile turco Pinar che, a 25 miglia a sud di Lampedusa, è bloccata nelle acque da un braccio di ferro tra governo maltese e governo italiano. Solo quattro giorni più tardi i migranti vengono accolti sulla terraferma, in Sicilia. Tra i corpi trasferiti c’è pure quello senza vita di Ester Ada. Nigeriana, diciottenne, restituita dal mare. «Il progetto — tiene ancora a sottolineare Pastore — non vuole diventare uno strumento politico. Vorrei soltanto che la fotografia interagisca con la polis, con la comunità». Sarà proprio la comunità, del resto, a decretarne il tempo di permanenza. «La stampa, fissata con colla ad acqua su muri o pareti, è facilmente rimuovibile. Motivo per cui — prosegue Pastore — la città non è obbligata ad ospitare il Santo Migrante. A Napoli, per esempio, l’installazione di piazza Bellini è trattata benissimo, i commercianti, addirittura, se ne prendono cura, spostando i motorini che ne impediscono la visualizzazione da parte dei passanti; poi san Gaudioso, sempre a Napoli, grazie a padre Antonio Loffredo, è stato collocato all’interno della Basilica di Santa Maria della Sanità, mentre precedentemente era stato danneggiato in volto a Caponapoli, in corrispondenza dei resti del monastero da lui fondato. A Venezia, a causa dell’umidità, santa Brigida è rimasta un solo mese e la stessa, a Cosenza, ha suscitato un vero e proprio dibattito viste le scritte anonime ritrovate sul manifesto». Santi Migranti, dietro a cui c’è un gran lavoro di ricerca («Dapprima studio dettagliatamente l’iconografia del santo, poi cerco il modello, realizzo la foto e scelgo il luogo d’aggregazione e il punto di passaggio su cui apporla», dice l’autore), si innesta, inoltre, su un’azione collettiva e di paternità ignota — dal titolo #quiriposa — che si basa sulla collocazione, su selciati e muri pure di diverse località, di manifesti A3 che riproducono le lapidi dei migranti, spesso non identificati, presenti al cimitero di Lampedusa e, ancora, le vicende legate ai terribili naufragi degli ultimi anni, come quello del 3 ottobre 2013, in cui persero la vita 368 persone. «Frequento Lampedusa da anni — rivela il fotografo — e con l’isola vivo un rapporto di profondo affetto, mi dà tanto dal punto di vista umano. Posso dire che la stessa isola mi ha aiutato a comprendere da vicino cosa significhi accoglienza e cosa siano le migrazioni. Da qui nascono i miei Santi Migranti, da qui nasce la volontà di rendere concreta la possibilità che l’opinione pubblica si faccia un’idea di che cosa veramente accada». All’album dei Santi si aggiungono, oltre a un san Francesco di Paola in lavorazione, il patrono dei porti santo Erasmo e, ancora, san Marco, “appiccicato” nella sua Venezia. Tutti, nessuno escluso, narrano una storia quanto mai contemporanea, inclusiva e antidiscriminatoria. (Enrica Riera – Osservatore Romano)