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Papa Francesco all’OIM: la migrazione diventi una scelta ben informata

30 Novembre 2021 - Milano - Per il terzo giorno consecutivo Papa Francesco fa udire la sua voce sul tema delle migrazioni. Ieri lo ha fatto con un video messaggio inviato all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. Domenica mattina al termine dell’Angelus recitato dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico aveva espresso il proprio dolore per l’ennesima tragedia del mare in cui sono morte decine di migranti, anche se questa volta nel canale della Manica tra Francia e Gran Bretagna. E sempre domenica in piazza San Pietro erano presenti gli organizzatori del Giàvera Festival (che promuove il dialogo e l’incontro tra popoli e culture), che il Papa ha ricevuto in udienza sabato mattina e con i quali era tornato a parlare delle torture che «i migranti subiscono ancora oggi» e davanti alle quali «non possiamo chiudere gli occhi». Un tema non solo d’attualità, ma anche fondamentale per la Chiesa cattolica, nel cui insegnamento, ricorda papa Francesco nel suo videomessaggio all’Organizzazione internazionale per le migrazioni, «troviamo l’insegnamento che ci esorta a non trascurare l’ospitalità verso lo straniero». E mandando i propri auguri per i 70 anni della Organizzazione, papa Francesco ha ribadito con forza le motivazioni alle base dell’adesione della Santa Sede «come Stato membro dell’Organizzazione, così come voluto dal mio predecessore Benedetto XVI dieci anni fa». Ecco allora «l’affermare la dimensione etica degli spostamenti di popolazione», ma anche «offrire da parte della Chiesa cattolica, attraverso la sua esperienza e la sua consolidata rete di associazioni sul campo in tutto il mondo, la propria collaborazione ai servizi internazionali dedicati alla persone sradicate». Infine, «prestare un’assistenza integrale in funzione dei bisogni, senza distinzioni, basata sulla dignità inerente a tutti i membri della stessa famiglia umana». Anche per questo nel suo videomessaggio Francesco ritorna a chiedere che parlando di migranti non ci si fermi solo a ciò che gli Stati fanno per accoglierli, ma anche a «pensare a quali benefici apportano alle comunità che li accolgono, i migranti stessi», spostando dunque il punto di vista. E tra i punti sollecitati all’Oim, anche quello «di affrontare le condizioni perché la migrazione diventi una scelta ben informata e non una necessità disperata». Proprio questa «necessità disperata» è spesso alla base delle tante tragedie che vedono vittime i migranti. «Sento dolore per le notizie sulla situazione in cui si trovano tanti di loro» ha detto ricordando la tragedia della Manica, i confini della Bielorussia e sottolineando che «molti sono bambini. Tanto dolore pensando a loro». E mentre esprime «vicinanza e preghiera» ai migranti, rinnova «l’appello accorato», alle autorità civili e militari, «affinché la comprensione e il dialogo prevalgano finalmente su ogni tipo di strumentalizzazione e orientino le volontà e gli sforzi verso soluzioni che rispettino l’umanità di queste persone». (Enrico Lenzi – Avvenire)    

Consiglio Europeo: le migrazioni tra i temi al centro del confronto

24 Giugno 2021 - Bruxelles - Tra i temi a centro del confronto, oggi e domani, del Consiglio europeo che si svolgerà a Bruxelles quello delle migrazioni. Nella lettera di invito il presidente Charles Michel evidenzia che sarà fatto il punto "della situazione sulle varie rotte” con l’obiettivo di “prevenire la perdita di vite umane e ridurre la pressione sui confini dell’Ue” e perciò “rafforzare la nostra cooperazione con i Paesi di origine e di transito” con “un’azione che produca risultati rapidamente”.  

L’Italia sostiene la Colombia sulla crisi migratoria venezuelana

23 Giugno 2021 - Roma - Alla presenza dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi, l’Ambasciatore d’Italia in Colombia, Gherardo Amaduzzi, ha confermato alla Viceministra degli Affari Esteri Adriana Mejia Hernandez, il nuovo contributo del Governo italiano alla Colombia per la gestione della crisi migratoria venezuelana che verrà canalizzato attraverso l’UNHCR. La Viceministra e l’Ambasciatore hanno, inoltre, presenziato alla firma del Memorandum of Understanding (MoU) tra il Gruppo ENEL Colombia, l’ACNUR e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), che mira a rafforzare le condizioni di inclusione socioeconomica della popolazione migrante venezuelana in Colombia.  

Istat: migrazioni bloccate dalla pandemia

3 Maggio 2021 - Roma - Nel 2020, le migrazioni, la componente demografica più̀ dinamica negli ultimi venti anni, sono state limitate. Quasi in ogni Paese, a causa della pandemia, sono state imposte barriere all'ingresso dei confini nazionali e limitazioni al movimento interno. Per milioni di persone è stato sostanzialmente impraticabile spostarsi, indipendentemente dal fatto che si possedessero o meno validi motivi di lavoro, studio o familiari. In Italia le iscrizioni in anagrafe dall’estero per trasferimento di residenza si sono pertanto ridotte del 34% rispetto al 2019 (da 333mila a 221mila), le cancellazioni del 21% (da 180mila a 142mila). Anche per quanto riguarda la mobilità interna la riduzione è significativa, avendo avuto luogo il 12% in meno di trasferimenti di residenza tra Comuni.  Il dato è contenuto nel report sugli indicatori demografici diffuso oggi dall’Istat.  Secondo l’Istituto di Statistica italiano il saldo migratorio netto con l’estero si ferma a 1,3 per mille abitanti, esattamente la metà di quello rilevato nel 2019. La riduzione interessa tutte le aree del Paese, ma prevalentemente il Centro (da 3,6 a 1,9 per mille) e il Nord (da 3,2 a 1,6 per mille), più che il Mezzogiorno (da 1,1 a 0,6 per mille). Le regioni con la dinamica più̀ vivace per migrazioni internazionali sono la Liguria e la Toscana (2,4 per mille) ma entrambe presentano una forte riduzione rispetto all’anno precedente (rispettivamente 4,2 e 4,6 per mille). La Valle d’Aosta è l’unica regione con un saldo negativo (-0,1 per mille) mentre in Sicilia (0,3 per mille) e Sardegna (0,1 per mille) il tasso è più̀ che dimezzato rispetto al 2019. Nonostante le limitazioni, anche nel 2020 si registrano movimenti migratori interni sfavorevoli al Mezzogiorno. In tale ambito nel corso dell’anno circa 364mila individui hanno lasciato un Comune quale luogo di residenza per trasferirsi in un altro Comune italiano (eventualmente anche dello stesso Mezzogiorno), mentre sono circa 317mila quelli che hanno eletto un Comune del Mezzogiorno quale luogo di dimora abituale (eventualmente anche provenienti da altro Comune dello stesso Mezzogiorno). Tale dinamica – spiega l’Istat - ha generato, per il complesso della ripartizione, un saldo negativo di circa 48mila unità (-2,4 per mille abitanti). Va precisato che i livelli migratori si sono perlopiù̀ ridotti rispetto al 2019 proprio per le limitazioni imposte allo spostamento. Il tema accomuna tutte le regioni del Mezzogiorno che, prese singolarmente, presentano in generale saldi migratori interni negativi ma decisamente migliorati rispetto all’anno precedente. In Abruzzo si registra addirittura un ritorno a un dato positivo (+0,4 per mille) dopo ben nove anni consecutivi di saldi negativi. Le regioni del Nord, dove si riscontra un tasso del +1,5 per mille, rimangono quelle a maggiore capacità attrattiva, rispetto a quelle del Centro, che nel complesso registra un +0,7 per mille. Tuttavia, le dinamiche di queste due ripartizioni risultano tendenzialmente alterne e condizionate dagli aspetti legati alla diffusione della pandemia. Nel Centro, meno colpito dal virus, il saldo migratorio interno è in crescita (+0,4 per mille nel 2019) mentre nel Nord la riduzione è più che evidente (+2,5 per mille nel 2019), soprattutto nelle regioni più segnate dalla pandemia. Ad esempio, in Lombardia il tasso passa da 2,7 a 1,3 per mille, in Emilia-Romagna da 4,0 a 2,9 per mille e in Piemonte da 1,3 a 0,6 per mille.    

Diocesi Forlì-Bertinoro: oggi incontro su “Migrazioni: conoscere per comprendere”

22 Febbraio 2021 - Forlì -” Migrazioni: conoscere per comprendere". Questo il tema del primo incontro della nuova edizione della scuola di formazione all'impegno sociale e politico della diocesi di Forlì-Bertinoro diretta da Luciano Ravaioli. Gli incontri, che avranno come tema "Prendersi cura", si svolgono alle 20.45 tutti i lunedì di Quaresima fino al 29 marzo. L'incontro di stasera sarà aperto dal saluto e presentazione del vescovo, mons. Livio Corazza, e sarà coordinato da Walter Neri, direttore dell'Ufficio Migrantes della diocesi. Interverranno Maria Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes che tratterà il tema "Il fenomeno migratorio e la politica europea di accoglienza ed asilo nell'anno del Covid"; la sociologa Chiara Marchetti su "Partecipazione e pratiche di cittadinanza dei migranti rifugiati", Simona Zoffoli e Alessandra Simone su "Fondazione Abitare: Esperienza locale di integrazione".  

Migrazioni: Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) rafforza la sua attività nel Mediterraneo

14 Gennaio 2021 -

Bruxelles - Supporto operativo, invio di personale, stanziamento fondi: il fenomeno migratorio non è affatto diminuito nei mesi del Covid e anche per tale ragione l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) rafforzerà la sua attività nel Mediterraneo. In particolare saranno forniti sostegno a Grecia – maggior beneficiario –, Italia, Spagna, Malta e Cipro. Easo invierà circa duemila persone nei cinque Stati membri, di cui quasi mille in Grecia. “Il personale – specifica una nota – comprende assistenti sociali, interpreti, esperti di vulnerabilità, personale di supporto sul campo, personale per l’accoglienza, personale amministrativo”. Di recente Easo ha inserito la Spagna nel quadro delle proprie attività principali. Nei prossimi 12 mesi, l’Agenzia “impegnerà oltre 70 milioni di euro per le sue operazioni, che equivalgono a circa la metà del bilancio complessivo” dell’agenzia comunitaria. Oltre 45 milioni di euro (64%) di questi saranno impegnati in attività operative in Grecia. Easo “specifica che mentre il sostegno alla Spagna si concentrerà sullo sviluppo di un nuovo modello per l’accoglienza dei richiedenti asilo, l’attività in Italia continuerà a concentrarsi sulla qualità dei processi di asilo, sulla standardizzazione e sulle procedure di secondo grado (ricorsi) alla luce delle minori pressioni sul primo grado del Paese e infrastrutture di accoglienza. Fornirà inoltre un supporto più ampio al sistema di accoglienza e risponderà a eventi di sbarco ad hoc e di ricollocazione volontaria”. (Sir)

GMMR: diversità culturale… ricchezza per la società

23 Settembre 2019 -

Roma - Una società matura fa della diversità culturale un punto di forza, una risorsa da sfruttare in tutte le sue sfaccettature, una sorgente da cui abbeverarsi. Comprendere e accettare il diverso apre la mente e l’orizzonte verso il futuro. Si può essere cittadini del mondo anche rimanendo all’interno delle proprie mura domestiche. Non si deve essere dei viaggiatori seriali per conoscere le tante culture. La globalizzazione oggi porta nelle nostre case, nelle nostre scuole, nelle nostre strade usanze e conoscenze diverse. La diversità è una risorsa da sfruttare positivamente per allargare gli orizzonti culturali. Purtroppo nel linguaggio mediatico non sempre la parola ‘diverso’ assume questa accezione. Anzi, non di rado, diventa un demone da distruggere, un problema da fronteggiare, una paura da sopire. E la sintesi di tutto questo diventa la discriminazione e il rifiuto di chi non si conosce. L’immigrazione ha vissuto l’esplosione dei numeri, dei flussi, degli arrivi; anche questa una rivoluzione sociale e che ha trasformato un fenomeno limitato in un esodo di proporzioni bibliche. E l’incrocio tra media e immigrazione si presenta cruciale nella definizione dei tempi che stiamo vivendo. Non è certo una grande rivelazione affermare che, per chi opera nei media, l’immigrazione è un tema impellente, stringente, urticante e, naturalmente, molto delicato.

È un tema sensibile proprio perché da molto tempo le notizie collegate ai migranti sono uscite dal mero campo della cronaca per entrare nell’ambito politico con tutto ciò che comporta nelle scelte che i governi in questi anni hanno voluto-dovuto fare. E dobbiamo necessariamente constatare che la forte connotazione politica assunta dall’informazione sull’immigrazione non facilita chi svolge il mestiere di comunicatore: un giornalista preferirebbe parlare di vittime di naufragi o di problemi dell’integrazione avendo presenti principalmente gli aspetti umani, sociali e cronachistici, mentre è praticamente impossibile, adesso, non tenere presente della contrapposizione ideologica esplosa in Italia e in Europa ma anche in tantissimi confini del mondo come quello tra Messico e Stati Uniti. Un lembo del pianeta in cui ha risuonato il rumore delle ruspe mentre ergono un muro. Il piano del dibattito politico ha assunto toni e temi grotteschi sovrastando il grido di dolore di tante famiglie perbene in cerca di un legittimo futuro migliore. 

Oggi la comunicazione si esprime prevalentemente per titoli, per slogan, per aforismi, e questo moltiplica la radicalizzazione delle opposte visioni, impoverendo un dibattito già in partenza forzato negli scarni schemi di ‘pro e contro’ l’immigrazione oppure nel contrasto irrimediabile fra chi sostiene che l’immigrazione è un arricchimento sociale, economico e culturale e chi sostiene che essa porti principalmente problemi di criminalità e di affollamento sul mercato del lavoro. Nel tema scelto da Papa Francesco per la 105esima edizione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra il 29 settembre ‘Non si tratta solo di migranti’ si comprende come il fenomeno dell’immigrazione abbracci realtà molto diverse tra loro ma accomunate da un unico desiderio: vivere una vita più dignitosa. E questa dignità non può essere, come si dice in gergo giornalistico, ‘in esclusiva’ per alcuni ma deve essere comune per tutti gli esseri umani. Purtroppo la trattazione mediatica delle notizie riguardanti l’immigrazione è divenuta oggi altamente problematica. Nonostante ciò, in questa gran confusione che ormai si è creata, ritengo irrinunciabile sia la prosecuzione di una copertura giornalistica vasta e articolata sia il mantenimento di una serenità e neutralità connaturate all’attività giornalistica. Per questo forme d’informazione che mirano alla pancia, all’emotività spicciola, al clamore dovrebbero essere deontologicamente e umanamente respinte con forza. Queste modalità di spettacolarizzazione sono piuttosto diffuse e costituiscono tentazioni da cui occorrerebbe rifuggire con la massima determinazione. Lo sguardo dei bambini sbarcati sulle nostre coste dopo giorni di navigazione senza cibo e acqua, la sofferenza delle madri che portano in grembo la speranza di un futuro migliore per i propri figli, la disperazione degli uomini in cerca di un lavoro per mantenere la famiglia sono immagini indelebili che non si possono cancellare e trasformare in una campagna politica. Certamente tra le migliaia di migranti ci sarà qualcuno che coscientemente intende delinquere ma la maggioranza di questa gente spesso tende la mano all’Italia e all’Europa. Per questo noi operatori della comunicazione, soprattutto televisiva, abbiamo l’obbligo di mostrare la realtà senza filtri ideologici, dando voce agli ultimi, agli indifesi senza categorie o stereotipi. Solo così, contrastando la ”globalizzazione dell’indifferenza”, il diverso diventa vicino. Solo così la diversità culturale diventa ricchezza per la società (Vincenzo Morgante -direttore di Tv2000)