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Migrantes: dal 5 luglio il Corso di formazione per i nuovi direttori

17 Giugno 2021 - Roma - Si svolgerà a Roma, dal 5 al 9 luglio il Corso di formazione per i nuovi direttori e collaboratori degli uffici Migrantes. Il corso è destinato principalmente ai nuovi Direttori Migrantes regionali e diocesani e i loro collaboratori, i cappellani etnici di recente nomina che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane e i missionari per gli italiani all’estero di nuova nomina che devono perfezionare il proprio “Attestato provvisorio” rilasciato dalla CEMi (Commissione Episcopale per le Migrazioni), ma anche religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni, seminaristi, juniores e tutti coloro che desiderano aggiornarsi sulle nostre materie di operatività quotidiana.  

Diocesi Roma: domani incontro di formazione di Migrantes, Caritas e Missio

14 Maggio 2021 - Roma – “La Gioia del Vangelo”. Questo il tema dell’incontro di formazione organizzato dall’Ufficio Migrantes, Caritas e Centro per la cooperazione missionaria della Diocesi di Roma, che si terrà domani, sabato 15 maggio alle ore 10,00. “Come anche raccomandato dal Cardinale Vicario, mons. Angelo De Donatis all’inizio del corrente anno pastorale, ci soffermeremo a riflettere e a farci interrogare dal Messaggio che Papa Francesco ha indirizzato alle Pontificie Opere Missionarie il 20 maggio dello scorso anno. Toccheremo tematiche importanti che riguardano la missionarietà della nostra comunità ecclesiale”. All’incontro interverranno il Card. Luis Antonio Tagle, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli che risponderà alle domande della giornalista del quotidiano “Avvenire Stefania Falasca.  

Migrantes: in distribuzione il nuovo numero di “Servizio Migranti”

10 Febbraio 2021 -

Roma - «Le migrazioni non sono solo un fenomeno sociale che ha molteplici radici: politiche, economiche, demografiche ecc., ma chiamano in causa l’etica, cioè le nostre scelte e la nostra libertà, e, per chi è credente, sono un luogo teologico, cioè una realtà dove Dio è presente e ci interpella». 

E’ quanto scrive don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, nell’editoriale dell’ultimo numero di “Servizio Migranti”, la rivista  di formazione e collegamento  della Fondazione Migrantes dedicato al Rapporto Italiani nel Mondo, al Rapporto Immigrazione, realizzato con Caritas Italiana e il Report "Il Diritto d’Asilo”. 

Questi rapporti – spiega don De Robertis -  hanno «l’ambizione, anno dopo anno, non solo di fornire un quadro fedele e dettagliato di come cambia la mobilità umana, ma anche di provare a indicare come essa ci interpella e quale senso possa avere nel cammino dell’umanità». Per il direttore Migrantes è questo  «il significato dell’espressione segno dei tempi – una espressione che ha la sua origine in una parola di Gesù (Lc 12,54-57; Mt 16,2-3) e che ha ripreso il Concilio Vati­cano II nella Gaudium et Spes – con la quale gli ultimi pontefici sono ripetutamente tornati a indicare le migrazioni». (Raffaele Iaria)

Migrantes: viaggio in Niger

8 Febbraio 2021 -

Niamey - «La Chiesa è viva se c’è la carità. In Niger come altrove». Mons. Laurent Lompo, arcivescovo di Niamey, lo ripete più volte durante l’incontro tenutosi nella capitale del Paese africano a fine gennaio con una delegazione della Conferenza episcopale italiana composta dal vice-presidente e vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, dal vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro, dal direttore della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis e da Mariacristina Molfetta (Fondazione Migrantes). Lo scambio tra Chiese sorelle s’inserisce nel solco della campagna “Liberi di partire, liberi di restare”. Mons. Lompo fa strada nel suo ufficio nell’arcivescovado della città, chiude a chiave una porta di ferro alle spalle: teme sequestri in un Paese sempre più soffocato da gruppi terroristici che premono alle sue frontiere. Mostra una fotografia incorniciata di padre Luigi Maccalli, rapito nel settembre 2018 in Niger al confine con il Burkina Faso e liberato nell’ottobre 2020 in Mali: «Il ruolo dell’ambasciatore italiano in Niger, Marco Prencipe, è stato decisivo», spiega. E agli ospiti giunti dall’Italia dice «grazie per essere venuti, aver sfidato il virus e l’insicurezza». Lo fa anche a nome delle centinaia di persone, tantissimi i bambini, che hanno riempito poche ore prima la cattedrale di Niamey per la messa del 31 gennaio, concelebrata in un clima di festa da monsignor Raspanti, dal vescovo Prastaro e da don De Robertis. Ci troviamo in uno degli Stati più poveri del mondo: all’ultimo posto per livello di sviluppo umano (fonte Nazioni Unite, 2020), registra una speranza di vita di 62,4 anni. Dopo la crisi libica del 2011 e le politiche di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione europea che hanno interessato la regione a partire dal 2015, si è ritrovato ad accogliere tra il 2016 e il 2019 oltre un milione di persone. Tra loro anche i rifugiati evacuati dalla Libia – in attesa di essere reinsediati in Europa e tratti in salvo tramite vie legali da quella che il vescovo Prastaro chiama la «porta dell’Inferno» – migranti di altri Paesi africani “bloccati” dalla legge nigerina 36/2015 di contrasto ai flussi, e migliaia di sfollati interni in fuga dai villaggi nelle zone di confine con Nigeria, Mali e Burkina Faso a causa degli attacchi terroristici di gruppi jihadisti e di Boko Haram. Tra chi opera per migliorare le condizioni di vita di queste persone c’è la Chiesa cattolica. La comunità in Niger supera di poco i 40mila fedeli (su 22 milioni di abitanti) per una ventina di parrocchie riunite in due diocesi (Niamey e Maradi, al confine con la Nigeria). Negli ultimi mesi diversi sacerdoti sono stati allontanati dalle proprie parrocchie per motivi di sicurezza, lasciandone tre “scoperte”. Il lavoro della Chiesa è quotidiano e si concentra in particolare sull’educazione dei più giovani. «Nelle nostre due diocesi gestiamo 34 scuole, dalle materne alle superiori – continua monsignor Lompo –. Il fabbisogno però è superiore alla nostra capacità. In un Paese che registra un tasso di analfabetismo dell’80%, dobbiamo puntare sugli studi professionali per insegnare ai ragazzi un lavoro e offrire loro una prospettiva all’interno del Paese. Inoltre è prioritaria la formazione e la qualifica degli insegnanti. Nel 2030 il Niger conterà 50 milioni di abitanti: i giovani sono già il nostro avvenire e la Chiesa si domanda come dare loro un futuro». Un futuro che è incerto per le migliaia di persone che hanno alle spalle un’esperienza migratoria: coloro che sono stati espulsi da Algeria, Libia, Ciad, Sudan, Nigeria e che possono “scegliere” se essere rimpatriati o tentare di ricostruirsi una vita in Niger. È di loro che si occupa il servizio pastorale migrante coordinato da padre Mauro Armanino, sul campo da quasi dieci anni. «Per colpa dell’Europa il migrante è sempre più visto con sospetto, criminalizzato – ricorda Armanino accogliendo la delegazione –. Noi invece rispettiamo le loro scelte e non li consideriamo come vittime, perché le vittime fanno pietà e diventano strumento di controllo». Oltre all’ascolto i migranti accolti trovano assistenza medica, cibo, vestiti e supporto sia per chi decide di tornare nel proprio Paese sia per chi vuole restare, con percorsi di integrazione basati su formazione e lavoro. È così che sono stati accolti 1.263 migranti nel 2019 e 749 nel 2020: «Il nostro è un lavoro politico. Con il vertice de La Valletta del 2015, l’Ue ha scelto di bloccare in questo Paese il flusso dei migranti e questo ha creato panico. Noi vogliamo restare fedeli alla convinzione che tutti dovremmo essere “liberi di partire, liberi di restare” e ci battiamo affinché questo diritto venga rispettato». In Niger come altrove. (Duccio Fachini – Manuela Valsecchi)

Lecce: il 6 marzo la presentazione de I nuovi salentini

2 Marzo 2020 - Lecce - Venerdì 6 marzo alle ore 18.30 il Museo Sigismondo Castromediano di Lecce ospiterà la presentazione del volume “I nuovi salentini. Storie di chi è arrivato nel Tacco d’Italia”, il nuovo libro della giornalista Giorgia Salicandro edito da Tau Editrice nella collana Testimonianze e esperienze delle migrazioni a cura della Fondazione Migrantes. Lontano dalle narrazioni aberranti di un’Italia flagellata da presunte emergenze e “invasioni”, emancipato da un’immagine bidimensionale di mera meta vacanziera, il Salento raccontato in queste pagine attraverso più di cinquanta storie è una comune provincia italiana, in cui salentini di nascita e d’adozione si affiancano senza alcun clamore nel loro vivere quotidiano, si legge in una nota. La prefazione del libro è firmata da Leonardo Palmisano, analista sociale e scrittore, autore di numerose inchieste sui lavoratori migranti in Italia e la postfazione da Igiaba Scego, scrittrice “di origini somale, italiana per vocazione” come lei stessa ama definirsi. Dopo Torno quando voglio. Storie di salentini all’estero, oggi (2016) Giorgia Salicandro torna ad approfondire le storie di chi si mette in viaggio, questa volta dalla prospettiva, uguale e contraria, di coloro che arrivano da fuori. Saranno loro stessi, venerdì 6 marzo, i protagonisti della presentazione pensato come una “Festa de I nuovi salentini”, un’occasione di incontro che riunisce chef e artisti, commercianti e docenti, ex studenti Erasmus e tanti altri che hanno trovato nel Salento una nuova casa per necessità o per scelta. Dopo i saluti dell’assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia Loredana Capone e l’intervento introduttivo del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, dialogherà con l’autrice il direttore del Polo Bibliomuseale di Lecce Luigi De Luca. Quindi spazio alle voci del libro con gli interventi di alcuni tra i protagonisti: l'imam di Lecce Saifeddine Maaroufi, Sarah Scott, portavoce del gruppo "Salento interculturale", Florence Torres, promotrice del fair trade, Somieh Murigu, musicista.  

Migrantes Rossano-Cariati in campo contro le parole d’odio

27 Novembre 2019 - Rossano Corigliano - “Le parole pesano… pesiamo le parole - Per una cultura della legalità e dell’accoglienza” è il titolo della nuova campagna di sensibilizzazione rivolta agli studenti degli Istituti superiori, realizzata dalla diocesi di Rossano-Cariati attraverso l’ufficio Migrantes diocesano coordinato da Giovanni Fortino. L’idea, supportata dall’ arcivescovo mons Giuseppe Satriano, nasce dall’esigenza di offrire un’alternativa, una visione differente rispetto all’uso distorto di alcune parole che, nell’immaginario collettivo, appartengono a temi come la migrazione o la disabilità e che i “fabbricanti d’odio” utilizzano per “denigrare la reputazione di un gruppo sociale, evidenziando negativamente alcune caratteristiche nazionali, razziali e religiose. Queste parole – si legge in una nota - sono accompagnate troppo spesso dall’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione, creando problematiche di emarginazione sociale che possono sfociare in azioni violente. Il resto della “società civile”, è troppo spesso ignara dei danni psicologici che si arrecano ai soggetti colpiti da questa forma di violenza subdola” Diverse sono state le ricerche svolte in questi anni su questo abominevole fenomeno delle parole d’odio; sono stati difatti analizzati vari dati, reperibili su testate giornalistiche, siti web, social network in riferimento al tema, che hanno fatto emergere una realtà assolutamente sconfortante. Da qui la progettualità che comprende la mostra che verrà ospitata negli Istituti superiori: 21 pannelli fotografici ritraenti due immagini differenti legate dalla stessa parola che assume un significato differente secondo la realtà ci chi la vive. L’iniziativa che prenderà il via il 29 novembre 2019 con la prima tappa nell’Istituto “Luigi Palma” di Corigliano, è inserita nell’ambito del progetto “Accogliere. Integrare. Proteggere. Promuovere” proposto dalla Diocesi di Rossano-Cariati – Ufficio Pastorale Migrantes e approvato dalla Fondazione Migrantes tramite i fondi dell’otto per mille della Chiesa Cattolica. La mostra si pone l’obiettivo di sensibilizzare e di offrire ai ragazzi uno spunto di riflessione sull’importanza che le parole ed il linguaggio hanno nella vita di tutti noi. “Le parole pesano… pesiamo le parole – per una cultura della legalità e dell’accoglienza”, come detto, è il titolo che racchiude anche il significato stesso della mostra fotografica, realizzata con la collaborazione di artisti e fotografi locali che hanno voluto offrire ai ragazzi uno spunto critico sulle contrapposizioni che troppo spesso si hanno tra le immagini imposte dai media, quelle della vita reale e le parole che spesso le accompagnano nonché dal modo in cui vengono usate o proposte acquistando un significato piuttosto che un altro. Il risultato del gioco di immagini e parole è stato realizzato grazie al lavoro di Anna Minnicelli che ha curato la realizzazione dell’intera mostra. Alcune delle foto che formano il “gioco” di contrapposizioni sono state realizzate dell’Associazione fotografica “Luce” di Corigliano Rossano e si riferiscono agli sbarchi avvenuti nel territorio di questa Diocesi nell’anno 2017. Immagini, quelle immortalate dai fotografi dell’Associazione, forti, uniche e profonde che racchiudono tutti i sentimenti che hanno accompagnato il viaggio di speranza dei nostri fratelli migranti senza nascondere la sofferenza che lo stesso ha comportato. Dal contrasto delle immagini e nell’uso della parola viene fuori un paradosso la cui interpretazione viene affidata alla curiosità del visitatore. Un ringraziamento particolare alla Fraternità Giovanni Paolo II, Associazione di volontariato da sempre vicina ai fratelli migranti ed in difficoltà. (Ufficio Pastorale Migrantes diocesi Rossano-Cariati)

Migrantes: a Modena il Report 2019 “Il Diritto d’Asilo”

27 Novembre 2019 - Modena - Promuovere e mantenere alta l’attenzione su un diritto, quello alla protezione internazionale, che oggi sembra sempre più sotto attacco in Europa e in Italia. È l’obiettivo del Rapporto che, per il terzo anno consecutivo, la Fondazione Migrantes dedica al mondo del richiedenti asilo e rifugiati. Il testo, dal titolo Il diritto d’asilo. Report 2019: non si tratta solo di migranti. L’Italia che resiste,. L’Italia che accoglie (a cura di M. Molfetta e C. Marchetti, Editrice Tau 2019, pp. 270), sarà presentato a Modena nell’ambito del Festival della Migrazione (www.festivalmigrazione.world) venerdì 29 novembre alle 9.00 nell’aula magna “G. Dossetti” del Dipartimento di Giurisprudenza UNI.MO.RE di via S. Geminiano 3. Alle 15.00 si svolgeranno invece tre workshops sui temi principali del volume.   Sono circa 81.000 i migranti e rifugiati arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo da gennaio a ottobre 2019 (dati provvisori; con gli arrivi via terra in Grecia e in territorio spagnolo il totale è di 98.000 persone). Si tratta di un dato in diminuzione, a seguito dell’accordo “UE-Turchia” del 2016 e del memorandum Italia-Libia del 2017. In diminuzione anche il numero assoluto dei morti/dispersi, con un aumento però dell’incidenza rispetto agli arrivi, in particolare nel Mediterraneo centrale: da 1 ogni 40 del 2016 a 1 ogni 18 nel 2019.  Nonostante ripetute dichiarazioni circa nuove ondate di sbarchi, l’anno sembra avviato a concludersi con un totale di arrivi in Italia di migranti e rifugiati via mare ai livelli minimi: 9.648 quelli registrati a fine ottobre (-56% rispetto allo stesso periodo 2018, nel quadro di un trend di drastica riduzione iniziato nel 2017). In forte calo nel 2019 anche i richiedenti asilo registrati: 26.997 alla fine di settembre (dato provvisorio, contro i 43.965 dello stesso periodo del 2018), provenienti da Pakistan, Nigeria, Bangladesh, El Salvador, Perù, Ucraina, Marocco, Senegal, Albania e Venezuela. Consistente il numero di coloro che sono arrivati in Friuli-Venezia Giulia dalla tormentata “rotta” balcanica via terra: 5.526 fra il 1° gennaio e il 15 settembre. Riguardo alle domande d’asilo, nel 2018 le Commissioni territoriali italiane hanno riconosciuto uno dei tre benefici di protezione (status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione umanitaria) a poco più di 31 mila persone, contro le 34 mila circa del 2017 e le quasi 37 mila del 2016. Il dato parziale per il 2019 (che ha registrato la quasi-scomparsa della protezione umanitaria) è pari a 14.000. Su circa 72.500 domande esaminate nell’anno, quelle respinte sono state l’80%, l’11% le concessioni dello status di rifugiato, il 7% della protezione sussidiaria e appena l’1,5% della protezione umanitaria. Fra i 71.000 nuovi immigrati caduti in situazione di irregolarità in Italia fra giugno 2018 e giugno 2019, sono 18.000 i casi attribuibili al Decreto Sicurezza. A giugno 2019 il numero degli irregolari presenti in Italia è stimabile dunque in 620.000 persone. “La sfida delle migrazioni oggi non riguarda solo l’accoglienza, ma la capacità di costruire un Paese dove le diversità, la presenza di persone di paesi, culture e religioni diverse, sappiano comporsi in una realtà più ricca”, ricorda don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes della Cei, sottolineando che “per troppo tempo forse abbiamo pensato che fosse sufficiente salvare chi annegava (e purtroppo invece continua ad annegare nell’indifferenza di tanti) e portarlo in qualche porto italiano”. Questo, rileva, “è solo il primo passo” in quanto, come ribadisce papa Francesco, è necessario anche “proteggere, promuovere, integrare”. “Senza queste azioni - conclude il Direttore Migrantes - non c’è neanche vera accoglienza”.    

Ccee: da oggi l’incontro annuale dei responsabili degli Uffici Migrazioni delle Chiese d’Europa

26 Novembre 2019 - Atene - "Comunità locale come modello di accoglienza ed integrazione in Europa". Questo il tema dell'incontro che da oggi si svolgerà ad Atene promosso dalla Sezione Migrazioni della Commissione Pastorale Sociale del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (Ccee). Ad aprire l'incontro - che si concluderà giovedì 28 novembre - è stato oggi pomeriggio il card. Anders Arborelius, Vescovo di Stoccolma e Responsabile della Sezione Migrazione del Ccee. All'incontro partecipano i direttori della pastorale migratoria delle Conferenze Episcopali d'Europa. Per l'Italia il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. (R.Iaria)

Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: il 27 settembre la presentazione del Rapporto Immigrazione

19 Settembre 2019 - Roma - L’edizione 2019 del Rapporto Immigrazione, redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes,  sarà presentato a Roma venerdì 27 settembre presso la Chiesa di san Francesco Saverio del Caravita (Via del Caravita, 7, ore 10,30). Il volume è ispirato al Messaggio di Papa Francesco per la 105a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà due giorni dopo, domenica 29 settembre, con una celebrazione in Piazza San Pietro, presieduta dal Santo Padre. Il tema del messaggio - “Non si tratta solo di migranti” – ha visto la redazione confrontarsi con una sfida importante nell’ideazione dei contenuti e delle modalità attraverso cui declinare questo concetto così universale. Una delle scelte operate con convinzione – spiegano i due organismi della Cei - è stata quella di “aprire lo sguardo”, raccogliendo alcune riflessioni e spunti sul tema offerti da diversi testimoni della scena culturale e politica del nostro Paese: da Liliana Segre a Massimo Cacciari a Mario Morcellini. Il Rapporto – giunto alla XXVIII edizione - offre temi e dati volti a mettere in luce i diversi aspetti di vita di un migrante, ovvero di “una persona che si districa fra difficoltà di tipo burocratico, scolastico, giudiziario, sanitario, economico, sociale, ovvero con i problemi della vita quotidiana che affrontano tutti, ma che, nel suo caso, sono forse più complicati che per molti altri”. Alla presentazione interverranno, dopo il saluto del presidente della Caritas Italiana, il vescovo mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, il cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Simone M. Varisco della Fondazione Migrantes moderati da  Oliviero Forti della Caritas Italiana. I lavori saranno conclusi dal presidente della Fondazione Migrantes, il vescovo mons. Guerino Di Tora.

GMMR: il 29 settembre celebrazione con Papa Francesco in piazza San Pietro

19 Settembre 2019 - Roma -  “Non si tratta solo di migranti”: questo il tema scelto da papa Francesco, per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 29 settembre 2019. I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”: “attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”, scrive il pontefice nel messaggio per questa giornata.”: “attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”, scrive il pontefice nel messaggio per questa giornata. Quest’anno la celebrazione principale della Chiesa Italiana sarà presieduta da Papa Francesco in Piazza San Pietro alle ore 10.30. La Chiesa Italiana chiama a raccolta in Piazza san Pietro tutti i fedeli. In vista della giornata il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha inviato una lettera a tutti i vescovi italiani. “Sappiamo bene – scrive – quanto questo tema oggi sia spesso affrontato in maniera divisiva, persino nelle nostre comunità. Il fenomeno migratorio rischia di essere il capro espiatorio di paure e insicurezze, di un malessere sociale che ha cause ben diverse”. La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “riveste una valenza importante per tutti” scrive il porporato invitando i vescovi a partecipare alla messa che il papa Francesco celebrerà in piazza San Pietro. “Un’occasione per stringerci a lui ed esprimergli la nostra gratitudine per il suo coraggioso magistero. Concretamente, se ognuna delle nostre Chiese inviasse a Roma un gruppo, contribuiremmo a offrire un segno di comunione attorno al successore di Pietro”. Per informazioni e biglietti per la S. Messa in Piazza San Pietro si prega di rivolgersi alla Fondazione Migrantes: segreteria.direzione@migrantes.it