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Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: domenica scorsa la settima edizione del Pellegrinaggio dei popoli

14 Giugno 2022 - Asti - Dopo due anni di silenzio, domenica 12 giugno le comunità cattoliche e straniere provenienti da diverse diocesi del Piemonte hanno potuto ritrovarsi al Pellegrinaggio dei popoli presso il Santuario Regina Pacis di Fontanelle di Boves (Cn), non a caso nella stessa sede dove si erano ritrovate due anni prima, a giugno 2019. L’appuntamento annuale, organizzato dal Coordinamento regionale Migrantes, è giunto alla sua settima edizione nonostante la lunga pausa che la pandemia ha provocato e i cui segni sono ancora visibili nella lenta ripresa delle attività aggregative delle Migrantes. A Fontanelle ad accogliere i 700 pellegrini provenienti da Alba, Asti, Cuneo e Torino erano presenti Mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e delegato Cep per la Pastorale Migrantes don Giuseppe Panero, Rettore del Santuario e Maurizio Paoletti, Sindaco di Boves e Sergio Durando, Direttore della Migrantes di Torino e responsabile del coordinamento regionale Migrantes. Ha poi raggiunto il Santuario e concelebrato la S. Messa Mons. Piero Delbosco, Vescovo della Diocesi di Cuneo. Come nell’edizione del 2019, l’atmosfera è stata riscaldata dalla grande accoglienza dei cittadini di Fontanelle, capaci di un’accoglienza calorosa e partecipata. Filippini, africani anglofoni, francofoni e lusofoni, latinoamericani e famiglie ucraine fuggite dalla guerra hanno animato il Pellegrinaggio, portando la testimonianza di un mondo ancora troppo segnato dalle sofferenze, dalla paura e dalle ingiustizie, un mondo che non possiamo ignorare. Dopo un momento di accoglienza e saluto, nella mattinata, ci sono state alcune testimonianze. Ha così preso la parola Moustafà, rifugiato afgano, oggi mediatore culturale, che ha voluto evidenziare come sia calato il silenzio sulle condizioni critiche in cui continua a versare il suo paese, oggi dimenticato dalle prime pagine dei giornali italiani. Anche la signora Mina, fuggita dalla città di Charkiv in Ucraina, ha raccontato ai pellegrini la sua storia di migrante forzata, una storia ancora troppo vicina per non leggerla nei suoi occhi. Le bombe l’hanno raggiunta quando era nella sua casa e nel crollo ha trovato riparo in un piccolo angolo. Negli attimi infiniti di paura e distruzione, Mina si è rifugiata nella preghiera, l’unica risposta alla disperazione. Nel piazzale del Rosario, domenica 12 giugno, le comunità insieme hanno pregato per la Pace e hanno condiviso momenti intensi di vicinanza, fratellanza e gioia dell’incontro.  

Migrantes Piemonte: domenica il pellegrinaggio dei migranti

9 Giugno 2022 - Torino - Partiranno in 700 da tutte le diocesi del Piemonte per invocare il dono della pace al Santuario Regina Pacis di Fontanelle di Boves in provincia di Cuneo. Migranti che hanno vissuto sulla propria pelle il dramma della guerra e migranti che hanno lasciato il proprio paese per sfuggire a fame e persecuzioni, per garantire un futuro migliore ai propri figli e che quest’anno hanno scelto di vivere il loro tradizionale pellegrinaggio annuale organizzato dal Coordinamento regionale Migrantes Piemonte e Valle d’Aosta proprio pregando insieme per la fine di ogni conflitto in ogni parte del mondo. Il pellegrinaggio è rivolto a tutte le Comunità cattoliche Migrantes di tutte le Diocesi piemontesi e ai volontari impegnati nella promozione dell’accoglienza ed è ormai una tradizione ma che aveva subito una interruzione di due anni a causa della pandemia. «Quest’anno», spiega Sergio Durando, direttore della Migrantes  diocesana di Torino e coordinatore regionale, «abbiamo scelto di tornare a Fontanelle di Boves dove si invoca Maria Regina della Pace proprio per affidare alla preghiera il desiderio che si ponga fine ad ogni conflitto in ogni parte del mondo». Da Torino sono in 500 ad aver aderito alla proposta, appartenenti a tutte le cappellanie e fra loro anche una ottantina di Ucraini, tra chi da tempo vive nel territorio  e chi è stato accolto in questi mesi. Il pellegrinaggio intitolato «Insieme per la pace» prevede alle 10 un primo ritrovo nel santuario cuneese per un saluto e una introduzione di mons. Marco Prastaro, incaricato regionale Migrantes, di don Giuseppe Panero, rettore del Regina Pacis, e di Maurizio Paoletti, sindaco di Boves. Prima della preghiera del rosario sono previste tre testimonianze di profughi fuggiti dalle guerre, dall’Ucraina e dall’Afganistan. Alle 11 la preghiera del rosario per la pace con itinerari diversi. Tre le proposte, una prima che prevede la recita nel piazzale antistante il santuario, una che prevede un percorso di 4 km e una terza un percorso più breve, per accompagnare con il cammino la preghiera, altro aspetto che accomuna tanti migranti che hanno percorso centinaia di chilometri invocando la salvezza per se stessi e i familiari. Dopo il pranzo, il tempo della festa con canti e danze proposti dalle diverse cappellanie e a conclusione la Messa concelebrata da mons. Prastaro e da mons. Piero Delbosco, Vescovo di Cuneo e Fossano, le diocesi che animano questa edizione del pellegrinaggio. (VeT)

Migrantes Piemonte: il 12 giugno il Pellegrinaggio dei Popoli

1 Giugno 2022 - Santuario di Fontanelle di Boves: invito al pellegrinaggio dei popoli Alba - Mi rivolgo a tutti gli amici immigrati cattolici di ogni Paese e lingua che stanno ad Alba e nella diocesi albese. Vi rivolgo un invito fraterno a rispondere con generosità. Carissimi, questo invito è rivolto a voi e alle vostre famiglie. È per voi cattolici africani nigeriani, ivoriani, ganesi, senegalesi, congolesi, camerunensi e latinoamericani di Messico, Perù, Brasile, Argentina, Cile, Repubblica Dominicana, e di tanti altri Paesi in compagnia anche degli albanesi cattolici. Domenica 12 giugno possiamo trovarci tutti puntuali per le ore 8 con le macchine per avviarci insieme da piazza Cristo Re in Alba fino a Fontanelle di Boves dopo Cuneo, dove c' è un meraviglioso santuario dedicato alla Madonna che attende tutti con gioia! Questo mio invito è per il Pellegrinaggio dei popoli, organizzato dal Coordinamento regionale Migrantes del Piemonte, che inizierà alle ore 10 (portarsi pranzo al sacco per voi e i bambini)! Posteggeremo le auto nella piazza davanti al grande santuario e là tutto verrà spiegato nei dettagli su ciò che faremo per rendere grande la nostra partecipazione. Preghiera e festa insieme. Contenti di aver accolto l' invito di Gesù e di Maria, non esitate a portare con voi gli amici e le loro famiglie che abbiano disponibilità di un' auto a questo importante appuntamento della Pastorale Migrantes 2022. Vi ringrazio tutti di cuore. (don Paolo Rocca - Direttore Migrantes Alba)

La valle solidale e i migranti bambini

21 Dicembre 2021 -

Torino - Non piangono mai i bambini che arrivano all’ultima tappa prima del confine francese. Sono esausti, dormono di continuo, qualcuno ha i piedi morsicati dai topi negli accampamenti di fortuna in Bosnia, eppure non piangono. Lo raccontano commossi gli operatori e i volontari del rifugio per immigrati 'Fraternità Massi' nella casa dei salesiani accanto alla stazione di Oulx. Ai piccoli il lungo viaggio sembra un gioco in compagnia dei genitori. Per gli esperti il gioco si chiama 'rotta italiana' oppure 'terminale della rotta mediterranea' e anche 'limite occidentale della rotta balcanica'. Comunque la si veda, Oulx dal 2017 è diventata una porta di uscita sempre più battuta dall’Italia verso la Francia e l’Ue, per marciatori della speranza in viaggio da anni.

Non temono di andare in mezzo alla neve in scarpe da tennis, ma se vengono al rifugio voluto dalla fondazione 'Talità Kum' con i medici di Rainbow 4 Africa aperto h 24 trovano scarponi, cibo, possono farsi visitare e passare una notte al caldo dopo le 16, quando d’inverno cala subito il buio e la temperatura scende sottozero.

A pochi passi dal rifugio in Alta Val di Susa, ironia della sorte, fermano i treni di linea per la Francia e persino il Tgv. Ma il viaggio comodo è roba per chi ha documenti europei e Green pass. Il resto dell’umanità tenta di prendere un bus di linea, se non controllano i 'certificati verdi', o arriva a piedi fino alle piste di fondo di Claviere e poi si infila nei boschi per 20 chilometri per passare il Monginevro. Un’impresa al buio col freddo, specie per le famiglie con donne incinte e bambini. Oltretutto la sorveglianza dei gendarmi dotati anche di visori notturni al confine e lungo la statale è continua. Inflessibili anche con i più vulnerabili, non rilasciano il documento di respingimento, il 'refus d’entrée', contro cui presentare appello. Chi passa, però, in 5 giorni arriva a Parigi e da lì prosegue per Germania, Paesi Bassi, Belgio o Regno Unito, nell’Europa che cerca manodopera.

Gli scarponi li lasciavano i valligiani quando si è aperta la rotta. Il rifugio prosegue la tradizione solidale, mettendoli nelle rastrelliere. Ogni giorno passano da qui almeno 60 persone, con punte di 100 dall’estate a novembre. Quando si supera quota 50 la Croce rossa sposta i profughi al polo logistico di Bussoleno, 20 chilometri a valle, così che nessuno dorma all’aperto. Da aprile a dicembre sono passate 9mila persone e altre 1.500 sono state portate alla Croce rossa. Il 60% proveniva dalla rotta balcanica, gli altri erano subsahariani sbarcati da poco e tunisini alle prese con disoccupazione.

«È dura marciare nella neve, ma chi proviene dai Balcani dice che dopo Bosnia e Croazia passare il Monginevro è come bere un bicchiere d’acqua – spiega don Luigi Chiampo, 62 anni, da 10 parroco di Bussoleno, presidente di Talità Kum e responsabile Migrantes della diocesi susina – e da quando abbiamo aperto il centro a Oulx nel 2018 non ci sono più stati morti sulle montagne. Passavano dal Colle della Scala, molto pericoloso. Nel 2021 dalla valle è passato un fiume di circa 15mila persone dirette a Claviere. Arrivano a Trieste e in 72 ore attraversano il nord in treno o bus, oppure vengono dai centri di accoglienza. Il rifugio lo abbiamo aperto per non far dormire più nessuno in mezzo alla strada ed è importante la rete che si è creata e la collaborazione con le istituzioni». I Comuni, al contrario di quanto accade Oltralpe, sono presenti. La Prefettura di Torino contribuirà al nuovo rifugio di fronte alla 'Fraternità Massi', sempre di proprietà dei salesiani, molto più grande, in cui a giorni si sposteranno le attività. Che comprendono le attività dei medici e infermieri di 'Rainbow for Africa' e degli operatori legali di Diaconia valdese e Danish refugee Council, che qui hanno un punto nodale del loro osservatorio dei tre confini. Cena e assistenza le offrono la rete solidale di Talità Kum, aperta ad associazioni laiche e nazionali.

«Prepariamo un piatto di pasta, offriamo un letto caldo – afferma racconta Giorgio Guglielminotti, storico operatore – e se lo desiderano parliamo. Soprattutto diamo le scarpe a chi arriva con i piedi rotti da marce interminabili». I single dormono in uno camerone e le famiglie nei container in cortile. Si resta al massimo 48 ore ad eccezione delle famiglie numerose. Secondo Serena Tiburtini, coordinatrice di programma per Danish refugee council, le famiglie sono soprattutto afghane (il 40%) e iraniane. Poi i pachistani. «Passano da Claviere a piedi – aggiunge – perché sono abituati alla montagna. Sono arrivati i primi evacuati in estate da Kabul, i più ricchi, gli altri li attendiamo nei prossimi mesi. I tempi di ricongiungimento con i parenti sono troppo lunghi. Una ragazza afghana a settembre mi ha detto che non poteva attendere sei mesi per raggiungere la madre in Svezia, mentre poteva farcela in 15 giorni. Un giovane curdo iraniano, rimasto storpio a una gamba, fratturata dalle botte prese in Croazia, non riusciva a passare a piedi. Ma voleva raggiungere moglie e figlioletta in Svizzera. Niente ricongiungimento, alla fine è partito con un passeur ».

«Chi arriva a Oulx dalla rotta balcanica è esausto fisicamente e mentalmente – prosegue Eloisa Franchi dei medici di Rainbow 4 Africa – poi c’è chi arriva con ferite da marcia o con le cicatrici delle torture inferte dai poliziotti croati. Noi offriamo primo soccorso per curare la 'patologia di confine', uno stress psicofico continuo. Nel nuovo rifugio avremo uno spazio per dare assistenza continuativa». A Oulx sono arrivate quest’anno due donne in procinto di partorire: una ci è riuscita, l’altra ha messo al mondo un bambino morto. Era da sola, marito e figlio erano già passati, ma sono tornati indietro per salutare il piccolo e ripartire con lei. Domani si concluderà qui il 'Cammino della Speranza', staffetta partita da Trieste in bici una settimana fa per ricordare cosa accade ogni giorno da un confine all’altro. (Paolo Lambruschi – Avvenire)

Caritas-Migrantes Piemonte: pronti ad accogliere i profughi afghani

27 Agosto 2021 -
Torino - È comune e diffusa in questi giorni la preoccupazione per la situazione venuta a crearsi in Afghanistan proprio quando pensavamo che gli ultimi venti anni avessero fatto maturare semi stabili di cambiamento. Prima che gli assetti geopolitici sono le condizioni di vita delle persone che destano apprensione e che stanno mettendo in moto una vera mobilitazione in tante parti del mondo, Italia compresa. L’arrivo dei voli militari che realizzano un’operazione definita tecnicamente di “evacuazione” e la conseguente necessità di trovare una prima ed immediata sistemazione per le circa 2500 persone interessate ha portato a cercare – e talora trovare – disponibilità anche da parte di comunità e gruppi ecclesiali. Grazie all’azione di coordinamento del Ministero e delle Prefetture i posti di accoglienza sono stati tutti trovati utilizzando le reti del Sistema Accoglienza Integrazione (SIA) e dei Centri Accoglienza Straordinaria (CAS) già attive sul territorio e di cui fanno parte anche alcune realtà del mondo ecclesiale, piemontese compreso. Non c’è, dunque, una urgenza per trovare subito nuove sedi. Abbiamo il tempo per costruire e coordinare il meglio possibile le disponibilità che le comunità cristiane possono mettere in gioco. Il tempo consente anche di poter coordinare le iniziative a livello di ogni diocesi, soprattutto interloquendo con Migrantes e Caritas delle singole Chiese. In effetti i termini del discorso potrebbero aggravarsi nei prossimi mesi quando arriveranno alle nostre frontiere nuovi gruppi di profughi o richiedenti asilo anche provenienti dall’Afghanistan. Il ponte aereo termina con la fine della presenza americana a Kabul. Da quel momento è pensabile che una parte della popolazione cercherà di uscire dal paese verso punti di raccolta in Iran, Pakistan, Turchia. Qualcuno prenderà la strada della rotta balcanica dove sono stati bloccati altri uomini nei mesi scorsi anche per lungo tempo. Se sarà possibile mettere in atto i cosiddetti corridoi umanitari questi partiranno da uno dei paesi di prima accoglienza e non dall’Afghanistan direttamente. Le persone interessate a questa fase saranno certamente più povere, meno tutelate, più esposte al traffico di esseri umani. E, arrivando in Italia, entreranno nella procedura usuale di richiesta di accoglienza, senza avere canali preferenziali. Per dare risposte di accoglienza di qualità allora sarà presumibilmente necessario aumentare il numero di posti disponibili e la capacità di farsi carico delle persone per dare loro pieno inserimento e prospettive di futuro. Serviranno case, ma anche e soprattutto relazioni, sostegno, accompagnamento, inserimento lavorativo, sostegno alla mobilità verso l’Europa. E questo non solo per chi proviene dal paese asiatico oggi sotto i riflettori. Stanno arrivando sulle coste del sud numeri importanti di persone in fuga da altre aree di crisi, e continuano anche i respingimenti alle frontiere a nord del nostro paese con la conseguente permanenza nelle nostre valli alpine di gruppi di persone sempre più numerosi. È bene che le comunità territoriali, cristiane soprattutto, inizino fin da subito a muoversi e progettare su questa prospettiva di medio termine, senza concentrarsi ed agire esclusivamente sui primi arrivi degli scorsi giorni. I contatti continui con le Prefetture consentiranno di monitorare i bisogni, ma dovremo essere capaci di farci trovare pronti, senza improvvisazioni e senza fughe individualistiche. Occorre rafforzare la rete sia per non prestare il fianco ad una deleteria supplenza, sia per dare efficacia ad una azione complessa e delicata perché inerente alla vita delle persone. Serve dare del tempo individuale e comunitario alla preghiera e all’approfondimento dei vari elementi del fenomeno, senza lasciarci tentare dalle facili semplificazioni o dall’immediata emozione. Caritas e Migrantes si stanno proponendo per chiedere in ogni sede opportuna l’attivazione di forme temporanee di protezione per gli afghani già presenti in Italia che rischiano di essere rimandati a casa: in Europa sono a rischio di rientro in 280 mila, di cui 60 mila donne. Viene anche chiesta l’interruzione dei respingimenti in frontiera sulla rotta balcanica per evitare un altro inverno come quello disumano vissuto nel 2020. Un ultimo consiglio, che è anche una richiesta: non intraprendiamo progetti né preventiviamo attività – ivi comprese le raccolte di generi primari – senza prima esserci coordinati con la rete Caritas e Migrantes. Insieme saremo più efficaci e meglio parole di Vangelo. (Pierluigi Dovis, Delegato regionale Caritas Piemonte - Sergio Durando, Responsabile regionale Migrantes Piemonte)

Migrantes Torino: riconoscimento al direttore Durando

28 Giugno 2021 -
Torino - Nei giorni scorsi il direttore della Migrantes di Torino e del Piemonte, Sergio Durando, è stato insignito dalla Città di Torino del riconoscimento del ruolo di ambasciatore nel mondo delle eccellenze del territorio torinese "per l'intensa attività di assistenza agli adolescenti e ai giovani italiani e stranieri delle periferie urbane, con particolare attenzione alle problematiche legate ai migranti e rifugiati".
"Adolescenti e giovani non sono i destinatari dell'educazione ma i protagonisti: vanno sostenuti perché saranno la Torino di domani. [...] Torino è una città che attrae molti giovani dall'estero: chi viene per cercare un lavoro, chi scappa e cerca rifugio, chi viene per studiare. Gli studenti internazionali arrivano da oltre 120 paesi, si formano in questa città: dopo la laurea molti si fermeranno, altri partiranno per altri Paesi, altri torneranno nel luogo da cui sono partiti. Occasioni importanti per creare ponti con la città di Torino, collaborazioni e reti", si legge nella motivazione.

Vescovi Piemonte: “sull’accoglienza non possiamo fare passi indietro, la Chiesa è disposta a fare la sua parte”

20 Maggio 2021 - Torino – “Ancora una volta il mondo dolorante bussa alle nostre porte,  nel mezzo di una pandemia per cui noi stiamo iniziando a cantare vittoria e tanti altri continuano a pagare prezzi altissimi ed insostenibili. Il Governo centrale si è attivato con la collaborazione delle Prefetture che in tanti territori, Piemonte compreso, hanno già identificato opportunità e assicurato  la disponibilità di accoglienza per gruppi limitati di persone”. Lo scrivono i vescovi del Piemonte in una nota firmata dal presidente della Conferenza episcopale regionale, mons. Cesare Nosiglia, dall’incaricato per la Caritas, mons. Piero Delbosco, e dall’incaricato per Migrantes mons. Marco Prastaro. Nelle ultime ore una presa di posizione da parte regionale  ha evidenziato – si legge nella nota firmata anche dai direttori regionali Migrantes e Caritas, Sergio Durando e Pierluigi Davis -  “perplessità e sollevato eccezioni.  Lo sguardo concentrato su di sé non è mai stato lo stile della gente del Piemonte.  Nemmeno in momenti molto faticosi e difficili come gli attuali. L’impegno profuso in passato non solo non è scusante per un ritiro nel presente,  ma è stimolo a costruire l’oggi e il domani in continuità con scelte che hanno dato qualità al vivere civile, al sentire umano,  alla percezione religiosa della nostra regione”. Per questo i vescovi piemontesi chiedono di “non chiudere, di non escludere, di non rifiutare persone che sono già parte del nostro futuro”. “La solidarietà, con lo sforzo che tutto il nostro Paese sta mettendo, è un valore che va difeso e promosso anche quando affronta temi finora divisivi, perché il bene comune non è mai ‘contro’ ma ‘insieme’”. “Ringraziamo la Prefettura che accoglierà questi immigrati in apposite sedi già individuate, ma in ogni modo – aggiungono – anche la Chiesa è disposta, se necessario, a fare la sua parte”. “Siamo certi che, dopo una prima reazione allarmata, la nostra Regione saprà ancora percorrere convintamente un cammino di apertura verso i migranti, indirizzando così le scelte delle collettività locali e dei singoli, delle famiglie e dei gruppi. In gioco c’è la dignità delle persone”. “Non lasciamoci – conclude la nota frenare da uno sguardo corto, ma osiamo accettare una sfida di umanità”. (R.Iaria)

GMMR: il Piemonte e la Valle d’Aosta nel solco dei «santi sociali»

10 Settembre 2020 -

Torino - Non è casuale che la Fondazione Migrantes abbia scelto le diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta come sedi principali per la celebrazione italiana della 106ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, in programma il 27 settembre. Nella Cattedrale di Torino in diretta su Rai 1 alle 11 monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e amministratore apostolico di Susa, presiederà la celebrazione eucaristica della Giornata, che il Papa nel suo messaggio diffuso il 13 maggio ha intitolato “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire: accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”. "La scelta delle diocesi subalpine da sempre terre d’immigrazione – ha sottolineato ieri Sergio Durando, direttore dell’Ufficio pastorale migranti di Torino e coordinatore Migrantes del Piemonte – ci sprona ad andare avanti nel solco dei santi sociali come don Bosco e Murialdo che accoglievano i contadini e i giovani dalle campagne, dell’emigrazione dal Sud Italia nel Dopoguerra ed ora delle nuove migrazioni dal Sud del mondo e dai Paesi in guerra". Oggi infatti Torino e le diocesi del Piemonte – aggiunge Durando – "con 429.375 stranieri (il 50% nel capoluogo, con età media 30-39 anni) sono la quinta regione d’Italia con provenienze da 172 paesi diversi e 12 comunità etniche molto numerose". "Presenze e bisogni – ha ribadito monsignor Nosiglia – che, grazie alle sollecitazioni di questa Giornata devono attraversare la coscienza e la vita delle nostre comunità per stimolare la ricerca di vie e impegni concreti di accoglienza e solidarietà verso tutti gli immigrati e gli sfollati presenti nel nostro territorio: una realtà importante che nel mondo coinvolge 50 milioni di persone, compresi i nostri connazionali sfollati ad esempio dai recenti terremoti". "Far leva sull’allarmismo e sull’invasione, come già è avvenuto in passato – ha aggiunto Nosiglia – non aiuta ad affrontare seriamente il problema ma suscita solo paura e timore che, collegato al coronavirus, suscita ancora di più rifiuti e scelte drastiche che nulla hanno a che vedere con l’accoglienza delle persone ma ne fanno dei capri espiatori di ben altre situazioni». Dal canto suo monsignor Marco Prastaro, vescovo di Asti, incaricato regionale Migrantes della Conferenza episcopale del Piemonte e della Valle d’Aosta con un passato da fidei donum in Kenya, ribadendo che occorre un cambiamento di mentalità nel considerare gli stranieri "non come capo espiratorio di tutti i nostri problemi ma come risorsa" (in Italia sono 52 mila gli imprenditori immigrati) ha presentato il documento che il coordinamento Migrantes di Piemonte e Valle d’Aosta "terra di santi sociali che hanno saputo rispondere alle sollecitazioni del loro tempo tra cui l’immigrazione" diffonderà in occasione della Giornata. È intitolato “Mi avete ospitato”. "Il motivo per cui la comunità cristiana in primis non può sottrarsi all’accoglienza – ha aggiunto Prastaro – sta nelle parole di Gesù: 'Ero forestiero e mi avete ospitato'". 

In preparazione alla Giornata, la Fondazione Migrantes ha promosso nei giorni scorsi a Villa Lascaris di Pianezza (Torino) il Corso di Alta formazione sulle sfide dell’emigrazione. Ai lavori, presieduti dal direttore generale della Fondazione don Giovanni De Robertis, hanno partecipato 60 tra direttori della Pastorale migranti delle diocesi della Penisola e collaboratori laici. Tra i relatori, l’inviato di Avvenire, Nello Scavo. Fitto il calendario degli appuntamenti piemontesi di qui al 27 settembre: da spettacoli e presentazioni di libri e mostre, ai cineforum, al Meeting tra giovani italiani e immigrati sul messaggio del Papa, sabato 12 settembre dalle 14 alle 18, (in via Cottolengo 24/a). I giovani, su un testo raccolto da Marco Laruffa e musicato da fratel Ettore Moscatelli, hanno anche composto l’inno della Giornata che verrà inviata a papa Francesco. La stessa composizione, il calendario completo della Giornata e il messaggio del Coordinamento Migrantes Piemonte e Valle d’Aosta si trovano sul sito www.migrantitorino.it. (Marina Lomunno - Avvenire)

Migrantes Piemonte-Valle d’Aosta: costruire una Chiesa e una società che siano capaci di leggere i segni dei tempi

9 Settembre 2020 - Torino - Le Migrantes del Piemonte e Valle D’Aosta sono “impegnate a costruire una Chiesa e una società che siano capaci di leggere i segni dei tempi e di posizionarsi sulla soglia, attenti ai cambiamenti e pronti ad aprire la loro porta”. Lo scrive in una nota il Coordinamento regionale degli uffici Migrantes delle diocesi delle due regioni che si si appresta a vivere, nelle sue diciassette diocesi, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con un intenso programma di iniziative che culminerà con la celebrazione a livello nazionale della Giornata il 27 settembre nel Duomo di Torino, con la S. Messa che sarà trasmessa in diretta su RAI 1, alle ore 11 presieduta dal presidente della Conferenza Episcopale regionale. Mons. Cesare Nosiglia. La scelta di celebrare a livello nazionale la 106° Giornata dedicata al Migrante e Rifugiato proprio nelle diocesi piemontesi e della Valle d’Aosta è motivo di “gioia e riconoscenza al Signore”, si legge nel testo – presentato questa mattina - dove si ricorda che il Piemonte è riconosciuto come “terra dei Santi sociali”, figure che in periodi diversi hanno avuto “la grande capacità di leggere i segni dei tempi e di essere solleciti nel rispondere alle emergenze e ai bisogni del territorio. La loro storia e il loro carisma è presente tutt’oggi e ci sollecitano a esprimere alcune preoccupazioni, raccomandazioni e richieste che riguardano i nostri fratelli e sorelle arrivati da lontano”. Il Piemonte, pur non essendo una regione interessata dagli sbarchi, rappresenta però un territorio di passaggio perché al confine con la Francia (attraverso la Valle di Susa e non solo) e un luogo di grande concentrazione stagionale di manodopera straniera per la raccolta della frutta (saluzzese). Torino e le grandi città, poi, evidenziano “la scarsa capacità delle politiche di includere tutti coloro, giovani nativi o immigrati, che in questi anni hanno sostenuto la crescita economica, ma che hanno al contempo maggiormente patito le difficoltà indotte dalla crisi e, negli ultimi mesi, dalla pandemia. Per i migranti, in particolare, la pandemia – scrivono gli uffici diocesani Migrantes -  ha rappresentato il passaggio dalla sovraesposizione mediatica e politica alla scomparsa dalla cronaca, per poi ritornare, con la ripresa degli sbarchi in Italia, a occupare la scena dipinti come ‘untori’ o ‘balordi’”. Il coordinamento Migrantes ritiene che “tra speranze e difficoltà il nostro futuro non possa prescindere dal pensare a un modello di società più giusto e inclusivo per tutti”. La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato l’occasione per evidenziare ancora una volta quanto “sia necessario continuare a fare perché i migranti, forzati e non, siano riconosciuti come portatori di doni e talenti oltre che di diritti e dignità. Noi credenti – scrivono – non possiamo che partire dalle parole di Gesù nel Vangelo di Matteo (25,35) ‘…Ero forestiero mi avete ospitato’”. Per questo roicordano “il grido dei 50 milioni di sfollati interni sparsi nel mondo” ricordati da papa Francesco nel messaggio per la Giornata:  “non possiamo dimenticare che anche in Italia ci sono degli sfollati che ancora attendono che le promesse di cura diventino fatti concreti; pensiamo, ad esempio, alle persone sfollate e ancora in abitazioni precarie nelle zone terremotate”. Le diocesi piemontesi e valdostane richiamano l’attenzione sugli “invisibili e i precari, perché escano da condizioni che li espongono a ricatti, sfruttamento ed emarginazione sociale” ed auspicano “una nuova politica sociale e del lavoro, che abbia una rinnovata visione sulla libera circolazione delle persone nei nostri territori e sulla presenza di stranieri” e che “finalmente si superi il binomio permesso di soggiorno-lavoro. L’Italia nel 2020 ha nuovamente risposto con lo strumento della sanatoria alla necessità di regolarizzazione di migranti irregolari sul territorio, spinta dal bisogno occupazionale di alcuni settori produttivi. Il messaggio che passa ai cittadini segue ancora la stessa narrazione di sempre: riconosciamo i migranti solo quando ne abbiamo estrema necessità, sicuramente non spinti da un sentimento di giustizia sociale”. Le Migrantes diocesane chiedono “il superamento dei Decreti sicurezza ancora in vigore” ed evidenziano l’urgenza del “riconoscimento della cittadinanza almeno a chi è nato o è arrivato da giovane in Italia, vi risiede stabilmente e ha completato un ciclo di studi nel nostro Paese”.

Raffaele Iaria

 

GMRR: oggi la presenzazione delle iniziative nella regione del Piemonte e Valle d’Aosta

9 Settembre 2020 -
Torino - Saranno presentate questa mattina a Torino le iniziative per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che vedrà, in Italia, al centro la regione ecclesiastica Piemonte e Valle d'Aosta, scelta dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes.
Alla conferenza stampa parteciperanno l'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, il vescovo di Asti e incaricato regionale Migrantes della Conferenza episcopale di Piemonte/Valle d'Aosta (CEP), mons. Marco Prastaro, e il direttore della Migrantes di Torino, Sergio Durando.
Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata sul tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”, sarà presentato da mons. Nosuglia mentre mons. Pastaro presenterà il messaggio del Coordinamento Migrantes di Piemonte e Valle d'Aosta, composto da 17 diocesi, dal titolo "'...mi avete ospitato'. La Migrantes regionale per un modello di società più giusto e inclusivo per tutti".
Oltre alla Santa Messa di domenica 27 settembre in diretta Rai dal Duomo di Torino, Sergio Durando illustrerà il ricco programma di eventi che si terranno nel mese di settembre in tutta la regione, e in particolare nel capoluogo. Inoltre sarà presentato l'Inno ufficiale della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020, composto a Torino da un gruppo di giovani musicisti volontari della Migrantes e un documento del Coordinamento Migrantes regionale.
R.Iaria