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Migrantes Piemonte: domenica il pellegrinaggio dei migranti

9 Giugno 2022 - Torino - Partiranno in 700 da tutte le diocesi del Piemonte per invocare il dono della pace al Santuario Regina Pacis di Fontanelle di Boves in provincia di Cuneo. Migranti che hanno vissuto sulla propria pelle il dramma della guerra e migranti che hanno lasciato il proprio paese per sfuggire a fame e persecuzioni, per garantire un futuro migliore ai propri figli e che quest’anno hanno scelto di vivere il loro tradizionale pellegrinaggio annuale organizzato dal Coordinamento regionale Migrantes Piemonte e Valle d’Aosta proprio pregando insieme per la fine di ogni conflitto in ogni parte del mondo. Il pellegrinaggio è rivolto a tutte le Comunità cattoliche Migrantes di tutte le Diocesi piemontesi e ai volontari impegnati nella promozione dell’accoglienza ed è ormai una tradizione ma che aveva subito una interruzione di due anni a causa della pandemia. «Quest’anno», spiega Sergio Durando, direttore della Migrantes  diocesana di Torino e coordinatore regionale, «abbiamo scelto di tornare a Fontanelle di Boves dove si invoca Maria Regina della Pace proprio per affidare alla preghiera il desiderio che si ponga fine ad ogni conflitto in ogni parte del mondo». Da Torino sono in 500 ad aver aderito alla proposta, appartenenti a tutte le cappellanie e fra loro anche una ottantina di Ucraini, tra chi da tempo vive nel territorio  e chi è stato accolto in questi mesi. Il pellegrinaggio intitolato «Insieme per la pace» prevede alle 10 un primo ritrovo nel santuario cuneese per un saluto e una introduzione di mons. Marco Prastaro, incaricato regionale Migrantes, di don Giuseppe Panero, rettore del Regina Pacis, e di Maurizio Paoletti, sindaco di Boves. Prima della preghiera del rosario sono previste tre testimonianze di profughi fuggiti dalle guerre, dall’Ucraina e dall’Afganistan. Alle 11 la preghiera del rosario per la pace con itinerari diversi. Tre le proposte, una prima che prevede la recita nel piazzale antistante il santuario, una che prevede un percorso di 4 km e una terza un percorso più breve, per accompagnare con il cammino la preghiera, altro aspetto che accomuna tanti migranti che hanno percorso centinaia di chilometri invocando la salvezza per se stessi e i familiari. Dopo il pranzo, il tempo della festa con canti e danze proposti dalle diverse cappellanie e a conclusione la Messa concelebrata da mons. Prastaro e da mons. Piero Delbosco, Vescovo di Cuneo e Fossano, le diocesi che animano questa edizione del pellegrinaggio. (VeT)

Mons. Prastaro a convegno Migrantes: il superamento delle baraccopoli astigiane rappresenta “un obiettivo alla portata della città di Asti”.

16 Maggio 2022 - Asti - Si è svolto presso il Seminario Vescovile di Asti il Convegno dal titolo “Superare le baraccopoli di Asti. Una proposta, un impegno”, organizzato dall’Ufficio Migrantes della diocesi  di Asti. Nel corso dell’evento è stato presentato un documento redatto dall’Associazione 21 luglio di Roma che, come riportato nella sua introduzione dal vescovo di Asti, mons. Marco Prastaro, “sono lieto di consegnare a chi sarà chiamato ad amministrare la città di Asti nei prossimi anni, ai tecnici comunali, agli operatori socio-assistenziali e sanitari, agli insegnanti, alle realtà associative e di volontariato, alle parrocchie e a tutta la cittadinanza». Così come riportato nel rapporto, in Italia si registra la presenza di 45 baraccopoli abitate da circa 7.100 persone identificate come rom e di 67 baraccopoli dove risiedono circa 4.800 persone riconosciute come di origini sinte. il 70% è rappresentato da cittadini con nazionalità italiane, il 25% di origine jugoslava con differente status giuridico e il 5% con cittadinanza rumena. Il 55% del totale è rappresentato da minori. In Piemonte gli insediamenti formali abitati da rom e sinti sono presenti nei Comuni di Cuneo (1), Villafalletto (1), Pinerolo (1), Alba (1), San Damiano d’Asti (1), Torino (3), Carmagnola (3), Asti (3), Collegno (1). Differenti ricerche dimostrano come nascere e vivere in una baraccopoli formale “condiziona fortemente il benessere interiore e influenza quello della propria famiglia. Il prezzo più alto è sicuramente pagato dall’infanzia, la cui vita dentro una baraccopoli appare imprigionata in un ascensore sociale bloccato, dove il primo diritto ad essere infranto è quello di sognare un futuro differente da quello dei propri genitori”, si legge in una nota. In Italia nascere in una baraccopoli significa “avere un’aspettativa di vita di 10 anni inferiore rispetto al resto della cittadinanza; avere solo una possibilità su 4 di concludere il ciclo scolastico obbligatorio; rispetto a un coetaneo non rom avere 40 volte in più la probabilità di essere allontanato dalla propria famiglia per essere dichiarato adottabile; incorrere in un matrimonio precoce; restare vittima delle cosiddette ‘malattie della povertà’”. Negli ultimi anni sono state diverse le Amministrazioni Comunali italiane che hanno iniziato a maturare al loro interno una riflessione sulla necessità di superare le baraccopoli rom e sinte presenti sul proprio territorio e a misurarsi con interventi messi in atto a questo scopo. Dal 2018 ad oggi sono ben 26 gli insediamenti che sono stati chiusi o superati. Attualmente sono 21 quelli nei quali sono attivi processi di superamento con risultati parziali differenti. All’interno del Comune di Asti insistono da decenni 3 baraccopoli abitate da un totale di quasi 300 persone: la baraccopoli di Via Guerra, 36, nata nel 1992 e abitata da circa 109 persone identificate come rom; la baraccopoli di via Guerra, 27, nata nel 1991 e abitata da circa 130 persone identificate come sinte; la baraccopoli sita in località Vallarone, nata nel 1988 e abitata da circa 45 persone identificate come sinte. Lo studio presentato da Associazione 21 luglio, si concentra sulla baraccopoli di Via Guerra, 36, proponendo modelli operativi che possono essere facilmente declinati sugli altri due insediamenti. Tale scelta – è stato ribadito - si fonda sul fatto che la suddetta baraccopoli prescelta è stata oggetto di tentativi di superamento avviati dalla passata Amministrazione Comunale e pertanto risulta auspicabile portare a compimento, pur cambiando approccio, le azioni già promosse nel passato. L’intervento proposto da Associazione 21 luglio, scandito in 6 fasi, potrà “spalancare nuovi orizzonti di prassi politica sul territorio di Asti, ispirandosi a diversi modelli di progettazione partecipata tra cui la metodologia Romact, programma di sviluppo voluto dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea nel 2013 e le pratiche previste dal Community organizing”. Si tratta di metodologie che si sta sperimentando in diverse città italiane e che l’associazione romana sta disseminando presso sempre più numerose amministrazioni. Essa si fonda su un approccio partecipativo che vede il coinvolgimento della stessa comunità residente dell’insediamento, dei rappresentanti politici, delle figure tecniche operanti all’interno dell’Amministrazione, delle parrocchie, delle realtà associative, delle istituzioni scolastiche e sanitarie. Tali realtà, riunite in un Gruppo di Azione Locale, attraverso un percorso possono” elaborare un piano strategico di intervento dopo aver fotografato l’esistente. Prendere in carico tutte le famiglie negoziando e condividendo l’intervento; elaborare interventi di inclusione sociale complessi; predisporre un ventaglio variegato di soluzioni abitative; individuare la strategia operativa per una soluzione della problematica legata allo status giuridico dei residenti; individuare i fondi. Questi i principali nodi da sciogliere per l’avvio di azioni che potrebbero sicuramente consentire, nell’arco temporale pari al mandato della prossima Giunta chiamata a governare la città, di chiudere definitivamente la triste stagione delle baraccopoli”. Per fare ciò viene raccomandato nel rapporto, occorre “attivarsi da subito verso un riposizionamento retorico che abbandoni definitivamente la sottolineatura etnica e abbracci riflessioni sul vantaggio collettivo che si potrà avere, in termini economici e sociali, dal superamento delle 3 baraccopoli. Un obiettivo alla portata della città di Asti, da raggiungere per una questione di giustizia. “La nostra città – riporta nel testo mons. Prastaro - che in tante occasioni ha saputo mostrare il volto bello dell’accoglienza e dell’inclusione – la solidarietà nei confronti dei profughi ucraini è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo –, non può che vivere come una ferita la precarietà e la marginalità sociale che caratterizzano la vita degli abitanti dei campi. Le pagine [del report ndr] ci offrono una diagnosi accurata e ci propongono dei validi strumenti per la cura e, senza dissimulare le proporzioni della sfida che ci attende, ci suggeriscono che andare ‘oltre il campo’ non è un’utopia, ma un obiettivo alla nostra portata”. Resta quindi fondamentale, conclude il vescovo, essere “sempre più consapevoli della responsabilità che abbiamo gli uni nei confronti degli altri, affinché sappiamo operare per garantire a tutti una vita dignitosa. Prima ancora di essere una questione di fede, è una questione di giustizia”.

Migrantes Asti: superare le baraccopoli

5 Maggio 2022 -

Asti - La città di Asti è quella che presenta, in Italia, la più elevata densità abitativa di baraccopoli, luoghi di emarginazione e degrado, abitate da decenni da famiglie rom e sinte. Da svariati anni si parla del loro superamento, ma le azioni sino ad ora avviate non hanno portato ai risultati sperati.

Ma è davvero possibile superare definitivamente le baraccopoli di via Guerra e di località Vallarone così come sta avvenendo in tante parti d’Italia? Del tema se ne discuterà  venerdì 13 maggio, alle 17, nel Seminario Vescovile di Asti, nell’ambito del convegno “Superare le baraccopoli di Asti. Una proposta, un impegno”, promosso dall’Ufficio Migrantes in collaborazione con Associazione 21 luglio. L’incontro rappresenta la seconda fase del convegno già organizzato lo scorso dicembre e dedicato al medesimo tema. L’obiettivo è quello di presentare delle proposte concrete di intervento elaborate sulla base degli elementi emersi durante il dibattito di dicembre, dei dati successivamente raccolti e delle buone pratiche implementate in alcune città italiane. Le proposte confluiranno in un documento e messo a disposizione di chi sarà chiamato ad amministrare la città di Asti nei prossimi anni, dei tecnici comunali, degli operatori socio-assistenziali e sanitari, degli insegnanti e delle realtà associative laiche e religiose. Alla tavola rotonda interverranno Agnese Vannozzi (Le baraccopoli in Italia e il loro superamento) e Carlo Stasolla (Una proposta per il superamento delle baraccopoli astigiane), Associazione 21 luglio, don Dino Barberis, Responsabile diocesano del Terzo Settore (Asti è razzista?) e l’avvocato Alessandro Maiorca (Un modello per affrontare la questione giuridica). Le conclusioni saranno affidate al vescovo, mons. Marco Prastaro, delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d'Aosta.

Migrantes Asti: il 31 maggio il “Rosario dei Popoli”

19 Maggio 2021 - Asti - Il mese di maggio, per vivo desiderio di Papa Francesco, è stato dedicato alla preghiera del rosario in una sorta di “maratona” che ha coinvolto tutte le chiese del mondo per invocare la fine della pandemia. In tante parrocchie della diocesi di Asti si sono riuniti tanti fedeli durante tutto il mese che, arrivato alla sua conclusione, vedrà  anche un rosario animato dalle comunità etniche cattoliche astigiane. Si pregherà lunedì 31 maggio alle ore 20.45 presso la Parrocchia del Sacro Cuore. Ogni comunità è invitata a portare l’immagine della Madonna che più rappresenta le proprie origini, spiega la Migrantes diocesana: tutti i popoli uniti, in un’alternanza di lingue e canti, realizzeranno l’espressione biblica “Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio”.  

Migrantes Asti: non si sgomberano le persone, ma le cantine

9 Febbraio 2021 - Asti - Nella nostra città, Asti, ci sono diverse categorie di persone che vivono ai margini, persone invisibili in veri e propri ghetti, una fra tutte è rappresentata da coloro che abitano nelle case occupate, e poi ci sono categorie che diventano visibili solo quando emergono delle problematiche. Tra queste la comunità Rom. Ad Asti i campi rom sono ben nascosti dalla città, in periferia, in zone abbandonate a sé stesse dove abitano più di 260 persone, tra cui circa 130 minori. Da diversi anni in tutta Europa si parla della necessità di superare i campi nomadi, ma è importante riflettere in quale modo possa avvenire tale superamento perché è innegabile la complessità della situazione e dei progetti di accompagnamento e sostegno a questa comunità, ma è necessario che il Comune e tutta la cittadinanza riflettano su cosa significhi superare i campi e le conseguenze di tali politiche. Per parlare di superamento dei campi è necessario prima di tutto conoscere le comunità delle quali si parla, conoscere le condizioni del campo, cercare di ragionare senza basarsi su pregiudizi ma partendo dalla vita del campo e dai loro abitanti. Ad Asti si parla molto del campo di via Guerra, ma bisognerebbe prima andarci, parlare con le persone ed entrare in relazione con loro, persone che vivono in modo stanziale nella nostra città. La situazione oggi al campo è precaria, la pandemia ha aggravato la condizione di vulnerabilità in cui già vessavano le persone del campo. Nessuno vorrebbe vivere in condizioni igienico sanitarie così pesanti, particolarmente pessime per una parte del campo, ma nessuno ci starebbe se non avesse altra scelta. Scelta dovuta ad una storia fatta di emarginazione e precarietà (non dimentichiamo che l’etnia rom fu anche perseguitata e deportata durante il periodo nazifascista) e determinata da una condizione di povertà obbligata dalla quale è molto difficile per loro uscirne con le proprie forze. I forti pregiudizi intorno a questa etnia non gli permettono di essere considerati degni della fiducia di un possibile datore di lavoro e ciò determina l’alto tasso di disoccupazione, nonostante alcuni dei giovani abbiano conseguito il diploma di scuola superiore, l’arrabattarsi in lavoretti come quello della raccolta del ferro e il vivere in condizioni così difficili anche dal punto di vista igienico sanitario. Il nostro Comune da diverso tempo esprime la necessità di superare il campo rom ma dovrebbe essere prioritario prima attuare un percorso di inserimento sociale e una progettazione a lungo termine. Vediamo con grande scetticismo e disapprovazione la proposta di un trasferimento temporaneo in tendopoli o una “buona uscita” di qualche migliaio di euro perché possano scegliere di allontanarsi dal campo. Ammassare un tale numero di persone in tende non può rispettare condizioni dignitose di vita, per lo più con una sorveglianza h24 come fossero criminali all’interno di un carcere, nè si può pensare che possa essere una soluzione di breve durata perché per un nuovo spostamento sarebbe necessario un progetto sul futuro che gli permetta di vivere in legalità nel rispetto delle proprie scelte di vita. Non è sufficiente il contributo di qualche migliaio di euro per l’acquisto di una casa, poiché è un’azione non sostenibile dalle famiglie rom, che non avrebbero le forze economiche di acquistare una casa e di mantenersi da soli senza prima un inserimento lavorativo. Come accaduto in molte altre parti di Italia, la chiusura del campo senza una vera progettazione sociale significherebbe solo il trasferimento del problema in un altro territorio o nuclei famigliari per strada. Inoltre è importante considerare che all’interno del campo risiede un numero considerevole di minori in età scolare, sui quali il Comune ha investito attraverso diversi progetti fruttuosi che sarebbe opportuno incrementare, garantendo ai bambini la continuità scolastica. Gli abitanti del campo di via Guerra sono persone, volti, storie e non si sgomberano le persone, si sgomberano le cantine: sulle persone si investe in progetti di inserimento sociale che possano assicurare un futuro ai suoi abitanti, possibile solo avendo un progetto su ogni famiglia che gli dia la possibilità di sostenersi e camminare autonomamente, superando un approccio assistenzialista e mettendo al centro la dignità della persona ed i diritti sia che viva in alloggio sia nel campo. Per vincere questa sfida occorre recuperare quella dimensione di fraternità della quale ci parla papa Francesco nella sua ultima enciclica “Fratelli tutti” ed investire in modo serio nel trovare una collocazione prima lavorativa e poi, eventualmente, abitativa per queste persone, per questi fratelli. (Ufficio Migrantes Asti)    

Migrantes Asti: mantenere viva la sensibilità e l’attenzione sulle criticità che colpiscono migranti, circensi, rom e lunaparkisti

29 Gennaio 2021 -

Asti - Durante l’emergenza Covid-19, l’impegno dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Asti si è concentrato sul mantenere viva la sensibilità e l’attenzione sulle criticità che colpiscono migranti, circensi, rom e lunaparkisti interfacciandosi con il Comune e le altre realtà associative impegnate a sostegno delle fasce più deboli. I contatti con l’Assessorato alle Politiche Sociali sono stati costanti e hanno portato alla realizzazione di due iniziative congiunte rivolte alle numerose comunità etniche presenti in città, fa sapere oggi l'Ufficio Migrantes. 

Nel mese di marzo, durante la prima fase della pandemia, è stato prodotto un video per diffondere le regole di prevenzione Coronavirus attraverso volti, voci e lingue da tutto il mondo (inglese, francese, arabo, albanese, rumeno, mandingo, spagnolo e portoghese). L’esperienza - sottolineano - è poi stata ripetuta nel mese di ottobre quando, «ormai consapevoli dell’arrivo di una seconda ondata pandemica, abbiamo valutato l’opportunità di un’ulteriore campagna di sensibilizzazione volta a ribadire l’importanza di un corretto uso dei dispositivi di protezione e del distanziamento sociale». Queste iniziative, oltre a «prefiggersi l’obiettivo di rendere comprensibili le regole di prevenzione anche a quanti non padroneggiano ancora la lingua italiana», sono state l’occasione per promuovere la partecipazione di tutti i cittadini, stranieri e non, alla tutela del bene comune. La lotta contro la pandemia «ci ha infatti insegnato che il comportamento di ognuno, nessuno escluso, fa la differenza e che, per riprendere la parole di Papa Francesco, 'nessuno si salva da solo'».

I video, realizzati da Pierfranco Verrua, hanno avuto una diffusione capillare attraverso la web-tv, i canali social istituzionali degli enti promotori, le testate giornalistiche online locali, il nostro sito e i più informali gruppi WhatsApp, rivelandosi «uno strumento utile per molti cittadini stranieri non solo di Asti, ma di tutta la Provincia e altre parti d’Italia».

 

Migrantes Asti: ieri la Giornata dei Popoli con mons. Prastaro

6 Gennaio 2021 -

Asti - Nella solennità dell’Epifania la chiesa diocesana di Asti ha festeggiato ieri la Giornata dei Popoli all’interno di una Celebrazione Eucaristica promossa dalla Pastorale Giovanile e dall’Ufficio Migrantes. E stato il primo incontro dell’anno per tutti i giovani della diocesi con un’apertura universale in occasione di una giornata dedicata alla fratellanza di tutti i popoli. L’appuntamento ieri pomeriggio in Cattedrale dove  il vescovo, mons. Marco Prastaro - vescovo delegato per la Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e Vale d'Aosta - ha celebrato una messa animata dai giovani e delle comunità etniche del territorio per un momento di profonda fraternità attorno alla mensa dell’unico Padre.

Don Rodrigo e Daniela Iavarone, responsabili della Pastorale Giovanile e di Migrantes, sottolineano come “sia importante che le comunità continuino a invitare i giovani all’unico incontro che è possibile in presenza: la Celebrazione Eucaristica, il cuore della nostra vita cristiana”. “Un incontro ancora possibile in presenza è la partecipazione alla Messa. Sarebbe un bel segnale per i giovani – aggiungono – quello di darsi appuntamento in Cattedrale per vivere, in comunione con il Vescovo, insieme, distanti ma vicini, questo momento di intensa spiritualità aperto a tutti popoli”.

Migrantes Asti: per la GMRR il festival “Sconfinare”

11 Settembre 2020 - Asti - In occasione della 106ª Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il prossimo 27 settembre, l’Ufficio Migrante di Asti promuove il “Migrantes Festival”, una rassegna culturale “diffusa” che, dal 18 al 27 settembre, animerà diversi angoli del centro storico di Asti per riflettere su alcuni aspetti del fenomeno della mobilità umana. Il titolo “Sconfinare. Viaggio alla ricerca dell’altro e dell’altrove” si ispira all’omonimo saggio della scrittrice Donatella Ferrario, ospite della serata inaugurale, il 18 settembre, alle ore 21, in piazza Cattedrale. Il tema del superamento dei confini, non solo geografici, ma anche mentali e culturali, costituirà infatti il filo conduttore dei numerosi eventi in programma e sarà declinato attraverso lo sguardo multidimensionale e multidisciplinare di scrittori, artisti, studiosi, gente comune: persone che hanno vissuto l’esperienza dello “sconfinare” o che hanno raccolto le storie dei testimoni per conservare e trasmettere la memoria di passaggi spesso drammatici, dagli esiti incerti e mai scontati. Dopo la serata di apertura dove Donatella Ferrario dialogherà con la docente e scrittrice Laurana Lajolo, il Festival proseguirà sabato 19, alle ore 21 sempre in piazza Cattedrale, con la tavola rotonda “Un mondo senza confini? Globalizzazione e migrazione” alla quale prenderanno parte gli scrittori Kossi Komla-Ebri e Pap Khouma, la mediatrice culturale Sabina Darova e l’antropologa Dennis Marcela Bejarano, moderati da Marco Castaldo. Lunedì 21 settembre, alle 18, il cortile del Vescovado ospiterà il dibattito “Quale linguaggio per le migrazioni? Giornalisti astigiani a confronto”, coordinato da Michelino Musso, Responsabile delle Comunicazioni sociali della Diocesi di Asti.  Giovedì 24 settembre 2020, alle ore 21.00, il Festival si sposterà in periferia, presso la chiesa di San Domenico Savio, dove si svolgerà lo spettacolo “Differente-mente. Musica e parole”, con: Jane Plumbini (voce solista), Aba Rubolino (violino), Leonard Plumbini (violoncello e piano), Nuccia Scoglia (arpa e percussioni), Lorenzo Morosino (chitarra).  Venerdì 25 settembre, alle ore 21.00, presso il Foyer delle famiglie di via Milliavacca, 5, il sindacalista Mamadou Seck intervisterà il giornalista e sociologo Eurispes Marco Omizzolo, autore del libro “Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana”. Sabato 26 settembre 2020, alle ore 16, la Biblioteca vivente “Sconfinare insieme” animerà il cortile della Casa del Giovane di via Giobert, 20. Per questo evento si richiede la prenotazione inviando un messaggio whatsapp al n° 3516358141 oppure scrivendo a migrantespoint@gmail.com. Sempre il 26 settembre, alle ore 18.15, presso il Foyer delle famiglie, il sociologo Luigi Berzano intervisterà Gabriele Proglio storico e ricercatore presso l’Università di Coimbra, autore del libro “Bucare il confine. Storie dalla frontiera di Ventimiglia”. La rassegna si concluderà domenica 27 settembre con la proiezione del film “Torna a casa, Jimi”, in programma alle ore 21 presso il Foyer delle famiglie. Il 25, 26 e 27 settembre, presso gli spazi del Foyer, in concomitanza con gli eventi in programma, sarà inoltre possibile visitare la mostra “Sconfin-Arte” Il Migrantes Festival è realizzato con il contributo del CSVAA, il patrocinio della Provincia e del Comune di Asti e la collaborazione di: Noix de Kola, Foyer delle famiglie, ACLI, Ufficio Missionario, Comunicazioni sociali Diocesi di Asti, AssoAlbania, ASIAP, Comunidade brasileira de Asti, Associazione Gambiani Asti, Associazione Maliani di Asti, Associazione Guineani Asti  

Migrantes Asti: da domani il progetto “Migrantespoint”

14 Agosto 2020 - Asti – “Migrantespoint”. Questo il progetto promosso dall’Ufficio Migrantes di Asti e che partirà il prossimo 18 agosto. Si tratta di un centro di ascolto e servizi rivolto agli stranieri presenti nel territorio diocesano. Il progetto nasce dal dialogo dell’Ufficio con le diverse comunità etniche presenti e dalla consapevolezza delle “molteplici difficoltà che devono affrontare i cittadini di origine straniera nel comprendere il funzionamento delle procedure italiane per quanto riguarda documenti, accesso ai servizi, ricerca del lavoro e della casa”. Da qui la necessità di un luogo dove “non solo si possano reperire informazioni utili, ma anche imparare a diventare autonomi e gestire in modo indipendente il proprio futuro, un luogo dove gli stranieri possano sia ottenere risposta alle domande circa documenti, accesso a possibilità di istruzione, lavoro e abitare, ma anche un accompagnamento nei vari percorsi, non un semplice sportello, ma uno strumento di riscatto e d’emersione”, spiegano a Migrantes. Per questo saranno presenti dal martedì al sabato, in via Carducci 22, due operatori e una rete di volontari delle diverse comunità etniche. Figura preziosa sarà anche un mediatore culturale, che si occuperà di accompagnare fisicamente le persone nello sbrigare le varie necessità (es. accompagnare in questura, in ospedale, al centro per l’impiego e così via) e prendere consapevolezza della realtà astigiana. Lo sportello, inoltre, prevede di diventare un polo di incontri di orientamento e formazione sulle varie tematiche di interesse del mondo migrante. Per informazioni è possibile  scrivere a migrantespoint@gmail.com.

R.Iaria

Migrantes Asti: le iniziative al tempo del Covid19

21 Aprile 2020 - Asti - Anche la diocesi di Asti è stata notevolmente colpita dall’emergenza COVID-19 alla quale l’Ufficio diocesano per la pastorale Migrantes sta cercando di far fronte mantenendo viva la sensibilità e l’attenzione sulle criticità che colpiscono migranti, circensi, rom e giostrai interfacciandosi con il Comune e le altre realtà associative impegnate a sostegno delle fasce più deboli. In collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali, abbiamo realizzato un video nelle diverse lingue delle comunità etniche del nostro territorio sulle misure di prevenzione da attuare per proteggersi dal virus ( https://www.youtube.com/ watch?v=ZvddenrNSSA&t=8s) e, a seguito della delibera di Giunta che stabiliva requisiti molto restrittivi per accedere ai buoni spesa, ci siamo attivati per ottenere dalle istituzioni locali una revisione degli stessi in senso più inclusivo. Inizialmente infatti, l’accesso ai buoni era subordinato al possesso della residenza e, se stranieri, di un permesso di soggiorno di lungo periodo, limitazione che avrebbe escluso gli stranieri titolari di permessi umanitari o in attesa dei documenti. A seguito del nostro intervento la Giunta ha approvato un’integrazione del testo della delibera nel quale non si fa più riferimento al tipo di documento, ma solo alla residenza. Con l’associazione PIAM onlus abbiamo poi creato uno sportello virtuale per aiutare le persone a compilare il modulo di richiesta online dei buoni spese, previa traduzione dello stesso in diverse lingue. Ad Asti il servizio di distribuzione degli aiuti alimentari è svolto dalla Caritas con la quale l’Ufficio Migrantes collabora per segnalare gli stranieri in difficoltà che non possono accedere agli aiuti stanziati dal Governo. Continuiamo ad essere vicini alla comunità rom che, in questo periodo, si trova in particolare difficoltà. Essi, così come gli stranieri che vivono ad Asti da lungo periodo e si trovano senza lavoro causa covid, vengono orientati a presentare domanda al Comune per i buoni spesa oppure ai centri di ascolto Caritas. Tra gli stranieri più in difficoltà vi sono coloro che sono appena usciti dal sistema di accoglienza o che non hanno più un titolo di soggiorno valido. Sono sicuramente i più poveri tra i poveri anche perché spesso confinati in una situazione di marginalità sociale che spesso sfiora l’invisibilità. Riceviamo costantemente segnalazioni di persone bisognose di aiuto – grazie anche a una bella collaborazione con uno dei centri islamici della città e con le associazioni dei gambiani e dei senegalesi – di cui raccogliamo nominativi ed esigenze che trasmettiamo alla Caritas per la presa in carico. Le misure anti covid, sospendendo le attività di spettacolo in presenza di pubblico, hanno inoltre avuto ripercussioni molto serie per la nutrita comunità di giostrai presente in città al momento dell’entrata in vigore delle restrizioni così come per le due famiglie del piccolo “Circo delle Stelle” rimasto bloccato in un paese della provincia di Asti. Anche per loro non è mancata l’attenzione da parte di Migrantes e della Caritas, nonché di privati cittadini che hanno voluto manifestare la loro vicinanza ponendo gesti di concreta solidarietà. (Ufficio Migrantes – Asti)