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Mci Romania: la visita del card.Percă a Greci

16 Aprile 2021 - Bucarest - Sabato scorso il card. Aurel Percă, arcivescovo di Bucarest ha visitato la Missione Cattolica Italiana di Greci. Durante la celebrazione eucaristica ha benedetto l'olio che brucia sull'icona di S. Lucia, in memoria degli italiani vissuti nel Comune greco. La comunità italiana del comune di Greci nacque quando re Carol I chiamò gli italiani (artigiani nella lavorazione della pietra) a lavorare il granito nelle montagne della Dobrogea. Durante l’incontro anche una breve storia dell’emigrazione italiana in questa città preparata dall'insegnante, Celia Onțeluș e un ric ordo dei “propri antenati italiani emigrati dall'Italia in queste terre di Dobrogea”. Durante l’omelia il porporato si è congratulato con la comunità italiana “per la loro testimonianza su questa terra di Dobrogea”.  

MCI Romania: dalla Domenica delle Palme una nuova comunità a Orodea

9 Aprile 2021 - Bucarest - Dallo scorso 28 marzo, Domenica delle Palme, la Missione Cattolica Italiana in Romania ha un'altra Missione ad Oradea, grazie alla "benevolenza del vescovo mons. László Böcskei", sottolinea il coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Romania, don Valeriano Giacomelli. Orodea è situata a nord-ovest della Romania, capoluogo della provincia Bihor. In questa zone - dice don Valeriano - si stima una presenza di italiani che si aggira intorno alle 600 unità. La Santa Messa verrà celebrata nella chiesa situata nel centro fortificato della città chiamato Cetate. La chiesa ospita per le funzioni liturgiche anche un'altra minoranza, quella slovacca, ed è un edificio progettato da un architetto italiano.  Questa chiesa - sottolinea il sacerdote italiano - è parte integrante del Palazzo Principesco all'interno della Fortezza di Oradea.  

P. Clemente Gatti: la testimonianza di un religioso al servizio degli italiani in Romania

24 Marzo 2021 - Roma - Padre Clemente Gatti, che morì dopo un duro trattamento in carcere, «si trovò a vivere a Humedoara, in Romania, dove costatò la presenza di molti italiani che si erano più o meno stabiliti nella regione trans-caucasica per motivo di lavoro, alcuni in forma definitiva, altri solo nelle stazioni di lavoro. Gli italiani, non parlando il rumeno, oppure l’ungherese, non frequentavano i sacramenti». E allora - ricorda a www.migrantesonline.it il vice postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione p. Claudio Bratti - p. Clemente iniziò a cercarli, celebrare la Santa Messa per loro, invitarli a regolarizzare la loro esistenza dato che alcuni erano conviventi e i bambini privi del battesimo”. Per questo motivo la Legazione Italiana (così si chiamava allora l’Ambasciata), lo nominò Console per aiutare i nostri connazionali nelle pratiche di regolarizzazione e per altre pratiche burocratiche. Siamo intorno agli anni 40-50 del Novecento. Qui p. Gatti arriva nel 1938: oggi vogliamo raccontare la sua storia nella Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri. Una data significativa che ricorda l’uccisione, avvenuta il 24 marzo 1980, di mons. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, e canonizzato nel 2018. Il presule fu ucciso durante la celebrazione della Messa, “punito” per le sue denunce contro le violenze della dittatura militare nel Paese. Clemente – dice p. Claudio Bratti - si diede da fare per assistere anche economicamente alcune famiglie. Per il Natale, la Legazione Italiana gli inviava giocattoli per i bambini che lui poi distribuiva. Con l’espulsione di mons. Mantica, primo parroco italiano a Bucarest, nonostante il pericolo di cui p. Clemente ne era ben cosciente, si offrì per sostituirlo. Gli italiani avevano costruito una chiesetta e una canonica che oggi si trova nel centro di Bucarest, contava con 7/8 mila fedeli italiani, con l’arrivo del regime comunista si ridussero a meno di mille, rimasero soltanto vecchi, poveri e ammalati, incapaci di intraprendere una nuova avventura di emigrazione. P. Clemente «li assisté spiritualmente, visitandoli, interessandosi presso la Legazione Italiana per provvederli di legna durante l’inverno, le medicine e altre necessità. Li visitava vestito in borghese perché il Governo aveva proibito l’uso della talare». Nato a Caselle di Pressana (VR) il 16 febbraio 1880, Pietro Ernesto Domenico Gatti - questo il suo vero nome prima di quello religioso di Clemente - a 15 anni entra nell’ordine dei Frati Minori Francescani. Ordinato sacerdote a Roma il 2 aprile 1904 in S. Giovanni in Laterano, si specializza in Teologia dogmatica e inizia ad insegnare in Sardegna, Malta, Veneto, Ungheria e Romania. Dopo varie esperienze l’impegno in Romania: «Mi raccomandai al Cuore SS. di Gesù perchè mi aumenti - scrive il 6 luglio 1943 in una lettera al Superiore Generale dell’Ordine dei frati Minori Francescani - in me la sua Grazia e benedica l’apostolato che esercito, con il permesso dei superiori e dell’Ordinario, tra i molti connazionali sparsi in queste regioni, religiosamente trascuratissimi, e viventi in deplorevoli irregolarità matrimoniali. Con carità, pazienza e zelo, tante piaghe si risanano. Come vede faccio il missionario: l’ideale della mia vita». E in altra lettera dell’8 novembre 1944, entra nel dettaglio della sua attività con gli italiani in Romania: «la mia vita si svolge invariata: scuola ed apostolato tra gli operai connazionali sparsi un po’ ovunque in queste regioni. Li visito, li aiuto, predico, celebro». Con la seconda guerra mondiale la Romania viene invasa dall’Armata Rossa. Il convento di Hunedoara (nella Transilvania che allora faceva parte del regno della Romania) dove viveva p. Gatti viene occupato dalla Securitatea, la polizia segreta del regime comunista. Tutti i chierici sono rimandati alle loro case, i sacerdoti deportati al vescovado di Alba Julia. P. Gatti, in quanto cittadino italiano, ottiene il permesso di trasferirsi a Bucarest, dove, anziché rientrare in Italia, accetta l’incarico di rettore della chiesa italiana il cui fondatore (il vicentino mons. A. Mantica) veniva espulso dal regime in quei giorni. Anni difficili questi: vengono soppresse tutte le comunità religiose cattoliche e le diocesi ridotte a due. Le comunità religiose femminili devono concentrarsi in due comunità rurali e quelle maschili in un unico centro. Gatti continua a svolgere il suo ministero a Bucarest oggetto di “speciali sospetti e di arbitrarie violenze”. Molte le difficoltà che religioso deve affrontare: percorre l’intera città da una parte all’altra per andare a trovare i nostri connazionali, per confortarli e aiutarli. Ma questo suo attivismo viene segnalato alle autorità rumene che lo considerano quasi un sovversivo. In questo periodo - racconta p. Bratti - sono molte le testimonianze che raccontano degli aiuti di p. Gatti ai cittadini italiani: medicine, generi alimentari e anche contributi in denaro per pagare le spese di riscaldamento. Inoltre si fa carico di distribuire gli aiuti che arrivano dal Vaticano per sostenere le piccole comunità cattoliche. Una attività non passa inosservata alla Securitate che nel marzo del 1951 lo arresta poiché un sacerdote greco-cattolico, trovato in possesso di denaro, fu costretto con la tortura a rivelare chi glielo aveva fornito. E sottoposto quindi a vari maltrattamenti e, dopo il tipico processo farsa viene condannato a 15 anni di carcere duro e 10 anni di privazione dei diritti civili. Il 14 aprile del 1952, su pressioni del Governo italiano, viene liberato e consegnato alla frontiera con l’Austria, in condizioni estremamente precarie a causa del duro lavoro e del trattamento ricevuto in carcere. Due giorni dopo arriva a Vienna dove viene ricoverato in una clinica. “Era - ha raccontato p. Serafino Mattiello - ridotto ad una larva di uomo, semiparalizzato, con la perdita quasi totale della favella”. Si decide, dopo le prime cure, di farlo proseguire per Padova, dove giunge il 15 maggio per essere ricoverato nell’infermeria che da poco i Frati Minori avevano aperto a Saccolongo. Secondo un medico che lo visita in quei giorni gli sarebbe stata tirata la lingua in modo violento, oppure prodotto un taglio alla base della lingua stessa, forse per non fargli raccontare le violenze e le torture subite. Muore dopo tre settimane, il 6 giugno 1952. Dopo un trentennio il Governo Rumeno chiede scusa per il trattamento riservato a p. Clemente Gatti decretandone l’abilitazione civile mentre la diocesi di Padova avvia il processo di canonizzazione, concluso a livello diocesano ed ora in discussione preso la Congregazione per le Cause dei Santi. (Raffaele Iaria)  

MCI Romania: ieri l’Arcivescovo di Bucarest alla chiesa italiana

14 Dicembre 2020 - Bucarest - Domenica 13 dicembre 2020 presso la Chiesa italiana del Santissimo Redentore di Bucarest l’Arcivescovo metropolita della città, mons. Aurel Percă ha celebrato la Messa delle ore 11,15 per la Comunità Italiana (https://www.migrantesonline.it/2020/12/13/mci-romania). Nella III Domenica di Avvento, l’Arcivescovo ha invitato tutti a rallegrarsi sempre nel Signore, a cercare la gioia. Ha ricordato un proverbio uruguaiano che dice: “prenditi tempo per ridere perché il riso è la musica dell’anima”. Viviamo un tempo di grande preoccupazione, ha detto, ma non possiamo dimenticare che la volontà di Dio è quella di essere sempre pieni di gioia. Oggi il Vangelo ci presenta la figura imponente di “un uomo mandato da Dio”, San Giovanni Battista. Egli preparava la gente a scoprire il Messia che verrà e può essere anche quello che desta in noi un’attesa vera. L’Arcivescovo ci ha poi raccontato la storia di un vecchio monastero, che negli anni era andato in crisi: i monaci erano sempre meno ed invecchiavano, nessun novizio si faceva avanti e la gente aveva smesso di frequentare il monastero. Quanto erano rimasti ormai solo sette monaci, l’abate decise di fare visita ad un eremita che viveva nei boschi per chiedere un suo conforto. L’eremita gli disse: uno dei monaci che vive nel monastero è il Messia, ma vive in segreto. Quando l’abate riportò ai suoi compagni quello che aveva sentito dall’eremita, i vecchi monaci si guardarono l’un l’altro per capire chi fosse il Messia. Che fosse il monaco che prega di più, ma che fa meno lavori. O quello che aiuta tutti, ma a cui piace mangiare e bere. I monaci sapevano che uno degli altri poteva essere il Cristo. Così cominciarono ad amarsi di più ed una nuova vita ricominciò nel monastero. La gente sentì questo nuovo spirito, così cominciò di nuovo a frequentare il monastero e ben presto dei giovani novizi si fecero avanti. Il messaggio dell’Arcivescovo è quello che “Cristo vive in mezzo a noi, come uno di noi”. Giovanni Battista annuncia lo stesso messaggio. Attendiamo il Natale, ci dice, consapevoli che Cristo viene, ma Cristo è sempre in mezzo a noi. Al termine della Celebrazione Maria Laura Ciampoli, una catechista, ha presentato all’Arcivescovo la comunità italiana che si riunisce tutte le settimane alla Messa presso il Centro Don Orione di Volontari, alle porte di Bucarest. Al Centro si tiene il catechismo e la preparazione per i primi sacramenti per i ragazzi e le loro famiglie. Questo permette di essere vicini alla vita del centro dove anziani, disabili e giovani trovano un ambiente che li cura e li aiuta a vivere nell’amore cristiano. L’Arcivescovo ha ringraziato la comunità ed ha detto che sarà sempre vicino a tutte le parrocchie ed ai loro bisogni. (don Maurius)    

Mci Romania: oggi l’arcivescovo di Bucarest incontra la comunità italiana

13 Dicembre 2020 - Bucarest - Oggi la comunità italiana in Romania in festa. Questa mattina la S. Messa in lingua italiana nella Chiesa italiana del Santissimo Redentore a Bucarest (ore 11,15) sarà presieduta dall'arcivescovo metropolita di Bucarest, Aurel Perca. Il presule vuol conoscere la Comunità Italiana e porgere anche i suoi auguri per il prossimo Natale. “Una bella occasione – dice il coordinatore delle Missioni Cattoliche Italiane in Romania, don Valeriano Giacomelli - per mostrare al nostro arcivescovo il nostro affetto e la nostra riconoscenza per la possibilità di avere la Messa e gli altri sacramenti nella nostra lingua”. Ad accogliere il presule e presentare la comunità italiana sarà il rettore della Chiesa, don Marius Beresoaie e il cappellano della comunità italiana della Capitale Rumena, don Damian Ciobanu. In Romania vivono oggi circa 8000 cittadini italiani, secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes.

Raffaele Iaria

Don Giacomelli (MCI Romania): “mostrare” gli effetti della presenza di Dio

16 Ottobre 2020 - Bucarest - All’inizio di questa mia breve riflessione mi sento di poter dire che il missionario, meglio il sacerdote, suora o laico/a, che si prende a cuore la cura spirituale dei propri connazionali residenti come lui/lei in una nazione altra dalla propria, è colui che dovrebbe “mostrare” gli effetti della presenza di Dio nella sua vita, colui che è cosciente del fatto che il frequentare Dio, nutrirsi di Lui, Parola ed Eucarestia, accogliere Lui nel fratello e nella sorella che incontriamo ogni giorno, mettendosi al loro “servizio”, sia la cosa più normale, bella e saggia che una persona possa fare. Primariamente informare. Occorre cioè far giungere ai nostri connazionali, tramite il passaparola, tramite i normali mezzi di comunicazione e, perché no, valorizzando e chiedendo “ospitalità” ai vari gruppi social di associazioni italiane già presenti sul territorio, la notizia che, in questa o quella città, c’è una Messa in Italiano, ci sono in lingua italiana delle iniziative di tipo aggregativo, catechetico/pastorali. Se si trovano le possibilità, dar vita a delle riviste o gruppi social come abbiamo fatto anche noi qui in Romania con il settimanale Adeste o con il FacebooK “parrocchia Cattolica Italiana Virtuale Iasi”. L’esperienza più che ventennale al fianco degli italiani che, per vari motivi, si ritrovano a vivere di passaggio o più o meno stabilmente in Romania ha accresciuto in me la convinzione che, per poter rafforzare e/o sostenere la vita di fede, speranza e carità dei nostri connazionali, occorre innanzitutto mettersi umilmente al loro fianco tramite un atteggiamento di ascolto empatico e, con tanta delicatezza, ma anche risolutezza, cercare di aprire loro la mente e il cuore affinché colgano la presenza di Dio che è un buon Padre che ricopre ogni persona del suo affetto e che viene sempre incontro a tutti per accoglierli o riaccoglierli. “Accoglierli o riaccoglierli” è un’azione questa da parte di Dio che il “missionario” è chiamato a mediare. Ci sono molti connazionali con i quali occorre primariamente avere un approccio umano e questo perché si tratta di persone che hanno trascurato, già dall’Italia, il loro rapporto di fede. Per usare delle immagini bibliche occorre, con tanta pazienza “dissodare il terreno” ma anche “seminare a larghe mani”, quasi incuranti di dove possa cadere la Parola e questo in quanto ciascuno di noi dovrebbe essere convinto che sia la Parola stessa a dissodare. Una sfida importante è quella legata ai giovani connazionali che vengono in Romania per frequentare le università romene in modo stabile o tramite il programma Erasmus. Anche nei loro riguardi credo sia importante andare la dove si trovano e cioè nelle università da loro frequentate e fare loro delle proposte concrete che siano anche di tipo caritativo oltre che spirituale. Credo che il pastore missionario, oggi come sempre, debba incarnare il motto che San Luigi Orione ripeteva ai suoi figli e figlie delle congregazioni da lui fondate: “Fuori di sacrestia!”. O, per dirla al Papa Francesco che parla spesso di chiesa in uscita: “andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali” e “Siate pastori con l’odore delle pecore addosso”. Don Valeriano Giacomelli MCI Romania      

Mci Romania: anche nel tempo del coronavirus non si ferma la “missione”

31 Marzo 2020 - Bucarest - Purtroppo anche qui in Romania la situazione si sta aggravando. Mancano i presidi sanitari e i posti letto nelle varie terapie intensive sono nettamente insufficienti. Il governo, quasi settimanalmente, emana decreti che puntano alla limitazione della circolazione delle persone ricorrendo anche ad ammende davvero alte: il minimo supera già lo stipendio medio mensile. Sono stati coinvolti i militari, sia per limitare la circolazione, che per garantire l'adempimento delle misure prese e anche per montare in diverse città ospedali da campo. Il ritorno di migliaia di romeni dagli altri stati dell'Unione Europea ha complicato ulteriormente la situazione. Infatti vi sono già stati molti casi accertati dove il contagio del virus è stato causato proprio da alcune di queste persone. Alcune compagnie aeree, grazie al lavoro fatto in collaborazione tra la Farnesina, i nostri diplomatici e le autorità locali, con dei voli speciali stanno riportando in Italia molti nostri connazionali che, per vari motivi, si trovavano e/o si trovano ad essere presenti in Romania. La stessa cosa accade per coloro che desiderano dall'Italia tornare in Romania per continuare a gestire le loro attività create sul territorio romeno o per ricongiungersi con i loro famigliari. Sono numerosi gli studenti italiani che frequentano le università romene: le stime parlano di circa 10.000 giovani e molti,  o non sono rientrati in Romania dopo la vacanza post sessione, oppure sono rientrati in Italia con i suddetti voli. Mi permetto di segnalare come un buon numero di essi, soprattutto studenti di medicina, sono voluti rimanere per dare una mano alla sanità rumena e a loro va tutto il nostro plauso. Il plauso va anche a tutti quegli italiani che, sia come ditta che come singole persone, volontariamente, si sono organizzati per venire incontro alle necessità di altri italiani o dei romeni stessi. Per quanto riguarda le missioni cattoliche posso segnalare che, a breve, dovremmo riuscire nuovamente ad inviare tramite posta elettronica il nostro strumento di comunicazione storico Adeste e che comunque, con la dicitura “Adeste Comunità Italiana in Romania”, è diffuso tramite Facebook. Presso la missione cattolica di Iasi, sempre tramite Facebook, è stata creata una parrocchia virtuale chiamata “Parrocchia Cattolica Italiana Virtuale Iasi” che trasmette, tra l'altro, anche l'omelia domenicale scritta dal nostro missionario don Alessandro Lembo. Entrambe le iniziative sono curate, fin dall'inizio, da Pietro Marchettini che, in modo particolare in questo periodo, sta dedicando notevoli energie per curare appunto sia Adeste che la parrocchia Virtuale. Accanto a questo abbiamo dato vita a dei gruppi Whatsapp per poter facilitare i contatti interpersonali e trasmettere, in modo più capillare e immediato, messaggi di natura pastorale e spirituale tra coloro che partecipavano normalmente alle iniziative pastorali nonché alla Santa Messa. Sono nati quindi i gruppi: Comunità Cattolica Alba Iulia; Comunità Cattolica Cluj; Comunità Cattolica Timisoara; Comunità Cattolica Bucarest. I partecipanti a tali gruppi stanno aumentando e raggiungono anche persone che, a causa della distanza oggettiva, non riuscivano a partecipare alle liturgie o alle iniziative organizzate dalle missioni.  A questo proposito, la missione di Iasi, usa come strumento, tramite Facebook, la Parrocchia Virtuale. Un'altra iniziativa è legata alla trasmissione della Messa domenicale delle 11:15 tramite youtube. La prima Messa  è stata celebrata e quindi trasmessa, dalla Cappella del Centro Don Orione di Voluntari, domenica 29 marzo  e si continuerà fino a che i nostri missionari potranno riprendere a celebrare la Messa nelle loro chiese. Si continua, sempre tramite gli strumenti offerti dalla rete, a preparare, bambini, ragazzi e adulti ai sacramenti dell'iniziazione cristiana e agli altri sacramenti. Preghiera, Prudenza, Positività e "Ave Maria e avanti!". (don Valeriano Giacomelli – Delegato Mci Romania)  

Mci Romania: il sostegno alla comunità italiana e varie iniziative ecclesiali

18 Marzo 2020 - Bucarest - Anche in Romania la situazione è preoccupante ed è in continua evoluzione, negativa. Gli organi dello stato stanno prendendo dei provvedimenti per poter arginare la diffusione del virus. Uno di questi sta limitando anche la possibilità di raduni di vario genere e quindi anche di quelli che riguardano la possibilità di celebrare la Messa. Anche noi ci siamo adeguati e quindi qui a Bucarest la Messa prefestiva celebrata nella cappella del Centro Don Orione di Voluntari (Città della periferia di Bucarest) è stata per ora sospesa, così anche il catechismo e gli altri incontri. C'è anche da dire che, purtroppo noi italiani, visto lo sviluppo del contagio in Italia, siamo diventati, fin dall'inizio, persone cui stare alla larga. Come tutte le scuole della Romania anche la scuola Italiana Aldo Moro, presso la quale insegno religione, ha sospeso le lezioni e ci si è organizzati per le lezioni fatte tramite la didattica a distanza. Per ora riesco ancora a celebrare la Santa Messa domenicale presso la “Chiesa Italiana” di Bucarest. Il numero dei partecipanti, che normalmente superava i cento, si è ridotto a meno di trenta (per ora l'ultimo decreto di urgenza limita i gruppi a meno di 50 persone) e penso che a breve, come per l'Italia, verrà interrotta la possibilità di celebrare tutte le funzioni liturgiche. Naturalmente abbiamo sospeso le prove di canto che facevamo al mercoledì e gli incontri di catechesi fatti il secondo lunedì del mese. A Iasi la celebrazione della Messa è stata sospesa per non mettere a rischio di contagio i seminaristi. La Messa domenicale veniva infatti celebrata presso la cappella del locale Seminario orionino. A Cluj, Timisoara, Alba Iulia continua ad essere celebrata la Santa Messa, ma il numero dei partecipanti è notevolmente ridotto. In questo contesto il settimanale “Adeste” della Missione Cattolica Italiana sta diventando ancora più prezioso, in quanto viaggiando via etere riesce a raggiungere le case anche di coloro che non possono più partecipare alla Messa. Inoltre stiamo incoraggiando la partecipazione alla Messa domenicale tramite i canali televisivi italiani. Per trasmettere via etere la Messa in italiano stiamo pensando alla costituzione di una radio web e ad usufruire della possibilità di trasmettere via cavo ed etere la Messa tramite la rete Telestar 1. Riguardo al catechismo noi di Bucarest ci siamo organizzati usando Skype, cosi facciamo per il corso in preparazione al matrimonio. (don Valeriano Giacomelli – Mci Romania)