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Quel mattino a Lampedusa

24 Gennaio 2020 -   Brescia - “Eravamo in otto sulla “Gamar”, la mia barca. Poco prima delle due di notte ci siamo addormentati. Volevamo uscire più tardi per una battuta di pesca. Dopo qualche ora un mio amico ha sentito delle grida. Pensavo che fossero dei gabbiani […]. Alla fine ci siamo resi conto che non erano uccelli, erano urla”. Inizia così il racconto da parte di Vito Fiorino del naufragio di 545 persone all’alba del 3 ottobre 2013 al largo di Cala Tabaccara (Lampedusa); un naufragio che si trasforma nel giro di poche ore in una tragedia del mare: 358 le vittime, 20 i dispersi, 155 i superstiti, tra cui 41 minori. “Abbiamo cominciato a prendere tutti quelli che potevamo e a metterli in barca. Ci siamo ritrovati in 55 su un barchino di nove metri, con a bordo tutti questi ragazzi dai 13 ai 20 anni”. Un racconto drammatico quello di Vito Fiorino, falegname in pensione e pescatore per passione, che Antonio Umberto Riccò, scrittore e autore teatrale, sceglie di intrecciare con quelli di altri protagonisti di quel mattino a Lampedusa. Una la certezza di fronte alla “globalizzazione dell’indifferenza che si rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto” (papa Francesco, Lampedusa, 8 luglio 2013): “raccontare quel naufragio significa non dimenticarlo”. L’esito: una lettura scenica che cuce magistralmente insieme testimonianze di soccorritori, di migranti, di lampedusani; immagini di repertorio; musiche scritte ad hoc da Francesco Impastato. Inedita nondimeno la messa in scena del racconto: a dar voce alle tante testimonianze sono di volta in volta persone diverse a seconda dei contesti in cui viene proposto. Così sarà a Monticelli Brusati, nell’ambito della Settimana educativa dedicata al tema dell’accogliere, sabato 25 gennaio alle ore 20.30, presso la Sala della comunità, dove a “ricordare per non dimenticare” sarà presente anche Vito Fiorino, nominato lo scorso anno nel Giardino dei Giusti di Milano. (Chiara Buizza – La Voce del Popolo)  

Le mamme tunisine a Lampedusa

17 Dicembre 2019 - Lampedusa - Alcune donne tunisine che avevano segnalato la scomparsa dei loro quattro figli migranti coinvolti nel naufragio di Lampedusa del 7 ottobre, sono state convocate presso la procura della Repubblica di Agrigento per il riconoscimento dei loro familiari. Due mamme, Zakia e Soulaf, hanno potuto  riconoscere i loro figli, i cui corpi verranno presto riportati in Tunisia. Le altre due mamme, Hamida e Gamra, hanno invece appreso che i corpi dei loro cari sono rimasti in mare, data l’impossibilita di recuperarli. Lo rende noto un cartello di associazioni che commenta: “Questa giornata è stata solo l’ultimo passaggio di una procedura di ricerca lunga e travagliata per le mamme e per gli attivisti che se ne sono occupati: dalle prime ore successive al naufragio, il nostro lavoro è andato avanti per più di due mesi interpellando la Cri, l’Ambasciata italiana a Tunisi e le istituzioni”.

Don La Magra ai sopravvissuti del naufragio: “chiediamo perdono a voi e ai vostri cari se ci siamo vantati di essere nazioni cristiane”

10 Ottobre 2019 - Lampedusa - “A voi e ai vostri cari, che riposano in fondo al mare, noi chiediamo scusa. Se ci siamo vantati di essere nazioni cristiane, giuste, democratiche e libere e poi permettiamo che accada questo. Chiediamo perdono a voi, come lo chiediamo a Dio”. Lo ha detto il parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra, nell’omelia delle esequie delle 13 donne morte nel naufragio che si è verificato nella notte tra domenica e lunedì al largo dell’isola. E lo ha fatto rivolgendosi ai 10 dei 22 sopravvissuti presenti alla cerimonia. Le bare sono state disposte nel salone della Casa della fraternità di Lampedusa davanti a un altare predisposto per l’occasione. “Da questo altare – ha aggiunto il sacerdote – va un ringraziamento a voi, che avete accettato di pregare insieme a noi, anche se il vostro dolore è tanto. La nostra preghiera va anche alle vostre famiglie, a quanti sapranno della morte dei propri cari. E un ringraziamento – ha proseguito don La Magra – anche a quanti in questi giorni, sì per lavoro, ma con grande delicatezza e tenerezza hanno trattato con i morti e con i vivi, militari e civili, perché oggi hanno scelto di essere qui senza esserne obbligati”. “Il Signore benedica – ha concluso – quanti hanno scoperto nel loro cuore umanità e tenerezza”. Al termine dei funerali, dal Forum Lampedusa Solidale, sono state donate ai sopravvissuti delle copie in lingua francese della Bibbia e del Corano. Le salme, invece, saranno sepolte nei cimiteri dei Comuni agrigentini che daranno disponibilità ad accoglierle.

Lampedusa: stasera i funerali delle vittime del naufragio

9 Ottobre 2019 - Lampedusa – Si svolgerà oggi presso la “Casa della Fraternità” di Lampedusa, su richiesta dei sopravvissuti e desiderio della comunità, saranno celebrati i funerali delle vittime dell'ultimo naufragio presieduti dal parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra. “Dare dignità ai morti. Togliergli il filo spinato della frontiera. Inserirli nella memoria collettiva. Perché l'umanità – dice Francesco Piobbichi uno degli operatori a Lampedusa -   racconta storie, e se le storie vengono tramandate allora anche le responsabilità emergono. Noi dobbiamo caricarci il peso del racconto, perché loro non possono più farlo. Non è semplice, ne indolore, ma ci permetterà un domani di piantare sul muro della memoria la risposta che in molti non potranno pronunciare quando i figli dei figli chiederanno perché avete permesso che questo accadesse.  

Card. Montenegro: “l’Europa ancora incapace” di affrontare il tema immigrazione

9 Ottobre 2019 - Lampedusa  - “L’Europa sta dimostrando che ancora non è in grado di affrontare questo problema. Oppure, non voglio essere cattivo, forse non vuole essere in grado. Perché affrontare questi problemi vuol dire perdere popolarità e allora noi, pur di restare a galla, preferiamo che gli altri affondino: una Europa che non è capace di accogliere, che da anni discute dicendo che le cose cambieranno. Sì, le cose cambieranno: i numeri dei morti cambia ma le cose restano”. Lo ha detto l’arcivescovo di Agrigento, il card. Francesco Montenegro ieri appena giunto a Lampedusa, per “un pellegrinaggio nei confronti di questi fratelli che mi appartengono”, prima di recarsi nell’Oasi della fraternità per un momento di raccoglimento e di preghiera di fronte alle 13 bare delle donne vittime del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, nella notte tra domenica e lunedì. (naufragio lampedusa ) Poi i corpi recuperati dovrebbero essere tumulati nei cimiteri dei comuni dell’Agrigentino. “Si ripetono – ha aggiunto il card. Montenegro – gli stessi sentimenti e le stesse emozioni di sempre: meraviglia, perché gli altri si meravigliano perché succedono questi fatti. E indignazione, perché questi fatti succedono. Ed è strano che continuiamo a contare i morti e la storia continua a essere quella che è. Tante parole, ma le parole non riescono ancora a cambiare la vita. Ora sarà una rincorsa sulla responsabilità di chi è colpevole, perché sono morti”. E poi l’arcivescovo ha aggiunto: “Ognuno di noi ha un po’ di colpe”.  

Naufragio a Lampedusa: la voce di uno dei soccorritori del 3 ottobre 2013, “oggi un dolore che si ripete, da allora non è cambiato nulla”

8 Ottobre 2019 - Lampedusa - “La tragedia di oggi mi sembra fotocopia di quella del 3 ottobre 2013, anche se il numero dei morti è minore di allora”. Lo dice al Sir Simone D’Ippolito, subacqueo soccorritore dei migranti naufragati al largo di Lampedusa sei anni fa, riferendosi al naufragio che si è verificato domenica notte. Finora sono stati recuperati 13 corpi. “Le condizioni del mare ieri erano abbastanza proibitive. Sono passati sei anni ma è cambiato poco o nulla. La politica non è riuscita a intervenire – aggiunge D’Ippolito -. Queste tragedie non devono succedere, soprattutto alle porte di Lampedusa. È ancora più doloroso. Queste persone vedono la salvezza a poca distanza ma invece ci lasciano la vita. Sentendo le testimonianze di coloro che erano a bordo sembra che tra i dispersi ci siano 7 o 8 ragazzini”. Parlando dello stato d’animo dei lampedusani, il sub spiega che “molti sono coinvolti nei soccorsi, soprattutto i pescatori” quando si verificano naufragi di migranti. “Noi viviamo queste tragedie in maniera più intensa. Speriamo che sia sempre l’ultima volta, ma purtroppo non è mai così. Ci colpiscono queste vicende come è stato per me il 3 ottobre scorso. Negli anniversari ricordo e ne risento interiormente”.

Naufragio a Lampedusa: card. Montenegro benedice le salme

8 Ottobre 2019 - Lampedusa – E’ stato il Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, a  benedire le salme delle donne migranti recuperate dopo il naufragio di domenica notte al largo di Lampedusa. Nella notte solo quattro delle tredici donne vittime del naufragio sono state riconosciute. Tra queste  quello di una ragazzina di 12 anni, la più piccola delle vittime recuperate. A identificarla sarebbe stata una zia con cui viaggiava. Nella sala adibita a camera ardente sono stati portati solo i superstiti che nel naufragio hanno perso un familiare. Intanto, questa mattina, sono riprese le ricerche della ventina di persone che mancano ancora all’appello tra cui 4 bambini. La più piccola avrebbe otto mesi.

Centro Astalli: “salvare vite umane torni ad essere priorità”

7 Ottobre 2019 - Roma - Il Centro Astalli esprime “profondo cordoglio e dolore” per le vittime dell’ultimo naufragio avvenuto davanti alle coste di Lampedusa.  Almeno 9 i morti, oltre 20 i dispersi, tra loro 8 sono bambini. Solo pochi giorni fa “ricordavamo le vittime di una delle più grandi tragedie del mare. Oggi ancora una volta piangiamo la morte di innocenti”, sottolinea il Centro Astalli in una nota evidenziando che “l’urgenza umanitaria che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo - di fatto derubricata a effetto collaterale di politiche di contenimento dei flussi - necessita di azioni che tutelino ogni donna, uomo, bambino migrante. Salvare vite umane torni ad essere priorità. Assicurare il diritto d’asilo oggi vuol dire: permettere a migranti forzati di arrivare in Europa senza rischiare la morte affidandosi a trafficanti e criminali attraverso vie legali di accesso; garantire operazioni di soccorso in mare per coloro che rischiano la vita in un naufragio; tornare ad applicare le convenzioni internazionali ratificate, e nei rapporti di politica estera anteporre sempre il rispetto dei diritti umani a qualunque altra valutazione”. Per il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti “il sangue di questi innocenti grida, non possiamo più rimanere indifferenti, perché la nostra indifferenza ormai si è fatta complice”. Da qui l’auspicio che “il Governo italiano e quello europeo mettano mano con urgenza al tema dei salvataggi in mare ridefinendo i termini di nuove missioni”.

Centro Astalli: fare memoria “è atto dovuto”

3 Ottobre 2019 - Roma - "Fare memoria è atto dovuto". A sei anni dal terribile naufragio, avvenuto nella notte del 3 ottobre davanti alle coste di Lampedusa in cui persero la vita 368 migranti, "fare memoria e mantenere vivo il ricordo di quel tragico giorno e dei tanti altri che ne sono seguiti è atto dovuto", ricorda oggi il Centro Astalli sottolineando che da allora oltre 18mila persone sono morte in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa per chiedere asilo. "Un numero impressionante di bambini, donne e uomini, relegati troppo spesso all’oblio della nostra indifferenza", si legge in una nota diffusa pochi minuti fa:  neanche più un morto nel Mediterraneo: fu questo l’appello rivolto alle istituzioni nazionali ed europee. Oggi, come sei anni fa," torniamo a chiedere di fermare l’ecatombe di migranti in mare. Sia priorità mettere in atto vie legali per garantire accesso alla protezione e sconfiggere così il traffico di esseri umani. Sia priorità il salvataggio in mare delle persone, come previsto da convenzioni internazionali e diritti umani, troppo spesso calpestati con norme demagogiche contro la solidarietà. Siano priorità politiche strutturali e di lungo periodo che permettano di preparare i territori ad un’accoglienza diffusa di richiedenti asilo e rifugiati. Sia priorità - conclude il Centro Astalli - contro ogni semplificazione, affrontare il tema della migrazione nelle sue diverse componenti con responsabilità e lucidità, non strumentalizzandolo o banalizzandolo, eliminando i discorsi di odio, razzismo e xenofobia". (R.I.)

Migranti: oggi ricorre il sesto anniversario della tragedia di Lampedusa

3 Ottobre 2019 - Lampedusa - Sono passati sei anni da quella che è stata considerata una delle più gravi stragi di migranti del Mediterraneo: era il 3 ottobre 2013 quando una nave partita dalla Libia si rovescia a 800 metri dall’Isola dei Conigli, a Lampedusa. L’imbarcazione ha a bordo tra 520 e 550 persone. Nonostante i tentativi di aggrapparsi a pezzi di relitto, 368 persone muoiono affogate. I superstiti saranno 155, ma qualcuno sostiene che ci siano anche una ventina di dispersi.