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“Preoccupati per difficili condizioni di accoglienza a Lampedusa”: una nota di mons. Damiano e del pastore Garrone

10 Novembre 2021 - Agrigento - La Chiesa di Agrigento, con i suoi servizi Caritas e Migrantes, e la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, con il programma Mediterranean Hope,  manifestano “la propria preoccupazione per le difficili condizioni di accoglienza delle persone migranti che l’isola di Lampedusa continua a registrare”. Lo scrivono, in una nota, mons. Alessandro Damiano, arcivescovo di Agrigento e del pastore Daniele Garrone, Presidente Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Mentre il flusso di persone in arrivo a Lampedusa continua ad essere “consistente nonostante le condizioni meteo avverse, non si può rimanere indifferenti davanti alla scena registrata negli ultimi giorni di centinaia di migranti (fra cui anche numerose donne e bambini) costretti ad attendere l’accesso all’Hotspot di C.da Imbriacola all’addiaccio e sotto una pioggia battente. La condizione di vulnerabilità fisica e mentale di quanti sbarcano sulle nostre coste dopo un viaggio lungo e rischioso, spesso anche ricco di esperienze traumatiche, richiede – si legge nella nota -  ad uno Stato civile come il nostro uno sforzo ulteriore per garantire standard di accoglienza più alti e un quanto più veloce inserimento delle persone migranti nel circuito di accoglienza ordinario”. Da qui la richiesta a trovare “soluzioni definitive, non emergenziali, alle ormai ben note difficoltà logistiche legate all’insularità: il ritardo nei trasferimenti degli ospiti dell’Hotspot causa non di rado pericolose situazioni di sovraffollamento e promiscuità, soprattutto per i più vulnerabili come donne e bambini. Laddove le condizioni meteo non consentissero il trasferimento via mare, favorire i trasferimenti con ponti aerei potrebbe essere una via percorribile”.

Carta di Teramo: oggi a Lampedusa un incontro

9 Luglio 2021 - Lampedusa - La diocesi di Teramo-Atri, insieme alla diocesi di Agrigento promuoverà domani una iniziativa sulla “Carta di Teramo”, il documento sulla cooperazione paritaria per lo sviluppo in Africa, firmata nel capoluogo aprutino il 22 giugno 2019 a seguito della Conferenza dei Rettori Africani tenutasi in occasione del Forum Internazionale del Gran Sasso. Si terrà domani 9 luglio, nell’isola simbolo dell’accoglienza dei migranti, si terrà un convegno sulle sfide della cooperazione per lo sviluppo in Africa organizzato dalle due diocesi insieme all’Università di Teramo, ai comuni di Teramo e Lampedusa, e in collaborazione con il progetto Snapshots from the Borders. Il seminario, dal titolo La Carta di Teramo: opportunità e nuove strategie per lo sviluppo di un nuovo ecosistema per le nuove sfide della cooperazione in Africa, si svolgerà nei locali della sede dell’Area Marina Protetta. «La cooperazione universitaria è una via straordinaria per proseguire nell’impegno che Papa Francesco ha avviato con la sua storica visita in queste terre l’8 luglio 2013» dichiarano alla vigilia dell’iniziativa l’arcivescovo di Agrigento mons. Alessandro Damiano e il vescovo di Teramo-Atri mons. Lorenzo Leuzzi. «La Chiesa – aggiungono i due presuli – è impegnata a promuovere nuove forme di collaborazione per favorire una nuova cultura dello sviluppo e incoraggia le istituzioni che saranno presenti a Lampedusa affinché, attraverso l’impegno delle realtà accademiche e dei centri di ricerca, si possano creare percorsi di formazione per le nuove generazioni capaci di generare crescita, pace e fratellanza. La Chiesa è chiamata a farsi carico di questa prospettiva. Questa esperienza che vivremo a Lampedusa sarà inoltre una piccola testimonianza in risposta all’invito della Conferenza Episcopale Italiana a dedicare una giornata di preghiera, il prossimo 11 luglio, in memoria dei migranti morti nel Mediterraneo e nelle rotte terrestri». I lavori saranno introdotti dal rettore dell’Università di Teramo Dino Mastrocola, dal sindaco di Lampedusa e Linosa Totò Martello, dal sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, dal vescovo di Teramo-Atri Lorenzo Leuzzi e dall’arcivescovo di Agrigento Alessandro Damiano. Tra gli interventi mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes.  L’iniziativa potrà contare sul contributo, attraverso un videomessaggio, del presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli.    

Lampedusa: ennesima strage di migranti

1 Luglio 2021 - Lampedusa – Ancora una strage di migranti al largo di Lampedusa. Sul molo Favaloro di Lampedusa soccorritori hanno riportato otto cadaveri. «Tutte donne» ha detto il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio che indaga sull’ennesima tragedia della migrazione nel Mediterraneo. Fra le persone tratte in salvo una donna in gravidanza che stava per annegare ed è stata stabilizzata in tempo dai medici. I dispersi sono dieci. E dovrebbero essere quasi tutti bambini. “L’Italia non lasci passare invano questa tragedia, imponga all’Unione europea un cambio di passo nella gestione dei flussi nel Mediterraneo e metta al centro di accordi e trattative il rispetto dei diritti umani dei migranti e del loro ingresso sicuro in Europa”, ha detto il presidente del Centro Astalli, p. Camillo Ripamonti. Il Centro dei gesuiti chiede alle istituzioni nazionali ed europee di “attivare un’operazione di soccorso e salvataggio ad ampio raggio nel Mediterraneo che intervenga in aiuto delle imbarcazioni in difficoltà e porti i naufraghi in un porto sicuro che non deve essere la Libia” di “ fare in modo che tutti gli Stati dell’Unione accolgano in modo proporzionale i migranti forzati attraverso la gestione strutturale e sistematica di canali umanitari e visti di ingresso che diventino finalmente alternativa e deterrente al traffico di esseri umani”. “La traversata del Mediterraneo – spiega p. Ripamonti - è una rotta che non si può interrompere attraverso politiche di esternalizzazione per il contenimento dei flussi. I governi da anni si concentrano su accordi con Paesi terzi non sicuri per impedire gli arrivi di migranti in Europa, ma l’unico risultato che si ottiene è un’incalcolabile strage di innocenti”. Lampedusa: ennesima strage di migranti  

Don La Magra: dare voce quando vengono negati i diritti

12 Maggio 2021 - Lampedusa - “Chiediamo che le persone vengano portate via da Lampedusa e ci si organizzi perché non si ripeta ciò che è avvenuto negli ultimi giorni: centinaia di persone ammassate sul molo in condizioni igieniche precarie, senza la possibilità di ripararsi e nutrirsi adeguatamente, senza servizi igienici. L’accoglienza, anche se temporanea, va fatta nel migliore dei modi”. A parlare all'agenzia Sir è don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa e già direttore Migrantes della diocesi di Agrigento. Negli ultimi giorni sono sbarcate sull’isola maggiore delle Pelagie oltre 2.000 persone, con l’hot spot di Contrada Imbriacola sovraffollato. Al momento vi sono persone in attesa del trasferimento sulle navi quarantena o sui traghetti di linea verso la Sicilia. Ma per due notti centinaia di persone sono state costrette a dormire sul molo Favaloro, ora svuotato. I volontari della parrocchia di San Gerlando e del Comitato “Lampedusa solidale” hanno distribuito acqua, succhi di frutta e coperte termiche e denunciato le condizioni pessime dell’accoglienza. “l'altro ieri 200 persone hanno passato la notte sul molo, in condizioni igieniche terribili – racconta don La Magra -. Ci sono solo due bagni ma inutilizzabili perché nessuno ne cura la pulizia. Le persone sono state costrette ad urinare nelle bottiglie di plastiche, a dormire in mezzo alla spazzatura. Il giorno prima erano in 600 persone, ammassate in una striscia di cemento, senza la possibilità di muoversi e senza un pranzo o una cena, solo qualche cracker o snack nell’attesa dei trasferimenti”. “Siamo sempre con gli occhi aperti, pronti a dare voce quando vengono negati i diritti essenziali – precisa il parroco -. Come al solito le persone migranti sono considerate persone di serie B. Perché se ci fossero state anche solo cinque persone italiane a dormire sul molo si sarebbe scatenato un caso politico”.  

Don La Magra: la morte del piccolo Joseph “non è come le altre”

13 Novembre 2020 - Lampedusa - “Per me, la morte di questo piccolo non è come le altre”. Don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa racconta così, con la voce rotta dalla commozione, il dramma della morte del piccolo Joseph, il bimbo di appena sei mesi che veniva dalla Guinea. Tra i morti del naufragio dell’11 novembre nel Mediterraneo centrale, insieme a centinaia di corpi in mare, c’è anche lui che viaggiava con la sua mamma, sopravvissuta. “La sua morte di questo piccolo e il grido disperato della sua giovane mamma rappresentano un macigno sulla nostra cultura occidentale – dice – ma se tutto si fermerà alla commozione di questi giorni avremo fallito un’altra volta”. Don Carmelo, come sta, come vanno le cose sull’isola? Bene, compatibilmente con quanto successo e quanto sta succedendo, sto bene! Stiamo un po’ come sempre. Non è una novità per l’isola affrontare eventi di questo tipo e di questa portata. Detto questo viviamo una tristezza immensa per i tanti morti, per le tante persone che muoiono nel tentativo di raggiungere le nostre coste. E comunque, a parte questo, l’accoglienza continua come sempre. Parliamo del piccolo Joseph, sei mesi, deceduto in mare. Anzitutto come sta la mamma? La mamma fisicamente sta bene, ma psicologicamente è devastata, distrutta perché sa che perso il suo piccolo, sa che ha perso tutto. Per ora è ospite dell’Hot Spot in attesa di essere trasferita come gli altri. Volutamente non l’abbiamo ancora incontrata. Abbiamo preferito lasciarla il più possibile tranquilla e in pace seguita da medici e psicologi. Sicuramente sarà con noi quando ci riuniremo per la sepoltura del piccolo. Quando avverrà e dove sarà sepolto? Aspettiamo che l’iter burocratico sia completato. Poi procederemo alla sepoltura che avverrà qui, nel nostro cimitero, che di migranti, spesso senza nome, ne ospita già tanti. Cosa c’è di nuovo, se c’è qualcosa di nuovo, nella morte di questo bimbo Non faccio assolutamente nessuna disparità, ma la morte di questo piccolo per me non è come le altre. Questo bambino era nato in Libia e come tanti suoi coetanei in diverse parti del mondo, non ha conosciuto la libertà, la pace. In altre parole non ha mai fatto il bambino, cioè non ha mai avuto la possibilità di vivere in un Paese dove i diritti dei più piccoli sono garantiti e sacri. E forse, in un certo senso, questi diritti non siamo riuscirti garantirli neanche noi, vittime come siamo, della nostra incapacità di capire che i flussi migratori, quando nascono dalla fame e dalla povertà sono inarrestabili. Chi scappa da guerra e persecuzioni non si fermerà di fronte all’ignoto e alle difficoltà. Ecco, credo che garantire vie sicure di arrivo come i corridoi umanitari, avrebbe salvato questo bambino. La sua morte è un macigno sulla nostra cultura occidentale, democratica e cristiana. Il grido della mamma ha fatto il giro del mondo. Quel grido è un peso grande. Ricordo che papa Francesco, quando venne a Lampedusa, volle leggere il Vangelo della strage degli innocenti dove si ricorda che: “Rachele piange i suoi figli che non ci sono più”. Ecco questa donna incarna Rachele. Il suo grido è il grido di ogni mamma che perde il figlio e con lui qualsiasi speranza nel futuro. Questa mamma è giovanissima ma è come se fosse morta anche lei col suo piccolo che rappresentava la sua speranza, il suo futuro che iniziava a crescere. Il grido di questa giovane donna pesa sulle nostre coscienze, ma se tutto si fermerà alla commozione di questi giorni avremo fallito un’altra volta. Quel grido deve tradursi in scelte concrete nel fare il bene dei poveri e degli emarginati, come ci ricorda continuamente il Papa. Dalla sua visita a Lampedusa papa Francesco è sempre vicino a voi tutti, alla vostra comunità. Sappiamo che il Papa ci è sempre vicino e sappiamo per certo che possiamo contare sulla sua preghiera e sulla sua vicinanza. La sua è una delle poche voci che in questo momento ci danno il coraggio e la speranza per andare avanti. (Amerigo Vecchiarelli - Sir)

Giornata Vittime Immigrazione: ieri la celebrazione a Lampedusa

4 Ottobre 2020 -

Lampedusa - "Mai più!". Sette anni dopo l’isola ricorda i 368 morti in uno dei più disastrosi naufragi del Mediterraneo e promuove in Europa la Giornata della memoria e dell’accoglienza.  Sette anni fa avvenne il naufragio dopo il quale l’Europa decise: «Mai più!». Invece di stragi e naufragi ce ne sono stati ancora tanti, troppi.

Il 3 ottobre 2013, a poche centinaia di metri da Lampedusa, naufragava un barcone con a bordo 500 migranti, 368 dei quali perdevano la vita. In loro memoria (e degli altri 18.000 che sono morti tentando di attraversare il Mediterraneo negli ultimi 7 anni) ieri, dopo un momento di preghiera interreligiosa davanti alla Porta d’Europa cui ha assistito una piccola folla, il sindaco dell’isola Totò Martello ha lanciato una corona di fiori in mare nel punto esatto della sciagura. Il Comune di Lampedusa e Linosa è anche capofila del progetto europeo 'Snapshots fromthe Borders', che coinvolge 35 partner di 13 Paesi Ue (comprese 19 città e isole di confine) e punta a far dichiarare il 3 ottobre Giornata europea della memoria e dell’accoglienza. "Il 3 ottobre non è un giorno come tutti gli altri" recita infatti il titolo di un video diffuso per ricordare ciò che avvenne in quell’alba tragica. 

Parroco Lampedusa: ripristinare vie legali per raggiungere l’Europa

10 Settembre 2020 - Lampedusa – “A Lampedusa arrivano turisti e migranti come sempre. Le loro vite scorrono indipendenti, non ci sono problemi d’ordine pubblico, o di sicurezza, né tantomeno emergenze sanitarie per i villeggianti. Tra i lampedusani non ci sono casi di Covid. L’emergenza vera la vivono coloro che, dopo viaggi allucinanti, vengono portati nell’hotspot: è disumano tenere 1.200-1.400 migranti concentrati in uno spazio ristrettissimo senza i servizi minimi. Non basta parlare di chiusure all’arrivo o blocchi delle partenze: ciò che sfugge sempre nel dibattito è che si sta parlando della vita delle persone, della loro dignità”. A parlare è il parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra in una intervista al settimanale “Famiglia Cristiana” da oggi in edicola. La parrocchia di San Gerlando di Lampedusa – dice il parroco – mette a disposizione alcuni locali della parrocchia, come la Casa della Fraternità, per i migranti più vulnerabili e i gruppi familiari. Ma – spiega – “anche questa è una soluzione provvisoria. Non è possibile realizzare un’ospitalità dignitosa per lunghi periodi. L’altra sera la gran parte dei quasi 400 stranieri arri- vati dalla Libia li abbiamo ospitati in parrocchia. Il nostro contributo non è certo risolutivo, ma cerchiamo di essere un piccolo esempio positivo. Facciamo il nostro. L’intervento risolutore, tuttavia, non può che venire dall’alto”. Per il sacerdote “il vero problema è l’assenza di vie legali sicure per raggiungere l’Europa. Oggi è tornato prepotentemente di moda l’uso del termine ‘clandestino’. Ma a creare il clandestino siamo noi, con le nostre leggi di chiusura. Negando il diritto di protezione e d’asilo, si costringono coloro che ne sono depositari ad affidarsi ai trafficanti e a rischio di morte in mare. Basterebbe ripristinare l’ingresso legale nel nostro Paese per stroncare i viaggi dei disperati e la clandestinità”.  

Lampedusa: centro di accoglienza per migranti è stato svuotato

9 Settembre 2020 -
Agrigento - Il Centro di accoglienza di Lampedusa è stato svuotato: tutti i migranti che lo occupavano fino a ieri sono stati trasferiti a bordo della nave inviata dal governo nazionale, su richiesta del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Nel frattempo, sempre nella giornata di ieri  è arrivata una seconda nave per l’accoglienza, ed è previsto l’arrivo di una terza unità navale. I migranti che sbarcheranno da adesso in poi sull’isola saranno accompagnati al Centro di accoglienza per le sole visite mediche e per l’identificazione, quindi saranno trasferiti a bordo di una delle navi che stazionerà nel mare di Lampedusa.
All’interno del Centro di accoglienza saranno effettuati interventi per adeguare la struttura alle norme sanitarie legate all’emergenza Covid-19, sarà inoltre installata una nuova recinzione estera. Questi temi sono stati al centro della riunione che si è tenuta  a Lampedusa, con il sindaco Totò Martello e i rappresentanti di carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili del fuoco, Capitaneria di porto, Usmaf, agenzia Dogane, Asp, Protezione civile, Croce rossa e Invitalia. La riunione è stata coordinata dal prefetto Michele Di Bari, capo dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno. “Tutto sta procedendo secondo le direttive concordate nel corso della riunione della scorsa settimana a Palazzo Chigi con il presidente Conte, il ministro Lamorgese, il presidente della Regione Musumeci e altri esponenti del governo nazionale”, ha detto Martello. “Finalmente a Lampedusa la situazione sta tornando alla normalità”, ha aggiunto. (Dire)

Lampedusa: prosegue il piano del governo per liberare l’hotspot

28 Agosto 2020 -

Lampedusa - La nave quarantena "Azzurra" ha attraccato ieri al porto di Cala Pisana, a Lampedusa. Si tratta della seconda imbarcazione presa a noleggio dal governo per ospitare i migranti ed effettuare la necessaria sorveglianza sanitaria prima dell’accoglienza a terra. Mercoledì era stata la volta della nave "Aurelia'", che ha imbarcato 273 migranti ospiti dell’hotspot locale, 60 dei quali positivi al Coronavirus. Secondo quanto è stato reso noto dal Viminale, tra il primo e il secondo viaggio, sono 850 i migranti trasferiti dall’isola.

La situazione oggi a Lampedusa raccontata dal parroco don La Magra

14 Luglio 2020 - Lampedusa - In questi giorni si è ricordato il settimo anniversario della visita di Papa Francesco a Lampedusa. Era l’8 luglio del 2013 e il Pontefice scelse questa isola per il suo primo viaggio dopo la sua elezione sul Soglio di Pietro . Nell’isola chiamata “La porta d’Europa nel Mediterraneo”, accompagnato da mons. Francesco Montenegro – allora presidente della Fondazione Migrantes - volle incontrare quelle persone dai volti segnati dalla disperazione ma anche dalle torture subite durante il viaggio. Don Carmelo La Magra, parroco da quattro anni di San Gerlando, unica parrocchia dell’Isola, fotografa con www.migrantesonline.it  la situazione attuale. “Purtroppo non è cambiato molto da allora”, afferma: “dopo la visita del Papa, il 3 ottobre di quello stesso anno ci fu il grande naufragio in cui morirono centinaia di migranti e sembrava che qualcosa si stava muovendo cin i primi salvataggi ma dopo poco più di un anno i soccorsi sono diventati sempre più difficil”. Lampedusa è uno dei tanti approdi scelti dai migranti ma sono anche tantissimi i turisti attratti da questa terra e dal suo mare. “Non so negli altri posti, malgrado tutto quello che oggi si sta vivendo in Italia per la stagione turistica compromessa – dice - qui si è ripresa, non dico al 100% ma quasi; siamo in una estate quasi normale, non so da quello sanitario che cosa ci accadrà, ma da quello economico credo che qualcosa si stia salvando”. In questi giorni si è sentito molto parlare degli sbarchi che hanno ripreso, ma per don Carmelo “è come ogni altra estate, come ogni altro periodo dell’anno, quotidianamente ci sono diversi sbarchi”. I migranti e i turisti, due realtà distinte a cui la comunità di Lampedusa è da sempre abituata. “Specialmente in questo periodo di quarantena in cui i migranti sono ancora più distanti dal centro abitato - commenta il sacerdote - ma in generale, il turista non ha alcuno modo di aver contatto con il mondo della migrazione, può capitare ad un turista di stare per giorni e di non vedere nessun migrante”. I migranti dice il parroco “arrivano al molo militare e anche se è immerso nel centro è un molo chiuso, i trasferimenti avvengono verso l’hot spot, in cui nessuno accede. Di solito i migranti sono liberi di uscire, ma in questo periodo con la quarantena un po’ meno, però anche quando escono in mezzo a decina di migliaia di turisti qui pochi migranti non fanno media, non incidono, diciamo che sono invisibili anche in mezzo agli altri”.   Nicoletta Di Benedetto