Tag: Italiani nel mondo

Svizzera: oltre 4000 gli italiani nuovi cittadini

28 Febbraio 2022 -
Berna -  Alla fine del 2021 risiedevano in Svizzera 1.452.089 cittadini dell’UE/AELS e 738.204 cittadini di Stati terzi. 36.917 stranieri hanno acquisito la cittadinanza svizzera, di cui 7.947 erano di origine tedesca, 4.207 di origine italiana e 3.152 di origine francese. Gli italiani rappresentavano il maggior gruppo di cittadini stranieri residenti a titolo permanente in Svizzera (331.379 persone), seguiti da tedeschi (313.702 persone), portoghesi (258.943) e Francesi (151.551). Sono dati della Segretaria di Stato della migrazione (SEM) riguardanti la Statistica degli stranieri 2021 e diffusi con una nota.

Reggio Calabria: oggi la presentazione di “Emigrazione e immigrazione in Calabria” di mons. Denisi

28 Febbraio 2022 -
Reggio Calabria - "Emigrazione e immigrazione in Calabria – Storia, cultura, dimensioni del fenomeno" è il titolo di uno dei tre nuovi volumi di mons. Antonino Denisi che sarano presentati oggi a Reggio Calabria su iniziativa della diocesi di Reggio Calabria - Bova, della Deputazione di storia patria per la Calabria e dell'Archivio diocesano. L’incontro sarà aperto dalla presentazione del professor Giuseppe Caridi, presidente della Deputazione di storia patria per la Calabria. Interverranno, inoltre, Maria Pia Mazzitelli, direttrice dell’Archivio storico diocesano, padre Gabriele Bentoglio, direttore dell’Ufficio Migrantes e Caterina Borrello, docente dell’Istituto superiore di Scienze religiose. Don Pietro Sergi, vicario episcopale per la Pastorale della cultura modererà l’incontro a concludere il quale sarà l’intervento dell’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova, mons. Fortunato Morrone.
 "L’arcidiocesi di Reggio Calabria – Vescovi clero e parrocchie", "Emigrazione e immigrazione in Calabria – Storia, cultura, dimensioni del fenomeno" e "Santità religiosità e pietà popolare nella Chiesa reggina" (Reggio Calabria, Laruffa Editore, 2021) raccolgono gli scritti che il sacerdote, per anni impegnato nella pastorale Migrantes, nell’arco di tanti anni ha prodotto come storico della Chiesa reggina e studioso delle migrazioni dal sud Italia e con particolare attenzione e minuzia da e per la Calabria. La collana Colligite Fragmenta, della quale fanno parte i tre libri, non è altro che la cospicua raccolta di oltre cento studi effettuata nel corso degli anni dal sacerdote-giornalista reggino, decano del Capitolo metropolitano. Mons. Denisi ha messo insieme, scritti e relazioni pubblicati, a distanza di decenni, su saggi o su riviste e giornali ed ora raccolti in questa corposa pubblicazione, composta da tre volumi. Autore di numerose pubblicazioni, il novantunenne sacerdote reggino ha ricoperto nel corso dei suoi quasi settant’anni di sacerdozio diversi incarichi. È stato non solo parroco, ma anche segretario particolare del vescovo mons. Aurelio Sorrentino, prima a Potenza e poi a Reggio Calabria. È stato, inoltre, titolare della cattedra di teologia morale presso l’Istituto superiore di Scienze religiose di Reggio Calabria. Ha ricoperto numerosi incarichi di responsabilità a servizio della Chiesa reggina. È stato anche direttore Migrantes. "Gente come lui è una testimonianza di quella tradizione senza cui non c’è futuro", scrive nella prefazione alla trilogia Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. I volumi, ha avuto modo di dire lo stesso Denisi, sono dedicati alla Chiesa, "sposa bella che ho amato e servito con amore filiale per la lunghezza dei giorni che l’eterno mi ha donato, ai migranti calabresi e a quelli di tutte le patrie" e alla «nobile Chiesa reggina, ai suoi pastori e al Popolo santo di Dio che ho cercato di servire con la parresia della mente e del cuore, perché risplenda nei secoli la gloria della sua santità".

CGIE: il ricordo dell’Ambasciatrice Tardioli

21 Febbraio 2022 - Roma - Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si aggiunge ai numerosi attestati di cordoglio che in queste prime ore della giornata giungono da tutto il mondo in seguito alla morte dell’Ambasciatrice d’Italia in Australia, Francesca Tardioli. "Abbiamo dialogato a più riprese dall’arrivo a Canberra dell’Ambasciatrice Tardioli riscontrando - si legge in una nota - una spiccata attenzione e sensibilità per la nostra Comunità, in particolare nelle situazioni emergenziali che hanno colpito quel continente e soprattutto nella fase pandemica, allorché si è trattato di riportare in Italia i nostri connazionali temporaneamente residenti in Australia e per portare ristori e aiuti ai bisognosi".  

Mci Romania: il settimanale “Adeste” compie 10 anni

Ok21 Febbraio 2022 - Bucarest - 522 numeri in dieci anni di vita per il settimanale delle Missioni Cattoliche Italiane in Romania.

In questi anni più di una volta mi sono sentito fare questa domanda: “ma come è nata la nostra rivista?”. Ho sempre dato la stessa risposta, spontanea: “è nata per poter avere uno strumento di collegamento e di informazione per gli italiani che sono lontani dalle nostre Missioni, ma anche per gli italiani che le frequentano”. Eravamo alla fine del 2011, anno in cui si era appena aperta la quinta delle Missioni Cattoliche di lingua italiana in Romania, quella di Cluj. Ora, con Oradea, sono sei. Immediatamente dopo la rivoluzione si era potuto riprendere a celebrare la Messa in lingua italiana presso quella che, fin dal 1916, veniva comunemente chiamata “la Chiesa Italiana di Bucarest” dove le comunicazioni liturgiche si erano potute riprendere normalmente solo dall’inizio del 1990. Nel 2004, con l’arrivo del mio confratello orionino, don Belisario Lazzarin, la suddetta Chiesa, intitolata al Redentore, che nel frattempo, era divenuta parrocchia, venne eretta a “Rettoria Italiana”. La delicatezza del vescovo, mons. Ioan Robu, fece sì che, proprio dal 1990, come primo parroco venisse nominato un etnico italiano, don Luigi Vittorio Blasutti, nato a Buzau da genitori italiani immigrati dal Friuli, nel periodo interbellico. Il nostro fondatore, San Luigi Orione, fin dagli inizi della fondazione della Congregazione, chiamata “Piccola Opera della Divina Provvidenza”, aveva inviato i suoi sacerdoti, affinché si prendessero cura dei connazionali italiani, sia in Albania che in alcuni stati dell’America Latina. Questo per dire che la cura pastorale degli italiani emigrati all’estero fa parte del nostro carisma. Prima di me molti altri confratelli, sia in Europa che in altre nazioni del mondo, si sono occupati della cura pastorale e umana degli emigrati italiani come orionini, ma anche come sacerdoti della Fondazione Migrantes. Ecco che, anche in Romania, non poteva essere altrimenti. Infatti, per la cura pastorale degli italiani presenti, accanto a don Belisario, si affiancarono altri miei confratelli e con loro, grazie al benestare dei vescovi locali, si è potuto dare vita alle Missioni di cui accennavo prima: Bucarest; Iasi; Timisoara; Alba Iulia; Cluj e, da quasi un anno, si è aggiunta Oradea. Nel 2011 vi erano già cinque Missioni e ci si era resi conto molto chiaramente che molti italiani, pur desiderandolo, per via delle distanze geografiche, non riuscivano a frequentare le Missioni. All’ora nacque l’idea di fondare "Adeste". Fin dall’inizio apparve sia in forma cartacea che in forma telematica. Si è scelta anche quest’ultima modalità proprio per garantirne a tutti la fruizione (in Romania la rete internet è notoriamente buona e abbastanza diffusa sul territorio). Ma perché "Adeste?" Semplice, si era a Iasi nel periodo natalizio e al signor Pietro Marchettini, cofondatore e caporedattore, e a me, venne spontaneo dare al nostro settimanale il nome di uno dei più noti canti natalizi, inoltre, il nome stesso sottolinea l’invito alla partecipazione alla vita della comunità. L’abbiamo definito un settimanale di informazione e cura pastorale. Questo ha fatto sì che i contenuti principali trattati fossero di informazioni legate alla vita degli italiani, sia etnici che di recente immigrazione; notizie legate alla vita della Chiesa, in primis del Papa; alle notizie di pubblica utilità riprendendo anche quelle diffuse dalla nostra Ambasciata Italiana, ad esempio: ultimamente abbiamo dato ampia eco alla elezione del Comites; alle notizie provenienti dalle Missioni e, non da ultimo, alle letture della Messa domenicale sempre accompagnate da un breve commento. Da qualche anno siamo inoltre entrati a far parte della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici (FISC) nella sezione Estero. Certamente 10 anni ci fanno sentire ancora “piccoli” e ci rendiamo conto che abbiamo “molta strada da fare” riguardo al far sì che, anche grazie a questa nostra rivista, gli italiani presenti in Romania riescano ad essere più coesi e a “far Comunità”. Accennavo prima che uno dei contenuti sempre presenti nel nostro settimanale è la Parola di Dio domenicale con lo scopo di favorire la preparazione per quello che dovrebbe essere per tutti un appuntamento stabile e cioè la partecipazione fisica alla Messa. Soprattutto all’estero c’è bisogno di essere accompagnati in quella che è l’integrazione nel tessuto ecclesiale e sociale del territorio in cui si vive. A questo riguardo riteniamo importante sostenere i nostri connazionali tramite un passaggio graduale. Mi sento di dire che le nostre tradizioni, a livello di usi, costumi e sentimenti religiosi, sono molto profonde ed anche apprezzate. Siamo convinti che la partecipazione alla Messa in lingua italiana di ogni domenica, proprio perché a scadenza fissa e ravvicinata, sia per noi, che viviamo all’estero, la modalità più importante ed efficace di “fare comunità”, comunità attorno alla Parola di Dio, all’Eucaristia e tra di noi, ma anche con coloro che ci ospitano e che, per motivi di famiglia o di amicizia/lavoro, si sentono in comunione con noi. (p. Valeriano Giacomelli)  

Mci: martedì la trasmissione di Radio Mater dedicata alla Spagna

17 Febbraio 2022 - Milano - Martedì 22 febbraio 2022, andrà in onda la sesta puntata de «Gli italiani nel mondo. E la Chiesa con loro». La trasmissione - in diretta su Radio Mater dalle ore 17.30 alle ore 18.30, l’ultimo martedì di ogni mese - presenta alcune Missioni cattoliche italiane, soprattutto europee. Esse, sono animate da circa 700 operatori (laici/laiche consacrati e non, sacerdoti diocesani e religiosi, suore). Lo spazio radiofonico di febbraio, ospiterà la testimonianza della Comunità cattolica italiana che vive a Barcellona. Si collegheranno, don Luigi Usubelli e il diacono permanente Paolo Petrolillo. Quella spagnola è una missione di recente fondazione. Quindi, con innovativi stimoli pastorali. Tra i diversi, la cura per i carcerati (non mancano quelli italiani) e lo sguardo sul Mediterraneo. Don Usubelli, ad esempio, è stato imbarcato sull’Astral, una nave della Ong Open Arms. A tal riguardo, Massimo Pavanello - sacerdote della diocesi di Milano, ideatore e conduttore della trasmissione, con la consulenza della Fondazione Migrantes - farà pure un accenno all’imminente raduno «Mediterraneo di pace». L’Incontro si aprirà a Firenze, proprio all’indomani della trasmissione radiofonica. Vi parteciperanno i Vescovi e i Sindaci delle maggiori città che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui Barcellona. All’evento, presenzieranno anche Papa Francesco e il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

Germania: carcerati e dimenticati?

17 Febbraio 2022 -
Francoforte - Di solito, nelle edizioni di gennaio e febbraio del nostro giornale (Corriere d'Italia, ndr)  non mancavano le consuete fotografie dei consoli in visita ai connazionali detenuti o altre note che parlavano dei pacchi dono inviati tradizionalmente dai consolati ai detenuti italiani nel periodo natalizio. Quest’anno nulla si sente, nulla si vede. Alcuni familiari dei detenuti italiani in Germania hanno invece segnalato alla nostra redazione che quest’anno il solito pacco dono, o il semplice panettone, a qualche loro congiunto detenuto non è arrivato al carcere come negli anni precedenti. Una dimenticanza? Speriamo di sì. Non è escluso che l’assistenza consolare ai detenuti sia stata svolta in linea di massima come sempre, solo che a noi non ne è giunta notizia. La situazione nelle carceri, al momento, non è comunque molto felice. La pandemia non si è fermata davanti ai cancelli degli istituti di pena. I contatti con l’esterno hanno subito limitazioni. La possibilità di contagio in ambienti ristretti, nel vero senso della parola come gli istituti di pena, è di un’elevata pericolosità. A questo punto bisogna fare un’osservazione di carattere generale che vale sempre quando si parla di detenuti, anche di detenuti italiani in Germania. Stabiliamo a priori che qui non si vuole battere il tasto della pietà, della pena verso i “meno fortunati” o del romanticismo che in molti ambienti aleggia verso coloro che hanno sfidato le leggi, stile Mario Merola “Io songo carcerato e mamma more”.
Il ragionamento, l’approccio dovrebbe essere piuttosto di tutt’altra natura.  Nei confronti dei detenuti vale, più di tutte le altre, la massima della parità di trattamento. Sbagliato è invece ogni atteggiamento da esorcista verso chi ha meritato il carcere. Sbagliato è anche ogni approccio decisamente lacrimevole. Le autorità devono preoccuparsi innanzitutto che la diversa nazionalità, la mancanza di conoscenza della lingua veicolare nelle carceri, la diversa estrazione culturale non rendano la vita di un carcerato più amara e dura di un altro che sconta la stessa pena per lo stesso reato. Immaginate una persona detenuta i cui familiari sono tutti in Italia? Il disagio aumenta in maniera notevole quando questo detenuto per mesi e mesi non riceve visite dai suoi cari. Questo detenuto soffre più degli altri detenuti e non è giusto. Immaginate una persona che all’interno del carcere non può assolvere l’addestramento professionale per prepararsi a un futuro migliore perché non conosce il tedesco? Questo detenuto soffre più degli altri detenuti e non è giusto. Immaginate una persona costretta tutti i giorni a mangiare cose estranee ai suoi gusti, alle sue abitudini alimentari? Questo detenuto soffre più degli altri detenuti e non è giusto. E la lista potrebbe continuare, segnalando altre situazioni di diseguaglianza nelle condizioni di detenzione. L’assistenza ai detenuti italiani all’estero, nel frattempo. è ben definita nelle regole consolari. La misericordia, invece, che è il nobile sentimento di coinvolgimento attivo verso l’infelicità altrui, dovrebbe essere, a sua volta, ben definita nell’animo di chiunque asserisce di essere cristiano. E, tra le sette opere di misericordia corporale, che ogni cristiano dovrebbe tener ben presente per definirsi tale, è anche elencato, insieme a dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, seppellire i morti anche “visitare i carcerati”. Sono elencati per ultimi i carcerati. Ma ci sono. Non lo dimentichiamo. (Aldo Magnavacca - Corriere d'Italia)
 

Mci Berna: da domenica un ciclo di conferenze

11 Febbraio 2022 - Berna - Avrà inizio domenica 13 febbraio un ciclo di conferenze organizzato dalla Missione Cattolica di lingua italiana di Berna. A conclusione dell’Anno della Famiglia e dell’Amoris Laeitia ed in pieno spirito sinodale, desideriamo metterci in ascolto di testimonianze ed esperienze di vita familiare che troppo spesso implicano una mancanza di dialogo tra Chiesa e società civile. La prima conferenza, prevista per domenica, tratterà l’argomento dei separati, divorziati e risposati. Relatori ed ospiti saranno Don Paolo Tassinari, diacono permanente e responsabile del percorso “Anello Perduto” per divorziati e risposati della diocesi di Fossano, che ci porterà due testimoni, ci presenterà il magistero della Chiesa e il cammino che propone nella sua diocesi. (Luca Panarese)

Venezuela: inaugurato ospedale italiano

4 Febbraio 2022 - Caracas - È stato inaugurato a Caracas, presso la Clinica Santa Paula, l’Ospedale Italiano del Venezuela. La cerimonia si è svolta alla presenza dell’Incaricato d’Affari in Venezuela, Placido Vigo, del Console Generale a Caracas, Nicola Occhipinti, del Presidente del Consiglio Direttivo della nuova struttura, Vincenzo Di Martino, e dei responsabili delle istituzioni rappresentative della comunità italiana. Promosso dalle istituzioni italiane nel Paese, con la collaborazione dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, della Croce Rossa Italiana e della Associazione anticancerogena del Venezuela, si realizza il progetto voluto dalla collettività italiana che permetterà di assistere la comunità più bisognosa e contribuire al sistema nazionale di salute venezuelano.

Primo anniversario di San Giustino de Jacobis “Protettore dei lucani nel mondo”

2 Febbraio 2022 - Roma - "San Giustino de Jacobis ha saputo porsi nei confronti di gente di altra cultura, nella totale disponibilità e umiltà. Ha saputo mediare e anticipare gli sforzi su un tema molto dibattuto: “Intercultura, base per una convivenza civile”. Ha saputo facilitare l’interazione, la collaborazione e la convivenza in ambienti multiculturali senza avere piena consapevolezza della grandiosità della sua opera". Queste le parole tratte dal libro "In dialogo con San Giustino de Jacobis" di don Michele Del Cogliano, che  sta portando San Giustino de Jacobis fuori dai confini della Basilicata. Il libro, in occasione del primo anniversario che vede il Santo investito del titolo di “protettore dei lucani nel mondo”, è stato donato a tutti i Vescovi d’Italia. Una iniziativa, questa, in collaborazione con il Comune di San Fele e con l’attenzione del Vescovo di Melfi Rapolla Venosa, mons. Ciro Fanelli il quale ha coronato il tutto con una lettera di presentazione per richiamare l’attenzione su questa figura oggi così attuale. Un anno fa la Conferenza Episcopale della Basilicata, proprio su proposta del Vescovo di Melfi, innalzava San Giustino de Jacobis a “protettore dei lucani sparsi nel mondo”. Inoltre, Mons. Fanelli ha affidato a San Giustino, uomo del dialogo e dell’inclusione, il cammino sinodale diocesano e la formazione degli organi di partecipazione che si stanno svolgendo in tutte le parrocchie così come indicato da Papa Francesco. Il parroco di San Fele, don Michele Del Cogliano, Direttore dell’ufficio missionario della diocesi di Melfi -Rapolla-Venosa, ha inaugurato il cammino sinodale dando inizio a una “Peregrinatio” della reliquia del Santo che ogni domenica viene accolta da una parrocchia della diocesi. Si è già arrivati all’undicesima tappa di questo cammino ed è proprio il parroco di San Fele a recarsi ogni domenica in una parrocchia della diocesi alla quale dona una tela del santo da lasciare alla pubblica venerazione.