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Alluvioni in Belgio: lutto e speranza nel conforto della solidarietà

22 Luglio 2021 - Liegi - Chênée (Liegi) 8h30 del 20 luglio, giornata di lutto e di preghuera in tutto il Belgio. Esco dalla canonica per andare in una delle parrocchie dove sono parroco. Alle 9 ci sarà la messa per i defunti della catastrofe. Nella finestra del vicino di casa c’è la bandiera del Belgio a lutto. Sembra una giornata normale, ma in realtà già di buon’ora si respira l’aria della tragedia che ha colpito più di 40 mila famiglie. I morti sono più di 31 e tanti risultano ancora dispersi. Le strade di Chênée sono ancora segnate dalla polvere della terra, tracce dell’acqua e fango trasportate dalle macchine che riprendono a circolare sempre più vicine alle zone colpite dalle inondazioni e rimaste isolate per giorni. In chiesa la celebrazione eucaristica: le letture del giorno ricordano il passaggio del popolo ebreo attraverso il mar Rosso. Strana coincidenza biblica che permette di rinnovare nella preghiera l’atto fiducioso a Dio, nonostante la perdita di fratelli e sorelle e di tanti beni materiali. Il Vangelo del giorno ci aiuterà a sentirci più fratelli e sorelle di Gesù condividendo lo spirito del vangelo, messaggio di amore nell’accettare la volontà di Dio. Una preghiera tutta particolare per le comunità nella prova: di fronte alla forza violenta e devastatrice dell’acqua un’invocazione verso il cielo per chiedere aiuto e conforto. Gli impegni pastorali si susseguono. Dopo aver partecipato ad un funerale, ritorno a casa qualche minuto prima di mezzogiorno. Giusto in tempo per raccogliermi in silenzio, spiritualmente unito a tutto il paese, per rendere omaggio ai defunti e per sostenere le famiglie colpite. Le campane di tutto il Belgio suonano a lutto. Anche quelle di Chênée. Un pensiero a coloro che conosco, ai volti che in questi giorni ho incontrato: visi rigati da lacrime e tristezza, sconvolti e impressionati dalla catastrofe inaspettata.  I luoghi delle inondazioni li conosco. Ci passo ogni giorno, perché ci vivo. Della comunità di Chênée e Angleur sono stato viceparroco per ben sette anni.  E ancora mi tornano in mente le immagini delle persone indaffarate in questi giorni a spalare fango e gettare per strada quanto danneggiato, con una volontà di andare avanti, nonostante tutto. Un pensiero al fiume umano di solidarietà che è venuto in soccorso. Quanta generosità e senso di fraternità! In un momento duro e difficile che il nostro paese vive, si sente con mano la forza dell’unione tra le persone, solidali e attente le une verso gli altri, con un cuore grande e sensibile. Se mi sento piccolo di fronte al coraggio e all’impegno immenso e generoso che vedo tutti i giorni qui a Chênée come anche in tutte le zone disastrate, mi sento edificato da una visibile e forte testimonianza di solidarietà che mi rende fiero del mio paese d’adozione. Ho la possibilità di ascoltare il discorso del Re Philippe: “Un disastro naturale senza precedenti ha colpito gran parte del nostro Paese. I nostri pensieri sono con le famiglie e i parenti delle vittime e di tutti coloro che sono in difficoltà. Il bilancio umano è molto doloroso. Le inondazioni hanno causato danni enormi nelle nostre città e villaggi. Molti hanno perso tutto. Spesso il lavoro di una vita è stato spazzato via in poche ore.” In questi giorni insieme alla regina Matilde ha visitato i centri più colpiti. Poi parole di gratitudine per la solidarietà, la forza che permette di sperare nella ricostruzione e nella ripresa: “ Di fronte alle avversità, la nostra gente dimostra immensa solidarietà. Da tutto il Paese arrivano aiuti spontanei alle vittime del disastro, e innumerevoli volontari si dedicano senza sosta. A loro voglio esprimere la nostra gratitudine, così come ai nostri partner europei che sono venuti in supporto. Ringrazio anche le autorità sul campo oltre ai servizi di emergenza, i vigili del fuoco e l’esercito che hanno lavorato instancabilmente. So che tutti i mezzi saranno utilizzati per la ricostruzione”. Mi colpisce il suo richiamo al “sobbalzo d’umanità”, che ha permesso di resistere alle difficoltà, bene prezioso da preservare per affrontare le sfide e che permetterà di costruire un mondo migliore. Alla vigilia della festa nazionale, le sue parole ridanno certamente speranza e impulso a lavorare e adoperarsi con i talenti e la creatività di ciascuno per il bene comune. Di pomeriggio visito le suore di Chênée. Davanti a casa loro, come in tutta la strada, rue du gravier, tanti detriti, elettrodomestici e mobili pronti a finire nella discarica. È un’immagine surreale, quanti cumuli che attendono di essere caricati nei camion che vanno e vengono per sgomberare in più fretta possibile gli spazi desiderosi di pulizia e di vita normale. Ho tempo per qualche telefonata a connazionali e parrocchiani che hanno subito danni e di scambiare qualche messaggio con Giorgio. Anche la sua Verviers è stata travolta. La Vesdra ha colpito un quartiere dove abitano tanti italiani e anche la chiesa dove ogni anno a Natale celebro la messa con la comunità italiana. Nel tardo pomeriggio mi reco alla sala funeraria, per visitare una famiglia e preparare con essa il funerale di venerdì. La defunta è morta annegata a casa sua a causa delle inondazioni. Nelle sale accanto ci sono anche altre due vittime. Confrontarmi con la tristezza di questo lutto mi stringe il cuore. Lascio il centro funerario in silenzio rispettoso. Una preghiera accompagna i miei passi. Salito in macchina decido di andare a Banneux. Ho desiderio di raccogliermi un istante nel luogo dove la Vergine dei poveri è apparsa. Potrò accendere una candela e affidare a Maria le più care intenzioni che ho potuto raccogliere in questo giorno particolare. 19h30 Discendendo verso Liegi, ho voluto passare un attimo a Tilf (Esneux), altro comune colpito, per salutare Jacques, il cuoco del nostro Centro Sociale Italiano di Rocourt. Insieme alla sua famiglia aspetta di cenare al centro di accoglienza. Lì le famiglie si susseguono per consumare un pasto caldo. I volontari infondono serenità. La provvidenza permette ai disastrati di ritrovare un po’ di vita familiare attorno ad un tavolo. Tra i presenti riconosco un’altra coppia di conoscenti, che saluto. Jacques inizia a raccontarmi l’accaduto, mostrandomi le foto delle diverse fasi di innalzamento dell’acqua. Se mettendosi in sicurezza al primo piano, hanno potuto avere meno paura, allo stesso tempo hanno constatato immediatamente la gravità dell’evento. Ora la loro casa, che ho modo di visitare, avrà bisogno di grandi lavori di restauro. Mi racconta dei soccorsi. A Tilf ha operato anche il gruppo Protezione Civile, i vigili del fuoco e l’Aeronautica militare in missione di salvataggio dall’Italia in Belgio. Onorati per la preziosa azione che ha permesso di mettere in salvo più di 40 persone. Grazie Italia! Rientro a Chênée a fine serata. È quasi buio. L’autostrada che fino a ieri è rimasta sommersa nei suoi diversi tunnel, è riaperta per un km. Certamente ci vorranno giorni o settimane perché sia messa in sicurezza. Nel primo sottopassaggio c’è ancora un po’ di acqua. Tutte le macchine rallentano, come se si vivesse ancora il dramma iniziale delle alluvioni. Davanti al ponte di Chênée le acque si sono ormai ritirate. La Vesdra e l’Ourthe sembrano riprendere il loro corso normale. Un lampeggiante blu della polizia illumina il buio di place Joseph Willem. Il quartiere rimarrà senza elettricità e gas ancora per un po’ di tempo. Io mi avvio verso casa. Mentre mi accingo a salire la rue Gaillarmont una benedizione per la mia Chênée e per tutto il paese. Domani sarà la festa nazionale, e ancora tante mani volenterose e cuori generosi favoriranno la ripresa del paese che in un momento drammatico come questo ha fatto della solidarietà la sua forza e virtù. Che Dio benedica il Belgio! (don Alessio Secci - Mci Liegi)  

Migrantes Sicilia: è morto p. Filippo Bonasera

1 Maggio 2020 - Palermo - È venuto a mancare p. Filippo Bonasera, un pezzo di storia della Migrantes siciliana. Presbitero della diocesi di Caltanissetta e attualmente rettore della chiesa del Carmelo in Serradifalco. È stato direttore regionale dell’Ufficio Migrantes della  Conferenza Episcopale Siciliana e per tanti anni punto di riferimento per tutti gli operatori impegnati in questa pastorale. “Don Filippo è in Paradiso” è stato il messaggio che è arrivato alla Migrantes regionale da Pina Palumbo. Negli ultimi due anni il sacerdote è stato molto male, tra ricoveri e sofferenze; ultimamente faceva pure dialisi. Pina ha detto che è andato "via serenamente senza soffrire e che l'ultima volta l'ha salutato tre giorni fa mentre usciva dall'ospedale di Caltanissetta". Nato a Santa Caterina Villarmosa il 4 febbraio 1949 p. Filippo era stato ordinato sacerdote nel 1976 dopo gli studi presso il Seminario di Caltanissetta, Messina e Napoli.  Ha retto la chiesa Madonna del Carmelo di Serradifalco dal 1979. Nel 1984 delegato diocesano Migrantes a Caltanissetta  e poi direttore del SeRES e direttore regionale Migrantes visitando gli emigrati italiani in tutti i continenti. Non mancava mai di sottolineare che i migranti vanno considerati "persone che la provvidenza manda fra noi e che abbiamo il dovere di accogliere. Così come altri popoli facevano con gli italiani quando eravamo noi a migrare".  Per i migranti, ricorda la diocesi di Caltanissetta, sin dai primi anni di incremento degli sbarchi sulle coste siciliane, aveva organizzato le prime raccolte di bene di prima necessità, così come si era sempre sempre attivato nell'organizzare gli interventi d sostegno ai più poveri e alle famiglie in difficoltà del territorio in cui operava. "Uomo umile e semplice, attento ai migranti. Suo papà era emigrato in Germania e lui per molti anni passava le estati nelle missioni cattoliche di quel paese acquisendo una grande coscienza e consapevolezza del fenomeno.Uomo, sacerdote e pastore", dice il direttore regionale Migrantes, Mario Affronti:  "uomo di frontiera così mi piace descriverlo e ricordare; con dolore ma con immensa gratitudine e gioia per saperlo accanto ai suoi cari, Gesù, Maria e Giuseppe pellegrini, in primis, ai quali ha dedicato la vita. Ah! dimenticavo, aveva un grande senso dell’ironia. Indimenticabili le sue barzellette ed i suoi aneddoti! Anche così si vive la frontiera!". Le esequie si svolgeranno a Santa Caterina nei prossimi giorni. La Fondazione Migrantes esprime la propria vicinanza ai familiari, alla diocesi di Caltanissetta e alla Chiesa di Sicilia.

R.I.

I ragazzi al tempo del Coronavirus: il liceo Vermigli di Zurigo

27 Aprile 2020 - Zurigo - Credo sia fuor di dubbio che quel che sta succedendo sarà qualcosa che i nostri figli racconteranno ai nostri nipoti. E questi forse nemmeno ci crederanno. La necessità di salvare l’anno scolastico, di dare un sentimento di continuità e, insomma, di continuare a vivere in una situazione che, solo un mese fa, sarebbe stata mero argomento di un’apocalittica science-fiction, ci costringe nostro malgrado ad aggrapparci alla tecnologia e, in certi casi, a fare appello a tutte le nostre competenze, spesso ancora non aggiornate. Ho chiesto ad alcuni miei studenti di inviarmi (via whatsapp naturalmente), le loro impressioni su quello che sta succedendo e su questo nuovo modo di ”stare a scuola”. Quel che emerge è la mancanza dello “stare insieme”, forse proprio quando, in tempi così incerti, tenersi per mano sarebbe più necessario e confortante. Ma tant’è. Ecco qui di seguito alcune di queste impressioni.   “Credo che nessuno di noi si aspettasse una catastrofe del genere da un giorno all’altro, eppure ci siamo ritrovati immersi in questa situazione a tratti favorevole, a tratti scomodissima. Dico favorevole perché nonostante il panico che si sta creando e l’enorme quantità di malati e deceduti, forse l’ambiente avrà un po’ di tempo per riprendersi. Ma parlando seriamente, a chi interessa dell’ambiente quando ci portiamo dietro una scia di cadaveri? Le nostre abitudini sono state tagliate fuori dalla nostra vita odierna. Ogni più piccola cosa non è più scontata come un mese fa: vedere un amico, frequentare una noiosissima lezione di scuola. Ci manca anche quello, anzi, soprattutto quello. Manca il contatto fisico, il guardarsi negli occhi e potersi confrontare. A malincuore devo dire che per fortuna che c’è la tecnologia, (anche se il mio sogno sarebbe stato quello di essere cresciuta negli anni 90). Le lezioni online sono alquanto complicate, a parere mio, ovvero a parere di una ragazza che oltre a distrarsi in fretta, ha poca organizzazione. Poca organizzazione perché non capendo nulla di tecnologia, ricevo giornalmente mail su mail che tendo a non aprire o evitare per non farmi prendere dall’ansia e doverle leggere tutte per poi scordarmi ogni singola parola. Ma questa sono io. I mei compagni di classroom invece sono abbastanza organizzati, o almeno due o tre di loro. Sì insomma, la situazione non è delle migliori ovviamente, ma ci stiamo provando, con grande impegno soprattutto degli insegnanti che devono sopportare alunni come me che aprono la videochiamata con gli occhi gonfi di sonno ed ancora in pigiama. Sono speranzosa che la questione si risolva il più presto possibile, così magari potremmo tornare a sederci ai banchi di scuola accanto al nostro compagno di fiducia.” (SP) “Noi facciamo le lezioni, delle volte anche piene, come sono nell‘orario, ma in video lezione con Google Meet o Microsoft Skype. Io penso che queste lezioni facciano più fatica e per questo vengono a volte accorciate. Io non capisco perché c’è gente che incontra altra gente senza stare a distanza.” (CW) “Le ultime tre settimane sono state tutt’altro che normali e siamo tutti bloccati in casa. Anche se all’inizio era tutto nuovo e diverso, come la didattica a distanza, in poco tempo ci si abitua.” (IG) “Quest’esperienza ci ha dato un nuovo punto di vista, una prospettiva diversa che ci ha permesso di imparare ad apprezzare le cose che prima prendevamo per scontate come la scuola. Un cambio drastico sicuramente, ma al quale ci stiamo abituando e dal quale cerchiamo comunque di trarre il meglio.” (SS) “È un metodo di insegnamento complicato dato che siamo sempre stati abituati ad avere un rapporto vis à vis con i docenti. Inoltre siamo in un modo o nell’altro costretti a gestire tutto da soli e la concentrazione viene sempre meno mano a mano che le ore passano. Ammiro anche i professori che sono nella nostra stessa situazione e cercano di spronarci.” (ST) “Quello che stiamo vivendo in queste settimane è un insegnamento su come affrontare situazioni inaspettate che riguardano tutto il mondo, ma anche un‘esperienza che ci accompagnerà tutta la vita. Abbiamo la fortuna grandissima di avere dei professori così bravi che hanno fatto in modo che il nostro materiale scolastico non venga a mancare.” (CC) “Questo Covid-19 sta rovinando l’esistenza delle persone, sta sgretolando le nostre vite giorno dopo giorno. A causa di esso, ormai non viviamo più nella normalità, tutto è cambiato. Scambiamo il giorno per la notte e la notte per il giorno. Assurdo!” (CL) “Per me la situazione in cui stiamo vivendo adesso non è facile. Come dicono tanti altri, non stiamo vivendo più la vita come la conoscevamo. Non ci resta nient’altro che aspettare e pregare che tutto si risolva al più presto possibile.” (AS) “La situazione che siamo chiamati a vivere ha veramente dell’incredibile. In alcuni momenti ha suscitato in me una grande frustrazione per il totale senso di impotenza. Il fatto di assistere quotidianamente a scenari di grave emergenza ed estenuante lotta contro il virus nella maggior parte di Paesi europei (e non solo) da un ambiente in cui le restrizioni non sono così rigide, rende il tutto ancora più surreale.” (VZ) “La didattica a distanza ci ha permesso di fare comunità in un modo inconsueto, ma altrettanto valido. Pur mancandomi il rapporto umano, apprezzo questo nuovo modo di dialogare che ci fornisce la tecnologia. Ciononostante trovo un po’ più difficoltoso mantenere il ritmo della giornata come quando vado a scuola.” (MV ) “Dover essere limitati non è facile da accettare ai nostri tempi in cui ci sembra di poter raggiungere qualsiasi posto. Le video lezioni ci hanno permesso di capire che possiamo adattarci a qualsiasi situazione e soprattutto sostenerci a distanza.” (ES) Alessandro Sandrini, Preside del Liceo Vermigli di Zurigo (Corriere degli Italiani)

Mci Germania-Scandinavia: la comunità di Bad Homburg sostiene le richieste di aiuto di una parrocchia lombarda

24 Aprile 2020 - Bad Homburg – Il responsabile della Missione Cattolica italiana di Bad Homburg , in Germania, don Danilo Dorini ha raccolto la richiesta di aiuto da parte di un sacerdote lombardo, don Luca Piazzolla, parroco della parrocchia di San Giuseppe di Sesto San Giovanni, molto colpita dal coronavirus. Don Luca porta un aiuto alimentare a tutte quelle famiglie che in qualche modo sono state colpite dal Coronavirus, perché hanno perso un famigliare, perché sono rimaste senza lavoro o a causa di una separazione, dice don Dorini aggiungendo, a www.migrantesonline.it, che “per farci un quadro della gravità del momento don Luca ci ha descritto la situazione di almeno dieci casi: ad essere in difficoltà sono famiglie intere, coppie ma anche singole persone”. Questi dieci casi, che sono “solo una minima parte di chi ha bisogno, descrivono però quanto sia drammatica la situazione e quanto sia immenso il lavoro di aiuto richiesto alle varie istituzioni”. La Missione Cattolica Italiana di Bad Homburg ha quindi deciso di sostenere il grido della comunità la parrocchia di Sesto San Giovanni con una donazione direttamente alla parrocchia. Inoltre anche la chiesa locale tramite la diocesi di Limburg, ha dato un proprio contributo. La Mci di Bad Homburg assise pastoralmente oltre 4000 italiani residenti nel territorio. Per inviare direttamente il proprio contributo alla parrocchia S. Giuseppe utilizzare IBAN IT 72J0845320703000000120240 con causale: aiuto covid 19.

Raffaele Iaria

 

Mci Germania e Scandinavia: morto p. Angelo Negrini

23 Aprile 2020 - Francoforte – Un altro lutto nelle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia Il Rettore della Missione Cattolica Italiana di Monaco di Baviera, p. Gabriele Parolin, ha comunicato alla delegazione delle Mci di Germania e Scandinavia la morte, martedì 21 aprile, nell’ospedale di Arco (TN) di p. Angelo Negrini, all’età di   82 anni. P. Angelo ha lavorato per anni a Monaco di Baviera, poi a   Essen, a Francoforte nella Delegazione delle Mci, poi a Stoccarda e presso la  Fondazione Migrantes. “Porgiamo le nostre le più vive condoglianze alle due Comunità   Scalabriniane in Germania (Stoccarda e Monaco) ed alla Congregazione  dei Missionari di San Carlo – dice p. Tobia Bassanelli, delegato nazionale delle Mci in Germania e Scandinavia - il cui carisma è appunto l’impegno nel   mondo dell’emigrazione, mondo a cui anche p. Angelo ha dedicato tutta  la sua vita, con ben quasi 30 anni trascorsi tra gli italiani in  Germania”. Negrini era nato a Rezzato (Brescia) il primo aprile del 1938 ed era   stato ordinato sacerdote il 19 marzo 1963, a Piacenza. Il suo primo impegno pastorale nella Congregazione degli Scalabriniani è stato al Centro Studi di Roma. Sono   seguiti tre anni come vice-parroco in Svizzera, presso la Missione Cattolica Italiana di  Basilea. In Germania arriva nel 1968, alla Mci di Colonia,   passando poi per 5 anni (1971-1978) a quella di Monaco di Baviera, in   qualità di cappellano e responsabile del Cedom (Centro di   documentazione). Dopo altri tre anni a Basilea, come direttore del   Centro studi Cserpe (1978-1981), ritorna in Germania, per assumere la   direzione della Mci di Essen, che lascia nel 1985, perchè   nominato responsabile dell’UDEP, a Francoforte. Dirige l’Ufficio   Documentazione e Pastorale delle MCI in Germania e Scandinavia (UDEP)   fino al 1993, quando passa alla Mci di Stoccarda, dove assume la  responsabilità dell’ASTEA di Fellbach, l’Ufficio per la Formazione   degli adulti della diocesi di Rottenburg-Stuttgart. Lo dirigerà fino   al primo di settembre del 1999, l’anno del rientro in Italia perchè   chiamato presso il Pontificio Consiglio per i Migranti. Lo studio dei fenomeni migratori, la ricerca di una pastorale adeguata alle Comunità dei migranti, i numerosi sussidi prodotti per le   Missioni Cattoliche Italiane, le tante conferenze per giovani e per adulti, hanno segnato   e qualificato la sua vita di pastore nel mondo della mobilità umana, sottolinea ancora p. Bassanelli. Alla famiglia e alla Congregazione degli Scalabriniani la vicinanza nella preghiera della Fondazione Migrantes.

Flagellati dal Coronavirus anche 21 mila gastronomi italiani

22 Aprile 2020 - Francoforte - Fra le attività economico-commerciali duramente colpite dalla pandemia Coranavirus vi è anche la gastronomia. Un settore questo che fattura ogni anno oltre 60 miliardi di euro e che in Germania dà lavoro ad oltre 2,5 milioni di persone, tutte a riposo coatto fino al 3 maggio. Proprio in questo settore si registra una consistente presenza italiana. Secondo la DEHOGA (l’associazione tedesca degli albergatori e gastronomi) i ristoratori di matrice italiana sono poco più di 21 mila cui si aggiungono altri 5 mila esercizi fra gelaterie, bar e pasticcerie. Il personale impiegato è stimato intorno alle 150mila unità. In questo periodo sono tutti senza lavoro tranne le pizzerie, specializzate nell’asporto. Questa pesante situazione si traduce quotidianamente in licenziamenti, richieste di cassa integrazione, disdette degli ordini ai grossisti. Molti gastronomi stanno facendo richiesta di fondi straordinari a fondo perduto con la speranza di salvare l’attività dall’insolvenza e/o dal fallimento. Se qualcuno avesse presagito questo tsunami all’Assemblea della Delegazione dei cuochi italiani in Germania, tenutasi all’inizio di marzo a Donzdorf, a 60 km a sud-est di Stoccarda, sarebbe stato preso per pazzo o per portatore di jella. E invece 15 giorni dopo, l’epidemia si è propagata anche qui in Germania. Come primo atto il governo federale, di concerto con i 16 Länder, ha decretato l’immediata sospensione dell’attività didattica ad ogni livello, dagli asili all’università. Ed era poi evidente che sull’esempio dell’Italia per contenere il propagarsi del contagio si sarebbe fatto ricorso anche alla sospensione di tutte le attività d’interesse collettivo/sociale: sport, teatro, concerti, ricorrenze religiose ecc. Per cui tutte le premure dei cuochi locali nostrani di consigliare ricette per il pranzo e il dolce pasquale sono finite nel nulla. E le paure di un crollo della propria esistenza, costruita a suon di sacrifici, aumentano giorno per giorno. Purtroppo per molti di loro le aspirazioni di crescita e di benessere si stanno traducendo in disperazione esistenziali. Date le incertezze della durata della pandemia nessuno osa fare un pronostico. Fortunatamente vi sono anche ottimisti che in cuore proprio credono in una ripresa, anche se lenta e diversa per le nuove norme sulla distanza sociale e sulla cautela. Nino Russo, in Germania dal 1993, rieletto presidente dei cuochi italiani in terra tedesca, è convinto che ci si rialzerà. Alla pandemia si troverà un rimedio farmacologico. Le popolazioni saranno più attente appena sarà possibile, ci si dovrà vaccinare. Ci vorrà del tempo, ma certamente si recupererà la voglia di vivere e di tornare alla socialità. Non è pensabile azzerare le nostre fatiche e i nostri progetti di vita – aggiunge Mario Mollo – neoeletto Vicepresidente della Delegazione cuochi, cugino dell’illustre Rino Gattuso, attuale allenatore del Napoli. A differenza del suo presidente Nino Russo già cuoco nella sua Bagheria (PA), Mollo ha imparato sulla propria pelle il mestiere di cuoco. Si può dire che di necessità ne ha fatto virtù. Quando nel 1978 giunse in Germania con la famiglia aveva appena 13 anni. E, mentre il papà e la mamma andavano a lavorare in fabbrica, a lui spettava il compito della gestione della casa e di provvedere a cucinare per la sorella e per i due fratelli minori. Terminata la formazione professionale Mario Mollo ha aperto il suo primo ristorante nel 1996. Fin da subito ha condiviso il progetto di riunire i gastronomi italiani in una associazione. Da una quindicina d’anni ha anche la rappresentanza per l’area di lingua tedesca dei vini di Al Bano, che, come noto, è viticoltore per passione. L’ufficio di presidenza è affiancata anche da un Cassiere. L’assemblea ha riconfermato all’unanimità Pino Leonardi, originario di Scordia (CT), giunto a Coblenza nel 1974 all’età di 8 anni dove ha completato la scuola dell’obbligo e l’apprendistato. Da 20 anni gestisce con orgoglio il suo ristorante “Pino Italia”. Ad Antonio Schilirò, originario di Giarre (CT) è andata invece la carica di Segretario di Delegazione. A differenza di molti suoi colleghi Schilirò, giunto a Neukirchen/Saar nel 1993, aveva sulle spalle già una buona esperienza professionale avendo lavorato in cucina in uno dei migliori alberghi della Riviera dei Ciclopi di Aci Trezza, Comune di 5mila abitanti della città metropolitana di Catania. Ben presto si è fatto un nome anche nella Saar. Le sue specialità, prevalentemente siciliane, sono ormai arcinote. E in questo periodo di forzato riposo suggerisce ai lettori del Corriere d’Italia di mettersi ai fornelli per provare a preparare un Primo di fettucce o tagliatelle alla Pirandello. Fettucce alla pirandello La ricetta per 4 persone propone:
  • 320 grammi di pasta,
  • 4 cucchiai d’olio d’oliva extravergine
  • 1 spicchio d’aglio
  • 450 grammi di pomodori
  • 200 grammi di melanzane
  • 3 filetti di acciughe
  • 20 grammi di capperi
  • 100 grammi di olive nere,
  • un peperoncino
Sbucciate i pomodori, svuotateli dei semi e tritate la polpa. Sbucciate le melanzane e tagliatele a dadini. Fate riscaldare 4 cucchiai d’olio con lo spicchio d’aglio intero leggermente schiacciato. Unite il trito di pomodoro e aggiungete una punta di peperoncino e infine le melanzane. Portate a cottura. Uniti i capperi, le acciughe e le olive tagliate a pezzetti. Fate cuocere per 1 minuto a fiamma forte, ritirate dal fuoco. Portate a quasi cottura la pasta in una casseruola con abbondante acqua salata a bollire. Quando mancano 7 minuti al termine della cottura, scolatela. Fatela saltare nella casseruola del sugo portandola a cottura e unite il basilico per servirla. Considerato che in questi giorni si mangia più del solito, è preferibile passare direttamente al Dolce, saltando il Secondo: Francesco Gelsomino, nato 30 anni fa a Niscemi (CL) è a Stoccarda da 23 anni. È il più giovane della nota omonima famiglia di pasticceri da 4 generazioni. Nel capoluogo svevo-badense ha conseguito il diploma di Konditor. Da un mese ha assunto l’incarico di responsabile della Delegazione di cuochi e pasticceri italiani del Baden-Württemberg che nel frattempo annovera oltre 100 iscritti. L’estroso giovane pasticcere vuol contribuire ad addolcire la vita alle famiglie recluse. Siccome sa che i dolci piacciono tanto ai bambini, lui propone di coinvolgerli nella preparazione dei cannoli siciliani, farciti con crema di ricotta di pecora e gocce di cioccolato, decorati con zucchero a velo e granelli di frutta secca. Esistono ovviamente svariate ricette con tante varianti. Ma Francesco Gelsomino ne propone una sua: Cannoli siciliani Cannoli Siciliani
  • Ingredienti
  • 1 kg di farina 00,
  • 100 gr di sugna (Schweineschmalz)
  • 80 gr di zucchero semolato,
  • 1 uovo
  • mezzo succo di limone,
  • vaniglia Baccello,
  • 200 ml di aceto bianco
Esecuzione Impasto di consistenza non molle, farlo riposare avvolto in un panno umido per un’oretta; stendere la pasta in forma sottile su farina con un tagliapasta di 12cm fare una forma ovalizzata e introdurre in posizione centrale una canna di bambù di 15×3 cm (alternativa un tubo di alluminio).Unire le due parti con una pennellata di uovo. Friggere in olio di arachidi a 180° finché la cialda non prenderà un colore dorato. Riporre il fritto su carta assorbente. Farcitura 1 kg di ricotta di pecora e 350 gr di saccarosio. Passare al setaccio vaniglia e cannella oppure farcire con gocce di cioccolato e canditi. Spolverare con zucchero a velo ed un filo di cannella nelle punte. Decorare con filetti di canditi (arancia e ciliegie) e arricchire le punte con pistacchio macinato Buon lavoro e buona degustazione (Tony Mazzaro – Corriere d’Italia)

Mci Germania-Scandinavia: morti don Candiolo e don Coldebella

22 Aprile 2020 -

Francoforte – In questi giorno sono scomparsi due ex missionari al servizio delle comunità in Germania, Si tratta di don Luciano Candiollo e don Silvano Coldebella. “Al tramonto del 14 aprile, martedì dell’Ottava di Pasqua, arricchito  “Al tramonto del 14 aprile, martedì dell’Ottava di Pasqua, arricchito dalla lunga sofferenza affrontata con animo forte e sereno, è entrato nella luce del Signore risorto don Luciano Candiollo, di anni 84, Canonico onorario della Concattedrale, già Rettore della Missione Cattolica Italiana di Bielefeld (Paderborn, Germania)”, si legge sul sito della diocesi di Adria-Rovigo. L’annuncio è arrivato dal vescovo, mons. Pierantonio Pavanello unitamente ai familiari del sacerdote e del presbiterio Adria-Rovigo e Paderborn, chiedendo “per il generoso sacerdote preghiera di suffragio perché il Signore della vita lo ricompensi per l’infaticabile dono di sé nei 59 anni di ministero spesi a servizio di tanti giovani e famiglie in Italia a Lendinara-S. Biagio, in Cattedrale e a Trecenta, e nello straordinario impegno di oltre 30 anni in Germania come Vicario nella Missione Italiana”. Le Esequie sono state celebrate in forma privata presso il Cimitero di Rovigo, ove la salma è stata tumulata. Terminata l’emergenza sanitaria, il presule celebrerà pubblicamente la Liturgia di suffragio. Don Luciano era nato a Rovigo il 25 luglio del 1936 ed era stato ordinato nel   giugno 1961. Dopo alcuni impegni pastorali in diocesi, era “venuto in   Germania nel settembre del 1970”, ricorda il delegato nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia, p, Tobia Bassanelli. Per un anno ha fatto il cooperatore   alla Mci di Mannheim, per due anni il cappellano a Ludwigshafen, e dal   primo ottobre del 1973 ha assunto per 21 anni la Missione Cattolica Italiana di   Bielefeld. Nel 1994 è passato alla Mci di Bensheim (diocesi di   Mainz), che ha guidato fino al suo rientro in Italia, nel settembre   del 2011. “Grati per i suoi 41 anni di generoso e sempre lieto servizio   pastorale tra i connazionali in Germania, vicini spiritualmente ai   familiari, lo ricordiamo nella preghiera”, dice p. Bassanelli.

Ieri mattina è morto, invece, don Silvano Coldebella, 92 anni di età, 68 anni di professione religiosa nei salesiani e 63 anni di sacerdozio. “Abbiamo perso un prete fervente, amico di tutti, attento ai malati, ai poveri, alle famiglie. Ma abbiamo un fratello che da LASSU' continua a pregare per noi” dice il responsabile della Missione Cattolica Italiana di Mainz, don Marek Chmielewski. Don Silvano Coldebella, dell’Ispettoria salesiana di Verona, era nato  il 30 maggio 1927 a Castello di Godego (Treviso) e ordinato sacerdote a   Monteortone (Padova) il 29 giugno del 1956. Ha fatto per parecchi anni   l’insegnante, in diverse case dell’Istituto. Dopo due esperienze in   parrocchia a Belluno e a Verona (1977-1991), è “venuto in Germania nel   1991, raggiungendo la comunità salesiana della Missione di Mainz”, spiega p. Bassanelli. Come   collaboratore parrocchiale, si è dedicato in particolare alle visite   dei malati negli ospedali, agli anziani nelle famiglie, alle messe   nelle zone di periferia della Missione cattolica Italiana. Ha fatto rientro in Italia nel   2016.

Coronavirus: il Comites di Hannover offre consulenza telefonica

20 Aprile 2020 - Hannover – “Tramite le tante richieste  delle ultime settimane che mi sono giunte a tutte le ore, ho notato che esistono, a causa della crisi del Coronavirus, tantissime insicurezze di come proseguire dopo il lock-down e quale diritti hanno anche i nostri connazionali residenti in Germania”. Così il presidente del Comites di Hannover, Giuseppe Scigliano annuncia che a partire dal 24 aprile ogni venerdì dalle 11.00 alle 13.00 i cittadini italiani residenti in Germania hanno la possibilità di porgere telefonicamente domande riguardanti i temi del diritto di lavoro, indennità per lavoro o orario ridotto, indennità di disoccupazione, prestazioni di Hartz IV, pagamento dell'affitto come anche domande riguardanti il diritto di famiglia.  A rispondere saranno l’avv. Elena Sanfilippo (membro del Com.IT.Es) e lo stesso Scigliano.

Corsano: una mostra permanente sulle Migrazioni

24 Settembre 2019 - Corsano - L’Associazione “Emigranti nel Mondo” di Corsano dal prossimo mese di ottobre inaugurerà, presso la propria sede, un Museo delle migrazioni con oggetti, foto e reperti di vario genere che documentano varie fasi della civiltà salentina del secolo scorso. I visitatori si troveranno davanti diversi ambienti che riproducono la vita dei nostri antenati: ci sarà una stanza dedicata alla civiltà contadina, cui seguiranno stanze intitolate alle migrazioni nei diversi Paesi (Belgio, Svizzera; Francia e Germania) con documentazioni relative a tragedie che hanno colpito i connazionali all’estero (Marcinelle e Mattmark) per arrivare alle attuali immigrazioni dall’Africa e dall’Asia. L’associazione propone anche agli alunni delle scuole salentine un percorso di studio e attività pratiche da svolgere in orario scolastico con la finalità di “far conoscere ai nostri ragazzi i sacrifici e le condizioni di vita e di lavoro di tantissimi salentini che, per poter dare un futuro alla propria famiglia hanno dovuto emigrare”.

Brasilia: conclusa la terza edizione “Ambasciata Porte Aperte”

7 Agosto 2019 - Brasilia - Si è conclusa la terza edizione dell'iniziativa “Ambasciata Porte Aperte”, promossa dall'Ambasciata d'Italia a Brasilia e che ha consentito al pubblico di ammirare la bellezza architettonica e artistica dell'edificio che accoglie la sede diplomatica, progettato dal celebre ingegnere civile italiano Pier Luigi Nervi. L'edificio, dalla struttura imponente e di notevole pregio architettonico e valore artistico, è meta abituale dei turisti che visitano la capitale brasiliana oltre che di architetti e ingegneri e, più in generale, di un pubblico appassionato di arte e cultura italiana. A visitarla, in occasione della manifestazione “Ambasciata Porte Aperte”, sono stati, tra gli altri, studenti di architettura, ingegneria e design, membri di associazioni locali, funzionari e diplomatici in servizio presso Ambasciate e Organizzazioni Internazionali nonche' famiglie con bambini, provenienti anche da altre città brasiliane. Il pubblico, oltre all'opera architettonica di Nervi, ha potuto ammirare i saloni della Residenza ristrutturati dai due famosi designer brasiliani di origine italiana, i fratelli Humberto e Fernando Campana insieme a Federlegno Arredo, nonché le opere di arte moderna e contemporanea che fanno parte della collezione dell'Ambasciata, tra cui "Natura Tropicale" di Candido Portinari. Contemporaneamente all'iniziativa “Ambasciata Porte Aperte” nei saloni della sede diplomatica è stata allestita  la mostra fotografica “Cenas Venezianas” di Francisco Andrade, un vero e proprio viaggio nel Carnevale di Venezia attraverso le maschere, le strade e i canali della Serenissima. Data l'alta affluenza di pubblico e le richieste di prenotazioni inevase l'Ambasciata ha in progetto di  replicare l'iniziativa nel prossimo mese di ottobre in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo e della Giornata del Contemporaneo.