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Italiani nel Mondo: da oggi la Consulta dei Veneti nel mondo e il Meeting dei giovani

29 Settembre 2022 -
Venezia - Il Veneto si prepara ad accogliere i lavori della Consulta dei Veneti nel mondo e il contestuale Meeting del Coordinamento dei giovani veneti e giovani oriundi veneti residenti all’estero, riuniti per la prima volta in presenza, dopo due anni di pandemia. La Consulta e il Meeting dei giovani, si svolgeranno a Treviso da oggi al al 1° ottobre 2022, con il fine di consentire l’incontro tra generazioni e contribuire a favorire il dialogo intergenerazionale, rendendo l’evento un’occasione di confronto e scambio tra i Veneti e i Veneti nel mondo. Verranno proposte, definite e valutate politiche a favore dei Veneti nel mondo. La Consulta regionale dei Veneti nel mondo è composta da ventuno persone di cui dieci arrivano da: Sud Africa, Svizzera. Argentina, Brasile, Uruguay, Canada, Venezuela e Australia, ai quali si aggiungono undici veneti che sono rappresentanti del Consiglio regionale, delle Associazioni venete di emigrazione, delle Università del Veneto, dell’Anci Veneto, delle Camere di commercio e dei rappresentanti dei Comitati delle Federazioni e delle Associazioni venete operanti a favore dei nostri corregionali all’estero. In concomitanza si svolgerà la riunione del Meeting del coordinamento giovani veneti e giovani oriundi veneti. Sono giovani che hanno un’età fra i 18 e i 39 anni ed è composta da undici rappresentanti di cui quattro veneti e sette provenienti da: Argentina, Brasile, Canada, Venezuela e Australia. La sede dei lavori della Consulta e del Meeting dei giovani è la Città di Treviso. Il programma di massima prevede per oggi l’apertura dei lavori con il saluto delle Autorità e l’intervento dell’assessore regionale alla Cultura, Identità Veneta  e Veneti nel Mondo, Cristiano Corazzari, Alla sera alle ore 21.00, la delegazione sarà ospite al concerto di benvenuto, “La mia Terra”, presso la Chiesa di San Francesco, con la Ritmico Sinfonica Young Orchestra, diretta dal Maestro Diego Basso. Il concerto è aperto alla cittadinanza. Venerdì 30 settembre la delegazione sarà a Venezia dove verrà ricevuta dal Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia a Palazzo Balbi e a seguire a Palazzo Ferro Fini sede del Consiglio regionale del Veneto. La giornata terminerà a San Pietro di Feletto (Tv) con lo spettacolo teatrale “Era tutta campagna” di Jgor Barbazza e Davide Stefanato. Sabato 1 ottobre a Treviso è prevista la chiusura dei lavori con la redazione di un documento ufficiale dei Consultori e dei Giovani partecipanti al Meeting.  Domenica 2 ottobre la delegazione sarà ospite a Verona per partecipare alla “Giornata dei Veneti nel Mondo“, nella sala Verde per conferenze della Biblioteca Capitolare di Verona.  Nel programma della Giornata è previsto, tra l’altro, il convegno “Un ponte tra culture: ricco di innovazione e solidarietà” e la consegna del Premio Eccellenze venete, riconoscimento che da alcuni anni la Regione del Veneto attribuisce ad alcuni veneti che si siano distinti nel corso dell’anno per peculiari meriti nell’ambito della cultura, della ricerca, del lavoro, o per l’impegno a favore dell’emigrazione.

Mattarella: mai perdere il legame con la lingua e cultura italiana

28 Settembre 2022 - Roma - Nell'Anno Europeo dei Giovani "si apre per voi un nuovo inizio e, grazie a questa giornata di condivisione, possiamo sentirci più vicini e uniti, parte di una stessa comunità, che attraversa Paesi, lingue e culture, nella consapevolezza che l'istruzione ci riguarda tutti, nessuno escluso. Quale che sia il futuro a cui guardate, il mio augurio è di realizzarlo senza mai perdere il legame con la lingua e cultura italiana, che state costruendo ora, a scuola, arricchendo il nostro Paese e il luogo in cui vivete di creatività e fantasia, mentre costruite il mondo di domani secondo le vostre aspirazioni e i vostri ideali". E' quanto si legge in un messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico delle scuole italiane all'estero. "Con grande piacere rivolgo alle studentesse e agli studenti il più intenso saluto, in occasione di questa prima cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico delle scuole italiane all'estero, che avvia le attività didattiche nelle 37 scuole italiane che operano nel mondo secondo il calendario boreale. Un momento d'incontro la cui portata è ampia, com'è ampia la rete che queste scuole formano in tanti luoghi del pianeta. Un augurio particolare all'Istituto Italiano Statale Comprensivo di Barcellona, che ospita l'evento odierno e che oggi inaugura, insieme al nuovo anno scolastico, la nuova sede". Per Mattarella è "un'emozione trovare raccolti virtualmente insieme studenti e studentesse di così tanti Paesi che, insieme alle loro famiglie, danno forma al loro futuro scegliendo il Sistema della Formazione Italiana nel Mondo. Dialogo, ricerca della ricchezza che si trova nella diversità, cultura quale elemento essenziale dell'identità italiana, incontro come origine di sviluppo e crescita: queste le basi - ha concluso - che orientano la vostra formazione, a confronto con il mondo contemporaneo, grazie a un modello pedagogico ed educativo inclusivo, ispirato ai valori della Costituzione". (Raffaele Iaria)

Italiani all’estero: domani e dopodomani un convegno a Mentone

16 Settembre 2022 -
Mentone - Sono 6 milioni gli italiani all’estero iscritti all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), pari il 10% della popolazione italiana, ma in realtà ce ne sono molti di più.  E proprio per “riflettere sul ruolo degli italiani che vivono e lavorano all’estero” Mauro Marabini, direttore del sito Alter Italia, ha organizzato un Convegno internazionale in programma oggi e domani  a Mentone, città sul confine con l’Italia, situata sulla Costa Azzurra. Il convegno, intitolato “Italia Eterna” – si legge in una nota – è animato da italiani trasferiti all’estero per lavoro o per scelta di vita (chiamati in inglese “expat”), ma che rimangono cittadini italiani; stranieri con radici italiane e che spesso prendono un secondo passaporto, quello italiano; ma anche stranieri che amano l’Italia e ne parlano la lingua. Il convegno sarà ospitato nello storico Palace des Ambassadeurs, creazione Belle Époque firmata nel 1865 da Gustave Eiffel, che per due giorni sarà sede dei lavori. Gli speaker vengono da diversi Paesi e ambienti. Dagli Stati Uniti interverranno l’arcivescovo di San Francisco, mons. Salvatore Cordileone; Josephine Maietta, presidente della Association of Italian American Educators (Aiae); Andrew Cotto, autore pluripremiato, giornalista del The New York Times nonché direttore della rivista American Italia; Elizabeth Nicolosi, scrittrice. La Francia sarà presente con Jean-Robert Armogathe, co-fondatore dell’Académie Catholique de France, membro dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres e direttore della rivista cattolica “Communio”. Dalla Gran Bretagna arriva Francesco Ragni, direttore della rivista Londra, Italia. L’Italia sarà rappresentata da Delfina Licata della Fondazione Migrantes della Cei, curatrice del “Rapporto Italiani nel Mondo” e scrittrice; Giovanni Bocco, scrittore e giornalista (TG1, TV2000, Longitude); Armando Torno, editorialista del Sole 24 Ore e del Corriere della Sera, che modererà l’incontro. Oltre a questo Convegno internazionale, che sarà un appuntamento annuale fisso, Alter Italia organizza anche il Salone della Stampa italiana all’estero, che avrà luogo il prossimo 15 e il 16 ottobre, sempre a Mentone.

Migrazioni interne: un mondo da riscoprire: un convegno a Genova

19 Aprile 2022 - Genova - Smarginando è il Festival che la Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ha ideato per promuovere e accompagnare l’apertura del nuovo MEI, il Museo dell’emigrazione italiana, che sarà inaugurato in primavera a Genova alla Commenda di San Giovanni di Pré. Il Museo, grazie al Festival, va oltre i propri confini, cercando di tracciare attraverso gli approfondimenti tematici una mappa di emozioni che ci riconnette al presente delle migrazioni planetarie, tornando contemporaneamente nei luoghi dell’emigrazione italiana, piccole comunità che attorno al tema della memoria e dei ricordi hanno costruito un racconto popolare, storico, sociale. L’Italia contemporanea è stata plasmata e trasformata dai flussi migratori che la hanno solcata. Fin dal periodo post unitario, attraverso l’età giolittiana, il fascismo e il miracolo economico, la mobilità interna ha rappresentato un eccezionale veicolo di cambiamento, tra conflitti ed emancipazione. Ancora oggi i movimenti interni rappresentano un elemento strutturale dell’equilibrio economico, con forti ripercussioni a livello sociale. I ricercatori del CNR Michele Colucci e Stefano Gallo a partire dal 2014 curano ogni anno un rapporto sulle migrazioni interne, frutto di ricerche approfondite di taglio interdisciplinare. I due ultimi volumi che verranno discussi nella presentazione hanno come oggetto rispettivamente una regione di forte emigrazione (la Campania) e una città di grande immigrazione (Roma). Nella prospettiva del Museo Nazionale dell’Emigrazione è importante riscoprire - spiegano i promotori - la centralità e il ruolo delle migrazioni interne, che anche nel contesto genovese hanno lasciato tracce importanti del loro passaggio. In un convegno che si svolgerà a Genova il 22 aprile discuteranno di questi temi  Paolo Giannone, Direttore della Biblioteca Universitaria di Genova; Paolo Masini, presidente del Comitato di Indirizzo Museo Nazionale dell’Emigrazione; Pierangelo Campodonico, Direttore Istituzione MuMA; Salvatore Capasso, Direttore CNR Istituto di studi sul Mediterraneo;  Fiorella Farinelli dell'Osservatorio nazionale integrazione studenti stranieri e Delfina Licata, Sociologa della Fondazione Migrantes. In occasione del convegno verrà firmato la convenzione tra CNR – Istituto di studi sul Mediterraneo e Museo Nazionale dell’Emigrazione.

Istat: un italiano emigrato su quattro ha almeno la laurea

1 Febbraio 2022 - Roma - Nel 2020 gli italiani espatriati sono soprattutto uomini (54%), ma fino ai 25 anni non si rilevano forti differenze di genere (20mila per entrambi i sessi) e la distribuzione per età è perfettamente sovrapponibile. A partire dai 26 anni fino alle età anziane, invece, gli emigrati iniziano a essere costantemente più numerosi delle emigrate: dai 75 anni in poi le due distribuzioni tornano a sovrapporsi. Lo scrive oggi l'Istat. L’età media degli emigrati è di 32 anni per gli uomini e 30 per le donne. Un emigrato su cinque ha meno di 20 anni, due su tre hanno un’età compresa tra i 20 e i 49 anni mentre la quota di ultracinquantenni è pari al 14%. Considerando il livello di istruzione posseduto al momento della partenza, nel 2020 un italiano emigrato su quattro è in possesso almeno della laurea (31mila). Rispetto all’anno precedente, le numerosità dei laureati emigrati è in lieve aumento (+5,4%). L’incremento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima gli emigrati con almeno la laurea crescono del 17%. Secondo l'Istat sono poco più di 40mila i giovani italiani tra i 25 e i 34 anni espatriati nel 2020 (il 33% del totale degli espatriati); di essi due su cinque (18mila) sono in possesso di almeno la laurea (+10% rispetto al 2019). Il numero dei rimpatri di giovani laureati si attesta su livelli nettamente più bassi (6 mila, -3,5% sul 2019), generando un saldo migratorio negativo che si traduce in una perdita di circa 12 mila unità. La riduzione degli espatri nel 2020 rispetto al 2019 (-0,9%) ha ridotto l’emigrazione giovanile del 7%, ma la quota dei laureati sul totale dei giovani espatriati è passata dal 38,7% del 2019 al 45,6% del 2020 .  Cresce anche l’incidenza degli espatriati laureati sulla popolazione italiana laureata di 25-34 anni, dal 9,9‰ del 2019 al 10,5‰ del 2020. Non si arresta, dunque - secondo l'Istituto di Statistica italiano - la fuga delle giovani risorse qualificate verso l’estero, nonostante le limitazioni imposte agli spostamenti durante le varie fasi della pandemia. .

Scuola: ripresa delle lezioni anche nelle scuole italiane all’estero

13 Settembre 2021 - Roma - Oggi prima campanella dell’anno per 4 milioni di alunni, circa la metà degli otto milioni di studenti italiani. A ritornare tra i banchi gli alunni di Abruzzo (169.447), Basilicata (73.899), Emilia Romagna (547.187), Lazio (722.737), Lombardia (1.173.645), Piemonte (519.466), Provincia autonoma di Trento (70.335), Umbria (115.122), Valle d’Aosta (17mila) e Veneto (582.355).Ripresa delle lezioni anche in tanti Paesi del mondo dove sono tante anche le scuole italiane, una “rete di istituzioni scolastiche all’estero per la promozione della lingua e cultura italiana”, pensata anche per il mantenimento dell’identità culturale dei figli dei connazionali e dei cittadini di origine italiana coordinate dal Ministero dell’Istruzione e dal Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale. Questa rete comprende, 8 istituti statali omnicomprensivi con sede ad Addis Abeba, Asmara, Atene, Barcellona, Istanbul, Madrid, Parigi e Zurigo; 423 scuole italiane paritarie, la maggior parte delle quali è costituita da istituti omnicomprensivi, presenti in tutte le aree geografiche nel mondo: Europa, Africa-subsahariana, Mediterraneo e Medio Oriente, Americhe, Asia e Oceania; 7 sezioni italiane presso scuole europee: 3 a Bruxelles ed 1 a Lussemburgo, Francoforte, Monaco di Baviera; 79 sezioni italiane presso scuole straniere, bilingue o internazionali, di cui 63 in Unione Europea, 13 in Paesi non UE, 1 nelle Americhe e 2 in Asia e Oceania; 2 scuole non paritarie con sedi a Smirne e Basilea.  

Alluvioni in Belgio: lutto e speranza nel conforto della solidarietà

22 Luglio 2021 - Liegi - Chênée (Liegi) 8h30 del 20 luglio, giornata di lutto e di preghuera in tutto il Belgio. Esco dalla canonica per andare in una delle parrocchie dove sono parroco. Alle 9 ci sarà la messa per i defunti della catastrofe. Nella finestra del vicino di casa c’è la bandiera del Belgio a lutto. Sembra una giornata normale, ma in realtà già di buon’ora si respira l’aria della tragedia che ha colpito più di 40 mila famiglie. I morti sono più di 31 e tanti risultano ancora dispersi. Le strade di Chênée sono ancora segnate dalla polvere della terra, tracce dell’acqua e fango trasportate dalle macchine che riprendono a circolare sempre più vicine alle zone colpite dalle inondazioni e rimaste isolate per giorni. In chiesa la celebrazione eucaristica: le letture del giorno ricordano il passaggio del popolo ebreo attraverso il mar Rosso. Strana coincidenza biblica che permette di rinnovare nella preghiera l’atto fiducioso a Dio, nonostante la perdita di fratelli e sorelle e di tanti beni materiali. Il Vangelo del giorno ci aiuterà a sentirci più fratelli e sorelle di Gesù condividendo lo spirito del vangelo, messaggio di amore nell’accettare la volontà di Dio. Una preghiera tutta particolare per le comunità nella prova: di fronte alla forza violenta e devastatrice dell’acqua un’invocazione verso il cielo per chiedere aiuto e conforto. Gli impegni pastorali si susseguono. Dopo aver partecipato ad un funerale, ritorno a casa qualche minuto prima di mezzogiorno. Giusto in tempo per raccogliermi in silenzio, spiritualmente unito a tutto il paese, per rendere omaggio ai defunti e per sostenere le famiglie colpite. Le campane di tutto il Belgio suonano a lutto. Anche quelle di Chênée. Un pensiero a coloro che conosco, ai volti che in questi giorni ho incontrato: visi rigati da lacrime e tristezza, sconvolti e impressionati dalla catastrofe inaspettata.  I luoghi delle inondazioni li conosco. Ci passo ogni giorno, perché ci vivo. Della comunità di Chênée e Angleur sono stato viceparroco per ben sette anni.  E ancora mi tornano in mente le immagini delle persone indaffarate in questi giorni a spalare fango e gettare per strada quanto danneggiato, con una volontà di andare avanti, nonostante tutto. Un pensiero al fiume umano di solidarietà che è venuto in soccorso. Quanta generosità e senso di fraternità! In un momento duro e difficile che il nostro paese vive, si sente con mano la forza dell’unione tra le persone, solidali e attente le une verso gli altri, con un cuore grande e sensibile. Se mi sento piccolo di fronte al coraggio e all’impegno immenso e generoso che vedo tutti i giorni qui a Chênée come anche in tutte le zone disastrate, mi sento edificato da una visibile e forte testimonianza di solidarietà che mi rende fiero del mio paese d’adozione. Ho la possibilità di ascoltare il discorso del Re Philippe: “Un disastro naturale senza precedenti ha colpito gran parte del nostro Paese. I nostri pensieri sono con le famiglie e i parenti delle vittime e di tutti coloro che sono in difficoltà. Il bilancio umano è molto doloroso. Le inondazioni hanno causato danni enormi nelle nostre città e villaggi. Molti hanno perso tutto. Spesso il lavoro di una vita è stato spazzato via in poche ore.” In questi giorni insieme alla regina Matilde ha visitato i centri più colpiti. Poi parole di gratitudine per la solidarietà, la forza che permette di sperare nella ricostruzione e nella ripresa: “ Di fronte alle avversità, la nostra gente dimostra immensa solidarietà. Da tutto il Paese arrivano aiuti spontanei alle vittime del disastro, e innumerevoli volontari si dedicano senza sosta. A loro voglio esprimere la nostra gratitudine, così come ai nostri partner europei che sono venuti in supporto. Ringrazio anche le autorità sul campo oltre ai servizi di emergenza, i vigili del fuoco e l’esercito che hanno lavorato instancabilmente. So che tutti i mezzi saranno utilizzati per la ricostruzione”. Mi colpisce il suo richiamo al “sobbalzo d’umanità”, che ha permesso di resistere alle difficoltà, bene prezioso da preservare per affrontare le sfide e che permetterà di costruire un mondo migliore. Alla vigilia della festa nazionale, le sue parole ridanno certamente speranza e impulso a lavorare e adoperarsi con i talenti e la creatività di ciascuno per il bene comune. Di pomeriggio visito le suore di Chênée. Davanti a casa loro, come in tutta la strada, rue du gravier, tanti detriti, elettrodomestici e mobili pronti a finire nella discarica. È un’immagine surreale, quanti cumuli che attendono di essere caricati nei camion che vanno e vengono per sgomberare in più fretta possibile gli spazi desiderosi di pulizia e di vita normale. Ho tempo per qualche telefonata a connazionali e parrocchiani che hanno subito danni e di scambiare qualche messaggio con Giorgio. Anche la sua Verviers è stata travolta. La Vesdra ha colpito un quartiere dove abitano tanti italiani e anche la chiesa dove ogni anno a Natale celebro la messa con la comunità italiana. Nel tardo pomeriggio mi reco alla sala funeraria, per visitare una famiglia e preparare con essa il funerale di venerdì. La defunta è morta annegata a casa sua a causa delle inondazioni. Nelle sale accanto ci sono anche altre due vittime. Confrontarmi con la tristezza di questo lutto mi stringe il cuore. Lascio il centro funerario in silenzio rispettoso. Una preghiera accompagna i miei passi. Salito in macchina decido di andare a Banneux. Ho desiderio di raccogliermi un istante nel luogo dove la Vergine dei poveri è apparsa. Potrò accendere una candela e affidare a Maria le più care intenzioni che ho potuto raccogliere in questo giorno particolare. 19h30 Discendendo verso Liegi, ho voluto passare un attimo a Tilf (Esneux), altro comune colpito, per salutare Jacques, il cuoco del nostro Centro Sociale Italiano di Rocourt. Insieme alla sua famiglia aspetta di cenare al centro di accoglienza. Lì le famiglie si susseguono per consumare un pasto caldo. I volontari infondono serenità. La provvidenza permette ai disastrati di ritrovare un po’ di vita familiare attorno ad un tavolo. Tra i presenti riconosco un’altra coppia di conoscenti, che saluto. Jacques inizia a raccontarmi l’accaduto, mostrandomi le foto delle diverse fasi di innalzamento dell’acqua. Se mettendosi in sicurezza al primo piano, hanno potuto avere meno paura, allo stesso tempo hanno constatato immediatamente la gravità dell’evento. Ora la loro casa, che ho modo di visitare, avrà bisogno di grandi lavori di restauro. Mi racconta dei soccorsi. A Tilf ha operato anche il gruppo Protezione Civile, i vigili del fuoco e l’Aeronautica militare in missione di salvataggio dall’Italia in Belgio. Onorati per la preziosa azione che ha permesso di mettere in salvo più di 40 persone. Grazie Italia! Rientro a Chênée a fine serata. È quasi buio. L’autostrada che fino a ieri è rimasta sommersa nei suoi diversi tunnel, è riaperta per un km. Certamente ci vorranno giorni o settimane perché sia messa in sicurezza. Nel primo sottopassaggio c’è ancora un po’ di acqua. Tutte le macchine rallentano, come se si vivesse ancora il dramma iniziale delle alluvioni. Davanti al ponte di Chênée le acque si sono ormai ritirate. La Vesdra e l’Ourthe sembrano riprendere il loro corso normale. Un lampeggiante blu della polizia illumina il buio di place Joseph Willem. Il quartiere rimarrà senza elettricità e gas ancora per un po’ di tempo. Io mi avvio verso casa. Mentre mi accingo a salire la rue Gaillarmont una benedizione per la mia Chênée e per tutto il paese. Domani sarà la festa nazionale, e ancora tante mani volenterose e cuori generosi favoriranno la ripresa del paese che in un momento drammatico come questo ha fatto della solidarietà la sua forza e virtù. Che Dio benedica il Belgio! (don Alessio Secci - Mci Liegi)  

Migrantes Sicilia: è morto p. Filippo Bonasera

1 Maggio 2020 - Palermo - È venuto a mancare p. Filippo Bonasera, un pezzo di storia della Migrantes siciliana. Presbitero della diocesi di Caltanissetta e attualmente rettore della chiesa del Carmelo in Serradifalco. È stato direttore regionale dell’Ufficio Migrantes della  Conferenza Episcopale Siciliana e per tanti anni punto di riferimento per tutti gli operatori impegnati in questa pastorale. “Don Filippo è in Paradiso” è stato il messaggio che è arrivato alla Migrantes regionale da Pina Palumbo. Negli ultimi due anni il sacerdote è stato molto male, tra ricoveri e sofferenze; ultimamente faceva pure dialisi. Pina ha detto che è andato "via serenamente senza soffrire e che l'ultima volta l'ha salutato tre giorni fa mentre usciva dall'ospedale di Caltanissetta". Nato a Santa Caterina Villarmosa il 4 febbraio 1949 p. Filippo era stato ordinato sacerdote nel 1976 dopo gli studi presso il Seminario di Caltanissetta, Messina e Napoli.  Ha retto la chiesa Madonna del Carmelo di Serradifalco dal 1979. Nel 1984 delegato diocesano Migrantes a Caltanissetta  e poi direttore del SeRES e direttore regionale Migrantes visitando gli emigrati italiani in tutti i continenti. Non mancava mai di sottolineare che i migranti vanno considerati "persone che la provvidenza manda fra noi e che abbiamo il dovere di accogliere. Così come altri popoli facevano con gli italiani quando eravamo noi a migrare".  Per i migranti, ricorda la diocesi di Caltanissetta, sin dai primi anni di incremento degli sbarchi sulle coste siciliane, aveva organizzato le prime raccolte di bene di prima necessità, così come si era sempre sempre attivato nell'organizzare gli interventi d sostegno ai più poveri e alle famiglie in difficoltà del territorio in cui operava. "Uomo umile e semplice, attento ai migranti. Suo papà era emigrato in Germania e lui per molti anni passava le estati nelle missioni cattoliche di quel paese acquisendo una grande coscienza e consapevolezza del fenomeno.Uomo, sacerdote e pastore", dice il direttore regionale Migrantes, Mario Affronti:  "uomo di frontiera così mi piace descriverlo e ricordare; con dolore ma con immensa gratitudine e gioia per saperlo accanto ai suoi cari, Gesù, Maria e Giuseppe pellegrini, in primis, ai quali ha dedicato la vita. Ah! dimenticavo, aveva un grande senso dell’ironia. Indimenticabili le sue barzellette ed i suoi aneddoti! Anche così si vive la frontiera!". Le esequie si svolgeranno a Santa Caterina nei prossimi giorni. La Fondazione Migrantes esprime la propria vicinanza ai familiari, alla diocesi di Caltanissetta e alla Chiesa di Sicilia.

R.I.

I ragazzi al tempo del Coronavirus: il liceo Vermigli di Zurigo

27 Aprile 2020 - Zurigo - Credo sia fuor di dubbio che quel che sta succedendo sarà qualcosa che i nostri figli racconteranno ai nostri nipoti. E questi forse nemmeno ci crederanno. La necessità di salvare l’anno scolastico, di dare un sentimento di continuità e, insomma, di continuare a vivere in una situazione che, solo un mese fa, sarebbe stata mero argomento di un’apocalittica science-fiction, ci costringe nostro malgrado ad aggrapparci alla tecnologia e, in certi casi, a fare appello a tutte le nostre competenze, spesso ancora non aggiornate. Ho chiesto ad alcuni miei studenti di inviarmi (via whatsapp naturalmente), le loro impressioni su quello che sta succedendo e su questo nuovo modo di ”stare a scuola”. Quel che emerge è la mancanza dello “stare insieme”, forse proprio quando, in tempi così incerti, tenersi per mano sarebbe più necessario e confortante. Ma tant’è. Ecco qui di seguito alcune di queste impressioni.   “Credo che nessuno di noi si aspettasse una catastrofe del genere da un giorno all’altro, eppure ci siamo ritrovati immersi in questa situazione a tratti favorevole, a tratti scomodissima. Dico favorevole perché nonostante il panico che si sta creando e l’enorme quantità di malati e deceduti, forse l’ambiente avrà un po’ di tempo per riprendersi. Ma parlando seriamente, a chi interessa dell’ambiente quando ci portiamo dietro una scia di cadaveri? Le nostre abitudini sono state tagliate fuori dalla nostra vita odierna. Ogni più piccola cosa non è più scontata come un mese fa: vedere un amico, frequentare una noiosissima lezione di scuola. Ci manca anche quello, anzi, soprattutto quello. Manca il contatto fisico, il guardarsi negli occhi e potersi confrontare. A malincuore devo dire che per fortuna che c’è la tecnologia, (anche se il mio sogno sarebbe stato quello di essere cresciuta negli anni 90). Le lezioni online sono alquanto complicate, a parere mio, ovvero a parere di una ragazza che oltre a distrarsi in fretta, ha poca organizzazione. Poca organizzazione perché non capendo nulla di tecnologia, ricevo giornalmente mail su mail che tendo a non aprire o evitare per non farmi prendere dall’ansia e doverle leggere tutte per poi scordarmi ogni singola parola. Ma questa sono io. I mei compagni di classroom invece sono abbastanza organizzati, o almeno due o tre di loro. Sì insomma, la situazione non è delle migliori ovviamente, ma ci stiamo provando, con grande impegno soprattutto degli insegnanti che devono sopportare alunni come me che aprono la videochiamata con gli occhi gonfi di sonno ed ancora in pigiama. Sono speranzosa che la questione si risolva il più presto possibile, così magari potremmo tornare a sederci ai banchi di scuola accanto al nostro compagno di fiducia.” (SP) “Noi facciamo le lezioni, delle volte anche piene, come sono nell‘orario, ma in video lezione con Google Meet o Microsoft Skype. Io penso che queste lezioni facciano più fatica e per questo vengono a volte accorciate. Io non capisco perché c’è gente che incontra altra gente senza stare a distanza.” (CW) “Le ultime tre settimane sono state tutt’altro che normali e siamo tutti bloccati in casa. Anche se all’inizio era tutto nuovo e diverso, come la didattica a distanza, in poco tempo ci si abitua.” (IG) “Quest’esperienza ci ha dato un nuovo punto di vista, una prospettiva diversa che ci ha permesso di imparare ad apprezzare le cose che prima prendevamo per scontate come la scuola. Un cambio drastico sicuramente, ma al quale ci stiamo abituando e dal quale cerchiamo comunque di trarre il meglio.” (SS) “È un metodo di insegnamento complicato dato che siamo sempre stati abituati ad avere un rapporto vis à vis con i docenti. Inoltre siamo in un modo o nell’altro costretti a gestire tutto da soli e la concentrazione viene sempre meno mano a mano che le ore passano. Ammiro anche i professori che sono nella nostra stessa situazione e cercano di spronarci.” (ST) “Quello che stiamo vivendo in queste settimane è un insegnamento su come affrontare situazioni inaspettate che riguardano tutto il mondo, ma anche un‘esperienza che ci accompagnerà tutta la vita. Abbiamo la fortuna grandissima di avere dei professori così bravi che hanno fatto in modo che il nostro materiale scolastico non venga a mancare.” (CC) “Questo Covid-19 sta rovinando l’esistenza delle persone, sta sgretolando le nostre vite giorno dopo giorno. A causa di esso, ormai non viviamo più nella normalità, tutto è cambiato. Scambiamo il giorno per la notte e la notte per il giorno. Assurdo!” (CL) “Per me la situazione in cui stiamo vivendo adesso non è facile. Come dicono tanti altri, non stiamo vivendo più la vita come la conoscevamo. Non ci resta nient’altro che aspettare e pregare che tutto si risolva al più presto possibile.” (AS) “La situazione che siamo chiamati a vivere ha veramente dell’incredibile. In alcuni momenti ha suscitato in me una grande frustrazione per il totale senso di impotenza. Il fatto di assistere quotidianamente a scenari di grave emergenza ed estenuante lotta contro il virus nella maggior parte di Paesi europei (e non solo) da un ambiente in cui le restrizioni non sono così rigide, rende il tutto ancora più surreale.” (VZ) “La didattica a distanza ci ha permesso di fare comunità in un modo inconsueto, ma altrettanto valido. Pur mancandomi il rapporto umano, apprezzo questo nuovo modo di dialogare che ci fornisce la tecnologia. Ciononostante trovo un po’ più difficoltoso mantenere il ritmo della giornata come quando vado a scuola.” (MV ) “Dover essere limitati non è facile da accettare ai nostri tempi in cui ci sembra di poter raggiungere qualsiasi posto. Le video lezioni ci hanno permesso di capire che possiamo adattarci a qualsiasi situazione e soprattutto sostenerci a distanza.” (ES) Alessandro Sandrini, Preside del Liceo Vermigli di Zurigo (Corriere degli Italiani)

Mci Germania-Scandinavia: la comunità di Bad Homburg sostiene le richieste di aiuto di una parrocchia lombarda

24 Aprile 2020 - Bad Homburg – Il responsabile della Missione Cattolica italiana di Bad Homburg , in Germania, don Danilo Dorini ha raccolto la richiesta di aiuto da parte di un sacerdote lombardo, don Luca Piazzolla, parroco della parrocchia di San Giuseppe di Sesto San Giovanni, molto colpita dal coronavirus. Don Luca porta un aiuto alimentare a tutte quelle famiglie che in qualche modo sono state colpite dal Coronavirus, perché hanno perso un famigliare, perché sono rimaste senza lavoro o a causa di una separazione, dice don Dorini aggiungendo, a www.migrantesonline.it, che “per farci un quadro della gravità del momento don Luca ci ha descritto la situazione di almeno dieci casi: ad essere in difficoltà sono famiglie intere, coppie ma anche singole persone”. Questi dieci casi, che sono “solo una minima parte di chi ha bisogno, descrivono però quanto sia drammatica la situazione e quanto sia immenso il lavoro di aiuto richiesto alle varie istituzioni”. La Missione Cattolica Italiana di Bad Homburg ha quindi deciso di sostenere il grido della comunità la parrocchia di Sesto San Giovanni con una donazione direttamente alla parrocchia. Inoltre anche la chiesa locale tramite la diocesi di Limburg, ha dato un proprio contributo. La Mci di Bad Homburg assise pastoralmente oltre 4000 italiani residenti nel territorio. Per inviare direttamente il proprio contributo alla parrocchia S. Giuseppe utilizzare IBAN IT 72J0845320703000000120240 con causale: aiuto covid 19.

Raffaele Iaria