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Don La Magra: “continueremo a schierarci dalla parte degli ultimi secondo la legge del Vangelo”

8 Luglio 2019 - Città del vaticano - “Il fatto che, dopo sei anni, il Papa ancora una volta voglia ricordare la sua visita a Lampedusa significa che Lampedusa continua a rappresentare un simbolo forte nel mondo delle migrazioni, rappresenta tutto ciò che accade riguardo ai migranti e questo per noi è una grande responsabilità”. Don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando, l’unica parrocchia di Lampedusa, è appena uscito dalla Messa che Papa Francesco ha celebrato oggi all’altare della Cattedra della basilica di San Pietro nel sesto anniversario della sua visita a Lampedusa, alla presenza di 250 migranti, e confida al Sir, a caldo, le sue emozioni. “In questi giorni dicevo ai miei parrocchiani che siamo chiamati ad essere, come ci chiede il Vangelo, la lampada posta sul moggio e non sotto il letto perché chi ci guarda trovi luce e quell’orientamento del Vangelo che noi vogliamo dare al nostro servizio sull’isola”. “Gli sbarchi proseguono quasi quotidianamente; continuano ad arrivare dalla Libia molti profughi, ma che questi sbarchi hanno risalto mediatico solo quando a portare i migranti sono le Ong. Purtroppo, per la lotta che viene fatta a questi soccorritori – osserva il sacerdote -, a pagare un prezzo altissimo sono i migranti costretti a prolungare ulteriormente la loro attesa del porto sicuro, a subire senza colpa le conseguenze di vicende politiche, mediatiche, burocratiche, e si tratta di persone fragili, estremamente provate”. “Abbiamo visto e rivisto in questi giorni – aggiunge don La Magra – che cosa accade nei centri i centri di detenzione in Libia. Il Papa ne ha parlato anche domenica all’Angelus, il Paese non riesce più a garantire la sicurezza di nessuno e la situazione è estremamente fragile. Bisognerebbe mettere al sicuro almeno i soggetti più vulnerabili. Qualcuno parla di 6000 persone che la Libia potrebbe lasciare uscire ma anche se fossero poco di più che cosa sono poche migliaia di persone in confronto all’Europa intera. È come accogliere una nave da crociera, solo che i turisti di una nave da crociera portano benessere e di loro non abbiamo paura”. Di qui l’auspicio del sacerdote: “Mi auguro che ognuno faccia la sua parte, il nostro esempio magari è visibile ma ognuno e ovunque può fare qualcosa. Il Papa ci ha ricordato che la Chiesa guarda sempre dalla parte degli ultimi; se ognuno si schiera dalla parte degli ultimi possiamo fare tanto. Questo non è il momento delle lotte e delle contrapposizioni; noi non urliamo contro nessuno, andiamo avanti facendo la nostra parte al servizio degli ultimi, mettendo in pratica la nostra legge principale che è quella del Vangelo”.

Albissola: Messa in comunione col Papa per i migranti morti in mare

8 Luglio 2019 - Albissola - In comunione con Papa Francesco, la Caritas di Savona-Noli, la Migrantes diocesana, la Fondazione ComunitàServizi onlus e la parrocchia N.S. della Concordia in Albissola Marina, propongono una preghiera in suffragio per tutti i migranti morti in mare, con la celebrazione della Messa presieduta da don Adolfo Macchioli, questa sera alle 18.30 nel giardino di Casa Rossello, via Italia 51 Albissola Marina. Nel sesto anniversario della sua visita a Lampedusa, Francesco ha celebrato nella Basilica vaticana con 250 persone tra migranti, rifugiati e quanti si sono impegnati per salvare la loro vita, ricordando tutti i morti nel mar Mediterraneo nel tentativo di attraversarlo (https://migrantesonline.it/2019/07/08/papa-francesco-gli-ultimi-gridano-al-signore-chiedendo-si-essere-liberati-dai-mali-che-li-affliggono/).

Papa Francesco: “non escludere nessuno”

3 Luglio 2019 - Città del Vaticano - “Si tratta di non escludere nessuno”: è il sotto tema scelto per il mese di luglio dalla sezione Migranti e rifugiati del dicastero per lo Sviluppo umano integrale, in preparazione alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato in programma il 29 settembre, sul tema “Non si tratta solo di migranti”. Ogni mese la campagna comunicativa della Sezione migranti e rifugiati offre riflessioni, approfondimenti e risorse per la promozione delle attività pastorali sui temi della Giornata, affrontando vari sotto temi con testi e immagini differenti. I primi tre sono stati: “Si tratta anche delle nostre paure”; “Si tratta della carità” e “Si tratta della nostra umanità”. Affidata a un videomessaggio la riflessione di Papa Francesco in preparazione all’appuntamento di settembre. “Il vero sviluppo – riflette il pontefice – è inclusivo e fecondo, proiettato verso il futuro» mentre oggi il mondo «è ogni giorno più elitista e ogni giorno è più crudele con gli esclusi». Purtroppo, sottolinea Francesco, «i Paesi in via di sviluppo continuano ad esaurire le loro migliori risorse naturali e umane a vantaggio di alcuni pochi mercati privilegiati”. Inoltre, mentre “le guerre colpiscono solo alcune regioni del mondo, la costruzione e la vendita delle armi avviene in altre regioni, che poi non vogliono prendersi cura dei rifugiati, non vogliono, non accettano questi rifugiati che tali conflitti generano”. Insomma, «molte volte si parla di pace, però si vendono armi», è il monito di Bergoglio. “Possiamo parlare di ipocrisia in questa lingua? Coloro che soffrono le conseguenze sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e ai quali si lasciano solo le briciole del banchetto”. Ma «lo sviluppo esclusivista – è la tesi del Papa – rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri»; quello autentico, al contrario, ha lo scopo di promuovere la “crescita integrale» degli uomini e delle donne del mondo, «preoccupandosi delle generazioni future”.

Card. Chávez: “quanto accaduto mette a nudo la modalità sbagliata della politica migratoria degli Usa”

28 Giugno 2019 - Roma - “È un grave errore la modalità con la quale gli Stati Uniti stanno affrontando la politica migratoria e questo fatto così doloroso lo ha messo a nudo”. Lo ha detto ieri, conversando con i giornalisti, il card. Gregorio Rosa Chávez, vescovo ausiliare di San Salvador, in merito alla tragica morte, avvenuta sul Rio Grande, al confine tra Messico e Stati Uniti, di Óscar Alberto Martínez Ramírez e della figlioletta Valeria. Il porporato, riferisce il Sir, facendo cenno alle parole del Papa, ha espresso il suo dolore per l’accaduto. Intanto sono iniziate le operazioni di rimpatrio dei corpi dei due morti, giunti a Monterrey per essere imbarcati su un aereo con destinazione San Salvador, dove si terranno le esequie.

Scalabriniani: ancora morti nel Mediterraneo, “l’Europa, però, pensa ad altro

4 Maggio 2019 -
Roma - "Il Mare Egeo si tinge sempre più di sangue: una strage di donne e bambini nell'ennesimo viaggio della speranza divenuta una tragedia purtroppo nota". Lo scrive in una nota l'Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo.
Le acque davanti al distretto di Ayvalik, nella provincia di Balikesir, nel nord-ovest della Turchia sono ancora principali "testimoni del percorso principale scelto dai migranti intenzionati a raggiungere l'isola di Lesbo. La Turchia è di fatto e in molti casi un paese di transito verso l'Ue", si legge nella nota.
“L’attualità ci offre occasioni costanti di dimostrarci esseri umani capaci di sentimenti profondi di partecipazione emotiva verso i drammi di altre persone, quanto più nel caso di bambini, ma anche di compiere gesti conseguenti di prossimità, sicuramente controcorrente visto il clima sociale sempre più discriminante che respiriamo in Italia e in Europa”, afferma p. Claudio Gnesotto, presidente della Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS Onlus). “Buona parte della classe politica non sta dando un buon esempio anche in questa occasione, come già in passato, purtroppo. La tattica securitaria, se ha ridotto gli arrivi in Italia, non ha però diminuito il tasso delle morti che pesano sulla coscienza di chi ci ha condotto in questo stallo contrassegnato da mille promesse fatte, e pochissime mantenute”, continua p. Gnesotto. “È necessario, in questo tempo di confusione e timori indotti a piene mani, che tutti coloro che nella società civile si stanno impegnando, spesso con fatica, per il bene di altri fratelli e sorelle in cammino, non perdano l’entusiasmo di farlo, anche se questo potrebbe sembrare fuori moda. Essere umani infatti vuol dire essere capaci di rischiare l’incontro, senza se e senza ma”, conclude p. Claudio. Gli scalabriniani  ribadiscono "l’urgenza di mettere in atto la buona pratica sostenuta in primis da forze ecclesiali, indicata di nuovo anche da Papa Francesco, della creazione ordinaria di canali umanitari, perché quelli messi in atto sono ancora insufficienti se si pensa alle migliaia di persone 'bloccate' in luoghi concreti e segnati da violenze e guerra civile appena dall’altra parte del mediterraneo, dove i diritti umani sono violati in maniera grave e continuativa".