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Draghi: sfida il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo

17 Febbraio 2021 - 17 Febbraio 2021 - Roma – Una sfida del nuovo Governo sarà «il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva». Lo ha detto questa mattina il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, nel discorso sulla fiducia al Senato. Per Draghi «cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati».  

CEI: la paura non deve infatti farci rinchiudere in noi stessi

27 Gennaio 2021 - Roma - L’impegno a "sanare le ferite chiama in causa tutti, come cristiani e cittadini, e stimola un’assunzione di responsabilità comune". Lo scrivono oggi i vescovi italiani nel comunicato finale dei lavori del Consiglio Permanente della CEI che si è svolto ieri.  Come Pastori – è stato ripetuto dai membri del Consiglio Permanente – "non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle molteplici povertà come quella dei migranti che, "nell’indifferenza e nel silenzio continuano ad arrivare sulle nostre coste o sono bloccati sulla frontiera balcanica, al gelo e in condizioni disumane. La paura - scrivono i presuli, non deve infatti farci rinchiudere in noi stessi né impedirci di tendere la mano al prossimo, se si vuole costruire una società più equa e più solidale.  

Viminale: da inizio anno sbarcate 425 persone sulle nostre coste

25 Gennaio 2021 - Roma - Sono 425 le persone migranti sbarcate sulle coste italiane da inizio anno. Dei 425 migranti sbarcati in Italia nel 2021, 217 sono di nazionalità eritrea (51%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (61, 14%), Afghanistan (50, 12%), Etiopia (17, 4%), Egitto (13, 3%), Marocco (7, 2%), Sudan (4, 1%), Algeria (3, 1%), Bangladesh (3, 1%), Turchia (2, 0,5%) a cui si aggiungono 48 persone (11%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 66 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 25 gennaio.    

Nazioni Unite: la pandemia ha ridotto le migrazioni

18 Gennaio 2021 - Roma - La pandemia di Covid-19 ha fatto ridurre le migrazioni di quasi il 30%, con circa due milioni di migranti in meno tra il 2019 e il 2020. Lo riferisce un rapporto delle Nazioni Unite. Il numero di migranti che vivono al di fuori del loro Paese di origine ha raggiunto i 281 milioni di persone nel 2020, rispetto ai 173 milioni del 2000 e ai 221 milioni del 2010. Secondo il rapporto «Migrazione internazionale 2020» della Divisione Popolazione del Dipartimento di Affari economici e sociali delle Nazioni Unite, due terzi dei migranti registrati vivono in soli 20 Paesi, con gli Stati Uniti in cima alla lista (51 milioni di migranti internazionali nel 2020). Seguono Germania (16 milioni), Arabia Saudita (13 milioni), Russia (12 milioni) e Regno Unito (9 milioni). L’India è in cima alla lista dei Paesi con le più grandi diaspore nel 2020, con 18 milioni di persone provenienti dall’India che vivono al di fuori del loro Paese di nascita. Presenze massicce di migranti si registrano anche in Messico e Russia (11 milioni ciascuno), Cina (10 milioni) e Siria (8 milioni). Nel 2020, il maggior numero di migranti internazionali risiedeva in Europa, con un totale di 87 milioni, con il Nord Africa e l’Asia occidentale con quasi 50 milioni ciascuno. Sempre l’anno scorso, quasi la metà dei migranti internazionali risiedeva nella regione di provenienza, con l’Europa che rappresentava la quota maggiore di migrazione intraregionale. Il 70% dei migranti nati in Europa vive in un Paese europeo diverso da quello di nascita.    

COMECE: preoccupazione circa l’efficacia del Patto nell’alleviare la difficile situazione in cui si trovano migranti e rifugiati nel tempo di pandemia

13 Gennaio 2021 - Roma - La pandemia in corso a causa del virus Covid 19 "ha esacerbato la povertà, l’esclusione sociale e la stigmatizzazione dei migranti, dei richiedenti asilo e delle vittime della tratta di esseri umani". Per questo, è necessario "un sistema sostenibile e umano di solidarietà e condivisione delle responsabilità che riconosca i vantaggi reciproci delle migrazioni e protegga i rifugiati". Lo ha scritto, nelle settimane scorse, la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) in una dichiarazione del suo gruppo di lavoro su Migrazione e asilo. La Commissione ha chiesto all’Unione e ai suoi governi di tener conto anche delle conseguenze della pandemia nelle negoziazioni per il nuovo Patto. Il gruppo di lavoro si dice preoccupato circa l’efficacia del Patto nell’alleviare la difficile situazione in cui si trovano migranti e rifugiati, aggravata proprio dalla diffusione del coronavirus in tutto il mondo e propone, pur riconoscendo gli sforzi della Commissione, una serie di raccomandazioni concrete per un meccanismo di solidarietà multilivello, per relazioni esterne basate sulla reciprocità e su partenariati equi e per una gestione integrata delle frontiere esterne. Il testo integrale su http://www.comece.eu  

Asgi: “criticità” del Patto Ue su migrazioni e asilo

13 Gennaio 2021 - 13 Gennaio 2021 - Roma - Nel nuovo Patto sull’asilo e le migrazioni, presentato dalla Commissione europea a settembre 2020, vengono fatti “rilevantissimi passi indietro” rispetto al testo di riforma del Regolamento Dublino e si crea “una crescente frammentazione del diritto di asilo, che diventa cangiante e multiforme, variando in base a chi presenta la domanda, dove e quando la presenta”: questo il parere dell’Associazione studi giuridici immigrazione (Asgi), che solleva oggi diversi punti critici e li pone all’attenzione del governo e del Ministero dell’Interno italiano, in vista dell’incontro informale a Lisbona, il 28 e il 29 gennaio, tra i Ministri della Giustizia e degli Affari interni per discutere le strategie europee in relazione al nuovo Patto su migrazione e asilo. “Da più parti sono già state segnalate preoccupazioni rispetto ai rischi evidenti di violazioni dei diritti umani – ricorda Asgi -, ribaditi in una recente proposta di risoluzione votata il 12 gennaio 2021 dagli europarlamentari della Commissione libertà civili giustizia e diritto interno (Libe)”. Nel documento l’Asgi evidenzia le principali criticità. Se verrà attuata la misura di screening per valutare il richiedente asilo, ad esempio, “questo strumento graverà esclusivamente sui Paesi alle frontiere europee, e si rischierà una formalizzazione del sistema hotspot, che porta a gravi violazioni quali il trattenimento arbitrario e l’esclusione dal diritto di asilo”. Inoltre, “non essendo previsto un generale e vincolante principio di redistribuzione dei richiedenti asilo tra i Paesi membri e non venendo modificato il criterio che attribuisce la competenza di esaminare le domande di asilo al Paese di primo ingresso, ma prevedendone l’applicazione anche ai minori stranieri non accompagnati, non si affrontano le criticità rilevate negli ultimi anni, non riformando adeguatamente il Regolamento Dublino”. I cittadini stranieri sono inoltre “esposti ad elevati rischi di detenzione e refoulement”. Infine, la sospensione della registrazione delle domande di asilo “si porrebbe in irrimediabile contrasto col diritto di asilo costituzionalmente garantito dall’art. 10, comma 3”, che comporta anche “il diritto di accedere provvisoriamente al territorio e di fare accertare la condizione che legittima il diritto”. (Sir)​  

 

Scalabriniani: la sfida della solidarietà al tempo del Covid-19

10 Dicembre 2020 - Roma - Oggi si celebra la 69a Giornata Mondiale dei Diritti Umani voluta dall’Onu all’indomani dell’ultimo conflitto mondiale. Questo giorno cade però nel pieno di una pandemia che “ha avuto un impatto sproporzionato su gruppi vulnerabili quali lavoratori in prima linea, persone con disabilità, anziani, donne e ragazze, minoranze”, come si legge nel messaggio ufficiale rilasciato dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. “Il virus ha di fatto minacciato ulteriormente i diritti umani di coloro che erano già messi ai margini della società civile, rendendoli spesso invisibili, al di fuori delle comunicazioni mediali divenute monotematiche” evidenzia P. Mauro Lazzarato, Superiore Regionale del Missionari di San Carlo – Scalabriniani per l’Area Europa-Africa. Come Chiesa “crediamo più che mai – aggiunge il religioso - in una risposta all’attuale crisi che sia fondata sulla solidarietà e sulla cooperazione dei vari attori presenti ‘sulla scena del mondo’. Questo perché ‘nessuno rimanga indietro!’, un monito che abbiamo sentito ripetere più volte durante questi mesi di crisi; parole che, però, rischiano di non scalfire gli abissi di differenze che, in queste ore decisive, stanno già escludendo buona parte dei ‘più piccoli e ultimi’, e tra questi i milioni di migranti e rifugiati sempre in cammino, dalla possibilità di cure essenziali che dovrebbero arrivare, in maniera identica, al Nord come al Sud, all’Est come all’Ovest del pianeta”. “Le persone e i loro diritti devono essere al centro delle risposte e della ripresa” recita ancora il messaggio di Guterres: “che siano davvero queste le semplici, ma stringenti linee guida per tutti noi che – conclude p. Lazzarato - costruiamo network di solidarietà e crediamo nella cooperazione e nello sviluppo condivisi, ma soprattutto per chi ha la prima responsabilità di porre in essere percorsi e strategie per uscire dalla emergenza attuale”.

Migrantes: 72.500, secondo dati provvisori, gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati registrati alle frontiere esterne dell’Unione Europea fra gennaio e settembre 202

3 Dicembre 2020 - Roma - Sono circa 72.500, secondo dati provvisori, gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati registrati alle frontiere esterne dell’Unione Europea fra gennaio e settembre 2020: il 21% in meno rispetto allo stesso periodo 2019. Fra le “rotte” d’ingresso principali sono in aumento solo quella del Mediterraneo centrale e quella dei Balcani occidentali, sia pure con cifre incomparabilmente inferiori rispetto al 2015 dell’“emergenza migranti” europea. Peraltro, negli ultimi mesi nell’Atlantico si sono moltiplicati gli arrivi nelle Canarie, territorio spagnolo, circostanza che nei primi giorni di novembre ha portato il totale 2020 degli arrivi via mare nel Paese iberico a 30 mila, contro i 24 mila del periodo gennaio-novembre 2019. Le rotte migratorie mediterranee e interne all’Europa, sempre fra gennaio e settembre hanno contato 672 morti/dispersi in mare e (un dato spesso dimenticato) 76 in percorsi via terra. Per entrambe le cifre si tratta di stime minime, in difetto. I dati sono contenuti nel Report 2020 del Rapporto Asilo della Fondazione Migrantes presentato questa mattina. Secondo i dati sono circa 53.700 gli arrivi di rifugiati e migranti in Europa lungo le rotte del Mediterraneo registrati nel 2020 (periodo gennaio-settembre, dato che comprende gli arrivi via terra a Ceuta e Melilla ma non i 2.300 arrivi via terra in Grecia). Prosegue il trend di drastica diminuzione dopo l’“emergenza migranti” europea del 2015: 1.024.000 arrivi in tutto il ’15, 370.000 nel ’16, 180.000 nel ’17, 126.000 nel ’18 e 115.000 nel ’19. Tuttavia rispetto al 2019 rimane pressoché costante l’incidenza di morti e dispersi in rapporto ai “tentativi di traversata”: quasi un morto/disperso ogni 100 tentativi. Ma l’incidenza di vite umane perdute cresce ancora se la si confronta con i rifugiati e migranti che riescono ad arrivare sulle coste europee: 1,3 morti/dispersi ogni 100 arrivi. Nel 2020, sulle richieste d’asilo nell’Unione Europea (196.620 mila quelle presentate per la prima volta fra gennaio e giugno, - 31% rispetto allo stesso periodo 2019) hanno pesato  le restrizioni e i lockdown per la pandemia di Covid-19 in primavera. Al contrario, sia gennaio che febbraio avevano registrato un numero di richiedenti superiore a quello del dicembre 2019. Nel 2019 l’UE  a 27 Paesi (Eurostat, che ha elaborato questi dati nel 2020, considera già fuori dell’Unione il Regno Unito) ha registrato 612.685 richiedenti asilo per la prima volta (+ 12% rispetto al 2018; 676.250 i richiedenti totali). Per numero assoluto l’Italia è quinta dopo Germania, Francia, Spagna e Grecia. Ma le posizioni nazionali variano di molto se si considerano i richiedenti asilo in rapporto agli abitanti: qui il primato è di Cipro (14.495 per milione), seguita da Malta (8.108), Grecia (6.985) e Lussemburgo (3.585). L’Italia, con 580 richiedenti per milione di abitanti, si colloca ben al di sotto della media europea di 1.371 per milione. I principali Paesi d’origine delle persone che nel 2019 sono riuscite a chiedere asilo nell’UE sono la Siria (circa 74.000), l’Afghanistan (53.000), il Venezuela (45.000), la Colombia (32.000) e l’Iraq (27.000). L’ultimo anno ha a visto in forte aumento i richiedenti asilo venezuelani e colombiani rispetto al biennio precedente. Nel 2019 l’UE ha garantito protezione a 295.785 persone (riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria o di quella umanitaria). Ma le percentuali di riconoscimento di uno dei tre benefici sul totale dei richiedenti esaminati sono rimaste molto basse: il 38% in sede di “prima istanza” e il 31% in “istanza finale” su ricorso (dati significativi, quelli dell’“istanza finale”, ma spesso trascurati; l’Italia fra l’altro non è ancora in grado di quantificare in modo attendibile e ufficiale questo indicatore). Il tasso di riconoscimento italiano in prima istanza è ancora al di sotto della media europea: appena 20% sul totale degli esaminati. Sono circa 26.300 i trasferimenti di richiedenti asilo effettuati a norma del regolamento UE “Dublino III” nel 2019 fra i vari Paesi membri/associati (- 7% rispetto al 2018): 8.423 sono stati effettuati dalla sola Germania e ben 5.979 sono stati effettuati veso la sola Italia. Nel Report 2020 una scheda è dedicata al tema “Regolamento Dublino III: i numeri e l’inefficienza. Sempre nel 2019, sono 26.855 i rifugiati accolti in reinsediamento nell’UE da precari Paesi di primo asilo: in questa “classifica” prevalgono come Paesi ospitanti il Regno Unito (5.610 rifugiati reinsediati), la Francia (5.600), la Svezia (4.955), la Germania (4.890) e l’Olanda (1.875). Secondo questi dati Eurostat, l’Italia è a quota 1.355.

Migrantes: la pandemia di Covid-19 e la protezione internazionale

3 Dicembre 2020 - Roma - La pandemia ha messo a dura prova persino i sistemi sanitari dei Paesi più avanzati. Ma fra i Paesi che ospitano più rifugiati e/o sfollati e/o venezuelani dispersi all'estero, sono soltanto due quelli che, già in una situazione "normale", dispongono di posti letto ospedalieri sopra lo "standard umanitario" di 18 posti ogni 10.000 abitanti: la Germania (80 posti letto) e la Turchia (28,5). Tutti gli altri, Colombia, Pakistan, Uganda, Siria, RDC (Repubblica Democratica del Congo), Yemen e Somalia si trovano al di sotto. E anche nel "gigante" Nigeria (con 2.200.000 sfollati nei suoi confini) i posti letto ogni 10.000 abitanti sono appena 5. In Yemen, circa 30 milioni di abitanti, quarto Paese al mondo per sfollati interni (oltre 3.600.000 a fine 2019) ma anche con una popolazione straniera rifugiata di 269.000 persone nei suoi confini (più dell’Italia), la guerra civile e regionale che negli ultimi cinque anni ha messo in ginocchio il Paese ha decimato i servizi sanitari. Fra le conseguenze, la stima di un milione di casi di persone colpite dal Covid-19 (contro i 2.000 ufficiali) a metà settembre 2020, con un tasso di mortalità elevatissimo, pari al 30%. Sono solo 11.893 i rifugiati in condizione di vulnerabilità che fra gennaio e agosto 2020, a cavallo della “prima ondata” della pandemia, sono potuti partire in reinsediamento (resettlement) da precari Paesi di primo asilo. Nello stesso periodo del 2019 erano stati 44.527, quasi quattro volte tanti (dati riferiti ai programmi UNHCR).

Migrantes: le persone in fuga nel mondo aumentano, ma quelle che trovano protezione in Europa e in Italia sono sempre meno

3 Dicembre 2020 -

Roma - Che cosa costringe un numero sempre più elevato di persone nel mondo a lasciare le proprie case e i propri Paesi d’origine? Quali sono le rotte che le persone in fuga percorrono per cercare protezione nei confini dell’Unione Europea e in Italia?

Sono le prime questioni a cui il Report 2020 sul Diritto d’Asilo della Fondazione Migrantes, presentato oggi, intende rispondere, dati aggiornati e fatti alla mano. Per essere poi costretto a richiamare l’attenzione su una constatazione preoccupante: una domanda globale di protezione in crescita per guerre, crisi, violazioni dei diritti, disuguaglianze economiche, mancato accesso al cibo o all’acqua, land grabbing, desertificazione, disastri ambientali e attacchi terroristici trova sempre meno risposte nell’Unione Europea e in Italia, così come continuano ad essere troppo poche le persone che riescono ad attraversare questi confini attraverso canali legali sicuri. Mentre la pandemia di Covid-19 che ha colpito e sta continuando a colpire tutto il mondo non ha portato, per ora, una maggiore solidarietà, ma perlopiù inasprimenti nella chiusura delle frontiere.

Anche nel nuovo progetto di “Patto europeo per la migrazione e l’asilo”, uno dei pochi obiettivi condivisi (al di là delle dichiarazioni di principio) non è tanto proteggere le persone costrette a fuggire o agire sulle cause che le obbligano alla partenza, ma farne entrare nel continente (e nel nostro Paese) il minor numero possibile.