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Migrantes Calabria: domani presentazione Rapporto Immigrazione a Cosenza e Lamezia

7 Novembre 2019 - Lamezia - Si svolgeranno venerdì 8 novembre in Calabria due incontri in tema di migrazioni a partire dalla nuova edizione del Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, organizzati dall'Ufficio Migrantes regionale. Il primo, dalle 11.00 alle 13.00, si svolgerà presso l'Università della Calabria a Rende con interventi di Sabina Licursi e Giorgio Marcello, docenti dell’Università della Calabria; di don Giacomo Tuoto, vicario episcopale della diocesi di Cosenza-Bisignano; Simone Varisco, della Fondazione Migrantes moderati da Pino Fabiano, direttore dell'Ufficio Migrantes regionale della Calabria. Nel pomeriggio incontro a Lamezia Terme con interventi del vescovo Mons. Giuseppe Schillace e di Varisco seguiti da alcune esperienze di integrazione sociale e lavorativa in Calabria. Conclude don Nino Pangallo, delegato Caritas Calabria.

Peruviani in Italia: domani l’incontro dei cappellani a Roma

6 Novembre 2019 - Roma - Si svolgerà domani a Roma, presso la sede della Fondazione Migrantes, l’incontro dei cappellani  latino americani e peruviani  che seguono le comunità in Italia. Sono circa una trentina dal Nord al Sud. Un popolo quello latino americano presente ormai in Italia da diversi anni e che “porta la sua fede, la sua devozione a Cristo, Maria e i Santi. Questo popolo di Dio non esiste in astratto ma è incarnato nei diversi popoli della terra”, dice p. Emerson Campos Aguilar, coordinatore per la comunità peruviana in Italia sottolineando l’impegno della chiesa italiana nella pastorale. In questi anni sono stati sei gli incontri nazionali dei cattolici peruviani in Italia oltre a incontri formativi e di preghiera. Il sacerdote, presentando l’incontro di domani alla presenza anche del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, sottolinea l’importanza del coordinatore che “considero fondamentale”, “ponte insostituibile nel dialogo con le comunità e con i cappellani. Attualmente in Italia vivono 110mila cittadini peruviani.  

Università: domani presentazione del Manifesto dell’Università Inclusiva

30 Ottobre 2019 - Roma – “L'impegno delle università per i rifugiati. Presentazione del Manifesto dell'università inclusiva”. Questo il tema di un seminario nazionale che  si svolgerà domani, presso la Sapienza Università di Roma moderato dal prof. Sergio Marchisio. Interverranno per l’UNHCR Roland Schilling, Rappresentante Regionale per il Sud Europa; per la Sapienza Università di Roma  Carlo Giovanni Cereti, delegato per la Cooperazione Internazionale; per il Ministero dell’Interno, Mara Di Lullo, Vice capo Dipartimento per le LibertàCivili e l’Immigrazione; per il MIUR, Federico Cinquepalmi, Dirigente Ufficio per l’Internazionalizzazione della Formazione superiore; per il Maeci Stefano Bianchi, Consigliere d’Ambasciata e Capo del Centro Visti. Seguirà “La parola ai rifugiati” moderati Jasmine Mittendorff. Nel pomeriggio la presentazione di buone pratiche universitarie.  

Tavolo Asilo: lettera aperta al governo perché non rinnovi il Memorandum con la Libia

29 Ottobre 2019 - Roma - Il 2 novembre, se il governo italiano non interverrà per annullarlo, verrà automaticamente rinnovato il Memorandum con la Libia, cioè quegli accordi, lautamente finanziati, che prevedono anche l’intervento della guardia costiera libica per fermare e riportare sulla terraferma i migranti imbarcati che tentano di raggiungere le nostre coste. Lo ricorda una nota di ieri del Tavolo Asilo, che sottolinea: “L’orrore dei lager in cui vengono rinchiusi i migranti intercettati è stato ormai ampiamente documentato: torture, violenze, stupri e altre vessazioni finalizzate a calpestarne li diritti e la dignità di esseri umani”. Tutto ciò, unito alla guerra alle Ong che fanno salvataggi in mare, “ha comportato un aumento esponenziale di morti nel mediterraneo centrale, che ormai è diventata la rotta più pericolosa per i migranti in fuga”. Mercoledì 30 ottobre, alle 12, presso l’Hotel delle Nazioni a Roma, il Tavolo Asilo, che è formato dalle maggiori organizzazioni che si occupano dei diritti dei migranti, terrà una conferenza stampa per presentare il testo della lettera aperta che invierà al governo italiano chiedendo di non rinnovare il Memorandum. All’incontro con la stampa parteciperà, tra gli altri, il giornalista di Avvenire Nello Scavo, oggi sotto scorta per le minacce ricevute a seguito delle sue inchieste sui trafficanti di esseri umani e della rivelazione della venuta in Italia due anni fa di Bija, il più potente fra loro, e dei suoi incontri con le autorità italiane. Sarà presente anche il giornalista tedesco Philipp Zhan, che ha realizzato qualche tempo fa un importante servizio per la Tv Svizzera che spiegava come la situazione in Libia sia negli ultimi tempi ulteriormente peggiorata, nell’indifferenza dei Paesi europei che si ostinano, per pura convenienza, a presentarlo come porto e paese “sicuro”. Saranno, inoltre, presenti i rappresentanti delle organizzazioni che fanno parte del Tavolo Asilo, fra cui alcune delle Ong che compiono salvataggi in mare. (Sir)

La tragica analogia dell’odio online

29 Ottobre 2019 - Roma - Una media di 200 insulti al giorno alla senatrice a vita Liliana Segre, a quasi 80 anni dalla violenza Auschwitz ancora al centro di quella dei social. Dove l’odio non ci mette neppure la faccia, ma solo tastiera e anonimato. Deportata a 13 anni in campo di concentramento, chissà che alcuni dei suoi insultatori non abbiano poco più di quell'età. Se fosse vero, e le premesse ci sono tutte in una Rete sempre più giovane, sarebbe una nota ancora più amara. Che vuole, accanto agli ebrei, fra i più colpiti dalla violenza online anche musulmani, donne, rom e stranieri. Una lista che sembra riportare indietro le lancette dall'odio a quasi un secolo fa. Una situazione alimentata, invece, dai moderni mezzi di comunicazione digitale. È il caso di Twitter, dove il 32% dei messaggi negativi prende di mira i migranti. A rivelarlo, secondo i dati contenuti anche nell'ultimo Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, la “Mappa dell'intolleranza” realizzata da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l'Università Statale di Milano, l'Università di Bari, La Sapienza Università di Roma e il Dipartimento di sociologia dell'Università Cattolica di Milano. Nel 2019, scrive Vox, «l'odio contro i migranti registra un +15,1% rispetto al 2018 e sul totale dei tweet che hanno ad oggetto i migranti, quelli di odio sono ben il 66,7%. Sul totale dei tweet negativi, inoltre, quelli contro i migranti sono circa il 32%: vale a dire che un ‘hater’ (‘odiatore’, ndr) su tre si scatena contro ‘lo straniero’. L’intolleranza contro gli ebrei, di fatto quasi inesistente fino al 2018, quest’anno registra un +6,4% (76,1% sul totale dei tweet sugli ebrei). Mentre l’intolleranza contro i musulmani registra un netto aumento (+6,9%) e resta alta (74,1% sul totale dei tweet sui musulmani) e si lega soprattutto alla percezione di eventi internazionali». Su tutti, il terrorismo che si autodefinisce islamico. Uniti da alcune battaglie comuni – ma anche dall'odio online, come rivela un’indagine pubblicata in esclusiva sul Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes, “Parole e paure: dai tweet del Papa al contesto italiano” – non è la prima volta che Liliana Segre e papa Francesco si trovano a parlare la stessa lingua. Non è un caso, allora, che lo stesso Rapporto Immigrazione, grazie al giornalista di Avvenire Nello Scavo, abbia raccolto proprio le riflessioni di Liliana Segre in tema di immigrazione. «Ancora oggi – scrive Nello Scavo – la senatrice a vita vuole continuare a testimoniare con la sua stessa esistenza quale può essere la deriva ideologica che spinge a vedere nell'altro un ostacolo, e perfino un nemico. Vedere altri che vengono respinti mi fa venire in mente quando, con la mano in quella di mio padre, nella notte e nella neve tentammo di attraversare la frontiera con la meravigliosa Svizzera che ci respinse e ci riconsegnò all'Italia”, ricorda Liliana Segre. È quello che accade ogni qualvolta le autorità europee si trovano a cooperare con gli aguzzini libici. Per non dire delle parole d’odio rivolte alle minoranze rom e sinte. “Mi rifiuto di accettare che la nostra democrazia, che ci è costata tanta sofferenza, sia sporcata da leggi che colpiscono le popolazioni nomadi”. E se questo accade, lo si deve al continuo tentativo di svuotare la memoria. “Quando vengono compiute violenze, ci sono sempre modalità analoghe. Ma c'è una cosa che, a differenza di altri, trovo identica ad allora: il distacco, il disinteresse collettivo verso persone che, pur con storie diverse, decidono di mettere pochi oggetti in valigia, abbandonare le proprie case e lasciarsi alle spalle la vita intera, la propria città, pur sapendo di rischiare la morte, di farla rischiare ai figli piccoli"». Da qui, la drammatica affinità con il tema della migrazioni. «"Va sottolineata l’analogia tragica dell’indifferenza e bisogna aiutare gli italiani a respingere la tentazione di voltarsi dall’altra parte", insiste Segre. Che non smette di guardare lontano, a immaginare una comunità e un Paese che sappiano costruire insieme. A cominciare dal senso della parola ‘cittadinanza’. "Il diritto di cittadinanza e la dignità della persona vengono spesso negati dalla nazione – ricorda Segre – ma anche da atti concreti di carattere razzista e discriminatorio". Presente e passato purtroppo si saldano. E c’è chi non vuole notarlo. "Anche in questo caso non mancano precedenti, e mi riferisco alle Leggi razziali del ’38, che stabilivano che gli appartenenti alla razza ebraica erano stranieri". La parola e le prospettive sono dei giovani, "di cui mi considero nonna ideale, e dico che il concetto di cittadinanza ha un duplice significato: è un diritto, da una parte, di tutti i cittadini, ma anche una responsabilità". Toccherà alla politica trovare le forme, ma "un pensiero particolare va a quei bambini, nati da genitori stranieri, che crescono con i nostri nella stessa scuola, ma scoprono amaramente di essere nonostante tutto, diversi"». (Simone M. Varisco)  

Vietnam: “tragedia per la comunità” la morte di migranti in un container

28 Ottobre 2019 - Hanoi - «Mi dispiace mamma. Il mio viaggio all’estero non è andato bene. Ti amo così tanto! Sto morendo perché non posso respirare». Il testo di quello che sarebbe stato l’ultimo sms inviato da una giovane vietnamita alla madre testimonierebbe la coscienza di essere prossima a una morte orribile, condivisa con altri 38 individui, con ogni probabilità almeno in parte connazionali e non soltanto cinesi come apparso nei primi resoconti della tragedia in cui un gruppo di migranti che avevano cercato di entrare nel Regno Unito in un container erano stato ritrovati cadaveri a Grays a una trentina di chilometri da Londra. Sul camion della morte proveniente dal Belgio dove mercoledì sono stati individuati i corpi di 31 uomini e otto donne, deceduti quando erano ormai prossimi alla meta di un lunghissimo viaggio organizzato dai trafficanti di esseri umani, vi erano sicuramente individui di provenienza estremo-orientale, ma gli inquirenti stanno cercando di capirne la provenienza. I passaporti cinesi ritrovati potrebbe infatti essere dei falsi e la stessa ambasciata della Repubblica popolare cinese a Londra avrebbe messo in dubbio la loro provenienza, mentre crescono le testimonianza sulla nazionalità vietnamita di almeno una parte delle vittime. A confermare ulteriormente questa provenienza sono le dichiarazioni di un sacerdote vietnamita, padre Anthony Dang Huu Nam, che nella remota località di Yen Thanh, nel Vietnam centro-settentrionale, è in contatto con familiari delle vittime. “L’intero distretto è in lutto. Io sto ancora raccogliendo i contatti con tutte le famiglie delle vittime”. Il sacerdote, che va raccogliendo testimonianze di come i contatti tra le famiglie e i congiunti in viaggio si siano interrotti improvvisamente e mai ripresi, parla di “una catastrofe per la nostra comunità”. Una tragedia confermata dall’emergere delle ultime comunicazioni tra i migranti e le famiglie in patria. Pochi giorni fa la famiglia del ventenne Nguyen Dinh Luong che aveva comunicato di voler passare illegalmente dalla Francia dove viveva da tempo alla Gran Bretagna pagando 13mila euro avrebbe ricevuto una telefonata in cui una voce maschile diceva in lingua vietnamita: “Per favore, abbiate comprensione, è successo qualcosa di inaspettato”. Altre due famiglie, come riferiscono media britannici, hanno fatto sapere di aver ricevuto martedì messaggi di un figlio 26enne e di una figlia 19enne che scrivevano di essere sul punto di salire a bordo di “un container” in Belgio e di dover “spegnere il telefonino” per evitare di essere individuati. Terribile l’esperienza dei genitori di Pham Thi Trà My, una 26enne i cui messaggi risalgono a poco dopo le 22 di martedì, ora britannica, quando il container, stando alle indagini, era in navigazione su un traghetto tra il porto belga di Zeerbrugge e quello britannico di Purfleet. Nove messaggi d’addio destinati alla madre che esprimono la consapevolezza di una fine imminente, tra cui: “Mi dispiace mamma. Il mio viaggio all’estero non è andato bene. Ti amo così tanto! Sto morendo perché non posso respirare”. In Vietnam, Pham s'era messa in mano a trafficanti locali e aveva raggiunto la provincia cinese di Ha Tinh, centrale oggi nel traffico asiatico di esseri umani. Da qui era finita in Francia e in Belgio prima di essere rinchiusa nel container frigorifero per il traghettamento verso il Regno Unito e una fine orribile. Una vicenda che conferma drammaticamente come decine di migliaia i vietnamiti stiano partendo per cercare altrove una vita diversa. Molti dalla provincia di Nghe An, ma tanti anche da quella confinante di Ha Tinh da cui sarebbero state ben 42mila le partenze nei soli primi otto mesi dell’anno. Una situazione dovuta anche alle avverse condizioni atmosferiche e l’inquinamento delle acque che mettono in ginocchio le aree più povere del Paese, evidenziata anche da un recente rapporto della statunitense Pacific Links Foundation, impegnata a combattere il traffico di esseri umani. Sul fronte delle indagini, sono quattro finora gli arresti: l'autista nordirlandese del mezzo che trasportava il container, il 25enne Mo Robinson; due presunti basisti, un uomo e una donna di 38 anni, residenti entrambi a Warrington, in Inghilterra; un 48enne, pure residente in Irlanda del Nord, fermato nelle mentre cercava di imbarcarsi su un aereo (Stefano Vecchia – Avvenire)

Milano: sei incontri per i giovani e visite nei luoghi dell’accoglienza

24 Ottobre 2019 - Milano - La percezione del fenomeno-migrazioni nei giovani spazia dal disagio immotivato all’elogio dell’accoglienza indiscriminata. Ma quanto sanno davvero i ragazzi di oggi delle cause reali dello spostamento di intere masse di esseri umani, dei dati raccolti e aggiornati, degli aspetti economico-sociali e di genere, delle esperienze di accoglienza e reinserimento sul territorio, e perfino delle conseguenze a livello psichico e psichiatrico che le migrazioni comportano? La risposta è semplice: poco, anzi pochissimo. Per ovviare al problema, quattro importanti realtà laiche di Milano che gravitano nel mondo cattolico – Azione Cattolica Ambrosiana, Fondazione Ambrosianeum, Caritas Ambrosiana e Fondazione Arché onlus – hanno ideato un percorso formativo in 6 incontri, che attraverso altrettanti momenti esperienziali si propone di offrire ai più giovani (il target è identificato nei ragazzi tra i 20 e i 30 anni) numeri chiari, fatti concreti e approfondimenti mirati, che spaziano dai dati e dalla legislazione in atto all’odioso fenomeno degli haters online, dal disagio psichico nei migranti all’accoglienza delle donne finite sulla strada e alle cause reali – economiche, belliche e ambientali – delle migrazioni. Il tutto attraverso momenti di formazione e dibattito in aula, previsti in Ambrosianeum, affiancati da visite ai luoghi dell’accoglienza: la Casa della Carità del quartiere Adriano, la Fondazione Arché di Quarto Oggiaro, e una Comunità di minori stranieri non accompagnati.

Catania: in aumento il numero degli stranieri residenti secondo il Rapporto Immigrazione Caritas Italiana e Fondazione Migrantes

24 Ottobre 2019 - Catania - Continuano a crescere, seppur meno degli altri anni, gli stranieri residenti in Sicilia e a Catania mentre si complicano le situazioni di coloro che devono rinnovare i documenti di soggiorno e degli ultimi arrivati che, in seguito ai recenti provvedimenti nazionali in materia di immigrazione, rischiano di finire intrappolati nei circuiti dell' irregolarità. Per fornire i numeri sulla presenza straniera in Sicilia e a Catania, sabato 26 ottobre, alle 9, nel Museo diocesano cittadino, sarà presentato il 'Rapporto immigrazione 2018-2019 - Non si tratta solo di migranti', redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. All'evento saranno presenti, per i saluti istituzionali, Mons. Salvatore Genchi, vicario generale dell'arcidiocesi di Catania, don Piero Galvano, direttore della Caritas diocesana di Catania, e il diacono Giuseppe Cannizzo, direttore Migrantes di Catania. Dopo l' intervento introduttivo di padre Gianni Di Gennaro del Centro Astalli, la relazione di Vincenzo La Monica, responsabile Immigrazione e Osservatorio delle povertà di Caritas Ragusa. Dai dati emerge che la provincia di Catania è la prima siciliana per numero di stranieri residenti presenti con 37.591 unità, il 3,4% della popolazione. La seconda provincia è quella di Palermo, con 37.092, seguono Ragusa (29.758) e Messina (29.627). Nel solo comune di Catania, nel corso del 2018, i residenti stranieri sono 13.977, circa 400 in più rispetto all' anno precedente. Una crescita inferiore rispetto alle 562 unità di scarto che si erano registrate tra il 2016 e il 2017. Nel corso del 2018, le componenti straniere maggiormente consolidate in città sono quelle dello Sri Lanka, 2.629 cittadini (un centinaio in più rispetto al 2017), della Romania, 2.269 (in crescita di circa mezzo migliaio), e della Cina, con poco più di un migliaio, che risultano in contrazione di qualche decina.

Missionari Vincenziani: “Mediterranea”, un progetto per l’inclusione di richiedenti asilo

18 Ottobre 2019 -   Un progetto di inclusione di migranti presso la curia generalizia dei Missionari Vincenziani, a Roma: si tratta di “Mediterranea”, avviato nel 2018, che ha come obiettivo la riqualificazione delle competenze professionali di un gruppo di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale e umanitaria, al fine del loro inserimento nel tessuto sociale e lavorativo. A tal fine, la curia generalizia della Congregazione della Missione ha messo a disposizione due ettari di parco incolto e un immobile in via della Nocetta 191, a Roma, e l’Associazione Linaria ha concentrato tutta le sue competenze e conoscenze per la realizzazione di Mediterranea. Tra i risultati del lavoro svolto il primo anno, a gennaio 2019 il progetto ha visto la costituzione dell’associazione non profit “Mediterranea” grazie all’impegno di 5 dei 12 giovani rifugiati politici formati nel 2018 e dei due coordinatori del progetto. “Oggi – racconta padre Giuseppe Carulli, promotore di Mediterranea – il progetto consiste nella valorizzazione del parco attraverso una serie di attività: un orto biologico con ortaggi e verdure destinati alla vendita a km zero, un giardino delle erbe aromatiche e un vasto agrumeto con cui si producono sali e zuccheri aromatizzati e marmellate biologiche per la vendita al dettaglio e on line, produzione di oggetti da design per giardini e terrazzi urbani, progettazione e manutenzione di giardini, terrazze e balconi”. Nel parco di Mediterranea, inoltre, spiega il  missionario vincenziano, “vengono organizzati diversi eventi al fine di far conoscere il progetto e creare attività di crowdfunding. Cene e pranzi etnici sono l’opportunità di far vedere il lavoro di tante persone e la trasformazione di un terreno incolto in un’area verde ben curata e produttiva. Momenti culturali, musicali e teatrali sul tema dell’inclusione sociale, dell’accoglienza e del dialogo continuo tra individui, e tra individui e ambiente. A Mediterranea si organizzano anche campi estivi per bambini, brevi corsi di pittura e grafica botanica, di ikebana con i fiori spontanei e coltivati, di creazione di carte con i semi… con l’intento di provare a diffondere una cultura dell’accoglienza”. Per padre Carulli, Mediterranea può diventare un “progetto pilota” replicabile in altre realtà urbane nazionali e in tante proprietà religiose sottoutilizzate, “in quanto, attraverso una sperimentazione di forte impatto sociale, economico e ambientale, vuole costruire un modello alternativo di accoglienza e integrazione e promuovere un dialogo multiculturale attraverso metodologie progettuali ed ecologiche”. Mediterranea vuole soprattutto creare, conclude il missionario vincenziano, “un circolo virtuoso di inclusione sociale e professionale che ha come protagonisti privilegiati i richiedenti asilo, sia come formatori sia come formandi”. (Sir)

“Ciak MigrAction”: percezione errata della presenza di stranieri in Italia

18 Ottobre 2019 - Roma - Per gli italiani, tra le sfide che deve fronteggiare il paese, l'immigrazione è al quarto posto, indicato da un cittadino su quattro come priorità (28%) dopo disoccupazione (50%), situazione economica (38%) e tasse (34%). Sono questi i principali risultati che emergono da un recente sondaggio condotto da Ipsos per conto di WeWorld Onlus. L'indagine è stata realizzata nell'ambito del progetto europeo “Ciak MigrAction”, finalizzato a diffondere una narrazione delle migrazioni bilanciata e libera da stereotipi. Nonostante una percezione falsata della presenza reale dei migranti in Italia, il 68% degli italiani continua a sostenere il diritto all’accoglienza mentre il 40% si dichiara d’accordo con gestione del governo italiano dei respingimenti. Evidenzia lo studio presentato a Bologna e condotto dall’Istituto IPSOS sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia. L’opinione pubblica italiana sembra essere caratterizzata da un’elevatissima sovra-rappresentazione del fenomeno migratorio, soprattutto per quanto riguarda la presenza di migranti sul territorio (31% il dato percepito vs il 9% da dati ISTAT). Dai dati italiani emerge la visione negativa dell’opinione pubblica sulla situazione generale del Paese: tra le sfide che deve fronteggiare il paese, l’immigrazione è al quarto posto come dicevamo. “Nonostante per gli Italiani l’immigrazione sia solo al quarto posto nella classifica dei problemi del nostro Paese, è estremamente significativo che la percezione del fenomeno migratorio sia così falsata rispetto alla realtà”, dice Marco Chiesara, Presidente WeWorld Onlus: “mette in luce la grande sovraesposizione mediatica degli ultimi tempi. Questi dati mostrano come il clima d’odio costruito e promosso negli ultimi anni abbia generato percezioni distorte, che alimentano paure infondate verso chi arriva in Italia in cerca di accoglienza. Paure che diventano prioritarie rispetto a problemi più concreti e reali”. 1 italiano su 2 dichiara apertamente che ritiene la copertura mediatica eccessiva, asserendo di avere un basso livello di fiducia nei confronti dell’accuratezza nel riportare notizie sui migranti (solo 16% ha giudizio positivi). È quindi importante che la società civile lavori per portare un cambiamento concreto. Per questo con il progetto europeo CIAK MigrACTION WeWorld Onlus vuole diffondere “una narrazione delle migrazioni bilanciata e libera da stereotipi, per contrastare l’aumento delle forme di odio e intolleranza, di diffidenza e paura nei confronti delle diversità”. L’indagine CIAK MIGRACTION di IPSOS mostra che gli italiani sono preoccupati del fenomeno migratorio e non pregiudizialmente contrari, se viene governato con la collaborazione della Unione Europea. La grande maggioranza ritiene molto importante il rispetto per tradizioni e abitudini dei migranti (69%), qualora queste non violino la legge, anche se solo un quarto degli italiani ritiene che l’immigrazione abbia un effetto positivo sulla vita culturale del paese. Quasi un italiano su due ritiene che l’immigrazione stia dividendo la società in «fazioni opposte» e per questo sia negativa. L’aspetto lavorativo-occupazionale è uno di quelli che più alimenta le paure nei confronti dei migranti: da un lato è ampiamente condivisa l’idea che i migranti siano vittime, spesso sfruttate dal mercato del lavoro (75%), che  spesso svolgano professioni che gli italiani non vogliono più fare (55%) e che il mercato del lavoro dovrebbe riconoscere le loro competenze e titoli di studio (56%), ma dall’altro la metà degli intervistati è convinta che le aziende dovrebbero dare la precedenza nelle assunzioni ai lavoratori italiani  (46%) ed un terzo è convinto che i migranti abbiano reso più difficile trovar lavoro per gli italiani (38%). Per quanto riguarda la sicurezza, la metà degli intervistati è convinta che l’Italia necessiti una maggiore protezione dal mondo esterno rispetto al passato, ed il 44% si dichiara preoccupato dalla possibile presenza di terroristi tra i migranti. Diffusa tra un italiano su tre l’idea che la gran parte dei crimini siano perpetrati da persone di origine straniera (33%). I giudizi espressi dai cittadini italiani nei confronti dell’operato di istituzioni e società civile nella gestione dei movimenti migratori “non risultano confortanti”: Il 40% degli intervistati si dichiara d’accordo con la gestione del governo italiano dei respingimenti. “Nonostante questi timori e nonostante un terzo degli intervistati sostenga che non sia più possibile accogliere rifugiati e migranti nel paese e che quindi vadano chiuse le frontiere (33%) la maggioranza degli italiani sembra però ancora ben disposta nei confronti dei rifugiati e a sostenere il diritto all’accoglienza (68%), anche se quasi unanime (84%) appare la richiesta all’Unione Europea di svolgere un ruolo più centrale a sostegno dell’Italia nella gestione dei rifugiati”, si legge nello studio. Solo il 7% infatti giudica positivamente il ruolo dell’Unione Europea; assenza “particolarmente grave se si pensa che l’UE è l’attore individuato dagli italiani come quello che dovrebbe maggiormente avere in carico la gestione dei fenomeni migratori (63%), più di quanto non sia richiesto a governo nazionale (35%) ed organizzazioni non governative (18%).