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Ravenna Partecipa: seconda serata di confronto con i cittadini su Immigrazione e Intercultura

11 Febbraio 2020 - Ravenna - Proseguono gli eventi di Ravenna Partecipa, il percorso partecipativo per la costituzione di una nuova Rete interculturale sui temi dell’immigrazione, con la seconda serata di confronto con i cittadini. L’appuntamento è per domani, mercoledì 12 febbraio alle 20 nella sala del consiglio territoriale di Castiglione di Ravenna ed è dedicato ai cittadini delle aree territoriali di Castiglione di Ravenna, Roncalceci e San Pietro in Vincoli. Il laboratorio sarà anticipato da un momento conviviale organizzato dall’associazione Romania Mare che offrirà un aperitivo della tradizione rumena, accompagnato da musiche e balli popolari. Gli incontri, a cui possono partecipare tutti hanno lo scopo di raccogliere contributi, idee e buone pratiche per migliorare la qualità della convivenza, dell'integrazione e della partecipazione civica delle persone. Al termine del percorso partecipativo sarà redatto il Regolamento della Rete interculturale sui temi dell’immigrazione (Riti). Il percorso Ravenna Partecipa è un progetto co-finanziato dall’assessorato all’Immigrazione e alla Partecipazione e dalla legge regionale 15/2018. Attraverso l’incontro, la conoscenza reciproca, lo scambio e il dialogo tra cittadini e cittadine di diversa provenienza - si legge in una nota - sarà ideata e creata la Rete interculturale sui temi dell’immigrazione – Riti, nuovo strumento con cui i ravennati (di nascita o acquisiti che siano) potranno confrontarsi direttamente con l’Amministrazione comunale e agire in prima linea attraverso una modalità condivisa e inclusiva.

Vescovi Usa contestano la restrizione di Trump per i visti agli immigrati: “danneggerà famiglie innocenti”

4 Febbraio 2020 -

Washington - Forte disaccordo con l’amministrazione Trump. I vescovi americani contestano l’ultima decisione del Presidente che venerdì scorso ha emesso un ordine esecutivo con cui limita il rilascio di visti per gli immigrati provenienti da Myanmar, Eritrea, Kirghizistan e Nigeria e anche chi arriva da Paesi disagiati come Sudan e Tanzania non potrà più beneficiare di visti speciali, la cosiddetta “Visa diversity”. I vescovi delegati dalla Conferenza Episcopale per occuparsi delle migrazioni a più livelli, dall’assistenza umanitaria alla libertà di religione, hanno emesso un comunicato congiunto con il presidente del Catholic Service Relief, la maggiore organizzazione caritativa per i migranti e la Caritas in cui denunciano apertamente il decreto che avrà un impatto anche sul ricongiungimento familiare e sugli aiuti ai migranti che sono stati forzati a rimanere nei Paesi messi al bando. L’arcivescovo José Gomez, Presidente della Conferenza Episcopale, continua a ribadire che l’accoglienza delle famiglie ha permesso “al nostro Paese di integrare le successive generazioni di immigrati nel tessuto della vita americana, consentendo loro di contribuire con la loro fede, i valori e i talenti a renderlo grande” ed esorta l’amministrazione a tornare sui suoi passi.

Chiesa greco-cattolica ucraina: nominato il nuovo vescovo per la pastorale delle migrazioni

3 Febbraio 2020 - Roma - Il vescovo Mons. Stepan Sus è stato nominato capo dell’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni della Chiesa greco-cattolica ucraina. La nomina è stata decisa dall’Arcivescovo maggiore Mons. Sviatoslav Shevchuk con il consenso del Sinodo dei vescovi greco-cattolici ucraini. Il vescovo Sus prende il posto del vescovo Yosyf Milian, attualmente vescovo ausiliare dell’arcieparchia di Kyiv e sarà a capo della Pastorale delle Migrazioni. Il decreto di nomina stabilisce che il compito dell’Ufficio Pastorale per le migrazioni - per conto del Capo e del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina - consiste nel fornire – si legge in una nota - l’assistenza pastorale ai fedeli  greco-cattolici ucraini nei territori in cui la Chiesa non ha una struttura gerarchica. L’Ufficio Pastorale delle Migrazioni opera negli ambiti analitico, strategico programmatico, e pratico  applicativo secondo le norme stabilite dal  Codice di Diritto Canonico delle Chiese Orientali e della Legge Particolare della Chiesa greco-cattolica ucraina. Al momento della consegna del decreto, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk ha sottolineato che tale cambiamento è dovuto al fatto che l’ufficio deve essere guidato da un vescovo dedicato principalmente alla pastorale. “Ringraziamo il Signore Dio – ha detto - che ora abbiamo il vescovo che sarà al servizio esclusivo di questi laici e sacerdoti. Secondo il Ministero degli Affari Esteri, ogni anno un milione dei nostri cittadini lascia l'Ucraina. E la Chiesa Madre deve seguirli. Il motto del Concilio Patriarcale di quest’anno è: ‘La Chiesa è sempre e ovunque con te!’ Vescovo, la Sua missione è far sentire ai nostri fedeli la nostra presenza, la premura della loro Chiesa ovunque si trovino".

Mons. Desfarges: “non possiamo barricarci e costruire muri”

3 Febbraio 2020 - Algeri -  “Se ci sono persone che soffrono, in difficoltà, che affrontano prove così dure e drammatiche, dobbiamo chiederci tutti come organizzarci al meglio per accoglierli e integrarli. Non possiamo barricarci, costruire muri. I Paesi delle due rive del Mediterraneo dovrebbero chiedersi come fare per aiutare i migranti, capire se possono restare o farli tornare nel proprio Paese se necessario, sempre nel rispetto dell’umanità”. Lo afferma in una intervista al Sir Monsignor Paul Desfarges, Arcivescovo di Algeri e Presidente della Conferenza Regionale del Nord Africa, in vista dell’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”, che si svolgerà a Bari dal 19 al 23 febbraio, per iniziativa della CEI, e riunirà una sessantina di vescovi di 20 Paesi. Mons. Desfarges sarà tra coloro che accoglieranno Papa Francesco durante la visita del 23 febbraio. “Siamo una Chiesa di gente di passaggio – dice Mons. Desfarges -. Vorremmo che il Mediterraneo fosse un mare di pace, non di morte. Un luogo di scambio tra le due coste Nord e Sud e con i nostri fratelli e sorelle musulmane”. In Algeria i cattolici sono una minoranza di circa 8.000 persone, tra i quali solo 1000/2000 praticanti (su 41 milioni di abitanti). La maggioranza sono stranieri dall’Africa sub-sahariana ma anche molti europei espatriati per lavoro. E’ una Chiesa che “cerca la fraternità dell’incontro” con i “fratelli e le sorelle algerine musulmane”. “Abbiamo il nostro servizio umanitario e caritativo, biblioteche, centri di sostegno scolastico – racconta -. Ci incontriamo in maniera familiare, promuoviamo la pace e la non violenza, esprimiamo prossimità agli algerini che cercano un cammino di giustizia”. L’Algeria, come il Marocco e la Libia, è inoltre una delle rotte da cui i migranti cercano di passare per raggiungere l’Europa. La Chiesa è in collegamento con gli organismi internazionali e accoglie “i fratelli migranti che bussano alle nostre porte e si trovano a vivere situazioni molto difficili. Se sono malati li curiamo o li aiutiamo a curarsi. Abbiamo servizi per i migranti in situazione di grave vulnerabilità, bambini o con disabilità”. “Facciamo i primi gesti umanitari che possono portare un po’ di sollievo ma i mezzi sono molto limitati – precisa -. Tutti i Paesi del Maghreb sono in una situazione simile alla nostra. Per questo è importante avere, per la prima volta, un incontro tra vescovi del Mediterraneo. Per vedere cosa la Chiesa può fare, come può dare il suo contributo e per capire come collaborare con le Chiese da cui provengono i migranti”. (P.C.)  

Viminale: da inizio anno 1.275 persone sbarcate sulle coste italiane

31 Gennaio 2020 - Roma - 1.275. Questo il numero dei migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio del 2020. Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni ed è aggiornato a questa mattina alle 8. Dei quasi 1.300 migranti sbarcati in Italia nel 2020, di cui 2 registrati oggi, 249 sono di nazionalità algerina (19%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (126, 10%), Bangladesh (91, 7%), Iraq (62, 5%), Guinea (58, 5%), Iran (48, 4%), Marocco (46, 4%), Tunisia (40, 3%), Mali (27, 2%), Nigeria (25, 2%) a cui si aggiungono 503 persone (39%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 114 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato, aggiornato al 27 gennaio, mostra un calo rispetto ai minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2017 (15.779), il 2018 (3.536) e il 2019 (1.680). Per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 89.185 persone su tutto il territorio nazionale di cui 205 negli hot spot, 64.999 nei centri di accoglienza e 23.981 nei centri Siproimi. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (14%), seguita da Emilia Romagna (10%), Lazio e Piemonte (9%), Campania (8%), Veneto, Toscana e Sicilia (7%).  

Cefalù: laboratorio di formazione socio-politica sul tema migrazioni e accoglienza

30 Gennaio 2020 - Cefalù -  “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” è il tema del secondo appuntamento del Laboratorio diocesano di formazione socio-politica che si terrà domani, venerdì 31 gennaio e sabato 1 febbraio presso la chiesa Ss. Sacramento, a Cefalù. “Vogliamo offrire spunti di riflessione  e di formazione sul fenomeno migratorio in linea con il Magistero della Chiesa – dice don Giuseppe Amato, responsabile della Scuola di Formazione –, andando oltre il luoghi comuni”. Gli spunti di riflessione e le occasioni di dibattito saranno offerti, nel primo giorno dei lavori, dagli interventi del Card. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento e già Presidente della Fondazione Migrantes, e del prof. Giuseppe Verde, già Preside della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo; l’1 febbraio animeranno il dibattito l’assessore del Comune di Palermo, Giuseppe Mattina, che si soffermerà sui decreti sicurezza e la portavoce della Ong Mediterranea, Alessandra Sciurba. “Nel programmare questo secondo modulo formativo – dicono gli organizzatori –, abbiamo fatto nostro l’invito di Papa Francesco a non alzare muri, che ha detto che ‘Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così, spesso, rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci’. Un punto di partenzaaggiungono – per una discussione franca su un tema complesso e al centro del dibattito politico“. Sia venerdì che sabato, i lavori avranno inizio alle ore 16:00.  

Matera-Irsina: inaugurata Casa Betania, argine contro il caporalato

23 Gennaio 2020 - Matera – E’ l’accoglienza dei migranti che lavorano nelle campagne del Metapontino, in Basilicata, la priorità di “Casa Betania – la Casa della carità”, inaugurata ieri dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina e dalla Caritas nel borgo Serramarina di Bernalda (Matera). La struttura è stata acquistata dall’Arcidiocesi grazie ai finanziamenti dell’8 x mille alla Chiesa cattolica. Betania, ha spiegato l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, “è il villaggio dove Marta, Maria e Lazzaro vivevano e presso la cui casa Gesù si fermava ogni volta che percorreva quella strada. Ieri come oggi – ha aggiunto il presule – questo nome significa accoglienza, amicizia, prossimità. Qui abbiamo creato un argine alla piaga del caporalato”. Una trentina i posti letto a disposizione di chi, per periodi determinati, avrà necessità di un tetto sicuro e provvisto di tutti i servizi, comprese due cucine e spazi comuni di aggregazione. “Vigileremo – ha detto il presule inaugurando la struttura alla presenza delle massime autorità istituzionali della provincia, prefetto e questore inclusi, ma anche di un nutrito gruppo di imprenditori – perché ogni lavoratore che intercettiamo riceva un regolare contratto di lavoro”. Del resto, è stato ribadito ieri, la lotta contro lo sfruttamento lavorativo e il lavoro nero si fonda su interventi integrati: accoglienza, servizi sanitari, trasporto, formazione, controllo del mercato del lavoro e applicazione dei contratti. La gestione del sito, ha rilevato don Antonio Polidoro, direttore dell’ufficio Migrantes, sarà curata – grazie a progetti coordinati, finanziati anch’essi con l’8 x mille –, dalla stessa Fondazione e dal Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo, nell’ambito del progetto “Liberi di partire, liberi di restare”. Inoltre, per l’attività di accoglienza proseguirà il rapporto con il Forum “Terre di dignità" nel quale anche la Caritas diocesana è presente. Il prefetto di Matera, Rinaldo Argentieri, si è impegnato ad attivare la cabina di regia sul contrasto al caporalato convocandola il 10 febbraio proprio a Casa Betania. (Lucia Surano – Avvenire)

Anelli: studiare il fenomeno migratorio mediante un approccio scientifico con un’attenzione particolare alla dimensione religiosa

23 Gennaio 2020 - Roma - “La ricerca che presentiamo rientra in programmi specifici dell'impegno dell'Università Cattolica nel portare avanti ricerche multidisciplinari, in contesti trasversali: la realtà è complessa e la ricerca fa dialogare insieme metodi e saperi differenti”. Così il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Franco Anelli ha presentato un’ampia ricerca condotta dall’ateneo sulle relazione tra i fenomeni migratori e la religione dal titolo “Migrazioni e appartenenza religiosa”. “L'idea di fondo – ha detto ieri pomeriggio durante un convegno al Senato - è studiare il fenomeno migratorio mediante un approccio scientifico con un'attenzione particolare alla dimensione religiosa, non dato accessorio, ma esplicativo dell'essenza dei fenomeni migratori”. Per Anelli  conoscere la spinta religiosa alla migrazione significa “conoscerne una causa profonda. La geopolitica dimostra nuovi luoghi e contesti un tempo pacifici, oggi conflittuali. Studiare l'appartenenza religiosa aiuta inoltre a comprendere come le comunità in uscita possono essere accolte dalle comunità di arrivo”. Lo studio “evidenzia la necessità di rafforzare la reciproca conoscenza tra apparati istituzionali e organizzazioni religiose” e di analizzare la “capacità dei nostri sistemi di protezione di rimanere fedeli ai principi fondanti delle democrazie europee”. L’intera ricerca sarà disponibile nelle prossime settimane. Lo studio conferma che “vi è un pregiudizio ideologico che impedisce di cogliere adeguatamente il ruolo della religione nei processi migratori e di integrazione”. Da qui si evidenzia “la necessità di rafforzare la formazione in materia religiosa e la reciproca conoscenza tra apparati istituzionali e organizzazioni/leader religiosi. I primi devono essere resi maggiormente consapevoli della rilevanza della religione in tutte le fasi del processo migratorio; i secondi devono essere resi maggiormente consapevoli dell’importanza del rispetto della legalità e, in particolare, di un ricorso corretto e non meramente strumentale alla richiesta di asilo politico”. Il riconoscimento dell’identità religiosa dei migranti è “una condizione essenziale per un processo di re-umanizzazione sul quale costruire una nuova etica dell’ospitalità. La ricerca inoltre dimostra come, attraverso le sue iniziative, la Chiesa “possa contribuire a forgiare il lessico, il quadro semantico e le procedure attraverso i quali ripensare il concetto di cittadinanza all’interno di una società pluralistica”. (R.I.)

Lamorgese: i flussi migratori sono un fenomeno epocale che non ammette semplificazioni

23 Gennaio 2020 - Roma - Quello dei flussi migratori è “un argomento complesso che non ammette semplificazioni e va affrontato tenendo presente la sua complessità, ma non è una questione emergenziale, perché i numeri sono scesi notevolmente”. Lo ha detto il Ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, all'incontro “Promuovere e integrare”, organizzato nella Sala Koch di Palazzo Madama su iniziativa dell'Ente Nazionale per il Microcredito in occasione della presentazione del Progetto F.A.S.I. “Formazione, auto imprenditoria e start-up per immigrati regolari” - finanziato con i fondi PON Legalità 2014-2020 - e della ricerca “Migrazioni e appartenenza religiosa” dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. “Lo Stato - ha precisato il Ministro - deve garantire un'esistenza dignitosa agli stranieri presenti sul nostro territorio, in un quadro che assicuri anche i diritti costituzionalmente garantiti ai quali deve corrispondere, per i cittadini stranieri come per quelli italiani, una serie di doveri stabiliti in modo da garantire un'ordinata convivenza civile”. Per il responsabile del Viminale, inoltre, bisogna “dedicare molta attenzione alle giovani generazioni. Ritengo che le seconde generazioni davvero possano costituire un punto di riferimento, ma devono sentirsi integrate, devono sentirsi parte di una comunità”. Al convegno hanno preso parte, tra gli altri, il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della  Conferenza Episcopale Italiana, Mario Baccini, Presidente dell'Ente Nazionale per il Microcredito e il Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli.  

Più fede e fedi in quest’Italia

18 Gennaio 2020 - Milano - La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio) stimolerà anche quest’anno iniziative ecumeniche e momenti di riflessione. In tale cornice s’inserisce un fattore sempre più significativo: il dialogo ecumenico e interreligioso s’intreccia in Italia come in tanti altri Paesi con il fenomeno dell’immigrazione. Sono almeno tre i profili dell’incontro tra l’insediamento di popolazioni straniere e il panorama religioso del nostro Paese. Il primo e più evidente aspetto riguarda il fatto che se oggi in Italia il pluralismo delle fedi è un dato crescente, lo si deve soprattutto all’immigrazione dall’estero. Nonostante l’usuale enfasi su una presunta "islamizzazione", le appartenenze religiose degli immigrati sono ben più variegate. I musulmani incidono per circa il 30% sul totale dei nuovi residenti, ma la maggioranza degli immigrati (53,6%) si riferiscono a una confessione cristiana, con la Chiesa ortodossa in primo piano (29,7%, circa 1,5 milioni di fedeli), seguita da quella cattolica con il 18,6% (attorno ai 900.000), dalla galassia evangelica con il 3,5%, dalla Chiesa copta con lo 0,3%. Buddisti (2,6%), induisti (2,2%), sikh (0,9%) e altre religioni (1,1%), completano il quadro. Rimane un 9,6% che non professa alcuna religione (Caritas-Migrantes, 28° Rapporto immigrazione). Nelle nostre città, accanto alle chiese cattoliche s’incontrano sempre più spesso templi, simboli, ministri, fedeli di altre confessioni cristiane e di altre religioni. Un’attenzione particolare dovrebbe rivolgersi ai cattolici immigrati e alle loro cappellanie. Come un tempo gli italiani all’estero, spesso preferiscono ritrovarsi fra loro, mantenendo viva la lingua, la memoria del Paese di origine, alcune peculiari devozioni. Gli incontri domenicali aiutano a lenire la solitudine, a sviluppare pratiche di socialità e forme di solidarietà. Ad alcuni consentono anche di assumere ruoli attivi, a volte di leadership, il più delle volte negati nell’esperienza lavorativa di ogni giorno. Il primo passo ecclesiale ed ecumenico sarebbe quello di conoscere di più questi fratelli nella fede, di sviluppare maggiormente occasioni d’incontro e iniziative condivise, superando il rischio di una gentile convivenza nella separatezza. Il secondo effetto del pluralismo religioso indotto dall’immigrazione riguarda la società più ampia: gli immigrati con la loro persistente religiosità mettono in questione l’idea di una progressiva e ineluttabile secolarizzazione delle società sviluppate. Come se le religioni fossero il passato e l’ateismo il futuro dell’umanità. Le società multietniche sono intrise di elementi religiosi, chiamate a trovare i modi per far convivere e dialogare diverse fedi e concezioni antropologiche. Da qui discende un terzo aspetto: la promozione di una società più armoniosa e inclusiva, nel rispetto delle legittime differenze culturali, richiede il contributo fattivo delle religioni: quelle nuove e quelle insediate per tradizione. Un futuro più abitabile non si costruirà né sui muri della chiusura alle fedi degli altri, né sulla tabula rasa della cancellazione del sacro per scrupolo di neutralità. Il patrimonio spirituale delle religioni è troppo prezioso per essere svilito dalle polemiche di parte. Certo richiede di essere costantemente attualizzato, rifuggendo settarismi e interpretazioni fondamentaliste. Sviluppato nel dialogo e nel servizio all’umanità, perseguito con gradualità e tenacia, pienamente legittimato e incluso nella sfera pubblica, potrà gettare una luce di speranza su un mondo attanagliato da conflitti, ansie e paure. (Maurizio Ambrosini – Avvenire)