Tag: Immigrazione

Australia: la Chiesa accanto agli aborigeni

23 Agosto 2019 - Sydney - “Migranti e rifugiati portano sempre energia e dinamismo nel paese in cui giungono. Se oggi noi australiani siamo ciò che siamo, un popolo giovane e dinamico, è grazie all'amore per la libertà e ai valori umani fondamentali garantiti ai ‘nuovi’ australiani”. E’ quanto dichiara il Vescovo mons. Vincent Long, in una nota ripresa dall’Agenzia Fides. Le parole del presule hanno caratterizzato e introdotto la Settimana del Migrante e del Rifugiato, che la Chiesa cattolica australiana vive dal 19 al 25 agosto, sul tema proposto da Papa Francesco, “Non si tratta solo di migranti”. Monsignor Long, delegato a presiedere la Commissione per i migranti e rifugiati, organismo dei vescovi australiani, ha vissuto in prima persona un’esperienza di migrazione dal proprio paese d’origine, il Vietnam, e a tal proposito racconta: “Noi, popolo di sbarcati vietnamiti, siamo stati generosamente accettati in questo paese, e da allora abbiamo contribuito facendo del bene. Molti di noi si sono sistemati in modo dignitoso e stanno facendo la propria parte per questo Stato, con le loro diverse attività commerciali. Inoltre, stiamo facendo sentire la nostra presenza anche nella Chiesa australiana”. "Mi chiedo dove saremmo a quest’ora, senza la vibrante fede e il forte spirito di comunità di migranti e rifugiati. Onoriamo, quindi, l'eredità dell’Australia, non con eccessivo protezionismo, ma prendendoci cura di richiedenti asilo, rifugiati e migranti, nello spirito di compassione e solidarietà che ha segnato il storia di questa nazione”, ha concluso Mons. Long.

GMM: in distribuzione il numero speciale di “Migranti press”

22 Agosto 2019 - Roma - Sono in distribuzione due numeri del mensile Migranti-press dedicati alla Prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che verrà celebrata il 29 settembre 2019. In un numero il messaggio del Papa per questa Giornata, cui ha dato questo titolo: “Non si tratta solo di migranti”. Segue il commento del Presidente della CEI per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes Mons. Guerino Di Tora, che porta il titolo “L’attenzione verso gli ultimi diventa crescita globale”. Una riflessione di p. Camillo Ripamonti e diversi sussidi (una preghiera per la Giornata, spunti per l’omelia e la preghiera dei fedeli, una veglia di preghiera, un sussidio catechetico) costituiscono altri contenuti importanti del mensile, per aiutare a rendere la Giornata un momento significativo nelle comunità parrocchiali. In fondo alla pubblicazione il resoconto delle offerte raccolte nelle Giornate del Migrante degli anni precedenti. Il numero contiene inoltre alcuni allegati: il manifesto della Giornata, un volantino che presenta la Fondazione Migrantes, con allegato vaglia per sostenerla, ed un fascicolo con una favola di Silvia Rizzato dedicata alle “finestre dei vicini”. Nell’altro numero una serie di contributi dedicati alla Giornata che possono essere di aiuto per chi intende promuovere momenti di confronto e riflessione sulla Giornata.

Sant’Egidio: il ricordo di Jerry Masslo a 30 anni dalla sua morte

21 Agosto 2019 - Roma - A 30 anni dalla sua morte, la Comunità di Sant’Egidio invita tutti a ricordare “degnamente” Jerry Essan Masslo, il profugo sudafricano che fu ucciso per rapina nella baracca dove viveva insieme ai suoi compagni per la raccolta dei pomodori. Il suo omicidio commosse l’Italia, provocò la prima grande manifestazione antirazzista dell’ottobre 1989 e spinse il governo di allora a emanare i primi provvedimenti per la regolarizzazione dei migranti con la legge Martelli. “Da allora in poi - si legge in una nota - molte cose sono cambiate ma resta il gravissimo problema dei braccianti stranieri sfruttati nelle campagne per pochi soldi e costretti a vivere in alloggi più che precari. E restano soprattutto sentimenti di intolleranza e di xenofobia – cresciuti purtroppo negli ultimi tempi - che occorre condannare. L’Italia, se tiene al suo futuro, deve allontanare ogni radice di odio e di discriminazione e puntare su integrazione, diritti e un lavoro dignitoso per tutti”. Alle 17 di sabato 24 agosto al cimitero di Villa Literno una delegazione di italiani e stranieri, provenienti da Roma, Napoli e altre città, darà luogo ad una marcia silenziosa alla fine della quale, la Comunità di Sant’Egidio, i sindacati, le associazioni e alcune autorità locali ricorderanno il sacrificio di Jerry Masslo. Alla fine verranno deposti fiori anche in omaggio ad alcune tombe senza nome di migranti - morti mentre si trovavano in quelle campagne per il lavoro dei campi - collocate significativamente accanto a quella di Masslo.

Dolo: il servizio allo stand gastronomico parrocchiale come occasione di formazione e integrazione

20 Agosto 2019 - Dolo - Nella sagra di san Rocco, sono una decina i ragazzi stranieri, protagonisti di un progetto di servizio comunitario allo stand gastronomico della Parrocchia di Dolo. Aiuto in cucina e addetto alla raccolta differenziata dei rifiuti, sono i ruoli d’impegno volontario e gratuito durante la sagra patronale dolese, che vede protagonisti alcuni giovani provenienti dal Gambia, Nigeria, Mali e Bangladesh. "Una testimonianza concreta di servizio e di integrazione -spiegano Alberta e Renzo, volontari coordinatori del progetto parrocchiale verso un territorio accogliente e sensibile ai forestieri che si fanno prossimi. Si lavora insieme con rispetto e collaborazione, uniti dal comune senso del mettersi a disposizione degli altri". L'iniziativa è stata favorita dall'Amministrazione comunale e resa possibile grazie alla collaborazione della cooperativa Città So.la.re. che, proprio a Dolo, vanta da tempo una positiva esperienza di accoglienza ed integrazione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati su un immobile in via dei Frati 10, oltre a gestire nelle vicinanze, l'accoglienza turistica sociale e quella del disagio abitativo di Casa a Colori, un tempo antico convento del'500. Nella foto, con i ragazzi, anche i sacerdoti don Francesco Mascotto, don Michele Bagatella, la coordinatrice del progetto Alberta e il vice sindaco di Dolo Gianluigi Naletto.  

Diocesi di Treviso: “nessuna minaccia dallo straniero”

20 Agosto 2019 - Treviso - “Da tempo, soprattutto a causa di una continua e martellante propaganda, pare che i valori della bontà e della speranza non debbano essere più praticati. La paura come sentimento e la forza come auspicio sembrano ormai i tratti distintivi di questa società. Soprattutto perché ogni giorno molti vengono convinti, sovente senza alcun motivo valido, che come cittadini siamo minacciati da molte cose, soprattutto dallo straniero”. Lo scrive in una nota la Commissione per la Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Treviso. “Numeri alla mano – continua il comunicato ripreso dal Sir – questa minaccia non esiste, ma questa evidenza conta poco per chi è convinto del contrario e non sente e non vuole sentire ragioni”. La costatazione dell’Ufficio della diocesi di Treviso è che “si stanno facendo strada, tra i cittadini, convinzioni che stanno trasformando il carattere e i tratti che storicamente hanno caratterizzato, in positivo, le nostre popolazioni”. “Questi territori che sempre sono stati operosi, accoglienti, disponibili all’aiuto si stanno sempre più chiudendo in sé stessi, al punto che sempre più frequente si avverte la paura degli altri (chiunque), accompagnata dall’auspicio che intervenga qualcuno che risolva tutto con ‘forza’”. L’auspicio della commissione è piuttosto che “ognuno a voce alta chieda la fine di questa stagione di semina di paura, la quale certamente rischia di creare seri problemi sociali e, in prospettiva, avrà ripercussioni pesanti sullo sviluppo anche economico di questo territorio”. “Auspichiamo si concretizzi un argine civile e ‘mite’ a tutto questo, prima che la poca fiducia che circola si spenga definitivamente per lasciarsi dominare dalla paura e lasciare spazio alla richiesta della forza. E che riprenda vigore la volontà di costruire un futuro migliore per tutti attraverso le vie della solidarietà, del rispetto, della bontà verso l’altro”.  

Diocesi Sora sull’omelia ostile all’accoglienza: “Non esprime la volontà della nostra Chiesa “

20 Agosto 2019 - Rima - “Uno dei cardini fondamentali della vita di san Rocco è stata la scelta evangelica del ‘prima gli altri’ per amore di Cristo povero e sofferente, presente negli appestati, contagiati, ammalati e moribondi che san Rocco ha abbracciato, servito, amato più di se stesso”. Lo ha detto il vescovo di Sora, Mons. Gerardo Antonazzo, nella sua omelia in occasione della festa del santo patrono. Parole che rilancia il sito della diocesi per “chiarire la posizione della Chiesa diocesana” di fronte alla presa di posizione di don Donato Piacentini, il parroco che in occasione della festa patronale aveva pronunciato un’omelia ostile all’accoglienza dei migranti. “La testimonianza di san Rocco incoraggia ancor più l’operato della nostra Chiesa, soprattutto attraverso la Caritas, sempre impegnata nell’accoglienza e nel servizio amorevole delle antiche e nuove forme di povertà – sottolinea la diocesi -. Tale accoglienza è stata rivolta in particolare agli immigrati giunti sul nostro territorio, in perfetta collaborazione con la Prefettura di Frosinone, con le istituzioni civili locali, con le associazioni di volontariato impegnate nel processo di integrazione”. Dunque, la precisazione che “questa è la scelta pastorale che non potrà cambiare perché il cristiano obbedisce al Vangelo della Carità nei confronti di chiunque, senza distinzioni né esclusioni”. Mentre “qualunque pensiero in senso contrario, espresso da chiunque non esprime la volontà della Chiesa diocesana, si deve addebitare esclusivamente a discutibili scelte personali di ogni singolo soggetto”. Infine, si annuncia che “nel prossimo mese di settembre il direttore della Caritas diocesana sarà presente in Turchia all’incontro internazionale delle Caritas impegnate nell’accoglienza degli immigrati”. (Sir)

Torino: Quando una diocesi decide di accogliere

19 Agosto 2019 - Torino - Vogliono i migranti? Li ospitino a casa loro, ripete ancora, di tanto in tanto, il refrain aggressivo e vuoto. Senza curarsi di quante famiglie, poche o tante che siano, a “casa loro” già lo fanno. Ma accolgono “a casa loro” anche realtà più complesse, come ad esempio le diocesi, intese come comunità e non solo come istituzioni. Una di queste è la diocesi di Torino. Fra le iniziative di accoglienza abitativa che essa ha promosso o a cui partecipa, ma anche per gli organismi più diversi attivi sul territorio (Pastorale migranti diocesana, parrocchie, istituti religiosi, associazioni, cooperative, famiglie e singoli che hanno deciso di impegnarsi in prima persona…), non è facile tirare le fila. Ma nelle settimane in cui si è completata una tappa importante del superamento dell’occupazione dell’ex MOI di Torino, con lo svuotamento delle ultime due palazzine nell’ambito del progetto inter istituzionale “MOI, Migranti un’opportunità di inclusione”, ecco qualche dato e qualche considerazione dopo gli anni della cosiddetta “emergenza migranti” (e ai tempi dei decreti immigrazione e sicurezza). In questo periodo fanno o hanno fatto capo alla diocesi subalpina centinaia di posti d’accoglienza sostenuti interamente con fondi propri, o diocesani o della CEI presso decine di parrocchie, appartamenti, istituti o altre strutture; i 28 posti del progetto SPRAR di accoglienza in famiglia “Rifugio diffuso“; la partecipazione a un progetto con fondi FAMI per l’accoglienza di decine di minori non accompagnati; e ancora, centinaia di posti in CAS allestiti in appartamenti, istituti religiosi e, di nuovo, in altre strutture. Come Ufficio Migrantes di Torino – puntualizza a Vie di fuga Sergio Durando, direttore di questo ufficio diocesano -, sull’accoglienza abitativa “lavoriamo soprattutto per la connessione e l’attivazione di reti e risorse, umane, economiche e immobiliari per far fonte ai bisogni crescenti di diverse categorie di persone”. Si va dall’accompagnamento in percorsi di autonomia abitativa per nuclei famigliari “fragili” (non solo immigrati) all’alloggio di studenti universitari extra-UE (un’ottantina, accolti in 30 appartamenti); da “Rifugio diffuso” (di cui la Migrantes diocesana è “soggetto attuatore“) alla promozione-supporto per l’accoglienza diffusa nelle parrocchie e in comunità religiose; dalla messa a disposizione di immobili per progetti di accoglienza non profit alla partecipazione al progetto ex MOI in rappresentanza della Diocesi; dalla collaborazione per l’apertura di una comunità per MSNA a San Mauro Torinese (un’esperienza conclusa nello scorso marzo) alla promozione del progetto sperimentale unico in Italia per la “residenza transitoria” nata dall’occupazione di via della Salette, a Torino; fino alla partecipazione ai Corridoi umanitari per i rifugiati dalla Siria e dall’Etiopia e all’ospitalità data a due migranti sbarcati nel 2018 dalla nave Diciotti. Una realtà con cui la Pastorale migranti torinese collabora è la Terremondo di Torino, nata nel 2003 dall’esperienza dell’associazione ASAI. Nell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, questa cooperativa ha lavorato e continua a lavorare con giovani e famiglie migranti, e a supporto di parrocchie e istituti religiosi. Fra 2016 e 2018, con una cinquantina di posti complessivi in questo settore d’attività, gli operatori di Terremondo hanno seguito circa 150 persone. «Possiamo dire che abbiamo aiutato ad inserirsi in Italia tre quarti di loro – tira le somme il presidente della cooperativa Luca Mastrocola -, fra accompagnamenti all’autonomia, verso inserimenti nello SPRAR, con il proseguimento di accoglienze abitative…». Una delle “formule” amministrative adottate in questi progetti è stata quella dei CAS, i centri “straordinari” che fanno capo alle Prefetture. «Questa esperienza è stata faticosa e per certi versi positiva – commenta ancora Mastrocola -, ma non l’abbiamo più proseguita». «Negli anni dell’”emergenza” – spiega – abbiamo visto lavorare gestori in modi molto diversi. Quanto a noi, abbiamo puntato su un’integrazione vera, piccoli gruppi di ospiti, non più di 10 per gruppo, in alloggi, con un numero sufficiente di operatori, con la responsabilizzazione verso l’autonomia, con formazione e orientamento al lavoro, con il coinvolgimento di territorio, volontariato e cittadini, avendo come riferimento il modello dello SPRAR. Ma oggi per gli ospiti che l’Italia inserisce nei CAS le chance sono drasticamente diminuite: a causa della sostanziale abolizione della protezione umanitaria sono in gran parte “diniegati” e dopo un iter di due, due anni e mezzo finiranno per ricevere un provvedimento di espulsione, ma di certo non se ne andranno, diventando così degli irregolari. Personalmente lo ritengo fallimentare e pericoloso. Comunque sia, anche questo ci ha spinto a lasciare l’esperienza dei CAS». Fine delle convenzioni, ma non è detto che sia la fine delle accoglienze. Ad esempio, nonostante il mancato rinnovo di una convenzione CAS, quest’anno l’accoglienza parrocchiale di Rivoli (uno dei comuni dell’hinterland torinese) con il supporto di operatori di Terremondo prosegue perché la parrocchia e la stessa Terremondo si sono fatte carico direttamente dei costi. “La vicenda del MOI l’abbiamo vissuta – come Diocesi e come Migrantes in particolare – come una sfida e un’opportunità che poteva segnare la vita della nostra città e costituire anche un modello per l’intero Paese. C’è voluto del tempo: fin dall’inizio abbiamo deciso di non procedere allo sgombero forzato, ma di accompagnare le persone perché potessero comprendere quanto il progetto che avevamo stabilito fosse vantaggioso per dare dignità e speranza in un futuro migliore alle numerose persone coinvolte”, ha detto Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, il 30 luglio, giorno della liberazione delle ultime due palazzine occupate all’ex MOI di Torino, con il trasferimento ordinato di circa 400 persone. Per loro la vera sfida del progetto “MOI, Migranti un’opportunità di inclusione” inizia ora: saranno coinvolte in percorsi di formazione professionale, inserimenti lavorativi e abitativi, per favorirne l’inclusione e l’autonomia. I percorsi iniziano anche per quelli che sono stati accolti provvisoriamente nei centri di Settimo Torinese e Castel d’Annone (Asti): in autunno, dopo un bando del Comune, saranno ricollocati in appartamenti come gli altri. Il progetto, unico in Italia, è nato con un protocollo d’intesa inter-istituzionale firmato nel 2017 da Comune e Città Metropolitana di Torino, Regione Piemonte, Prefettura di Torino, Diocesi di Torino e Compagnia di San Paolo (ma contributi finanziari sono giunti anche dal ministero dell’Interno) per affrontare l’emergenza abitativa e lavorativa degli abitanti delle palazzine dell’ex MOI. Queste ultime, costruite per il villaggio delle Olimpiadi Invernali del 2006 e rimaste poi abbandonate, erano state occupate a partire dall’“emergenza” del 2013 da beneficiari di provvedimenti di protezione rimasti senza accoglienza: forse l’occupazione più grande d’Europa. La liberazione dello scorso 30 luglio è stata preceduta (in un percorso in cui non sono mancate difficoltà e contestazioni) dalla liberazione degli interrati e di altre due palazzine dell’ex villaggio olimpico durante quattro interventi fra il novembre 2017 e il marzo 2019, che hanno portato al trasferimento di 424 persone: fra loro, quelle oggi in accoglienza sono 301 (vi sono stati abbandoni ma anche raggiunte autonomie e passaggi in CAS), presso strutture del terzo settore o legate alla Diocesi. Sempre ad oggi sono stati promossi 88 tirocini e 218 formazioni professionali e sono stati attivati 132 contratti di lavoro. Inoltre 30 persone hanno affittato autonomamente una casa attraverso un accompagnamento alla locazione. Nella scorsa primavera gli accolti dal progetto che avevano raggiunto l’autonomia erano già una sessantina. Per le quattro palazzine liberate si prevede ora una riqualificazione e una destinazione di social housing. (Giovanni Godio)      

Redentoristi Stati Uniti: “solidarietà ai confratelli che accompagnano le famiglie immigrate

19 Agosto 2019 - Denver - I redentoristi della Provincia di Denver esprimono “solidarietà” ai confratelli che prestano servizio e accompagnano le famiglie immigrate, prive di documenti nel Delta del Mississippi e che temono la deportazione. Lo annunciano in una nota in cui esprimono sostegno anche ai vescovi nella regione, cattolici e non solo, che chiedono la fine delle incursioni federali. “Siamo solidali con i nostri confratelli redentoristi che stanno offrendo conforto e sostegno spirituale a questo popolo di Dio, molti chiedono asilo e sono rifugiati che vivono negli Stati Uniti da molti anni e hanno figli che sono cittadini degli Stati Uniti”, si legge nella nota.

Claustrali per i migranti: centinaia di adesioni alla lettera aperta

2 Agosto 2019 - Milano - Sono arrivate a centinaia le adesioni alla Lettera al Presidente Mattarella e al Premier Conte in cui clarisse e carmelitane esprimevano «preoccupazione per il diffondersi in Italia di sentimenti di intolleranza, rifiuto e violenta discriminazione nei confronti dei migranti», inviata lo scorso 11 luglio ai destinatari e resa pubblica attraverso il quotidiano Avvenire. “Non ci è stato possibile contattare tutte le fraternità monastiche esistenti sul territorio nazionale - precisavano le suore - , ma sappiamo di essere in comunione con quante di loro condividono le stesse nostre preoccupazioni e il nostro stesso desiderio di una società più umana”. “La nostra semplice vita di sorelle - scrivevano - testimonia che stare insieme è impegnativo e talvolta faticoso, ma possibile e costruttivo. Solo la paziente arte dell’accoglienza reciproca può mantenerci umani e realizzarci come persone”. “Molti monasteri italiani, appartenenti ai vari ordini - proseguivano -, si stanno interrogando su come contribuire concretamente all’accoglienza dei rifugiati, affiancando le istituzioni diocesane. Alcuni già stanno offrendo spazi e aiuti. E, al tempo stesso, tutte noi cerchiamo di essere in ascolto della nostra gente per capirne le sofferenze e le paure”. La pioggia iniziale di sottoscrizioni, scrive il quotidiano, non ha rallentato: per settimane sono continuate a giungere all'indirizzo indicato dalle suore email da ogni parte d'Italia, di singoli e di gruppi. Al 31 luglio la raccolta di adesioni si è conclusa.

“Si tratta di mettere gli ultimi al primo posto”

1 Agosto 2019 -

Città del Vaticano - La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra il prossimo 29 settembre, si avvicina e la campagna comunicativa della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano ed Integrale continua. 

Il tema “Non si tratta solo di migranti” questo mese è sviluppato nel sotto tema “Si tratta di mettere gli ultimi al primo posto”. Papa Francesco, durante la Santa Messa celebrata in occasione del VI anniversario della sua visita a Lampedusa, ha pregato per gli “ultimi” che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono.

Il video che riprende la celebrazione è disponibile sul sito della Sezione assieme al  e a tutto il materiale della campagna che offre riflessioni, approfondimenti e risorse per la promozione delle attività pastorali sui temi della GMMR, affrontando vari sottotemi con testi e immagini differenti.

I sotto temi trattati sono stati “Si tratta anche delle nostre paure”“Si tratta della carità”, "Si tratta della nostra umanità" e “Si tratta di non escludere nessuno”