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Il mondo nella nostra Chiesa”: Mons. Nosiglia visita le comunità migranti di Torino

17 Aprile 2019 - Torino – L’arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, nelle prossime settimane,  visiterà le comunità migranti della diocesi. Slogan dell’iniziativa “Il mondo nella nostra Chiesa”. Inizierà domenica 28 aprile nella Chiesa di san Domenico alle 11,30 con le comunità africane. Domenica 5 maggio “L’arcivescovo incontra l’Europa e le sue genti” nella Chiesa della Madonna del Carmine. Le visite proseguiranno domenica 19 maggio con “L’Arcivescovo incontra l’Asia e le sue genti” nella Chiesa di San Giovanni Evangelista mentre domenica 26 maggio l’incontro con le popolazioni provenienti dalle America nella chiesa del Sacro Cuore. Domenica 26 maggio l’incontro coi i giovani migranti nella Chiesa di San Domenico e  il 23 giugno conclusione della visita con una celebrazione eucaristica per tutte le comunità migranti nella Cattedra di San Giovanni Battista.

Consiglio d’Europa: garantire ai profughi i diritti e le libertà fondamentali

17 Aprile 2019 - Strasburgo - Gli Stati non devono utilizzare le politiche d’integrazione come strumento per regolare i flussi migratori, ma per assicurare che migranti e rifugiati possano godere dei loro diritti e libertà fondamentali. Sono le conclusioni del rapporto di Tomas Bocek, rappresentante speciale del Segretario Generale del Consiglio d’Europa per la migrazione e i rifugiati. Il dossier esamina le politiche di 11 stati membri (tra cui Italia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Gran Bretagna, Svezia, ma anche Russia e Turchia). La valutazione delle politiche d’integrazione si concentra sui requisiti che i rifugiati già presenti nel Paese, o che chiedono il ricongiungimento familiare, debbono soddisfare: da un reddito minimo alla conoscenza della lingua e delle leggi nazionali. Secondo Bocek, i percorsi di apprendimento dell’idioma locale dovrebbero essere volontari e gratuiti e il reddito minimo dovrebbe essere «proporzionale».

Autorità Infanzia e Adolescenza: il 10 per cento dei minorenni in Italia ha genitori di origini immigrate

16 Aprile 2019 - Roma - Un minorenne su dieci, in Italia, ha genitori di origini immigrate. Si tratta di un milione di under 18, equamente ripartiti tra maschi e femmine, che crescono all’incrocio tra due mondi: quello della famiglia di origine e la società italiana. Ragazzi che si trovano a far da mediatori tra due culture, quasi fossero talora genitori dei loro stessi genitori. Minorenni che, a causa della provenienza della loro famiglia, affrontano discriminazioni e malintesi. Come quello di essere considerati stranieri, anche se parlano e vivono da italiani. O quello di dover far accettare ai familiari comportamenti “da italiani”. E’ quanto emerge dal documento “L’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata. Focus sulla condizione femminile” realizzato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) in collaborazione con la Consulta delle associazioni e organizzazioni dell’Agia con il supporto tecnico dell’Istituto degli Innocenti. A tutela dei loro diritti di persone di minore età l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) ha formulato una serie di raccomandazioni rivolte a ministeri, regioni, comuni, servizi sociali, assistenti sociali e giornalisti contenute nel documento. “Quelli di nuova generazione sono bambini e ragazzi per i quali i diritti della Convenzione di New York valgono come per tutti i loro coetanei” avverte l’Autorità garante Filomena Albano. “Fino a qualche anno fa erano soprattutto ragazzi nati all’estero. Oggi la maggioranza, sette su 10, è nata in Italia. Con lo studio avviato a maggio scorso dalla Consulta delle associazioni e delle organizzazioni dell’Agia abbiamo rilevato buone pratiche e criticità, grazie a docenti universitari, esperti, magistrati, avvocati e rappresentanti delle associazioni dei ragazzi di seconda generazione e delle comunità straniere in Italia”.  “Abbiamo ascoltato la voce dei ragazzi di nuova generazione, e ne sono scaturite, oltre che storie e testimonianze, una serie di indicazioni sulle azioni possibili per la loro inclusione e partecipazione” prosegue Filomena Albano. “Azioni che le istituzioni - in particolare la scuola - gli operatori, i professionisti e le organizzazioni sono sollecitate a porre in atto. Anche il linguaggio e le narrazioni che li riguardano hanno bisogno di una revisione. Per questo abbiamo invitato l’Ordine dei giornalisti a collaborare con gli stessi immigrati o con le nuove generazioni di origine immigrata come testimoni privilegiati per pervenire a questo risultato”. Tra le raccomandazioni presentate questa mattina la sensibilizzazione del personale che entra in contatto con bambini e ragazzi di nuova generazione sulle loro specificità culturali, in particolare a scuola. E ancora: la presenza di mediatori linguistici e culturali ai colloqui dei genitori con gli insegnanti. Particolare attenzione è stata attribuita, a scuola, alla cultura della prevenzione, in termini di educazione alla relazione e alla salute riproduttiva e sessuale e, presso i consultori, all’informazione sull’esistenza di sportelli di educazione alla salute e alla sessualità.  

Roma: un documento di studio su l’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata

15 Aprile 2019 - Roma – Domani, 16 aprile, nella sede del Parlamento del Cnel a Roma la presentazione del documento “L’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata. Focus sulla condizione femminile” realizzato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) in collaborazione con la Consulta delle associazioni e organizzazioni dell’Agia con il supporto tecnico dell’Istituto degli Innocenti. Nel corso della mattinata saranno illustrate anche le raccomandazioni che l’Autorità garante Filomena Albano rivolgerà al Miur, al Ministero dell’Interno, a quello della Salute, alle Regioni, ai Comuni, ai servizi sociali, agli Ordini degli assistenti sociali e dei giornalisti. Tra i partecipanti gli esperti che hanno lavorato al documento e alcuni giovani che porteranno la loro testimonianza di ragazze e ragazzi appartenenti alle nuove generazioni di origine immigrata. Prevista anche una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni, tra cui quelle destinatarie delle raccomandazioni.

Andria: a “Il caffè della Parola” si parla di immigrazione

15 Aprile 2019 - Andria - Proseguono gli incontri de “Il caffè della Parola – dalle parole al Verbo” promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria in collaborazione l'Associazione di volontariato Salah. Ospite di questo terzo appuntamento, oggi pomeriggio, è don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes con il quale si approfondirà il tema della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: “Non si tratta solo di migranti”.  

Ambasciatore Malta in Italia: “Nave Alan Kurdi? Situazione risolta nelle prossime ore”

12 Aprile 2019 - Roma - “Sono sicura che la situazione della nave Alan Kurdi, dell'Ong tedesca Sea-Eye, a largo delle coste di Malta, verrà risolta nelle prossime ore o domani. Ci sarà una soluzione. Purtroppo vuol dire che vedremo ancora casi come questo”. Lo ha detto ieri sera l’ambasciatore di Malta in Italia, Vanessa Frazier, ospite del programma Today su Tv2000.

Papa Francesco: la tratta è una “mercificazione della persona umana”

11 Aprile 2019 - Città del Vaticano - La tratta è una “mercificazione della persona umana”. Papa Francesco ancora una volta lo ha ribadito questa mattina, nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, ricevendo in udienza i partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Tratta di Persone, organizzata dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale che si è svolta a Sacrofano. La Tratta, nelle sue molteplici forme, costituisce una ferita “nel corpo dell’umanità contemporanea”, una “piaga profonda nell’umanità di chi la subisce e di chi la attua. La tratta, infatti, deturpa l’umanità della vittima, offendendo la sua libertà e dignità. Ma, al tempo stesso, essa – ha detto il pontefice - disumanizza chi la compie, negandogli l’accesso alla ‘vita in abbondanza’. La tratta, infine, danneggia gravemente l’umanità nel suo insieme, lacerando la famiglia umana e anche il Corpo di Cristo”. Quello dalla Chiesa è quindi non solo un impegno sociale ma una vera missione “evidente nella lotta contro ogni forma di tratta e nell’impegno proteso verso il riscatto dei sopravvissuti; una lotta e un impegno che hanno effetti benefici anche sulla nostra stessa umanità, aprendoci la strada verso la pienezza della vita, fine ultimo della nostra esistenza”. Nel suo discorso il papa ha quindi voluto ringraziare le tante congregazioni religiose impegnate a sconfiggere questa tragedia come “avanguardie” dell’azione missionaria della Chiesa contro ogni forma di tratta anche se c’è ancora da fare: “Gli uffici preposti delle Chiese locali, le congregazioni religiose e le organizzazioni cattoliche sono chiamati a condividere esperienze e conoscenze e ad unire le forze in un’azione sinergica che interessi i Paesi di origine, transito e destinazione delle persone oggetto di tratta”. La Chiesa, per rendere più adeguata ed efficace la sua azione deve sapersi avvalere dell’aiuto di “altri attori politici e sociali. La stipulazione di collaborazioni strutturate con istituzioni e altre organizzazioni della società civile sarà garanzia di risultati più incisivi e duraturi”. Infine il ricordo di Santa Giuseppina Bakhita, ridotta in schiavitù da bambina, venduta e comprata, ma poi liberata e “fiorita” in “pienezza come figlia di Dio”. Da qui la preghiera alla santa per tutti coloro che “si impegnano nella lotta contro la tratta”. (R.Iaria)

Mons. Felicolo: serve una accoglienza “intelligente”

11 Aprile 2019 - Roma – “La paura, alimentare la paura dei migranti, è il peggiore dei modi per affrontare la dimensione umana del fenomeno della migrazione. La paura ci fa chiudere, ci fa reagire in modo istintivo, la paura fa comodo, è utile e talvolta strumentale a chi la produce. La paura genera altra paura”. A parlare è Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma in una intervista al periodico del Masci, “Strade Aperte”. Per il sacerdote nella paura “perdiamo di vista i nostri valori. L’altro diviene un nemico da cui difendersi”. Se poi la paura diviene da “individuale collettiva”, allora “si corre anche il serio rischio di fenomeni di reazione sociale non sempre controllabili. Tutto ciò va evitato”. E questo si evita – spiega Mons. Felicolo – attraverso la conoscenza dell’altro, “andando incontro all’altro per capirne le ragioni, le motivazioni, la disperazione della sua esistenza. La conoscenza dell’altro è come un faro che si accende sull’umanità delle persone. La conoscenza è luce, la paura è il buio. Dobbiamo perseguire la luce; dobbiamo, attraverso la conoscenza, sviluppare, e far nostro, il tema dell’accoglienza. Perché la buona accoglienza nasce dall’ascolto, dalla compartecipazione, dalla misericordia, dalla condivisione. La conoscenza allontana la paura e genera la buona accoglienza. E si accoglie prima con il ‘cuore’ e poi con la ‘mente’. Si accoglie con piccoli e grandi gesti, si accoglie personalmente o in modo comunitario. Si accoglie aprendo noi stessi alla speranza che le Persone possano cambiare e migliorare il proprio destino”. Per questo occorre quella che il direttore Migrantes chiama accoglienza “intelligente”. Ancora prima delle “regole” – spiega -  serve “intelligenza” nel “comprendere cosa proporre nell’interesse del Paese e cosa offrire a queste Persone. L’accoglienza intelligente non è solo una questione di carattere economico ma è la giusta predisposizione personale e sociale ad includere l’altro, a farlo sentire parte di un progetto di inclusione sociale. Serve rispetto dell’altro, delle sue debolezze, dei suoi bisogni. La mancata accoglienza, il respingimento generano solitudine, abbandono, talvolta forme di violenza. Tutto ciò sviluppa un circolo di negatività che si può interrompere solo attraverso un ‘paziente cammino d’integrazione”. Per Mons. Felicolo si può accogliere in tanti modi e cita l’esempio del piccolo centro del crotonese dove gli abitanti si  si sono gettati in mare, al buio ed al freddo, per salvare la vita di 51 curdi la cui barca a vela stava affondando nel mare antistante Crotone. “Quanta umanità in quel gesto bellissimo di accoglienza. Prima di tutto, la vita delle persone, poi parliamo di ‘regole’ e di come gestire sul piano organizzativo e politico il fenomeno dei migranti. Se non mettiamo davanti a tutto la vita, ogni risposta, anche la migliore sul piano organizzativo, rischia di essere vuota, inconsistente. Accogliere è accettare l’altro, conoscerlo, donargli qualcosa ben sapendo che un gesto d’amore può cambiare il verso di una ‘esistenza negata’”. (Raffaele Iaria)

Coldiretti: fare presto con iter burocratico per l’ingresso di migranti con il nuovo decreto flussi

10 Aprile 2019 - Roma - Scatta la corsa all’ingresso di 18 mila lavoratori stagionali non comunitari in Italia sulla base del Decreto Flussi 2019. Il provvedimento che regola l’arrivo di manodopera straniera in Italia – spiega la Coldiretti – è stato appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e prevede la presentazione fino al 31 dicembre 2019 delle domande telematiche di ingresso attraverso il sistema attivo sul sito del Ministero dell’Interno. La quota riguarda lavoratori subordinati stagionali di Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. Dal “click day”, fissato per mercoledì 24 aprile – sottolinea la Coldiretti – è possibile presentare le domande di ingresso on line per i lavoratori stagionali non comunitari che troveranno occupazione soprattutto in agricoltura che, insieme al turismo, è il settore con maggiori opportunità occupazionali in particolare nelle grandi campagne di raccolta delle principali produzioni Made in Italy: dalla frutta alla verdura, dai fiori al vino fino, ma anche negli allevamenti. In totale – evidenzia la Coldiretti – fra stagionali e permanenti sono 345mila i lavoratori stranieri impiegati in agricoltura, per un totale di giornate di occupazione pari a 29.437.000. Viene anche confermata la quota di 100 lavoratori non stagionali di origine italiana da Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile oltre a 4.750 conversioni di permessi per lavoro stagionale in permessi di soggiorno per lavoro subordinato che consentiranno a molte aziende agricole di stabilizzare il rapporto con i propri dipendenti stranieri entrati in questi anni con i flussi stagionali, spiega Coldiretti. In base all’ultimo Testo Unico sull’Immigrazione – si legge in una nota -– risultano semplificati anche i requisiti per la richiesta del permesso stagionale pluriennale e la procedura di accoglimento dell’istanza per “silenzio-assenso”, essendo sufficiente che lo straniero abbia fatto regolare ingresso con permesso di soggiorno stagionale almeno una volta nei cinque anni precedenti per potervi avere accesso. “Adesso occorre fare presto con l’iter burocratico sia in Italia che nei nostri consolati all’estero al fine di consentire alle imprese di poter assumere il personale nel momento del bisogno – aggiunge la Coldiretti – i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l’attività di bergamini sono soprattutto gli indiani mentre i macedoni sono coinvolti principalmente nella pastorizia”.    

Flussi migratori: pubblicato il decreto su Gazzetta Ufficiale

10 Aprile 2019 - Roma – “A titolo di programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per l'anno 2019, sono  ammessi  in  Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale e  non  stagionale  e  di lavoro  autonomo,  i  cittadini  non  comunitari  entro   una   quota complessiva massima di 30.850 unità”. E’ quanto prevede il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 marzo – pubblicato sulla gazzetta Ufficiale di ieri, 9 aprile – “Programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio della Stato per l’anno 2019”.