Tag: Immigrati e rifugiati

Brescia: torna in scena oggi “Tutti abbiamo sangue rosso”

28 Gennaio 2020 - Brescia – Questa sera, 28 gennaio, torna in scena al Cinema Nuovo Eden di Brescia “Tutti abbiamo sangue rosso – in bianco e nero”, la rappresentazione teatrale ideata e creata dai richiedenti asilo ospiti della Cooperativa Kemay di Caritas Diocesana di Brescia. Questa terza edizione della rappresentazione vede coinvolti Medici Senza Frontiere con il patrocinio del Comune di Brescia. Sul palcoscenico cinque ragazzi, insieme ai volontari, racconteranno la propria esperienza di migranti. “Tutti abbiamo sangue rosso – in bianco e nero” prende le mosse da “Tutti abbiamo sangue rosso”, drammatizzazione autobiografica nata per raccontare le storie dei migranti che approdano sulle nostre coste e risignifica cosa vuol dire lasciare la propria terra e la propria famiglia in un viaggio senza certezze.

Garante persone private libertà: “non deve esserci spazio per nessun sospetto” sulla morte del giorgiano nelCpr di Gradisca

28 Gennaio 2020 - Gorizia - “Gradisca è un episodio allarmante, la cautela rimane ma no a omertà e impunità su eventuali violenze a danno del cittadino georgiano”. Lo afferma il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, relativamente a quanto riportato a proposito dell’esito dell’esame autoptico sulla morte del migrante georgiano ospite del Cpr di Gradisca. Il fatto che non emergano, stando alle prime valutazioni dei periti, “elementi indicativi di un pestaggio come causa principale della morte di Vakhtang Enukidze – afferma Palma – non diminuisce l’assoluta volontà di fare piena luce su eventuali comportamenti lesivi della sua integrità fisica nel periodo in cui è stato privato della libertà da parte dell’autorità pubblica. Al contrario, la ricostruzione di ogni singola fase di tale periodo è necessaria per accertare eventuali responsabilità ed evitare qualsiasi sensazione d’impunità”. Per questo, il Garante nazionale seguirà con molta attenzione i risultati degli esami tossicologici e sottolinea “il dovere per chiunque fosse stato testimone, o abbia avuto contezza del verificarsi di episodi di comportamenti lesivi nei confronti del signor Vakhtang di informarne l’autorità giudiziaria. Non deve esserci spazio per nessun sospetto di omertà o di impunità rispetto alla morte di un giovane uomo mentre era sotto la responsabilità dello Stato”. (P.C. - Sir)

Quel mattino a Lampedusa

24 Gennaio 2020 -   Brescia - “Eravamo in otto sulla “Gamar”, la mia barca. Poco prima delle due di notte ci siamo addormentati. Volevamo uscire più tardi per una battuta di pesca. Dopo qualche ora un mio amico ha sentito delle grida. Pensavo che fossero dei gabbiani […]. Alla fine ci siamo resi conto che non erano uccelli, erano urla”. Inizia così il racconto da parte di Vito Fiorino del naufragio di 545 persone all’alba del 3 ottobre 2013 al largo di Cala Tabaccara (Lampedusa); un naufragio che si trasforma nel giro di poche ore in una tragedia del mare: 358 le vittime, 20 i dispersi, 155 i superstiti, tra cui 41 minori. “Abbiamo cominciato a prendere tutti quelli che potevamo e a metterli in barca. Ci siamo ritrovati in 55 su un barchino di nove metri, con a bordo tutti questi ragazzi dai 13 ai 20 anni”. Un racconto drammatico quello di Vito Fiorino, falegname in pensione e pescatore per passione, che Antonio Umberto Riccò, scrittore e autore teatrale, sceglie di intrecciare con quelli di altri protagonisti di quel mattino a Lampedusa. Una la certezza di fronte alla “globalizzazione dell’indifferenza che si rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto” (papa Francesco, Lampedusa, 8 luglio 2013): “raccontare quel naufragio significa non dimenticarlo”. L’esito: una lettura scenica che cuce magistralmente insieme testimonianze di soccorritori, di migranti, di lampedusani; immagini di repertorio; musiche scritte ad hoc da Francesco Impastato. Inedita nondimeno la messa in scena del racconto: a dar voce alle tante testimonianze sono di volta in volta persone diverse a seconda dei contesti in cui viene proposto. Così sarà a Monticelli Brusati, nell’ambito della Settimana educativa dedicata al tema dell’accogliere, sabato 25 gennaio alle ore 20.30, presso la Sala della comunità, dove a “ricordare per non dimenticare” sarà presente anche Vito Fiorino, nominato lo scorso anno nel Giardino dei Giusti di Milano. (Chiara Buizza – La Voce del Popolo)  

Card. Zuppi: la sfida vera è  governare il fenomeno migratorio con umanità

24 Gennaio 2020 - Torino – Sulla realtà migratoria “che anche in ambito cristiano è discussa, bisogna fare chiarezza. Si sente dire: ‘Prima noi, poi gli altri’; si sente l’obiezione sulla disponibilità di risorse per tutti. Ma io credo anzitutto che si debba uscire da questi dualismi del noi-loro, del prima-dopo, dell’invasione-respingimento. Sono dualismi che deformano la realtà e sono molto pericolosi”. A dirlo è il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, in una intervista al settimanale “La Voce e il Tempo” della diocesi di Torino. “Certo – spiega il card. Zuppi -  che c’è bisogno di accoglienza intelligente. C’è bisogno di un’intelligenza che programma nell’ordinario e che sa offrire risposte in caso di emergenza. Se però l’emergenza – aggiunge - è continua e non porta a governare il fenomeno, allora si generano paure e noi dobbiamo uscire da questo meccanismo. È un cambiamento di prospettiva fondamentale e basterebbe guardare alla storia: in passato le migrazioni ci sono sempre state. Noi stessi siamo stati migranti…”. L’arcivescovo di Bologna, autore recentemente del volume “”Odierai il prossimo tuo” (Piemme) sottolinea che il meccanismo della paura, della necessità di proteggersi “porta a innalzare muri, chiudere i porti, ed è su questo che oggi le persone si interrogano”. Oggi occorre “far riflettere sul fatto che la protezione non sta nei muri, che la sfida vera è appunto governare il fenomeno migratorio, ma sempre con umanità. Su questo per i cristiani non ci sono deroghe: si tratta di un imperativo evangelico chiarissimo che non può essere disatteso, in nessun caso. Chi sa accogliere, sa anche gestire la convivenza. Tanti problemi del gestire l’immigrazione si generano perché si pensa che la convivenza non sia possibile, si pensa che implichi un pericolo e invece si può gestire, organizzare… Non ci sono invasioni, ma persone a cui aprire le porte perché possano avere un futuro”. Questo dipende – spiega ancora il cardinale - da cosa vogliamo fare della nostra casa comune ed è questo che dobbiamo chiarirci per poi agire di conseguenza”.

Ecumenismo: veglie interdiocesane e testimonianze di migranti nelle diocesi del Lazio

24 Gennaio 2020 - Roma - “Siamo chiamati in causa per una urgente ricerca della unità dei cristiani, non soltanto ospitandoci gli uni verso gli altri, ma anche tramite l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra cultura e fede”: sono parole del vescovo di Tivoli e di Palestrina, mons. Mauro Parmeggiani, che oggi, 24 gennaio, nella parrocchia di San Giuseppe Artigiano a Villanova di Guidonia (Rm) presiederà una solenne veglia ecumenica interdiocesana in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Insieme a lui, i rappresentanti di altre Chiese cristiane invocheranno “il dono dell’unità su quanti credono in Gesù, affinché, insieme, divengano attraenti verso coloro che ancora non si sono incontrati con Lui”, aggiunge il presule. Sarà interdiocesana anche la preghiera ecumenica che le diocesi di Frosinone e Sora vivranno domani nell’abbazia cistercense di Casamari (Fr). Insieme ai vescovi mons. Ambrogio Spreafico e mons. Gerardo Antonazzo, interverranno rappresentanti delle Chiese valdese, battista e ortodossa romena. Ieri a Latina, nella parrocchia dell’Immacolata, la preghiera ecumenica che l’Ufficio diocesano per il dialogo ecumenico e interreligioso ha promosso insieme all’Ufficio Migrantes. Con il vescovo mons. Mariano Crociata e i rappresentanti di altre confessioni, un gruppo di migranti ospiti a Latina hanno portano la propria testimonianza. “Vogliamo richiamare l’attenzione delle Chiese all’accoglienza, come quella che ricevette san Paolo quando naufragò sull’isola di Malta durante il viaggio verso Roma”, ha spiegato Mariangela Petricola, direttrice dell’Ufficio per l’ecumenismo.  

Migrantes: nominati dal CEP i coordinatori nazionali per i filippini e i lituani in Italia

23 Gennaio 2020 -

Roma – Il Consiglio Episcopale Permanente della CEI, riunito in questi giorni a Roma ha nominato due coordinatori nazionali per la pastorale con gli stranieri cattolici in Italia. Si tratta di Don Gregory Ramon Dacer Gaston, Rettore del Pontificio Collegio Filippino, nuovo coordinatore nazionale Migrantes della pastorale dei cattolici filippini in Italia e del coordinatore nazionale della pastorale dei cattolici lituani Don Audrius Astikaitis, Rettore del Pontificio Collegio Lituano San Casimiro. Ai due coordinatori gli auguri di un proficuo lavoro da parte della Fondazione Migrantes.

Card. Bassetti: riconoscere in ogni persona le capacità e i talenti di cui è portatrice

22 Gennaio 2020 -

Roma - I quattro verbi - accogliere, proteggere, promuovere, integrare - utilizzati da Papa Francesco in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2018 “declinati” tutti insieme costituiscono “un programma sociale completo”. Lo ha detto oggi pomeriggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, intervenendo al Senato all’incontro sul tema “Promuovere ed integrare”. Un programma - ha spiegato il porporato - che c’interpella nel “profondo” e “rappresenta un mandato inderogabile per noi come Chiesa, e per chi, come noi, ambisce non solo a stare vicino a chi è momentaneamente in una situazione di fragilità o disagio, ma vuole comunque riconoscere in ogni persona le capacità e i talenti di cui è portatrice. A ciò si lega - ha spiegato il porporato - il desiderio di mantenere una società e una comunità umane e accoglienti, dove le differenze possano costituire un reciproco arricchimento, e le difficoltà essere una sfida per riuscire a farcela assieme”.

I quattro verbi - ha detto il card. Bassetti - “non rivestono un’importanza solo per i migranti e i rifugiati, ma costituiscono un atteggiamento e una capacità che dovremmo avere per chiunque abbiamo di fronte - e indipendentemente dal luogo in cui sia nato -, nel momento in cui lo riconosciamo semplicemente come una persona in difficoltà e nostro prossimo. A volte pare che in questo Paese, specie negli ultimi anni, si sia rimasti un po’ fermi. A volte non riusciamo neanche a dare compimento ai primi due verbi indicati dal Papa: accogliere e proteggere”. Per il presidente dei vescovi italiani, occorre “non avere timore di ribadire che ogni vita è sacra e, se in pericolo, va salvata sempre, ‘senza se e senza ma’”. Per questo è “doveroso realizzare una condivisione delle responsabilità tra tutti i Paesi europei, che faccia sì che i compiti non ricadano solo sui Paesi di primo arrivo: questo obiettivo va perseguito in sede politica, e mai può portare al rifiuto del soccorso e della prima accoglienza di chi è in pericolo”. Tuttavia - ha detto ancora il card. Bassetti - “fermarsi a questi due verbi - accogliere e proteggere - senza portare avanti in contemporanea e da subito anche gli altri due, ovvero promuovere e integrare, non ci porta lontano. Perché la tutela immediata della vita è cosa ben diversa da dare la possibilità di ricostruirsi una nuova vita nel Paese di asilo”. Per questo la contrapposizione “porti chiusi - porti aperti” è - ha detto ancora - “un falso dilemma: si tratta piuttosto di capire cosa accade a queste persone una volta arrivate in Italia. È, infatti, proprio il dare seguito al promuovere e all’integrare che rende possibile realizzare il contributo più significativo alla costruzione di un Paese capace di riconoscere e valorizzare le differenze, affermando pari diritti e pari dignità. Prima che giuridica o economica, la questione migratoria è una questione di verità, rispetto e dignità. Occorre - ha quindi proseguito - riallargare lo sguardo e aiutare tutti a capire perché tanta gente sia costretta a fuggire in condizioni così tragiche, e cosa accade loro una volta arrivati in Europa”. Secondo il card. Bassetti il “vero” problema oggi non è il numero dei migranti, che negli ultimi anni non cresce più, ma la “cattiva accoglienza”, che fornisce “sì un tetto e del cibo, ma solo quelli, senza favorire l’incontro con il territorio e senza prevedere almeno una qualche forma d’integrazione, come ad esempio corsi di lingua, corsi professionali ecc”. In tal modo, all’uscita da questa accoglienza “povera”, i migranti, “privi di strumenti per orientarsi nella società, vengono di fatto sospinti verso la marginalità e l’irregolarità, che alimentano la paura e l’ostilità da parte di molti cittadini italiani”.

Per il presidente della Cei il vero problema è “la grande quantità di persone presenti nel nostro Paese senza titolo di soggiorno (si stima siano fra le 600mila e le 700mila), o con un titolo di soggiorno che però non possono più rinnovare anche se hanno, nel frattempo, trovato un lavoro. Persone che non sanno dove andare e cosa fare, diventando così facile preda dello sfruttamento e della criminalità. E, purtroppo, gli ultimi interventi legislativi non sembrano sufficienti a ridurre tale cifra”. D’aquila l’auspicio che si possa trovare “presto una soluzione più appropriata e più equa, tenendo conto delle convenzioni internazionali, del rispetto dei diritti umani e delle chiare indicazioni date dal Presidente della Repubblica. Ma, soprattutto, crediamo nella necessità di ridare al nostro Paese un sistema di accoglienza integrato e diffuso, adeguato alle sfide che abbiamo davanti: non devono esistere parcheggi o ghetti”. Il card. Bassetti auspica anche “percorsi più agevoli di accesso alla cittadinanza, soprattutto per quei minori nati da genitori stranieri in Italia, che frequentano le nostre scuole e abitano le nostre città, già italiani di fatto ma ancora privi degli stessi diritti e doveri dei loro coetanei”. L’incontro di oggi al Senato diventa “segno”:  una na giornata in cui - Stato e Chiesa, insieme - “proviamo a inquadrare due aspetti sostanziali: da un lato, sottolineiamo la ricchezza culturale e religiosa che contraddistingue il nostro Paese; dall’altro, proviamo ad ascoltare e a dare risalto alle esperienze positive che hanno saputo accompagnare i migranti in una maniera non assistenziale, così da metterli in grado di dare il loro contributo alla crescita della società dove vivono”. Da qui l’augurio per “un lungo percorso di scambio e confronto in cui lo Stato e la Chiesa, nel reciproco rispetto di diritti, doveri e competenze, possano sempre più accompagnarsi e stimolarsi a vicenda”. (R.Iaria)

Migranti: 774 le persone sbarcate sulle coste italiane nel 2020

22 Gennaio 2020 - Roma - 774 sono le persone migranti sbarcate sulle coste italiane dall’inizio di questo anno. Il dato è stato diffuso oggi dal Ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Dei 774 migranti sbarcati in Italia in questo anno, 248 sono di nazionalità algerina (32%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Costa d’Avorio (87, 11%), Bangladesh (84, 11%), Iraq (62, 8%), Guinea (53, 7%), Iran (48, 6%), Marocco (41, 5%), Tunisia (34, 5%), Mali (25, 3%) e Nigeria (25, 3%), a cui si aggiungono 67 persone (9%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 92 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare: circa il 12% delle persone arrivate.  

Papa Francesco: migranti “trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti”

22 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - “Oggi, il mare sul quale fecero naufragio Paolo e i suoi compagni è ancora una volta un luogo pericoloso per la vita di altri naviganti”. A farlo notare è stato il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ha citato ancora una volta il dramma delle migrazioni: “In tutto il mondo uomini e donne migranti affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, per sfuggire alla guerra, per sfuggire alla povertà. Come Paolo e i suoi compagni sperimentano l’indifferenza, l’ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari…”. “Tante volte non li lasciano sbarcare nei porti”, ha aggiunto a braccio, sottolineando che “purtroppo, a volte incontrano anche l’ostilità ben peggiore degli uomini”. “Sono sfruttati da trafficanti criminali, oggi”, la denuncia di Francesco: “Sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti, oggi. A volte l’inospitalità li rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti”. “Noi, come cristiani, dobbiamo lavorare insieme per mostrare ai migranti l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo”, l’impegno chiesto dal Papa sul versante ecumenico, e non solo: “Possiamo e dobbiamo testimoniare che non ci sono soltanto l’ostilità e l’indifferenza, ma che ogni persona è preziosa per Dio e amata da Lui. Le divisioni che ancora esistono tra di noi ci impediscono di essere pienamente il segno dell’amore di Dio”. “Lavorare insieme per vivere l’ospitalità ecumenica, in particolare verso coloro la cui vita è più vulnerabile, ci renderà tutti – tutti i cristiani, protestanti, ortodossi, cattolici – esseri umani migliori, discepoli migliori e un popolo cristiano più unito”, ha concluso il Papa: “Ci avvicinerà ulteriormente all’unità, che è la volontà di Dio per noi”. (M. N. - Sir)  

Microcredito: domani convegno al Senato con il card. Bassetti e il ministro Lamorgese 

21 Gennaio 2020 - Roma - Si svolgerà nella Sala Koch di Palazzo Madama, domani, 22 gennaio, a partire alle ore 17, il Convegno promosso dall’Ente Nazionale per il Microcredito dal titolo “Promuovere e Integrare”. Durante l’evento verranno presentati il progetto F.A.S.I. ovvero “Formazione, Autoimprenditoria e Start-up per Immigrati regolari” curato dall’Ente Nazionale per il Microcredito e la ricerca dal titolo “Migranti e appartenenza religiosa” curata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore. Interverranno il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e Luciana Lamorgese, Ministro dell’Interno. Seguiranno gli interventi di Mario Baccini, Presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito, e del Magnifico Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli. L’evento sarà moderato dal giornalista Piero Schiavazzi, coordinatore degli eventi del progetto Fasi.