Tag: Immigrati e profughi

“Morire di Speranza”: a Roma veglia di preghiera in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa

15 Giugno 2020 - Roma - In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno, la Basilica di Santa Maria in Trastevere, giovedì 18 Giugno, ospiterà la veglia di preghiera “Morire di speranza" in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa. L’iniziativa, come ogni anno, è promossa dalla Fondazione Migrantes, la Comunità di Sant’Egidio, il Centro Astalli, la Caritas Italiana, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, i padri Scalabriniani, le ACLI, la Comunità Papa Giovanni XXIII e l'ACSE. A presiederla il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo e sarà trasmessa in diretta streaming sulla pagine web della comunità di Sant'Egidio.

Il volontariato “rivoluzionario” degli immigrati: una ricerca del CSVnet

8 Giugno 2020 - Roma –  Sarà presentato il prossimo 22 giugno la ricerca del CSVnet sull’impegno sociale delle persone di origine immigrata. Si tratta di una prima ricerca a livello nazionale sul tema.  Promossa da CSVnet, l’indagine è stata realizzata dal Centro studi Medì di Genova e curata da Maurizio Ambrosini (università di Milano) e Deborah Erminio (università di Genova, Centro Medì). L’intera rete dei Centri di servizio per il volontariato, per buona parte del 2019, ha partecipato direttamente alla raccolta dei dati attraverso centinaia di questionari e interviste in profondità.  

Migrantes Gaeta: se i migranti sono risorsa

8 Giugno 2020 -

Gaeta - Nel Rapporto Eurispes reso pubblico lo scorso 30 gennaio 2020, tra le diverse tematiche affrontate nell’analisi della realtà dell’Italia c’è anche un riferimento alla presenza degli immigrati in Italia. Il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara, presentando il rapporto, sul tema specifico, ha commentato: “Gli immigrati regolari in Italia sono circa cinque milioni (5.255.000 pari all’8,7% della popolazione) e gli irregolari, circa cinquecentomila, la loro presenza è decisamente inferiore a quella che si registra in molti altri paesi. I lavoratori immigrati in Italia producono il 9% del Pil, circa 139 miliardi di euro annui; il denaro che spediscono ai loro familiari (6,2 miliardi annui) è molto più importante per il sostegno ai paesi di origine di quanto non sia quello che l’Italia destina agli aiuti internazionali allo sviluppo. Chi dice “aiutiamoli a casa loro”, sostenendo che si debbano finanziare i paesi di origine, trascura il fatto che siano proprio gli immigrati, con le loro rimesse, che si aiutano da soli a casa loro. Inoltre, i dati ufficiali sono nettamente in positivo per lo Stato. Il bilancio tra costi e ricavi segnala un saldo attivo di 3,9 miliardi. I lavoratori stranieri in Italia sono il 10,5% degli occupati e versano 14 miliardi annui di contributi sociali e ne ricevono solo 7 tra indennità di disoccupazione e pensioni. I loro contributi ci permettono di pagare oltre 600.000 pensioni”.

Questi dati servono a prendere coscienza della realtà, della situazione attuale che spesso viene nascosta, travisata o manipolata per fini propagandistici. E da questi dati emerge il grosso contributo economico che gli immigrati danno allo stato italiano che li ospita, dove troppo spesso si rivendicano i diritti ma si dimenticano i doveri verso tutta la comunità civile. In Italia, le 10 comunità più numerose provengono da Romania 23,0%, Albania 8,4%, Marocco 8,0%, Cina 5,7%, Ucraina 4,6%, Filippine 3,2%, India 3,0%, Bangladesh 2,7%, Moldova 2,5% e Egitto 2,4%. In provincia di Latina la comunità straniera più numerosa è quella proveniente dalla Romania con il 37,7% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dall’India (21,3%), Albania (4,3%), Ucraina (3,2%), Marocco (3.1%), Nigeria (2.5%) e Bangladesh (2,4%).

Durante il periodo di lockdown, gli immigrati presenti nelle case delle nostre città, nei campi del nostro territorio, non hanno mai smesso di lavorare per assicurare il cibo sulle nostre tavole e l’assistenza domiciliare alle persone fragili.

“Non si tratta solo di Migranti” ci diceva l’anno scorso papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e, ancora oggi, ci incoraggia ad andare oltre gli stereotipi che portano alla chiusura, ad un atteggiamento escludente e all’assuefazione alla cultura dello scarto per imboccare con speranza la strada dell’incontro, dell’accoglienza, della condivisione e della solidarietà. ( Maria Giovanna Ruggieri – Direttore Migrantes Gaeta)​

Mons. Mogavero incontra equipaggio “Mare Jonio”

8 Giugno 2020 - Mazara del Vallo – Il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, ha fatto visita a bordo della “Mare Jonio”, la nave della “Mediterranea Saving Human” utilizzata per le missioni di soccorso ai migranti nel mare Mediterraneo. La nave – battente bandiera italiana – si trova attualmente in sosta tecnica presso il porto di Trapani, da dove, nei prossimi giorni, ripartirà per un nuovo servizio nelle acque internazionali del Mediterraneo. Mons. Mogavero è stato accompagnato a bordo dal capo missione Luca Casarini e ha incontrato gli undici membri dell’equipaggio, tutti italiani più un giovane greco. “La visita mi ha dato l’opportunità di incontrare queste persone splendide, uomini e donne, che hanno accettato la sfida di salvare in mare naufraghi provenienti dalla sponda libica, ha detto il vescovo. Sono persone spinte da una motivazione meravigliosa, e cioè quell’umanità che traspira dai loro volti, dal racconto delle loro esperienze”. Il vescovo ha avuto la possibilità di visitare tutti gli ambienti della nave, dalla plancia di comando alla zona allestita per l’accoglienza dei migranti: “Sono luoghi che riconciliano con la nostra umanità, con la nostra civiltà, umana e cristiana, quelli che fuggono dai loro Paesi per ricercare un futuro di speranza”, ha detto il vescovo. “È bello che ci siano persone che hanno un’idealità grande e che lo fanno per una passione verso gli altri che sopperisce alle tante iniquità e alle tante ingiustizie della politica e di tanta gente che è indifferente e ostili verso coloro i quali chiedono il rispetto della loro dignità e dei loro diritti”, ha concluso il vescovo.

Migrantes Catania: emergenza sanitaria e mobilità umana

18 Maggio 2020 -

Catania - L’Ufficio diocesano Migrante della diocesi di Catania in questo tempo così difficile di emergenza del Covid-19, sta svolgendo il compito di coordinamento con la Caritas diocesana e con  le varie associazioni di assistenza, nonché di sostegno alle persone migranti particolarmente delle comunità mauriziana e srilankese.

Molti immigrati  regolari e non  perdendo il lavoro si sono ritrovati, in questi due mesi di emergenza nell’emergenza, senza alcun mezzo di sussistenza, pertanto  la loro richiesta è stata specificamente la fornitura di prodotti alimentari e di necessità. Anche qualche famiglia circense e  lunaparkista, del territorio catanese ha avuto qualche difficoltà.

In questo tempo di pandemia  si sono aggravate ancora di più le condizioni dei rom in molte città italiane, come anche a Catania. La Migrantes diocesana è molto vicina alle esigenze di queste persone con la visita mensile ai loro campi attraverso atti di solidarietà ed evangelizzazione.  Ai bambini ed ai ragazzi rom che frequentavano la scuola, abitanti nei due campi più grandi ubicati alla periferia della città, viene garantito il supporto scolastico attraverso un operatore del Comune che porta loro i compiti assegnati dagli insegnanti, in collaborazione con l’Ufficio Migrantes che fornisce i quaderni e altro materiale didattico che ogni anno provvede a raccogliere. (G. Cannizzo - Direttore Migrantes diocesi Catania)

Viminale: 3.587 migranti persone sulle coste italiane

4 Maggio 2020 - Roma – Sono 3.587 i migranti sbarcati, nel 2020, sulle coste italiane. Il dato è aggiornato dal Ministero degli Interni alle 8 di questa mattina. La maggioranza è di nazionalità bengalese (14%). Seguono Costa d’Avorio (468, 13%), Sudan (357, 10%), Algeria (319, 9%), Marocco (237, 7%), Somalia (208, 6%), Tunisia (200, 5%), Guinea (176, 5%), Mali (156, 4%), Egitto (84, 2%) a cui si aggiungono 888 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 587 sono i minori stranieri non accompagnati sbarcati quest’anno sulle coste del nostro Paese.  

Fondazione Moressa: imprenditori immigrati in Italia sopra quota 700 mila, il 9,6% del totale

31 Marzo 2020 - Venezia - Tra le imprese in difficoltà a causa del coronavirus, non bisogna dimenticare che una componente significativa (una su dieci) è rappresentata dagli imprenditori immigrati A fine 2019 gli imprenditori nati all’estero erano 722.712, pari al 9,6% degli imprenditori totali. Negli ultimi dieci anni, mentre i nati in Italia sono diminuiti (-6,9%), i nati all’estero sono aumentati (+32,7%). La stessa tendenza si conferma, anche se in modo molto meno marcato, nell’ultimo anno: -0,6% per gli italiani, +1,9% per gli stranieri. Questi i dati dello studio presentato dalla Fondazione Moressa in cui si fotografa la situazione al 31 dicembre 2019. Secondo i dati nel 2019 la Cina si conferma il primo paese (75.542), seguita da Romania e Marocco, entrambe con circa 70 mila imprenditori. Sommando queste tre nazionalità otteniamo il 30% di tutti gli imprenditori nati all’estero. Gli imprenditori cinesi sono cresciuti del +52,4% negli ultimi 10 anni. Nell’ultimo anno, gli imprenditori cinesi continuano ad aumentare (+2,4%), così come i rumeni (+3,4%), mentre calano i marocchini (-3,5%). Negli ultimi anni sono in forte crescita le comunità dell’Asia meridionale: su tutte il Bangladesh (+133,6% dal 2010, ma in flessione nell’ultimo anno), ma anche Pakistan (+145,4%) e India (+146,9%). Esaminando il settore di attività, un terzo degli imprenditori di origine immigrata opera nel Commercio (33,4%). Seguono i Servizi (23,1%) e le Costruzioni (21,0%). Prendendo in considerazione invece l’incidenza degli immigrati per ciascun settore, il comparto in cui la componente straniera ha il peso maggiore è l’edilizia, con il 15,4%. Seguono commercio (13,2%) e Ristorazione (12,0%). La prima regione per numero di imprenditori stranieri è la Lombardia, con oltre 150 mila unità (oltre un quinto del totale nazionale). In questo caso, la componente immigrata rappresenta l’11,3% dell’imprenditoria complessiva. La seconda regione è il Lazio, con oltre 86 mila imprenditori: qui si registra l’incidenza più alta in assoluto (12,8%). Seguono poi tre regioni con oltre 60 mila imprenditori stranieri: Toscana, Emilia-Romagna e Veneto. A livello provinciale, in termini assoluti le concentrazioni più importanti di imprenditori immigrati sono nelle grandi città: Milano, Roma, Torino e Napoli. Se invece consideriamo l’incidenza sul totale imprenditori, il picco massimo si raggiunge a Prato, dove il 23,7% degli imprenditori è straniero. Altre 5 province segnano un valore al di sopra del 14%: Trieste, Imperia, Milano, Roma e Firenze. Nel 2019 le imprese condotte (prevalentemente) da imprenditori immigrati sono 548 mila, il 10,7% del totale. Tra queste, la stragrande maggioranza (95,4%) è gestita al 100% da imprenditori nati all’estero, segno di una ancora debole interazione tra imprenditori italiani e stranieri. Il Valore Aggiunto prodotto, secondo i ricercatori della Fondazione Moressa, ammonta a quasi 126 miliardi di euro, pari all’8% del totale. A livello territoriale, quasi un quarto del V.A. delle imprese straniere si concentra in Lombardia (30 miliardi). Se invece osserviamo l’incidenza del V.A. delle imprese straniere in ciascuna regione, i valori massimi si registrano in Toscana (11,0%) e Liguria (10,6%). Valori sopra la media nazionale anche in molte altre regioni del Centro Nord tra cui Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio.

Scalabriani: “una sola casa” perché nessuno sia escluso

31 Marzo 2020 - Roma - Nel difficile momento sanitario globale che stiamo vivendo i Missionari Scalabriniani di Europa Africa, attraverso il braccio operativo della Agenzia Scalabriniana per la cooperazione allo Sviluppo, lanciano una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi che mira a continuare il sostegno a quel “prossimo”, in particolare migrante e rifugiato, che sta soffrendo della pandemia dell’indifferenza o della marginalizzazione, ma che condivide con tutti “una sola casa”. Coinvolgendo i propri servizi pastorali e i programmi progettuali sparsi tra Europa ed Africa, ed il network da essi generato, gli scalabriniani intendono ribadire che “l'impegno di servizio e prossimità̀ messo in atto da decenni, in quello che è chiamato terzo settore, non si è arrestato; che il bisogno di accoglienza, protezione, promozione e integrazione gridato dall’umanità̀ in cammino è stato, senza dubbio, messo alla prova dalla più grande destabilizzazione mondiale dopo gli ultimi conflitti mondiali, ma non ha smesso di essere di urgente attualità”. Si è deciso di utilizzare il tema della casa, dove ognuno nella nostra vecchia Europa è “costretto” a stare in questi giorni, legandosi anche al Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020 che sarà incentrato sugli sfollati interni che ricorda come tale realtà̀ “non sia scontata per una gran parte di umanità̀”, si legge in una nota. La Campagna “Una Sola Casa” nasce quindi con l'obiettivo di riflettere ed agire insieme per confermare l’impegno di servizio già in atto e coinvolgere sempre più altri nell' ‘essere casa’ per tutti”. La Campagna è strutturata intorno ad alcune brevi riflessioni video e testuali che trattano diversi aspetti del "costruire" una sola casa con l'altro. P. Gaetano Saracino, missionario scalabriniano impegnato da anni nel proporre una riflessione ecclesiale attraverso il complesso mondo dei media, presterà la voce e il volto per proporre tali tematiche (link al primo video https://youtu.be/kpAw5OMm6_k). La Direzione Regionale stessa della Congregazione Scalabriniana sarà la prima a offrire un sostanzioso contributo economico che ci auguriamo cresca e porti frutto dove c’è più bisogno. I fondi raccolti saranno utilizzati per affrontare l'emergenza che stiamo vivendo oggi, ma soprattutto quella che ci troveremo a vivere domani, quando questa fase critica sarà finita; quando molti dei beneficiari dei nostri servizi sparsi in Europa e Africa avranno bisogno di un supporto in più per ripartire, dalla fondamentale sussistenza alimentare ad una ripresa lavorativa. La pagina della Campagna visibile all’indirizzo www.ascsonlus.org/una-sola-casa sarà via via aggiornata con nuovi contenuti, tutti contrassegnati dall'hashtag #unasolacasa, messaggio chiave dell’iniziativa.

Viminale: da inizio anno 2.596 persone sbarcate sulle coste italiane

13 Marzo 2020 - Roma – Sono 2.596 i migranti sbarcati sulle coste italiane dall’inizio dell’anno. Il dato, diffuso dal ministero degli Interni, è aggiornato a questa mattina alle 8. In base a quanto dichiarato dai migranti arrivati 440 sono di nazionalità bengalese (17%). Dall’Algeria (308, 12%), dalla Costa d’Avorio (283, 11%), Sudan (245, 9%), Somalia (172, 7%), Tunisia (137, 5%), Guinea (121, 5%), Mali (115, 4%), Marocco (112, 4%), Nigeria (70, 3%) a cui si aggiungono 593 persone (23%) provenienti da altri Stati. Fino ad oggi sono stati 459 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare.

L’appello dell’ACNUR: “Dopo 9 anni di guerra il mondo non dimentichi Idlib”

13 Marzo 2020 - Milano - Quando la crisi in Siria è ormai entrata nel suo decimo anno, il popolo siriano continua a essere vittima di una tragedia immane. A denunciare l'immutata gravità della situazione è l'ACNUR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Da quando il conflitto è iniziato nel marzo 2011, uno ogni due uomini, donne o bambini sono stati costretti, spesso più di una volta, alla fuga. Oggi, quella siriana è la popolazione rifugiata di dimensioni più vaste su scala mondiale”. Nonostante la maggior parte dei rifugiati presenti nei Paesi limitrofi viva al di sotto della soglia di povertà, i siriani fuggiti “fanno tutto il possibile per guadagnarsi da vivere e investire in un futuro per sé e per le proprie famiglie: i rifugiati conservano la speranza di far ritorno a casa, ma si impegnano per contribuire alle economie dei Paesi che li accolgono con generosità”. Nella Siria nordoccidentale, da dicembre 2019 gli scontri hanno causato la fuga di almeno un milione di persone, attualmente in condizioni disperate”. Molte delle aree che ospitano campi profughi, allestiti con tende, sono da tempo sotto la neve. “Gli ultimi nove anni - afferma l'ACNUR - hanno rappresentato anche una storia di eccezionale solidarietà. I governi e le popolazioni di Turchia, Libano, Giordania, Iraq, Egitto, nonché di alcuni Paesi al di fuori della regione, hanno assicurato ai siriani protezione e sicurezza aprendo loro scuole, ospedali, e le proprie case. Grazie ai generosi contributi di governi donatori, del settore privato e dei singoli cittadini, gli aiuti hanno potuto essere intensificati. A quella che era cominciata come una risposta umanitaria si è aggiunto l’impegno di attori chiave per lo sviluppo, come la Banca Mondiale, che assicura sostegno strutturato a governi e istituzioni dei Paesi di accoglienza, rafforzando le capacità di resilienza delle comunità di accoglienza e dei rifugiati”. Dal 2012 a oggi, oltre 14 miliardi di dollari hanno finanziato il Piano regionale di risposta alla crisi di rifugiati e per la resilienza (Refugee Response and Resilience Plan/3RP), implementato da una coalizione di oltre 200 partner e coordinato dall'Acnur e daUndp. Numerosi altri interventi sono stati assicurati mediante accordi di cooperazione bilaterale e altri meccanismi multilaterali. “La crisi entra ormai nel suo decimo anno e desidero esortare tutta la comunità internazionale a non dimenticare coloro che continuano a restare sfollati all’interno della Siria - dichiara Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati - e quanti sono stati costretti a fuggire oltre confine. È nostro dovere riconoscere e sostenere la generosità mostrata dai Paesi limitrofi, essendosi trattato di uno dei più grandi gesti di solidarietà degli ultimi decenni. Tuttavia, dobbiamo continuare a garantire il nostro sostegno. Sono necessari sforzi ulteriori”. In questi nove anni, afferma l'ACNUR, “la sfida maggiore è stata quella di riuscire a mantenere ed espandere il sostegno a tutta la regione”. A fronte di una richiesta di 5,4 miliardi di dollari, “il Piano 3RP per il 2019 è stato finanziato per il 58 per cento. Il divario tra esigenze reali e risorse disponibili si allarga inarrestabilmente. La carenza di aiuti e l’accesso limitato a servizi sanitari e istruzione generano un aumento dei costi giornalieri e rischiano di spingere le famiglie rifugiate in un’irreversibile spirale di vulnerabilità. Per la disperazione, alcuni rifugiati sono costretti a ritirare i propri figli da scuola per farli lavorare. Altri riducono il numero di pasti. Altri ancora si danno alla prostituzione, contraggono matrimoni precoci, cadono vittime di lavoro minorile”. Sostegno è inoltre necessario per quanti desiderino usufruire del diritto di fare ritorno a casa. Il Global Compact sui Rifugiati, approvato dalle Nazioni Unite nel dicembre 2018, offre a governi e settore privato un modello per l’approccio di tutta la società alle crisi di rifugiati, mediante l’attuazione di una risposta più efficiente e un’equa condivisione di responsabilità. Le vite dei rifugiati siriani e delle comunità che li accolgono dipendono da tali misure.