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Fondazione Moressa: rimesse degli immigrati in continuo aumento

8 Maggio 2020 - Venezia - Oltre 6 miliardi di euro inviati in patria nel 2019 dai migranti in Italia. E’ quanto emerge da uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati Banca d’Italia. Per il secondo anno, il Bangladesh è il primo paese di destinazione delle rimesse, con 856 milioni di euro complessivi (14,1% delle rimesse totali). Il Bangladesh nell’ultimo anno ha registrato un +20,6%, mentre negli ultimi dieci anni ha più che triplicato il volume. Il secondo paese di destinazione è la Romania, con un andamento opposto: -10,4% nell’ultimo anno e -35,7% negli ultimi dieci. Da notare come tra i primi dieci paesi ben cinque siano asiatici: oltre al Bangladesh, anche Filippine, Pakistan, India e Sri Lanka. Proprio i paesi dell’Asia meridionale sono quelli che negli ultimi anni hanno registrato il maggiore incremento di rimesse inviate. Il Pakistan ad esempio ha registrato un aumento del +15,6% nell’ultimo anno. Praticamente scomparsa la Cina (oggi in 47^ posizione, con 11 milioni inviati), che fino a pochi anni fa rappresentava il primo paese di destinazione. Mediamente ciascun immigrato in Italia ha inviato in patria poco meno di 1.200 euro nel corso del 2019 (quasi 100 euro al mese). Valore che varia fortemente a seconda del paese di destinazione: molto basso per le due nazionalità più numerose (Romania 42,37 euro mensili e Marocco 64,66 euro). Tra le comunità principali, invece, il valore più alto è quello del Bangladesh: mediamente, ciascun cittadino ha inviato oltre 500 euro al mese. Anche Senegal, Filippine, Pakistan e Sri Lanka registrano oltre 200 euro mensili pro-capite. A livello locale, le regioni con il maggior volume di rimesse inviate sono Lombardia (1,4 miliardi) e Lazio (939 milioni). Entrambe hanno registrato un lieve aumento nell’ultimo anno (rispettivamente +1,7% e +2,7%). Seguono Emilia Romagna e Veneto, entrambe con oltre 500 milioni di euro inviati. A livello provinciale, i volumi più significativi sono quelli di Roma (815 milioni) e Milano (694 milioni), che insieme concentrano quasi il 25% del volume complessivo. Tra le prime province si ha una forte concentrazione di province del Centro-Nord, in cui si ha la maggiore incidenza di residenti stranieri.    

Fondazione Moressa: presentato il Rapporto sull’economia dell’immigrazione

8 Ottobre 2019 - Roma - Negli ultimi anni l’Italia sta attraversando un declino demografico drammatico: crollano le nascite e aumentano gli anziani, mentre i giovani cercano fortuna all’estero. Al tempo stesso, da un decennio “abbiamo chiuso le porte agli immigrati regolari, nell’illusione che i disoccupati italiani possano svolgere le professioni manuali. Dimenticando che gli oltre 5 milioni di stranieri residenti oggi in Italia rappresentano una forza vitale per il nostro paese”. Questi alcuni degli elementi chiave del nono Rapporto annuale sull’economia dell’Immigrazione a cura della Fondazione Leone Moressa, presentato questa mattina a Roma presso la Presidenza del Consiglio. Secondo i dati della Fondazione Moressa da circa un decennio l’Italia è tornata ad essere terra di emigrazione: in dieci anni “abbiamo perso quasi 500 mila italiani (saldo tra partenze e rientri di connazionali). Tra questi, quasi 250 mila giovani (15-34 anni)”. Considerando le caratteristiche lavorative dei giovani in Italia, i ricercatori stimano che questa “fuga” ci sia costata 16 miliardi di euro (oltre 1 punto percentuale di PIL): è infatti questo “il valore aggiunto” che i giovani emigrati potrebbero realizzare se occupati nel nostro paese. Tra le cause di questo esodo vi sono “le (scarse) opportunità occupazionali che l’Italia offre ai propri giovani. L’Italia registra il tasso di occupazione più basso d’Europa nella fascia 25-29 anni (54,6%, contro una media Ue del 75,0%). Il tasso di disoccupazione italiano (19,7%) è il terzo più alto dopo Grecia e Spagna, dieci punti oltre la media europea (9,2%)”, si legge nel Rapporto: nella stessa fascia d’età, anche il tasso di NEET (chi non studia e non lavora) è il più alto d’Europa: 30,9%, media Ue 17,1%. Inoltre, il livello d’istruzione dei giovani italiani è molto basso: tra i 25 e i 29 anni solo il 27,6% è laureato, quasi 12 punti in meno rispetto alla media europea.