Tag: Festival della Migrazione

Mons. Perego: il festival delle Migrazioni “vetrina di dialogo e incontro”

6 Novembre 2021 -

Modena - Il festival della Migrazione vuole essere una "vetrina in cui il mondo ecclesiale e sociale cercano di presentare l’esperienza dell’incontro coi migranti e una cultura che si crea in questo incontro, che vuole rigenerare relazioni e rigenerare la città". Lo ha detto oggi mons. Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes intervenuto ad una sessione del festival della Migrazione che si conclude oggi a Modena, promosso fra gli altri, dall'organismo pastorale della Cei. Questo appuntamento - ha aggiunto - vuole “ripensare insieme l’incontro con l’altro, per una politica che non si fermi all’identificazione dell’altro ma cerca di conoscerlo per costruire un viaggio insieme per una città rigenerata. C’è bisogno di incontri come questo per far crescere la cultura dell’accoglienza nella città". Il migrante è per "antonomasia un giovane: uno studente, lavoratore, un figlio di un ricongiungimento familiare. Sono gli 862mila studenti delle nostre scuole, gli 80mila studenti universitari. Questo mondo non può rimanere ai margini della città ma esserne protagonista", ha concluso mons. Perego parlando poi del ruolo delle religioni nel dialogo e nell'accoglienza. “La cittadinanza - ha detto -  entro la vita della Chiesa, è innanzitutto una benedizione come ci dice Papa Francesco in ‘Fratelli tutti’. Il migrante è una benedizione, un dono da accogliere con una preghiera di riconoscenza per quello che di nuovo e buono genererà”. “Quando arriva un altro fedele è un regalo con il quale costruire una storia di fede, in quanto attraverso lui riconosciamo che la chiesa è ‘una Santa, Cattolica, Apostolica’, universale, senza confini. La sua chiesa è anche la nostra chiesa” ha detto il presidente di Migrantes. “Gli immigrati portano una storia di fede – ha aggiunto mons. Perego – un cammino, un linguaggio, una spiritualità che sono differenti ma che rientrano in un’unità di chiesa cattolica. Il volto del migrante è quello di un fedele di un’altra esperienza religiosa: si pensi agli ortodossi, i più numerosi (oltre 1 milione su 5 milioni di migranti). Ma possiamo incontrare anche persone di chiese riformate, come gli evangelici o anche di altre esperienze religiose come i musulmani, cui ancora non è stata riconosciuta la possibilità di avere un luogo di culto, la moschea, in un luogo sociale ma solo in periferia, negando così un loro diritto fondamentale. E poi ancora possiamo incontrare buddisti, induisti”. “Questo dono delle migrazioni interpella la chiesa, non solo sotto l’aspetto delle comunità, ma anche per il cammino ecumenico, interreligioso, e di evangelizzazione. Sotto questo aspetto – ha concluso – sono quattro i verbi da coniugare, propri dello stile pastorale migratorio: accogliere, tutelare, promuovere, integrare”. (Raffaele Iaria)

R.Iaria).

Mons. Castellucci in dialogo coi giovani delle seconde generazioni al Festival della Migrazione

6 Novembre 2021 -

Modena - Un dialogo fecondo e stimolante con i giovani delle seconde generazioni della consulta per l’immigrazione di Carpi. Mons. Erio Castellucci, vice presidente della Cei, arcivescovo di Modena e vescovo di Carpi, ha partecipato al Festival della Migrazione ‘Cittadini tutti’ confrontandosi con i giovani figli di migranti e col sindaco di Carpi, Alberto Bellelli. “Le religioni devono ascoltare le seconde generazioni, devono ascoltare i giovani. Non pensiamo a come parlare ai giovani, ma come ascoltarli – ha esordito Castellucci -. Il ruolo delle religioni? Ricordare che in ciascuno c’è l’impronta di Dio”. Il vescovo ha ricordato che papa Francesco in più occasioni ha invitato a evitare le categorie per arrivare a considerare tutti prima di tutto persone e che il tema dell’identità è un problema soprattutto per chi ha una identità debole: “Spesso associamo questa parola a difesa, salvaguardia, a qualcosa che protegge contro qualcuno. Ma l’identità o è dialogica e aperta, o diventa settarismo e chiusura. Chi ha una consapevolezza matura della propria identità è sereno nei confronti di quella degli altri, sono quelli che incerti e timorosi che erigono muri”. Le religioni sono state richiamate dai giovani come opportunità di dialogo e confronto: “Il luogo del dialogo interreligioso è la casa, la scuola, l’ospedale, il carcere, il campo sportivo… Il dialogo non ha a che fare con delle idee, ma con volti e storie. Non c’è solo chi erige argini e si chiude, ma anche chi annega tutto nel relativismo e produce indifferenza. Il ponte per superare questi due opposti è trovare dentro la propria identità motivi di apprezzamento dell’altro. Una identità religiosa matura trova le ragioni per apprezzare quanto di bello e di vero c’è dovunque. Dobbiamo passare dalla tolleranza all’accoglienza”. Mons. Castellucci ha anche messo al centro la situazione libica: “Due settimane fa ho parlato con David, un giovane che si trova a Tripoli nella zona custodita dall’Onu insieme a circa 3mila persone. Sono bloccati e circondati dalle milizie libiche. Il tema della cultura del respingimento è abbastanza trasversale alla politica. Una delle poche voci che denuncia le alleanze con la cosiddetta guardia costiera libica è quella del Papa. Il consenso arriva a prevalere sui principi fondamentali. La politica è agire sulle cause, troppe volte, anche nella Chiesa, ci impastiamo nella burocrazia e ci dimentichiamo che dell’accoglienza delle persone in difficoltà”.

Il sindaco di Carpi, Alberto Bellelli, ha confermato l’impegno personale per lo ius culturae (“Va fatto senza dubbio”) e ha confermato la necessità di superare la polarizzazione tra fondamentalismo e relativismo anche attraverso gesti e iniziative concrete. “Ambisco a società etiche, né chiuse né basate su valori generici. La nostra guida è la Costituzione”.

Scuola: in arrivo le nuove linee guida del Ministero per l’integrazione nella scuola degli studenti stranieri

5 Novembre 2021 -

Modena - Saranno presto disponibili le nuove linee guida sull’integrazione degli alunni stranieri con un aggiornamento di quelle datate 2014. La notizia è stata resa nota dai dirigenti del Ministero dell’Istruzione nel corso del seminario ‘Costruttori di ponti – Di generazione in generazione’ al Festival della Migrazione di Modena in corso fino a domani. Il Ministro Patrizio Bianchi ha dettato chiaramente la linea: “Il concetto di integrazione prevede che cambiamo tutti e due, non solo uno dei due. La nostra idea è che si è cittadini perchè lo era il mio babbo, o per una procedura burocratica: invece si è cittadini se accettiamo valori comuni e allora dobbiamo trovare i valori comuni di un Paese, di una nazione, di una comunità. E per trovare questi valori abbiamo una guida che non invecchia mai, la nostra Costituzione. Questa dice che i diritti individuali nel nostro Paese si devono sposare col dovere della solidarietà. Dobbiamo ribadire i valori fondanti della nostra Repubblica e qui si innesta il diritto di cittadinanza e questo non riguarda solo chi giunge da fuori, ma anche quelle che sono dentro: tutti dobbiamo chiederci se siamo a pieno titolo cittadini di questo Paese, se condividiamo gli stessi valori”. Maurizio Certini, direttore del centro studi Giorgio La Pira e membro della Consulta Nazionale per le Migrazioni della Fondazione Migrantes, ha ricordato l’importanza dello scambio interculturale e intergenerazionale: “Oggi comprendiamo che i muri non servono, servono ponti di unità e di dialogo. Il mondo o si unisce o perisce”. Albertina Soliani, presidente della Fondazione Cervi, ha fissato l’obiettivo: “La coesione, l’essere comunità, vogliamo continuare a lavorare per questo. La scuola e la società cosa stanno diventando e cosa pensano delle migrazioni? La scuola è competente sulle dinamiche culturali e sull’integrazione? Forse devono cambiare alcuni parametri culturali, la scuola deve essere competente e pensare a una nuova educazione civica. Noi abbiamo ragazzi aperti al mondo, che studiano e che viaggiano e a cui dobbiamo dare risposte”. Tra gli ospiti del seminario alcune esperienze delle seconde generazioni. Il rapper italo egiziano Amir Issaa, ad esempio, ha spiegato: “Durante l'infanzia e l'adolescenza mia madre mi ha fatto cambiare nome in ‘Massimo’ per rendere le cose più facili agli altri, e intorno al nome italiano in contrasto a quello straniero si costruisce un'identità. Noi italiani di seconda generazione abbiamo tutti storie diverse, quello che dico ai ragazzi è di non vergognarsi della propria identità. Quando vado all’estero, ad esempio a New York dove mi reco spesso per lavoro, tutti mi considerano un artista italiano: purtroppo in Italia c’è una legge che non è ancora adeguata". Marwa Mahmoud, del centro culturale Mondinsieme, ha confermato: “Tanti ragazze e ragazzi si sentono e sono italiani senza aver riconosciuto questo diritto: non dobbiamo dimenticare che essere o meno cittadini fa molta differenza. La scuola è il luogo privilegiato per coltivare la costruzione continua di ponti, è il luogo dove si crea il senso di appartenenza e cittadinanza”. E’ intervenuta anche Yiyun Zhang, una madre di origine cinese: "Durante la pandemia molti problemi hanno colpito l'istruzione, sia per quanto riguarda i bambini stranieri che gli italiani. Tutto questo ha aumentato il peso sulle famiglie e sui bambini", mentre Saadia Parveen ha ricordato che “i migranti di seconda generazione si confrontano con una realtà diversa da quella dei propri genitori e perciò manca loro una guida nelle difficoltà". Simohamed Kaabour ha chiosato: "È importante indagare il rapporto generazionale per evitare conflittualità. Da una parte ci sono i genitori immigrati, dall'altra i figli che crescono in un nuovo Paese".

Certini: “occorrono buoni maestri

4 Novembre 2021 -
Modena - “Oggi, sebbene assistiamo drammaticamente all’innalzamento di tanti muri, credendo così di proteggere la nostra integrità, comprendiamo anche che i muri non servono, ma che servono i Ponti. In un mondo che può trovare la propria sicurezza solo nel cammino faticoso dell’unità e del dialogo tra tanti, in un mondo che o si unisce o perisce”. Lo ha detto Maurizio Certini, Membro della Consulta Nazionale per le Migrazioni della Fondazione Migrantes, che oggi ha portato il saluto della Fondazione  alla tavola inaugurale della VI edizione del Festival della Migrazione, “Cittadini tutti” che si è aperto oggi a Modena (fino a sabato). L’intervento di Certini, che ricopre anche la carica di direttore del Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira” di Firenze, si è inserito all’interno del seminario “Costruttori di ponti: Di generazione in generazione”. Si tratta, ha aggiunto, di “una idea che ci sollecita come scuola che interagisce vantaggiosamente con la società civile, che collabora con il territorio di cui è parte, e che ci spinge a riflettere per elaborare visioni nuove di fronte al mutamento costante della società; oggi una società sempre più oggettivamente multiculturale che vuole costruire ponti relazionali”. “Non muri ma ponti”: a fare di questa metafora il suo “cavallo di battaglia” (battaglia di pace), ha ricordato Certini, fu proprio Giorgio La Pira, proclamato venerabile da Papa Francesco. “Questa stessa idea – ha proseguito – è a fondamento della nostra Carta Costituzionale: il dialogo tra diversi per una meta comune fu la forza dei nostri Costituenti che seppero darci nuovi strumenti di democrazia, di cura di cultura e di saperi. Ed ecco ancora l’educazione e la scuola come diritto di tutti entrare in gioco da protagonista. Occorre conoscere, occorre studiare la realtà e la storia, capire l’interdipendenza in tutti i campi, occorrono buoni maestri, che sappiano credere nel proprio lavoro, e che sappiano interrogarsi di fronte alle cose nuove. Perché la capacità nel costruire Ponti relazionali – ha concluso Certini – non si improvvisa, come non si improvvisa la capacità di dialogare. Occorre farne esperienza, occorre, oltre alla capacità di vedere e di comprendere le tante crisi, il gusto di scoprire e sostenere i fenomeni positivi che abbiamo intorno e che portano il mondo verso la costruzione di ponti”.

Speciale Province d’Italia 2020: il 13 gennaio secondo appuntamento del ciclo di incontri di approfondimento del Rapporto Italiani nel Mondo

11 Gennaio 2021 - Roma - Continua il ciclo di videoconferenze dedicate allo “Speciale Province d’Italia 2020” contenuto nel Rapporto Italiani nel Mondo 2020 (RIM), promosso dalla Fondazione Migrantes, nell’ambito delle iniziative del Festival della Migrazione. Il prossimo appuntamento, dopo quello del 18 dicembre, è previsto per il 13 gennaio, dalle 15 alle 17: alcuni degli autori della quindicesima edizione del RIM si troveranno a dialogare sul tema della mobilità italiana e delle aree metropolitane, in collaborazione con la Cattedra Italica dell'Università di Mar del Plata. L’attuale mobilità non è una questione solo del Nord Italia. Che tra il Settentrione e il Meridione di Italia vi siano divari profondi è storia conosciuta, quanto questi divari abbiano a che fare con la mobilità spesso lo si ignora, così come si è poco consapevoli che la narrazione di una nuova mobilità, soprattutto dal Nord Italia, spesso urta con la realtà. Il vero divario non è tra Nord e Sud, ma tra città e aree interne. Sono luoghi che si trovano al Sud ma anche al Nord, ma che al Sud diventano doppia perdita: verso il Settentrione e verso l’estero. A svuotarsi ancora sono i territori già provati da spopolamento, senilizzazione, da eventi calamitosi o da sfortunate congiunture economiche. Nell’incontro del 13 gennaio si punteranno i riflettori sulle province di Catania, Lecce, Livorno e Potenza. A introdurre e coordinare i lavori sarà Delfina Licata, curatrice e caporedattrice del RIM. Interverranno: Daniela Di Benedetto per Catania, Maria Teresa Santacroce e Lucia De Frenza per Lecce, Giorgio Sacchetti per Livorno e Donato Di Sanzo per Potenza. Concluderà i lavori Riccardo Giumelli dell’Università di Mar del Plata e membro della Commissione Scientifica del Rapporto Italiani nel Mondo. È possibile seguire l’evento sulla home page di www.festivalmigrazione.it oppure sulla pagina https://www.facebook.com/festivalmigrazione o, ancora, sul canale https://www.youtube.com/channel/UCIkQTdGqDl_CurK0NGzezdg  

Festival della Migrazione: “soddisfatti del superamento dei decreti sicurezza”

19 Dicembre 2020 - Modena  - “Al termine del festival della Migrazione abbiamo posto all’attenzione una agenda con proposte per una gestione seria e articolata delle politiche migratorie. Tra questi punti il superamento dei cosiddetti ‘decreti sicurezza’. Salutiamo con favore l'approvazione del nuovo decreto e auspichiamo che la nostra agenda venga assunta come un programma per questa legislatura”. Lo afferma Edoardo Patriarca, portavoce del Festival della Migrazione. L’agenda proposta a fine novembre, infatti, sui decreti sicurezza diceva: “Anzitutto salutiamo con favore il decreto ‘Lamorgese’: reintroduce una forma di protezione umanitaria per gestire i casi che non rientrano nella rigida normativa per i rifugiati, archivia la criminalizzazione delle Ong (anche se le multe, seppur ridotte, rimangono), reintroduce modalità di assistenza nei confronti dei richiedenti asilo puntando sulla collaborazione con gli enti locali, consente l’iscrizione anagrafica nei comuni di residenza, pone il divieto di espulsione per chi ha conseguito una vita strutturata in Italia. Auspichiamo sia l’inizio per promuovere nuove forme di partecipazione e coprogettazione, una visione che oltre alla logica dell’accoglienza e della protezione possa inverare anche la politica dell’inclusione con una rete diffusa su tutto il territorio che sia sottratta all’emergenza e coinvolga quanto più è possibile il dinamismo del Terzo Settore e degli Enti Locali”. Patriarca conclude: “Abbiamo chiuso una stagione davvero triste e inutile e siamo tornati a due anni fa. Ora chiediamo alla politica, presente durante le giornate del nostro festival, di valutare con serietà le proposte della nostra agenda”.

Migrantes: parte un ciclo di  incontri di approfondimento del Rapporto Italiani nel Mondo sulle Province nell’ambito del Festival della Migrazione

17 Dicembre 2020 - Roma - Prende il via un ciclo di videoconferenze dedicate allo “Speciale Province d’Italia 2020” contenuto nel Rapporto Italiani nel Mondo 2020 (RIM), promosso dalla Fondazione Migrantes nell’ambito del Festival della Migrazione.  Il 18 dicembre, dalle 16 alle 18, primo appuntamento, alcuni degli autori della quindicesima edizione del RIM si troveranno a dialogare sul tema della mobilità italiana e delle aree interne, in collaborazione con l’Università di Ginevra. L’attuale mobilità non è una questione solo del Nord Italia. Che tra il Settentrione e il Meridione di Italia vi siano divari profondi è storia conosciuta, quanto questi divari abbiano a che fare con la mobilità spesso lo si ignora, così come si è poco consapevoli che la narrazione di una nuova mobilità, soprattutto dal Nord Italia, spesso urta con la realtà. Il vero divario non è tra Nord e Sud, ma tra città e aree interne. Sono luoghi che si trovano al Sud ma anche al Nord, ma che al Sud diventano doppia perdita: verso il Settentrione e verso l’estero. A svuotarsi ancora sono i territori già provati da spopolamento, senilizzazione, da eventi calamitosi o da sfortunate congiunture economiche. Nel primo appuntamento si punteranno i riflettori sulle province di Avellino, Bergamo, Cosenza, Potenza, Terni, Oristano, Vicenza.  A introdurre e coordinare i lavori sarà Delfina Licata, curatrice e caporedattrice del RIM. Interverranno: per Bergamo, Paolo Barcella; per Cosenza, Giuseppe Sommario; per Potenza, Donato Di Sanzo; per Terni, Gianluca Gerli; per Oristano, Marisa Fois; per Vicenza, Giuseppe Casarotto. Le conclusioni saranno affidate a Toni Ricciardi, membro della Commissione Scientifica del RIM. È possibile seguire l’evento sulla home page di www.festivalmigrazione.it oppure sulla pagina https://www.facebook.com/festivalmigrazione o, ancora, sul canale https://www.youtube.com/channel/UCIkQTdGqDl_CurK0NGzezdg  

Festival della migrazione: un decalogo di proposte “per una politica dei volti e della cura”

30 Novembre 2020 -

Modena - Un decalogo di proposte alla politica sul tema della migrazione, tra le quali il superamento definitivo dei decreti sicurezza, la riforma della legge sulla cittadinanza, la lotta al precariato, l’inserimento di quote di ingresso per lavoro: è quanto emerso a conclusione del Festival della migrazione che si è svolto on line dal 26 al 28 novembre. “Abbiamo voluto mettere al centro i giovani – ha detto il portavoce, Edoardo Patriarca –, come risorsa importante e preziosa per il nostro Paese”. Quattro sono le sfide ricordate da Patriarca: “La prima: riconoscere che le migrazioni sono un fatto culturale, non emergenziale, ma un fenomeno che coinvolge l’uomo da sempre e vanno affrontate con parole diverse. Solidarietà, tolleranza, interculturalità, fanno capire e maturare il nostro Paese. La seconda sfida è quella sociale: la migrazione non può essere un fenomeno legato solo alla sicurezza e non può essere in capo solo al ministero degli Interni. Se vogliamo costruire davvero una società multietnica sono i territori i veri protagonisti da interpellare e far agire. Penso in modo specifico ai comuni, alle associazioni di volontariato e di terzo settore. La terza sfida è il lavoro: ce lo hanno detto chiaramente i giovani intervenuti, sia migranti senza cittadinanza e non solo loro. Se il lavoro è precario, indegno e non sicuro non si possono costruire progetti di vita duraturi e non si può dare alcuna inclusione e percorso di accoglienza. L’ultima sfida è quella della politica: è necessaria a condizione che aiuti a sostenere questo processo di energie che sono presenti nel nostro Paese”. L’agenda completa di proposte “per una politica dei volti e della cura” è pubblicata sul sito www.festivalmigrazione.it. L’iniziativa è stata promossa da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo. Il Festival ha avuto, nei tre giorni, oltre 50mila contatti e più di 10mila interazioni.

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Festival della Migrazione: le sfide per un futuro multietnico e inclusivo

30 Novembre 2020 - Modena - Al Festival della Migrazione sono intervenuti, nell’ultima giornata di sabato, alcuni parlamentari, sollecitati da Jovana Kuzman e Marwa Mahmoud, due giovani esponenti dei cosiddetti italiani senza cittadinanza. I parlamentari sono stati interpellati, in particolare, proprio sulla legge per la cittadinanza. Erano presenti rappresentanti del Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Leu e Italia Viva, parlamentari di altre forze politiche sono stati invitati ma non sono intervenuti al dibattito. Stefania Ascari, del Movimento 5 Stelle, ha spiegato: “Chi nasce e cresce in Italia è cittadino italiano. Va detto senza esitazioni, ma la politica è molto indietro. È necessario andare nella direzione di uno ius soli temperato”. Graziano Delrio, del Partito democratico, ha aggiunto: “Stiamo stimolando con forza l’approvazione della legge sulla cittadinanza. La cittadinanza non è una concessione, ma il riconoscimento che queste ragazze e ragazzi sono già italiani e che partecipano a pieno titolo alla vita del nostro Paese”. Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria di Leu, ha sottolineato: “Acceleriamo sulla cittadinanza, una riforma che va fatta. Dobbiamo interrogarci molto però sui fallimenti che ci sono stati e che ci portiamo dietro. La cittadinanza è necessaria perché questi ragazzi si sentono italiani e ne hanno diritto”. Maria Chiara Gadda, di Italia Viva, ha chiuso: “Sono contenta che siamo d’accordo e l’auspicio è che questo possa far cambiare le cose in Parlamento. La legge sulla cittadinanza dobbiamo portarla avanti in modo più convinto: la dobbiamo ai nostri ragazzi”. Tutti e quattro si sono detti disposti a intervenire al prossimo festival per dare seguito ai discorsi avviati. La chiusura del Festival della Migrazione è stata affidata dal portavoce, Edoardo Patriarca: “Abbiamo voluto mettere al centro i giovani, come risorsa importante e preziosa per il nostro Paese. Quattro sono le sfide che lanciamo da questo festival. La prima: riconoscere che le migrazioni sono un fatto culturale, non emergenziale, ma un fenomeno che coinvolge l’uomo da sempre e vanno affrontate con parole diverse. Solidarietà, tolleranza, interculturalità, fanno capire per maturare il nostro Paese. La seconda sfida è quella sociale: la migrazione non può essere un fenomeno legato solo alla sicurezza e non può essere in capo solo al ministero degli Interni. Se vogliamo costruire davvero una società multietnica sono i territori i veri protagonisti da interpellare e far agire. Penso in modo specifico ai comuni, alle associazioni di volontariato e di terzo settore. La terza sfida è il lavoro: ce lo hanno detto chiaramente i giovani intervenuti, sia migranti senza cittadinanza e non solo loro. Se il lavoro è precario, indegno e non sicuro non si possono costruire progetti di vita duraturi e non si può dare alcuna inclusione e percorso di accoglienza. L’ultima sfida è quella della politica: è necessaria a condizione che aiuti a sostenere questo processo di energie che sono presenti nel nostro Paese. Abbiamo costruito un’agenda molto articolata con i temi noti a chi si occupa di migrazioni e ci aspettiamo risposte chiare. Noi ci siamo”. Il Festival della Migrazione ha avuto, nei tre giorni, oltre 50mila contatti e più di 10mila interazioni. L’iniziativa è promossa da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Crid di Unimore e Integriamo, con il patrocinio e il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Modena e oltre 50 aderenti ed enti locali, gode inoltre del sostegno del Csv Terre Estensi e di Fondaz  

Festival della Migrazione: “lavoriamo per l’inclusione, la formazione è fondamentale” dicono le associazioni

28 Novembre 2020 - Modena - Il pomeriggio di oggi del Festival della Migrazione si è aperto con una sessione con i presidenti nazionali di importanti associazioni, coordinata dal presidente del Csv Terre Estensi, Alberto Caldana, per dire sì all’integrazione e all’inclusione. “Presenti”  presidenti di Azione Cattolica, Arci, Csi e il Capo Scot d’Italia dell’Agesci. Il Capo Scout d’Italia, Fabrizio Coccetti, ha rimarcato l’impegno dell’Agesci: “Ancor più che in passato è il tempo dell’educazione. Lo scoutismo nasce nell’interculturalità e l’aspetto internazionale di valorizzare le differenze è fondamentale. Accogliere l’altro vuol dire accogliere il desiderio di futuro che ogni giovane si porta dentro. Ci giochiamo il futuro in due principi cardine: fraternità e reciprocità, l’unione delle diversità è la fratellanza, la reciprocità è la dignità di dare e di ricevere. Questo è un tempo che richiede coraggio”. Vittorio Bosio, presidente nazionale del Centro Sportivo Italiano, ha messo al centro i valori dello sport: “Facciamo accoglienza non perché sono bravi a giocare, ma perché sono persone. Le regole dello sport sono uguali in tutto il mondo, questo aiuta e facilita. Giocare, fare aggregazione e integrazione è il nostro obiettivo e facciamo anche tante attività a livello locale per le comunità straniere che sono presenti sul nostro territorio. Viviamo in un mondo globale dove dobbiamo e possiamo convivere”. Matteo Truffelli, presidente nazionale di Azione Cattolica, ha spiegato: “Il nostro impegno si spende a più livelli.  Quello del dibattito pubblico e adesione a campagne. Quello delle iniziative per favorire l’integrazione, sia a livello nazionale che locale (ad esempio a Lampedusa c’è un’associazione di Ac che lavora con grande impegno su questo tema). E poi c’è un grande lavoro a livello culturale, per una società più giusta, più solidale e più fraterna”. Francesca Chiavacci, presidentessa nazionale di Arci ha sottolineato: “Il nostro è un grande impegno a livello culturale. L’associazione è radicata sul territorio e attraverso i propri circoli cerca di produrre cambiamenti anche attraverso la socialità. Integrazione e interazione: è questo il futuro di tanti giovani che stanno insieme e si arricchiscono. Anche durante la pandemia abbiamo lavorato e stiamo lavorando su questi temi, ad esempio traducendo e diffondendo le norme anti Covid in tante lingue”. Tra gli interventi anche quello di Adam Atik, di Cittadini del Mondo: “Lavoriamo sulla cittadinanza e, attraverso la nostra realtà ‘Occhio ai media’, facciamo un lavoro per monitorare i media su questi temi. L’inclusione sociale deve passare prima di tutto dal dialogo”.