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Migrantes Milano: domenica la Festa delle Genti

18 Maggio 2021 - Milano - È ormai una consuetudine che a Pentecoste si celebri la Festa delle genti, occasione molto attesa che raduna tutte i migranti che vivono sul territorio della diocesi di Milano. Anche quest’anno niente festeggiamenti, causa coronavirus, ma solo la celebrazione del Pontificale in Duomo, domenica 23 maggio alle 11, con l’arcivescovo, mons. Mario Delpini e tutte le 25 comunità di migranti della Diocesi. Ne parliamo con don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio per la pastorale dei migranti (Migrantes). C’è un tema particolare quest’anno? «Non c’è un tema specifico, ma la Festa sarà l’occasione per presentare la nuova Consulta diocesana dei migranti. Già prevista dal Sinodo 47esimo, nel ’94, e più recentemente dal Sinodo minore Chiesa dalle genti, la Consulta sarà composta da un presbitero e due laici per ciascuna delle sette Zone pastorali, dal responsabile e dalla segretaria dell’Ufficio per la pastorale dei migranti, da un rappresentante dei cappellani etnici e dalla moderatrice della Consulta Chiesa dalle genti. Da notare che i migranti saranno presenti nella Consulta, non come rappresentanti delle proprie comunità etniche, ma come fedeli delle diverse Zone pastorali, quindi come parte integrante del tessuto pastorale ambrosiano». Quali i compiti della nuova Consulta? «Aiutare la Diocesi a leggere la presenza dei migranti nel territorio diocesano secondo la loro reale distribuzione, che è molto disomogenea, e secondo i loro modi diversi di vivere la fede e di celebrarla. Inoltre, la Consulta dovrà contribuire a realizzare équipe zonali di pastorale dei migranti, che attualmente sono presenti solo nella Zona III e IV, e in generale affiancare le parrocchie, le comunità e i Decanati che vogliano realizzare iniziative di pastorale dei migranti nelle loro realtà. Infine, la Consulta si metterà a disposizione dei Decanati, affiancando la Consulta per la Chiesa dalle genti nella realizzazione delle Assemblee sinodali decanali». Come hanno vissuto i migranti questo anno così difficile per tutti? «Da una parte sono stati i più colpiti dalla pandemia, perché hanno meno garanzie, anzitutto dal punto di vista dei diritti sindacali. Molti lavorano in nero o con contratti a tempo determinato e hanno subìto una serie di imposizioni da parte dei datori di lavoro per la paura del contagio. So di badanti costrette a rimanere nelle case in cui lavorano 24 ore su 24, per evitare il contagio, continuando a essere pagate solo per 8 ore, o costrette a non frequentare più la Messa, considerato un luogo a rischio, pena il licenziamento. D’altra parte, però, bisogna dire che spesso le persone migranti sono più resilienti, date le difficoltà che hanno dovuto subire nella vita. Inoltre, i sistemi alternativi alla presenza escogitati da tante parrocchie hanno offerto nuove possibilità di partecipazione proprio ai migranti. La badante, che di solito alle 21 è impegnata a mettere a letto l’anziano che assiste, ha potuto per la prima volta seguire gli incontri di catechesi caricati sul sito parrocchiale, magari in differita». Non tutto il Covid vien per nuocere… «Sì, anche nella pastorale giovanile a seguito del Covid sono nate molte belle iniziative, come la collaborazione con giovani migranti che avevano frequentato qui i nostri incontri e poi sono tornati nei loro Paesi di origine. Nel mese di maggio, per esempio, con il gruppo che seguo di giovani sudamericani della Diocesi, abbiamo registrato i nove incontri della novena a partire da testi di Carlo Carretto e don Tonino Bello, uno di questi è stato registrato in Messico e un altro in Salvador da alcuni giovani che si sono coinvolti nella nostra pastorale. È bello questo dialogare tra giovani della stessa età, da una parte all’altra del mondo, in una sorta di pastorale “trasversale”. Proprio quella che sognava il Sinodo Chiesa dalle genti».  

Milano: “Festa delle Genti” con l’arcivescovo mons. Delpini

3 Giugno 2020 - Milano - La benedizione solenne di Pentecoste, impartita dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, presso l’immagine della Madre della Consolazione nella basilica di Santo Stefano Maggiore, che sospinta dallo Spirito, varca gli oceani, attraversa Paesi, Continenti, terre lontane. Tutte quelle dalle quali i “nuovi” milanesi e ambrosiani provengono. La benedizione di Dio che il presule chiede – al poco più di centinaio di migranti che, con i loro Ministri del culto, partecipano alla Messa per la Festa delle genti – di “portare a tutte le persone che rappresentate: famiglie, comunità, amici, a chi è nella prova. Portate ai vostri Paesi di origine l’affetto di questa Chiesa di Milano, il suo desiderio di essere accogliente, solidale, di essere una comunità unita in cui è desiderabile abitare”. Si conclude così, in “Santo Stefano”, parrocchia personale dei Migranti, la tradizionale Celebrazione di Pentecoste, quest’anno – come è ovvio – diversa, meno “colorata” di suoni e di danze, di cori e di abiti etnici, ma vissuta con una partecipazione e un sentimento di fraternità che si tocca con mano. Messa – concelebrata dal vicario episcopale di settore, don Mario Antonelli e da 15 cappellani di altrettante realtà di lingua straniera presenti sul territorio diocesano – che si apre con il breve indirizzo di saluto di don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti (Migrantes), che nota come, a un solo mese dalla sua nomina a Pastore di Milano, l’arcivescovo volle annunciare il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”, entrato ora nella sua fase cruciale di ricaduta sul territorio. “La ringraziamo per essere ancora una volta tra noi. Riprendiamo – sì -, ma non per tornare a fare le cose di prima o come le facevamo prima. Questi mesi ci hanno segnato profondamente, ma fatto crescere, anche se a caro prezzo”. Il ricordo commosso va a don Giancarlo Quadri che, per 18 anni – dal 1996 al 2014 -, aveva guidato la Pastorale dei Migranti, sviluppando proprio la Festa delle genti, e a don Franco Carnevali, che si stava prendendo cura della Comunità latino-americana di Monza. Entrambi scomparsi nello stesso giorno, il 22 marzo scorso, per la pandemia. “Abbiamo perso due amici, ma sentiamo di avere due patroni in cielo”, prosegue don Vitali. “Abbiamo bisogno della sua presenza, che è motivo di riconoscenza e di incoraggiamento, presenza tra noi di chi sa consolare cuori, presenza che conferma nella fede e incoraggia a riprendere il cammino”. Parole iniziali a cui fanno eco quelle dello stesso arcivescovo, che rivolto a chi gli sta di fronte nella navata centrale di Santo Stefano, secondo i parametri del distanziamento, con mascherine e guanti, dice. “Dove siete amici, fratelli e sorelle? Voi che siete qui rappresentate comunità, famiglie, amici. Viviamo questa Celebrazione con la gioia che è nel dono dello Spirito. Io, anche attraverso i media – la Messa è trasmessa in diretta Fb, rivedibile su Santo Stefano Migranti -, vorrei entrare nelle case e nei cuori di tutti. Anche se le panche fossero piene, come spero che sia possibile fare in futuro, non saremo mai tutti: sentiamo di essere dentro la grande comunione della Chiesa e sentiamo don Giancarlo e don Franco nella comunione dei Santi”. Dopo le Letture, proclamate in diverse lingue (così come la preghiera dei fedeli) e i canti affidati a un piccolo gruppo di coristi, per la maggioranza Filippini e Sudamericani, si avvia la riflessione dell’arcivescovo. “In piazza del Duomo hanno piantato alberi di banane che, nelle terre tropicali, sono generosi e producono un frutto abbondante, buono, nutriente Ma gli alberi di piazza Duomo sono solo una macchia di verde, producono, qualche volta, frutti stentati e immangiabili. Qualche decennio fa, qualcuno ha portato dalla Nuova Zelanda gli alberi del kiwi e, oggi, l’Italia ha il primato mondiale della loro produzione. Ci sono alberi che, anche se vengono come stranieri, si inseriscono così bene in un’altra terra da dimostrare di essere protagonisti di una storia nuova”. Chiara l’immagine che guarda – per così dire – al di là degli alberi per arrivare agli uomini, ai popoli e alla Chiesa. “Come saranno le nostre comunità, come saremo noi? Saremo come alberi che, nella propria terra, erano cristiani contenti e generosi di frutti per tutti e che poi, altrove, diventano piante stentate e improduttive, oppure come alberi che, trasferiti da un Paese a un altro, moltiplicano i loro frutti?”. Come a dire “Cosa può fare la differenza tra questi due esiti?”. Altrettanto immediata la risposta. “Siamo qui a celebrare la Festa delle genti nel giorno di Pentecoste perché noi siamo certi che è lo Spirito di Dio che può trasformare una situazione in occasione, se incontra la nostra disponibilità. La situazione può essere frutto di tante coincidenze e drammi, di fatiche, di una povertà che chiede futuro; dipende da fattori che spesso vanno oltre le nostre scelte e libertà, ma lo Spirito di Dio, se viene accolto, può produrre frutti di bene anche in una situazione dolorosa e complicata”. Il riferimento è alla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi, appena proclamata in spagnolo, con la confusione di quella comunità, superabile, come scrive l’Apostolo, mettendosi sotto l’azione dello Spirito. “Anche oggi lo Spirito ci chiama, dunque, a vivere questo tempo come occasione per edificare la comunione. Molti provvedimenti e cautele sembra che incoraggino a tenere le distanze e a separarci, ma lo Spirito di Dio, anche in questa situazione, ci rende pietre vive per edificare la comunione sotto il dono dello Spirito. Questo e ciò che celebriamo, la Pentecoste: è il giorno in cui possiamo accogliere il dono dello Spirito e trasformare il nostro abitare in questa terra in una missione”. Anche se tutto questo, specie in tempi di morti, dolori, tragedie personali e pubbliche, può sembrare ancor più difficile. “Da molti ho sentito la domanda su dove sia Dio e perché ci ha abbandonati”, nota infatti, mons. Delpini che, subito, aggiunge: “Noi siamo qui oggi per riceve lo Spirito di verità: non siamo abbandonati, ma resi partecipi della vita di Dio. Ecco come, da qualsiasi Paese veniamo, possiamo essere quegli alberi rigogliosi che portano molti frutti, molti doni per edificare comunione. Oggi è la Festa delle genti, perché è una festa trovarsi insieme e decidere di metterci sotto l’azione dello Spirito”. Infine, appunto, la benedizione presso la Cappella laterale della basilica, dedicata alla Madre della Consolazione arricchita dalla bella pala cinquecentesca che rappresenta Maria – non a caso circondata dai santi Rocco e Sebastiano, patroni contro le epidemie – con che fu portata in Basilica da San Carlo, dopo la peste. Un omaggio, a conclusione del mese mariano, anche se, fin da marzo, proprio davanti a questa immagine, è stato recitato il Rosario per le Comunità dei Migranti, quotidianamente in spagnolo e trasmesso in streaming. “Invoco la benedizione del Signore per tutta la Chiesa di questa terra, che sia Chiesa dalle genti; su questa città, perché, svegliandosi dal trauma che sta subendo, sia un luogo di fraternità, una cittadella della speranza, un esempio di sollecitudine per tutti coloro che sono più poveri, bisognosi e soli. Lo Spirito santo ci renda un cuor solo e un’anima sola, noi tutti benedetti da Dio”. In conclusione a ognuno dei presenti viene donata la lettera per il Tempo di Pentecoste nella Proposta pastorale la situazione è occasione”. (Annamaria Braccini)

Migrantes Padova: il 6 gennaio la Festa delle Genti nel Duomo di Cittadella

2 Gennaio 2020 - Padova – Sarà il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, a presiedere, il prossimo 6 gennaio, nel duomo la celebrazione eucaristica in occasione della Festa delle genti. Momento anche per il vescovo di incontrare le comunità etniche presenti nel territorio. Nella diocesi di Padova sono presenti tredici diverse comunità cattoliche. L’iniziativa della Festa delle Genti è dell’Ufficio Migrantes diocesano che “prosegue il nostro lavoro e l’attenzione in favore delle persone che sono tra noi con il loro bagaglio culturale, sociale e religioso”, spiega il direttore don Elia Ferro: “purtroppo molte di loro stanno vivendo un periodo piuttosto difficile per la mancanza di certezza nel futuro legata all’assenza di lavoro, all’abitazione, alla questione dei documenti. Molti di loro stanno cercando lavoro altrove, soprattutto in Belgio, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, altri tornano nel Paese d’origine. Comunque il numero delle presenze straniere nel nostro territorio resta stabile per la significativa crescita demografica che li caratterizza e per il ricongiungimento familiare”.  

Migrantes Milano: domenica la “Festa delle Genti”

7 Giugno 2019 - Milano – “Concittadini dei santi e familiari di Dio”: questo il tema della Festa delle Genti, che si celebrerà domenica nella diocesi di Milano su iniziativa dell’Ufficio Migrantes. Quest’anno ad ospitare la festa sarà la parrocchia di Santa Maria Assunta a Gallarate. Il programma prevede alle 11.30 una celebrazione liturgica presieduta dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini e concelebrata dai cappellani dei migranti. Seguirà il pranzo comunitario e la festa con le comunità migranti. “Nel corso dell’anno i migranti hanno diverse ricorrenze tradizionali in cui incontrarsi e fare festa per gruppi omogenei. La Festa delle genti è una delle poche occasioni in cui il filippino e il sudamericano possono incontrarsi e conoscersi”, dice il direttore Migrantes di Milano, don Alvaro Vitali. “Abbiamo pensato a un luogo fuori Milano, alla luce del recente Sinodo minore ‘Chiesa dalle genti nel quale si è sottolineata l’importanza di sviluppare la pastorale dei migranti su tutto il territorio della Diocesi”, aggiunge il sacerdote: la Festa di Pentecoste “non deve essere un evento eccezionale, ma la celebrazione dell’ordinario: una quotidianità che è, già ora, quella di una Chiesa dai più volti, in cui le diversità crescono e camminano insieme. L’accoglienza è il primo passo: si parla solo di quella, ma noi in realtà siamo già oltre”. (R.Iaria)