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Don Malgenisi: domani pomeriggio i funerali

17 Settembre 2020 -
Como - La diocesi di Como ha annunciato, pochi minuti fa, i dettagli circa le esequie di don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso a Como il 15 settembre scorso. “Accogliendo il desiderio della famiglia – si legge nella nota inviata alla stampa –, venerdì 18 settembre, alle 17, nella chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio, la comunità di Regoledo di Cosio (So) si riunirà per l’ultimo saluto a don Roberto. I funerali saranno presieduti dal vescovo monsignor Oscar Cantoni e concelebrati, per comprensibili esigenze di spazio, da un ristrettissimo numero di sacerdoti, designati in rappresentanza del presbiterio diocesano”. All’interno della chiesa e anche nello spazio esterno, precisano dalla diocesi, le norme di prevenzione e contenimento del coronavirus impongono una severa limitazione dei posti e il rispetto del distanziamento. Sarà possibile seguire il rito via streaming sul canale YouTube de “Il Settimanale della diocesi di Como”. La comunità diocesana – continua la nota – si ritroverà “sabato 19 settembre, alle 9.30, in cattedrale, a Como, per la santa messa di suffragio”. Questa mattina la salma di don Roberto Malgesini è stata riconsegnata ai suoi famigliari, ai fratelli Mario, Caterina ed Enrico. Nell’ultimo viaggio verso Regoledo di Cosio, paese valtellinese di cui don Roberto era originario, il feretro si è fermato per un’ultima volta nei pressi della chiesa di San Rocco, accanto alla quale viveva e dove martedì mattina ha trovato la morte, accoltellato da un uomo che conosceva e che spesso aveva aiutato. Don Gianluigi Bollini, parroco della Comunità pastorale Beato Scalabrini e vicario foraneo della città, ha guidato un breve momento di preghiera a cui era presente anche don Antonio Fraquelli. Tanti anche i ragazzi del gruppo di volontari che aiutavano don Roberto nel suo servizio ai poveri e agli ultimi della città, che pure non hanno voluto mancare, per dare un ultimo saluto al loro don.

Ucciso dove morirono i primi cristiani

17 Settembre 2020 - Como  - Martedì, memoria dell’Addolorata che stava insieme ad altre donne ai piedi della Croce, è stato ucciso don Roberto Malgesini. Anche lui stava vicino a tante croci, anche lui c’era, stava in mezzo, condivideva. Il luogo in cui è stato ucciso è vicinissimo al luogo del martirio dei primi cristiani della diocesi di Como, era l’anno 303 d.C. Erano soldati che in nome del Vangelo fuggivano dalla violenza delle armi e per questo raggiunti e uccisi da altri soldati. L’altra mattina sono entrato nella casa di don Roberto e sul tavolo sul quale aveva fatto colazione c’era il breviario che aveva recitato e sopra di questo il libro del cardinale Carlo Maria Martini dal titolo “La pratica del testo biblico” alla pag. 111, al capitolo intitolato "Gesù medico misericordioso" e nella sua camera dove con altri mi sono recato in cerca delle chiavi della macchina c’era una stuoia, luogo di preghiera, con tanti testi di Madre Teresa. Sulla scrivania della camera una grande croce.  Roberto era un prete secondo il Vangelo, capace di grande cura e delicatezza con chiunque. L’immagine del buon pastore che va in cerca, cura, fascia le persone può aiutarci a comprendere don Roberto e a prenderlo come punto di riferimento. Curava e accudiva anche le "pecore cattive", coloro che hanno fatto sbagli grossi e sono finiti in carcere: in questa sua capacità io ho sempre visto la "giustizia superiore" del Vangelo, la follia di voler bene a chi proprio non se lo merita. Nella città di Como, ricca di uomini e donne vere manca ora don Roberto, la sua freschezza evangelica. Roberto lascia orfani anche tanti stranieri che in lui avevano un punto di riferimento di premura e di cura delicata. Siamo in tanti a condividere il suo progetto di umanità ma c’è un operaio in meno, quindi bisogna fare gli straordinari. Sono queste ultime, le parole con cui don Renzo Scapolo ricordava l’uccisione di don Renzo Beretta. P:S non conosco il movente dell’uccisore ma Gesù medico misericordioso pensi con altri anche a lui. (Don Giusto Della Valle – direttore Migrantes Como e Migrantes Lombardia)

«Ho visto dei fratelli»: nei testi della Via Crucis la scelta di vivere la strada di don Roberto Malgenisi

17 Settembre 2020 -

Milano - Una delle caratteristiche più coraggiose, “ostinate” verrebbe voglia di dire, che emerge dalla vita di don Roberto Malgesini, è la capacità di fare silenzio. Quello interiore naturalmente, porta d’ingresso alla preghiera. Ma anche il più banale “tacere” esteriore, che non si perde in recriminazioni e proteste, tanto meno in proclami clamorosi. Di lui non si trovano interviste, dichiarazioni, battaglie verbali. Nessuna reazione polemica neppure dopo essere stato multato, l’anno scorso, per aver portato la colazione ai senza dimora. Il suo vocabolario era la strada, la sua denuncia erano le mani usate per sollevare il bisognoso di tutto, erano gli occhi piantati negli occhi del povero per restituirgli la dignità di persona, di amico, di fratello. Non a caso per trovare anche solo qualcosa di scritto bisogna attraversare i cammini che percorreva lui, fianco a fianco degli ultimi cui aveva scelto di dedicare l’esistenza. Volti, voci raccolti nelle meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo di due anni fa, il 30 marzo 2018. La loro sintesi in un titolo dalla semplicità rivoluzionaria, “Ho visto dei fratelli....”. che poi sarebbero «le persone sole, senza fissa dimora, fragili che abitano la strada». Ma persino qui in verità la firma di don Malgesini la si può solo intuire, perché insieme a lui i testi sono stati preparati dai volontari, soprattutto giovani che lo accompagnavano nella ricerca degli abbandonati cui assicurare una parola, una bevanda calda, una coperta.

Recita la cronaca che la preghiera sulla Via Dolorosa quel Venerdì Santo a causa del maltempo si svolse al chiuso, nella chiesa di Torre Santa Maria e che vi presero parte le sei parrocchie della comunità pastorale della Valmalenco, provincia di Sondrio e diocesi di Como. Eppure a sfogliare i testi ci si trova dentro un mondo dai territori molto più larghi, popolati dalle storie di migranti, di disperati, di uomini e donne derubati di tutto. I protagonisti delle stazioni della Via Crucis sono Roberto e il suo desiderio di poter incontrare di nuovo il figlio di 4 anni, sono il ghanese Zakaria, sono Abraham e la sua canzone che racconta la fuga dalla Nigeria, sono Itohan che è straniera, immigrata, africana ma soprattutto è una ragazza. Perché il segreto sta proprio lì, nel vedere nell’altro non solo un povero e un bisognoso ma una persona. Lo capisce e lo testimonia chi a maggior ragione oggi, malgrado i richiami di luci e lustrini, non si riconosce in una realtà che «esclude, emargina e allontana i sofferenti». Chi crede che la soluzione al disagio sociale sia tornare ad ascoltare con il cuore, che l’unica scelta davvero di giustizia sia «ripartire da chi è ultimo», fosse pure un vicino di casa o chi abita con noi. «Non esiste il benefattore e il bisognoso di aiuto. Esistono solo la fraternità, la cura e l’affetto reciproci», recita la presentazione della Via Crucis. È quella la linea di demarcazione dell’umanità, della condivisione, del Vangelo. «Ho visto emettere una ordinanza per scacciare senza tetto che chiedevano un po’ di attenzioni ai turisti e alla gente ricca che festeggiava Natale e il nuovo anno – si legge poco oltre –. Ma ho visto anche dei fratelli continuare ad aiutare gli scacciati, passando silenziosi oltre le minacce delle autorità o della maggioranza del popolo». Per loro, al termine della preghiera, come piccolo dono e insieme richiesta di impegno, alcuni quadratini di stoffa colorata, «simbolo dell’amore e della misericordia di Dio, infinita, sconfinata, immeritata». Se cuciti insieme quei pezzettini possono formare una coperta. Con cui portare calore, affetto, comprensione a chi ne ha bisogno. Senza dire troppe parole. Anzi magari scegliendo il silenzio. Come don Roberto. (Riccardo Maccioni - Avvenire)

Como: ucciso sacerdote impegnato nell’assistenza agli ultimi

15 Settembre 2020 - Como – Accoltellato e ucciso questa mattina a Como il sacerdote don Roberto Malgesini, conosciuto come il prete degli ultimi. L’aggressione è avvenuta intorno alle 7 di oggi in piazza san Rocco, vicino ala sua parrocchia. 51 anni, il sacerdote è stato trovato a terra, con ferite di arma da taglio, nella strada accanto alla chiesa. Poco distante gli uomini della polizia scientifica hanno ritrovato un coltello sporco di sangue, riferiscono le agenzie. Don Malgesini era impegnato nell'assistenza ai più bisognosi: portava la colazione ai senzatetto e ai migranti e assisteva tutti coloro che vivevano in situazioni di marginalità. Appena avuta la notizia è arrivato sul posto anche il vescovo di Como, Mons. Oscar Cantoni.