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Liberi dalla paura: ad un anno dal convegno di Sacrofano

12 Febbraio 2020 - Roma - Esattamente un anno fa, dal 15 al 17 febbraio 2019, si è svolto a Sacrofano (Roma) il meeting delle realtà di accoglienza nate a seguito dell’appello di Papa Francesco del settembre 2015, dal titolo: Liberi dalla paura, promosso dalla Fondazione Migrantes, da Caritas Italiana e dal Centro Astalli. Per me i giorni più belli e più difficili da quando ho assunto il servizio di Direttore generale della Migrantes, in cui mi è sembrato di rivivere la pagina evangelica che avevamo scelto come icona dell’incontro (Mt.14,22-33): Simon Pietro che accogliendo l’invito di Gesù scende dalla barca e comincia a camminare sulle acque, ma poi, impauritosi, comincia ad affondare, e grida al Signore. “E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: ‘Uomo di poca fede perché hai dubitato?’ Appena salito sulla barca il vento cessò”. Sono stati 570 i partecipanti di cui un centinaio di giovani accolti di 28 paesi. Da quando Papa Francesco ha dato inizio al meeting con la celebrazione eucaristica, ci siamo sentiti veramente liberi da ogni paura, abbiamo sentito la presenza del Risorto in mezzo a noi. È quello che hanno raccontato anche le famiglie e le comunità che hanno partecipato; i dubbi e i timori che hanno accompagnato la loro scelta di accogliere un rifugiato, che si sono poi trasformati, pur in mezzo a qualche difficoltà, in una grande pace e gioia. L’idea di organizzare il meeting è nata anzitutto per dire grazie a quanti oggi “contribuiscono a tenere vivo quello spirito di fraterna solidarietà che ha lungamente contraddistinto l’Italia” (papa Francesco). In un momento in  cui è più facile che incontrino la diffidenza o l’ostilità di chi li circonda piuttosto che la gratitudine. In secondo luogo per dare loro voce e coraggio, perché l’isolamento scoraggia e rende deboli: c’è ancora in Italia un popolo numeroso che non ha piegato le ginocchia davanti agli idoli, come rivela il Signore al profeta Elia in un momento di profondo scoraggiamento (1Re 19,18s). Infine perché siamo convinti che l’appello del Papa non vada archiviato, non ha dato ancora tutti i suoi frutti, come ha ricordato recentemente il suo elemosiniere il Cardinal Kraiewski tornando da Lesbo, dove sono accampati in condizioni disperate migliaia di profughi di cui la metà sono bambini: “Se ogni monastero, ogni casa religiosa, ogni parrocchia, si aprisse almeno per una persona, almeno per una famiglia, a Lesbo non troveremmo nessuno”. Un appello che voleva non solo richiamare l’attenzione al dramma purtroppo ancora attuale dei profughi e delle tante vittime che hanno trasformato il Mar Mediterraneo in un grande cimitero, ma offrire l’occasione a tante parrocchie e comunità religiose diventate vecchie e sterili, di tornare ad essere feconde, come Abramo dopo che accolse alle Querce di Mamre i tre forestieri. Perché allora non provare a replicare nella vostra Diocesi o regione l’evento di Sacrofano invitando le tante realtà di accoglienza, a volte piccole e sconosciute, presenti sul territorio? Perché non provare a ridare voce all’appello del Papa senza cedere alle paure che ci assalgono? Concludo con le parole con cui Papa Francesco si è congedato da noi a Sacrofano al termine della messa: “Prima di congedarmi vorrei ringraziare ognuno di voi per tutto quello che fate: il piccolo passo … Ma il piccolo passo fa il grande cammino della storia. Avanti! Non abbiate paura, abbiate coraggio! Che il Signore vi benedica. Grazie”. (D. Gianni De Robertis)  

Vescovi Calabria: all’incontro anche don De Robertis

7 Febbraio 2020 - Reggio Calabria – Si è svolta, nei giorni scorsi a Reggio Calabria, la sessione invernale della Conferenza Episcopale Calabra. All’incontro ha partecipato anche don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes che ha invitato i vescovi calabresi a “leggere con attenzione i fenomeni dell’immigrazione e dell’emigrazione, per comprendere quanto sia urgente analizzare con lungimiranza e attenzione tali fenomeni, con le loro implicazioni ed urgenze, sociali ed ecclesiali, in un clima di dialogo e confronto  con le parti sociali e politiche”.  

Senza distogliere lo sguardo

3 Ottobre 2019 - Roma - Ricordiamo oggi il naufragio del 3 ottobre 2013 a poche decine di metri da Lampedusa, che causò la morte di 368 innocenti. Non si tratta del ricordo di un evento passato, ma di una tragedia che continua, perché, anche se nel silenzio dei media e nell’indifferenza dei più, ogni giorno continuano a morire nel Mediterraneo persone che fuggono da guerre, miseria, violenza. Ma, ci ha ricordato il Papa domenica scorsa nell’omelia per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato “ come cristiani non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione di chi non appartiene al “nostro” gruppo. Non possiamo rimanere insensibili, con il cuore anestetizzato, di fronte alla miseria di tanti innocenti. Non possiamo non piangere. Non possiamo non reagire. Chiediamo al Signore la grazia di piangere, quel pianto che converte il cuore davanti a questi peccati (…) Amare il prossimo significa sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare concretamente la tenerezza di Dio nei loro confronti. Significa farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo, per lenire le loro ferite e portarli al più vicino luogo di accoglienza, dove si possa provvedere ai loro bisogni”. Amare il prossimo significa sentire compassione per la sofferenza dei fratelli e delle sorelle, avvicinarsi, toccare le loro piaghe, condividere le loro storie, per manifestare concretamente la tenerezza di Dio nei loro confronti. Significa farsi prossimi di tutti i viandanti malmenati e abbandonati sulle strade del mondo, per lenire le loro ferite e portarli al più vicino luogo di accoglienza, dove si possa provvedere ai loro bisogni”.   La memoria di oggi sia per ciascuno di noi occasione per non distogliere lo sguardo da queste persone. e per ottenere la grazia del pianto e di un impegno fattivo verso di loro.  (Don Giovanni De Robertis - Direttore Generale Fondazione Migrantes)