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Roma: riapre in presenza la mensa di via Dandolo

14 Settembre 2021 - Roma - Da domani, mercoledì 15 settembre, la mensa dei poveri della Comunità di Sant’Egidio a Roma, in via Dandolo 10, a partire dalle 16.30, permetterà nuovamente ai senza fissa dimora e a tutti gli ospiti, molti stranieri, che normalmente la frequentano di sedersi a tavola. Negli ultimi mesi infatti, in questo centro – che non ha mai chiuso neanche durante il lockdown – i pasti venivano soltanto distribuiti e consumati altrove, per il rispetto delle misure dettate dalla pandemia. La svolta è stata permessa grazie all’apertura – il martedì e il giovedì pomeriggio - dell’hub vaccinale di Sant’Egidio che, dall’inizio di luglio, ha già realizzato la vaccinazione di alcune migliaia di persone che, per motivi ambientali e burocratici, sarebbero rimaste “invisibili” al sistema sanitario. Da domani, a questi ultimi, “oltre al vantaggio dell'importante protezione per la loro salute e per quella di tutta la popolazione, sarà restituita anche la dignità di poter sedere a tavola, grazie ai certificati vaccinali mentre chi non ha ancora non li possiede sarà comunque accolto, come sempre, e avrà la possibilità di ricevere un pasto da asporto, come è accaduto nei mesi passati”, spiega la comunità.  

Lesbo: giovani per la Pace di Padova e Bologna con i giovani migranti

6 Agosto 2021 - Roma - È iniziata da pochi giorni la prima delle quattro missioni estive dei Giovani per la Pace in Bosnia, con la partenza di un gruppo di dodici ragazzi e ragazze delle Comunità di Sant’Egidio di Padova e Bologna. A Bihaç una parte del lavoro si svolge in sinergia con il JRS (Jesuit Refugee Service), con cui è attiva da alcuni mesi una proficua collaborazione. La situazione a Bihaç è in rapido mutamento. Nella stagione estiva i giovani migranti si trattengono solo pochi giorni, pronti a ripartire per proseguire il viaggio. Sono in aumento gli arrivi delle persone dal corno d’Africa – si legge sul sit di Sant’Egidio - come Yusuf (nome di fantasia), ragazzo somalo di 17 anni arrivato in Bosnia col padre e la sorella di 16 anni, ed accampato come tanti altri in mezzo al bosco che circonda Bihaç. Racconta delle violenze e delle umiliazioni subite al confine con la Slovenia: “Ho perso tutto, l’unica cosa che mi è rimasta è la mia anima, che mi consente di rimanere felice…”. Le condizioni igieniche dei migranti continuano ad essere estremamente critiche, con numerosi casi di scabbia sia dentro che fuori dai campi, senza contare i problemi legati alla scarsità di cibo e all’acqua, che oltre ad essere insufficiente spesso non è potabile. Il rapporto con gli abitanti del luogo è sempre più teso e non mancano esplicite manifestazioni di intolleranza nei loro confronti, come quella di chi dice: “se volete vedere uno zoo andate a Lipa”. Stanchi, affamati, maltrattati, i migranti continuano a nascondersi in rifugi di fortuna e a non arrendersi di fronte al sogno di arrivare in Italia e in Europa, al punto di voler riprovare il “game” più volte in una settimana. Molti hanno voluto partecipare in maniera inaspettata, ma grata, ad una scuola di italiano improvvisata dai Giovani per la Pace davanti al campo di Lipa. Resiste la speranza e la voglia di amicizia: pur vivendo in condizioni misere, non mancano da parte loro gentilezza e gesti di generosità, come il desiderio di condividere il poco cibo che hanno. È commovente come, anche in situazioni critiche, il loro spirito ottimista e fiducioso trasmetta un senso di conforto; come ci ha confidato un giovane pakistano in uno dei jungle camp: “Tutti abbiamo dei sogni”.  

Budapest. una preghiera ecumenica in ricordo del Porrajmos

5 Agosto 2021 - Budapest - Il 2 agosto a Budapest si è svolta la preghiera ecumenica in memoria del Porrajmos, lo sterminio nazista di rom e sinti, e dell’attentato di Kisléta il quale fu l’ultimo di una serie di uccisioni di persone rom tra il 2008 e il 2009 con sei vittime e parecchi feriti in Ungheria. La preghiera è stata presieduta da mons. János Székely, vescovo  di Szombathely, con le rappresentanze delle chiese riformata e luterana, e la comunità ebraica. Erano presenti alcuni membri delle famiglie delle vittime e Éva Fahidi, superstite dell’olocausto, prigioniera del campo Auschwitz-Birkenau anche nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944 quando gli ultimi rom furono uccisi dagli SS. Péter Szőke della Comunità di Sant’Egidio a Budapest ha introdotto la preghiera: “vogliamo gridare al Signore con le vittime e per le vittime, ma vogliamo anche dire quale sogno abbiamo sul mondo e sull’Ungheria”. Citando Jonathan Sacks, ha detto: “un paese è forte quando si prende cura dei deboli, diventa ricco quando si occupa dei poveri, diventa invulnerabile quando presta attenzione ai vulnerabili”. Nella sua omelia il vescovo emerito luterano Péter Gáncs ha offerto una meditazione sull’incontro di Gesù con la samaritana.  Gesù non rispetta i confini e “provoca”, nel senso originario del verbo: chiama fuori quel che è nascosto. I giudei e i samaritani allora non avevano nessuna comunione, non potevano usare gli stessi piatti, bicchieri. Gesù trova quell’unica cosa che lui e la donna hanno in comune: la sete nell’ora più calda del giorno. Chiede acqua alla samaritana, suscitando scandalo persino nei discepoli che non capiscono. Il rapporto tra giudei e samaritani è paragonabile a quello tra ungheresi rom e non rom di oggi. Gesù ci offre l’acqua della vita perché essa diventi in noi fonte per gli altri. I nostri sforzi non servono a nulla se non facciamo noi il primo passo nel ristabilire la comunione in modo personale, mangiando e bevendo dagli stessi piatti con loro. Éva Fahidi, che aveva perso sua madre e la sua sorellina subito dopo il loro arrivo ad Auschwitz, ha dato la sua personale e toccante testimonianza della notte in cui le famiglie rom, più di 3000 persone furono assassinate nel campo di Birkenau. “I rom e sinti sono il popolo più vicino al mio cuore. Sono i miei fratelli e sorelle di sangue. Avevo 79 anni quando per la prima volta tornai ad Auschwitz. Finora non avevo capito perché ero sopravvissuta proprio io ma allora e lì capì: per raccontare fino alla fine della mia vita perché non succeda più. Purtroppo, le idee nazionalsocialiste si diffondono anche dove prima erano sconosciute. Il ruolo delle chiese è essenziale per contrastarle. I sopravvissuti non vogliono sporcarsi le proprie anime di odio contro nessuno”. Rivolgendosi ai bambini e giovani rom presenti ha detto: “I bambini rom sono bellissimi. Studiate, trovate buoni lavori per non essere umiliati, abbiate belle famiglie con tanti figli, Dio vi benedica”. Nelle preghiere dei fedeli sono stati letti i nomi delle vittime degli attentati compiuti dodici anni fa in Ungheria, tra cui un bambino di appena 5 anni, Robi Csorba. Nella preghiera dei fedeli, Eszter Dani, pastora riformata ha chiesto la guarigione al Signore per coloro sono paralizzati dalla paura, dal lutto, e anche per coloro che sono pieni di odio. Il capo rabbino Zoltán Radnóti ha pregato con le parole dell’Avinu Malkenu, Nostro Padre, Nostro Re, le suppliche per la misericordia dell’Eterno. Il vescovo János Székely ha reso grazie al Signore per i “nostri fratelli zingari” e i “tesori che portano in loro”. “Noi pecchiamo contro il nostro fratello – ha aggiunto – non solo quando lo distruggiamo ma anche quando gli neghiamo una vita degna dell’uomo”. “Vogliamo raggiungere la misura del tuo amore infinito”, ha concluso la sua preghiera.

Lesbo: è allerta caldo al campo profughi

4 Agosto 2021 - Lesbo - È allerta caldo in Grecia: le temperature sono altissime e il governo ha raccomandato ai cittadini di uscire di casa il meno possibile. Al campo profughi di Moria2, nell'isola di Lesbo, fa caldissimo. Nella lunga distesa di tende e container, stretti tra di loro a un passo dal mare, il sole non fa sconti: gli alberi si contano sulle dita di una mano. Il numero dei rifugiati sull'isola quest'anno è diminuito, ma è aumentata la disperazione: ogni giorno sembra più difficile ottenere i permessi per raggiungere la meta del proprio lungo e spesso drammatico viaggio. Le cupole rosse della "tenda dell'amicizia" sono accanto al campo, un po' più in alto: ci sono tavoli all'ombra dove di mattina i bambini arrivano per la Scuola della Pace della Comunità di Sant'Egidio e il pomeriggio si può mangiare con la propria famiglia, poi fermarsi a conversare a giocare a dama o a backgammon, mentre i bambini corrono in uno spazio largo e sicuro. Poco più lontano, le tende della Scuola di inglese, dello stesso rosso vivace, con banchi, lavagne, un insegnante e tanti "assistenti" che aiutano chi, ormai adulto, di scuola ne ha fatta poca, ma porta con sé tanta speranza e voglia di fare. In questi giorni sono quasi 90 i "volontari" (saranno più di 250 nell'arco di tutta l'estate), in maggioranza giovani, di diversi paesi europei: dal Portogallo alla Polonia, passando per Spagna, Olanda, Italia, Belgio, Ungheria, Germania. "Sono venuti a proprie spese, per trascorrere  le loro vacanze con i profughi dell'isola", sottolina la Comunità di Sant'Egidio. A loro si aggiungono qualche amica greca e alcuni giovani migranti che facilitano l'amicizia, traducendo in arabo o in farsi. È "l'entusiasmo della gratuità, che contagia tanti e che - al di là delle barriere linguistiche e culturali" - è il messaggio di Sant'Egidio ai profughi -  il "valore aggiunto" delle tende rosse, dove, con il cibo, la scuola, qualche consiglio medico, "si respira l'aria fresca dell'amicizia".    

Sant’Egidio: presentate proposte per “una ripartenza migliore e una giusta e legale immigrazione”

14 Giugno 2021 - Roma - Ripristinare flussi di ingressi regolari nei settori che hanno più bisogno di lavoratori, come la sanità, il turismo e l’agricoltura; reintrodurre il sistema di sponsorship private e “prestazione di garanzia” per far entrare lavoratori dall’estero; ampliare i corridoi umanitari ed estenderli ad altri Paesi europei; superare il Regolamento di Dublino prevedendo la possibilità, per chi si sposta per i 3 mesi consentiti, di accettare un impiego in un Paese diverso da quello di arrivo e possibilità di sponsor privati che possano richiedere l’autorizzazione all’ingresso per ricerca di lavoro per un anno. Sono queste le principali proposte in materia immigrazione che la Comunità di Sant’Egidio rivolge oggi al Governo italiano e a tutti i governi in vista del prossimo Consiglio europeo “per una giusta e legale immigrazione”. A partire da una esperienza di 40 anni, la Comunità di Sant’Egidio invita la politica italiana ed europea ad affrontare la fase della ripartenza dopo la pandemia tenendo conto anche dell’inverno demografico in corso e della mancanza di lavoratori in alcuni settori, per far incontrare domanda ed offerta, i bisogni delle famiglie italiane e di chi emigra e “per garantire legalità e sicurezza per tutti”. “Il tema della ripartenza può essere una occasione per cambiare in meglio – ha detto oggi Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio in conferenza stampa –, per creare un mercato del lavoro sano e non tenere nessuno in situazione di irregolarità”. Ci sono infatti 600.000 persone in Italia “che se regolarizzate sarebbero una grande ricchezza per il gettito fiscale dello Stato, le pensioni e il welfare”. Il problema di fondo è che l’Italia è a saldo zero tra emigrazione e immigrazione: “Gli italiani all’estero sono aumentati del 60% in 10 anni, passando da 3.100.000 a quasi 5 milioni. Nel 2019 sono emigrate 180.000 persone, di cui il 75% italiani, un numero pari alle persone arrivate in Italia. Perdiamo giovani, competenze e attrattività nel mercato del lavoro. Potremmo andare a cercare lavoratori qualificati nei Paesi extra-Ue”. Gli esempi concreti non mancano, anche dalla cronaca recente. “C’è una carenza del 20/30% di personale nel turismo e nella ristorazione – ha ricordato Impagliazzo –. Mancano 50.000 lavoratori in agricoltura e 60.000 infermieri nella sanità. Le famiglie soffrono per le carenze nell’assistenza degli anziani. Ci sono Paesi come il Perù, l’Argentina e la Romania che hanno scuole infermieristiche con livelli molto elevati ma manca l’equipollenza dei diplomi. Chiediamo al Governo italiano di riconoscere i titoli e impiegare immediatamente questo personale”. Impagliazzo ha chiesto anche di velocizzare le 220.000 domande di emersione dal lavoro nero del governo Conte: “Ne sono state accolte pochissime perché le pratiche non vengono lavorate”. Tutte le proposte, ha concluso Impagliazzo, “sono nell’aria da tempo ma non si ha il coraggio politico di fare scelte semplici e di buon senso , che potrebbero essere messe in pratica nell’immediato”. (P.C. – Sir)  

Sant’Egidio: oggi veglie in memoria delle vittime del naufragio davanti alla Libia

26 Aprile 2021 - Roma – Questa sera, 26 aprile, si terranno, a partire dalla basilica di Santa Maria in Trastevere, in Italia e in tutta Europa, numerose veglie di preghiera, promosse dalla Comunità di Sant’Egidio in memoria delle vittime dell’ultimo naufragio davanti alle coste della Libia. Di fronte a questa ennesima strage del mare – dice in una nota la Comunità - “sentiamo il dovere di levare la nostra voce e la nostra preghiera perché il nostro continente non si macchi di colpevole indifferenza ma sia fedele ai suoi valori di umanità e di difesa dei diritti”. La Comunità di Sant’Egidio chiede alle autorità di governo dei singoli Stati europei e a quelle comunitarie di “riattivare con urgenza una rete di salvataggio in mare, rapida ed efficiente, così come lo impone il diritto internazionale per non dover rispondere in futuro, oltre che alla propria coscienza, anche a reati di omissione di soccorso”. Per quanto riguarda la Libia e i suoi centri di detenzione, occorre inoltre “aprire con urgenza corridoi umanitari verso i paesi europei, con un modello che Sant’Egidio, insieme ad altre realtà come le Chiese protestanti e la Cei, ha già realizzato negli ultimi cinque anni, con buoni risultati riguardo non solo l’accoglienza ma anche l’integrazione”. A Roma la veglia di preghiera si terrà alle 19.30 e sarà trasmessa in streaming su www.santegidio.org . (R. Iaria)  

Comunità Sant’Egidio: l’aumento della povertà diventa anche precarietà abitativa

8 Gennaio 2021 - Roma - L’aumento della povertà, registrato dall’inizio della pandemia, sta assumendo aspetti preoccupanti a diversi livelli. Tra i bisogni primari espressi dalle famiglie più fragili, oltre al necessario per mangiare, c’è anche quello di un alloggio garantito. La precarietà abitativa, fenomeno già presente in tempi ordinari, sta negli ultimi mesi diventando una vera e propria minaccia per molti nuclei familiari, a partire dagli anziani (soprattutto quelli che vivono da soli), dalle persone con disabilità e, più in generale, da quelle che sono al di sotto della soglia di povertà. Il progetto “Riparto da Casa” - che ha come sottotitoli emblematici “Torno a Casa” – “Resto a Casa”, per indicare le diverse modalità con cui si sviluppa -, promosso da Sant’Egidio, ha l’obiettivo di rispondere ad alcune di queste necessità, individuate a partire dalla rete di solidarietà costruita in questi anni dalla Comunità a favore delle fragilità presenti nella società italiana. Un primo, significativo, sostegno all’iniziativa è già arrivato da Carlo De Benedetti con lo stanziamento di un milione di euro. L’ingegnere fa sapere come, con questa donazione, intenda “non solo offrire un contributo economico, ma anche proporre un modello di aiuto sostenibile, in modo che si diffonda in tutto il mondo imprenditoriale italiano la necessità di aiutare, in questo momento particolarmente difficile per il paese, le fasce più povere della popolazione”.

Pace: domani incontro interreligioso “Nessuno si salva da solo”

19 Ottobre 2020 - Roma - Domani, martedì 20 ottobre Roma sarà la “capitale della pace” con l’incontro internazionale "Nessuno si salva da solo-Fraternità e Pace", il trentaquattresimo promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”, dopo la storica giornata voluta da Giovanni Paolo II nel 1986. L’evento, che si svolgerà a partire dalle 16, vedrà riunite le grandi religioni mondiali insieme ad autorevoli rappresentanti delle istituzioni. In un momento difficile della storia, a causa della pandemia ma anche per le guerre  vecchie e nuove in corso - come quella che dura da dieci anni in Siria o l’ultima nel Nagorno- Karabakh - dal cuore dell’Europa si offrirà al mondo un solenne momento di riflessione, di preghiera e di incontro: un messaggio di speranza per il futuro nel nome del bene più grande, che è quello della Pace. Dopo le preghiere delle diverse religioni in luoghi distinti (i cristiani nella basilica dell’Ara Coeli con la presenza di papa Francesco, di Bartolomeo I e delle diverse Chiese ortodosse e protestanti), alle 17.15 i leader religiosi si ritroveranno insieme nella piazza del Campidoglio per la cerimonia finale. Dopo l’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderanno la parola il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi e, con un videomessaggio, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Saranno quindi ascoltati gli interventi dei leader e rappresentanti delle religioni: il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, il rabbino Capo di Francia, Haim Korsia, il segretario generale del Comitato Superiore della Fraternità Umana (Islam), Mohamed Abdelsalam Abdellatif, il buddista Shoten Minegishi e, a conclusione, Papa Francesco. Seguirà un minuto di silenzio in memoria delle vittime della pandemia e di tutte le guerre e la lettura dell’appello di pace 2020, che verrà consegnato da un gruppo di bambini agli ambasciatori e ai rappresentanti della politica nazionale (presenti tra gli altri anche i ministri dell’Interno e degli Esteri italiani, Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio) e internazionale. Alla fine Papa Francesco, insieme a tutti i leader religiosi, accenderà il candelabro della pace.  

Lesbo: firmato l’accordo per i nuovi corridoi umanitari verso l’Italia

23 Settembre 2020 - Roma - È stato firmato ieri pomeriggio al Viminale, l’accordo tra la Comunità di Sant’Egidio e lo Stato italiano per l’ingresso nel nostro paese di 300 profughi provenienti dalla Grecia, in particolare dall’isola di Lesbo, dove pochi giorni fa è scoppiato un incendio che ha reso impossibile la vita di migliaia di richiedenti asilo. Nel protocollo d’intesa, che ha come suoi pilastri l’accoglienza e l’integrazione, si legge che sarà favorito l’arrivo “in modo legale e in condizioni di sicurezza di richiedenti protezione internazionale, con particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili per i quali risulta necessario ed urgente un percorso di inclusione e stabilizzazione sociale, culturale e linguistica”. Il progetto, che avrà la durata di 18 mesi, darà priorità al trasferimento di famiglie e alcuni minori non accompagnati. Viva soddisfazione è stata espressa dai firmatari dell’accordo che rappresenta di fatto una prima risposta italiana all’appello dell’Unione Europea per il ricollocamento dei rifugiati presenti a Lesbo e in tutta la Grecia, sottolinea una nota. “I corridoi umanitari fanno emergere il volto di un’Italia che, con altri Paesi europei, guarda al futuro rispondendo alle crisi umanitarie con senso di umanità e percorsi di integrazione – commenta il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo -. È l’Italia fatta da cittadini che non si rassegnano alla sofferenza di chi fugge da gravi crisi umanitarie, ma vuole dare una risposta basata su accoglienza e legalità.  Il nostro Paese, ormai da tempo, ha mostrato di credere in questo modello di accoglienza che coinvolge da vicino la società civile. Per i richiedenti asilo, che vivono in condizioni drammatiche nell'isola di Lesbo, si riapre la speranza di una nuova vita in Italia e nel nostro continente”.

Comunità di Sant’Egidio: “l’Europa accolga i richiedenti asilo che hanno perso tutto” a Lesbo

10 Settembre 2020 -

Roma - La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello a tutti i paesi dell’Unione Europea perché accolgano con urgenza i profughi che con l’incendio del campo di Moria hanno perso tutto. Si tratta - si legge in una nota della comunità - di richiedenti asilo che da mesi, alcuni da anni, vivono in condizioni di estrema precarietà, dopo aver fatto lunghi e rischiosissimi viaggi per fuggire da guerre o situazioni insostenibili, in gran parte provenienti dall’Afghanistan. Sono per lo più famiglie, per una cifra complessiva di presenze che si aggira attorno alle 13 mila, con una percentuale di minori del 40 per cento. L’Europa, "se è ancora all’altezza della sua tradizione di civiltà e umanità, deve farsene carico con un atto di responsabilità collettiva".

La Comunità di Sant'Egidio quest'estate, com propri volontari, è stata presente al campo di Lesbo per una “vacanza alternativa” per sostenere i profughi,  con punti di ristorazione, animazione per i bambini, corsi di inglese per gli adolescenti: "possiamo testimoniare la loro sete di dignità e di futuro. Come potremmo raccontare le storie di integrazione di chi abbiamo accompagnato in Europa con il corridoio umanitario che inaugurò nell’aprile 2016 Papa Francesco portando con sé alcuni profughi nel suo aereo, al ritorno dalla sua visita a Lesbo. Nel frattempo, per fronteggiare l’emergenza di queste ore, chiediamo il trasferimento urgente dei profughi in campi attrezzati, forniti di servizi, in terraferma, per evitare ulteriori drammi della disperazione, Occorre inoltre che le associazioni presenti nell'isola abbiano libero accesso per portare aiuti immediati ai profughi".

R.I.