Tag: Centro Studenti Internazionali “G. La Pira”

Studenti Internazionali: ieri un webinar sul ruolo nell’interculturalità

20 Gennaio 2021 -

Firenze - Si è svolto ieri in modalità Webinar il convegno a chiusura del progetto “Studenti Internazionali ponti per l’Intercultura” organizzato dal “Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira” di Firenze e dall’Associazione “Sante Malatesta” di Pisa. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Toscana attraverso “Il Bando Contributi in Ambito Sociale a Soggetto del Terzo Settore per l’anno 2019”. Il convegno, ha detto all’inizio il direttore del Centro Internazionale Studenti “Giorgio La Pira”, Maurizio Certini, è stato dedicato a Kristin Kamdem Tadjuidie, studente originario del Camerun, iscritto alla facoltà di Scienze Agrarie all’Università di Pisa, morto di Covid lo scorso marzo.  Quindici giorni dopo gli è stata conferita la Laurea ad Honorem: lo stesso giorno in cui si sarebbe dovuto laureare. A fare gli onori di casa con le presentazioni e i saluti, ai molti partecipanti sulla piattaforma zoom, Marco Salvatori, Presidente dell’Associazione Volontari CIS La Pira, e Pietro Barbucci, Presidente Associazione Sante Malatesta di Pisa. Il coordinamento è stato affidato a Maurizio Certini, direttore del CIS La Pira. Nicoletta Bazzoffi progettista del Centro la Pira ha illustrato il progetto che, partito a dicembre 2019, avrebbe dovuto concludersi nel 2020, ma causa Covid le istituzioni hanno dato una proroga e si è chiuso ora. Hanno preso la parola Alberto Tonini e Ivana Acocella, referenti per l’Università di Firenze sul tema dell’inclusione degli studenti stranieri e rifugiati. Per la stessa Università ha parlato anche Rita Russo referente dell’International Desk. A seguire alcune testimonianze di studenti internazionali che frequentano le università a cui sono collegati il Cis La Pira e l’Associazione Sante Malatesta di Pisa. Le conclusioni sono state affidate a don Gianni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes che ha ricordato quanto il Centro La Pira sia legato alla Fondazione: “lo ringrazio con tutti i suoi volontari per la fedeltà nell’impegno per gli studenti mai venuta meno in tanti anni di vita”. (NDB)

Studenti internazionali ponti per l’intercultura: domani incontro webinar

18 Gennaio 2021 - Firenze – Il 19 gennaio 2021 un convegno, promosso dal Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira e dall’Associazione Sante Malatesta di Pisa sul tema “Studenti Internazionali: ponti per l’intercultura. La Regione Toscana ha sostenuto le due Associazioni proponenti, tra le vincitrici di un Bando per il Terzo Settore in ambito sociale. Il contesto toscano offre molto agli studenti internazionali, non solo perché è sede di quattro importanti atenei statali (Firenze, Pisa e Siena, con la sua Università per Stranieri), ma anche di istituzioni pubbliche di alta formazione, artistica e musicale, affermano i promotori. Oltre che per importanti Centri Studi non statali, ma riconosciuti come l’Istituto Universitario Europeo, Centri universitari privati per studenti statunitensi, la Facoltà teologica e l’Istituto Sophia di Loppiano. La Regione, attraverso ARDSU, svolge un’importante azione a sostegno degli universitari stranieri, meritevoli ma privi di mezzi economici. Nonostante ciò – sottolinea una nota – il percorso formativo resta in molti casi un percorso a ostacoli che occorre analizzare. La politica, le istituzioni e la società civile hanno nei confronti degli studenti esteri distinte responsabilità, in particolare se li immaginiamo come potenziali ponti culturali ed economici tra paesi, ambasciatori di pace, soggetti di cooperazione per lo sviluppo globale e il benessere dei popoli.  Il Convegno potrà essere seguito in modalità Webinar, con inizio alle ore 15,30. Le conclusioni del convegno sono affidate a don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes.  

Studenti internazionali: ponti per l’intercultura

12 Gennaio 2021 - Firenze - Il 19 gennaio 2021 un convegno, promosso dal Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira e dall’Associazione Sante Malatesta di Pisa sul tema “Studenti Internazionali: ponti per l’intercultura. La Regione Toscana ha sostenuto le due Associazioni proponenti, tra le vincitrici di un Bando per il Terzo Settore in ambito sociale. Il contesto toscano offre molto agli studenti internazionali, non solo perché è sede di quattro importanti atenei statali (Firenze, Pisa e Siena, con la sua Università per Stranieri), ma anche di istituzioni pubbliche di alta formazione, artistica e musicale, affermano i promotori. Oltre che per importanti Centri Studi non statali, ma riconosciuti come l’Istituto Universitario Europeo, Centri universitari privati per studenti statunitensi, la Facoltà teologica e l’Istituto Sophia di Loppiano. La Regione, attraverso ARDSU, svolge un’importante azione a sostegno degli universitari stranieri, meritevoli ma privi di mezzi economici. Nonostante ciò – sottolinea una nota - il percorso formativo resta in molti casi un percorso a ostacoli che occorre analizzare. La politica, le istituzioni e la società civile hanno nei confronti degli studenti esteri distinte responsabilità, in particolare se li immaginiamo come potenziali ponti culturali ed economici tra paesi, ambasciatori di pace, soggetti di cooperazione per lo sviluppo globale e il benessere dei popoli.  Il Convegno potrà essere seguito in modalità Webinar, con inizio alle ore 15,30. Le conclusioni del convegno sono affidate a don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes.  

Amrita: la mediatrice culturale di Careggi che pensa all’India e ama l’Italia

24 Aprile 2020 - Firenze - La storia di Amrita è una storia fatta di sogni e speranze che hanno preso forma nel tempo, cambiando anche il suo progetto di vita originario. Amrita Chaudhuri, originaria di Calcutta, è una mediatrice culturale dell’ospedale di Careggi. Ogni giorno incontra pazienti indiani, pachistani e bengalesi, li aiuta a comunicare con i medici e il personale sanitario traducendo in italiano ciò che da soli non riescono a esprimere e, viceversa, traducendo in indi, urdu e bengalese ciò che delle parole italiane dei medici da loro non viene compreso. Questo è solo uno dei tanti servizi che Amrita porta avanti come mediatrice culturale. Prima dell’emergenza sanitaria lavorava anche nelle scuole, in tribunale e allo Sportello immigrazione del Comune di Firenze. Ma il suo è un lavoro che fa parte di un progetto e di un sogno più ampio: “ho sentito di dover costruire un ponte tra l’India e l’Italia” ci dice Amrita raccontando di quando, già laureata in botanica a Calcutta, rifiutò la possibilità di un dottorato in India. Dopo aver vinto una borsa di studio, nel 2010 viene in Italia per studiare a Perugia la lingua e la cultura italiana e lì si innamora dell’Italia: “Ho visto la bellezza e la ricchezza della cultura italiana e ho potuto comunicare con persone provenienti da diverse parti del mondo. - racconta Amrita - Ho sentito che il mio compito era quello di costruire un ponte culturale facendo conoscere poeti, musicisti e drammaturghi italiani in India e indiani in Italia”. Tornata a Calcutta vince altre due borse di studio di tre e sei mesi e inizia a tradurre in bengalese gli autori della letteratura italiana. Nel 2017 l’ultima borsa di studio la porta per la prima volta a Firenze dove, ospite e studentessa del Centro internazionale studenti La Pira, approfondisce la letteratura italiana e ha l’ “opportunità speciale di approfondire la cultura cristiana, che ha permesso anche a me, ragazza induista, di capire meglio la Divina Commedia” racconta Amrita. Trascorso l’anno di studi torna a Calcutta, ma “ho sentito forte il richiamo della cultura italiana - ci dice - e ho provato a tornare in Italia cercando lavoro”. Inizia così l’avventura della mediazione culturale, che va di pari passo con la traduzione di opere letterarie italiane in bengalese e, viceversa, di opere bengalesi in italiano. “In India ci sono moltissime lingue diverse - spiega Amrita - spero che attraverso le mie traduzioni altri possano entrare in contatto con la cultura italiana e diffonderla mettendo in contatto i due paesi”. L’amore per l’Italia l’ha portata anche a non tirarsi indietro in questo momento di difficoltà. Il lavoro di mediazione culturale in ospedale va avanti e di per sé non cambia, ma si cerca di venire incontro a qualche nuova necessità e di impegnarsi per mantenere le norme di prevenzione del contagio: “purtroppo si percepisce l’ansia e lo stress che questa strana situazione ha prodotto sia tra i pazienti che tra i medici e gli infermieri. - racconta Amrita - Indossiamo le mascherine e i guanti, ci misuriamo la temperatura tutte le volte che entriamo in ospedale e cerchiamo di mantenere la distanza di un metro e mezzo dalle altre persone. Per ora non sono stata chiamata nei reparti Covid, ma adesso per i pazienti è importante che qualcuno spieghi loro nella loro lingua la nuova situazione del coronavirus e le norme di prevenzione del contagio; mi è capitato di fare anche traduzioni delle nuove disposizioni del Comune e del Governo”. Continua, così, con i suoi colleghi a portare il suo aiuto da un reparto all’altro e non manca di tenere vivo un messaggio di speranza per il mondo e l’Italia: “ora vedo soffrire l’Italia, il paese che ho amato, ma come la notte finisce e viene il giorno, così finirà anche questo dolore e verrà il giorno e la luce anche per l’Italia e per il mondo. - dice Amrita - Sento che quando tutto questo sarà finito qualcosa cambierà. Se impariamo a lavorare tutti insieme, saremo capaci di ricostruire un mondo più bello e più sereno”. (Irene Funghi – ToscanaOggi)    

Congo: le preoccupazioni per il Covid 19 dal racconti di un giovane studente

10 Aprile 2020 - Firenze - A Kinshasa la situazione è "più psicologica che reale. Ci sono un po' di casi ma non c'è ancora diffusione. Se la cosa diventasse molto seria, non sarà più il Covid a provocare più morti ma sarà la fame e la delinquenza... perchè non si potrà chiedere a un genitore che sfama la sua famiglia alla giornata di rimanere a casa per una durata indefinita. Impossibile". E' la testimonianza di un giovane studente congolese in Italia  a contatto con la propria famiglia. Ci sarà il rischio - scrive al direttore del Centro Internazionale "G.La Pira", Maurizio Certini - che alcuni gruppi  organizzati con armi diventino "i padroni della città. È una situazione opposta a quella che vediamo in Italia". Il Governo" impotente nel prendere decisioni restrittive, e quando sono prese è quasi impossibile applicarle... hanno provato a isolare Kinshasa dalle altre regioni, ma è durato due giorni, poi si sono arresi alla realtà, e hanno tolto il blocco..". Una delle preoccupazioni è anche l'annuncio di un medico di Kin  che il Congo è stato scelto per effettuare test del vaccino contro il Covid19 "ma senza dare spiegazioni accurate e approfondite. Questo (anche se non è vero) ha infiammato la popolazione. Ho sentito proprio adesso una mia nipote che aveva un forte mal di testa, gli ho chiesto di andare all'ospedale, ma - racconta - all'ospedale  non va più nessuno , perché la gente ha paura che le dicano di avere corvid 19 per un semplice sintomo associato, tanto tamponi non ci sono, e sopratutto le persone hanno paura di diventare cobay per i test del vaccino e non ne vogliono sapere... Capisco l'ignoranza - conclude - ma questa è la pura realtà dello stato dei cittadini in questi paesi... insomma la situazione è confusionale e psicologica..."