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CCEE: a Praga, dal 25 al 27 settembre 2020, l’Assemblea Plenaria

7 Settembre 2020 - Praga - L’annuale Assemblea Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa si terrà a Praga, nella Repubblica Ceca, dal 25 al 27 settembre 2020. Considerate le attuali disposizioni sanitarie e le difficoltà di spostamento da alcuni Paesi, a causa della pandemia da Covid-19, i Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali che non potranno raggiungere Praga, parteciperanno ai lavori in videoconferenza, spiega una nota. Il tema scelto per questa Plenaria è: “La Chiesa in Europa dopo la pandemia. Prospettive per il creato e per le comunità”.  A partire dall’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, nel quinto anniversario della sua pubblicazione, e alla luce di quanto sta accadendo nel mondo intero a causa del Covid-19, i vescovi europei si incontrano per "riflettere sui cambiamenti e sulle ripercussioni che la pandemia sta provocando". I lavori della Plenaria si soffermeranno su quali sono le conseguenze religiose, pastorali ed ecologiche dopo il Coronavirus e, a partire da questi tre aspetti, ogni Presidente illustrerà la situazione della propria Conferenza Episcopale.  Nel confronto comune, poi, sarà dato risalto a cosa "stiamo imparando dalla pandemia e che cosa significa tutto questo per la cura del Creato". (R.I.)  

Ccee-Comece: “si lavori insieme ad una ripartenza che non lasci nessuno indietro”

4 Giugno 2020 - San Gallo - Si è tenuta ieri la riunione annuale tra le presidenze del CCEE e della COMECE. Durante l'incontro un particolare focus è stato dedicato  all'impatto della pandemia Covid-19 sulla vita quotidiana nella Chiesa e nelle società europee, oltre che sul contributo della Chiesa Cattolica ad “una giusta ripresa che non lasci indietro nessuno”. Al centro del dibattito è stata posta la situazione della Chiesa in Europa, unitamente alle prospettive future nel critico contesto legato alla pandemia causata dal virus SARS-CoV-19. Riflettendo sulle possibilità di cooperazione in tale contesto, le due presidenze hanno analizzato gli effetti della pandemia sulle nostre comunità civili ed ecclesiali, individuando prospettive per il futuro della vita nella Chiesa in Europa. Nel rinnovare la vicinanza della Chiesa a tutti coloro che lottano contro la pandemia - le vittime, le loro famiglie e tutti gli operatori sanitari, i volontari e i fedeli che sono stati e sono in prima linea, prendendosi cura delle persone colpite e portando loro sollievo - i presuli hanno espresso la loro preoccupazione “per la crisi economica e la conseguente perdita di un numero ingente di posti di lavoro”, auspicando che, in Europa, “si lavori insieme ad una ripartenza che non lasci indietro nessuno”. In tutto questo tempo di crisi, nel quale si sono sperimentati i grandi limiti dell’individualismo, le due Presidenze hanno sottolineato il ruolo centrale che ha avuto la famiglia, “vera cellula di solidarietà e di condivisione, ma anche luogo della preghiera insieme. Investire sulla famiglia – essi hanno continuato - è il primo passo per una giusta ripresa sociale, economica e ecclesiale”. Ringraziando i tanti sacerdoti per il cruciale e generoso servizio svolto in questo periodo, alcuni donando anche la propria vita, i partecipanti hanno analizzato il ruolo svolto dai social media per la preghiera e le celebrazioni in streaming, interrogandosi sulle nuove forme di pratica religiosa, di rapporti, di presenza e di condivisione della fede – un fenomeno che ci invita a valutare la possibilità di dare un senso nuovo alla fede e alla Chiesa; ma anche a lavorare per far riscoprire a tanti fedeli l'elemento di piena sacramentalità delle celebrazioni religiose all'interno dei luoghi di culto, che il ricorso alle nuove tecnologie non può assicurare. Ci si è soffermati  - spiega poi una nota - anche sulla forte limitazione imposta alla libertà di religione nel contesto della chiusura dei luoghi di culto e della proibizione delle liturgie, invocando il ristabilimento di relazioni Stato-Chiesa normali e basate sul dialogo ed il rispetto dei diritti fondamentali. L'incontro, a causa delle misure cautelari in materia sanitaria, si è tenuto in video conferenza.

Ccee: da oggi l’incontro annuale dei responsabili degli Uffici Migrazioni delle Chiese d’Europa

26 Novembre 2019 - Atene - "Comunità locale come modello di accoglienza ed integrazione in Europa". Questo il tema dell'incontro che da oggi si svolgerà ad Atene promosso dalla Sezione Migrazioni della Commissione Pastorale Sociale del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (Ccee). Ad aprire l'incontro - che si concluderà giovedì 28 novembre - è stato oggi pomeriggio il card. Anders Arborelius, Vescovo di Stoccolma e Responsabile della Sezione Migrazione del Ccee. All'incontro partecipano i direttori della pastorale migratoria delle Conferenze Episcopali d'Europa. Per l'Italia il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis. (R.Iaria)

Card. Bagnasco, “non è ancora decollata una politica europea sulla immigrazione, ma è decisiva”

4 Ottobre 2019 - Santiago de Compostela - “La situazione dei migranti e le difficoltà emerse in questi anni indicano che la via di uscita è quella di una politica dei migranti veramente europea che a nostro avviso non è ancora decollata forse perché non è chiara”. Così il card. Angelo Bagnasco, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, risponde ai giornalisti a Santiago de Compostela dove è iniziata ieri l’Assemblea plenaria del Ccee. “Si è passati da una certa indifferenza verso il processo immigratorio come se i Paesi sul Mediterraneo fossero gli unici deputati a gestire questa situazione, ad una fase di contributi economici che l’Unione europea ha dato ai Paesi di confine con il mare ma bisogna passare però ad una terza fase, decisiva che è quella di affrontare come si fa in famiglia e quindi insieme, una questione che comporta delle difficoltà oggettive. Insieme, non delegare. Mi pare da alcuni segnali ci si stia finalmente incamminando verso questa direzione”. Riguardo ai populismi che, strettamente legati ai flussi migratori, stanno dilagando in Europa, il cardinale ha risposto: “Questi fenomeni chiamano in causa la responsabilità di chi ha governato in questi anni nei singoli Paesi e a livello europeo. Mi pare ovvio che chi governa debba non solo registrare i fenomeni del proprio popolo ma debba interpretarli senza snobbarli perché mostrare sufficienza rispetto a ciò che emerge dalla storia non risolve il problema. Bisogna entrarci dentro, capire perché e affrontare il problema. Questo a nostro parere non è stato fatto e questi fenomeni sono cresciuti”. Per combattere questi fenomeni, “i vescovi come sempre rilanciano i principi fondamentali del Vangelo, e che il Papa ha riassunto in questi anni in due parole, accoglienza e integrazione, stando attenti che nessuna realtà sfrutti la disperazione di questa gente che cerca un futuro di giustizia e di pace. Nessuno deve sfruttare queste situazioni per altri interessi”. (Sir)