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Card. Bassetti al Sinodo Chiesa Ucraina: “Chiesa che è in Italia vuole essere Chiesa sorella che accoglie”

6 Settembre 2019 - Roma - “La Chiesa che è in Italia vuole essere Chiesa sorella che accoglie, aiuta e cammina al fianco, sollevando i pesi e promuovendo ovunque la carità di Cristo”. Lo ha detto questa mattina il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, ai 50 vescovi riuniti a Roma per i lavori del Sinodo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina. Nel suo intervento, Bassetti ha ricordato “le terribili prove” che ha vissuto la Chiesa in Ucraina e facendo riferimento ai giorni attuali ha rivolto un pensiero anche ai “tanti giovani militari morti del recente conflitto”. “Prego il Signore per loro, per le loro famiglie e perché torni presto la pace e la concordia nel vostro grande Paese”. Ed ha aggiunto: “Non possiamo dimenticare che dalla fine del regime totalitario, centinaia di migliaia di persone hanno dovuto lasciare il Paese per emigrare all’estero a cercare lavoro e sostentamento”. In Italia sono presenti più di 200mila ucraini, di cui più di 70mila greco-cattolici. “Da decenni – ha detto il cardinale – vivono nel nostro Paese e si sono inseriti nella società e nella Chiesa italiana”, formando 148 comunità e 6 parrocchie. Bassetti ha ricordato che in questi anni le diocesi italiane hanno messo a disposizione chiese e case parrocchiali per l’accoglienza dei sacerdoti, una sessantina, di cui una decina uxorati, e per la pastorale. Di recente è stato costituito un esarcato per gli ucraini greco-cattolici in Italia. “Si tratta, nel quadro di una ecclesiologia di comunione – ha detto Bassetti -, di una struttura stabile ed efficace per assicurare la tutela dei bisogni spirituali dei fedeli ucraini, mantenendo il loro legame con la Chiesa-Madre”. L’invito finale del cardinale è a fissare “lo sguardo al futuro con speranza e con totale fiducia nel Signore, che guida la sua Chiesa e mai l’abbandona. Noi vescovi italiani – ha concluso Bassetti – guardiamo a voi e alla vostra Chiesa con grande ammirazione e rispetto, scorgendo nel vostro zelo pastorale tutto l’amore che portate per le vostre comunità. Le sofferenze del passato e quelle del presente siano sorgente di forza e di vita nuova: noi vi accompagniamo con la preghiera e la vicinanza personale”.