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Arrivò in Italia su un barcone: ora è vescovo

14 Aprile 2020 - Roma - Da migrante giunto in Italia su un barcone a vescovo. È la storia, raccontata dai media vaticani, di Arjan Dodaj, 43 anni, nato Laç-Kurbin sulla costa dell'Albania. Era arrivato sedicenne come migrante dopo aver attraversato l'Adriatico su un barcone. Fuggito dal suo Paese in una notte del settembre 1993, in cerca di futuro e del modo di aiutare la sua famiglia povera, è approdato in Italia, patendo fortemente lo strappo dalla sua realtà d'origine. “Tante persone oggi si vedono arrivare sui barconi. Credo che bisognerebbe pensare a questi strappi, a questi sacrifici, a queste vicissitudini tanto dolorose, perché se non fossero dolorose non verrebbero!”, avverte. In Italia, in particolare nel Cuneese, a Dronero, ha fatto il saldatore e il giardiniere lavorando più di dieci ore al giorno. Si è imbattuto in una comunità che lo ha fatto sentire a casa. Così ha scoperto la fede cristiana, della quale, nonostante l'educazione all'ateismo sotto il regime comunista, aveva conservato traccia grazie alle canzoni sussurrategli dalla nonna. Dieci anni dopo veniva ordinato prete da Giovanni Paolo II per la Fraternità Sacerdotale dei Figli della Croce, Comunità Casa di Maria. Nel 2017 ha fatto ritorno nel suo Paese, come sacerdote fidei donum. Due giorni fa papa Francesco l'ha nominato vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Tirana-Durazzo. “Sono sincero... mai e poi mai avrei né pensato né desiderato una cosa simile - commenta -. Ero molto felice di vivere il contesto parrocchiale, il contesto familiare quotidiano che ho sempre vissuto, con la mia comunità, con i parrocchiani con le persone che ci sono affidate. Adesso è successa questa ulteriore chiamata, questa nomina del Santo Padre Francesco. L'ho accolta con fiducia nel Signore, nella Madonna, e con obbedienza alla Chiesa".    

Albanesi in Italia: migliaia al Santuario di Genazzano

29 Maggio 2019 - Genazzano - Domenica 26 maggio gli albanesi provenienti da diverse Comunità di immigrati sparse in Italia e dalla stessa Albania anche quest’anno hanno voluto rendere omaggio alla Madonna del Buon Consiglio di Genazzano (RM), protettrice dell’Albania. La Migrantes, che da 18 anni organizza questo evento, ha potuto registrare durante questi anni un crescendo di partecipazione sia nel numero che nella maggiore maturità religiosa, in quanto i gruppi, già a monte, sono più organizzati e ordinati, testimoniando così una frequenza alle Comunità di appartenenza e integrazione al percorso spirituale delle parrocchie. Trapela dai loro visi maggiore serenità e, per i numerosi bambini al loro fianco, anche una gioia familiare dovuta a un inserimento nel nuovo tessuto sociale. L’emozione di incontrare per l’evento altri conterranei ha favorito la creazione di un clima di preghiera improntato sul ringraziamento e la richiesta di protezione da parte della Vergine come fulcro e punto di unione di tutti gli albanesi sparsi nel mondo. Nonostante la pioggia battente e il clima autunnale è stato possibile fare la processione lungo le vie della cittadina laziale durante la quale i fedeli ripetutamente hanno cantato le parole del canto tradizionale “Këtheu o Zoja e Këshillit të mirë”; “Ritorna” - dice il canto popolare alla Vergine - per accompagnare i tuoi figli lungo le strade del mondo dove sono dispersi”, nella speranza che, aggiungiamo noi, gli albanesi emigrati in tutto il mondo possano essere sempre un unico popolo che rende onore alla propria terra e ritrovare il senso dell’unità. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da mons. G. Frendo, vescovo di Tirana-Durazzo e Presidente della Conferenza Episcopale albanese e concelebrata da mons. Massafra, arcivescovo metropolita di Scutari, insieme a otto sacerdoti e a mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’ufficio Migrantes della diocesi di Roma. Nell’omelia il presule ha sottolineato che affidarsi allo Spirito Santo, donato dal Signore a chi crede in Lui, è la strada da percorrere per una comunione fraterna; l’invito era dunque mirato alla necessità di conservare la comunione e la fratellanza anche nella nuova terra di emigrazione; una particolare preghiera, inoltre, è stata chiesta per l’attuale situazione politica in Albania, sperando in una riforma della giustizia che combatta la corruzione e promuova il bene comune. A conclusione della celebrazione, una poetessa scutarina ha recitato alla Vergine toccanti versi che hanno suscitato l’emozione di tutti i presenti; questi ripercorrevano la vita quotidiana dei fedeli, spesso disagiati e dimenticati, che solo nella fede e nella protezione della Vergine possono trovare conforto. Quest’anno, a conclusione della cerimonia, è stato presentato anche il nuovo Coordinatore nazionale della pastorale per gli immigrati albanesi in Italia nella persona del giovane sacerdote albanese don Elia Matija, incardinato nella diocesi di Pistoia, al quale tutti i presenti hanno augurato un proficuo lavoro. Le condizioni climatiche, purtroppo, non hanno reso possibile organizzare il momento conviviale nei giardini comunali della cittadina e i partecipanti, accompagnati dal sorriso benedicente della Vergine del Buon Consiglio, hanno fatto rientro nelle loro sedi con l’augurio di ripetere l’eccezionale esperienza di preghiera il prossimo anno nella certezza di avere sempre Maria come custode e protettrice della proprie famiglie. (Don Pasquale Ferraro)