Primo Piano

Questa civiltà è da difendere

15 Maggio 2019 -

Milano - Uomini in fuga, il mondo ne è pieno. Non attratti da un miraggio, ma spinti da una disperazione. Si fa presto a dire che sarebbe meglio che ognuno restasse a casa sua, in pace e sicurezza. I rifugiati sono uomini (e donne e bambini) che nel loro Paese patiscono persecuzione, o vivono nella paura, per ragioni di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale, opinioni politiche. A loro il mondo ha dedicato una Convenzione nel 1951, impegnando gli Stati, fra l’altro, a non prendere sanzioni penali, a motivo del loro ingresso o del loro soggiorno illegali, a carico di quei rifugiati che giungono direttamente da un territorio in cui la loro vita o la loro libertà erano minacciate. Già in questo originario principio brilla una sorta di gerarchia delle ragioni di giustizia sopra le formule legalistiche: le une e le altre stanno nel cerchio del diritto, simultanee, e però vita e libertà vincono non per violazione di disciplina, ma per giuridica preminenza. Più vicino ai nostri anni, nel 2011, l’Unione Europea ha emanato una Direttiva che impegna gli Stati membri ad assicurare ai rifugiati «il pieno rispetto della dignità umana» e il diritto d’asilo. La parola 'dignità' è pregnante, nel diritto europeo: essa dà titolo al primo capitolo della 'Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea' e compendia una sorta di statuto elementare e insopprimibile degli esseri umani. Il trattamento che ne discende è un corollario coerente.

In Italia, benché se ne parli così poco che par dimenticato (o a bella posta negletto) l’articolo 10 della Costituzione dice che ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni di legge, lo straniero «al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana». Non dunque solo la fuga dalla persecuzione, dalla tortura, dalla guerra; persino la mancanza delle libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione, cioè il ventaglio intero dei diritti umani disegnato dai nostri Padri.

Questo sistema ispirato al soccorso irrinunciabile delle vittime dell’oppressione, così ben scritto, appare oggi contraddetto da una riluttanza che s’è gonfiata in ostilità; ha alzato muri di pietra e di filo spinato, ma non solo: ha costruito maglie fitte di editti e norme e grida e comandi volti a impedire, a ostacolare, a scacciare. Ma ieri la Corte Europea di Giustizia ha dato una sterzata.

C’erano tre rifugiati (un ceceno nella Repubblica Ceca, due africani in Belgio), che avevano commesso reati e subito condanne; per loro c’era il rifiuto o la revoca dell’asilo e della protezione, si profilava l’espulsione e il rimpatrio. Verso un destino pauroso. La risposta di giustizia è stata 'no'. La Corte ha sentenziato che «gli Stati membri non possono allontanare, espellere o estradare uno straniero quando esistono seri e comprovati motivi di ritenere che, nel Paese di destinazione, egli vada incontro a un rischio reale di subire trattamenti proibiti dalla Carta europea», cioè torture o trattamenti inumani o degradanti. La sentenza, emessa dal massimo organo giurisdizionale dell’Unione, ora vincola tutti. Anche il reo, il condannato che espia la pena, non può diventare uno scarto da riconsegnare ai suoi aguzzini. Perderà quel che perderà, ma non il suo essere uomo, e i diritti dell’uomo.

C’è un’ultima pennellata, infatti che ce lo rammenta, e a suo modo sposta di nuovo l’attenzione dal legalismo alla realtà del diritto-giustizia: l’uomo cui è stato revocato lo 'status' (legale) di rifugiato, se in concreto è un fuggiasco per i motivi di persecuzione che abbiamo visto, resta lo stesso un 'rifugiato', e conserva il diritto umano alla 'protezione internazionale' secondo la Carta europea. Prendiamone definitiva nota, difendiamo questa civiltà e siamone all’altezza: è nostra e condivisa col mondo. (Giuseppe Anzani – Avvenire)

Albanesi in Italia: domenica 26 Maggio pellegrinaggio a Genazzano

14 Maggio 2019 - Roma - Sono previste circa un migliaio di persone provenienti dai numerosi gruppi di immigrati albanesi delle varie comunità sparse in Italia e dall'Albania e Kosovo, accompagnati dai loro vescovi e presbiteri, che si uniranno all'appuntamento del 26 maggio p.v. per rendere omaggio alla Madonna del Buon Consiglio a Genazzano. È suggestivo pensare che ogni anno gli albanesi venuti in Italia sentano il bisogno di fare questo pellegrinaggio mariano. La sentono veramente “loro” questa Madonna, perché 50 anni di ateismo e di feroce persecuzione, che ha cancellato ogni traccia esterna di religione dalla loro terra, non è riuscita a cancellare dalla loro memoria, anzi dalla loro più profonda interiorità, questa immagine di Maria. La celebrazione eucaristica con la supplica alla Madonna alle ore 11,00 sarà presieduta dal Presidente della Conferenza Episcopale Albanese Mons. George Frendo e seguita da altre manifestazioni culturali e di svago.  

Bellunesi: la generosità degli emigranti per le comunità colpite da “Vaia”

14 Maggio 2019 - Belluno - Anche gli emigranti bellunesi hanno voluto essere vicini alle loro terre colpite dalla tempesta di fine ottobre chiamata “Vaia”. Seppur fisicamente lontani, con cuore e mente hanno compreso il momento di difficoltà. E non sono rimasti a guardare: dalla Svizzera, Francia, Lussemburgo, Brasile, Stati Uniti, Croazia, Austria, Germania e da varie parti d’Italia sono giunte numerose donazioni al conto corrente aperto dall’Associazione Bellunesi nel Mondo per aiutare i territori colpiti lo scorso anno dal maltempo. E così, dai circoli sparsi per il pianeta (le Famiglie Bellunesi), dai singoli soci e simpatizzanti e da diverse realtà associative anche in giro per il Veneto e per la Penisola, 159 soggetti diversi  hanno voluto dar manforte ai comuni che si sono improvvisamente trovati a far fronte a un’emergenza senza precedenti. In totale sono stati raccolti 40.600 euro, distribuiti ieri in un evento nella sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo a 22 amministrazioni. «Sono quelle che hanno risposto al nostro appello – le parole del presidente dei Bellunesi nel Mondo Oscar De Bona -. Quando a novembre 2018 siamo partiti con la raccolta fondi abbiamo inviato una lettera a tutte le amministrazioni chiedendo che ci indicassero le loro esigenze e ora possiamo portare a termine questa opera resa possibile grazie ai nostri soci. Vorrei menzionare in particolare la nostra Famiglia del Lussemburgo, dalla quale è arrivato il primissimo versamento dall’estero di 3500 euro, e le famiglie in Croazia e Brasile, che ci hanno fatto pervenire complessivamente oltre 1200 euro, una cifra non indifferente considerata la situazione economica che stanno attraversando questi due Paesi. Senza dimenticare i circoli in Svizzera, storici punti di riferimento». «Al di là dell’aspetto materiale – il commento della vicepresidente Abm Patrizia Burigo – questa raccolta rappresenta un forte esempio dell’attaccamento delle nostre comunità al contesto di partenza. Non appena hanno saputo di quanto era successo in tanti si sono messi in contatto con i nostri uffici per sapere qual era la situazione, segnale del fatto che hanno sempre il pensiero rivolto alle loro radici».  

Regina Apostolorum: il 15 maggio riflessioni sul contributo della Chiesa sul Global compact

14 Maggio 2019 - Roma -  Un evento sul Global compact su migranti e rifugiati e sul contributo della Chiesa. Si svolgerà a Roma il 15 maggio, alle 17, all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, che promuove l’iniziativa. Tra gli interventi previsti, quelli di don Francesco Soddu, Direttore della Caritas Italiana, di don Pierpaolo Felicolo, Direttore dell’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni del Vicariato di Roma, di p. Fabio Baggio del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. “Le migrazioni non sono un fatto emergenziale, ma epocale – afferma Mons. Guerino d Tora, Presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione CEI sulle Migrazioni e ospite del Global compact – che cambierà la geopolitica mondiale. Pertanto si manifesta chiara la necessità e l’opportunità di affrontare queste tematiche dal punto di vista culturale e non solo assistenziale; cosa che si sta già facendo perché tale tema è al centro di iniziative cinematografiche, filosofiche, artistiche; è quindi importante discuterne anche a livello accademico”.  

8X1000: la mappa delle opere

14 Maggio 2019 - Roma - Firmate da tutti, conosciute da pochi, perfino nel territorio dove abitiamo. L’azione di rendicontazione e trasparenza della Chiesa italiana sulle risorse affidatele ogni anno dai fedeli è partita da qui, da questo gap informativo per far scoprire gli interventi 8xmille, dal più vicino a quelli di tutte le 225 diocesi del Paese. La geografia della condivisione fraterna, con oltre 16 mila interventi sottoscritti dai fedeli italiani, è sempre consultabile online sulla Mappa 8xmille (www.8xmille.it). Dà conto in modo ravvicinato dell’uso dei fondi. E là dove è più difficile che i numeri rendano il senso delle speranze e della dignità restituite, segnala storie, foto, video, schede e articoli di stampa. Le voci già geolocalizzate sono ben lontane ancora dal rappresentare la totalità dei contributi erogati, ma la Mappa è in continuo aggiornamento. Il dettaglio è per regione, provincia e comune, in modo da scoprire dov’è arrivato l’aiuto della Chiesa italiana. Sullo sfondo, l’impegno della CEI per una trasparenza che superi gli obblighi di legge sulla pubblicazione del rendiconto annuale (come previsto dall’articolo 44 della legge 222 del 1985), affiancandogli appunto la Mappa. Tre le azioni d’impiego: 356 milioni di euro per il culto e la pastorale nelle 225 diocesi; per il sostentamento dei circa 35 mila sacerdoti diocesani, compresi circa 500 missionari nei Paesi in via di sviluppo, 367 milioni di euro. E infine per i progetti caritativi 275 milioni di euro. La prima voce comprende anche i fondi per le nuove chiese e gli spazi parrocchiali, per la tutela dei beni artistici e per la pastorale giovanile. Così sono diventati realtà rispettivamente ad esempio – lo indica la Mappa – il nuovo centro giovanile della parrocchia S. Pietro in Vincoli a Soliera (Modena), costruito con un contributo 8xmille di 66 mila euro; e fondi per 150 mila euro destinati al restauro e consolidamento della chiesa trecentesca di San Nicola vescovo, a Mel (Belluno). Quindi i fondi per il sostentamento dei sacerdoti, ministri dei sacramenti e annunciatori del Vangelo in Parola e opere, affidati ai fedeli per una remunerazione decorosa (che va da circa 903 euro al mese fino ai 1.404 per un vescovo ai limiti della pensione). Tra gli interventi caritativi, che sono la terza voce di impiego, vanno ricordati anche piani formativo occupazionali nazionali per i giovani come il 'Progetto Policoro', che ha creato in questi anni cooperative con oltre 3 mila posti di lavoro. Ma la Mappa registra anche i fondi per la Caritas, per il microcredito (come i fondi 'Famiglia & lavoro' diffusi in diverse diocesi) e per la ricostruzione post terremoto in Abruzzo (anche con 4 scuole) e in Italia centrale. Un link in fondo alla Mappa rimanda agli aiuti al Terzo Mondo: ospedali, scuole, formazione di medici e insegnanti, promozione della donna. Oltre alle emergenze: dal sostegno alle vittime di guerra in Siria con 2 milioni di euro nel solo 2018, ai corridoi umanitari in Etiopia e Giordania (440 mila euro) fino al soccorso nella crisi venezuelana con 500 mila euro. (Laura Delsere)  

Emiliano-Romagnoli nel mondo: assemblea in corso a Rimini

14 Maggio 2019 - Rimini- Si concluderanno oggi a Rimini tre giorni intensi e ricchi di iniziative che hanno visto protagonista la Consulta degli Emiliano-Romagnoli nel mondo-. Presenti il Presidente e i vicepresidenti, i membri del comitato esecutivo, i consultori residenti in Italia e all’estero, numerosi ospiti dal mondo istituzionale e alcuni protagonisti del fenomeno emigratorio regionale che hanno  presentato prodotti culturali e di approfondimento sul fenomeno della nuova emigrazione. Tra gli obiettivi della riunione s la presentazione del museo virtuale dell’emigrazione emiliano-romagnola – MIGRER – a cura dell’agenzia di comunicazione Intersezione e dei project and creative manager Stefano Ascari e Paola Roveri, la restituzione dell’esperienza del Seminario di Palermo organizzato dal Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE) per la creazione di una rete internazionale di giovani italiani nel mondo da parte di uno dei delegati della regione Emilia-Romagna, Mario Zanatta, la relazione sui bandi dell’ultimo biennio e dei progetti che sono stati finanziati. Ampio spazio agli interventi dei consultori su le storie e le istanze delle comunità emiliano-romagnole nei paesi di provenienza.  

Europa e grandi sfide al convegno della Fisc

14 Maggio 2019 - Roma – “Colori d’Europa. Le sfide del terzo millennio” è il tema del convegno nazionale che la Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc) organizza a Faenza e Forlì da giovedì a sabato in onore di due compleanni particolarmente 'rotondi' dei rispettivi periodici ecclesiali: “Il Momento”, che taglia il traguardo del secolo di vita, e “Il Piccolo”, che di anni ne compie ben 120. Le due diocesi romagnole ospitano direttori, giornalisti e operatori della stampa cattolica locale in un periodo significativo per due motivi: le imminenti elezioni europee e la pressione sulla libera stampa cattolica dei territori esercitata dai minacciati tagli ai contributi per l’editoria.  

Maestre di bimbe rom a istituzioni: lo Stato dov’è?

13 Maggio 2019 - Roma - Hanno organizzato una staffetta tra mamme e maestre per difendere una donna rom e i suoi figli, assegnatari di una casa popolare a Torrenova a Roma dalle ostilità degli inquilini. Così un nuovo caso di proteste anti nomadi a Roma sfocia in un’azione di solidarietà. Ora le insegnanti dell’Istituto comprensivo Simonetta Salacone, scuola che frequentano le bambine, hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica Mattarella, al Ministro Salvini, alla Sindaca Raggi e al Presidente della Regione Lazio Zingaretti, per chiedere se sia normale «che delle persone debbano organizzare dei turni per salvaguardare l’incolumità di una di loro. Lo Stato dov’è?».

Salute e solidarietà senza confini: i 25 anni di Camminare insieme

13 Maggio 2019 - Torino – Nei giorni scorsi nella Sala Colonne del Palazzo Civico del Comune di Torino è stato presentato alla stampa il ricco programma di iniziative per festeggiare il 25esimo anno di vita dell’Ambulatorio dell’Associazione Camminare Insieme, con l’obiettivo di fare conoscere le sue attività e di sensibilizzare l’opinione pubblica su problemi sempre più urgenti di disagio che colpisce un numero crescente di persone. L’Associazione promuove, coordina, indirizza e svolge iniziative finalizzate all’assistenza sanitaria e sociale delle persone più indigenti, cittadini italiani e stranieri. “In quest’ultimo anno sono state 14973 le prestazioni gratuite offerte per un valore di oltre un miliardo di euro. 150 le nazionalità delle pazienti, 5000 ogni anno. Le prestazioni più richieste riguardano la medicina di base e la ginecologia”, ha raccontato Sergio Durando, presidente neo eletto dell’Associazione. Oltre all’ambulatorio è attivo il centro Salute mamma-bambino che si occupa di educazione e di cura dei piccoli e accompagna le mamme dal momento del parto fino ai primi mesi del bimbo. Un aiuto fondamentale soprattutto per le donne straniere che affrontano l’esperienza della maternità, da sole, in un Paese straniero. L’Associazione nacque a Torino nell’aprile del 1993 con l’intento, condiviso da un gruppo di persone provenienti sia dalla realtà delle comunità parrocchiali torinesi sia da ambienti laici, di fornire assistenza medica qualificata e gratuita a tutti coloro che non possono usufruire del Servizio Sanitario Nazionale, manifestando in tal modo la propria solidarietà verso i più poveri ed emarginati. Fin dall’inizio, poté contare sull’aiuto concreto di molti volontari e simpatizzanti e dell’Opera Pia Barolo, che mise a disposizione i locali dell’Ospedaletto di Santa Filomena (fatto erigere nel 1834 dalla marchesa Giulia di Barolo per la cura dei più poveri), e dove ancora oggi l’Associazione ha sede. Il presidente dell’Opera Barolo, l’arcivescovo Mons. Cesare Nosiglia, ha ribadito nel suo intervento l’importanza dell’opera della Camminare insieme: “Sono lieto di questa ricorrenza e che si celebri l’evento in Comune, quale segno dell’importanza anche civile che ha la realtà di ‘Camminare insieme’ nella nostra città. Nel mondo della salute e della sanità, l’associazione tiene un suo specifico posto, di grande importanza non solo per quanto fa a favore di tante persone italiane e non, ma per i valori stessi che esprime in sé e testimonia nella nostra Torino”. A ribadire le parole dell’arcivescovo, l’assessora alle politiche sociali del Comune di Torino, Sonia Schellino, che ha ricordato come la Città sia parte di progetti quali l’odontoiatria sociale e la psichiatria sociale, che rispondono a esigenze forti e concrete di una parte della popolazione cittadina che rischia di non accedere alle dovute cure mediche. Così come il direttore dell’Asl di Torino, Valerio Alberti, che ha ribadito nel suo intervento l’impegno del servizio pubblico a sviluppare maggiori connessioni con il privato sociale, rafforzando le reti e attuando all’interno un processo di ottimizzazione del sistema di offerta delle prestazioni mediche. Marzia Sica, responsabile dell’Area sociale della Compagnia di San Paolo, ha espresso la sua gratitudine per il lavoro svolto in questi 25 anni dall’Associazione, sostenuta dalla Fondazione sin dal lontano 1998 in un’ottica di promozione e sviluppo del cosiddetto “secondo welfare”. Nei suoi 25 anni di attività volontaristica l’Associazione ha potuto crescere e sperimentare un diverso approccio al paziente, aspetto sottolineato dall’Arcivescovo Mons. Nosiglia: “Quello che conta molto non sono solo le cure e le medicine, ma che ogni persona debba sentirsi accolta, valorizzata, promossa nelle proprie potenzialità e non solo nell’essere ‘oggetto di cura’… C’è infatti differenza tra il curare e il prendersi cura dell’altro”.

Roma: Festa dei Popoli con il card. Parolin

13 Maggio 2019 - Roma – Sarà il Segretario di Stato, il card. Pietro Parolin, a presiedere la celebrazione eucaristica  - alle ore 12 nella Basilica di San Giovanni in Laterano domenica 19 maggio -  per la ventottesima edizione della Festa dei Popoli organizzata dagli uffici Migrantes e Caritas della diocesi di Roma in collaborazione con i missionari scalabriniani. Una iniziativa, la Festa dei popoli di Roma, che mira a valorizzare le diverse comunità etniche che vivono nella capitale e nei suoi dintorni per superare i pregiudizi, spiega Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma e del Lazio. Dopo la celebrazione eucaristica sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano la festa con la partecipazione dei diversi gruppi e comunità etniche presenti nella diocesi.