Primo Piano

Italiani nel mondo: oggi la presentazione del Festival “Italia in the World”

27 Gennaio 2020 - Roma - E’ dedicata all’Australia la VI edizione del Festival “Italia in the World” che sarà presentata questa mattina a Roma. Il Festival ha l’obiettivo di “Raccontare i successi degli italiani nel mondo e le eccellenze del made in Italy”. Il progetto, che ha ricevuto l’onorificenza da parte della presidenza della Repubblica Italiana ha anche il patrocinio di Rai Cinema, della Federazione Italiana Sport Equestri), l’Italian Trade Agency e l’ Assocamerestero per la promozione dell’Italia nel mondo e la diffusione del bando all’estero; gli Istituti Italiani di Cultura e le Ambasciate Italiane all’Estero, per le ricerche di archivio, i dati e le statistiche relativi all’emigrazione italiana nel mondo e la diffusione del bando attraverso il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, oltre ad altri 60 partner internazionali.  

Migranti: continuano soccorsi in mare

27 Gennaio 2020 - Roma - Oltre 300 i migranti presenti sulle navi di due diverse ong, in direzione Malta e Sicilia. E gli attivisti continuano ad essere impegnati senza sosta nei soccorsi. L’ultimo è stato  effettuato dalla Guardia Costiera maltese, che ha recuperato in mare 40 persone. In tutto i migranti a bordo dalla nave Ocean Viking, che ha operato una serie soccorsi in queste ultime ore, sono 223. Durante l’ultimo salvataggio - effettuato da ’Sos Mediterranee’ - sono state recuperate in mare 72 persone - riferisce Ansa - su una barca di legno molto instabile e sovraccarica nella zona maltese della Sar. Naufraghi che si sono aggiunti agli altri migranti messi in salvo nelle ore precedenti: tra loro 32 sono minorenni che viaggiano da soli: 10 hanno meno di 15 anni, il più piccolo un bimbo di 6 mesi. Altre 16 persone sono state invece recuperate dalla Alan Kurdi, la nave della ong Sea Eye che oggi ha a bordo  78 persone.  

Emigranti veneti e immigrati insieme a Conegliano

24 Gennaio 2020 - Conegliano – L’Ufficio diocesano Migrantes di Vittorio Veneto, in collaborazione con l’associazione “Trevisani nel mondo”, alla quale aderiscono anche le comunità emigranti ha organizzato un incontro che si svolgerà domenica 26 gennaio a partire dalle 10 nella parrocchia di San Pio X a Conegliano. In questa maniera si intende continuare la consuetudine iniziata negli anni scorsi, quando la Giornata mondiale delle migrazioni si teneva nel mese di gennaio. La scelta della sede non è stata casuale: Pio X fu detto il “papa dell’emigrazione”, perché fu il primo pontefice che, pur con i limiti dovuti a una mentalità ben diversa da quella odierna, cercò di impegnarsi in modo particolare a favore dei tanti che, fra ’800 e ’900, decisero di lasciare la loro terra spinti dalla povertà o comunque alla ricerca di condizioni di vita meno difficili. L’incontro di domenica 26 si aprirà con una messa presieduta dal vicario generale mons. Martino Zagonel; subito dopo, nel salone parrocchiale, padre Giovanni Terragni, scalabriniano, docente allo Scalabrini International Migration Institute di Roma (incorporato all’Università Urbaniana), terrà una relazione su “Giovanni Battista Scalabrini e l’emigrazione italiana nelle Americhe fra i secoli XIX e XX”. La memoria dell’emigrazione di grandi proporzioni che, nel secolo scorso, ha interessato gran parte d’Italia – fra cui le regioni del Nord-Est – deve servire a mantenere sempre viva la gratitudine verso le generazioni che, con i loro sacrifici, hanno reso possibile il benessere in cui ancora viviamo, anche se negli ultimi tempi è divenuto molto più precario. La stessa memoria, però, deve anche farci comprendere che i migranti, provenienti dai paesi più disparati, che incontriamo quotidianamente nelle nostre città e nei nostri paesi, sono persone proprio come noi, “fatte della stessa creta”. La loro condizione e le loro esperienze sono, se non proprio identiche, almeno molto simili a quelle che i nostri connazionali – e anzi la gente dei nostri paesi – hanno vissuto fino a mezzo secolo fa. (don Adriano Zanette – Direttore Migrantes Vittorio Veneto)

Per una narrazione umana

24 Gennaio 2020 - Roma - C’è una felice coincidenza quest’anno: la pubblicazione (24 gennaio) del messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali alla vigilia della prima Domenica della Parola di Dio (26 gennaio). Il filo che lega i due eventi è la comunicazione: nel primo caso, con le parole umane e - nel messaggio del Papa - con un’attenzione particolare al loro uso nella narrazione quotidiana che si fa storia; nel secondo caso, con la Parola che si fa vita, si dona e crea rapporti di umanità. È questa l’origine e la radice perché le nostre parole incidano nelle pieghe della quotidianità. La Parola è criterio fondante di uno sguardo sulla realtà non disincantato, ma operoso. E più in profondità: apre il cuore della Chiesa a un cammino di fede, a una speranza, a una carità operosa. “Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano - sottolinea papa Francesco nel testo -, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita. Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. È quel dialogo, fondato su una memoria viva, che favorisce l’incontro tra le generazioni. Ecco, allora, che la vita si fa storia. È l’idea alla base del manifesto con cui accompagniamo il messaggio del Papa per la prossima Giornata (24 maggio). Come lo scorso anno, è disponibile sia sul sito dell’Ufficio sia sul portale CEInews, dove abbiamo predisposto un Focus in cui condividere notizie e materiale utile all'animazione. Tra le altre iniziative da segnare in agenda: l’inizio del corso Anicec Academy (www.anicec.it) nel mese di marzo e il convegno nazionale a Roma, dal 26 al 28 marzo. Intanto il nostro augurio a tutti i giornalisti e agli operatori della comunicazione nel giorno della loro festa!  (Vincenzo Corrado)  

Quel mattino a Lampedusa

24 Gennaio 2020 -   Brescia - “Eravamo in otto sulla “Gamar”, la mia barca. Poco prima delle due di notte ci siamo addormentati. Volevamo uscire più tardi per una battuta di pesca. Dopo qualche ora un mio amico ha sentito delle grida. Pensavo che fossero dei gabbiani […]. Alla fine ci siamo resi conto che non erano uccelli, erano urla”. Inizia così il racconto da parte di Vito Fiorino del naufragio di 545 persone all’alba del 3 ottobre 2013 al largo di Cala Tabaccara (Lampedusa); un naufragio che si trasforma nel giro di poche ore in una tragedia del mare: 358 le vittime, 20 i dispersi, 155 i superstiti, tra cui 41 minori. “Abbiamo cominciato a prendere tutti quelli che potevamo e a metterli in barca. Ci siamo ritrovati in 55 su un barchino di nove metri, con a bordo tutti questi ragazzi dai 13 ai 20 anni”. Un racconto drammatico quello di Vito Fiorino, falegname in pensione e pescatore per passione, che Antonio Umberto Riccò, scrittore e autore teatrale, sceglie di intrecciare con quelli di altri protagonisti di quel mattino a Lampedusa. Una la certezza di fronte alla “globalizzazione dell’indifferenza che si rende tutti “innominati”, responsabili senza nome e senza volto” (papa Francesco, Lampedusa, 8 luglio 2013): “raccontare quel naufragio significa non dimenticarlo”. L’esito: una lettura scenica che cuce magistralmente insieme testimonianze di soccorritori, di migranti, di lampedusani; immagini di repertorio; musiche scritte ad hoc da Francesco Impastato. Inedita nondimeno la messa in scena del racconto: a dar voce alle tante testimonianze sono di volta in volta persone diverse a seconda dei contesti in cui viene proposto. Così sarà a Monticelli Brusati, nell’ambito della Settimana educativa dedicata al tema dell’accogliere, sabato 25 gennaio alle ore 20.30, presso la Sala della comunità, dove a “ricordare per non dimenticare” sarà presente anche Vito Fiorino, nominato lo scorso anno nel Giardino dei Giusti di Milano. (Chiara Buizza – La Voce del Popolo)  

Migrantes Torino: ancora in corso la mostra “Gli invisibili”

24 Gennaio 2020 - Torino - Prosegue presso l’Ufficio Pastorale Migrantes di Torino la mostra “Gli invisibili” del fotografo Mauro Raffini. Scatti che documentano la vita di chi non ha casa, di quegli invisibili che “si trovano sotto i ponti, davanti alle chiese, di fronte ai supermercati affollati, sdraiati sui marciapiedi”, spiega Raffini: “individui che non appartengono al folklore locale come molti pensano, ma persone che hanno studiato, hanno lavorato per poi scendere lentamente nell’abisso fatto di alcool, droga, depressione…” La mostra, allestita sino al prossimo 30 gennaio è visitabile lunedì martedì e giovedì dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 17 e il mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 13

Card. Zuppi: la sfida vera è  governare il fenomeno migratorio con umanità

24 Gennaio 2020 - Torino – Sulla realtà migratoria “che anche in ambito cristiano è discussa, bisogna fare chiarezza. Si sente dire: ‘Prima noi, poi gli altri’; si sente l’obiezione sulla disponibilità di risorse per tutti. Ma io credo anzitutto che si debba uscire da questi dualismi del noi-loro, del prima-dopo, dell’invasione-respingimento. Sono dualismi che deformano la realtà e sono molto pericolosi”. A dirlo è il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, in una intervista al settimanale “La Voce e il Tempo” della diocesi di Torino. “Certo – spiega il card. Zuppi -  che c’è bisogno di accoglienza intelligente. C’è bisogno di un’intelligenza che programma nell’ordinario e che sa offrire risposte in caso di emergenza. Se però l’emergenza – aggiunge - è continua e non porta a governare il fenomeno, allora si generano paure e noi dobbiamo uscire da questo meccanismo. È un cambiamento di prospettiva fondamentale e basterebbe guardare alla storia: in passato le migrazioni ci sono sempre state. Noi stessi siamo stati migranti…”. L’arcivescovo di Bologna, autore recentemente del volume “”Odierai il prossimo tuo” (Piemme) sottolinea che il meccanismo della paura, della necessità di proteggersi “porta a innalzare muri, chiudere i porti, ed è su questo che oggi le persone si interrogano”. Oggi occorre “far riflettere sul fatto che la protezione non sta nei muri, che la sfida vera è appunto governare il fenomeno migratorio, ma sempre con umanità. Su questo per i cristiani non ci sono deroghe: si tratta di un imperativo evangelico chiarissimo che non può essere disatteso, in nessun caso. Chi sa accogliere, sa anche gestire la convivenza. Tanti problemi del gestire l’immigrazione si generano perché si pensa che la convivenza non sia possibile, si pensa che implichi un pericolo e invece si può gestire, organizzare… Non ci sono invasioni, ma persone a cui aprire le porte perché possano avere un futuro”. Questo dipende – spiega ancora il cardinale - da cosa vogliamo fare della nostra casa comune ed è questo che dobbiamo chiarirci per poi agire di conseguenza”.

Ecumenismo: veglie interdiocesane e testimonianze di migranti nelle diocesi del Lazio

24 Gennaio 2020 - Roma - “Siamo chiamati in causa per una urgente ricerca della unità dei cristiani, non soltanto ospitandoci gli uni verso gli altri, ma anche tramite l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra cultura e fede”: sono parole del vescovo di Tivoli e di Palestrina, mons. Mauro Parmeggiani, che oggi, 24 gennaio, nella parrocchia di San Giuseppe Artigiano a Villanova di Guidonia (Rm) presiederà una solenne veglia ecumenica interdiocesana in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Insieme a lui, i rappresentanti di altre Chiese cristiane invocheranno “il dono dell’unità su quanti credono in Gesù, affinché, insieme, divengano attraenti verso coloro che ancora non si sono incontrati con Lui”, aggiunge il presule. Sarà interdiocesana anche la preghiera ecumenica che le diocesi di Frosinone e Sora vivranno domani nell’abbazia cistercense di Casamari (Fr). Insieme ai vescovi mons. Ambrogio Spreafico e mons. Gerardo Antonazzo, interverranno rappresentanti delle Chiese valdese, battista e ortodossa romena. Ieri a Latina, nella parrocchia dell’Immacolata, la preghiera ecumenica che l’Ufficio diocesano per il dialogo ecumenico e interreligioso ha promosso insieme all’Ufficio Migrantes. Con il vescovo mons. Mariano Crociata e i rappresentanti di altre confessioni, un gruppo di migranti ospiti a Latina hanno portano la propria testimonianza. “Vogliamo richiamare l’attenzione delle Chiese all’accoglienza, come quella che ricevette san Paolo quando naufragò sull’isola di Malta durante il viaggio verso Roma”, ha spiegato Mariangela Petricola, direttrice dell’Ufficio per l’ecumenismo.  

Matera-Irsina: inaugurata Casa Betania, argine contro il caporalato

23 Gennaio 2020 - Matera – E’ l’accoglienza dei migranti che lavorano nelle campagne del Metapontino, in Basilicata, la priorità di “Casa Betania – la Casa della carità”, inaugurata ieri dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina e dalla Caritas nel borgo Serramarina di Bernalda (Matera). La struttura è stata acquistata dall’Arcidiocesi grazie ai finanziamenti dell’8 x mille alla Chiesa cattolica. Betania, ha spiegato l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, “è il villaggio dove Marta, Maria e Lazzaro vivevano e presso la cui casa Gesù si fermava ogni volta che percorreva quella strada. Ieri come oggi – ha aggiunto il presule – questo nome significa accoglienza, amicizia, prossimità. Qui abbiamo creato un argine alla piaga del caporalato”. Una trentina i posti letto a disposizione di chi, per periodi determinati, avrà necessità di un tetto sicuro e provvisto di tutti i servizi, comprese due cucine e spazi comuni di aggregazione. “Vigileremo – ha detto il presule inaugurando la struttura alla presenza delle massime autorità istituzionali della provincia, prefetto e questore inclusi, ma anche di un nutrito gruppo di imprenditori – perché ogni lavoratore che intercettiamo riceva un regolare contratto di lavoro”. Del resto, è stato ribadito ieri, la lotta contro lo sfruttamento lavorativo e il lavoro nero si fonda su interventi integrati: accoglienza, servizi sanitari, trasporto, formazione, controllo del mercato del lavoro e applicazione dei contratti. La gestione del sito, ha rilevato don Antonio Polidoro, direttore dell’ufficio Migrantes, sarà curata – grazie a progetti coordinati, finanziati anch’essi con l’8 x mille –, dalla stessa Fondazione e dal Servizio per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo Mondo, nell’ambito del progetto “Liberi di partire, liberi di restare”. Inoltre, per l’attività di accoglienza proseguirà il rapporto con il Forum “Terre di dignità" nel quale anche la Caritas diocesana è presente. Il prefetto di Matera, Rinaldo Argentieri, si è impegnato ad attivare la cabina di regia sul contrasto al caporalato convocandola il 10 febbraio proprio a Casa Betania. (Lucia Surano – Avvenire)

Nella gioia del Battesimo oltre le frontiere: due incontri a Padova per parlare di migrazioni, diritto alla protezione internazionale e accoglienza

23 Gennaio 2020 - Padova – “Nella gioia del Battesimo… oltre le frontiere” è la proposta che il Coordinamento ecclesiale richiedenti protezione umanitaria (formato dai rappresentanti di diverse realtà e uffici diocesani: Caritas, Pastorale Migrantes, Pastorale della Missione, Pastorale Sociale, Missionari Comboniani), e Acli Padova offrono in particolare ai membri degli organismi di comunione delle parrocchie della diocesi patavina, ma aperta a quanti interessati ad approfondire il fenomeno delle migrazioni, avere strumenti per interpretarlo e spunti di azione sul fronte dell’accoglienza. Dopo i primi tre incontri di novembre e dicembre, altri due appuntamenti sono in programma tra gennaio e febbraio 2020. Il promo questa sera, giovedì 23 gennaio, alle ore 20.45 nel centro parrocchiale di Saccolongo (Pd) cui seguirà un ulteriore incontro venerdì 7 febbraio alle ore 20.45 nel centro parrocchiale di Vigodarzere (Pd). Durante le due serate si parlerà di immigrazione, diritti e integrazione con gli interventi di Elena Spanache, responsabile Sportello Immigrazione di Acli Padova (Strumenti di interpretazione del fenomeno migratorio e dati dal territorio); Giovanni Barbariol, dell’associazione Avvocato di strada (Il diritto alla protezione internazionale alla luce della normativa italiana ed europea) e don Elia Ferro, direttore Migrantes di Padova (Non di solo pane) e il coordinamento di Gianni Cremonese, presidente Acli Padova.