Primo Piano

MCI Germania-Scandinavia: a settembre il convegno nazionale

13 Giugno 2019 - Francoforte - Si svolgerà a Bergisch Gladbach, presso la Kardinal Schulte Haus, nei giorni 16-19 settembre, il convegno nazionale delle Missioni cattoliche Italiane in Germania e Scandinavia sul tema “Sale della terra”. Relatore sarà il prof. Marco Guzzi, dell’Università Salesiana di Roma, promotore dei Gruppi “Darsi Pace”, che approfondirà il tema dell’odierna crisi antropologica, sviluppando poi alcune indicazioni su come affrontare da cristiani questo tempo di revisioni e di cambiamenti. Il programma – informa il Delegato nazionale delle MCI, padre Tobia Bassanelli – prevede lavori dei gruppi, la visita alla città di Colonia e alla locale Missione Cattolica Italiana. Nell’ultima giornata,  dedicata alle conclusioni, saranno anche presentate indicazioni pratiche alle varie comunità.

Venezuela: è di sei vittime il bilancio provvisorio del naufragio di una barca di profughi diretta a Curaçao

13 Giugno 2019 - Roma - Secondo fonti giornalistiche venezuelane sarebbero stati trovati senza vita i corpi di 6 migranti venezuelani (di cui uno identificato), che facevano parte di un gruppo di 32 profughi, salpati venerdì scorso dalle coste dello Stato venezuelano del Falcón con l’obiettivo di raggiungere l’isola di Curaçao (Antille Olandesi) e dispersi nel Mar dei Caraibi. Cinque naufraghi sarebbero invece stati tratti in salvo nell’isola. Si tratta, scrive il Sir,  del secondo naufragio in poche settimane sulla rotta tra le coste venezuelane e Curaçao: poche settimane fa si sono infatti registrati trenta dispersi. Altri e più frequenti casi si sono verificati sull’altra rotta, quella tra le coste nordorientali e l’isola di Trinidad, in Trinidad y Tobago. Secondo i più recenti dati forniti dall’UNHCR, sono 26mila attualmente i venezuelani che si trovano a Curaçao, 16mila ad Aruba, l’altra isola delle Antille Olandesi vicina alle coste del Paese sudamericano, e 40mila a Trinidad y Tobago.

Papa Francesco: milioni di immigrati “vittime di tanti interessi nascosti”

13 Giugno 2019 - Città del Vaticano - Sono molte oggi “le forme di schiavitù” a cui sono sottoposti ,milioni di persone. Lo denuncia oggi Papa Francesco nel messaggio per la terza Giornata Mondiale dei Poveri che si celebrerà il prossimo 17 novembre e che avrà come tema “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”. Il pontefice fa un elenco dettagliato: “famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale a cui viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo”. “Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza?”, scrive il papa  che nel messaggio sottolinea come “si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori” ma “non sarà così per sempre”. Il “giorno del Signore”, come descritto dai profeti  “distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo. Il loro grido aumenta e abbraccia la terra intera”. Per papa Francesco “non è mai possibile eludere il pressante richiamo che la Sacra Scrittura affida ai poveri. Dovunque si volga lo sguardo, la Parola di Dio indica che i poveri sono quanti non hanno il necessario per vivere perché dipendono dagli altri. Sono l’oppresso, l’umile, colui che è prostrato a terra. Eppure, dinanzi a questa innumerevole schiera di indigenti, Gesù non ha avuto timore di identificarsi con ciascuno di essi: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”. (R.Iaria)

Migrantes Piemonte Valle d’Aosta: “Pellegrini per la Pace” al Santuario Regina Pacis di Boves

13 Giugno 2019 - Cuneo - Una giornata di Pentecoste vissuta nell’incontro tra gruppi, paesi, lingue che si sono dati appuntamento per vivere una giornata di preghiera domenica 9 giugno 2019, presso il Santuario Regina Pacis, a Fontanelle di Boves (Cn), in occasione del “Pellegrinaggio dei popoli”, manifestazione annuale organizzata dal Coordinamento regionale Migrantes di Piemonte e Valle d’Aosta. Quest’anno l’incontro è stato ospitato nella Diocesi di Cuneo e organizzato dalla Migrantes di Cuneo. Giunto alla sesta edizione, il Pellegrinaggio ha coinvolto circa ottocento persone di diverse etnie provenienti dalle diocesi di Alba, Asti, Cuneo e Torino. “Pellegrini per la pace” è stato il tema della giornata, su cui i partecipanti hanno potuto riflettere e rivolgere le loro preghiere nei momenti dedicati: la mattina in tre diverse Vie Crucis e nella S. Messa celebrata a chiusura della manifestazione dal Vescovo di Asti Mons. Marco Prastaro, delegato regionale Migrantes. La giornata è stata anche occasione per condividere canti e balli tradizionali dei diversi paesi di provenienza dei pellegrini, nel parco adiacente il Santuario. “L’atmosfera che si è creata domenica ci riempie il cuore. Forse per merito del luogo e della disposizione del Santuario, i pellegrini erano stretti in un ‘abbraccio’ – afferma Don Giuseppe Costamagna, direttore della Migrantes di Cuneo a conclusione della manifestazione -. Un abbraccio che ricorda la Pentecoste e la Madonna”. A fare la loro parte sono stati anche i volontari e la comunità di Fontanelle che hanno partecipato all’organizzazione e agli eventi della manifestazione. “La banda del paese ha suonato per i pellegrini, il Rettore del Santuario, Don Giuseppe Panero, ha partecipato al Pellegrinaggio con grande coinvolgimento – continua Don Giuseppe Costamagna -. Domenica abbiamo potuto vivere la bellezza del sentirsi un’unica famiglia, nel rispetto delle diversità di ogni comunità”. L’esperienza di comunione vissuta domenica al Santuario di Fontanelle di Boves dimostra quanto sia opportuno e urgente concentrarsi, oltre le parole, nel promuovere momenti di condivisione e di preghiera tra sorelle e fratelli cristiani, anche migranti, come ha sottolineato Sergio Durando, direttore della Migrantes regionale al termine della Santa Messa in Santuario: “Tutti possiamo diventare operatori di pace, ogni giorno, per costruire comunità più unite, solidali e aperte. Il Pellegrinaggio si sta chiudendo, ma parte da Fontanelle di Boves un’onda di testimoni e portatori di pace che si propagherà nel tempo e nello spazio, a partire dai nostri ambienti di vita quotidiana”.  

Da Oriente e Occidente e in ogni lingua del mondo

13 Giugno 2019 - Milano – “Verranno dall’Oriente e dall’Occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli!” (Mt 8,11). Per alcuni secoli, le comunità cristiane del Mediterraneo furono composte da ex-pagani, favoriti nel loro approdo alla salvezza (come dice san Paolo) da una provvisoria e parziale infedeltà dell’Antico Israele. Ma una volta insediata nel mondo greco-romano, la Chiesa non ha visto nella profezia di Gesù una pericolosa eventualità da scongiurare con muri e porti chiusi. Ha invece inviato messaggeri fino ai popoli più lontani per favorire la loro entrata nel Regno. Al Nord un monaco inglese di nome Winfrid (poi Bonifacio) irraggia la vita cristiana in tutta la Germania. A Est vanno Cirillo e Metodio, come maestri di fede e di una lingua scritta, base per la memoria dei popoli. Anche Federico Barbarossa venerava nei Magi evangelici le avanguardie di quei pagani dei quali si riconosceva erede e nel 1160 – certo poco rispettoso dello spirito di Betlemme – portava a Colonia come bottino le loro 'reliquie'. Francesco Saverio in Giappone e Matteo Ricci in Cina, come lo sforzo missionario di Ottocento e Novecento, pur tra ombre ed errori, testimoniano che mai l’orizzonte cristiano si è fermato ai confini di uno Stato, di un popolo, di una lingua. Oggi, mi domando, quanti cristiani conoscono il brano di Matteo da cui siamo partiti? Quanti avvertono la minaccia con cui quel brano si chiude “i figli del regno” – fattisi padroni abusivi della salvezza – “saranno gettati fuori”? Probabilmente molto pochi. Di questa diffusa ignoranza siamo tutti colpevoli. Ma a questo si aggiunge altro veleno. Giorni fa, in un dibattito televisivo, un tale ha affermato – non contraddetto – che “i sovranisti sono comunitari” e “i progressisti sono elitari”. A parte gli equivoci contenuti nei termini 'sovranista' e 'progressista', il messaggio è chiaro: chi predica la chiusura dei confini (etnici, culturali, religiosi) ama la sua comunità; chi chiede apertura e accoglienza (e per questo lavora), non è amico del popolo, il quale vuole tenersi stretto quello che possiede e non essere disturbato da discorsi troppo elevati. Con ogni evidenza, due falsità di bassa lega. Viene fatta una obiezione più seria: le affermazioni del Vangelo non sono soluzioni già pronte per i problemi del momento. Vero. Ci permettono però di giudicare idee e proposte. E ci indicano sempre una 'via d’uscita', che non distrugge la giusta sovranità e indirizza il progresso. Insegnare l’italiano ai profughi è un inizio di annuncio, se è vero – come è evangelicamente vero – che, ce lo ricorda papa Francesco, “si deve partire sempre dagli ultimi”. Pretendere che sia riconosciuta una civile e controllabile residenza ai richiedenti asilo è difesa evangelica della dignità umana. Trattare con amore ogni povero è obbedire a Lui. Ricordare ai nostri piccoli greggi, a Pentecoste e non solo, che il Cristo ha “altre pecore che non sono di questo ovile” e che il suo desiderio è quello di “un solo ovile e un solo pastore” è dovere di chi serve la Parola. Che risuona senza confini, in tutte le lingue del mondo. Realizzare i progetti di Cristo è impresa difficile e lunga. Ma contraddire i suoi desideri sarebbe semplicemente rinnegare il nostro essere cristiani. (Sandro Lagomarsini – Avvenire)  

Torino: “Balon Mundial” con 40 squadre in campo

12 Giugno 2019 - Torino - Quaranta squadre di calcio si sfidano a Torino in Balon Mundial, considerata la Coppa del Mondo delle comunità dei migranti. Dal 15 giugno al 21 luglio giocheranno sui campi della Colletta 32 selezioni maschili e 8 femminili, in rappresentanza di 32 comunità di migranti presenti nel capoluogo piemontese. Parteciperanno all'iniziativa mille atleti. La manifestazione, giunta alla 13/a edizione – scrive AnsaMed - avviene per la seconda volta con la partnership del Museo Egizio, la cui sede ha ospitato ieri il sorteggio dei gironi. Per l'occasione, ha annunciato la presidente del Museo, Evelina Christillin, l'Egizio aprirà le sue porte a tutti i giocatori, che potranno visitare le sue sale insieme a un accompagnatore al prezzo simbolico di 1 euro. E il 15 giugno, giorno di partenza dell'iniziativa, ci sarà un'apertura speciale con ingresso gratuito per tutti fino alle 23,30. “Lo sport, come la cultura - ha rimarcato Christillin - uniscono: noi siamo per i ponti, non per i muri. Anche queste manifestazioni, all'insegna dell'esserci come comunità, sono un modo per fare politica”.  

Messico: artisti italiani per Frida all’Istituto di Cultura

12 Giugno 2019 - Roma - Sarà l’Istituto di Cultura Italiana di Città del Messico ad ospitare, dal 20 giugno prossimo, la mostra “Omaggio a Frida” in onore dell’artista messicana nota per  suoi dipinti ricchi di simbolismo. L’iniziativa è del presidente del Centro di Aggregazione Culturale di Ragusa, Amedeo Fusco, che ha coinvolto diversi artisti contemporanei italiani e non solo in un progetto che li ha visti protagonisti di mostre in molte città italiane. Si tratta di opere pittura, scultura, fotografie che in qualche modo rendono omaggio alla figura di Frida Kahlo y Calderón. Solo in Italia sono state migliaia le persone che hanno avuto modo di visitare la mostra: da Milano a Firenze, Cosenza, Trieste, etc. Fusco, originario di Scala Coeli in Calabria, è un artista a tutto tondo. Ha recitato come attore di teatro, diretto commedie, intrepretato brani musicali…e scritto canzoni anche nel suo dialetto, quello calabrese. La sua storia lo ha portato oggi a vivere in Sicilia, a Ragusa ma non ha mai dimenticato la Calabria. E ne va orgoglioso, come ripete spesso nelle sue tante interviste a emittenti nazionali e locali. Lo scorso anno ha pubblicato anche un cd da titolo “Vita mija” dove si sente forte la nostalgia per la sua terra, un sentimento che coinvolge chiunque, per varie ragioni , lascia la propria terra, le proprie origini che però non dimentica… (R. Iaria)  

Svezia: dal Consiglio delle Chiese no alla legge che limita permesso di residenza e ricongiungimenti familiari ai richiedenti asilo

12 Giugno 2019 - Roma - L’ufficio di presidenza del Consiglio delle Chiese svedese ha scritto oggi una lettera ai membri del parlamento a pochi giorni del voto del 18 giugno su una possibile estensione della validità della legge del 2016 che limitava le possibilità di ottenere la residenza in Svezia e i ricongiungimenti familiari per richiedenti asilo. Nella lettera - riferisce il Sir - che invita i membri del Riksdag a votare contro l’estensione della legge, si legge che “quando nel 2016 è stata introdotta la legge sulla restrizione, l’intenzione dichiarata dal governo era di ridurre il numero degli arrivi di richiedenti asilo in Svezia. È indiscutibile che questo numero sia diminuito, ma il nesso causale tra l’introduzione della legge e il numero nettamente in calo dei richiedenti asilo è tutt’altro che chiaro”. Sarebbe infatti legato ad altri fattori, come la chiusura della rotta dei Balcani occidentali e l’accordo Ue-Turchia. Secondo i leader delle Chiese la legge in questione avrebbe avuto “molte altre conseguenze negative” sulle possibilità di “una buona integrazione”, proprio per aver di fatto sostituito i permessi di soggiorno permanenti con permessi a “scadenza”, aver posto severi limiti ai ricongiungimenti famigliari e aver ridotto i diritti dei richiedenti asilo ad aiuti economici e sociali. Le Chiese sostengono quindi il no a un’estensione della legge, il ritorno alla legge ordinaria legge per lavorare negli anni a venire a una nuova legislazione.

Io accolgo: domani la presentazione della Campagna

12 Giugno 2019 - Roma - Dare visibilità a tutte quelle esperienze diffuse di solidarietà che contraddistinguono il nostro Paese: dalle famiglie che ospitano stranieri che non hanno più un ricovero alle associazioni che organizzano corridoi umanitari, dai tanti sportelli legali e associazioni di giuristi che forniscono gratuitamente informazioni e assistenza ai migranti a chi apre ambulatori in cui ricevere assistenza sanitaria gratuita e a chi coopera a livello internazionale per accompagnare le migrazioni forzate. È l’obiettivo della campagna ‘Io Accolgo’ che verrà presentata domani, giovedì 13 giugno in una conferenza stampa (presso l’Hotel delle Nazioni alle 12) da un ‘cartello’ di associazioni e movimenti. Tra i promotori anche la Fondazione Migrantes.  

Frontex chiede all’Europa più collaborazione

12 Giugno 2019 - Roma - Secondo il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, la situazione dell’immigrazione “è migliorata in modo significativo. In totale, abbiamo registrato circa 30 mila attraversamenti irregolari di confine nell’Ue dall’inizio dell’anno. La maggior parte in Grecia, dove i migranti stanno attraversando il confine dalla Turchia. Ma il Mar Egeo è di nuovo il percorso numero uno”. Secondo il capo dell’agenzia europea per il controllo dei confini, l’Ue “resta sotto pressione, e lo resterà nei prossimi decenni. Pertanto, l’Ue e i suoi Stati membri devono anche collaborare strettamente con i Paesi di origine per rendere lì la vita più vivibile. La politica non dovrebbe limitarsi alla sola protezione delle frontiere”. Alcune settimane fa le Chiese europee hanno offerto accoglienza per un congruo gruppo di migranti rinchiusi nei controversi centri di accoglienza sulle isole greche. A Lesbo si era recato anche il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, che aveva portato la concreta carezza di papa Francesco e aprendo la strada al dialogo con il governo di Atene che presto potrebbe annunciare la riapertura dei corridoi umanitari verso Paesi disposti ad accogliere migranti e profughi.