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Redentoristi Stati Uniti: “solidarietà ai confratelli che accompagnano le famiglie immigrate

19 Agosto 2019 - Denver - I redentoristi della Provincia di Denver esprimono “solidarietà” ai confratelli che prestano servizio e accompagnano le famiglie immigrate, prive di documenti nel Delta del Mississippi e che temono la deportazione. Lo annunciano in una nota in cui esprimono sostegno anche ai vescovi nella regione, cattolici e non solo, che chiedono la fine delle incursioni federali. “Siamo solidali con i nostri confratelli redentoristi che stanno offrendo conforto e sostegno spirituale a questo popolo di Dio, molti chiedono asilo e sono rifugiati che vivono negli Stati Uniti da molti anni e hanno figli che sono cittadini degli Stati Uniti”, si legge nella nota.

15 agosto: l’orizzonte da ritrovare

15 Agosto 2019  Roma - Cosa esprime il cordoglio corale suscitato dalla morte di Nadia Toffa? Oltre alla sua giovane età, vi ha contribuito certo la sua notorietà di giornalista «vivace, impegnata e coraggiosa»; ma ciò che ha colpito tutti sono state la dignità, la forza e la speranza con cui ha affrontato la malattia, fino a fargliela definire «un dono, un’occasione, un’opportunità»; ha colpito il suo sorriso – autentico fiore d’inverno –, la sua passione per la vita – così fragile e così straordinaria –, l’affetto dei famigliari, degli amici e dei colleghi. Questa donna ha convinto perché ha saputo dar voce all’anelito profondo e irriducibile, che abita il cuore: è desiderio di incontro e pienezza, urgenza di verità e giustizia, che disegna il volto, il nome e l’impegno di ciascuno nella realtà, per dirla con il tema del Meeting che si apre domenica a Rimini. Per il Paese ritrovare questo orizzonte è forse la necessità più impellente. Lo scrivo mentre, come tutti, seguo gli esiti del dibattito politico in corso. La crisi che stiamo ancora una volta attraversando, prima che di partiti, è crisi di sistema e di visione. Mette in luce la prevaricazione di alcuni, ma anche la debolezza di molti altri, che affrontano la responsabilità politica quasi fosse un gioco. Il Parlamento è cosa seria, vitale. È la Chiesa delle democrazie. Nei settant’anni di storia repubblicana gli eletti che l’hanno composto sono stati specchio del Paese: in molti casi, persone da cui prendere esempio per la passione civile con cui hanno servito le Istituzioni. Anche oggi fra i parlamentari vi sono tante persone libere e rigorose, che hanno il dovere di prendere la parola per richiamare tutti a responsabilità. Credo che, più che il loro numero, conti la possibilità che fra loro ci siano non solo i fedelissimi dei capi di turno, ma tante persone oneste, competenti, attente a parlare a tutti. La politica, prima che di numeri, è fatta di persone. Ancora una volta tocca al Parlamento trovare una soluzione per aiutarci a rimanere un grande Paese, democratico ed europeo. Governare è una necessità; governare bene è un dovere. Il Parlamento non diventi, perciò, la trincea di una lunga guerra di posizione. Come nei legami familiari, tutte le forze politiche tornino a guardarsi negli occhi con la disponibilità a individuare le strade per convivere senza inganno o inutili astuzie. È con questi pensieri nel cuore che auguro a tutti i lettori di “Avvenire” una buona festa dell’Assunta. Fin dalla sua definizione, nel 1950, il dogma non contiene soltanto l’affermazione che ciò che la Chiesa ritiene per Maria è anticipo e promessa di quella che sarà la salvezza integrale di ogni persona. Come disse allora Pio XII in Piazza San Pietro – presenti Alcide De Gasperi e Robert Schuman – l’Assunta ha a che vedere con il bene comune: «Voi, poveri, malati, profughi, prigionieri, perseguitati, braccia senza lavoro e membra senza tetto, sofferenti di ogni genere e di ogni Paese; voi, a cui il soggiorno terreno sembra dar solo lacrime e privazioni, per quanti sforzi si facciano e si debbano fare alfine di venirvi in aiuto, innalzate lo sguardo verso Colei che, prima di voi, percorse le vie della povertà, del disprezzo, dell’esilio, del dolore...». Sì, in Maria assunta in Cielo ci possiamo riconoscere tutti, a partire dai poveri di ogni tempo, quelli del difficile periodo successivo al secondo conflitto mondiale e quelli di ogni generazione, compresa la nostra. Sotto la sua materna intercessione poniamo con fiducia le sorti del nostro amato Paese. (card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei)        

Rom e sinti: fontana chiusa a Fossano, “scelta che non risolve problemi e crea malumore”

9 Agosto 2019 - Fossano -  “Con dispiacere abbiamo appreso della scelta della chiusura della fontana di piazza Castello, a causa di un utilizzo improprio da imputarsi ad ‘alcune persone di etnia Sinti’, così come scritto sui social”. Lo scrivono sacerdoti e diaconi di Fossano in una lettera pubblicata dal settimanale “La Fedeltà” - e ripresa dal Sir - dopo che il sindaco di Fossano ha fatto chiudere temporaneamente una fontana nella centrale piazza Castello, che sembra sia stata utilizzata da donne nomadi per lavarsi. Il caso ha scatenato centinaia di commenti sui social. “Certamente occorre decoro nelle nostre strade e nelle nostre piazze e non si possono accettare attitudini inadeguate, ma ci domandiamo perché arrivare a una scelta così drastica che non risolve nessun problema, crea malumore e alla prova dei fatti individua soltanto ‘un nemico’ in quelle persone?”. L’intento dei sacerdoti e dei diaconi è quello di “fare fronte comune contro la maleducazione che purtroppo sta crescendo in mezzo a noi, facendo una seria riflessione sul nostro linguaggio e sulle nostre ipocrisie, per non correre il rischio di seminare cattiveria e odio verso gli altri”. “Vorremmo agire per far sì che le persone tirino fuori di sé ogni aspetto positivo, come lo sono il rispetto dei luoghi comuni, l’attenzione ad ogni essere umano e la cura dell’ambiente; insieme ce la potremo fare”.

Sassoli: “Ogni settimana storie umiliano valori europei”

9 Agosto 2019 - Roma - “Tutte le settimane ci sono storie che umiliano i valori europei. Abbiamo bisogno dell’Europa perché l’Europa può mettere in campo gli strumenti necessari per gestire situazioni d’emergenza ma allo stesso tempo mettere in scena una politica per l’immigrazione”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Conferenza episcopale italiana. “Tutto viene lasciato agli Stati nazionali – ha aggiunto Sassoli - e loro giocano spesso con strumentalità sulla pelle della povera gente. Ecco perché ho scritto a Juncker. Abbiamo bisogno anche in questo caso che la Commissione europea supplisca a quelle che sono delle mancanze da parte degli Stati nazionali e a un deficit di politica europea perché l’immigrazione continua ad essere politica nazionale. Abbiamo bisogno di questo trasferimento di poteri. Ecco perché mi sono battuto fin dal primo giorno della mia elezione perché venga riconosciuta la legittimità della richiesta del Parlamento europeo di riformare il Regolamento di Dublino”. “Gli Stati membri – ha proseguito Sassoli ai microfoni di InBlu Radio - giocano con il fenomeno migratorio rispetto agli umori delle proprie opinioni pubbliche questo mette tutti in una grave difficoltà. Non bisogna mai dimenticare che di mezzo c'è sempre la povera gente. Come si fa a rimanere insensibili. Ho scritto a Juncker: non possiamo perdere nel cuore e nell'anima”. “Non partiamo da zero – ha concluso Sassoli alla radio dei vescovi italiani - l’Ue è una delle più grandi conquiste dell’età moderna. Non siamo un incidente della storia però abbiamo bisogno di politiche all’altezza dei compiti che l’Ue ha di fronte. Abbiamo bisogno sempre più di renderci conto che l’Ue è uno strumento per regolare anche un mondo globale che è senza regole e l’immigrazione è uno di questi aspetti”.    

Papa Francesco: ricevere, accompagnare, promuovere e integrare i criteri quando si parla di immigrazione

9 Agosto 2019 - Roma - Parla a tutto campo Papa Francesco questa mattina in una intervista al quotidiano “La Stampa” e sul tema migranti dice che “mai bisogna tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita. Gli immigrati arrivano soprattutto per fuggire dalla guerra o dalla fame, dal Medio Oriente e dall’Africa. Sulla guerra – aggiunge intrvistato da Domenico Agasso - dobbiamo impegnarci e lottare per la pace. La fame riguarda principalmente l’Africa. Il continente africano è vittima di una maledizione crudele: nell’immaginario collettivo sembra che vada sfruttato. Invece una parte della soluzione è investire lì per aiutare a risolvere i loro problemi e fermare così i flussi migratori”. I criteri da seguire, secondo il pontefice sono ricevere, accompagnare, promuovere e integrare. Le porte “vanno aperte, non chiuse”. Allo stesso tempo, i governi “devono pensare e agire con prudenza, che è una virtù di governo. Chi amministra è chiamato a ragionare su quanti migranti si possono accogliere”. E quando il numero di persone superiore alle possibilità di accoglienza la soluzione è il dialogo con gli altri Paesi: . “ci sono Stati che hanno bisogno di gente, penso all’agricoltura. Ho visto che recentemente di fronte a un’emergenza qualcosa del genere è successo: questo mi dà speranza”. Il papa parla poi di creatività: “per esempio, mi hanno raccontato che in un paese europeo ci sono cittadine semivuote a causa del calo demografico: si potrebbero trasferire lì alcune comunità di migranti, che tra l’altro sarebbero in grado di ravvivare l’economia della zona”.    

In Germania l’integrazione funziona: più del 40% dei rifugiati ha un lavoro

9 Agosto 2019 - Berlino - La Germania che rallenta ha un nuovo alleato per ripartire economicamente: i rifugiati. Secondo uno studio dello Iab (Institut für Arbeitsmarkt und Berufsforschung), l’Istituto federale di ricerca sul mercato del lavoro di Norimberga, l’integrazione dei rifugiati nel mondo del lavoro tedesco funziona meglio di quanto era stato previsto dopo l’ondata di fine 2015 e inizio 2016, quando nel Paese, in pochi mesi, arrivarono circa di 880mila migranti, la maggior parte richiedenti asilo dalla Siria flagellata dalla guerra. «Oggi possiamo dire con certezza che più del 40% dei rifugiati che vivono in Germania hanno un’occupazione», ha spiegato ai media tedeschi il ricercatore dello Iab, Herbert Brücker. In base allo studio dello Iab, il sistema del mercato del lavoro tedesco entro cinque anni riesce ad integrare completamente un rifugiato su due. L’analisi rivela che nel 2019 quasi 400mila rifugiati tra i 15 e i 64 anni in Germania hanno un impiego. Un incremento sensibile rispetto all’anno precedente. Ad agosto del 2018 i rifugiati integrati nel mondo del lavoro erano circa 320mila. I settori del mercato del lavoro dove trovano più facilmente un’occupazione, sempre secondo lo Iab, sono la gastronomia e la ristorazione, ditte per la pulizia, edilizia, assistenza sanitaria e sociale. Ma non mancano le “eccellenze”. Sono in aumento anche i dati relativi agli operai specializzati ma anche ai medici, ingegneri e informatici. Cosa ha reso possibile questa inattesa e rapida integrazione dei rifugiati in Germania? La risposta è scontata: un mercato del lavoro fondato sul cosiddetto sistema duale introdotto dai primi anni del 2000. Il sistema si ispira a un principio molto semplice valido per ogni tipo di occupazione dalla più qualificata a quella meno retribuita: in Germania non accedi al mondo del lavoro se prima non hai realizzato un periodo di apprendistato e formazione presso un’azienda. Il sistema mette continuamente in relazione scuole superiori, università e aziende in cerca di lavoratori. La formazione ovviamente in questo caso è rivolta soprattutto agli studenti che frequentano scuole superiori ed università ma anche lo Stato federale, attraverso l’Agenzia federale del lavoro (Arbeitsagentur), con la collaborazione di Länder e Comuni, mette a disposizione corsi di formazione gratuiti per i rifugiati che prevedono anche corsi di lingua tedesca. Secondo l’agenzia federale per il lavoro «nel 2018 si è registrato un aumento del 14,8% del numero dei rifugiati che hanno frequentato corsi di formazione». Nel 2018, si legge tra i dati ufficiali forniti dall’Arbeitsagentur, per esempio solo i siriani e gli afghani richiedenti asilo iscritti ai corsi di formazione in tutto il Paese sono stati 13.900. Nel 2017 erano stati meno di 10mila. Per il 2019 si attende un ulteriore incremento. Il governo di Berlino dopo il 2016 ha cambiato radicalmente la sua strategia in materia di accoglienza dei rifugiati. Ha inserito quote obbligatorie per gli arrivi dei richiedenti asilo, ha rafforzato i controlli alle frontiere, ha introdotto una nuova legge sull’immigrazione che favorirà soprattutto gli immigrati qualificati. Ma la Germania sta vincendo la sua sfida nell’integrazione dei rifugiati e richiedenti asilo. Secondo lo Iab e molti economisti la loro integrazione nel mercato del lavoro potrà produrre molti benefici all’economia del Paese nel breve e medio periodo, creando aumento della ricchezza, dei consumi ma anche in termini di Prodotto interno lordo. (Vincenzo Savignano – Avvenire)  

Lampedusa: una lanterna e nuovi sit in davanti alla parrocchia per “un porto sicuro per la nave Open Arms”

8 Agosto 2019 - Lampedusa - “La storia dell’isola in cui viviamo ci spinge oggi ad accendere una lanterna che possa indicare la rotta, mettendo in luce il diritto di queste persone a un trattamento e a un futuro dignitoso. A fianco delle persone a bordo di Open Arms e nel rispetto della Costituzione italiana ci impegniamo a tenere accesa questa fiamma ogni notte fin quando tutte non saranno fatte scendere a terra in un porto sicuro”. Da ieri sera don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, insieme al Forum Lampedusa solidale, hanno iniziato un nuovo sit in notturno sul sagrato della parrocchia di San Gerlando, per chiedere di concedere un porto sicuro alla nave di Open Arms, che dal 1° agosto vaga in acque internazionali con a bordo 121 naufraghi. “Le persone sono state salvate dall’Ong spagnola in due distinte operazioni effettuate nel Mediterraneo – ricorda il parroco di Lampedusa – . Tra loro diversi bambini, compresi due gemelli di appena nove mesi, minori non accompagnati, donne e uomini fuggiti dai lager libici, vittime di violenze indicibili. L’intera Europa sembra aver loro voltato le spalle, negando finora un approdo sicuro in violazione delle leggi e delle convenzioni internazionali. È Lampedusa il porto sicuro più vicino”. Don La Magra ricorda che il nome di dell’isola deriva probabilmente dal latino “lampas” ossia fiaccola, “a testimonianza dell’antico uso degli abitanti di segnalare con dei fuochi la giusta rotta ai naviganti. Ed è la Madonna di Porto Salvo la santa protettrice di questo scoglio battuto dai venti ma al tempo stesso storico luogo di salvezza per i naufraghi”.  

Furlan: la tragedia di Marcinelle rimane un “monito per tutti”

8 Agosto 2019 - Roma - “Sessantatré anni fa si consumava in Belgio la tragedia di Marcinelle dove morirono 262 lavoratori, di cui 136 italiani, sfruttati in maniera inumana ed in totale assenza di sicurezza in una miniera di carbone. La Cisl non dimentica quella pagina di storia terribile, sempre attuale, che rimane un monito per tutti”. Lo dichiara la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, nel giorno dell’anniversario della strage di Marcinelle. “Non dobbiamo mai dimenticare che l’Italia è stata e rimane ancora un paese di migranti come dimostrano i due milioni di giovani meridionali che hanno abbandonato la loro terra d’origine negli ultimi dieci anni. La ripresa dei flussi migratori rappresenta la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è via via allargata anche al resto del Paese. Sono più i meridionali che emigrano dal Sud per andare a lavorare o a studiare al Centro-Nord e all’estero che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali. Una accoglienza civile per chi è costretto ad emigrare e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono questioni sempre più attuali”. La commemorazione della tragedia di Marcinelle – aggiunge la leader della Cisl – “ci deve far comprendere, in tutta la sua drammaticità, il sacrificio e la difficile scelta di chi è costretto ad emigrare, lasciare i propri cari ed il proprio paese per aspirare legittimamente ad una vita migliore e ad un lavoro per sé e la propria famiglia. Anche per questi motivi la storia è una fonte d’insegnamento ed un monito per comprendere e saper cogliere la sfida che l’immigrazione come fenomeno globale offre a tutti noi”.

Gli immigrati fan crescere il mercato della casa

8 Agosto 2019 - Milano - Immigrati risorsa per il mercato immobiliare italiano al quale in 12 anni hanno dato ossigeno per un valore di 100 miliardi con 860 mila abitazioni acquistate e che promette di valere nei prossimi 10 anni un milione di case. Lo evidenziano i dati del 15° Rapporto «Immigrati e casa: un mercato in crescita» di Scenari Immobiliari secondo il quale il 21,5% degli immigrati abita in casa di proprietà. Il mercato è in ripresa con un incremento delle compravendite del 13,7% sul 2018, per un ammontare di 58mila scambi a chiusura d’anno: 5 miliardi il fatturato stimato a chiusura 2019 (+11,1%). Una discreta boccata d’ossigeno visto anche che gli acquisti si indirizzano su immobili di qualità e in aree di valore mediobasso, proprio quelli che costituiscono la zavorra. L’incidenza percentuale delle compravendite da immigrati sul totale nel 2019 è circa il 9%.

Il 63,5% è in affitto, mentre il 7,7% abita presso il luogo di lavoro e il 7,3% alloggia da parenti o connazionali. Le province dove si registra il maggior numero di acquisti da parte di immigrati sono Milano, Roma, Bari, Torino, Prato, Brescia, Cremona, Vicenza, Ragusa, Modena e Treviso. La forbice dei prezzi va da 70mila a 130mila euro. I lavoratori stranieri comprano la casa quando decidono di restare.

Casellati: a Marcinelle “tragedia dell’emigrazione che l’Italia non potrà mai dimenticare”

8 Agosto 2019 - Roma – “Il disastro di Marcinelle è stata una delle più tremende sciagure sul lavoro della storia dei popoli. Una disgrazia che portò via la vita di 262 persone, tra cui 156 nostri connazionali emigrati in Belgio con la speranza di potersi costruire una vita migliore. Un dramma dell'emigrazione che il nostro Paese non potrà mai dimenticare”. Lo ha detto il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ricordando la tragedia di Marcinelle dell'8 agosto 1956, causata da un incendio divampato nelle miniere di carbone Bois du Cazier. “Una memoria che va coltivata e tramandata a chi verrà dopo di noi, per non far cadere nell'oblio i sacrifici patiti da quelle generazioni che si sono sacrificate per costruire un mondo migliore” ha concluso.