Vangelo Migrante: VI domenica di Pasqua | Vangelo (Gv 14,23-29)

19 Maggio 2022 – È iniziata la preparazione alla Pentecoste, la festa nella quale celebriamo il dono dello Spirito santo. In attesa di questo dono il vangelo odierno ci situa in un contesto.

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà”, dice Gesù. Come può essere che se uno obbedisce a Dio, viene visitato da Dio? Questo è possibile nell’ambito dell’amore. Il primo frutto della contemplazione di Dio è proprio scoprire di essere stati amati da Lui. Pertanto: come si può non amarlo dopo esserne stati amati?

Non è una deduzione logica e astratta ma l’ambito in cui funziona tutta la relazione con Dio che noi spesso abbiamo ridotto a regole, canoni e scansioni. Che ci sono, e sono anche significative ma, se non sono guidate dall’amore, diventano una tortura.

“Chi non mi ama non osserva le mie parole”, prosegue Gesù; ad una persona irrigidita in un sistema di regole, gli peserà tutto e serve a poco la buona volontà: prima o poi molla.

In questa relazione si apre il varco per accogliere l’intervento di Dio a cui Gesù dà un nome: “il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome”.

È una figura tratta dal contesto giuridico: nei processi di un tempo, egli era il suggeritore, colui che stava vicino all’imputato e gli diceva cosa dire per difendersi.

Nello specifico, il Paràclito ha due compiti: “Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Insegnare e ricordare.

Perché Lui possa insegnare è necessario essere discepoli, dare la disponibilità a lasciarlo fare. Non solo. Occorre essere anche umili discepoli perché lui non insegna qualcosa ma ogni cosa! Lo Spirito non gioca a zona ma a tutto campo perché arriva ovunque e non solo da qualche parte.

Appunto. Lo Spirito lavora anche sulla memoria e, quindi, permette di leggere tutta la vita daccapo in un altro modo. Un conto è leggere la vita secondo quello che ha fatto Gesù per noi, un conto è leggerla in modo piatto, secondo le nostre interpretazioni. Il lavoro del maligno, non a caso, è un lavoro sulla memoria… Egli dà colori e accentuazioni al nostro modo di ritenere la nostra storia che ci distruggono: rimorsi, ombre, cose andate a male che si ripresentano come pietanza di cui ci nutriamo …

Prepariamoci al dono dello Spirito come persone che devono re-imparare tutto. Non a caso la via maestra è ancora quella dell’accoglienza: lo Spirito viene, arriva, … sbarca! Può sorprenderci ma, come accade dinanzi ad ogni nuovo arrivo, l’esperienza di imparare le stesse cose come nuove e riscoprirle in un’altra chiave, ci farà rinascere! (p. Gaetano Saracino)
 

Temi: