Svizzera: “immigrazione moderata”, bocciato il referendum

28 Settembre 2020 – Roma – “La vittoria contro l’iniziativa di limitazione è solo il primo passo per garantire il percorso bilaterale con l’Ue”: è il titolo del Neue Zürcher Zeitung on line che definisce il 62% dei no al quesito una “dolorosa sconfitta” per l’Svp (Schweizerische Volkspartei in tedesco; Udc, Unione democratica di centro, in italiano) e una “dichiarazione a favore” del cammino bilaterale. Il problema però è che manca “un consenso di base sul futuro delle relazioni” con l’Ue. Se deve continuare il modello bilaterale “Berna non può evitare l’accordo quadro”. Tutti i giornali elvetici leggono il risultato del referendum di ieri (il voto popolare ha bocciato la proposta di chiudere le porte all’immigrazione e agli accordi bilaterali con l’Unione europea), attraverso le lente del futuro con l’Ue. È il SonntagsZeitung che spiega – in un pezzo intitolato “L’Ue minaccia che la Svizzera venga esclusa dal mercato” – come “i sindacati e le associazioni di categoria hanno dichiarato di non accettare le condizioni di base dell’accordo e di respingerlo nella sua forma attuale: temono che se firmano, i lavoratori a buon mercato dell’Ue verranno in Svizzera”. Il Tagesanzeiger anticipa che “il Consiglio federale vuole affrontare il delicato dossier a metà ottobre”: l’intento è quello di “rinegoziare l’accordo quadro con Bruxelles. Sarà un’impresa difficile”. In realtà l’apertura del Tagesanzeiger è dedicata a un altro dei 5 quesiti referendari su cui si sono espressi gli svizzeri ieri, cioè l’acquisto di nuovi aerei da combattimento (del valore di 6 miliardi di franchi svizzeri) che ha ottenuto un risicato 50,2% di sì (10mila voti in più dei no); anche questo voto apre a un cammino in salita: “La Svizzera opterà per un caccia americano e si legherà quindi più strettamente agli Stati Uniti in termini di politica di sicurezza?”, la domanda del Tagesanzeiger. Sulla Tribune de Genève, si torna al voto sulla limitazione della migrazione e il titolo è “Battuta l’Udc, il vero braccio di ferro con l’Ue comincia” perché, si spiega, “l’Ue non vuole più la via bilaterale, ma chiede un accordo istituzionale che vincoli la Svizzera alle decisioni della Corte di giustizia europea”, cosa che non spaventa solo l’Udc, ma anche il Partito socialista, che teme sviluppi sfortunati sul diritto del lavoro e sul diritto all’assistenza sociale. È impossibile, con questo cumulo di opposizioni, convincere una maggioranza della popolazione ad approvare un simile accordo”. Sul Corriere del Ticino (uno dei 4 cantoni in cui i sì hanno vinto) un editoriale del direttore, “Sovrani nel decidere e liberi di circolare”, sottolinea che “è la quinta volta in cui il popolo svizzero ha detto e ribadito di volere regolare i rapporti tra il nostro Paese e gli Stati dell’Ue tramite gli accordi bilaterali e in particolare con la libera circolazione delle persone. Non è un’imposizione di non meglio definite élite, né di oscuri establishment che tramerebbero contro gli interessi dei cittadini. È invece la volontà popolare, liberamente espressa nel segreto dell’urna in uno Stato sovrano situato nel cuore dell’Europa”. Diversa la prospettiva di analisi su Le temps: con una affluenza del quasi 60%, ieri, “la Svizzera è più forte per andare a negoziare a Bruxelles” e quindi ora “il Consiglio federale, ampiamente sostenuto dal popolo, deve far capire a Bruxelles che non firmerà questo accordo a qualsiasi condizione”. (Sir)

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